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Uilcem News – Approfondimenti – 25 Marzo 2010 Mercato del Lavoro - Quadro generale Tra il 1991 e il 1992 l’Italia ha attraversato un periodo di crisi economica che ha ovviamente avuto notevoli ripercussioni sull’assetto occupazionale del nostro paese. La finanziaria Amato del 1993 ha contribuito a risanare il bilancio in modo da dare una spinta allo sviluppo dell’occupazione. In questa situazione hanno avuto un forte incremento i lavori socialmente utili1: i lavoratori che vengono espulsi dal sistema occupazionale, vengono reintegrati dagli enti locali che li impiega in lavori socialmente utili.

Accordi e leggi

Accordi

Il 23 luglio 1993 viene firmato il protocollo, noto anche come Protocollo Ciampi, tra i sindacati Cgil, Cisl e Uil, la Confindustria e il Governo Ciampi sulla politica dei redditi e dell'occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo. La concertazione contemplava un nuovo tipo di contrattazione, con due livelli diversi per tempi e contenuti2 (contratto nazionale e contratto decentrato); incrementi salariali legati, per il secondo livello, alla produttività3; nuove forme di flessibilità4. Il 22 dicembre del 1998 il Governo guidato da Massimo D'Alema, imprese e sindacati raggiunsero l'intesa sul nuovo patto sociale. L'accordo affidò alla concertazione 5il compito di individuare strumenti e misure

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Si definiscono lavori socialmente utili le attivita' che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilita' collettiva, mediante l'utilizzo di particolari categorie di soggetti, alle condizioni contenute nel presente decreto legislativo, compatibilmente con l'equilibrio del locale mercato del lavoro. (Decreto Legislativo 1° dicembre 1997, n. 468) 2

“. Gli assetti contrattuali prevedono: - un contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria; - un secondo livello di contrattazione, aziendale o alternativamente territoriale, laddove previsto, secondo l’attuale prassi,

nell’ambito di specifici settori.” Le erogazioni del livello di contrattazione aziendale sono strettamente correlate ai risultati conseguiti nella realizzazione di programmi, concordati tra le parti, aventi come obiettivo incrementi di produttività, di qualità e altri elementi di competitività di cui le imprese dispongano

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le parti sociali potranno contrattare appositi pacchetti di misure di politica attiva, di flessibilità e di formazione professionale,

con la collaborazione delle Agenzie per l’impiego e delle Regioni. Tali pacchetti potranno prevedere una qualifica di base e la corresponsione di un salario corrispondente alle ore di lavoro prestato, escluse le ore devolute alla formazione;

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…. una nuova fase di concertazione finalizzata a conseguire obiettivi di sviluppo economico e di crescita occupazionale attraverso:

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per abbattere l'inflazione, il riavvio dello sviluppo, nonché l'aumento dell'occupazione. Il patto oltre a inglobare nella concertazione rappresentanze del mondo produttivo prima escluse, concentrò la sua attenzione sullo sviluppo del Mezzogiorno. Nel 2002 fu stipulato dal Governo Berlusconi-bis, da Confindustria, Confesercenti e Lega delle Cooperative e da Cisl, Uil e sindacati autonomi l'accordo denominato "Patto per l'Italia". All'accordo non aderì la Cgil. Il patto riguardava principalmente tre capitoli: Politica dei redditi e di coesione sociale, Stato sociale per il lavoro (welfare to work)6, Investimenti e occupazione nel Mezzogiorno. Oltre a queste tematiche l'accordo prevedeva tre allegati su riforma fiscale, delega al governo per modifica all'art. 18, legge 300/70, e ddl per la modifica di trasferimento di ramo di azienda. •

