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Bollettino d’informazione riservato ai soci CLUB ALPINO ITALIANO Sezione Valdarno Inferiore “Giacomo Toni”


Tesseramento 2011 Soci ordinari _______________________________________________________₏ 45,00 Soci familiari _______________________________________________________₏ 25,00 Soci giovani (dal 1992 in poi) _________________________________________₏ 15,00 Al 31 dicembre 2010 gli iscritti erano 180, di cui 31 nuovi, cosÏ ripartiti t 130 soci ordinari t 41 familiari t 09 giovani Si ricorda che l’iscrizione al CAI: t %ËEJSJUUPBSJDFWFSFj-B3JWJTUBxFj-P4DBSQPOFx TPMP ai soci ordinari) t $PQSFDPOVOBTTJDVSB[JPOFMFTQFTFEJOUFSWFOUPEFMMF squadre di soccorso alpino e dell’elicottero in caso di incidente in montagna t $POTFOUF FTJCFOEPMBUFTTFSBDPOJMCPMMJOP EJPUUFOFSF  QSJPSJUËEJBDDPHMJFO[BFQBSUJDPMBSJDPOEJ[JPOJEJTDPOUP nei rifugi del CAI FM t 1FSNFUUFEJBDRVJTUBSFBQSF[[JBHFWPMBUJMFQVCCMJDB[JPOJEFM CAI e del TCI t %ËEJSJUUPBQBSUFDJQBSFBUVUUFMFJOJ[JBUJWFEFMMBTF[JPOFDPO particolari agevolazioni

Si invitano i Soci a rinnovare l’iscrizione entro il 31 marzo 2011, per la DPOUJOVJUĂ‹EFMMBDPQFSUVSBBTTJDVSBUJWB1FSJOGPSNB[JPOJTVMUFTTFSBNFOUP DPOUBUUBSFJMTPDJPJODBSJDBUP(JBODBSMP%VSBOUJBMOVNFSP L’iscrizione per il 2011 è valida ďŹ no al 31 marzo 2012.

Ulteriori informazioni si possono avere in sede il venerdĂŹ dalle ore 21,30. Tel. 333 3355156 www.clubalpinoitaliano.it info@clubalpinoitaliano.it In copertina: Uno sguardo a ovest dal Monte Bianco (foto G. Morichetti)

Le foto riportate in questa pubblicazione, quando non indicato l’autore, sono fornite dai vari soci che hanno partecipato alla redazione. 'RAlCAE$40%RICA&ILIPPETTIsWWWREBRANDITsINFO REBRANDIT


“La lotta che conduce verso le cime basta a riempire il cuore di un uomo” ALBERT CAMUS

Il ritorno Francesco Mantelli ...................................................................04 L’esplorazione della buca del serpente Nico Paladini ............................................................................06 Tutti in palestra! Massimo Borsini .......................................................................13 Altopiano della Vetricia: abissi, leggende e graffiti rupestri Giancarlo Sani ..........................................................................15 Una magnifica avventura Giovanni Morichetti.................................................................20 Il «piccolo museo» cresce a cura della redazione ...............................................................25 Grazie a tutti... Elisabetta, Ilaria e Samanta......................................................26 Informazioni utili: i rifugi a cura della redazione ...............................................................30 Macedonia Marco Guiducci ........................................................................32 Giro del Viso Giancarlo Roggi .......................................................................36 Nella Francia dei vulcani Francesco Mantelli ...................................................................40 Indispensabile saper nuotare Giovanni Morichetti.................................................................44 Programma escursionistico 2011 a cura della redazione ...............................................................47 Organigramma a cura della redazione ...............................................................55

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Dal presidente

Il ritorno 3ULLEMONTAGNEPISTOIESI

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opo tre anni di mandato come presidente di questa sezione credevo di avere terminato il mio compito, anche perchÊ forse non avevo realizzato che un terzo del programma che mi ero dato e pertanto mi sembrava giusto passare la direzione ad altri. Mentre ormai mi sentivo con il pensiero SJMBTTBUP QFSDI� HJË JNNBHJOBWP MB OPTUSB sezione con un’altra presidenza, mi sono trovato quasi inaspettatamente riconfermato nel precedente ruolo, soprattutto per VOBGPSUFWPMPOUËEFMOVPWP$POTJHMJPDIF poi è formato da molti componenti di quello precedente nonostante un’impegnativa campagna per l’introduzione di nuovi e piÚ

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(foto R. Pisaneschi)

giovani soggetti. Nonostante il poco realizzato torno pertanto a fare il presidente di questa sezione dove mi iscrissi nel lontano  VOBTF[JPOFEBDVJOPONJTPOPNBJ allontanato durante gli alti e i bassi della TVB FTJTUFO[B RVFTUB NJB DPOUJOVJUĂ‹ OPO costituisce alcun merito, tuttavia ho semQSF SJUFOVUP DIF MB NJB BUUJWJUĂ‹ JO RVFTUP piccolo mondo del volontariato (piccolo perchĂŠ non siamo una sezione con molte centinaia di soci), sia ben lontana da quello che si può fare in territori ben piĂš difďŹ cili e pericolosi come possono essere quelli di certe aree del terzo mondo, ma che comunRVFIBVOTVPTJHOJmDBUPFVOBTVBVUJMJUĂ‹ Pertanto, anche non fossi stato eletto di


nuovo presidente, non sarebbe ugualmente per me cambiato molto perché non avrei diminuito la mia partecipazione, solo che ora mi trovo davanti alla barricata e in queTUPUSJFOOJPTBSËCFOFDIFNJJNQFHOJNFglio a realizzare qualcosa di più di quel “un terzo” del triennio precedente. Non è questo bollettino la sede delle enunciazioni programmatiche ed è certamente prudente non “stipulare contratti” con i soci. È semmai il luogo dove potrei esprimere lo spirito con cui vorrei animare questa sezione come ho cercato, forse con scarso successo, di animare in passato. Credo che la “politica” di una sezione sia sì il presidente ma soprattutto il consiglio i cui membri portano idee nuove e voglia di fare. Il presidente è soprattutto un catalizzatore EFMMFQPTTJCJMJUËFTQSFTTFFJOFTQSFTTFEJVO DPOTJHMJP FTPQSBUUVUUPEFWFBWFSFDBQBDJUË di delegare il più possibile ai singoli, alle sottocommissioni e alle commissioni con un rapporto di fiducia assoluto e totale verso persone e strutture: non siamo un’azienda che deve fare utili, siamo un gruppo di

volontari che fa le cose per dedizione, che pensa o crede di costruire qualcosa per gli altri. E la delega non è una fuga dalle reTQPOTBCJMJUË NBÒVOSFBMJ[[BSFJODPNVOF  un procedere corale, delle idee che devono diventare fatti. Ed è creare un clima di armonia e di rispetto, di apprezzamento del lavoro reciproco che resta (come è stato in passato) l’obiettivo principale. La nostra sezione (almeno io così ritengo) non è il luogo da cui necessariamente debbono originarsi le “grandi imprese”, quindi non solo lo spazio di quello che si fa, ma come lo si fa. Forse traspongo qui il mio modo di andare in montagna, per grotte o deserti, luoghi dove raramente ho fatto qualcosa degno di nota, ma ognuna EJRVFTUFSFBMUËÒTUBUBWJTTVUBDPOJOUFOTJUË  QBSUFDJQB[JPOF  DPOEJWJTJPOF F BSNPOJB con gli altri e la natura stessa. La montagna vissuta nella sua interezza, dove i corsi di alpinismo, escursionismo e di speleologia ci danno insostituibili strumenti tecnici per penetrare più a fondo e con sicurezza in questi ambiti della natura, però poi occorre andare oltre, occorre estrarre quello che siamo in grado di fare dal mondo apparentemente inanimato delle rocce e ascoltarne MFQBSPMF QFSDIÏMBUUJWJUËJONPOUBHOBOPO ÒVOBUUJWJUËTQPSUJWB NBVOBUUJWJUËEJDPnoscenza di noi stessi e degli altri, del mondo esterno e interno a noi. Credo di avere inteso lo spirito di uno scritto di Marco Guiducci su questo stesso numero del Bollettino, quando dice: Per me la montagna è “esserci”. È vero, molte volte avevo pensato questo, quando alla fine avevo (dopo molti anni) superato il mito della vetta, i miti della vittoria e della sconfitta, nutrimento forse insostituibile di altri anni di un modo di vivere la montagna. Non ero arrivato in cima all’Aconcagua, ma mi era bastato esserci. Francesco Mantelli – Presidente duemilaundici

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Speleologia

L’esplorazione della Buca del Serpente Storia della scoperta negli anni ’70 di un nuovo ingresso al complesso carsico Antro del Corchia (Alpi Apuane) ,A"UCADEL3ERPENTEOGGI

Premessa Questo articolo è riportato alla scopo di fornire un contributo alla conoscenza dei percorsi esplorativi del complesso carsico Antro del Corchia. Resoconti piĂš o meno ufďŹ ciali sulla scoperta della Buca del Serpente avevano lasciato alcuni punti non sempre chiariti. Questo scritto, voluto piĂš dal Consiglio direttivo di questa Sezione, che offerto dallo stesso autore (che pur frequentando ancora grotte e montagne, è tuttavia proteso ad altre attivitĂ ), fornisce elementi nuovi e inediti su una scoperta che è oggi storia importante dell’Antro del Corchia. Anche a distanza di decenni, i momenti che

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(foto N. Paladini)

con sobrietĂ l’autore riporta nello scritto che segue, appaiono in una rinnovata freschezza e si accompagnano ad elementi descrittivi di una speleologia di altri tempi, che comunque ha prodotto quei frutti che oggi possiamo raccogliere quando torniamo, spesso ancora oggi, ad attraversare quel cunicolo sofďŹ ante che lo scopritore chiamò Buca del Serpente. Il Consiglio direttivo della Sezione del Club Alpino Italiano “Giacomo Toniâ€?.

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SBJMPUUPCSFQJĂĄUBSEJTJTDSJTTF che stavamo facendo una battuta esplorativa sulle pendici del monte Corchia, in SFBMUĂ‹TJUSBUUBWBEJVOBEJRVFMMFFTDVSTJPOJ segue a pag. 8


Chi è Nico Paladini – Una sintesi biografica .ICO0ALADINI DIORIGINIEMPOLESI AGLIINIZIDEGLI ANNI  FONDA LA ,EGA !LPINISTICO 3PELEOLOGICA %MPOLESE ,!3% E ORGANIZZA NUMEROSE SPEDIZIONIIN)TALIAEALLgESTERO)NQUEGLIANNI DOPO LASCOPERTADELLA"UCADEL3ERPENTE ORGANIZZA NELLAPRILEDELUNASPEDIZIONENELLOSTESSO COMPLESSOCARSICODOVERESTERÌNELLASTESSAGROTTAPERBENGIORNI.ELORGANIZZAUNASPEDIZIONE SPELEO ARCHEOLOGICA IN COLLABORAZIONE CONLg)STITUTO)TALO,ATINO!MERICANO SULLgALTOPIANOPERUVIANO.ICOTRASCORRELAlNEDEGLIANNI EGRANPARTEDEGLIANNICONVIAGGIEDESPLORAZIONIIN!MAZZONIA "OLIVIAE#OLOMBIAlNOAL 0ERá DOVE DISCENDE IL 2IO !LTO 5RUBAMBA lNO AL 0ONGO DI -AINIQUE POI Ò LA VOLTA DELLA SALITA AL+ILIMANJAROAIVIAGGIIN)SLANDAINFUORISTRADA ALLg%CUADOR DOVE SALE IL #HIMBORAZO E PERCORRE UNAPARTEDEL2IO.APOVERSOLA3ELVA!MAZZONICAINQUESTIVIAGGISPESSOLOSEGUONOLAMOGLIE 3TELLAELAlGLIA!LEIDA .ELL g DOPO UN TENTATIVO OSTACOLATO DAL MALTEMPO DI SALIRE Lg!CONCAGUA ORGANIZZA CON LgALPINISTA&RANCESCO3ANTONUNASERIEDISPEDIZIONI IN UNA REGIONE INESPLORATA DELLE !NDE !RGENTINE E NELL g DEDICA ALLA lGLIA !LEIDA LA PRIMA ASCENSIONEDIUNAMONTAGNADIMINQUEI TERRITORI #ON UNA ÏQUIPE 2!) RAGGIUNGE I RESTI DELLgAEREOURUGUAYANONOTA DEISOPRAVVISSUTIDELLE!NDE ASSIEMEALOROCÒANCHE3ELER 0ARRADO ILPADREDI.ANDO LAUTOREDELSALVATAGGIODELGRUPPODEISOPRAVVISSUTI .EL GENNAIO DEL g PARTECIPA AD UNA SPEDIZIONE SCIENTIlCA DELL5NIVERSITÌ DI 3IENA SULLE !NDEDI#ATAMARCA NEL.ORDDELL!RGENTINADURANTEQUESTOVIAGGIORAGGIUNGEUNAVETTADEL MASSICCIODEL0ISSIS UNACIMADIMCHENONERAMAISTATASALITA ÈSOPRATTUTTOALLAPITTURACHE.ICOSIDEDICAPERDECENNIlNOACHENELGIUGNODELg ILMOVIMENTO-ETROPOLISMO CHEAVEVAFONDATOUFlCIALMENTENELLgASSIEMEAD!NTONIO3CIACCA VIENEPRESENTATOA2OMACONUNAGRANDEESPOSIZIONEALLO3PAZIO&LAMINIO DOVESTAMPAE TVSIOCCUPANOCONINTERESSEDELLAVVENIMENTO$ALLAMETÌDEGLIANNIgLATTIVITÌARTISTICA DI.ICOÒSOPRATTUTTOINDIRIZZATAVERSOLESUCCESSIVEMOSTREDEL-ETROPOLISMO ALTERNATAAD ALCUNIVIAGGIEFFETTUATINELLEZONEDIGUERRADELLAVICINA"OSNIA$AQUEGLIANNIlNOADOGGI LA PITTURADIVIENEGLOBALMENTELUNICAATTIVITÌDIRICERCASIAINSENSOPROFESSIONALECHECULTURALE .ESONOTESTIMONIANZALENUMEROSEMOSTREPERSONALISIAIN)TALIACHEIN%UROPAELACONTINUA EATTIVAPARTECIPAZIONEAGLISVILUPPIDELMOVIMENTO-ETROPOLISMO Nota: È la famosa vicenda che riguarda un aereo uruguayano caduto nel gruppo montuoso del Cerro Sosneado il 10 ottobre 1970, riportata in un primo teso di Pier Paul Read “Tabù, la vera storia dei sopravvissuti delle Ande” . duemilaundici

