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Bollettino d’informazione riservato ai soci CLUB ALPINO ITALIANO Sezione Valdarno Inferiore “Giacomo Toni”


Tesseramento 2012 Soci ordinari________________________________________________________€ 45,00 Soci familiari________________________________________________________€ 25,00 Soci giovani (dal 1992 in poi)__________________________________________€ 15,00 Al 31 dicembre 2011 gli iscritti erano 189, di cui 40 nuovi, così ripartiti • 134 soci ordinari • 45 familiari • 10 giovani Si ricorda che l’iscrizione al CAI: • Dà diritto a ricevere «La Rivista» e scaricare «Lo Scarpone» (solo ai soci ordinari) • Copre con un’assicurazione le spese d’intervento delle squadre di soccorso alpino e dell’elicottero in caso di incidente in montagna • Consente (esibendo la tessera con il bollino) di ottenere priorità di accoglienza e particolari condizioni di sconto nei rifugi del CAI • Permette di acquistare a prezzi agevolati le pubblicazioni del CAI e del TCI • Dà diritto a partecipare a tutte le iniziative della sezione con particolari agevolazioni

Si invitano i Soci a rinnovare l’iscrizione entro il 31 marzo 2012, per la continuità della copertura assicurativa. Per informazioni sul tesseramento contattare il socio incaricato Giancarlo Duranti al numero 0571 242794. L’iscrizione per il 2012 è valida fino al 31 marzo 2013.

Ulteriori informazioni si possono avere in sede il venerdì dalle ore 21,30. Tel. 333 3355156  www.clubalpinoitaliano.it  info@clubalpinoitaliano.it In copertina: Torrente Ania, Filecchio comune di Barga (Lu)   (foto J. Pieri)

Le foto riportate in questa pubblicazione, quando non indicato l’autore, sono fornite dai vari soci che hanno partecipato alla redazione. Grafica e DTP: Erica Filippetti • www.rebrand.it • info@rebrand.it


“L’amore è un abbraccio soffice di cielo e di nuvole su una cima raggiunta col cuore in festa” Bianca Di Beaco

Le occasioni perdute Francesco Mantelli.................................................................... 04 Eremita e costruttore babelico: Maurizio Becherini Gabriele Mina........................................................................... 09 Pico del Teide Giancarlo Roggi........................................................................ 13 Torrentismo orizzontale...o pianeggiante Marcello Sabatini ..................................................................... 17 Monte Rosa Giovanni Morichetti.................................................................. 21 Dalla valle del Giardino al Monte Corchia Sulle tracce degli antichi cacciatori Apuani Giancarlo Sani .......................................................................... 27 Passeggiata alle cerbaie Isabella Veroni .......................................................................... 33 Informazioni utili: i rifugi a cura della redazione................................................................ 36 I due corvi Elisabetta Bianchi .................................................................... 38 Forame ovale pervio… Giovanni Morichetti.................................................................. 40 Elba: un po’ mare, un po’ monte Jerry Pieri.................................................................................. 43 Tutto è iniziato con una speleogita Elisa Scateni.............................................................................. 45 Che giornata...e non è ancora finita! Silvano Gozzi............................................................................ 47 Programma escursionistico 2012 a cura della redazione................................................................ 50 Organigramma a cura della redazione................................................................ 55 duemiladodici

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Dal presidente

Le occasioni perdute Bambini e adulti sulla cima del monte Gennaio: attività di escursionismo della nostra sezione.  (foto R. Falaschi)

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche un gesto, un’invenzione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. (G. Gaber, La libertà, 1972)

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i si diverte di più ad un raduno di speleologia, soprattutto se c’è l’occasione di visitare anche qualche grotta a noi sconosciuta, ci si diverte anche a mettere le mani su qualche via di roccia o ad accompagnare soci e amici nelle uscite di calendario della nostra sezione del Club Alpino. Ci si diverte di più a fare queste cose che a partecipare agli obblighi istituzionali che

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l’appartenenza ad un’associazione di oltre 300.0001 soci ci impone. E non potrebbe essere diversamente: se si sta nel Club Alpino Italiano, oltre alla sicurezza che ci viene dai nostri colleghi del soccorso alpino e speleologico, oltre agli innumerevoli vantaggi dell’utilizzo della nostra rete di rifugi, oltre alla generale diffusione della cultura dell’ambiente


Esercitazione presso una cava per il 3° corso di speleologia. (foto G. Morichetti)

montano (delle montagne di «dentro» e di «fuori», del passato e del presente) che non ha uguali, oltre a tutto ciò e a molto altro, ci saranno pure degli adempimenti da rispettare e non sarà solo sterile e inutile burocrazia quella che ci viene richiesta. È così che l’assemblea annuale dei soci entra di diritto e di dovere entro questi adempimenti: l’assemblea dei soci è l’organo sovrano dell’associazione. Essa rappresenta

tutti i soci e le sue deliberazioni vincolano anche i soci assenti o dissenzienti. (Titolo IV, capo I Statuto della sezione Valdarno Inferiore «Giacomo Toni» del Club Alpino Italiano). Premesso quanto sopra, resta un fatto ricorrente, tanto da entrare nella tradizione della nostra sezione, la scarsa partecipazione dei soci all’assemblea annuale; forse è nella tradizione anche di altre sezioni, ma questo non ci consola. Il minimo storico è stato toccato con l’assemblea (termine quanto mai inappropriato) del 26 marzo 2011. L’evento non l’ho certo vissuto come atto di sfiducia nei miei confronti: se così fosse stato, la soluzione sarebbe semplice e risolutiva. Temo che le cause siano ben altre, profonde, diverse e in parte riconducibili ad una generale scarsità nell’abitudine a utilizzare gli strumenti che la democrazia ci offre. Sembra un vizio antico nel nostro Paese: da tempi lontani siamo più abituati a delegare ad altri che a partecipare ed è così che nel dipanarsi nel percorso della nostra recente storia di nazione compaiono talvolta vari personaggi che si prendono l’impegno di decidere per noi su tante cose e noi li lasciamo fare, abbandoniamo ogni controllo e dopo qualche decennio in cui ci siamo fatti trascinare inebetiti verso un mondo di sogni irrealizzabili, di miti inventati, di promesse palesemente false, arriva il momento del grande disastro (previsto e prevedibile) che ci risveglia. Se ogni riferimento ai tempi attuali è del tutto casuale, nel nostro particolare e piccolo ambito ho sempre pensato che l’assemblea annuale dei soci della nostra sezione Club Alpino Italiano non trae il massimo significato nella relazione del presidente, ma da quello che viene dai soci.

1 I Soci C.A.I. a dicembre 2010 sono 319.413, le Sezioni 492 e le Sottosezioni 308. Con questi numeri, il Club Alpino Italiano è tra le associazioni più numerose e importanti d’Italia. Al 31 ottobre 2011 i soci C.A.I. toscani sono 13.157 con un incremento di 90 soci rispetto al 2010.

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Così, attraverso la mia annuale relazione, che è nel mio spirito consumare in tempi brevi perché i concetti veri e seri si comunicano con la sintesi e talvolta perfino con sistemi non verbali, i soci potrebbero venire informati su cosa fa la nostra sezione e non solo quella, soprattutto cosa fa il Club Alpino Italiano. È in quell’occasione che si può apprendere dell’esistenza e dell’attività non trascurabile del Gruppo Regionale Toscana C.A.I. che raggruppa tutte le sezioni a livello regionale e porta avanti una politica di insieme su alcune attività che non potrebbero essere gestite dalle singole sezioni. Ad esempio, si verrebbe a sapere che contro gli scempi ambientali (si vedano i continui attacchi al paesaggio apuano con reiterate proposte di nuovi tunnel e ampliamento di cave) ci si sta muovendo a livello regionale, così come il coinvolgimento verso le attività di valorizzazione della via Francigena non possono che essere condotte tramite il Gruppo Regionale Toscana C.A.I. e che, infine, le assemblee annuali dei presidenti delle sezioni C.A.I. nell’ambito dello stesso Gruppo Regionale sono sempre qualcosa di molto partecipato (siamo arrivati talvolta alla totalità delle sezioni toscane rappresentate!) a dimostrazione dell’importanza e della funzionalità di certi strumenti che la nostra associazione si è data. Tornando al nostro ambito locale, sottolineo che l’assemblea è soprattutto la voce dei soci, anche di coloro che pur facendo scarsa attività «alpina» si sentono parte di questa grande famiglia ed è un dispiacere che queste voci restino silenti, assieme a quelle di una buona parte degli stessi membri del Consiglio Direttivo che da anni si sono allineati nella tradizione della scarsa partecipazione all’assemblea annuale. Sorprende che questo importante strumento di partecipazione democratica, di momento di critica e di occasione proposi-

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tiva, di possibile crescita, sia storicamente eluso; eppure in quelle rare volte in cui la partecipazione assembleare aveva raggiunto livelli accettabili, essa aveva costituito un’occasione di vero associazionismo e di comunione di intenti. Si può fare un tentativo di capire il perché di tanta e spesso assurda scarsità di partecipazione, di quanto sia anche responsabilità dell’organo direttivo (cioè

Aggiornamento su neve 20-02-2011.  (foto F. Mantelli)

Aggiornamento su sicurezza.  (foto F. Mantelli)


Assemblea dei delegati CAI GR Toscano 19-11-11 a Castelnuovo Garfagnana.  (foto F. Mantelli)

noi) perché la colpa non è mai tutta degli altri (ma l’informazione e le convocazioni sono sempre state regolarmente effettuate nei tempi previsti). Ma un tentativo forse non è necessario perché quando vedo che un’analoga scarsa partecipazione si verifica in occasione di un’assemblea per l’elezione dei rappresentanti di classe nel primo anno di una scuola media, dove sono ben altri gli interessi in gioco, dove l’attenzione verso le necessità e possibilità scolastiche dei propri figli dovrebbero di gran lunga stimolare una partecipazione molto elevata e invece si va poco più in là di un’assemblea C.A.I. poco riuscita, allora più che cercare spiegazioni, c’è solo da restare costernati. C’è solo da constatare che nel 461 a.C., Pericle, nel Discorso agli Ateniesi, parlava di una de-

mocrazia che ancora, dopo circa 2500 anni, facciamo fatica a comprenderne il valore e il significato: tanti secoli e nemmeno un piccolo passo avanti….…talvolta qualche passo indietro. Allora non c’è che lasciare spazio ai professionisti della sociologia e di ogni altra cultura per trovare un perché o proporre rimedi. A me viene di ritirarmi da una parte per riportare alla memoria un pezzo di una canzone di Giorgio Gaber che su tante cose aveva visto molto lontano: «…..libertà è partecipazione …….. libertà è partecipazione». Poi, in realtà, altri momenti di aggregazione resistono, resiste la «ballottata di novembre»2, quando in occasione di questo pranzo sociale si riesce mettere insieme le varie anime che compongono la nostra se-

Il termine ballottata ha vari significati; per noi del C.A.I. si intende un qualsiasi pranzo di gruppo che deve comunque concludersi con la consumazione delle ballotte, le castagne lesse. Ballottata quindi da ballotta, cioè castagna bollita con buccia, termine in vigore nella lingua italiana dal sec. XVII.

