Page 1

Filippo Curzi


15 giugno | 23 giugno 2013 Spazio Polaresco via del Polaresco 15 - 24129 Bergamo


Dall’unione di kalos [bello], eidos [forma] e skopeo [osservo] nasce caleidoscopio, termine che denota un oggetto magico, attraverso il quale si osservano forme e colori in continuo movimento che ricreano di volta in volta nuove combinazioni, nuove armonie, in un equilibrio sempre mutevole e dinamico. Lo strumento più adatto per scrutare in profondità la mente di un artista, là dove i colori e le forme si combinano in modo inaspettato per dare vita ad una nuova opera. Una mente bella, un’anima bella, una caleidopsiche.

Il progetto Scopo del progetto è dunque indagare l’origine della creazione artistica: da dove arriva la sensibilità? Quanto del vissuto dell’artista influenza la sua produzione, quanto invece è dovuto a facoltà innate? Da dove nascono il gusto per il colore, la scelta dei soggetti e la particolare sintesi grafica che compongono lo stile personale di ogni artista? In particolare, cosa lega Filippo Curzi a FillGood, l’alter ego che disegna e dipinge?

Il metodo Per rispondere a queste domande Filippo Curzi ha deciso di mettersi a nudo, sottoponendosi ad una valutazione psicologica basata su una serie di test. Quale miglior metodo per indagare la mente di un artista se non i Test Proiettivi Grafici? Questo tipo di test si basa sul principio che ogni produzione di tipo artistico è un’espressione creativa del Sé, ovvero ci dice qualcosa di colui che disegna, qualcosa che va oltre il suo intento cosciente. Il tipo di tratto, la scelta dei colori, la collocazione degli elementi nello spazio sono indice del funzionamento inconscio della persona, a sua volta costituitosi sulla base del vissuto personale di ognuno. L’attendibilità di questa tipologia di test è ormai validata scientificamente ed inserita da anni nelle valutazioni psicodiagnostiche. Sebbene con differenti metodi interpretativi, ogni approccio considera il test proiettivo (grafico e non) uno strumento di indagine fondamentale. I test ai quali è stato sottoposto sono: il test grafico HTP (housetree-person), il test della famiglia e il test del bambino sotto la pioggia. E’ stato inoltre somministrato il test di Rorschach, sem-

1


pre di tipo proiettivo, ma con risposta di tipo verbale anziché grafica.

2

Il mandala Una sezione specifica del progetto è stata dedicata interamente allo studio del mandala. Il mandala è un diagramma circolare costituito dall’associazione di diverse figure geometriche. Il termine è composto dalle parole “essenza” e “contenimento” e fa riferimento ad una figura simbolica fondata sul cerchio e sul quadrato, a rappresentare le relazioni intercorrenti tra i differenti piani della realtà. L’origine viene fatta risalire alla cultura vedica, ma l’utilizzo di immagini geometriche basate sul cerchio è trasversale a tutte le tradizioni spirituali. L’introduzione di questa figura in ambito psicologico si deve agli studi di Carl Gustav Jung, ma solo negli ultimi anni il mandala ha conquistato uno spazio in ambito clinico e sono stati svolti studi sistematici in merito. Come per tutti i test proiettivi grafici, l’uso dello spazio e la relazione tra forme e colori assume significati che vanno ben oltre l’intenzionalità dichiarata e cosciente del

soggetto. Ultima tappa e cuore pulsante del progetto è quindi la creazione di un mandala personale, visto come massimo punto d’intersezione tra arte, psicologia e spiritualità. L’opera si basa su un test specifico che studia l’uso del colore all’interno di un mandala standard, messo a punto in base ai significati simbolici di determinati elementi grafici.

La mostra Tutte le opere presentate sono frutto del percorso introspettivo intrapreso all’interno del progetto. Ogni test, e la successiva interpretazione, hanno dato origine ad un’opera specifica che reinterpreta la produzione grafica della fase valutativa e gli aspetti del Sé emersi durante la restituzione. Ogni opera viene presentata insieme al test grafico originale e all’interpretazione psicologica. Lo spazio espositivo è suddiviso in quattro sezioni, riferite ai quattro ambiti di indagine del progetto.


