SportidiPiù magazine - Speciale Tocatì 2020

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OT CATĂŒ 2020

i l a n o i z i d a r t t r Spo i t s i n o g prota 0 2 0 2 ĂŹ t a a Toc

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Tocatì, festival dell’identità veneta

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a Regione Veneto favorisce iniziative di ricerca, divulgazione e valorizzazione del patrimonio culturale e linguistico che caratterizzano l’identità veneta. A questo fine, patrocina e supporta un’interessante serie di iniziative volte a coinvolgere i cittadini e a promuovere la conoscenza e la consapevolezza delle proprie origini.

Dal 2007, ogni 25 marzo (giorno della fondazione mitica di Venezia), la Regione promuove la Festa del Popolo Veneto, al fine di favorire la conoscenza delle origini del Veneto, di valorizzarne l’originale patrimonio linguistico, di illustrarne i valori di culturali e di costume.
Con l’obiettivo di non dimenticare le tradizioni e le occasioni di coesione sociale già presenti nel proprio passato, la Regione è particolarmente interessata a tenere in vita le discipline ludico-sportive tradizionali venete, caratteristiche delle diverse aree del territorio tra sport marinari e acquatici, birillistica, giochi sferici e discipline varie. Le numerose manifestazioni storiche, palii, giostre e rievocazioni che la Regione tutela, valorizza e promuove in quanto espressioni del patrimonio storico e culturale della comunità, considerate strumenti atti a favorire lo sviluppo turistico regionale, nonché la conoscenza e lo scambio con altre simili realtà europee: attraverso questi eventi viene di fatto svolta un’attività di promozione e di valorizzazione dei contesti storici, culturali, artistici e paesaggistici, nei quali gli eventi stessi si inseriscono. In questa direzione, la Regione supporta la Cultura Veneta all’estero, attraverso collaborazioni con gli Istituti Italiani di Cultura diffusi in tutto il mondo e le Ambasciate. Non ultimo, la Regione Veneto ha tra i propri obiettivi quello di consolidare le radici culturali a partire dai bambini, attraverso collaborazioni attive con le scuole venete di ogni ordine e grado, nonché le scuole italiane dell’Istria. Tra questi eventi ovviamente si colloca, con una posizione di assoluto rilievo il Tocatì, che da 18 anni a questa parte, partendo da Verona, contribuisce in modo importante alla promozione, al recupero e alla diffusione delle tradizioni del territorio veneto, mettendole a confronto con quelle di altre regioni e altri Paesi che ogni anno partecipano numerosi al festival.

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L’edizione 2020 del Tocatì si svolgerà seguendo queste linee guida: • Sarà un festival ridotto e rimodulato per evitare assembramenti senza paese ospite • Nuovo format con piazze in streming per coinvolgere comunità locali e ridurre il flusso verso la città; • Causa Covid-19 ci saranno molte meno aree gioco per ridurre il contatto fisico specifico di determinati giochi; • L’accesso alle aree gioco sarà contingentato con filtro in ingresso per sanificazione mani; • In tutte le aree dove è presumibile il formarsi di code sarà obbligatoria la mascherina; • Al pubblico sarà richiesta massima disponibilità e rispetto delle regole (distanziamento, uso mascherina, igienizzazione mani). Durante il festival saranno previsti volontari che si occuperanno di garantire le distanze di sicurezza e chiedere l’impiego di mascherine e sanificazione • nuovo sistema di accesso alle cucine di Lungadige San Giorgio. Si accederà all’area cucine tramite filtro con sanificazione e impiego di mascherina durante l’attesa anche se sarà previsto un sistema di distanziamento alla fila. Saranno accompagnati da steward al tavolo e potranno fare le ordinazioni e pagare dal li; saranno serviti al tavolo e alla fine si provvederà alla sanificazione di tavolo/panca. Il Tocatì 2020, nel rispetto delle regole per il contenimento della diffusione del Covid-19, non sarà più un grande momento di aggregazione e gioco. Resta però un grande evento da vive, apprezzare e scoprire tutti insieme, in attesa di poter ritornare al più presto, si spera, nelle piazze. Speciale

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Tocatì, gochi e sport tradizionali veneti

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Cristiano Corazzari Assessore al territorio, cultura e sicurezza Regione Veneto

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onservare le tradizioni e tramandarne la storia è per noi Veneti un tratto peculiare, un bisogno con radici profonde, è parte della nostra stessa identità. Giochi e sport tradizionali incarnano un pezzo del nostro passato che abbiamo saputo mantenere vivo nel nostro presente, come legame indissolubile tra generazioni. Non sono solo espressione di cultura popolare ma rappresentano anche un pezzo della nostra natura, di come autenticamente siamo, combattivi e leali, competitivi e generosi, un po’ campanilisti quanto capaci di far gioco di squadra. I valori che salvaguardiamo sono la nostra stessa identità, la nostra storia, il nostro modo di essere. Questo periodo difficile ha colpito al cuore anche il mondo dello sport, degli atleti, di tutti i professionisti che lavorano nell’ambiente sportivo e nei settori collegati. Ma ne sono stati colpiti anche tutti coloro che semplicemente lo amano da spettatori o praticanti, come momento di sfida con se stessi, di aggregazione, come occasione per condividere emozioni, divertimento, passione. L’emergenza ci ha dimostrato quanto sia importante la presenza dello sport, a qualunque livello, anche per il benessere di una comunità. Un benessere cui le discipline sportive tradizionali contribuiscono, mantenendo in vita tradizioni, memoria storica, peculiarità ambientali. La Regione ha sostenuto il percorso di candidatura intrapreso per l’iscrizione del Tocatì nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia istituito dall’UNESCO anche per dare un senso più ampio alla conservazione ed alla promozione di queste discipline ludiche e sportive, che sono caratteristiche della nostra società e che trovano valorizzazione anche nel contesto internazionale. Dal punto di vista della normativa regionale in materia di sport, il percorso che ci ha portato alla candidatura parte da lontano, segno di una grande attenzione regionale per questo tema. Comincia con la legge regionale 8/2015 Disposizioni generali in materia di attività motoria e sportiva, che esplicitamente sostiene le discipline sportive e ludico – sportive tradizionali venete. Continua con la loro mappatura, un elenco aperto, che ha fatto emergere una realtà complessa di grande valore non solo sportivo ma anche storico e culturale. Siamo quindi orgogliosi del fatto che il 31 marzo di quest’anno sia stato formalmente presentato il dossier di candidatura multinazionale “Tocatì, un programma condiviso per la salvaguardia dei Giochi e Sport Tradizionali”. Una candidatura UNESCO diversa dalle più note candidature di “elementi” del patrimonio culturale immateriale riconosciuti come “rappresentativi” di una o più comunità e paesi attraverso il mondo; frutto di un lavoro comune di una rete di comunità di gioco tradizionale e Istituzioni in cinque paesi, Italia (capofila), Belgio, Cipro, Croazia e Francia. Ora è a Parigi, sul tavolo del segretariato della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (ICH). Noi, l’Associazione Giochi Antichi, il MiBACT e tutti i partner internazionali continueremo a sostenere la sua possibile iscrizione nel novembre/dicembre 2021, perché crediamo fortemente in questa candidatura e nell’importanza di trasmettere alle future generazioni un patrimonio prezioso e che va custodito e tramandato.


