Issuu on Google+

LAVORO SICURO – LAVORO LEGALE – SOLIDARIETA’    Oggi  è  un  giorno  di  festa.  E  in  queste  occasioni  possiamo  rintracciare  il  contributo  dato  dai  lavoratori italiani alla costruzione del Paese.  Contributo che ha travalicato i confini nazionali per la costruzione anche della casa europea.  Un contributo di braccia, intelligenza, fatica e creazione.  Ma soprattutto fatto di valori. Quelli veri.  Lavoro sicuro, lavoro legale e solidarietà.  Ma  a  volte  la  voglia  di  festeggiare  viene  meno,  soprattutto  quando  il  lavoro  diventa  insicuro.  Quando ogni giorno mediamente 3 persone muoiono sul lavoro, la sconfitta è per tutti.  Questo fenomeno, tragico e odioso, non può continuare e rappresenta una priorità nella agenda  della politica italiana, perché dopo “è troppo tardi!”.  Ogni  volta  che  muore  un  lavoratore  viene  inferto  un  duro  colpo  ai  modelli  sociali  e  civili  dello  Stato.  Ma anche altre definizioni ci troviamo ad associare alla parola lavoro: sommerso,nero, precario e  monirile.  E  altre  ancora  ci  ritroviamo  a  definirne:  accesso  al  mercato  del  lavoro,  inclusione  sociale,  formazione sociale, protezione sociale, solidarietà.  Tra queste definizioni il legame è strettissimo.  Oggi  l’impegno  consiste  nel  ripensare  i  legami  e  i  valori  che  caratterizzano  la  società  attuale  restituendo ad esso la sua dignità superiore.  I  modelli  di  sviluppo,  di  welfare,  della  società  che  viviamo  e  che  verrà  sono  al  centro  di  una  turbolenza che ne offusca i contorni.  Una turbolenza che colpisce principalmente i valori etici e morali.  Una turbolenza che ci ha travolti con la crisi finanziaria ed economica più grave di questi ultimi 70  anni.  È  evidente  a  tutti  che  stiamo  vivendo  una  frattura  storica  tra  ciò  che  quelli  come  noi  hanno  conosciuto  e  ciò  che  invece  attende  i  nostri  figli  e  nipoti,  destinati  a  vivere  un  futuro  inimmaginabile.      Lavoro Sicuro – Lavoro Legale – Solidarietà     Relazione di Augusto Pascucci     La Spezia, 1° maggio 2010               Pagina 1 di 6 

 


Un futuro complesso e difficile, più difficile del nostro.  Ma chi sarà in grado di accettare la sfida potrà, senza smarrire la propria identità, forse godere di  grandi opportunità.  È la sfida più difficile, con la quale dovremo fare i conti: “conciliare il dinamismo economico con la  giustizia sociale”.  Questa sarà la nuova “cifra” del futuro.   Se riusciremo a rendere il lavoro legale e sicuro possiamo continuare a credere che ce la faremo.  La  rapidità  dei  progressi  tecnologici  e  l’intensificazione  degli  scambi  commerciali,  imposti  dalla  globalizzazione, hanno mandato in crisi quel modello di Stato che ha accompagnato la cultura del  lavoro del secolo scorso, generando nuove disuguaglianze ed esclusioni.  Ripensare  il  lavoro  significa  riposizionare  il  ruolo  del  lavoratore  e  del  sindacato  su  un  piano  identitario nuovo, impegnandoci a dare risposte e soluzioni alle sfide ancora irrisolte e che sono il  riflesso di una distanza tra le protezioni contrattuali e le protezioni sociali della nuova epoca, post‐ industriale e post‐moderna.  Ma il sindacato vuole rilanciare anche una idea di sviluppo sostenibile per riposizionare al centro  delle scelte l’uomo e l’ambiente.  La dignità della persona e la solidarietà.  La  persona  che  aiuta  l’altro  è  figlia  dell’azione  naturale  dell’umanità.  Questa  è  l’idea  di  giustizia  sociale che abbiamo in mente.  Per  realizzarla  è  indispensabile  rilanciare  un  nuovo  patto  sociale  nella  società  moderna  attuale.  Sarà indispensabile aiutare i giovani a coltivare identità politiche di cui avrà certamente bisogno la  democrazia e la società del futuro.   Sarà indispensabile aiutare gli anziani a trovare soluzioni dignitose per continuare a rappresentare  un modello di riferimento nel progetto di vita di ciascuno di noi.   Sarà  indispensabile  aiutare  i  lavoratori  a  riposizionarsi  nel  mercato  del  lavoro  che  cambia  con  politiche formative per tutto l’arco della vita.  Sarà  necessario  postulare  un  nuovo  patto,  un  nuovo  manifesto  identitario  che  apra  al  nuovo,  senza  timori  né  complessi,  scegliendo  di  schierare  la  società  a  favore  dei  più  deboli,  prendendo  atto che la prima azione consiste nella ridistribuzione della ricchezza. C’è disuguaglianza quando i  mezzi si accumulano nelle mani di pochi escludendo i tanti.  Sentiamo  il  bisogno  di  un  nuovo  patto  sociale  per  tutelarci  da  tutte  le  forme  moderne  di  speculazioni e di contraddizioni, sintomi di una società consumistica in crisi e senza regole.      Lavoro Sicuro – Lavoro Legale – Solidarietà     Relazione di Augusto Pascucci     La Spezia, 1° maggio 2010               Pagina 2 di 6 