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zione e si riesce nello stesso giorno ad accontentare chi preferisce camminare prima di sedersi a tavola e chi ha l’opportunità di una comoda visita culturale così che anche quest’anno almeno un terzo dei soci della nostra sezione ha partecipato. Poi resiste anche la cena all’aperto in estate, quando riusciamo a mettere a tavola almeno 60 persone, contentando tutti con i prezzi e la qualità. Ma resiste soprattutto la partecipazione al nostro programma annuale di uscite in montagna, in grotta, sulle colline e nei boschi, con punte talvolta di presenze inaspettate, resiste l’attività del gruppo speleologico con il suo corso annuale, resiste la partecipazione alle serate e alla uscite di aggiornamento nelle tecniche di sicurezza in ambito alpinistico e speleologico, resiste infine l’attività del gruppo Terre Alte che ogni hanno ci regala nuove scoperte di inci-

sioni rupestri sulle nostre montagne. Allora se non c’è un’assemblea ordinaria annuale a darci fiducia, se la non partecipazione è sempre un’occasione perduta, nella nostra sezione molto funziona ancora e forse bastano due parole del presidente a fine pranzo di una «ballottata» e la risposta che ne consegue, a capire che ancora esistiamo come associazione e che il nostro operato di dirigenti della sezione, alla fine, i soci lo conoscono e lo valutano. E anche se non li vediamo partecipare ad un’assemblea, essi sono presenti accanto a noi. Francesco Mantelli – Presidente

Cena sociale del 16-09-11  (foto F. Mantelli)

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Antropologia

Eremita e costruttore babelico: Maurizio Becherini La grotta del sarcofago.  (foto J. Pieri)

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hi sono i «costruttori di Babele»? Sono artisti irregolari che hanno consacrato decenni della loro vita alla realizzazione di un proprio universo immaginario. Muratori, operai, ferrovieri che vivono nei loro piccoli paesi d’origine, autodidatti in campo artistico: costruiscono per lo più intorno o sopra le loro case, senza un progetto scritto, senza ricavi economici. Utilizzano materiali di recupero per creare strutture, sculture e mosaici, realizzano assemblaggi, accumulazioni scenografiche, architetture stravaganti e colorate. Sono tratteggiati come personaggi insoliti, suscitano indifferenza e fastidi: non hanno discepoli e, dopo la loro morte, le loro creazioni ri-

schiano di scomparire. Per tre anni, come antropologo, ho inseguito per tutta l’Italia gl’indizi frammentari che mi hanno portato a conoscere le imprese originali di questi «ispirati al bordo della strada» e «muratori dell’immaginario». Il progetto di ricerca si è fra l’altro concretizzato in un sito (www. costruttoridibabele.net) e in un libro a più voci che racconta e analizza, per la prima volta nel nostro paese, queste vicende: Costruttori di Babele. Sulle tracce di architetture fantastiche e universi irregolari in Italia (elèuthera 2011). Raramente l’opera dei babelici è conosciuta e tutelata. Un povero contadino analfabeta, Filippo Bentivegna (1888-1967), duemiladodici

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La statua del Cristo Redentore.  (foto J. Pieri)

per decenni scolpì nella pietra migliaia di teste che dispose nel suo podere a Sciacca. Il suo Castello Incantato è visibile ancora oggi: lo spazio è stato acquisito dalla Regione Sicilia, all’opera di Bentivegna sono state dedicate mostre e pubblicazioni.Destino opposto conosce Maurizio Becherini (1859-1932): il suo nome è sconosciuto alla letteratura in materia, i resti della sua opera vanno disgregandosi all’interno di un bosco toscano. Proviamo allora a rincontrarlo, incamminandoci in mezzo alla vegetazione e a sentieri dimenticati: arriviamo fino a una piccola grotta che conserva forme e sagome scolpite nella roccia. Un’altra grotta ci regala una commovente visione: un sarcofago ricavato nella pietra, vegliato da alcune figure di cemento, e sul fondo un gruppo di teste scolpite, illuminato da una luce che proviene da un’apertura. La vicenda (ricordata da Borghino Borghini in un bel libro: Il vento racconta, Nencini 1990)

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risale ai primi del Novecento in Val d’Elsa. Becherini nasce a Gambassi, a otto anni – morta la madre – viene affidato a una famiglia di contadini. Fa il muratore con il padre, quindi si sposa e mantiene tre figli arrangiandosi come barbiere e sarto. Dopo la morte della moglie, trentenne, matura un suo distacco: vive nel vicino convento di San Vivaldo di Montaione, dove lavora aiutando i frati francescani, quindi in una grotta. Infine nel 1918 lascia la famiglia e la bottega da barbiere: vivrà come eremita nei boschi, in una zona denominata la Forra, fino al giorno della sua morte. In poco più di un decennio dà vita a un suo spazio sacro: scolpisce le pareti della grotta in cui dorme, posiziona varie figure che realizza o si procura, costruisce su un rilievo un altare e una piccola cappella contornata da volti, erige statue di santi (spiccano quelle del Redentore e di san Pietro, che stringe una croce e le due chiavi). Usa cemento, reti di pollaio come armatura, pietre e conchiglie

Regione: Toscana Provincia: Firenze Comune: Gambassi Terme


Chi è Gabriele Mina Gabriele Mina vive a Savona, è insegnante e ricercatore in antropologia. Si è occupato dei rituali del tarantismo mediterraneo, della storia del corpo e della rappresentazione del diverso. È autore di vari saggi fra cui: Ossessioni. Un antropologo e un artista nel manicomio di Collegno (Besa 2009) e Elephant Man. L’eroe della diversità (Le Mani 2010). Cura dal 2009 il sito www.costruttoridibabele.net. Per contatti e segnalazioni «babeliche»: gabrielemina@hotmail.com

per il capo, bottoni per gli occhi, moltipliche di bicicletta per le aureole. Ottimo camminatore, si recava spesso in paese a trovare i familiari, eseguiva lavoretti nelle cascine in cambio di cibo, riceveva i pellegrini che raggiungevano la sua dimora attraverso scale e passerelle che aveva costruito. Abbiamo un’insperata testimonianza del sito, visto che le gite alla Forra culminavano con fotografie (da cui furono ricavate delle cartoline) in compagnia dell’eremita. Dopo la sua morte alcune opere si disper-

sero, altre furono consumate dalle intemperie e dal bosco: oggi restano solo alcune tracce suggestive. Quasi novant’anni fa chi era andato a trovarlo lo omaggiò con un vivace componimento, stampato in qualche copia, nel quale leggiamo: E infatti Maurizio devoto e servitore / Di quella voce arcana, che viene poi dal cuore / Eccolo qui nel bosco, dove sempre lavora / E in qualche modo adunque la religione onora. / Ond’è che in un baleno diventa Muratore, / Manuale, Ingegnere, ed anche Scultore

L’ingresso della grotta della Madonna, a destra un particolare.  (foto J. Pieri)

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Maurizio in preghiera ai piedi della statua di San Pietro (Archivio fotografico Livio Mugnaini, Castelfiorentino; pubblicata in Borghini 1990); a destra quel che rimane della statua.  (foto J. Pieri)

[…] / Eppure a raccontare ciò che finora ho detto / Si passa di aver perso il bene dell’intelletto: / Ma è un fatto che Maurizio è sano certamente / E mentre sa parlare parla discretamente, / Tanto per avvertire sia questa oppure quello: / Che mai non tenne in mano la mestola o il martello / E fece come ha detto da primo lo scrivente… / Così tutto a capriccio senza pensare a niente Ma c’era molto di più di un «capriccio» personale. Becherini, come detto, aveva vissuto nel convento dedicato all’eremita Vivaldo che ospita un prestigioso «Sacro Monte». Fra il XVI e il XVII secolo, quando il pellegrinaggio in Terra Santa era divenuto assai pericoloso, si diffusero in Europa dei luoghi sostitutivi, ovvero dei complessi devozionali costituiti da cappelle, posti sui rilievi per sfruttare l’ambiente naturale. A Montaione fu ricostruita una Gerusalemme in miniatura, una topografia

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sacra attenta all’orientamento e alla collocazione degli spazi, con una ventina di cappelle affrescate: all’interno la vita di Cristo tradotta nelle statue in terracotta delle botteghe dei maestri artigiani. Cinquecento anni più tardi il barbiere eremita, che aveva trovato ricovero in una delle cappellette, allestisce nella Forra la sua Gerusalemme, un itinerario fra grotte e volti, morte e resurrezione. In altre sedi occorrerà confrontarsi sui modi in cui, anche a livello locale, potremmo far riecheggiare la «voce arcana» dell’eremita, magari con un allestimento scenografico e multimediale. Al momento torniamo a incamminarci lungo la via della Forra, consapevoli di quanto quella voce s’intrecci profondamente con la voce della cultura. Gabriele Mina


Escursionismo

Pico del Teide Ruta dei vulcani.  (foto C. Mannini)

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el nostro viaggio che ha inizio a fine maggio, con meta principale il Pico del Teide, camminando e visitando prima la Gomera, isola piccola, ma ricca di sentieri e di storia, dove trascorriamo quattro giorni. Ci trasferiamo alla Palma e qui veramente non si riesce a seguire la bellezza dei luoghi e la scelta delle nostre escursioni, per il timore di lasciare indietro itinerari sempre più belli e panoramici. Ma noi inizia-

mo a camminare dal mare, sulla ruta dei vulcani, un itinerario che all’inizio sale sulle pendici di un vulcano fino a raggiungere il cratere, poi un altro fino al paese di Foncaliente e ci fermiamo perché fare la ruta dei vulcani, 53 km in salita, viene un po’ pesante, anche il sole poi fa la sua parte, vi garantisco che picchia forte. Il giorno successivo partiamo dall’altra parte dell’isola percorrendo la caldera della Sangustia, da

Los Muciacios al pico della Nieve. Riprendiamo il giorno dopo dal rifugio Pilar, a Foncaliente, questa volta in discesa. Dedichiamo quindi un giorno al barranco della Sangustia, una specie di torrentismo tutto in discesa con diversi attraversamenti del torrente, ma poche difficoltà: fra queste la lunghezza del percorso di 7 ore e per 2/3 nel torrente fra massi e acciottolati; all’uscita non sentivo più le caviglie tanduemiladodici

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to da decidere per il giorno dopo di fare MARE. Anche il trasferimento dalla Palma a Tenerife è stata un’escursione, perché il piccolo aereo che fa servizio tra le due isole, fra correnti d’aria e nuvole, sembra essere sulle montagne russe al luna park. Atterrati a Tenerife prendiamo la macchina, già prenotata in precedenza, (e qui mi pare giusto fare un elogio a Carla Mannini per l’organizzazione parte logistica, alloggi, rifugi, trasferimenti e cosi via,) ci dirigiamo verso la nostra meta prestabilita. Il giorno successivo è il giorno tanto atteso, la salita al TEIDE. Dalle sue pendici si domina l’immensa

Caldera de Las Canadas, un grande cratere di 16 km di diametro, desertico e piatto, attraversato da una strada che raggiunge i 2300 m di quota che oltre ad essere percorsa dalle auto, è un ottimo percorso per ciclisti

Tutta la zona del vulcano è sotto tutela essendo parco naturale e patrimonio unesco professionisti che si allenano in quota. Il cammino per il rifugio Altavista inizia su una pista ricavata tra rocce vulcaniche; i colori dei pendii delle piccole caldere e dei rilievi sono dall’aran-

cio all’ocra, che rendono il paesaggio unico. La pista è lunga ma non difficile. Arriviamo alla Montana Blanca che con il suo colore chiaro rosato spicca rispetto al bruno Pico del Teide, disseminata da grandi massi neri (frammenti di lava accresciuti durante il loro rotolamento) che spiccano sulla distesa di piccole pietre pomice chiare; altra pietra interessante è la nera ossidiana vetrificata e lucente. Tutta la zona del vulcano è sotto tutela essendo parco naturale e patrimonio UNESCO: oltre alla raccolta dei minerali è proibito anche uscire dai percorsi. Ora il gioco si fa più duro, il sentiero diventa stretto e

Barranco de la Sangustia  (foto C. Mannini)