Leggi sul lavoro

La legge n. 196 del 27 giugno 1997, nota anche con il nome di Pacchetto Treu, ha apportato consistenti modifiche nell’apparato lavorativo italiano, la più importante novità introdotta da questa legge riguarda la legittimazione del lavoro interinale che era in precedenza vietato7. Il lavoro interinale è un tipo di prestazione di carattere temporaneo, questa tipologia di attività si correla al bisogno di flessibilità lavorativa che veniva percepita agli inizi degli anni ’90; prima della legge 196/97, il mercato del lavoro era gestito dal collocamento obbligatorio di natura pubblica, questo monopolio però non era in linea con i dettami europei che vedevano gli uffici di collocamento come imprese soggette agli obblighi di concorrenza. L’istituzione del lavoro interinale risolse la questione, infatti in questo tipo di lavoro gli attori coinvolti sono tre: il lavoratore, l’impresa che richiede il lavoratore nota come impresa utilizzatrice e l’azienda di lavoro interinale, che facendo da intermediaria mette in contatto gli altri due attori. La legge n. 30 del febbraio 2003, nota anche col nome di Legge Biagi, riforma ulteriormente il mercato del lavoro. Alla base di questa nuova riforma, vi è l’idea che una maggiore flessibilità, consenta anche un maggior numero di occupati. La legge Biagi ha infatti introdotto e delineato diverse tipologie di contratti di lavoro, somministrazione, apprendistato, lavoro intermittente, lavoro accessorio, lavoro a progetto. Ha sostituito l’istituto delle agenzie interinali con la nozione di “agenzie di somministrazione”, ha introdotto procedure di certificazione e istituito la Borsa continua nazionale del lavoro, un luogo di incontro tra domanda e offerta accessibile a tutti.

una politica dei redditi orientata alla promozione dell’occupazione e all’allargamento della base produttiva, mediante azioni di intervento coerenti a tutti i livelli di governo (nazionale, regionale,locale); un rafforzamento della concertazione ed un assetto delle regole che assicuri l’autonomia e la responsabilità alle parti sociali nonché garantisca meccanismi procedurali certi e trasparenti; un consolidamento del legame tra variabili di carattere macro-economico, variabili di carattere micro-economico, mercato del lavoro, al fine di garantire processi di sviluppo e di promozione di nuova occupazione anche a livello locale. 6 Con l’espressione “stato sociale per il lavoro” si intendono tutti gli strumenti che sono rivolti a incoraggiare e assistere il cittadino nel suo inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, allo scopo di conseguire gli obiettivi dei Consigli Europei di Lisbona e di Barcellona. 7 Legge 1369 del 1960 “Divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro e nuova disciplina dell'impiego di mano d'opera negli appalti di opere e di servizi”

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Dati occupazionali dal 1993 al 20088 Anno di riferimento 1993 1994 1995 1996 1997 1998(III trim.) 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008

Occupazione (migliaia di persone) 20.476 20.120 20.009 20.008 20.087 20.425

Disoccupazione9(dati percentuali) 10,2 11,3 12,0 12,1 12,3 11,9

22.930 23.393 23.793 24.150 24.256 24.396 24.874 25.183 25.263

10,1 9,1 8,6 8,4 8,0 7,7 6,8 6,2 6,8

30000 25000

22930 20476

20009

20087

1995

1997

23793

24256

2002

2004

25263 24874 25183

20000 15000 10000 5000 0 1993

2000

2006

2008

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Fonti: Banca d’Italia, Appendice al Bollettino Economico n. 58, Ottobre 2009 per i dati dal 2000 al 2008 e n.32, Febbraio 1999 per i dati dal 1993 al 1998. 9 Dati destagionalizzati, tengono conto del diverso numero di giornate lavorative nei diversi anni.

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Come si può notare dai grafici, in seguito all’attuazione delle riforme del lavoro alla fine degli anni ‘90 si è avuto un incremento dell’occupazione con una conseguente diminuzione del tasso di disoccupazione. Negli ultimi due anni, invece in seguito alla crisi che sta colpendo tutti i paesi è possibile rilevare un’inversione di tendenza.