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dare a cercarmi un pizzico di ignoto per recuperare quel senso di MJCFSUĂ‹ DIF Ă’ MB NPMMB QSJODJQBMF dell’andare in grotta o in montagna. Il canale delle Voltoline che in altre occasioni avevo osservato distrattamente salendo verso il passo dell’Alpino, in quel momento attirò la mia attenzione. Sembrava un perfetto itinerario alternativo su cui gli altri non mi avrebbero seguito e che mi avrebbe portato comunque al rifugio. Per giustiďŹ care e rendere piĂš categorica la mia decisione accettai scommesse su chi sarebbe BSSJWBUPQFSQSJNPBM%FM'SFP TF io o loro. Lasciai il variopinto gruppo di amici e iniziai a seguire i primi gradoni del canale cercando di memorizzare una traccia di salita. Fu una notevole sorpresa realizzare !RTICOLOSUUNGIORNALEDELOTTOBRECHEACCENNAALLINDIVIDUAZIONEDIUNA che quel pizzico di avventura che BUCASOFlANTESULMONTE#ORCHIA avevo auspicato si stava presentando che avevano come unica ed ingloriosa meta JOVOBQPTTJCJMJUĂ‹EJWFSTBFQJĂĄHSBOEF MBUBWPMBEFMSJGVHJP%FM'SFP B'PDFEJ.P- delle mie aspettative. sceta, davanti alla grande Pania della Croce. Avevo 22 anni e facevo speleologia da 4; apIl cammino per raggiungerlo rappresentava QFOB EVF BOOJ QSJNB  OFM  BWFWP QBSil solo tributo di energie ampiamente raffor- tecipato alla fondazione del Gruppo Spezate successivamente da spaghetti scotti e leologico Empolese da cui avrebbe avuto vino di Pruno. CosĂŹ, iniziato il sentiero delle successivamente origine l’attuale Lega AlVoltoline, appena sopra la sterrata che par- pinistica Speleologica Empolese (L.A.S.E.). UJWBEB-FWJHMJBOJ HJĂ‹MPOUBOJEBMMFBVUPDIF In quegli anni andare in grotta era sinonimo regolarmente si erano fermate dopo lunghi di grande fantasia oltre che di tutte le altre muggiti e avevano lasciato le gomme sui stranezze che gli speleologi conoscono. ciottoli marmiferi di questa strada di cava, Almeno nelle nostre zone, non esistevano HJĂ‹BMMJOJ[JPEFMTFOUJFSP BWWFSUJWPVOBDFSUB quasi per niente i materiali esplorativi e insoddisfazione che si poteva tradurre solo per noi di provincia anche il “quasiâ€? era di con la voglia di discostarsi dal gruppo e di an- troppo, perciò si doveva costruire tutto ar-



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!RTICOLOSUUNGIORNALEDEL DICEMBRECHERIPORTAIL SUPERAMENTODELLESTRETTOIE DELLA"UCADEL3ERPENTE

prima curva del sentiero. Allora, attirato da quello che si poteva nascondere dietro quel potente vento sotterraneo, mi spinsi nella fessura con una piccola pila manuale che allora era conosciuta con il nome di “luccioMBw %JTDFTJ BMDVni metri in quella frattura che poco dopo l’ingresso si allargava diagonalmente; in basso, alla base dei primi gradoni di roccia dove UJHJBOBMNFOUF %BJ MB DBWJUĂ‹ GPSNBWB VOB QJDDPMB TUBO[FUUB  caschi alle tute, trovai una sbarra di ferro, che poi seppi che agli imbrachi ďŹ no era stata impiegata per cercare di allargare alle mitiche scalet- i passaggi successivi all’ingresso e poi era te metalliche, frut- stata abbandonata lĂŹ. Poi le pareti di roccia to di sere trascorse si avvicinavano di nuovo quasi a toccarsi ed nell’ofďŹ cina dell’amico a tagliare tubi d’al- allora cominciai ad arrampicarmi in un caluminio e a schiacciare tondini di rame. Poi mino in alto pensando che il vento venisse il collaudo avveniva giĂš dal ponte dell’Arno da sopra e che ci fosse un proseguimento in con qualche incomprensione da parte dei quella direzione; invece, per quello che la carabinieri. Era una speleologia pionieristi- ďŹ oca luce della “lucciolaâ€? (un tipo di pila ca, per lo meno cosĂŹ è stata per me e per i molto in uso in quegli anni) mi permetteva, mi resi conto che non si andava da nessumiei compagni. Quando, pertanto, in quel pomeriggio neb- na parte, cosĂŹ ridiscesi ďŹ no a quel buco che bioso di ottobre mi trovai davanti ad una sembrava strettissimo e cercando di non piccola fessura ad imbuto seminascosta restare incastrato sgusciai in un condotto, dai ciufďŹ di paleo agitati dal vento fortis- quasi un “mini-canyonâ€? dove il vento avesimo che da lĂŹ usciva, il primo istinto fu di WBSJQSFTPEJJOUFOTJUĂ‹3BHHJVOTJRVJOEJVO inďŹ larmi dentro, poi pensai di chiamare imbocco di una fessura che portava verso HMJ BMUSJ  NB FSBOP HJĂ‹ TDPNQBSTJ EJFUSP MB il basso, quella che poi sarebbe stata chiaduemilaundici




mata “Buca da Lettereâ€?. Vi gettai un sasso e poi ancora un altro, ma con la poca luce a disposizione non riuscivo a capiSF MB QSPGPOEJUĂ‹ di quel salto che era sotto di me. Farsi male in quel buco sconosciuto poteva dire anche fare la ďŹ ne del topo, cosĂŹ decisi che QFSRVFMHJPSOPBWFWPHJĂ‹NPUJWJ di soddisfazione senza rischiare oltre e che, pertanto, era il caso di tornare con i compagni del gruppo. Le pareti della grotta erano in gran parte ricoperte di “latte di monteâ€?, una melma bianchissima che mi aveva imbiancato completamente e infradiciato. All’uscita mi resi conto della mia irriconoTDJCJMJUĂ‹ NBFSPDPOUFOUPFDPOMB !RTICOLOSUUNGIORNALEDELGENNAIOINCUIĂ’RIPORTATAUNASINTESIDELLEVARIE ESPLORAZIONICHEHANNOPORTATOALRICONOSCIMENTODELLACCESSOALCOMPLESSOCARSICO mente sempre dentro la misteriosa !NTRODEL#ORCHIATRAMITELA"UCADEL3ERPENTE PTDVSJUĂ‹EJRVFMMBCVDB DPOUJOVBJ ad arrampicarmi nel canale ďŹ no che il pozzetto non fosse profondo, perciò, alla vecchia via di lizza che sale ai ripia- facendo opposizione e premendo sulla paOJTVQFSJPSJEFMSJGVHJP%FM'SFP EBMBTTĂĄ rete piĂš per sgusciare che per non cadere, raggiungibile in pochi minuti di discesa. discesi quella fessura ďŹ no a giungere all’inTornai ad esplorare quella buca il 30 otto- gresso di quella che per molti anni sarebbe bre assieme a Francesco Mantelli, Giovan- stata considerata una dura e problematica ni Corsi, Enzo Mulè e Giorgo Gamucci. strettoia. Mentre alcuni restavano fuori, provammo In effetti quella strettoia, allora intatta e di nuovo a capire lo svolgimento della ca- ricoperta da una “pelleâ€? di fango di noWJUĂ‹.FOUSFDFSBDIJDFSDBWBVOQBTTBHHJP tevole spessore, appariva impossibile da verso l’alto, io tornai ai bordi di quel poz- superare. Però il vento si faceva di nuozetto dove avevo gettato i sassi; mi affacciai vo fortissimo, pertanto dovevamo almeno con una fonte di migliore luce e mi sembrò provare, cosĂŹ mi inďŹ lai nel fango e nell’ac-



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riuscii a passare, ma appena ebbi modo di avere lo spazio sufďŹ ciente a guardare davanti mi trovai di fronte ad una seconda strettoia che comunque superai con minoSJEJGmDPMUĂ‹ RVJOEJNJJOmMBJJOVOBCVDB che sembrava la logica conseguenza del percorso, ma restai quasi incastrato in una serie di massi. Provai pertanto verso l’alto, risalii e vidi che la grotta assumeva una GPSNBRVBTJSFHPMBSF EJHBMMFSJB%PQPVO ennesimo passaggio stretto fra due massi di frana arrivai su un terrazzo inclinato che scendeva verso un pozzo. A quel punto la grotta si apriva in una grande galleria e diventava veramente interessante. L’8 dicembre di quello stesso anno scesi con Giorgio Gamucci il pozzo di circa 18 metri che avremmo chiamato “Empoliâ€? ed entrammo in una galleria di vaste dimensioni che ci fece subito pensare di essere arrivati in una parte dell’Antro del Corchia, tuttavia non fummo in quei momenti consapevoli di avere scoperto quello che

,A STRETTOIA SOTTO LA "UCA DA ,ETTERE ENTRO LA "UCA DEL 3ERPENTE SUPERATAPERLAPRIMAVOLTADA0ALADINI OGGIFACILMENTEPERCORRIBILE DOPO UN NOTEVOLE ALLAGAMENTO IN SEGUITO ALLINCIDENTE MORTALE DEL  (foto F. Mantelli)

qua che ristagnava sul pavimento. Non riuscivo ad immaginarmi cosa e quanto spazio mi sarei trovato di fronte una volta superata. Provai prima in un senso, ma non riuscivo ad avanzare perchĂŠ non trovavo niente su cui fare “levaâ€?, poi ruotai in parte e incastrando prima il braccio sinistro, annaspando un po’ nel vuoto, riuscii ad afferrare una lama di roccia che si rivelò l’appiglio chiave per passare. %PQP VOB TFSJF EJ TFSQFHHJBNFOUJ  HSB[JF anche al fango che faceva da lubriďŹ cate,

2EGIONE Toscana 0ROVINCIA Lucca 2ILIEVO Alpi Apuane !LTEZZA 840 m slm #OORDINATE 44°01'43''N 10°17'46''E duemilaundici




in quegli anni sarebbe stato il secondo ingresso. Lo fummo qualche tempo dopo, quando assieme a Gamucci, fatto un primo rilievo della parte esplorata e trascorsa una serata presso il Gruppo Speleologico Fiorentino e nella stessa abitazione di Luciano Salvatici, che si occupava di cartograďŹ a ipogea, a consultare carte del Corchia, ci accorgemmo che dopo il pozzo Empoli il nostro disegno corrispondeva con una parte ben conosciuta di questa grotta, cioè la galleria Franosa, quella parte del Corchia che oggi coincide con l’inizio del percorso turistico. Chiamai questo nuovo ingresso al Corchia “Buca del Serpenteâ€?, non perchĂŠ avessimo trovato qualche nido di vipere, come qualcuno ha pensato in seguito, ma perchĂŠ la grotta mi aveva costretto e ha costretto generazioni di speleologi a serpeggiare e a

strisciare nei suoi meandri per superare le tremende strettoie che restano nei nostri ricordi come simboli di sacriďŹ ci immani, in particolare quando abbiamo realizzato spedizioni con numerosi sacchi di materiale e che regolarmente si incastravano e ci facevano stazionare delle ore completamente zuppi di acqua e fango al vento gelido della buca. Nico Paladini

