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GIOVANI PASCOLI (1855-1912) Giovanni Pascoli, nato a San Mauro di Romagna nel 1855 visse un infanzia spensierata, ma ancora era fanciullo quando suo padre fu assassinato; da quel momento iniziò un periodo di lutti familiari. Vinse una borsa di studio per l'università di Bologna, dove ebbe come insegnante Carducci. La precoce esperienza di dolore e di morte aveva influito sulla sua visione sfiduciosa e malinconica della vita; ma dopo la perdita del fratello e del disagio economico della famiglia, suscitarono in lui moti di ribellione, tanto da fargli abbandonare gli studi e partecipare alle lotte di rivendicazione sociale a fianco dei socialisti e degli anarchici. Nel 1979 venne arrestato per aver partecipato alle varie manifestazioni e poi assolto grazie a Carducci che garantì per lui, abbandonò la politica per concentrarsi e terminare gli studi. L'attività poetica e critica Dopo la laurea insegnò nei licei e ricostruì una famiglia insieme alle sorelle. Verso di esse il poeta dimostrò un attaccamento morboso, tanto che visse il matrimonio di una delle sorelle come un vero e proprio tradimento, sentimento ricambiato dalla sorella Maria nei suoi confronti quando Pascoli ebbe l'occasione di sposare sua cugina. Nel 1981 esce la prima raccolta, Myriace; Essa è composta da liriche di argomento semplice e modesto, ispirate perlopiù a temi familiari e campestri. La tamerici sono prese come simbolo di una poesia legata alle piccole cose quotidiane e agli affetti più intimi. Pascoli possedeva una cultura classica così profonda da comporre alcuni versi in latino e greco. Ottenne poi la cattedra per insegnare greco e latino a Bologna dove visse fino alla morte, anche se amava appartarsi nella sua casa a Castelvecchio per ritrovarsi con la sorella Maria. Legate agli argomenti di Myriace, sono le raccolte di poesie, tra cui Canti di Castelvecchio. Pascoli si rivela sensibile alla natura, alle piccole cose e all'intimità familiare, ma anche della miseria , della morte e del cosmo. Esse sono liriche che segnano una grande innovazione nella poesia italiana per le scelte lessicali, per le onomatopee, e per il valore simbolico delle parole. Scrisse anche numerosi saggi (il più famose è Il Fanciullino), e poemetti, la cui raccolta si intitola Poemi conviviali dove trae ispirazione dal mondo latino e greco. In Odi e inni, il poeta canta l'eroismo e la patria, la fratellanza umana e la giustizia sociale; pubblicò anche saggi di critica letteraria e antologie latine e italiane. Il pensiero e la poetica In Pascoli, nonostante la formazione positivista, provata dal gusto delle letture scientifiche, alle quali si ricollegano il tema cosmico e la precisione del lessico botanico e zoologico, si fece strada la sfiducia nella scienza come strumento di conoscenza e di immagine del reale. La poesia è il solo strumento possibile di conoscenza del mondo, poiché, andando oltre la conoscenza scientifica del reale, scopre gli aspetti sconosciuti delle cose. Il poeta, dotato di una vista più penetrante di quella degli altri uomini, si fa veggente. Crollato il positivismo il poeta, di fronte al dolore e al male che dominano sulla terra, recuperò il valore etico della sofferenza,. Il pessimismo pascoliano, sorretto da un profondo umanitarismo (voglia di migliorare la condizione economica, sociale e morale degli uomini) sentimentale, gli impedì di accettare la teoria socialista dei conflitti di classe. A tale riguardo, fu determinante la dolorosa esperienza del carcere che lo portò all'abbandono della politica. Il capitalismo moderno, il successo della grande industria, lo sviluppo delle città, suscitavano in Pascoli paura e angoscia perché costringevano troppi italiani al dramma dell'emigrazione, all'abbandono del proprio nucleo familiare, del nido. Da qui il particolare nazionalismo del poeta: l'Italia aveva l'obbligo morale di tutelare i cittadini più poveri, anche ricorrendo alla forza pur di procurare loro terre nuove e nuovo lavoro. Così Pascoli celebrò la guerra di Libia nel discorso La grande Proletaria si è mossa. Le linee essenziali della poetica pascoliana sono espresse nel saggio Il Fanciullino in cui il poeta definisce la sua poesia, basata su un irrazionalismo, su una visione alogica (non fondata sulla ragione ma sull'intuizione) e fanciullesca della realtà. Per Pascoli il poeta è l'uomo che sa ascoltare e dare voci ai fanciullino che è dentro di noi, il quale non è attratto dai fatti importanti, ma da quelli più minuti e sensibili e dalla segreta poesia delle cose.