| Area dell’Io In questa sezione vengono esposte le opere derivanti dai test concernenti il vissuto emotivo alla base della personalità dell’artista: HTP, bambino sotto la pioggia, famiglia e Rorschach. | Area dell’incoscio Questa sezione è dedicata ai vissuti inespressi e a tutti i contenuti psichici sottostanti alla coscienza: parte dai sogni e dalle paure e termina con il mandala - fulcro della mostra - visto come massima espressione di tutti i livelli che concorrono a formare il mondo interno dell’individuo. | Area brain Qui vengono presentate le opere dedicate al cervello: quattro pannelli Brain Puzzle e una scultura. | Area mandala Nell’ultima sezione della mostra è esposto il mandala (visibile anche dall’area dedicata all’inconscio), sono presenti le spiegazioni relative ai significati psicologici di questa figura ed è possibile colorare ed interpretare il proprio.di questa figura ed è possibile colorare ed interpretare il proprio. Dott.ssa Irene Cocchi

Nella mente dell’artista. Filippo Curzi ci invita a scandagliare le determinanti psichiche del suo operare artistico. Esibizionismo narcisista o espressione di onestà e rigore intellettuale? Filippo si è sottoposto ad una batteria di test psicologici, tra cui il test di Rorschach, il test di colorazione del mandala e alcuni test proiettivi grafici (il test dell’albero, il test della figura umana, il test della famiglia, il test del bambino sotto la pioggia, il test della casa). A differenza dei questionari psicologici che prevedono la scelta tra una ristretta gamma di opzioni, i test proiettivi richiedono al soggetto una risposta aperta e non preordinata; una risposta che, a seconda del tipo di test, può consistere in un commento verbale, nell’invenzione di una storia o nella produzione di un disegno. Il presupposto operativo dei test proiettivi è il seguente: di fronte ad uno stimolo ambiguo - macchie astratte di colore - o alla richiesta di eseguire un compito aperto e non strutturato - “disegna una casa meglio che puoi” - il soggetto risponderà attingendo inconsciamente ad elementi della propria vita psichica, rivelando aspetti importanti della propria struttura

3


4

di personalità. Nel caso dei test proiettivi grafici Filippo ci presenta una serie di cinque trittici composti da: un disegno realizzato in sede di test, un referto interpretativo formulato dallo psicologo clinico, un’opera originale realizzata su una tela di grande formato. Filippo sperimenta una metodologia che integra la dimensione graficoartistica e quella clinico-diagnostica in un processo ricorsivo fatto di influenze reciproche. La produzione artistica è inizialmente esercitata per adempiere ad una richiesta specifica dello psicologo: la condizione di test, una condizione di relativa passività. Nella restituzione clinica lo psicologo offre all’artista una lettura interpretativa nuova, diversa, anomala: l’artista riteneva di possedere piena padronanza dei propri mezzi espressivi ma si rende conto che oltre al gusto personale e all’esperienza maturata, esistono motivazioni inconsce che possono efficacemente spiegare il suo operare artistico. Scoprire di non avere pieno controllo del proprio mezzo espressivo d’elezione può essere un’esperienza spiazzante ma anche entusiasmante. Filippo rea-

gisce rilanciando la sfida, incamera questa nuova consapevolezza e la trasforma a proprio vantaggio, acquisisce così un nuovo arnese da mettere nella propria cassetta degli attrezzi accanto a gomma, matita, penna grafica. La restituzione finale dell’artista avviene per mezzo del linguaggio che gli è più congeniale, quello dell’illustrazione: a seguito del recepimento dell’interpretazione psicologica, Filippo realizza una nuova composizione grafica che rielabora o stravolge il disegno realizzato in fase di test. L’artista non ha la pretesa di controllare le proprie determinanti inconsce ma ritorna alla pratica con maggiore lucidità e consapevolezza autoriflessiva. Per questo le opere su tela rappresentano il coronamento del progetto artistico di Caleidopsiche e permettono di comprenderne istanze e obiettivi. Non si tratta di un progetto con implicazioni scientifiche o cliniche, il focus è il processo artistico e la possibilità di sperimentarne ampliamenti e derive attingendo ad altri domini di competenza, come quello clinico e psicodiagnostico. Fin qui il punto di vista dell’artista. Dal punto di vista dello spet-


