Issuu on Google+

Soul

RUNNING

PERIODICITÀ TRIMESTRALE - NUMERO 8 - NOVEMBRE 2013 - GENNAIO 2014 - EURO 5.00

THE SOUL EXPERIENCE:

Gran Sasso d’Italia

Dolomiti

Extreme trail

Val di Zoldo

COVER STORY La seconda vita “trail” di un grande campione

Alpe di Siusi

Incontro Tor 2013 Lombardia Run The Top Road to Wine Trail Ultra Cavalls del Vent


INCONTRO

TOR 2013 Dritto al cuore dellaVal D’AOSTA

104

Di Davide Orlandi Foto di Luca Podetti, Stefano Marta, Andrea Pizzi, Filippo Canetta, Max Russo, Massimigliano Pagni e Luca Revelli

Due Andrea, uno Stefano, due Luca, un Davide, due Max ed un Filippo. Una Redazione affiatata. Amici che insieme hanno un target, come dirà poi Iker. Correranno il Tor, faranno anche loro un viaggio, da Courmayeur a Courmayeur, un anello di 334km e 24.000 D+ tutto uguale, ma profondamente diverso. Lo correranno nella direzione opposta. Si chiamerà “Incontro Tor”


Intro&Prequel

E’ qui che volevo essere. La finestra. Qualche

metro di roccia e sassi. Questa targa gialla, l’ultima. Tutti i Finisher del Tor l’avranno pensato, una volta guadagnato l’ultimo colle: il Malatrà. A noi è successa una cosa diversa!

8 settembre 2013, Courmayeur. 10.00 a.m.

Piove.

Poche gocce. Sempre più forte. Diluvia. La piazza sfida il maltempo, si presenta vestita a festa e gremita al quarto start del Tor Des Geants. I partecipanti sono 740 da 47 paesi al mondo. Che viaggio! La cerimonia di partenza dura molto, forse troppo per i trailer sotto l’acqua, ma nessuno si lamenta.....d’altra parte per gente che affronterà mediamente 100 ore di montagna con qualsiasi meteo, non sono certo venti minuti in più che possono cambiare qualcosa. Sfilano i Top Runner, si uniscono al viaggio. Un momento dopo non c’è più nessuno. Quando il circo è partito e resta la piazza, la pioggia, gli ombrelli che si allontanano, mi rimane sempre addosso un leggero senso di malinconia, forse è il fatto di non essere nel cuore dell’avventura. Questa volta però non è così! 105


8 settembre 2013. Courmayeur. 10.35 a.m. Silenzio. Lo speaker smette di parlare. Tutti si allontanano. Un gruppo armato di videocamere, action cam, macchine fotografiche accerchia due trailers, rimasti lì dando le spalle al percorso e con gli occhi che sfidano quel che si vede del Bianco. Uno di loro sono io, L’altro è Filippo. Ci saluta la Tv regionale che ci redarguisce sull’errata pronuncia del cognome di Renato, sono due anni che ci frequentiamo ma il patois resta ancora un mistero per me.... Ci saluta il mitico speaker del Tor. Voce del viaggio. Insostituibile. La sua erre arrotolata come quella di nessun altro è tratto tipico di questa gara e della Val D’Aosta tutta.

106

Ci saluta la redazione che ci aspetterà, in parte a Bosses e in parte correrà a seguire il Tor a La Thuile. Ci saluta il Bianco con qualche schiarita sulla Brenva. Start. Soli. 100 metri piani, poi su verso il Villair, bosco, Rifugio Bertone. Un vertical come start non è male. 1000 D+ andati. Ora si corre verso il Bonatti. Ma la vera meta che ho in testa è lui: il mitico Colle Malatrà. Quello che annuncia ai Trailers: “ok ora si scende”. Quello che per noi sarà il simbolo dell’isolamento totale, dell’inizio di un’altra sfida.


