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Uilcem News – Approfondimenti – Aprile 2010 Esternalizzazioni e trasferimento ramo d’ azienda Cenni storici Intorno agli anni ’70 le attività interessate dai processi di esternalizzazione erano soprattutto quelle a basso valore aggiunto per l’impresa che non risultassero cruciali, nel processo produttivo. Questi processi avvenivano soprattutto all’interno del settore manifatturiero per garantire una maggiore flessibilità organizzativa e produttiva, per neutralizzare o comunque ridurre le ricadute che le lotte dell’ “autunno caldo” del 1969 avevano avuto sulla crescita dei salari e sul controllo organizzazione del lavoro. In questa circostanza il rapporto tra le aziende si concretizzava nel seguente modo: una eseguiva la lavorazione mettendo a disposizione le proprie strutture in termini di macchinari, impianti e professionalità; l’altra (definita committente) forniva materie prime e sostenendo i costi ripagati dai minori rischi di mercato. In questo contesto il vecchio modello fordista viene meno : si generano imprese autonome che non necessitano più della tutela del committente e talvolta confluiscono in distretti industriali1. Nel periodo successivo, intorno agli anni ’80-‘90 i processi di esternalizzazione avvengono attraverso la scomposizione del ciclo produttivo, soprattutto nelle aziende molto esposte alla globalizzazione dei mercati (in maniera particolare nel settore manifatturiero). In questo periodo seguendo il modello giapponese si sviluppa la filosofia produttiva denominata Toyotismo2 che mira al modello di fabbrica integrata e alla qualità totale modificando le condizioni di tecnico-organizzative e introducendo l’idea di produzione snella. Il raggiungimento della qualità è ricercato modificando l’organizzazione produttiva che prevede la produzione in piccoli lotti in modo da curare con maggior attenzione la qualità: le azioni produttive vengono così sincronizzate, e i tempi morti e gli sprechi ridotti.

La fabbrica integrata assume una dimensione territoriale caratterizzandosi come un reticolo di imprese autonome di alta qualità che vivono in “osmosi” con la grande impresa. In questa situazione i rapporti tra le imprese assumono caratteristiche nuove: si riducono i livelli gerarchici, vengono valorizzate le attività “core” e viene ridefinita la quantità e la qualità delle attività produttive esterne. Con questa impostazione le imprese adottano nei confronti dei lavoratori meno tutele e minori salari.

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Si definiscono distretti industriali le aree territoriali locali caratterizzate da elevata concentrazione di piccole imprese, con particolare riferimento al rapporto tra la presenza delle imprese e la popolazione residente nonché alla specializzazione produttiva dell'insieme delle imprese. (legge 317/91)

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Toyotismo, è un metodo di organizzazione della produzione derivato da una filosofia diversa e per alcuni aspetti alternativa alla produzione di massa, ovvero alla produzione in serie e spesso su larga scala basata sulla catena di montaggio di Henry Ford.(wikipedia)


Negli ultimi anni si è verificato un notevole cambiamento dello scenario lavorativo: si riscontra infatti un decremento delle produzioni legate al settore industriale e una conseguente crescita dl settore terziario, così gran parte dei processi di esternalizzazione interessa anche l’area dei Servizi. Il ricorso da parte delle imprese ai processi di esternalizzazione ha avuto diverse connotazioni e diverso valore nel tempo: infatti in un primo periodo ha contribuito alla crescita e allo sviluppo dell’imprenditoria, infatti molte aziende nate come subfornitrici si sono evolute nel tempo; successivamente la delocalizzazione che ne è conseguita ha ridisegnato le aree del paese: dove prima c’erano aggregati industriali che garantivano il salario a molte persone, ora si trovano aree deindustrializzate e il salario è spesso sostituito da ammortizzatori sociali. La società attuale La società attuale può essere efficacemente descritta attraverso la metafora utilizzata d a Bauman, di società liquida, in questa società non esistono più confini rigidi e impostazioni definitive del lavoro, la flessibilità è alla base di ogni realtà lavorativa come anche la necessità di riorganizzarsi continuamente. È appunto la fine della rigidità fordista che ha portato due effetti: le società contemporanee rimangono incerte perché non vi sono più punti di riferimento, e lo spirito individualistico si riflette nella fruizione dei consumi che risultano essere sempre meno omologati e più personalizzati. La domanda diventa complessa e il ciclo di vita del prodotto dura meno: le imprese cercano nuove soluzioni in grado di rispondere alla domanda senza compromettere la propria solidità economica. Per ovviare a questa situazione, le imprese possono agire in due differenti modi: -

rendere flessibile le prestazioni di lavoro abbassando conseguentemente i salari in modo da garantire la costante innovazione del prodotto;

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ricorrere a processi di esternalizzazione.

