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Inserto Speciale

n. 51 Gennaio/Febbraio 2018

Ovale

gialloblu Focus sul Rugby veronese

OVALE GIALLOBLU

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s mmario 5. Editoriale 7. Rugby veronese

16. Valpolicella Rugby 18. Verona Rugby 20. Verona Rugby femminile 22. West Verona Union 24. Rugby in ospedale 26. Weelchair rugby,

Intervista a Carlo Marcolongo

8. Six Nations 2018 10. Guardians Rugby Legnago 12. Lupos Rugby Club 14. Scaligera Valeggio

uno spettacolo senza confini

Ovale Gialloblu Inserto speciale a SportDi+ magazine Anno 10 - Numero 51 GENNAIO/FEBBRAIO 2018 Testata giornalistica registrata al Tribunale di Verona n. 1807/2008 Direttore responsabile Alberto Cristani Direttore della fotografia Maurilio Boldrini Caporedattore Andrea Etrari In Redazione Giorgio Vincenzi, Damiano Tommasi, Cristiano Zanus Fortes, Bruno Mostaffi, Marina Soave, Matteo Lerco, Paola Giberti, Matteo Zanon Foto Maurilio Boldrini, Paolo Schiesaro, Mirko Barbieri, Simone Pizzini Contatti redazione@sportdipiu.com www.sportdipiu.com Progetto grafico e impaginazione Francesca Finotti

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45|2017 44|2016 Anno Anno98--Numero Numero4544 GENNAIO/FEBBRAIO 2017 2016 NOVEMBRE/DICEMBRE Testata registrata al al Testatagiornalistica giornalistica registrata Tribunale di Verona Tribunale di Verona n. n.1807/2008 1807/2008

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edit riale di Maurilio Boldrini Da un po’ di tempo avevamo nel cassetto - io e il direttore di SportDi+ magazine Alberto Cristani - l’idea di dedicare uno spazio speciale al rugby, disciplina che negli ultimi anni si è molto diffusa, soprattutto tra i bambini. Alla base di questo fenomeno c'è senza dubbio lo spirito educativo che si tramanda insieme alle regole dello sport stesso. Il rispetto dell'arbitro, il non lasciare indietro nessuno, la voglia di giocare per divertirsi, la considerazione degli avversari: se uno sport basa la propria mission su questi valori non può non essere considerato a tutti gli effetti uno strumento di crescita. Tante altre discipline vogliono (vorrebbero) trovare delle analogie con il rugby ma è palese come la differenza sia ancora enorme. Il rugby a Verona, grazie al lavoro svolto dalle società, sta trovando una dimensione sempre più significativa, con un aumento di tesserati in costante crescita. Anche la Federazione ha contribuito a questo sviluppo, garantendo un supporto importante grazie anche alla figura del Delegato provinciale Carlo Marcolongo. La realizzazione di questo inserto speciale ha coinvolto direttamente le sei società scaligere le quali hanno dimostrato grande disponibilità e attenzione, cogliendo di buon grado l’occasione per raccontare la loro storia e i loro obiettivi. Devo ammettere che avevo qualche riserva sulla fattibilità, in tempi brevi, di questa pubblicazione ma i fatti mi hanno smentito: in meno di 10 giorni tutti – grazie all’ottimo lavoro di Paola Gilberti che ha coordinato tutto in prima persona - hanno dato il loro contributo, dimostrando che, sebbene tutti tengano particolarmente al loro ‘orticello’, c’è l’interesse comune nel portare la palla ovale sempre più in alto. SportDi+ non può non essere attento a questa necessità ed ecco perché il pensiero di poter dare continuità a questa pubblicazione potrebbe essere lo spunto per iniziare una nuova avventura editoriale a tutto… ovale!


Rugby Club VALPOLICELLA 6

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di Matteo Zanon

Rugby veronese, nel 2018 il boom?

Intervista a Carlo Marcolongo: delegato Provinciale della F.I.R.

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l 2017 ha chiuso i battenti e per quanto riguarda il movimento del rugby veronese, abbiamo chiesto al massimo rappresentante di questa federazione sportiva, Carlo Marcolongo come è andata. Il delegato provinciale ci ha raccontato le note liete di questa annata. “La stagione sportiva 2017/2018 è già memorabile perché per la prima volta vede la nostra città partecipare, con il Verona Rugby, alla serie A femminile che significa giocare a 15. L’impatto è stato duro ma la determinazione delle nostre ragazze non è venuta meno. E questa è già una prima vittoria”. Continua Marcolongo: “La prima metà della stagione ci ha regalato la soddisfazione

di vedere entrambe le squadre di serie A maschile conquistare l’accesso alla poule promozione per giocarsi la possibilità di essere promosse in Eccellenza, la massima serie del rugby italiano. Le altre squadre senior, impegnate nel campionato di serie C maschile, si stanno facendo rispettare”. Marcolongo spende due parole anche sul movimento giovanile: “Il movimento giovanile gode di ottima salute e ha coperto tutta la provincia rendendo fruibile a tutti e a qualsiasi età lo sport del rugby. Nel mese di dicembre tutte le società veronesi hanno partecipato al progetto “Rugby in Ospedale” con lo scopo di regalare un momento di gioia ai

piccoli pazienti degli ospedali. Guardando al 2018 invece, il delegato provinciale elenca la novità principale e più attesa: “Il 2018 vedrà il taglio del nastro del nuovo impianto del Verona Rugby presso l’area della Spianà, un polo di eccellenza che sarà volano per tutte le società della provincia. La scommessa, anche grazie ad un costante intensificarsi dei rapporti tra le società, di cui è testimone la positiva esperienza della franchigia Valpolicella/West Verona, è quella di penetrare sempre di più nella cultura sportiva veronese e attrarre sempre più non solo rugbisti attivi ma anche tifosi, sponsor e considerazione da parte delle istituzioni”.

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Six Nations 2018

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l Sei Nazioni è il più importante torneo internazionale di rugby a 15 dell’emisfero settentrionale. Nato come Home Championship nel 1883  e disputato tra le quattro Nazionali delle Isole britanniche (Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia), divenne Cinque Nazioni nel 1910 con l›ingresso della Francia, (per poi tornare di nuovo Quattro Nazioni in un breve periodo, vista la promozione francese del Rugby professionistico) e infine diventare l’attuale torneo con l’ammissione dell›Italia nel 2000.