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Rielaborazione del Dossier Paesi dell’ Isfol10. Questo dossier propone un’analisi dei riflessi della crisi sul mercato del lavoro in termini di crescita e occupazione. Temi prioritari per l’Unione Europea riguardano tre ambiti: le risorse finanziarie, le misure a favore dell’occupazione, e le misure per lo sviluppo di nuove competenze. Quadro europeo La crisi economica e la recessione hanno avuto effetti consistenti sulla disoccupazione,per fronteggiare questa situazione il consiglio europeo nel marzo 2009 ha approvato un piano di ripresa economica fornendo indicazioni a livello comunitario. Le misure suggerite riguardano l’aumento di risorse finanziarie a favore delle piccole e medie imprese da parte della banca europea per gli investimenti, il miglioramenti di procedure riguardanti il Fondo Sociale Europeo11 e il Fondo europeo per l’adeguamento alla globalizzazione12. È importante che gli stati europei mettano a frutto gli obiettivi definiti dal programma di Lisbona, che potrebbero dare una risposta efficace alla crisi attuale. Il Consiglio d’Europa ha individuato cinque ambiti prioritari di azione: - Investire sulle persone e modernizzazione dei mercati del lavoro; - Sbloccare il potenziale delle imprese; - Investire in conoscenze e innovazione; - Investire in campo energetico e sui cambiamenti climatici; - Investire nelle questioni internazionali. In linea con le strategie di Lisbona fondate su giustizia sociale e solidarietà,il piano poggia su due obiettivi fondamentali: il primo, a breve termine, riguarda la necessità di rilanciare la domanda per far rinascere la fiducia nelle persone; il secondo vede la necessità di investimenti immediati che promuovano la competitività a lungo termine. Da un punto di vista economico, tra gli strumenti che l’Unione europea mette a disposizione per fronteggiare la crisi ci sono i Fondi strutturali, ed in particolare il FSE, che è predisposto proprio al fine di garantire la riqualificazione delle risorse umane al fine di sostenere strategicamente lo sviluppo di competenze che favoriscano l’inclusione e l’occupabilità.

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Il dossier è consultabile all’indirizzo: http://www.isfol.it/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=391&codi_percorso=51 Il Fondo sociale europeo (FSE), creato nel 1957, è il principale strumento finanziario di cui l'Unione europea si serve per investire nelle persone. Esso sostiene l'occupazione e aiuta i cittadini a potenziare la propria istruzione e le proprie competenze, in modo da accrescere le opportunità di lavoro. Al fine di rispondere alle differenti esigenze, gli Stati membri e le regioni stilano singolarmente i programmi operativi dell'FSE.( Fonte: http://ec.europa.eu/employment_social/esf/index_it.htm) 12 Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEM) ha lo scopo di fornire un sostegno ai lavoratori, principalmente nelle regioni e nei settori svantaggiati dalla loro apertura all’economia globalizzata. Tale fondo ha una dotazione annuale potenziale pari a 500 milioni di euro, destinata al reinserimento professionale dei lavoratori. (Fonte: http://europa.eu/legislation_summaries/employment_and_social_policy/social_agenda/c10155_it.htm) 11

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Italia Tra le misure varate dal governo per fronteggiare la crisi in linea con le direttive comunitarie, vi sono il Decreto legge n.185 del 29.11.2008 convertito in Legge n.2 del 28.01.2009 e il Decreto legge n. 78 del 01.07.2009 contenenti misure straordinarie di intervento per il sostegno alle famiglie, al lavoro, all’occupazione e alle imprese. Misure previdenziali13: cassa integrazione ordinaria e straordinaria, Fondi interprofessionali che mirano a mantenere il posto dei lavoratori nelle piccole imprese che non hanno diritto alla cig, contratto di solidarietà che per evitare il licenziamento prevede la riduzione dell’orario di lavoro e della corrispondente retribuzione. Francia Intende utilizzare il Fse per la promozione di strategie mirate alla flessicurezza14, e all’adattabilità; per sviluppare l’obiettivo dell’occupabilità invece intende promuovere politiche locali e nazionali in tema di formazione, inclusione e occupazione. Misure per fronteggiare la crisi: proteggere l’occupazione attraverso lo sviluppo di attività parziale per evitare i licenziamenti; stimolare la creazione di posti di lavoro esonerando le piccole imprese dal pagamento di contributi per le nuove assunzioni; sostenere l’accesso al lavoro. Per giungere a questi obiettivi si sono adottate diverse misure tra cui: Un fondo di investimento sociale15; La nascita del Pôle Emploi,16: servizio pubblico per l’occupazione; Varie forme di protezione diretta per l’occupazione Creazione del Reddito per la solidarietà attiva L’attività parziale è una risorsa finalizzata a evitare i licenziamenti nelle imprese con particolari difficoltà, durante il periodo di attività parziale il lavoratore ha la possibilità di partecipare ad attività formative,

