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N° 1 - MENSILE - NOVEMBRE 2010

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Il nuovo free magazine che parla di sport

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01 NOVEMBRE 2010 Anno 01 Numero 01 Novembre 2010 Direttore Responsabile Ilaria Garaffoni direttore@sportduepuntozero.com Coordinamento Editoriale Marco Portinaro marco@sportduepuntozero.com Hanno Collaborato Stefano Bozzo Leo Nucera Torino Bike Polo Umberto Comba Mirko Tagliaferri Per fare pubblicità info@sportduepuntozero.com Sede Legale Corso Vittorio Emanuele II, 62 10121 Torino Direzione Redazione Amministrazione Via Cardinal Fossati, 5/P 10141 Torino Reg. Tribunale di Torino n°57 del 25/10/2010 Periodicità Mensile Grafica e Impaginazione HEYOU design s.n.c. Stampa Grafica Piemontese s.r.l. In corso di iscrizione al ROC - registro operatori della comunicazione.

di Ilaria Garaffoni Figli di uno sport minore

Mamma, voglio fare il criceto umano. Sai, con quelle ruote giganti dove annaspi dentro a tempo di musica e la gente ti applaude. Anzi no, voglio scalare la Mole tuffandomi da un tetto all’altro, così imparo anche a fare il ladro. Che in tempi di crisi, non è un’idea da buttar via. Ripensandoci, meglio provare il wrestling, almeno il naso me lo rifaccio una volta per tutte e non rischio l’ergastolo. Se almeno una volta hai esternato questo genere di pensieri e sei sopravvissuto alle ire di tua madre, alle lacrime della nonna e ai “ti diseredo” dello zio, allora sei il nostro lettore ideale. Sport 2.0 racconta e interpreta il mondo dello sport. Tutto lo sport, senza distinzioni tra sport minori e maggiori, sport poveri e ricchi, sport conosciuti e sconosciuti, sport per tutti e sport esagerati. Per Sport 2.0 il calcio vale come il tamburello, il basket come la galotxa, la pallavolo come il jai alai, o il jianzi, o il palla eh! (si chiama così) o il Pesäpallo - che non è una gara di attributi. Per noi vale solo lo Sport. E non lo intendiamo solo come muscoli, sudore e calorie: noi ne sveliamo il volto seducente, adrenalico, estetico, cool. Via libera alla sperimentazione e alla sensualità di lotte e corteggiamenti di tradizione secolare. Lo Sport entra nella fase 2.0. A Torino.

Copyright©, tutti i diritti riservati. E’ vietata la riproduzione totale o parziale di testi, foto, disegni pubblicati su Sport 2.0, con qualsiasi mezzo, salvo espressa autorizzazione dell’Editore. L’editore non risponde dell’opinione espressa dagli autori. Per collaborare, sottoponi le tue idee a: marco@sportduepuntozero.com

Massimo Pinca Fotografo

Edoardo Blandino Contributor

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Indagine sport pi첫 salutari al mondo - pag.16


minore o maggiore

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incontriamo Giuseppe Sbriglio, Assessore allo sport e al tempo libero di Torino

l’importante è fare sport

Quali attività ludicosportive avete promosso sul tessuto torinese? Lo sport abbraccia un raggio infinito di attività, anche se si riscontra la tendenza a focalizzare l’attenzione sul calcio. Fa parte del nostro dna. Dall’inizio del mio mandato, mi sono quindi ripromesso di dare visibilità a tutti gli sport, senza eccezioni o preferenze. E Torino sotto questo aspetto offre delle potenzialità enormi: è una città aperta al nuovo, dove si può praticare qualsiasi attività sportiva, anche quelle considerate minori. Tra le nostre priorità si annovera anche la promozione delle attività per diversabili: campo in cui abbiamo già maturato delle esperienze importanti, pensiamo solo alle bocce, che hanno riscosso veramente un grande successo.

Sotto questo profilo, gioca un ruolo di rilievo anche il vasto patrimonio impiantistico torinese. Che cosa offre Torino rispetto alle altre città? Possiamo certamente contare su un patrimonio impiantistico importante, che ci permette di dare delle risposte a praticamente qualsiasi esigenza sportiva. Solo in città disponiamo di 250 impianti, senza contare ciò che non è di proprietà comunale e che viene gestito dalla Provincia o dai privati. Abbiamo inoltre attivato dei progetti scolastici che intendono diffondere l’idea di sport non solo come attività ludica, ma come vera e propria educazione al movimento. Abbiamo peraltro in dote un patrimonio importante, che è quello della visita medica per tutti i bambini che frequentano la I° media. Purtroppo siamo in difficoltà economiche, ma non intendiamo chiudere i rubinetti: la visita della medicina dello sport è un’opportunità per monitorare i rischi ed individuare le potenzialità in ciascun ragazzo. Pensiamo solo all’obesità: la visita medica può evidenziare le difficoltà di una vita sedentaria e di un’alimentazione scorretta. Insomma, il messaggio che vogliamo lanciare ai giovanissimi è che bisogna muoversi e seguire una dieta sana. L’importante è fare sport, qualunque esso sia. Se poi arrivano anche dei risultati sul fronte agonistico, tanto di guadagnato: altri ragazzi si avvicineranno allo sport, maggiore o minore che sia.


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Prima ha accennato alla scarsità delle risorse: a Torino si continua ad investire per lo sport?

