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Un gioco, un progetto, un’idea. Tanti valori dentro a una macchinina di legno.

www.tobeus.it


SPAZIO è una free press per bambini. Free press significa che trovi questi giornale e lo puoi prendere senza pagare. Quindi, se sei un bambino e stai leggendo questo giornale senza averlo pagato, stai tranquillo: va tutto bene! SPAZIO è pensato per te da molta gente che si è messa in testa di fare un giornalino diverso. Diverso perché vogliamo che tu possa leggere del mondo che ti circonda, capendo quello che leggi. Diverso perché vogliamo mostrarti le cose in un modo semplice, senza però trattarti da stupido. Sei un bambino, quindi molto probabilmente sei più sveglio di molti di noi adulti e siamo certi che se cominci a ragionare sulle cose del mondo, ti verranno delle idee bellissime. Cosa te ne farai di queste idee bellissime? Non lo so. Ma ti dico una cosa: molte delle idee che ho avuto da bambina mi sono rimaste dentro per tantissimi anni e, alla fine, mi sono tornate utili! Ad esempio, volevo fare un giornale che parlasse del mondo: ecco qua, l’ho fatto! Ogni numero di SPAZIO parlerà di una cosa diversa. Questo primo numero si intitola “QUELLI CHE CAMBIANO IL MONDO”. Parla di persone che possono indicarti una strada nuova per fare le cose. Noi crediamo che leggendo le loro storie tu potrai capire che hai moltissimo potere, basta che tu creda in te stesso. Elisa Massoni

Direttore di SPAZIO

SPAZIO nasce da un’idea di Stefano Cardini, con Elisa Massoni e Margherita Pincioni Direttore responsabile: Elisa Massoni Art direction: Stefano Cardini e Chiara Diana Per SPAZIO numero 1: Coordinamento editoriale e progetto: Elisa Massoni Consulenza editing e contenuti pedagogici: Federica Pascotto Testi: Elisa Massoni e Margherita Pincioni Le illustrazioni sono di: Joyce Bonafini, Stefano Cardini, Francesco Dondina, Giulio Iacchetti, Marissa Morelli, Chiara Moreschi e Biagio Ludovico, Cecilia Negri, Lorenzo Palmeri L’immagine di copertina - collage su carta - è di Stefano Cardini La foto di Paolo Limonta è di Max Rommel “Cosa succede se mi metto a volare?”: illustrazioni di Akira Zakamoto, ideazione testi di Sebastian Kust (5 anni), editing di Patrizia Coggiola Tutti i contenuti di SPAZIO sono basati su fatti e notizie di pubblico dominio. I testi sono opera di fantasia, tranne le interviste a Paolo Limonta e Franco Bolelli. Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno creduto in SPAZIO senza sapere neanche cosa fosse esattamente! Un grazie particolare a RADIOMAMMA e a Carlotta Jesi, che ha sostenuto con entusiasmo questo progetto editoriale fin dai suoi esordi. SPAZIO, essere bambini è bellissimo Via Soave 24, 20135 Milano spaziocollettivo@gmail.com www.spaziomag.it


Papà? Mamma? Se sei un papà o una mamma – anche un nonno o una nonna, uno zio o una zia – queste due pagine sono rivolte proprio a te: contengono, in breve, un po’ di informazioni sui temi trattati in questo numero di SPAZIO, in modo da rendere più facile rispondere ai “perché” che quasi sicuramente arriveranno dai tuoi figli mentre lo leggeranno, o, meglio, mentre lo leggerete assieme.

Dalai Lama

SPAZIO numero 1 Indice pag 6

Una storia grande Quelli che cambiano il mondo

pag 24

La metropoli bambina Intervista a Paolo Limonta

pag 26

Parla come un bimbo Intervista a Franco Bolelli

pag 28

Una storia piccola Cosa succede se mi metto a volare?