Seguendo la seconda via si decide di concentrarsi maggiormente sulle proprie competenze di base che rappresentano il differenziale competitivo rispetto alla concorrenza, assegnando a fornitori esterni la gestione operativa di una o più funzioni. La segmentazione produttiva comporta una profonda trasformazione nel modello d’impresa: da struttura che organizza e gestisce i fattori produttivi a luogo di elaborazione di conoscenze e assemblaggio di attività realizzate da altri; da sistema produttivo in cui beni e servizi si producono all’interno ad un a nuova organizzazione in cui più imprese si fanno carico della produzione di un bene. Questa nuova impostazione ha conseguenze sia sull’organizzazione del lavoro sia sul modo in cui l’impresa si posiziona sul mercato: questa nuova struttura organizzativa deve essere centrata sulle tecnologie informatiche e sull’elaborazione delle conoscenze per sviluppare una nuova tipologia di azienda. Nasce così l’impresa a Rete3: finalizzata alla gestione delle conoscenze anziché alla semplice produzione di beni, fondamentale in questo tipo di impresa sono le competenze gestionali e organizzative che servono a coordinare gli altri in maniera efficace al fine di ridurre i costi diretti.

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I principi su cui si basa l’impresa a rete sono: • Centralità dei processi governati da strutture


La rinegoziazione contrattuale fa in modo di avere i fattori produttivi a costi (interni) minori. I costi interni in un’azienda crescono a seguito delle tutele legali e contrattuali che riducono il potere imprenditoriale sulla forza lavoro; di conseguenza per l’impresa procurare lavoro attraverso imprese esterne è vantaggioso, in quanto: riduce i costi, diminuisce le complicazioni giuridico-formali e consente allo stesso tempo di ottenere gli stessi prodotti. Le imprese sono così, indipendenti da un punto di vista giuridico (vicine alla logica di mercato) e allo stesso tempo sono dipendenti dal punto di vista economico (non distanti dal modello gerarchico). Perché si esternalizza? Gli obiettivi che le imprese cercano di raggiungere esternalizzando alcune funzioni, sono: - possibilità di concentrarsi maggiormente sul proprio business; - riduzione dei costi operativi; - aumento di produttività ed efficienza; - possibilità di liberare risorse interne da impegnare per realizzare altri obiettivi; - trasformare costi fissi in costi variabili.

flessibili • Carattere strategico delle competenze di controllo e di sviluppo dei processi • Organizzare oltre i confini dell’impresa • Sviluppare strategie che includano strategie autonome altrui • L’impresa rete come modello di progettazione dell’impresa che opera fra mercato e gerarchia (fonte: http://www.ueonline.it/contributi_news/Butera_economia%20della%20conoscenza.pdf)


Normativa di riferimento: La materia del trasferimento di azienda (o di parte di essa) è regolata dall’art.2112 del codice civile, così come è stato modificato nel tempo. La prima versione cui si può far riferimento oggi è quella elaborata dall’art. 47 del D.Lgs del 29 dicembre 1990 n. 428, che recita così: “1. Quando si intenda effettuare, ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile, un trasferimento d'azienda in cui sono occupati più di quindici lavoratori, l'alienante e l'acquirente devono darne comunicazione per iscritto, almeno venticinque giorni prima, alle rispettive rappresentanze sindacali costituite, a norma dell'articolo 19 della legge 20 4 maggio 1970, n. 300 , nelle unità produttive interessate, nonché alle rispettive associazioni di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze aziendali, la comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria può essere effettuata per il tramite dell'associazione sindacale alla quale aderiscono o conferiscono mandato. L'informazione deve riguardare: a) i motivi del programmato trasferimento d'azienda; b) le sue conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori; c) le eventuali misure previste nei confronti di questi ultimi. 2. Su richiesta scritta delle rappresentanze sindacali aziendali o dei sindacati di categoria, comunicata entro sette giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1, l'alienante e l'acquirente sono tenuti ad avviare, entro sette giorni dal ricevimento della predetta richiesta, un esame congiunto con i soggetti sindacali richiedenti. La consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo. Il mancato rispetto, da parte dell'acquirente o dell'alienante, dell'obbligo di esame congiunto previsto nel presente 5 articolo costituisce condotta antisindacale ai sensi dell'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300 . 3. I primi tre commi dell'articolo 2112 del codice civile sono sostituiti dai seguenti: "In caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con l'acquirente ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. L'alienante e l'acquirente sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione dell'alienante dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. L'acquirente è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi, previsti dai contratti collettivi anche aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all'impresa dell'acquirente". 4