Impianti Sportivi a Torino

Torino continua ad investire. Purtroppo a causa dei tagli del governo e delle regioni non ci sono tutte le risorse necessarie e bisogna inventarsi degli strumenti nuovi per andare avanti. Una grossa mano viene dalle istituzioni come il CONI e dagli altri enti che promuovono avvenimenti sportivi. L’Assessorato collabora con tutti e compie degli enormi sforzi per preservare le risorse da destinare allo sport, interessandosi anche alla ricerca di sponsorizzazioni.

Sport 2.0 si rivolge agli sport innovativi e stravaganti. Pratico attività motoria: nei ritagli di tempo vado a e provo sport nuovi. Lei, Assessore, correre Gli sport “alternativi e stravaganti” sono sempre attiinteressanti per il nostro Assessorato. In molti casi è una persona vità rappresentano una valida alternativa per avvicinare nuove persone allo sport (che non è solo moto e diversportiva? timento, ma anche un modo per distrarsi, socializza-

146 aperti al pubblico

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per gli atleti professionisti

re). Quindi guardiamo con interesse a tutti gli interlocutori che si affacciano sulla scena torinese e chiedono la collaborazione della città per far conoscere nuove e diverse attività sportive. Del resto, le passioni non nascono solo per il calcio, anche se spesso i media tendono a dimenticarsene.

Un auspicio per il team di Sport 2.0? Mi auguro che abbiate un crescente successo. Sport 2.0 è un organo di informazione innovativo e Torino è sempre stata un laboratorio di sperimentazione. Non ho dubbi che la vostra testata desterà forte interesse nel tessuto giovanile. Tra l’altro abbiamo registrato un aumento di iscrizioni all’università, in particolare di stranieri, che spesso portano con sé una profonda cultura dello sport. Gli studenti scelgono Torino perché è in grado rispondere a qualsiasi esigenza sportiva. Con mezzi di informazione come il vostro, si aprono nuove opportunità per conoscere e praticare le tante proposte sportive della nostra città. In bocca al lupo, ragazzi.


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VALENTINA

Qualità che valgono oro Incontriamo Valentina Aloisi,    Grinta e tenacia, ma anche equilibrio, agilità ed una forte capacità di concentrazione. Qualità che valgono oro, almeno nel caso della campionessa italiana di judo Valentina Aloisi. Una giovane torinese che ha scelto il judoghi al posto del tutù.


Valentina Aloisi classe 1981 categoria 57 kg Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito (Roma)

ORO

Campionati Italiani Assoluti 2006 e 2008 Coppa Italia dal 2002 al 2005 Campionati Italiani Universitari dal 2001al 2006 e 2009

ARGENTO

Campionati Mondiali Universitari 2004

BRONZO

Campionati Mondiali Militari 2006

5° POSTO

Campionati Mondiali Universitari 2006


Chi o cosa ti ha avvicinato al mondo del judo?

Una bambina e il caso. La mia migliore amica alle elementari frequentava la palestra vicino alla scuola, dove insegnavano sia karate che judo, a giorni alterni. In sostanza lo devo a lei, anche se la scelta del judo è stata condizionata dalle necessità dei miei genitori, che al sabato potevano accompagnarmi e talvolta assistere all'allenamento, mentre le giornate del karate non combaciavano coi loro impegni. Ma devo anche ammettere che il karate, nonostante il successo planetario di  Karate Kid, non mi ha mai appassionata al punto da provarlo. Nel karate i colpi sono simulati, mentre nel judo c'è un contatto vero fisico: si lotta, si usano le mani e i piedi, ci si fa cadere per davvero. E poi tutte quelle protezioni... il karate non fa per me. Inoltre non è disciplina olimpica, dettaglio non trascurabile per chi vuole praticare uno sport a livello professionistico.  

I tuoi genitori ti hanno appoggiato o avrebbero preferito che praticassi un altro sport?

In verità a me sarebbe piaciuto fare danza, ma mio padre detestava ruote e giravolte, allora mi ha iscritto a un corso di tennis. Dopo cinque lezioni e l'investimento in un completino di Gabriella Sabatini, l'istruttore mi ha vivamente consigliato uno sport dove la palla fosse grande il doppio..io non la vedevo proprio! Aneddotica a parte, mamma e nonna sono state le mie più grandi sostenitrici e col judoghi (il kimono) mi trovano anche più bella che in tutù.  

A proposito di tutù, come ti sentivi rispetto alle tue amiche che praticavano sport comunemente ritenuti più “femminili”?

Praticare judo ha fatto sì che forgiassi il mio carattere: ero la leader, sempre. Quando le altre bambine stavano con me si sentivano protette: "tanto ci sei tu", mi dicevano. Io invece ammiravo la grazia con cui loro indossavano vestitini e gonnelline e pensavo che forse se avessi fatto danza le mie braccia sarebbero entrate nelle camicette. Poi col tempo ho accettato pienamente la mia scelta e alla fine dei conti ho condiviso la maggior parte della mia vita con ragazze come me.

Le tue amiche si sentivano protette da te. E tu ti senti protetta anche in mezzo agli uomini?  Sì, ma non credo dipenda dalla pratica del judo. Di certo la formazione infusa da questa disciplina ha influito sul mio approccio verso la paura, ma credo che prevalga la componente caratteriale di fondo. Essere sicuri di sé è la miglior forma di difesa. Ma anche essere equilibrati. Non a caso non mi sono mai trovata a ricorrere alle arti marziali al di fuori del contesto sportivo.