Regione: Tenerife -Isole Canarie - Spagna Provincia: Tenerife Rilievo: Cañada Altezza: 3718 m slm Coordinate: 28°16'24''N 16°38'32''O

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Salita verso il Teide .  (foto G. Roggi)

ripido, in lontananza si intravede una figura umana, è un’escursionista che sta scendendo; dal gruppetto esce un’esclamazione: (dobbiamo arrivare lassù!!!! non ci posso credere) e passo dopo passo guadagniamo quota, ma uno del gruppo sia per la fatica per lo zaino pesantuccio e per l’altitudine, inizia a perdere terreno, io, per rendergli un pò meno faticosa la salita, mi accollo il suo carico, cosi arriviamo al rifugio Altavista tutti insieme. Un cenno lo merita anche la cena, poiché il rifugio dispone di una cucina bene attrezzata, noi c’eravamo organizzati in precedenza, e da buoni ITALIANI abbiamo fatto gli spaghetti al pomodoro, offrendoli naturalmente a

tutti gli ospiti del rifugio, gesto molto apprezzato da tutti. Il mattino successivo sveglia alle cinque, colazione, e fra malumori, mal di testa, e nausea da parte di alcuni del gruppo, riusciamo a partire per vedere l’alba sul PICO del TEIDE quota 3718. Suggestivo è il serpentone di torce e frontali che appaiono e scompaiono fra i grandi massi, il sentiero è molto ripido, a gradoni, ma per la voglia di conquistare la vetta, la fatica è minima (per me.). Ore 7:15 tutti pronti per immortalare il sorgere del sole, che arriva prima con un bagliore arancione, poi esplode dall’oceano come una palla di fuoco. Cosa molto curiosa quando mi giro intorno, e vedo in lontananza riflessa

in un mare di nuvole, l’ombra del TEIDE, si ha l’impressione che ci sia un’altra montagna. Altra bella escursione è la gola di Masca, 600 m di dislivello in discesa, che prevede di arrivare con un pulmino attraverso una strada stretta e tortuosa, al paese di Masca da cui prende origine il sentiero che percorre la gola scavata nella montagna dall’azione delle acque e del tempo; si cammina «incassati» tra pareti alte centinaia di metri, ricche di piccole cavità naturali, strane formazioni rocciose e colate laviche in un ambiente suggestivo, visibili le condutture per l’acqua, costruite in tempi passati. La quota è bassa e temiamo il caldo ma nella gola siamo duemiladodici

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sempre all’ombra, ogni ansa della forra sembra preludere allo sbocco al mare e al sole, mentre invece si continua a perdere quota e l’ambiente si modifica continuamente. La costa e il mare ci appaiono solo negli ultimi metri, una spiaggia di sabbia nera molto fine e cocente ci spinge a fare un bagno prolungato poiché abbiamo ancora tempo per il rientro. Sul piccolo molo da dove verremo prelevati insieme ad altre persone, vi sono accatastati materiali edili, tavole, cemento, e laterizi. Questi materiali sono stati

fatti portare lì dal proprietario della casetta che si trova in quell’angolo di paradiso: una persona di età avanzata che era piegata sotto il peso delle balle di cemento che stava trasportando. Così io non ho esitato a caricarmi una balla e portarla a destinazione: l’uomo incredulo, quando mi ha visto ha fatto un passo indietro, poi a gesti perché io non parlo spagnolo, lui non capisce l’italiano, mi fa posare il carico su una carriola, ringraziandomi e offrendomi un bicchiere d’acqua, cosa che ho gradito molto.

Ritorno al molo dove è già arrivata l’imbarcazione che ci riporta al porticciolo di Los Gigantes, queste altissime scogliere rocciose a picco sul mare che fanno impressione a passarci sotto. E così è terminata la vacanza alle Canarie. Giancarlo Roggi

In vetta al Pico del Teide, m 3718.

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Torrentismo

Torrentismo orizzontale... ...o pianeggiante Senza parole.  (foto J. Pieri)

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inceramente non so se esiste davvero una disciplina sportiva con questo nome, in ogni caso io oggi lo chiamo così, nella speranza che possa sembrare una semplificazione di quello che in realtà è il torrentismo che conosciamo già, con le calate su corda, con i salti e i toboga. Le poche righe che seguono hanno la presunzione di descrivere un ambiente bellissimo, raccontare l’esperienza vissuta insieme agli amici e perché no, regalare emozioni. Senz’altro è la descrizione di un ambiente alla portata di tutti coloro che vorranno andarci, una forra fluviale dove a volte occorre nuotare per brevi tratti, un ambiente definito SIC (Sito di Interesse Comunita-

rio) non più distante di tanti altri bei posti che siamo soliti frequentare e che in tutti questi anni in Sezione non ho mai sentito nominare: gli Stretti di Giaredo, una serie di canyon scavati dalle acque vorticose del torrente Gordana, nel comune di Pontremoli. Qualche «temerario» affronta il percorso con il costume da bagno; noi siamo stati lì il sedici agosto, nella successione dei cinque canyon, dove il sole fa delle apparizioni fugaci: l’acqua è freschina e la muta da sub ci ha consentito una progressione all’insegna della lentezza, soffermandoci dove e quanto ci pareva in totale comodità. Si tratta di una forra fluviale lunga diverse centinaia di metri, costituita da cinque duemiladodici

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gole, delimitata da pareti verticali di diaspri rossi e verdi (utilizzati in passato per realizzare alcuni altari delle chiese Pontremolesi) alte trenta/cinquanta metri e che, in alcuni punti, arrivano quasi a toccarsi lasciando penetrare appena qualche raggio di sole. Rende bene l’idea la descrizione che ne fa il ricercatore Emanuele Repetti (1776-1852) che dal 1833-1846 pubblica in più volumi il DIZIONARIO GEOGRAFICO FISICO STORICO DELLA TOSCANA: «Ristretta quivi la Gordana tra monte Colombo che la spalleggia a destra, e i poggi di Pradelinara che le stanno a sinistra, scorre precipitosa e serpeggiante fra profondi burroni conosciuti sotto il nomignolo di Stretti di Giaredo. È questo luogo rinomato per l’ottimo dei vini di val di Magra, dove al geologo per avventura offre materia di studio il singolare passaggio che ivi apparisce dalla calcarea argillo-silicea ad un bel diaspro macchiato......» Credo siano passati due anni da quando Jerry me ne ha parlato per la prima volta. Le volte successive non le ricordo più e sinceramente non so dire perché non ho raccolto prima i suoi inviti, se per scetticismo nei confronti di questo «torrentismo orizzontale», o magari per motivi di famiglia, fatto sta che quest’anno siamo andati, io, Jerry e Linda. Siamo partiti abbastanza tardi, coscienti del fatto che trovarsi nella forra nelle ore centrali della giornata ci avrebbe regalato più sole e così è stato. Dal parcheggio si risale il torrente per una ventina di minuti, lame d’acqua trasparente si interrompono sui sassi sporgenti, in lontananza l’accesso agli Stretti appare come un buco nero che entra nelle viscere della terra. Lo specchio d’acqua antistante è cristallino e per entrare si è subito costretti a nuotare, le pareti alte e irregolari lasciano passare poca luce ma sufficiente a creare

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effetti spettacolari: si è subito pervasi da un senso di stupore e timore insieme che durerà per tutti e cinque i canyon. Il cromatismo è eccezionale, si passa dal rosso al verde, al bianco, al grigio, in alcuni punti al nero. Le formazioni rocciose mostrano inclinazioni varie ma per lo più si mantengono orizzontali. Osservando le rocce si intravedono qua e là alcune cavità o grotte su cui la tradizione ha ricamato curiose leggende. Dicono che qui, un tempo, abbiano abitato i saraceni. A tali leggende faceva riferimento all’inizio del secolo scorso Luigi Buglia, autore di poesie scelte, nei suoi «Sonetti della Gordana» (1906), che così scriveva: «Qui, per oscure grotte, su cupi abissi, / una selvaggia gente visse di preda:/ nella tarda notte famelica sortia lungo il torrente… e le grotte, giù lungo le rupe, sull’acque / turgide e profonde, spalancano la bocca / orride e mute». Risaliamo i canyon, ma in fondo al terzo un Canyon serpeggiante.  (foto J. Pieri)


gigantesco masso ostacola il passaggio, non è molto alto, forse due metri si e no, ma costituisce uno sbarramento liscio e a «tetto strapiombante» all’apparenza insuperabile anche perché convoglia tutta l’acqua del torrente a ridosso della parete sinistra in un passaggio largo circa cinquanta centimetri. La portata non è molta, la diga a monte viene aperta solo la mattina e la sera, ma la forza dell’acqua, obbligata a scorrere in un passaggio così stretto, è davvero notevole. Abbiamo risalito i canyon fino a questo punto, siamo determinati ad andare oltre. La parete, gradinata, ci consente di superare una buona metà del salto ma poi la forza dell’acqua ci impedisce di tirare su le gambe. Alla fine la nostra insistenza ci ha premiato, Jerry ( tutto gambe) riesce ad alzarsi e con una falcata supera il salto, io e Linda rimaniamo di sotto, un po’ avviliti e alquanto scettici sulla capacità da parte nostra di riuscire ad imitarlo. Convinto di do-

ver rinunciare provo nuovamente la risalita controcorrente, cercando nell’acqua trovo una maniglia eccezionale e riesco ad alzarmi ancora un po’, sono quasi fuori ma non riesco a tirare su le gambe. Intuisco allora che un banale mancorrente risolverebbe tutto e lo dico a Jerry che provvede subito a fissare una corda intorno ad un grosso masso: il problema è risolto e in due minuti siamo sopra. In teoria non serve alcun tipo di attrezzatura per affrontare gli Stretti, ma fortunatamente la buona abitudine di portare con noi qualcosa per fronteggiare imprevisti o emergenze ci ha fatto risparmiare tempo e fatica. Risaliamo il torrente che si apre regalandoci un bel po’ di sole, l’acqua corre veloce tra cascatelle e piccole pozze, raggiungiamo una zona costituita prevalentemente da arenarie macigno, dove qualcuno prima di noi ha costruito decine di ometti di pietra, guardiani fragili e silenziosi di questo po-

Cascatella.  (foto J. Pieri)

Regione: Toscana Provincia: Massa Carrara Rilievo: Appennino Tosco Emiliano duemiladodici

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Nuotando tra mille colori.  (foto M. Sabatini)

sto ad altissima naturalità. Proseguendo il paesaggio cambia e perde le caratteristiche tipiche del canyon finora descritte, così decidiamo di tornare sui nostri passi ancora prima di raggiungere la diga di Noce. Non lo manifesto ma il pensiero ora va alla discesa del saltino, la corda messa come prima consente di scendere benissimo ma poi non si toglie più, pensando a come fare continuo a scendere silenzioso. Giunti in prossimità del salto Jerry nota

un ferro da edilizia molleggiare e sporgere dall’acqua così decido di fare una prova, lo afferro e lo tiro caricandolo di tutto il mio peso, cento chili, tiene, riesco a piegarlo e farci un’asola, ci passo la corda e scendo, “ siamo salvi”. All’uscita dagli Stretti il torrente è affollato di bagnanti, ci togliamo le mute sotto un piacevolissimo sole, qualcuno fa domande su ciò che abbiamo visto. Spero che questa escursione venga inserita nel calendario escursionistico del prossimo anno: posti simili meritano di essere visti. Alcuni usano canotti da mare per superare i tratti in cui bisogna nuotare,ma anche se il peso è poco, l’ingombro è notevole. Consiglio a coloro che volessero vedere questo posto fantastico di procurarsi una muta da sub (noleggiabile tramite la sezione dalla prossima stagione al costo di pochi euro), i vantaggi per il galleggiamento e la temperatura corporea sono notevoli. Un ringraziamento particolare a Jerry che mi ha fatto conoscere questo posto stupendo e a Linda per la compagnia. Marcello Sabatini Il saltino “insuperabile”.  (foto J. Pieri)