3CRITTESTORICHEANCORAOGGIPRESENTISULLEPARETINEIPRESSIDELLAGHETTODEL6ENERDĂ–!NTRODEL#ORCHIA 



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(foto N. Paladini)


Arrampicata

Tutti in palestra! -OMENTODIVITAINPALESTRA

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i solito queste pagine sono destinate, giustamente, a racconti o resoconti DIFBCCJBNPQFSPHHFUUPMFBUUJWJUĂ‹TWPMUFJO ambiente di montagna, volevo, con queste due righe, presentare anche un aspetto piĂš ludico e sportivo che per certi versi si ricollega poi a doppio ďŹ lo con l’alpinismo. %BQPDPUFNQPTJĂ’DPTUJUVJUBVOB"TTPDJBzione Sportiva con lo scopo principale di gestire la palestra di arrampicata al coperto DIFTJUSPWBBMMJOUFSOPEFM1BMB[[FUUPi"3"MINIâ€? di Empoli, molti degli associati, me compreso, sono contemporaneamente soci anche del CAI Valdarno Inferiore e la speranza e l’impegno sarebbe quella che tra il mondo CAI e il mondo dell’arrampicata si

(foto A. Mariotti)

instaurasse una solida sinergia e un maggior scambio di iniziative. -BQBMFTUSBĂ’EJGBUUPPQFSBUJWBHJĂ‹EBEJWFSsi anni e, fortunatamente, negli ultimi tempi abbiamo potuto constatare su un sensibile incremento dell’interesse da parte di giovani che si avvicinano al nostro sport con entusiasmo e spesso e volentieri iniziano un percorso che li porta, con l’aiuto degli amici piĂš esperti, a mettersi in condizione EJDPOUJOVBSFMBMPSPBUUJWJUĂ‹QSJNBJOGBMFTJB e poi anche in montagna, passando da un tipo di arrampicata prettamente sportiva ad una arrampicata piĂš “alpinisticaâ€?. Chiaramente passare dalla parete della palestra alla nord del Pizzo non è un percorso duemilaundici




nĂŠ breve nĂŠ automatico nĂŠ quanto meno scontato perchĂŠ poi ognuno si concentra sul tipo di arrampicata che piĂš lo soddisfa o lo attrae. C’è chi si muove quali esclusivamente per GBMFTJF NBHBSJ TV EJGmDPMUĂ‹ FMFWBUF PQQVSF chi preferisce cose piĂš facili, ma in “ambienteâ€? è tutto degno del massimo rispetto, ma sicuramente acquisire una base “sportivaâ€? può aprire un mondo nuovo alla persona che ďŹ no allora si è mossa solo su comodi sentieri cosĂŹ come chi si è mosso solo su microappigli di plastica potrebbe provare emozioni fortissime sul passaggio EFMMBiUSBWFwBMMB3PDDBOEBHJB L’auspicio è di vedere qualche escursionista che prova ad arrampicare e qualche giovane sportivo che accetta di mettersi un sacco sulle spalle e fare un po’ di fatica riportando però emozioni che nessuna arrampicata JOQBMFTUSBQPUSĂ‹NBJEBSF Un caro saluto a tutti Massimo Borsini

-OMENTODIVITAINPALESTRA

(foto M. Guiducci)

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Arte rupestre

Altopiano della Vetricia: abissi, leggende e grafďŹ ti rupestri ,ARIDOALTOPIANOCARSICONEIPRESSIDI"ORRA#ANALA

N

el corso del 2010 sono riprese le battute esplorative nella Vetricia (Alpi Apuane) alla ricerca di nuove tracce utili per cercare di capire le forti motivazioni che portarono, in un passato piÚ o meno recente, alla frequentazione di questo isolato e arido altopiano carsico, posto a oltre 1500 metri di quota, da sempre legato a leggende che vedono protagonisti diavoli e spiriti maligni. L’ altopiano della Vetricia si

trova al centro dello stupendo anďŹ teatro del cosiddetto “gruppo delle Panieâ€?, composto dalle vette della maestosa Pania della Croce, dall’arida Pania Secca e dalMB WFSUJHJOPTB 1BOJB 3JDDB (oggi Pizzo delle Saette). Un vero e proprio paradiso per gli speleologi che ne hanno esplorato i profondi pozzi verticali che numerosi (circa 180) si aprono con minacciose occhiaie buie. La piĂš famosa voragine è MBCJTTP&OSJDP3FWFMEJTDF-

(foto G. Sani)

so integralmente dagli speleologi ďŹ orentini nel lontano 1931 che ne raggiunsero il fondo a ben 316 metri di QSPGPOEJUĂ‹ 1FS NPMUJ BOOJ è stato il pozzo verticale a cielo aperto piĂš profondo del mondo. L’impervia zona della Vetricia fu indagata alla ďŹ ne degli anni ’90 dal Gruppo Archeologico Pisano che mise in risalto sei siti di incisioni rupestri che presentavano segni di croci, pennati, simboli solari e ďŹ gure antropoduemilaundici




morfe. Nel 2005 nel corso di alcune uscite fotograďŹ che i soci Sani e Falaschi del gruppo di ricerca Terre Alte scoprirono altri due interessanti siti: il masso “luce del primo mattinoâ€? con incise lame pennate e la “scena di cacciaâ€? eccezionale grafďŹ to che rappresenta al momento un unicum sulle rocce della Toscana. I siti piĂš signiďŹ cativi sono MB SPDDJB EFM 3PTPOF F JM sito della pietra Tonante. Il primo, difďŹ cile e pericoloso da raggiungere, è posto a strapiombo sull’orrido solco della Borra di Canala. Sulla piatta e panoramica roccia numerose incisioni

di pennati, alcuni con tracce molto consunte e visibili solo con un ottima luce radente. Queste lame pennate sono associate a un grande rosone a sei petali, a delle croci di varia tipologia, altri cerchi con all’interno segni di non facile lettura e a un’enigmatica incisione che a prima vista sembra il disegno di due bastoni incrociati. Il tutto si trova dentro un grande cerchio di tre metri di diametro di cui è possibile rilevare solo alcune parti. Il motivo a ruota del rosone, nato dalla fusione della croce e del cerchio, è una rappresentazione del sole nel suo movimento apparente,

o rotolamento, dall’alba al tramonto ed è quindi simCPMPEJDPOUJOVJUĂ‹FSJHFOFrazione, di alternanza delle stagioni, del susseguirsi delMFHFOFSB[JPOJ%BVOQVOUP di vista graďŹ co il rosone è una forma stellare a sei petali. Nei pressi della roccia EFM 3PTPOF  BODPSB TV VOB piatta roccia, si trova incisa una ďŹ gura umana (femminile), molto labile e difďŹ cile da evidenziare, che presenta una profonda coppella nella zona vulvare. La roccia del 3PTPOFĂ’TFQBSBUBEBMSFTUP delle rocce da un profondo crepaccio e proprio al margine di questo sono incise tre croci greche che sem-

)LCONSUNTOlOREDELLAVITASULLAROCCIADEL2OSONE



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(foto G. Sani)


,INCISIONEDELLAhSCENADICACCIAv ((foto G. Sani)

brano scolpite in tempi piĂš recenti a scopo di esautorare la valenza delle incisioni pagane presenti sulla grande roccia sottostante. Un terzo sito signiďŹ cativo è quello della Pietra Tonante ubicato in una zona di bianche rocce calcaree pianeggianti nella parte centrale dell’altopiano. Le incisioni sono riconoscibili in alcuni pennati, di cui uno di insolita lunghezza, croci latine e un semicerchio (luna? rosone incompleto?). Nella parte bassa del grande lastrone si trova la ďŹ gura piĂš interessante di questo sito: un antropomorfo schematico simile a quelli incisi sulla Pera dij Crus, in Valchiusella. L’antropomorfo è circondato da quattro coppelle poco sopra la testa formando cosĂŹ una specie di corona. Il posto è molto particolare data la presenza di un lastrone basculante (la pietra tonante) posto nelle 2EGIONE Toscana immediate vicinanze di un profondo cre0ROVINCIA Lucca paccio e dei grafďŹ ti. 2ILIEVO Alpi Apuane Camminandoci sopra si provoca un suono duemilaundici




,EPIATTEROCCEDELLA6ETRICIA

((foto G. Sani)

che ampliďŹ cato dal crepaccio risulta suggestivo ed è probabile che la scelta di incidere proprio in questo luogo sia direttamente legata alla presenza della singolare pietra. Nel centro della Vetricia, come ricordato in precedenza, è stato scoperto dai

ricercatori di Terre Alte, nell’estate del 2005, una roccia a cui è stato dato il nome di “luce del primo mattinoâ€? che vede la presenza di lame pennate che colpite dalla luce radente del sole (alba) creano un spettacolo veramente suggestivo. In ultimo l’incisio-

ne piĂš signiďŹ cativa, a mio parere, di tutto l’ altopiano: la scena di Caccia. Un ďŹ gura umana con una grande testa rotonda (se paragonata al corpo) che imbraccia una specie di bastone nella mano destra che è preceduta da un quadrupede (di difďŹ cile interpretazione. La presenza di segni, oramai evanescenti, sopra la testa possono essere visti come il palco di un cervo cosa questa che ci ha suggerito il nome che abbiamo dato a questa scena incisa sulle bianche rocce della Vetricia. Ulteriori esplorazioni, effettuate in collaborazione con il gruppo Terre Alte del Cai Garfagnana, hanno visto battere la zona carsica della Vetricetta e della zona dell’Alpe di S. Antonio con risultati positivi dato che sono stati scoperti )LSITODELLAhPIETRATONANTEv (foto G. Sani)



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due nuovi siti con incisioni di lame pennate (una su parete verticale). Nel corso del 2010 è iniziato un rapporto di collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. I primi risultati delle ricerDIF *ODJTJPOJ3VQFTUSJEFMla Toscana Nord-Occidentale) sono stati presentati al Convegno Internazionale “L’arte rupestre delle Alpiâ€? svolto in Valcamonica nel mese di Ottobre. Giancarlo Sani

,A PARTICOLARE INCISIONE FEMMINILE CON LA COPPELLAVULVARE (foto G. Sani)

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Alpinismo

Una magniďŹ ca avventura !IGUILLESDE#HAMONIX

I

l Monte Bianco a torto o a ragione io l’ho sempre considerato una montagna come un’altra. E cosÏ un giorno si parte per salirlo, senza particolari preparativi e senza particolari accorgimenti, neanche fosse il K2; e l’allenamento? quello di sempre, casualmente anche meno, lo salgono a centinaia al giorno, migliaia all’anno e d’altra parte io non lo ho neppure mai visto dal vero e, situazione meteo permettendo, questo è l’unico periodo dell’anno in cui mi è possibile tentare almeno per una volta. Invece...il lungo viaggio in auto, l’avvicinamento col trenino, la salita del primo giorno, il rifugio, la salita del secondo giorno e



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(foto G. Morichetti)

l’attacco ďŹ nale, il tutto si è tradotto in una sopravvalutazione delle proprie risorse e di conseguenza in una sottovalutazione delle EJGmDPMUĂ‹PHHFUUJWF BODIFMFQJĂĄHFOFSJDIF di quella speciďŹ ca situazione di montagna. Conclusione ďŹ nale, un disastro, una sconďŹ tta, una disfatta, per dirla con un esempio SJGFSJUP BMMB DBNQBHOB EJ 3VTTJB EJ /BQPleone. Siamo partiti presto dal Valdarno la mattiOBEFM"HPTUP NBMBTUSBEBJONBDDIJOBĂ’ veramente tanta, le soste per i rifornimenti, per un caffè e bisogni vari non ci permettono tempi proprio rapidissimi. In piĂš il tempo perduto a Chamonix per individuare la strada giusta, sommato ai novanta minuti


di attesa per l’avvicinamento al tunnel con la Francia, nonostante un bellissimo sole fosse di ottimo auspicio, hanno dato una forte mazzata. Il colpo finale ci viene dato dalla ragazza della biglietteria del trenino che in francese, anche se a noi poco comprensibile, ci comunica in modo inequivocabile che siamo in forte ritardo e saliremo con l’ultima corsa del giorno e che il trenino, a causa di VOBGSBOB OPODJBDDPNQBHOFSËmOPBMDBpolinea chiamato il Nido dell’Aquila, ma ci MBTDFSË BMMB TUB[JPOF QSFDFEFOUF QPTUB  metri di dislivello più in basso. Eravamo in ottime condizioni fisiche e così decisi che ancora non riuscivamo ad immaginare neppure un po’ che questo fatto si riWFMFSËQPJEFUFSNJOBOUFBEBDDPNQBHOBSDJ MFOUBNFOUFWFSTPMJOTVDDFTTPHJËTJQPUFWB considerare un’impresa ardua fare tutto in due giorni, ma un aumento così consistente del dislivello, seppure involontario, avrebbe dovuto farci dubitare almeno un poco… Con degli zaini enormi e pesantissimi che contenevano molte più cose inutili di quante si possa immaginare, finalmente alle  TJBOPBMSJGVHJPi5FUF3PVTTFw JOGPSte ritardo sull’orario della cena. Ci siamo presentati molto tardi, senza prenotazione, il telefono ed il fax non mi avevano dato alcun esito, mentre la posta elettronica del rifugio aveva il risponditore automatico, non parliamo neppure il francese, nonostante tutto Pratricia ci accoglie molto calorosamente… La cena che neppure ai tempi della prima guerra mondiale deve essere stata mai così scarna, qualche foto all’orizzonte dove il sole ci regalava generosamente dei giochi di luce incredibili, mentre si adagiava fra le poche nuvole soffici che lo stavano atUFOEFOEP QSPCBCJMNFOUFHJËTBQFWBDIFJM giorno dopo non si sarebbe presentato al

consueto appuntamento ed al contrario di noi si sarebbe potuto risparmiare), infine anche per noi un po’ di riposo fra il dormiveglia ed il sonno, che mai era sembrato tanto breve in confronto al tempo, anche se poco, passato in cuccetta. La sveglia in francese non l’avevo ancora provata. Per quanto sia considerata una lingua fine e delicata, in quel frangente non sono riuscito ad apprezzarla appieno; infatti una voce sconvolgente spezza d’improvviso il dormire, il russare, gli incubi ma anche i sogni: Giovanì, Giovanì c’est l’heure, c’est l’heure… Ci spostiamo con la luce frontale in quel labirinto di porte, di corridoi e di scale che è JM5FUF3PVTTF TJMFO[JPTJJPFEJMNJPDPNQBgno, prima davanti ad una colazione misera misera, poi per un po’ di preparativi anche per scartare alcune di quelle cose inutili portate fin li ed infine fuori, decisamente su per il famigerato “Coloir”, mentre inizia faticosamente ad albeggiare a causa della fitta