Neanche in amore?

Mai! Il mio fidanzato non rischia che tenti di metterlo al tappeto. Al massimo rischio io, perché “tra i due l'atleta è lui”.  


Cosa significa praticare judo nella vita di ogni giorno? Puoi far tardi la sera col tuo ragazzo?

 Il judo impone parecchie rinunce: dieta ferrea per rientrare in categoria di peso, niente alcool, fumo o discoteca. Del resto il judo non è solo uno sport: è una filosofia di vita, un modo per sfogarsi, per stare in mezzo alla gente, per viaggiare, nel mio caso è anche un lavoro (Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito) - il che non è poco. Mi alleno almeno quattro ore al giorno, faccio 2 allenamenti al dì per 6 giorni la settimana e gareggio la domenica. Ma il judo è ormai parte di me, è la mia vita e vale tutti i sacrifici.  

In Italia abbiamo atlete straordinarie, ma i media continuano a dare poco spazio al judo. In quali  paesi la stampa dedica più attenzioni a questa disciplina? 

In Italia il judo è noto solo a chi lo pratica o a chi ha amici in quel giro. Credo che sia uno sport difficile da capire, ma veramente spettacolare da guardare. In Francia è molto diffuso: è  tra gli sport nazionali e gli atleti anche di livello discreto guadagnano bene. Non per niente la Francia è tra le prime in Europa e nel mondo. Però anche in Italia sono stata oggetto di piccole attenzioni: i giornali locali mi hanno fatto qualche intervista, soprattutto dopo i risultati migliori, e ho autografato davvero tantissimi judoghi dei piccoli.

Se dovessi consigliare il judo ad una ragazzina dell'età in cui hai iniziato tu, cosa le diresti?

E' uno sport divertente, dinamico e ti regalerà molte soddisfazioni ed emozioni. Ma ci vuole anche pazienza: per diventare una buona lottatrice di judo dovrai aspettare una decina d'anni ma sarà l’unico momento della tua vita in cui potrai picchiare un maschio!

Domanda classica: cosa farai da grande?

Se intendi cosa farò una volta conclusa la carriera da professionista, il mio obiettivo è di arrivare ad allenare una squadra femminile. Magari proprio quella del centro sportivo dell'esercito.  

E per finire, una domanda tecnica: cosa sono lo ritsurei e lo zarei?

Sono i saluti che vengono eseguiti prima di ogni incontro, in piedi o in ginocchio.  

Allora devo salutarti con un ritsurei o con uno zarei? Ciao va benissimo.


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TOP 10 SPORT Il tennis è sbilanciato, il wrestling ti rompe le costole, il body building devasta il fegato. Non sempre sport fa rima con salute.

La rivista americana Forbes ha stilato una hit parade dei 10 sport più salutari al mondo, basandosi su un pool di esperti in fitness, psicologia, medicina dello sport, nutrizionismo e dietetica. Indovina un po’? Nei primi 10 posti ci sono gli sport dei nostri nonni: canottaggio, sci di fondo, pugilato. Forse un tantino antiquati, ma efficaci.

01) SQUASH

Chi si aspettava il vecchio squash al primo posto! Invece bastano 30 minuti per fare un eccellente lavoro cardiorespiratorio, rinforzare la muscolatura e scolpire gli addominali. Tartarugati. resistenza cardiorespiratoria 4,5 forza muscolare 3 resistenza muscolare 5 elasticità 3 calorie/30 minuti di lavoro 5 rischio di incidentalità 2

totale: 22,5

LEGENDA: Resistenza cardiorespiratoria, forza muscolare, resistenza muscolare, elasticità sono valutate in scala da 1 a 5, dove 5 è eccellente, 4 molto buono, 3 buono, 2 non male e 1 niente di che. Il rischio di incidentalità è valutato in scala da 1 a 3, dove 3 corrisponde a scarso, 2 a così così e 1 a rischio alto.


02) CANOTTAGGIO Roba da nonnetti? Un accidenti. Il canottaggio è uno sport completo, rinforza braccia e gambe ed è una strepitosa attività aerobica. Un'altra scusa per farsi un giro al mare.

totale: 22 03) ROCCIA

totale: 22

04) Nuoto: 20,75 05) sci di fondo: 20,5 06) basket: 19 07) ciclismo: 19

Scatti, potenza, resistenza, la roccia fa bene praticamente a tutto. A parte il cuore, essendo un movimento prettamente anaerobico. Cercate giusto di non cadere: in quel caso fa male.

08) corsa: 18,5 09) penthatlon moderno: 18,5 10)pugilato: 17,5


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L’urlo dei freestyler

REE T di Ilaria Garaffoni

Protagonista: la strada. Coi suoi vicoli da scoprire e conquistare, le sue altezze vertiginose, le sue curve e i suoi drappeggi, le sue acque e i suoi muri da accarezzare e infine violare. Per due giorni Torino è stata teatro di evoluzioni e acrobazie mozzafiato, scalate e pendenze, salti, giravolte e lanci nel vuoto. Bmx, Skate, Bouldering, Fresbee, Bike Polo, Vertigimn. Il tutto all’insegna del freestyle: lo stile urbano che nasce dalla strada.