art. 19. (costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali) rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell'ambito: a) delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale; b) delle associazioni sindacali, non affiliate alle predette confederazioni, che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell'unità produttiva. nell'ambito di azienda con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di coordinamento.

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art. 28. (repressione della condotta antisindacale) qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare l'esercizio della libertà e della attività sindacale nonché del diritto di sciopero, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il pretore del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti. l'efficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino alla sentenza con cui il tribunale definisce il giudizio instaurato a norma del comma successivo. contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15 giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al tribunale che decide con sentenza immediatamente esecutiva. il datore di lavoro che non ottempera al decreto, di cui al primo comma, o alla sentenza pronunciata nel giudizio di opposizione è punito ai sensi dell'articolo 650 del codice penale. l'autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall'articolo 36 del codice penale


4. Ferma restando la facoltà dell'alienante di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d'azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento. 6

5. Qualora il trasferimento riguardi aziende o unità produttive delle quali il CIPI abbia accertato lo stato di crisi aziendale a norma dell'articolo 2, quinto comma, lettera c), della legge 12 agosto 1977, n. 675, o imprese nei confronti delle quali vi sia stata dichiarazione di fallimento, omologazione di concordato preventivo consistente nella cessione dei beni, emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all'amministrazione straordinaria, nel caso in cui la continuazione dell'attività non sia stata disposta o sia cessata e nel corso della consultazione di cui ai precedenti commi sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione, ai lavoratori il cui rapporto di lavoro continua con l'acquirente non trova applicazione l'articolo 2112 del codice civile, salvo che dall'accordo risultino condizioni di miglior favore. Il predetto accordo può altresì prevedere che il trasferimento non riguardi il personale eccedentario e che quest'ultimo continui a rimanere, in tutto o in parte, alle dipendenze dell'alienante. 6. I lavoratori che non passano alle dipendenze dell'acquirente, dell'affittuario o del subentrante hanno diritto di precedenza nelle assunzioni che questi ultimi effettuino entro un anno dalla data del trasferimento, ovvero entro il periodo maggiore stabilito dagli accordi collettivi. Nei confronti dei lavoratori predetti, che vengano assunti dall'acquirente, dall'affittuario o dal subentrante in un momento successivo al trasferimento d'azienda, non trova applicazione l'articolo 2112 del codice civile.”

In questa formulazione è già presente una sanzione esplicita di condotta antisindacale nel caso in cui la controparte violasse esplicitamente gli obblighi di esame congiunto preparatori alla cessione del ramo d’azienda.

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Comitato Internazionale per il Coordinamento delle Politiche Industriali


Queste disposizioni vengono in parte modificate dal D.Lgs. del 2 febbraio 2001 n. 18, che recita così:

Modifiche all'articolo 2112 del codice civile 1.

2.

L'articolo 2112 del codice civile e' sostituito dal seguente: "Art. 2112 (Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda). - In caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. Il cessionario e' tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all'impresa del cessionario. L'effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello. Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d'azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d'azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all'articolo 2119, primo comma. Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d'azienda qualsiasi operazione che comporti il mutamento nella titolarità di un'attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità, a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base dei quali il trasferimento e' attuato, ivi compresi l'usufrutto o l'affitto d'azienda Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell'azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un'attività' economica organizzata ai sensi del presente comma, preesistente come tale al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità.".

