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EDITORIALE

di Gabriele Bettelli

Da quando lo sport spettacolo, i grandi eventi, sono sempre più caduti nella rete del business e dell’affarismo, tutto lo sport, a partire da quello di base, rischia di smarrire i propri valori positivi. I giovani ovviamente si identificano nel grande sport, puntano ad emulare le gesta dei grandi. Il tema della lealtà, del fair-play nella competizione, diventa fondamentale. Molte istituzioni sportive lo hanno compreso, in particolare quelle che hanno a che fare con gli sport più seguiti, anche qui in Italia, come il calcio. E’ sufficiente questo impegno? Io penso di no, se non vi sarà un cambio di atteggiamento da parte di tutti gli attori dello spettacolo. E’ possibile questa svolta? Io penso di sì, se vi saranno punizioni esemplari per chi sbaglia ed una valorizzazione, anche mediatica, per chi prova a correggere le ingiustizie all’interno dei club di appartenenza, senza indulgere al giustificazionismo e senza guardare solo al proprio tornaconto, che sia economico o di risultati. Queste riflessioni mi sono state dettate da alcuni episodi accaduti recentemente proprio nel calcio professionistico, alcuni con atteggiamenti discutibili da parte delle società, altri con atteggiamenti giusti. Vediamo gli episodi. Krasic, il nuovo idolo delle tifoserie juventine, qualche settimana fa, cadendo platealmente in piena area di rigore, ha indotto l’arbitro a concedere un rigore inesistente in quanto il giocatore aveva simulato uno scontro di gioco che non c’era. Allenatore e società lo hanno difeso, sostenendo che non c’era simulazione volontaria; di fronte a tre sacrosanti turni di squalifica la società avanza ricorso. Eto’o, l’uomo più in forma in questo tormentato periodo dell’Inter pluridecorata, durante la partita della sua squadra contro il Chievo, va verso il suo marcatore, distante alcuni metri, e gli rifila una testata in pieno petto, simile a quella di Zidane a Materassi, anche se meno violenta. Allenatore e società lo hanno difeso, sostenendo che il giocatore, esempio di correttezza in passato, era stato provocato verbalmente ed era stressato; di fronte a tre sacrosanti turni di squalifica la società avanza ricorso. In questi giorni, Mourinho, il paladino a parole dell’etica nello sport, durante l’ultimo turno di Champions League, con un plateale invio di messaggeri al campo, non sfuggito alle telecamere,

invita due suoi giocatori a farsi ammonire e quindi espellere per scontare il turno sicuro di squalifica nell’ultima, ininfluente partita del girone eliminatorio già vinto. I giocatori e la società lo difendono, sostenendo che non vi era stata questa volontà e che, in ogni caso, tale comportamento è stato adottato anche da altri in passato. Mourinho, i due messaggeri ed i due espulsi sono sotto indagine UEFA per comportamento antisportivo; non è ancora dato saperlo, ma, in caso di provvedimenti sanzionatori, accetto scommesse sul fatto che il Real Madrid farà ricorso. Luis Suarez, giovane uruguagio acquistato dagli olandesi dell’Ajax, in un raptus di malriposto agonismo durante una partita prende a morsi l’orecchio di un avversario. La società, senza aspettare la giustizia sportiva, gli commina una multa e lo sospende per due partite. Gli organi di giustizia lo squalificano per sette turni e l’Ajax non presenta ricorso. L’allenatore del Cluj, squadra rumena impegnata in Champions League, durante una partita, arrabbiato per una brutta giocata dei suoi, prende a calci con violenza impressionante la protezione laterale della panchina, distruggendola sotto gli occhi indiscreti delle telecamere. Il Cluj, dopo pochi giorni, lo ha esonerato, sostenendo l’incompatibilità di simili comportamenti con i principi del club. Come si vede, alcuni comportamenti sono coerenti con i principi del fair-play, altri no e non aiutano ad educare il pubblico ed in particolare i giovani sportivi. Sergio Neri, nella sua rubrica, la “bottega”, sul Corriere dello Sport”, ricorda al Presidente del Coni, Petrucci, che il protocollo firmato con il ministro Gelmini sullo sport nella scuola primaria, che porterà un investimento di 2,5 milioni di euro l’anno, sarà inutile se non vengono coinvolte nel progetto le Federazioni Sportive. Io credo che il canale vero da attivare, facendo tesoro delle esperienze già esistenti, sia il movimento sportivo che opera nel territorio, non solo le Federazioni, quanto le Società Sportive e gli Enti di Promozione. Ma, come ho tentato di evidenziare, anche questo non basta: serve una nuova cultura dello sport, nei genitori, nei tecnici, negli atleti, nei tifosi, nei media.

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APPROFONDIMENTI

SOMMARIO pag 3 E ditoriale di Gabriele Bettelli 5 Approfondimenti: Nello sport dalla parte degli ultimi di Guido Martinelli 7 Terzo settore: 5 per mille: cittadini beffati di Silvia Saccomanno Ammendola 8 Approfondimenti: La scuola che si muove di Francesco Sellari 10 D dl Gelmini: colpite anche le scienze motorie di I.M. e F.S. 11 Internazionale: Isca Europe: ancora fiducia a Filippo Fossati di Silvia Saccomanno Ammendola 12 Interviste: Un'agenzia al servizio di tutto lo sport di G.B. 14 Società: Acqua pubblica: stop alle privatizzazioni fino al referendum di Francesco Sellari 16 Sport e disabilità: "Sportiva...mente": sport sociale contro il disagio di Francesco Sellari 18 Società: "Percorsi Urbani": camminare per ricostruire il tessuto sociale di I. M., F.S. e S.S.A. 22 Progetti: Contro la violenza, educazione ai sentimenti di Francesco Sellari 25 Approfondimenti: Corpo, movimento ed emozioni di Silvia Saccomanno Ammendola 29 Comunicazione: L'invenzione della radiocronaca calcistica di Nicola Porro 32 Eventi: Trento di candida per le Universiadi di Giorgio Gandolfi 34 G olf in bianco di Roberto Negro 36 Integrazione: Più sportivi migranti, anche nell'Uisp di Francesco Sellari 38 Racconti: Montagna operaia di Francesco Sellari 39 " Dirige Michelotti da Parma": un calcio dal sapore antico di I.M. 40 Normative: Bar nei circoli sportivi: serve qualche chiarimento di Francesca Colecchia 42 Equitazione: Campionato europeo monta da lavoro: oro per l'Italia di Paola Olivari 45 Società Centenarie: La storia della vela a Bari di Marco Perazzi

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Stile Libero sport&sicurezza Aut. Tribunale di Modena n. 1651 del 17/10/2002 Bimestrale di prevenzione educativa a cura di Sport&Sicurezza S.r.l. Indirizzo: via Uguccione della Faggiola 7 R • 50126 Firenze • tel. 055 6580614 • fax 055 680313 Email: uc.segreteria@ucass.it Direttore responsabile: Gabriele Bettelli Proprietario: Sport&Sicurezza S.r.l. Stampa: Grafica Giorgetti S.r.l. Via di Cervara, 10 • 00155 Roma REDAZIONE Email: stampa-sportesicurezza@ucass.it Comitato di direzione Cristiano Andreoli, Gabriele Bettelli, Ivo Capella, Paolo Della Tommasa, Maurizio Longarini, Giuseppe Tropeano Direttore responsabile Gabriele Bettelli Condirettore Ivano Maiorella Redazione Daniele Borghi (peacegames@uisp.it) Francesca Colecchia (consulenze@arseasrl.it) Bruno Di Monte (centrodocumentazione@uisp.it) Ivano Maiorella (i.maiorella@uisp.it) Guido Martinelli (martinelli@martinellirogolino.it) Coordinatore Francesco Sellari (stampa-sportesicurezza@ucass.it) Hanno collaborato: Alberto Caprio, Giorgio Gandolfi, Antonio Marcello, Roberto Negro, Paola Olivari, Marco Perazzi, Nicola Porro, Jacopo Sant, Silvia Saccomanno Ammendola Segreteria di redazione: Monica Tanturli Impaginazione: DigitaliaLab s.r.l. (Roma) Progetto grafico: Daniele Lonidetti Foto: • Archivio Uisp nazionale • Ufficio stampa Fitetrec • Ufficio stampa Peace Games In copertina: Foto di Matteo Balocchi Il bimestrale

Stile Libero sport&sicurezza è on-line sul sito www.sportesicurezza.it

NELLO SPORT DALLA PARTE DEGLI ULTIMI di Guido Martinelli Caro direttore, visto il periodo natalizio mi sarebbe piaciuto scrivere una letterina di buoni propositi a Babbo Natale per lo sport italiano ma, ormai, avendoci i media già riempito di elenchi sulla cui “bontà” e “sincerità” qualche dubbio chi scrive lo nutre, ho desistito e ho deciso di scrivere a Te. Parto, allora, dichiarando espressamente che ho copiato il titolo da un articolo apparso sul quotidiano Avvenire a firma Claudio Paganini che mi ha fatto fortemente riflettere. Quest’anno abbiamo fatto, per la prima volta, i giochi olimpici della gioventù, sono stati istituiti i giochi europei (sulla falsariga di quanto già accadeva negli altri continenti), la spinta verso l’evento sportivo “sensazionale” si sta accentuando sempre più. Lo sport deve essere sempre più spettacolare per raccogliere audience e, di conseguenza, investimenti dai media e dagli sponsor; rammento un paio di anni fa di una edizione dei campionati europei di atletica leggera “criticata” perché in quella occasione non erano stati battuti record europei o mondiali. Mi piacerebbe parlare, come si dice, fuori dai denti, con un tecnico di qualsiasi disciplina sportiva per chiedergli se, secondo lui, gli atleti di vertice, tra un appuntamento e l’altro, hanno tempo sufficiente per allenarsi, per “crescere”. Anni fa i ragazzi della nazionale di pallavolo mi dissero che in un anno erano stati “liberi” da impegni agonistici solo per quindici giorni. Ai miei tempi si faceva una preparazione precampionato di almeno 45 giorni prima di disputare un incontro ufficiale. Erano inutili allora o risulta affrettata la preparazione di oggi? Se chiediamo sempre di più e meglio, con poco tempo per allenarci, ci possiamo veramente stupire della diffusione del doping? Ci proviamo a porre il problema della assuefazione del pubblico all’evento? Quest’anno mi è capitato di assistere i genitori di alcuni giovani e promettenti atleti nei trasferimenti a società apicali. Non si è, almeno in mia presenza, mai parlato di studio, trattamento, ecc, ma sempre di quanto le famiglie avrebbero introitato da questo trasferimento. Quanti genitori sono in grado, in specie quando si trovano di fronte ad un figlio promettente e “corteggiato” sotto il profilo sportivo, di mantenere inalterata la propria funzione genitoriale e di non diventare dei “manager” in carriera? Questo argomento si lega al vincolo.

Foto di Silvia Saccomanno Ammendola

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TERZO SETTORE

APPROFONDIMENTI Il vincolo è stato lungamente criticato ma, mi si creda e sono pronto ad aprire il dibattito, non era tutto sbagliato, almeno i soldi che venivano trasferiti rimanevano nello sport e non lo depauperavano. E mi piacerebbe parlare con chi dice di aver dovuto smettere di giocare per colpa del “vincolo”. In realtà adesso accade che le società non si parlano più tra loro ma parlano solo tramite gli atleti i quali, sia chiaro dal loro punto di vista giustamente, direttamente o tramite i loro procuratori, si mettono “all’asta” facendo alzare la quotazione. Quella quotazione che, una volta, essendo necessaria per l’acquisto del cartellino, rimaneva nell’ordinamento sportivo mentre ora serve a retribuire e, quindi, da risorsa del movimento diventa costo. E, questo, ha fatto aumentare anche i contenziosi. Mi chiedo. Sono nello sport da 30 anni. Di questi, nei primi venti, abbiamo vissuto senza che fossero istituiti il Tribunale Arbitrale dello Sport e l’Alta Corte del Coni; senza le competenze del Tar del Lazio o del Consiglio di Stato. Negli ultimi dieci lo sport ha, di fatto, avuto 5 gradi di giudizio e le controversie sono aumentate a dismisura. Eravamo nella inciviltà giuridica prima o ora c’è qualcosa che non quadra? (anche se, facendo l’avvocato, di questo non dovrei certo

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rammaricarmene!). Mi piacerebbe tornare all’essenza, quella essenza che sembra sia stata smarrita. Un esempio. Dieci anni fa il tesseramento ad una Federazione sportiva serviva essenzialmente per “praticare” quello sport a livello agonistico. Ora le Federazioni, tese alla disperata ricerca di incrementare il numero dei loro tesserati (perché, così facendo, oltre agli introiti diretti incrementano anche i contributi del Coni) hanno seguito l’insegnamento dell’ACI e hanno istituito delle tessere a cui sono collegati tanti di quei vantaggi da dover essere inseriti in apposite pubblicazioni. Tant’è, che io, ad esempio, sono tesserato per una Federazione (ma non vi dico quale!!) senza aver mai praticato lo sport che questa disciplina. Ma ero interessato agli altri vantaggi correlati al tesseramento. Credo che si possa concludere riportando una frase contenuta nell’articolo dal quale ho già “rubato” il titolo: “Nessuno che difende lo sport come valore fine a se stesso, come gioia nel praticarlo, come relazione e confronto con l’altro: i vincitori dei campi di gioco non sempre sono i vincitori della storia umana”. Bene, voglio stare dalla parte degli ultimi.

5 PER MILLE: CITTADINI BEFFATI SI MOBILITA ANCHE LO SPORT DI BASE di Silvia Saccomanno Ammendola “Così si uccide l’associazionismo e il volontariato: il sistema sportivo italiano si regge su questi pilastri che oggi il governo mina alle fondamenta con il drastico taglio al 5 per mille”, questo è l’allarme che Filippo Fossati, presidente nazionale Uisp ha lanciato alle più alte cariche dello stato, al Parlamento e al governo. “Non si rispettano i contribuenti, non si rispettano i 14 milioni di cittadini che in questi anni hanno deciso di sostenere tutto il terzo settore e lo sport di base. Il cosiddetto governo del federalismo fa scelte antipopolari e centralistiche”. Il ddl di stabilità, l’ex legge finanziaria, contiene un taglio secco del 5 per mille destinato alle associazioni (articolo 1, comma 40): si scende da 400 a soli 100 milioni. Il governo spezza così l’esperimento più significativo di sussidiarietà fiscale mai realizzato nel nostro paese e tradisce la volontà di milioni di contribuenti che liberamente decidono di versare alle associazioni destinatarie la loro quota del 5 per mille della dichiarazione irpef. Questo taglio di circa 300 milioni di euro si addiziona a quelli già effettuati alla cooperazione internazionale, al fondo per le politiche sociali, al servizio civile, alle tariffe postali per l’editoria non profit e ai trasferimenti agli enti locali, soprattutto in materia sanitaria, scolastica e di servizi alla persona. “Ciò che preoccupare maggiormente – continua Fossati - è che il taglio arrivi in momento particolare, quando l’esigenza di solidarietà e di assistenza si fa più forte a causa della crisi economica. Quando, cioè, la spesa sanitaria, specie in alcune regioni, riesce a stento a garantire i servizi essenziali e l’attività sportiva di base rappresenta uno dei pochi argini alla deriva privatistica che sta prendendo il welfare nel nostro paese”. “Lo sport sociale e per tutti è spesso l’unica difesa, soprattutto nei territori, al si salvi chi può di questi anni: il paese è diviso e impoverito, le famiglie subiscono il salasso di servizi assistenziali per bambini e anziani che svaniscono di colpo. Lo sportpertutti è una strategia di salute, socialità, inclusione: perché punirlo? L’Uisp fa appello alle società sportive di base affinché inviino un appello alle più alte cariche dello stato, al parlamento e al governo – si trova sul sito www.uisp.it –affinché si corregga questa ingiustizia e venga rispettata la volontà dei cittadini nel destinare il 5 per mille alle associazioni che vengono liberamente scelte”.

La voce dell'Uisp si aggiunge a quelle che si stanno levando da tutto l'associazionismo e dalla cooperazione. L'appello "Io non ci sto" è stato inviato al Parlamento da numerose associazioni di volontariato, tra le quali Emergency, Libera, Medici senza Frontiere, Amnesty International, Save The Children e altre. Un analogo appello è stato promosso dal Forum del Terzo Settore, CSVNet e dalla Consulta del Volontariato. Mentre il settimanale Vita ha promosso sul proprio sito una raccolta di firme diretta ai lettori, facendo notare che a questo punto "il 5 per mille diventa l'1,25 per mille".