Tocatì, patrimonio immateriale Unesco

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Federico Sboarina Sindaco Comune di Verona

giochi tradizionali sono un patrimonio immateriale prezioso; uno strumento per creare una comunità, renderla coesa e farla dialogare insieme. A noi amministratori, così come ai cittadini, la responsabilità di conservare e tutelare da una parte, tramandare e promuovere dall’altra, questo importante valore aggiunto delle nostre tradizioni culturali. Per fare un esempio, il progetto di candidatura multinazionale ‘Tocatì patrimonio immateriale Unesco’ è il risultato di un lungo percorso di riflessioni ed esperienze condivise a livello nazionale e internazionale, con le principali comunità ludiche di gioco tradizionale. Un’idea che punta ad accrescere la conoscenza, oltre i confini nazionali, della manifestazione Tocatì e con essa, l’impegno della città di Verona nel mantenere vive le tante e diverse tradizioni ludiche del nostro Paese. I numerosi e sempre più prestigiosi riconoscimenti, sono la migliore conferma della validità del Festival e della sua importanza quale strumento di confronto, scambio positivo fra realtà diverse e occasione per la riscoperta di valori. Verona, già patrimonio mondiale Unesco per l’unicità delle sue mura magistrali, candida ora anche la sua tradizione immateriale, una ricchezza tramandato nei secoli che deve essere custodita. Ma anche valorizzata e fatta conoscere al mondo intero. Il prezioso lavoro realizzato negli anni dall’Associazione giochi antichi, con questa candidatura, centra l’obiettivo. La nascita del Tocatì avvenne in ambito comunale, grazie all’allora assessore alla Cultura Ivan Zerbato. Da quel momento, il Comune ha sempre sostenuto economicamente e logisticamente la realizzazione della manifestazione, accompagnandola nella crescita. Adesso che il Festival è diventato internazionale, il Comune si è adoperato con le proprie strutture e competenze interne per la candidatura, convinto del valore del riconoscimento Unesco. Il Tocatì, manifestazione che ha ridato centralità al gioco in strada, e che ha portato a Verona tradizioni da tutti i continenti, è pronto a diventare patrimonio e bene dell’umanità intera. Ogni anno il centro storico della città scaligera si riempie di gente e di giocatori, un festival diventato popolare ma che in questo modo ribadisce la sua valenza culturale. E noi non possiamo che esserne orgogliosi e metterci a disposizione affinché questa manifestazione continui a crescere.

Foto di Garonzi Stefania

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Tocatì, memoria di giochi e sport antichi

Q Giorgio Paolo Avigo Presidente Associazione Giochi Antichi

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uando parliamo di “Tocatì” non parliamo “solo” di un evento di svago. Quando parliamo di “Tocatì” parliamo di una manifestazione vera e propria con l’intento di portare avanti la memoria di giochi e sport antichi che altrimenti andrebbero perduti. Il lavoro che viene fatto è un inestimabile eredità che valorizza la cultura e le tradizioni di ogni singolo territorio, nazionale ed internazionale. Una testimonianza di quello che è stato, per non farci dimenticare le nostre radici. Con Paolo Avigo, presidente del Festival che si tiene ogni Settembre a Verona, abbiamo fatto una panoramica di cos’è il “Tocatì”, di quello che sarà la manifestazione 2020 e di quali sono i prossimi obiettivi. “Il Festival nasce nel 2003 dopo una sorta di numero zero fatto il 06 Ottobre del 2002 chiamato “Torneo Città di Verona” sullo S-Cianco, vecchio gioco tradizionale che subito pensavamo essere caratteristico del nostro territorio, ma che in seguito ci siamo accorti non essere così: è infatti diffusissimo in molte regioni europee ed extra europee. Ci sono dei reperti conservati al Museo Archeologico di Londra che fanno risalire questo gioco all’undicesima/dodicesima dinastia egizia (2150-1780 a.C. circa). Da questo si può dedurre che da lì la diffusione sia stata lenta ma assolutamente progressiva, coinvolgendo varie regioni del mondo. In seguito a questa 1ª edizione del Torneo ci siamo accorti di una sensibilità sul territorio che non pensavamo ci fosse da parte della cittadinanza e, nel giro di brevissimo, abbiamo organizzato da una parte un Campionato con più di 30 squadre aderenti; dall’altra un Festival grazie al quale, attraverso questa prima esperienza, siamo venuti in contatto con tutta una serie di realtà che già da tempo lavoravano in questo ambito. Abbiamo quindi allargato la visuale passando da un singolo gioco a quello che è il mondo del gioco e dello sport tradizionale. Un mondo che assolutamente non pensavamo esistesse: un mondo fantastico che è radicato nei singoli territori con un contorno di espressioni culturali che sono assolutamente uniche. Queste relazioni, in un primo momento a livello nazionale, hanno fatto sì che nel giro di brevissimo tempo (2 anni) il Festival diventasse internazionale grazie al contatto nel 2005 con una realtà europea, l’AEJeST (Associazione Europea Giochi e Sport Tradizionali), con l’inserimento di attività provenienti da Scozia, Spagna e Francia. Dal 2006 abbiamo fatto in modo che il Festival avesse costantemente un ospite d’onore internazionale: da lì la progressione è stata esponenziale.” “Il Festival, per quanto riguarda il territorio regionale, ha avuto una delle sue massime espressioni un paio di anni fa quando l’assessorato allo Sport della Regione del Veneto ci ha chiamati per inserire all’interno della Legge Regionale (Legge 11 Maggio 2015) un articolo che parlasse espressamente dei giochi e sport tradizionali. Insieme con altre organizzazioni che operano nella regione siamo riusciti a far inserire delle attività che altrimenti non sarebbero state prese in considerazione. Non essendo comprese nelle federazioni sportive classiche non sarebbero comprese conseguentemente nelle attività considerate dal CONI piuttosto che da altre federazioni. L’articolo di legge da quest’anno doveva essere surrogato da un capitolo di spesa, purtroppo però il Covid ha bloccato tutto questo percorso ma speriamo che dall’anno prossimo si riprenda perché vorrebbe dire che anche le piccole associazioni che non fanno parte di grosse federazioni possono accedere a questi finanziamenti che permetterebbero a loro di sopravvivere. Infatti parliamo di organizzazioni molto interessanti formate anche da poche decine di persone che ostinatamente proseguono in una trasmissione di memoria culturale che altrimenti andrebbe a perdersi.”