Modifiche all'articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428 1. All'articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, i commi 1, 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti: "1. Quando si intenda effettuare, ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile, un trasferimento d'azienda in cui sono complessivamente occupati più di quindici lavoratori, anche nel caso in cui il trasferimento riguardi una parte d'azienda, ai sensi del medesimo articolo 2112, il cedente ed il cessionario devono darne comunicazione per iscritto almeno venticinque giorni prima che sia perfezionato l'atto da cui deriva il trasferimento o che sia raggiunta un'intesa vincolante tra le parti, se precedente, alle rispettive rappresentanze sindacali unitarie, ovvero alle rappresentanze sindacali aziendali costituite, a norma dell'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nelle unità produttive interessate, nonché ai sindacati di categoria che hanno stipulato il contratto collettivo applicato nelle imprese interessate al trasferimento. In mancanza delle predette rappresentanze aziendali, resta fermo l'obbligo di comunicazione nei confronti dei sindacati di categoria comparativamente più rappresentativi e può essere assolto dal cedente e dal cessionario per il tramite dell'associazione sindacale alla quale aderiscono o conferiscono mandato. L'informazione deve riguardare: a) la data o la data proposta del trasferimento; b) i motivi del programmato trasferimento d'azienda; c) le sue conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori; d) le eventuali misure previste nei confronti di questi ultimi. 2. Su richiesta scritta delle rappresentanze sindacali o dei sindacati di categoria, comunicata entro sette giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1, il cedente e il cessionario sono tenuti ad avviare, entro sette giorni dal ricevimento della predetta richiesta, un esame congiunto con i soggetti sindacali richiedenti. La consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo. 3. Il mancato rispetto, da parte del cedente o del cessionario, degli obblighi previsti dai commi 1 e 2 costituisce condotta antisindacale ai sensi dell'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300. 4. Gli obblighi d'informazione e di esame congiunto previsti dal presente articolo devono essere assolti anche nel caso in cui la decisione relativa al trasferimento sia stata assunta da altra impresa controllante. La mancata trasmissione da parte di quest'ultima delle informazioni necessarie non giustifica l'inadempimento dei predetti obblighi.".

In questa nuova formulazione viene specificata la possibilità di applicare le norme relative al trasferimento d’azienda anche nel caso in cui ad essere trasferita fosse una singola parte, viene specificato in tal senso


che può essere trasferita una parte di azienda che si presenti come “articolazione funzionalmente autonoma e preesistente come tale al momento del trasferimento”; inoltre viene esplicitata la necessità di definire la data del trasferimento; le figure coinvolte in questo processo vengono chiamate cedente e cessionario, non più alienante e acquirente. È inoltre indicativo che così come è formulata, tale normativa di fatto non prevede che il contratto con il cessionario sia necessariamente garanzia di stabilità occupazionale, adeguata collocazione professionale e trattamenti economici costanti, infatti le formula “Il cessionario e' tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all'impresa del cessionario. L'effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello.” risulta essere troppo vaga e

lascia ampi spazi di libertà interpretativa.


Un’ ulteriore modifica fa riferimenti all’art. 32 del D.Lgs. del 10 settembre 2003 n. 276

Modifica all'articolo 2112 comma quinto, del Codice civile 1. Fermi restando i diritti dei prestatori di lavoro in caso di trasferimento d'azienda di cui alla normativa di recepimento delle direttive europee in materia, il comma quinto dell'articolo 2112 del codice civile e' sostituito dal seguente: «Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d'azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un'attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento e' attuato ivi compresi l'usufrutto o l'affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell'azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un'attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento». 2. All'articolo 2112 del codice civile e' aggiunto, in fine, il seguente comma: «Nel caso in cui l'alienante stipuli con l'acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d'azienda oggetto di cessione, tra 7 appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all'articolo 1676 ».

Con questa ulteriore formulazione viene specificato che il trasferimento può avvenire anche in seguito a cessione contrattuale o fusione, ampliando quindi l’accezione del trasferimento stesso; viene inoltre modificata la definizione di “parte d’azienda” che non deve essere necessariamente preesistente , ma è sufficiente che venga “identificata come funzionalmente autonoma dal cedente e dal cessionario”. In un simile contesto, talvolta è possibile che la cessione del ramo d’azienda nasconda operazioni di ristrutturazione d’impresa che evitando formalmente di ridurre il personale, di fatto danno vita a tale processo. Le modifiche apportate in questa terza versione fanno riferimento tra le altre cose all’accordo stipulato tra governo e parti sociali nel 2002, in tale accordo tra gli allegati che lo corredavano erano presenti indicazioni in merito alla materia del trasferimento del ramo d’azienda8.