Foto di Antonio Marcello - www.shoot4change.net

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APPROFONDIMENTI

APPROFONDIMENTI

LA SCUOLA CHE SI MUOVE 27.000 ALUNNI IN TUTTA ITALIA PER “DIAMOCI UNA MOSSA”, IL GIOCO DEL MANGIARE SANO E DEL VIVERE ATTIVO

di Francesco Sellari foto di Jacopo Sant La scuola pubblica italiana, per volontà e scelte politiche miopi, vive un momento di grande crisi. “Dismissione” di insegnati e personale amministrativo precario, ridimensionamento dell’orario e dell’offerta formativa, strutture carenti. In questo quadro desolante sembra impossibile intervenire con proposte didattiche innovative. Alcune buone pratiche, però, resistono. Come la campagna Uisp “Diamoci una mossa”, finalizzata alla promozione di uno stile di vita attivo e di una corretta alimentazione tra gli alunni della scuola primaria. Saranno quasi 27.000 i bambini coinvolti nelle tre fasi della campagna, per l’anno scolastico 2010-2011, 5.000 in più rispetto allo scorso anno. Circa 12.500 saranno quelli che sperimenteranno per il primo anno la proposta Uisp per muoversi, giocare e mangiare sano. In un ideale viaggio per lo stivale, abbiamo raccolto le opinioni di chi a vario titolo è impegnato nella realizzazione della campagna. Un ruolo determinante è svolto dalle Aziende sanitarie. A Verona c’è un rapporto consolidato con l’Ulss, l’Unità locale sanitaria 20, individuata come ente capofila del “Progetto nazionale promozione attività motoria”. Si tratta di un intervento biennale, nato dall’accordo tra il Dipartimento della gioventù della Presidenza del consiglio dei ministri ed il Dipartimento della prevenzione e della comunicazione che fa capo

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al ministero delle Politiche sociali. Per adesso riguarda 6 regioni (Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Puglia e Marche). Tra le azioni previste c’è anche “Diamoci una mossa”. “Sono due i motivi principali per i quali la campagna Uisp rientra tra queste attività – ci spiega la responsabile del progetto, Lucia De Noni del Dipartimento di prevenzione dell’Ulss 20 – Innanzitutto perché l’obiettivo ultimo è quello di incrementare non l’attività finalizzata alla vera e propria pratica sportiva, ma l’attività motoria che si svolge nella quotidianità. Per l’appunto, il tipo di attività che si fa a scuola. E poi perché il progetto mette insieme una serie di interventi sugli stili di vita, con una occhio di riguardo anche al tema dell’alimentazione” “Per quello che ho potuto constatare nella nostra azienda – aggiunge - la campagna è stata accettata positivamente primariamente perché non gravava sui bilanci delle famiglie e delle scuole. Caratteristica questa che ne ha favorito la diffusione oltre le aspettative. In un secondo momento è emersa inoltre la soddisfazione dei genitori, colpiti dal fatto che i loro bambini portassero a casa notizie e input su questi argomenti. In pratica i bambini la vivono non come attività curriculare ma come un’esperienza da condividere in famiglia. C’è da dire infine che molti

insegnati si sono sentiti aiutati. Poiché sono tematiche che devono comunque trattare si sono potuti in parte sgravare di un’incombenza, peraltro con una soluzione molto accattivante”. Sono 1.800 i bambini veneti che a scuola imparano a mangiare bene e fare movimento in maniera spontanea e giocosa. “Siamo riusciti ad intervenire in tutte le provincie - racconta la coordinatrice dell’Uisp Veneto, Valeria Frigerio - Il finanziamento centrale, essendo biennale, copre per quest’anno solo la seconda fase della campagna, il “Ridiamoci una mossa”. Siamo dovuti dunque intervenire come comitato regionale Uisp e siamo riusciti a far ripartire la campagna in altre classi. Abbiamo scelto di investire su questa iniziativa che ci sta dando ottimi riscontri sul territorio. In un campo di intervento, l’attività con i bambini, nella quale il nostro comitato era un po’ debole. Soprattutto questo aggancio con l’Asl ci consente di poter estendere la partnership anche in attività su altre fasce d’età, sempre nel segno del binomio sport-salute”. Sul piano nazionale, la situazione è complessa e molte realtà purtroppo risentono della scure che si è abbattuta sugli enti locali. Come Firenze. “Probabilmente a Firenze città abbiamo concluso definitivamente l’esperienza con 33 classi, circa 700 bambini, cominciata 3 anni fa – ci spiega Simona Monco, referente della campagna per l’Uisp Firenze – Stiamo cercando di capire se riusciremo a continuare in alcuni comuni della provincia, Pontassieve, Fiesole e Rufina. Con il cambio amministrativo avvenuto a giugno 2009 è scomparso l’assessorato di riferimento per la campagna, con le deleghe alla partecipazione e al consumo critico. L’assessorato all’educazione ha dovuto tagliare anche progetti già avviati. Con gli insegnanti non ce la siamo sentita di chiedere un contributo alle famiglie che qui a Firenze già pagano per il materiale di cancelleria. Le amministrazioni ormai stanno raschiando il fondo”. Da nord a sud, l’Italia unita dai tagli alla scuola. Ma la voglia di fare non si arresta. A Eboli, ad esempio, nonostante la situazione difficile (il comune è in una situazione di dissesto economico), il comitato Uisp ha deciso di investire le proprie risorse per consentire a 300 ragazzi di affrontare la seconda e terza fase della campagna, “Ridiamoci una mossa” e “1...2...3... mossa!”. Alle difficoltà si risponde anche con la fantasia e la capacità di una progettazione a più ampio respiro. “Diamoci una mossa” si diffonde anche grazie alla capacità dei comitati territoriali di estendere, sviluppare l’idea iniziale, o contestualizzarla in progetti più ampi. Come fa il comitato Uisp Valdera: “Da noi la campagna è indicata come azione “Alimentazione e movimento”, all’interno di un progetto più ampio che si chiama “Coltivare la salute a scuola” che prevede altre attività, come l’ “Orto a scuola”, ci spiega Donatella Turchi, referente per il progetto. “L’intervento

si sviluppa su tutto l’anno – prosegue – 25 ore per classe, una a settimana. Oltre le attività previste dalla campagna, i giochi sull’alimentazione, i diari e i cartelloni, realizziamo alcune gite in aziende agricole. Aziende che fanno coltivazioni biologiche, accreditate per realizzare dei percorsi didattici”. Tutto il progetto è sostenuto dall’Unione dei comuni, ente che gestisce alcuni servizi per 15 comuni della provincia di Pisa, e dalla Società della Salute: “Certo, bisogna fare i conti con una situazione difficile, ma i nostri interventi hanno avuto un riscontro super positivo tra le istituzioni. Siamo passiti da 45 a 82 classi in 15 comuni, e quest’anno cominceremo una sperimentazione anche con una scuola dell’infanzia, con bambini da 2 a 5 anni”. Concludiamo il nostro viaggio alla scoperta della scuola che si muove a Rimini. “Abbiamo inserito la campagna in un progetto quinquennale che coinvolge sia la scuola dell’infanzia che la scuola primaria – dice Claudia Righetti, referente per il comitato Uisp Rimini Abbiamo creato uno staff coinvolgendo esperti di psicomotricità, pedagogisti, psicologi, laureati in scienze motorie. Sono 16 tra incontri teorici e laboratori ludici, percorsi motori in cui collegare i giochi ai cibi. Una sperimentazione dei cibi da collegare ai movimenti e alle proprie emozioni. Abbiamo inoltre avviato una sperimentazione con le scuole medie inferiori e superiori. In questo caso però si svolgono soltanto incontri teorici, incentrati sulla promozione del movimento e di un’alimentazione consapevole”. Il progetto vede la collaborazione dell’Ufficio scolastico provinciale, della Facoltà di Scienze Motorie e dell’Istituto superiore di medicina naturale e dell’Asl. I numeri sono importanti: oltre 3.000 bambini della scuola primaria, oltre 400 nella scuola dell’infanzia e circa 300 nelle scuole medie. “I finanziamenti arrivano principalmente grazie alla legge regionale 13. Il resto da alcuni comuni e una minima parte, pochissimo, dalle direzioni didattiche”. Per informazioni: progetti@uisp.it.

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INTERNAZIONALE

UNIVERSITÀ

DDL GELMINI: COLPITE ANCHE LE SCIENZE MOTORIE

ISCA EUROPE: ANCORA FIDUCIA A FILIPPO FOSSATI

BORGOGNI, UISP: SEMPRE PIU' DIFFICILE PROMUOVERE LA CULTURA DELLO SPORT DI CITTADINANZA

IL PRESIDENTE UISP GIUDA L'ORGANIZZAZIONE CHE RIUNISCE LE ASSOCIAZIONI DELLO SPORT SOCIALE di Silvia Saccomanno Ammendola

di I.M. e F.S.

dello sport di cittadinanza. Tutto ciò mentre in Europa, dopo il Libro Bianco sullo Sport, ci si prepara, sia pure con ritardi dovuti alle difficoltà economiche, al lancio del Programma Sport, che dal 2014 finanzierà progetti in particolare negli ambiti dello sport educativo, sociale, preventivo, ricreativo”.

Manifestazioni, cortei e occupazioni stanno monopolizzando le cronache di questi giorni contro la riforma dell’Università. Stazioni e strade bloccate, facoltà e monumenti invasi da studenti e ricercatori. Quali sono i riflessi del testo, qualora venisse approvato, sul mondo dello sport?

I PUNTI CONTROVERSI

Lo abbiamo chiesto ad Antonio Borgogni, responsabile Università e ricerca dell’Uisp: “La protesta degli studenti, dei ricercatori e del personale dell’Università mi sembra assolutamente giustificata. Mentre in Germania e in Francia le manovre finanziarie, più pesanti della nostra, hanno aumentato le risorse per scuola, ricerca e università, in Italia si fa passare una “riforma” che ha solo il sapore di evidenziare come questi settori rappresentino “spese” e non investimenti e risorse per il futuro”. “Il sistematico rifiuto del governo ad ogni proposta di dialogo e di miglioramento del disegno di legge, porterà ad un provvedimento che abbassa i livelli di democrazia all’interno degli atenei, renderà ancora più complicato e precario l’inserimento dei più giovani; disconosce le legittime attese dei ricercatori strutturati rispetto al ruolo docente che già svolgono e, anzi, li mette a esaurimento; sconvolge la didattica inserendo una forzata riconfigurazione dell’attribuzione di crediti agli insegnamenti”. “In questo contesto - conclude Borgogni - i settori scientifici delle didattiche motorie e sportive vengono delegittimati e penalizzati da accorpamenti che, ancor più di oggi, renderanno difficile l’inserimento accademico di personale che promuova la cultura

Contratti a tempo. I ricercatori passano a tempo determinato, contratto di 3 anni rinnovabile una volta: poi o superano il concorso e diventano associati o vengono estromessi dagli atenei I precari in cattedra. Il disegno di legge non affronta la questione del precariato delle cattedre, per esempio dei docenti a contratto Membri esterni nella governance. L’organo più importante diventa il Consiglio di amministrazione dove possono sedere anche membri esterni. Molte nomine spettano al rettore I criteri dei fondi. La riforma introduce dei criteri di valutazione per i singoli atenei collegandoli ad una quota premio dei finanziamenti che si aggira intorno al 7 per cento. L’Agenzia nazionale di valutazione delle Università dovrà occuparsi di questa classificazione e del monitoraggio L’incertezza sulle risorse. Nessuna certezza sui finanziamenti. Gli atenei non hanno ancora ricevuto i fondi 2010. Le regole dei concorsi. Cambia il reclutamento, cambiano i concorsi. Ci sarà un albo nazionale degli idonei. Le commissioni sono composte da ordinari e questo punto è stato oggetto di molte critiche. Chi protesta chiede il ruolo unico per la docenza.

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Filippo Fossati è stato rieletto presidente europeo dell’Isca (International Sport and Culture Association) nel corso dell’Assemblea che si è tenuta a Francoforte a ottobre L’Isca è la maggiore rete internazionale di sport sociale e per tutti, della quale fa parte anche l’Uisp e di cui lo stesso Fossati è presidente. “Sono soddisfatto di questa conferma che arriva dopo un anno di lavoro in comune con i maggiori rappresentanti delle associazioni con i quali abbiamo costruito un’agenda condivisa”, ha detto Filippo Fossati. “Isca ha suscitato nel Parlamento Europeo una prima consapevolezza del valore e delle potenzialità dello Sportpertutti come chiave delle politiche sociali e di integrazione dell’Unione. Questo è un risultato importante. La campagna sui 100 milioni di sportivi entro il 2020 è il filo che dovremo rafforzare nei prossimi mesi per affermare questa nostra funzione e costruire nuove alleanze in ogni paese con istituzioni, forze sociali, forze politiche”. “In futuro dobbiamo avere sempre di più un atteggiamento inclusivo, aperto, che coinvolga nelle nostre azioni partners anche distanti dalle nostre

esperienze. Allo stesso tempo Isca deve essere riconosciuta come la casa della qualità, dell’attività orientata ai cittadini e alle loro esigenze, ai loro diritti”. “Propongo un doppio binario per l’anno prossimo. Primo, il rafforzamento del lavoro comune su tre priorità: sostegno della “campagna 100 milioni di cittadini” con una iniziativa in ogni paese; meeting sul programma europeo sullo sport; seminario su due temi già individuati: “volontariato” ed “inclusione sociale” insieme a nuovi focus, come “sport per tutti, green economy, sviluppo sostenibile”, “sport per tutti, sviluppo economico, lavoro”. “Secondo - ha concluso Fossati - propongo il rafforzamento della rete di rapporti che il lavoro di Isca, grazie al suo presidente internazionale Mogens Kirkeby ha costruito con altri network. L’obiettivo è quello di influenzare le scelte politiche europee. Dopo la Written Declaration e il varo del programma europeo sullo sport, sarà necessario fornire alle istituzioni un interlocutore collettivo il più possibile rappresentativo, capace di far apprezzare all’opinione pubblica degli stati membri, gli effetti e i risultati delle decisioni sullo sport prese a livello europeo”. Infine avremo bisogno di organizzare un grande evento europeo capace di esprimere grandi numeri e rendere visibile la forza del nostro movimento”.

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INTERVISTE

UN’AGENZIA AL SERVIZIO DI TUTTO LO SPORT PARLA IL NUOVO AD DI SPORT & SICUREZZA, IVO CAPELLA

Ivo Capella, nuovo Amministratore Delegato di Sport & Sicurezza S.r.l.

di G.B. Ivo Capella è nato a Milano nel 1961 ed è sposato con due figli. E’ entrato nel mondo assicurativo nel corso degli anni ottanta con la Intercontinentale (assicurazione entrata poi nel Gruppo Winterthur ed ora in UGF), poi è passato al Gruppo Nationale Suisse, di cui è diventato Dirigente ricoprendo vari incarichi, dai sinistri alle assunzioni. Da dicembre 2004 è in Carige Assicurazioni come Dirigente dell’Ufficio Assunzioni; da luglio di quest’anno ha anche assunto l’incarico di Responsabile dell’Ufficio Brokers e Grandi Clienti. A settembre è entrato nel CDA di “Sport & Sicurezza”, in sostituzione di Roberto Battistini che ha lasciato l’incarico, e riveste la funzione di Amministratore Delegato. Caro Ivo, visto il ruolo che ora ricopri in “Sport & Sicurezza” direi che, come facciamo abitualmente, possiamo darci del tu anche nel corso di questa intervista. Prima di tutto, ti chiedo se, prima di entrare nel Consiglio di Amministrazione e di assumere l’incarico di Amministratore Delegato, conoscevi già il lavoro della nostra società, Agenzia Generale specializzata nelle polizze dedicate al mondo sportivo. E, se sì, che opinione te ne eri fatta? La conoscevo già, e anche piuttosto bene; infatti, prima di allargare il mio raggio d’azione assumendo le responsabilità che erano di Roberto Battistini, avevo comunque la responsabilità dell’Ufficio Assunzioni, cioè di quel settore che si occupa di autorizzare l’emissione

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di polizze sia in termini di contenuti che di preventivi. E, spesso, già in quella veste, ho avuto a che fare con “Sport & Sicurezza” che tratta numerose polizze al di là delle Convenzioni per il tesseramento dei clienti nazionali. E, spesso, ci ha posto di fronte a problematiche inedite, vista la natura sportiva dei principali clienti e dei propri associati e delle società sportive; penso in particolare a problematiche riguardanti la responsabilità civile per soggetti collettivi e agli infortuni. E poi, a proposito di conoscenza, non dimentichiamoci che la società vede nella compagine sociale la presenza delle Compagnie e, quindi, da sempre in azienda seguiamo con particolare attenzione l’evoluzione di questa originale esperienza. L’opinione che mi sono fatta è di una società e di un gruppo di collaboratori che sono rapidamente cresciuti nelle competenze e capacità professionali, cosa che ha permesso, con il supporto della Compagnia, una crescita significativa della clientela e delle polizze emesse. C’è ancora, peraltro, un vasto potenziale di crescita. In quali ambiti di azione intravedi maggiormente questi potenziali di crescita? Penso che dobbiamo continuare con determinazione a costruire la rete agenziale territoriale, perche possiamo arrivare a coprire le esigenze assicurative, non solo in campo sportivo, dei soci individuali e collettivi delle associazioni nazionali clienti per li tesseramento. Stiamo parlando di circa ventimila società sportive e di un paio di milioni di cittadini; questi ultimi si avvicinano a noi con lo sport, ma poi hanno, come tutti la propria vita privata, con tutti i rischi e le relative esigenze di tutela. Noi d’altro canto abbiamo i prodotti adeguati a queste esigenze ed a condizioni particolarmente interessanti, pensa soltanto alla copertura della propria abitazione, alla responsabilità civile della propria famiglia, alla tutela della salute ed ai rischi professionali, che alle volte nascono anche in conseguenza di infortuni occorsi durante la pratica sportiva. Come possiamo riuscire a raggiungere questo obiettivo? Formazione, formazione ed ancora formazione. Per far conoscere le qualità dei nostri prodotti e per vendere le polizze, al di là degli obblighi imposti dalla legislazione sulle assicurazioni, che ha giustamente imposto un certo numero di ore annuali di formazione ed i successivi aggiornamenti, è necessaria un’alta dose di professionalità e competenza. Noi mettiamo in

formazione tanti giovani e dobbiamo seguirli ed affiancarli affinchè acquisiscano appieno queste doti. Per noi il problema di seguirli per farli crescere è più complicato dal fatto che spesso questi ragazzi agiscono in città lontane dalle nostre sedi operative centrali di Firenze, Modena e Milano. Lo staff centrale dovrà assumere questo impegno di affiancamento, con un rapporto quasi quotidiano per farli sentire sicuri nella propria azione, come una delle priorità per il 2011. E rispetto alla clientela costituita dalle associazioni nazionali? Rimane l’altro grande campo di potenziale crescita, sul quale peraltro abbiamo finora, come ho già detto, realizzato tanto. Non sto pensando solo alle organizzazioni sportive, dagli Enti di Promozione alle Federazioni Sportive Nazionali, ma anche a tutto quel vasto mondo di associazionismo e volontariato che si definisce comunemente del Terzo Settore. Con l’inevitabile ristrutturazione dei sistemi di welfare, questo mondo avrà sempre più peso e problematiche da affrontare, confermandosi come una straordinaria risorsa di partecipazione civile e di economia sociale. Quanto allo sport, le problematiche di copertura assicurativa si fanno sempre più estese, crescendo la consapevolezza della necessità di tutele, sia rispetto agli infortuni personali che alla responsabilità civile. Direi che da una fase un po’ improvvisata in cui in questo mondo si è proceduto per accumulo, per sommatoria di casistiche e di necessità, vocata al massimo contenimento dei costi, si può passare ad una fase matura, con un sistema di coperture adeguate a fronte di premi adeguati. In questo senso assegno grande importanza al convegno nazionale su assicurazioni e sport che stiamo preparando come “Sport & Sicurezza”, che potrà consegnare utili indicazioni e proposte a tutto il movimento sportivo. Con questa iniziativa, che si affianca alla funzione svolta da questa rivista ormai da tempo, intendiamo confermarci anche come un soggetto che non si limita ad erogare servizi di qualità, ma aspira a svolgere un ruolo educativo e culturale per migliorare tutto lo sport italiano. Infine, voglio ricordare che esiste un terzo campo di potenziale crescita. Mi riferisco, anche se professionalmente io mi occupo specificatamente del Ramo Danni, al settore Vita, nel quale come “Sport & Sicurezza” abbiamo solo da poco iniziato a d operare. Penso in particolare, per il tipo di potenziale clientela che abbiamo, oltre che alle polizze risparmio, a polizze come la “temporanea caso morte”, per i genitori, giovani in particolare, che garantisce un minimo di serenità economica alla famiglia in caso di disgrazie, o, per i giovanissimi, alla polizza “Studio sicuro”, che permette di accantonare a favore dei figli un capitale che li agevoli ad affrontare il completamento degli studi fino all’Università. Stai tracciando una prospettiva molto impegnativa, per la quale occorrono alle spalle