pag 38

Cose grandi dette chiare Ti sento con gli occhi, ti parlo con le mani

Il Dalai Lama è un monaco buddhista tibetano. È stato la più alta autorità teocratica del Tibet, essendo tuttora il capo della scuola Gelug del Buddhismo tibetano, e, dalla metà del 1600 fino al 1959, sovrano assoluto del Tibet. Il titolo è tratto da una combinazione della parola mongola Dalai, che significa Oceano, con Lama, equivalente tibetano del termine sanscrito guru, ovvero Maestro spirituale. Sarebbe dunque traducibile come Maestro oceano, ma si preferisce utilizzare la più elegante espressione Oceano di saggezza. Il Dalai Lama è il più famoso esempio di tulku, cioè di Lama reincarnato: quando un Dalai Lama muore, i monaci qualificati avviano le indagini atte a scoprire la sua reincarnazione servendosi degli oracoli, interpretando i presagi e i sogni. Una volta che la reincarnazione viene identificata, solitamente quando è ancora un bambino molto piccolo, viene consacrato novizio e intronizzato ufficialmente, dando inizio al suo percorso di studi. L’attuale Dalai Lama, il quattordicesimo, è Tenzin Gyatso. Dal 1959, a causa dell’occupazione politica e militare da parte della Cina, risiede nel nord dell’India. Tenzin Gyatso ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina. Ancora detentore della propria autorità religiosa, oltre a insegnare il Buddhismo in tutto il mondo, guadagnandosi stima e rispetto in buona parte dei Paesi esteri, sostiene energicamente i rifugiati tibetani nella costruzione dei templi e nella salvaguardia della loro cultura.

Lorenzo Cherubini Jovanotti, nome d’arte di Lorenzo Cherubini, nato a Roma il 27 settembre 1966, è un cantautore e rapper italiano. Diventa famoso negli anni Ottanta, lanciato da Claudio Cecchetto. Dalla commistione di rap dei primi successi, tuttavia, Jovanotti si discosta ben presto avvicinandosi gradualmente al modello della world music, sempre interpretata in chiave hip hop, funky. All’evoluzione musicale corrisponde un mutare dei testi dei suoi brani, che, nel corso degli anni, tendono a toccare temi sempre più filosofici, religiosi e politici, più tipici dello stile cantautorale italiano. Parallelamente aumenta anche il suo impegno sociale e politico. Pacifista attivo, ha frequentemente collaborato con organizzazioni come Emergency, Amnesty International, Lega Anti Vivisezione (LAV), Nigrizia e Data, ha contribuito alle manifestazioni in favore della cancellazione del debito negli anni Novanta, e più recentemente ai movimenti Niente scuse e Make Poverty History, partecipando al Live8.

Andrew Hyde Andrew Hyde è il ragazzo americano che nell’estate 2010 ha deciso di rinunciare a tutto ciò che aveva. Si autodefinisce “vagabondo e minimalista”. “Al momento posseggo circa 15 cose con le quali esprimo il mio minimalismo”, è la sua sintetica presentazione. Potete seguire le sue avventure su andrewhy.de

Mary Poppins Mary Poppins è un film del 1964 diretto da Robert Stevenson, basato sulla serie di romanzi scritti da Pamela Lyndon Travers. La trama si svolge a Londra nel 1906. George Banks, integerrimo banchiere di Londra, gestisce la propria casa come una banca pretendendo sempre che le cose funzionino perfettamente e che ci sia pace e serenità. Le improvvise dimissioni della governante dei due vivaci figlioli gettano casa Banks nella confusione. Dubitando che la sbadata moglie sia in grado di trovare una sostituta efficiente, Banks fa pubblicare un annuncio

sul “Times”; al contempo i suoi figli preparano una canzone nella quale descrivono la loro governante ideale. Il signor Banks, indispettito, ne straccia il testo, gettandolo nel caminetto. Il giorno dopo, alle ore 8 in punto, una lunga fila di nuove governanti attende di venir esaminata, ma un forte vento si alza d’improvviso e spazza via tutte le aspiranti. Richiamata dalla bizzarra petizione dei due piccoli, pervenuta fino a lei attraverso il camino, scende dal cielo una giovane donna dotata di poteri magici, la “supertata” Mary Poppins, che si presenta al padre e, dopo averlo sottoposto a una serie di domande, senz’attendere di essere a sua volta interrogata, gli comunica che farà un periodo di prova di una settimana, per poi decidere se accettare il posto. Durante questo periodo, con grande gioia dei due bambini, capitano ogni sorta di disavventure culminanti nel licenziamento. Paradossalmente in tale situazione egli impara quale sia il giusto tono della quiete e della serenità: tutto si sistemerà nel migliore dei modi e Mary Poppins, assolto il suo compito, tornerà da dove è venuta.

