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Lungo la Ciclabile Riviera Berica

Storia, Arte, Paesaggi

Testi di

Reginaldo Dal Lago Alberto Girardi Foto di

Claudio Portinari

da Vicenza a Noventa


Lungo la Ciclabile Riviera Berica Storia, Arte, Paesaggi

da Vicenza a Noventa Testi di

Reginaldo Dal Lago Alberto Girardi Foto di

Claudio Portinari EDIZIONI: Centro Studi Berici - Sossano www.centrostudiberici.it

ROTARY CLUB VICENZA PALLADIO

FARMACIE VICENTINE ASSOCIATE


Copyright © Centro Studi Berici - Sossano Prima Edizione: Ottobre 2012 Tutti i diritti riservati. É vietata la riproduzione, anche parziale o ad uso interno o didattico, con qualsiasi mezzo effettuata, se non autorizzata dall’editore. Il copyright delle foto presenti nel sito appartiene ai rispettivi autori. L’Azienda non si assume alcuna responsabilità per eventuali danni causati, direttamente o indirettamente, dalle indicazioni presenti sulle proprie pagine. Finito di stampare il 3 ottobre 2012 Tiratura 3.000 copie


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Indice

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La Ciclabile Riviera Berica La cosa migliore è pedalare pensieri liberi, sciolti da ogni preoccupazione, perché la bici sa dove portarti. Segui la pista, non ti perderai. Se ami le tentazioni, cedi a qualche deviazione, a destra e sinistra. Vedrai paesaggi che pensavi perduti, troverai segni di storie millenarie, incontrerai capolavori dell’arte e dell’ingegno umano. Noi qui ne abbiamo indicato un certo numero, arrotondato per difetto: solo il nome, l’anno di nascita, qualche segno particolare. Il minimo per risvegliare la curiosità e aiutare la memoria se questa ti falla. Anche qualche informazione pratica se le forze scemano, se la pioggia ti sorprende, se la ruota fora. Di consigli non ne hai bisogno: chi va in bici con i suoi pensieri, con gli amici, con la famiglia, è già saggio di suo. Gli autori Reginaldo e Alberto

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La Riviera Berica La percorrevano già i nostri più antichi progenitori, oltre centomila anni fa, per seguire i branchi degli animali da cacciare; si riparavano nelle grotte, che l’erosione aveva scavato nei fianchi dei colli, in condominio con l’orso-speleo; qui accendevano fuochi, di cui restano tracce di ceneri e di focolari per millenni sepolti dai detriti di roccia staccatisi dal volto; si aggiravano tra i boschi, che coprivano sovrani i monti, le valli e il piano spesso paludoso. Le specie arboree cambiavano con l’alternarsi dei climi, dal glaciale al temperato, dall’umido all’arido. Alla fine dell’ultima glaciazione, quindici millenni fa, con gli attrezzi di pietra di nuova generazione, i primi agricoltori-pastori scelsero il piano, più facile da coltivare, e presso gli specchi d’acqua infissero le palafitte. La transitavano i Paleoveneti, nei secoli a cavallo tra il secondo e il primo millennio a.C., scambiandosi tra Este e Vicenza non solo mercanzie e manufatti, ma lingua, cultura e devozione per Reitia, la dea madre delle acque, prima di cedere il manto alla Madonna da Monte. La scendevano i barconi romani per via d’acqua, fino all’Adige e poi verso Adria, a portare nell’Urbe la pietra delle cave di Cu-