tatore Caleidopsiche solleva domande altrettanto interessanti: è necessario entrare nel merito della psicologia di un autore per capirne il lavoro e apprezzarlo? O piuttosto l’opera d’arte dovrebbe in qualche modo rivendicare uno status di autonomia e indipendenza? Il visitatore è trasformato in voyeur per due motivi: 1) Il visitatore oltre ad avere accesso all’opera finale è invitato ad osservare l’iter dell’intero processo creativo; 2) l’iter del processo creativo comprende materiale sensibile, i referti diagnostici non risparmiano riferimenti alla vita privata di Filippo, fragilità e risorse, punti di forza e strategie di difesa. Quella del voyeur è una posizione che ci è particolarmente congeniale: siamo affamati di storie e risvolti psicologici, se c’è di mezzo un passato di sofferenza è un godimento ulteriore. Giornali, televisioni, web, soddisfano abbondantemente questa richiesta ma non saziano la fame. Il dominio dell’arte non è immune. L’operazione di Filippo è in un certo qual senso un’esasperazione ulteriore di questa tendenza e insieme un vaccino. Al gusto per lo psicologismo da tabloid Filippo risponde mostrandoci ‘la sua

cartella clinica’. Si tratta di una messa a nudo più radicale, per questo più onesta. Inoltre il dato biografico, una volta inserito all’interno di un discorso clinico-scientifico, risulta depurato da compiacimenti, commiserazioni o sensazionalismi. Per rispondere al quesito iniziale: se anche Caleidopsiche nascesse da istanze narcisistiche, queste sono tradotte in un articolato e ambizioso progetto di indagine inerente al dominio dell’arte. L’obiettivo di Caleidopsiche non è la resa biografica dell’autore tout court: l’accesso alle vicende biografiche e alla personalità dell’artista non è finalizzato alla costruzione di un’aura di fascinazione attorno all’artista-personaggio. L’accesso al dato psicologico è invece inquadrato all’interno di una superiore esigenza di comprensione autoriflessiva delle determinanti e dei limiti dell’operare artistico. Daniele Maffeis

5


6

L’albero Pittura digitale su tela, 100x100cm, 2013.


7


8

La persona Pittura digitale e acrilico su tela, 100x100cm, 2013.


9


10

La casa Pittura digitale su tela, 100x100cm, 2013.


11


12

Il bambino sotto la pioggia Pittura digitale su tela, 100x100cm, 2013.


13


14

La famiglia Pittura digitale e china su tela, 100x100cm, 2013.


15


16

Mandala Pittura digitale su legno, 150x150cm, 2013.


17


18

Rorschach - Condivisione Pittura digitale su tela, 100x100cm, 2013.


19


20

Rorschach Pittura digitale su tela, 30x30cm, 2013.

Indomito | L’attimo | Trofeo Leggerezza | Il nobiluomo | Curiosità Primavera | Ambizione | Disciplina nel caos


21


22

L’incubo Pittura digitale e acrilico su tela, 140x225cm, 2013.


23


24

Brain Puzzle Pittura digitale su legno, 30x42cm, 2013.

1# | 2# | 3# | 4#


25


26

Caleidopsiche Scultura in cera colorata e plastificante, 12x15x10cm, 2013.


27


28

Filippo Curzi Classe 1986, ha frequentato il Liceo Artistico e ha poi conseguito il diploma presso la Scuola triennale del Fumetto e dell’Illustrazione di Milano, con indirizzo Disegno Realistico (2009). Appassionato di figure femminili, si ispira ad autori come Alfons Mucha, Adam Huges e Gil Elvgren e si specializza nella colorazione digitale. Nel 2011 viene nominato vincitore del concorso europeo Capcom vs Marvel 3 – Fight with Greatness, dedicato al videogioco: l’opera vincente è poi stata pubblicata nel manuale speciale contenuto nella confezione dell’edizione limitata. Lavora come visualizer, illustratore e grafico freelance. Inoltre, nel 2012 ha curato il design del progetto SRL Prototype per il Massachusetts Institute of Technology. Nel 2012 ha realizzato la copertina per il volume speciale de L’Insonne, serie di successo di Giuseppe di Bernardo e Andrea J. Polidori.

www.filippocurzi.com filippocurzi@hotmail.it


2


2caffe.it

Progetto BG-LOC: Bergamo Lab-Officine Creative Il progetto BG-LOC è realizzato nell’ambito di Creatività Giovanile, promosso e sostenuto dal Dipartimento della Gioventù - Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Anci - Associazione Nazionale Comuni Italiani

Mostra CALEIDOPSICHE. NELLA MENTE DELL'ARTISTA di Filippo Curzi  

Catalogo mostra Polarexpo 2013

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you