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Le squadre che attualmente sono ammesse a partecipare al torneo sono Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Italia, Scozia. L’Inghilterra ha vinto più volte il titolo con 26 affermazioni seguita dal Galles a quota 25, dalla Francia a 17, dalla Scozia a 14 e dall’Irlanda a 11. Chiude l’Italia con zero titoli. Ogni squadra gioca contro ogni altra un solo incontro, con il vantaggio di giocare in casa che si alterna di anno in anno. Due punti sono assegnati per ogni vittoria, uno per il pareggio e nessuno

per la sconfitta. Non ci sono bonus per le mete fatte o per il distacco subito. Vince il torneo chi fa più punti ed in caso di parità chi ha la miglior differenza punti. L’RBS 6 Nations 2018 prenderà il via sabato 3 febbraio per concludersi con il “Super Saturday” del 17 marzo; il 1° febbraio 2019 scatterà l’edizione successiva che il 16 marzo assegnerà il Trofeo. L’Italrugby debutterà nell’edizione 2018  all’Olimpico di Roma contro l’Inghilterra, campione in carica, domenica 4 febbraio alle ore 16.00. Una


settimana dopo sarà a Dublino per affrontare l’Irlanda all’Aviva Stadium (sabato 10 febbraio, ore 14.15 locali). Il terzo turno del torneo è in calendario nell’ultimo week end di febbraio con Francia ed Italia che si sfideranno anche per il Trofeo Garibaldi (venerdì 23 febbraio alle 21.00), match che per la prima volta non si disputerà allo Stade de France di Parigi (la sede verrà annunciata nelle prossime settimane). Nel quarto turno del Torneo gli Azzurri sono attesi domenica 11 marzo dal Galles al Principality Stadium di Cardiff (calcio d’inizio ore 15.00 locali); Il 17 marzo, giornata conclusiva del Torneo, apriranno il programma di sfide affrontando allo Stadio Olimpico la Scozia (ore 13.30). Nell’edizione 2019 l’Italrugby  ospiterà Galles (9 febbraio, ore 17.45), Irlanda (24 febbraio, ore 16.00) e Francia (16 marzo, ore 13.30). Debutterà nel Torneo il 2 febbraio al Murrayfield Stadium di Edimburgo (calcio d’inizio ore 14.15 locali) ed affronterà l’Inghilterra a Twickenham il 9 marzo alle ore 16.45 locali. Favorita per la vittoria finale è l’Inghilterra. Infatti gli inglesi ad oggi è al secondo posto alle spalle solo della Nuova Zelanda, quindi prima tra le squadre europee. Quarta l’Irlanda e sesta la Scozia. Inoltre l’Inghilterra ha vinto due volte consecutive il torneo e è alla ricerca il tris. Gli inglesi giocheranno lo scontro diretto contro l’Irlanda in casa e questo è senza dubbio un altro fattore da non sottovalutare.

IL CALENDARIO 6 NAZIONI 2018 › PRIMA GIORNATA Galles v Scozia, 3 febbraio, ore 15.15, Principality Stadium Francia v Irlanda, 3 febbraio, ore 17.45, Stade de France Italia v Inghilterra, 4 febbraio, ore 16, Olimpico › SECONDA GIORNATA Irlanda v Italia, 10 febbraio, ore 15.15, Aviva Stadium Inghilterra v Galles, 10 febbraio, ore 17.45, Twickenham Scozia v Francia, 11 febbraio, ore 16, Murrayfield › TERZA GIORNATA Francia v Italia, venerdì 23 febbraio, ore 21, Vélodrome Irlanda v Galles, 24 febbraio, ore 15.15, Aviva Stadium Scozia v Inghilterra, 24 febbraio, ore 17.45, Murrayfield › QUARTA GIORNATA Irlanda v Scozia, 10 marzo, ore 15.15, Aviva Stadium Francia v Inghilterra, 10 marzo, ore 17.45, Stade de France Galles v Italia, 11 marzo, ore 16, Principality Stadium › QUINTA GIORNATA Italia v Scozia, 17 marzo, ore 13.30, Olimpico Inghilterra v Irlanda, 17 marzo, ore 15.45, Twickenham Galles v Francia, 17 marzo, ore 18, Principality

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www.facebook.com/Guardians-Rugby-Legnago guardiansrugbylegnago@gmail.com

Guardians Rugby Legnago

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na società giovane, che ha come obiettivo primario arruolare piccoli atleti per creare una vera e propria cultura del rugby. Parliamo dei Guardians, nati a Legnago nell’estate del 2015, grazie agli sforzi congiunti di vari operatori tra cui Pietro Gaspa e Luca Grandi e alla preziosa collaborazione dell’assessore allo sport Tommaso Casari. Il comune veronese, in realtà, aveva già avuto modo di conoscere da vicino questo sport: tra il 1990 e il 2000, veniva infatti praticato dalla società scolastica

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Don Bosco Rugby, anche se l'accesso era limitato ai soli studenti dell’Istituto Salesiano San Davide di Porto. I Guardians hanno invece deciso di aprire le porte a tutti, grandi e piccini, maschi e femmine, per un rugby davvero alla portata di tutti. Il progetto che ha portato alla creazione della società si sviluppa tra il 2013 e il 2015, anni in cui la Federazione italiana rugby (Fir) avvia un'iniziativa nelle scuole medie del territorio per promuovere il mondo della palla ovale. Il successo è stato così grande e immediato da

convincere la Fir a gettare le basi per la fondazione di questa nuova società. Una partenza alla grande, con circa 40 atleti, tra i 6 e i 19 anni, che hanno inizialmente permesso di puntare su varie categorie, anche un Under 18. Come però ha spiegato il presidente Luca Grandi, dallo scorso anno il club ha deciso di orientarsi in maniera diversa, dando l'opportunità agli adolescenti dai 14 anni in su di spostarsi in squadre più strutturate, come il Badia Polesine o il Mantova, per potersi dedicare maggiormente ai più piccoli, così da garantire una formazione


completa a partire dal minirugby. Sono 30 gli atleti ora tesserati, proveniente da vari comuni della pianura veronese, tutti giocatori nelle categorie che vanno dall’Under 6 all’Under 12. Gli allenamenti, grazie al sostegno della Giunta del sindaco Clara Scapin, si tengono oggi nell’impianto sportivo retrostante le scuole medie Barbieri di Casette, dopo un primo trascorso negli impianti comunali di Porto. IL PRESIDENTE: LUCA GRANDI Un passato nel mondo del pallone quello di Luca Grandi, presidente dei Guardians Rugby Legnago, non solo come ex giocatore, ma anche come dirigente, all’interno dell’Fc Legnago Salus, la cui prima squadra milita in serie D. «Devo ammettere che il rugby mi ha sempre incuriosito», afferma Grandi, «Lessi un articolo in cui si parlava del progetto della Fir all’interno delle scuole medie e, dato che sono una persona che ama le novità e sono sempre pronto a buttarmi in nuove avventure, mi sono proposto per potermi garantire una formazione anche in questo sport».