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Per un quadro più dettagliato delle misure previdenziali adottate in Italia si veda avanti. E' un modello di welfare, elaborato in Danimarca, che coniuga flessibilità e sicurezza. Mira a rendere il mercato del lavoro flessibile, assicurando al contempo una forte protezione sociale (con un solido sistema degli ammortizzatori sociali).( fonte: http://www.isfol.it/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=F&codi_termine=552) 15 (importo tra 2,5 e 3 miliardi di euro di cui la metà a carico dello Stato) per coordinare gli sforzi in materia di occupazione e di formazione professionale e di consolidare diverse fonti di finanziamento (dello Stato e dei partner sociali). Il Fondo sarà diretto da una cellula di controllo che riunisce soggetti statali e partner ciascuno dei quali conserverà la piena responsabilità dei suoi finanziamenti. L’obiettivo principale, attraverso il ricorso alla formazione professionale quale elemento di sicurezza e risposta congiunturale alla crisi, sarà di finanziare i ricorsi all’“attività parziale”, sempre preferibili al licenziamento economico, migliorando i redditi dei lavoratori coinvolti offrendo in parallelo un’attività di formazione. Con tale Fondo saranno finanziati anche i sussidi di 500 euro in favore di lavoratori precari che non hanno acquisito il diritto all’indennità di disoccupazione. Altri obiettivi del Fondo: rafforzare l’accompagnamento dei dipendenti licenziati, attraverso il contratto di transizione professionale e la convenzione di reinserimento personalizzata, partecipare alla formazione dei disoccupati iscritti al Pôle Emploi e al mantenimento del sussidio durante lunghi periodi di formazione. 16 nato dalla fusione dall’ Unione nazionale interprofessionale per il Lavoro nell’Industria e nel commercio – che aveva in carico la gestione delle indennità di disoccupazione per i disoccupati e dall’ Agenzia Nazionale per il Lavoro. In tal modo, una sola istituzione è incaricata di assolvere ai compiti dei due precedenti organismi, ovvero erogare i sussidi di disoccupazione agli aventi diritto e aiutare i disoccupati a reinserirsi. 14

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l’obiettivo è infatti quello di utilizzare strategicamente i periodi di attività minore al fine di una riqualificazione della risorsa umana. Al datore di lavoro che applica questo provvedimento viene corrisposta un’allocazione di disoccupazione parziale finanziata dallo Stato per ogni ora di lavoro persa, in modo che i dipendenti non debbano perdere il posto di lavoro nonostante l’attività produttiva sia ridotta. La realizzazione dell’attività parziale può avvenire in diverse forme di contratti a seconda delle caratteristiche dell’impresa: -

Il Contratto di transizione professionale (CTP) interessa i salariati che vengono licenziati per motivi economici da imprese con meno di 1.000 dipendenti e in quelle in riassetto o liquidazione giudiziaria. Il contratto, stipulato tra il dipendente, l’ex-datore di lavoro e Pôle Emploi , non richiede né anzianità nell’impresa né l’esistenza di diritti acquisiti per l’erogazione di sussidi di disoccupazione e ha una validità massima di 12 mesi. In questo periodo il beneficiario segue corsi di formazione e riceve un assegno di transizione professionale pari all’80% del salario medio lordo percepito nel corso degli ultimi 12 mesi precedenti la risoluzione del contratto. Questa tipologia di contratto consente di riprendere un lavoro retribuito a medio termine senza perdere comunque il diritto al dispositivo. Per il 2009 il Governo ha esteso il numero dei settori occupazionali interessati dai contratti di transizione professionale.

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La Convenzione di reinserimento personalizzata (CRP) è diretta ai salariati licenziati per motivi economici nelle imprese con meno di 1.000 dipendenti e in quelle in riassetto o liquidazione giudiziaria. Tutti i dipendenti licenziati con 2 anni di anzianità possono indirizzarsi verso questa scelta. I beneficiari, durante la durata della Convenzione (che può arrivare al massimo a 12 mesi) percepiscono un sussidio specifico di reinserimento il cui importo è calcolato sulla base del salario medio lordo degli ultimi 12 mesi (circa l’80% nei primi 8 mesi e il 70% per i restanti 4 mesi). Il beneficiario può seguire dei corsi di formazione che favoriscano il suo reinserimento nel mercato del lavoro sotto la guida di un referente del Pôle Emploi. Se durante il periodo in cui beneficia della Convenzione, il soggetto riprende un lavoro meno remunerato del precedente, riceve un’indennità differenziale di reinserimento.