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Alpinismo

Monte Rosa Spettacolo serale dal rif. Mantova.  (foto G. Morichetti)

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l nostro intento era di raggiungere la Capanna Regina Margherita sulla Punta Gnifetti a quota 4559, una delle tante vette del gruppo del Monte Rosa. Per la verità l’avevo già tentata alcuni anni fa quando il Sani, allora presidente della sezione, organizzava escursioni sulla seconda vetta delle Alpi con un tale numero di partecipanti quasi che si trattasse di una escursione nei boschi delle Cerbaie. In molti raggiunsero la vetta in quella occasione; per la verità tutti quelli che da Fucecchio poterono partire il giovedì, mentre noi sfigati partiti il sabato, dovendo evidentemente lavorare anche per loro, arrivammo al rifugio Città di Mantova giusto in tempo

per prendere l’ultimo sole di quel fine settimana. La notte infatti fummo martoriati, oltre che dal mal di montagna, da una vera bufera di neve che al mattino con la nebbia che si era aggiunta, ci impedì di iniziare la salita. Dopo breve ma sofferta consultazione, ci accingemmo a riprendere la via di casa per il Passo dei Salati e poi giù a picco con la funivia fino a Gressoney e meno male che quel Riccardo si dimostrò un buon pilota guidando tutto d’un fiato fino a Fucecchio, mentre qualcuno di noi se l’è dormita per una gran parte del viaggio. Quest’anno dopo il Gran Paradiso che è stato un successo per il meteo favorevole, per i partecipanti che hanno raggiunto la duemiladodici

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vetta, per le tante foto che è stato possibile stante, oltre che di instaurare rapporti con scattare e la tanta soddisfazione, ho deciso gli autisti, che provenendo dalla Sardegna, di salire anche il Monte Rosa che era giusto ci hanno prospettato nuovi itinerari. Dai Salati, un nuovo tratto di funivia colì che mi si prospettava. Da Viareggio con Raniero abbiamo rag- struita per gli sciatori ci avrebbe consentito giunto Giuseppe e Fiorella a Luserna in di raggiungere comodamente il pianoro in prossimità delle roccette quel di Pinerolo ed il giorproprio sotto il rifugio Citno dopo Gressoney. Se Questa decisione tà di Mantova. Ho preferito della Val Savaranche sono si rivelerà poi fare il sentiero, ho risparinnamorato perché la trovo provvidenziale per miato quindici euro ed ho aspra ed isolata, la valle di la sopravvivenza approfittato per scaldarmi Gressoney è sicuramente del gruppo e su per una via impegnativa affascinante per i suoi scorci niente male. Giunti al rimozzafiato. La funivia per il principalmente per fugio ci siamo sbizzarriti a passo dei Salati in ristruttula mia. scattare foto, infatti la serarazione ci ha «obbligati» a salire con i fuoristrada su per la carrareccia. ta era tersa, gli scorci ed i colori, che stanSe questa novità ci ha certamente impedito do accorti si potevano incorniciare, erano di ammirare le marmotte mentre si fanno a non finire. tranquillamente gli affari loro, per nulla Ho approfittato del momento della cena disturbate dalla funivia che passa altissima per mettere la camerata a finestre spalansulla valle, ci ha però permesso di apprez- cate ed ottenere un buon ricambio d’aria zare meglio il meraviglioso ambiente circo- che, almeno psicologicamente ma non solo, Monte Rosa verso la vetta.  (foto G. Morichetti)

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Vista dalla terrazza del rifugio Matova.  (foto R. Lombardo)

meglio garantiva di non svegliarci col mal di testa. Il ricambio aveva dato i suoi effetti, ora l’aria era proprio «frizzantina» anche se non tutti gli occupanti della camerata hanno però gradito l’operazione, ma quel che è fatto è fatto... Come ormai è mia consuetudine ho vegliato tutta la notte e meno male che questo tormento è stato di durata modesta, dal momento che la sveglia era programmata per le quattro del mattino. Da subito si è visto che Giuseppe non stava bene, stranamente silenzioso, bianco in volto, non lasciava presagire nulla di buono… Tra colazione, aspirine, vomito e discussioni sul partire e chi partire, abbiamo fatto quasi le sette, col vantaggio non da poco che nel frattempo si era aperto un varco nel mal di testa di Giuseppe ed abbiamo così deciso di partire tutti. Questa decisione si rivelerà poi provvidenziale per la sopravvivenza del gruppo e principalmente per la mia. Stavo bene, mai stato meglio su un 4000, neppure sul Gran Paradiso, mentre salivo mi sembrava di essere in passeggiata, aspettando i miei compagni a tappe ogni volta. Il Cristo delle nevi, il Liskam, il Cervino lontanissimo, avrei avuto tutto il tempo di fare una vetta intermedia mentre li aspettavo. Con Raniero ci mettiamo a fare foto reci-

procamente, Giuseppe e Fiorella ci raggiungono, ci sorpassano; noto che Giuseppe sta molto bene, mi rallegro di questo. Ci soffermiamo ad osservare un giovane alpinista che si diverte ad arrampicare su di un panettone di neve battuta dal vento e dalle stagioni. Giuseppe e Fiorella intanto sono lontanissimi, non si riesce più di distinguerli nonostante le loro giacche giallissime. La distanza è tale che i colori non risultano più

Regione: Piemonte Provincia: Vercelli Rilievo: Alpi Altezza: 4554 m slm Coordinate: 45°55’32’’N 7°52’37’’E

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colorati, sembrano tutti uguali e si confondono con quelli degli altri alpinisti. È il momento di ripartire, la vetta in un certo senso è sopra di noi anche se per raggiungerla è necessario fare un ampio giro. Pianto lì Raniero e decido di raggiungere i due fuggitivi prima della vetta. Da questo momento i miei ricordi sono a pezzi, a scatti, sono molti i fotogrammi mancanti, anche se quei pochi ricordi sono nitidissimi. Mi manca il raggiungimento ed il sorpasso di Giuseppe e Fiorella che riferiranno poi che li ho superati senza proferire parola, senza un cenno di saluto, ma con una velocità di tre volte la loro nonostante il pendio iniziasse ad essere molto ripido. Ricordo invece chiaramente in prossimità dell’ultimo tornante prima della Capanna, l’incontro con un alpinista in discesa. Un attimo prima di incontrarci sulla traccia gelata e ripidissima, ho avuto il forte dubbio se consentire all’altro di passare a

Liskamm orientale.  (foto R. Lombardi)

monte o a valle. Oggi non ricordo come poi ci siamo scambiati, ma il dubbio mi era sorto perché da qualche attimo i miei piedi se ne andavano un po’ per i fatti loro, mi sembrava di non riuscire a coordinarli e nell’immediato mi sono chiesto se realmente i miei piedi, notoriamente piuttosto buoni, improvvisamente fossero impazziti, oppure se fosse stata la mia mente confusa a vederli in quello stato. La squadra nella vita di rifugio.  (foto G. Morichetti)

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In breve sono alla Capanna, sento di essere spossato, sfinito, logorato, salgo le scale di ferro, supero l’ingresso ma faccio immediatamente dietrofront. Pure con tutta la confusione che ho in testa ho nettamente presente il divieto di entrare in rifugio con i ramponi ai piedi. Io non ho la forza di toglierli, neppure lo zaino dalle spalle. Scendo le scale in cerca dell’ambiente invernale, pensavo che lì nessuno avrebbe protestato per i miei ramponi. Ben presto desisto, la Capanna è appollaiata su di uno sperone di roccia, appesa come un nido di passerotti su un ramo. Salgo di nuovo le scale, varco ancora la porta e qualcuno che aveva forse intuito il motivo di tante manovre mi dice che posso entrare con i ramponi ai piedi fin dove c’è il pavimento in gomma. Mi tranquillizzo, entro e mi siedo subito ad uno sgabello appoggiandomi ad un tavolino, forse una mensola. Immediatamente mi addormento. Credevo di aver dormito per

diverse ore quando i miei compagni mi raggiungono e tentano a fatica di svegliarmi. In realtà erano passati meno di dieci minuti ed io stanchissimo reclamavo di dormire, per fortuna che non me lo hanno più permesso... Riferiranno anche di aver notato durante il sorpasso che i miei piedi erano scoordinati, i passi erano molto simili a quelli di un ubriaco… (allora era vero!!). Su tutto ciò che segue, dell’elicottero del soccorso che inutilmente tenta più volte di raggiungere la vetta a causa della nebbia, che poi non riuscirà ad individuarci sulla via del ritorno nonostante gli sbracciamenti dei miei compagni, mentre io ero tentavo di usufruire delle comodità della tenda di certi ragazzi russi, si potrebbe fare un altro racconto di genere fra il drammatico e l’umoristico. Per cui dopo un paio d’ore trascorse in vetta alla Capanna (meno male che c’era) per

Tendine russe di fronte al Lyskamm.  (foto R. Lombardi)

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cercare di rendersi conto se e quanto stessi meglio, decidiamo di ripartire sulla via del ritorno in cordata di quattro, in mezzo ad un ambiente di neve e nebbia quasi impossibile da attraversare con la vista. Con più preoccupazioni che certezze il gruppo si mette in moto lungo la discesa, con me alla testa della cordata. Stavo bene, mi sentivo di scendere con molta libertà portando i miei compagni al traino mentre faccevo esperimenti sul mio stato di salute e loro mi urlavano di andare più piano. È stata una liberazione sentire che i miei piedi erano ritornati quelli di sempre... Se a questa altitudine stavo già bene, mi aspettavo, tutti ci aspettavamo il ritorno all’assoluta normalità con la perdita di quota che di li a poco sarebbe stata parecchio consistente. Nessuno avrebbe mai immaginato tutto il contrario, dove in salita avevo iniziato a stare male, in discesa sono stato pure peggio. Certi brutti pensieri mi sfilavano davanti al

volto come una pellicola scorre inesorabile davanti al proiettore. Quel giorno era almeno la seconda volta che il pensiero della morte mi sfiorava o per meglio dire mi scuoteva; il pensiero sì, ma la preoccupazione della morte non l’ho mai avvertita. Semmai mi preoccupava molto più l’idea che i miei compagni fossero preoccupati per me, per loro, per la nostra sorte. È interessante e curioso, curiosare e scoprire quali possano essere a caldo le reazioni al pensiero che quella potesse essere l’ultima impresa in montagna e non solo in montagna… Giovanni Morichetti

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Arte rupestre

Dalla valle del Giardino al Monte Corchia Sulle tracce degli antichi cacciatori Apuani La figura del «cacciatore».  (foto G. Sani)

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n alta Versilia, alle prime pendici delle maestose cime Apuane, si apre la Valle del Giardino, teatro in quest’ultimi anni di numerose esplorazioni da parte della commissione Terre Alte. Sul fondo valle, acque limpide che formano grandi pozze, enormi blocchi di calcare dalle forme spettacolari lasciano intuire la forza della natura durante la formazione di questo profondo solco chiuso ad ovest dal monte Cavallo di Azzano, a est dal monte Corchia e nella parte più alta dal monte Altissimo. I suoi fianchi sono ricoperti da secolari castagni che nascondono tanti ripari, balse aggettanti e piccole grotticelle. I sentieri sono praticamente scomparsi, perciò è difficile

esplorare la zona fuori da quello che è l’unico sentiero rimasto. Per chi lo fa, la sorpresa di trovare resti di misteriosi ruderi in luoghi che dire assurdi è poca cosa e delle muraglie cosi imponenti da non capire non solo da chi ma soprattutto il perché della loro costruzione. Le pendici e la cresta del monte Cavallo sono molto interessanti anche dal lato archeologico: si ha notizia che nell’anno 2000 un’accurata ricerca effettuata dal Gruppo Archeologico Versiliese ha portato alla scoperta di numerosi frammenti ceramici databili dal III al II secolo A.C. testimonianza, secondo gli studiosi di un insediamento d’altura. In ultimo la scoperta di un’anfora nei pressi delle rocce duemiladodici