“Dobbiamo partire dal fatto che già dal 2003 l’UNESCO considera il gioco e lo sport tradizionale come un patrimonio da salvaguardare al pari delle altre espressioni della cultura tradizionale e popolare. Partendo da questo e inserendoci sempre di più anche grazie alla posizione che di volta in volta siamo riusciti a guadagnare all’interno dell’associazione europea abbiamo pensato, sempre partendo dalle considerazioni dell’UNESCO, che le attività che stiamo facendo potessero avere un vantaggio anche per tutto il movimento di cui facciamo parte. A questo proposito, più di 4 anni fa è partito un progetto che vede il “Tocatì” non più solo come Festival, ma come Programma Condiviso per iscriverlo al “Registro delle Buone pratiche” UNESCO. Questo per far capire che il lavoro che si sta facendo è un lavoro che coinvolge una comunità. Questo è il concetto che passa attraverso il dossier che è stato presentato a Parigi a fine Marzo 2020. Noi adesso stiamo aspettando il responso che probabilmente dovrebbe arrivare entro fine 2021. Sperando sia positivo, questo responso darebbe modo alla città di Verona di vantarsi per prima di essere sia un patrimonio materiale (con il centro storico e le sue mura) sia un patrimonio immateriale con il “Tocatì”.” “Le difficoltà ci sono state e ci sono tuttora: la prima è indubbiamente quella di non avere certezze. Noi stiamo lavorando sul presente ma non sapremo come sarà la situazione tra un mese. Il Festival sarà completamente diverso dalle ultime edizioni e sarà limitato nella presenza: l’anno scorso avevamo più di 200 attività, mentre quest’anno ne avremo 31. Come area avremo più spazio, permettendo il distanziamento ad un possibile pubblico che in realtà non sappiamo se ci sarà. Al fianco di queste 31 attività ci saranno altre 13 attività che verranno praticate nei propri territori: avremo quindi collegamenti in streaming dalla Sardegna, Valle d’Aosta e Friuli per citarne alcuni. Sarà un Festival distribuito come non mai sul territorio nazionale, paradossalmente limitata nella presenza ma che conferisce la possibilità di portare attività altrimenti impraticabili in una città.”

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Tocatì 2020, un viaggio alla scoperta dei borghi italiani

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n questa diciottesima edizione Tocatì - Festival Internazionale dei Giochi in Strada diventa un festival diffuso. Infatti dal 18 al 20 settembre si svolgerà, di fatto, un viaggio alla scoperta di Borghi ‘minori’ ma immensi, dalla cultura ricca, molti dei quali già riconosciuti come siti UNESCO o come borghi più belli d’Italia. Saperi artigianali, musica tradizionale, ma sopra a tutto i Giochi e Sport Tradizionali: pratiche senza tempo che ci accompagnano a scoprire la penisola italiana.

Si parte da Nord con lo sport tradizionale dello Tsan, in Valle d’Aosta. Un gioco simile al baseball che si pratica nei prati scoscesi tra Montjovet e Aosta, in Val d’Ayas e in Valtournenche.

Malamocco

Farigliano

Gemona del Friuli

Ci spostiamo in Piemonte, nelle Langhe, per un gioco tutto al femminile. Siamo a Farigliano, al confine con il sito UNESCO ‘Paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato’. I birilli di Farigliano: un gioco tradizionale che consiste nel lanciare una grossa boccia di legno con lo scopo di abbattere nove bije (grandi birilli) alti circa un metro, la forma degli strumenti di gioco si dice rimandi alla fertilità. Arriviamo in Lombardia, in provincia di Cremona, a Casalmaggiore dove a rotolare - per davvero - è una grossa rotoballa di paglia, spinta da giocatori di età media 25 anni. È con questo gioco che l’Associazione Oltrefossa fa rivivere un’antica pratica che nel ‘900 vedeva i mugnai del cremonese sostituire le grosse macine dei mulini ad acqua facendole rotolare lungo gli argini del fiume.

Due lanci a pilote, gioco che ricorda la Pelota Valenciana, ci portano a conoscere una comunità ludica di ragazzi e ragazze dai 14 anni in su intenti a lanciarsi e rilanciarsi con le mani una palla di pelle e fibra di canapa. Siamo a Gemona del Friuli, in provincia di Udine.

Restiamo in acqua per seguire la competizione delle remiere a Burano, Venezia. Imbarcazioni tradizionali di voga alla veneta si sfidano in velocità tra Malamocco e Burano e ci accompagnano a scoprire un gioco e sport tradizionale che sempre più ha fatto riscoprire il piacere di andare a remi ed in molti casi anche a vela.

Percorrendo la penisola italiana ad Ovest, invece, incontriamo nuovamente una comunità ludica femminile: la comunità del gioco tradizionale delle noci. Ci troviamo a Monterosso al Mare, nel contesto di uno dei più famosi siti UNESCO del Parco Nazionale delle cinque Terre. È qui che possiamo ammirare la maestria dei

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Monterosso al Mare

Siamo a Sud quando incontriamo a Montebello Jonico, in provincia di Reggio Calabria, un folto gruppo di giocatori di tutte le età intenti a lanciare dei birilli di legno - brigghja - per accaparrarsi le monete poste a debita distanza, sopra ad un birillo da abbattere. Novara di Sicilia

lanci delle giocatrici monterossine, intente a colpire le noci delle concorrenti per accaparrarsi un prezioso bottino per preparare il caratteristico pesto. Pienza

Il viaggio si chiude nelle Isole, dove un formaggio rotolante, il Maiorchino, ci invita a scoprire i viottoli in discesa di Novara di Sicilia, in provincia di Messina, dove gli abitanti si sfidano a lanciare la forma di Maiorchino il più distante possibile, pratica che rimanda anche in questo caso all’usanza dei contadini di testare le forme di formaggio. Ollolai

Sempre di cibo si parla, ma questa volta di formaggio, per la precisione di cacio. Anche a Pienza, nel Parco della Val d’Orcia, il gioco è legato alla cultura del territorio e del cibo tradizionale: per questo, in questa edizione di Tocatì, scopriremo il gioco del cacio al fuso, che deriva dall’antica usanza dei pastori di battere sulla forma di formaggio per testarne la qualità. Arpino

Ultima tappa a Ollolai, in provincia di Nuoro, Sardegna, per mettersi alla prova con una tecnica di lotta sarda tradizionale che un tempo era considerata una manifestazione di virilità: S’Istrumpa. Sezano

Per giocare con la destrezza e l’equilibrio incontriamo invece le stupefacenti comunità di gioco dei Trampolieri di Schieti e le giocatrici di corsa con la Cannata. Due pratiche diverse, entrambe con origini remote. A Schieti andare sui trampoli ricorda l’antica necessità di muoversi in zone paludose; ad Arpino, un borgo adagiato ai piedi dell’Appennino centrale, è invece il bisogno delle donne ciociare di portare l’acqua in paese che si è trasformato in pratica ludica. Si corre con grandi anfore di terracotta colme d’acqua sul capo, sfidandosi in vere e proprie competizioni.