PENSIERO/CRONACA - Ore 12.00 - Col D’Arp, esattamente dalla parte opposta di dove ci troviamo. Affollamento,

tifo,

sorrisi,

eccitazione,

pale

dell’elicottero, campanacci, ticchettio di bastoncini, chiacchiere e risate dei viaggiatori. Primo colle. Il Viaggio ha inizio. La salita al colle da questo lato è lunga. L’ultimo tratto è lunare, magnifico. Filippo corre e fotografa. Io fatico, tanto, ma rido, rido. Felice. Amo l’acuirsi dei sensi, dell’udito che, attento, cerca, rumori. Non li trova. Si rassegna. La vista cerca riferimenti. Individuato l’obiettivo si rilassa. Il tatto, limitato dal freddo pungente e dal leggero gonfiore delle mani rivolte verso il basso da ore, è esile ed inutile. L’odore ed il sapore sono una cosa sola. Quello delle nuvole. Freddo, umido, puro. L’unica cosa che si sveglia, percepisce, elabora, gode è il cervello, la mia anima, il mio cuore. Tutto ciò che ho dentro è invaso dal piacere di essere li. Tra due rocce, in un metro di spazio, con un cartello giallo che dice: Colle Malatrà. Poi gambe, corde, catenelle, gradini di ferro e pietra. Poi nevischio, che si trasforma in ghiacciolini duri che ci colpiscono, con forza, portati da un vento improvviso, forte e gelido. Siamo fradici, sbagliamo strada, siamo in mezzo alle nuvole a 2800 metri ma sereni più che mai. Sentiamo la nostra amicizia, la sintonia con il territorio, l’armonia degli spazi. La positività della Vallèe ci conduce sino a Bosses a tempo di record. Piove con forza. Visibilità nulla. Solitudine massima. Nessuna freccia per terra, nessuna bandierina, nessun ristoro. Ma ce la faranno a montare tutto in così poco tempo? Il Tor è un fiore. Vede la luce una volta l’anno, per 150 ore. Nasce e muore per farsi guardare.

107


PENSIERO/CRONACA - Ore 16.30 – Noi siamo a Bosses, 30 km 2100 D+ - Iker Carrera è praticamente a Val Grisa 40km 3500 D+ - Lee Chewee Hoem è a La Thuile 17 km 1200 D+. Ognuno fa il suo viaggio. Ognuno ha il suo ritmo. Ognuno le sue motivazioni. Bosses ore 16.40. Stefano e Massimo scompaiono tra le nuvole. Veloci e silenziosi. Devono correre e lo faranno. Sono i più allenati tra noi e là fuori diluvia, tuona, sempre più forte. Sono esperti. Stefano conosce i luoghi. Ma sono comunque un po’ preoccupato, sono io che mi sono inventato questa favolosa follia e mi sento responsabile. Il camper della redazione è in movimento verso Ollomont. La macchina di Luca vola verso Eaux Rousses per seguire la gara. L’attesa è snervante. Ho poco campo e non riesco a vedere come prosegue la gara, qualche telefonata ci dice che il maltempo sta arrivando sempre più forte, ma noi lo sappiamo già dato che ci siamo dentro dal Malatrà, sul versante nord della Vallèe. Sera. Cena frugale a base di pasta al sugo, un classico! Notte. La Base vita non esiste, segnali nulla. Il Tor qui non è ancora arrivato. Ecco le frontali! SI! Ci si rilassa.

108


PENSIERO/CRONACA - Ore 22.40 – Noi siamo a Ollomont circa – Iker Carrera è già transitato da Eaux Rousses - Liu Yue Mei, che sarà l’ultimo trailer a transitare a Eaux Rousses restando in gara, è ancora in viaggio per Val Grisa. – Lì il Tor è in piena attività. Qui regna ancora il silenzio. Decidiamo di aspettare un pò, per non partire con Andrea e Luca in completo isolamento, con pioggia torrenziale nel cuore della notte. Il sonno però è fragile, la voglia è tanta e a mezza notte in un finto momento di calma del diluvio si riparte! Il Camper-redazione “vola” a Oyace, alle 3 del mattino cambio staffetta e via a Luca e Max. Rapidi e ancora nelle nuvole, le ultime per fortuna, si dirigono verso Val Tournanche. Arriveranno 9 ore dopo, alle 12.00.....siamo lenti noi o Iker è un fulmine. Oggi è facile dirlo.