Luigi Colani Il nome di battesimo di Luigi Colani era in realtà Lutz: avrebbe cambiato il proprio nome con Luigi solo molto più avanti. Il padre era un architetto cinematografico di origine svizzera, mentre la madre, di origine polacca, lavorava presso una compagnia teatrale. Dal momento che la famiglia Colani aveva avuto molti bambini, i genitori non fecero mai regali ai propri figli, ma li educarono a costruire da sé i propri giocattoli. Tale insegnamento venne recepito dal piccolo Lutz in maniera impressionante, a tal punto che, nel giro di pochissimi anni, era in grado di costruire oggetti utilizzando svariati materiali, come legno, ferro, gesso o argilla. I suoi giocattoli preferiti erano mezzi di trasporto. Durante gli anni Cinquanta, Lutz Colani sviluppò il suo linguaggio creativo, fatto di rotondità spesso esasperate, che evocano il dinamismo e la vitalità di oggetto; si è sempre proclamato fautore delle linee tondeggianti. Tale tendenza stilistica, che Colani fece propria,


ricevette anche un nome: biodesign. Il decennio successivo lo vide dedicarsi sempre in maniera assidua al design automobilistico, ma cominciò a includere nel suo campo di interessi anche altri oggetti di uso comune, come alcuni mobili per la casa. Nel 1968, riunito un team di designers, fondò un suo studio di design in Vestfalia e cominciò a lavorare sulle potenzialità dei materiali plastici per la costruzione di automobili, mobili per la casa e anche apparecchiature come per esempio macchine fotografiche. Da questo punto in poi, la strada che si aprì di fronte a Luigi Colani fu in discesa: i consensi da tutto il mondo arrivavano a raffica. Anche i primi anni del nuovo secolo lo hanno visto cimentarsi su svariati altri oggetti, microscopi, docce, aerei e autotreni. Attualmente vive a Karlsruhe, in Germania.

Angelo D’Arrigo Angelo d’Arrigo, nato a Catania nel 1961, vissuto a Parigi fino al 1984, ha da sempre perseguito il sogno di volare come gli uccelli e insieme a loro. Divenuto campione mondiale di volo, ha abbandonato gare e cronometri per dedicarsi allo sviluppo del volo libero e ha concepito e realizzato imprese che si pongono ben al di là del semplice evento sportivo. Ha studiato per anni il volo dei grandi rapaci, ai quali si è affiancato in incredibili migrazioni nei cieli del pianeta. Ha sorvolato il mare e i deserti, è salito a oltre 9.000 m. in volo libero, fino a superare le vette dell’Everest e dell’Aconcagua. Con il Russian Research Institute for Nature and Protection di Mosca, ha condotto un grande esperimento per la comunità scientifica internazionale: la reintroduzione di una specie di uccelli migratori in via di estinzione, le gru siberiane, guidando lo stormo, con il supporto di uno staff di biologi russi e americani, per 5.300 chilometri. Ma forse la più grande intuizione di Angelo è legata alla realizzazione della “Piuma” di Leonardo da Vinci. Dopo attenti studi sul Codice di Madrid, realizza e fa volare una Piuma leggerissima – identica nella struttura a quella del grande Leonardo. Alla sua morte, avvenuta nel 2006 in seguito a un incidente, un senso di

sgomento ha pervaso tutti coloro che nel mondo lo ammiravano e lo seguivano nelle sue esaltanti conquiste. La Fondazione Angelo d’Arrigo, costituitasi dopo la sua scomparsa, ha significato rimettersi sulla rotta delle tante strade da lui tracciate: il desiderio di volare, la realizzazione di sogni impossibili, la metamorfosi, la ricerca di un rapporto con la natura e con gli animali, l’osservazione diretta dei fenomeni, le scoperte e le applicazioni pratiche, lo sport, le tecnologie più avanzate, la scienza e la poesia, l’amicizia e lo spirito di solidarietà. Quanti lo hanno conosciuto, inoltre, ne ricordano una dote particolarissima: era un grande maestro, perché riusciva a guidare gli altri alla scoperta delle risorse riposte nell’intimo di ciascuno, senza imposizioni, senza forzature. www.angelodarrigo.com

