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PRATICHE DI FRONTIERA Mostra personale di Umberto Rotondella 20 gennaio | 4 febbraio 2012

Polarexpo – via Polaresco, 15 Bergamo


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Umberto Rotondella è un artista composto da Umberto Perico ed Andrea Rotondella. I due artisti iniziano a collaborare nel 2008 per poi costituirsi come duo artistico nel 2009 sotto lo pseudonimo di Umberto Rotondella ed utilizzando come logo ed immagine simbolo del sodalizio artistico il fotomontaggio composto dai loro volti; completando cosi la creazione dell’artista-individuo Umberto Rotondella, il cui profilo è consultabile sul sito internet di Facebook. I suoi lavori spaziano dalle installazioni ai lavori video, fino alle ambientazioni sonore. I lavori artistici nascono da un’analisi teorica antropo/sociologica forte che gli permette di volta in volta di individuare il mezzo più adatto ad esprimerla. [Claudia Avventi]

BIOGRAFIA


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OPERE IN MOSTRA


DIALOGUE

2010, installazione multimixed media Some day, sooner or later, I will admit The things I do not understand; The wilderness The scent of sombre melted wax A destructive trip Traces of words under light Some day, sooner or later, I will rest While you notice that say so little, so little I only talk about something unimportant, unnecessary, but let me Say them, and stay a little while. Wang Wei Dialogue, 1998, Collected Poems, 1998

Un’immagine presa dallo spazio privato, un uomo seduto su una poltrona con al fianco un abat-jour da camera e ricomposta in uno spazio pubblico, rompe schemi predefiniti che generano curiosità e interesse. Un’immagine domestica, surrealmente quotidiana ed intima, che irrompe sul palcoscenico pubblico. Il titolo dell’opera è ripreso dalla poesia di Wang Wei Dialogue. Mentre il poeta cinese racconta del dialogo tra l’essere umano e la natura, nell’installazione assistiamo ad una traslazione, il dialogo diviene quello tra il protagonista del video e le persone e gli oggetti che animano la città, flora e fauna della contemporaneità metropolitana. Un dialogo – interazione che si rivela effimero. 4


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Frame dal video Dialogue 6


Frame dal video Dialogue 7


SULLA SOGLIA

2011, Stampa fine art ai pigmenti di carbone su carta Hahnemühle

I confini di territori limitrofi, quegli spazi, “terre di mezzo” e terre di nessuno, quelle porzioni di territorio che per volere dell’uomo sono diventate non-terre, sono anche i luoghi dove il segno dell’uomo si fa più evidente perché delimita, circoscrive, confina, traccia, impone rigidità e poi abbandona al quotidiano e marginale scorrere del tempo. Quando si capita in questi luoghi ci si guarda intorno e si scoprono posti marginali in cui si giunge quando si perde la strada e non si sa più dove andare. Subito appaiono gli spazi di un vedere non premeditato, dove tutto è aperto agli incontri, perché tutto è soggetto al caso. Una mappatura fotografica del territorio seriatese che vuole sottrarsi al cliché per documentare quello spazio “al limite”, nuovo e altro. Una ricerca concettuale per cui ogni tassello dell’immagine non rappresenta ma suggerisce una riflessione. 8


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YI ER SAN QUEZI (ONE TWO THREE CHEESE) 2009, installazione multimedia

Le fotografie sono state scattate per le strade di Pechino. Esse si compongono tutte di 3 piani: il fotografo, il soggetto del fotografo o protagonista, lo sfondo e documentano il rapporto tra il turista e l’ambiente in cui esso si muove, un ambiente costituito da immagini e da immagini di esso. Nella composizione, nel movimento del protagonista che si pone di fronte o di fianco alla scultura, all’architettura o ad un albero che fanno da sfondo, è visibile quello stesso modo di guardare al/durante il viaggio. L’effimero stesso del viaggio sta nella sua traduzione estetico-visiva, la fotografia, che è stata semplicemente documentata. 10


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Yi Er San Quezi (one two three cheese) – Fotografia 1/64 12


Yi Er San Quezi (one two three cheese) – Fotografia 2/64 13


LA CULTURA È UN RECINTO CON IL CANCELLO APERTO 2011, Videoproiezione multitraccia

Credo che le lingue – nonostante la loro tendenza conservatrice, che risponde a un nostro bisogno di stabilità e continuità – siano sempre state esse stesse esasperatamente migranti, prendendo a prestito qualcosa qua e qualcosa là, saccheggiando e portando a casa gli oggetti più belli e più strani, imparando, prendendo a prestito parole e restituendole in una dimensione meravigliosamente alterata. A. Dorfman