Compagnie determinate ed in salute. Puoi stare tranquillo sul fatto che le Compagnie, come finora accaduto, poiché credono nelle prospettive, faranno la parte che gli compete, sui prodotti da utilizzare ed i relativi preventivi ed il sostegno all’agenzia con gli strumenti operativi necessari; quanto allo stato di salute in generale delle Compagnie, osservo che Carige Vita Nuova ha raddoppiato praticamente nell’ultimo anno la raccolta premi e che, nel ramo danni, la nostra Carige Assicurazioni aumenta la raccolta premi e rimane collocata, sul piano nazionale, nel gruppo di società primarie alle spalle dei giganti del settore assicurativo. E’ in questa fase in corso una riorganizzazione interna per ottimizzare le sinergie fra le compagnie ed il gruppo bancario e stiamo rinnovando anche una serie di prodotti importanti, come le polizze Salute ed Infortuni, per renderli sempre più in sintonia con le esigenze del mercato. Per concludere, come sempre, una domanda personale sul tuo rapporto con lo sport; sei, o sei stato, uno sportivo praticante o guardi soltanto lo sport dei professionisti? Mi piace lo sport, tutto, da quello delle piccole palestre di periferia a quello di grande livello agonistico, perché ho la fortuna di essere stato atleta, anche di buon livello, da giovane. Ho praticato infatti la ginnastica artistica ed ho militato a livello nazionale nella categoria juniores; quindi non sono, come ahimè la maggioranza degli italiani, solo un calciofilo. Oggi, quando gli impegni me lo permettono, frequento una palestra e pratico la corsa a livello dilettantistico. E sono assicurato con Carige tramite “Sport & Sicurezza”, naturalmente.

Foto di Massimo Cogliati

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ACQUA PUBBLICA: STOP ALLE PRIVATIZZAZIONI FINO AL REFERENDUM FERMARE IL “DECRETO RONCHI” E IMPEDIRE CHE IL REFERENDUM SLITTI DI UN ALTRO ANNO: LE RICHIESTE DEL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA di Francesco Sellari Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, e il Comitato promotore per i 3 referendum che puntano alla ripubblicizzazione del servizio idrico, una vastissima coalizione di associazioni ed enti locali, hanno rivolto alle forze politiche ed istituzionali un appello per richiedere una moratoria di tutte le azioni previste dalle leggi (“decreto Ronchi” e legge di soppressione degli Ato, gli Ambiti territoriali ottimali) che possono incidere sul graduale processo di privatizzazione in atto, determinandone un’accelerazione. In pratica si chiede di attendere l’esito della consultazione referendaria che, salvo imprevisti, si dovrebbe svolgere nella primavera del 2011. Ma l’imprevisto potrebbe chiamarsi “elezioni anticipate”. Lo scioglimento delle Camere comporterebbe lo slittamento di un anno. Per questo, l’appello punta anche a far approvare un provvedimento ad hoc per consentire in ogni caso il voto entro il 2011. A sostegno dei 3 referendum sono state depositate 1 milione e 400.000 firme, un risultato senza precedenti, a dimostrazione di quanto il tema sia sentito da tutti i cittadini italiani.

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I tre quesiti prevedono l’abrogazione dell’obbligo di affidare la gestione del servizio idrico a società miste con capitale privato di almeno il 40%; dell’obbligo di affidare la gestione a una società per azioni tramite gara; dell’obbligo di una tariffazione "adeguata alla remunerazione del capitale investito" che si traduce in un più 7% fisso sull’ammontare della tariffa per l’utente finale. Di seguito pubblichiamo il testo integrale dell’appello. Per sottoscriverlo: www.acquabenecomune.org.

MORATORIA SUBITO, DIRITTO AL VOTO NEL 2011 Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini di questo Paese hanno firmato i tre quesiti referendari promossi dal Forum italiano dei Movimenti per l’acqua e da una grandissima coalizione sociale raccolta nel Comitato Promotore. Hanno posto la loro firma perché hanno capito che la battaglia per l’acqua pubblica è una battaglia di civiltà, per la tutela e l’accesso universale ad un bene comune. Concetti incompatibili con ogni forma di privatizzazione e di consegna al mercato di un bene essenziale alla vita. Con la loro firma, quelle donne e quegli uomini hanno posto in discussione tutta la normativa attualmente vigente in tema di gestione del servizio idrico, a partire dal “decreto Ronchi” che ne vuole rendere definitiva la privatizzazione. Con la loro firma, quelle donne e quegli uomini hanno posto un’imprescindibile questione di democrazia: sulla gestione di un bene essenziale alla vita la decisione non può essere delegata ad alcuno ma deve appartenere a tutti attraverso il referendum. Per questo chiediamo alle forze politiche e istituzionali l’immediata approvazione, comunque entro il 31.12.2010, di un provvedimento di moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi” e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Le scadenze imposte dall’art. 23 bis della Legge n. 133/2008 e successive modificazioni, (31

Foto di Nodo in Gola, da Flickr. Licenza Creative Commons (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/deed.it)

dicembre 2010 in alcune situazioni e 31 dicembre 2011 per altre), e quelle previste dalla Legge 42/2010 sulla soppressione delle A.ATO, come organi di decisione da parte dei Comuni sui modelli di affidamento, rischiano di far accelerare i processi di privatizzazione in corso e vanno di conseguenza posticipate a dopo il referendum. Contemporaneamente, poiché in caso di elezioni anticipate, la scadenza referendaria, attualmente prevista per la primavera 2011, verrebbe posticipata di un anno, chiediamo che sin da subito le forze politiche e istituzionali si impegnino ad approvare, nel caso si renda necessario, un provvedimento di deroga a quanto previsto dalla Legge 352/1970, in modo da poter svolgere i referendum entro il 2011. Così come a livello territoriale chiediamo a tutti gli enti locali di procedere verso la ripubblicizzazione del servizio idrico e la sua gestione pubblica e partecipativa, e di fermare tutte quelle iniziative che predispongono l’ingresso dei privati nelle società, l’ulteriore aumento delle loro quote di capitale e tutte le manovre societarie di inglobamento dei grandi gestori nei confronti delle piccole gestioni. La straordinaria raccolta di firme referendaria e la diffusa consapevolezza sociale sul tema dell’acqua

richiedono il rispetto di una volontà popolare già espressa, quella di poter votare prima possibile su un tema essenziale per la vita delle persone. I referendum per l’acqua costituiscono un’insostituibile occasione per l’apertura di una grande discussione in tutto il Paese su un tema che è di stretta attualità in tutto il pianeta. Dalla Bolivia alla Francia, dal Brasile al Belgio, in tutti i Paesi sono in atto mobilitazioni e conflitti tra chi si batte per la gestione pubblica e partecipativa dell’acqua e chi vuole consegnarla ai capitali finanziari delle grandi multinazionali. La stessa Assemblea delle Nazioni Unite, ha riconosciuto quest’anno - con il voto favorevole del Governo italiano- che “l’acqua potabile è un diritto fondamentale, essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti i diritti dell’uomo” ed ha rivolto l’invito agli Stati ed alle Organizzazioni internazionali a fornire tutte le risorse finanziarie. Per questo chiediamo l’apertura di una grande discussione in tutti gli angoli del Paese, con una informazione seria e documentata e un confronto senza menzogne e senza propaganda. Sarebbe una grande occasione di crescita collettiva e di democrazia. E tutti sappiamo quanto sia necessaria.

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“SPORTIVA...MENTE”: SPORT SOCIALE CONTRO IL DISAGIO I DATI LO CONFERMANO: LO SPORT AIUTA GLI UTENTI DEI CENTRI DI SALUTE MENTALE. IL PROGETTO UISP NELLA FASE DI SPERIMENTAZIONE Il 5 e il 6 novembre a Napoli, si è svolto l’incontro che ha segnato l’inizio della fase di sperimentazione del progetto “Sportiva…mente: lo Sportpertutti per la qualità della vita delle persone nell’area del disagio mentale”. Obiettivo del progetto Uisp è quello di strutturare un modello di intervento sportivo per le persone con disagio mentale, sostenuto da risultati verificati scientificamente. Si vuole capire se e come lo sport migliora la qualità della vita delle persone che seguono trattamenti psichiatrici, per definire le caratteristiche specifiche di una buona pratica replicabile in contesti differenti. Nella prima fase, le proposte sportive sviluppate da quattro comitati Uisp (Modena, Roma, Sassari e Torino), sono state analizzate per verificarne gli effetti sui soggetti coinvolti. Alle attività hanno partecipato 590 tra utenti e pazienti di Asl, Centri e Dipartimenti di salute mentale. 78 hanno costituito il campione di valutazione. Gli operatori delle strutture sanitarie hanno compilato dei questionari, registrando le informazioni relative ai pazienti del campione, all’inizio ed alla fine di un periodo (circa 3 mesi) di attività motoria. Fiorino Mirabella, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, è uno dei membri del comitato scientifico

Foto di Antonio Marcello - www.shoot4change.net

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del progetto. Gli abbiamo chiesto di illustrarci alcuni dei risultati più significativi. “Abbiamo elaborato una serie di indicatori per capire l’influenza delle attività proposte sulla quotidianità di questi soggetti. Emerge una differenza statisticamente rilevante tra la condizione dei soggetti studiati prima e dopo l’attività”. “Nessuna variabile indica un peggioramento. In alcuni casi – prosegue - ci sono variazioni in positivo anche molto consistenti, come dimostrano i dati relativi all’attività sociale. Nel 51% del campione questa è passata da una condizione “nulla”, ad una condizione variabile tra “scarsa”, “media” o “intensa”. Altro dato importante è quello che riguarda la cura dell’abbigliamento, migliorata nel 45,3% del campione. Migliora anche l’autonomia, che abbiamo deciso di analizzare andando a verificare in che maniera il soggetto raggiunge la struttura dove fa attività. Nel 28% dei casi analizzati si è verificato un scatto verso una maggiore facilità di spostamento. Una misura ancora più affidabile, perché non soggetta a possibili distorsioni è il peso corporeo. Il peso medio è sceso da 81,5 a 78,5 chilogrammi. Una variazione del genere ha interessato il 52,9% del campione”. Ora la sperimentazione si estenderà ad altri cinque comitati

SPORT E DISABILITÀ Uisp (Palermo, Milano, Taranto, Genova e Firenze). La griglia di valutazione sarà integrata da un’altra ventina di variabili. Variabili “più robuste”, secondo la definizione del ricercatore, in grado di non risentire di possibili distorsioni dovute all’interpretazione degli operatori, “come il numero di ricoveri e la terapia farmacologica”. Cosa pensano gli operatori sportivi e sanitari di Sportiva...mente? Ignazio Accomando è il coordinatore per l’Uisp Palermo. In Sicilia il progetto è realizzato con la collaborazione dei comitati di Enna e Ragusa. “Complessivamente, partecipano alle nostre attività circa 80 pazienti – spiega – In collaborazione con il Dipartimento di salute mentale di Palermo proponiamo calcio, calcetto, ginnastica e atletica di base. Ora abbiamo cominciato la somministrazione dei questionari, che poi riproporremo a marzo. Abbiamo intenzione di chiudere il progetto con un triangolare di calcio tra le tre città. I risultati, a prescindere da ogni possibile valutazione, sono evidenti. Difficile è il misurarli, ed è dunque positivo lo sforzo di quantificarli scientificamente attraverso uno strumento il più possibile standardizzato”. “E’ un progetto molto interessante che andrà affinato nel tempo, essendo il primo tentativo di raccolta dati in questo ambito – dice Michele Inguglia, medico psichiatra consulente del comitato palermitano – A Napoli è emerso come alla base ci sia un approccio attento, puntuale, sanamente rigoroso. E’ normale lavorare ad un suo perfezionamento. Io credo, ad esempio, che vada esplorato meglio come attraverso le tecniche di allenamento si possano rafforzare le regole e i comportamenti di tipo gruppale”. “Siamo molto contenti di continuare in questo tipo di attività – aggiunge - utile soprattutto sul piano della risocializzazione, della riduzione dello stigma nei confronti del disagio mentale, e che ha anche delle valenze terapeutiche”. “Il progetto si inserisce su di una serie di risorse e competenze maturate negli anni - racconta Fabrizio De Meo, coordinatore per il progetto all’Uisp di Genova Lavoriamo sia sugli sport di squadra come il calcio e la pallavolo e la ginnastica, sia su sport individuali, come il nuoto e il judo. Discipline individuali praticate sempre in contesti di cosiddetta normalità. In tutto saranno un centinaio di utenti. Il bello di questa sperimentazione sta nella cura della fase di monitoraggio e nella possibilità di un vero scambio di esperienze tra le differenti realtà che operano sul territorio”. Dunque, i comitati per la sperimentazione sono stati scelti perché hanno alle spalle già un’esperienza consolidata in quest’area di intervento: “A Milano, abbiamo da poco concluso un percorso di formazione – spiega Annamaria Crisalli, dell’Uisp Milano – sia per gli operatori sanitari che per i tecnici sportivi. Quest’ultimi sono stati seguiti da alcuni esperti

dell’università Cattolica per elaborare un percorso di attività specifico per gli utenti dei centri di salute mentale. A Como si è svolto invece un corso di formazione per arbitri al quale hanno partecipato gli stessi utenti”. Su Sportiva...mente, il comitato del capoluogo lombardo lavora in collaborazione con il comitato di Como. Per gli utenti delle strutture sanitarie con le quali collaborano, i due comitati organizzano soprattutto calcio, ginnastica e nuoto. “Secondo me – dice la Crisalli - i risultati più evidenti riguardano lo sviluppo di una consapevolezza di se, come persona, e del proprio ruolo grazie alle dinamiche del gioco”. Da Como, e dall’esperienza di formazione citata poc’anzi, arriva una storia singolare. Quella di Cesare Posca: “Io ero il referente – ci spiega – tenevo i contatti con i ragazzi e i docenti. Eravamo tutte persone che venivano dalla psichiatria con problemi più o meno seri. La cosa più importante è che non siamo stati considerati utenti psichiatrici ma persone”. Ora è coinvolto attivamente anche nella realizzazione di Sportiva…mente. Per lui il principale beneficio dell’attività sportiva riguarda “il riacquisire fiducia nei propri mezzi. Entrare in campo, disputare una partita, segnare un goal… Anche al di fuori dello sport, nella vita quotidiana e lavorativa. Io ad esempio ho deciso di impegnarmi maggiormente con la mia associazione”. Posca è infatti segretario dell’Asd Global Sport Lario, affiliata Uisp. Grazie al corso arbitri è riuscito ad approfondire la conoscenza dell’Uisp. “E’ bello vedere che c’è così tanta gente che si impegna ed io ho avuto la fortuna di toccare con mano questo impegno”. Massimo Niccolai lavora da molti anni nell’ambito della psichiatria e della riabilitazione. E’ il responsabile del progetto per l’Uisp Firenze. Da loro, la disciplina più sviluppata è il calcio, nello specifico a 5, ma si fa anche pallavolo e pattinaggio. “Per queste persone, l’attività motoria determina un miglioramento del rapporto con il corpo, che diviene meno conflittuale”. “Oggi – prosegue – per la prima volta l’Uisp entra in contatto in maniera non sporadica con il tema della salute mentale. Prendere consapevolezza, capire e condividere è fondamentale. In questo modo noi potremmo andare nelle polisportive con una documentazione scientifica”. Taranto, Lecce e Brindisi costituiscono l’area di riferimento del progetto per la Puglia. Anche qui, si tratta in prevalenza di sport di squadra, come calcio e pallavolo, ma c’è spazio anche per la ginnastica dolce. Fabio Mariani, coordinatore dell’Uisp Taranto, concorda sull’importanza che queste attività hanno nel migliorare il rapporto con il corpo: “E’ un’attività che può rispondere a differenti bisogni, a seconda della diversa patologia. Credo che l’elemento positivo più caratterizzante sia la rielaborazione del rapporto con il proprio corpo, anche in virtù della forte componente ludica”.