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L’art. 1676 c.c. (“Diritti degli ausiliari dell’appaltatore verso il committente”) dispone che “coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda”. 8 l) revisione del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 18, che ha modificato l’articolo 2112 del codice civile in tema di trasferimento d’azienda, al fine di armonizzarlo con la disciplina contenuta nella presente delega basata sui seguenti criteri direttivi: 1) completa conformazione della disciplina vigente con la normativa comunitaria, anche alla luce del necessario coordinamento con la Legge 1 marzo 2002, n. 39, che dispone la recezione, tra le altre, anche della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio n. 2001/23/CE, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti; 2) previsione del requisito dell’autonomia funzionale del ramo di azienda nel momento del suo trasferimento; 3) previsione di un regime particolare di solidarietà tra appaltante e appaltatore, nei limiti di cui all’art. 1676 del codice civile, per le ipotesi in cui il contratto di appalto sia connesso ad una cessione di ramo di azienda.


L’art. 19 quater del D.Lg del 25 settembre 2009 n. 135, in materia di attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, apporta ulteriori modifiche al testo in oggetto. Modifiche all’articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428. Causa C-561/07 - Procedura d’infrazione 2005/2433 1. Al fine di dare attuazione alla sentenza di condanna emessa dalla Corte di giustizia delle Comunità europee l’11 giugno 2009 nella causa C-561/07, all’articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo il comma 4 è inserito il seguente: «4 -bis . Nel caso in cui sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento, anche parziale, dell’occupazione, l’articolo 2112 del codice civile trova applicazione nei termini e con le limitazioni previste dall’accordo medesimo qualora il trasferimento riguardi aziende: a) delle quali sia stato accertato lo stato di crisi aziendale, ai sensi dell’articolo 2, quinto comma, lettera c) , della legge 12 agosto 1977, n. 675; b) per le quali sia stata disposta l’amministrazione straordinaria, ai sensi del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, in caso di continuazione o di mancata cessazione dell’attività»; b) al comma 5 sono soppresse le seguenti parole: «aziende o unità produttive delle quali il CIPI abbia accertato lo stato di crisi aziendale a norma dell’articolo 2, quinto comma, lettera c) , della legge 12 agosto 1977, n. 675, o».


Il lavoratore può opporsi alla sostituzione del datore di lavoro?

L’unica via percorribile è quella del recesso così come viene stabilito nell’ art. 2119 del codice civile che recita così: “Recesso per giusta causa. — Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l’indennità indicata nel secondo comma dell’articolo precedente. Non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell’imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell’azienda”.

Questa formula prevede per il lavoratore il diritto di dimettersi nei tre mesi successivi al trasferimento e in caso di giustificato recesso si ha diritto a un’indennità di disoccupazione. È evidente che questa opzione può risultare favorevole nei casi che interessano persone con un’alta professionalità, ma non ha valore universale.

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Situazione in cui non trova applicazione l’art. 2112 c.c.

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Quando il trasferimento del pacchetto di maggioranza o di controllo della società non incide sull’autonomia giuridica della società stessa;

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Nell’ipotesi in cui avvenga la cessione di attività e la successiva ripresa da parte di un imprenditore diverso, in questo caso infatti non si può parlare di trasferimento di azienda in quanto il nuovo imprenditore fruisce di sgravi contributivi9.

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Nel caso di successione di appalto (mensa, pulizie, ecc.) il nuovo appalto subentra con la propria organizzazione10.

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Nel caso di cambiamento di ragione sociale, infatti l’art. 2112 c.c. regola esclusivamente i rapporti subordinati.

“ Al datore di lavoro che, senza esservi tenuto ai sensi del comma 1, assuma a tempo pieno e indeterminato i lavoratori iscritti nella lista di mobilità è concesso, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, un contributo mensile pari al cinquanta per cento della indennità di mobilità che sarebbe stata corrisposta al lavoratore. Il predetto contributo non può essere erogato per un numero di mesi superiore a dodici e, per i lavoratori di età superiore a cinquanta anni, per un numero superiore a ventiquattro mesi, ovvero a trentasei mesi per le aree di cui all'articolo 7, comma 6. Il presente comma non trova applicazione per i giornalisti.” (l.223/91 art.8 c. 4) 10 “L'acquisizione del personale già impiegato nell'appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto d'appalto, non costituisce trasferimento d'azienda o di parte d'azienda”(D.Lgs. 276/03 art. 29 c. 3)