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Il masso di Terrinca con le incisioni di croci e cruciformi.  (foto G. Sani)

della sommità. Sempre a parere degli archeologi il ritrovamento è da collegarsi al culto delle vette. La valle è da alcuni anni indagata per la presenza di arte rupestre schematica. Sulle montagne delle Alpi Apuane le coppelle non mancano, anche se sono presenti in misura minore in rapporto alla densità nell’arco alpino. I siti più interessanti sono stati scoperti a Campocatino, Capanne di Careggine, Monte Brugiana e nella piccola valle di Betigna. Ma la concentrazione più alta è proprio nella Valle del Giardino. Con appassionato e duro lavoro (solo tracce di sentiero e rovi in gran quantità) da parte dei coniugi Citton, primi esploratori della zona sono state portate alla luce 20 superfici rocciose con centinaia d’incisioni a coppella; in alcuni sporadici casi associate a cruciformi e a croci, testimonianza di una probabile successiva fase di cristianizzazione. Seguendo l’agevole sentiero che inizia in località La Costa (Terrinca) dopo una

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ventina di minuti si raggiunge una maestà dove con un po’ d’attenzione possiamo notare una labile traccia di sentiero che inizia leggermente a salire nel fitto bosco; alcune centinaia di metri e si giunge al «Pianaccio» e a quella che può essere considerata la roccia principale della zona: il masso di Terrinca. Si tratta di uno sperone di roccia scistosa di circa sei metri quadri di superficie dove sono incise con manualità litica una quarantina tra croci e cruciformi, «la scena di caccia» e quella dell’ «uomo con arco», quasi inesistenti le coppelle. Ma la cosa che colpisce di più è la bellezza dell’insieme dell’immagine, la sapienza della composizione, l’estrema essenzialità. Proseguendo sull’antica traccia, in breve si arriva ad una seconda gran roccia (detta del Furetto) che si affaccia sulla valle sottostante. Su questa solo due soggetti: coppelle e cruciformi. Le coppelle sono piuttosto grandi quasi tutte rotonde solo in alcuni casi ovali e qualcuna con canaletta.


Una delle ultime rocce scoperte.  (foto G. Sani)

I cruciformi sono profondamente incisi e di media dimensione. Un recente sopralluogo a portato in luce altri segni che stiamo rilevando. Torniamo sui nostri passi e, raggiunta nuovamente la maestà seguiamo il sentiero in discesa per alcune centinaia di metri e arriviamo davanti (sulla sinistra) ad un masso con molte coppelle raggruppate tra loro e sul lato destro vi è una piccola croce. Altra interessante zona è quella chiamata Fessuri dove davanti una grande grotta ci sono rocce con incise delle coppelle di fattura «ovalizzata», probabilmente collegate al culto della fertilità. Infine segnaliamo un altro masso di medie dimensioni con forma allungata dove sulla liscia parte superiore si trovano da una parte due serie di coppelle di pregevole fattura allineate in orizzontale e con uno schema «a cinque» mentre dall’altra una coppella è collegata con un breve canaletto a una grande coppella sottostante. Passiamo ora sull’altro versante della valle, quello di Basati. Si

parte dal centro del paese e, seguendo una lastricata mulattiera, dopo aver superato

Regione: Toscana Provincia: Lucca Rilievo: Alpi Apuane duemiladodici

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La «scena di caccia» del Monte Corchia .  (foto G. Sani)

due piccoli torrenti saremo nei pressi di un’edicola con Madonna e, continuando in direzione del fondo valle, raggiungeremo due vaste rocce Le incisioni non sono molte ma sicuramente interessanti. Si tratta di alcune coppelle e croci di varia dimensione; sulla seconda roccia le coppelle (una quindicina) sono accompagnate da cruciformi identici a quelli incisi sulla famosa Peira delle Cruz (Piemonte) e si notano anche due simboli religiosi di epoca medievale. Per arrivare alla zona dove c’è la massima concentrazione di massi coppellati, bisogna tornare all’edicola incontrata nella prima parte del percorso e prendere un sentierino in forte salita che arriva ad una cengia rocciosa molto panoramica che, nella parte più in alto, è incisa di oltre quaranta coppelle con schemi incrociati e raggruppamenti a triangolo. Quasi al centro della roccia un disegno inciso con tecnica lineare sembra fare riferimento a culti della fertilità. Si sale, fuori sentiero, il pendio e improv-

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visamente ci troviamo in una zona pianeggiante con grandi massi erratici. Bisogna arrampicarci sul primo che troviamo per scoprire che la superficie è incisa con molte coppelle intorno alla centrale vaschetta «sacrale». Quattro coppelle raggruppate formano un «disegno» assomigliante alla rosa camuna. Salendo ancora nel folto castagneto troveremo un’ampia roccia a gradini con numerosissime coppelle e altri segni di difficile interpretazione. Un segno, realizzato a percussione diretta con probabile strumento litico, colpisce più di tutti gli altri: una specie di grosso lucertolone. Da questa roccia in poi il percorso si fa più difficile e labirintico: difficoltoso è arrivare alle ultime tre rocce che presentano anch’esse fitte costellazioni di coppelle; in particolare vogliamo segnalarne una di medie dimensioni con quattro grandi coppelle, di cui due collegate tra loro con un canaletto «a manubrio»; la loro superficie interna molto levigata lascia supporre che siano state abrase per rotazione di uno strumento litico. Concludiamo questa breve e schematica carrellata sulle incisioni della valle del Giardino facendo notare che i massi situati più in alto e più lontani dal sentiero principale non presentano segni di croci di una possibile successiva «cristianizzazione», cosa che invece si presenta su quasi tutti i massi posti in basso a lato del sentiero o nelle immediate vicinanze. Dal fianco sinistro della vallata inizia un antico sentiero che presto si interrompe a causa di frane naturali e dalla costruzione di una strada e di una galleria. Lo possiamo ritrovare alcune centinaia di metri più in alto: percorrendolo si arriva al Passo dei Fordazzani. Poco prima del passo si nota sulla sinistra uno sperone di roccia a forma triangolare proteso sul vuoto della


Il socio Giancarlo Sani ha partecipato al XXIV Valcamonica Symposium 2011, Convegno internazionale sull’Arte rupestre, dove ha presentato una comunicazione dal titolo: Le rocce dei Pennati – Sulle tracce delle rocce sacre dei Liguri – Apuani. Nuove ricerche e altre scoperte di siti con incisioni di “lame pennate” hanno stimolato l’approfondimento dello studio, cosa questa che ha permesso di formulare ulteriori ipotesi sulle motivazioni che sono alla base del perché questo strumento-arma veniva inciso sulle rocce delle Alpi Apuane. Tutto questo lavoro è stato raccolto in un volume dallo stesso titolo che sta riscuotendo notevoli apprezzamenti sia in ambito scientifico sia divulgativo.

valle sottostante. La grande roccia è raggiungibile scendendo, con molta attenzione, una esigua traccia chiusa da fastidiosi pruni. La piatta roccia è tempestata da oltre venti coppelle, alcune unite da canalette e di pregevole fattura presumibilmente eseguite con strumenti litici. Al centro si trova una grande coppella da dove partono due profonde canalette che si innestano in una serie di altre coppelle più piccole. Salendo più in alto, all’interno di un riparo

sotto roccia, è stata scoperta una stupenda coppella con una forma che suggerisce un possibile collegamento al culto della fecondità. Dal passo dei Fordazzani si può raggiungere gli antichi insediamenti alpestri di Campanice e Puntato da cui si può risalire fino alla vallata di Mosceta ancora oggi ricca di acqua e selvaggina. Restando in quota si raggiunge uno sperone roccioso dove furono individuate da Gianni Di Clemente alcune incisioni rupestri che compongono

Il «lucertolone» della valle del Giardino circondato da coppelle e cruciformi.  (foto G. Sani)

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una «scena di caccia» con i suoi simbolismi iconograficamente simili alle incisioni camune in Val Camonica. In pochi centimetri quadrati troviamo una figura antropomorfa (cacciatore) nell’atto di scagliare una grande lancia, un immagine di Cervo scolpita profondamente e poco sopra, leggermente a sinistra, ancora un figura di cervide in corsa mentre sulla destra sono scolpite quattro coppelline allineate a formare un piccolo quadrato. Tutta questa scena è sormontata da un cerchio a sei raggi, un simbolo solare che troviamo spesso inciso sulle rocce dell’arco alpino in contesti simili a questo. Un’attenta analisi della grande roccia ha permesso di scoprire anche l’incisione in bassorilievo di un’aquila con le ali spiegate realizzata con estrema cura, cosa che lascia intuire una datazione più recente rispetto alla vicina «scena di caccia». Il ritrovamento di questi nuovi petroglifi ha indirizzato la commissione Terre Alte

ad effettuare una vera e propria campagna esplorativa nell’area sottostante le pendici dell’ imponente Monte Corchia. La campagna è ancora in corso e i primi risultati ottenuti incoraggiano il proseguimento delle ricerche e dei relativi studi allo scopo di conoscere e comprendere sempre più gli aspetti religiosi e culturali delle antiche popolazioni apuane. La scoperta di altre rocce istoriate, attualmente in corso di rilievo e studio, lasciano pensare che, in un passato assai remoto, la zona del passo dei Fordazzani fosse frequentato da chi si recava nelle lussureggianti vallate e ameni alpeggi circostanti per la caccia in epoca Ligure Apuana e per la pastorizia in epoche più vicine a noi. Giancarlo Sani

La stupenda incisione dell’aquila .  (foto G. Sani)

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Escursionismo

Passeggiata alle Cerbaie Inizio escursione.  (foto V. Santini)

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a sezione C.A.I. Valdarno Inferiore abbraccia un vasto territorio toscano, dove, paradosso, non ci sono montagne, ma soltanto colline e padule. Le escursioni organizzate dalla nostra sezione quindi, in linea di massima, sono concentrate sulle Alpi Apuane o sull’Appennino Tosco-Emiliano. Di solito, una volta l’anno viene proposto il padule, ma mai sono state proposte le Cerbaie.