2EGIONE Valle d’Aosta 0ROVINCIA Aosta 2ILIEVO Alpi !LTEZZA 4810, 45 m slm #OORDINATE 45°50’01’’N 6°51’54’’E

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nebbia che intanto si era formata durante le prime ore del mattino. Solo a posteriori abbiamo capito che non è tanto un problema di dislivello, non è neppure tanto un problema di quota, bensĂŹ un problema di accumulo di fatica messa su in due giorni consecutivi e mai potuta recuperare. Infatti al rifugio GoĂťter arriviamo piuttosto “cottiâ€? e per giunta siamo avvolti dalla nebbia. La temperatura molto bassa non ci è di aiuto; c’è un via vai pazzesco di alpinisti, sono gli ultimi che avendo passato li la notte, si preparano da quella quota all’attacco ďŹ nale. Il gestore ci propone di riposarci dormendo sui tavoli la sera dopo la cena, non diTEFHOBOEPBGGBUUPEJQSFDJTBSFDIFTBSĂ‹DPmunque a prezzo pieno. Anche se non abbiamo piĂš il sacco a pelo, perchĂŠ è uno di quegli oggetti che abbiamo deciso di lasciare al rifugio sotto, stante la

situazione un po’ critica, la proposta non sarebbe delle peggiori, peccato che sono BQQFOBQBTTBUFMFEFMNBUUJOP Il mio compagno inizia a sentirsi poco CFOFEJMJBQPDPWPNJUFSĂ‹UVUUBMBDPMB[JPOFEFM5FUF3PVTTF*OUBOUPMVJNJQSPQPOF ed insiste perchĂŠ io vada, perchĂŠ io provi anche da solo. Mi cede la sua piccozza, io gli lascio la corda che senza il compagno mi sarebbe inutilmente di peso e mi inďŹ lo da solo nella nebbia. Quanti pensieri, quante riessioni, quanti EVCCJ OFQQVSF%PO"CCPOEJPFCCFUBOUF consulte angosciose la notte dopo l’incontro con i due bravi: anche se dispongo di due piccozze, se vanno tutti legati ad un compagno ed io da solo e sciolto‌ con tutta questa nebbia, quand’anche riuscissi B SJNBOFSF JO DSFTUB  DIJTTĂ‹ TF SJVTDJSĂ› BE evitare tutti i crepacci‌ quand’anche riuscissi ad arrivare in vetta, con una visuale quasi nulla, senza una foto e neppure un !IGUILLEDE"IONNASSAYALTRAMONTODAL4ETE2OUSSE



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(foto G. Morichetti)


4RAMONTOVISTODAL4ETE2OUSSE

(foto G. Morichetti)

colpo d’occhio‌ Con questi pensieri e tanta stanchezza che non mi consentiva di fare piÚ di pochi passi senza una pur breve sosta, quando il mio altimetro segnava 4200 metri di altitudine, ho fatto una sosta molto piÚ pronunciata al termine della quale la decisione è stata grave, era quella di rinunciare. -B OFDFTTJUË EJ SJOVODJBSF  RVFTUB EFWBstante decisione che non vorremmo dover prendere mai: quante volte l’abbiamo consigliata, quante volte raccomandata, eppure nella situazione di doverla prendere noi per noi stessi, la consideriamo alla stregua della cicuta che ci viene offerta per procurarci la morte, ben sapendo che in quei casi estremi è l’unica decisione che può mantenerci in vita... Al ritorno al GoÝter ho trovato Enrico in condizioni decisamente migliori di come lo avevo lasciato soltanto poche ore prima, ma che non mi consentivano di cambiare la mia decisione, anche perchÊ il gestore, nuovamente contattato e pure pressato, non ci dava neppure uno spiraglio rispetto alla condizione offerta la mattina presto. /PJ BWFWBNP MB OFDFTTJUË EJ SJQPTBSF TVbito e per parecchie ore, per poter anche solo pensare a salire nuovamente gli ultimi novecento metri che ci separavano dall’obiettivo.

Nonostante io fossi vestito pesantemente, molto piĂš che in una qualsiasi salita invernale sulle nostre montagne, al mio ritorno a RVPUB IPJOJ[JBUPBUSFNBSFJONPEP irrefrenabile alla pari che se avessi avuto una febbre oltre i quaranta gradi, tanta era la spossatezza e la debilitazione. Fino ad allora avevo corso i miei rischi, ma da quel momento, pur combattuto dalla spinta del mio compagno che nel frattempo si era ripreso, pur frugando bene nella mia testa, non sono piĂš riuscito a ritrovare quella sfrontatezza necessaria per insistere con le richieste al nostro ďŹ sico e alla fortuna‌ Non ci restava che affrontare nuovamente il Coloir, questa volta con qualche pensiero in piĂš per i sassi e le pietre che sarebbero potute volare di sotto, tanta era l’afuenza di alpinisti che si apprestavano a salire; reDVQFSBSFVOQPEJDPTFBM5FUF3PVTTFFQPJ giĂš per quello sterminato sentiero di inďŹ niti sassi ed ancora giĂš ďŹ no al Nido dell’Aquila, piĂš giĂš ďŹ no ad incontrare il trenino, poi la nostra macchina ed inďŹ ne a casa, dove credo di aver impiegato un po’ di giorni prima di recuperare appieno le forze e le risorse. Questo potrebbe essere un po’ sinteticamente il racconto di una delusione, di una storia ďŹ nita male, che, nella migliore delle ipotesi, solo il prossimo anno potrebbe avere un epilogo piĂš soddisfacente. duemilaundici




,ARESAALRIFUGIO'OĂ&#x;TER (foto E. Priori)

Eppure con la cultura della vita e della montagna che ho messo su, soprattutto in questi tempi recenti, fortunatamente non riesco a vederla proprio cosĂŹ. Lo considero invece un grande risultato oltre che una bellissima e signiďŹ cativa esperienza perchĂŠ, nel bene come nel male, tutto è scaturito dall’iniziativa del momento, tutto o quasi tutto è stato lasciato al caso ed ogni decisione ed ogni azione è derivata unicamente dallo spirito di avventura, oltre DIFEBMMBWPMPOUĂ‹EJGBSFUVUUPEBTPMJ MPOtano da schemi preďŹ ssati e soprattutto da schemi preďŹ ssati da altri. Quasi certamente torneremo, tornerò a presentarmi al cospetto del Monte Bianco, NBQFSRVBOUPNJSJHVBSEBRVFTUPBWWFSSĂ‹ ancora in quasi completa avventura, in piĂš forte solo delle esperienze vissute in questa fantastica occasione e per il resto con il



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gusto di scoprire ad ogni passo il passo successivo. Certo, questa volta nello zaino anche il sogno e il bisogno di arrivare in vetta, ma cosciente anche di non potercela ancora fare, perchÊ le esperienze e soprattutto le emozioni che si vivono in un’avventura dove molte cose sono lasciate alla decisione di quell’attimo, non trovano il giusto appagamento in nessuna storia di montagna dove la vetta è l’unico motivo di tanta fatica e tanto rischio. Giovanni Morichetti


Dalla sezione

ll ÂŤpiccolo museoÂť cresce RAMPINI O RAMPICHINI Questi attrezzi, ďŹ ssati con apposite cinghie a scarpe e gambe, servivano, con l’ausilio di cinghie indossate in vita o sul torace per salire sui castagni o altri alberi, ben rappresentano se pur in piccolissima parte, il duro lavoro delle persone che una volta vivevano in ambiente montano. LA STORIA *MMVPHPEJQSPWFOJFO[BĂ’MB7BMEJ-JNB MPDBMJUĂ‹ Strette di Cocciglia,erano appesi ad una parete rocciosa OFJQSFTTJEJVOBCJUB[JPOFDIJTTĂ‹EBRVBOUPUFNQP Il proprietario, un signore a prima vista “anzianottoâ€? a gentilmente spiegato a cosa servissero,alla mia richiesta se voleva venderli ha cosĂŹ risposto: li puoi prendere, a me non servono piĂš, ho novant’anni. Restauro di Marcello Sabatini VASCHETTA CON PISOLITI-(PERLE DI GROTTA)E OOLITI-(MENO DI 2 MM) Le pisoliti,o perle di grotta, sono le piĂš comuni e note concrezioni subacquee, anche se in SFBMUĂ‹OPOTFNQSFĂ’OFDFTTBSJPDIFTJBOPDPNpletamente sommerse ‌

Ăˆ obbligo precisare che non è stato commesso nessun atto di vandalismo, di seguito la descrizione del ritrovamento. DESCRIZIONE Il pezzo calcareo, al momento del ritrovamento, era un pezzo di roccia completamente cementato e insigniďŹ cante, come si può vedere dalle parti non ritoccate, ormai fossile, è stato trovato da Miguel Barbieri a meno 220, si presentava come frammento di roccia quasi completamente ricoperto dalla sabbia. -BDVSJPTJUĂ‹FMJOUVJ[JPOFEJBMUSJ VONJOV[JPTP lavoro di pulizia e decementazione con aggressivi chimici , ci regalano questo particolare fenomeno di concrezioni libere ( cioè non ancorate al suolo o alle pareti della grotta). Foto e restauro di Marcello Sabatini Rinnoviamo l’invito a visitare l’intera esposizione presso la ns. sede. Ingresso gratuito. duemilaundici




Torrentismo

Grazie a tutti... 5NPASSAGGIODICORDA (foto M. Sabatini)

E

SB HJĂ‹ EB RVBMDIF UFNpo che in sezione ci parlavano di torrentismo o canyoning, non sappiamo quale sia il termine piĂš adatto. Poi una sera Jerry ci ha fatto vedere il ďŹ lmato girato da Marcello al torrente Serra, con relativo “scivoloâ€? nel toboga di 10 metri. LĂŹ abbiamo capito che era un'esperienza che avremmo voluto fare....quindi...detto, fatto! Inizialmente doveva essere un'escursione al torrente