Tabella riepilogativa delle modifiche apportate alla normativa

art. 47 del D.Lgs del 29 dicembre 1990 n. 428

dal D.Lgs. del 2 febbraio 2001 n. 18

“1. Quando si intenda effettuare, ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile, un trasferimento d'azienda in cui sono occupati più di quindici lavoratori, l'alienante e l'acquirente devono darne comunicazione per iscritto, almeno venticinque giorni prima, alle rispettive rappresentanze sindacali costituite, a norma dell'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nelle unità produttive interessate, nonché alle rispettive associazioni di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze aziendali, la comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria può essere effettuata per il tramite dell'associazione sindacale alla quale aderiscono o conferiscono mandato. L'informazione deve riguardare: a) i motivi del programmato

. Quando si intenda effettuare, ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile, un trasferimento d'azienda in cui sono complessivamente occupati più di quindici lavoratori, anche nel caso in cui il trasferimento riguardi una parte d'azienda, ai sensi del medesimo articolo 2112, il cedente ed il cessionario devono darne comunicazione per iscritto almeno venticinque giorni prima che sia perfezionato l'atto da cui deriva il trasferimento o che sia raggiunta un'intesa vincolante tra le parti, se precedente, alle rispettive rappresentanze sindacali unitarie, ovvero alle rappresentanze sindacali aziendali costituite, a norma dell'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nelle unità produttive interessate, nonché ai sindacati di categoria che hanno stipulato il contratto collettivo applicato nelle imprese interessate al trasferimento. In mancanza delle predette rappresentanze aziendali, resta fermo l'obbligo di comunicazione nei confronti dei sindacati di categoria comparativamente più rappresentativi e può essere assolto dal cedente e dal cessionario per il tramite

art. 32 del D.Lgs. del 10 art. 19 quater del D.Lg del 25 settembre 2009 n. settembre 2003 n. 276 135


trasferimento d'azienda; b) le sue conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori; c) le eventuali misure previste nei confronti di questi ultimi.

dell'associazione sindacale alla quale aderiscono o conferiscono mandato. L'informazione deve riguardare: a) la data o la data proposta del trasferimento; b) i motivi del programmato trasferimento d'azienda; c) le sue conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori; d) le eventuali misure previste nei confronti di questi ultimi.

2. Su richiesta scritta

Su richiesta scritta delle rappresentanze sindacali o dei sindacati di categoria, comunicata entro sette giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1, il cedente e il cessionario sono tenuti ad avviare, entro sette giorni dal ricevimento della predetta richiesta, un esame congiunto con i soggetti sindacali richiedenti. La consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo. . Il mancato rispetto, da parte del cedente o del cessionario, degli obblighi previsti dai commi 1 e 2 costituisce condotta antisindacale ai sensi dell'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300. Gli obblighi d'informazione e di esame congiunto previsti dal presente articolo devono essere assolti anche nel caso in cui la decisione relativa al trasferimento sia stata assunta da altra impresa controllante. La mancata trasmissione da parte di quest'ultima delle

delle rappresentanze sindacali aziendali o dei sindacati di categoria, comunicata entro sette giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1, l'alienante e l'acquirente sono tenuti ad avviare, entro sette giorni dal ricevimento della predetta richiesta, un esame congiunto con i soggetti sindacali richiedenti. La consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo.Il mancato rispetto, da parte dell'acquirente o dell'alienante, dell'obbligo di esame congiunto previsto nel presente articolo costituisce condotta antisindacale ai sensi dell'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300.

Su richiesta scritta delle rappresentanze sindacali o dei sindacati di categoria, comunicata entro sette giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1, il cedente e il cessionario sono tenuti ad avviare, entro sette giorni dal ricevimento della predetta richiesta, un esame congiunto con i soggetti sindacali richiedenti. La consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo. . Il mancato rispetto, da parte del cedente o del cessionario, degli obblighi previsti dai commi 1 e 2 costituisce condotta antisindacale ai sensi dell'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300. Gli obblighi d'informazione e di esame congiunto previsti dal presente articolo devono essere assolti anche nel caso in cui la decisione relativa al trasferimento sia stata assunta da altra impresa controllante. La mancata


informazioni necessarie non giustifica l'inadempimento dei predetti obblighi.