Grandi comincia quindi a collaborare a questa iniziativa, appassionandosi sempre più a questa disciplina che prima conosceva solo come spettatore e proprio per questo, una volta terminati i due anni del programma Fir, è uno dei più motivati sostenitori dell'idea di fondare una nuova società rugbistica, diventandone poi il presidente. «Il periodo nelle scuole è stato così interessante e stimolante che ho capito subito che non avrei più abbandonato il mondo della palla ovale», spiega, «Abbiamo aperto le nostre porte a tutti, ottenendo subito numeri alti, il che significa che in molti si sono accorti della bellezza di questo sport. Stiamo puntando sui bambini perché vogliamo fare le cose bene, sono loro il nostro futuro e noi ci auguriamo di farli crescere al meglio, passando poi tutte le varie fasi delle giovanili. Ovviamente al momento non abbiamo le possibilità di ingaggiare giocatori più grandi e farli giocare in campionato, ma non importa, partendo con calma si arriva lontano». Per quanto riguarda i valori che questo sport può trasmettere, il presidente non ha dubbi: «Primo fra tutti la sua semplicità, che permette davvero di far sentire ogni nuovo arrivato sempre a casa. Inoltre sono presenti regole ferree da seguire, per cui si deve mantenere una certa disciplina, anche nel rispetto di tutti i compagni di squadra. Lavorare con numeri piccoli permette di

conoscere a fondo ogni singolo atleta, di confrontarsi con ciascuno e di capire quali siano i singoli stati d’animo. Credo che a un bambino che inizi a giocare a rugby verrebbe restituito molto, non solo in termini sportivi, ma soprattutto umani. Ci vuole molto impegno, è uno sport faticoso, ma insegna l’importanza del gruppo, in cui serve mettersi tutti al servizio di tutti». Resta solo da capire quanto oggi si sia sviluppata la conoscenza di questo sport, specialmente nel veronese e secondo Grandi l'interesse relativo al rugby è in continuo aumento: «Mi pare ci sia un’attenzione che fino a una decina di anni fa non riuscivo a vedere, forse anche perché non ero immerso in questa realtà. Credo si stiano facendo dei grossi passi avanti per la promozione della palla ovale a Verona, con molte società che spesso cooperano tra loro. Noi cerchiamo di essere sempre attivi sul territorio, in modo da far conoscere il club, per esempio partecipando agli eventi della zona, come le feste dello sport. In più il prossimo anno saremo una delle quattro discipline di riferimento del Liceo Sportivo Cotta di Legnago. Certo, l’interesse verso altri sport continua a essere forte e forse predominante, ma vedere l’entusiasmo dei piccoli che muovono i primi passi in campo, effettuano i primi passaggi, rappresenta senz’altro un’immensa soddisfazione per tutti noi».

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www.luposrugby.it www.facebook.com/luposrugby lupos.rugby.club@gmail.com

Lupos Rugby Club

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asce nel 2014 a San Giovanni Lupatoto la società rugbistica Lupos Rugby. Vero fondatore del club è l'attuale presidente Martin Ipuche, ex giocatore, arbitro e allenatore argentino, che si accorge ben presto delle difficoltà che le famiglie devono affrontare per permettere ai loro ragazzi di entrare a far parte di una squadra di rugby. Infatti, la maggior parte di essi doveva spostarsi in città dal momento che non erano presenti ulteriori società nelle zone limitrofe al comune veronese. Così, con l'aiuto di altri appassionati, del figlio e di alcuni ex giocatori di Cus Verona, Valpolicella, Scaligera e West, il 4 settembre nel 2014 viene ufficialmente costituito il club. L'accoglienza da parte del territorio è ottima, tant'è che al primo allenamento tenutosi un paio

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di settimane dopo si presentano una quarantina di bambini, tutti pieni di entusiasmo e curiosità. C'è però una difficoltà nella fase di partenza, dovuta alla mancanza di una struttura adeguata per il regolare svolgimento degli allenamenti. Inizialmente, i Lupos sono costretti a dividersi tra gli impianti di atletica di via Olimpia e il campetto della Chiesa di Buon Pastore fino alla stagione 2015/2016, continuando a sperare nell'arrivo di uno spazio più consono. E finalmente, nella stagione successiva, la società riesce a trovare un accordo con la squadra di calcio di Palazzina, che decide di cedere l’impianto sportivo di via Lugo, dotato anche di una buona illuminazione, spogliatoi e club house. Preziosa è la collaborazione di un nutrito gruppo di genitori dei piccoli rugbisti

che piano piano stanno cercando di migliorare le varie parti della struttura. Sono 70 i giocatori presenti ora, provenienti principalmente da Borgo Roma, San Giovanni Lupatoto, Zevio, Ca' di David e Buttapietra, ma anche Castel D’Azzano, Oppeano e Bovolone, distribuiti nelle varie categorie del minirugby, dall'under 6 all'under 12. Per quanto riguarda le giovanili, fino allo scorso anno era in atto una collaborazione con altre società come il Verona e la Scaligera Valeggio, in modo da poter formare squadre con il giusto numero di atleti per poter disputare regolarmente le partite di campionato. Oggi il progetto è in stand by, ma come ha spiegato il presidente, la società sta già pensando a nuove iniziative per poter disporre di un Under 14 il prossimo anno.