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Lerca in Liguria, poi causa meteo gli organizzatori hanno deciso di spostarla in Umbria; destinazione il piccolo paese di Prodo. Era il 1° Maggio 2010, giornata soleggiata, tempeSBUVSF HSBEFWPMJ HJË BWWJcinandoci al nostro punto di partenza, abbiamo ammirato il tipico e meraviglioso paesaggio umbro. Prodo è una chicca incastonata tra verdi colline e una vista panoramica a perdita d'occhio...tutto prometteva

bene. La "vestizione" non è stata molto semplice, due di noi indossavano per la prima volta la muta da sub (presa in prestito peraltro, quindi non tutti potevano avere la taglia perfetta per la propria statura), ma dopo vari "tira e molla" ce l'abbiamo fatta! A Samanta per esempio la muta stava stretta e a ďŹ ne giornata per uscirne fuori ha chiesto consiglio al buon Marcello e lui, da grande


veterano torrentista, ha gentilmente fornito “due pezzi di ferroâ€? a cui attaccarsi mentre gliela tirava via dalla testa. “Scene da macelleriaâ€? qualcuno ha detto, ma ďŹ nalmente ne è uscita fra le risate generali! Appena siamo stati tutti pronti, “mutatiâ€?, imbracati e con il casco indossato, la gita ďŹ nalmente ha avuto inizio; dopo un breve tratto in discesa nel bosco siamo arrivati ďŹ nalmente al torrente ed al primo piccolo tuffo. Ilaria ricorda che non sapendo bene a cosa stesse andando incontro e avendo sentito dire che l'inizio consisteva subito in un salto, mentre si avvicinava il suo momento, ha iniziato

a sentirsi “stranaâ€?... aveva MF GBSGBMMF OFMMB QBODJB %J solito si dovrebbero sentire in altri momenti, ma...erano proprio quelle ed il cuore batteva all'impazzata! Ăˆ stata un’emozione grande ed una bella carica per andare avanti !!! Beh, poteva andare solo avanti visto che la cascata non avrebbe potuto risalirla e poi...che ďŹ gura avrebbe fatto! SĂŹ, il primo tuffo era piccolo, ma qualcuno ha rischiato subito di affogarci (ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale) ed Elisabetta si è prestata come “terranovaâ€? soccorrendo il “bagnanteâ€? in difďŹ DPMUĂ‹.BVOBMUSBFNP[JPOF

piĂš grande ci aspettava: la prima meravigliosa cascata di circa 20 metri che abbiamo disceso calandoci con la corda. Che bello! E chi lo aveva mai fatto !!! Immediatamente si è aperto di fronte a noi un ambiente unico. La discesa del torrente è stata molto varia: tufďŹ (uno piuttosto alto che ci ha fatto titubare un po'), calate, toboga, anfratti da paesaggio degli elďŹ e, perchĂŠ no, nuotate nei laghetti. Battute su battute, abbiamo fatto gruppo e riso anche tanto. *O QSPTTJNJUĂ‹ EJ VO TBMUP  ricordiamo un “buttati deh!!!...pensa d'esse sui Pancaldi a Livornoâ€?...e

)MPEGNATASUUNACASCATARIBOLLENTE (foto J. Pieri)

2EGIONE Umbria 0ROVINCIA Terni !LTEZZA 394 m slm #OORDINATE 42°45’48’’N 12°14’4’’E duemilaundici




poco piĂš avanti, mentre ci davano le istruzioni dettagliate per il superamento del primo toboga, si è sentito un bel “metti le mani sulle puppe !!!â€? ampliďŹ cato dalla presenza dell’eco. Variopinti e poco ortodossi i nostri accompagnatori, eh?!?!? %BMUSPDBOUPSFOEFWBMJEFB di cosa dovevamo fare‌ Ăˆ stato insomma un progredire di “emozioni emozionantiâ€?. Era affascinante anche osservare il taglio di cielo che si faceva sempre piĂš sottile man mano che andavamo QJĂĄ JO QSPGPOEJUĂ‹ JO RVFMMF gole, questo essere “dentroâ€? la terra dava veramente la percezione che noi e

lei siamo parte dello stesso universo, che al suo cospetto siamo piccoli e inermi come qualunque altra creatura terrestre e che per questo le dobbiamo amore e rispetto.

Ăˆ STATO INSOMMA UN PROGREDIRE DI

“EMOZIONI

EMOZIONANTI�

I colori dell'acqua con sfumature dal verde all'azzurro...i colori delle rocce...bellissimi...tutto “troppo bello !â€? Per dovere di cronaca non è stato tutto rose e ďŹ ori, in alcuni momenti abbiamo sof-

ferto il freddo, in particolar modo in fondo alle gole quando i raggi del sole non potevano raggiungerci e, come ogni altra esperienza di montagna, ti mette sempre un po' alla prova con i tuoi limiti. Samanta per esempio, ha scoperto quel giorno e per la prima volta un certo timore per il vuoto, che però è riuscita a gestire rendendo quindi la giornata ancora piÚ speciale, al punto che la sera ha deciso, con l'incoraggiamento dei compagni, di restare a dormire con loro a Prodo per ripetere l’esperienza del torrente anche il giorno dopo (anche se poi ha piovuto ed il programma è saltato). )NPARTENZASOPRAUNACALATA (foto M.Sabatini)



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&OTODIGRUPPOA0RODO

(foto M.Sabatini)

Comunque, come tutte le cose preda del tempo, anche i ricordi si afďŹ evoliscono o almeno si ridimensionano un po’. Se questo articolo fosse stato scritto a caldo, sarebbe stato il resoconto di tre ragazze rese pressochĂŠ isteriche dall'entusiasmo, che subito il lunedĂŹ si sono attaccate al telefono per chiedere ai fotograďŹ di sbrigarsi a scaricare le foto......... per pubblicarle su facebook.........!!! A distanza di cinque mesi invece, possiamo raccontar-

vi quel giorno in modo piĂš pacato, per quanto pacato può essere il racconto di tre persone innamorate della montagna, che si entusiasmano e si emozionano anche solo fotografando ďŹ ori e farfalle, e che stanno attente a spostare bruchi e lumache dal sentiero perchĂŠ non vengano schiacciati. Anche a freddo, vi raccontiamo che aver fatto Prodo è stato fantastico, non si potranno dimenticare l'adrenalina, il gioco e l'unione con la natura, che si può spiegare solo dicendo “ci

siamo sentite parte integrante dell'acqua, che come un serpente solca la roccia lasciando sculture inimitabili dagli artisti�.Grazie a tutti per la vostra amicizia e il vostro sostegno. Elisabetta, Ilaria e Samanta, alias “Le Tre Moschettiere�!

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Informazioni utili 3JGVHJEFMMF"MQJ"QVBOF

Note

3JGVHJP$BSSBSB Capanna Garnerone

N5FM m.1260 - Chiavi presso la Sezione di Carrara 5FM m.1642 - Aperto come bivacco solo nel periodo invernale N5FM N5FM

3JGVHJP"SPOUF 3JGVHJP(%FM'SFP 3JGVHJP&3PTTJ alla Pania 3JGVHJP'PSUFEFJ.BSNJ 3JGVHJP-B2VJFUF 3JGVHJP/FMMP$POUJ ai Campaniletti #BJUB%FMJP#BSTJ 3JGVHJP$BWB 3JGVHJP7BMTFSFOBJB 3JGVHJP-B#FUVMMB

3JGVHJEFMM"QQFOOJOP Tosco-Emiliano 3JGVHJP$JUUËEJ4BS[BOB al Lago di Monte Acuto 3JGVHJP$#BUUJTUJ alla Lama Lite 3JGVHJP#BSHFUBOB alla Bargetana 3JGVHJP"CFUJOB BMM"CFUJOB3FBMF 3JGVHJP'JPSJ Pieve di Monti di Villa 3JGVHJP$BQBOOB5BTTPOF



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N5FM m.995 al Puntato - Le chiavi possono essere richieste al 4JH.BVSP5BWPOJ5FM N5FM m.800 - Le chiavi possono essere richieste al Sig. Paoli 5FM N5FM N5FM "MQF4"OUPOJP5FM

Note 5FM(FTUPSF N5FM (FTUPSF N5FM 5FM(FTUPSF N5FM(FTUPSF NWFSTBOUF/PSEEFMMB$SPDF"SDBOB 5FM


3JGVHJP1PSUBGSBODB in Valle d’Orsigna Bivacco Lago Nero

5FM

3JGVHJPEFM.POUBOBSP Foresta del Teso 3JGVHJP%VDBEFHMJ"CSV[[J al Lago Scaffaiolo 3JGVHJP7JUUPSJB al Lago Santo Modenese 3JGVHJP(JPWP al Lago Santo Modenese 3JGVHJP$BTFUUB1VMMFESBSJ 3JGVHJP1BDJOJ -PD1JBOEFMMB3BTB 3JGVHJP"DRVFSJOP 3JGVHJP.BSDIFUUJ al Lago Santo Modenese 3JGVHJP.BSJPUUJ al Lago Santo Parmense

Chiavi presso la sezione C.A.I. di Pistola 5FM $"*.POUBHOB1JTUPJFTF5FM N5FM PQQVSFSJWPMHFSTJBM$"*EJ#PMPHOB5FM N5FM(FTUPSF N5FM m.1222 - Tel. 452506 N$"*1SBUP5FM N5FM N5FM 5FM(FTUPSF

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Pensieri in libertĂ

Macedonia h!NCHETUNONTISTANCHIDIGUARDARELAMONTAGNA VEROv (foto M. Guiducci)

L

’intenzione di scrivere due righe per il giornalino fu accolta con entusiasmo da Giovanni. Gli dissi che avevo in mente qualche idea e cosĂŹ eccomi qui. Però adesso NJ BDDPSHP DIF JO SFBMUĂ‹ MF JEFF OPO TPOP una o due, ma dieci, cento; i pensieri si accavallano e si scavalcano e nascono a catena, rispondendo al meccanismo delle palle del biliardo che, colpite dalla prima, schizzano e rimbalzano sulle sponde. L’adempimento corretto del compito vorrebbe che ne scegliessi una di quelle idee, l’analizzassi e ne ricavassi una premessa, uno svolgimento ed una conclusione. Quindi poso subito le armi: chi mi conosce sa che di “svolgimenti correttiâ€? non sono capace.



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Preferisco quindi snocciolare i pensieri come ciliegie, lasciando che queste righe diventino una macedonia, pagando lo scotto che, forse, per tenerle insieme e darle un senso, dovrò metterci un bel po’ di zucchero. Un giorno di circa quindici anni fa ricevetti in dono una scatola piena di riviste di montagna, guide fotocopiate, schizzi di tracciati di vie ed tanto altro. A quel tempo, per me, questo materiale era pane: fu una gioia immensa immergermi e divorare quelle riviste di almeno dieci anni prima: La rivista del $"*  MB 3JWJTUB EFMMB NPOUBHOB  4DBOEFSF  nomi per me nuovi; ed ancora: scoprire l’evoluzione dell’alpinismo degli anni ‘80, MFHSBOEJMJCFSFTVMMF%PMPNJUJ JNJUJJOfu-


seaux supercolorati, attraverso gli scritti e Ora, mentre ricordo questi fatti con affetto le foto pubblicati su quelle pagine. e nostalgia e di questo ringrazio Antonio, In quegli anni era tutto un susseguirsi di mi chiedo dov’è tutta quella bramosia si saletture: gli alpinisti del periodo eroico, Co- pere, di conoscere, di capire. mici, Casara, Castiglioni per esempio, che %PWĂ’ RVFMMB TNBOJB EJ MFUUVSB EJ QBSFUJ  lessi grazie a Paolo Lami che andava a sco- mani gelate, corde impigliate, che in quegli varli nelle biblioteche passandomeli poi. anni mi facevano sognare, ora che la riviE, come adesso sono a rivedermi venticin- sta del CAI rimane nel cellofan per giorni e quenne chiuso nella mia camera a sfogliare che di libri “alpinisticiâ€? non ne apro piĂš? quel patrimonio, penso al proprietario di 4BSĂ‹ DIF  QBTTBUJ J RVBSBOUB  JM NJP BMQJOJquelle riviste, che purtroppo non ho mai smo si va sempre piĂš delineando come un conosciuto. E tutto sommato non so mol- “andare in montagnaâ€?, piuttosto che come to di lui. Posso solo immauno “scalare la montagnaâ€??. ginarlo, magari, appunto, Si, a volte c’è la scalata, la I L SEGRETO DI ricordando com’ero io. Lo EJGmDPMUĂ‹FEJUFDOJDJTNJ NB QUESTE SCALATE penso quindi nella sua stansono sempre piĂš rari. E cos’è za a sfogliare le fotocopie questo se non un ritorno alle Ăˆ COME LO ZEN. della guida di sci alpinismo origini? Per me la montagna NON DEVI dell’Appennino tosco emiè sempre stata i prati dove PENSARE. SOLO liano (credo sia grazie a lui rotolarsi, l’erba da falciare e DANZARE. se nel ‘96 ho iniziato ad atfar seccare e portare dentro taccare le pelli sotto gli sci), la gerla, la poiana alta nel lo vedo schizzare a mano il tracciato della cielo, i boschi da percorrere solo e in silen“Oppio Colnaghiâ€?, salita qualche giorno zio, gli sguardi chiusi dei valligiani, il sudoprima. Lo penso mentre programma la gita re lasciato su per i ghiaioni, i piedi nudi nel per la domenica a venire. Posso immagina- torrente, la legna da segare e bruciare nella re la vita di un ragazzo come me, di poco stufa con su il paiolo della polenta. piĂš di vent’anni, gli studi, gli amici, gli af- Per me la montagna è “esserciâ€?. fetti e un pensiero costante a “lassĂšâ€?. Ed allora non è un caso che le mie letture, Il dono me lo fece Antonio Toni e le riviste almeno quelle inerenti la montagna, siano erano di suo ďŹ glio Giacomo. altre. Per esempio gli scritti di quel giorAntonio in quel tempo mi passò “il testi- nalista che, in montagna, pare che inconmoneâ€? del Giornalino, di questo giornali- tri sempre (proprio lui!) persone “straneâ€? no, che poi per alcuni anni impaginai, tro- PDPNVORVFiVOJDIFw*OSFBMUĂ‹TBQQJBNP vando a volte anche i soldi e la tipograďŹ a. che non è cosĂŹ: incontra semplicemente

