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Ventotto anni a marzo, tanta gavetta e un'esperienza importante in Inghilterra: Marco Silvestri è oggi un punto fermo dell'Hellas di mister Fabio Grosso iBarcoder Trial

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GATTO SILVESTRI

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- Periodico Testata giornalisticaiBarcoder registrata Trial al Tribunale di Verona n. 1807/2008

ANNO 11 - N. 57 - GENNAIO/FEBBRAIO 2019

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Ventotto anni a marzo, tanta gavetta e un'esperienza importante in Inghilterra: Marco Silvestri è oggi un punto fermo dell'Hellas di mister Fabio Grosso

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Marco Silvestri è oggi un punto fermo dell'Hellas di mister Fabio Grosso

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ANNO 11 - N. 57 - GENNAIO/FEBBRAIO 2019 - Periodico Testata giornalisticaiBarcoder registrata Trial al Tribunale di Verona n. 1807/2008

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ANNO 11 - N. 57 - GENNAIO/FEBBRAIO 2019 - Periodico

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L'editoriale

di Alberto Cristani Facebook-Square @albertobrunocristanivr instagram alberto.cristani70

Fuori dal guscio ❛❛

“Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno…” bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo; e l’esilio dal mondo vuol dir morte”. Questi versi, tratti dal dramma shakespeariano Romeo e Giulietta, sono riportati su una lapide posta sulla parte interna dei portoni di Piazza Bra. Trattasi di una vera e proprio dichiarazione di eterno amore che Romeo Montecchi dedica alla sua Verona. Questo amore, nei secoli, ha contraddistinto il viscerale attaccamento dei veronesi alla loro terra, a luoghi e tradizioni uniche, inimitabili e ineguagliabili. Amori così intensi, però, possono rendere ciechi; chiudersi tra le proprie mura, evitando il confronto e il dialogo con altre realtà, è una scelta assai rischiosa. Pensare di avere tutto (e, con un po’ di presunzione, il meglio…) sempre a portata di mano è un atteggiamento che alla lunga può creare una sorta di apatica tranquillità. E proprio per evitare di restare imprigionati nella nostra quotidianità, dopo dieci anni d’intenso lavoro, di ricerca, di approfondimento e di analisi dell’attività sportiva del territorio scaligero, SportdiPiù magazine ha deciso di guardarsi attorno con più attenzione, mettendo la ‘testa fuori dalle mura’.

Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso. (A. Eintein)

La nostra linea editoriale, però, non cambia; come sempre dedicheremo massima attenzione alle realtà di nicchia, ai protagonisti e ai giovani emergenti, cercando però di cambiare il nostro punto di vista. Si, perché la Verona sportiva si può raccontare anche viaggiando l’Italia, interpellando atleti che, sebbene vivano lontano dalla nostra città, a Verona hanno costruito, realizzato e ottenuto risultati importanti. E’ bello uscire di casa, conoscere posti nuovi, confrontarsi con persone che hanno una visione e una mentalità diversa dalla nostra, carpire nuovi suggerimenti e idee. Ma è altrettanto gratificante tornare a casa e mettere in pratica quello che si è imparato. L’umiltà di mettersi in discussione e la continua ricerca di nuove idee, unitamente a una sana e costruttiva curiosità, sono le ‘armi’ ottimali per restare aggiornati e dare vita a qualcosa di innovativo e interessante. SdP

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Sommario

# 57 - GENNAIO/FEBBRAIO 2019 28

COVER STO RY

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Editoriale

Fuori dal guscio

Il corner di Tommasi Non è normale

Uscita Verona Sud

Ma non erano quelli del rugby?

Palla lunga e raccontare

Storie di bici, di fatica e di campioni

Best click Breaking News Passione Comune Intervista

Dove c’è CONI Verona c’è sport

in copertina: Giampaolo Pazzini

27 28 34 36

Stare Bene

38 42 45 48

Intervista

Alla ricerca della postura perduta

COVER STORY Marco Silvestri

Breaking News

Novità fiscali

Dessislava Eva Dupuy

Appuntamenti Verona.net

Sport life

Slancio Emiliano

Sport life

Terry Henderson

Marco Silvestri


52 54 56 60

Sport life

Elena Giovanna Ramò

Intervista

Danny Kenny

Intervista Franz Rossi

Intervista

Stefano Sorrentino

80 81 82 84

Tdi SPOR veronaPIÙ

Sport books Sport songs

Anno 11 - Numero 57

GENNAIO/FEBBRAIO 2019

Intervista

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Verona n. 1807/2008

Krystina Alogbo

Direttore responsabile Alberto Cristani

Sport life

Arrampicare ad un passo dal mare

Direttore della fotografia Maurilio Boldrini Caporedattore Andrea Etrari In Redazione Alberto Braioni, Bruno Mostaffi, Damiano Tommasi, Daniela Scalia, Giorgio Vincenzi, Marina Soave, Matteo Lerco, Matteo Zanon, Paola Gilberti Foto Maurilio Boldrini, Paolo Schiesaro, Mirko Barbieri, Simone Pizzini Contatti redazione@sportdipiu.com www.sportdipiu.com Progetto grafico e impaginazione Francesca Finotti

66 70 71 72 76

Intervista

Silvia Fuselli

Sport life

Fortitudo Mozzecane

#Hastag

The power of coffeetumbler

Intervista

Umberto Poli

Sport life

Francesca Porcellato

86 89 91 93

Intervista

95 96 98

Evento

Stampa e distribuzione Mediaprint Srl Sede operativa di San Giovanni L. Via Brenta, 7 - 37057 Verona Tel. 345 5665706 redazione@sportdipiu.com

Alexandra Stalder

#Hastag

A tavola con Marta

Pubblicità e spedizioni Mediaprint Srl Sede operativa di San Giovanni L. Via Brenta, 7 - 37057 Verona Tel. 345 5665706 info@sportdipiu.com

Sport center Tennis Alpo

Focus

Genitorinrete

Gensan Giulietta&Romeo

Evento

Mantova capitale europea dello sport 2019

Hanno collaborato per questo numero Arianna Del Sordo, Bruno Mostaffi, Cesare Monetti, Damiano Tommasi, Daniela Scalia, Michela Saggioro, Giampaolo Beschin, Giorgio Vincenzi, Marina Soave, Matteo Lerco, Matteo Zanon, Mattia Poli, Michele De Martin, Paloma Donadi, Paola Gilberti, Raffaele Tomelleri, Riccardo Cannavaro, Carmen Guidobaldi, Alessandro Boggian, Lorenzo Salvadori, Andrea Etrari, Maria Cristina Caccia, Roberto Franzoni, Luca Montanari, Sergio Albertini Foto Archivio SportdiPiù, BPE agenzia fotografica, Archivio Uffici stampa Comuni patrocinanti, Fotolia, Mastini Verona, King Rock, Coni Verona, CSS Verona, Veronamarathon

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Con il patrocinio dei Comuni di: Albaredo D’Adige, Arcole, Bardolino, Bonavigo, Boscochiesanuova, Bovolone, Buttapietra, Caldiero, Castel D’Azzano, Castelnuovo del Garda, Cavaion V.se, Cerea, Isola della Scala, Isola Rizza, Lazise, Legnago, Marano di Valpolicella, Minerbe, Montecchia di Crosara, Monteforte D’Alpone, Oppeano, Peschiera del Garda, Povegliano V.se, Ronco all’Adige, Roverchiara, San Bonifacio, San Giovanni Lupatoto, San Martino B.A., Sanguinetto, Soave, Sona, Torri del Benaco, Trevenzuolo, Veronella, Vigasio, Villafranca, Zevio, Zimella.

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L'O PI N I O N E

Il corner di Tommasi di Damiano Tommasi instagram damiano.tommasi TWITTER @17Tommasi

Non è normale

"L'

Italia è razzista? L'Italia è violenta? Un Paese non è razzista o violento, sono le persone che hanno atteggiamenti razzisti o violenti. L'Italia ha un problema di violenza e di razzismo? Io dico di sì" Sono parole di Lilian Thuram un trascorso da campione di calcio nel nostro campionato e attualmente impegnato con la sua fondazione nella promozione dell'integrazione e nella lotta contro ogni forma di razzismo. Il boxing day italiano ha scoperto un nervo che sembrava ormai sotto controllo. Lo stadio, il calcio, lo sport come pretesto per confronti violenti, di sfogo, di rabbia, di una forma di disagio incompatibile in una società di convivenza civile. Hanno nome e cognome questi gruppi violenti? Hanno attinenza con i cori razzisti o i cori di insulto all'interno di uno stadio di calcio? Io, come dice bene Thuram, credo che l'Italia abbia un problema di violenza e razzismo. Troppa aggressività verbale sembra ormai sdoganata a tutti i livelli.

Per strada, contro la politica, contro le banche, contro gli immigrati, contro gli altri... contro chi non è come me. E' una deriva sociale che trova in un 26 dicembre milanese un megafono internazionale. E noi? Credo che sia troppo importante non catalogare i fatti ad un gruppo, ad un problema di pochi, alla "troppa" enfasi che si dà a qualsiasi cosa succeda attorno al calcio. Sugli spalti degli stadi italiani, curve ma non solo, il problema esiste e serve chiarezza di posizioni per cercare di risolverlo. Accettiamo che alcuni settori dello stadio siano off limits anche per le forze dell'ordine? Accettiamo che non ci si possa abbonare o prendere un biglietto per alcuni settori dello stadio? Accettiamo ciò che dall'inchiesta Alto Piemonte (vicenda infiltrazioni 'ndranghetiste allo stadio Juve) è emerso rispetto alle zone franche dei nostri stadi? Accettiamo che una partita di calcio diventi "insulto libero" e attacco senza freni a tifosi avversari, forze dell'ordine o attori in campo? Il ministro degli interni ha convocato tutti i convocabili a Roma stante il momento delicato. Non è stato partorito nemmeno il topolino. Trattandosi di tema di sicurezza

dei cittadini, di tutela di persone e ambienti, di convivenza serena delle nostre città mi aspettavo mano ferma e decisioni epocali. Niente di tutto ciò, quasi ci fosse il timore di andare contro ad un movimento trasversale su tutta Italia e non solo (tifosi francesi coinvolti negli scontri a Milano). Dobbiamo però ammettere che sui campi di periferia, lontano dai riflettori, tra genitori senza fumogeni, sugli spalti di campetti in terra battuta la rabbia è la stessa, gli eccessi gli stessi e il senso di abitudine agli effetti collaterali di uno sport la stessa risposta. Da dove cominciare? Siamo al quinto anno di pubblicazione di "Calciatori sotto tiro", il nostro report di segnalazioni di violenze, intimidazioni e minacce subite da calciatori, professionisti, dilettanti e di settore giovanile che fa il paio con il report sulle violenze contro gli arbitri. Obbiettivo numero uno di questo report ribadire, ribadire e ribadire che "non è normale!". Purtroppo siamo ancora a quel punto, renderci conto che così "non è normale!"

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L'O PI N I O N E

Uscita Verona Sud di Daniela Scalia instagram dani_seamer TWITTER @DanielaScalia

Ma non erano quelli del Rugby? Volendo essere scorretti… Molto, quindi chi è delicato sull'argomento etno-razziale dovrebbe saltare questo blocchetto di lettura. “È nera, è grassa = ha la musica nel sangue e canta bene”. È uno stereotipo oltre che un classico dello show di Luca, quanto abbiamo riso quella sera (in compagnia di una grande cantante nera). Esistono milioni di nere sovrappeso stonate, ma la nostra mente fatica a non vederle ‘con la musica nel sangue’. È razzismo, dolcificato, quindi ancora peggiore, perchè ‘passa’ meglio. E se dimagrisce inizia a stonare?

M

a non erano quelli del rugby? Così hanno detto molti quando abbiamo costruito e condotto ESP-Hockey (cercalo su Youtube, è uno dei programmi che ricordo più volentieri, conducevamo da Como Sud e parlavamo di Hockey Svizzero). Stessa frase al singolare quando Luca parla di Hockey (che tra l'altro è lo sport gemello) o dell'età vittoriana, o di cricket (niente di più collegato al rugby). Oggi da Verona Sud mi occupo di questo curioso limite mentale che tento di riassumere come è (e come non dovrebbe essere) nel paragrafo seguente. Se parti da zero ti legittimi in argomento 1 Esempio da Sportitalia. Giornalista che non ha mai fatto né seguito sport, ‘prende in mano’ (partendo da Wikipedia…) i motori o il football americano, magari senza avere la patente e detestando il contatto fisico (casi reali). La gente dall’inizio lo lega visualmente a quello sport e tutto va bene, a parte la disperazione degli esperti. Ma se per caso uno

è già fortissimo in altro (metti che abbia giocato, fatto corsi arbitro, allenatori, etc.), appena si affaccia in tv in seconda veste scatta in automatico il commento: “Ma non era quello del…?”. A voler essere buoni con i reality... A me non piacciono ma devo ammettere che permettono a una persona codificata con ‘A’ di esprimersi anche in ‘B’, vedi Andrea Lo Cicero in versione giardiniere o altri casi, ma in Italia siamo ancora al caso curioso, quello che gioca (giustamente) sulla stazza e sulla visione folkloristica più che sulla vera competenza. Cosa ci dà per impossibile l'esistenza di un eclettico? Perché lo rifiutiamo? Perché lo confondiamo con la orrenda figura del dispersivo? Eclettico e dispersivo non sono parenti, sono quasi l'opposto Si vede già dai primi contatti, il dispersivo elenca, snocciola nomi famosi, fa sorrisi da venditore scarrellando le sue conoscenze rese facili dall'accesso alla rete. L'eclettico tende a nascondersi, a essere geloso, spesso scottato, dalla sua capacità multi-campo che risulta quasi una colpa.

E poi c'è la taglia fisica Non solo per la nera sovrappeso, ma in tanti, troppi campi. Un pilone di rugby che sia anche un artista? Sghignazzata feroce. Un sollevatore di pesi che sia anche un musicista? Battute sarcastiche. E non apro il capitolo sulle aberrazioni al femminile, perché ci dedicherò un articolo (quando sarò un po’ meno incazzata dai fai fatti più recenti). Siamo nel 2019, ma ancora ci sembra che muscoli e cervello stiano su pianeti diversi. Avete mai sentito Luca parlare della Regina Vittoria? “Decisamente Luca no’l g’ha al fisico” ha detto Franz, un nostro amico del Polesine che ci invita spesso a tenere conferenze. Ironico ma centrato. Perché per essere credibile l’intellettuale deve essere un po' curvo, senza cicatrici e possibilmente con barba e occhiali (e la panza), il commentatore di rugby deve essere de noantri e macho-pacioso, o sapientemente bibliotecario, come se la biblioteca avesse un fisico richiesto. Farnetico? Se pensi di sì scrivimi a redazione@sportdipiu.com, ma prima guardati intorno, anche e soprattutto a Verona (anche Est, Ovest e Nord).

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STO RI ES

Palla lunga... e raccontare di Raffaele Tomelleri instagram RaffTom11

Storie di bici, di fatica e di campioni

C'

è il Tista, il Diablo, il Giovanni di Vicenza, per il ciclismo di ieri e dell'altro ieri. E poi ci sono il Pozzato e Zardini, ‘quelli di oggi’. Quelli che "...le radioline in corsa ti aiutano, altroché...", opposti a quelli che..."... le radioline tolgono poesia al ciclismo", sospira GB. L'avete capito: c'erano Baronchelli e Chiappucci, Battaglin e poi Pozzato e Zardini, al Giardino di Lugagnano, in una serata passata in gruppo. A raccontarsi e raccontare. Una sfida tra generazioni diverse, ma il filo conduttore unico e straordinario di una solidarietà che solo il ciclismo riesce a sottolineare. "Perché questo è lo sport della fatica, quella vera" - osserva Claudio Chiappucci - "Ho giocato anch'io a calcio, se vuoi puoi anche riposare, qualche volta. Ma quando sei in bici, o pedali o resti indietro...". E giù a ricordare le sue imprese, "...quella volta al Tour, la tappa del Sestriere, sette ore in fuga da solo... Hai il tempo di pensare di tutto: alla tua vita, ai tuoi progetti, ma anche a chi...te l'ha fatto fare". E subito una riflessione: "Comunque, se è vero che nello sport il secondo è il primo dei perdenti, io ti posso dire che la gente mi ricorda a volte anche di più per qualche sconfitta". Ognuno ha le sue, da ricordare. "Se penso alla mia carriera” - riprende Baronchelli – “dico che potevo e dovevo fare di più. Avevo mezzi fisici immensi, me lo dicevano i test, i medici che mi visitavano. Purtroppo, avvertivo forse il peso delle

responsabilità, non riuscivo sempre a rendere per quello che potevo". Ha vinto molto e bene, ma ci sono 12 secondi di troppo nella sua vita. "Tu pensa che ho perso un Giro d'Italia da Merckx, cioè dal più grande, per soli 12 secondi. Più o meno, 40 metri. E avevo vent'anni. Potevo cambiare la mia storia, avrei battuto il Cannibale come non aveva fatto nessuno. Invece sono qua a ricordare, 12 secondi di nostalgia". E Battaglin? "Ho vinto il Giro che finiva in Arena" - ricorda guardando immagini senza tempo - "ma ho perso un mondiale che ancora grida vendetta" ammette. Rivede quelle immagini: "Ero il più forte, quell'anno e lo sapevano tutti. Così, in volata, mi fecero fuori, mi buttarono a terra. Certo, ho rimpianti, perché il Mondiale è speciale e ti lascia addosso una maglia per un anno intero. Ma la vita è così, esattamente come il ciclismo. Recriminare non serve, devi guardare avanti e pensare alla prossima corsa". La prossima corsa di Filippo Pozzato, appena sceso dalla bici, invece è tutta da inventare. "Ci penserò, ho tante idee per la testa, ma era il momento di smettere, non aveva senso continuare se dentro non sentì

più la molla che ti spinge". Pozzato, un grande talento, forse una grande incompiuta. "Non lo so, io penso di aver vinto abbastanza e di aver vinto belle gare. Non ho niente da rimproverarmi, credo che alla fine uno ottenga quello che si merita". Pozzato che lascia tutti di stucco quando dice : “Se Merckx corresse oggi, non vincerebbe quello che ha vinto con uno come Sagan". E Il Tista che scuote il testone: “Merckx era di un altro pianeta", sussurra. Il ‘giovane’ Edo Zardini, veronese di Marano, ascolta. "Sono in gruppo con gente che ha fatto la storia del ciclismo, per me è già bello poterli ascoltare e imparare. La loro umiltà, la loro capacità di soffrire, sono questi gli insegnamenti più belli che ti lascia il ciclismo. Perché, vinci o perdi, qui impari le regole, il rispetto, il sacrificio. Questo ti serve anche nella vita di tutti i giorni". "Perché non saremmo questi, se non avessimo conosciuto il ciclismo" dice GB Baronchelli. La gente applaude. Applaudono tutti. Perché non c'è palestra di vita più bella di questa.

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lle Le foto più be bbraio e di gennaio e f

DONNE E MOTORI... Verona invasa dai motociclisti in occasione dell'undicesima edizione di Motor Bike Expo svoltasi presso i padiglioni della Fiera dal 17 al 20 gennaio scorsi. Edizione memorabile per il Salone internazionale 2019 dedicato agli appassionati più puri che ha raggiunto i 170.000 visitatori migliorando il risultato dell’edizione 2018. La marea di appassionati ha promosso l’offerta complessiva di Motor Bike Expo, articolata su 8 padiglioni per circa 80.000 metri quadrati di superficie espositiva e oltre 20.000 metri quadri di aree esterne che hanno ospitato gare ed esibizioni. D Maurilio Boldrini

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BEST CLI CK

TRAFFICO IN AREA Campionato di serie A di calcio femminile, si gioca il derby di Verona tra Hellas e ChievoValpo. Durante un calcio d’angolo in favore della formazione in maglia gialloblu, l’area di rigore di delle clivensi si trasforma in una vera e propria bolgia. Contrasti, trattenute, colpi di testa e Dupuy, che per raggiungere la palla si ‘arrampica’ su Ledri. L’Hellas alla fine si imporrà per 9-3 e Dupuy metterà a segno quattro reti, risultando di gran lunga la migliore in campo. D Mirko Barbieri

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BEST CLI CK

MANO NELLA MANO Campionato di serie A pallamano femminile; al Palazzetto dello sport di Dossobuono si gioca il derby veneto tra Olimpica Dossobuono e Oderzo. Sofia Ghilardi (Dossobuono) e Arasay Duran (Oderzo) - rispettivamente al terzo e secondo posto della classifica marcatrici - sono senza dubbio le giocatrici più attese. A fine partita Sofia mette a segno 9 reti, Arasay 13. Oderzo vince, Dossobuono rimugina. E le due ‘bomber’, uscite dal campo tra gli applausi del pubblico, promettono battaglia a suon di gol fino alla fine della stagione. Obiettivo? Raggiungere, e superare in classifica, l’attuale top scorer Ilaria Furlanetto. D Simone Pizzini

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Sponsor ufficiale Pallamano Olimpica Dossobuono serie A femminile 2018-2019


Breaking News

AG EN DA Dynos Verona, 25 anni di "mazzate!"À"""

La società Asd Dynos Verona Baseball Softball, ha compiuto da poco 25 anni di attività, sempre protagonista nei campionati giovanili e seniores, sia nel mondo del Baseball che del Softball. Questo sport evidenzia contemporaneamente il gioco di squadra e individuale dell'atleta, escludendo la possibilità di contatto fisico. Da sempre nel baseball vige la regola del terzo tempo, momento che coinvolge tutti i partecipanti a trascorrere giornate conviviali; non solo sport giocato quindi ma anche di unione fuori dal campo che si trasforma nuove amicizie, non solo a carattere locale ma regionale, nazionale e internazionale grazie alle collaborazioni anche con realtà agonistiche di oltre oceano. L'attività del Dyonos Verona inizia con il promuovere lo sport nelle scuole per poi portare i neo atleti in campo, passando dai primi campionati promozionale e della Winter League indoor, per poi uscire sui diamanti di terra rossa. L'attività agonistica 2019 inizia quindi con la Winter League che si svolgerà nella palestra delle scuole medie Barbarani in via Bentegodi a San Martino Buon Albergo. Domenica 17 Febbraio, i ragazzi della formazione Under 12 torneranno ad indossare i guantoni e a far girare le mazze per battere il più lontano possibile la palla e portare a casa il punto. I Dynos Verona quest'anno partecipano ai campionati 2019 con le giovanili Under 12, Under 15 e serie B federale di Baseball nel centro sportivo Gavagnin in Via Montorio e con una Under 18 e serie A2 di Softball presso il campo sportivo comunale La Spianà di Via Sogare.