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Il sussidio di ritorno al lavoro (ARE) applicabile in determinate condizioni e indirizzato a persone disoccupate,è un reddito sostitutivo corrisposto da Pôle Emploi. L’ARE viene versato per una durata di tempo variabile in relazione all’età, alla durata dell’iscrizione al sussidio di disoccupazione e alla data di fine contratto di lavoro. L’importo dell’ARE è calcolato a partire dal salario giornaliero di riferimento del beneficiario con alcune regole specifiche per certe professioni. Per evitare che il sussidio venga ridotto o sospeso, il beneficiario deve impegnarsi nella ricerca di un lavoro. Le persone senza lavoro che non beneficiano dell’ARE possono, a certe condizioni, essere indennizzate dallo Stato secondo un regime di solidarietà con altri dispositivi: sussidio temporaneo di attesa o sussidio di solidarietà specifica

Germania

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Tra le misure adottate in Germania troviamo il lavoro a orario ridotto che permette di ridurre l’orario di lavoro e la rispettiva retribuzione dei dipendenti, l’adozione di questo ammortizzatore sociale ha fatto sì che le cifre della disoccupazione non fossero elevate come ci si potesse aspettare. Per adottare tale sistema inizialmente dovevano essere presenti quali requisiti: - la circostanza in cui la perdita di lavoro causasse una perdita di guadagni per almeno un terzo del personale - la presenza di particolari circostanze economiche,ammontando al 60 o 67% (capofamiglia con figlio) del salario netto perso, per ottenere un’indennità temporanea Tali misure possono essere erogate fino a sei mesi,anche se in circostanze particolari possono essere previsti ampliamenti di tempo. Successivamente è stato introdotto un ulteriore requisito: la necessità di formazione, nel periodo di riduzione di orario di lavoro. Nel marzo 2009, il governo ha varato un secondo pacchetto anticrisi, in cui vengono rivisti i requisiti necessari, ampliando la base del campo di applicazione del provvedimento, in questo modo: -

mentre di norma, per il lavoro a orario ridotto i contributi previdenziali devono essere versati interamente dal datore di lavoro, le norme anticrisi prevedono che l’Agenzia Federale per l’impiego ne rimborsi la metà per i primi sei mesi e, successivamente, la totalità (misura applicabile fino alla fine del 2010); in aggiunta a ciò , all’inizio di maggio il Governo Federale ha stabilito inoltre che fino al 31 dicembre 2010 il rimborso totale di contributi sia erogato già dal primo mese; - viene sospeso il requisito minimo per cui almeno 1/3 del personale deve aver subito una perdita di retribuzione: per applicare il regime a orario ridotto è sufficiente dimostrare che la perdita di retribuzione è maggiore del 10%; - i fondi per i lavoratori a orario ridotto possono essere richiesti senza limiti, e sono stati estesi anche ai lavoratori interinali e agli occupati a tempo determinato; - vengono promosse misure di formazione continua per gli occupati durante il lavoro a orario ridotto.

Irlanda In seguito alla crisi, il governo irlandese ha dovuto affrontare il seguente scenario: uno straordinario tasso disoccupazione soprattutto nel settore delle costruzioni; una forte crisi finanziaria causata dalla mancanza di liquidità delle banche; il crollo dei consumi derivante dalla scarsa capacità di spesa della popolazione. In questo contesto il governo ha evidenziato quali priorità: evitare il più possibile che le persone fuoriescano dal mercato del lavoro incrementando l’upskilling17; investire in formazione per riqualificare la manodopera in vista di una maggiore competitività.

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Accrescimento della qualificazione.