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“PERCORSI URBANI”: CAMMINARE PER RICOSTRUIRE IL TESSUTO SOCIALE TRE GIORNI PER LE PERIFERIE DI NAPOLI. LO SPORTPERTUTTI PER LA LEGALITA’, CON TANO GRASSO E ALEX ZANOTELLI

di I. M., F.S. e S.S.A. foto di Alberto Caprio Da sabato 30 ottobre a lunedì 1 novembre: tre giorni “on the road” dell’Uisp tra vicoli, piazze e periferie di Napoli. “Che state facendo, un film?”, “Quando ci rivedremo in tv?”: sono queste le domande più ricorrenti che ragazzi in motorino, gente che si affaccia dalle case o si sporge dai finestrini delle auto rivolge al gruppone degli sportivi Uisp, mentre attraversa Scampia, passa sotto le “Vele” o attraversa la ex zona industriale di San Giovanni a Teduccio. Le risposte, per alcuni di loro, risultano disarmanti: camminiamo, facciamo sport, vogliamo conoscere questi posti, siamo sportivi. Si capisce che presenze estranee da certi territori possono dare fastidio a qualcuno. In altri casi la gente domanda e si unisce allo spirito della camminata. E’ partita così la campagna nazionale dell’Uisp sul “camminare” ed ha preso il via da Napoli.

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La camminata si è conclusa nella mattinata di lunedì 1 novembre, nel quartiere Stella-Sanità: l’incontro con padre Alex Zanotelli e i ragazzi della Rete per la Sanità ha chiuso il cerchio di un percorso di oltre venti chilometri nei quali il gruppone di oltre cinquanta camminatori Uisp, rappresentanti di vari sport e città italiane, ha incontrato cooperative sociali e associazioni impegnate nel sociale, contro la camorra, contro il degrado. “E’ importante questa iniziativa perché parte dal basso, dall’esigenza di movimento e di riappropriazione del proprio corpo in una città che invece lo nega, come Napoli – ha detto Zanotelli, durante l’incontro con l’Uisp – i cittadini devono imparare a riorganizzarsi sul terreno dei diritti sociali. La voglia di associazionismo e di cittadinanza è al centro di un movimento che qui a Napoli è motore di rinascita. Da una parte c’è la città, con la voglia di aggregazione dal basso e di relazioni, dall’altra parte c’è l’anticittà dei poteri forti”.

Sabato 30 ottobre, giorno di avvio della camminata dal quartiere Scampia c’è stato l’incontro con Tano Grasso, fondatore dell’Associazione Antiracket: “Venire in questa stanza significa conoscere come la città di Napoli ha reagito alla camorra. Questo progetto dell’Uisp incontra la nostra strategia: far conoscere. E noi vogliamo far conoscere la camorra, i suoi luoghi simbolici e come la gente ha incominciato a reagire. Turismo significa conoscere davvero la realtà della città. E’ da stupidi fermarsi al palazzo Reale o a Capodimonte se si vuole conoscere Napoli. Altri luoghi sono importanti, come il bar Seccia alla stazione, raso al suolo dalla camorra a gennaio e poi tenacemente ricostruito”. La “tre giorni” comincia da Piazza della cittadinanza attiva, dove è ubicata la sede del VII Municipio, sciolto da questa estate, e del Commissariato di Scampia. Ci sistemiamo tutti nell’aula consiliare di fronte ad un plastico del quartiere e il presidente, l’avvocato Carmine Malinconico ci spiega tutte le incongruenze di un progetto nato male: 80.000 abitanti, strade senza illuminazione, caseggiati sprovvisti di servizi, scarsi collegamenti pubblici. L’assessore allo sport del Comune di Napoli, Alfredo Ponticelli, ha parole importanti per il ruolo dello sportpertutti:” L’Uisp fa cose belle, mai banali. Lo sport racchiude tanti valori, dall’ambiente alla salute che, da medico, penso sia decisivo promuovere” Il progetto nasce dalla collaborazione dell’Uisp Napoli e dell’Università Federico II, facoltà di Sociologia. Il primo passo è come il primo mattone: ci si muove alle 9.30 di sabato 30 ottobre. Il gruppone Uisp è quantomai vario per provenienza geografica e abbigliamento: in tuta ginnica tricolore, c’è il presidente nazionale Filippo Fossati, da Firenze. Accanto a lui Vincenzo Manco da Parma, vicepresidente nazionale che ha scelto abbigliamento comodo, da trekking, così come ha fatto Antonio Mastroianni, napoletano del quartiere Ponticelli, che continua a dare informazioni e istruzioni alla validissima squadra di ragazzi e volontari dell’Uisp Napoli, da Alessandro ad Alberto. Tra le tante facce si mischiano quelle di Santino Cannavò da Messina, con l’inseparabile zainetto che utilizza per le scalate dell’Etna. Ci sono il sociologo Giulio Bizzaglia da Roma, Paolo Tisot da Firenze, Pino Tropeano da Lamezia Terme. Si cammina e si parla, tanti rivoli di discorsi si mischiano insieme: qual è l’abbigliamento giusto per camminare? Il dibattito è aperto. Il gruppo si muove tra gli stradoni anonimi, solitari e giganteschi di Scampia come farebbe un variopinto orso polare tra le dune di un deserto: suscita curiosità e sicuramente è un elemento di disturbo per qualcuno. Si fa largo tra i cumuli di immondizia dell’emergenza rifiuti di questi giorni e passa attraverso gli impianti sportivi del circolo Arci-Uisp e le “Vele”, labirinto di edilizia popolare sgombrato perché

Padre Alex Zanotelli

pericolante e poi rioccupato da famiglie che non hanno alternative. A 500 metri dalla piscina Galante appare una gazzella dei carabinieri che scorta i camminatori dell’Uisp: quello è il punto più pericoloso del quartiere, zona di spaccio e riferimento per la camorra. Si visita la piscina e i sotterranei con le caldaie e i circuiti elettrici: c’è bisogno di manutenzione ma i soldi della Regione non arrivano da anni, spiega Federico Calvino, responsabile degli istruttori di nuoto. Soltanto la tenacia degli operatori, dei dirigenti e dei cittadini volontari consente di continuare il regolare svolgimento dei corsi. La piscina è l’unico vero centro di socialità di Scampia.”Qui c’è

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SOCIETÀ un’alta presenza di capitale sociale, è un quartiere fertile dove esistono relazioni sociali che la struttura urbana ostacola e sbriciola” spiega il sociologo Fabio Corbisiero, dell’Università Federico II. A mezzogiorno si arriva alla cooperativa sociale “Terra e Libertà”, una specie di avamposto di allegria e sicurezza per i bambini dispersi tra le disgrazie della periferia: “Sono un centinaio qui da noi, li seguiamo, li facciamo giocare, dividiamo con loro i problemi del disagio e li andiamo a cercare quando non li vediamo arrivare” spiega con entusiasmo la responsabile del centro Angela Longobardo. La struttura è minuscola: all’interno il campo di pallavolo c’entra appena. Per passare si costeggiano i muri interni che lo delimitano e lo difendono, poi si accede ai piccoli locali coloratissimi, occupati da tanti bambini impegnati a costruire le maschere per la festa di Halloween. Salutiamo, si cammina ancora e si raggiunge la metropolitana di Piscinola, estrema periferia di questo quartiere dormitorio. Da lì si arriva in centro, ci si fa largo tra il corteo dei precari della scuola venuti a Napoli e si raggiunge Corso Umberto, dove c’è la sede dell’Associazione Antiracket. Tano Grasso è guardato a vista dagli uomini della scorta. L’incontro è cordiale e si vede subito che questa idea di sportivi che camminano per le periferie e le occupano lo incuriosisce e gli piace: “La camorra si sconfigge sfidandola sul controllo del territorio” spiega Tano Grasso durante l’incontro. “La partita non si gioca solo nelle aule dei tribunali. Il problema si risolve se gli togli l’essenza della sua identità, ovvero la sovranità del territorio. E si fa come avete fatto voi. Certo non basta che cinquanta forestieri vadano nella piazza di Scampia e si mettano lì. Ma è decisivo che qualcuno cominci a metterci la faccia e ad esibire il suo corpo, compromettendo l’esclusività della camorra nel controllo del territorio. In questa maniera ci si espone e pian piano si cresce. Sono contrario alle denunce anonime. Il vostro essere operatori sociali attraverso lo sport incrocia la militanza della nostra associazione.

Noi ci mettiamo in mezzo tra commerciante e polizia. Spesso il commerciante ricattato non denuncia. Però, se interveniamo noi non si sente più solo, gli trasmettiamo forza, i suoi problemi saranno condivisi con noi in eterno. Lo seguiamo quando fa la denuncia e dopo, nella ripresa della sua attività aziendale”. Questo terreno della permanenza dell’intervento è un altro ponte che unisce sport e legalità, passo dopo passo, mettendoci il proprio corpo.

CAMMINARE PER CONFRONTARSI Santino Cannavò, responsabile Ambiente Uisp, è stato tra i partecipanti alla 3 giorni di PerCorsiUrbani, la manifestazione Uisp che ha portato un nutrito gruppo di camminatori ad attraversare Napoli, dalle periferie al centro, alla ri-scoperta di quartieri “critici” come Scampia, San Giovanni a Teduccio, Sanità. Un trekking urbano per “ricostruire il tessuto sociale”. “Stiamo lavorando su di una linea di confine, tra l’attività sportiva in senso stretto ed un impegno sul terreno dei diritti di cittadinanza. – dice - In questi tre giorni abbiamo confrontato differenti prospettive. Quella dei nostri dirigenti e dalla loro sempre più crescente consapevolezza dell’interrelazione tra attività sportiva e politiche del territorio. Lo sport è un ingrediente fondamentale per ri-consolidare la rete sociale e far rinascere il senso di comunità. Ma ci siamo confrontati anche con il punto di vista delle istituzioni, le amministrazioni locali, sbalordite dalla semplicità e dalla forza di questa azione che ha voluto valorizzare i punti di forza di alcuni quartieri connotati nell’immaginario come luoghi della camorra e del malaffare. Abbiamo trovato anche tanti luoghi di resistenza, nei quali gruppi e individui investono le proprie risorse personali per costruire il cambiamento. Abbiamo infine incrociato lo sguardo dei cittadini, prima incuriositi e poi contenti. Insomma, abbiamo aperta una finestra su di un mondo, e noi abbiamo gli strumenti per intercettarlo” Tutto ciò nasce dal camminare: “Camminare –

prosegue Cannavò - è il modo per esprimere pienamente il rapporto con il territorio, un rapporto costituito anche dalla occasionalità degli incontri con i luoghi e le persone. Un camminare in gruppo che sviluppa un confronto ed un analisi costante dei bisogni del territorio. Dal punto di vista esterno, inoltre, un gruppo che cammina è una novità, specialmente se attraversa luoghi non battuti del turismo. Rende evidenti le necessità del territorio, i bisogni della mobilità, come nel rione Sanità, dove una semplice azione come la nostra rende palese la logica ghettizzante dell’urbanistica”. Un quartiere escluso dai rapporti con il resto della città, raggiungibile da un’unica strada Un’esperienza estremamente positiva dunque, che non si ferma qui: “Stiamo ragionando sulla possibilità di estendere questo progetto. Sicuramente continuerà la nostra collaborazione con il Dipartimento di sociologia dell’Università Federico II di Napoli. Potrebbe diventare un nuovo modo per percorrere le città italiane con una nuova attenzione, per lavorare ad un riqualificazione delle aree degradate grazie allo strumento dello sportpertutti”.

CAMMINARE PER CAPIRE

Antonio Mastroianni, Tano Grasso, Filippo Fossati e Vincenzo Manco nella sede dell'Associazione Antiracket a Napoli

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PerCorsiUrbani si è chiusa a Napoli lunedì 1 novembre ma l’eco dei suoi passi, di quella camminata organizzata dall’Uisp tra i vicoli, le piazze e i quartieri periferici del capoluogo campano, continua a farsi sentire. “Sono molto soddisfatto di come si è svolta l’iniziativa: come uomo del sud e presidente dell’Uisp Campania - ci spiega Antonio Mastroianni - non posso che apprezzare il riscontro di interesse suscitato da un evento a carattere nazionale che ha saputo coniugare sport e legalità laddove ce n’è bisogno. Decisamente

positiva anche la reazione dei partecipanti che hanno colto a pieno lo spirito e il messaggio di questa camminata: ricostruire il tessuto connettivo tra luoghi e persone”. “Risulta difficile descrivere cos’è stata questa camminata urbana: sicuramente un’esperienza da vivere. L’Uisp ha portato i suoi dirigenti a Napoli per attraversare a passo lento la città: insieme abbiamo camminanto tra i vicoli, fra la gente, pronti a fermarci, a chiedere e ricevere spiegazioni, osservando ciò che di bello Napoli sa offrire, e toccando con mano le criticità che via via sono emerse per quel che effettivamente sono. Un’esperienza come questa ci insegna che al di là delle descrizioni e narrazioni mediatiche, per capire e comprendere meglio determinate realtà, è necessario muoversi, vedere le cose dal vivo e con i propri occhi, non accontentandosi di ciò che ci viene raccontato. Si fa presto a dire Bronx o Scampia, a consigliare un giubbotto antiproiettile come accade nel film Benvenuti a Sud: la cosa migliore è recarsi sul posto, confrontarsi con i luoghi e con le persone che vi abitano. Con PerCorsiUrbani abbiamo constatato l’incredulità dei cittadini meravigliati di trovare un gruppo di turisti sportivi in quei luoghi descritti come ameni e invivibili. La gente ha apprezzato l’iniziativa sentendosi parte attiva del progetto, depositaria di conoscenze da condividere, o credenze da sfatare. Persone contente di essere interpellate e ascoltate. L’Uisp con questa tre giorni on the road ha centrato l’obbiettivo: realizzare ciò che si proclama, accompagnare alle parole, le azioni. Dopo aver visto quei luoghi abbiamo un titolo in più per parlare di Napoli, per farlo con cognizione di causa. Speriamo solo di poter replicare l’iniziativa anche altrove”.

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PROGETTI

PROGETTI

CONTRO LA VIOLENZA, EDUCAZIONE AI SENTIMENTI LO SPORTPERTUTTI ENTRA A SCUOLA PER PARLARE DI RISPETTO E PARI OPPORTUNITA’ DI GENERE

Foto di Antonio Amendola - www.shoot4change.net

di Francesco Sellari Monica Lanfranco, giornalista e formatrice esperta sui temi delle differenze di genere, è consulente dell’Uisp per il nuovo progetto “Il corpo amico nell’educazione ai sentimenti e al rispetto”. In 9 città italiane (Firenze, Imola, Lamezia Terme, Orvieto, Pesaro, Sassari, Torino, Trieste, Varese) ragazzi e ragazze nella fascia d’età tra i 13 e i 18 anni verranno coinvolti in un percorso di sensibilizzazione e acquisizione di consapevolezza di sé e delle differenze di genere. Una formazione per una sana cultura del corpo, degli affetti e della sessualità, attraverso lezioni teoriche e attività laboratoriali e sportive di gruppo. “Il progetto si iscrive in una storia, anche personale - spiega la Lanfranco - 25 anni fa incontravo il Coordinamento donne Uisp, dal quale scaturì la Carta dei diritti delle donne nello sport. In quel documento si parlava dei rapporti di potere tra uomini e donne, non solo nel mondo sportivo. Era necessario allora evidenziare le disparità evidenti, ma

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anche la vera e propria negazione per le donne di poter essere corpo che si esprime nel gesto sportivo. Quell’esperienza rientra oggi ne “Il corpo amico”, a 25 anni di distanza, nel contesto di un paese che costituisce ancora un caso molto particolare di arretratezza per ciò che concerne i rapporti tra i generi. Il progetto vuole affrontare la riflessione sui rapporti di potere e sull’analfabetismo di ritorno sui sentimenti e sul corpo, frutto di un trentennio di onnipotenza televisiva. Oggi si ignora la necessità primaria di guardare ai due generi con empatia. I corpi di giovani donne e uomini sono sempre più merci piuttosto che luoghi dell’identità e dello scambio”. Nel progetto si parla di diritto alla corporeità. Che cosa si intende con questo termine? Diritto ad essere un corpo per come esso è, libertà di uscire fuori dalle leggi del mercato, di corpi mediatici, corpi di carta. E’ allarmante questa attenzione al corpo femminile come fossilizzato ad

una età adolescenziale. Ciò designa una profonda immaturità culturale, poiché non esiste il rispetto del corpo in tutte le sue espressioni, e rimanda anche ad un immaturità nel vissuto della sessualità, un altro dei nodi centrali del progetto. La sessualità e la violenza maschile, l’attenzione e il rispetto per le ragazze ed il lavoro forte che va condotto sul maschio, che in quanto parte che aggredisce è di fatto la parte più debole. Che significa educazione ai sentimenti? Una educazione alle relazioni, alla sessualità piuttosto che un’educazione sessuale. Ci sono diverse azioni che si possono fare per andare in questa direzione. L’idea esaltante, e secondo me vincente, del progetto è quella di partire dal luogo apparentemente più innocuo, meno politico: l’attività sportiva. Un’attività “inoffensiva” che ci può aiutare a individuare i problemi, capire se una comunità vive bene lo stare insieme. La localizzazione è un altro dei punti di forza di questo intervento: tenere conto del tessuto sociale nel quale i ragazzi e le ragazze, ma anche operatori e operatrici Uisp, sono inseriti. Si parte dunque da un’attività interessante e giocosa per dipanare i problemi che naturalmente ci sono. Non possiamo aspettarci delle isole felici. Come può lo sport educare ai rapporti tra i generi visti gli stereotipi predominanti? Un mondo dominato dalla coppia “calciatore e velina”. Quegli stereotipi non stanno solo nella cultura mediatica e in quella di chi ci governa. Sono qualcosa di molto più profondo che riguarda ciò che è concepito come proprio del maschio e proprio della femmina. Spesso sento madri più giovani di me lamentarsi di essere preoccupate per le proprie figlie che vogliono giocare al calcio, per il pericolo che abbiano polpacci troppo grossi. O madri di ragazzi preoccupate perché i loro figli vogliono fare danza… Con “Il corpo amico” vogliamo provare a scalfire, sia nella relazione con le ragazze e i ragazzi, sia nella formazione di chi realizzerà il progetto, il pregiudizio sessista. Partendo innanzitutto dal linguaggio, per poi immaginare azioni concrete che possano realmente andare bene per tutti e per tutte. In che modo affronterete questi temi? Lavoreremo sugli stereotipi sessisti per metterli in crisi, per attaccare l’omofobia e il sessismo nella considerazione di ciò che è inteso come maschile e femminile nello sport. Poi, valorizzando ciò che è già presente sul territorio, organizzeremo delle attività che siano realmente inclusive. Discipline tradizionali, come la vela, la pallavolo, la ginnastica, con un’attenzione particolare ai pericoli reali di emarginazione. Ed attività di espressione corporea teatrale e ginnica. Perché l’emozione non sta nell’osservazione di un perfetto gesto sportivo, ma nella condivisione di un gesto sportivo quotidiano, che metta insieme corpi imperfetti e proprio per questo preziosi.