Alla teoria del fanciullino sono legate molte delle novità stilistiche della poesia pascoliana: • il poeta tende a evocare e a suggerire più che a descrivere, usando un linguaggio analogico, di parole ripetute e di espressioni cantilenanti, linguaggio ricco di metafore, sinestesie, onomatopee e allitterazioni, creando corrispondenza foniche e simboliche; • anche il lessico è nuovo, con mescolanze di parole dotte e comuni, ma sempre preciso e scientifico, spesso carico di significati allusivi(riferimenti non espliciti); egli ogni tanto elimina congiunzioni e verbi (ellissi) o fare accostamenti nuovi, ottenendo come risultato uno stile impressionistico nuovo (tecnica artistica che mira a colpire con effetti suggestivi, cioè che attirano); • dal punto di vista sintattico il poeta preferisce periodi semplici, composti da una sola frase, o strutture paratattiche (principale + coordinate); • nella metrica classica a tradizionale, Pascoli introduce forme e metri nuovi adatti per le novità linguistiche(assonanze, consonanze, allusioni) assecondando il suo desiderio di ottenere effetti musicali, sottolineato da pause improvvise. Lo stile di Pascoli influenzò notevolmente gli scrittori successivi a lui, e all'origine di questa influenza c'era lo sperimentalismo, cioè la sua capacità di tentare nuove forme di linguaggio e di metrica. Un altra caratteristica importante è il plurilinguismo, cioè la capacità di mescolare termini del linguaggio quotidiano con latinismi, parole straniere e termini scientifici. I temi della sua poesia sono i seguenti: • il dolore per l'assassinio del padre e la morte della madre e di alcuni fratelli appare in molte liriche; • il tema dei cari e dei morti si allaccia a quello del nido familiare a cui si congiunge a quello della malvagità degli uomini; • Contemplazione della natura di cui egli sa cogliere ogni momento, anche la più sottile voce; • il paesaggio è protagonista di molte scene liriche, e le immagini che lo caratterizzano si prestano a diventare simbolo di una realtà misteriosa; • Egli è poeta del cosmo, avvertito come mistero (dispersione del poeta) dove emergono le piccolezze dell'uomo e la precarietà della vita; • dal rifiuto del Positivismo nasce il senso del mistero che avvolge la realtà; • rievocazione del mondo classico con i suoi miti e leggende. L'umanitarismo, cioè la concezione che tutti gli uomini vivono bene porterà Pascoli da socialista a nazionalista. Pascoli e la poesia italiana del Novecento Tra gli aspetti del Decadentismo presenti in Pascoli ricordiamo: • l'evasione dalla realtà e il ripiegamento del poeta nel suo intimo, per ascoltare i moti dell'anima di fronte alle piccole cose; • l'attrazione verso l'ignoto e l'arcano e lo sgomento di fronte al mistero insondabile della vita e del cosmo; • il concetto di poesia rivelatrice del mistero del mondo e della verità delle cose; • la tendenza a caricare le cose di significati SIMBOLICI, fortemente allusivi; • il linguaggio ricco di suggestioni musicali e simboliche, onomatopee, assonanze e consonanze,espressione di una libera ricerca di immagini e di suoni con intenti antiletterari. I motivi pascoliani che influenzarono la poesia italiana del Novecento sono: • il gusto per la poesia intima, ispirata al quotidiano; • l'impressionismo, come modo di esprimersi con immediatezza, per impressioni rapide dell'anima; • il linguaggio libero da ogni solennità. Nonostante l'apprezzamento di D'Annunzio la poesia di Pascoli no fu compresa da Benedetto Croce, il cui giudizio negativo influenzò buona parte della critica contemporanea; solo a metà del 1900 si ebbe una rivalutazione della produzione pascoliana.


Il decadentismo di Pascoli e D'Annunzio Nonostante entrambi i poeti siano decadenti, Pascoli non va accostato a D'Annunzio, perché si avvicina all'Estetismo e alla ricerca formale. Il Decadentismo di Pascoli è di natura assolutamente diversa: consapevole del fatto che il male domina il mondo, e sfiduciato dalla scienza e dalla tecnologia, egli crede nella poesia come sola possibilità di vedere e descrivere la realtà. Secondo Pascoli, infatti, il poeta è chi sa accostarsi, come un fanciullo, alla realtà delle cose con sguardo stupito e ingenuo. Sul piano tematico e stilistico egli sceglie di cantare le piccole cose con un linguaggio allusivo, simboli ed evocativo, capace di cogliere corrispondenze segrete. Egli si basa su una poesia antiaulica e impressionistica, affidando alle parole il compito di penetrare nell'ignoto, dove non si può giungere con una conoscenza razionale. La consapevolezza che avvolge le cose genera nel poeta un senso di precarietà e di smarrimento.