I confini di un territorio spesso non corrispondono alle sue frontiere. Esse sono il luogo dell’ibrido, dello scambio e del confronto. La frontiera non ha né inizio né fine, al di là delle delimitazioni umane, essa è un luogo più mentale che fisico. La cultura valica i confini definiti dall’uomo per vivere territori di frontiera continui. Le culture si alimentano di scambi, variazioni e mutazioni imprevedibili. Negli ultimi anni si è invece assistito alla creazione di un concetto di cultura rigido, congelato: come se le culture fossero pacchetti informazionali di cui gli individui sono dotati dalla nascita. Ciò porta ad un conflitto piuttosto che ad un confronto tra culture inteso nel suo significato latino originale di “incontrarsi con”. Capita così che culture che si credono locali, abbiano in realtà subito influenze impensabili con culture lontane nel tempo e nello spazio tramite percorsi che la storia fatica a ricostruire. 14


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VERSAVICE

2008, Stampa su forex, 4 pannelli 70x100cm, 4 didascalie 13x15cm

L’installazione offre uno stimolo alla riflessione sul rapporto tra l’opera d’arte e la sua narrazione. L’inversione del senso consueto di approccio all’opera avviene “incorniciando” saggi, stralci di catalogo, articoli, didascalie e quant’altro sia stato normalmente posto a corredo di opere note di un passato recente, relegando la riproduzione dell’opera ad oggetto della didascalia. Ma si tratta realmente di un’inversione? Non è forse più il tempo che passiamo di fronte a contributi critici o descrizioni che ci indichino cosa e come guardare? [Claudia Avventi] 16


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THE BERLIN UNDERGROUND 2008, Video multitraccia

La metropolitana di Berlino, ben prima della Guerra Fredda, collegava l’intera superficie abitata senza distinzione alcuna ed è tornata a farlo, dopo la caduta del Muro, “scavando” il sottosuolo (linea U-BAHN) e passando da stazioni intrise di storia (Klosterstrasse) ad alcune in cui più evidenti sono i segni del marketing e della pubblicità. Esternamente inve ce (linea S-BAHN) i caratteristici vagoni color giallo e arancione forano l’intricato tessuto urbano e attraversano la città, modificando continuamente la staticità e il grigiore di superficie; i treni irrompono risucchiati dall’alternanza di edifici vecchi e nuovi, simbolo del contrasto tra Est e Ovest, forse non ancora del tutto scomparso. Velocità, flussi di persone, bombardamento di immagini: questa è la metropolitana di Berlino, simbolo della città moderna e in continua trasformazione. 18


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PIETÁ

2010, audio/video installazione

L’installazione ha come tema principale la mafia e il dolore provocato da essa alle madri delle vittime, in una rivisitazione molto contemporanea della pietà cattolica. Per realizzare questo lavoro sono stati utilizzati 33 nominativi di MADRI delle vittime di mafia, numero simbolo dell’età in cui è morto Cristo. Su sfondo nero scorrono dal basso verso l’alto i nominativi delle madri accanto a quelli dei figli venuti a mancare, come una sorta di epitaffio in movimento. La traccia audio che integra il video in oggetto è lo Stabat Mater di Vivaldi, composizione sacra che parla del Dolore della Madonna verso il proprio figlio crocifisso. 20


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Gennaio|Febbraio 2012, Pratiche di Frontiera, Polarexpo – Bergamo Giugno|Luglio 2011, Sulla Soglia, all’interno dell’opera collettiva “Il Rumore del Mondo”, Cargo20 – Verona Novembre 2010, Dice lei: Dobbiamo ridurre i consumi Risponde lui: e se ci scoprono?, Ristorante Retrogusto – Palazzolo sull’Oglio Giugno 2010, Dialogue – a man with an armchair, Spazio culturale Edonè – Bergamo Novembre|Dicembre 2009, Yi er san quiezi, Estro art space/UD concept bar – Bergamo Luglio 2008, Versavice, Museo Tridentino di Scienze Naturali, all’interno del festival “Wor(l)ds – il linguaggio crea mondi“ – Trento Giugno 2010, Pietà, Festambiente, all’interno dell’opera collettiva “Social Container – Grande Fardello – Vicenza Giugno|Luglio 2010, Yi Er San Quezi e Dialogue, “The waiting room - Attendere prego”, Lago Design Factory – Padova Ottobre 2008, The Berlin underground, “Two video project” su www.undo.net

MOSTRE COLLETTIVE E PERSONALI


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Mostra PRATICHE DI FRONTIERA di Umberto Rotondella  

Catalogo mostra Polarexpo 2012

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