PENSIERO/CRONACA - Ore 3.00 – Noi siamo a Oyace – Iker è a Donnas – Qualcuno non vi arriverà mai, un unico privilegio per il suo spirito. Una parte di esso abiterà per sempre tra le montagne che amava a tal punto da attraversare il mondo per conoscerele.

Iker è veloce e così siamo costretti a “barare” giustificati da motivi redazionali: dobbiamo incontrare i primi verso Niel e questi tempi da record ci hanno sorpreso. Così Andrea e Luca partono da Val Tournanche mentre gli altri sono ancora ben lontani da li e contemporaneamente le

109


due staffette percorrono a ritroso il Tor. La prima ancora nel nulla, la seconda vedendo invece nascere il Tor. Fiorisce dal nulla la base vita di Val Tournanche, compaiono misteriosamente le bandierine gialle che escono dal letargo di una anno e via verso la Val D’Ayas, poi Col Pinter e Gressoney, dove la Vallèe è già in festa, in attesa. I volontari ci accolgono, ci rifocillano. Splende il Sole. Il Tor è nato anche per noi! 24 ore dopo la nostra partenza. Abbiamo recuperato su Iker? No!

PENSIERO/CRONACA - Ore 10.00 – Noi siamo a Gressoney – Iker sta uscendo da Donnas......... no comment – Claude Denaix è e Rhemes Notre Dames. Il tratto da Gressoney era, sulla carta, fin dalla prima edizione quello più duro. Ma, come accade per il giro d’italia, è proprio lì che il calore della gente si fa sentire. Attesa, tifo ed accoglienza sono unici. E’ stato forse Ulrico Bieler a dare inizio quattro anni fa a questa magia nel vallone di Loo. In questi angoli tanto magici quanto sperduti i ristori sono tantissimi e non solo “ufficiali”. Sono nati spontaneamente luoghi dove chi possiede malghe le mette a disposizione dei viaggiatori. Lo si faceva una volta. Il Tor ha “restaurato” i rapporti umani.

Lassù, l’ultimo...forse non più. Rino lavora e passa gran parte del suo tempo in uno dei piccoli paradisi 110

valdostani. Rino vive nel vallone di Loo. Rino conosce ogni angolo e segreto di quel suo piccolo mondo. Rino Laurent è uno degli Ultimi, come li ha chiamati Sandro Bechaz nel suo mitico libro. Gli Ultimi che resistono. Gli Ultimi che restano radicati alle tradizioni. Gli Ultimi che sono parte integrante del territorio. Poi, un giorno, arriva il TOR. Cambia tutto. Incontriamo Rino, ovviamente nel suo vallone. Forse è più corretto dire che è lui che incontra noi. É girato, di spalle. Guarda verso sud-est, da dove si aspetta che arrivino, da lì a poco, i Giganti. Prima di vederci ci sente e, non sorpreso, ci viene incontro. Sa chi siamo! “Quelli che lo fanno al contrario” dice, subito ci chiede tutto sui primi sui passaggi di Franco e Bruno. Parla di Trail, di Kilian. E’ aggiornatissimo. Il Tor ha variato il modus vivendi di Rino. Il suo piccolo paradiso si è aperto al passaggio di trailers ed escursionisti. Matti che passano con le frontali durante l’anno per allenarsi su uno dei tratti più duri, belli ed isolati della “Gran Gara”. Ci piace chiamarla così. Come il Cervino è la Gran Becca. Il Tor ormai non ha bisogno di altro per essere riconosciuto. Il tempo di Rino era scandito da due momenti legati allo spostamento del bestiame. Il Tor è diventata la “rete” di Rino. Lo ha collegato. Il Tor scandisce il passare del tempo di Rino in maniera differente. Oggi Rino aspetta i primi e vede passare gli ultimi. Lui, forse, non lo è più!