OPERE DI PASCOLI La Grande Proletaria si è Mossa (1911) Ideologia nazionalista e colonialista di Pascoli, il clima culturale dell'epoca e il desiderio dellItalia di competere con le altre nazioni europee. Temi: riscatto dell'Italia. Il Fanciullino (1897) In questo saggio Pascoli spiega li linee importanti della sua poetica, facendoci capire la sua ispirazione e il suo linguaggio. In questo scritto riporta la poesia alla libertà,all'immaginazione, svincolata dagli schemi razionali. Secondo Pascoli in ogni uomo c'è un fanciullino, pieno di immaginazione e comunicazione con la natura; man mano che il fanciullino entra nell'età adulta egli perde la sua innocenza e la sua immaginazione. Nell'uomo la voce del fanciullino va sempre più sbiadendo, finché viene completamente ignorata; solo il poeta gli da ascolto, traducendola in poesia. Egli diventa cosi u veggente, colui che sa spingersi nell'ignoto, avvolgersi nel mistero, e la poesia assume quindi un carattere intuitivo. Al fanciullino è legato il nuovo linguaggio pascoliano, improntato sull'evocazione più che a rappresentare o a descrivere, dando vita ad un eccezionale ricchezza lessicale. “E' Dentro di Noi un Fanciullino” • Temi: il poeta è colui che da voce al fanciullino, semplicità e purezza dello spirito del poeta. • Pensiero e poetica: all'interno di noi vive un fanciullino che, grazie alla sua innocenza e alla sua sensibilità incorrotta, è capace di penetrare nel cuore delle cose e di scorgerne il senso profondo. • La figura del fanciullino è una metafora; • la poesia ispirata al fanciullino invita alla fratellanza tra tutti gli uomini, al di la della classe sociale a cui appartengono. Myriace (1891) Questo componimento ebbe diverse edizioni, ciò dimostra il continuo lavoro di correzione di Pascoli, ispirati alla vita campestre, non intendeva ritrarre la realtà secondo i canoni naturalistici, ma caricarla di significati misteriosi, cogliendo gli aspetti più nascosti e ricorrendo a onomatopee e linguaggio analogico. Lo sfondo è caratterizzato dall'infanzia, che evocano le figure dei morti, e del nido familiare distrutto, che rappresenta per il poeta un mezzo di ricongiunzione affettiva infantile. Il titolo è simbolico, in quanto utilizza un termine colto per indicare qualcosa di poco conto, così facendo crea un collegamento con la poesia classica latina, facendo un collegamento con gli autori classici. La raccolta parla di cose apparentemente semplici, quindi bisogna scavare per trovare il significato simbolico. I temi fondamentali sono: la morte, il mito, il dolore, famiglia e natura. Lavandare E' autunno: un velo di nebbia avvolge il paesaggi, triste e spoglio. Un aratro è abbandonato in mezzo al campo arato per metà; le lavandare chine sul canale sciacquano i panni e cantano; è un canto triste e nostalgico perché l'uomo amato non ha ancora fatto ritorno.


Novembre Il brano da l'illusione di trovarsi in primavera, immaginando il cielo chiaro e limpido, il sole chiaro, gli albicocchi in fiore; ma in realtà siamo in pieno autunno con le piante che hanno rami spoglie il cielo chiaro. E' l'estate di San Martino, pochi giorni di sole e poi l'inverno.

I temi della poesia sono il fascino della vita e il senso del mistero e della morte. l'intera poesia è un climax ascendente. Nella seconda strofa si notano, oltre a molte allitterazioni e al termine onomatopeico "cavo al piè sonante", la parola stecchite che ricorda la morte. La poesia racconta dell'estate di san martino, in cui pur essendo novembre c'è un cielo estivo. Si nota un senso di breve illusone che sparisce con la seconda strofa. Prima strofa: nota dominante è la sensazione illusoria che sia primavera; nella terza strofa invece subentra la realtà e la delusione: è novembre.