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stodia-Costozza. Nel Medioevo fu terra del vescovo di Vicenza, conte-re di Barbarano, che teneva la sua curia-feudo da Campiglia a Costozza. A predicare e a praticare la povertà si applicavano gli eremiti, disseminati nei luoghi impervi dei colli, da S. Cassiano a S. Rocco, da S. Fise a S. Donato. Il più famoso e venerato fu certamente S. Teobaldo, giovane cavaliere contestatore della Champagne francese che, dopo lungo girovagare, si stabilì in una cella sepolta nella boscaglia paludosa di Sajanega. Era l’alba del secondo millennio, quando dai colli non spuntavano campanili ma torrioni del vescovo-conte. In età comunale fu spesso campo di battaglia tra Padova e Vicenza. Il comune berico, per assetare i cugini padovani, che si abbeveravano al Bacchiglione, tagliava l’argine destro del fiume nell’ansa di Colderuga. L’acqua deviata scorreva in un vicino canale-scoladore, ampliato e rettificato alla bisogna. La prima volta fu nel 1145, poi l’operazione fu ripetuta. Alla seconda lo chiamarono Bissato, bis-actum, fatto due volte. Quando se ne dimenticò l’origine, fu battezzato Bisatto, favoleggiandovi bisatte. In età veneziana il Bisatto era la via del sale e del pesce dalla Laguna a Vicenza. Dal Basso Vicentino e dai Berici Meridionali vi

arrivavano biade, legname, pietre, in un reticolo di canali navigabili fra loro collegati. La saccheggiarono gli eserciti per rifornirsi di cibo, e a nulla serviva ripararsi nelle grotte sui monti. I soldati vi arrivavano e con il fumo stanavano o soffocavano gli irriducibili, come quella volta nel 1510, alla grotta di S. Bernardino, quando Venezia aveva contro il mondo intero. La abbellirono il Palladio, lo Scamozzi e i più noti architetti del tempo, con ville-fattorie dove i nobili godevano della S. Agricoltura dell’umanista Alvise Cornaro, e i braccianti marcivano nei casoni di paglia, condannati a guadagnarsi il pane con il sudore della fronte. Ad essa Filippo Pigafetta dedicò un paragrafo della sua Descrittione del Territorio e del Contado di Vicenza, inserita nel primo, grandioso atlante Theatrum Orbis terrarum, del fiammingo Abramo Ortelio, da lui stesso volto in italiano tra il 1601-1603. Era la quarta contrada che “per lo fiume si dice Riviera, discorrendovi nel mezzo il ramo del Bachiglione, per feraci campagne ...” Il seguito, strada facendo. La onorò Galileo, che di notte scrutava il cielo dalla Specola di Costozza e di giorno godeva i freschi soffi di Eolo infido nelle grotte di Costozza.


da Berica = Berga = berg = monte. La via fluviale s’è fatta strada, la strada ferrovia, la ferrovia pista Ciclabile. La pista è lunga 32,420 chilometri, da Piazzale Fraccon di Vicenza alla Stazione delle Corriere di Noventa Vicentina. Non ha dislivelli di sorta, correndo rigorosamente sui binari della vecchia ferrovia. Questa lambiva appena i nuclei abitati, passandovi dietro, dove c’era lo spazio per una piccola stazioncina. La sensazione di passare per il retro di una casa rimane forte ancora oggi. I paesi ci mostrano la schiena, il lato meno nobile. Un tempo, tra un paese e l’altro, c’era campagna. Ora, soprattutto nella prima tratta, a nord, la Ciclabile fa i conti con una pesante urbanizzazione, per for-

tuna intercalata da coni visivi paesaggistici imposti da provvidenziali vincoli ambientali. La pista è dedicata all’alpinista Renato Casarotto (Arcugnano 1948-K2 1986) morto tragicamente in un crepaccio nel tentativo di scalare in solitaria lo sperone sud-ovest del K2, la Magic Line. É stata inaugurata ufficialmente il 20 maggio 2012. Nella presente Guida, la pista Ciclabile fa da spina dorsale, suddivisa in quattro vertebre. Da essa si dipartono, a mo’ di costole, undici varianti, da percorrere anche in tempi diversi, per entrare nel tessuto muscolare del territorio che altrimenti si scorgerebbe solo da lontano.