Un Magic Summer insieme al Pesciolino Rosso Uno dei più longevi camp di basket e non solo: stiamo parlando del Magic Summer 3D, la vacanza sportiva per ragazzi/e dagli 8 ai 18 anni organizzata nientemeno che da Roberto Dalla Vecchia, che taglia quest'anno il traguardo della 24^ edizione. E lo fa con una grandissima novità: si sposterà a Misano Adriatico e aprirà pure al volley e all'hip hop, come già avvenuto negli ultimi anni. La struttura individuata, la Casa per Ferie San Pellegrino, si trova proprio fronte mare e offre strutture sportive di altissimo livello: campi da basket, campi da beach volley, palestra, sala danza, piscina da 25m, sala cinema, campo di calcio e una bellissima spiaggia attrezzata. Due i turni previsti per l'estate 2019: dal 23 al 29 giugno e dal 30 giugno al 6 luglio, il tutto all'insegna dello sport e del divertimento in modo sano, sotto la guida del collaudatissimo staff del Magic Summer 3D. Non mancheranno i grossi nomi tra gli ospiti nelle due settimane: su tutti, la vice campionessa del mondo di pallavolo Elena

Pietrini. Deus ex machina del camp, Luisa Crestani, moglie di Roby Dalla Vecchia che spiega: “Dopo tre anni a Caorle abbiamo deciso di cambiare location e abbiamo scelto Misano Adriatico. Negli scorsi anni abbiamo avuto un grande successo in quanto, oltre allo sport, i partecipanti hanno svolto svariate attività, come ad esempio la difesa personale, ma anche i party serali in spiaggia, il tutto sotto il controllo 24 ore su 24 del nostro staff ”. Conclude Luisa: “Confermiamo inoltre la collaborazione con Ema Pesciolino Rosso (www.pesciolinorosso.org), una Fondazione che ha come scopo principale il sostegno dei giovani nella forma di divulgazione e sostegno di attività di sviluppo e crescita”. Per info: www.magicsummer.it

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Passione comune

AG EN DA SAN GIOVANNI LUPATOTO

Il Mondiale Cheerleading sbarca a VeronaÀ

È di qualche giorno fa la notizia che l’Italia con la FICEC – Federazione Italiana Cheerleading e Cheersport, si è aggiudicata l’organizzazione dei Campionati Europei di Cheerleading 2020: la conferma è arrivata al termine di una votazione della ECU - European Cheer Union. Ma cos’è realmente il Cheerleading? Nell’immaginario Italiano, a causa di alcuni film di fine secolo scorso, il termine Cheerleader è erroneamente associato a quello di ‘ragazza pom pom’ o ‘majorette’; in realtà i Cheerleaders sono dei veri e propri atleti che dedicano settimanalmente ore ed ore del proprio tempo alla pratica dello Sport Cheer o Cheerleading. Nato negli Stati Uniti 120 anni fa come attività universitaria esclusivamente maschile per incoraggiare il tifo delle rispettive squadre di Football, nel corso dei decenni il Cheerleading si è evoluto arrivando ad incorporare elementi di acrobatica, danza e piramidi umane, figure che lo rendono oggi uno degli sport più coreografici al mondo. Diffuso in 110 paesi con oltre quattro milioni di atleti praticanti, è guidato a livello mondiale dalla International Cheer Union che, nel 2016 ha ricevuto dal Comitato Olimpico Internazionale il riconoscimento olimpico provvisorio. Se in principio il Cheerleading era praticato esclusivamente da uomini, negli anni venti del XX Secolo hanno iniziato ad entrare nei club universitari anche le donne e nel giro di una trentina d’anni, complice anche la Seconda Guerra Mondiale, hanno ‘preso pieno possesso’ di questa attività. Nel secondo dopoguerra, il Cheerleading ha iniziato la sua evoluzione tecnica più importante passando da semplice attività extra scolastica ad uno sport vero e proprio grazie alla fondazione della NCA – National Cheerleaders Association che in America ha iniziato ad incorporare ai cori ed alle coreografie, elementi di acrobatica (pira-

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midi), ginnastica (salti e lanci) unitamente all’utilizzo di pom e megafoni per aumentare sempre di più la partecipazione del pubblico sugli spalti durante le partite. La vera rivoluzione internazionale però il cheerleading l’ha vissuta a partire dagli anni settanta del novecento, quando la UCA – Universal Cheerleaders Association con il suo fondatore Jeff Webb, è riuscita a convincere la ESPN a trasmettere i campionati nazionali americani in televisione; il risultato è stato incredibile: squadre di cheerleading hanno iniziato a nascere ovunque sull’intero continente

americano. Al termine della Guerra Fredda è iniziata la diffusione mondiale del cheerleading con squadre e federazioni che venivano fondate soprattutto in Asia, Australia ed Europa. A seguito di questo sviluppo, nel 2004 è nata l’ICU - International Cheer Union che oggi è l’ente di riferimento mondiale indiscusso del Cheerleading. Nel 2013 è stata fondata in Italia la FICEC – Federazione Italiana Cheerleading e Cheersport, membro unico per l’Italia sia della International Cheer Union che della European Cheer Union; con sede a Verona e precisamente a San Giovanni Lupatoto - e presieduta da Ivo Sequani, la FICEC oggi è presente in quasi tutta Italia con oltre 2000 atleti suddivisi in una cinquantina di società sportive.

OPPEANO

Il Cheerleading Phoenix si tinge di AzzurroÀ Il 10 e 11 novembre scorsi cinque atlete della squadra di Cheerleading Phoenix della palestra Space Sport di Villafontana di Oppeano - hanno partecipato ai provini per entrare a far parte della Nazionale che rappresenterà l’Italia ai mondiali di cheerleading 2020. Dopo un intenso fine settimana di allenamento e di test di valutazione è arrivata la convocazione in Azzurro di Vittoria Bissolo, Elisa Bistaffa, Alice Fazioni, Manuela Fiero e Alessia Manzini. Il loro percorso di atlete della Azzurre Junior (ovvero atlete dai 12 ai 16 anni) sarà caratterizzato da un fine settimana di allenamento al mese presso il centro di allenamenti a Rimini, insieme ad atlete provenienti da tutta Italia. Parallelamente dovranno allenarsi presso la struttura di Villafontana per raggiungere obiettivi fissati dai coach della nazionale. Ad aprile 2020 vestiranno la maglia azzurra in gara ad Orlando (Florida, USA). Fa piacere anche ricordare che alla cerimonia delle Eccellenze sportive del Comune di Oppeano, furono premiate Martina Fraccaroli, Elisa Sossella e Aurora Patuzzo, anch’esse atlete della Space Sport di Villa-

fontana sezione ginnastica artistica. Le tre giovani oppeanesi si distinguono e ognuna di loro eccelle in una specialità: Martina è campionessa assoluta nella categoria Allieve, Elisa nella categoria Junior e Aurora nella categoria esordienti. Per la A.S.D. Gemini, nella disciplina del Cheerleading, erano state premiate le residenti Zoe Bonomo e Angelica Guerrer che si erano distinte per la Medaglia d’Oro della Nazionale Italiana a Barcellona nel 2017. Le ragazze sono allenate da Elisabetta Marchesini.


Passione comune

AG EN DA ISOLA RIZZA

Obiettivi mondiali per l'AIKI TeamÀ

Impegno, costanza, passione: queste le parole chiave per raggiungere il successo. Perché di successo si parla ancora una volta per l’Associazione Sportiva AIKI Team di Isola Rizza, che da ormai 24 anni, sotto la sagace guida del Maestro Massimo Rebonato, si aggiudica podi nelle competizioni mondiali. Tra il 25 e il 31 ottobre, con una squadra di 12 atleti di età compresa tra i 13 e i 23 anni, si sono prolungati applausi per i nostri giovani karatechi ben 25 volte: 6 ori, 7 argenti e 12 bronzi le medaglie al

collo che da Atene sono volati fino a un piccolo paese della provincia di Verona. E il risultato è ancora più strepitoso se si considerano i numeri: tra 1600 atleti di 30 nazionalità diverse sono risuonati i nomi di: Laura Franzoni, Diego Donatelli, Valeria Scappin, Elena Ghellere, Alferio Quaranta, Irene Raffagnini, Chiara Faustini, Mattia Rodegher, Anthony Castellaneta, Sara Faccini, Alessandro Maestrelli e Diletta Pagliarini. “Merito di un gruppo compatto, di tanto impegno e di tanta forza di volontà, unita all’amore per uno sport che di anno in anno si rinnova proprio grazie alla passione che questi giovani ma grandi ragazzi mi dimostrano nelle competizioni nazionali e internazionali”, così dice il Maestro Rebonato, sottolineando che i traguardi ottenuti anche questa volta vanno condivisi con le famiglie e con tutte le persone che ruotano attorno all’Associazione e che permettono di trasformare gli sforzi in successi. Tra questi, non si possono non ricordare il Maestro Luciano Nizzetto, che con instancabile

disponibilità è sempre presente e al fianco degli atleti, e il Maestro Steven Rebonato che ha curato la preparazione delle forme con le armi. Un ringraziamento particolare va infine agli sponsor che sostengono l’Aiki Team: “Senza di loro” – aggiunge Rebonato- “non sarebbe concretamente possibile realizzare trasferte così onerose per la nostra modesta realtà sportiva senza dover gravare sulle famiglie”. Il Mondiale WKU di Atene è l’ennesima tappa di un percorso che si proietta ora verso i successivi appuntamenti in Austria e in Canada.

LEGNAGO

Footgolf: un veronese sul tetto del mondo.À

Risale allo scorso dicembre l’impresa che ha reso grande il nome di Verona a livello planetario: Stefano Grigolo,

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classe 1970 e residente a Legnago, in quel di Marrakech si è laureato campione del mondo senior di Footgolf. Un movimento in ascesa, quello che cala i gesti tipici del calcio nell’ambiente golfistico, una disciplina che anno dopo anno sta trovando a Verona sempre più un terreno fertile in grado di favorirne esponenzialmente la crescita. E con una stella che dal mese scorso brilla splendente nel suo cielo. «È stata un’esperienza incredibile – commenta Grigolo – soprattutto considerando il percorso che mi ha portato ad alzare la coppa. Per accedere alla kermesse mondiale bisognava qualificarsi nelle prime quattro posizioni in seguito ad un campionato italiano a dodici tappe, all’ultima giornata di questo torneo ero settimo e sono riuscito a raggiungere il quarto posto per un solo punto. Da lì ho cominciato a preparare il Mondiale e grazie ad una concentrazione costante e a

tante componenti che hanno combaciato sono riuscito a laurearmi campione. Il Footgolf è uno sport in costante crescita che ha nella nostra Provincia uno dei centri propulsori a livello nazionale. Verona contempla infatti ben quattro attività attivissime nel settore: Footgolf Legnago, Footgolf Villafranca, Atletico Footgolf Verona e Footgolf Verona. È una passione che mi ha regalato moltissime emozioni e che mi ha permesso di conoscere davvero tantissime persone, inoltre è concettualmente semplicissimo e adatto ad ogni età. Personalmente mi sta dando moltissimo».


Passione comune

AG EN DA VALEGGIO

A Valeggio in scena i segreti dei grandi campioniÀ

Grande successo per l’incontro dal titolo ‘Sport di vertice e sport di base: due mondi a confronto’ svoltosi lo scorso 7 gennaio al Teatro Smeraldo di Valeggio. Focus della serata il rapporto tra famiglie e società locali nello sport e come far sì che la pratica sportiva sia una vera maestra di vita e un’occasione di divertimento. Grande emozione e orgoglio per i giovani sportivi valeggiani premiati durante la serata. Dopo i saluti del sindaco di Valeggio, Angelo Tosoni, e della consigliera provinciale Ilaria Cervato, tutti in piedi per l’inno nazionale, fatto suonare in tributo alla Giornata Nazionale della Bandiera. A dare il via al dibattito Adalberto Scemma, che ha presentato il doppio decalogo di Lisbona (i doveri dei genitori e i diritti dei ragazzi nella pratica dello sport), di cui i Panathlon presenti alla serata sono promotori. Un vero vademecum per ispirare famiglie e ragazzi al giusto approccio, formativo e positivo, alla pratica sportiva. A moderare l’incontro anche la giornalista Alessandra Rutili. L’evento, organizzato da Fondazione Valeggio Vivi Sport, assessorato allo sport del comune di Valeggio, Scaligera Rugby Valeggio e Istituto Comprensivo “G. Murari”, ha avuto il patrocinio dei Panathlon Nuvolari e Guerra di Mantova, Panathlon Brera dell'Università di Verona, Panathlon di Verona, Panathlon del Garda, di Coni Point Verona, Unicef

Italia ed è stato organizzato con la gentile collaborazione di Altomincio Family Park e BiMata coffee&bistrot. Ospiti della serata Conor O’Shea (Head Coach della nazionale italiana di Rugby), Grant Doorey (head coach del Verona Rugby), Francesca Porcellato, (atleta paralimpica), il giornalista Rai Stefano Bizzotto, Paola Pezzo (ex olimpinica MTB), Zaccaria Tommasi (responsabile scuola calcio Hellas Verona), Fabio Moro (responsabile settore giovanile Chievo Verona), Massimiliano Saccani, (ex arbitro di serie A) ed Emanuele Birarelli (capitano della Bluvolley Verona). Dopo il dibattito è stata la volta delle premiazioni degli atleti valeggiani che si sono distinti per risultati conseguiti durante il 2018. In conclusione, l’Assessore allo sport del comune di Valeggio, Simone Mazzafelli, ringraziando tutti gli ospiti e i moderatori ha dichiarato: “Non era un tema facile, credo che ne sia uscito un dibattito molto interessante e che possiamo tutti andare a casa con degli spunti di riflessione importanti e validi. Per Valeggio credo che sia stato un grande onore avere degli sportivi di così alta caratura che sono intervenuti con così grande disponibilità. Un ringraziamento ulteriore, e doveroso, va poi ai giovani che con le loro vittorie danno lustro a Valeggio, è sempre un grande orgoglio premiare questi tanti talenti del nostro comune”.

BARDOLINO

Con il 'Benacus' al via la stagione dei rally

L'apertura stagionale dei rally moderni in terra scaligera è affidata quest'anno al Benacus Rally. L'atteso appuntamento sulle rive del Lago di Garda anticipa la sua abituale data ed avrà l'onore di aprire le danze dei rally moderni nella provincia di Verona. L'appuntamento è fissato per l'1 e 2 marzo e la macchina organizzativa del Rally Club Bardolino in collaborazione con la Car Racing sta già lavorando a pieno regime per la buona riuscita di questo importante evento sportivo giunto quest'anno alla sua 16^ edizione. Anche per il 2019 sono confermate le due gare che accompagneranno come da tradizione la classica benacense: il rally storico protagonista grazie al 2° Benacus Historic e la regolarità sport in azione con la 10^ Coppa Lago di Garda. Il percorso di gara è stato confermato come per la passata edizione, decisione presa dopo gli ottimi riscontri di pubblico ma sopratutto degli equipaggi, che hanno elogiato il tracciato, sia per la sua spettacolarità che per l'impegno richiesto nel portare al limite uomini e mezzi. La manifestazione coinvolgerà i comuni di Bardolino, San Zeno di Montagna, Caprino Veronese, Ferrara di Monte Baldo e Cavaion Veronese Le premiazioni saranno effettuate in località Campazzi a Bardolino nello spazio del Rally Party, un'area che sarà allestita per tutta la durata della gara ed a disposizione degli equipaggi e degli appassionati con gazebo, stand gastronomici e musica. Info su www.facebook.com/benacusrally e www.benacvsrally.it 

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I NTERVISTA

Dove c'è CONI Verona c'è sport di Alberto Cristani - Foto: Coni Verona

EVENTI A CINQUE CERCHI Tra le iniziative organizzate dal CONI Point Verona da ricordare le giornate dedicate ai campioni olimpici veronesi che hanno riscosso successo di presenze e di critica

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l delegato Coni Verona Stefano Gnesato in esclusiva per Sportdipiù magazine fa un resoconto sull’attività svolta nel 2018 e racconta in anteprima alcuni progetti e obiettivi per il nuovo anno appena iniziato. Sempre, ovviamente, con un occhio di riguardo per l’attività sportiva di base e giovanile. Stefano, che 2018 è stato per il Coni Verona? «Il 2018 è stato davvero un anno molto importante. Abbiamo realizzato 3 progetti Nazionali: Centri Coni, ‘Sport in carcere’ e ‘Sport e Periferie’ donando, in questi ultimi due casi 3000 euro di materiale sportivo per ciascun progetto. Con il Comitato Regionale e il nostro Staff tecnico abbiamo partecipato per la prima volta a Fieracavalli proponendo non solo attività motorio sportiva per i bambini ma anche i laboratori didattici di cultura sportiva riscontrando sempre grande partecipazione, interesse ed entusiasmo. A proposito, colgo l’occasione per ringraziare il dott. Claudio Zambelli e la dott.

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ssa Alice Terzi che ci hanno di fatto invitato a questa importante manifestazione. Abbiamo inoltre confermato la nostra presenza sul territorio provinciale con le Feste Intercomunali e a Sport Expò. Tante le collaborazioni realizzate con gli Assessorati allo Sport di molti Comuni della Provincia. Un vero e proprio ‘tutto esaurito’ per le Cerimonie Coni Verona in Festa, Benemerenze Sportive e il Natale dello Sportivo (con la presenza di oltre 700 persone n.d.r.). Non ultimi i corsi di formazione e aggiornamento proposti dalla Scuola Regionale dello Sport. La numerosa partecipazione mi sta facendo riflettere riguardo l’opportunità di dover trovare una sala più grande rispetto alla nostra che contiene 80 persone». Da quante persone è composto il Coni Verona? «Un dipendente, Staff Tecnico e Fiduciari Periferici compongono il Coni Verona. Lo staff tecnico, coordinato dalla Prof.ssa Raffaella Sgalambro, è composto da 15 laureate/i in Scienze motorie che, annualmente, seguono corsi di aggiornamento.


ALL WE NEED IS SPORT Lo staff del Coni Verona 2019 è composto da oltre trenta persone tra staff tecnico e Fiduciari

Uno staff costantemente aggiornato, preparato e qualificato che da quest’anno si avvarrà di una nuova figura professionale che si occuperà della ginnastica posturale. Il gruppo dei Fiduciari Periferici è attualmente composto da 16 persone. Nei Comuni loro affidati hanno il compito di mantenere i contatti con le società sportive, le scuole e gli assessorati allo sport proponendo corsi, gratuiti, della Scuola Regionale dello Sport, progetti e iniziative che il Coni intende realizzare. A tutti gli effetti rappresentano quindi il Comitato Regionale e il sottoscritto nelle zone di loro competenza». L'attività sul territorio veronese è sempre più attiva, specialmente nei comuni della Bassa: come ti spieghi questo fatto? «Le nostre iniziative hanno coinvolto tanti Comuni. Una citazione particolare per i Centri Coni e la Giornata Nazionale dello Sport 2018. Con grande soddisfazione e orgoglio sono stati 31 i Comuni che hanno aderito alla nostra proposta (caso unico in Veneto e, forse, in Italia n.d.r.). Perché soprattutto nella Bassa? Ho ricoperto il ruolo di fiduciario periferico. Nei Comuni che mi erano stati affidati abbiamo iniziato con un’indagine sul territorio per conoscere aspetti positivi e negativi legati all’attività sportiva per rispondere in modo concreto alle reali necessità. Per condividere le iniziative

in modo efficace ci si è poi strutturati con la costituzione del Coordinamento Intercomunale per lo Sport (composto dal Coni e dai Comuni di Albaredo d’Adige, Bonavigo, Cologna Veneta, Isola Rizza, Minerbe, Oppeano, Pressana, Ronco all’Adige, Roverchiara, Roveredo di Guà, Zevio e Zimella n.d.r.) di cui ho avuto l’onore di presiedere per 10 anni. “Non ho mai sentito parlare di un Coordinamento di Comuni che lavori per lo Sport. È un caso unico in Italia” sono le parole che il Presidente Nazionale Coni Giovanni Malagò mi ha rivolto tre anni fa. Oggi l’attività del Coordinamento Intercomunale per lo Sport, presieduto da Diana Morandi (Assessore allo Sport di Ronco all’Adige) e da Francesca Rossi (Vicepresidente, assessore allo sport di Albaredo d’Adige), prosegue con entusiasmo e impegno ottenendo sempre ottimi risultati nell’attività realizzata. Fa parte della cultura sportiva del Coordinamento lavorare in squadra. E i risultati si vedono». Qual è il rapporto con le Federazioni e con gli Assessorati allo Sport? «Al recente Natale dello Sportivo ho voluto fare una citazione particolare per le Federazioni Sportive, le Discipline Associate, gli Enti di Promozione Sportiva e le Associazioni Benemerite. Quotidianamente, con sacrificio e professionalità, compiono un grande lavoro per rendere

possibile tutta l’attività e le iniziative che si svolgono in tutta la Provincia. Ed è un lavoro di cui, spesso, ci si dimentica. In generale sia con le Federazioni che con gli Assessorati allo Sport il rapporto è ottimo. E questo è testimoniato dalle tante iniziative comuni». Molta attenzione è stata rivolta anche a realtà fuori dal territorio scaligero, vedi popolazioni del bellunese colpite dall'alluvione... «Mi permetto di ricordare anche l’iniziativa ‘Olimpionici Veronesi per la Vita’ con la testimonianza di 30 atleti veronesi che avevano partecipato a Olimpiadi e Paralimpiadi per una raccolta fondi a favore di Amatrice. Iniziativa organizzata con Sportdipiù, 20 fra Federazioni Sportive, Discipline Associate ed Enti di promozione Sportiva, gli Assessorati allo Sport del Coordinamento Intercomunale e l’Assessorato allo Sport del Comune di Verona. Ospitata al Pepperone di San Giovanni Lupatoto, è stata molto partecipata e divertente anche la serata dedicata al bellunese. I soldi raccolti sono stati depositati nel conto corrente aperto appositamente dal Comitato Regionale del Coni Veneto. Sono stati raccolti 700 euro». Cosa ti aspetti, e cosa è già stato programmato, per il 2019? «Per il 2019 sono confermati i Centri Coni, l’organizzazione della Giornata

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Nazionale dello Sport, le partecipazioni a Sport Expò e a Fieracavalli; Feste Intercomunali e laboratori di cultura sportiva. La novità sarà rappresentata dall’EduCamp (progetto Coni Nazionale). Coni Verona in Festa nel 2019 si terrà a Bovolone. La Cerimonia di Consegna delle Benemerenze Sportive in sala Arazzi del Municipio id Verona. A conclusione il Natale dello Sportivo. Altre iniziative che ci sono state proposte sono in fase organizzativa. Credo che il 2019 sarà più impegnativo e ricco di opportunità rispetto agli anni precedenti». Sport e scuola: se ne parla sempre tanto ma non sempre alle parole danno seguito i fatti. Come Coni Verona avete qualche idea in cantiere? «Il rapporto con la prof.ssa Angela Capuzzo prima e con il prof. Dino Mascalzoni - che è pure fiduciario Coni - è sempre stato ottimo. Come Coni, grazie alla Scuola Regionale dello Sport, abbiamo spesso organizzato corsi teorico/pratici di aggiornamento per maestre che si occupano di educazione motoria. E devo dire che sono sempre stati molto partecipati. Da sempre è in essere una stretta collaborazione per la realizzazione dei campionati studenteschi. Altri progetti sono pronti. Speriamo di trovare qualche sponsorizzazione».

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Anche i dati dell'indagine conoscitiva, non appena disponibili, saranno molto utili per inquadrare meglio il mondo dello sport giovanile... «È stata una delle iniziative del 2018. Da un confronto con il Sindaco Sboarina, l’Assessore allo Sport Rando e il Presidente della Commissione Sport Bianchini è sorta la necessità di aggiornare l’indagine conoscitiva; la prima fatta dal Coni su tutto il territorio della Provincia risale ormai a 10 anni fa). È seguito un incontro dedicato e la volontà di coinvolgere tutti i Comuni della Provincia. La raccolta dati si è conclusa e vi hanno partecipato circa il 50% dei Comuni. È stato un lavoro molto importante e proficuo. A marzo contiamo di presentare e pubblicare quanto emerso per poi concordare e coordinare obiettivi e iniziative. Con chi vorrà mettersi in gioco e, come sempre, senza escludere nessuno». Hai un sogno nel cassetto che vorresti realizzare? Tipo un Coni Point aperto a tutti? Oppure… «Il Coni Verona è da sempre aperto a tutti. La nostra volontà è coinvolgere tutti negli obiettivi e progetti che possono essere comuni. Credo che il nostro modo di operare lo testimoni senza paura d’essere smentito. Il fatto che anche molti genitori mi chiedano appuntamento ne sono testimonianza. Il Coni è per sua

natura la ‘casa madre’ dello sport. Le riunioni che, regolarmente, organizziamo per le Federazioni Sportive, Discipline Associate, Enti di Promozione Sportiva, Associazioni Benemerite e Assessorati allo Sport hanno l’obiettivo di creare maggior conoscenza reciproca, confronto, progettualità e condivisione di iniziative. In questi anni si è creato davvero un bel gruppo anche se spiace constatare che sia ancora in essere una vision che mira, in modo restrittivo, alla cura del proprio raggio d’azione precludendosi a priori nuove opportunità rivolte al futuro, all’interesse dei ragazzi e delle famiglie. Faccio un esempio di un’iniziativa che non è del Coni ma cui teniamo comunque molto: Sport Expò. Dovremmo essere orgogliosi di un’iniziativa che altre realtà stanno copiando. Eppure c’è ancora chi si fa sfuggire un’occasione di condivisione e promozione sportiva unica. Ritengo siano attuali anche per il ‘mondo sportivo’ le parole del Presidente della Repubblica pronunciate nel discorso di fine anno “Sentirsi comunità significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme”. L’attività sportiva non traduce in pratica le tante belle parole che vengono dette riguardo lo sport ma tocca ad ognuno di noi esserne testimoni positivi. Almeno per chi ci crede davvero».