LEZIONI DI CARTOGRAFIA MARZO 2011 Per informazioni ed iscrizioni Marco Guiducci 333 7815189 marcoguiducci@katamail.com duemilaundici

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h)OCHEGUARDAVOLAVITACONCALMOCORAGGIO COSADAREIPERGUARDAREGLIODORIDELLAMIAMONTAGNA VEDERELEFOGLIEDELCERRO GLIINTRICHIDELFAGGIO SCOPRIREDINUOVODALRICCIOILMIRACOLODELLACASTAGNAh da “Il Caduto� di Francesco Guccini

persone, che in montagna ci vivono e che ci appaiono semplicemente diverse da noi, dalla nostra vita e da quelle dei nostri vicini, quaggiĂš in valle. Uno dei pochi libri che ancora leggo volentieri, uno dei primi che ho comprato quasi venti anni fa, è “Alpinismo a tempo pienoâ€? di Silvia Metzeltin. Ancora lo sfoglio perDIĂ? Ă’ TDSJUUP DPO VOB TFOTJCJMJUĂ‹ EJWFSTB  che, credo, solo le donne abbiano. Un altro esempio è â€œĂˆ pericoloso sporgersiâ€? di CaUIFSJOF %FTUJWFMMF  DIF BODIFTTP SBDDPOUB MFEJGmDPMUĂ‹ FEJTVDDFTTJ EJFTTFSFEPOOB nel mondo dell’alpinismo. Quanti anni luce dai racconti aristocratici di un Ettore Castiglioni! Oppure: che gioia nello scoprire un libro di montagna, nel senso di chi “pensa monUBHOBw JO*WBHBCPOEJEFM%IBSNBEJ+BDL

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Kerouak, libro di amici, sesso, vino e montagna appunto: “Il segreto di queste scalate è come lo Zen. Non devi pensare. Solo danzare. Ăˆ la cosa piĂš facile di questo mondo, piĂš facile che camminare in pianura che in fondo è noioso. A ogni passo ti trovi davanti un problemuccio in piĂš eppure non hai nessuna esitazione e ti ritrovi su un altro sasso che hai scelto per puro caso, proprio come nello Zenâ€?. Fiero di questa scoperta e un po’ spavaldo, ne parlo con Marco... il quale me lo passa in inglese, pure! Ah, che pivello, mai competere con i campioni, c’è solo la polvere da mangiare! Ma è veramente applicabile, nell’alpinismo come nella vita quotidiana, l’azione di individuare l’obiettivo, dimenticarsene per concentrarsi solo sui passi necessari per raggiungerlo? Si, credo, se


riusciamo a trarre da ogni singolo passo quell’intima soddisfazione e motivazione per andare avanti. Altro libro, tecnicamente non di montagna, ma ugualmente pregno: Let my people go serfing, di Yvon Chouinard. Forse in questi periodi di globalizzazione, velinismo e marchionate potrebbe essere una boccata d’ossigeno per chi crede che ci possa essere un’altra maniera per lavorare, produrre, vivere e divertirsi, in una parola: vivere. Od ancora: “Meccanica celeste”, di Maurizio Maggiani, storie di persone di Apuane e Garfagnana. Cos’è cambiato da quel tempo in cui si andava in montagna leggendo due righe di relazione sulla guida e tanto bastava, ora che con un click possiamo sapere e vedere tutto, pure la faccia sconosciuta della Luna? Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna? Ma, ne sappiamo molto di più di chi scrisse questi versi, che anzi ci suggeriscono il contrario?

Mille cose sai tu, mille discopri, Che son celate al semplice pastore. quindi: quando andranno sulla Luna io quel giorno per fortuna io no non ci sarò sulla Luna c’è un castello che finché lo sogno è bello poi no... Non bastano un paio di scarponi ed uno [BJOPTFNJWVPUP BMUSJNFOUJOPOQPUSËDPOtenere al ritorno nient’altro) e un po’ di VNJMUËQFSBOEBSFJONPOUBHOB La montagna è come una donna che mostra i lati che vuol mostrare, mentre ne nasconde altri; e più questi ci sfuggono più cerchiamo di scoprirli, ma non lo facciamo, per mantenere intatta quell’aria di mistero DIF DF MB SFOEFSË TFNQSF EFTJEFSBCJMF FE inarrivabile. Marco Guiducci

Quanti traversi sulla Tissi alla Torre Venezia! (foto F. Fazzi)

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Alpinismo

Giro del Viso "IVACCO#AVOUREPUNTA6ENEZIAMT

(foto F. Salvestrini)

spuntino, mentre persone che scendono da destra e da sinistra si fermano al parcheggio, noi facciamo qualche domanda, un po’ per DVSJPTJUĂ‹ NBNPMUPQFSBWFSFQJĂĄJOGPSNBzioni possibili. Quando diamo uno sguardo all’orologio ci accorgiamo che il tempo a nostra avventura inizia il 31 luglio è passato cosĂŹ in fretta che ci carichiamo  RVBOEP NFUĂ‹ EFMMB QPQPMB[JPOF tutti i nostri bagagli e, salutati i nostri inItaliana si muove per le vacanze (questa formatori, iniziamo a camminare verso il HJĂ‹ QPUSFCCF FTTFSF VOBWWFOUVSB QFS JM rifugio Giacoletti. Il nostro timore è queltrafďŹ co stradale) ma noi siamo escursioni- lo di arrivare tardi al rifugio, poichĂŠ quelle sti e vogliamo fare una cosa diversa (il giro sono zone in cui nel pomeriggio cala semdel Viso) senza abbandonare la probabile pre molta nebbia e conosciamo il percorso ascensione alla vetta. Arriviamo a Pian del da fare solo sulla carta, ma con la nebbia 3FNPMUPQSFTUPHSB[JFBEVOPTDPSSJNFO- tutto cambia ed è probabile fare sbagli. Per to di trafďŹ co molto buono, facciamo uno fortuna o per aver letto e consultato spesso Il giro del Viso non è come lo intendiamo noi (Viso sta per faccia). Il Viso nel Cuneese (e in particolar modo nelle valli e paesi ai piedi della montagna) è il Monviso, ma per comoditĂ o altro, viene abbreviato in Viso.

L

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duemilaundici


la cartina non abbiamo alcun una staffa e poi un’altra ďŹ no IL NOSTRO problema. all’uscita. Al rifugio, una volta regiArrivati alla sella, dobbiamo TIMORE Ăˆ QUELLO strati e preso il posto letto decidere quale vetta fare: DI ARRIVARE (sĂŹ, perchè la capienza è di quella piĂš bassa e ripida, ma TARDI AL RIFUGIO, un tot di persone, mentre i TFO[BEJGmDPMUĂ‹ PRVFMMBQJĂĄ POICHÉ QUELLE presenti sono il doppio, genBMUBDPOEJGmDPMUĂ‹OFMmOBMF  te che si è messa con il sacco Maria decide di aspettare lĂŹ, SONO ZONE IN CUI a pelo sui tavoli, nei corridoi Fabio non sa se fare comNEL POMERIGGIO e perďŹ no tra letto e letto), la pagnia a Maria o venire in CALA SEMPRE sera a cena, parlando con i vetta; a Paola va bene tutto; MOLTA NEBBIA presenti, a quel tavolo uno alla ďŹ ne a decidere sono io NJEJDFDIFDĂ’MBQPTTJCJMJUĂ‹ TPMP NBJPIPHJĂ‹EBMMBTFSB di fare alcune vette (punta prima la voglia di salire sulla Udine e punta Venezia) partendo dalla sel- punta Venezia e a quel punto mi incammila (Col del Porco) facili da raggiungere da no in quella direzione, Paola mi segue subiquel punto, ma per arrivare alla sella c’è un to e anche Fabio dopo un po’ lo vediamo a tratto di via attrezzata, cosa che Maria mia distanza che sta salando: in vetta una stretta moglie non digerisce. di mano, due o tre foto e giĂš perchè il giro L’indomani andiamo in perlustrazione per è lungo e la discesa è molto ripida tra detriti vedere di cosa si trattava, ma vedendo i vari e gradoni. gruppetti che salgono non si notano atteg- Finalmente arriviamo al rifugio Viso, siamo HJBNFOUJ EJ EJGmDPMUĂ‹ /PJ TJBNP EJTUBOUJ in territorio francese, facciamo una breve un centinaio di metri, su un enorme masso da dove si può vedere tutto il canalone e la via attrezzata. Parliamo un po’ sentendo il parere di tutti e decidiamo per la via attrezzata che tra l’altro è anche breve. Io sono molto preso dall’idea di fare una vetta (punta Venezia) perchè gli ultimi metri mi dicono, sempre la sera cenando, che sono impegnativi; un terzo grado da fare in libera. Ma torniamo al tratto attrezzato, dove subito dall’inizio si trovano staffe metalliche e cavetti; meglio di cosi non esiste, ma faglielo capire a Maria che si inceppa al primo gradino e non va nĂŠ avanti nĂŠ indietro mandando al diavolo tutto e tutti. Ăˆ vero che quando prende il panico la situazione si fa critica e questo in particolar modo per 2EGIONE Piemonte 0ROVINCIA Cuneo lei che non vuole consigli nĂŠ aiuto da nessu2ILIEVO Alpi no, ma per fortuna abbiamo l’uomoâ€? jollyâ€?: !LTEZZA 3841 m slm FABIO, che con la sua calma e tanta pa#OORDINATE 44°40'07''N 07°05'25''E zienza la convince a fare un passo o meglio duemilaundici

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buona birra e, dopo una doccia calda, due ore di riposo aspettando la cena. -BNBUUJOBTFHVFOUFQBSUFO[BBMMFPSF perchè la tappa è molto lunga e con tanto dislivello: i primi 90 minuti sono tutti in diTDFTBOFMMBWBMMFHJĂ‹EFTDSJUUB QPJJOJ[JBVOB lunga salita in un bosco di abeti, piĂš in alto il paesaggio cambia (roccia e pietraie) e, quando arriviamo al passo di S. Chiaffredo sono le ore 12:40, l’ora giusta per fare una -ARIASULLAVIAATTREZZATA (foto F. Salvestrini) pausa pranzo. pausa e riprendiamo la nostra marcia tutta 3JQSFOEJBNPBDBNNJOBSFJOUBOUPTUJBNP in salita verso il lago Lestio e poi passo Val- per essere sommersi dalla nebbia, il senlanta (2811 m) e un bel sentiero tra i prati, tiero è ampio in leggera discesa e sopra una valle dalla ďŹ oritura d’incanto: tra questi tutto ben segnato; nonostante che siano ďŹ ori e sassi spuntano a centinaia con il loro HJĂ‹ TFJ PSF DIF DBNNJOJBNP  BCCJBNP VO colore argento vellutato le stelle alpine, che buon passo e quando arriviamo al rifugio Quintina Sella la nebbia è cosĂŹ ďŹ tta che facnon puoi far a meno di fotografare. 3JQSFOEJBNP B DBNNJOBSF QFS BSSJWBSF BM ciamo mezzo giro della struttura prima di rifugio Vallanta (ďŹ ne della seconda tappa), vedere l’ingresso. All’interno vi è un grupdove ďŹ nalmente ci possiamo gustare una po C.A.I. che aveva tentato la vetta, ma ai -ONVISOMTRIPRESODALVERSANTENORD



duemilaundici

(foto G. Roggi)


3500 m ha dovuto rinunciare per nebbia e pioggia; questa cosa ci solleva un po’; cosi non abbiamo rimpianti per aver deciso di non provare la vetta, visto che anche i giorni successivi è annunciato brutto tempo. Ora rimane l’ultimo sforzo da fare: circa EVFPSFFNF[[PQFSBSSJWBSFB1JBOEFM3F Il sentiero è bello e panoramico, passiamo a ďŹ anco di due laghi, (per sentito dire) ma quella benedetta nebbia ci fa giocare a mo-

Monviso visto da punta Venezia. (foto F. Salvestrini)

sca cieca pur non avendone voglia.La vetta del Monviso la vediamo solo in due o tre occasioni, (giusto per fare qualche foto), QPJĂ’TFNQSFOBTDPTUBOFMMBTVBJOUJNJUĂ‹ Una mia considerazione: sono stati tre giorni positivi, merita andare in quelle zone a fare trekking e, se poi trovi il bel tempo, tutti i sacriďŹ ci vengono appagati dalla bellezza di quelle montagne. Giancarlo Roggi

2IFUGIO'IACOLETTIMT (foto G. Roggi)