IL PRESIDENTE: MARTIN IPUCHE È uno sportivo nato Martin Ipuche, che sin da piccolo ha praticato varie e differente attività, dal calcio al nuoto, dal judo al canottaggio, fino alla scoperta del rugby: «Avevo 10 anni la prima volta che presi tra le mani una palla ovale, nel Club San Fernando di Buenos Aires. Lì ho capito che non avrei sicuramente più avuto tempo per altri sport». A 16 anni Martin si trasferisce nella città di Rosario con la famiglia e la prima cosa che decide di fare per meglio adattarsi al cambiamento è andare alla ricerca di una nuova squadra, inserendosi così all’interno del Club Atlético del Rosario, club antichissimo, risalente al 1867 e che amministra varie discipline, ma particolarmente famoso proprio per il rugby, giocato dal 1886. «Sono stati anni bellissimi in cui ho avuto l'occasione di giocare in una vera grande squadra, collezionando varie vittorie», racconta, «Abbiamo avuto la possibilità di viaggiare molto e infatti sono stato in Galles, Scozia, Inghilterra, Austria,

Nuova Zelanda… Nel club di Rosario sono stato anche allenatore, arbitro e dirigente, finche nel 1993 sono tornato in Nuova Zelanda come allenatore di un grande gruppo di ragazzi». Causa lavoro, nel 2002, Martin approda a Verona, dove decide di non abbandonare la sua passione per la palla ovale, continuando a cercare persone accomunate dal suo stesso spirito, persone che l’hanno supportato nella creazione del Lupos Rugby Club, credendo in lui sin dall’inizio. «Perché amo il rugby? Per le sue regole scritte e non scritte, per il suo essere a volte anche aspro, ma soprattutto per il forte legame che crea tra tutti i membri della squadra, probabilmente per il fatto di doversi difendere a vicenda», afferma, «È un gioco di forza, ma non solo fisica come si pensa, è soprattutto mentale, una forza che crea scintille in campo, ma che permette di stringere la mano all'avversario e di festeggiare con lui una volta terminato il match. Non è solo fatto di contatto e lotta, è importante

saper ragionare, pensare velocemente per sviluppare nuove strategie ed è necessario sapersi muovere in sincronia con il resto della squadra, perché da soli non si può avanzare». Rispetto, divertimento, solidarietà e coraggio sono per il presidente gli insegnamenti principali che questa disciplina trasmette: «A noi piace dire che se il rugby è solo uno sport allora il cuore è solo un organo». Sulla visibilità di questa disciplina, secondo Martin, c'è ancora un po' da lavorare: «Se parliamo di visibilità internazionale direi che la situazione è buona: il mondiale è il terzo evento a livello globale dopo quello di calcio e l’olimpiade. Purtroppo In Italia la situazione è meno favorevole, trovo che il calcio, la formula 1, le moto e il ciclismo siano nettamente favorite nei programmi Tv e sulla carta stampata. Spero comunque che qualcosa possa migliorare e che l’interesse possa andare ben oltre i Test Match o il Torneo delle 6 Nazioni».

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Scaligera Valeggio

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unione fa la forza. Motto azzeccatissimo che ben si addice alla società Scaligera Valeggio Rugby, nata il 13 luglio 2015 dalla fusione tra i club Scaligera Verona e Valeggio e supportata anche dal Verona Rugby, che continua a collaborare nella gestione del settore giovanile. Questo legame sportivo è nato per un’esigenza pratica: incrementare i numeri degli atleti all’interno del settore giovanile, in modo da sviluppare un vivaio forte e competente, pronto a riempire le fila della prima squadra militante

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nel campionato di C2. Attualmente la Scaligera Valeggio Rugby è una delle poche e rare società cooperative sportive in Italia e l’attuale presidente è il giovane Gianluca Avanzini, già presidente dell'allora Valeggio Rugby dal 2015 e oggi uno dei giocatori della prima squadra. All'interno della società è presente tutto il settore del minirugby, dall’under 6 all’under 12, mentre per quanto riguarda l’under 14 e l’under 16 è in vigore un accordo con il Verona Rugby che ha portato alla formazione di franchigie, in modo da permettere a tutti i giovani

atleti di poter partecipare regolarmente al campionato delle rispettive categorie. Sono 140 gli atleti presenti nel club, provenienti perlopiù dalle zone dell’ovest veronese, il basso lago e il mantovano limitrofo alla provincia. Oggi, la Scaligera Valeggio Rugby si allena e gioca sul campo di via Barbarani a Valeggio, anche se la condivisione degli spazi con la squadra di calcio crea qualche difficoltà organizzativa. A breve dovrebbero però cominciare i lavori da parte dell’amministrazione comunale per la costruzione di una palazzina per


gli spogliatoi, riservata appunto ai blues. IL PRESIDENTE: GIANLUCA AVANZINI Il rugby crea dipendenza. Sono queste le prima parole di Gianluca Avanzini, che oltre a essere l'attuale presidente della società è anche uno dei giocatori della prima squadra, militante nel campionato di C2. «Il mio esordio nel mondo della palla ovale è avvenuto tardi, avevo 28 anni», commenta Gianluca, «tutto è cominciato perché i fondatori dell'allora Rugby Valeggio erano degli amici d'infanzia e piano piano mi hanno convinto a fare qualche prova di allenamento con loro. Inutile dire che mi ha entusiasmato da subito, così sono rimasto, cominciando a giocare in prima squadra». Gianluca si trova solo all’inizio di un lungo e brillante percorso, che lo conduce nel 2014 a diventare presidente della vecchia società e successivamente a essere uno degli ideatori del progetto di fusione con la Scaligera: «In ogni ambito e a maggior ragione in quelli sportivi, è fondamentale trovare dei punti di collaborazione che possano dare nuovi stimoli e portare a una vera e propria crescita», spiega, «L'accordo stretto con la Scaligera è servito prima di tutto ad avere i numeri necessari per poter essere competitivi

in campionato, specialmente nel settore giovanile, su cui stiamo puntando davvero molto. Ma è stata anche l’occasione per unire due diverse storie, due tradizioni e due differenti modi di vivere il rugby. È un arricchimento sotto ogni punto di vista perché nello sport, come nella vita, si ha sempre da apprendere dagli altri». E secondo Gianluca anche il rugby stesso ha molto da insegnare, non solo a livello di gioco, ma soprattutto a livello umano: «È l’unico sport in cui si è obbligati a passare la palla indietro, significa che niente viene regalato, per fare meta bisogna sudare parecchio. E poi si impara a lavorare in squadra, anzi per la squadra, si capisce l'importanza del supportarsi l'uno con l'altro, del proteggersi a vicenda. Qui non esistono fenomeni, senza un gruppo non si arriva da nessuna parte e anche questa è una regola che insegniamo subito ai nostri atleti fin da bambini». Ed è proprio sui piccoli che secondo il presidente bisogna puntare per avviare una vera e propria cultura del rugby, che non si fermi al Torneo delle 6 Nazioni, ma che arrivi anche alle squadre minori: «Penso sia scontato dire che tutt'ora questo sport non ha la visibilità che merita. Comunque, piano piano, sempre più famiglie si avvicinano per portare