STARE BEN E

Postural

di Carmen Guidobaldi Instagram carmenguidobaldi

Alla ricerca della postura perduta

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on questo numero di Sportdipiù magazine inizia una nuova interessante rubrica dedicata alla postura curata Carmen Guidobaldi, operatore posturale e titolare del cento Activity Wellness Trust a Verona. Utili consigli per rimettersi - o per mantenersi - con la ‘schiena dritta’! Cos’è la postura? La postura è un adattamento verso l’ambiente esterno dettato anche dalle posizioni che assumiamo nelle ore lavorative. E’ un atteggiamento che assumiamo sia in fase statica che dinamica in risposta all’ambiente esterno: è il risultato di tutte le posizioni statiche che assumiamo durante la giornata. Per evitare scompensi dovremmo la cosa da fare è ‘compensare’ con una ginnastica mirata, detta appunto ginnastica posturale. La postura è influenzata anche dalle caratteristiche psicologiche che ognuno di noi ha: una persona estroversa ha un atteggiamento più aperto nei confronti del mondo, quindi si muoverà in modo armonioso e con una buona coordinazione, trasmettendo l’immagine di una persona positiva. Una persona introversa e timida è invece più chiusa e, di conseguenza, la sua postura ne risentirà: il capo curvo e inclinato verso il basso, per esempio, darà l’idea di una persona rassegnata, che

porta il peso di esperienze doloranti nella sua vita. La mente, quindi, influenza il corpo. Conseguenza La postura è la conseguenza di tutto ciò che noi facciamo durante il giorno. Oggi come oggi si ha una visione molto limitata: molti identificano la ginnastica posturale come una serie di esercizi che ci ‘raddrizza’; in realtà, si tratta di una ginnastica che, oltre ad essere correttiva, è anche conoscitiva e porta a una maggiore consapevolezza e conoscenza del nostro corpo. In molti viviamo una vita frenetica he ci porta a trascurare tutti quei segnali che il corpo ci invia e che noi, purtroppo, sottovalutiamo. Per trovare risposte ai nostri problemi è bene effettuare un’attenta analisi posturale, per capire le cause del problema, attraverso metodi di misurazione e test di esercizi fisici che ci daranno chiara evidenzia delle compensazioni che per abitudine adottiamo (i cosiddetti vizi posturali n.d.r.). Parte della nostra postura è anche influenzata dall’ereditarietà o anche semplicemente per imitazione. Un esempio ci viene dai bambini che hanno la stessa camminata dei genitori. Esistono anche problemi più ‘importanti’ come la scoliosi genetica o patologie vertebrali congenite.

Attenzione Una determinata predisposizione non significa non poter cambiare. Fattori come traumi passati, che potrebbero causare rigidità, porteranno a una reazione nel nostro corpo il quale adotterà delle compensazioni che modificheranno, negli anni, i nostri movimenti. Anche cicatrici cutanee (es.postumi di parti cesari o interventi addominali) possono far insorgere rigidità limitando i nostri movimenti.

Approfondiremo nei prossimi di Sportdipiù magazine le singole e numerose sfumature che riguardano la postura, materia che affascina e che, personalmente, mi ricompensa con mille soddisfazioni e che ormai parte della mia vita!

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COVER STO RY

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Gatto Silvestri di Matteo Lerco – Foto: Maurilio Boldirni

Marco Silvestri con suoi balzi felini sta confermando di essere uno dei punti fermi dell’Hellas Verona: la rincorsa alla promozione in serie A passa anche dalle sue mani.

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l suo passaggio all’Hellas Verona lo scorso campionato è passato quasi in sordina. Davanti a lui l’inamovibile, brasiliano Nicolas. Marco non si è perso d’animo e con costanza e determinazione ha mostrato a tutti il suo valore, ritagliandosi momenti importanti nel corso di una

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stagione travagliata conclusasi con la retrocessione della squadra in serie B. Quest’anno mister Grosso ha affidato a Marco i gradi titolare tra i pali della porta gialloblu e lui, con la solita umiltà e determinazione, partita dopo partita, ha dimostrato di essere uno dei più forti numeri uno della cadetteria.Le sue parate sono veri e propri pezzi di bravura, un

concentrato di tecnica e di istinto. Ad oggi Silvestri, non a caso, ha già neutralizzato tre calci di rigore. Nativo di Castelnovo ne' Monti, in provincia di Reggio Emilia, Marco il prossimo 2 marzo compirà ventotto anni, l’età in cui (si diceva una volta…) i giocatori e in particolare i portieri, acquisiscono la maturità giusta per affermarsi defini-


tivamente. Le premesse ci sono tutte ma, come spesso accade, saranno il campo e i risultati a certificare la bontà dell’operato del portierone gialloblu, che per ora, è senza dubbio uno dei protagonisti di questa stagione. Un campionato che tutti si augurano possa terminare nel migliore dei modi. Marco, il ruolo del portiere era insito nel del tuo Dna o è portiere ci sei diventato col tempo? «Ero il più piccolo tra i miei fratelli e i miei cugini, avevamo un campo sotto casa e mi mettevano in porta semplicemente per questo motivo. A me, però, piaceva tanto. Quando ho iniziato la scuola calcio infatti giocavo in attacco, anche se mia mamma dice che non mi piaceva nemmeno correre! Così, piano piano, ho iniziato a stare in porta. E ci sono restate». Giovanili nel Modena e successivo esordio in prima squadra in Coppa Italia: cosa significa per un calciatore fare il battesimo nel calcio che conta con i colori del vivaio addosso? «E’ molto bello, perché a Modena ci ho

PARARIGORI Nella foto Marco Silvestri neutralizza il penalty calciato da Sergio Pellissier nel derby di Coppa Italia della scorsa stagione

passato sette anni ed era diventata un po’ la mia famiglia. È il sogno di tutti i bambini di ogni settore giovanile quello di arrivare ed esordire in prima squadra. Sono stato fortunato a farlo in Coppa ma anc he sfortunato perché non sono mai riuscito a farlo in Serie B, dove invece ho fatto panchina tante volte. Anche se avevamo perso ai rigori, l’esodrio resta comunque un bel ricordo e una bella soddisfazione».

per te quelle parate nel corso della tua carriera? «I primi due anni a Leeds ero titolare, poi il terzo anno qualcosa si ruppe e mi ritrovai in panchina. Hero of the night si riferisce ai tre rigori parati negli ottavi di finale contro il Noorwich: una vittoria che ci ha permesso di giocare contro il Liverpool ai quarti. Fu una serata indimenticabile, una grande soddisfazione personale visto l’annata difficile che passai».

Il settore giovanile si basa sulla meritocrazia o altro? «Direi di si. Nelle squadre con settori giovanili importanti, vince la meritocrazia, perché c’è molta concorrenza».

A Verona hai ascoltato entrambe le campane: Chievo ed Hellas sono realtà distanti oppure i due mondi sono più vicini di quello che si può pensare. «Secondo me sono molto distanti come realtà: la città di Verona è più legata all’Hellas e qui sto bene, e anche al Chievo ho trovato un buon gruppo».

Chievo, Reggiana, Padova, Cagliari e poi il salto nel calcio inglese. Quanto è formativa per un calciatore la possibilità di confrontarsi con un mondo così concettualmente diverso da quello del calcio italiano? «Il calcio inglese è molto diverso dal nostro, è veramente sentito in Inghilterra. Ma soprattutto il modo di giocare è diverso: è un calcio più fisico, squadre molto lunghe e spaccate, magari ti capitava

di vincere 2-0 al 90’ e prendevi un paio di contropiedi… Ho fatto tante partite, mi ha aiutato molto nella mia crescita». Nello Yorkshire ti ricordano ancora come Hero of the night: cos’hanno significato

Quest’anno hai trovato la consacrazione: quanto è importante per un portiere godere della fiducia dell’ambiente? «E’ importantissimo perché, anche se non sento molto la pressione dal momento che ho sempre giocato in piazze calde come la Reggiana o il Leeds, avere la fiducia intorno ti dà una grossa mano.

Ti dà più forza e ti aiuta a superare i momenti difficili delle partite». Hai fatto visita al piccolo Tommy: il calcio è ancora veicolo di messaggi positivi… «Sì, senza dubbio è giusto che lo sia. È

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importante fare questi gesti soprattutto quando si tratta di bambini, è molto più importante che vincere le partite. Ricordo Tommy con molto affetto, un bimbo molto forte con una famiglia altrettanto forte». Cosa ne pensi della città di Verona? E qual è lo scorcio che preferisci? «La città è meravigliosa, è su misura. Per me è perfetta. A me piacciono molto piazza delle Erbe e piazza Bra». Quando non sei in campo, cosa ti piace fare? Hai un hobby o una passione particolare? «Sono un appassionato di informatica, amo molto anche leggere ma il mio hobby principale è mia figlia Chloe, tutto il tempo che ho a disposizione lo dedico a lei». Ci sono stati portieri che ti hanno ispirato? «A me piaceva molto Dida quand’ero ragazzino. E ovviamente Buffon». Giocare poco in Serie A o essere titolare in Serie B: cos’è meglio? «A Verona non sembra nemmeno di stare in Serie B, perché è come stare in A. Per me l’importante adesso è giocare». Quanto è importante la famiglia nella tua carriera? «E’ fondamentale, io sono fortunato perché ho una bella famiglia che mi dà la serenità necessaria per giocare meglio». Il tuo rapporto con i social? «Non li uso tantissimo: ho Instagram, Twitter… ma non li uso molto». C’è una partita in particolare che vorresti rigiocare, per vincerla? «In generale vorrei rigiocare ad Anfield, dove abbiamo perso 2-0 ma abbiamo fatto una grande partita. C’erano 13 mila tifosi del Leeds e uno stadio completamente esaurito ed è stata un’esperienza molto bella. Con il Verona invece vorrei rigiocare la partita di Brescia, perché abbiamo giocato male: quelli non siamo noi». Qual è stata la parata più bella e più difficile che hai fatto e quella che invece avresti voluto fare? «In questa stagione con l’Hellas avrei potuto fare la parata di Crotone, perché quel gol secondo me era evitabile visto che c’era arrivato. Mentre quella più bella quella su Mancosu in casa contro il

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Pescara e quella su Galano a Foggia. In generale, invece, la parata che avrei voluto fare è quella sul calcio di punizione di Pirlo, allo Juventus Stadium». Se non avessi giocato a calcio, quale altro sport ti sarebbe piaciuto fare? «Non lo so, perché ho sempre e solo giocato a calcio». Hai già qualche idea quando, tra almeno 15 anni, avrai appeso i guantoni al chiodo? «Non ancora, anche se so per certo cosa non farò: il preparatore dei portieri, perché sono negato!». Chi è il compagno di squadra più casinista e quello più serioso che hai avuto? «Qui a Verona mi trovo molto bene, il più ‘scherzoso’ forse sono proprio io. Il più serioso è Pazzini, perché è il capitano ed è anche il più grande: ha una grossa responsabilità visto anche che questo Verona è molto giovane». Che 2019 ti auguri per l’Hellas e per te stesso? «Mi auguro di riuscire ad andare in Serie A con il Verona, perché il Verona è una società e una piazza che merita di stare in A».

MA I N U M ERI D I

RCO La Carriera 2006-2010: Modena (giovanili) 2009-2010: Modena 2010-2011: Chievo 2011-2012: Reggiana 2012-2013: Padova 2013-2014: Chievo 2014: Cagliari 2014-2017: Leeds Utd 2017 ad oggi: Hellas Verona

Nazionale 2009-2011: Italia U-20 2011: Italia U-21 Famiglia Marco vive con la sua compagna Sofia Jamal Eddine, modella di origini marocchine, dalla quale ha avuto una figlia di nome Chloe.

Social instagram marco_silvestrigk twitter @MarcoSilver1991

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Breaking News

AG EN DA

Calciatori 2018-2019, la 58esima meraviglia targata PaniniÀ"""

Anche Damiano Tommasi, in veste di presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, ha partecipato alla presentazione dell’album “Calciatori 2018-2019”, la 58a edizione della collezione ufficiale di figurine Panini dedicata ai protagonisti del campionato svoltasi a Milano lo scorso 9 gennaio. La raccolta si compone in tutto di 734 figurine (di cui 136 speciali foil, laminate e silver), che possono essere raccolte in un fantastico album di grande formato da 128 pagine. La copertina,

anche quest’anno di grande effetto e realizzata con trattamenti speciali, celebra venti grandi campioni delle squadre di Serie A TIM: il pluri-premiato “Pallone d’Oro” Cristiano Ronaldo, per la prima volta sulla copertina della collezione, guida la corsa allo scudetto con altri 19 campioni, in rappresentanza dei club che si contendono il torneo. Tante le novità di questa raccolta, a partire dai mini-statini sul retro delle figurine dei giocatori della Serie A TIM, alla Nazionale femminile e

Al Teatro Ristori l'Italian Healt Award 2019 Si svolgerà al Teatro Ristori di Verona il 22 marzo, con inizio alle ore 20.30, l’ Italian Health Award, evento benefico dedicato alla salute e i corretti stili di vita. La serata sarà un vero e proprio galà durante il quale gli ospiti illustri che verranno premiati si racconteranno nel modo più personale. L’idea è nata dal dr. Pasquale D’Autilia che ha pensato all’award come ad un talk d’informazione scientifico rivolta a tutti. Una piacevole serata d’intrattenimento dove apprendere dall’esperienza diretta e dall’esempio di persone che si dedicano agli altri, promuovendo messaggi sui corretti stili di vita e buona etica. L’evento è patrocinato dalla Regione Veneto, dal Comune di Verona. La edizione 2018 si è svolta nel palazzo della Gran Guardia, è stata presentata da Ivan Zazzaroni ed Elisabetta Gallina, con alla presenza del sindaco Sboarina e dell’assessore allo sport Rando. Perché esserci? Per conoscere da vicino ospiti importanti, premiati per il loro impegno nei diversi ambiti della salute e ascoltare dal vivo il messaggio che ci portano. Per essere consapevoli che la salute, l’ambiente e i corretti stili di vita sono nelle nostre mani. I biglietti, al prezzo simbolico di 10 euro, possono essere acquistati attraverso il sito www.italianhealthaward.it IHA è un evento senza scopo di lucro. Come nell’edizione precedente, il ricavato dalla vendita dei biglietti sarà donato ad un ente benefico, che quest’anno è Save the Children che festeggia il suo centenario.

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alla Nazionale Under 21. Torna quest’anno il grande concorso a premi “CalcioRegali 2019” e viene confermata l’iniziativa speciale con il Gruppo Intesa Sanpaolo, partner per il secondo anno consecutivo. La collezione “Calciatori 2018-2019” è già in vendita in tutte le edicole. Una bustina contiene 5 figurine e costa 0,70 euro. Disponibili anche lo “starter pack” contenente album e 7 bustine a 4,90 euro e la speciale “gift box” contenente 60 bustine (10 in omaggio) a 35 euro. Tramite il servizio PrimaEdicola è possibile anche ordinare, lo speciale album cartonato con 3 bustine a 19,90 euro. Da febbraio saranno in vendita anche le “Gommaglie”, con una gomma da cancellare a forma di maglia della Serie A TIM e 1 bustina a 1,90 euro, mentre il partner Castelvedere distribuirà nel circuito bar/ tabacchi speciali confezioni contenenti una caramella gommosa alla frutta a tema calcio e 1 bustina con 4 figurine. Nel prossimo mese di marzo, le 48 figurine per l’aggiornamento della sezione “Calciomercato – L’Originale” saranno in vendita all’interno della “Pocket Tin Calciatori” a 9,90 euro.

ITALIAN HEALTH AWARD

Il premio della salute

2019

22 marzo 2019, ore 20,30 Verona Teatro Ristori Nel cuore della bellissima Verona, al Teatro Ristori, prestigioso palcoscenico ottocentesco, saranno premiate 6 persone, che hanno lavorato per promuovere la salute nelle sue diverse forme. L’oscar è alla sua seconda edizione. Info e prenotazioni www.italianhealthaward.it info@italianhealthaward.it

Il ricavato della serata sarà donato a

Con il patrocinio di


AG EN DA

Opes

di Alessandro Boggian Presidente del Comitato Provinciale OPES di Verona

Novità fiscali 2019 per lo sport dilettantistico

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intesi delle disposizioni che possono interessare il mondo dello sport dilettantistico.

Fatturazione elettronica. È stato abrogato il comma 2 dell’art. 10 co. 1 della legge 17 dicembre 2018, n. 136 circa l’emissione di fattura elettronica da parte dei soggetti in regime forfetario ex L. 398/1991, in caso di contratti di sponsorizzazione e pubblicità. Esenzione imposta di bollo. A decorrere dal 2019 le a.s.d. e s.s.d. sono esonerate dall’imposta di bollo. Pertanto atti, documenti, istanze, contratti nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richieste da dette associazioni e società sportive saranno esenti da bollo. Il bollo non verrà pagato nemmeno sul conto corrente. Secondo quanto indicato nella Circolare 18/E del 1° agosto 2018, rientrano tra i documenti esenti da bollo anche le ricevute per indennità, rimborsi spese analitici, rimborsi spese forfettarie. Credito d’imposta per erogazioni liberali per la ristrutturazione di impianti sportivi pubblici (c.d. “Sport bonus”). Viene prorogato, con modifiche in merito alla misura dell’agevolazione, il credito d’imposta per le erogazioni liberali destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche (c.d. “Sport bonus”). Possono beneficiare dell’agevolazione le

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erogazioni liberali: - in denaro - nel 2019 - per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche; - anche nel caso in cui le stesse siano destinate ai soggetti concessionari o affidatari degli impianti medesimi.

Estensione del regime forfetario ex  L. 190/2014. Gli ambiti di intervento sono stati i seguenti: - soglia di ricavi/compensi aumentata fino a 65.000,00 euro; - modifica in caso di possesso di partecipazioni; - modifica in presenza di contestuale o precedente attività di lavoro dipendente.

Da quest’anno possono accedere allo Sport bonus anche persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa. Il credito spetta in misura pari al 65% delle erogazioni effettuate ed è riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nel limite del 20% del reddito imponibile e ai titolari di reddito d’impresa nel limite del 10 per mille dei ricavi annui.

Dal 1° gennaio 2019, possono accedere al regime le persone fisiche con ricavi e compensi non superiori, nell’anno precedente, a 65.000,00 euro. Sono eliminati i limiti connessi al sostenimento di spese per lavoro dipendente (5.000,00 euro) e per beni strumentali (20.000,00 euro).

A carico dei beneficiari delle erogazioni liberali sono posti specifici obblighi comunicativi. Essi, infatti, devono: - comunicare immediatamente all’Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri l’ammontare delle somme ricevute e la loro destinazione; - contestualmente dare adeguata pubblicità, attraverso l’utilizzo di mezzi informatici, a tali informazioni; - comunicare all’Ufficio per lo sport, entro il 30 giugno di ogni anno successivo a quello dell’erogazione e fino all’ultimazione dei lavori di manutenzione, restauro o realizzazione di nuove strutture, lo stato di avanzamento dei lavori, anche mediante una rendicontazione delle modalità di utilizzo delle somme.

Non possono utilizzare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività: - partecipano a società di persone, associazioni o imprese familiari (art. 5 del TUIR); - controllano, direttamente o indirettamente, società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni. Non possono utilizzare il regime le persone fisiche la cui attività d’impresa o di lavoro autonomo sia esercitata, prevalentemente, nei confronti di datori di lavoro, o soggetti direttamente o indirettamente ad essi riconducibili, con i quali: - siano in corso rapporti di lavoro - siano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta.


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I NTERVISTA

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di Lorenzo Salvadori Foto: Mirko Barbieri

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essislava Eva Dupuy (per tutti Dessi…) è senza dubbio una delle top player dell’Hellas Verona Women calcio femminile. Classe 1993, è nata a Varna, città della Bulgaria conosciuta anche come la perla del mar Nero. Da li, ancora praticamente in fasce, si è trasferita negli USA, dove è cresciuta e ha iniziato a prendere confidenza con il soccer. Rapida, veloce, difficile da marcare. Ma soprattutto imprevedibile. Per conferma chiedereai difensori del ChievoVerona Valpo che, nel derby, l’hanno vista sfrecciare senza pause e, soprattutto, calare un personale quanto clamoroso poker di reti. In questa intervista esclusiva a Sportdipiù magazine Eva racconta la sua storia, la sua passione per il calcio, il suo presente e soprattutto il suo futuro. Ovviamente a tinte gialloblu. Eva, innanzitutto spiegaci il tuo viaggio dalla Bulgaria agli States… «Mia mamma mi ha adottata quando avevo 2 anni e mi ha portato a Lynchburg, piccola cittadina della Virginia. Ho vissuto con lei fino alla fine del college. Sono stata in vari campus per quattro anni, ma il college era a 10 minuti di macchina da casa. Sono cresciuta felice, anni fa mi sono fatta alcune domande perché sapevo

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La freccia nera


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lità, quest’anno è stato un bel cambiamento per tutte e lo stiamo dimostrando». Il derby ne è stato un esempio… «È stato il punto più alto finora, non sappiamo cosa sia successo è stato come camminare sulle nuvole. Abbiamo messo tutto in campo e lo abbiamo fatto alla perfezione, contro una squadra forte come il Chievo. Non mi era mai capitato di segnare quattro reti, o meglio, non a certi livelli. Ci ero riuscita solo al college…».

di essere stata adottata, ma sono sempre stata contentissima che Laura fosse diventata mia madre e mi stesse crescendo». Quando hai iniziato a giocare a calcio? «Ho iniziato a cinque anni. Come con tutti i bambini mia madre voleva facessi una attività e, dopo il basket e la danza, sono arrivata a giocare a calcio. Ho iniziato in una piccola squadra del paese, poi ho continuato a livello scolastico e, arrivata al college, ho lasciato il basket per concentrarmi solo sul soccer. Mentre studiavo non pensavo di poter diventare una calciatrice, ma all’ultimo anno, quando ho vinto il campionato di college con Lynchburg, ho pensato di provarci. Sono rimasto ferma una stagione, durante cui ho lavorato come commessa e mi sono allenata. Poi feci la grande scelta: una squadra francese non professionistica mi chiese di venire a giocare in Europa, l’ETG Ambilly, e io accettai. Mia mamma era molto spaventata, ma poi prevalse l’orgoglio. Durante quest’anno riuscii ad allenarmi con giocatrici forti, mentre vivevo in una famiglia francese che mi ospitava. Fummo promossi nella divisione professionistica». E poi arrivasti a Verona… «Quell’anno tornai a casa per le vacanze, con l’idea di tornare a giocare in Francia, ma poi arrivò la chiamata del Verona Women e accettai. Mi piaceva pensare a una nuova esperienza e a un nuovo campionato, e poi ero molto curiosa di venire in Italia. Non saprei come definirlo: qui il livello non è né peggiore né migliore che nel campionato di college, semplicemente è diverso. Qualcosa che mi ha fatto molto crescere è che qui ci siano avversarie molto forti».