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Straordinari atleti hanno dato prova di talento, creatività e coraggio nella storica piazza San Carlo, volteggiando sulla rampa, sfidando la gravità, inseguendosi a colpi di pedale sulle bike per il polo, ruotando e piroettando dentro alle ruote di Rhon - versione moderna dell’uomo vitruviano. E la strada si è fatta conoscere, assaggiare, esplorare, arrendendosi all’onda d’urto del popolo del freestyle. Le nobili pareti del Cavallerizza Reale sono state letteralmente prese d’assalto da orde di scalatori improvvisati. Nemmeno la Mole Antonelliana è stata risparmiata: la campionessa italiana di arrampicata sportiva Jenny Lavarda ne ha espugnato la cupola ben 3 volte in 45 minuti.E senza farle nemmeno un graffio.


scivolate in teleferica dei trecento atleti in gara per la Vertical City Race. Dodici km di corsa e 25 km di mountainbike nei parchi della collina, kayak e teleferica di 200 metri sul Po, arrampicata ai Murazzi e orienteering tra le vie cittadine: queste le prove di un'originale competizione dal sapore decisamente underground. Gli atleti e gli oltre 100 team coinvolti hanno sfidato curve spaccafiato, pareTorino citta' verticale per due giorni. L'11 e il 12 settembre scorso nessun muro, rampa, scaletta, pendio, fiume o monumento e' stato risparmiato dagli assalti, dalle pagaiate e dalle


ti imperfette e cadute vertiginose in un contest urbano che abbinava agonismo, divertimento e avventura. Il tutto in parallelo al Torino Street Style, grande evento/palcoscenico che ha visto protagonisti gli sport di strada: Skate, Street Boulder, Ultimate Frisbee, Bmx, Bike Polo, Street Golf. Per due giorni atleti, cittadini e curiosi hanno vissuto uno spazio urbano eccitante, sorprendente. Verticale. Noi ve lo raccontiamo cosi'.


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E’ cominciata così

Costruire campi da tennis

per costruire la pace

di Stefano Bozzo (in collaborazione con Leo Nucera)

In Sierra Leone si gioca a tennis. Ma si potrebbe anche giocare a scacchi o pattinare o nuotare con la pinna. L’importante è creare delle oasi dove ritrovare il gusto per la vita, costruirsi un futuro, rendersi indipendenti dalle logiche dei governi mangiasoldi, uscire dalle atrocità della guerra. Con lo sport.

Era il 2004. Mi trovavo a Freetown, in Sierra Leone, in cerca di un soggetto per un documentario. Un giorno un amico mi ha suggerito di riprendere i tennisti sierra leonesi, visto che frequentavo i campi da tennis di Hill Station. E’ andata così, ma la mia vita da allora è cambiata per sempre. Una volta terminato il documentario, ho infatti capito che dovevo andare oltre. Grazie a Tennis for Africa, un’organizzazione no profit che raccoglie fondi per i paesi africani organizzando eventi tennistici, ho conosciuto Lorenzo Marcuzzi e assieme abbiamo promosso “Think Again Project”, un grande torneo a Freetown per i giovani tennisti locali. L’idea era quella di filmare i 3 atleti più promettenti, durante il torneo ma anche nel quotidiano. Per tutti c’erano in palio racchette ed equipaggiamento sportivo; per i 4 migliori un viaggio premio in Italia con stage in un club tennistico. Abbiamo anche impostato un workshop per i coach locali. Purtroppo i fondi non sono bastati, ma il soggiorno è stato per noi talmente coinvolgente che ne è scaturita l’idea di una nuova ONG che non si limitasse al tennis o all’Africa. Tornando a New York ho conosciuto Leo Nucera: grazie alla sua dedizione è nata SportforLife. Leo ha dato l’anima e il nome alla nostra ONG e ha inserito nel progetto Kirti Rao, amica d’infanzia del tennista Bhupati, che ha lavorato sugli aspetti legali.

Lo sport fa bene SportforLife è un’organizzazione non governativa che promuove gli sport minori o “insoliti” nei paesi in via di sviluppo che sono - o sono


stati di recente - coinvolti in conflitti. Perché non raccogliamo fondi per viveri o case o istruzione? Perché lo sport è la strada più potente e semplice per costruire dei nuovi cittadini che sappiano lottare per una società più solida e consapevole. Il caso della Sierra Leone è emblematico. Lì tutti – dal governo al singolo cittadino - chiedono soldi all’occidente. Il governo non promuove iniziative che creino benessere perché ha più interesse a mantenere la società nella miseria, in modo da ottenere gli aiuti umanitari e alimentare la sua corruzione. Nella gente è stata inculcata la stessa mentalità. Eppure in quasi due anni di frequentazione dei campi da tennis di Hill Station, nessuno mi ha mai chiesto un centesimo. Perché chi fa sport sa - perché il tennis lo insegna - che deve lottare per conquistare ogni punto, che deve sudare per guadagnare ogni dollaro di mancia. E questa consapevolezza lo rende più forte, più orgoglioso, più sicuro di sé. Inoltre nello sport si vince ma si perde anche: saper accettare le sconfitte aiuta a conoscere ed apprezzare le logiche della democrazia.