i bambini a fare qualche prova, quindi penso che lavorando bene con loro si posso crescere una buona generazioni di futuri rugbisti, che possano quindi diffondere e promuovere la bellezza del rugby. Specialmente qui a Verona mi sembra che le cose si stiano muovendo nella direzione giusta, le società sono ormai molte, anche questo è un bel segnale. Quando qualcuno mi chiede cos'abbia questa disciplina di così speciale rispondo semplicemente che una volta provata non la si vuol più abbandonare, come infatti è successo a me. È uno sport che a differenza di quello che molti pensano non promuove la violenza, ma insegna a gestire la propria forza, sempre nel rispetto dell'avversario. Ci sono un'infinità da regole da rispettare, che portano ad acquisire una necessaria disciplina in campo e che ovviamente va poi a riflettersi anche nella vita fuori dal campo. Si cade, ci si rialza, si corre, si lotta, ma mai da soli, sempre tutti insieme. Il rugby insegna il significato delle parole amicizia, aiuto reciproco, fiducia e obbedienza, valori che purtroppo temo si siano un po’ persi, ma che nel nostro piccolo cerchiamo comunque di trasmettere».

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www.valpolicellarugby.org www.facebook.com/ValpolicellaRugby valpolicellarugby@valpolicellarugby.org

Valpolicella Rugby

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ua storia che comincia nel 1974 quella del Rugby Club Valpolicella, quando Sergio Ruzzenente, tutt’ora presidente, raduna un gruppo di ragazzi e inizia a farli giocare in un campo di Negarine, piccola frazione di San Pietro in Cariano. I giovani della zona si appassionano ben presto a questo sport e nasce così una prima squadra che nel 1976 viene iscritta per la prima volta al Campionato C2, sotto la guida del compianto Lino Ferraretto. Il tempo passa e la società cresce, tant'è

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che nel 1985 viene ultimato il Campo Sportivo Comunale di San Pietro e grazie al lavoro di molti giocatori, viene costruita la storica Club House. Gli anni successivi vedono una forte presenza di talentuosi stranieri all’interno del team seniores, atleti che hanno favorito uno sviluppo tecnico e motivazionale, portando così alla promozione della prima squadra in serie B fino alla stagione 1997-1998, grazie all’allenatore Mirco Bresciani. Il seguente ritorno in C non demotiva

però il gruppo, che nel 2004 risale stabilmente in B fino all’arrivo del nuovo coach Alessandro Zanella, con cui il Valpolicella, nel 2010, ottiene il passaggio in A2 e finalmente, nel 2013 raggiunge il traguardo della serie A1, in cui milita ancora oggi. La società ha nel frattempo puntato anche sul settore giovanile con il Valpolicella Rugby Junior e oggi sono 350 gli atleti tesserati, tra seniores e juniores. Inoltre, proprio per rinforzare il comparto Junior, nasce un’iniziativa con i vicini di casa del West Verona: nel 2016 viene


inaugurata una franchigia che coinvolge le categorie dell’under 16 e under 18, denominata Valpolicella West Verona Rugby. La collaborazione con il West di Mario Ramundo è stata estesa, in maniera non formalizzata, anche all’under 14, per cui i ragazzi di San Pietro e Sona svolgono allenamenti e disputano partite insieme. Dallo scorso anno, il legame tra i due club si è fatto ancora più stretto: il progetto partito dalle juniores è stato riproposto anche nelle squadre seniores: la seconda squadra della società valpolicellese, che nel 2017 ha conquistato l’ammissione in C1 e la prima squadra del West. Le due formazioni, ufficialmente nominate West Verona Rugby, militano ora in C1 e in C2. IL PRESIDENTE: SERGIO RUZZENENTE Non solo un presidente, ma un vero e proprio punto di riferimento per tutta la società, nata grazie alla sua passione, ai suoi sforzi e al suo continuo impegno. L’entrata di Sergio Ruzzenente nel mondo della palla ovale comincia da adolescente, quando a 17 anni entra a far parte delle giovanili del Cus Verona: «Come tanti altri ragazzi in quel periodo giocavo a calcio», racconta, «Cominciai però le scuole serali e gli orari mi costrinsero ad abbandonare questa disciplina. Avevo un amico rugbista che mi propose di entrare in squadra e dato che gli allenamenti si tenevano nel pomeriggio accettai». Sergio diventa quindi parte ufficiale del team, partecipando ai vari campionati di serie C e B fino al 1974, anno in cui lascia la società di Verona per intraprendere una nuova avventura: «Mentre gio-cavo nel Cus avevo già cominciato a insegnare questo sport a un gruppo di adolescenti nel quartiere di San Giovanni Evangelista», spiega, «Quando mi sono trasferito a San Pietro e ho fondato questo nuovo club, inizialmente chiamato Rugby Negarine, molti di essi mi hanno seguito e supportato in questo percorso. Da allora ne abbiamo fatto di strada! Devo certamente ringraziare tutte le persone, dirigenti, allenatori e giocatori che sono passati di qui e che hanno contribuito alla nostra crescita». Oltre 40 anni sono passati da quando tutto è cominciato, anni di novità e cambiamenti che Sergio, al timone della società, ha avuto modo di osservare: «Sono mutate tante cose, il modo di vivere il rugby inizialmente era un po' diverso, forse un po' più goliardico. In passato, molti dei talenti che avevamo in