"RIBELLARSI AGLI STEREOTIPI, USARE LA FANTASIA" “Il corpo amico” si rivolge agli adolescenti e l’appello è quello di non cedere agli stereotipi: le differenze di genere sono una ricchezza per tutti perché saper gestire corrette relazioni tra i sessi valorizza l’autonomia e il rispetto di ciascuno. Quindi: incontri, laboratori corporei, danze, arti orientali e tanto altro. L’Uisp la chiama educazione civica dei sentimenti: “In ballo ci sono i diritti delle donne, che rivendicano dignità e autonomia nelle proprie scelte di vita” dice Paola Lanzon, responsabile Coordinamento donne Uisp. Così come è scritto nella Costituzione, “quando si parla dell’attuale distacco tra politica e società, in mezzo c’è proprio il problema della rappresentanza: che oggettivamente non fornisce una fotografia reale della società. Per questo al centro del progetto abbiamo posto un problema culturale: il riconoscimento dei diritti e il rispetto reciproco, partendo dalla conoscenza del corpo”. “Ci sono poi i temi dell’ambiente e della solidarietà, le scelte strategiche dell’Uisp. Il corpo è il primo ambiente, è confronto con se stessi, uno strumento per decodificare il linguaggio dei media. Proviamo a costruire con i giovani e per il futuro un ambiente accogliente. Poi solidarietà: tra generi, tra persone, tra diversi. Anche in famiglia, nei rapporti e nei lavori”. Per caso, il progetto parla anche alla stessa Uisp? “Ci sono molti problemi antichi nel mondo sportivo, che è uno spaccato fedele della società e anche nell’Uisp incontriamo alcune incongruenze. L’associazione, in automatico, non va nella direzione che noi chiediamo, va stimolata. Penso, ad esempio, che vadano stabilite e rispettate le quote tra sessi nella composizione degli organismi dirigenti. C’è bisogno di un cambio di stile e di modalità. Ricorro ad una citazione, tanto per capirci: non si può abbattere la casa del padrone utilizzando gli strumenti del padrone”.

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APPROFONDIMENTI

CORPO, MOVIMENTO ED EMOZIONI IL SEMINARIO "LA CURA DEL CORPO": RISCOPRIRE IL SIGNIFICATO DELLA FISICITÀ PER ANDARE OLTRE L'ANALFABETISMO EMOTIVO di Silvia Saccomanno Ammendola foto di Antonio Marcello - www.shoot4change.net Può lo sport e in particolare l’Uisp contribuire allo sviluppo di un nuovo umanesimo? Di una cultura e di un modello di welfare che metta al centro il benessere delle persone e un rinnovato patto tra i generi fondato sulle pari opportunità tra uomini e donne, tanto nella vita quanto nello sport? La due giorni di seminario, “La cura del corpo. Riflessioni sull’intreccio fra corpo, movimento, emozioni: oltre l’analfabetismo emotivo”, promosso dal Coordinamento donne Uisp e dalla Lega le ginnastiche, ha indicato una strada. A giudicare dai volti commossi, dal clima d’intesa e di fratellanza tra i partecipanti al workshop che si è svolto il 13 e 14 novembre a Bologna, l’Uisp può fattivamente contribuire alla costruzione di una società migliore attraverso la cura e la riscoperta del primo ambiente che si abita: il corpo, inteso come importante strumento di relazione e conoscenza di sé. E proprio la sperimentazione del corpo nel suo intreccio indissolubile e troppo spesso “negato” tra movimento ed esternazione delle proprie sensazioni e del proprio vissuto emotivo, è stato al centro delle attività proposte durante la prima giornata di seminario.

estetici, il Coordinamento donne Uisp ha inoltre lanciato un’ulteriore sfida: rinnovare il proprio impegno civico ponendo le basi per un aggiornamento della Carta dei diritti delle donne nello sport. Nel lavoro del seminario, pensato come una sorta di viaggio, non si poteva quindi prescindere dal rapporto tra corpo e memoria, dal ripercorrere la storia della carta, a partire dalla testimonianza di alcune donne dell’Uisp che nel 1985 contribuirono alla sua stesura: Valeria Frigerio, Gigliola Venturini e Raffaella Gentile. Il dibattito è stato poi alimentato con gli interessanti spunti tratti dalle video interviste a Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il corpo delle donne”, alla campionessa olimpica di canoa Josefa Idem, alla giornalista Rai Ivana Vaccari. Al seminario che rientra tra le attività di Olympia, il progetto promosso dal Dipartimento internazionale dell’Uisp e finanziato dalla Commissione europea, è

Sono oltre 60 le donne, tra dirigenti ed istruttrici dell’Uisp che, suddivise in tre gruppi, uno dei quali misto, si sono messe in gioco partecipando ad una serie di attività laboratoriali e focus group incentrati sul respiro consapevole, sull’espressività e sul movimento del corpo. Una fase di lavoro caratterizzata da proposte di movimento e di respiro giocose utili a costruire un setting idoneo a superare la naturale diffidenza verso l’altro, a sospendere ogni forma di giudizio e ad esprimersi in piena libertà, prendendo coscienza di sé anche attraverso la ricerca del contatto fisico con gli altri componenti del gruppo. L’alternanza tra momenti di lavoro e momenti di riflessione collettiva, ovvero il continuo transitare dalla parola all’uso del corpo e viceversa, ha inoltre spinto le/i partecipanti ad elaborare ed esternare le proprie emozioni verbalizzandole: un modo per narrare e condividere l’esperienza del “corpo agito”, nel nome del superamento dell’analfabetismo emotivo. In un modello di società che trasforma il corpo in merce, in un oggetto di scambio che ha tanto più valore quanto più risponde a determinati canoni

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APPROFONDIMENTI

APPROFONDIMENTI la Carta dei diritti delle donne nello sport”. Oltre a partire da un lavoro di riscoperta del corpo, le docenti hanno poi sottolineato l’importanza di prestare attenzione anche al linguaggio usato, al modo di narrare e raccontare il corpo anche in vista delle possibili conseguenze in termini di identità mediali, ovvero del modo in cui si struttura il genere nelle case mediatiche che abitiamo. “Oggigiorno c’è una tendenza a separare corpo e mente anche nei luoghi istituzionali deputati alla formazione: uno dei punti di forza del seminario è stata proprio la circolarità tra l’uso del corpo e l’invito a dar voce ai propri vissuti attraverso momenti di riflessività capaci di aumentare la consapevolezza in sé stessi. Dall’analisi dei focus group – spiega la Guerzoni - è emerso che la pluralità dei gruppi si è tradotta in una certa povertà di linguaggio nel descrivere e condividere i propri vissuti corporei. Segno evidente che non siamo abituati a raccontare quello che si prova in termini di sensazioni ed emozioni. Se le parole fredde utilizzate per descrivere il corpo hanno lasciato posto nel corso dei lavori a parole più calde e legate a vissuti personali, alcuni gruppi sono rimasti vincolati ad altre problematiche più interne all’Uisp e al Coordinamento. Lavorare sul corpo agito vuol dire anche lavorare su un corpo politico che deve attrezzarsi ad essere narrato, e rappresentato. E’ necessario quindi dotarsi di parole esplicative che non siamo una fuga dal vissuto corporeo”. intervenuta anche Gertrud Pfister, dell’università di Copenaghen che ha presentato i risultati di una interessante ricerca europea “Donne e sport” che punta il dito sull’emarginazione delle donne nel mondo dello sport. Il seminario si è chiuso con le indicazioni per proseguire il viaggio intrapreso dal Coordinamento, con gli interventi di Stefania Marchesi, ex vice-presidente nazionale dell’Uisp, Filippo Fossati, presidente nazionale Uisp e Rita Scalambra, presidente della Lega le ginnastiche Uisp.

CHE COS’È IL CORPO? Con questa domanda si è aperto il confronto con le due docenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna che attraverso l’uso di telecamere fisse hanno seguito e analizzato le attività motorie proposte dal seminario. “Il corpo è una parola complessa e opaca – ha detto Paola Manuzzi docente di Pedagogia del corpo e della comunicazione - Può essere tante cose: corpo estetico, mediatico, medico, un oggetto quindi da curare o abbellire, o un corpo soggetto che rimanda inevitabilmente alla complessità della persona, a ‘ciò che siamo’. Il seminario, che non era impostato sulla ricerca della prestazione sportiva, e quindi su atto meramente esecutivo, ha consentito ai presenti di sperimentarsi in quanto persone, aprendosi a modalità

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comunicative basate sulla ricerca del contatto fisico, sul senso di appartenenza al gruppo e sulla condivisioni delle proprie emozioni, tipiche della dimensione del gioco e della corporeità”. “Il corpo è sempre di qualcuno e non esiste da solo se non in termini di astrazione filosofica o di costrutto culturale che cambia in relazione all’uso che se ne fa in una determinata cultura – ha proseguito Giovanna Guerzoni, docente di Antropologia Culturale - In relazione all’attività motoria c’è un uso apparentemente omogeneo del corpo basato sull’idea di potenza, e di efficacia: lo sport nasce su misura al maschile, su valori quali la prestanza fisica, la competizione, il trionfo. Nel seminario invece è emersa la necessità di recuperare il corpo riconoscendone la propria soggettività a partire dalla libertà d’espressione”. “E in una società in cui le donne per praticare sport, si sono dovute inserire in un contesto maschile, per riflettere sulle caratteristiche dello sport al femminile, e sul ruolo delle donne nello sport, si dovrebbe ripartire – ha sottolineato la Manuzzi - dai valori emersi nel corso del seminario: l’ascolto, la relazione, e la capacità di sintonizzarsi e aprirsi agli altri. D’altronde il corpo delle donne ha la capacità per sua natura, di includere le differenze senza rigettarle (pensiamo alla gravidanza, ndr), e il lavorare su quest’ultime, andrebbe tenuto presente nell’aggiornare

- ho trovato molto interessante ripercorrere la storia della carta dei diritti delle donne nello sport: una tematica tuttora attuale”. Anche per Silvia Valcanover, come Marta istruttrice di ginnastica artistica, “La cura del corpo” è stata un’esperienza decisamente positiva. “Ho voluto essere presente al seminario perché completamente digiuna delle tematiche in programma. Ho vissuto il seminario in maniera positiva in tutta la sua totalità, in particolare ho apprezzato la modalità di confronto utilizzata: un lavoro di gruppo basato sulla possibilità di commentare e condividere insieme. L’esperienza laboratoriale si è tradotta in un modo di vivere il movimento adattandolo alle esigenze e alle richieste del corpo. All’inizio è stato complicato lasciarsi andare anche in virtù di una certa paura del giudizio altrui. La titubanza da questo punto di vista è venuta meno anche grazie al bellissimo clima instauratosi nel gruppo. Il seminario - prosegue - ha toccato tematiche su cui non avevo mai riflettuto abbastanza: scoprire che dietro una carta c’è stato un lungo percorso di emancipazione, è stato davvero emozionante. Questi interventi uniti al lavoro sul corpo mi hanno aiutato a rivendicare il mio ruolo di istruttrice donna, a capire che emulare i ragazzi, in particolare nel mondo sportivo non è la strada giusta”.

LE VOCI DELLE PARTECIPANTI Trentasei anni in due: Marta Mosna e Silvia Valcanover, due diciottenni di Trento, sono state le partecipanti più giovani del seminario “La cura del corpo”. Ragazze con le idee fin troppo chiare sul loro ruolo di instruttrici donne. Le abbiamo sentite per avere un feedback sull’esperienza bolognese. “Nei confronti del seminario, cui ho partecipato perché incuriosita dal riferimento ad una prospettiva di genere, non nutrivo grandi aspettative – spiega Marta Mosna, istruttrice di ginnastica artistica della Lega le ginnastiche - Sono rimasta colpita: è stata un’esperienza molto diversa dalla pratica sportiva che conosco, diversa dai miei schemi mentali e corporei. Come ginnasta sono abituata a controllare il corpo, ad usarlo imponendogli dei movimenti ben precisi. Durante i lavori è venuto meno quello schematismo: è stato il mio corpo a decidere, ad esprimersi attraverso il movimento al di là di ogni possibile forma di controllo. Oltre a trovare un gruppo accogliente ed aperto, l’atmosfera positiva del seminario mi ha permesso di lasciarmi andare e concentrarmi di più sulle sensazioni vissute. Dal confronto con una nuova dimensione corporea ancora tutta da esplorare, ho capito che bisogna imparare a conoscersi e a prendersi cura di un corpo depositario di emozioni e sensazioni uniche. Quanto al dibattito della domenica – prosegue

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APPROFONDIMENTI

L’INVENZIONE DELLA RADIOCRONACA CALCISTICA IL RACCONTO RADIOFONICO DELLA COMPETIZIONE: UNA VERA E PROPRIA RIVOLUZIONE MEDIATICA Pubblichiamo un brano estratto dal libro “Corpi e immaginario. Memoria, seduzione e potere dal Milite ignoto al Grande Fratello” (edizioni Bonanno, 2010) del sociologo Nicola Porro di Nicola Porro

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: IL RUOLO DELL’UISP PER LE PARI OPPORTUNITA’ “Il corpo delle donne è un campo di battaglia”, ha ricordato Emma Bonino durante “Vieni via con me”. Dal ratto delle Sabine, fino ai nostri giorni, l’elenco delle cose che passano sul corpo delle donne è un rosario poco “mariano” di corpi violati e malmenati, di donne mortificate e penalizzate perché troppe belle o troppo brutte, troppo vestite o troppo svestite, troppo stupide o troppo intelligenti. E’ la storia di donne uccise “in quanto tali”, di donne oggetto che non vanno mai bene come persone. Il 25 novembre si è celebrata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e i dati ufficiali danno ragione a quell’elenco e ci parlano di un’Italia dove i femminicidi aumentano di anno in anno. Cosa può fare allora l’Uisp per combattere la violenza di genere? Per contrastare quella deriva che vede le donne ulteriormente mortificate dal taglio delle risorse alle politiche sociali e a quelle realtà, i consultori, che fanno una meritevole opera di sensibilizzazione e di primo ascolto alle vittime di violenza? Abbiamo scelto di dar voce ad alcune dirigenti Uisp, alle donne dello sportpertutti. “E’ nel dna dell’Uisp, nella radice dell’associazionismo, l’idea di partecipazione, di condivisione di momenti di incontro e di ascolto a prescindere dal risultato sportivo – afferma Cristina Boniatti, presidente Uisp Trento - Favorire la consapevolezza di non essere mai soli è un aspetto decisamente importante, soprattutto per le donne vittime di violenza. Come ben indicato dal seminario

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‘La cura del corpo’, l’Uisp in concreto può creare opportunità e occasioni per favorire processi di autoconsapevolezza, momenti di riflessione sul corpo e sul movimento, intesi come autentiche medicine per rimettersi in moto, per acquisire consapevolezza della propria unicità e del proprio valore, ritrovando dentro sé stesse l’energia per lavorare e fidarsi degli altri a cominciare dalla fiducia tra donne”. “Sono convinta che ogni manifestazione che metta in risalto le qualità delle donne, che favorisca cioè una pratica partecipativa e sociale in cui quest’ultime possono esprimersi secondo le loro peculiarità e caratteristiche, contribuisca di fatto a contrastare la violenza sulla donne rendendole visibili come persone e non come oggetto di soprusi e pregiudizi – ha detto Federica Rossi, presidente Uisp Friuli Venezia Giulia - La pratica motoria femminile potrebbe essere anche letta come una forma di esibizionismo tale da indurre violenza. Se invece la promuoviamo come un’attività sociale e legittima, potremmo effettivamente essere d’aiuto”. “Ci sono molti casi di mancanza di autostima tra le donne, con complessi d’inferiorità che favoriscono anche uno status di sottomissione nei confronti degli uomini – dice Francesca D’Alessio, presidente Uisp Basilicata - Lo sport può servire non solo a fortificare il fisico ma anche a sentirsi più decise e sicure. Non dobbiamo dimenticare che il lavoro sul corpo incide anche a livello pschico sul carattere delle persone: il confronto diretto con gli altri, le attività sportive di gruppo, possono rafforzare l’autostima, favorire l’esternazione dei propri vissuti con l’acquisizione di coraggio e di maggior fiducia in sè stesse”.