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Al tuo ritorno ecco l’Hellas Verona… «Si, quando tornai in Italia dagli Stati Uniti per la nuova stagione vidi il cambiamento. Credo sia stato molto positivo, il legame con una squadra maschile aiuta molto. Con l’Hellas lavoriamo bene, lo staff è preparato e noi ne stiamo traendo beneficio. Non avevo alcuna aspettativa all’inizio su come potesse andare la mia stagione e non le ho neanche ogni volta che entro, voglio solo dare il meglio di me stessa e contribuire per vincere. Aver segnato tanto finora ha sorpreso anche me, penso di essermi ambientata bene l’anno scorso e aver applicato ora, senza rendermi conto, tante cose imparate nel tempo».   Con Julia Molin, ad oggi, sei l’unica ad aver giocato tutti i minuti… «Julia è un bravissimo difensore, ordinato e sempre attento. Quest’anno mi stanno aiutando tanto anche Rus e Pasini, senza di loro non sarei a otto gol segnati. La squadra sta facendo bene, è concentrata e viviamo bene fra di noi. Le compagne sono un po’ la mia famiglia, visto che mamma è negli USA, e San Massimo, dove vivo, è la mia piccola Lynchburg. Su Veronica Pasini non sono sorpresa, l’avevo già vista giocare e sapevo che era una giocatrice forte, Rus invece ci da una mano in tutto, perché è la più esperta ed è un attaccante eccezionale. Stiamo facendo una buona stagione e penso che continueremo a crescere. Tutte le altre giocatrici giovani come Veronica si vede che hanno fatto un salto di qua-

Mamma viene ancora a trovarti? «Finora è venuta due volte. E’ molto orgogliosa di me: guarda sempre le mie/ nostre partite. Magari all’inizio di questa avventura da calciatrice lei era felice, ora però la cosa si è espansa in tutta la città e a Lynchburg tutti sanno quando gioco contro Juventus, Milan, Roma e contro qualsiasi altra squadra. E tutti fanno il tifo per me!». Cosa ne pensi di Verona città? «È una città stupenda, sotto tutti gli aspetti. Mi piace osservare le persone e i turisti, a seconda della stagione. È la prima volta che qualcuno mi ferma e sa chi sono, che mi chiede una foto o che mi dice: “Ehi, tu sei quella che gioca nel Verona”. Io rimango sempre un po’ stupita perché per me è normale giocare a calcio. Insomma cosa devo dire: qui a Verona sto davvero molto bene!».


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Il Carnevale di Verona spegne 489 candeline

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iunto ufficialmente quest’anno alla sua 489° edizione, il Carnevale di Verona è uno dei più antichi d’Italia e del mondo. Secondo la tradizione il fondatore fu Tomaso Da Vico, che nel XVI secolo dispose la distribuzione di alimenti agli abitanti del quartiere di San Zeno, cuore pulsante del carnevale. Girolamo Dalla Corte nel suo libro Istoria di Verona (1592), racconta della terribile carestia che nel 1531 imperversava in città e della tumultuosa folla che il 18 giugno nella piazza di San Zeno assalì i forni, facendo bottino con pane e farine di grano. La rivolta fu scongiurata con la tempestiva azione di alcuni cittadini illustri, che a loro spese provvidero al vettovagliamento degli abitanti più poveri del rione. Tra loro vi era anche il medico Tomaso Da Vico, che perpetuò l’iniziativa disponendo nel suo testamento che ogni anno fossero distribuiti ai sanzenati pane, vino, burro, farina e formaggio, creando la tradizione del Venerdì Gnocolar. Lo storico Giambattista Da Persico ritiene invece che le origini siano più antiche e risalgano al 1405, con l’ingresso di Verona

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nella Serenissima Repubblica. Evento che fu celebrato con processioni che attraversarono la città partendo dalla Basilica di San Zeno e l’istituzione di una Festa dell’Abbondanza con grandi “largizioni di commestibili”. Secondo altri studiosi le origini del carnevale vanno ricercate nell’antica Festa del Popolo, istituita nel 1208 da Ezzelino II per celebrare la vittoria della fazione ghibellina sui guelfi, e poi nella annuale fiera che durante la Signoria degli Scaligeri si svolgeva sul sagrato della basilica di San Zeno in occasione della traslazione del corpo del Santo Patrono. Durante i secoli della Serenissima Repubblica la Festa del Venerdì Gnoccolar era sostenuta dal pubblico erario e la tradizionale manifestazione carnevalesca continuò anche durante l’occupazione francese. Nel 1806 il principe Eugène de Beauharnais, viceré del Regno d’Italia, fece stanziare un sussidio di 6.000 lire per l’organizzazione, restando a carico dei partecipanti, negozianti ed artigiani, le spese dei carri allegorici. La festa continuò ad aver luogo e nel 1838, per merito del podestà Giovanni Orti Manara, fu rinvigorita con notevoli innovazioni, come

l’istituzione della Cavalcata di Tomaso Da Vico con 24 cavalieri in costume e l’aggiunta di 28 carri allegorici al seguito del Carro dell’Abbondanza. Il Baccanale si spense sul finire della dominazione austriaca e con l’unità d’Italia riprese in tono minore. Sospeso nuovamente nel 1900, riprese nel 1923 con l’elezione della Reginetta di Verona e per merito degli studenti che vi parteciparono attivamente con i loro carri e un corteo. Dopo la parentesi per la Seconda Guerra Mondiale, il carnevale è definitivamente ripreso in tutti i suoi elementi e tradizioni secolari, con numerosi eventi ed una partecipazione sempre crescente. Ai nostri giorni el Baccanal del Gnoco è l’evento principale del Carnevale Veronese, con una grande sfilata di carri allegorici che attraversano le vie del centro storico nell’ultimo venerdì prima della quaresima (quest’anno il 1° marzo), sotto l’occhio attento di 100mila spettatori di ogni età. Nel giorno che segue la fine del carnevale, che per la Chiesa Cattolica è il mercoledì delle ceneri, si svolge a Parona la tradizionale Festa de la Renga. Qui si ritrovano i veronesi de soca e le maschere del carnevale, per decretare ufficialmente la fine del periodo di festa e l’inizio della Quaresima, mangiando polenta brustolà e renga, accompagnate dal vino rosso della Valpolicella.


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Marco Silvestri è oggi un punto fermo dell'Hellas di mister Fabio Grosso Ventotto anni a marzo, tanta gavetta e un'esperienza importante in Inghilterra:

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Ventotto anni a marzo, tanta gavetta e un'esperienza importante in Inghilterra: Marco Silvestri è oggi un punto fermo dell'Hellas di mister Fabio Grosso iBarcoder Trial

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Testata giornalisticaiBarcoder registrata Trial al Tribunale di Verona n. 1807/2008

ANNO 11 - N. 57 - GENNAIO/FEBBRAIO 2019 - Periodico iBarcoder Trial

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SPO RT LI FE

Slancio Emiliano di Alberto Cristani - Credits photo: Maurilio Boldrini

Il ChievoVerona Valpo punta sul carisma e l’esperienza di mister Bonazzoli per centrare la permanenza in serie A

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BOMER GIALLOBLU Emiliano Bonazzoli (nella foto) con la maglia dell'Hellas Verona nella stagione 2000-2001: per lui 7 reti in 28 presenze

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n una scena cult del film Pulp Fiction, l’attore Harvey Keitel si presenta così: “Sono Mr Wolf, risolvo problemi”. Emiliano Bonazzoli non è un risolutore drastico e definitivo come Mr Wolf, ma è senza dubbio la persona giusta che può tirare fuori dalle sabbie mobili ChievoVerona Valpo. Le gialloblu capitanate da Valentina Boni, dopo l’ottimo settimo posto dello scorso campionato, sono incappate nella classica ‘stagione no’, terminando il girone d’andata in piena zona retrocessione. Una situazione imprevista che ha spiazzato un po’ tutti, dalla dirigenza, alle stesse giocatrici, ai tifosi. Dov’è finito il Valpo che divertiva e vinceva? Dopo l’incredibile ko per 9-3 nel derby contro l’Hellas, in casa Chievo serviva una scossa. A farne le spese, come accade in

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questi casi, è stato il mister; Diego Zuccher è quindi stato sollevato dall’incarico e al suo posto è arrivato l’ex bomber di Sampdoria, Verona, Reggina, Parma e Fiorentina. Emiliano Bonazzoli non ci ha pensato un attimo ad accettare la proposta della presidente Bonafini e, con il suo fido vice Ivan Franzolin, si è subito rimboccato le maniche: in palio c’è una posta troppo importante, un obiettivo che si chiama salvezza. “Quando sono stato contattato da Antonella Formisano” – spiega il neo mister gialloblu – “dopo un attimo di sorpresa, non ho avuto dubbi nell’accettare la proposta. Stavo cercando una squadra di categoria, nel padovano, dove abito, ma una serie A femminile è sicuramente più stimolante. E quindi eccomi qua. Con Ivan dobbiamo risollevare la squadra e

portarla in una posizione di classifica dove merita di stare, perché prese singolarmente, queste giocatrici hanno curriculum ed esperienza per puntare molto più in alto”. “Siamo arrivati dopo una brutta sconfitta nel derby” – prosegue Bonazzoli – “con l’ambiente particolarmente scosso. Abbiamo cercato quindi di resettare tutto e di concentrarci sul futuro, ovviamente non dimenticando gli errori. Le ragazze si sono subito dimostrate molto attente e disponibili a mettere in pratica i nostri consigli. Contro le corazzate Milan e Juve abbiamo disputato tre ottimi tempi: il primo contro le rossonere è stato negativo ma la ripresa ci ha fatto vedere un Chievo tosto e reattivo. E’ vero, abbiamo perso 5-2 ma abbiamo sbagliato il rigore del 3-4. Se andava dentro quello, chissà. Poi contro le bianconere abbiamo centrato tre legni sullo 0-0. Insomma, i segnali positivi ci


sono. Dobbiamo solo avere la pazienza di continuare su questa strada e di giocare ogni partita, indipendentemente dall’avversario, con la giusta convinzione e con la voglia di fare sempre risultato pieno. Sono sicuro che questa sia la strada giusta per arrivare alla salvezza”. Calcio maschile, calcio femminile: quali le differenze? Per mister Bonazzoli la risposta è molto semplice: “Molto poche a dire il vero, se escludiamo la fisicità e la forza nel calciare, per il resto non vedo grosse disparità. Le ragazze sono molto brave tecnicamente e tatticamente, sanno interpretare diversi ruoli e hanno una capacità molto elevata di apprendimento. Il ChievoValpo è la mia prima esperienza nel calcio femminile, anche se mi ero già informato. Sono convinto che con la partecipazione ai prossimi mondiali, il movimento farà un ulteriore importante passo in avanti”. Emiliano Bonazzoli è stato un attaccante dal grande fisico, che amava fare a sportellate ma anche molto presente sotto porta autore di gol d’autore, uno su tutti quello ‘alla Van Basten’ realizzato con la maglia della Reggina sul campo della Lazio (andate a vederlo su Youtube, 19 Settem-

bre 2004, seconda di campionato, LazioReggina:1-1 n.d.r.). Per caratteristiche può essere Stefania Tarenzi ‘la Bonazzoli’ del ChievoVerona? La risposta di Emiliano è chiara: “Stefania è più forte di me! E’ un’attaccante completa, che sa attaccare bene la profondità, che colpisce bene di testa e calcia ottimamente al volo: lei è una top player per il calcio femminile. Ma Valeria (Pirone) e Marta (Mason) sono attaccanti importanti, con altre caratteristiche. Non parlo di Vale (Boni) perché lei è una trequartista e non è mia competenza! (ride n.d.r.). Per Bonazzoli sarà quindi un girone di ritorno da vivere e da giocare tutto d’un fiato, con l’emozione di affrontare il ‘suo’ Hellas nel derby (“Per me sarà una partita particolare, senza dubbio diversa dalle altre” ), con l’obiettivo di ripagare la fiducia riposta nei suoi confronti e, perché no, per aprire un ciclo. “Pensiamo prima di tutto a salvarci“ – taglia corto Emiliano – “del resto mi importa poco. Se mi piacerebbe continuare ad allenare il Valpo? Certo, che discorsi, ma adesso non è il momento di pensare al mio futuro. A fine stagione, a giochi conclusi, ci siederemo e faremo le nostre valutazio-

❛❛ Dobbiamo avere solo

la pazienza di continuare su questa strada. Il Chievo Valpo merita la serie A

ni. E’ fuori discussione che l’ambiente che ho trovato qui al Chievo è senza dubbio molto professionale, l’ideale per lavorare bene. Un ambiente che merita di restare in serie A”.

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SPO RT LI FE

Number Three Nato il 21 marzo 1994, Terry è arrivato quest'anno in gialloblu dopo l'ultima stagione nella G-Leauge

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Il killer delle 6,75

Instagram t_henny3 TWITTER @t_henny3

di Mattia Poli Foto: Paolo Schiesaro

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Terry Henderson si sta confermando grande tiratore da 3 e cecchino della lunetta

il 9 dicembre quando la Tezenis vince una partita che sembrava ormai già persa. L’avversario di giornata è la Poderosa Montegranaro, trafitta da un tiro allo scadere da 10 metri. Il nome del killer dei marchigiani è Terry Henderson. Nato il 21 marzo 1994 a Raleigh - capitale dello Stato della Carolina del Nord e capoluogo della contea di Wake - e alto 195 centimetri, Henderson è una guardia con spiccate doti da tiratore che è arrivato in maglia gialloblù dopo l’ultima stagione trascorsa nella G-League, la lega di sviluppo della NBA, con la maglia dei Greensboro Swarm. Nel club affiliato agli Charlotte Hornets lo statunitense ha giocato 42 partite chiudendo con una media di 11.3 punti per gara, 2 assist e 3.8 rimbalzi in 27 minuti di impiego. Precedentemente, fino al mese di ottobre, Henderson aveva fatto parte proprio del roster degli Charlotte Hornets disputando la pre season e partecipando poi, finita la stagione, alla Summer League di Las Vegas disputatasi recentemente sempre con la franchigia del North Carolina. Dopo l’High School alla Neuse Christian Academy arrivata la chiamata di North Carolina State in ACC (Atlantic Cost Conference), una delle più prestigiose Conference della NCAA Division I, composta da college di grande tradizione

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come Duke, North Carolina e Louisville. Con N.C. State, Henderson ha trovato la sua migliore annata nell’anno da senior, completando nel 2016/2017 il proprio percorso di formazione universitaria con una stagione da 32 match giocati, con 13.8 punti, 3.1 rimbalzi e 1.6 assist. Dopo una comprensibile fase iniziale d’inserimento (questo è il primo anno e la prima esperienza al di fuori degli Stati Uniti), Terry è esploso nel trimestre novembre-gennaio alzando la sua media punti a 15,5 per gara, con picchi di 22 in due differenti occasioni: in casa contro Cagliari e a San Lazzaro contro Cento. Fin qui si sta confermando grande tiratore da 3 punti (46% che è si è alzato a 48 % negli ultimi tre mesi), oltre che cecchino dalla lunetta (90%). Ma oltre alle grandi doti di realizzatore, Henderson si sta rivelando un ottimo difensore e, soprattutto, un uomo squadra che si è calato alla perfezione all’interno del contesto gialloblù. In tal senso una grande mano gli è stata data dall’amico e connazionale Jazzmarr Ferguson, ormai veterano del campionato italiano, che ha consentito a Terry un facile adattamento alla pallacanestro nostrana e alla vita europea. “Sono entusiasta di questa scelta” - aveva detto Terry, due giorni dopo essere sbarcato in terra scaligera - “perché appena arrivato ho subito passeggiato per le vie e le piazze di Verona e non ho mai avuto nostalgia di casa; inoltre sono amante del buon cibo e l’Italia è il miglior paese del mondo sotto questo aspetto per cui l’impatto è stato ottimo”. E’ usuale vederlo Terry, compatibilmente con gli impegni della squadra, a passeggio per le vie della città o seduto a gustarsi le prelibatezze della cucina italiana, oltre che un buon bicchiere di vino (e, anche qui, c’è lo zampino di Ferguson). “Da quando sono arrivato qui mi sento a casa” - prosegue il numero 15 gialloblu - “è tutto meraviglioso: mi trovo bene come se fosse veramente casa mia”. Sintomo di un legame forte stretto in breve tempo con Verona e i Veronesi. Nato nella capitale dello stato del North Carolina, il suo idolo non poteva essere che uno: “Michael Jordan è il mio punto di riferimento, per la sua capacità di lavorare su tutti gli aspetti del gioco e in modo particolare sui suoi punti deboli. E’ senza dubbio il migliore di tutti i tempi, mentre oggi un giocatore a cui mi ispiro è Klay Thompson, completo in attacco ma fortissimo anche in difesa”. Il basket è sempre stata una questione primaria per Henderson e la sua passione per il gioco ha origini familiari.

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“Ho imparato a giocare da mio padre” spiega Terry - “che è stato il mio grande mentore. Mi ha insegnato fin da piccolo e mi ha trasmesso lui la passione per il gioco. Il secondo punto di riferimento per me è stato West dei Warriors, mentre uno dei miei migliori amici è Tj Warren dei Phoenix Suns, con cui ho sempre giocato fin da bambino, siamo praticamente fratelli”. Un segno distintivo di Terry è la frase

tatuata sul suo braccio: ‘Fai in modo che credano in te’ recita la scritta, sintomo di una grande voglia di mettersi in gioco e migliorarsi, e promemoria per impegnarsi ogni giorno sempre più “Anche a dispetto di chi non ha fiducia nelle tue capacità.” Questo è Terry, un ragazzo che, lavorando sodo giorno dopo giorno, si sta dimostrando uno degli stranieri più incisivi del campionato, oltre che un punto di riferimento in campo per tutta la Tezenis.


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Salto verso l'alto di Andrea Etrari - Foto: Alpo Basket

RIPROVIAMOCI Elena è convinta l'Alpo anche quest'anno potrà dire la sua in ottica promozione in serie A

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l secondo anno con la maglia dell’ Ecodent Point Alpo, Elena Giovanna Ramò è da considerarsi un punto fermo della squadra

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allenata Nicola Soave. Una stagione, quella in corso, che sta regalando parecchie soddisfazioni, compreso il titolo platonico di campione d’inverno ottenuto lo scorso 12 gennaio al termine del girone di andata del campionato di serie A2. Le biancoblu hanno inoltre centrato la qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia, in programma a Campobasso dal 22 al 24 marzo prossimi, alla quale parteciperanno le prime 4 formazioni dei gironi Nord e Sud. Venticinque anni appena compiuti,

genovese, ala di 180 centimetri, Elena ha iniziato a giocare nella sua città con la maglia dell’Ardita-Sidus. Si è poi trasferita a Cervia dove ha militato sia nel settore giovanile che in prima squadra, vincendo anche lo scudetto Under19 nella stagione 2010/2011. Tappa successiva della sua carriera il trasferimento a Battipaglia, dove è rimasta per quattro stagioni, ottenendo la promozione in A1 al secondo anno. Dopo essere andata a Ferrara in serie A2 nella stagione 2016/17, Elena è arrivata all’Alpo.


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Ci fidiamo l’una dell’altra, non abbiamo una che deve per forza segnare 20 punti a partita. La nostra forza è il gruppo

“Quella scorsa” - racconta Ramò - “è stata un’annata incredibile. Sapevamo di essere un gruppo di buone giocatrici, ma eravamo quasi tutte nuove e non era facile trovare subito l’armonia. La scommessa è stata vinta perché siamo arrivate sino allo spareggio con Faenza, penultimo ostacolo verso la serie A1. Purtroppo quella gara è andata male, ma la consapevolezza di essere un gran gruppo è stata evidente, tanto che siamo state confermate praticamente in blocco”. Se lo scorso anno poteva considerarsi un’outsider, quest’anno l’Alpo ha tutti i fari puntati addosso. “Certo”- prosegue Elena - “questo lo sappiamo e non è detto che giocare con un po’ di pressione sia necessariamente un male. E’ naturale che si sia grande aspettativa da questa squadra; per noi non è un problema perché siamo noi le prime a voler far bene e puntare ad arrivare il più in alto possibile”. Magari non dichiarato, ma l’obiettivo stagionale per Ramò e compagne si chiama promozione in serie A1. “Siamo molto scaramantiche” - spiega la numero 17 biancoblu - “e quindi non diciamo nulla in merito. L’inizio del cam-

pionato è stato molto positivo per noi: a dicembre sono arrivate le prime e uniche due sconfitte ma poi ci siamo subito riprese a abbiamo conquistato l’accesso alla Coppa Italia con una giornata d’anticipo. Si tratta del primo obiettivo stagionale e siamo molto cariche perché ci teniamo molto alla coppa dato che lo scorso anno siamo arrivate sino in semifinale. Quest’anno vogliamo migliorare quel risultato.”. Le prestazioni e i risultati dell’ Ecodent Point Alpo non sono passati inosservati, prova ne è che il pubblico al palazzetto di Villafranca è in continuo aumento e i media, locali e nazionali, gli dedicano diverso spazio. “In effetti” - evidenzia Elena - “qualcosa si sta muovendo. Tutta questa attenzione fa piacere, del resto la società sta crescendo a vista d’occhio e non mi riferisco solo alla prima squadra. Insomma, l’interesse c’è anche se non sempre abbiamo giocato benissimo in casa ma le vittorie sono sempre arrivate, tanto che il nostro campo di Villafranca è ancora imbattuto”. Guardando al futuro, alla domanda su cosa si aspetti nei prossimi anni, Ramò risponde senza esitare: “Sono talmente

focalizzata sul presente che non riesco a guardare più avanti. Vorrei prendermi tante soddisfazioni e avere una maggiore maturità in campo: è ovvio che l’obiettivo di noi giocatrici è quello di giocare in A1 e il massimo sarebbe arrivarci conquistando la categoria sul campo. Mi è successo già una volta ed è stata indubbiamente una bellissima emozione. Che tipo di giocatrice sono? Innanzitutto sono una a cui piace correre, giocare veloce e ovviamente fare canestro. Ci sto lavorando molto perché devo migliorare, soprattutto nel tiro da tre, ma devo migliorare pure in difesa, che non è propriamente il mio punto di forza”. Otto titolari, minutaggi e punteggi individuali sempre ben distribuiti, niente gelosie, è questo il segreto dell’Alpo 2018/2019? “Direi di sì” - conclude Ramò - “ci fidiamo l’una dell’altra, non abbiamo una che deve per forza segnare 20 punti a partita: le difese avversarie non possono pertanto concentrarci su una o due giocatrici. Insomma, come detto più volte, la nostra forza è il gruppo”.

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I NTERVISTA

Instagram dannykenny88

The Irish man di Paola Gilberti - Foto: Paolo Schiesaro

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«Sicuramente quella in casa contro Noceto. Insomma, sapevo quanto giocassero bene, non per niente sono primi in classifica, ma solo dopo la sconfitta ho realizzato quanto siano forti. Sono davvero i migliori del campionato. Ed è difficile da accettare». A proposito dell'Irlanda, è lì dove hai lasciato la tua famiglia. Ti manca? Riuscite a vedervi spesso? «Mi manca molto, anche se ormai sono abituato a vivere lontano, è da sei anni che non sono più in casa. Cerchiamo di sentirci ogni giorno e ovviamente quando posso torno a casa a trovare i miei genitori e passo più tempo possibile con loro». Torniamo a parlare di rugby. Il tuo giocatore preferito? «Ok, essendo irlandese non posso dire un nome inglese (ride). Ammiro molto Jonny Wilkinson, ma non ditelo in giro! Il miglior giocatore per me è il sudafricano Schalk Burger. Ho avuto il piacere di giocare contro di lui qualche anno fa, un atleta che non si tira mai indietro».

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iocatore di grande valore ed esperienza, l'irlandese Danny Kenny è al suo primo anno all'interno della Prima Squadra del club Valpolicella Rugby di San Pietro in Cariano, militante nella serie A del campionato nazionale. Terza linea classe 1988, Kenny arriva dal club britannico dei London Scottish, dove nella stagione scorsa ha conquistato il titolo di capitano, ruolo acquisito grazie alle eccellenti performance e alle capacità da leader dimostrate più volte in campo.

Allora Danny, questo è il tuo primo anno nel Valpolicella. Come sta procedendo la stagione in corso? «Direi che sta andando bene, solo qualche scivolone nelle ultime partite. Il nostro obiettivo è cercare di entrare nelle prime due posizioni, quindi dobbiamo ripartire con il piede giusto e vincere ogni match da adesso in poi, così come sperare che i risultati degli altri team volgano a nostro favore. Incrociamo le dita». Qual è stata la partita più difficile da affrontare fino ad ora?