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Le strategie contro la disoccupazione vedono coinvolti insieme il Ministero del Lavoro e il Ministero degli Affari sociali e della Famiglia , il Ministero dell’Istruzione, l’obiettivo è quello di evitare che la gente perda il posto di lavoro, attivando misure che prevedano la riduzione dell’orario o dei giorni lavorativi; questa soluzione “peserebbe” di meno sulle casse dello Stato perché prevede un ridotto ricorso ai sussidi di disoccupazione e avrebbe effetti meno negativi anche in termini sociali. Un’altra misura adottata dal governo irlandese, prevede che il Fondo nazionale per la formazione18, prima destinato a promuovere interventi formativi per i soli lavoratori occupati, oggi venga impiegato prioritariamente per i disoccupati ; per i lavoratori impiegati nel settore dell’edilizia è stato introdotto un bonus formativo per incentivare la riqualificazione nel campo dell’edilizia ecosostenibile. Per i lavoratori a tempo ridotto sono previsti corsi di formazione di due giorni alla settimana, in modo che le persone impiegate solo tre giorni a settimana, possano dedicare le giornate di inattività alla propria riqualificazione. Paesi Bassi Sebbene siano forti di un’economia solida e di un alto livello occupazionale, le conseguenze della crisi hanno avuto ripercussioni anche nei Paesi Bassi. In questa circostanza le misure del governo, si sono concentrate nell’attivazione dei gruppi esclusi o espulsi,questo sistema che mira all’inclusione cerca di reinserire l’individui in dinamiche attive anziché affidarlo a politiche assistenzialistiche. La riorganizzazione dell’orario del lavoro, è una prassi consolidata nel sistema dei Paesi Bassi, tale sistema è stato pianificato attraverso concertazione nazionale e aziendale, questa prassi ha stimolato un approccio positivo sia per le imprese che tendono a evitare i licenziamenti, sia per i lavoratori che preferiscono le dinamiche di mobilità che una tutela salariale improduttiva . La riduzione dell’orario di lavoro, è volta a supportare le imprese che avevano avuto un calo della domanda di almeno il 30% negli ultimi due mesi e avevano bisogno di ridistribuire la forza lavoro, così, attraverso tale incentivo integrato con azioni formative si è inteso lasciare invariata, nelle imprese, la struttura delle risorse umane nel breve periodo, evitando potenziali rischi e costi elevati nel medio lungo periodo. I Mobility Center sono stati attivati nelle aree ad alto tasso di licenziamento; evitando gravi situazioni di espulsione e riduzione dell’occupazione; questi Centri di Mobilità offrono servizi per prevenire la disoccupazione e provuono la formazione e la mobilità territoriale per favorire l’occupabilità. Lo Short Time Working Agreement, l’orario lavorativo ridotto è uno strumento già utilizzato nelle politiche di lavoro dei Paesi Bassi, che in seguito all’attuale crisi ha visto estendere il proprio campo di applicazione. Questo provvedimento viene agito sotto forma di accordo tra azienda e parti sociali autorizzato dal Ministero del Lavoro, questi accordi durano sei mesi e possono essere rinnovati solo una volta. Tale impostazione sottolinea l’impostazione nazionale verso politiche attive anziché forme previdenziali a sostegno di passive tutele sociali. Nel 2009, tra le misure anticrisi sono state previste delle misure relative alla riorganizzazione dei tempi di lavoro che prevedano la possibilità di trasformare il tempo indeterminato in part-time fino alla fine del periodo di misure di sostegno. 18

Questo fondo è costituito dal 7% di trattenute in busta paga.

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Anche qui il tempo di non lavoro viene impiegato in attività di formazione finanziate dallo Stato. Spagna L’economia spagnola fortemente basata sul settore delle costruzioni, ha avuto proprio in questo ambito le ricadute più pesanti della crisi, il settore dei servizi non ne risente invece molto e “ammortizza” la situazione globale. In questa situazione il governo spagnolo si pone come obiettivo quello di sviluppare interventi che rendano l’economia del paese meno dipendente dal settore delle costruzioni, investendo anche sulle energie rinnovabili e sull’ambiente: la realizzazione di un tale progetto passa evidentemente attraverso un forte ricorso a interventi formativi. Tra le misure adottate per rilanciare l’occupazione vi è la creazione di due fondi: il Fondo per le autorità locali e il Fondo speciale per la promozione dell’economia e del lavoro, questi fondi prevedono un finanziamento agli appalti per opere pubbliche che dovrebbero creare nuovi posti di lavoro. Il fondo statale di inversione locale, invece fornisce finanziamenti per opere pubbliche di nuova progettazione ed esecuzione immediata in ambito locale. Tra le altre misure troviamo lo stanziamento di un bonus annuo di 1500€ per i lavoratori disoccupati con figli a carico, questo bonus verrà assegnato alle aziende per ogni lavoratore disoccupato e con carichi familiari che verrà assunto a tempo indeterminato. È previsto un altro bonus che prevede che le aziende che assumano a tempo indeterminato un lavoratore che percepiva un sussidio di disoccupazione, potranno beneficiare del 100% della quota aziendale previdenziale.