Decidiamo di proseguire parallelamente con due staffette in contemporanea per riuscire ad avere più materiale fotografico possibile sui primi 10. Così mentre Luca a Max partono da Gressoney, Stefano e Max iniziano la loro staffetta da poco sotto il Vargno, fino a dove il camperredazione si riesce a spingere. Tra il Vargno e Niel, silenzioso, serio, concentrato al massimo, apparentemente non affaticato appare Iker Carrera. Quello che ci scombina i piani. Quello che sta imprimendo un ritmo indiavolato ed inaspettato alla gara. Quello che sta portando il Tor all’attenzione di Kilian... Non ci guarda, non so se ci nota nemmeno. E’ in una dimensione differente dalla nostra, la stessa di tutti i Giganti del Tor. Stimolato per ben tre volte, prima di ricevere risposta, dall’indomito Luca che vuole a tutti i costi scoprire se è umano, Iker pronuncia una sola parola: “Target”. Portandosi le mani al viso, mimando un binocolo, la ripete tre volte. Forse sono tre risposte a tre domande che sono arrivate tardi nel suo mondo. Sparisce nel verde, nel sole. Silenzioso, leggero, rapido. Incontriamo ed incitiamo gli amici di tante gare: Oscar, Franco, Marco, Francesca.

111


Alle 19.00 con una staffetta siamo a Donnas. La base vita. Mai nome fu più azzeccato! Qua arrivano zombie e ripartono umani. La magica miscela di accoglienza, sicurezza, civiltà, simpatia, calore che regna là dentro risolleva gli animi. Si ha la sensazione che tutti possano farcela, che ormai sia fatta, ma non è così, siamo “solo” a metà strada. Donnas inganna i sensi dei viaggiatori come le sirene d’Ulisse.

PENSIERO/CRONACA - Ore 20.00 – Noi siamo a Donnas – Iker è a Niel - no comment – Claude Denaix sta per guadagnarsi il colle più alto del Tor: Il Loson! Da Donnas al Sogno passando per la valle di Champorcher cambia tutto e saliamo in pompa magna sul carrozzone allegorico della gara più dura al mondo. Incontriamo circa 500 trailers. Incontriamo 500 emozioni diverse, tutte spinte al massimo o al limite. La spensieratezza di Marco e Arianna, la goliardia di Makoto, la caparbietà di Andrea Gallo, la finta fragilità di Jeri da Singapore! Incontrare tutte queste anime erranti. Incontrare i loro sorrisi, il loro stupore, il loro amore. Che opportunità poterli guardare in viso, parlare con loro non aspettandoli ma andando loro incontro, condividendo parte della loro fatica, comprendendo la loro motivazione. Solo così abbiamo visto la forza di un movimento come quello del trail, la sua potenza!

112


Jeri Chua from Singapore

Di Max Russo

Siamo tra il Miserin ed il Dondena, una ragazza arriva sola, è orientale. Di solito in questa parte del gruppo e della gara i concorrenti sono almeno in coppie piu’ o meno improvvisate. Lei viaggia da sola, minuta, sorridente e non pare neppure troppo stanca, la saluto e la incoraggio mentre la fotografo, lei mi ringrazia e si mette in posa, poi mi saluta e se ne va. Finisce il Tor, finisce l’IncontroTor e si torna a casa; mentre ripercorro quei giorni e riguardo le foto mi fermo su quelle della piccola orientale che avevo incontrato quando le mancavano ancora 210 chilometri alla fine. Vorrei mandarle qualche scatto e così cerco la classifica, trovo il suo nome e vedo che ha portato a termine la sua impresa. Potenza dei social network, cerco Jeri Chua, la trovo e le chiedo l’amicizia, così potrò postare le foto sul suo profilo. Dopo pochi minuti lei accetta la mia richiesta, posto le foto con un messaggio di saluto e i complimenti, ai quali segue un suo messaggio di ringraziamento. Come capita quando fai nuove amicizie su FB sono incuriosito, vedo che Jeri e’ di Singapore, e dalle foto vedo che si occupa di moda; credo di capire sia una buyer, abituata a viaggiare per lavoro un pò ovunque. Nelle sue foto fatico a riconoscere quella figura sorridente, tecnicamente abbigliata e appena uscita dalla seconda delle sei notti che poi affronterà nel suo viaggio valdostano. La vedo sempre sorridente in foto con Frida Giannini di Gucci o con altri nomi della moda; la vedo indossare capi e scarpe fashion, quasi una versione orientale di Sex and the City, e mi rendo conto di quanto, e in così poco tempo, il Tor sia riuscito ad entrare profondamente nell’immaginario collettivo dei trail runner di tutto il mondo. 113