Se dovessi trovare degli aspetti negativi in questo sport? E invece quelli positivi? «I continui infortuni sono la parte negativa. Purtroppo, negli sport di contatto sono piuttosto frequenti e la parte difficile è poi riuscire a recuperare bene sia fisicamente ma soprattutto mentalmente, senza scoraggiarsi e mollare. Ma è l’aspetto positivo di questa disciplina quello che conta, poter fare affidamento su altri 14 uomini, entrare in campo insieme a loro con una palla ovale, divertirsi ed essere ripagato di tutto il duro lavoro fatto». Ultima domanda: chi vincerà quest'anno il Sei Nazioni? «Facile dai: Irlanda!».

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I NTERVISTA

Fuga dalla noia di Alberto Cristani - Foto: Giovanni Ferrari, Dino Bonelli, Roberto Mostri

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ranz Rossi è considerato da molti runner un vero e proprio di guru, una guida fisico-spirituale che con il suo esempio e il suo modo semplice di intendere la corsa - ma in generale lo sport - riesce a trasmettere le cosiddette good vibration. Nato a Venezia e cresciuto a Trieste, Franz attualmente lavora a Milano e vive in Val d'Aosta. Il suo spirito libero si rispecchia fedelmente nel suo modo di intendere la corsa, soprattutto negli ultimi anni. Un mix tra sfida, passione, divertimento e ricerca della serenità attraverso un rapporto viscerale e sincero con la Natura (volutamente scritta con la ‘a’ maiuscola). Franz si è raccontato a SportdiPiù magazine in occasione della presentazione a Verona del suo nuovo libro scritto con l’amico Giovanni Storti (la sua intervista sul numero 58 di marzo-aprile n.d.r). Franz, da quando sei nato, la tua è una vita sempre in movimento; è anche per questo che hai fatto della corsa il tuo stile di vita? «Sono di certo una persona dinamica, sia da un punto lavorativo che personale. Amo esplorare e il mio nomadismo ‘residenziale’ rispecchia una ricerca più generale. La corsa, specialmente oggi che non gareggio più, è il modo più naturale di godere del posto in cui mi trovo».

del tempo! Faccio quello che fanno tutti: lavoro (amministratore del ramo italiano di una software house che si occupa di gestione di contenuti editoriali n.d.r.), vivo i miei affetti perché la famiglia e gli amici che sono una presenza costante. Poi ho alcuni hobby tra cui sicuramente lo sport, sia da praticante che da spettatore, ma anche la lettura, la musica, il teatro e il cinema. Insomma mi piace spaziare. Rifuggo la noia della routine». Le tue esperienze di ‘corsa’ sono state di ispirazione per pubblicazioni, blog e libri di grande successo; è difficile mettere nero su bianco le emozioni? «A essere sincero no. Faccio di certo più fatica a correre che raccontare le mie emozioni. Sono uno dalla ‘penna facile’, ma credo sia frutto di un allenamento costante. Scrivo spesso e volentieri, e non tutto quello che scrivo è destinato ad essere pubblicato. Mi piace fissare attraverso il racconto, magari solo per il mio diario, i pensieri e le emozioni della giornata».   Il trail è il tuo grande amore... «Sì. E’ stato un percorso naturale che mi

❛❛ Noi uomini, abbiamo molti

Quando non corri cosa fai? «Beh, io non corro per il 99%

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cervelli, uno nel cranio, uno nel cuore, uno nei muscoli


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TESTO FINTO TESTO FINTO TESTO FINTO


ha portato dalla strada alla corsa in Natura. Non abiuro né tantomeno considero poco la corsa su strada o quella nobile su pista. E’ solo che mi trovo più a mio agio nei boschi, magari di notte, che in un parco in città o - e questo è veramente lontanissimo da me - in una palestra. Mi piacciono i profumi, gli incontri, a due o quattro zampe, i panorami. Ogni passaggio riesce sempre a sorprendermi, anche se sono nel solito anello dietro casa. Cambia con la neve, con il vento, con la stagione. La Natura è viva e per questo in perenne cambiamento. La città è artificiale e, di conseguenza, immutabile. E noiosa». Hai una gara che ricordi in modo particolare e perchè? Di certo il Tor des Geànts è quella che occupa un posto speciale nel mio cuore. Ma più che altro per l’intensità del ricordo. Stare sei giorni e sei notti immerso in un ambiente splendido ti lascia un segno profondo. Però ho decine di ricordi speciali che mi fanno amare alcune gare. Per esempio la Monza Resegone con la splendida condivisione con i miei compagni di squadra, oppure la goliardia dell’Arrancabirra, il coinvolgimento di New York nella maratona, o un’ora in pista all’Arena di Milano dove sono riuscito a stare in un treno di corridori a ritmi che credevo impensabili. Insomma la maggior parte delle corse hanno avuto un significato peculiare per me».   Molti runner fondano la loro attività sul principio Inizio correndo, finisco correndo. Sei anche tu di questo avviso? Ti è mai capitato di arrivare non correndo oppure di abbandonare?

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«Diciamo che cerco di essere coerente con quanto decido prima di partire. Se ho intenzione di fare il personale in una maratona allora non accetto di fare tratti camminando. Nel trail, invece, l’alternanza corsa cammino fa parte della normalità. Spesso è più economico camminare in una salita che corricchiare, quindi l’obbiettivo è arrivare nel minor tempo possibile non arrivare correndo sempre. Per quanto riguarda gli abbandoni invece, sì mi è capitato. Non molto sovente invero, ma questo non perché io sia molto determinato o molto forte, ma solo perché mi conosco bene e so scegliere le gare, e prepararmi per esse, con accortezza».   Con il passare degli anni, come si evince dalle pagine dell'ultimo libro scritto con Giovanni Storti dal titolo Niente panico, si continua a correre, il tuo/vostro modo di rapportarvi con la corsa è cambiato: è solo una questione di 'anagrafe' o c'è dell'altro? «Credo che, nonostante l’età anagrafica conti, quello che fa davvero la differenza sia la maturità podistica. Dopo un tot di anni in cui corri e gareggi, viene meno lo stimolo della competizione e in qualche modo viene distillata l’essenza della corsa. Il correre per il piacere dell’atto in se. Voglio specificare che non credo ci sia un modo giusto ed uno sbagliato. Credo solo che dopo tanti anni, trovi quello che si addice a te. Poi, di certo, il fatto che c’è un naturale decadimento della performance ha un chiaro impatto anche sulla tua percezione della vera corsa».    A tavola ti reputi uno sportivo, con tutti i pro e i contro, oppure sei semplicemente

un amante del buon mangiare e bere? «Quando mi siedo a tavola non sono assolutamente uno sportivo. Però sono vegetariano da 25 anni, e cioè prima che diventasse una moda, e questo mi ha abituato a prestare attenzione a cosa mangio, a rispettare il mio corpo. Detto ciò resto un’ottima forchetta e un buon bicchiere». Dalla tua esperienza, quanto conta l'aspetto mentale quando si affrontano lunghe distanze e quanto conta l'esperienza? «E’ tutta una questione di esperienza. Ma non solo mentale. Non possiamo dividere il nostro corpo in muscoli, cuore e cervello. Siamo un unicum formato dal mix di istinto, fisicità, razionalità, emotività. Nelle gare molto lunghe le strategie preparate a tavolino prima della gara non ti assistono sempre. L’imprevisto è dietro l’angolo, conta la tua capacità di adattarti. In questo è fondamentale sapere come reagirai ed è grazie all’esperienza che arrivi in fondo alla gara». I muscoli hanno memoria: è vero? «Io penso di sì. Penso che noi uomini abbiamo molti cervelli, uno nel cranio, uno nel petto, uno nei muscoli. Penso che abbiamo molti sensi, non i soliti cinque, che dovremmo imparare - o meglio reimparare - a usare. La nostra società occidentale ha una venerazione per l’approccio razionale ai problemi. Hanno trasformato il cervello in Dio. Io penso che sia solo una delle tessere del puzzle. Se riuscissimo a far emergere anche il cervello dei muscoli, le risposte istintuali del sistema nervoso, l’energia del cuore, allora riusciremmo ad essere più completi e a fare molto di più.


Ci sono altri sport che hai praticato o ti piacerebbe praticare? «Ho praticato a buon livello il canottaggio, che mi ha insegnato che lo sport è prima di tutto ritmo. Ho intervallato alla corsa il triathlon, che considero uno degli sport più divertenti che si possano praticare. Lo sport inteso come agonismo non mi interessa più. Adesso sono più interessato a praticare attività all’aria aperta. Conto quindi di riavvicinarmi ad attività praticate in passato ma poi abbandonate: lo sci, la canoa, il nuoto, la mountain bike, tutti modi di interagire con l’ambiente naturale». Quando avrai 100 anni e, verosimilmente avrai appeso scarpe e maglietta al chiodo, cosa ti mancherà maggiormente della corsa? «Il senso di appagamento dopo la doccia. La sensazione di ‘essere corsa’ quello che gli inglesi chiamano To be in the flow, che ti capita nei momenti di trance. La libertà che solo un paio di scarpette nella valigia ti sa regalare».  

Franz, riprendendo l'inizio di un posto pubblicato sul tuo blog (http://lacorsaattorno. blogautore.repubblica.it/) nella vita come nella corsa, è vero che tutto dipende dal nostro atteggiamento mentale? «Per me sì. Nella mia esperienza io sono diventato quello che avevo desiderato diventare perché non mi sono fatto condizionare dalla paura di non riuscire. Non vuol dire che sono riuscito in tutto anzi, ci sono moltissime cose in cui ho miseramente fallito, ma quando ho fallito è stato perché non avevo le capacità non perché avevo paura di mettermi alla prova. Non è detto che l’atteggiamento mentale positivo garantisca il successo, ma quello negativo garantisce l’insuccesso. Quindi che senso ha partire con la zavorra?».

instagram franz_rossi twitter @Franz_XRUN

Z N A R F I D I R E I NUM Nato a Venezia il primo giorno del 1964, cresciuto a Trieste, si trasferisce a Milano dove ancora oggi dirige una software house specializzata nella gestione dei contenuti editoriali per quotidiani, riviste e canali multimediali. Successivamente decide di vivere a Emarèse, un piccolo paese della Val d'Aosta. Appassionato di storie legate allo sport, ha fondato nel 2008 la rivista X.RUN - Storie di corsa. Scrive di corsa e di filosofia di vita sul suo blog La corsa attorno all'interno de La Repubblica. È stato il ‘running guru’ della trasmissione Oltre il Limite andata in onda su ReteQuattro nel maggio 2015. In quell'occasione ha accompagnato cinque personalità televisive (Jennipher Rodriguez, Vittoriano Guareschi, Marina Graziani, Giorgio Mastrota e Alex Belli) al loro debutto da maratoneti. Opere letterarie Ha raggiunto la notorietà scrivendo a quattro mani il libro Corro perché mia mamma mi picchia insieme all'attore e amico Giovanni Storti. Il libro ha vinto il Premio Bancarella Sport 2014. Successivamente, sempre con ‘Giova’ ha scritto Una seducente sospensione del buon senso (2016) e Niente panico, si continua a correre (2018).

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I NTERVISTA

Cacciatore di taglie (L, XL, XXL...) di Alberto Cristani e Giorgio Vincenzi - Foto: Maurilio Boldrini

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“R

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Stefano Sorrentino ci ha aperto in esclusiva il suo 'caveau' dove conserva gelosamente le maglie di alcuni dei più grandi giocatori degli ultimi trent’anni

oma…Atalanta… Fiorentina… Juventus…ancora Atalanta…”.

La piccola Viola Sorrentino ordina e distende sul tavolo del soggiorno, da brava padrona di casa, le maglie da calcio che papà Stefano ha collezionato fino ad oggi nel corso della sua carriera quasi ventennale. Alcuni pezzi (e che pezzi!) provengono invece da un’altra epoca, ovvero da nonno Roberto (il papà di Stefano n.d.r.) anche lui portiere in serie A, negli anni Ottanta, con Catania e Cagliari. Una girandola di colori ma soprattutto di ricordi, veri e propri cimeli che Stefano conserva gelosamente, un bottino frutto delle sue ‘battaglie’ sui campi d’Italia e d’Europa. “Quella delle maglie” - ci spiega Stefano – “per me è più una passione. Non mi reputo un vero e proprio collezionista. Io, per esempio, le maglie le lavo tutte mentre i veri collezionisti le conservano rigorosamente unwashed. Per me sarebbe impensabile conservare maglie sporche in casa. Ad oggi credo di averne più di quattrocento e qui a Verona ne ho solo una piccola parte, il grosso delle maglie le ho a Torino. Sarebbero di più se se contassimo anche quelle perse durante i traslochi. C’è stato anche un periodo che mi sono fermato con la raccolta perché mi ero stancato. Ad essere sincero ogni tanto mi capita ancora di prendermi una pausa. E per fortuna, sennò sai quante ne avrei?” Ma come sceglie le sue ‘prede’ Sorrentino? “Innanzitutto” - sottolinea il numero 70 del Chievo - “non è scontato che tutti siano disposti a scambiare la maglia. Noi abbiamo una maglia gratis a partita poi le altre le paghiamo. Io cerco comunque di andare sul sicuro scambiandole con ex compagni o con giocatori di un certo carisma. Qualche esempio? Quella di Iker

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Casillas portiere del Real che aveva il vizio di tagliarla per accorciarla, quella del Real di Fabio Cannavaro quando vinse il Pallone d’oro, quella di David Beckham del Milan che indossava il giorno che si ruppe il tendine d’Achille), le maglie del triplete dell’Inter di Samuel Eto'o e Diego Milito. Ogni maglietta ha una sua storia e io le conservo proprio per questo, perché quando le guardo mi ritornano alla mente aneddoti, situazioni e giocatori che hanno fatto parte della mia vita e della mia carriera. Sogno di avere, un giorno, un armadio dove poter raccogliere tutti i miei cimeli, così quando smetterò di giocare potrò guardarli e ricordare…”. Ogni maglia ha il suo fascino, una sua storia, un abbinamento cromatico che negli anni, insieme alle forme e ai materiali (cotone, poliestere, acrilico fino all’attuale Dri Fit), sono spesso cambiati. “E’ vero” - conferma Stefano - “le divise, negli anni, sono cambiate tantissimo. I tessuti poi, non ne parliamo. Il cambio epocale però, secondo me, è avvenuto con l’avvento della numerazione libera e del nome: da quel momento in poi ogni maglia si è legata indissolubilmente a chi la indossava. Io poi sono stato il primo a indossare la maglia da portiere con le maniche corte. Se ho una maglia preferita? Non posso dire di averne una più bella o importante di altre per i motivi che ho detto prima. Io ho sempre

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avuto una grande passione per quella del Napoli ma le emozioni che ho provato nell’indossare quelle di Torino e Palermo sono uniche. Indossare la maglia granata e quella rosanero è un onore ma anche un grande onere: difendere quei colori è una responsabilità enorme. Chi da tutto per quelle maglie viene ricordato per sempre con grande rispetto. C’è poi la mia maglia del Varese, una delle poche che ho tenuto, alla quale sono molto legato perché mi ricorda la mia prima stagione da titolare tra i professionisti. Quella stagione (2000-2001 n.d.r.) fu molto complicata ma ora la ricordo con grande

affetto. Come dimenticare poi la maglia della Roma e in particolare di Totti; ogni volta che la guardo rimpiango di non aver potuto giocare con lui. La maglia di Dybala invece mi ricorda un amico; vivevamo vicini ai tempi del Palermo e lui veniva spesso da me, soprattutto perché doveva recuperare il cane che aveva scavalcato la recinzione ed era venuto a rifugiarsi nel mio giardino! (ride). Quella di Buffon invece mi fa pensare quanto mi sarebbe piaciuto allenarmi e confrontarmi con lui. E poi ci sono quelle di Baggio, Vialli, Kakà, Daniele Fortunato. E come dimenticare quelle dell’Hellas di Pazzini,


Silvestri e Troianiello…”. Tra tutte le maglie della collezione Sorrentino ce n’è una che ‘brilla di luce propria’ ed è quella del Napoli di Diego Armando Maradona. “Questa - afferma il portiere del ChievoVerona” - ha un bel valore in tutti i sensi. Maradona la scambiò direttamente con mio papà. Avevo anche altre maglie di quel periodo come quella di Bruno Conti, Gaetano Scirea e Alessandro Altobelli, sempre scambiate da mio papà, ma purtroppo sono andate perdute”. Non solo maglie di club ma anche quelle delle nazionali tra cui spiccano quelle dell’Italia indossata da Franco Vázquez (“fu convocato solo due volte in Azzurro. Poi è stato convocato lo scorso anno con l’Argentina”), quella degli USA di Michael Sheehan Bradley (“abbiamo giocato insieme nel Chievo nel 2011-2012) e quella della Finlandia di Përparim Hetemaj. Ma come tutte le collezioni che si rispettino, anche quella di Sorrentino ha delle ‘caselle vuote’ che, con il tempo si stanno riempiendo o si riempiranno. Forse. “Mi mancava quella di Cristiano Ronaldo” - ride Stefano - “perché sia nella partita di andata che in quella di ritorno (durante la quale Stefano ha gli ha parato un calcio di rigore n.d.r.) non ci siamo incontrati. Oddio, a dire il vero, nella partita di andata ci siamo scontrati più che incontrati (ride). Mi manca anche quella di Edoardo Goldaniga, al quale sono legato da un’amicizia nata a Palermo; purtroppo non siamo riusciti a scambiarcela al termine di ChievoFrosinone perché c’era un po’ di tensione nell’aria. Vedrò di recuperarla nella gara

MI MANCA. Stefano Sorrentino si oppone a Ronaldo al suo esordio nel campionato di serie A al Bentegodi. La maglia di CR7 è una delle 'taglie' mancanti della collezione del portiere del ChievoVerona

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Instagram stefanosorrentino TWITTER @Sorrentino

AN F E T S I D I R E I NUM

di ritorno. La maglia che però vorrei avere e che difficilmente riuscirò a scambiare è quella di Messi; purtroppo ho perso l’occasione quando l’ho sfidato con il Recreativo de Huelva…”. Ma fino a quando continuerà a collezionare maglie Stefano Sorrentino? “Eh, bella domanda” - conclude - “di sicuro lo spazio potrebbe essere un vincolo, visto che ormai sono quasi al limite. Credo però sarà una bella lotta con le donne di casa che mi hanno suggerito di metterle sottovuoto! Va bene tutto, ma una maglia sottovuoto... dai, non esiste!”.

Luogo e data di nascita: Cava de' Tirreni - 28 marzo 1979 Carriera 1996-1997: Lazio (giovanili) 1997-1998: Juventus 1998-1999: Torino 1999-2000: Juve Stabia 2000-2001: Varese 2001-2005: Torino 2005-2007: AEK Atene 2007-2008: Recreativo de Huelva 2008-2013: ChievoVerona 2013-2016: Palermo 2016 ad oggi: ChievoVerona

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Curiosità Stefano è legato sentimentalmente a Sara Ruggieri, alla quale ha chiesto di sposarlo la sera dell’ultimo dell’anno con una proposta alquanto originale (vedi foto). 70 è il numero di maglia di Stefano Sorrentino ed è il risultato della somma dei giorni in cui sono nate le sue quattro figlie: 28 (Carlotta)+20 (Matilda)+6 (Maria Vittoria)+16 (Viola). Stefano ha scritto insieme all’amico giornalista Marco Dell’Olio il libro Gli occhi della tigre.

La top ten delle maglie di Sorrentino

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Andrea Fortunato (Juventus). A Daniele mi lega un grande affetto: frequentava casa nostra. Era un amico. Per anni, dopo la sua morte, ha tenuto la sua maglia sulla testiera del letto. (Fortunato difensore della Juventus e della nazionale, morì a soli 23 anni per le conseguenze di una leucemia n.d.r.).

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Alberto Gilardino (Fiorentina). Un amico. Abbiamo giocato insieme a Palermo. Un grande attaccante con un grande senso della responsabilità. Per lui ogni partita era una battaglia, una finale di Coppa del Mondo!

Diego Armando Maradona (Napoli). Icona del calcio mondiale e partenopeo in particolare. La maglia sua maglia me la diede mio papà che la scambio con lui quando giocava nel Cagliari. Un ‘pezzo’ davvero raro del quale vado molto orgoglioso.

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Fabrizio Miccoli (Palermo). E’ stato il mio capitano al Palermo. Grande tecnica, grandi doti e grande goleador. Ed è anche il giocatore che mi ha fatto più gol in Serie A!

Francesco Totti (Roma). Di maglie di Francesco ne ho diverse ma quella a cui tengo particolarmente è quella di color bianco che indossò nella sua ultima partita in trasferta della sua fantastica carriera. E quella storica partita lagiorno al Bentegodi proprio contro il Chievo. Gianluigi Buffon (Juventus). C’è poco da dire: Gigi è semplicemente il migliore. Ci sono i portieri e poi c’è Buffon. Unico. Mi sarebbe piaciuto allenarmi e confrontarmi con lui. Purtroppo ho potuto ammirarlo solo dalla mia porta!

Rino Gattuso (Milan). Mi ha allenato al Palermo e con lui ho avuto uno splendido rapporto di stima e di fiducia. Fu lui a ‘bloccarmi’ in Sicilia, in Serie B. E mi convinse anche se avevo richieste dalla serie A. E’ uno dei pochi uomini veri del mondo del calcio.

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Paulo Dybala (Juventus). Compagno di squadra e vicino di casa a Palermo, di lui ho grande stima. Bravissimo in campo e fuori. Sono contento che alla Juve sia diventato pedina inamovibile. Se lo merita.

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Andrea Belotti (Torino). Anche con è nata una grande amicizia ai tempi del Palermo. Ora indossa la maglia gloriosa, con merito, la maglia del Torino.

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Cristiano Lupatelli (ChievoVerona). Questa è una maglia per certi versi storica visto che Cristiano fu il primo portiere ad avere sulle spalle un numero importante come il 10, solitamente prerogativa dei fantasisti.


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I NTERVISTA

Un'ottima annata di Matteo Lerco - Foto: Maurilio Boldrini

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Instagram silvia.fuselli TWITTER @SilviaFuselli

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“L’amor che move il sole e l’altre stelle”. lla base dell’universo dantesco c’è la passione, motore inesauribile della vita umana. Nella nostra esistenza è la cura che dedichiamo alle varie attività che poniamo in essere la chiave per raggiungere successo e appagamento. Il lavoro non rappresenta un’eccezione ad un sistema così delineato ed anzi è forse l’ambito nel quale la dedizione assume una rilevanza più dirimente. In ambito professionale Silvia Fuselli, centrocampista offensivo del ChievoVerona Valpo, è riuscita a coniugare due passioni che scandiscono ora il tempo delle sue giornate: il calcio e la valorizzazione della sua terra, la Toscana. Silvia è cresciuta a Bolgheri, conosciuta ai più per il famosissimo Viale dei Cipressi, ma anche zona vinicola tra le più importanti d’Italia. Il padre Carlo, di origine marchigiana e titolare di un’azienda agricola, nel 2017 le propose di occuparsi di una linea vini prodotta grazie ad un appezzamento di terra familiare adibito a vigna, e la risposta della calciatrice clivense non si è fatta attendere.

Da lì l’inizio di un’entusiasmante avventura che nel gennaio del 2019 ha iniziato a vivere una delle tappe più salienti: infatti Silvia ha imbottigliato per la prima volta il suo vino. Le abbiamo chiesto di parlarci di vino, dei suoi sogni, della sua quotidianità e delle sue concrete aspirazioni a breve e a lungo termine. Silvia, innanzitutto di cosa ti occupi operativamente e com’è nata questa opportunità. «La mia famiglia gestisce un’azienda agricola e quattro anni fa mio padre ha deciso di dedicare alla viticoltura un ettaro di un nostro appezzamento. Sono però solo due anni che mi occupo in prima persona di questo progetto e, anche per quanto concerne il futuro, il mio lavoro sarà quello relativo al packaging, nonché alla commercializzazione del prodotto. Attualmente sto comunque osservando la gestione della vigna e i lavori in cantina, in quanto mi piace seguire tutto il processo di produzione e non solo l’esito finale. Per me questa è una nuova sfida e sono contentissima di viverla con il supporto di mia sorella, dei miei parenti e anche dei miei vicini di casa».