Le Cerbaie sono una vasta area di territorio formato da basse e dolci colline che si estendono dalla palude di Bientina al padule di Fucecchio. Costituiscono «il polmone verde» della parte settentrionale del comprensorio del cuoio e per questo rivestono una importanza strategica negli equilibri ambientali dell’intero territorio. Le zone più basse dette «vallini» sono caratterizzati da un microclima che garanti-

sce la sopravvivenza di specie vegetali altrove estinte, come la rarissima «Drosera rotundifolia» pianta carnivora tipica delle torbiere boreali, qui presente nella varietà Corsica che si ritiene diffusa al mondo solo in questa stazione. La «Osmunda regalis» tipica pianta dei climi tropicali e risalente a circa 10 milioni di anni fa. Quest’anno, Giancarlo Roggi, ha messo in calendario C.A.I. una escursione del tratto che duemiladodici

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è nel territorio comunale di Fucecchio. I sentieri si snodano fra le frazioni delle Vedute, Pinete e Torre e fanno parte del SIC (sito di interesse comunitario). Come al solito, la partenza era da piazza XX Settembre, e puntuali siamo partiti per la Torre, da dove è iniziata l’escursione. La mattinata di fine ottobre ci ha regalato un sole calduccio, anche se i prati intorno mostravano tutto il luccichio della guazza tipica di questo periodo. Il percorso si svolge tutto lungo sentieri ben curati, delineati da staccionate, bacheche informative e ogni tanto troviamo aree

di sosta picnic con panchine. Sentieri che si inoltrano nel profondo della macchia che ci portano a scoprire maestose farnie,

La fioritura dominante,in questo periodo è del ciclamino che insieme all’erica emerge dal giallomarrone del fogliame caduto. frassini, tigli e carpini, rari esemplari di abete bianco, ontani; è inoltre presente il castagno e il ciliegio selvatico. Passerelle rialzate per salvaguardare un tipo di

vegetazione che altrimenti verrebbe distrutta dal nostro camminare (sfagno, anemoni e campanellini). Variegato è il sottobosco formato da corbezzoli, agrifoglio, eriche e cisto. La fioritura dominante,in questo periodo è del ciclamino che insieme all’erica emerge dal giallo-marrone del fogliame caduto. Particolare attrazione, per me, è il «bosco di Gremigna», forse perché il sentiero scende dolcemente e ti ritrovi davanti ad un laghetto (ahimè in secca per le mancate piogge) che io ho visto a inizio primavera, circondato da una fioritura di anemoni, campanellini e Area attrezzata.  (foto V. Santini)

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crocus. Per un momento mi sono chiesta: non sono le Cerbaie a pochi chilometri da zone industrializzate, ma un mondo sconosciuto, dove il silenzio s’impossessa di tutto ciò che ci circonda, dove il cromatismo dei colori del bosco ti incanta e solo il martellare del picchio ti riporta alla realtà! Grazie a Giancarlo per questa escursione sul nostro territorio così ricco di bellezze naturali da tutelare, un invito ai nostri amministratori comunali a mantenere fruibili i percorsi nella speranza che sempre più persone riescano a frequentarli. Isabella Veroni

La piantina carnivora Drosera Rotundifolia Var.Corsica.  (foto M. Sabatini)

La felce Osmunda regalis in crescita nella sfagneta.  (foto M. Sabatini)

Regione: Toscana Provincia: Firenze Comune: Fucecchio duemiladodici

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Informazioni utili Rifugi delle Alpi Apuane

Note

Rifugio Carrara Capanna Garnerone

m.1320 - Tel. 0585/841972 m.1260 - Chiavi presso la Sezione di Carrara Tel. 0585/776782 m.1642 - Aperto come bivacco solo nel periodo invernale m.1180 - Tel.0584/778007 m.1609 - Tel.0583/710386

Rifugio Aronte Rifugio G. Del Freo Rifugio E. Rossi alla Pania Rifugio Forte dei Marmi Rifugio La Quiete Rifugio Nello Conti ai Campaniletti Baita Delio Barsi Rifugio Cava 27 Rifugio Valserenaia Rifugio La Betulla

Rifugi dell’Appennino Tosco-Emiliano Rifugio Città di Sarzana al Lago di Monte Acuto Rifugio C. Battisti alla Lama Lite Rifugio Bargetana alla Bargetana Rifugio Abetina all’Abetina Reale Rifugio Fiori Pieve di Monti di Villa Rifugio Capanna Tassone

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m.865 - Tel.0584/777051 m.995 al Puntato - Le chiavi possono essere richieste al Sig. Mauro Tavoni - Tel.0585/45440 m.1442 - Tel. 0585/793059 m.800 - Le chiavi possono essere richieste al Sig. Paoli Tel. 0584/989753 m.1494 - Tel. 349/1424641 m.1130 - Tel. 0583/3610085-347/3663542 Alpe S. Antonio - Tel 0583/65169

Note Tel. 0187/625154 - Gestore 348/7419763 m.1759 - Tel.0522/897497 - 349/8382733 Gestore 0522/343387 m.1740 - Tel. 0522/627756-328/2612737 Tel. 0522/807225 - Gestore 0522/801526 m. 560 - Tel. 0583.87355 Gestore 340/3901860 m. 1317 versante Nord della Croce Arcana Tel. 0536/68364


Rifugio Portafranca in Valle d’Orsigna Bivacco Lago Nero Rifugio del Montanaro Foresta del Teso Rifugio Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo Rifugio Vittoria al Lago Santo Modenese Rifugio Giovo al Lago Santo Modenese Rifugio Casetta Pulledrari Rifugio Pacini Loc. Pian della Rasa Rifugio Acquerino Rifugio Marchetti al Lago Santo Modenese Rifugio Mariotti al Lago Santo Parmense

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Pensieri in libertà

I due corvi Pania della croce.  (foto E. Bianchi)

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irano per le Apuane e sono in due. Li ho osservati bene, per me son sempre gli stessi. Li ho trovati in Pania, in Tacca Bianca. Per me vogliono accompagnarmi nel mio cammino con la loro voce roca. Vanno sempre in coppia, per me son loro, sempre loro. Per questo li ho battezzati: Beniamino e Malaugurio. Beniamino è quello più piccolo. Vola con dolcezza, naviga sulle ali delle correnti d’aria con eleganza. Il nero delle sue penne brilla sotto i raggi del sole. Si avvicina, mi osserva, poi si allontana di-

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screto. Aspetta che me ne vada per atterrare a raccogliere le briciole del mio pasto. Malaugurio è quello più grande, più tozzo. Noto la differenza del suo volo. Scoordinato, arrogante, sparisce dietro al monte per poi comparire all’improvviso davanti a me. Vuole mettermi paura, si posa temerario vicino a me, mi fissa, zampetta minaccioso avvicinandosi ancora. Vorrebbe scacciarmi, vuole farmi capire che sono una presenza indesiderata. Mi sopporta solo perché sa che gli lascerò qualcosa da beccare. Gracchia forte, è lui che comanda.


Stacco un pezzo di pane dal mio panino, lo poso poco più lontano da me e mi rimetto al mio posto per godermi la scena. Malaugurio si abbassa subito, forma cerchi sopra il pane, temporeggia. Guarda il pane e guarda me, non si fida. Fa un volo raso sopra la mia testa per mettermi alla prova, poi ritorna a far cerchi sopra il pane. Io immobile contraccambio lo sguardo. In picchiata arriva Beniamino, leggiadro, passa in mezzo ai voli concentrici di Malaugurio e senza toccar terra, agguanta il pezzo di pane e sparisce repentino dietro ai monti. Malaugurio rimane lì, inebetito, volteggiando a casaccio. «Povero Malaugurio» rido di gusto «Grande, grosso, prepotente e bischero!». Natura insegna! Elisabetta Bianchi Pania della croce.  (foto E. Bianchi)

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Alpinismo

Forame ovale pervio… Problemi alla Capanna Margherita.  (foto G. Morichetti)

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ul referto si legge: «forame ovale pervio». Ma che roba è questa? Che poi cosa c’entrerà con la montagna? Perfino il controllo ortografico del pc si ribella; con una sottolineatura di rosso mi invita a controllare. Ma a controllare che cosa? L’ortografia o il mio cuore? Fosse mai che un termine medico esprima in modo chiaro il senso di ciò che rappresenta... Appurato che l’ortografia è corretta per quanto

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per nulla usuale, ripenso all’attività del mio cuore negli ultimi venti anni: mi è sempre stato detto che posseggo un cuore sano e forte, fin dai lontani tempi delle corse di gran fondo, delle maratone, delle cento chilometri del Passatore. All’esame cardiologico di controllo mi era sempre stato assicurato che avrei potuto praticare qualunque attività fisica e sopportare ogni tipo di sforzo. Ho ripetuto lo stesso esame

due anni fa prima di avvicinarmi al Monte Bianco e questa volta l’incontro con il cardiologo mi ha letteralmente sconvolto: da dietro la scrivania mi scrutava muto con quegli occhietti piccoli piccoli, per attimi interminabili, per poi chiedermi perché mi fossi recato a fare quell’esame, se di recente avessi avuto qualche genere di disturbo, se in generale soffrissi di qualche cosa. In effetti da qualche attimo


stavo soffrendo davvero..., cominciavo ad innervosirmi; mi chiedevo cosa diavolo avesse mai diagnosticato di così terribile per non avere neppure il coraggio di comunicarmelo, se non a piccolissimi sorsi, quasi balbettando. Alla mia iniziale meraviglia si aggiunse ben presto una reazione dapprima tenue, poi sempre più forte, fino ad essere irrompente, convinto delle mie ottime condizioni generali e ancor più di quelle cardiocircolatorie, ma improvvisamente preoccupato per l’immediato. Insomma stavo per agguantarlo per il camice per interrogarlo, col suo viso ad un centimetro dal mio, quando mi invitò a calmarmi perché non c’era assolutamente nulla da

temere e disse che la sua esitazione era dettata dal fatto che con un cuore così sano e forte fossi andato a fare un certo tipo di esame. Temeva che gli fosse sfuggito qualcosa e tentava di scoprirlo incalzandomi con delle domande......roba da matti. Non ricordo neppure dove io abbia poi gettato quel referto... Eppure oggi oltre i 4400/4500 metri di quota fa capolino, poi si affaccia subito prepotente questo «forame ovale pervio» con i suoi effetti per nulla docili, per nulla controllabili, anche perché non sembra possibile sperimentarne gli effetti prima, se non si raggiungono certe quote in altitudine oppure certe profondità in immersione. Certo che, visto quanto sia comune questa anomalia,

sarebbe auspicabile venissero consigliati esami più specifici in via preventiva, che pure esistono, per quanto nelle normali condizioni di vita il fenomeno non comporti alcun inconveniente. Forse sono ancora in pochi oggi ad appassionarsi ed a conoscere certe problematiche che poi risultano specifiche quasi solo per quei matti di alpinisti che non si capisce ancora bene cosa ci vadano a fare a rischiare la vita in montagna… In realtà altro non è che un tunnel che statisticamente interessa circa un terzo delle persone, sia maschi che femmine (finalmente qualcosa di veramente senza distinzione di sesso), attraverso il quale la parte destra del cuore comunica con quella sinistra in modo

Sale la nebbia alla Capanna Margherita   (foto R. Lombardi)

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del tutto anomalo, cosa invece del tutto normale ed essenziale durante la vita fetale, ma solo in quella. Tutto inizia nei momenti immediatamente precedenti la nostra venuta al mondo, quando si passa dalla respirazione nel liquido amniotico e ci si prepara alla respirazione in atmosfera: i polmoni iniziano la loro attività respiratoria ed il cuore subisce una trasformazione fisica che si protrae nel primo anno di vita che gli consente di saldare perfettamente le pareti del tunnel per mezzo di differenze di pressione fra i due atri. L’imperfetta chiusura del

tunnel può dare luogo a questo genere di anomalia in forma più o meno accentuata. Io sono uno di quelli che questa anomalia l’ha vinta!! A parte le battute demenziali, vista anche l’assoluta non gravità del difetto, oggi mi viene assolutamente spontaneo considerare questa cosa una opportunità. Un’opportunità per traguardi già raggiunti e per molti altri ancora da conquistare. L’opportunità di aver incontrato tante belle persone che hanno dimostrato sensibilità e disponibilità assolutamente disarmanti, dai compagni di viaggio,

ai medici, ai paramedici, ai soccorritori e di aver vissuto una esperienza comunque unica. L’opportunità di crescere nel campo delle esperienze, del sapere e della conoscenza di noi stessi e dei nostri limiti. L’opportunità di continuare a vivere la montagna con una migliore consapevolezza. Da tutte queste circostanze nascono nuovi incontri, nuove amicizie, nuove possibilità per nuove opportunità, che chissà dove ci porteranno, ma questo lo vedremo solo strada facendo. Giovanni Morichetti

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Escursionismo

Elba: un po’ mare, un Pomonte Vista del monte Capanne della cima del monte San Bartolomeo.  (foto J. Pieri)