Costruire campi da tennis per costruire la pace Sierra Leone, Congo e Timor Est sono paesi funestati dalla guerra e hanno bisogno di sport per costruire la pace e l’identità di chi lotta per avere una società più equa e indipendente. Il nostro obiettivo è aiutare lo sport a svilupparsi partendo dalle realtà già esistenti. A Freetown abbiamo aiutato i maestri ad aggiornarsi, abbiamo fornito l’equipaggiamento e, grazie anche ad un’ONG australiana gemella, alla Banca Mondiale e a qualche benefattore, abbiamo rimesso a posto i campi di Hill Station. Ora vogliamo costruire nuove strutture, portare equipaggiamenti e organizzare tornei e viaggi di aggiornamento. Tutti obiettivi che costano. Ma basta poco: a Timor Est con 500 dollari abbiamo tenuto dei programmi di introduzione al tennis per bambini per quasi due anni.Facile no? Scopriteci su www.sportforlife.org


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Abbiamo incontrato la sezione femminile dell’Asti Rugby per farci raccontare la loro esperienza ed è venuto fuori un quadro curioso e interessante. In Italia il rugby non è molto seguito ed è poco giocato. Ancora meno sono le ragazze che lo praticano. Eppure si tratta di uno sport come un altro, ma il preconcetto che sia un’attività prettamente maschile limita fortemente l’afflusso di atlete. Fortunatamente qualcosa sta cambiando, almeno nell’astigiano. Gli uomini stanno ottenendo risultati importanti e c’è maggiore attenzione su questo sport, così an-


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che le ragazze cominciano ad interessarsi. Il reclutamento avviene attraverso le scuole, dove ci sono continui corsi di avvicinamento al rugby. Finché si resta ad Asti tutto ok: il problema sorge quando le atlete sono obbligate a trasferirsi per iniziare l’università o cominciare a lavorare. «Ogni anno perdiamo diverse ragazze – commenta con rammarico l’allenatore Roberto Spollon - Purtroppo non hanno più tempo». Eppure la voglia di giocare è così forte che l’anno scorso in due si sono


trasferite a Roma pur di continuare. Nemmeno la prospettiva di eventuali rimborsi spese potrebbe aiutare perché «le ragazze lo fanno per passione, come si faceva una volta – continua Spollon – Non prendono un soldo. Mica come gli altri. Da quando ha iniziato a girare il denaro questo sport è cambiato». Ed è davvero solo la passione ciò che spinge le atlete ad allenarsi giorno dopo giorno, perché altrimenti «chi te lo fa fare di mettere la testa nel fango ogni volta», spiegano le ragazze. Serve un’adeguata preparazione fisica e l’esercizio è una parte fondamentale. Lo sanno bene le atlete che si apprestano a cominciare una nuova stagione, dopo aver concluso al quinto posto le finali di Coppa Italia dell’anno scorso a Rovigo. Là in Veneto ci sono strutture splendide per il rugby, mentre in Piemonte c’è ancora molto su cui lavorare. Basti pensare che in tutta la regione ci sono appena sei squadre femminili.


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In Piemonte sono sei i team di rugby femminile: Valledora Alpignano A.D. (Rivoli, TO), C.U.S. Torino Rugby A.S.D. (Torino), A.S.D. Biella Rugby (Biella), A.S.D. Valsesia Rugby (Varallo, VS), A.S.D. Asti Rugby 1981 (Asti) e APD D.L.F. Alessandria (Alessandria).


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basta saper andare in bici

BIKE POLO

by Torino Bike Polo

Rilettura in chiave moderna del tradizionale Polo a cavallo, il Bike Polo è uno sport facile da praticare e adatto a tutte le età. Non servono attrezzi particolari o fisici scultorei: bastano una bici, una mazza, e tanta voglia di sperimentare.


In un mondo in costante evoluzione, anche gli sport cambiano faccia. E non c’è da stupirsi se tornano alla ribalta alcune antiche discipline riadattate in chiave moderna. Una di queste è il Bike Polo, rilettura del Polo tradizionale con le biciclette al posto dei ben più costosi e ingombranti cavalli. Nato in Irlanda nel 1891, nei paesi anglosassoni ha preso rapidamente piede, tanto da essere presentato come sport dimostrativo alle Olimpiadi di Londra del 1908. Nel 1996 a Richland (WA), USA, si sono tenuti i primi campionati internazionali, che hanno

visto trionfare l’India. Oggi il Bike Polo vanta una Federazione Internazionale (International Bicycle Polo Federation) e dopo lunghi anni di predominio nei paesi di lingua inglese comincia a diffondersi anche nelle altre nazioni. L’Italia è ancora alcuni passi indietro rispetto ai colleghi anglofoni, ma sta rapidamente recuperando terreno. Da noi manca ancora una Federazione ufficiale, ma crescono esponenzialmente gli appassionati. Del resto si tratta di uno sport facile da praticare e che non richie-


Le regole del gioco

Il Bike Polo è uno sport semplice da praticare e facile da imparare. In campo si fronteggiano due squadre da tre contendenti ciascuna che si sfidano in sella alle biciclette. Vince chi segna piu’ goal dell’avversario. Non è uno sport particolarmente duro ed è presente un arbitro a cui spetta l’ultima parola su ogni decisione.

Cosa serve

Per iniziare non servono attrezzi o abbigliamento particolari: bastano una bicicletta ed una mazza ricavabile da una vecchia racchetta da sci. Non esiste un’età in cui iniziare o in cui smettere. Il Bike Polo è aperto a tutti: per iniziare basta presentarsi ad un allenamento. L’unico requisito richiesto è quello di saper andare in bici. Per il resto ci sarà tempo e modo di imparare.