La Riviera Berica

Agli inizi del Novecento vi costruirono la linea ferroviaria Montagnana-Noventa-Vicenza. La manodopera dalla campagna si portava a lavorare nelle industrie cittadine. Con affetto, e nostalgia dei vapori della stalla, gli operai-contadini battezzarono il carro fumante La Vaca Mora. Poi sorsero i capannoni sotto casa, disseminati per la campagna. La ferrotramvia fu dismessa (non aveva nemmeno settant’anni), il sedime usato per la pista Ciclabile: una buona idea. É LA RIVIERA BERICA, la terra tra i Berici e gli Euganei, un corridoio attraversato in lungo da un corso d’acqua che ha fatto la sua fortuna e le ha dato metà del nome: Riviera = Riperia = ripa. L’altra metà l’ha presa

Mossano. La piana coltivata del Palù (c.p.)

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A

TRATTO VICENZA - DEBBA


NO

Monte Berico

0

0,5

Monte Bisortole

1:30000

1 km

NORD

TORMENO

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Campedello

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VICENZA

DEBBA

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Oasi “Stagni di Casale”

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A4

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A Caratteristiche

Lunghezza: 6,020 Km

Tipologia del percorso: Pista ciclabile

TRATTO

le mastodontiche strutture del nuovo tribunale, progettato dall’architetto Michele Valentini. L’avvio sulla Ciclabile non è dei più suggestivi: i primi metri sono incassati tra l’alto muro di sostegno del monte, reso necessario per farci passare la ferrovia, e il retro del Borgo Berga. Borgo Berga si allunga per qualche centinaio di metri tra la Strada Statale della Riviera e l’unghia di Monte Berico. Mimetizzata tra le case, con la sola facciata visibile dalla strada, si trova la Chiesetta di S. Caterina al Porto, un tempo “la ciesa de Campedelo”. Eretta nel Quattrocento, fu completamente rifatta nel Seicento su commissione dell’insigne giureconsulto G.M. Bèrtolo. Sul frontone, lo stemma con leone rampante a due code, ossia i due rami del diritto civile e canonico, richiama la professione del Bèrtolo. All’interno della chiesa sono conservati uno splendido altare in legno e una Madonna con Bambino policroma, quattrocentesca, attribuita a Niccolò da Cornedo (Cornedo 1405-1453). Il titolo di S. Caterina al Porto le viene dalla presenza in loco dell’ultimo attracco dei barconi, che risalivano da Venezia prima di arrivare al porto delle Barche all’interno delle mura cittadine. L’ultimo edificio, lì

VICENZA - DEBBA

La Ciclabile inizia a Porta Monte, la porta della città, che apriva sui monti Berici, esattamente sotto l’arco che immette alle Scalette. Progettato da Andrea Palladio (Padova 1508-Maser 1580) attorno al 1575, sul modello degli archi di trionfo romani, realizzato nel 1595 da Francesco Albanese senior (Vicenza ante 1567-post 1611), l’arco regge sull’attico il Leone di S. Marco tra i santi Leonzio e Carpoforo; nelle nicchie dell’intradosso sono collocati l’Angelo Annunciante e la Vergine Maria. Frequenti, un tempo, erano i pellegrini oranti che salivano ginocchioni i 192 scalini della Scala S. Lo slargo antistante, Piazzale Fraccon, prende il nome da Torquato e Franco, padre e figlio, partigiani deportati a Mauthausen dove morirono nel 1945. Alla rotatoria arrivano, a raggiera, il Viale del Risorgimento dalla stazione ferroviaria, Via S. Caterina, di cui si intravvede la chiesa sul lato destro, il Viale Margherita e la Statale 247 Riviera Berica; sotto vi passa la ferrovia. A un centinaio di metri dall’inizio della Statale, prima del confluire del Retrone nel Bacchiglione, si trovava il Cotonificio Rossi. Costruito nel 1885, lo stabilimento è stato demolito nel 2005, ad esclusione della ciminiera originaria, rimasta spaesata tra