squadra, una volta sbocciati preferivano spostarsi in club più strutturati, così abbiamo cercato di darci un ordine, in modo da poter anche garantire un livello tecnico maggiore. Ovviamente vogliamo continuare a vivere il rugby con allegria e spensieratezza, ma chiediamo ai nostri atleti, dal minirugby alla serie A, un certo comportamento sia dentro che fuori dal campo. Non pretendiamo di diventare degli educatori, ma credo che lo sport, specialmente quello di squadra, abbia il dovere di insegnare il significato delle parole rispetto, disciplina e impegno». SonopassatiormaiitempiincuiSergiodoveva muoversi per il paese alla ricerca di ragazzi desiderosi di prendere tra le mani una palla ovale. I numeri del Valpolicella continuano a crescere, dimostrando che questo sport ha davvero raggiunto una certa notorietà. «Considerando che, a mio avviso, i ragazzi di oggi sono un po’ sedentari, credo che il rugby cominci a entusiasmare in molti», sostiene, «Tengo molto al settore giovanile, dobbiamo investire proprio su bambini e adolescenti, il nostro futuro. Il progetto avviato con Mario (Ramundo, presidente West) serve proprio a far crescere i giovani dal punto di vista fisico e mentale, garantendo inoltre la presenza di una squadra in ogni categoria. Adesso siamo solo all’inizio, ma sono certo che i risultati dimostreranno che stiamo seguendo la direzione giusta».

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Verona Rugby

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la più antica società rugbistica di Verona, la prima a portare la magia della palla ovale sul territorio scaligero. Parliamo del Verona Rugby, il club nato originariamente come Cus (Centro Universitario Sportivo) Verona nel 1963, grazie alla tenacia e all’impegno di alcuni pioneri di questo sport, primo fra tutti il professor Walter Bragagnolo, figura storica del mondo dello sport, primo direttore di quello che allora veniva chiamato Istituto superiore di educazione fisica, ossia Isef. La società, negli anni 70, conquista una stabile presenza in serie B, grazie anche alla preziosa guida di coach Lino Ferraretto, atleta di comprovata esperienza. Nel frattempo, dopo svariati anni di proteste quali l’occupazione del

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vecchio stadio Bentegodi e una partita disputata in Piazza Bra, vede la luce il primo vero stadio del rugby a Verona, il centro sportivo Mario Gavagnin di via Montorio, nel quartiere di Borgo Venezia. Ma dopo un periodo di successi, arriva anche una fase grigia per la prima squadra, che tra gli anni 80 e 90, scivola anche in C2. Il club non si perde d'animo e intuisce che è il momento di puntare sul settore giovanile e sul minirugby, cercando di rinvigorire il vivaio di giovani atleti che avrebbero poi rappresentato il futuro della società. E così è stato! L'anno del successo è il 2005, quando l'allora Prosystem Cus Verona, allenata da Antonello

Catarinicchia, conquista la tanto ambita promozione in serie A. Non solo, per la prima volta a Verona nasce una squadra di rugby femminile, tutt’ora presente e guidata oggi da Loris Renica. Gli ultimi anni sono stati anni di grandi novità, a partire dall’inaugurazione del nuovo impianto sportivo in via della Diga a Parona nel 2011. Ma il vero cambiamento arriva nel 2016: il Cus Verona si trasforma in Verona Rugby e Verona Rugby Junior, i cui presidenti sono rispettivamente Raffaella Vittadello e Vladimir Payano. Il totale degli atleti juniores e seniores è di 350, con squadre che coprono tutte le categorie, dal minirugby alle giovanili, dalla cadetta in C1 alla prima squadra in A.


LA PRESIDENTESSA: RAFFAELLA VITADELLO Sport inteso non solo come momento di svago e divertimento, ma anche come strumento per promuovere e far crescere un movimento intero. Questo è l'obiettivo di Raffaella Vittadello, presidente del Verona Rugby dal 2016, ma appassionata di questa disciplina fin da bambina: «Io sono di Padova, città in cui il rugby è particolarmente sentito», racconta, «Mio padre mi portava poi spesso a vedere le partite di serie A, sono praticamente cresciuta nel mondo della palla ovale». L'ingresso nel club veronese è stato graduale: Raffaella entra a far parte del team prima in qualità di sponsor e poi come dirigente del settore minirugby. In quel periodo, osservando e ascoltando i ragazzi durante gli allenamenti, intuisce che qualcosa va cambiato per poter dare nuovi stimoli alla società: «Sentivo i diciottenni dire che dopo le giovanili avrebbero smesso di giocare perché le alternative erano o l’amatoriale o il professionismo lontano da Verona. Ho quindi deciso di investire il mio tempo e le mie energie per cercare di far cambiare mentalità e quando sono diventata presidente ho potuto virare verso un rugby più professionale, senza però tralasciare l'aspetto aggregativo e di socializzazione». Un input importante arriva anche da un’esperienza svolta all’estero, in Nuova Zelanda per la precisione, dove Raffaela si reca per accompagnare il figlio a uno stage settimanale, all’interno di un’accademia con la quale il Verona ha stretto un accordo quinquennale.

«Lì ho visto una grande attenzione al singolo, una cura dettagliata nell'impostare percorsi di crescita personalizzati, in base alle capacità e possibilità di ogni atleta», spiega, «Quello era il tipo di rugby che volevo e che ho infatti poi impostato nella società. Ovviamente in prima battuta non tutti hanno accolto questa "rivoluzione", ma col passare dei mesi qualcuno è tornato sui suoi passi e ci ha chiesto di poter partecipare. Questo mi fa capire che siamo sulla strada giusta». Una strada che porta anche a una nuova casa per il Verona Rugby, dedicata non solo ai giocatori, ma anche alle famiglie e aperta a tutta la città: «Ci serviva un ambiente moderno, ben strutturato», afferma, «Abbiamo individuato un terreno in via San Marco, di fronte al Don Calabria, dove verranno costruiti tre

campi omologati, con un grosso edificio centrale con all'interno una palestra e una foresteria per gli atleti. L'obiettivo è creare un'accademia di secondo livello per poter dare un'occasione ai ragazzi che non sono entrati nelle accademie federali. Speriamo di aver tutto pronto per settembre 2018. Sarà un luogo molto curato e funzionale, adatto a chiunque vorrà praticare dell'attività fisica». Tanti sogni sono già stati ampiamente realizzati, ma per Raffaella ne resta ancora uno, forse il più importante, racchiuso nel motto della società "forgiare atleti, crescere uomini": «Atleti di alto livello, ma uomini con le cosiddette "palle"», chiarisce, «Uomini forti e responsabili, sicuri di loro stessi, persone di riferimento per famiglie, figli, amici e anche per il club. La strada sarà lunga e impegnativa, ma questo credetemi non ci spaventa affatto».