Il Bike Polo a Torino

Il neonato team Torino Bike Polo si allena al Parco del Valentino in estate e al Parco Ruffini in inverno. E’ un team aperto a tutti. Per conoscere date e luoghi degli incontri, per imparare le regole, per vedere video e foto o per avere maggiori informazioni sul Bike Polo consultare il sito http://repartopista.blogspot.com/.

de attrezzi o dotazioni particolari. Ovviamente a livello agonistico si utilizzano degli strumenti modificati per migliorare lo stile di gioco, ma per iniziare bastano una bici e una mazza, che si può ricavare da una vecchia racchetta da sci. Non servono scarpe all’ultimo grido o fisici scultorei particolari: basta solo aver voglia di sperimentare. E saper andare in bici. Pur essendo in continua crescita, il Bike


Polo è ancora poco conosciuto in Italia. Le squadre sono ancora poche, ma diverse città stanno cominciando a organizzare i team, tanto che nei campionati mondiali in agosto a Berlino erano presenti ben 10 squadre italiane su circa 250. A Torino esiste la neonata A.S.D. Torino Bike Polo, inaugurata a gennaio 2010. La società è giovane e manca ancora un luogo ufficiale dove allenarsi; al momento il team

si trova al Parco del Valentino in estate e al Parco Ruffini in inverno. Un dettaglio importante: il TBP - Torino Bike Polo è un team aperto a tutti. Dai 18 ai 50 anni, le persone che praticano il bike polo a Torino sono accomunate dalla passione per uno sport curioso, divertente, aggregante e in rapida espansione. Vuoi provare? Presentati ad un allenamento. In bici, naturalmente.


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Incontriamo Davide Bianchetti, numero uno dello squash italiano


“Lo squash è una specie di tennis. Il vantaggio è che non perdi mai la pallina perché rimbalza dappertutto, lo svantaggio è che perdi l’uso della cornea perché ti rimbalza nell’occhio. Da qui il nome squash” (Luciana Littizzetto)

Davide Bianchetti, un nome e una leggenda per lo squash italiano. Cosa significa essere il numero uno in Italia e tra i primi 30 giocatori al mondo? Beh, posso dire di essere stato il giocatore italiano più forte di tutti i tempi. E questo mi riempie di orgoglio. Il livello più alto di ranking che ho raggiunto è stato il ventiquat-

tresimo posto a livello mondiale nel PSA (Professional squash association). Sono anche arrivato ai quarti di finale ai campionati del mondo, entrando nella rosa dei primi otto giocatori più forti del mondo. Che cosa è mancato per entrare nei primi 10 giocatori al mondo?

Schiaccia la pallina, rincorrila come un dannato e infine neutralizzala.


Un po’ di determinazione, talento forse, ma anche il fatto di essere cresciuto in un paese dove lo squash è poco diffuso. Questo non mi ha facilitato nella scelta di allenatori e preparatori atletici di livello. Ma come ti è venuto in mente di giocare a squash?

Avevo 9 anni. Mio padre era un pioniere: è stato lui ad aprire il primo squash center a Brescia nel 1983. Negli anni 80 c'era il boom dello squash, sulla scia dei vecchi film di Woody Allen. Adesso, dopo alcuni anni difficili, lo squash è di nuovo in forte espansione, anche se resta uno sport minoritario. Il problema non è il costo, come

Squash. Una mezz’ora di lotta col muro e dimenticherai che ti hanno rigato lo scooter e che hai collezionato i tre in fisica.


si è portati a pensare: è la mancanza di cultura. Se uno sport non viene promosso, come può essere apprezzato? A proposito di cultura, hai un passato da secchione o pensavi solo allo squash? Non ho mai studiato granché, ma ai tempi della scuola non giocavo nemmeno granché a squash. Però a scuola ho imparato l’inglese, che è fondamentale per chi pratica uno sport professionalmente. Mi ha permesso di viaggiare tutto il mondo, un'esperienza fantastica che mi ha arricchito umanamente e culturalmente. Visto che hai girato il mondo, vuoi dirci il posto più strano dove hai giocato? A Giza, in Egitto. Era il 1998. Un evento memorabile. Hanno montato un campo in vetro proprio davanti alle piramidi, uno scenario da togliere il fiato. In Italia si chiama Glass Arena, una suggestiva struttura in vetro e acciaio che permette di godersi lo sport a 360°. E' stata installata anche a Torino in Piazza Vittorio. Un momento indimenticabile per lo squash italiano.

E' vero che i giocatori egiziani sono i più forti al mondo? Confermo. Credo dipenda dal fatto che in Egitto lo squash è anche un modo per emergere, per fuggire a realtà spesso difficili. Per un giovane egiziano entrare nella scuola squash significa poter ambire a diventare uno tra i giocatori più forti del mondo. Si tratta di un'enorme opportunità di vita. Chi è il numero uno al mondo? Nick Mattew, è inglese. Ci ho giocato, ma non chiedermi com'è andata! Cosa pensi del doping? Che non ha futuro e che non porta da nessuna parte. Sport significa prima di tutto salute. Raggiungere i risultati senza pensare alla propria salute è una contraddizione in termini. Sei fidanzato? Sono fidanzato e anche lei gioca a squash (ma più che altro per passare del tempo con me). Mi tocca farla vincere, altrimenti

Un modo molto british per accettare gli intoppi della vita.