 


Per  farlo  sarà  necessario  rompere  i  vecchi  schemi  di  lotta  di  classe  prendendo  a  riferimento  la  maggiore  consapevolezza  e  senso  di  responsabilità  dei  ceti  più  poveri  a  cui  guardare  per  la  “fierezza  e  dignità”  con  cui  riescono  quotidianamente  a  far  fronte  alle  inconciliabili  stravaganze  della società post‐moderna.  Sarà  necessario  tracciare  un  nuovo  filo  rosso    tra  il  movimento  operaio  del  ’68  e  il  lavoratore  multitasking dell’era moderna.  Sarà  necessario  cambiare  matrice,  imporre  una  nuova  svolta  all’esperienza  passata  per  dare  ragione  alle  nuove  esigenze  del  mondo  del  lavoro,  in  poche  parole  l’unità  dei  lavoratori  la  possiamo ritrovare se riusciremo a scrivere pagine nuove senza guardare con nostalgia al passato.  Possiamo portare le cicatrici del movimento operaio e sindacale del secolo scorso ma senza farci  influenzare nella scelta e negli obiettivi.  Questi  ultimi  dovranno  derivare  dall’analisi  dell’oggi  rielaborando  l’insieme  delle  informazioni  rilevate, dall’osservazione delle esperienze attuali, come prodotto e relazione del contesto post‐ moderno.  In  una  stagione,  segnata  cinicamente  dalla  crisi  economica  più  violenta  della  storia  contemporanea,  ancora  ripiegata  su  una  idea  di  sviluppo  materiale  senza  limiti,  che  però  tocca  soltanto una piccolissima parte del mondo, la questione sociale e del lavoro può essere rilanciata  soltanto con una posizione di rottura rispetto al passato. C’è bisogno di un nuovo paradigma per lo  sviluppo e per la distribuzione del benessere.  Occorre un’azione concreta, solidale, basata sulla collaborazione delle forze sociali più vocate del  Paese e anche di collaborazioni internazionali.  In  questa  scia  ritengo  utile  collocare  la  nuova  esperienza  del  movimento  dei  lavoratori  e  del  sindacato, continuando a dare impulso a tre momenti fondamentali dell’azione di tutela:  ‐ ‐ ‐

Assistenza  Legalità  Formazione 

L’azione  dei  lavoratori  si  svolge  oggi  in  questo  contesto  in  cui  sono  stati  ribaltati  radicalmente  i  canoni che interpretavano l’intero percorso di vita di ogni uomo e di ogni donna.  Ieri  la  scuola  e  l’università  formavano  la  persona  prima  dell’ingresso  nel  mondo  del  lavoro  e  il  sistema pensionistico garantiva un accettabile livello di sicurezza a chi ne usciva.  Questo insieme di garanzie sociali e culturali costituiva le fondamenta di un welfare che riusciva in  qualche modo a rendere meno violente le sconnessioni e gli squilibri all’interno del sistema lavoro. 