Carlo Petrini Carlo Petrini conosciuto come Carlin, nato a Bra nel 1949, è un gastronomo, giornalista e scrittore italiano, fondatore del movimento culturale Slow Food. Si occupa di enogastronomia dal 1977 sui principali periodici e giornali italiani e partecipa attivamente alla nascita del Gambero Rosso, inizialmente inserto mensile del “Manifesto”. Fonda la Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo, che diventerà nel luglio 1986 Arcigola, mantenendo forti legami col Gambero Rosso e con la rivista “La Gola”. È ideatore di importanti manifestazioni ormai di rilievo internazionale come Cheese, il Salone del Gusto di Torino e la recente manifestazione Terra Madre, giunta nel 2010 alla quarta edizione, che si svolge a Torino in contemporanea al Salone del Gusto. Il 9 dicembre 1989 a Parigi viene fondato il Movimento Internazionale Slow Food. Ha curato l’edizione della Guida ai Vini del Mondo ed è stato curatore della Guida ai Vini d’Italia, tra le più prestigiose in materia. Come giornalista ha collaborato tra le altre testate con “l’Unità” e “La Stampa”; dal 2007 è una firma di “Repubblica”. È in prima linea in una battaglia contro gli OGM, trovandosi spesso in disaccordo con il mondo scientifico.

Paolo Limonta Paolo Limonta, di professione maestro elementare, è stato scelto da Giuliano Pisapia come coordinatore dei suoi comitati elettorali. Quando gli hanno domandato come può un maestro elementare aiutare un candidato in corsa per le primarie, ha risposto:
“Un maestro elementare è una persona molto sensibile: lavora tutti i giorni con i bambini che gli insegnano tantissimo. È abituato a organizzare e a condurre le situazioni di classe, privilegiando sempre il fatto che le differenze sono ricchezze. Partendo da questi presupposti ho sempre avuto un ruolo organizzativo nei percorsi che ho intrapreso”. Durante la corsa per le primarie Limonta non ha lasciato Pisapia neanche un giorno. Il suo è stato un lavoro enorme e faticoso. Anche se ha dovuto trascurare un po’ gli affetti più cari come moglie e figlio, “ma loro l’hanno capito. A darmi la carica è stata la gente. E i comitati che hanno organizzato oltre 300 iniziative in quattro mesi e tutte in sintonia con lo spirito di Giuliano: una campagna elettorale gentile, nel segno del sorriso”.

Franco Bolelli Scrittore e filosofo pop. È nato e vive a Milano. Scrive, parla di evoluzione, innovazione e nuovi modelli antropologici. Intorno a questi temi, progetta e dirige festival. Fra le proprie influenze filosofiche menziona Nietzche e il Taoismo accanto al basket e al rock’n roll. Insieme a Jovanotti ha scritto Viva tutto. L’ultimo libro s’intitola Giocate! Un libro sui bambini che crescono e su cosa gli adulti sono chiamati a fare. Non un manuale e neppure un libro di precetti, ma l’invito a mettersi in gioco e ad avvicinarsi alla vita con uno sguardo aperto, pronto alle sfide della contemporaneità e agli stimoli, molti, cui oggi sono sottoposti i più piccoli. Giocate! è un richiamo appassionato, tanto scanzonato quanto sereno e il gioco va vissuto come un modello mentale e comportamentale. “Niente è più importante che crescere il tuo bambino con fierezza, fiducia, coraggio, carattere, generosità”.

LIS La lingua italiana dei segni è una lingua che veicola i propri significati attraverso un sistema codificato di gesti delle mani, espressioni del viso e movimenti del corpo.
 È utilizzata dalle comunità a cui appartengono, in maggioranza, le persone sorde. La LIS è una lingua a tutti gli effetti, con una grammatica precisa, in grado di comunicare qualsiasi concetto. Esiste oggi una parte di popolazione sorda che rifiuta di comunicare con la LIS per ragioni derivanti da preconcetti, il più diffuso dei quali si può riassumere in: “La LIS uccide la parola”, impedendo ai bambini nati sordi di condurre una vita normale. In realtà esistono varie esperienze che dicono che la LIS è la modalità di comunicazione che permette di entrare in relazione con un bimbo sordo fin da piccolissimo, innescando quel circolo virtuoso che permette a un genitore o a un educatore di insegnare ai piccoli a esprimersi e di interessarsi al mondo. Non ci sono prove contrarie, invece. Ovvero non esistono sordi che non parlano a causa della LIS. La logopedia precoce è invece necessaria per insegnare ai bambini a scandire le parole, conoscere le lettere e più tardi, imparare a leggere e scrivere e comunicare con chi non conosce la LIS. Ma la LIS, per le persone non udenti che la usano, rimane il mezzo di espressione più naturale, che consente di riconoscersi all’interno di un’identità non verbale, uscendo dalla solitudine causata dall’handicap e da una comunicazione non adatta ai chi non sente. In Italia il numero di bimbi nati sordi è 1-2 su 1.000. Esistono solo tre progetti scolastici in tutto il paese che prevedono l’integrazione della LIS.