chi ci torna a casa la sera? Lo squash femminile sta prendendo piede? Dipende dai paesi: è sicuramente meno diffuso dello squash maschile, ma molte donne ne apprezzano i benefici, soprat-

tutto dal punto di vista fisico. Non a caso la numero uno al mondo è anche molto carina, oltre che fortissima. Quale sport consiglieresti ad un ragazzino? Mi prendi in giro? Lo squash! Perché è uno

sport individuale e come tale aiuta a crescere, sviluppa l’autostima, la fiducia in se stessi, il carattere e la predisposizione al sacrificio. E poi è uno sport completo, veloce, agonistico, divertente e adatto a chiunque. Si parte dai 9 anni e si va avanti tutta la vita. Annoiamo anche noi stessi a fare questa domanda, ma è di rito: cosa farai a fine carriera? Voglio continuare a promuovere lo squash in Italia e nel mondo. Ho aperto un’accademia dello squash, che fa parte di un progetto internazionale. Vorrei allenare ragazzi giovani e farli diventare campioni internazionali.

E per avere dei glutei da paura.


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i luoghi adatti per allenarsi e praticare. Ma qualcosa si sta muovendo: aumentano gli spazi dedicati alla BMX su Internet e cominciano a nascere i Bikepark anche da noi. street, dirt, park = freestyle La BMX freestyle si articola in tre categorie, basate essenzialmente sul diverso terreno di pratica. - Street: normalmente si pratica in aree urbane. Ogni costruzione artificiale che

Stati Uniti, 1968

. Le motocross facevano sognare migliaia di ragazzi, ma solo pochi potevano permettersele. Da qui l’intuizione di usare le bici per conquistarsi la propria fetta di cielo. Così nascono le BMX (Bicycle Motocross): simili alle biciclette convenzionali, ma molto più piccole, leggere e al contempo robuste. Decisamente più versatili per sfidare la gravità. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, ma in Italia la BMX freestyle resta ancora uno sport di nicchia: i media ne parlano poco e mancano


non è fatta per le bici (scale, cornicioni, muri ricurvi) diventa un ostacolo da superare dove compiere acrobazie, evoluzioni e salti. - Dirt: si pratica su salti, di base costruiti a terra. Qui le evoluzioni sono esclusivamente aeree. - Park: è un mix delle due precedenti discipline. I park sono costruiti appositamente per praticare gli sport estremi e di norma sono realizzati in legno o in cemento. miti In Italia cominciano ora ad affacciarsi sulla scena i rider, piloti di BMX con una carriera professionistica. Il primo è stato il campione Alessandro Barbero e negli ultimi due anni Stefan Lantschner e Simone Barraco, che stanno ottenendo importanti riconoscimenti a livello mondiale. Ma ci sono altri ragazzi che promettono bene: Davide Altobelli,

TOCCARE IL CIELO

CON LA BICI di UMBERTO COMBA


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Michele Virdis, Alessandro Froio e molti altri inizieranno presto a competere al di fuori del nostro paese, dove collezioneranno esperienze e tecnica. divento rider Ottima idea, ma attenzione perché la BMX richiede passione, ma anche un allenamento costante ed intenso per essere praticata a livello agonistico. Spesso bisogna integrare la pratica sulla BMX con ore di allenamento in palestra per abituarsi a manovrare al meglio il mezzo (e per evitare pericolosi infortuni). La bella notizia è che con la BMX si viaggia tanto, si conoscono culture e gente diversa. Inoltre la competizione fra i rider è sempre sana: ci si incoraggia a vicenda per superare i propri limiti come se si fosse parte di un’unica squadra. Insomma, anche se è uno sport individuale, la BMX ti fa sentire parte di un team. il BMX a Torino Torino è una piazza fantastica per la BMX. Uno degli skatepark più belli è in via Ernesto Rossi 1, nei pressi di Corso Vercelli. E’ composto da un’area street con ostacoli di vario genere e una “vasca” (bowl), rifacimento artificiale delle piscine in muratura che si trovavano in California e che venivano usate dai primi skaters. Se avete deciso adesso di cominciare, consigliamo invece la bowl di Via Artom: è il ritrovo dei ragazzini alle prime armi, quindi è il posto giusto per imparare divertendosi. Rampe e piccoli skatepark cittadini sono poi reperibili sul motore di ricerca del sito skatemap.it: immettendo la parola TORINO apparirà una lista di tutti gli spot disponibili, anche in provincia. sapevate che Da qualche mese è nata a Torino 365bmx, un’associazione sportiva dilettantistica di ragazzi che fanno gruppo da più di 2 anni. Presto aprirà anche il sito che intende diventare una rubrica d’informazione quotidiana sulla BMX a livello internazionale. Siete curiosi? Questo è l’indirizzo www.365bmx.com


Il mondo di Sport 2.0 continua sul web Visita il sito su: www.sportduepuntozero.com


Muscoli indolenziti? Terreno di gioco scivoloso? Dormito poco la sera prima? Scuse da pivelli: i grintosi atleti che abbiamo visto gareggiare il 14 ottobre scorso non conoscono limiti né giustificazioni dell’ultimo minuto. Tiro con l’arco, basket, rugby, atletica: ancora una volta Torino è stata teatro di una grande festa dello sport dove ha prevalso la competizione nella sua forma più sana e divertente. Una giornata di emozioni e lacrime con tifo da stadio, lotte all’ultimo sangue, sudore, risate e sogni.