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Verona Rugby femminile

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l sogno di una squadra del Nord, punta di diamante di un nuovo territorio per il rugby rosa, nella serie A nazionale femminile  diviene realtà. Nella serie A 2017/2018, sotto la bandiera del Verona  Rugby, è infatti  presente questa nuova rappresentativa del territorio del Veneto Ovest e del Trentino.  Un traguardo  inseguito da anni che  segna il passaggio da un rugby a sette nei confini dei raggruppamenti di

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Coppa Italia a quello di un campionato nazionale a quindici - divenuto possibile grazie al patto di collaborazione biennale  stretto tra tre Società:  Rugby Vicenza ASD, Rovereto Lagaria, Verona Rugby e, successivamente, Rugby Trento.  Alla base di questa avventura c’è quindi la sinergia  virtuosa tra tre realtà societarie vicine, ma  c’è assieme, fortissima, la volontà di quattro gruppi di ragazze coraggiose di  superare paure

e confini e di confrontarsi con un rugby più competitivo e impegnativo. Le partite della serie A si giocano al Gavagnin di Verona, ma sia Rovereto che Vicenza avranno l’opportunità di ospitare una gara interna. Le tre società hanno messo a punto anche la logistica organizzativa creando una rete di allenamenti condivisi a coppie e plenari. Comune anche lo staff tecnico che gestisce il gruppo della trentina di giocatrici: Head Coach sarà


Loris Renica - che riveste anche il ruolo di Direttore Tecnico del Settore Minirugby e Under 14 del Verona -, il quale coordinerà i tecnici  Mauro Sandon, Alberto Cozza e Giordano Zarantonello di Vicenza, Noemi Forti di Rovereto e Alessandro Ballerini di Verona. I preparatori atletici sono Fabrizio Rossetto (Vicenza), Noemi Forti (Rovereto) e Sara Squassabia (Verona). “ L’ a m b i z i o n e ” , spiega Loris Renica, “è quella di far crescere il rugby femminile nella zona del Veneto Ovest e di avere una squadra competitiva anche in Coppa Italia e in Under 16. Per quanto riguarda questa stagione invece puntiamo a consolidare la realtà sportiva di una squadra Senior a 15 nella massima serie nazionale. Sicuramente ci manca l’esperienza, perché di tutte le

ragazze che giocano con noi, solo 4 hanno già sperimentato la Serie A, mentre tutte le altre provengono dal rugby a 7, che è tutto un altro mondo. Detto ciò, oggi siamo davvero orgogliosi del percorso fatto in questi primi mesi perché rispetto ad inizio campionato, vediamo dei grandi progressi sia dal punto di vista tecnico, che mentale. Le ragazze sono fortemente motivate nel voler fare il salto di qualità: senza il loro impegno e perseveranza nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile. “A livello nazionale esistono delle realtà ormai consolidate, come Colorno, Valsugana e Villorba che costituiscono anche il vivaio stesso della Nazionale Italia Femminile. Sicuramente nel resto d’Italia siamo ancora indietro: non c’è un vero e proprio investimento nel rugby femminile. Basti pensare che la Nazionale Femminile fatica a trovare sponsor. E questo valorizza ancora di più l’iniziativa del Verona Rugby in collaborazione con Vicenza, Rovereto e Trento. C’è da dire

anche che il trend è positivo perché per la prima volta quest’anno ci sono state bene 20 squadre ai nastri di partenza della Serie A, 4 in più rispetto allo scorso anno. Allenare il settore maschile è più semplice perché, nonostante il lavoro fisico sia importante in entrambi i casi, il vissuto motorio è tendenzialmente più sviluppano nei ragazzi. Senza contare che la cultura del gioco del rugby in giovane età è ancora una prerogativa maschile. Anche grazie alla partnership con l’International Rugby Academy of New Zealand (IRANZ) stiamo applicando delle metodologie di lavoro che siano un buon equilibrio tra l’allenamento fisico e tecnico e i risultati in campo sono tangibili”. “Pochi avrebbero scommesso su questo progetto”, conclude coach Renica, “ma oggi possiamo affermare che il lavoro paga e che l’investimento sta dando i suoi frutti. Andiamo avanti su questa strada e non potremo che migliorare”.

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West Verona Union

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iamo alla fine del 2003 quando alcuni appassionati di rugby decidono di unire le forze per raggiungere un ambizioso progetto: promuovere il movimento della palla ovale nell’ovest veronese. Alcune pic-cole squadre erano già presenti a Lugagnano, Sommacam-pagna e Villafranca, grazie alla tenacia di vari addetti ai lavori, tra cui Vincenzo Di Giovane, Eugenio Furlan, Faustino Serpelloni e Stefano Marrella, che con fatica cercavano di far conoscere questo sport nel territorio.

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Lavorare uniti, si sa, porta a rag-giungere grandi risultati e infatti nell’estate del 2004 vede ufficialmente la luce una nuova società, il West Verona Rugby Union. L’ingresso di ulteriori collaboratori è la spinta per la creazione di una prima squadra che comincia il campionato C2, ma la partenza è in salita: la maggior parte dei giocatori sono neofiti, reclutati grazie ad alcune attività nelle scuole e tramite il passaparola. C'è però un altro problema, ossia la mancanza di una struttura adeguata allo svolgimento degli

allenamenti e delle partite e per molti anni la squadra vaga tra gli impianti di Sommacampagna, Villafranca, Sona e persino nello storico campo di via Germania. Intanto, nonostante le difficoltà, il gruppo cresce e in breve tempo comincia anche l'attività con le squadre juniores e il minirugby, categorie che inizialmente contavano solo pochi elementi. Piano piano comincia un periodo di luce per il West, prima con l’as-segnazione da parte del Comune di Sona del campo di San