Arriviamo a Cogne pieni di energia, dove il Tor sta già sfiorendo. Abbiamo incontrato le “scope”. La base vita sotto al Gran Paradiso sta salutando gli ultimi arrivi degli eliminati mentre viene smontata. Piano piano il silenzio riguadagna il suo spazio. Riconquista la Vallèe!

PENSIERO/CRONACA - Ore 11.00 – Noi siamo a Cogne – Iker è a Cuney - Claude Denaix è al Sogno.....l’abbiamo incontrato, ma non potevamo sapere che sarebbe stato l’ultimo dei viaggiatori di quest’anno. Luca e Max partono da Cogne. Soli. Solo orme sui sentieri, piccoli segni del passaggio di centinaia di atleti. La Vellèe e la sua natura selvaggia riemergono e si riappropriano dei loro spazi che hanno concesso in comodato d’uso gratuito ai loro figli prediletti. Scavalcano il Loson e si danno il cambio con Max e Stefano ad Eaux Rousses. Loro proseguono fino a Val Grisa, dove in piena notte Carmela ha raggiunto il camperredazione ed è pronta a partire con Andrea verso La Thuile. PENSIERO/CRONACA - Ore 4.00 – Noi siamo a Val Grisanche – Iker sta già salendo verso la fatidica targa gialla: Il Malatrà! - Claude Denaix è al Vargno

114


Andrea e Carmela arrivano entusiasti a La Thuile alle 12.00. Non sanno che Iker è già sotto la doccia.....da tre ore! Il suo Tor da record è durato 70 ore e 4 minuti!

115


Ultima staffetta anche per noi, con un’amica: Simona. E’ lei che tirerà il collo al sottoscritto fino a raggiungere l’ultimo passaggio in quota: Il Col D’Arp. Quello su cui circa 70 ore fa regnavano confusione, urla, tifo, elicotteri, runners. Ora è il nulla, il magnifico nulla che ogni alpinista, 116

trailers, trekker, climber, fungaiolo, fotografo, forestale ama e cerca senza sosta. Il nulla più ricco di emozione che esista. Le Alpi, le nostre montagne, i Giganti della Vallèe! PENSIERO/CRONACA - Ore 16.00 – Noi siamo a Courmayeur dopo 78 ore di folli corse e incontri– Iker sta già festeggiando il raggiungimento del suo target - A Claude Denaix mancano ancora 72 ore di viaggio prima di arrivare – Migliaia di trailers al mondo sono già in attesa del Tor 2015


IL TOR IN ROSA Di Luca Revelli

Il Tor è considerata la gara più dura al mondo, una competizione riservata a supereroi con muscoli d’acciaio, quasi magici. E allora cosa ci fanno tante piccole esili donne iscritte con mesi di anticipo? Come mai la bellezza femminile viene prepotentemente alla ribalta lungo la linea

della partenza? Per quale strana alchimia la percentuale di “Finisher” al femminile è nettamente superiore a quella maschile? Non vogliamo dare qui delle risposte ma semplicemente provare a raccontare qualche aneddoto per far capire meglio cos’è il “girl power” al Tor e quanto sia determinante in ogni sua singola sfaccettatura. Innanzitutto la grande macchina organizzatrice guidata da Alessandra Nicoletti, che con la sua determinazione probabilmente potrebbe finirne 2 di Tor… Poi ci sono i volontari, che per quanto mi è sembrato di capire e osservare sono soprattutto volontarie!! La fetta più importante e mediaticamente più in evidenza però sono ovviamente le atlete, ognuna con la sua storia, ognuna con le sue problematiche, ma tutte inesorabilmente e testardamente finisher!!