Ivan, ad esempio, brucia i 400 metri della pista d’atletica in meno di un minuto e sogna le olimpiadi di Londra del 2012. A proposito: Ivan, come tutti i ragazzi del 14 ottobre, è un atleta speciale. A due ruote.


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TRUCCO SENZA INGANNO di Mirko Tagliaferri

In certe situazioni il trucco colato ha un suo perché. Ma non abbinato a sudore ed afrori vari ed eventuali. E poiché chi fa sport tende a creare attorno a sé un naturale effetto serra, meglio tutelarsi. Se volete conservare femminilità e sex appeal anche nel bel mezzo della maratona di New York, vi consiglio un trucco elegante, pratico e naturale. All’apparenza.

Partiamo con un prodotto correttivo in crema per mascherare le occhiaie (se non le avete già per natura o per la nottata brava, vi verranno comunque a fine corsa), da sfumare poi sul viso come fondotinta. Una buona cipria compatta servirà per opacizzare e fissare il tutto.

Ma la sportiva è anche salutista, o quanto meno così tendono a pensare i maschietti che ronzano nelle palestre, quindi occorre mettere in mostra ciò che si ha senza inganni...ma con qualche piccolo trucco.


Gli occhi sembreranno solo contornati da kajal, invece saranno truccati con un color carne lucido a sfumare con un punto luce bianco. Un velo di eye liner nero e molto, molto mascara waterproof completeranno l’effetto naturale. Non dimenticate un velo di burro di cacao idratante per la bocca (lo sport mette sete anche alla pelle). A questo punto sarete piene di appuntamenti per la sera, dove potrete osare a porte aperte.

Abbinate sempre al trucco un efficace deodorante. L’uno senza l’altro serve a poco.


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Duff calo gioco a mi a r , t f s f u le che ttor D t in pa Caro Do che faccio spor empre qualcuno ques a Ma ogni volt gli amici, trovo i di stretching. no? E t n u o o cetto c vo fare dieci min rve a qualcosa isica? se de àf dice che tto stretching o dopo l’attivit e a ed sto ben isogna farlo prim ,b se serve nio

Anto

Caro Antonio,

fare Stretching significa letteralmente allungare, stirare. Lo stretching è abbinato nell’immaginario comune agli sportivi ed agli atleti, ma trova in realtà applicazione (tecnicamente impeccabile) soprattutto tra i gatti e i lavoratori sedentari (solo verso fine giornata).


La funzione dello streching è prin cipalmente quella di aumenta re l’articolarità e la co mpliance muscolare cioè l’e stensibilità di mus coli e tendini. È abitudine co mune farlo prima dello sport perché si crede che possa prepar are i muscoli allo sforzo e prev enire gli infortun i, mentre chi lo fa dopo pensa che possa diminui re il dolore post-esercizio. Tu tto ciò non pare supportato da evidenze scie ntifiche (sono un farlo bene. Se ne m fai troppo vai inco ed ico sportivo, me lo avrebb ntro a quello che viene ero detto!), ma ce definito overstre rto è che lo stretching va es tching, dove eguito dopo un ri la lunghezza de i muscoli, dei te scaldamento e che i benefici in ss uti circostanti e l’escur termini di flessibi lità si hanno sione articolare solo dopo un pe divengono riodo di costante tali da causare un’instabilità dell’a esercizio. Ci sono molti modi rt icolazioper fare stretchi ne. Può predispo ng - in coppia, rre ad un danno con l’aiuto di un muscolare. terapista, con m Inoltre le person e con fratture re acchine, pesi, pulegge o elasti centi o non ci - e non esiste ancora consolidat e, i soggetti con una forma migliore di altre: lesioni mul’importante è fa scolari (strappi o stiramenti), in rsi aiutare a scegliere il tipo pi fiammazioni, ematomi e quel ù appropriato ed le affette da m efficace per se stessi. In gene al attie come re si considera efficace un l’osteoporosi o in esercizio compres cui esista o tra i 5 e i 60 secondi, angià una ipermobilit che perché poi di à non deventa noioso e co munque non vono assolutam sembra ci sia ne ente fare ssun beneficio a stretching. prolungarlo oltre il minuto. O vviamente tanto più alta sarà Concludendo: lo l’intensità dello st stretching iramento, tanto m fa en bene per migliora tempo che il sogg o sarà il re l’ametto riuscirà a to llerare. piezza dei mov La cosa importan im enti articolari, ma com te, se vuoi fare st e prevenzione retching, è da infortuni, riduzione del dolo re muscolare e soprattutto miglioramento de lla prestazione no n si hanno delle certezze sc ientifiche. Quindi, caro Ant onio, la prossim a volta che trovi quello che ti dice di fare mezz’ora di stretching fagli pu re un bel sorriso e tira dritto verso la doccia: la scienza sporti va del dottor Duff è dalla tua parte. D

ottor Duff,

al vostro serviz

io

Che ci crediate o no, il Dottor Duff esiste davvero ed esercita qui a Torino. Mettetelo alla prova: risponderà a qualsiasi quesito medico-sportivo. Vai col quizzone!


Non è parente di Hilary Duff, ma gli sarebbe piaciuto girare un video con lei (quello censurato). Non è sponsor della birra Duff altrimenti guadagnerebbe

quanto

Homer Simpson. In compenso

è

spu-

meggiante come Hilary e come la birra. Ah, ovviamente fa il

capito?

Non l’avevate

medico sportivo.

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Sport 2.0 : novembre 2010