trasmissione da parte di quest'ultima delle informazioni necessarie non giustifica l'inadempimento dei predetti obblighi. . Nel caso in cui sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento, anche parziale, dell’occupazione, l’articolo 2112 del codice civile trova applicazione nei termini e con le limitazioni previste dall’accordo medesimo qualora il trasferimento riguardi aziende: a) delle quali sia stato accertato lo stato di crisi aziendale, ai sensi dell’articolo 2, quinto comma, lettera c) , della legge 12 agosto 1977, n. 675; b) per le quali sia stata disposta l’amministrazion e straordinaria, ai sensi del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, in caso di continuazione o di mancata cessazione dell’attività»;

3 I primi tre commi dell'articolo 2112 del codice civile sono sostituiti dai seguenti: "In caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con l'acquirente ed il

). - In caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore


lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. L'alienante e l'acquirente sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione dell'alienante dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. L'acquirente è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi, previsti dai contratti collettivi anche aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all'impresa dell'acquirente".

4 Ferma restando la facoltà dell'alienante di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d'azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento.

aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. Il cessionario e' tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all'impresa del cessionario. L'effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello.

Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d'azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d'azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all'articolo 2119, primo comma


5. Qualora il trasferimento riguardi aziende o unità produttive delle quali il CIPI abbia accertato lo stato di crisi aziendale a norma dell'articolo 2, quinto comma, lettera c), della legge 12 agosto 1977, n. 675, o imprese nei confronti delle quali vi sia stata dichiarazione di fallimento, omologazione di concordato preventivo consistente nella cessione dei beni, emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all'amministrazione straordinaria, nel caso in cui la continuazione dell'attività non sia stata disposta o sia cessata e nel corso della consultazione di cui ai precedenti commi sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione, ai lavoratori il cui rapporto di lavoro continua con l'acquirente non trova applicazione l'articolo 2112 del codice civile, salvo che dall'accordo risultino condizioni di miglior favore. Il predetto accordo può altresì prevedere che il trasferimento non riguardi il personale eccedentario e che quest'ultimo continui a rimanere, in tutto o in parte, alle dipendenze

Qualora il trasferimento riguardi imprese nei confronti delle quali vi sia stata dichiarazione di fallimento, omologazione di concordato preventivo consistente nella cessione dei beni, emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all'amministrazione straordinaria, nel caso in cui la continuazione dell'attività non sia stata disposta o sia cessata e nel corso della consultazione di cui ai precedenti commi sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione, ai lavoratori il cui rapporto di lavoro continua con l'acquirente non trova applicazione l'articolo 2112 del codice civile, salvo che dall'accordo risultino condizioni di miglior favore. Il predetto accordo può altresì prevedere che il trasferimento non riguardi il personale eccedentario e che quest'ultimo continui a rimanere, in tutto o in parte, alle dipendenze dell'alienante.


dell'alienante.

6. I lavoratori che non passano alle dipendenze dell'acquirente, dell'affittuario o del subentrante hanno diritto di precedenza nelle assunzioni che questi ultimi effettuino entro un anno dalla data del trasferimento, ovvero entro il periodo maggiore stabilito dagli accordi collettivi. Nei confronti dei lavoratori predetti, che vengano assunti dall'acquirente, dall'affittuario o dal subentrante in un momento successivo al trasferimento d'azienda, non trova applicazione l'articolo 2112 del codice civile.”

1.

Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d'azienda qualsiasi operazione che comporti il mutamento nella titolarità di un'attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità, a prescindere dalla

«Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d'azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un'attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento e' attuato ivi compresi l'usufrutto o l'affitto di azienda.


tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base dei quali il trasferimento e' attuato, ivi compresi l'usufrutto o l'affitto d'azienda

2.

3.

. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell'azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un'attività' economica organizzata ai sensi del presente comma, preesistente come tale al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità.".

. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell'azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un'attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento».

«Nel caso in cui l'alienante stipuli con l'acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d'azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all'articolo 1676».

Rosa Occhipinti Uilcem Nazionale

Fonti


“Esternalizzazioni e trasferimento di ramo d’azienda” consultabile all’indirizzo: www.uil.it/contrattazione/persapernedipiu.html www.wikipedia.org Per i testi delle leggi www.parlamento.it www.camera.it www.senato.it Motori di ricerca www.google.it www.yahoo.it


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