Quirico nel 2014 e, nello stesso anno, con l’arrivo del presidente Mario Ramundo, a cui si deve la costruzione dell’attuale Club House. Con lui la società mette il turbo e nel settembre 2016 avvia una preziosa collaborazione con il Valpolicella: la creazione di una franchigia denominata Valpolicella West Verona per le categorie dell’under 16 e 18, estesa ma non ufficializzata anche all’under 14. Lo scorso anno i due club hanno stretto un accordo anche per le squadre seniore e ora il West dispone di una cadetta che milita nel campionato di C2 e una prima squadra in C1. IL PRESIDENTE: MARIO RAMUNDO Appassionato di ogni tipologia di sport fin da ragazzo, Mario Ramundo ha un passato nel canottaggio: «Ho praticato questo sport a livello professionistico per molti anni a Latina, città da cui provengo, anche se ho sempre seguito con interesse varie discipline», spiega, «Mi piaceva il rugby, ma nella zona in cui vivevo non erano presenti società, quindi mi limitavo a osservare le partite in Tv». Le cose cambiano quando Mario si trasferisce a Verona con la famiglia, specialmente nel momento in cui i figli, dopo aver provato anche altre attività, decidono di cominciare con il rugby, iscrivendosi proprio nella società di Sona. «Appena sono entrato nel West mi sono sentito subito a casa», afferma, «E poi ho capito che il rugby mi stava davvero appassionando. Così sono rimasto nell'ambiente, cercando di dare una mano nelle molteplici attività che il club organizzava e nel 2014 sono stato eletto presidente». In questi ultimi tre anni sono molte le iniziative che Mario ha avviato per promuovere la società e il movimento rugbistico in generale, oltre a essere presente e a sostenere progetti sociali e di beneficienza. Come lui stesso sostiene c'è ancora molto da fare per parlare di una vera e propria cultura del rugby a Verona, «ma noto sicuramente un interesse maggiore rispetto a qualche anno fa, anche grazie al lavoro e ai risultati sul campo delle due big, Verona Rugby e Rugby Club Valpolicella e questo mi fa molto piacere. Forse siamo un po' più indietro rispetto ad altre realtà dell’est Veronese, ma qualcosa si sta muovendo, sono tanti i bambini e gli adolescenti che si stanno avvicinando». Ed è proprio dai più giovani che secondo il

presidente bisogna partire, come testimonia la collaborazione sviluppatasi con il Valpolicella: «È il club con cui forse abbiamo avuto più feeling a livello personale, che come noi ha capito che per crescere serve eliminare ogni forma di campanilismo», sottolinea, «Il nostro non è l'unico progetto di cooperazione fra due diverse società, ma diciamo che è senz'altro quello che più fa al caso nostro e con cui ci stiamo trovando bene. Siamo solo all’inizio, quindi ci sono ancora alcuni dettagli da sistemare, ma la cosa importante è che tutta la dirigenza ci crede davvero, per noi non si tratta di una scommessa». Dal 2004 a oggi i numeri del West sono aumentati notevolmente, ma secondo Mario da parte di molte famiglie c'è ancora

una certa diffidenza nei confronti di questa disciplina, fomentata da alcuni luoghi comuni: «Molti genitori sono convinti che il rugby sia violento e che possa causare grossi danni fisici ai ragazzi. Posso invece assicurare che l'incidenza di infortuni è praticamente simile a quella del calcio o di qualsiasi altro sport di squadra che preveda il contatto fisico. È un'attività completa e divertente, che aiuta a formare corpo e spirito. E poi c'è un altro fattore molto importante: l'ambiente, quella sensazione di unione e famiglia che a mio avviso è difficile trovare in altri contesti. Ad ogni credo che in generale ogni genitore dovrebbe incoraggiare i propri figli a praticare dell'attività fisica, quale essa sia».

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Rugby in Ospedale è un progetto non profit, patrocinato dalla FIR, CONI, ULSS9 Scaligera, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona. Atleti rugbisti di rilievo nazionale e locale hanno visitato visite e portato un po' di allegria e spensieratezza nei reparti di pediatria dell’Ospedale Mater Salutis di Legnago (mercoledì 6 dicembre 2017) ed in Oncoematologia Pediatrica nell’Azienda Ospedaliera Borgo Trento (mercoledì 13 dicembre). Attualmente il progetto è in rapido sviluppo e e gli organizzatori stanno lavorando per organizzare, per la prossima primavera, altre visite negli ospedali di Padova e Brescia. Hanno Partecipato alle due tappe di Verona: Nazionale Italiana Sevens: Orazio Arancio, Andy Vilk, Andrea Trotta e Simone Rossi; Nazionale Italiana Femminile: Elisa Giordano, Beatrice Rigoni, Beatrice Veronese, Isabella Locatelli, Maria Magatti; Wheelchair Rugby Italia Guardians Rugby Legnago (VR) Hope Rugby Verziano (BS) I Cangrandi Old Rugby Verona (VR) Lupos Rugby Club (VR) Mastini Cangrandi Wheelchair Rugby Verona (VR) Pazzi di Rugby (BS) Petrarca Rugby (PD) Selvazzano Rugby (PD) Scaligera Valeggio Rugby (VR) Valpolicella Rugby Club (VR) Verona Rugby (VR) West Verona Rugby Union (VR) Scopo dell’iniziativa, oltre ad allietare la degenza dei piccoli pazienti, è stato quello di raccogliere fondi da destinare ad ABEO Associazione Bambino Emopatico Oncologico nel progetto Villa Fantelli per un totale di circa 2.500,00 euro.

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Wheelchair rugby, uno spettacolo senza confini

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iente può fermare la passione e la voglia di fare sport, nemmeno una disabilità. Questo è ciò che hanno dimostrato gli atleti scesi in campo a fine novembre 2017 nel primo torneo di Wheelchair rugby di Villafranca, un quadrangolare organizzato dal team Mastini Cangrandi Verona e che ha visto il supporto del West Verona Rugby nelle fasi di assistenza in

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campo e nella preparazione del terzo tempo finale. La vittoria della competizione è andata al Padova Rugby che nella finale si è scontrata proprio con i padroni di casa, mentre si sono classificati rispettivamente al terzo e al quarto posto H81 Wheelchair Rugby Vicenza 4 Cats e Polisportiva Milano. Alle premiazioni finali ha preso parte anche l’assessore allo sport di Villafranca Roberto Luca Dall’Oca.

“Per il nostro club” - afferma il presidente del West Mario Ramundo – “è stato un grande onore partecipare a iniziative sportive che lavorino anche sul sociale. Inoltre è doveroso fare i complimenti a tutti i giocatori presenti per la loro grinta e determinazione e per averci ricordato che lo sport può essere uno stimolo per affrontare e superare ogni difficoltà”.


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