    Lavoro Sicuro – Lavoro Legale – Solidarietà     Relazione di Augusto Pascucci     La Spezia, 1° maggio 2010               Pagina 3 di 6 

 


Al  giorno  d’oggi  la  flessibilità  si  va  imponendo  per  ragioni  di  competitività  finendo  per  divenire  precarietà, oggi che l’uscita dal ciclo produttivo per ragioni di età non trova più la certezza di una  protezione  sociale  dignitosa,  oggi  che  i  disequilibri  del  mondo  del  lavoro  vengono  pagati  a  caro  prezzo  da  lavoratori  precari  immigrati  e  clandestini  che  hanno  cercato  migliore  fortuna  presso  i  paesi  stranieri,  da  noi  in  Italia,  in  questo  presente  l’azione  del  sindacato  torna  ad  assumere  una  valenza straordinaria, adeguata alla difficoltà del “tempo nuovo”.  È una valenza che possiamo esprimere nel settore della formazione, nel quale una volta agiva la  scuola, ma anche nel settore tradizionale dell’assistenza che trova un’area del bisogno ancora più  larga del passato a conferma delle diseguaglianze create dalla globalizzazione e dalla contrazione  del ruolo dello Stato nella società civile.  Per rispondere a tutte queste esigenze imposte dal cambiamento, chiamiamo all’impegno sociale  tutti: partiti politici, organizzazioni sindacali, lavoratori, in poche parole la società civile.  Tutti noi siamo chiamati a svolgere questo ruolo che è al tempo stesso azione sociale concreta e  proposta forte per la costruzione del futuro, perché da sempre è l’uomo il centro del suo impegno.  “in  una  convivenza  ordinata  e  feconda  va  posto  che  ogni  essere  umano  è  persona,  e  quindi  è  soggetto  di  diritti  e  doveri.  Diritti  e  doveri  sono  perciò  universali,  inviolabili  e  inalienabili”  (Papa  Giovanni XXIII).  Anche qui a La Spezia si vive questa realtà e l’allarme tra i sindacati è forte.   I posti a rischio sono tanti e i progetti per uscirne fuori sono ancora lontani a venire.  Intanto  bisogna  far  fronte  alle  emergenze  e  mantenere  sufficienti  livelli  di  competitività  nelle  imprese.  Sono  ben  211  le  aziende  a  rischio  in  città  e  in  provincia:  INTERMARINE,  SPEL,  ex  San  Giorgio,  Ferretti  e  Baglietto,  Fincantieri,  ACAM,  Edilizia,  ARSENALE  e  l’indotto  della  cantieristica,  solo  per  citarne alcune, travolte dall’effetto domino del calo della domanda e dalla riduzione degli ordini.  Anche qui l’onda lunga della crisi fa sentire i suoi rigori, con il rischio di chiusure e utilizzo ampio di  ammortizzatori sociali.  Dobbiamo sentirci tutti dalla stessa parte, amministratori e amministrati. Se vogliamo contrastare  gli  effetti  della  crisi  sarà  inevitabile  ristrutturare  le  imprese,  reindustrializzare  i  comprensori,  tutelare il reddito dei lavoratori e ricostruire adeguati livelli occupazionali.  Sarà  anche  indispensabile  aprire  dei  corridoi  di  accesso  al  credito  per  le  piccole‐medie  imprese  strangolate  dalla  crisi  di  liquidità  finanziaria.  Le  istituzioni  locali  insieme  a  Provincia  e  Regione  necessariamente  sono  chiamate  a  fare  la  loro  parte  con  l’apertura  di  accessi  al  credito  per  le  piccole e piccolissime imprese per mezzo dei CONFIDI regionali.      Lavoro Sicuro – Lavoro Legale – Solidarietà     Relazione di Augusto Pascucci     La Spezia, 1° maggio 2010               Pagina 4 di 6 

 