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In che modo riesci a coniugare gli impegni lavorativi in un'altra regione con la passione sportiva? «Sono riuscita a conciliare bene tutta la mia agenda settimanale. Se c’è bisogno della mia presenza resto giù in Toscana, ma in generale riesco a svolgere tutti i miei compiti tramite computer o telefono». Al di là del tuo caso particolare apriamo la considerazione in termini generali: quanto pesa per una calciatrice non poter vivere solo dello sport che pratica? In futuro pensi che si possa giungere ad una completa emancipazione del movimento, permettendo a tutte le giocatrici di vivere il calcio a tempo pieno? «Siamo all’inizio di un percorso che deve mirare proprio a questo, tenendo sempre come punto di riferimento gli standard europei. Ci sono da fare ancora molti passi in avanti, ma già godere della recente attenzione mediatica è un fattore che indubbiamente favorirà questo sviluppo. L’obiettivo è quello di vedere sempre più riconosciuto ciò che ci meritiamo: congedo di maternità, coperture assicurative e contributive sono tre importanti ambiti futuri di conquista». Calcio e vino, due mondi legati da due parole: tempo e passione. Sia per formare

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un gruppo vincente che per produrre un prodotto di qualità sono indispensabili questi ingredienti. Cosa ne pensi? «Hai perfettamente ragione. Nel lavoro, nel calcio e nella vita in generale l’impegno e la passione sono la base di tutto. Relazionandomi con questo nuovo contesto mi sono documentata e ho studiato molto per non farmi trovare impreparata. Per me è molto gratificante condividere

questa strada con mia sorella, ricevendo consigli e aiuto da parenti che producono già vino e da aziende limitrofe. A Bolgheri, se serve, ci diamo tutti una mano». Nella tua carriera calcistica hai viaggiato tanto, mantenendo sempre forte il legame con la tua terra. In che modo questo connubio con il tuo territorio ha contribuito a formare la persona che sei?


«È un rapporto per me fondamentale. Ho creato legami con tutte le zone d’Italia in cui ho giocato, come la Sardegna o il Veneto con Verona, ma casa è sempre casa. È interessante la storia relativa al mio paese: Bolgheri deve la sua fama a dei contadini marchigiani che negli anni 50’ acquistarono i suoi terreni dal marchese che li aveva messi in vendita. Il lavoro della mia e delle altre famiglie marchigiane ne ha successivamente nobilitato una terra che, anno dopo anno, ha acquisito sempre più prestigio. Pensare a queste origini è fonte di grande orgoglio per tutti noi». Pensando al giorno in cui appenderai gli scarpini al chiodo in quale realtà ti vedi maggiormente inquadrata? «Al momento preferisco non precludermi niente. Penso di avere le capacità di fare più cose, quindi sono sicura che ciò che sarà lo scoprirò col tempo. Per il momento continuo a studiare, ho già conseguito il patentino Uefa B e mi laureerò per la seconda volta in Scienze Motorie. La volontà di costruirmi un ruolo futuro nel calcio c’è, ma, ripeto, tempo al tempo. Per il momento mi piace vedermi libera».

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Giovanili Fortitudo: orgoglio gialloblù di Riccardo Cannavaro - Foto: Pierangelo Gatto

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on solo prima squadra. Ecco cos’è la Fortitudo. La società gialloblu - che sta facendo sognare il piccolo comune di Mozzecane grazie agi ottimi risultati della prima squadra militante nella serie B nazionale - dedica molte delle sue energie e molti dei suoi sforzi verso la crescita delle ‘piccole’. Primi calci, Pulcine, Esordienti, Allieve e Primavera; queste le squadre che formano il settore giovanile, un vero fiore all’occhiello, come spesso sottolinea il presidente Giuseppe Boni. La Fortitudo Mozzecane è una piccola società che fa grandi cose, e tra queste spicca la voglia di trasmettere la passione per il calcio e in, generale per lo sport e per i valori che esso trasmette, specialmente alle ragazze più giovani. Il calcio che quindi è visto come palestra di vita, un ‘serbatoio’ di valori che è giusto vengano appresi fin da piccoli. In una recente intervista Gianluca Sgreva, responsabile del settore giovanile, ha sostenuto: “E’ importante che le piccole calciatrici capiscano che il calcio è divertimento prima di tutto, che è un gioco e tale deve rimanere. Il calcio è fair play ed è fatto di regole e valori che vanno rispet-

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tati. Questo è il primo passo e il primo input da lanciare quando ci si approccia a questo sport. Ogni prima squadra, sia maschile che femminile, è fondamentale sia affiancata da un buon settore giovanile; solo così ci può essere una corretta crescita di una società sportiva”. In sostanza, il desiderio più grande della Fortitudo Mozzecane e degli allenatori delle giovanili, è che le giovani calciatrici possano crescere in maniera costante, avendo come modello le professioniste della serie B e avendo voglia di migliorarsi quotidianamente con l’obiettivo di poter indossare, un giorno, la maglia della prima squadra e contribuire, grazie a ciò, al fiorire del calcio femminile professionistico. Non può non essere motivo d’orgoglio per una società calcistica veder diventare una giovanissima calciatrice una colonna portante della prima squadra; giovanili che quindi vanno a configurarsi come il terreno nel quale affondare le radici per una importante crescita futura di tutto il movimento calcistico femminile. Un grazie quindi deve andare alle persone che ogni giorno allenano e fanno crescere, in campo e fuori, queste giovani ragazze.

Lo staff tecnico del settore giovanile Alessandro Crestani, Silvia Fortin, Davide Boretti, Alessia Pecchini e Martina Borg per i Primi Calci e le Pulcine; Loris Lubiato e Alberto Vanoni per le Esordienti; Augusto de Battisti, Corrado Ferrarini e Mario Marcomini per le Allieve; Massimo Malvezzi, Melania Mirandola, Claudio Bressan e Marta Magalini per la Primavera


Instagram coffeetumbler

#HASHTAG

The power of #coffeetumbler di Paola Gilberti - Foto: Cecilia Zonta

My body is my temple.

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l mio corpo è il mio tempio. Una semplice frase all’interno di un post Instagram, ma che racchiude perfettamente il pensiero di Cecilia Zonta, alias #coffeetumbler, che della ricerca e mantenimento del benessere psicofisico ha fatto non solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Dalla sua pagina Instagram Cecilia non solo offre consigli su allenamento e alimentazione, ma incita le persone ad amarsi, a prendersi cura di sé, limitare la negatività e dare spazio ai pensieri positivi. “Ho imparato negli anni a volermi bene. È stata una necessità” – spiega Cecilia – “perché se certe situazioni non ti fanno del bene serve capire cosa fare per poter migliorare e stare meglio”. Dare una svolta alla propria vita, avere il coraggio di cambiare, come ha fatto Cecilia: “Dopo la laurea in Economia, mi sono resa conto di non essere appagata dal mio lavoro e ho deciso di prendere un altro tipo di percorso, quello dello sport, da sempre la mia fonte di serenità. Per poterlo insegnare ho iniziato a frequentare i vari corsi della Federazione Italiana Fitness così da sopperire al fatto di non essermi laureata in scienze motorie e acquisire una buona base tecnica, fondamentale quando si ha a che fare con la salute della gente. Ora lavoro

da quattro anni nella palestra Area E di castel d’Azzano, sia come personal trainer in sala, sia come istruttrice in corsi di gruppo”. Tutto ciò senza mai abbandonare l’utilizzo dei social, che le permettono di coinvolgere un maggior numero di persone e avvicinare sempre più utenti al mondo dello sport e del benessere. Ed è proprio grazie a Instagram che #coffeetumbler ha avviato anche una bella collaborazione con il marchio Nike. “Per i miei allenamenti” – spiega Cecilia –“ho sempre usati prodotti Nike così come la App del brand che, vista la mia costanza, mi ha contattato per propormi di frequentare un corso di formazione da loro tenuto. Oggi, infatti, per i corsi continuo a utilizzare gli allenamenti da loro proposti, ovviamente personalizzandoli e variando gli esercizi. Basta solo essere un po’ creativi e curiosi”. Due caratteristiche che non le mancano unite a una grande passione per il suo lavoro che la porta a vivere ogni giorno con il sorriso, anche quelli lunghi e faticosi che sembrano non finire mai. E ad affrontare le giornate no con calma e positività. Perché come recitava una delle sue Instagram Stories: “Se io voglio essere una persona luminosa, devo esserlo per me stessa, nessuno può avere il diritto di spegnermi. Niente deve avere così tanto potere”.

PS. Per chi se lo stesse chiedendo il nickname #coffetumbler deriva dalla sua originale passione per i bicchieroni da caffè (i coffe tumbler appunto) stile Starbucks, che spesso appaiono nelle sue foto, “ma solo in plastica riutilizzabile, acquistati in America” specifica.

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I NTERVISTA

Don't me di Matteo Zanon - Foto: Umberto Poli

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Instagram umbertopoli

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stop now!

alite, discese, fughe, inseguimenti. Il ciclismo dei grandi non fa sconti e riuscire a rimanere sul pezzo, giorno dopo giorno, non è affatto facile. Umberto Poli, ventiduenne di Bovolone, sin da piccolo ha avuto la bicicletta nel cuore e dopo tanto sudore e tanta fatica è riuscito a coronare il sogno di diventare un ciclista professionista. Nel 2012 Umberto - come racconta in questa intervista esclusiva per Sportdipiù magazine - la sua vita è cambiata e da quel momento oltre che correre per se stesso, cerca di portare avanti quel Changing Diabets che assieme ai suoi compagni di squadra ha impresso sulle divise. Una speranza che concretamente si alimenta gara dopo gara.

successivi sono riuscito a portare a casa molti piazzamenti, dei bei secondi posti sia su strada che su pista dove eravamo una delle squadre più forti. Era un bel gruppo sia in bici ma anche al di fuori dall’ambito sportivo; questo significa molto in una disciplina come il ciclismo dove, anche se non sembra, la squadra conta tantissimo e ti aiuta a superare i momenti difficili».

Umberto, quando sei salito per la prima volta in bici? «Ho iniziato a 6 anni nella categoria G1 con la G.S. Luc Bovolone che è la squadra del mio paese. Ho corso fino alla categoria G2 ma poi, per vari motivi, ho smesso e mi sono dedicato a calcio, judo e il tennis. A 12 anni però ho ricominciato grazie anche all’insistenza del mio ex allenatore Lino Scapini a cui devo tutto. I miei genitori, appoggiarono la mia scelta. Ricominciai ad allenarmi e quando, finalmente, arrivò il cartellino, ripresi a gareggiare. Il primo anno riuscii a piazzarmi in una corsa, arrivai settimo e per me era già una vittoria. Negli anni

Il 27 ottobre 2013 la tua vita è cambiata; cosa ti è successo? «A dire il vero la mia vita e la mia carriera sono cambiate il 7 ottobre 2012 quando all’età di 16 anni mi hanno diagnosticato il diabete di tipo 1. Era già da una settimana che non mi sentivo bene; alla domenica durante una delle mie ultime gare con la maglia della G.S. Luc Bovolone mi sentii male, e, mentre ero in fuga, mi dovetti fermare. Mi ricordo che tornando a casa ho chiesto più volte al mio allenatore Lino di fermarsi perché dovevo fare la pipì e lui mi disse che la cosa non era normale. Quando arrivai a casa dissi subito a mia mamma di

Qual è stato il tuo percorso di crescita nel ciclismo? «Il mio percorso si è sviluppato passo dopo passo senza bruciare le varie tappe che si devono affrontare per arrivare fino al professionismo. Per uno sportivo credo sia molto importante salire un gradino alla volta, senza fretta».

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sciuto tramite il mio ex presidente della FDB Francesco Rossignoli (ex ciclista professionista) la Novo Nordisk, squadra di ciclisti professionisti con il diabete di tipo 1. Fortunatamente la Novo era in ritiro nelle zone di Treviso e un giorno andai a conoscerli. In particolare conobbi Vassili Davidenko, il capo che guida tutta la squadra e con lui c’era anche Massimo Podenzana, anche lui ex corridore professionista (oggi DS di Umberto per il secondo anno n.d.r). Mi proposero di andare in America a fare un training camp con gli under 23 per fare dei test per capire se per la stagione successiva avessi potuto avere anch’io un contratto visto che entravo anch’io negli under 23. Mi fu proposto di partecipare alla ‘Tuo of Walles’, corsa a tappe di 3 giorni con 5 gare. Accettai e, anche se non feci nessun risultato, andò bene tant’è che da li a poco firmai, grazie anche al consiglio di Elia Viviani, il contratto con il Team Novo Nordisk». portarmi in ospedale. Mi dovettero fare un prelievo perché la classica macchinetta da glicemia dava errore più volte. Appena hanno avuto le risposte mi hanno ricoverato d’urgenza all’ospedale di Legnago: mi avevano trovato con più di 700 di glicemia e li mi dissero che avevo il diabete di Tipo 1. Io non sapevo però cosa fosse e il giorno dopo i miei genitori insieme ai dottori mi spiegarono tutto e li capii la gravità della situazione. Ero ancora un bambino e perciò non ci davo molta importanza: a me interessava solo ritornare in sella il più presto possibile perché da li a poco sarebbe iniziata la nuova stagione».

al 100%. Volevo dimostrare a tutti che potevo avere una vita normale e praticare sport a livello agonistico nonostante il diabete. Devo dire che dopo qualche anno posso dire di avercela fatta e di aver conquistato una piccola-grande vittoria personale. Il mio obbiettivo primario è quello di trasmettere attraverso la bici il messaggio di non dover pensare al diabete come un ostacolo ma più come un amico che ci aiuta a capire di più il nostro corpo. Non è vero che non si possano fare determinate cose con il diabete, anzi; dobbiamo alzarci e dimostrare il contrario, ovviamente tenendoci quotidianamente controllati».

Nonostante la malattia hai deciso di non mollare… «Dopo che mi fu diagnosticato il diabete non ho voluto arrendermi perché sentivo che il ciclismo era la mia strada. Non dovevo mollare sia perché avevo attorno a me una squadra e sia perchè i miei familiari erano, e sono tutt’oggi, con me

Grazie alla squadra della Novo Nordisk hai avuto la possibilità di diventare professionista e di avere una squadra composta da atleti diabetici come te e non solo. Ci racconti com'è avvenuto questo grande passo e come ti senti all'interno di questo gruppo ‘speciale’? «Al secondo anno di juniores ho cono-

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Come riesci a gestire la glicemia durante le gare? Iperglicemie e ipoglicemie sono difficili da controllare persino per chi non pratica sport… «Oddio, c’è da dire che credo di essere uno dei casi particolari nel mondo del diabete di tipo 1 perché la mia gestione della glicemia durante lo sport e nella vita normale si basa sulle sensazioni: dai sintomi e dai segnali che mi invia il mio corpo riesco a capire sempre il grado zuccherino che ho nel sangue. Nemmeno i dottori all’interno della mia squadra riescono a spiegarsi come faccio a tenere sempre la glicemia stabile basandomi sulle sensazioni. Ogni tanto per scherzare prima delle gare o durante la giornata mi chiedono di ipotizzare il valore della glicemia; io gli dico il numero a voce senza misurarla. Subito dopo faccio la prova della glicemia e ogni volta restano sbalorditi perché non sbaglio quasi mai e quando capita, è solo per qualche numero: dico 90 invece è 93. Sono molto fortunato, lo so, ma lo devo sicuramente


allo allo sport: riesco a diminuire l’uso dell’insulina giornaliera più del 90% e per una persona che deve prendere farmaci per tutta la vita significa tantissimo! ». Essere continuamente in viaggio può essere uno stress che ti può complicare la gestione della malattia? «Si è vero sono sempre in giro per il mondo e la gestione del diabete con tante ore di volo può diventare un po’ più difficile perché si resta per molto tempo ad una altitudine elevata e la pressione all’interno dell’aereo influisce sulla glicemia. Però appena si arriva a destinazione la prima cosa che ogni ciclista fa è quella di uscire in bici per almeno due ore in modo da sudare e sgonfiare le gambe dall’accumulo di acqua dovuto alla pressione dell’aereo. Io in questo modo riesco anche a stabilizzare per qualche giorno la glicemia senza dover aumentare le dosi di insulina».

sin dal km 0. Ero davanti e avevo il compito di andare in fuga e così ho fatto. Dalla radio sentivo il mio compagno di squadra David che mi diceva “Vai Umbe! Vai Umbe!” e in quel momento mi sono girato e ho visto che il gruppo ci lasciava andare e io ho continuato a pedalare. Poi il mio direttore sportivo Massimo Podenzana detto anche “Il Pode” si avvicina con l’ammiraglia e mi dice “Bene bene così. Adesso mangia, bevi e stai tranquillo” e così ho fatto per tutta la gara. Non mi sono mai reso conto per tutta la gara di essere in fuga, ma me ne sono accorto il giorno dopo visto i numeri di chiamate e di messaggi che continuavano ad arrivarmi. Lì ho capito di aver fatto

qualcosa di veramente importante sia per me, ma soprattutto per il messaggio che la mia squadra sta portando in giro per il mondo». Che consigli hai da dare ai giovani sportivi e non che soffrono di diabete? «Il consiglio che do a tutti i diabetici sportivi è quello di continuare a fare sport perché attualmente è l’unico modo per stare bene senza assumere farmaci. Lo sport è il miglior farmaco che ci possa essere per tutti i problemi, non solo per il diabete ma anche perché ti permette di liberare la mente dai pensieri della vita quotidiana e di vedere il mondo da un’altra angolazione.

In alcune gare sei riuscito a lasciare il segno, come alla Milano-Sanremo dello scorso anno. Ci racconti com'è andata? «La fuga della Milano-Sanremo è nata

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The red passion di Maria Cristina Caccia - Foto: Francesca Porcellato

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Instagram porcellatofrancesca TWITTER @FrancescaPorce

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hanno soprannominata “rossa volante”. L’hanno paragonata a una forza della Natura. Ascoltarla, garantisce un pieno di energia, la stessa che la accompagna da sempre in ogni competizione sportiva. Grinta, voglia di fare, passione, determinazione sono alcune delle tante qualità che distinguono Francesca Porcellato, atleta paralimpica originaria di Castelfranco Veneto, cittadina “adottiva” da tanti anni del Comune di Valeggio sul Mincio, dove vive con l’adorato compagno e Coach personale, Dino. La sua è una di quelle storie che danno speranza e fanno letteralmente venire i brividi, soprattutto se, mentre la ripercorri, senti l’eco della sua voce, così squillante e piena di vita. Il destino le ha riservato una missione difficile, ma lei ha saputo trasformare quello che per molti poteva essere una condanna, dapprima in un gioco, poi in una rivincita per se stessa e per tutti coloro che da sempre la amano e la seguono. «Praticare sport è stato un sogno che mi ha accompagnata fin da bambina. Ci ho creduto, ho lottato per riuscire a realizzarlo con tutte le mie forze. Lo sport è parte integrante della mia vita», rivela Francesca. Aveva 18 mesi, quando felice, si trovava con gli amichetti sul cortile di casa. Una giornata tranquilla. Pochi istanti e tutto è diventato più buio. L’autista di un’autobotte di gasolio deve innestare la retromarcia: quel punto è perfetto. Inizia la manovra, ormai ce l’ha quasi fatta, quando avverte qualcosa di strano: si volta e, sì, forse è salito con lo pneumatico sopra una bambola… «Quel camion si fermò perché aveva sbagliato indirizzo e chiese ai miei genitori informazioni. Era un pomeriggio di marzo e l’autista era di gran corsa, doveva recuperare il tempo perduto per fare la consegna: noi bambini eravamo insieme nel gruppo, ma io ero più decentrata e, inconsapevolmente, al centro di un dramma. Quella bambola ero io», racconta Francesca. E continua: «Rischiai di morire. Riportai fratture in tutto il corpo. Gli organi vitali non subirono conseguenze, ma la lesione più grave alla spina dorsale mi ha reso paraplegica e da allora mi muovo su una carrozzina.

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Sono stata fortunata perché ho avuto una famiglia alle spalle che ha sempre fatto in modo che io mi sentissi come gli altri, nei giochi, con gli amici, per non darmi mai la sensazione di essere messa da parte», ricorda Francesca. «Entrai in un collegio di cui ho un ricordo stupendo, dove mi sottoponevo per 4-5 ore al giorno a trattamenti di fisioterapia e quelli furono il mio primo approccio all’attività motoria. Camminavo dapprima con tutori, poi all’età di 6 anni ho avuto la mia prima

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sedia a rotelle. Mi sentivo libera e dicevo a me stessa ‘Voglio far volare questa carrozzina’», esulta Francesca e aggiunge: «In quel momento nacque il mio vero sogno: correre talmente veloce da sentire il vento infrangersi sul mio volto. E ho iniziato ad allenarmi su una stradina dietro casa mia. La mia carrozzina era grande e brutta, ma per me era bellissima come un’astronave ed ero riuscita a farla diventare uno strumento di gioco per gli altri bambini, i quali, quasi me la invidiavano, perché avrebbero voluto, nella loro ingenuità, salirci sopra e correre per imitarmi», sorride Francesca. «All’età di 16 anni mi sono detta: o trovo un’associazione sportiva o lascio perdere. Il caso volle - prosegue Francesca - che mi imbattessi in un gruppo di ragazzi, accorsi al mio paese per il funerale di un loro amico poliomielitico morto a causa di un incidente stradale: mi notarono casualmente all’uscita di un supermercato, chiesero di me ad alcune amiche e mi vennero a trovare per pro-

pormi di fare attività sportiva. Il giorno successivo mi ritrovai sul campo di atletica», afferma. Dai 100 metri Francesca passò agli 800 metri, ma non le bastavano più. Voleva correre chilometri. «Ho partecipato a grandi competizioni nazionali e internazionali, sono stata alle Olimpiadi e, dopo l’edizione del 1992 a Barcellona, dove vinsi una medaglia di bronzo, intrapresi l’avventura della maratona: 42 chilometri. E quante ne vinsi in seguito! Andai a Berlino, poi a Parigi, a New York, a Londra, a Boston, a Roma, e ho anche stabilito il record del mondo della Maratona, a Padova con 1h36 minuti». In atletica Francesca diventò una professionista, ma non era ancora finita. «Alla fine del 2005 ebbi un incontro ravvicinato con lo sci. Fui avvicinata dal Tecnico della Nazionale di sci di fondo paralimpico in vista di Torino 2006, il quale mi propose di far parte della squadra Nazionale di sci e io dissi no», racconta Francesca. «Lui mi invitò a ripensarci. Dopo qualche mese, alla


A C S E C N A R F I I N U M ERI D

D fine della stagione di atletica, mi chiamò e mi convinse. Mi cimentai in questa nuova disciplina invernale e me ne innamorai a mia gran sorpresa. In tre mesi feci un duro allenamento, mi qualificai ai Giochi olimpici di Torino, dove non ottenni un buon piazzamento, ma fu per me un’esperienza meravigliosa e intensa dal punto di vista emotivo: ero felicissima di aver gareggiato a un’ Olimpiade oltretutto ospitata nel mio Paese. Decisi di impegnarmi e di riprovarci. Trascorsero quattro anni e vinsi l’Oro nella gara sprint a Vancouver, nel 2010». Francesca è un fiume in piena. «Ho lasciato un po’ da parte l’atletica che mi ha dato tantissimo, per concentrarmi sullo sci di fondo. Nel 2014 ho partecipato a Sochi, dove, a causa di un infortunio, non andò molto bene. A quel punto, decisi di lasciare lo sci e di continuare a praticare l’handbike che, nel frattempo, avevo approcciato come allenamento propedeutico allo sci, diventata poi, a partire dal 2015, la mia professione attuale», spiega Francesca. Se lo sport fosse un tuo interlocutore, cosa gli diresti? «Grazie, perché mi ha regalato tantissime cose, è stata la mia palestra di vita. Mi ha dato la possibilità di relazionarmi con molte persone, di provare intense emozioni e, soprattutto, mi ha fatto conoscere me stessa con pregi e difetti, facendomi capire che i limiti sono superabili«. E conclude: «Lo sport mi ha fatto conoscere il senso del sacrificio e mi ha insegnato che, con impegno e dedizione, si possono ottenere grandi risultati. Ciò che raggiungiamo con la fatica, ha un valore molto più elevato di quello che possiamo avere se non ci mettiamo in gioco. Per me non è stata una seconda possibilità, ma La Possibilità che mi è stata concessa e che ringrazierò ogni giorno della mia vita. Non bisogna mai mollare».

ieci medaglie olimpiche vinte in sei edizioni, a partire da Seoul, dove Francesca Porcellato si è aggiudicata l’Oro nei 100 metri e l’Oro nella staffetta 4 x 100 segnando il record del mondo. Ha vinto un Bronzo alle Olimpiadi di Barcellona nei 400 metri e poi alle Olimpiadi di Atene, nel 2004, si è aggiudicata due Argenti nei 100 metri e negli 800 e un Bronzo nei 400 metri. A fine dicembre del 2005 ha intrapreso anche l’avventura dello sci, registrando fin da subito ottimi piazzamenti. Ha continuato a praticare sia atletica sia sci di fondo, partecipando anche alle grandi Maratone e vincendo a New York, a Londra, a Boston, a Parigi, a Roma. Nel 2005 ha stabilito il record del mondo alla Maratona di Padova, salendo sul podio con un tempo di 1h36minuti. Nel 2006 ha partecipato alla prima paralimpiade invernale gareggiando per lo sci di fondo e poi nel 2010 a Vancouver ha vinto l’Oro nella gara sprint. Nel 2011 si è ritirata dall’atletica leggera, portando avanti lo sci di fondo. Nel 2014 ha partecipato a Sochi, ma un infortunio ha influito negativamente sull’andamento della gara. Per prepararsi meglio allo sci, inizia ad allenarsi con l’handbike, appassionandosi a tal punto a questa specialità tanto da farne una professione dal 2015, collezionando ottimi risultati sportivi anche come atleta paraciclista. Ha partecipato a tre Campionati del Mondo vincendo sei medaglie d’Oro e due Bronzi all’Olimpiade di Rio 2016. Vincitrice assoluta del Giro d’Italia di handbike a Torino, il 14 ottobre 2018, la Rossa Volante ha riconfermato il titolo di Campionessa del Mondo ai Mondiali di Maniago, dopo aver conquistato il titolo iridato ai Mondiali in Sudafrica a fine agosto 2017.