La formula rivoluzione mediatica con la quale si designa l’avvento di un sistema sempre più esteso e pervasivo di comunicazione sociale di massa, è suggestiva ma generica. Necessita di essere ulteriormente specificata in relazione alle caratteristiche tecniche e al potenziale comunicativo dei media che si vengono affermando nel corso del Novecento e oltre. Se la fotografia si trasforma in genere di consumo pubblico con la riproducibilità a stampa delle immagini, la radiofonia deve associare medium e messaggio in un racconto per sola voce. Il solo senso protagonista è l’udire e le vicende saranno narrate, almeno sino alla metà degli anni Trenta, secondo i moduli propri del giornalismo d’informazione. L’uso suggestivo della parola e della voce orientano la recezione del messaggio, come nella confezione dei notiziari. Il ricorso alla radiofonia in funzione di intrattenimento di massa si sviluppa in tempi più recenti. Darà però rapidamente vita a icone narrate a loro volta capaci di narrare. Un caso esemplare riguarda lo sport e segnatamente il calcio. Il primo caso di narrazione di corpi che non si possono vedere perché il medium non è in grado di mostrarli, è infatti la radiocronaca sportiva. Un esperimento che vede l’Italia all’avanguardia. Dopo qualche cronaca di corse ippiche, il 25 marzo 1928 debutta per radio il racconto calcistico in diretta. L’incontro ItaliaUngheria (4-3) è commentato da Giuseppe Sabelli Fioretti ed Enrico Segantini. Pochi mesi dopo debutteranno le radiocronache pugilistiche e motoristiche. Mario Ferretti sarà il cantore radiofonico dell’epopea del ciclismo di Coppi e Bartali. La figura simbolo nella storia della radiofonia sportiva è tuttavia rappresentata da Niccolò Carosio (1907-1984). Carosio ha il dono di una voce pastosa, capace di trasmettere emozioni e di catturare l’attenzione degli ascoltatori. É dunque in grado di sostenere tempi narrativi lunghissimi. Molto più lunghi di quelli propri del medium televisivo, che

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COMUNICAZIONE rendere con brio i virtuosismi stilistici dei giocatori sudamericani e le prodezze tecniche dei campioni che si cimentano sui campi della Rimet.

consente al cronista di commentare quelle immagini che la radio non può mostrare. Buon conoscitore della lingua inglese, Carosio agli inizi degli anni Trenta era divenuto un cultore delle chiacchierate radiofoniche di Herbert Chapman, il tecnico che avrebbe ideato il modulo calcistico denominato Sistema o WM. Il cronista italiano si convince che il calcio può essere efficacemente raccontato ‘per sola voce’. Nel 1933 simula per l’EIAR, l’ente radiofonico di Stato, una radiocronaca del derby Torino-Juventus. L’esperimento suscita curiosità, ma avrà il suo battesimo del fuoco solo l’anno dopo, quando l’Italia ospita la seconda edizione della Coppa del Mondo per squadre nazionali (allora chiamata Coppa Rimet). I dirigenti radiofonici scommettono sulla radiocronaca calcistica come un’innovazione di marca italiana e individuano l’appuntamento sportivo internazionale come un’occasione irripetibile per il suo lancio. Il successo sarà immediato e travolgente, anche grazie alle prodezze della nazionale azzurra guidata da Vittorio Pozzo. La marcia della squadra verso la vittoria finale, malgrado qualche polemica su presunti favoritismi che rimbalza dalla stampa estera, è entusiasmante. Gli ascoltatori sono coinvolti nel racconto epico di Carosio in un crescendo di passione. Le radiocronache concorrono potentemente a ridisegnare le preferenze sportive del pubblico a favore del calcio. Tracciano però anche il format di un modulo comunicativo che sarà presto imitato ovunque rotoli un pallone in un campo di calcio. Familiarizzati da Mussolini e dalla propaganda di regime al rito del discorso in diretta, gli italiani stavolta si appropriano del mezzo nei panni dei tifosi a distanza. La voce di Carosio racconta le imprese di Orsi e Meazza, produce l’illusione del ‘vedere’, riscatta (concedendosi non poche licenze) il gioco fisico e aggressivo degli azzurri in una narrazione edulcorata. Il 10 giugno 1934 la squadra di Pozzo conquista per la prima volta il titolo mondiale sconfiggendo nella finale di Roma la Cecoslovacchia per 2-1. Ma il radiocronista sa dare voce sapiente anche alla narrazione della lenta e poderosa azione di squadra dei calciatori della Mitteleuropa. Sa

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Gli apparecchi nelle abitazioni sono ancora pochi, ma i corpi narrati sono presenti ovunque. Altoparlanti sono installati agli angoli delle strade. Si aprono le case del fascio, gli oratori, i circoli riservati, i locali pubblici. Nessun corpo invisibile come quello dei giocatori del primo Mondiale italiano è mai stato in precedenza così presente nell’immaginario di massa. La narrazione eroica entra in prevedibile consonanza con l’enfasi nazionalistica della radiofonia di regime. Carosio possiede però uno stile comunicativo elegante, lontano dai toni stentorei. Né gli manca la capacità di vivacizzare il racconto di partite un po’ monotone o di conferire veste drammaturgica a incontri pur emozionanti. È il caso di quell’Inghilterra-Italia, giocata a Londra il 14 novembre 1934, che aveva assunto il significato di una sorta di prova della verità dopo il torneo mondiale vinto dagli azzurri ma disertato dagli altezzosi maestri britannici. Un Carosio in stato di grazia trasformerà l’incontro nella narrazione di un’epopea. L’acme emozionale sarà raggiunto al termine dell’incontro, quando il radiocronista saluta con voce composta ma vibrante l’uscita dal campo dei giocatori italiani sconfitti. Gli azzurri, in svantaggio di tre reti, in inferiorità numerica e davanti a un pubblico ostile, erano stati capaci di rimontare due goal dimenandosi in un campo invaso dalla nebbia e con un freddo pungente. La voce di Carosio li consegnerà all’epica calcistica coniando la metafora zoomorfica dei “leoni di Highbury”. Probabilmente nessuna sconfitta della squadra del cuore fu capace di suscitare a scala di massa tanta emozione e orgoglio. Bisognerà attendere le imprese ciclistiche di Coppi e Bartali per attivare ‘per sola voce’ una mobilitazione emotiva comparabile. Una indiretta conferma del dono narrativo di Carosio viene dalla contronarrazione che dell’evento offrirà anni dopo Gianni Brera: Qualcuno che è stato a Highbury nel 1934 mi racconterà di aver visto tutto fuorché calcio da parte italiana: calcioni, spintoni, cravatte, sputi in faccia (da parte di Serantoni; ma la nebbia fluttuante ha impedito al mio interlocutore di controllare i gesti di Allemandi e Ferraris IV). Racconto queste cose per non entrare nel novero dei piaggiatori: ammetto però di essermi esaltato a mia volta nell’ascoltare Carosio. In sostanza: la partita si era svolta in un fitto involucro di nebbia e lo stesso radiocronista si era trovato a commentare una specie di gioco di ombre aiutandosi con l’eco delle grida provenienti dalle tribune più prossime al campo. Facendone una pagina di storia della radiofonia più simile alla

fiction che alla narrazione tecnica dell’evento sportivo. Carosio racconterà agli italiani oltre mille partite: sino al 1954 condurrà cronache solo radiofoniche, per trasformarsi poi in commentatore televisivo. Non si adattò però mai completamente al mezzo televisivo, incarnando invece il perfetto interprete delle potenzialità della radiofonia. Una conferma della forza narrativa del medium si avrà anni dopo, con il successo di Tutto il calcio minuto per minuto e di programmi ispirati allo stesso format. Capaci di convivere senza difficoltà con la narrazione iconica dello sport resa possibile dalla ripresa televisiva. La calcistizzazione della società italiana è almeno in parte il prodotto della radiofonia e del suo profeta. Personaggio capace di invenzioni lessicali memorabili, come il “quasi goal”. O pronto a concludere la cronaca di una partita giocata in inverno a latitudini nordiche con un liberatorio “adesso concediamoci un whiskaccio”. La sua narrazione è sempre sobria, familiare, sintatticamente inappuntabile, lontana dall’imperante stile comunicativo littorio. Né in

LA NARRAZIONE DEI CORPI Le icone del corpo hanno dato vita a potenti narrazioni sociali della tarda modernità. Hanno concorso a costruire apparati simbolici che i media hanno elaborato, riprodotto e diffuso. Hanno fornito rappresentazioni della politica, dell'arte, del potere, della fede, della trasgressione. Hanno dato forma a domande di identità. Il riferimento al corpo dà evidenza a diritti (l'habeas corpus), a differenze (il genere, l'appartenenza etnica), a forme di stigma (povertà, esclusione, disabilità). Il corpo oggetto del desiderio, espressione di carisma, luogo privilegiato di un'estetica pubblica è anche divenuto spettacolo. Si è persino trasformato in un'arma (i kamikaze). Il volume analizza alcuni casi esemplari nella transizione dal Novecento all'ipermodernità. Ricostruisce la narrazione del Milite ignoto, che nei primi anni Venti fa del corpo di nessuno il corpo della Nazione. Si sofferma su icone della devozione (padre Pio) e del potere ( i "tre corpi" di Mussolini) nella stagione fra le due guerre. Propone una galleria di corpi raccontati da un mezzo, la radio, che non può mostrarli. Esamina icone della cinematografia (i telefoni bianchi, le maggiorate), dell'arte, dello spettacolo e della trasgressione - dalla culturista Lisa Lyon alla perfomer Orlan a Moana Pozzi -, delle tecnologie digitali (i corpi inventati dei videogame). La ricerca si conclude con l'analisi di un reality televisivo di

tempi più recenti si adatterà all’enfasi della radiocronaca di effetto, stridula e gridata come nel prototipo sudamericano, fatto proprio negli anni Novanta dai cronisti delle televisioni commerciali. Il racconto radiofonico di corpi in competizione esemplifica le potenzialità di un genere comunicativo che riesce a suscitare emozioni e identificazioni anche in assenza di corpi visivamente percepibili. Il successo delle radiocronache sportive si abbinerà prevalentemente ai giochi di squadra, scontando la materiale impossibilità a narrare in mancanza di approccio visuale le attività di figurazione e molte pratiche tecniche individuali. Negli stessi anni Trenta la radio promuoverà però anche la divulgazione di massa della produzione musicale in tutte le sue forme e della stessa drammaturgia. Producendo anche tipologie inedite di intrattenimento, come la narrativa adattata al medium radiofonico – a cominciare da quell’anticipazione del racconto multimediale che sarà rappresentato dai Quattro Moschettieri di Nizza e Corbelli - , destinate a essere mutuate più avanti dallo strumento televisivo.

successo, il Grande Fratello, come esempio di narrazione corporale nell'epoca contemporanea. “Corpi e immaginario. Memoria, seduzione e potere dal Milite ignoto al Grande Fratello”, di Nicola Porro, Bonanno 2010, pagg. 240, € 20,00

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TRENTO SI CANDIDA PER LE UNIVERSIADI PER LEONARDO COIANA, PRESIDENTE CUSI, "IL TRENTINO HA UNA STRAORDINARIA RICCHEZZA SPORTIVA”

di Giorgio Gandolfi Il “Cusi, Centro universale sportivo italiano” ha inviato la richiesta a Bruxelles, dove ha sede la Fisu, la Federazione internazionale dello sport universitario. Si tratta della candidatura della regione trentina per i giochi invernali dell’Universiade 2017. Per ora Trento corre da sola ma all’orizzonte si profilano alcune temibili concorrenti. Una cosa è certa: come da tradizione la trafila per centrare l’obiettivo è stata rispettata nei minimi dettagli e sicuramente la partenza è giusta. La conferma e' stata data a Filippo Bazzanella e Paolo Mezzena, rappresentanti della commissione tecnica che sta lavorando al dossier di candidatura del Trentino, direttamente da George E. Killian, presidente della Fisu a margine di un incontro a Bruxelles in occasione della conferenza City Events, organizzata dalla stessa Fisu. “Vi e' ora un anno di tempo - spiega Manuela di Centa, presidente del Comitato promotore

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ed autentica “madrina” della manifestazione- per predisporre un dossier credibile e convincere l'esecutivo Fisu che Trento e il Trentino sono un destinazione affidabile e attrattiva”. Chiediamo la conferma a Leonardo Coiana, da oltre quindici anni massimo esponente del mondo universitario italiano attraverso il Cusi: “Effettivamentedice- la regione trentina è stata molto convincente nel suo primo “colloquio” con la dirigenza della Fisu, a cominciare dal presidente, l’americano George Killian che ha ancora nel cuore e nella mente le belle immagini della chiusura dell’Universiade della neve di Torino al Palaisozaki. Il nostro Paese ha avuto l’onore di ospitare ben otto manifestazioni analoghe, cinque della neve e tre estive. Nessuna nazione vanta il nostro palmares sul piano organizzativo se non proprio nel numero di medaglie che è pur sempre prestigioso. Alla candidatura di Trento e del Trentino per l’Universiade della neve si unirà probabilmente quella dell’Aquila e della regione Abruzzo per l’edizione estiva 2017 che

sicuramente avrebbe lo stimolo e la collaborazione di tutta l’Italia conoscendo i problemi sorti nella regione dopo il terremoto. In proposito comunque c’è tempo per riparlarne”. Riassumendo le edizioni del passato, troviamo Sestriere nel 1966, Livigno nel 1975, Belluno-Nevegal nell’85, quindi Tarvisio nel 2003 e Torino nel 2007 dove i risultati furono indubbiamente notevoli essendo la manifestazione a ridosso dell’Olimpiade. Dunque Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, ancora Piemonte ed ora il Trentino: quasi un completamento dell’arco alpino. Quali a suo avviso le motivazioni? “Quando abbiamo presentato la manifestazione alcuni mesi fa nel Rettorato dell’Università di Trento c’era un testimonial d’eccezione, appunto l’onorevole Manuela Di Centa, membro onorario del Cio, quindi il Rettore Davide Bassi, e le massime rappresentanze della regione. Trovare tutti assieme esponenti dell’Università, della provincia autonoma del Trentino e società di marketing territoriale, significa un’unità d’intenti davvero eccezionale. Senza dimenticare che il progetto era stato sostenuto all’unanimità dal consiglio provinciale che aveva approvato un ordine del giorno sulla candidatura. Manuela Di Centa firmò poi la lettera ufficiale che mi consegnò perché attraverso il Cusi venisse appoggiato il Trentino presso la Federazione internazionale. Manuela nell’occasione fu esplicita ricordando fra l’altro che le Dolomiti sono state inserite nel patrimonio culturale dell’Unesco e che il Trentino è sempre stato capace di coniugare lo sport con l’ambiente e di coinvolgere i giovani a tutti i

Leonardo Coiana, presidente Cusi

livelli, non soltanto quelli universitari ma anche delle scuole medie e superiori.”. “Il Trentino- ha proseguito Coiana- ha una straordinaria ricchezza in materia di sport grazie a volontari dall’alta professionalità quindi l’Universiade, questa vera e propria Olimpiade riservata agli universitari, rappresenta una grande occasione per attirare l’attenzione del mondo. Oltretutto la regione arriverà all’appuntamento del 2017 dopo avere superato un altro collaudo, il terzo mondiale di sci. Fra poco andremo in Turchia, a Erzurum, per l’Universiade 2011 della neve che viene a premiare per la seconda volta, in pochi anni, il movimento universitario del paese della mezzaluna visto che nel 2006 l’edizione estiva fu ospitata da Smirne. Poi sarà la volta della slovena Maribor (2013) e della spagnola Granada (2015). Il Trentino gode di una secolare esperienza nell’organizzazione di grandi avvenimenti senza dimenticare la tradizionale ospitalità alberghiera e turistica. Dunque un biglietto da visita che dovrebbe essere vincente”. Da sottolineare che il Trentino ha all’attivo anche un’importante esperienza coi mondiali di sci studenteschi nell’ambito del progetto Students for Students che ha visto impegnati 300 studenti delle scuole trentine mentre per il progetto Universiade ci sarà un concorso per la realizzazione del logo e della mascotte aperto a tutti gli studenti. Ricordiamo infine che l’Universiade significa la partecipazione di 2.600 atleti fra i 17 ed i 28 anni, nonché migliaia fra tecnici, dirigenti giudici e giornalisti di 50 Paesi. Senza dimenticare i mille volontari e le 5.500 persone accreitate con 35mila pernottamenti e 70mila pasti. Il numero degli spettatori è mediamente di 85mila presenze. I giorni di gara sono 12 con 480 medaglie da assegnare nelle discipline dello sci alpino ( slalom, gigante Super G) sci nordico ( fondo, salto, combinata nordica) snowboard, pattinaggio artistico e sincronizzato, hockey su ghiaccio, biathlon, short track e curling. Ben cinquecento le ore di trasmissione previste per la Tv. Davvero un grande appuntamento che Trento ed il Trentino meritano ampiamente assieme al Cusi e allo sport universitario italiano.