Montebello Jonico

Nel territorio Veronese, per la prima volta al festival, il Zugo de l’Ovo della piccola comunità di Sezano, in Valpantena. Coppie preferibilmente miste, di ogni età, si lanciano ripetutamente un uovo crudo con le mani. Vince la coppia che, eliminate le altre, resterà con l’uovo integro. Una pluralità di pratiche rituali e ludiche attraverso cui raccontare la penisola italiana, un Tocatì diffuso per riscoprirla con spirito ludico e occhi curiosi nonostante il periodo che stiamo attraversando a livello nazionale e globale.

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Tocatì, presentata candidatura all’UNESCO

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l 21 luglio sono stati presentati a Venezia, a palazzo Grandi Stazioni della Regione, i contenuti e le finalità della candidatura multinazionale di iscrizione al patrimonio culturale immateriale tutelato dall’UNESCO di Tocatì, un programma condiviso per la salvaguardia dei Giochi e Sport Tradizionali. Nell’occasione l’assessore regionale alla cultura Cristiano Corazzari ha sottolineato l’originalità e lo straordinario valore culturale e storico del programma e ha ricordato come la Regione non solo sostenga il festival sin dalla sua nascita, ma stia fornendo un concreto appoggio per l’iscrizione di Tocatì nel registro UNESCO, con l’approvazione di una deliberazione che attesta la condivisione del percorso di candidatura. Inoltre, con una lettera, il Governatore del Veneto Luca Zaia ha espresso al Ministro italiano della cultura pieno supporto istituzionale alla candidatura, confidando in un positivo esito della procedura, nella convinzione che il progetto possa sicuramente rientrare fra i casi esemplari nella salvaguardia del patrimonio intangibile, e che il riconoscimento concorrerebbe a promuovere valori quali il rispetto per le appartenenze locali e la diversità culturale, la conservazione di retaggi del passato e la trasmissione di saperi in continua evoluzione, favorendo una visione del patrimonio come processo vivo, veicolo di contenuti e funzioni sociali identitari. “Questo progetto, ha ribadito l’assessore Corazzari, è perfettamente coerente con le politiche regionali in materia di valorizzazione delle tradizioni e dell’identità veneta, una ricchezza che vogliamo conservare e tramandare alle future generazioni. Ma è anche un’iniziativa che pur guardando al passato, alla nostra storia, ha una forte carica di modernità che le deriva dal voler celebrare dei valori che vanno oltre le mode e mantengono un’innegabile attualità. Paolo Avigo, presidente dell’Associazione Giochi Antichi, ha evidenziato il carattere internazionale del progetto a cui hanno dato vita l’Italia (capofila), insieme a Belgio, Cipro, Croazia e Francia, ma al quale hanno già manifestato interesse anche altri Paesi. Avigo ha ricordato la complessità del processo di candidatura, che ha portato il 31 marzo scorso alla consegna del dossier, predisposto con l’aiuto della Regione del Veneto e del MIBACT, per il quale è intervenuto in collegamento da Roma Antonio Parente, direttore del Servizio UNESCO del Ministero, il quale ha evidenziato come questa sia la prima candidatura dell’Italia al registro di salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (ICH). Ora non rimane che attendere la risposta, che arriverà da Parigi, sede del segretariato UNESCO, entro la fine del 2021.

Perché l’UNESCO? L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura è espressione della volontà di riscatto dalle macerie di due guerre mondiali. Ecco le prime parole della sua Costituzione del 1945: “le guerre iniziano nella mente degli uomini, ed è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace poiché l’incomprensione reciproca tra i popoli è sempre stata, nel corso della storia, all’origine del sospetto e della diffidenza. La dignità dell’uomo esige la diffusione della cultura e dell’educazione”. Vocazione principale dell’Organizzazione è la coordinazione e cooperazione internazionale in materia di educazione, scienza, cultura e comunicazione. I suoi obiettivi fondamentali consistono nel rinforzare i legami tra le nazioni, le società, le comunità gruppi e individui, in modo da creare un ambiente favorevole perché ogni cittadino possa: - Avere accesso ad una educazione di qualità, diritto fondamentale e condizione indispensabile di uno sviluppo sostenibile. - Crescere e vivere in un ambiente culturale ricco di diversità, di dialogo, in cui il patrimonio serva da unione tra le generazioni e i popoli. - Beneficiare pienamente dei progressi della conoscenza e della scienza. Godere di piena libertà di espressione, base della democrazia, dello sviluppo e della dignità umana