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Cavalli selvaggi

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Campioni romantici e ribelli nell'Italia di piombo

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l piombo, le fiamme, il sangue. Le bombe. L'odio politico, gli scontri ideologici e le torbide strategie internazionali. La crisi petrolifera, i colpi di pistola, i mitra, le speculazioni finanziarie. L'Italia che per più di un decennio ha vissuto in uno stato di guerra civile non dichiarata. Ma, anche, un Paese che stava cambiando se stesso, in un fermento culturale figlio prima del '68 e poi del '77. In un contesto che ha attraversato un'intera generazione e in cui i morti e le tragedie erano una dolorosa quotidianità rimaneva un filo comune, il calcio, ancora distante dall'essere un business e che, invece, era un forte strumento di coesione popolare. Le distanze e i conflitti si attenuavano nel-

di Matteo Fontana In un'Italia pazza, feroce e sentimentale, i loro gol erano gli avventurosi racconti di pirati che lenivano le paure del domani.

le domeniche allo stadio, lo spazio neutro in cui si agitavano campioni che correvano fuori dagli schemi. Matti romantici come Gianfranco Zigoni, Paolo Sollier, Ezio Vendrame, la Lazio di Giorgio Chinaglia, grande e ferita da drammi infiniti. Fuoriclasse irregolari, da Bob Vieri a Gianluca De Ponti, eroi locali quali Massimo Palanca e Alviero Chiorri.

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ll'inizio del 2018 ha suscitato molto clamore l'incredibile storia di Roberto Zanda. Ultramaratoneta sardo sessantenne, Zanda, conosciuto come «Massiccione» per la sua tempra, è impegnato nella Yukon Arctic Ultra, una corsa di 480 chilometri tra le nevi canadesi, conosciuta come una delle gare più dure al mondo per le temperature assurde da affrontare: fino a 50 gradi sotto zero. Già le premesse sono folli, ma qualcosa nell'organizzazione va storto, Zanda, secondo in classifica, si perde e prima che venga soccorso passano ben quattordici ore in cui rischia la morte per ipotermia. Sopravvive da solo, camminando a mani e piedi nudi per una notte e un giorno fino alla salvezza. Ma al rientro in Italia dovranno amputargli le gambe, la mano destra e metà della sinistra. Quella di Massiccione, però, non è solo la storia di un sopravvissuto: la sua vita è sempre stata all'insegna dell'«oltre». È scampato a un'infanzia di violenza e povertà, si è arruolato nella Folgore e poi ha fatto mille lavori, ma a quarant'anni ha mollato tutto per darsi alle gare estreme, prima il triathlon e poi le ultramaratone, dove ha trovato quella libertà

La vita oltre

Una storia vera di coraggio e rinascita di Roberto Zanda, Salvatore Vitellino che la vita ordinaria non gli dava. Ha solcato quasi tutti i deserti del mondo, ha rischiato di morire per una peritonite in quello egiziano, dove è stato salvato dai beduini, ed è uscito vivo anche dalla terribile prova nei ghiacci del Canada. Oggi, con le sue protesi ipertecnologiche, il nuovo Zanda è già intenzionato a ritornare sui sentieri dell'avventura, e ad aprile 2019 correrà nel deserto della Namibia. Intanto, la sua storia sta appassionando media italiani e internazionali, per il suo esempio di tenacia, di una vita al massimo capace di rinascere, oltre i limiti del corpo e della rassegnazione. Questo libro racconta il segreto di tanta forza e ci fa riscoprire una verità ignorata da molti di noi: che la vita va amata oltre ogni misura.

Goals

98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili di Gianluca Vialli

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ianluca Vialli, campione di Juventus e Sampdoria e poi allenatore di Chelsea e Watford, ha raccolto e raccontato 99 quotes e 99 storie sportive (l'ultima è autobiografica) che lo hanno ispirato e tuttora lo ispirano nella sua progressione di vita quotidiana. Ogni quote è strumento di meditazione e motivazione ed è collegato a ogni storia. Non è un'autobiografia e nemmeno un semplice libro di imprese sportive altrui. Il taglio motivazionale delle storie e l'abbinamento al quote iniziale ne fanno un originale manua-

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Dettagli - Genere: calcio - Prezzo: e 18 - Editore: Eclettica - Collana: Spalti gremiti - Data pubblicazione: 09/05/2018 - Pagine: 330 - Formato: brossura, Illustrato - Lingua: italiano - EAN: 9788897766872

Dettagli - Genere: altri sport - Prezzo: e 17 - Editore: Baldini Castoldi - Collana: Le boeData - Data uscita: 06/12/2018 - Pagine: 224 - Formato: brossura - Lingua: italiano - EAN: 9788893881470

le di ispirazione e meditazione. L'obiettivo del libro è quindi quello di condividere la morale e gli spunti che emergono dalle storie, nella speranza che possano essere utili nell'affrontare le proprie grandi e piccole sfide di tutti i giorni. "Goals" quindi va tradotto con "obiettivi" e non semplicemente con il suo significato meramente sportivo. Dettagli - Genere: calcio - Prezzo: :€ 18 - Editore: Mondadori - Collana: VivavoceData - Data uscita: 27/11/2018 - Pagine: 360 - Formato: brossura - Lingua: italiano - EAN:9788804707288


S SPO RT SO N G

Ripercorriamo la storia dello sport riascoltando le note di canzoni che, bene o male un po’ a tutti, hanno procurato brividi e, magari, fatto scendere qualche lacrimuccia (di gioia o di dolore…).

Un'estate italiana Official song of FIFA World Cup Italy 1990 Edoardo Bennato - Gianna Nannini

U

n’estate italiana è un pezzo che evoca ricordi di una delle estati più belle e più magiche per gli sportivi italiani, soprattutto per gli appassionati di calcio. Nel nostro Paese nel 1990 si giocarono i Mondiali di calcio e la canzone del

duo Bennato-Nannini ne fu l’inno ufficiale. Ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni, questo inno può ritenersi, senza esagerare, il più bello della storia dei Mondiali. La stesura del pezzo fu affidata a uno produttori mondiali per eccellenza, l’italianissimo Giorgio Moroder (suoi anche gli inni delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, dei Giochi di Seul 1988 e delle Olimpiadi di Pechino 2008 n.d.r) Moroder, una volta composto il tutto, affidò a Gianna

Nannini ed Edoardo Bennato la stesura del testo. E fu subito un successo clamoroso. Un’estate italiana diventando il singolo più venduto in Italia nel 1990, raggiungendo la prima posizione anche in classifica in Svizzera, la quarta in Norvegia e la settima in Svezia. Purtroppo il ricordo sportivo legato a questa canzone non è dei più felici: l’Italia guidata Vicini e trascinata da bomber Schillaci perse in semifinale ai rigori contro l’Argentina di Maradona (sconfitta a sua volta in finale dalla Germania) e dovette accontentarsi del terzo posto. Quella Nazionale, ancora oggi, è ricordata per essere stata la più bella, la più divertente e la più meritevole del titolo mondiale. Purtroppo non la più ‘magica’…

Una vita da mediano dall'album Miss Mondo (1999) Ligabue

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il 1999 quando Luciano Ligabue canta la sua Una vita da mediano. Il ‘Liga’ ha infatti debuttato con questo singolo per presentare l’album che ha nuovamente rivoluzionato la sua carriera: Miss Mondo. Il testo? Riguarda la fatica, la vita, la tenacia. Proprio quella di un centrocampista, un mediano – appunto – che ha il lavoro sporco nella lista delle cose da fare e che non guadagnerà

mai le prime pagine dei giornali. No, non è fatto per segnare: ma per portare l’acqua al mulino di tutti. Compito gravoso, ma indispensabile. All’interno del pezzo, l’interista Ligabue cita Oriali: per lui, il prototipo del mediano, che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta colleziona oltre 250 presenze con l’Inter e conquista il Mondiale in Spagna nel 1982. Senza mai apparire su una copertina.

Ayrton dall'album Canzoni (1996) Lucio Dalla

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uesto brano è datato 1996 e fa parte dell’album Canzoni, uno dei più grandi successi di Lucio Dalla. Ayrton, scritta con Paolo Montevecchi, è la canzone dedicata ad Ayrton Senna, campine-icona della Formula1 morto in un tragico incidente nella curva del Tamburello sul tracciato di Imola nel Gran Premio del 1994. Senna

era uno sportivo come pochi, amato universalmente non solo dagli appassionati di F1. Per i brasiliani e per il Brasile la sua scomparsa fu un vero dramma tant’è che vennero proclamati tre giorni di lutto. Lucio Dalla, con la sua grande arte e sensibilità, decise di dirgli addio con questa vera e propria poesia.

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I NTERVISTA

Acqua, amore e fantasia di Paola Gilberti - Foto: CSS Verona

K

e poi impariamo tanto l’una dall’altra. Ho trascorso le vacanze natalizie qui a Verona, purtroppo la mia famiglia non è riuscita a raggiungermi e ho passato molto tempo con le mie compagne, non mi sono mai sentita sola. Ormai in questa città mi sento a casa».

Sei alla tua prima stagione nella CSS Verona, come ti stai trovando? «Davvero molto bene, le ragazze sono tutte simpatiche, è facile fare amicizia

Quindi vi vedete anche al di fuori della piscina? «Sì, certo. Spesso dopo allenamento andiamo a mangiare qualcosa insieme o comunque troviamo momenti per frequentarci nel tempo libero. Questo ci aiuta a legare ancora di più e a essere

rystina Alogbo, giocatrice di grande esperienza e con un curriculum davvero ianvidiabile, è uno degli ultimi acquisti della CSS Verona Pallanuoto 2018-2019. In questa intervista esclusiva ci parla di sport, di pallanuoto, di amicizie e ci svela qualche curiosità personale, tra cui il suo amore per Verona.

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davvero unite in acqua». In un gruppo di sole donne a volte scatta qualche rivalità, qualche lite: a voi è mai successo? «Sono stata in molte squadre e ho notato che quando c’erano problemi di questo tipo spesso dipendeva dall'allenatore. Uno dei suoi compiti è quello di creare un ambiente sereno e stimolare la competizione sana del team e il nostro coach in questo è bravissimo, ha creato una vera squadra affiatata. Poi, ovviamente, sta anche a noi superare le nostre differenze e imparare ad


amalgamarci. A volte ci sono discussioni, ma la cosa bella è che poi si risolvono subito senza rancori e si va avanti più unite di prima». A proposito di rivalità e liti: è vero che durante le partite, sott'acqua parte qualche calcio di troppo? «Beh, quello che succede sott’acqua non si vede… Qualche calcetto, strattone c'è, fa un po’ parte del gioco. L'importante però è stare attenti all’arbitro (ride)». Sei superstiziosa? «Quando ero più giovane ero molto superstiziosa, ora che sono cresciuta cerco solo di mantenere la stessa routine pre-match, con un buon riscaldamento svolto sempre alla stessa maniera che mi aiuta a calmarmi e concentrarmi. Non so, forse anche questa è una forma di superstizione». Le principali differenze tra Canada e Italia a livello sportivo? «In Canada c'è una cultura sportiva maggiore, si pratica tanto sport anche nelle scuole, ma perlopiù tutto a livello amatoriale. In Italia c'è molta più possibilità di affermarsi a livello professionale in diverse discipline. È vero

che il calcio è il più seguito, ma ci sono anche la pallacanestro, la pallavolo, il rugby e molto altro». Ultima domanda: nella tua carriera hai mai avuto momenti no? «Tanti, spesso mi chiedevo: ‘ma perché fai tutto questo?’. Però la voglia di tornare in acqua ha sempre superato lo sconforto e

non ho mai pensato di mollare. Ora il pensiero va un po' all'età: ho 33 anni e sono consapevole che il fisico non potrà sostenere a lungo certi ritmi. Io giocherei per sempre, ma so che a un certo punto dovrò dire basta e voglio farlo quando ancora sarò in forma, per chiudere la mia carriera al meglio e conservare tutti i bei ricordi di questi 24 anni di pallanuoto».

Instagram krystinaalogbo_fanpage

A N I T S Y R K I D I I N U M ER

Nata il 20 gennaio 1986 a Montréal (Canada), Krystina ha un palmares davvero di grande valore. Dopo essere stata premiata come MVP ai Campionati Mondiali Junior FINA 2003 dove il Canada ha vinto l'oro, Krystina Alogbo è diventata una delle atlete con più presenze in Nazionale. Ha esordito con la squadra senior nel 2005 e ha contribuito alla vittoria del bronzo ai Campionati del Mondo FINA di quell'anno. Nel 2009 ha conquistato due medaglie d'argento alla FINA Water Polo World League Super Final e alla FINA World Championships della quale è stata nominata MVP. Nel 2011 è stata nominata giocatrice dell'anno di pallanuoto dalla rivista Swimming World. Alogbo ha anche vinto le medaglie d'argento ai Pan American Games nel 2007 e nel 2011.

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SPO RT LI FE

Arrampicare ad un passo dal mare di Roberto Franzoni, preparatore atletico Luca Montanari - Foto: Sport Mental Coach

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lbenga Valle Pennavaire, un autentico paradiso che accoglie tutti gli arrampicatori, dai neofiti ai più esperti. La valle è ricca di falesie e di vie lunghe: tutte su roccia calcarea davvero spettacolare, che va da pareti verticali a forti strapiombi. Valle Pennavaire si chiama così per via dell’omonimo torrente che l’attraversa e che contribuisce a dare al paesaggio una cornice unica e suggestiva. Ricca di ciliegi, oliveti, funghi e tartufi, la valle è particolarmente apprezzata per la bellezza dei suoi boschi e dei borghi medievali, tra cui Colletta di Castelbianco, una deliziosa frazione che deve la sua notorietà proprio all’arrampicata sportiva, tanto da farla balzare al terzo posto nel mondo come destinazione per l’arrampicata (dopo

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Arco e Finale). Qui si può scalare tutto l’anno, grazie al clima mite e all’esposizione prevalentemente a sud delle falesie. Ed è proprio qui che è caduta la nostra scelta: per incominciare bene il nuovo anno, su roccia vera, continuando a lavorare sui nostri progetti, occorreva un luogo davvero motivante. Magari con l’influsso benefico della brezza marina, che non fa mai male :-) Alla trasferta hanno preso parte gli agonisti della rappresentativa dell’ASD King Rock Climbing. Sono stati 4 giorni di arrampicata nostop: con la complicità del bel tempo, un cielo sempre azzurro e temperature piuttosto gradevoli, siamo riusciti a sfruttare pienamente ogni singolo giorno, godendo al massimo di questo bellissimo posto. I ragazzi hanno arrampicato da primi

e provato, da secondi, tiri anche molto impegnativi. Con il supporto di Roberto Franzoni, allenatore e responsabile della squadra agonistica, e Luca Montanari, in veste di guida alpina per la sicurezza e sport mental coach, è stato fatto un lavoro mirato a migliorare la tecnica di arrampicata e relativa preparazione mentale. Si è lavorato in particolare sull’importanza dell’obiettivo: ogni giorno, ognuno di loro definiva un piccolo goal da raggiungere nell’arco della giornata (e nell’ambito della trasferta), con l’intento di tenere alta la focalizzazione su di esso e la relativa concentrazione. Prendere confidenza con la roccia, farci amicizia, abituarsi ad avere uno scopo da raggiungere per spostare, con il tempo, l’asticella sempre più in alto.L’intento è far abituare sempre


di più i ragazzi a questo tipo di approccio, in falesia e indoor, per mantenere alta non solo la determinazione, ma anche l’entusiasmo e la motivazione al raggiungimento dell’obiettivo stabilito. Lavorare sugli obiettivi ha consolidato anche il concetto di squadra: i ragazzi sembrano aver acquisito più consapevolezza del loro team, lo sentono più presente, si sentono sempre di più parte di qualcosa di importante e a cui tengono ogni giorno di più. E questo lo abbiamo riscontrato anche nelle attività quotidiane: dall’ordine in casa, all’attività in cucina, all’organizzazione del materiale da portare in falesia. Ognuno ha assunto un ruolo preciso, svolgendolo diligentemente e in collaborazione con tutti gli altri. In questo percorso di crescita sportiva e personale, in trasferta e durante gli allenamenti indoor, l’utilizzo del diario è fondamentale, poiché contribuisce a tracciare una cronistoria personale di un percorso in divenire, imprime su carta pensieri e sensazioni, abituando il ragazzo a dialogare prima di tutto con se stesso e, in secondo luogo, con gli allenatori. Il diario ci permette di avere non solo un

monitoraggio dettagliato della situazione di tutti, ma anche di definire un piano di intervento sempre più personalizzato per ognuno di loro, al fine di ottenere la massima efficacia degli allenamenti. Perché si sa, l’arrampicata è una disciplina che non ammette silenzi, pena un resting

o una caduta ad un passo dalla catena. Meglio, quindi, raccontarsi ed esternare tutti i pensieri, positivi e negativi, per godersi pienamente ogni singola emozione verticale. In bocca al lupo ai nostri ragazzi!

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instagram ___aleale___

I NTERVISTA

A gonfie vele verso Tokyo 2020 di Giorgio Vincenzi - Foto: David Stalder

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iciannove anni e un obiettivo: partecipare alle Olimpiadi di Tokyo del 2020. Alexandra Stalder lo coltiva, lo vive e lo condivide con l’amica di sempre e d’imbarcazione Silvia Speri. Alexandra, di Oppeano e tesserata al Centro nautico Bardolino, è al primo anno di Scienze motorie e sportive all’Università di Verona; Silvia, 18 anni di Cavalcaselle, è tesserata alla Fraglia Vela Peschiera e frequenta il quinto anno del liceo scientifico Agli Angeli di Verona. Alexandra Stalder ha iniziato da molto piccola, a sei anni, a salire e scendere da una barca a vela e nel 2014, a soli 15

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anni, è stata la portacolori italiana della Junior Gold Cup alle Bermuda, isolotti sparsi nell’Oceano Atlantico tra la Florida e l’isola di Puerto Rico. Nello stesso anno c’è l’incontro con Silvia Speri che assieme si cimenteranno nella Classe 420. Un sodalizio che le porterà nel 2015 a far parte della squadra nazionale under 19 e nel 2016 a qualificarsi per il Campionato del Mondo a Sanremo e al Campionato europeo in Ungheria, dove giungeranno terze. Il 2016, anno ricco di soddisfazioni, le vede partecipare al Campionato del mondo Isaf U19 in Nuova Zelanda salendo sul secondo gradino del podio. Nell’ottobre del 2017 Alexandra e Silvia danno corpo al loro progetto di parteci-

pare alla XXXII Olimpiade di Tokyo del 2020. Cambiano categoria passando alla 49erFX: una barca molto veloce della classe olimpica. In meno di un anno hanno già i primi risultati classificando settime al Campionato del Mondo U23 a Marsiglia (Francia). Alexandra, il primo obiettivo di avvicinamento a Tokyo 2020 è stato raggiunto con l’acquisto di una nuova barca… «Sì, a metà gennaio grazie al crowdfunding abbiamo raggiunto i cinquemila euro e con i contributi dei genitori e della Federazione italiana vela abbiamo acquistato una barca per poter competere alla pari degli altri equipaggi. Non l’abbiamo


presa in un cantiere, ma abbiamo preferito acquistarne una già pronta e perfetta per le regate che era di proprietà di un equipaggio che ora è passato a Luna Rossa e che parteciperà all’America’s Cup 2021». Quando nasce l’idea di partecipare alle Olimpiadi? «Era da tempo che io e Silvia coltivavamo questo sogno. Trovandoci poi a regatare assieme è diventato un obiettivo comune. Il passaggio alla categoria 49erFX e i buoni risultati ottenuti al campionato del mondo under 23 a Marsiglia hanno confermato che possiamo farcela».

AMICHE PER LA VELA Alexandra e Silvia, amiche da sempre, formano un equipaggio di assoluto valore che punta a ben figurare a Tokio 2020

Per inseguire questo obiettivo hai rinunciato a una borsa di studio negli Stati Uniti… «Sì. Quando nel 2016 siamo arrivate seconde al campionato del mondo under 19 mi è stato proposto di andare a studiare negli Stati Uniti. Se io avessi accettato avrebbero chiesto la stessa cosa anche a Silvia. Di comune accordo abbiamo deciso di rifiutare perché volevamo raggiungere l’obiettivo olimpico in Italia». L’avvicinamento a Tokyo 2020 prevede delle regate in vari continenti e quindi siete alla ricerca di sponsor... «Sì, già a dicembre di quest’anno abbiamo una gara molto importante per le qualificazioni lontana dall’Italia in Nuova Zelanda. Abbiamo quindi bisogno di finanziamenti. Chi vuole aiutarci può farlo andando sul nostro sito internet staldersperi.it dove ci sono anche tutte le informazioni su ciò che facciamo».