X Agosto 10 agosto, notte di San Lorenzo per pascoli è una data dolorosa perchè ricorda la morte del padre. In quella notte cade una strana pioggia: è una pioggia di stelle. Il poeta meravigliato dal fenomeno, afferma di sapere il perchè del fatto, ma prima di rivelarlo racconta un apologo sull'assassinio di una rondine e di un uomo. Il riferimento al padre è evidente tanto da considerare superflua la rievocazione; ma il fatto è talmente doloroso da non poter evitare di descriverne con precisione i fatti. Il titolo è simbolico: la X è la croce di s.andrea, che è stato crocifisso storto. Pascoli la usa per ricordare la sofferenza. Ai tempi di pascoli si pensava che il dolore sulla terra serviva per espiare i peccati. lui non la pensava così perchè non riusciva a giustificare il suo dolore. I temi della poesia sono l'uccisone del padre e il male universale. San lorenzo viene ricordato perchè si ricorda il 10 agosto, giorno della morte del padre di pascoli. Si nota il parallelismo tra la morte della rondine e quella del padre. La seconda strofa è un periodo paratattico (non ci sono congiunzioni). I temi delle 6 strofe sono rispettivamente:stelle cadenti, cisione della rondini, il nido della rondine, l'uccisione dell'uomo, la famiglia, Il pianto del cielo sopra il male della terra. L'intera poesia forma un climax ascendente.


L'assiuolo

L'assiuolo è un rapace notturno, che spesso si vede intorno ai cimiteri annunciando il suo “chiu” che la credenza popolare vede come annuncio di disgrazia. E' una bellissima notte di luna piena e il poeta sente dai campi la voce di un assiuolo e anche il suo cuore percepisce l'angoscia che genere quel verso. Il verso del rapace alla fine di ogni strofa ha valore simbolico. Tutti i chiù sono delle epifore. Voce, singulto, pianto di morte=climax. Nella prima strofa ci sono sensazioni visive e uditive. Nella seconda ci sono sensazioni uditive e sentimentali. I temi della poesia sono il mistero e l'angoscia della morte. il simbolismo è molto evidente. Dov’era la luna? ché il cielo notava in un’alba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù...

anafora

Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, com’eco d’un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù...

sorge la luna sinestesia costruzione partitiva umanizzazione

costrutto partitivo fonosimbolico onomatopee

Su tutte le lucide vette alberi tremava un sospiro di vento: umanizzazione squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento (tintinni a invisibili porte fonosimbolico che forse non s’aprono più?...); iside e osiride, porte dell’aldilà e c’era quel pianto di morte... dubbio sul destino dell’umanità chiù... Mi domando dove fosse la luna, visto che il cielo aveva un colore chiaro e il mandorlo e il melo sembravano sollevarsi per vederla meglio. Da nuvole nere in lontananza venivano dei lampi mentre una voce nei campi ripeteva: chiù. Solo poche stelle brillavano nella nebbia bianca. Sentivo il rumore delle onde del mare, sentivo un rumore tra i cespugli, sentivo un’agitazione nel cuore al ricordo di una voce che evocava un dolore antico. Si sentiva un singhiozzo lontano: chiù. Sulle vette dei monti illuminate dalla luna, soffia un vento leggero mentre il canto delle cavallette sembra il suono dei sistri funebri che bussano alle porte della morte che forse non si aprono più?… e continua insistentemente un pianto funebre … chiù…


Temporale Con brevi tratti il poeta illusra la scena di un temporale estivo, che si apre con un onomatopea: bubbolio del tuono in lontananza. Egli vuole suggerire il rumore del tuono evocandolo, senza però nominarlo. I versi contengono notazioni visive, di colore ad esempio il rosso infuocato del tramonto sul mare, il nero del cielo copperto dalle nudi,, Egli come un pittore impressionista ritrae l'arrivo di un temporale estivo. Il tema della poesia è il riflesso del paesaggio nell'animo del poeta. Un altro è il nido familiare, rappresentato dall’ala del gabbiano che protegge.

Un bubbolìo lontano...

toscanismo

Rosseggia l’orizzonte, come affocato, a mare: nero di pece, a monte, costrutto partitivo stracci di nubi chiare: metafore tra il nero un casolare: un’ala di gabbiano. Si sente un brontolio lontano... L'orizzonte è rosso di fuoco, verso il mare, dalla parte dei monti è nero come la pece tra le nuvole nere c'è un casolare: è come un'ala di gabbiano Il Gelsomino Nottturno ( da Canti di Castelvecchio) La lirica fu composta nel 1901 per celebrare le nozze di un amico. Si notano accenni alla sessualità, e precisamente alla prima notte di nozze di 2 innamorati. I temi sono l'amore e il rito della fecondazione. I colori e gli odori sono tutti riferimenti alla sessualità. Si nota che nella poesia sono presenti sia l'eros che la morte, il che indica che pascoli era escluso dall'amore (non fa sesso). Si nota anche un parallelismo tra gli sposi e la natura e un linguaggio tecnico preciso.


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