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aschere, pinne, mute, corde, rinvii… curioso bagaglio? No, se si decide di raggiungere i parenti in vacanza a Pomonte: tranquilla località situata sulla costa sudovest dell’Isola d’Elba. Tre giorni intensi, il primo dei quali iniziato con l’obiettivo di percorrere la via dei Gigli Martagoni sul monte San Bartolomeo (437 m), a ridosso dell’abitato di Chiessi, a due km di strada dal nostro ‘campo base’. Un’ora di cammino tra vigne, muri a secco e macchia mediterranea sul sentiero CAI numero 3, con alle spalle il gradevole panorama su parte dell’arcipelago toscano e non solo: Pianosa, Capraia, Corsica… Arrivati alle rovine della chiesa di San Bartolomeo

si apre lo scenario del monte Capanne, scendiamo lungo la falesia attrezzata arrivando all’attacco della via: placca granitica appoggiata quasi completamente coperta di muschio. Fedele alla descrizione. Sulla guida leggiamo: 5a, 4b, 4... «boh», non è chiaro, il più «difficile» è il primo tiro e lo passiamo; nel frattempo si è levato un vento incredibile, lo zaino fa da vela e su placca spesso priva di prese per le mani non è piacevole. La mareggiata è evidente: neanche una barca in mare, le onde schiumano già al largo. Decidiamo di abbandonare e andare a darci una rinfrescata nella placida baia di Marina di Campo con «quelli del campo base», ma non senza aver prima asduemiladodici

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Falesia del Ginepro, comune di Capoliveri.  (foto L. Campinoti)

saporato la vetta, salendo la cortissima via ferrata a pochi metri dall’ultimo muro ancora in piedi dell’antica chiesina. Il secondo giorno è trascorso tutto in famiglia: al mattino snorkeling al relitto navale a poche decine di metri dal nostro bilocale: circa 100 mt. a piedi e 70 a nuoto. Bella esperienza: acqua cristallina, occhiate, saraghi, strani pesci variopinti, cernie… si cernie, sono rimasto stupito anch’io, è la prima volta che le vedo crude. Pomeriggio di relax sulla spiaggia adiacente. Il terzo giorno partiamo per la falesia del Ginepro, sulla costa dei Gabbiani: da Capoliveri ci facciamo 10 km di strada bianca (in macchina) e 50 minuti di cammino con gli zaini stracolmi di attrezzature da mare, attrezzature da arrampicata, viveri e molti liquidi. È più che appagante trovarsi all’inizio di circa 400 metri di spiaggia semideserta il 30 di Agosto, siamo 10 persone in tutto. Bagno, pranzo, arrampicata su roccia buona protetta benissimo con ferle e soste in acciaio inox, altro bagno e via, alle 21.00 abbiamo il traghetto per Piombino. In passato ho trascorso molto tempo divertendomi sulla caotica Elba; questa vol-

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ta (sicuramente non sarà l’ultima) mi sono divertito sull’«Elba che non c’è», come mi piace chiamare questi posti, ignorati o sottovalutati dalla maggior parte dei visitatori di questa incantevole isola. Jerry Pieri

Regione: Toscana Provincia: Livorno Alt. max: Monte Capanne 1018 m slm


Speleologia

Tutto è iniziato con una speleogita Lungo il canyon poco prima dei traversi.  (foto E. Scateni)

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ecisi di coinvolgere la mia amica archeologa: mentre i nostri «maritini» avrebbero frequentato il corso d’alpinismo, le dissi, noi ci saremo date all’esplorazione dell’ambiente ipogeo! Niente male come idea e poi, pensai con un velo di presunzione, già avevo esperienze di corde doppie, autobloccanti ed esposizioni vertiginose… .«Cosa sarà mai?» la rassicurai «vedrai che ce la caveremo benissimo...» Ma il primo impatto con la grotta fu forte, eccome se lo fu! Quando vidi la mia amica scivolare in un buco strettissimo, inesorabilmente sempre più in basso, con le gambe che le penzolavano nel vuoto, mentre con una mano cer-

cava disperatamente di aggrapparsi a me, rivalutai la mia idea di grotta. Lo ammetto: fui sul punto di mollare, soprattutto quando lei mi affermò che laggiù, sottoterra, non ci avrebbe più messo piede! Ma ormai qualcosa era scattato in me: sicuramente l’orgoglio, ma soprattutto la curiosità per quel mondo affascinante e misterioso, certo ostile, ma in qualche modo anche materno; spesso nei lunghi momenti di attesa ai piedi dei pozzi, proprio laggiù, al buio, nel cuore freddo e umido della montagna, avrei ritrovato quella sensazione di protezione e sicurezza. Così l’avventura ebbe inizio e l’esperienza è stata a dir poco bella e formativa. duemiladodici

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Pochi i miei compagni di avventura: Filippo l’appassionato di cavità artificiali, Gabriele che ha affrontato il tutto con estrema naturalezza, Luca (il Quinto) che dopo il corso di ballo, quello di inglese, quello di pugilato, ha ben pensato di frequentare anche quello di speleo, infine Davide (mio marito) che trascinai con me all’ultimo momento, dopo il forfait della mia amica. Certo il gruppo era a dir poco sconclusionato, ma anche i nostri istruttori non erano da meno. Imparai che lo speleologo è un gran casinista, dai modi poco eleganti, incline alla flatulenza e ad ogni sorta di rumore corporeo, si ciba di grandi quantità di cioccolata e ama oltremodo i brodini caldi, è goliardico, ma anche protettivo se il caso (o meglio l’allieva) lo richiede, ma soprattutto è curioso, curioso come un bambino. Il corso è stato avvincente ed emozionante soprattutto l’ultima uscita: la traversata del Corchia. Qui ho provato l’eccitazione sull’orlo di pozzi vertiginosi, l’ansia e la fatica nella risalita su corde come un ragno appeso al

suo filo, il divertimento, quasi fanciullesco, nello strisciare in fessure e meandri strettissimi e lo stupore per come la natura può modellare così potentemente la roccia e creare scenari maestosi e di una bellezza da capogiro: fogge così eccentriche e impensabili per la bizzarria delle forme e poi la purezza di questo marmo candido e dall’aspetto a volte gelatinoso. Si, la grotta è proprio un’altra realtà! Infine l’uscita: il ritorno al mondo reale è come una rinascita. Scopro che l’aria ha un «sapore», vicino all’uscita non solo riesco a distinguere nettamente gli odori, ma ne percepisco anche una diversa consistenza. Infine esausta, mi metto in ginocchio e accoccolata ai piedi di quel buco che ci aveva inghiottito, tra gemiti, sospiri e qualche imprecazione, vedo uscire ad uno ad uno i miei amici, come partoriti dalla montagna. Sorrido e penso appagata a come sono stata fortunata a trovarli! Elisa Scateni

Lungo il canyon poco prima dei traversi.  (foto E. Scateni)

Regione: Toscana Provincia: Lucca Rilievo: Alpi Apuane Altezza: 1100 m slm Coordinate: 44°00'00''N 10°19'00''E

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Torrentismo

Che giornata... ...e non è ancora finita! Aspettando il soccorso  (foto scattata su richiesta dell’infotunato da J Pieri)

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rano almeno due settimane che stavo aspettando questa giornata, nei giorni precedenti appena avevo un po’ di tempo libero ripassavo i nodi, leggevo il manuale e con una corda provavo qualche manovra; tanta voglia di vivere la montagna, come del resto di imparare. Quel sabato mattina mi sveglio, prendo l’attrezzatura, il cibo e tutto ciò che serve senza dimenticare niente; ci ritroviamo al solito posto per andare a fare torrentismo. Siamo un bel gruppetto con me c’è Marcello, Jerry, Linda, Rocco, Giovanni, Elisabetta e Pierluca; una volta arrivati organizziamo la navetta per il ritorno dopodiché ci prepariamo per la discesa del canale e

iniziamo l’avvicinamento. Che sudata abbiamo fatto mentre camminavamo, menomale che il pensiero di passare qualche ora nell’acqua gelida ci dava la forza di proseguire senza lamentarci troppo, anzi si scherzava e si rideva. Quando mi sono bagnato ero così contento che mai avrei potuto immaginare un finale di giornata diverso da quelli precedenti, cioè rientro a casa dopo aver fatto una bella merenda e bevuto una birra, ovviamente dopo aver consultato Pierluca sulla scelta del posto dove rifocillarsi! Invece la sfortuna ha fatto si che non potessi fare né merenda né cena e che rovinassi indubbiamente la giornata ai miei amici, duemiladodici

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I volontari del soccorso alpino al lavoro.  (foto J. Pieri)

riservandomi una bella frattura scomposta della tibia e perone alla gamba destra. Un attimo di disattenzione, una frazione di secondo e un tuffo finisce male, portandomi al contrasto con una roccia mentre entro in acqua; da quel momento non so nemmeno io quanti pensieri mi siano passati per la testa, nemmeno io mi capacito come abbia fatto a fare un errore simile, quasi non riesco a credere che mi sono rotto la gamba! Fatto sta che appena riemerso dall’acqua Marcello vedendola, capisce subito cosa è successo. Immediatamente tutto il gruppo si attiva per il soccorso. Siamo quasi alla fine del canale, non resta molto da affrontare ma per fortuna sopra di noi c’è il sentiero, facile da raggiungere. Tutti mi aiutano: chi va a chiamare il soccorso e chi resta con me a farmi coraggio, Marcello da maestro rimedia con dei rami e della corda una steccatura alla gamba tenendomela in trazione in modo che non io senta alcun dolore; era fatta così bene che quando il soccorso al-

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pino mi ha messo la propria steccatura la gamba ha iniziato a farmi male. Nell’attesa del soccorso intanto il freddo cominciava a farsi sentire e tremavo come Cascata con arco naturale.  (foto J. Pieri)


una foglia al vento, ricordo che Jerry si è tolto la giacca della sua muta per coprirmi e poi sono stato rinvolto nel magnifico telo termico di emergenza, per più di un’ora a turno i miei compagni mi hanno scaldato trasmettendomi il proprio calore tenendo le loro mani sui miei piedi e sulla testa. I ragazzi del soccorso alpino quando sono arrivati mi hanno imbarellato e con l’aiuto di tutti sono riusciti a portarmi sul sentiero, alla fine del quale mi attendeva l’ambulanza. Il resto della storia è lungo e non ve lo racconto, potete immaginarlo: ospedale, operazioni, dolore, degenza, riabilitazione, tanti pensieri per la testa e delusioni create ai propri cari; ma voglio che sappiate che ho scoperto di avere una fidanzata eccezionale e degli amici ai quali sarò sempre riconoscente per essermi stati così vicini in questo momento difficile. Adesso dopo mesi di duro lavoro di riabilitazione sono tornato in forma (anche se do-

vrò operarmi nuovamente per la rimozione dei mezzi di sintesi), ho ripreso a fare sport e lunghe camminate. Il tempo per pensare non mi è mancato, adesso vedo le cose da un altro punto di vista. La voglia di vivere la montagna e la natura non mi è passata, anzi si è rafforzata, vorrei tornare al più presto a fare torrentismo e quant’altro, ma ricordando sempre l’esperienza passata, di come sbagliando anche la cosa più banale, o abbassando la guardia anche per un solo istante, si possa pagare con la propria pelle. Silvano Gozzi

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Programma escursionistico 2012 Data Gennaio

Febbraio

Marzo

Aprile

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Itinerario

Diff.