Da non perdere: s Villa “La Rotonda” di Andrea Palladio

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dove il Bacchiglione lambisce la Statale, è conosciuto come Palazzo del Sale: i salarini facevano entrare i barconi, uno alla volta, nella tràina e vi ammassavano la preziosa merce. Si notano ancora il muro di sostegno dell’argine, il lastricato e gli anelli a cui attraccavano i barconi. Passato Borgo Berga, la Ciclabile incrocia la Statale e la oltrepassa, voltando le spalle all’antica Osteria al Gallo. L’hosteria al Gallo è documentata dal 1665, come proprietà dei Capra, i signori della Rotonda. L’hoste, che l’aveva in affitto, non offriva

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solo vino, ma anche cibo e alloggio: si mangiava al pe’pian, al piano-piede, e si dormiva al mezado. Non lontana dal porto di S. Caterina, l’osteria era frequentata da uomini di fatica, barcaioli, scaricatori, salarini, carrettieri e doganieri, che sembra avessero qui la stanga, cioè lo sbarramento notturno all’accesso in città per la strada della Riviera. Seduto sotto il portico, l’11 giugno 1848, il maresciallo Radetzky godette compiaciuto la ritirata delle truppe pontificie e dei volontari accorsi alla sfortunata insurrezione di Vicenza.

Fatte poche pedalate, appare superba la regina delle ville palladiane, La Rotonda. La villa, tutt’altro che “rotonda”, semmai cubica, è sormontata da una cupola, un po’ più bassa rispetto al progetto originale, questa sì rotonda, a giustificarne il soprannome. Le quattro facciate della villa, perfettamente identiche con pronai a colonne ioniche, nei quattro punti cardinali aprono su paesaggi diversi, quattro “belvedere” su una varietà di scenari che vanno dai vicini Colli Berici e dalla circostante pianura verso Treviso, Padova e Venezia, alle Prealpi lontane. Il Palladio stesso, cogliendo la peculiare e felice posizione della villa, ne spiega la scelta: “... onde, perché gode da ogni parte di bellissime viste, delle quali alcune sono terminate, altre più lontane, e altre che terminano con l’orizzonte, vi sono state fatte le logge su tutte e quattro le facce”. L’ingresso principale era un tempo direttamente dalla Riviera, mentre quello attuale era di servizio. L’interno è decorato con bellissimi stucchi che impreziosiscono i soffitti e gli eleganti caminetti marmorei, e Vicenza, Porta Monte. Arco delle Scalette e passaggio della Vaca Mora (foto storica, 1911)


A TRATTO gotico, le soprastanti bifore e le monofore di destra. Dopo profonde trasformazioni, assunse nell’Ottocento la struttura attuale. La villa si trova in aperta campagna, al di qua del Bacchiglione, e la si può solo intravvedere dalla Ciclabile. Di fronte alla chiesa di Campedello, nascosta in parte alla vista da un imponente parco, sta Villa Tòdaro, ora Dolcetta, già appartenuta a un ricco proprietario di filande e mercante di seta, che nel 1768 ne commissionò l’edificazione a Ottone Calderari (Vicenza 1730-1803). Di chiesa, a Campedello, non si parlò fino agli anni Trenta del Novecento, quando iniziò un forte sviluppo demografico. Fino ad allora i fedeli si servivano della chiesa di S. Cate-

VICENZA - DEBBA

con pitture ad affresco eseguite, in tempi successivi, da Alessandro Maganza (Vicenza 1556-1630) e Giambattista Maganza (Calaone d’Este 1509 - Vicenza 1586), Anselmo Canera (Verona 1530–post 1584) e Louis Dorigny (Parigi 1654–Verona 1742). L’edificazione della villa avvenne negli anni Settanta del Cinquecento; nei decenni successivi Vincenzo Scamozzi (Vicenza 1548– Venezia 1616) vi aggiunse gli edifici rustici, barchesse e cantine, a livello assai più basso della villa. A commissionarla fu l’arcidiacono della cattedrale Paolo Almerico; dal figlio suo naturale Vincenzo l’acquistò Odorico Capra nel 1591. Percorso il tratto che lambisce la Statale, la Ciclabile corre ora tra la campagna e la sequenza di case di Campedello, il medioevale Campeellus, poche tornature di campi tra la Strada Regia della Riviera e il Bacchiglione, strappati alle esondazioni del fiume. Apparteneva all’antica Coltura (= terreni comunali) di Vicenza, con il Ponzano e la Porciglia, ove i cittadini menavano a pascolare i maiali. La borgata crebbe nel Quattrocento, con l’imbrigliamento del Bacchiglione. A questo secolo risale il nucleo originale della Villa Rodighiero, segnatamente il portale