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Cos’è il Patrimonio Culturale Immateriale? La Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, promulgata dall’UNESCO nel 2003 e ratificata dall’Italia nel 2007, definisce così il suo oggetto: “Per ‘patrimonio culturale immateriale’ s’intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui – riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d‘identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana. Ai fini della presente Convenzione, si terrà conto di tale patrimonio culturale immateriale unicamente nella misura in cui è compatibile con gli strumenti esistenti in materia di diritti umani e con le esigenze di rispetto reciproco fra comunità, gruppi e individui nonché dello sviluppo sostenibile.” (Art.2) Per la Convenzione, sono le comunità, i gruppi e gli individui portatori di conoscenze, pratiche e capacità i primi protagonisti nel processo di produzione e trasmissione culturale. La storia di AGA e del festival Tocatì assume un rilievo esemplare alla luce di questo scenario. Da un gruppo di giocatori organizzati in associazione culturale nasce un movimento che vuole rigenerare il rapporto con la città e con i territori in quanto luoghi di appartenenza. L’associazione si rivolge alle politiche locali, negozia le condizioni per rendere concreta la volontà di continuare a giocare in città, con e per la città. AGA si collega poi con altre comunità, progetta un Festival e attiva reti internazionali. Il grande viaggio del patrimonio nel mondo globale ha molte storie da raccontare. La storia di Tocatì è una di queste. Il progetto del Tocatì e il suo lungo viaggio interessano all’UNESCO a tal punto che dal 2016 ha concesso il suo patrocinio al Festival evidenziando il rapporto tra la salvaguardia di giochi e sport tradizionali in quanto patrimonio culturale immateriale, come evidenzia la direttrice generale Irina Bokova nelle sue lettere del 9 Agosto 2016 il cui focus è proprio sul Patrimonio Culturale Immateriale e quella del 7 Giugno 2017, in cui si concentra in particolare sul valore del gioco e dello sport tradizionale. Perché il Tocatì nel Registro delle Buone Pratiche? Tocatì diventa, per AGA, uno strumento e una via per comunicare con il mondo. Cosa distingue il Registro dalle due Liste istituite dalla Convenzione? Il fatto di lavorare non tanto sugli “elementi” da identificare per inclusione nel “patrimonio dell’umanità”, in una logica di riconoscimento e distinzione, quanto sulle esperienze e pratiche che le comunità culturali mettono in opera per la salvaguardia di questi elementi, in una logica di condivisione. Art. 18 Programmi, progetti e attività per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. - 1 Sulla base delle proposte presentate dagli Stati contraenti e conformemente ai criteri che dovranno essere definiti dal Comitato e approvati dall’Assemblea generale, il Comitato selezionerà e promuoverà periodicamente progetti, programmi e attività nazionali, subregionali e regionali per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale che a suo avviso meglio riflettono i principi e gli obiettivi della presente Convenzione, tenuto conto delle esigenze particolari dei paesi in via di sviluppo. Proponendosi per una candidatura regionale al Registro, Tocatì si impegna a condividere le sue esperienze, mettendole a disposizione dello sviluppo sostenibile con attenzione particolare ai paesi in via di sviluppo, diventando un laboratorio aperto di pratiche di salvaguardia dei giochi e sport tradizionali. Sulla base di questi criteri Tocatì – Programma di attività per la salvaguardia dei giochi e sport tradizionali – Festival Internazionale verrà valutato per essere incluso nel Registro delle Buone Pratiche: 1. Il programma, progetto o attività comporta la salvaguardia, come definita dall’articolo 2.3 della Convenzione: “Per salvaguardia s’intendono le misure volte a garantire la vitalità, ivi compresa l’identificazione, la documentazione, la ricerca, la preservazione, la protezione, la promozione, la valorizzazione, la trasmissione, in particolare attraverso un’educazione formale e informale come pure la rivitalizzazione dei vari aspetti di tale patrimonio”. 2. Il programma, progetto o attività contribuisce al coordinamento degli sforzi di salvaguardia del patrimonio culturale immateriale a livello regionale e/o sub regionale e/o internazionale Speciale

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3. Il programma, progetto o attività riflette i principi e gli obiettivi della Convenzione. 4. Il programma, progetto o attività ha provato la sua efficacia in termini di contributo alla vitalità del patrimonio culturale immateriale interessato. 5. Il programma, progetto o attività è o è stato messo in opera con la partecipazione della comunità, del gruppo o degli individui interessati e con il loro consenso libero ed informato. 6. Il programma, progetto o attività può servire da modello, secondo i casi, regionale e/o sub regionale e/o internazionale a delle attività di salvaguardia. 7. Gli Stati parte candidati, gli organi incaricati della messa in opera e la/le comunità gruppi o individui interessati sono d’accordo per cooperare alla diffusione delle migliori pratiche di salvaguardia se il loro programma, progetto o attività fosse selezionato. 8. Il programma, progetto o attività riunisce delle esperienze suscettibili di essere valutate sui loro risultati. 9. Il programma, progetto o attività risponde essenzialmente ai bisogni particolari dei paesi in via di sviluppo.

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Le discipline ludico-sportive della tradizione veneta

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a Convenzione di Parigi adottata dell’UNESCO, sottoscritta nel 2003 e entrata in vigore nel 2006, tutela il “patrimonio immateriale inteso come riflesso della vitalità dei popoli, risultato dell’incontro di diverse culture, vettore di sviluppo sostenibile per le comunità, gli individui e i territori che di tale patrimonio sono insieme creatori e custodi”. In tale ambito possono rientrare anche le discipline sportive tradizionali.
Il Veneto conserva la memoria di una grande quantità di giochi e sport rappresentativi di valori storico-culturali del territorio. La conservazione della memoria storica di queste discipline permette di mantenere in vita tradizioni, peculiarità ambientali e creatività sociali.
La Regione del Veneto ha pertanto introdotto una nuova organica normativa in materia di attività motoria e sportiva, anche per promuovere gli sport tradizionali (L.R. n. 8/2015).
Per mappare questa composita realtà, la Regione ha quindi condotto un’indagine conoscitiva su tutto il territorio, in collaborazione anche con enti sportivi interessati, che ha consentito di compilare un primo elenco di discipline sportive a vario titolo praticate in Veneto così suddivisi:

Sport marinari e acquatici VOGA ALLA VENETA

Radicamento e diffusione nel territorio veneto Nel Veneto è presente a Peschiera del Garda, Battaglia Terme, Monselice, Padova, Mogliano Veneto, Treviso, Meolo, Mira e Venezia.

La voga alla veneta ha origini antiche che derivano dalla particolare condizione idrogeologica della nostra laguna. Non c’è infatti riscontro che questo tipo di vogata, assolutamente originale, venga praticata altrove, se non importata da qualche raro appassionato. Vogare in piedi per vedere chiaramente dove ci fosse sufficiente fondale, nell’intrico di canali, palùi e barene della laguna veneta era una necessità come anche l’uso di barche dal fondo piatto, senza chiglia, abbastanza leggere da essere condotte anche da un solo vogatore, magari con l’aiuto di una vela al terzo (vela di forma trapezoidale tipica nelle nostre zone) decorata a vivaci colori. La voga alla veneta è indissolubilmente legata alla storia veneta. La tradizione fa risalire al V secolo i primi insediamenti urbani in laguna, a seguito delle invasioni degli Unni e della successiva distruzione dei centri romani di Altino, Aquileia e Padova. La gondola, il sàndolo, la mascheréta, la caorlina, il puparino, il gondolino, la veneta e la batèla sono le barche più usate nella voga alla veneta: tutte rigorosamente di legno e a fondo piatto per poter navigare in laguna con pochi centimetri d’acqua.

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BISSE

Radicamento e diffusione nel territorio veneto Nel Veneto è presente Bardolino, Garda e Lazise.