06- Epifania in rifugio 07-08 Giancarlo Roggi )338 4705079

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Pulizia sede

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Ciaspolata sulla neve Giancarlo Roggi )338 4705079

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Cesare Marchetti presenta presso la ns. sede il libro “Guida dei Monti d’ Italia tci-cai : tra passato e futuro”

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Ciaspolata sulla neve Giovanni Morichetti )368 456223

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25-26 Sulla neve con rifugio Giovanni Morichetti )368 456223 Francesco Mantelli )334 3568049

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Cristina Menghini ci racconta il suo viaggio in “La via Francigena da Canterbury a Roma”

04

Pania della Croce (Alpi Apuane) Giovanni Morichetti )368 456223

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Pulizia sede

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Avviamento alla progressione con picozza e ramponi Massimo Borsini )338 5282924 Francesco Mantelli )334 3568049

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Pitigliano e dintorni + Terme di saturnia (Pullman) Carla Santoni )333 3065682 Paola Fioravanti )338 4908222

T

04

Anello Matanna Giancarlo Roggi )338 4705079

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Cresta Monte Limano Giancarlo Roggi )338 4705079 Romano Falaschi )335 8170733

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Liguria Carla Santoni )333 3065682 Romano Falaschi )335 8170733

T

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Padule di Fucecchio aperta a tutti Giancarlo Duranti )347 7351722

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ANCHE PER BAMBINI!

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Data Maggio

Itinerario 06

Parco Cornocchia Silvano Gozzi )329 3127092

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Pulizia sede

Diff. E

12-13 Isola d’Elba Vittorio Santini )335 1207705 Giancarlo Roggi )338 4705079

Giugno

13

Monte Pratomagno Francesco Mantelli )334 3568049

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Monte Cusna da presa alta Giancarlo Roggi )338 4705079

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La Tacca Bianca con l’Altissimo Giovanni Morichetti )368 456223

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ANCHE PER BAMBINI!

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09-10 Monte Sillara e giro dei sette laghi Paolo Marliani )339 1080294

Luglio

Agosto

Settembre

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Traversata del monte Pisanino Giovanni Morichetti )368 456223 Francesco Mantelli )334 3568049

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Orrido di Botri (parte turistica) Partecipa Vespa Club Giancarlo Roggi )338 4705079 Marcello Sabatini )0571 20069

EE

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Pulizia sede

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Monte Contrario (numero chiuso) Giancarlo Roggi )338 4705079

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Stretti di Giaredo Marcello Sabatini )0571 20069 Jerry Pieri )329 5429888

EEA TR

04-05- Monte Argentera Alpi Marittime 06-07 Giancarlo Roggi )338 4705079 Carla Santoni )333 3065682 13

Pulizia sede

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Cresta Nord Monte Cavallo Giancarlo Roggi )338 4705079 Massimo Borsini )338 5282924 Francesco Mantelli )334 3568049

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I segni dell’uomo Giancarlo Sani )392 4762497 Francesco Mantelli )334 3568049

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Monte Roccandagia Francesco Mantelli )334 3568049 Marco Guiducci )333 7815189

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ANCHE PER BAMBINI!

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Data Ottobre

07 13 14 21

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Itinerario

Diff.

Ferrata Giancarlo Roggi )338 4705079 Tutto colline in mountain bike con Cai Lucca Silvano Gozzi )329 3127092 Badia Moscheta-Valle dell’Infernaccio Francesco Mantelli )334 3568049 Raduno Intersezionale sulla via Francigena con escursioni intorno a Badia a Isola (SI) Francesco Mantelli )334 3568049 Giovanni Morichetti )368 456223 Castagnata al rif. Montanaro in collaborazione con sez. CAI Maresca Francesco Mantelli )334 3568049 Giovanni Morichetti )368 456223 Monteriggioni Carla Santoni )333 3065682 Carlo Mannini )333 3065682 Pulizia sede Ballottata Francesco Mantelli )334 3568049 Vittorio Santini )335 1207705

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ANCHE PER BAMBINI!

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ANCHE PER BAMBINI!

Novembre

04 08 11

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ANCHE PER BAMBINI!

Sorgenti del Bisenzio-Riserva nat. Acquerino in collaborazione con sez. CAI Maresca Francesco Mantelli )334 3568049 Giovanni Morichetti )368 456223 08-09 Rifugio del Freo con pernottamenti Giancarlo Roggi )338 4705079 16 Calanchi di Toiano e dintorni Francesco Mantelli )334 3568049 Giovanni Morichetti )368 456223 25

Dicembre

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ANCHE PER BAMBINI!

L’orario si impegno sarà riportato in dettaglio in ogni volantino dedicato; coloro che fossero interessati alla gita sono invitati a prendere contatti con la sezione o con il referente, in anticipo sulla data prevista.

DAI CORDA ALl'avventura! Settembre 2012

I IL SCOPRDO N MO ! IPOGEO

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Per informazioni sul corso di Speleologia 2012 contattare i seguenti numeri Pier Luca Torsoli 335 6943331


Scala delle difficoltà escurionistiche T • Turistico

Comprende itinerari che si sviluppano su stradette, mulattiere e comodi sentieri. Hanno percorsi ben evidenti, si sviluppano sempre al di sotto dei 2000 metri di quota, hanno un dislivello massimo di 300-400 metri e una durata massima di cammino di 2-3 ore. è richiesta una certa conoscenza dell’ ambiente montano ed una preparazione fisica alla camminata.

E • Escursionistico

Le escursioni di questo tipo sono in genere di lunga percorrenza e con dislivelli che richiedono un certo impegno fisico. Si possono sviluppare su sentieri anche stretti e con fondo disconnesso, su tracce di sentiero o segni di passaggio su terreno vario (pascoli, detriti, pietraie), su terreno senza sentieri ma con adeguata segnalazione, su pendii ripidi ma con i tratti più esposti protetti (barriere) o assicurati (pioli o cavi fissati alla roccia). Possono essere inclusi brevi tratti pianeggianti o lievemente inclinati di neve residua e singoli passaggi su roccia che richiedono l’uso delle mani per il solo equilibrio. Sono richiesti: un minimo di senso di orientamento, un minimo di esperienza e di conoscenza dell’ ambiente montano, allenamento alla camminata, calzature ed equipaggiamento adeguati. Utile la cartina topografica e la preparazione preliminare dell’escursione a tavolino.

EE • Escursionisti Esperti

Itinerari difficili, delicati, spesso assai esposti, con dislivelli anche notevoli e con lunga permanenza ad alta quota. Si possono sviluppare anche su tracciati non segnalati ed implicano la capacità di muoversi agevolmente su terreni infidi e particolari: tracce su pendii impervi, pietraie, ghiaioni, ripidi nevai, creste, pendii aperti e senza punti di riferimento (indispensabile la cartina topografica, la bussola e l’altimetro), passaggi su roccia anche impegnativi attrezzati con infisso metallici (corde scalette, pioli, ecc.). Necessitano: attrezzatura e vestiario adeguati alla montagna «seria», esperienza, conoscenza dell’ambiente alpino, assenza di vertigini, allenamento e determinazione.

EEA • Escursionisti Esperti con Attrezzatura

Escursioni con caratteristiche simili agli itinerari EE, ma che si sviluppano su sentieri attrezzati o su vie ferrate, dove lo sforzo è continuo e l’esposizione è notevole e talvolta vertiginosa. Serve una preparazione tecnico-atletica pari almeno a quella necessaria per vincere le basse difficoltà alpinistiche. Non è raro infatti trovarsi a tu per tu con passaggi su roccia di II° grado e in assenza di attrezzature fisse; questo implica una buona conoscenza dell’alpinismo vero e proprio, anche se a livello elementare. Su questi percorsi è d’obbligo, per la propria ed altrui incolumità, procedere con l’ausilio dei dispositivi di autoassicurazione (imbracatura, cordini, moschettoni, dissipatore) e del casco. Utile, sempre, una corda di 10-15 metri per eventuali soccorsi, calate fuori programma, aiuto a compagni più deboli o stanchi, ecc.

SP • Itinerario Speleologico

Percorsi ipogei di facile percorrenza. Su questi percorsi può essere previsto, per la propria ed altrui incolumità, procedere con l’ausilio dei dispositivi di autoassicurazione (imbracatura, cordini, moschettoni, dissipatore) e del casco. Per la varietà dei percorsi è necessario di volta in volta informarsi attraverso i volantini informativi delle uscite e con gli organizzatori.

TR • Itinerario Torrentistico

Discese di torrenti dove può essere necessaria la muta in neoprene e in cui è prevista la conoscenza delle tecniche di discesa sia in singola che in corda doppia. Per la varietà dei percorsi è necessario di volta in volta informarsi attraverso i volantini informativi delle uscite e con gli organizzatori.

BC • Cicloescursionisti di buone capacità

Percorso su sterrate molto sconnesse o su mulattiere e sentieri dal fondo piuttosto sconnesso ma abbastanza scorrevole oppure compatto ma irregolare, con qualche ostacolo naturale. duemiladodici

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ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI DELLA SEZIONE CAI VALDARNO INFERIORE È convocata per Sabato 10 Marzo 2012 in prima convocazione alle ore 12,30 e in seconda convocazione alle ore 17,30 l’assemblea ordinaria dei soci presso la sede sociale posta in Fucecchio, Piazza Vittorio Veneto n. 4 per discutere il seguente: ordine del giorno

1. 2. 3. 4. 5. 6.

nomina del Presidente e del segretario dell’assemblea; relazione del Presidente sull’attività svolta nell’anno 2011; relazioni dei gruppi della sezione; illustrazione del programma delle attività per l’anno 2012; lettura e approvazione del bilancio consuntivo dell’anno 2011; idee, proposte e osservazioni da parte dei soci

Visto l’importanza dei punti all’ordine del giorno invito i soci alla massima partecipazione e puntualità. Come da tradizione, al termine dei lavori sarà offerto un piccolo buffet.

Il Presidente Francesco Mantelli

Vendita, noleggio e riparazione macchine ufficio Personal computers ed accessori Centroufficio srl Via s. Allende, 37 - 56029 Santa Croce sull'Arno (Pi) Tel. 0571/30442 - Fax 0571/31869

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duemiladodici


Organigramma della sezione Incarico

Nome e Cognome

E-mail

Telefono

Presidente

Mantelli Francesco

domini.mantelli@gmail.com

3343568049

Vicepresidente

Morichetti Giovanni giovanni@coripel.it

368456223

Segretario

Santini Maico

maico@misito.it

3470438177

Magazziniere

Billeri Paolo

billers@libero.it

3299666051

Tesseramento

Duranti Giancarlo

gianky@internetlibero.it

3477351722

Consigliere

Lusini Andrea

andrealusini@gmail.com

3484940831

Consigliere

Orazietti Andrea

andrea@misito.it

3664025872

Consigliere

Roggi Giancarlo

giancarloroggi@virgilio.it

3384705079

Consigliere

Bini Domenico

domenico.bini@alice.it

0573658939

Consigliere

Campinoti Linda

lcampinoti@hotmail.com

3338388241

sani.g@libero.it

3924762497

pierluca@firenze21.org

3356943331

Commissione “Terre Alte� Referente

Sani Giancarlo

Commissione Speleologica Referente

Torsoli Pier Luca

8 mm Commissione Escursionistica Referente

Morichetti Giovanni giovanni@coripel.it

368456223

Collegio dei Sindaci Revisori Sindaco revisore Sabatini Marcello

albuiocivedo@alice.it

3397561022

Sindaco revisore Boldrini Marco

norkey@libero.it

3488715367

Sindaco revisore Borsini Massimo

massimo.borsini@beste-italia.com 3385282924 duemiladodici

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CLUB ALPINO ITALIANO Sezione Valdarno Inferiore “Giacomo Toni” Piazza Vittorio Veneto, 4 • 50054 Fucecchio (Fi) Tel. 333 3355156 • info@clubalpinoitaliano.it • www.clubalpinoitaliano.it

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