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Ammortizzatori sociali

Cassa integrazione guadagni La cassa integrazione guadagni è stata istituita nel 1945 con il Decreto Legislativo Luogoteneziale del 9 novembre, n. 788, successivamente la base delle persone che potevano beneficiare di tali integrazioni è stata ampliata e modificata. È uno strumento che sostituisce o integra la retribuzione di lavoratori sospesi o che lavorano con orario ridotto, a causa di difficoltà produttive nella propria azienda,in questo modo le imprese sono sollevate dal sostenere costi della manodopera inutilizzata evitando al tempo stesso di ricorrere ai licenziamenti. • Cassa integrazione guadagni ordinaria La cassa integrazione ordinaria riguarda situazioni in cui la sospensione o il rallentamento dell’attività produttiva sono riconducibili a cause temporanee e si ritiene certa la ripresa dell’attività produttiva. Questo strumento è finanziato dal datore di lavoro con un contributo fisso. Hanno diritto a questa integrazione salariale il lavoratori appartenenti a determinate categorie e che siano impiegati in settori specifici19. Trattamenti specifici sono previsti per i settori edili che sono caratterizzati da una diversa organizzazione del lavoro. L’integrazione salariale di questo tipo può essere erogata per un periodo massimo di tre mesi che in casi eccezionali può essere prorogato ad un massimo di dodici mesi; nel caso in cui un’azienda decida disporne per periodi non continuativi, l’integrazione può coprire un massimo di 52 settimane in due anni. • Cassa integrazione guadagni straordinaria Si fa ricorso alla cassa integrazione straordinaria in caso di crisi aziendali o ristrutturazioni e riorganizzazioni,può essere erogata per un periodo di tempo superiore rispetto quella ordinaria e in virtù della gravità della situazione che contempla, prevede che oltre al contributo del datore di lavoro vi sia anche un intervento da parte dello Stato. Affinché venga concessa questa tipologia di integrazione salariale, i requisiti necessari sono: • l’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente, con un’anzianità di servizio di almeno 90 giorni; • la sospensione dal lavoro o la riduzione dell’orario per le cause individuate dalla legge; • la perdita o la riduzione della retribuzione;

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La CIG è prevista per il settore industriale, per le lavorazioni accessorie non industriale connesse direttamente con le attività aziendali, per le società cooperative che svolgono attività simili a quelle industriali. Non rientrano nel campo di intervento della CIG ordinaria le aziende: artigiane, del terziario, del credito e assicurazioni, agricole, della piccola pesca e pesca industriale, armatoriali di navigazione, ferroviarie, tranviarie, di navigazione interna, dello spettacolo, esercenti autoservizi di pubblica linea, cooperative di trasporto e facchinaggio, le compagnie e i gruppi portuali. Per i soci e i dipendenti delle cooperative destinatarie della CIG, il beneficio è escluso per le seguenti categorie: apprendisti, dirigenti, somministrati, distaccati preso un’altra azienda destinataria del trattamento, lavoratori a domicilio, autisti del datore di lavoro e del suo nucleo familiare. (fonte: Pietro Manzari, a cura di Ammortizzatori sociali. La guida per il loro utilizzo. Fondazione Studi Consulenti del Lavoro )

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• la previsione di ripresa dell’attività lavorativa. L’intervento non può essere richiesto per i casi in cui sia già stato richiesto l’intervento ordinario. Il provvedimento di concessione dell’integrazione salariale viene approvato da Ministero del Lavoro. La cassa integrazione straordinaria, può essere concessa per un tempo massimo di uno o due anni a seconda della natura della causa che spinge l’azienda a farne richiesta, in ogni caso la durata dell’integrazione straordinaria non può superare i 36 mesi nell’arco di 5 anni. Mobilità L’impresa che non riesce a reimpiegare tutti i lavoratori sospesi e a trovare altre misure, può decidere di avviare la procedura di mobilità ai sensi dell’art. 4 della Legge 223/91. Sempre ai sensi di tale legge, la scelta dei lavoratori da collocare in mobilità deve tener conto di determinati criteri previsti dai contratti collettivi stipulati con i sindacati, oppure dei criteri esplicitati nel comma 1 dell’art. 5.20 Il comma 4 dell’art.5 esplicita gli obblighi di pagamento21, che l’impresa è tenuta a mantenere con la “gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali22”. Il lavoratori posti in mobilità vengono inseriti in una lista ad opera dell’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione, nella compilazione di tale lista vengono tenute in considerazione le caratteristiche di ogni singolo lavoratore in termini di professionalità, preferenze rispetto a mansioni diverse dalla precedente, disponibilità a trasferirsi, ecc23. Tali liste vengono approvate dalla Commissione regionale per l’impiego che provvede anche ad iniziative a favore dei lavoratori in mobilità, quali: a) assumere ogni iniziativa utile a favorire il reimpiego dei lavoratori iscritti nella lista di mobilità, in collaborazione con l'Agenzia per l'impiego; b) proporre l'organizzazione, da parte delle Regioni, di corsi di qualificazione e di riqualificazione professionale che, tenuto conto del livello di professionalità dei lavoratori in mobilità, siano finalizzati ad agevolarne il reimpiego; i lavoratori interessati sono tenuti a parteciparvi quando le Commissioni regionali ne dispongano l'avviamento; c) promuovere le iniziative di cui al comma 4; d) determinare gli ambiti circoscrizionali ai fini dell'avviamento dei lavoratori in mobilità24.