Le Bisse sono imbarcazioni a remi a fondo piatto la cui struttura è sostanzialmente rimasta la stessa nel corso del tempo: lo scafo a fondo piatto per incontrare minor resistenza sull’acqua, ospita quattro vogatori che remano in piedi con una tecnica che mira ad amalgamare sincronismo, equilibrio e ritmo dei movimenti, leggeri e potenti al tempo stesso. Le Bisse tramandano un’antica tradizione, le cui origini risalgono all’epoca della Repubblica Veneta, che si estese fino al Garda fra il 1405 ed il 1796. Manifestazioni veneziane vennero ripetute sulle acque del lago, e fra queste “La Regata delle Bisse” trovò grande interesse e suscitò forte passione. Si ritiene che la prima Regata di Bisse sul Garda ebbe luogo nel 1548: le cronache del tempo narrano che si tenne a Salò un “Palio” per salutare l’arrivo del “Clarissimus Provvisore” Stefano Tiepolo. La tradizione delle Bisse poco a poco andò scemando e soltanto agli inizi del secolo XX ha luogo una rinascita di interesse e passione; la tradizione venne ripristinata fra gli anni che vanno dal 1924 al 1938 e personaggi di grande fama si avvicinarono e sostennero la pratica remiera. La seconda guerra mondiale costrinse le Bisse ad un nuovo periodo di silenzio, fino al 1967 quanto la pratica remiera riprese sul lago. Nel 1968 venne fondata la “Lega Bisse del Garda”, che da allora continua ad accrescere il proprio impegno dando vita ogni anno al tradizionale Palio intitolato “Bandiera del Lago”.

VELA AL TERZO

Radicamento e diffusione nel territorio veneto Nel Veneto è presente a Venezia.

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La vela al terzo è tipica dell’Adriatico. La vela latina era largamente diffusa fino al 1700 nell’Adriatico tra la marineria minore ed assumeva una forma triangolare. Successivamente, con un passaggio lento e graduale, si arrivò alla forma trapezoidale tipica della vela terzo. Le più antiche testimonianze sono presenti nel bassorilievo nella facciata della chiesa di S. Maria del Giglio a Venezia (1680). Progressivamente questo tipo di imbarcazione è andato via via sparendo a causa dell’avvento del motore. Solo grazie all’iniziativa di alcuni abitanti della laguna, tale disciplina è stata mantenuta viva grazia al recupero ed il restauro di scafi e armi antichi. L’uso di questo tipo di “propulsione” nella laguna veneta era tipico delle imbarcazioni dei pescatori, che avevano il fondo piatto per potersi muovere agevolmente nei fondali bassi tipici delle acque interne. Dagli inizi del 1900 ha sempre più preso piede l’uso della vela al terzo con fini di diporto e tempo libero, finché verso gli anni ’70 del secolo scorso sono sorte associazioni di appassionati e l’uso della vela al terzo ha assunto sempre più la connotazione di attività ludico sportiva. Nel corso degli anni, il numero di praticanti è aumentato in maniera costante e la pratica si è diffusa presso gli iscritti alle società remiere. Nel territorio lagunare è presente una specifica associazione, denominata “Vela al Terzo”, che organizza manifestazioni riservate alla specialità. La vela al terzo è diffusa in tutta la laguna veneta e nella sfascia costiera, dalle foci del Po sino al golfo di Trieste.


Birillistica BORELLA È il gioco tradizionale per eccellenza dei contadini della marca trevigiana, sia per il materiale, legno di acero campestre (òpio) un tempo diffusissimo nelle siepi e come sostegno per le viti, sia anche per i luoghi in cui veniva praticato ossia nei cortili delle case di campagna, nelle osterie o tra i filari delle viti. Sull’antichità della diffusione della “borella” esistono varie testimonianze che risalgono alla fine del 1500 nel trevigiano, nonché articoli e citazioni recenti che testimoniano la pratica del gioco anche nelle province di Venezia e Padova. Progressivamente il gioco si è come dissolto nel nulla. Sopravvive ancora in qualche circolo anziani nel trevigiano. Radicamento e diffusione nel territorio veneto Nel Veneto è presente con una comunità ludica a Casale sul Sile (TV), ed altre comunità della zona.

BURÈA S'GÈPERA Gioco popolare molto in uso nel trevigiano fino a qualche decennio fa. E’ stato recuperato dal Gruppo Alpini Ponte della Priula del Comune di Susegana (TV). E’ presente una comunità ludica nella provincia di Treviso località Ponte della Priula (Susegana).

Radicamento e diffusione nel territorio veneto E’ presente una comunità ludica nella provincia di Treviso località Ponte della Priula (Susegana).

SÒNI

Radicamento e diffusione nel territorio veneto Come il gioco della burèa s’gèpera di Ponte della Priula, anche il gioco veronese dei Sòni viene praticato da una associazione di alpini e, più in particolare, dal Gruppo Alpini Bosco Chiesanuova. Bosco Chiesanuova è un comune di tradizione cimbra situato sui Monti Lessini a un'altitudine di circa 1200 m, terra in passato vocata all’alpeggio e alla produzione del carbone bianco, e che oggi è divenuta uno dei più importanti centri turistici della Lessinia. I “Sòni” si giocano tuttora nella frazione di Arzarè e nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo.

La tradizione dei giochi dei birilli di montagna spesso viene portata avanti dalle associazioni di alpini. Questo gioco ha origini misteriose e per giocarci sono indispensabili un buon occhio e una buona mira. Il sòni, per la modalità di gioco e per gli “attrezzi” usati, ricorda altri tre giochi: birilli, piastrelle e baccalìn. Un gioco simile lo troviamo anche tra le province di Padova e Treviso dove per l’appunto i birilli da abbattere sono detti zoni. Ludus ad zonos, Ludus zonorum è testimoniato a Venezia nel 1271 e 1290 dalla lapide secentesca presso le chiovere di San Rocco. Giuseppe Maria Mitelli, autore di un libro fondamentale per la storia del gioco, illustra nel 1702, con la didascalia “zun”, un gioco con uomini intenti a giocare a birilli. Nel dizionario etimologico del dialetto veronese (M. Bondardo Cfp San Zeno, 1988) si legge che la parola soni o zoni deriva dalla voce latina cionu(s), la quale deriva a sua volta dal greco kìon, -ònos che significa colonna, probabilmente per la forma dei birilli, che ricorda effettivamente una colonna in miniatura.

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SPÀCIARE Carlo Albanese narra la cronologica successione di tutte le fasi agonistiche e le tappe più significative del gioco dei birilli, dai primi rudimentali birillistici a quelli più organizzati (Birilli ieri (1901) e oggi (1974): cronistoria del gioco dei birilli / a cura di Carlo Albanese Treviso: Tipolitografia Sile, 1974 - 147 p. : ill. ; 21 cm). Dalla nascita della Federazione Birillistica Trevigiana (1948), fino a quella dell'Unione Interregionale denominata ENAL (1964), si accorparono e diedero il via, con la provincia di Mantova, al primo campionato interregionale, nel 1970. Il 25 Marzo 1979 si costituì la Federazione Autonoma Birillistica Italiana (F.A.B.I.) associata al C.S.A.IN. e al CONI. Radicamento e diffusione nel territorio veneto Attualmente tra Treviso, Conegliano e Pordenone esistono 27 società che disputano il Campionato Italiano.

Giochi sferici TÒ VEGNA

Radicamento e diffusione nel territorio veneto Atutt’oggi è praticato nel bellunese con una comunità ludica a Farra di Mel (BL) che organizza vari eventi nel corso dell’anno. Èpresente nell’ambito della manifestazione veronese Tocatì.