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Escursionismo

Nella Francia dei vulcani 3ULBORDOCRATERICODEL0UY0ARIOU M LUGLIO

N

ella parte centrale della Francia si trova una vasta regione montuosa che costituisce il Massiccio Centrale. Ăˆ la regione dell’Auvergne, caratterizzata da numerosi vulcani dalle forme piĂš diverse: da grandi crateri occupati da laghi, da sistemi montuosi dove l’erosione ha modiďŹ cato e confuso l’originaria morfologia vulcanica, ďŹ no ad una estesa serie di piccole montagne che mantengono ancora integra la loro forma di cono craterico. Molte di queste montagne appartengono al 1BSD 3FHJPOBM EFT 7PMDBOT E"VWFSHOF  SJserva naturale situata nel dĂŠpartement del 1VZEF%Ă™NF BPWFTUEJ$MFSNPOU'FSSBOE Il sistema dei vulcani è divisibile in quattro



duemilaundici

(foto F. Mantelli)

gruppi, localizzabile lungo la rotta Clermont Ferrand - Aurillac. PiĂš nord troviamo il gruppo dei Puy de %Ă™NF  JM HSVQQP DIF QJĂĄ DBSBUUFSJ[[B JM Massiccio Centrale in quanto l’estesa serie montuosa mostra ancora in gran parte intatte le morfologie originarie di circa 80 vulcani che si ergono su un altopiano intorno agli 800 m di quota e costituiscono GBDJMJNFUFQFSVOBEJGGVTBBUUJWJUĂ‹EJFTDVSsionismo. Si tratta di salite adeguate anche ad escursionisti che viaggiano con bambini piccoli: gran parte degli itinerari si svolge entro ambienti boscosi con sentieri ben segnati e ben tenuti. Questi vulcani, con VOFUĂ‹EBBBOOJ TPOPRVFMMJQJĂĄ


bella montagna irrimediabilmente compromessa da costruzioni proprio sulla vetta. Scendendo verso sud si incontra il grupQP EFJ .POUT %PSF  DPO SFTUJ WVMDBOJDJ EJ VOFUĂ‹EB BNJMJPOJEJBOOJ DPOVOB morfologia apparentemente piĂš difďŹ cile da riconoscere perchĂŠ trattasi di strutture molto modiďŹ cate dagli agenti meteorici; a questo gruppo appartiene la montagna piĂš elevata della Francia non alpina: il Puy de Sancy, m 1885, uno stratovulcano di struttura estesa e complessa, costruito dalla deposizione di magmi provenienti da molte 0UY0ARIOU M FOTOAEREA (foto di repertorio) bocche eruttive. giovani, quindi poco modiďŹ cati dagli agenti PiĂš a sud il sistema vulcanico assume una meteorici e mostrano in gran parte intatta morfologia caratterizzata da grandi altola loro originaria struttura vulcanica. Sono piani, monts du CĂŠzalier, dovuti ad una riconoscibili forme di notevole interesse GBTF FGGVTJWB EFMMBUUJWJUĂ‹ WVMDBOJDB DIF JO come il Puy Pariou, un cono di scorie che quell’area ha determinato spandimenti lapresenta il piĂš profondo cratere dell’intera vici di un basalto molto uido, databili da 3 catena, circa 90 m, le Puys de la Vache con a 8 milioni di anni. Il punto piĂš elevato è il le loro forme a ferro di cavallo, con le dor- signal du Luguet, m 1551, dove sono locaTBMJ SPDDJPTF SPTTFHHJBOUJ BM USBNPOUP %BM lizzati piccoli stratovulcani riconducibili ad punto di vista climatico si tratta di un’area molto fredda: ne è testimonianza il grano OFJDBNQJDIFBNFUĂ‹MVHMJPNPTUSBMFTQJghe ancora verdi; in assenza della protezione del sistema alpino, l’aria fredda giunge da Nord in qualsiasi periodo dell’anno senza alcuna barriera; anche in piena estate è abbastanza comune imbattersi in temporali molto intensi. La cima piĂš alta di questo gruppo vulcaniDPĂ’JM1VZEF%Ă™NFN EBDVJTJQVĂ› osservare un insieme di decine e decine di DPOJWVMDBOJDJ4VRVFTUBTPNNJUĂ‹J3PNBOJ costruirono un grande tempio in pietra lavica e marmo dedicato al dio Mercurio e di cui sono ancora osservabili i resti. Purtroppo, la presenza di antenne e altri strumenti 2EGIONE Auvergne - Francia per la trasmissione ha modiďŹ cato in senso 0ROVINCIA Cantal et Puy-de-DĂ´me OFHBUJWPMBOBUVSBMJUĂ‹EJRVFTUBNPOUBHOB !LTEZZA 800 m slm Viene in mente il monte Cimone, sul nostro #OORDINATE 45°22'34''N 2°48'53''E Appennino tosco-emiliano, la piĂš alta e duemilaundici




#ARTAGEOLOGICADELLAREAVULCANICADELL!UVERGNE&RANCIA  LEGENDA DEGLI AFFIORAMENTI. 'IALLOBRECCEETRACHIANDESITI 6ERDEFONOLITIETRACHITI #ELESTEBASALTI



duemilaundici


)L0UYDE$OMEM LACIMAPIĂĄALTADELGRUPPODEI0UY (foto F. Mantelli)

6ERSOLACIMADEL0UY'RIOU MNELGRUPPODEIMONTIDI#ANTAL AGOSTO (foto F. Mantelli)

)LGRANDEMETEORITEDENOMINATODI4AMENTITESPOSTOENTRO6ULCANIA #OSTITUITODAFERROENICHEL DELLETĂŒDIMILIARDIDIANNI PESANTEOLTRE MEZZATONNELLATA Ă’STATORITROVATONEL3AHARANEL (foto F. Mantelli)

una fase esplosiva databile da 4 a 5 milioni di anni. Chiude la serie dei depositi vulcanici il gruppo dei monti di Cantal, formato da quello che resta del piĂš vasto stratovulcano d’Europa, un sistema montuoso con FUĂ‹EBBNJMJPOJEJBOOJ JOQBSUFNPdiďŹ cato anche dall’azione dei ghiacciai del Quaternario. La cima piĂš alta è il Plomb du Cantal m. 1855. %VSBOUF VOB WJTJUB JO RVFTUB SFHJPOF OPO può mancare un’intera giornata da dedicare a Vulcania, una struttura didattico ricreatiWBBEBUUBBUVUUFMFFUĂ‹JOVOBDPTUSV[JPOF di 4 piani in gran parte nel sottosuolo per minimizzare l’impatto ambientale sul territorio, è possibile conoscere moltissimo dei vulcani attraverso mostre e ricostruzioni di eruzioni e di ambienti vulcanici, ďŹ lmati in %FNPMUJBMUSJTUSVNFOUJDIFMBEJEBUUJDB avanzata è capace di proporre. Francesco Mantelli duemilaundici

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Torrentismo

Indispensabile saper nuotare (racconto semiserio di Giovanni Morichetti, ma forse è riuscito piÚ serio di quanto pensassi...). $ISCESAIMMERSODENTROUNACASCATA (foto J. Pieri)

1

° Maggio torrentismo a Prodo, indispensabile saper nuotare..., cosĂŹ era scritto sul volantino della gita di sezione prevista in torrente. Per vari motivi non mi sono posto il problema, intanto in piscina riesco a galleggiare quasi per una vasca intera e le pozze dei torrenti difďŹ cilmente sono piĂš grandi ed inoltre mi era stato detto che con la muta da sub è praticamente impossibile non galleggiare. Ho scoperto però a mie spese, che se questo vale per chi pesa centoventi chili, vale molto NFOPQFSDIJOFQFTBMBNFUĂ‹QFSEJQJĂĄDPO me avevo almeno un paio di ragazze che in acqua fanno le faville (per fortuna che l’ac-

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duemilaundici

qua non è un liquido inďŹ ammabile) e all’occorrenza mi avrebbero dato una mano. L’ultimo motivo, ma non ultimo in ordine di importanza è che lo volevo fare, lo volevo fare e basta! Ma il noviziato va pagato sempre, perchĂŠ ci possa lasciare qualcosa di forte, di signiďŹ cativo, di importante, perchĂŠ possa lasciarci anche un insegnamento che poi ci serviSĂ‹ QFS UVUUP JM UFNQP B WFOJSF WPHMJP EJSF che come sempre, l’importante è venirne a capo da una esperienza di noviziato, senza combinarla troppo grossa... Ma anche un bravo nuotatore, ďŹ guriamoci il sottoscritto, in caso di panico può venirsi a USPWBSFJOTFSJBEJGmDPMUĂ‹FVOBTJUVB[JPOFEJ


5NBELSALTOA0RODO

(foto J. Pieri)

panico si può presentare per vari motivi. A me è successo per ignoranza e cattiva valutazione delle cose: intanto mi sono ritrovato ad essere l’ultimo elemento del gruppo a causa di un frettoloso ritorno alla macchina durante il sentiero per l’avvicinamento. Mi sono tuffato nel laghetto mantenendo in spalla il sacco che aveva sĂŹ all’interno un contenitore stagno, quindi galleggiante, però il sacco ha l’handicap di riempirsi di acqua e nell’immediato tende ad andare giĂš. In piĂš avevo addosso anche un po’ troppa ferraglia (noi la chiamiamo cosĂŹ in gergo), dovuta ad un eccesso di attrezzature che nella situazione speciďŹ ca avrei dovuto invece limitare al minimo indispensabile. La somma di tutti questi elementi negativi è ovvio che possa dare luogo a dei problemi che, ad uno di esperienza limitata in acqua, possono provocare forme di panico e con il panico in acqua, inevitabilmente, si va giĂš. Non intendo ringraziare nessuno attraverso

RVFTUFSJHIF GPSTFMIPHJËGBUUP GPSTFOPO l’ho neppure fatto, ma tanto ormai è fatta,

2EGIONE Umbria 0ROVINCIA Terni !LTEZZA 394 m slm #OORDINATE 42°45’48’’N 12°14’4’’E duemilaundici

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sarebbe comunque troppo tardi. Non posso però fare a meno di ricordare una voce, che pure in mezzo allo sciabordio del torrente, pure in mezzo allo sghignazzio dei miei compagni, per un lunghissimo BUUJNP EFM UVUUP JHOBSJ BMEJMĂ‹ EFM MBHIFUUP  improvvisamente diceva: “Giovanni è in EJGmDPMUĂ‹w E va bene, da quel momento sono entrato sotto custodia di un paio o tre “terranovaâ€?* che non era piĂš possibile affogare neppure a volerlo. La stessa voce però io la ricordo ancora al primo salto; non era un salto altissimo, comunque io non lo avrei mai fatto. Nel breve ďŹ lmato realizzato si vede chiaramente DIFTUBWPHJĂ‹TDFOEFOEPTVMMBDPSEB DPNF si fa nei salti con acqua poco profonda o con presenza di rocce pericolose, ma quella voce che mi incitava urlando forte il mio nome, non era possibile trascurarla, non era possibile non darle soddisfazione per poi ricevere di riesso soddisfazione. Tutto questo è successo ancora ad una seconda e poi a una terza pozza, dove per me non sarebbe stato “umanoâ€? pensare di poter saltare giĂš in maniera disinvolta, poichĂŠ grosse e profonde contraddizioni si accavallavano in modo tumultuoso e disordinato nella mia mente. Inutile dire che qualche commento di biasimo, qualche critica piĂš o meno aspra, sono poi inevitabilmente pervenuti a seguito EFMMBNJBOPOEJDIJBSBUBJODBQBDJUĂ‹BOVPtare decentemente, ma provando a giocare con i miei difetti con un po’ di autoironia e sforzandomi di prendermi un po’ meno sul serio, credo di essere riuscito a ridere di una situazione tutto sommato imbaraz[BOUF %BMUSB QBSUF B DIJ OPO Ă’ DBQJUBUP almeno una volta di essere nuovo a qualDIFBUUJWJUĂ‹FUVUUJOPJ DIJQJĂĄDIJNFOP DIJ peggio chi meglio, abbiamo superato le priNFEJGmDPMUĂ‹JODPOUSBOEPRVBMDVOPDIFDJ

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duemilaundici

ha iniziati a qualche disciplina; oppure noi stessi quante volte abbiamo rappresentato JMQVOUPEJQBSUFO[B EJEFDPMMPQFSMBUUJWJUĂ‹ di altri che si trovavano proprio agli esordi, insegnando loro a dare il giusto peso agli elementi di disagio... Meno male che il mondo, almeno per quello che riguarda il nostro mondo, quello che fa riferimento alla montagna funziona cosĂŹ: io ti do, tu mi dai, ma mai ci metteremo a fare i conti per veriďŹ care chi abbia dato o ricevuto di piĂš. Quella del torrente è stata una esperienza bellissima, elettrizzante, densa di palpita[JPOJGPSUJ EJTVTTVMUJBODIFWJPMFOUJ%PQP Prodo ne ho ripetuto qualche altro di torrente, avendo ormai acquisito quel minimo di sicurezza che fa valicare i conďŹ ni, talvolta impensabilmente sottili, fra la paura e la sicurezza, fra il panico e la disinvoltura, per quanto è ďŹ n troppo ovvio che dopo una vita passata sui sentieri pure impervi di montagna, è qui che io mi sento particolarmente fermo e deciso in ogni situazione. Quella di andare a scorrazzare per torrenti è VOBEFMMFBUUJWJUĂ‹QJĂĄSFDFOUJGSBRVFMMFQSBticate in ambienti di montagna. Uno come me, forse troppo “vecchioâ€? per specializzarsi profondamente in qualcosa, ma non abbastanza vecchio da scegliere di sedersi sugli allori, non abbastanza vecchio da non continuare a provarci sempre, si è voluto mettere in gioco anche questa volta, convinto di poter realizzare qualcosa di buono anche a seguito delle piĂš o meno bonarie critiche o battute dei soliti amici, che alla luce dei fatti si tramutano o comunque per me hanno sempre rappresentato una importante fonte di stimolo e di progresso. Giovanni Morichetti Nota: * soprannominati cosĂŹ i ragazzi/e dedicati alla mia incolumitĂ


Programma escursionistico

2011

duemilaundici

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Data Gennaio

Itinerario

Ore

 Epifania in rifugio (Passo della Calla)  (JBODBSMP3PHHJ) %PNFOJDP#JOJ) 13

Pulizia sede

23

Ciaspolata sulla neve (JBODBSMP3PHHJ)

E-EE

5

 Fine settimana (tecnico) sulla neve Francesco Mantelli )334 3568049 Marco Guiducci ) Febbraio

06

Ciaspolata sulla neve (JBODBSMP3PHHJ)

5

06

Pania della Croce (Alpi Apuane) Giovanni Morichetti )368 456223

10

Pulizia sede

20

Alpe delle Tre Potenze Francesco Mantelli )334 3568049



Monti Pisani: Verruca - Castello Francesco Mantelli )334 3568049

ANCHE PER BAMBINI!

duemilaundici

E EE-EEA

4-6

EE-EEA

6

EEA

4

T

#ORNOALLE3CALE 6ERSOLAPUNTA3OlA



E EE-EEA

 Fine settimana con pernottamento in rifugio Giovanni Morichetti )368 456223 Marzo

Diff.