Vicenza, Borgo Berga. Chiesa di S. Caterina al Porto (a.g.) Vicenza, Riviera Berica. Osteria “al Gallo”: particolare (a.g.)

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rina al Porto. La chiesa attuale è dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Al suo interno conserva un grande affresco absidale di Agostino Pegrassi (Verona 1900-S.drigo 1957); le vetrate della facciata, di Pietro Modolo, hanno come oggetto le figure dei santi Francesco e Chiara. Sul confine tra Campedello e S. Croce Bigolina, marcato ora dall’autostrada Milano-Venezia, si staglia la robusta mole a impianto quadrato di Villa Trissino, ora Dal Lago, detta del Plebiscito. Alcuni elementi architettonici, in particolare le fine-

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stre del piano nobile, suggeriscono la data della prima fabbrica tra il 1480 e il 1510. Successivamente subì varie trasformazioni. La breve barchessa a colonne tuscaniche seicentesche, con cortile antistante, è oggi adibita a magazzino di materiali edili. Sottopassata l’autostrada, la Ciclabile corre tra la campagna, che finalmente si apre abbondante allo sguardo, e l’abitato di S. Croce Bigolina. Il nome le viene da un’antica cappella dedicata alla S. Croce, che sorgeva sulla proprietà della famiglia Bigolin, facoltosi

proprietari terrieri del Quattrocento. Della chiesa si son perse le tracce. Quando la bici va in leggera discesa, è segno che la campagna s’abbassa rispetto al letto del Bacchiglione. Per contenerne le piene s’è costruito alto sui campi il secondo argine di espansione. Lo si vede bene a Lòngara che, sull’abbassamento del fiume, ha costruito la sua storia. A Lòngara, infatti, si trovavano le bocche del lago di Fimon, che non a caso fino a tutto il Quattrocento veniva chiamato Lacus Lòngarae, Lago di Lòngara, mentre prima ancora era detto Lacus comunis Vicetiae, Lago del Comune di Vicenza. Esso allora copriva tutta la vallata che va da Pianezze a Contrà Lago, da Fimon a Torri, dalla Fòntega a S. Croce Bigolina. Sul suo antico argine si snoda la Variante A2. A tener alta l’acqua per la pesca, i Vicentini costruirono la Rosta, un terrapieno che dall’unghia del monte di Lòngara andava dritto all’unghia del monte della Commenda, a S. Croce. Per vederne l’ultima traccia, quando la Ciclabile arriva all’incrocio con Via Cipro, segnato dal cartello “Lago di Fimon E7”, si prende a destra, si attraversa la Statale e si prosegue dritto verso il TòrVicenza, Campedello. Villa Boschetti Rodighiero (a.g.)


A Il monumento funerario è stato progettato dall’architetto ticinese Mario Botta (Mendrisio 1943). Tornati all’incrocio della Ciclabile con Via Cipro, sulla destra si scorge Villa SquarziFogazzaro. In realtà da questa posizione si vede il parco retrostante la villa, fornito di bel lavatoio appena dentro il portone d’ingresso. Per vedere invece le facciate della villa e dell’annessa cappella gentilizia, occorre Vicenza, Campedello. Fiume Bacchiglione (a.g)

TRATTO

portava, sempre qui a Lòngara, nel Bacchiglione. Nel Settecento, per abbassare ulteriormente il letto dei fossi scoladori, costrinsero il canale a scaricare più a valle, a Debba. Questo tratto, ora non più utilizzato (il lago dal 1932 defluisce nel Bisatto a Colderuga, in galleria), corre rasente la Ciclabile. Lo si vede sulla sinistra. Superata la Rosta in direzione del Tòrmeno, è d’obbligo la visita, nel cimitero, alla tomba dello scrittore, artista, editore vicentino Neri Pozza e della moglie Lea Quaretti.