I giochi sferistici erano i più diffusi nel nostro paese prima dell’introduzione del gioco del calcio. Tra questi il gioco del “Tò, Vegna” altrimenti denominato dugo dela bala, antico gioco di strada. Il Tò Vegna è un gioco tipico del bellunese. Le conoscenze relative alle origini di questo gioco sono sempre state di pareri diversi: alcuni ritenevano che fosse stato introdotto una cinquantina di anni fa, altri affermavano che fosse giunto negli anni venti per iniziativa di paesani ritornati dal Belgio dopo la prima guerra mondiale. Di fatto, grazie ad una ricerca svolta su documenti custoditi nell'archivio storico di Mel (BL), si può affermare invece che le sue origini risalgano almeno al 1600. Ne sono a testimonianza alcuni verbali risalenti a quell'epoca relativi a disordini e tafferugli, generati da incomprensioni durante il gioco della palla e terminati davanti ai giudici. Una volta questo gioco si svolgeva soprattutto di domenica, dopo la messa, e continuava fino al tramonto.

BALÌNA Pare che il gioco della Balìna (pallina) sia arrivato in Veneto al seguito delle truppe piemontesi e francesi durante le guerre d’Indipendenza (1848-1866). È tornato alla ribalta in seguito alla crisi energetica del 1973 quando, a causa delle ristrettezze economiche, la popolazione aveva riscoperto il piacere di passare le domeniche a giocare in piazza. È conosciuto solo da pochissime persone di età compresa tra i 50 e gli 80 anni. Anche nelle pubblicazioni specialistiche sui giochi sferistici si afferma che a Verona non viene praticato più nessun gioco di questo tipo. Questo fa aumentare ulteriormente il valore di questi giocatori, veri e propri paladini di una tradizione popolare in pericolo di estinzione. Radicamento e diffusione nel territorio veneto Si pratica quasi esclusivamente nel Comune di Valeggio sul Mincio (VR).

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Altre discipline S-CIANCO Le prime testimonianze certe risalgono alla XI-XII dinastia egizia (2205-1778 a.c.). Il gioco è conosciuto in Italia con il nome Lippa, nel Veneto vanta tradizioni antichissime con testimonianze lapidee durante la Repubblica Serenissima e assume nomi diversi a seconda del luogo: a Venezia “massa e pindolo”, a Padova “tosca e pindol”, a Vicenza “ concio”, a Verona “s-cianco”. Il reperto più importante in Italia è stato scoperto negli anni 90 a Bovolone (VR), datato intorno al XVI secolo, ora custodito dalla Sovraintendenza Archeologica di Verona.

Radicamento e diffusione nel territorio veneto Nella provincia di Verona, lo s-cianco è una pratica ludico-sportiva tradizionale particolarmente diffusa. Ogni anno, l’Associazione Giochi Antichi promuove, in collaborazione con il Comune Verona e di altri comuni della provincia veronese, i Campionati veronesi di s-cianco, a cui partecipa una ventina di squadre della città e della provincia, nonché istituti scolastici, segnale che questo gioco si sta sempre più radicando come consuetudine del territorio veneto.

TIRO ALLA FUNE

Radicamento e diffusione nel territorio veneto In Veneto sono presenti almeno una decina di associazioni sportive nelle province di Padova, Treviso, Venezia e Belluno. Il Veneto ospita varie attività agonistiche.

Il tiro alla fune trae le sue remote origini da cerimonie rituali, documentate in paesi molto lontani quali Birmania, Borneo, Corea, Nuova Zelanda, Congo e le Americhe. La documentazione del tiro alla fune come sport risale ad un’iscrizione egiziana del 2500 a.C. . Negli antichi giochi olimpici, il tiro alla fune era praticato sia come attività sportiva autonoma, sia come pratica di allenamento per altre discipline. Questo sport è derivato dall’antico gioco greco "skaperdan elkin" (“trave bucata in mezzo”). La trave era affondata nella terra e attraverso il buco era fatto passare una corda alle cui estremità era attaccato, a ciascuno dei due capi, uno dei due avversari, aventi tutti e due il dorso rivolto alla trave. L'atleta che, tirando l’avversario, gli faceva toccare il dorso alla trave, risultava il vincitore. All’inizio il gioco fu individuale, poi furono aggiunti altri giocatori. Col tempo la trave scomparve e il gioco acquisì lo stato attuale. Il tiro alla fune venne regolamentato con la creazione di squadre divise in tre categorie, a seconda del peso: leggeri (fino a Kg 68), medi o limitati (fino a Kg 80) e liberi (oltre gli 80 Kg). Le squadre erano composte da otto giocatori per parte. La corda, di almeno 10 cm di circonferenza, doveva essere sufficientemente lunga in modo che tra un giocatore e l'altro vi fossero liberi 1,20 metri. Si tracciavano poi in terra tre linee parallele a 1,83 metri l'una dall'altra; il nodo centrale della corda doveva corrispondere alla linea centrale, i concorrenti dovevano stare all'esterno delle altre due linee, a cui corrispondevano altri due nodi nella corda. Vinceva la squadra che fosse riuscita a portare la legatura della squadra avversaria al di sopra della propria linea. Ogni gara si svolgeva in un numero di riprese stabilito all'inizio della competizione; in ogni ripresa si compivano tre tirate, dalla durata di otto minuti ciascuna; vinceva chi se ne attribuiva due. Il tiro alla fune fu compreso nei programmi delle Olimpiadi di St. Louis (1904), Londra (1908), Stoccolma (1912) ed Anversa (1920).

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TIRO CON LA BALESTRA Nel Dogado Veneto il “Tiro con la balestra” fu riconosciuto utile ymo necessariu. Si è sviluppato nel veneziano nel XII-XIII sec. , e veniva utilizzato nei campi di battaglia dagli schieramenti degli arcieri. Nella legislazione veneziana della fine del 1200 le balestre venivano utilizzate nelle imbarcazioni per difesa.

Radicamento e diffusione nel territorio veneto L’attività viene promossa dalla Compagnia Balestrieri Palio della Marciliana di Chioggia, la quale organizza un Palio, ogni anno, nella terza domenica di giugno. La stessa compagnia, inoltre, partecipa al campionato nazionale organizzato dalla Lega Italiana Tiro alla Balestra (LITAB) e organizza altre attività promozionali.

FRECCETTE Difficile risalire con esattezza alle origini di questo gioco, che risulta essere praticato a livello internazionale. Le origini paiono attribuibili al medioevo come da riscontri in terra anglosassone.

Radicamento e diffusione nel territorio veneto In Veneto è presente una trentina di associazioni affiliate alla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali con circa 1.200 praticanti.