Sono  oltre  2500  i  lavoratori  delle  imprese  spezzine  che  sostano  in  CIGS  in  attesa  che  il  quadro  economico  e  industriale  migliori  e  per  dare  loro  speranze  non  dobbiamo  fermarci  ma  ricercare  insieme le soluzioni industriali più convincenti.  Dobbiamo  spronare  i  decisori  pubblici  e  privati  a  rimuovere  i  molti  ostacoli  che  sono  ancora  presenti e che ci impediscono di migliorare le condizioni attuali.  Ci  sono  importanti  investimenti  che  questo  bellissimo  territorio  può  attrarre  e  non  possiamo  impedire a questa scelta di allontanarsi per sempre da questa terra.  È per mezzo degli investimenti che possiamo garantirci un’idea di sviluppo industriale e di futuro.  Abbiamo quindi il dovere di facilitare queste azioni di consolidamento dei capitali fissi presenti e di  rafforzarne le potenzialità.  La  questione  del  rigassificatore  va  risolta.  Il  potenziamento  di  questa  infrastruttura  energetica  rappresenta una priorità per La Spezia e per il Paese. Non farlo è da irresponsabili.  Molti  sanno  dell’importanza  che  riveste  la  diversificazione  dell’approvvigionamento  delle  fonti  e  energetiche. Voi qui a Spezia avete tra le mani un’occasione irripetibile per potenziare un’idea di  modello industriale compatibile con il territorio senza asservire nuove aree verdi e di competitività  per il Paese.  Inoltre l’idea di tenere impegnata una grande azienda nel proprio suolo rappresenta un’ulteriore  “chance”  di  protezione  e  sviluppo  su  cui  la  comunità  locale  può  continuare  a  contare  anche  in  futuro.  Accanto al tema del rigassificatore non potete certo, trascurare il problema del deficit di bilancio  della  azienda  ACAM.  La  multiutility  locale;  la  più  grande  azienda  della  provincia  di  Spezia  che  rischia  di  soccombere  sotto  il  peso  insostenibile  dell’enorme  debito.  È  una  brutta  faccenda  e  richiede tutta la comprensione e l’abilità degli agenti politici e industriali per venirne fuori. A noi  come  organizzazioni  sindacali,  spetta  invece  il  compito  di  valutare  il  piano  di  risanamento  e  l’eventuale trasformazione proprietaria alla luce delle fusioni societarie nel mercato dei servizi  a  rete: acqua – gas – rifiuti.   Inoltre  al  sindacato  nazionale  spetta  il  compito  di  sollecitare  e  far  approvare  le  modifiche  sostanziali  alla  –  Legge  Ronchi  –  riguardante  la  privatizzazione  delle  aziende  che  operano  nei  servizi pubblici essenziali e nelle reti del gas e dell’acqua.  Queste  modifiche  riguardano  la  “clausola  sociale”  per  consentire  ai  lavoratori  dipendenti  di  imprese  che  perdono  appalti  di  essere  riassorbiti  dalla  impresa  subentrante,  e  l’accesso  agli  ammortizzatori sociali per le imprese pubbliche che si apriranno al libero mercato, che allo stato  attuale  sono  escluse  dal  trattamento,  in  quanto  non  versano  alcuna  contribuzione  al  Fondo  di  Garanzia presso l’INPS.      Lavoro Sicuro – Lavoro Legale – Solidarietà     Relazione di Augusto Pascucci     La Spezia, 1° maggio 2010               Pagina 5 di 6 

 


L’insieme  di  queste  modifiche  può  tamponare  i  vuoti  giuridici  della  “Legge  Ronchi”  e  restituire  certezze al mercato e ai lavoratori.  Certezze, a livello Nazionale, del Paese, le dobbiamo dare ancora sul tema del fisco.  Care lavoratrici e cari lavoratori di Spezia, non c’è giustizia e democrazia, se tutti, nessuno escluso,  non concorrono ai fabbisogni dello Stato.  Non c’è senso del dovere se il peso delle tasse è in misura insostenibile sulla spalle dei pensionati e  dei lavoratori dipendenti.  Non  c’è  crescita  e  benessere  se  le  imprese  sono  costrette  a  lavorare  per  lo  Stato  fino  al  20  di  agosto di ogni anno prima di iniziare a guadagnare.  Uno  Stato  ingiusto  allontana  i  cittadini  dalle  Istituzioni  e  li  solleva  dal  senso  civico  rendendoli  irresponsabili.  Ma  il  danno  più  grave  che  un  fisco  ingiusto  può  arrecare  allo  Stato  è  l’offuscamento  della  democrazia.  Per  queste  ragioni,  CGIL  CISL  e  UIL,  continueranno  la  propria  battaglia  a  favore  di  un  fisco  più  giusto  ed  equo,  che  restituisca  a  tutti,  nessuno  escluso,  il  diritto  di  sentirsi  utile  per  il  Paese  e  soprattutto per difendere e affermare i principi della democrazia.  Perdere questa battaglia equivale a lasciare illusi i cittadini e incompiuto il progetto costituzionale  per  la  realizzazione  di  uno  Stato  democratico:  resteremo  per  sempre  una  democrazia  preterintenzionale.   

    Lavoro Sicuro – Lavoro Legale – Solidarietà     Relazione di Augusto Pascucci     La Spezia, 1° maggio 2010               Pagina 6 di 6 

 


1__maggio_2010_-_pascucci_la_spezia