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GOLF IN BIANCO AL SALONE DEL TURISMO E DEGLI SPORT INVERNALI, 1.600 PERSONE SI SONO AVVICINATE AL GREEN. GRAZIE ALL'UISP di Roberto Negro Sono state quasi 20.000 le palline tirate nei 4 giorni di stand del Coordinamento Nazionale Golf Uisp presso Skipass Nissan 2010, il salone del Turismo e degli Sport invernali che si è svolto a Modena Fiere dal 29 Ottobre al 1 Novembre scorsi. Una struttura gonfiabile, un mini putting green per i bambini ed un'ora al giorno di attività sulla neve artificiale hanno fatto sì che più di 1600 persone si avvicinassero al gioco del golf per la prima volta insieme a Uisp. Nozioni di base fornite dallo staff che per l'occasione si presentava a larga maggioranza composto da ragazze e poi via verso quella che a tutti pareva essere l'impossibile impresa di riuscire ad impattare la pallina al primo tentativo. C'è stato chi, dopo la teoria, ha messo in pratica nel migliore dei modi quanto spiegatogli e chi, invece, ha necessitato di più tentativi prima di vedere volare la tanto -a volte ne sono sicuro fosse così- “maledetta” pallina. Chi più chi meno,

comunque, tutti sono riusciti a raggiungere lo scopo dopo poche prove. Dalla bimba più piccola, di appena un anno e mezzo, a chi invece probabilmente ha già più nipoti, tutti hanno concluso la loro prima prova di golf con il sorriso sulla labbra e con parole d'elogio per ciò che stavamo facendo. Vedere promuovere il golf in mezzo alla gente, ricordavano in molti, non è usuale. Ecco forse spiegato il continuo assembramento di curiosi nelle vicinanze della nostra struttura gonfiabile. Nei quattro giorni di fiera, il nostro stand non è stato unicamente meta di coloro che si sono recati a Skipass Nissan 2010 come visitatori, ma ha riscontrato anche l'interesse di aziende, di riviste del settore golfistico e non e di stand istituzionali presenti al salone come espositori. L'interesse di questi ha viaggiato in parallelo, per tutti e 4 giorni, alla curiosità dimostrata da molti visitatori che sino a quel momento avevano visto il golf con un certo timore reverenziale e che con noi hanno dovuto ricredersi e provare finalmente a praticare questa disciplina sportiva. Per qualcuno, soprattutto per le persone più avanti con l'età, sembrava così strano poter finalmente cimentarsi in una situazione che, a detta loro, non si sarebbero mai immaginati di poter vivere, senza costrizione alcuna e con il solo obbiettivo del divertimento. L'attività del golf Uisp a Skipass, però, non è stata unicamente quella svolta con la struttura gonfiabile grazie alla quale abbiamo potuto far provare il gioco del golf ai visitatori, ma è anche stata promozione del golf in un ambiente non convenzionale come la neve. Per un'ora al giorno, infatti, abbiamo potuto usufruire di una delle piste innevate artificialmente ed eseguire presso la stessa delle dimostrazioni e delle prove gratuite di golf sulla neve. Dimostrazioni che hanno attirato i curiosi, la stampa ed una buona fetta di coloro che gravitavano intorno alla zona dove avevamo predisposto l'area di prova. Tra le varie attività svolte nei quattro giorni di fiera c'è sicuramente da ricordare quello che potrebbe essere considerato il motivo principale della nostra presenza a Skipass, cioè la presentazione dello "Snow golf tour 2011", il circuito di gare di golf sulla neve organizzato dal Coordinamento Nazionale Golf Uisp e dalla Progetto Golf ASD che partirà il 6 Gennaio 2011 da Gressoney Saint Jean in Valle d'Aosta e terminerà il 27 Febbraio 2011 a Commezzadura in Trentino durante le finali di Neve Uisp, dopo aver toccato anche Emilia Romagna, Piemonte e Toscana. “Snow Golf

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Tour” vuole essere il primo circuito a livello nazionale di gare di golf sulla neve rivolto ai giocatori, ma non solo. Tutte le tappe avranno infatti luogo presso zone particolarmente trafficate come piazze, partenze delle funivie o piste da sci. Questo con l'obbiettivo principale di raggiungere il maggior bacino d'utenza possibile ed avvicinare la gente al gioco del golf dimostrando che questa attività sportiva può essere vista anche sotto un'ottica che non ha nulla a che vedere con lo stereotipo che ancora oggi vuole il golf come uno sport per pochi. Il golf che come Uisp abbiamo proposto a Skipass Nissan 2010 non aveva però come unico fine il divertimento, ma voleva anche dimostrare che questo sport può e deve essere inteso come un'attività sportiva per socializzare, per stare meglio con il proprio corpo e con la propria mente, viste le lunghe passeggiate che si fanno e l'impegno necessario per riuscire a riprodurre un movimento il più possibile ripetitivo ogni volta che si esegue un colpo. Il golf proposto sì come attività sportiva, ma anche come formazione della mente per i ragazzi che lo praticano e che si trovano sin da subito a dover ragionare e decidere in modo autonomo sul da farsi. Una palestra di vita che Uisp vuole promuovere ad ogni livello, in parallelo alla promozione del golf inteso unicamente come attività sportiva. Maggiori informazioni su Uisp ed il golf si possono reperire sul nostro sito web: www.golfuisp.it.

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INTEGRAZIONE

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PIU’ SPORTIVI MIGRANTI, ANCHE NELL’UISP

Foto di Marco Quinti - www.shoot4change.net

stranieri deve essere improntato ad una sempre maggiore chiarezza, non dobbiamo dare nulla per scontato, anche le informazioni su come ci si tessera o come si crea una società sportiva dilettantistica, puntando a creare materiali per superare le barriere linguistiche. C’è un forte interesse da parte dell’Uisp su questi temi e stiamo sviluppando una particolare sensibilità in tutto il corpo associativo”.

IL NUOVO PROGETTO MIMOSA

44.000 SOCI E 1.500 DIRIGENTI. SONO I NUMERI CHE FOTOGRAFANO LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI STRANIERI di Francesco Sellari Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il Dossier Statistico Immigrazione della Caritas. Il rapporto, giunto alla XX edizione, fornisce un’immagine sul fenomeno migratorio nel nostro paese. E nell’Uisp? Quanti sono i migranti? Ci risponde Chiara Stinghi, responsabile Dipartimento integrazione e multiculturalità Uisp. “I dati sul tesseramento dello stesso periodo, ci mostrano una presenza che incide per il 3,7%. Sono circa 44 mila di cui 27 mila uomini, la metà come percentuale rispetto alla media nazionale. Le discipline che hanno più soci stranieri sono il calcio, il nuoto e la ginnastica. I dirigenti non nati in Italia sono 1.500. Non abbiamo informazioni sulla nazionalità perché è un dato che non richiediamo al momento del tesseramento”.

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In Italia le persone straniere regolarmente soggiornanti sono 4 milioni e 919 mila con un aumento di circa 3 milioni nell’ultimo decennio di cui 1 milione solo nell’ultimo biennio. Le comunità più numerosa è quella romena (quasi 900 mila), seguite dalla comunità albanese e marocchine (quasi 500 mila), cinese e ucraine (200 mila). Gli europei sono la metà del totale, gli africani un quinto e gli asiatici un sesto. La regione che accoglie il maggior numero di residenti stranieri è la Lombardia. La popolazione femminile ha superato quella maschile e rappresenta il 51,3%. Dal 1996 sono stati celebrati quasi 25 mila matrimoni misti, negli ultimi dieci anni 110 mila sono stati i ricongiungimenti familiari. Gli immigrati assicurano anche un sostegno demografico all’Italia, infatti, nel 2009, i nuovi italiani nati da genitori entrambi stranieri sono stati oltre 77 mila, ed i figli di

stranieri iscritti a scuola incidono per il 7,5% sulla popolazione scolastica. “Purtroppo il dossier sottolinea che nonostante aumenti la presenza degli stranieri nel nostro paese e aumentino i contatti sul lavoro, nei luoghi di socializzazione e le famiglie miste, diminuisce la capacità di accogliere e di offrire servizi ed aumentano gli episodi di razzismo” commenta la Stinghi. “Per andare incontro le necessità di questi nuovi cittadini – prosegue – l’Uisp si sta impegnando in un ampliamento della propria proposta disciplinare, aprendosi verso discipline di altre culture. Lo dimostrano, ad esempio, la nascita del Coordinamento cricket, e il lavoro sul badminton. Esiste inoltre una consapevolezza diversa dei nostri dirigenti, ma questo è un terreno sul quale dobbiamo lavorare con continuità. Il nostro approccio con i possibili soci

Mimosa è il nome del nuovo progetto finanziato dalla Direzione generale Sport della Commissione europea che vede l’Uisp soggetto capofila insieme ad altri enti e istituzioni. Il termine sta per “Migrant's Inclusion Model through Sport for All”, ovvero “modelli di inclusione dei migranti attraverso lo sport per tutti”. Ce ne parla Carlo Balestri, responsabile settore Internazionale Uisp. “Il progetto mira ad utilizzare lo sport come strumento per una maggiore integrazione e inclusione sociale delle comunità straniere in Italia – spiega – Puntiamo a studiare e sviluppare delle nuove pratiche da proporre alla Commissione europea in quanto modelli di integrazione. Useremo lo sport, in particolare il calcio e altre discipline proprie di alcune comunità straniere, come il cricket, il baseball, il touch rugby per aumentare il coinvolgimento delle comunità migranti, e parallelamente abbiamo intenzione di lavorare sulla partecipazioni di questi nuovi cittadini non semplicemente alle attività dell’associazione. Partiamo da una riflessione su quanti migranti ricoprono ruoli dirigenziali nell'Uisp da estendere poi a tutto il mondo dello sport”. Molte le associazioni europee partner del progetto, rappresentative di Austria, Danimarca, Germania, Spagna, Romania . Tra gli enti che collaborano citiamo la provincia di Gorizia, la regione Toscana, il CradCentro regionale contro le discriminazioni della regione Emilia-Romagna e l’Università del Molise. “Mimosa si sviluppa su tre livelli - prosegue Balestri - per la creazione di altrettante reti di collaborazione: tra gli enti locali, tra le associazioni e tra partner scientifici. Attraverso lo scambio delle esperienze e l’individuazione di interventi ottimali cercheremo di creare un modello di inclusione per i migranti ma anche per i rifugiati, i rom e le donne vittime di violenza”. Mimosa partirà a marzo 2010 con i primi incontri tra i soggetti che hanno aderito all’iniziativa. “Su 146 progetti presentati, solo 10 sono stati approvati – ci dice in conclusione Balestri – Oltre a Mimosa, l’Uisp figura come soggetto partner in altri due progetti stranieri: sulla linea dell’inclusione sociale nel progetto che ha come proponente l’associazione austriaca Vidc e sulla linea del volontariato nel progetto presentato dall’Isca. Ci confermiamo in qualità di soggetto credibile e affidabile. Per noi questo è un grande risultato, anche frutto del lavoro che stiamo portando avanti a livello internazionale con Isca Europe”.

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RACCONTI

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MONTAGNA OPERAIA "ASSOCIAZIONISMO PROLETARIO, ALPINISTI SOVVERSIVI E SPORT POPOLARE" NEL NUOVO LIBRO DI LUCIANO SENATORI

“DIRIGE MICHELOTTI DA PARMA”: UN CALCIO DAL SAPORE ANTICO ANEDDOTI E AMARCORD, SULLE ORME DI UN FISCHIETTO CHE HA FATTO LA STORIA

di Francesco Sellari E’ stato pubblicato da Ediesse un libro che prova a colmare una lacuna nella ricostruzione storica del movimento dei lavoratori in Italia, concentrandosi sulle attività sportive proletarie in montagna. Attività alle quali si accompagnano tensioni sociali, passione politica e presa di coscienza collettiva. Si tratta di “Compagni di cordata”, scritto da Luciano Senatori. Sottotitolo: “Associazionismo proletario, alpinisti sovversivi, sport popolare in Italia”. Senatori, scrittore e saggista storico, è nato a Firenze nel 1935. Dal 1969 al 1975 è stato segretario nazionale Uisp. Dal 1975 al 1980 ha ricoperto la carica di segretario nazionale Arci. Nel volume, l’escursionismo e l’alpinismo sono indagati nel contesto delle vicende politiche e sindacali degli ultimi centocinquant’anni anni. Si incontrano così molti nomi noti uniti insieme dall’amore per la montagna, da Tita Piaz a Tore Castiglioni, da Massimo Mila a Guido Rossa e a molti altri Un romanzo sull’educazione alla libertà – scrive nell’introduzione Filippo Fossati - e alla consapevolezza di diverse generazioni di uomini e donne che hanno incontrato la montagna in modi e in tempi diversi, ma ne hanno provato la forma progressiva, mutevole, estrema, che chiede al viaggiatore rispetto, responsabilità, organizzazione, solidarietà, coraggio. C’è un filo, è bello e ragionevole che ci sia, fra le prime aristocratiche ascensioni sulle piste dei contrabbandieri, la nascita dei primi gruppi proletari di escursionisti ai tempi dell’alpinismo eroico. Fra la tenace esibita indipendenza degli alpinisti antifascisti, la loro partecipazione alla Resistenza e la ricostruzione dei movimenti associativi nel secondo dopoguerra. E poi l’Uisp, un associazionismo di “liberi e uguali” che parte da lontano”. Il libro si avvale del prezioso contributo di Sabina Rossa, figlia di Guido, sindacalista che pagò con la vita il suo impegno contro il terrorismo negli anni di piombo, ma che fu anche un “alpinista (e un arrampicatore) di classe superiore”. Così scrive nella prefazione: “Perché vado in montagna? Per una somma di ragioni”, scrisse all’inizio degli anni ’70. Mio padre era abituato alla solitudine, andava in montagna, saliva bene, con una grande determinazione. Ma era anche il papà che si inseriva nei giochi di noi bambini con naturalezza e senza nemmeno togliersi le scarpe da lavoro quando saliva

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di I.M.

sulle costruzioni di metallo allestite alla buona nei cortili. Da bambina pensavo che tutti i papà fossero così. La vita è fatta di esperienze amare e tristi e di limpidi sorrisi di bimbi”. “Compagni di cordata è un lavoro nato nel tempo che vive del contributo e della collaborazione di molti – ha dichiarato di recente Luciano Senatori - e che unisce storie e percorsi diversi secondo un filo conduttore apparentemente invisibile che nasce dalla constatazione che lo sport non è un fenomeno neutrale. Lo sport non può essere considerato un’attività umana isolata dal mondo e dal contesto politico sociale dell’epoca. Si è tracciato così un percorso di quello che è stata ed è la cultura della montagna: dalla ricerca scientifica dei primi anni, alle questioni politiche degli irredentisti, dall’agonismo innestato dentro l’associazionismo proletario, alla libertà e riapertura del processo democratico da parte degli alpinisti sovversivi dopo il fascismo fino ad arrivare alla storia dell’Uisp, storia di un’evoluzione della cultura sportiva in cui alpinismo ed escursionismo si ricollegano all’idea di Missaglia dello sport per tutti come veicolo di democrazia, cittadinanza e partecipazione”.

“Dirige Michelotti da Parma” è un bel libro nel quale si confondono antico e futuro. Il calcio, quello umanistico e popolare dove l’uomo era ancora al centro del campo. Anche quando vestiva di nero come appunto Alberto Michelotti, classe 1930, artigiano meccanico per mestiere e arbitro per arte, uno che sognava l’oboe e La Scala ma ha scelto il fischietto e gli stadi di mezzo mondo. “Un mondo che non c’è più, come non c’è più il calcio praticato e arbitrato da Michelotti” scrive Gianni Mura nella prefazione al libro, e prosegue: “Era una presenza discreta, allora, la moviola. Adesso non se ne può proprio più e se ne avessi il potere la abolirei…”. Il volume, scritto da Claudio Rinaldi, è un libro di aneddoti passati alla storia ma non è un libro di ricordi. Bastava esserci lunedì 8 novembre a viale Asiago a Roma, sede storica della radio Rai, per accorgersene: serata brillante e modernissima di magia calcistica e radiofonica. La voce di Bruno Pizzul, collegato da Torino, rincorre quella di Alfredo Provenzali, proprio lui, presente in sala che spiega quanto la “nettezza della radiocronaca di una partita di calcio sia il modo migliore per sdrammatizzare l’evento, con pacatezza e serenità, senza interpretazioni personali”. Si ricorda Enrico Ameri che “era grande perché raccontava dove stava la palla” e si torna alla moviola: “Alla radio è meglio perché stempera l’animosità fatta di millimetri”. Flippo Grassia da Torino e Riccardo Cucchi, seduto in platea, annuiscono. E poi, da Milano, entra la voce di Pablito Rossi: “Michelotti? Autorevole e non autoritario”. Si evoca Gianni Rivera, che ce l’ha ancora con lui per il rigore al Cagliari, a 3’ dalla fine, che costò lo scudetto al Milan. Era il 1972, un secolo fa. Qual è la bellezza del calcio? “L’imponderabilità”, risponde il fischietto di Parma. Ieri e domani, c’è da augurarsi. Per ora una certezza e una sensazione: il calcio più bello è quello ascoltato, stemperato e netto. Ci cacciano dagli stadi? Rifugiamoci alla radio, libera dalla dittatura del video, della moviola, delle chiacchiere. Come il calcio di Michelotti raccontato in questo libro edito da Mup (Parma) e presentato in una serata di sport dai valori antichi e ritrovati, il cui

merito va a Carlo Albertazzi, vicedirettore di Radio 1 Rai che l’ha organizzata e che, con una battuta, trova il modo di ricordare il suo trascorso di arbitro nei campetti polverosi dell’Uisp.