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Alexandra e Silvia, per loro la passione per la vela è tutto. Allenamenti allenamenti, gare e studio: tanto sacrificio per un unico grande obiettivo

Il calendario delle regate cosa prevede per il 2019? «Prima della Nuova Zelanda gareggeremo a Palma di Maiorca in Spagna, a Genova, a Weymouth in Inghilterra. Quest’ultima gara è molto importante perché l’equipaggio italiano che otterrà il miglior piazzamento avrà dalla Federazione italiana un contributo economico per partecipare alla regata in Nuova Zelanda. Poi andremo in Norvegia per il campionato del mondo under 23». Dove vi state allenando? «Come base per l’allenamento abbiamo scelto la Fraglia Vela Malcesine e in

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mezzo ci sono i raduni della Federazione italiana vela a Cagliari, a febbraio, e Malcesine quest’estate, e poi le varie gare». Che cosa prevede l’allenamento? «Ora ci alleniamo in acqua tutti i weekend più un giorno alla settimana e consiste in una uscita di tre-quattro ore. D’estate invece due volte al giorno per un totale di sei ore. Quando non siamo in acqua l’allenamento si svolge in palestra per diverse ore al giorno». Chi vi segue negli allenamenti? «Il nostro allenatore è Luigi Rago, che ci seguirà in tutte le regate, assieme a Filippo Togni». Per ottenere dei risultati devi avere con Silvia Speri una simbiosi quasi totale. Come si costruisce? «Certo che serve una simbiosi, visto anche che ci muoviamo su una superficie d’appoggio di cinque metri quadrati. Io e Silvia gareggiamo assieme da cinque anni e abbiamo raggiunto un ottimo affiatamento che ci permette di muoverci velocemente ed è probabilmente questa la nostra forza più grande». Come nasce la tua passione per la vela? «È una cosa di famiglia. Il papà di mia mamma aveva una barca e ha trasmesso la passione ai miei genitori e poi a me e ai miei fratelli. Ogni anno facciamo una

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crociera in barca a vela e quindi non poteva andare diversamente». Qual è la vittoria che porti nel cuore? «Sicuramente la gara del 2016 del Campionato del mondo Isaf U19 in Nuova Zelanda dove abbiamo conquistato la medaglia d’argento». Perché? «Raggiungendo quella posizione abbiamo capito, io e Silvia, che eravamo un grande equipaggio e che potevamo tentare qualcosa di molto importante come l’olimpiade. E poi grazie a questo risultato abbiamo ricevuto dalla Federazione italiana vela il premio come Veliste dell’anno».

Per raggiungere degli obiettivi, come le Olimpiadi, servono tanti sacrifici. Quanto pesano nella vita di una ragazza di 19 anni? «Quando ho un obiettivo mi ci butto a capofitto e lascio stare tutto il resto. Quindi non mi ha mai pesato il non poter uscire con gli amici o meglio te ne fai degli altri legati a quello che è il mondo della barca. La cosa più difficile è far combaciare i tempi dello studio con l’allenamento e le gare. Per fortuna all’Università di Verona ti danno l’opportunità di fare l’atleta grazie a un progetto chiamato “Coach Academy” con il quale hai la possibilità di avere delle date personali per gli esami».


#HASHTAG

A tavola con Marta di Paola Gilberti instagram choosetobeactive

L'ABC del mangiare bene

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angiare sano significa necessariamente mangiare senza gusto? Se sono a dieta devo eliminare la pasta? Contare le calorie? Ma ogni tanto posso sgarrare se voglio dimagrire? La nutrizionista Marta Giavoni, alias #choosetobeactive su Instagram, ci toglie alcune curiosità sull'alimentazione. Quali sono le domande più frequenti che ti vengono fatte dai tuoi pazienti? «Spesso mi chiedono quali cibi possono includere nella dieta e quali invece eliminare. Si può mangiare di tutto con la corretta frequenza e quantità; anche i cibi denominati ‘sani’ non vanno consumati in eccesso». Per esempio? «Prendiamo la frutta, che ovviamente non può mancare in una sana alimentazione: molti ne mangiano però troppa, anche dopo i pasti. Trattandosi di zuccheri serve attenzione, specialmente per chi soffre di diabete e glicemia alta». Invece un esempio di alimento che viene ‘demonizzato’? «Sicuramente la pasta: tanta gente quando vuole perdere peso la elimina del tutto e si fa la classica insalatona con dentro di tutto e di più, senza pensare che alla fine le calorie sono le stesse. Ecco, in questo caso, un bel piatto di pasta avrebbe dato maggiore soddisfazione». Anche per la pasta è però importante rispettare delle quantità giusto? «Certo, che possono variare in base allo stile di vita. Io seguo dei triatleti che si mangiano anche 250 grammi di pasta e naturalmente non è la normalità. In linea di massima i LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti) danno delle quantità tipo a cui si può far riferimento e sono i 70-80 grammi di pasta con un sugo di verdura o di carne. Ovviamente,

per essere certi che le dosi siano corrette, bisogna valutare anche ciò che si consuma nell’arco della giornata». Una dieta molto diffusa ora è quella che prevede il conteggio dei macronutrienti… «Ecco, secondo me può diventare pericolosa. Di per sé non è che sia sbagliata, dipende dai macronutrienti inseriti, ma di solito tende a essere iperproteica. Il problema è più che altro mentale visto che vedo gente davvero ossessionata nei conteggi. Credo sia una tipologia di dieta adatta per chi ha padronanza dell'argomento, altrimenti può essere limitante anche a livello sociale». Di conseguenza si perde un po’ il piacere di gustare del buon cibo. «Esatto, alla lunga può essere frustante e rischioso, principalmente per le ragazze che hanno una sensibilità diversa rispetto ai ragazzi. Per il sesso femminile la questione del peso e della sana alimentazione può diventare un chiodo

fisso, quindi serve fare molta attenzione. Chi prescrive le diete o comunque dà consigli su quale stile di vita adottare a tavola dovrebbe capire se ha di fronte una persona insicura e fragile che magari non accetta il suo corpo». Chi è a dieta o comunque cerca di perdere peso può concedersi degli ‘sgarri’? «Assolutamente sì! Per i miei pazienti prevedo sempre un pasto libero a settimana, in primis perché spero che la gente abbia una domenica in famiglia, un sabato con gli amici e mi piace che conservino queste abitudini; nessuno si deve sentire costretto a chiudersi in casa per non avere tentazioni. Eccedere una volta alla settimana non è così deleterio per la dieta: quando siamo in deficit calorico il nostro corpo tende a conservare un po’ di riserve, quindi a bruciare un po’ meno. Lo sgarro, meglio se di qualità, deve però essere controllato. Uno sfizio ogni tanto aiuta sia a livello mentale che fisico».

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Dynos Verona Baseball Softball, nata nel 1993, si è specializzata fin dall’inizio nello sviluppo dell’attività giovanile a Verona e risulta una delle più attive società

ci trovi anche su :

italiane. Negli ultimi anni l’attività ha assunto anche una caratteristica di tipo agonistico, portando le giovani squadre ad altissimi livelli e traguardi. È presente in due zone di Verona: Est (sede principale) presso il Centro Sportivo Gavagnin e Ovest presso il campo della “Spianà” di Via Sogare. Da sempre collabora con le scuole materne, elementari, medie inferiori e superiori, proponendo attività in orario extracurriculari e curriculari con il proprio staff tecnico Dynos.

Vieni a giocare a baseball! Da anni la società Dynos si impegna a favore del reclutamento dei giovani per fornire loro una formazione fisica ed educativa nel rispetto di se stessi, dei compagni di squadra oltre che degli avversari.

info@dynos.it 045 974444

Centro Sportivo Gavagnin www.dynos.it


SPO RT CENTE

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Palla al centro al Tennis Alpo di Matteo Zanon - Foto: Tennis Alpo

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d Alpo, frazione di Villafranca, Damiano Aprili gestisce il suo circolo tennis che, oltre a sette campi da tennis presenta ben sei campi da calcetto e uno da calciotto. Dal 2005 infatti, il Tennis Alpo diventa un vero complesso sportivo. Il tennis Alpo nasce nel 1968 grazie all’intuito e alla passione per lo sport di Angelo Aprili, classe 1934 e con un passato glorioso come portiere del Villafranca calcio. Angelo, getterà le basi di un circolo che poi diventerà il secondo più grande di Verona e provincia. Verso la metà degli anni ’80 il circolo raggiunge il massimo del prestigio e, spinti da questo successo decidono di costruire un palazzetto con la capienza di 300 posti a sedere. Dal 1988 al 1990 proprio grazie al palazzetto, il circolo diventa l’epicentro del professionismo tennistico, ospitando la serie A a squadre, prima con il circolo Ct Scaligero e poi con l’At Verona. Il Tennis Alpo diventa così l’unico circolo di Verona ad aver ospitato un evento indoor così importante che ha portato in questa piccola frazione tutti i numeri uno della classifica nazionale di quegli anni (Claudio Panatta, Francesco Cancellotti e Paolo Canè). Angelo Aprili era prima di tutto uno sportivo con la passione dello sport. Per seguire le sue orme e per stare al passo con i tempi e offrire alla clientela uno svago totale sono stati inseriti dei campetti dal calcetto in sintetico. Dal 2005 ad oggi inoltre il circolo organizza ininterrottamente tornei di tennis, tre all’anno e competizioni calcistiche. Nel 2009 infatti il circolo ha ospitato la serie A a squadre di calcetto femminile del Boomerang di Mozzecane eguagliando i fasti di un tempo. Dal 2016 il Tennis Alpo si è fatto carico di rendere onore alle vecchie glorie del passato tennistico come Gianni Pighi, Olimpio Rossin e il

fondatore Angelo Aprili, organizzando un memorial in loro onore che ogni anno va in overbooking di iscrizioni. A inizio dello scorso dicembre, il circolo Alpo ha ospitato il torneo di Santa Lucia che ha visto coinvolte le future leve del calcio provinciale. “Da 5 anni” – racconta Damiano – “organizziamo il Trofeo Santa Lucia che coinvolge tutte le squadre Primi Calcio della provincia di Verona. Quest’anno abbiamo avuto numeri da capogiro: 20 squadre di calcio, quasi 300 atleti delle annate 2012 e 2011 impegnati in una importante manifestazione articolata su 5 campi da calcetto con 45 incontri svoltisi tutti nella mattinata”.. “Ormai – spiega Aprili – siamo diventati un appuntamento fisso prima delle feste di Natale. Infatti, tante società ci chiedono di aderire. Quest’anno abbiamo condiviso con il negozio Decathlon di Villafranca la giornata di sport e grazie alla disponibilità del responsabile Daniele Mangano sono stati main sponsor della manifestazione”. Conclude Aprili: “Il nostro circolo tennis negli anni si è evoluto ed è diventato un centro sportivo vero e proprio con più forme di sport. Oltre al tennis, si può giocare a calcetto e calciotto e manifestazioni di questo tipo le appoggeremo sempre perché risaltano i veri valori dello sport: lealtà, spirito di squadra, affermazione del merito e competizione. Conclude Aprili: «Il paese è stato preso d’assalto e per tutta la comunità villafranchese queste manifestazioni sono un lustro e un buon biglietto da visita che valorizza il nostro comprensorio». Un appuntamento simile è stato svolto anche domenica 20 gennaio dove all’interno della struttura villafranchese si è svolto il torneo organizzato da Mauro Bressan, ex giocatore di serie A nelle file della Fiorentina.

Le squadre del Santa Lucia 2018 Alpo Lepanto (2 annante) Ac Pozzo (2 annante) Ac Castelnuovo (2 annante) As Buttapedra (2 annante) As Sommacustoza Acd Castel d’Azzano Ac Caldiero Ac Illasi Acd Peschiera Fortitudo Mozzecane Bovolone 1918 Ac Palazzolo

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FO CUS

GENITORINRETE

Bullismo: riconoscerlo, combatterlo, sconfiggerlo di Sergio Albertini

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ualcosa non va. Lo sai. Lo senti. Perché tuo figlio non si comporta più come prima? È strano. Ma sì, è solo l’età.

E se non fosse così, se invece fosse vittima di bullismo? Il bullismo è un male oscuro, con radici che attecchiscono in fretta. Si nutre di emozioni negative, le stesse da cui nasce. Fa paura e ti spaventa, perché non sai come riconoscerlo e, anche quando accade, non sai come agire. Ora, però, prendiamo il coraggio a due mani e, insieme, cerchiamo di far luce sui possibili segnali che possono aiutarti a capire se tuo figlio è vittima di bullismo. Vittima di bullismo: gli indicatori che fanno scattare l’allarme È possibile che tu possa pensare di avere un dialogo splendido con tuo figlio. C’è sincerità e rispetto, parlate di tutto: questo è bellissimo. Ma devi considerare che spesso, le vittime di bullismo, e

cyberbullismo, tendono a chiudere in sé il disagio e la paura che stanno vivendo. Il bullismo si manifesta in forme diverse, ripetute e intenzionali. Può essere diretto, quando si esprime con forme di aggressività fisica e verbale, indiretto, quando tende a escludere dal gruppo e calunniare la vittima. Oppure, può manifestarsi anche in modo strumentale, quando porta all’estorsione di denaro o beni materiali. È un male tentacolare che sopprime l’empatia e agisce in mutevoli modi, sia nella realtà che nel digitale. Nel cuore di ogni vita c’è un incontro che ci salva, e nella storia dei nostri figli dobbiamo fare di tutto per esserci noi a quell’incontro. Dunque, quali sono gli indicatori che possono aiutarti a capire se tuo figlio è vittima di bullismo? Ne abbiamo parlato con il dott. Michele Dal Bo, psicologo psicoterapeuta, nonché membro fondatore della community GenitorinRete, e abbiamo preparato una lista di possibili campanelli d’allarme.

Ti trovi davanti a probabili segnali, che manifestano la presenza di azioni di bullismo, quando tuo figlio, o tua figlia: torna casa con i vestiti sgualciti, o strappati e presenta lividi o tagli; perde ripetutamente i suoi oggetti, o sono spesso rotti; non fornisce spiegazioni convincenti ai due punti precedenti; c’è un repentino cambiamento del suo comportamento e tende a isolarsi dai suoi pari durante o dopo la scuola; inizia a manifestare malesseri fisici, come inappetenza, mal di testa o mal di stomaco ed è riluttante ad andare a scuola; soffre di disturbi del sonno; appare spesso insicuro, ansioso o triste; mostra improvvisi sbalzi di umore; ha un calo improvviso del suo rendimento scolastico. Tutti questi indicatori sono spie che rivelano un disagio. Forse è solo un momento di transizione, forse sta succedendo qualcosa che lo turba e non riesce a manifestarlo apertamente. Il dialogo è sempre la soluzione da perseguire. È necessario aprire le porte di una “zona franca” in cui incontrare la vittima di bullismo e instaurare un dialogo privo di pregiudizi, in cui ascoltarla e mostrarle la nostra fiducia. Serve un ambiente empatico e confidenziale che favorisca l’autostima e la consapevolezza. Se hai dei sospetti, se tuo figlio, o tua figlia, manifesta un comportamento che riflette alcuni, o anche solo uno, degli indicatori che ti abbiamo riportato: non ignorarlo. Può essere un percorso complesso, ma va affrontato, altrimenti rischia di lasciare aperte ferite che nel tempo minano la qualità del suo futuro. Se hai dei timori, perché non sai come fare, rivolgiti a degli esperti che possano supportare tuo figlio e la tua famiglia.

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La vera essenza dello sport? Non fermarsi mai a quello che crediamo sia il nostro limite spingendoci ogni giorno più in là. È questa la passione con cui abbiamo realizzato una linea completa d’integratori che migliorano la prestazione, promuovono il recupero ideale e il benessere generale. Sono concentrati di energia pura formulati insieme a medici, nutrizionisti e professionisti dello sport selezionando solo materie prime d’eccellenza. La linea Keforma è ideale per tutti gli sport a qualsiasi livello venga praticato e viene scelta per allenamenti quotidiani e competizioni da numerosi atleti di fama internazionale.


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EVENTO

Gensan Giulietta&Romeo, una 'mezza'... al bacio! di Cesare Monetti - Foto: VeronaMarathon

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ormai una tradizione ed un fatto noto: chi viene a correre sulle strade di Verona si porta a casa un pezzo di storia della città. E così sarà anche per quest’anno in occasione della Gensan Giulietta&Romeo Half Marathon che si correrà domenica 17 febbraio 2019. Da parte degli organizzatori di Vrm Eventi, che si avvalgono del contributo del Comune di Verona, c’è sempre stata molta attenzione e cura su cosa fosse rappresentato sulla medaglia che verrà consegnata alle migliaia di partecipanti che termineranno la competizione. Negli anni scorsi si è passati dal ‘Balcone di Giulietta’ alle ‘Arche Scaligere’ oppure ancora nel 2016 ai ‘Merli di Castelvecchio’ e tanti altri motivi che rappresentassero un angolo unico della città oppure un monumento che abbia sempre avuto il potere di riunire tutti i veronesi attorno al proprio centro storico, alla propria storia, alla propria cultura millenaria. La medaglia di questa edizione 2019 è stata concepita e disegnata dallo Studio di architetti associati Abw.

Chi taglierà il traguardo in piazza Bra all’ombra della maestosa Arena si metterà al collo una medaglia importante sia per dimensioni (misura 10cm x 4,4cm) sia per significato: vi sarà rappresentata Porta Borsari, la maestosa porta romana risalente al primo secolo dopo Cristo, che durante l'epoca imperiale costituiva il principale ingresso cittadino. Da essa entrava a Verona la via Postumia, la strada realizzata dal console Spurio Postumio che all'epoca collegava il mar Tirreno con il mare Adriatico. Mancano ormai pochi giorni ad una delle mezze maratone più partecipate d’Italia premiata dalla Federazione italiana di atletica Leggera con il Gold Label, il massimo riconoscimento italiano ottenuto per qualità organizzativa. Solo tre half marathon hanno questa onorificenza. Start alle ore 10, insieme si correrà anche la Agsm Duo Marathon, la corsa in staffetta con squadre formate da due persone, partecipazione libera senza necessità di visite mediche agonistiche o tesseramenti.

INFO G&R 2019 Camminata per tutti. Non mancherà per il secondo anno la Lidl Monument Run, la gara che è davvero per tutti, famiglie, bambini, adulti. Partenza e arrivo in piazza Bra, 5km tutti nel centro storico di Verona a passo libero, correndo o camminando. 5km e 5 monumenti artistici e significativi di Verona: Castelvecchio, l’antica fortezza della città, Porta Borsari, il principale ingresso cittadino in epoca imperiale, Piazza Erbe, la piazza più antica, e ovviamente l’Arena, con il trionfale passaggio all’interno, e l’arrivo in Piazza Bra. Iscrizioni. Iscrizioni possibili online sul sito www.veronamarathoneventi.com con tariffe varie in base al numero di iscritti del giorno d’iscrizione. Per la Lidl Monument Run iscrizioni a 10 euro, quota fissa. Tutte le iscrizioni sono possibili anche presso il nuovo store VeronamarathonHub (Circonvallazione Maroncelli 7/E – Verona) fino a giovedì 14 febbraio. Venerdì e sabato iscrizioni possibili presso l’Expo Sport all’Agsm Forum in piazza Azzurri d’Italia.

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EVENTO

Mantova capitale dello sport europeo 2019

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ulla spinta del successo e delle strategie di sviluppo degli ultimi anni, Mantova decide di scommettere sulle sue capacità di essere sempre più polo di attrazione non solo per la cultura ma anche per lo sport, attraverso importanti investimenti in strutture moderne e attraverso iniziative ed eventi che coinvolgano soprattutto i giovani, i diversamente abili e il mondo dell’associazionismo e del volontariato. Tale riconoscimento, vetrina ideale a livello nazionale e internazionale che unisce la storia e la cultura al mondo dello sport e occasione per presentare le eccellenze di cui la città è dotata, rappresenta per Mantova un trampolino di lancio per realizzare progetti significativi, in grado di creare importanti stimoli alla comunità. Diffondere la cultura dello sport significa promuovere uno stile di vita sano, stimolare la crescita di rapporti tra persone, abbattere le esclusioni sociali e la discriminazione, valorizzando

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l’apporto di ciascun individuo. L’impegno dell’Amministrazione è ora rivolto alla conferma della sua tradizione e vocazione sportiva, vista l’ampia dotazione di impianti sportivi ed i diversi risultati agonistici ottenuti negli ultimi anni. Grazie all’impegno delle Federazioni Sportive Nazionali, degli Enti di Promozione Sportiva, delle Associazioni Benemerite e delle Associazioni Sportive Dilettantistiche del territorio e del CONI Delegazione di Mantova, con il coordinamento dell’Ufficio Sport e dell’Assessore allo Sport del Comune di Mantova, è stato predisposto un calendario di eventi e manifestazioni in tutto l’arco dell’anno, mantenendo fede al principio di sostenere e promuovere ogni disciplina sportiva presente sul territorio. Il programma di “Mantova Città Europea dello Sport 2019” ricco di eventi grandi e piccoli, gare, tornei, esibizioni, corsi, programmi educativi e formativi, mostre e iniziative culturali, testimonia la grande vitalità e laboriosità del movimento spor-

tivo e dell’associazionismo mantovano. Nel calendario dell’anno 2019 saranno presenti oltre 200 manifestazioni, ed in particolare: 14 Eventi Internazionali 82 Eventi Nazionali e Regionali 30 Iniziative a partecipazione popolare 80 Iniziative di cultura, formazione e promozione delle discipline sportive. Il variegato palinsesto prevede lo svolgimento delle iniziative in varie location della città, non solo negli impianti sportivi ma anche negli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado, non tralasciando i quartieri e le periferie ed includendo, altresì, alcuni territori della provincia. Lo Sport diventerà protagonista per un anno. Non solo con competizioni internazionali e grandi eventi, ma anche e soprattutto con programmi e progetti di socialità e cultura sportiva al fine di veicolare valori positivi, insegnare il rispetto delle regole, promuovere corretti stili di vita e…fare gioco di squadra!


UFFICIO DEI CONSULENTI FINANZIARI Piazza Cesare Mozzarelli, 3 - Mantova T. 0376 1791834


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Verticali  del ChievoValpo    che produce   vino   1.   Silvia calciatrice 2. Gli è stato dedicato lo stadio di via Sogare  la Giulietta&Tomeo     Halfmarathon       6.   Organizza 8. Il 'sindaco' di Verona               9. Comitato Olimpico Nazionale Italiano 12. Il numero   di maglia   di  Sergio Pellissier       14. Il nome del palazzetto dello sport di Verona 15. La squadra   di calcio   femminile    di Mozzecane     16. La Fondazione veronese nata nel 1868 17.   Capitale europea dello sport   2019       19. Lo è la palla raccontata da Raffaele Tomelleri   punto!          22. Battuta...

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              Orizzontali 3. Con il blu nella bandiera di Verona   veronese   tra   le province   di Verona e Vicenza   4.   La montagna 5. Marco che ‘vola’ tra i pali dell’Hellas                 7. Terry guardia della scaligera basket 10. Il nuovo mister del Chievoverona    Valpo      11. È di mezzo tra il 'dire' e il 'fare' 13. La Porcellato   campionessa     paralimpica         18. Lo sponsor di pagina 99 20. Stefano 'cacciatore taglie' del   di     Chievoverona       21. Il suo 'corner' è una rubrica di SportdiPiù

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Apritevi a un nuovo concetto di mobilità.

Nasce ELECTRIFY VERONA, un nuovo sistema di mobilità totalmente elettrica, creato da Comune di Verona, Gruppo Agsm e Volkswagen Group Italia per tutti i veronesi, non solo per i possessori di auto Volkswagen. Da oggi, chi risiede nel Comune di Verona e acquista un’automobile totalmente elettrica potrà godere di vantaggi esclusivi: PARCHEGGI GRATUITI DEDICATI

COLONNINE PER LA RICARICA ELETTRICA IN CITTÀ

INGRESSO LIBERO ALLA ZTL DI VERONA

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Inizia a Verona la nuova era della mobilità.

* Offerta limitata esclusivamente a soggetti privati residenti nel Comune di Verona che abbiano acquistato un autoveicolo totalmente elettrico (full electric) in data

successiva al 01/09/2018. L’offerta prevede l’installazione di un sistema di ricarica dell’autoveicolo totalmente elettrico presso la propria abitazione sita nel Comune di Verona. La disponibilità della presente iniziativa è valida esclusivamente per le prime 50 (cinquanta) installazioni e fino al 31/12/2019.

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SportdiPiù magazine 57_2019  

SDP 57 - gennaio/febbraio 2019 - SportdiPiù magazine è l’unica rivista dedicata a tutto lo sport veronese. Copertina dedicata alla Marco Si...

SportdiPiù magazine 57_2019  

SDP 57 - gennaio/febbraio 2019 - SportdiPiù magazine è l’unica rivista dedicata a tutto lo sport veronese. Copertina dedicata alla Marco Si...

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