SENTURÈL Gioco praticato nel veronese, consiste in una singolare gara di bocce giocata lungo le strade del paese e delle contrade. Un tempo, dopo aver sorteggiato le squadre, si partiva dalla chiesa e si giocava avanzando ogni volta il tratto corrispondente ad una giocata, superando per quanto possibile anche salite sfruttando gli slarghi che si aprono ai lati della strada. Lungo il percorso, in piccole nicchie praticate nei muri di cinta era stato ricavato un nascondiglio per le bottiglie di vino, che accompagnavano immancabilmente il gioco. Il cibo e il vino sono due elementi indissolubilmente legati al gioco: le partite infatti possono durare svariate ore, per questo è indispensabile giocare nei pressi di osterie e taverne che assicurino un adeguato “rifornimento” di libagioni. Radicamento e diffusione nel territorio veneto E’ presente una comunità ludica nella provincia di Verona a San Zeno di Montagna.

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CARRETTINI Dall’invenzione della ruota in poi, le forme di carri e carretti utilizzati come mezzi di trasporto hanno assunto varie forme. Tuttavia anche questa invenzione tecnologica nei trasporti ha avuto anche risvolti di tipo ludico – sportivo. I giochi su carrettini risalgono alla civiltà greca e romana.

Radicamento e diffusione nel territorio veneto In Veneto è presente una comunità ludica nel Comune di Verona (frazione Novaglie) che organizza eventi durante l’anno e partecipa a manifestazioni organizzate anche al di fuori del territorio regionale.

La conservazione della memoria storica delle discipline sportive tradizionali venete consentirà alle comunità ludiche attive nel territorio di mantenere in vita tradizioni, peculiarità ambientali e creatività sociale evitando così il rischio di estinzione.

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Acqua di rete: costa meno, inquina meno Erogatori e fontanelle, anche al Tocatì 2020 ci sarà l’acqua dell’acquedotto: un bene prezioso, controllato e di qualità

È

la più controllata, perché sottoposta a numerose verifiche di più enti. È l’unica sostenibile, perché per prelevarla da falde e sorgenti e farla arrivare ai rubinetti di casa la produzione di rifiuti è minima. Infine, costa pochissimo. Meno di qualsiasi bottiglia in commercio. Perché il prezzo di un metro cubo è intorno all’euro e sessanta centesimi. Quanto paghereste mille litri di acqua in bottiglia? Stiamo parlando dell’acqua di rete, che attraverso fontanelle ed erogatori sarà distribuita anche nell’edizione del Tocatì 2020. “L’anno scorso” - spiega il presidente di Acque Veronesi Roberto Mantovanelli - “nei Roberto Mantovanelli Presidente Acque Veronesi giorni di rassegna ne sono stati distribuiti oltre 20mila; ci saremo anche quest’anno per promuovere l’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto e ribadire l’attenzione alla sostenibilità ambientale e al rispetto dell’ambiente dalla fase del prelievo sino alla depurazione”. “Acque Veronesi” - evidenzia Mantovanelli - “è un’azienda che opera sul territorio e di quel territorio gestisce una risorsa preziosissima, fonte di vita, che è appunto l’acqua. Siamo quindi coinvolti in prima linea sulla gestione razionale della risorsa idrica, perché gestiamo di fatto il ciclo dell’acqua e non possiamo non porre attenzione a tutto quello influenza la quantità e la qualità dell’acqua che preleviamo dalle falde e che distribuiamo nelle case di tutti i veronesi”. “Acque veronesi impatta sull’ambiente soprattutto in due modi: nel processo di prelievo dell’acqua dalla falda e poi reimmettendo acqua in ambiente a valle dei processi depurativi. Per garantire la richiesta del territorio, preleviamo dall’ambiente ogni anno oltre 100 milioni di metri cubi d’acqua (cioè oltre 100 miliardi di litri). Il 95% dei prelievi avviene da falda e solo il restante 5% da sorgenti, concentrate per lo più nel distretto montano. La fase di ricarica delle falde in questi ultimi anni sta diventando gradualmente più critica, penalizzata dall’alternanza sempre più frequente di periodi di siccità con piogge brevi ed intense, scenario tutt’altro che ideale per questo processo. Questa nuova tendenza della tipologia di precipitazioni è confermata anche da uno studio specifico sul nostro territorio che abbiamo commissionato lo scorso anno. La crisi idrica è da anni considerata uno dei primi quattro rischi in termini di impatto a livello globale, un rischio superiore anche alle pandemie almeno fino allo scorso anno. Questo spiega perché riteniamo così importante investire in infrastrutture per il sistema idrico”. E proprio investire, investire per migliorare l’efficienza del servizio e la qualità dell’acqua è la mission di Acque Veronesi, che nel quadriennio 20/23 realizzerà il piano delle opere più importante di sempre, con 180 milioni di euro di investimenti per il territorio. “La sostenibilità del processo di prelievo idrico” - aggiunge Mantovanelli - “passa dall’efficienza massima possibile. Le attività messe in campo da Acque Veronesi guardano alla riduzione delle perdite idriche, un nodo da affrontare per tutti i gestori. Grazie agli investimenti realizzati il dato medio è migliorato nell’ultimo biennio e oggi si aggira intorno al 36%. Un risultato che vorremmo ulteriormente migliorare. Riducendo le perdite otteniamo principalmente un risparmio energetico e quindi economico, perché nel percorso da prelievo a distribuzione si utilizza energia elettrica per pompare l’acqua. Chiaramente si tratta di trovare il modo meno costoso di ridurre le perdite, altrimenti i conti non tornano”. Tra le altre attività in corso molto importanti le interconnessioni e le distrettualizzazioni delle reti, oltre che la ricerca di nuove fonti. Prosegue Mantovanelli: “Interconnettere i sistemi acquedottistici e farli dialogare tra loro significa fare in modo che la rete di distribuzione sia potenzialmente collegata a più fonti di approvvigionamento garantendo la continuità di servizio in quelle aree in cui potrebbero verificarsi disagi per temporanea indisponibilità di acqua. Tramite appositi strumenti di misura e software possiamo poi ottimizzarne la gestione. Queste attività rappresentano una parte importante degli investimenti previsti nel nuovo piano delle opere, concordato con sindaci e territori”. Impegno per la sostenibilità che passa soprattutto dalla fase finale del ciclo idrico integrato (il lavoro dei gestori), e cioè la depurazione. “I reflui fognari che arrivano nei depuratori” - conclude il presidente di Acque Veronesi - “sono carichi di inquinanti, se rilasciati in ambiente sarebbero dannosi per la flora e fauna dei fiumi. L’azione degli impianti di depurazione è proprio quella di trattenere gli elementi inquinanti per le acque superficiali e rilasciare in ambiente solo l’acqua depurata, circa 70 miliardi di litri nel solo 2019”.