(foto F. Mantelli)


Data Aprile

Maggio

Itinerario

Ore

Diff.

03

Apuane Meridionali (Matanna) (JBODBSMP3PHHJ)

4

E

03

Speleogita - Buca dell’Onice Marco Massini ) Miguel Barbieri )334 2004206

5

SP



Liguria per tutti (JBODBSMP3PHHJ) Giovanni Morichetti )368 456223

4

T-E

25

Padule di Fucecchio per adulti e bambini (JBODBSMP%VSBOUJ)

3

T

01

Speleogita Andrea Orazietti ) Linda Campinoti )333 8388241

6

SP

08

Ferrata del Procinto (Apuane) Giovanni Morichetti )368 456223

5

EEA

08

Monti della Calvana Francesco Mantelli )334 3568049

4

T

12

Pulizia sede

15

Torrentismo Jerry Pieri )329 5429888

5

53

15

Monte Nona (Apuane) Francesco Mantelli )334 3568049

4

T

22

Incisioni Rupestri - Alpi Apuane Giancarlo Sani ) Francesco Mantelli )334 3568049

4

E

29

Penna di Lucchio - Memoriante (JBODBSMP3PHHJ) %PNFOJDP#JOJ)

4

E-EE

ANCHE PER BAMBINI!

DAI CORDA ALL'AVVENTURA! MAGGIO 2011

I IL SCOPRDO MON O! E IPOG

Per informazioni sul corso di Speleologia 2011 contattare i seguenti numeri Sandro Della Maggiore 347 990168 Linda Campinoti 333 8380241 duemilaundici




Data Giugno

Luglio

Itinerario

Ore

Diff.

02

Marmitte dei Giganti (Apuane) Giovanni Morichetti )368 456223

6

EEA

05

Canale del Pirosetto (Monte Corchia) Giovanni Morichetti )368 456223

5

EE

12

Parco di PortoďŹ no (Liguria) Pierluca Torsoli )335 6943331

4

T

19

Lizza del Balzone (Apuane) Giovanni Morichetti )368 456223

5

EE

03

Monte Cavallo (Apuane) (JBODBSMP3PHHJ)

6

EE

04

Pulizia sede

 Torrentismo in Lombardia Andrea Orazietti )  Porretta - M. Cavallo / M. Cavallo-Pracchia (JBODBSMP3PHHJ) %PNFOJDP#JOJ)

53 4

E-EE

Conceria MASINI S.P.A. vitelli per calzature 56022 Castelfranco di Sotto (Pisa) Via del Pioppo, 20/28 - Tel. 0571 487901-02-03 Fax Comm. 0571 471226 - Fax Amm. 0571 471642 e-mail: info@conceriamasini.it



duemilaundici


Data Settembre

Ottobre

Novembre

%JDFNCSF

Itinerario

Ore

Diff.

5

E

3

T

4

E

4

T

08

Pulizia sede

11

Alpe Tre Potenze dalle Regine Luca Brucini )

18

Badia Moscheta - Valle Infernaccio Francesco Mantelli )334 3568049

25

Piglione - Prana - Ritrogoli (JBODBSMP3PHHJ)

02

Monte Gennaio Francesco Mantelli )334 3568049

09

Sorgenti dell’Arno 3PNBOP'BMBTDIJ)

4

E

16

Pratofiorito Paolo Marliani)339 1080294 Giovanni Morichetti )368 456223

4

E

23

Monte Limano Francesco Mantelli )334 3568049

4

EE

30

Cerbaie (JBODBSMP3PHHJ)

3

T

06

Ballottata Francesco Mantelli )334 3568049 Vittorio Santini )

10

Pulizia sede

13

Monti Pisani %BOJFMF.BUUFPMJ) Giovanni Morichetti )368 456223

4

E

20

Monti della Calvana: geositi e dintorni Francesco Mantelli )334 3568049 Giovanni Morichetti )368 456223

4

E

08

Rifugio del Freo (JBODBSMP3PHHJ)

4

E

ANCHE PER BAMBINI!

ANCHE PER BAMBINI!

ANCHE PER BAMBINI!

T

ANCHE PER BAMBINI!

L’orario di impegno previsto è puramente indicativo. Coloro che fossero interessati alla gita sono invitati a prendere contatti con la sezione o con il referente, in anticipo sulla data prevista. duemilaundici




Scala delle difďŹ coltĂ escurionistiche T Turistico Comprende itinerari che si sviluppano su stradette, mulattiere e comodi sentieri. Hanno percorsi ben evidenti, si sviluppano sempre al di sotto dei 2000 metri di quota, hanno un dislivello massimo di 300-400 metri e una durata massima di cammino di 2-3 ore. Ăˆ richiesta una certa conoscenza dell’ ambiente montano ed una preparazione ďŹ sica alla camminata.

E Escursionistico

Le escursioni di questo tipo sono in genere di lunga percorrenza e con dislivelli che richiedono un certo impegno ďŹ sico. Si possono sviluppare su sentieri anche stretti e con fondo disconnesso, su tracce di sentiero o segni di passaggio su terreno vario (pascoli, detriti, pietraie), su terreno senza sentieri ma con adeguata segnalazione, su pendii ripidi ma con i tratti piĂš esposti protetti (barriere) o assicurati (pioli o cavi ďŹ ssati alla roccia). Possono essere inclusi brevi tratti pianeggianti o lievemente inclinati di neve residua e singoli passaggi su roccia che richiedono l’uso delle mani per il solo equilibrio. -ONTAGNEDELLA#ORSICADALLACOSTATIRRENICA (foto F. Mantelli)



duemilaundici


Sono richiesti: un minimo di senso di orientamento, un minimo di esperienza e di conoscenza dell’ ambiente montano, allenamento alla camminata, calzature ed equipaggiamento adeguati. Utile la cartina topograďŹ ca e la preparazione preliminare dell’escursione a tavolino.

EE Escursionisti Esperti Itinerari difďŹ cili, delicati, spesso assai esposti, con dislivelli anche notevoli e con lunga permanenza ad alta quota. 4JQPTTPOPTWJMVQQBSFBODIFTVUSBDDJBUJOPOTFHOBMBUJFEJNQMJDBOPMBDBQBDJUĂ‹EJNVPWFSsi agevolmente su terreni inďŹ di e particolari: tracce su pendii impervi, pietraie, ghiaioni, ripidi nevai, creste, pendii aperti e senza punti di riferimento (indispensabile la cartina topograďŹ ca, la bussola e l’altimetro), passaggi su roccia anche impegnativi attrezzati con inďŹ sso metallici (corde scalette, pioli, ecc.). Necessitano: attrezzatura e vestiario adeguati alla montagna ÂŤseriaÂť, esperienza, conoscenza dell’ambiente alpino, assenza di vertigini, allenamento e determinazione.

EEA Escursionisti Esperti con Attrezzatura Escursioni con caratteristiche simili agli itinerari EE, ma che si sviluppano su sentieri attrezzati o su vie ferrate, dove lo sforzo è continuo e l’esposizione è notevole e talvolta vertiginosa. Serve una preparazione tecnico-atletica pari almeno a quella necessaria per WJODFSFMFCBTTFEJGmDPMUËBMQJOJTUJDIF/POÒSBSPJOGBUUJUSPWBSTJBUVQFSUVDPOQBTTBHHJ

LAVORAZIONE PELLI CONTO TERZI

Sede Legale Via J. Pintor, 20 • 56024 Ponte a Egola • San Miniato (Pi) Sede operativa: Via Piemonte, 3/A-11 • 56029 S.Croce Sull’Arno (Pi) Tel. 0571360907 • Fax 0571367963 • Cell. 3456205710 e-mail: gabryservice@gmail.com

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su roccia di II° grado e in assenza di attrezzature ďŹ sse; questo implica una buona conoscenza dell’alpinismo vero e proprio, anche se a livello elementare. 4VRVFTUJQFSDPSTJĂ’EPCCMJHP QFSMBQSPQSJBFEBMUSVJJODPMVNJUĂ‹ QSPDFEFSFDPOMBVTJMJP dei dispositivi di autoassicurazione (imbracatura, cordini, moschettoni, dissipatore) e del casco. Utile, sempre, una corda di 10-15 metri per eventuali soccorsi, calate fuori programma, aiuto a compagni piĂš deboli o stanchi, ecc.

SP Itinerario Speleologico Percorsi ipogei di facile percorrenza. Su questi percorsi può essere previsto, per la propria FEBMUSVJJODPMVNJUË QSPDFEFSFDPOMBVTJMJPEFJEJTQPTJUJWJEJBVUPBTTJDVSB[JPOF JNCSBDBtura, cordini, moschettoni, dissipatore) e del casco. 1FSMBWBSJFUËEFJQFSDPSTJÒOFDFTTBSJPEJWPMUBJOWPMUBJOGPSNBSTJBUUSBWFSTPJWPMBOUJOJ informativi delle uscite e con gli organizzatori.

TR Itinerario Torrentistico %JTDFTFEJUPSSFOUJEPWFQVÛFTTFSFOFDFTTBSJBMBNVUBJOOFPQSFOFFJODVJÒQSFWJTUBMB conoscenza delle tecniche di discesa sia in singola che in corda doppia. 1FSMBWBSJFUËEFJQFSDPSTJÒOFDFTTBSJPEJWPMUBJOWPMUBJOGPSNBSTJBUUSBWFSTPJWPMBOUJOJ informativi delle uscite e con gli organizzatori. !LBADEL   -ONTE#ERVINO

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(foto F. Mantelli)


Organigramma della sezione Incarico

Nome e Cognome

E-mail

Telefono

Presidente

Mantelli Francesco

f.mantelli@quipo.it

3343568049

Vicepresidente

Morichetti Giovanni giovanni@coripel.it

368456223

Segretario

Santini Maico

maico@misito.it



Magazziniere

Billeri Paolo

billers@libero.it

3299666051

Tesseramento

%VSBOUJ(JBODBSMP

gianky@internetlibero.it



Consigliere

Lusini Andrea

andrealusini@gmail.com

3484940831

Consigliere

Orazietti Andrea

andrea@misito.it



Consigliere

3PHHJ(JBODBSMP

giancarloroggi@virgilio.it



Consigliere

#JOJ%PNFOJDP

domenico.bini@alice.it



Consigliere

Campinoti Linda

lcampinoti@hotmail.com

3338388241

sani.g@libero.it



andrealusini@gmail.com

3484940831

Commissione “Terre Alte� 3FGFSFOUF

Sani Giancarlo

Commissione Speleologica 3FGFSFOUF

Lusini Andrea

8 mm Commissione Escursionistica 3FGFSFOUF

Morichetti Giovanni giovanni@coripel.it

368456223

Collegio dei Sindaci Revisori Sindaco revisore Sabatini Marcello

albuiocivedo@alice.it



Sindaco revisore Boldrini Marco

norkey@libero.it



Sindaco revisore Borsini Massimo

massimo.borsini@beste-italia.com 3385282924 duemilaundici

55


CLUB ALPINO ITALIANO Sezione Valdarno Inferiore “Giacomo Toni� 1JB[[B7JUUPSJP7FOFUP t'VDFDDIJP 'J

5FMtJOGP!DMVCBMQJOPJUBMJBOPJUtXXXDMVCBMQJOPJUBMJBOPJU

TraMonti 2011  

Bollettino d'informazione CAI Sezione Valdarno Inferiore Anno 2011

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