VICENZA - DEBBA

meno per circa 200 metri. Qui la strada è marcata da un vistoso dosso: è la famosa Rosta del Lago, su cui tanti storici si sono scervellati, inutilmente, per fissarne l’epoca di costruzione. Per qualcuno essa risale addirittura all’età romana, certamente è anteriore al Duecento. Dove la Rosta inizia, infatti, e ora ci sono le porte in ferro, funzionava già allora un mulino con follo. Lo gestivano il comune e gli homines di Lòngara, prendendolo in affitto, assieme al lago, dal comune di Vicenza; lungo la Rosta avevano costruito una masèra, una lunga fossa per maserare, macerare, la canapa e il lino per estrarne le fibre tessili, essendo proibito farlo lungo gli argini del lago. Qui gli uomini di Lòngara, alla fine del Trecento, si costruirono la nuova parrocchiale, più comoda, abbandonando la vecchia che si trovava in alto, sulla strada per Villabalzana: di essa conservarono solo la dedicazione ai Ss. Filippo e Giacomo. Alla fine del Cinquecento, con sentenza della Serenissima, il mulino venne tolto per rendere più agevole lo scolo delle acque delle valli, che nel frattempo si erano impaludite. La fame di terra ne consigliò la bonifica. Una rete di fossi e dègore convogliava l’acqua stagnante nel canale Debba che le

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A mentre l’architrave della loggia poggia su pilastrini a sezione quadrata, in asse con le colonne sottostanti. Il tutto costituisce uno dei più interessanti episodi di architettura della seconda metà del Quattrocento presenti nel territorio vicentino. Dopo questa piccola distrazione, si torna sulla Ciclabile e si va fino a Debba, dove termina il primo tratto. Vicenza, Lòngara. Villa Povegliani Capra Dal Zotto (a.g.)

TRATTO

villa, il 26 ottobre 1604, moriva Filippo Pigafetta e “con lui si spense – come ricorda la lapide sul muro della villa lungo la Statale – la luce di tutta una vita che aveva saputo svelare segreti di tre continenti”. Per ammirare l’eleganza semplice della villa, occorre portarsi all’interno del quartiere. Un portico con quattro archi semicircolari al pianterreno sorregge una loggia architravata al piano superiore. Gli archi del portico sono sorretti da colonne tardo gotiche,

VICENZA - DEBBA

proseguire per la Ciclabile finché ci si affianca alla Statale. Qui si torna per 300 metri lungo la strada in direzione Vicenza. Sulla destra appare la grande villa, del 1677, prima degli Squarzi, quindi del Fogazzaro, ora Casa Materna, attribuita a Carlo Borella (Vicenza, fine XVII sec.). La villa si compone di un corpo centrale molto alto e di due ali simmetriche abbassate, di qualche decennio posteriori. Sulla facciata del corpo centrale, a sua volta, la fascia intermedia, evidenziata da quattro lesene che reggono un frontone triangolare, si stacca leggermente sulle due laterali. Questo schema compositivo del corpo centrale padronale, secondo lo storico dell’arte Renato Cevese, è uno dei primi esempi di architettura di derivazione scamozziana, e quindi antipalladiana, diffusasi nel Seicento nel Vicentino. La facciata dell’oratorio, dedicato a S. Giovanni Battista, è neoclassica, ma alcuni elementi architettonici interni, segnatamente la porta che dalla cappella immette alla sacrestia, sono molto più antichi e fanno pensare a un edificio preesistente. La breve digressione dalla Ciclabile offre l’occasione di visitare anche Villa Povegliani-Capra, che dà le spalle al marciapiede sull’altro lato della strada. In questa

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Ciclabile Riviera Berica_ Capitolo 1