Francesca Canepa Francesca Canepa è valdostana, è la vincitrice dell’anno passato, pesa 45 kg, è all’apparenza timida, riservata. Al Tor tutti la cercano, tutti la vogliono: giornalisti, atleti e amici la caricano di responsabilità. Lei, dietro i suoi occhiali usati come scudo per proteggersi dagli assalti, è visibilmente tesa, quasi scocciata. Ci incontriamo, ci guardiamo negli occhi per qualche secondo…“Francesca io non dico niente”, lei annuisce e si lascia scappare un piccolo sorriso, il primo della giornata. Incontro Francesca a Donnas, circa metà gara, la vedo stanca ma con uno sguardo diverso, la fatica e il sonno le segnano il viso, ma la tensione sembra svanita. La gara è il suo mondo, in essa ritrova tutte le sue certezze e nonostante la sfida con la spagnola sia tutt’altro che risolta, lei è pienamente cosciente dei suoi mezzi. Mentre un fisioterapista le sistema le fasciature alle caviglie, lei prova a chiudere gli occhi. Poco prima della sua ripartenza mi siedo in silenzio al suo fianco, a pochi metri è appena arrivata Nerea, lei non

se ne cura e mi racconta come sta andando la sua gara e cosa prevede di fare. Rivedo Francesca la mattina successiva il suo arrivo, passeggia serenamente per Courmayeur, la sua mimica facciale non regala mai grossi sorrisi, il suo modo serio e distaccato di raccontarsi la rende terribilmente “prefessorina”, ma agli osservatori più attenti anche terribilmente attraente. Ha appena vinto per la seconda volta consecutiva il Tor, come solo un’altra donna è riuscita a fare, Anne Marie Gross, nelle prime 2 edizioni, anche in questo caso la determinazione è “rosa”. Lorenza Bernardi Di tutte le donne presenti al via di questo Tor è lei l’unica “campionessa mondiale”: il titolo è stato ottenuto in età adolescenziale e in una disciplina, il Karate, non esattamente attinente all’endurance trail, ma sono sicuro che i lettori non si soffermeranno su certi ininfluenti dettagli… Lorenza è l’immagine solare del Tor, bellezza e femminilità nascondono forza e tenacia. Tra tutte le atlete incontrate e intervistate è l’unica ad ammettere candidamente di non aver avuto un momento particolare da ricordare, forse in certi frangenti avrebbe preferito qualche allucinazione invece degli infiniti tornanti del Col Loson, ma anche

117


in questo caso dettagli trascurabili. Lorenza ha concluso il Tor in 146 ore, con la tipica astuzia tutta femminile ha programmato il suo arrivo all’ora degli aperitivi, in modo da appagare nello stesso momento la sua sete di gloria e di birra! Qualcuno vuole sollevare dubbi in merito alla sua determinazione? Alla domanda lo rifaresti ha prontamente risposto: “anche domani”. Arianna Regis e Federica Boifava La “pin up” dell’endurance trail, sempre sorridente e “in tinta”, per lei la fatica va affrontata con eleganza! Ha avuto la fortuna di correre il Tor al fianco del suo compagno, ma nel momento più difficile, quando la febbre alta stava per costringerla al ritiro, un’altra donna le ha regalato la forza di continuare: sua mamma. Sì in questo Tor le donne si affidano ad altre donne. Come Federica Boifava che con un ginocchio da 118 è stata spronata anch’essa dalla madre. Come Francesca Canepa supportata moralmente da un’altra campionessa come Simona Morbelli.

118

Donne solo donne, sempre donne determinanti in ogni situazione, su tutti i fronti. La moglie di Iker Karrera, timida e silenziosa come il marito ma precisa e sempre presente ad ogni ristoro, commossa all’arrivo del suo campione. La moglie di Oscar Perez, più solare ed espansiva, ma anch’essa puntigliosa e presente ovunque.

La sorella di Franco Collè, che ha sacrificato la sua partecipazione come atleta per assistere il fratello. La compagna di Franco: pronta a mettersi prontamente a disposizione nel momento del bisogno, come a defilarsi umilmente quando non indispensabile.


Regione Valle d'Aosta - Incontro Tor 2013