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NORMATIVE

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BAR NEI CIRCOLI SPORTIVI: SERVE QUALCHE CHIARIMENTO LE ULTIME INDICAZIONI DEL MINISTERO DELL’INTERNO E LA MANCANZA DI RACCORDO TRA NORMATIVA “AMMINISTRATIVA” E NORMATIVA “FISCALE” di Francesca Colecchia – Arsea srl Nel corso dell’adunanza della Camera dei deputati del 31 marzo 2010, è stata proposta una interpellanza al Ministero dell’Interno in merito alla corretta gestione delle attività circolistiche. Il parere del Ministero dell’Interno riapre l’annosa questione della gestione dei c.d. bar circolistici, alla luce sia degli aspetti di diritto amministrativo che alla luce della disciplina fiscale. La questione riguardava un circolo affiliato all’Arcigay di Milano che è stato soggetto a sequestro preventivo. Dall’ispezione sarebbe emerso che “all’interno del circolo veniva effettuata la somministrazione di bevande a persone in possesso di tessera Arcigay e non di tessera del circolo e, pertanto, è stato elevato verbale di contestazione di sanzione amministrativa da parte della polizia annonaria del comune di Milano, per aver posto in essere attività di somministrazione di bevande a persone non in possesso della qualità di socio”. Sul tema dei c.d. bar circolistici, si era già espresso

tempo, che risulti confermata l’affiliazione del circolo all’Ente con finalità assistenziali riconosciute. Dalla lettura del parere offerto dal Ministero, si dovrebbe pertanto giungere alla seguente conclusione: le associazioni, affiliate ad Enti di promozione sociale riconosciuti dal Ministero dell’Interno, possono organizzare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande (il c.d. bar circolistico), con esclusivo riferimento alle persone che risultino iscritte nel proprio libro soci e non anche nei confronti delle persone in ogni caso tesserate con l’Ente nazionale che garantisce al sodalizio la possibilità di fruire del regime agevolato. Tale conclusione appare però in evidente contrasto con quanto previsto dalla normativa fiscale. Il Testo Unico delle imposte sui redditi, all’art.148, comma 5°, prevede infatti che “Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n.287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande (…), sempreché le predette attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3”. Detta disposizione prevede pertanto

l’agevolazione in capo agli Enti di promozione sociale riconosciuti tali dal Ministero dell’Interno, e non in capo alle associazioni, e prevede altresì che detta agevolazione operi non solo nei confronti dei propri soci ma anche nei confronti “dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali”. Non ci risultano precedenti giurisprudenziali che contestino la possibilità per le associazioni, affiliate agli Enti, di beneficiare di questa agevolazione. Dubbi risiedono invece in merito alla individuazione dei soggetti che possono fruire del servizio di bar circolistico erogando corrispettivi fiscalmente neutri per l’associazione. C’è chi sostiene infatti che l’agevolazione riguarda prestazioni rese ai propri soci ed ai tesserati all’Ente cui il sodalizio risulta affiliato. C’è chi sostiene invece che l’agevolazione operi con esclusivo riferimento a quanti siano in ogni caso tesserati con l’Ente (riconosciuto dal Ministero dell’Interno) cui l’associazione è affiliata, in quanto l’agevolazione troverebbe applicazione con esclusivo riferimento a prestazioni rese tra soci del medesimo Ente (es: tra associazioni affiliate UISP nei confronti dei soli soci tesserati UISP). C’è infine chi sostiene che l’agevolazione operi esclusivamente nei confronti di quanti risultino iscritti nel libro soci del sodalizio, ancorché non siano anche tesserati all’Ente nazionale riconosciuto dal Ministero dell’Interno. Un chiarimento ministeriale sul punto appare indispensabile, anche alla luce dei sempre più frequenti controlli cui sono soggetti gli enti associativi.

il Ministero con la Circolare del 30 aprile 1996, dove si legge che – in ragione del rilascio dell’autorizzazione di somministrazione di alimenti e bevande, svincolato dai limiti numerici ai circoli di Enti nazionali le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’Interno (ex Legge 287/1991) - si rende necessario vigilare sui seguenti aspetti: 1) che l’associazione abbia prodotta una dichiarazione - in originale - sottoscritta in forma leggibile dal Presidente nazionale di un Ente riconosciuto da questo Ministero, con la quale si riconosca l’affiliazione del circolo; 2) nella medesima dichiarazione si attesti che il circolo richiedente è già affiliato al sodalizio da data antecedente a quella della richiesta della licenza di somministrazione, e, come tale, risulti già operante in relazione alle proprie finalità assistenziali e ricreative. L’attestato dovrà altresì contenere l’indirizzo del circolo e le generalità del responsabile del circolo stesso; 3) che il circolo annoveri un numero di soci non inferiore a cento, come da Circolare n.10/1972. I controlli periodici dovranno inoltre verificare nel

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CAMPIONATO EUROPEO MONTA DA LAVORO: ORO PER L’ITALIA

fondo affinché i prossimi anni portino a un consolidamento e a un incremento numerico degli appassionati della monta da lavoro. Quello appena andato in archivio con grandi onori per l’Italia è stato un campionato di elevato profilo tecnico, ancorché in forma ridotta, ma è indispensabile che la crescita qualitativa della disciplina porti con sé anche un incremento nel numero dei partecipanti e delle squadre nazionali rappresentate. Oggi che si è fatta finalmente chiarezza sulla competenza della disciplina si sente la necessità di impegnarsi a fondo nel settore, magari creando un comitato tecnico a livello internazionale per percorrere i passi necessari verso una normalizzazione del settore che non può Alberto Spinelli, presidente Fitetrec-Ante

di Paola Olivari Successo pieno per gli Azzurri al Campionato d'Europa di monta da lavoro svoltisi il 12 e 13 novembre, durante Equisud, a Montpellier, in Francia con un podio tutto italiano – guidato da Daniele Leri, in sella a Dollaro, seguito da Enrico Biancarini su Neurone e da Eros Capocchia su Maometto – nel completo individuale, che ha portato anche alla vittoria di squadra. Il doppio oro è stato accompagnato dalla medaglia di bronzo conquistata dal secondo team italiano in campo. E ancora non basta. La junior Chiara Grillini con Cutter Honey Taris si è classificata seconda nell’individuale di categoria. E questo solo per quanto riguarda il completo, perché i risultati eccellenti sono giunti anche dalle classifiche per specialità. Una grande soddisfazione per l’esito del campionato, ma anche per lo svolgimento tecnico delle prove e per l’ottimo spirito che ha guidato la squadra italiana traspare dalle parole di Gino Ceccarelli, chef d’équipe durante la trasferta transalpina. “Quando si indossa la divisa azzurra – spiega Ceccarelli – si rappresentano l’Italia e la federazione nazionale, mettendosi in gioco per raggiungere obiettivi condivisi. Questo è ciò che amazzoni e cavalieri hanno dato dimostrazione di saper fare

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benissimo, come dimostrano l’oro e il bronzo di squadra nel completo. Abbiamo portato a questa prova continentale due squadre differenti tra loro in base alle abilità di ciascun binomio, una più competitiva sulla velocità composta da Daniele Leri, Enrico Biancarini, Eros Capocchia e Luca Ficai, con Los Angeles, che ha conquistato la medaglia d’oro nel completo, l’altra più forte sugli aspetti tecnici, infine bronzo, grazie a Chiara Grillini, Lucia Nerozzi in sella a Berbero e Riccardo Ziarelli con Miracolo. Leri, Biancarini e Capocchia hanno occupato anche i primi tre posti della classifica individuale. Ottimi, poi, l’argento della junior Grillini nel completo individuale di categoria, i primi due posti delle nostre amazzoni nell’addestramento senior e la piazza d’onore di Eros Capocchia della velocità cronometrata. La ripresa di addestramento della Grillini è stata impeccabile, accolta da una standing ovation da parte della giuria. Questa Italia ha lasciato ben poco agli avversari”. “Tengo a sottolineare anche un aspetto legato all’ottima preparazione dei cavalli, che si evidenzia, oltre che dagli ottimi risultati, dall’episodio di cui sono stati protagonisti Enrico Biancarini e il suo compagno di gara Neurone. Durante la prova di velocità, a causa di una scivolata il binomio è finito a terra. Il cavallo si è immediatamente rialzato senza allontanarsi e Biancarini ha potuto così risalire in sella e riprendere la gara in una manciata di secondi, concludendo il

campionato al secondo posto individuale. Il piccolo incidente denota la particolare attitudine di questo soggetto Unire alla monta da lavoro, e la qualità dell’allevamento italiano, che trova questa disciplina un mercato importante”. “Con un’organizzazione senza pecche ancorché un po’ spartana, in un clima di massima correttezza e collaborazione con i tecnici francesi Fite e con gli spalti sempre gremiti, grande è stato lo spirito che ha unito tutti i membri dell’équipe, consapevoli dell’importanza del ruolo che la federazione ha loro attribuito inviandoli in Francia a rappresentare il nostro Paese”, ha concluso Ceccarelli. La manifestazione continentale ha sofferto dell’assenza della Spagna, bloccata da problemi organizzativi pochi giorni prima della trasferta, e l’occasione ha visto dunque il confronto delinearsi tra Francia e Italia, con 12 squadre in campo (due le azzurre), una delle quali con cavalli e bardatura portoghesi. Il Campionato d’Europa di monta da lavoro Fite ha offerto comunque l’occasione per una valutazione oggettiva della disciplina nel Vecchio Continente e della situazione italiana. “Al di là dei risultati tecnici – ha spiegato il presidente della Federazione italiana turismo equestre e trec Ante Alberto Spinelli –, dell’oro individuale e a squadre nel completo e delle altre medaglie ottenute dall’Italia in questa trasferta, è importante sottolineare lo spessore qualitativo della prova degli atleti della monta da lavoro e l’impegno dei tecnici. Tutti gli Azzurri hanno lavorato con serietà, condividendo l’obiettivo federale senza dare peso alle tensioni della vigilia. L’assenza della Spagna ha certo influito sulla manifestazione ma ciò non toglie il valore assoluto che amazzoni e cavalieri hanno saputo dimostrare. È storia dei più recenti campionati d’Europa come l’Italia, a prescindere dalla federazione rappresentata, abbia raggiunto i massimi livelli nella disciplina, costituendo il vero punto di riferimento internazionale. Ma proprio valutando le partecipazioni ai massimi confronti continentali corre l’obbligo immediato di impegnarsi a

prescindere da un’azione mirata di valorizzazione dell’attività e di collocazione della monta da lavoro nella posizione che merita soprattutto nel nostro Paese, che può vantare tradizioni antiche e cavalli di primissima qualità”. “In Italia il potenziale c’è, lo abbiamo dimostrato – ha concluso Spinelli – e ora è tempo di procedere a livello nazionale e internazionale per dare linfa vitale alla disciplina. L’Europa deve progredire. Sarà compito primario federale divulgare, diffondere e valorizzare la tradizione della monta da lavoro e i cavalli italiani. Questa è la promessa Fitetrec-Ante per il futuro. Sviluppare per crescere deve essere l’obiettivo della Federazione, capace finalmente di porsi come ago della bilancia in situazioni che hanno spesso visto Portogallo e Francia contrapposte su temi tecnici. Gli Azzurri, capaci di brillare in addestramento e in velocità, sono in grado di equilibrare tradizione e agonismo dando sostanza al settore al di fuori delle logiche nazionali”.

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SOCIETÀ CENTENARIE

Pubblicato il primo numero di

Associazioni e Sport,

la nuova rivista del Gruppo Euroconference Per i professionisti che operano nel mondo degli enti associativi

LA STORIA DELLA VELA A BARI di Marco Perazzi Il 6 giugno 1901, per opera del Generale Perotti, del deputato Balenzano e del Ragionier Gambini si costituiva la Lega Navale Italiana, Sezione di Bari. Il primo presidente fu l’avvocato Nicolò Balenzano che esercitò “per qualche anno una benefica azione a favore dello sviluppo della nostra Marina Mercantile, occupandosi degli interessi marittimi locali”. Fortemente radicata sul territorio, la Sezione di Bari si prodigò in diverse attività per andare incontro ai fabbisogni della marineria locale; ma gli eventi ormai prossimi della 1° guerra mondiale portarono alla momentanea sospensione dell’attività della Sezione. La Sezione fu ricostituita con oltre 500 soci nel primo dopoguerra. Un gruppo di coraggiosi amanti del mare diedero nuovo impulso alla Lega Navale Barese negli anni ’50: Domingo Milella, a cui sarà dedicato un prestigioso Trofeo, con un gruppo di appassionati, ricostituì la Sezione. I nomi di questi uomini appartengono alla storia della marineria barese: Gennaro Caivano, Edoardo Schiroli, Marco Aurelio Ciccolella, Mimì Barbuti, Aldo Claverini, Onofrio Mangini, Tullio Lembo, Arnaldo Bagnardi,

Augusto Romita, Adriano Comunale, Giuseppe Armenise, Alessandro Chieco Bianchi (che diventerà Presidente del CONI Provinciale di Bari), Francesco Viterbo, Nicola Lattanzio, Gennaro De Giglio, Domenico Milillo, Giuseppe Binetti, Oreste Siciliani, Amedeo Pollice, Lorenzo Perrone. L’attività principale della Sezione in quegli anni fu rivolta all’organizzazione di corsi di navigazione, di vela e per sommozzatori che si concludevano con una manifestazione sportivo-religiosa nel Porto di Giovinazzo con una affascinante fiaccolata con annessa processione. Nel 1978 inizia l’attività remiera con l’affiliazione alla Federazione Italiana Canottaggio e Canoa. Nel 1980 il comandante Domingo Milella pose la prima pietra di quella che sarebbe stata la futura base nautica all’interno del Porto di Bari. Con una base nautica, finalmente la Sezione potè sviluppare a pieno le sue potenzialità nel campo degli sport nautici in generale e della vela in particolare. Nel 1991 viene eletto un nuovo Consiglio che decide di indirizzare i propri sforzi soprattutto nella organizzazione della scuola di vela, che viene affidata agli istruttori Federico La Volpe e Maurizio Leandro, nella convinzione che la Vela rappresenti

Per ulteriori informazioni rivolgersi a: Silvia Righetti • Redazione - Sezione periodici • Tel. 045- 9201146 • silvia.righetti@euroconference.it Euroconference Spa • Via E. Fermi 11/A - 37135 Verona • Tel. 045 8201828 - Fax 045/502430

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SOCIETÀ CENTENARIE uno strumento utile al recupero delle antiche tradizioni e dei valori sportivi di una città di mare come Bari. Nel 1994 viene assunta la Presidenza da Marcello Zaetta con un programma a breve e lungo termine che, sul piano sportivo, intende finalizzare gli sforzi del settore della Vela agonistica e a tal fine viene ingaggiato un nuovo allenatore, Franco D’Andria. Ai campionati italiani Optimist a squadre di club disputati a Palermo nel 1997 la Lega Navale di Bari riesce ad aggiudicarsi il titolo italiano, con la squadra composta da: Salvatore Cervelliera, Dario De Silvio, Francesco Fornarelli, Francesco Lorusso, Mario Zaetta. Nel 1998 la Lega Navale vince il campionato italiano 324 con l‘imbarcazione “Buccia di Banana”. Nell’anno 2000, con la collaborazione dei delegati scolastici, la Sezione realizza il progetto “la vela a Scuola” con le Scuole L.S. “Fermi”, I.T.C. ‘Lenoci`, S.M.S. “Fiore” di Bari. Si tratta di un progetto pluriennale di iniziazione alle arti marinaresche rivolto ai giovani delle scuole. In questo percorso educativo, la pratica e la cultura velica, oltre a realizzare un benessere psico-fisico, realizzano un momento di confronto sportivo, un polo di attrazione per i giovani, uno strumento di diffusione dei valori dello sport e di lotta alla dispersione scolastica. Nell’anno 2000 il CONI attribuisce alla Sezione di Bari la stella di bronzo al merito sportivo e nell’anno del Centenario della fondazione la Sezione

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ottiene importanti risultati sportivi. Ai campionati mondiali classe 420 disputati a Marina di Ravenna nel 2001 ha partecipato un equipaggio formato da Mario Zaetta (timoniere) e Salvatore Cervelliera (prodiere). Lo stesso equipaggio si classifica al 3° posto assoluto ai campionati nazionali di categoria svoltisi a Crotone. Nell’Agosto 2003 l’equipaggio Zaetta-Cervelliera ottiene la qualificazione ai mondiali in Inghilterra, qualificandosi al 7° posto della ranking list di classe (classifica nazionale). Nello stesso anno la Lega Navale Italiana Sezione di Bari organizza il campionato italiano di classe 420. Nel 2004 l’equipaggio Specchio – Nardeschi si qualifica per i mondiali 420 di Melbourne in Australia, mentre l’equipaggio Zaetta-Cervelliera si qualifica al primo posto della ranking list nazionale della classe 470 ed al 5^ della ranking list comprendente il campionato classi olimpiche. Da 16 anni Marcello Zaetta guida la Lega navale, sezione di Bari. Presidente, quali sono le problematiche che incontrate con istituzioni e sponsor? Con le istituzioni le cose vanno bene, salvo il fatto che avendo una concessione all’interno di un porto commerciale non possiamo espanderci in quanto gli spazi sono ristretti. Per esempio il gruppo di canottaggio non riesce a decollare perché non c’è lo spazio fisico per potersi organizzare. Siamo riusciti ad instaurare un buon rapporto di collaborazione, con patrocini e piccoli aiuti economici, soprattutto in relazione alle manifestazioni. Sul discorso sponsor siamo mal messi: gli sport del mare sono poco visibili, quindi non riusciamo ad avere contatti. Qualche contributo arriva in occasioni particolari, tipo Mondiali, ma sono eccezioni. Qual è l’importanza delle associazioni sportive storiche nel nostro paese? Fondamentale perché se non c’è memoria delle cose fatte in passato non ci può essere futuro. Per questo dobbiamo difendere la storia, anche nello sport, attraverso associazioni che possono essere da esempio per i giovani. Qual è il ruolo della Lega navale Italiana Sezione di Bari nell’Unasci? Io sono vice presidente Ho creduto ed aderito ai progetti dell’Unasci dal momento stesso in cui ne sono venuto a conoscenza. Nel mio piccolo cerco di collaborare per portare avanti gli obiettivi. Quali sono i vostri progetti per il futuro? Cercare di avvicinare le giovani generazioni allo sport, nel nostro caso agli sport del mare. Per questo abbiamo avviato progetti con le scuole, sia elementari, sia medie, per promuovere la vela, ma non solo. Si tratta di corsi gratuiti per avvicinare tutti, educandoli al mare: una cultura che va difesa e tutelata. Il mare è ricchezza, una fonte inesauribile, ma che deve essere rispettato e che unisce i popoli.


Stile Libero n°4 Lug-Dic 2010  

Stile Libero by Sport&Sicurezza

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