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L'individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità deve avvenire, in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati di cui all'art. 4, comma 2, ovvero in mancanza di questi contratti, nel rispetto dei seguenti criteri, in concorso tra loro: a) carichi di famiglia; b) anzianità; c) esigenze tecnico-produttive ed organizzative. 21 Per ciascun lavoratore posto in mobilità l'impresa è tenuta a versare (…) in trenta rate mensili, una somma pari a sei volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al lavoratore. Tale somma è ridotta alla metà quando la dichiarazione di eccedenza del personale di cui all'art. 4, comma 9, abbia formato oggetto di accordo sindacale. 22 Divisione istituita presso l’ INPS, ad opera dell’art.37 della Legge n.88 del 9 marzo 1989 23 v. art.6 comma 1 L. 223/91 24 v. art.6 comma 2 L. 223/91

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I lavoratori posti in mobilità, rientrano nei soggetti indicati dall’art.14, comma 1, lettera a), della legge del 27 febbraio 1985, n.49, pertanto le cooperative appartenenti al settore di produzione e lavoro che (…) siano costituite anche da questa tipologia di lavoratori, hanno diritto a beneficiare del Fondo speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli di occupazione. Un lavoratore può essere cancellato dalle liste di mobilità nel caso in cui25: a) rifiuti di essere avviato ad un corso di formazione professionale autorizzato dalla Regione o non lo frequenti regolarmente; b) non accetti l'offerta di un lavoro che sia professionalmente equivalente ovvero, in mancanza di questo, che presenti omogeneità anche intercategoriale e che, avendo riguardo ai contratti collettivi nazionali di lavoro, sia inquadrato in un livello retributivo non inferiore del dieci per cento rispetto a quello delle mansioni di provenienza; c) non accetti, in mancanza di un lavoro avente le caratteristiche di cui alla lettera b), di essere impiegato in opere o servizi di pubblica utilità ai sensi dell'art. 6, comma 426; d) non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione alla competente sede dell'INPS del lavoro prestato ai sensi dell'art. 8, comma 627. Il lavoratore può inoltre essere cancellato qualora si verificasse qualcuna delle seguenti situazioni28: a) sia stato assunto con contratto a tempo pieno ed indeterminato; b) si sia avvalso della facoltà di percepire in un'unica soluzione l'indennità di mobilità; c) sia scaduto il periodo di godimento dei trattamenti e delle indennità di cui agli articoli 7, 11, comma 2, e 16.

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v. art.9 comma 1 L. 223/91 Su richiesta delle amministrazioni pubbliche la Commissione regionale per l'impiego può disporre l'utilizzo temporaneo dei lavoratori iscritti nella lista di mobilità in opere o servizi di pubblica utilità, ai sensi dell'art. 1-bis del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 1981, n. 390, modificato dall'art. 8 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e dal decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160. Il secondo comma del citato art. 1-bis non si applica nei casi in cui l'amministrazione pubblica interessata utilizzi i lavoratori per un numero di ore ridotto e proporzionato ad una somma corrispondente al trattamento di mobilità spettante al lavoratore ridotta del venti per cento. 27 Il lavoratore in mobilità ha facoltà di svolgere attività di lavoro subordinato, a tempo parziale, ovvero a tempo determinato, mantenendo l'iscrizione nella lista. 28 v art.9 comma 6 L. 223/91 26

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Fonti Pietro Manzari, a cura di Ammortizzatori sociali. La guida per il loro utilizzo. Fondazione Studi Consulenti del Lavoro www.isfol.it www.wikipedia.org www.servizilavoro.it www.parlamento.it www.senato.it www.camera.it www.bancaditalia.it www.inps.it http://europa.eu Motori di ricerca www.google.it www.yahoo.it

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