Quelli che cambiano il

mondo Ci sono persone, esseri umani come te, che sembrano venire da un altro mondo.

Uomini e donne che usano parole che ci toccano come una mano, capaci di darci una spinta e andare oltre quello che vediamo. Oltre quello che già sai, oltre la noia e la tristezza. Il fatto è che il mondo cambia continuamente e ci vogliono grandi antenne per accorgersene. E, per cambiare, ci vuole coraggio. Essere liberi di fare significa spesso andare in cerca di guai. Perché chi cambia, chi dice cose che nessuno ha mai detto, chi fa gesti che nessuno ha mai fatto, non sempre è capito dagli altri. Ma ne vale la pena, perché la vita, la tua vita, è proprio questo: CRESCERE E CAMBIARE. E giocare, ovviamente.

testi di Elisa Massoni


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ri to i rumo l o c s a e t , La not o palazzo ic t n a o t ortante di ques p im e e nd il più gra ia città. m a l , a s di Lha

La notte ascolto. Le voci degli uom ini vissuti qui prima di me dicono: coraggio !

E ancora: prega. E poi: credi negli uomini.

n terò i o, r o p e l So ch l mio popo o i t salvo un eserci ese. é a perch rà il mio p e invad

I rumori mi parlano e raccontano le storie vecchissime di chi ha abitato il Potala prima di me.

Altri 13 c api del m io popolo A ognun o di loro . gli indov profezie in ie ha tutti e 13 nno affidato un c le o p a termin rima di me l’han mpito e n e. Ce la f arò anch o portato ’io? Questo signore con gli occhi a mandorla si chiama Tenzin Gyatso. È nato molti anni fa in Tibet, il paese della neve, delle montagne più alte del mondo, degli yak. Quando era molto giovane il signor Gyatso è diventato il capo del suo paese, e da quel giorno la gente lo chiama Dalai Lama. Da moltissimo tempo il Dalai Lama non ritorna in Tibet, a causa di una guerra che ha scelto di combattere con armi invisibili, armi che non fanno male a nessuno. Prega, parla, ascolta. E basta. Questa è la guerra del Dalai Lama: si chiama pace. Non uccide, sorride. Molti pensano che il Dalai Lama stia sbagliando, in fondo se qualcuno ti dà uno schiaffo il minimo è restituirglielo. Lui crede invece che la guerra non serva, neanche quando siamo noi le vittime. Sa che un giorno, molto presto, i suoi sorrisi sconfiggeranno qualsiasi esercito.

puoi fare

la pace illustrazione di Stefano Cardini


Non torneró mai più fr a le montagne più alte del mondo. Le mie montagne.

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la sciano solo la i c e h c , o el cuore. tutt d o a n z o z e lg r u to p i c la Le nevi che negli occhi, a z z e r ia h c la preghiera,

E pregherò dicendo: “Non io, non tu”. Perché io non esiste. Tu non esiste. Esiste solo l’universo che ci accoglie tutti, che insegna, che separa e poi unisce di nuovo.

Viaggerò lontano. Parlerò a uomini che non possono ascoltare perché il loro cuore è freddo e non batte più come il mio.

E questa vit grande v a è solo un ia La notte ggio di ritorno. as del mio c colto i battiti uore. essere Ce la farò a rte da fo abbastanza ire: se lasciarmi d le sono queste paro . utili, usatele

olo, s o hé h Perc ente, m sola e anni. u cinq

Altrimenti, dimenticatele. Ascolto i battiti d el mio cuore bambin o.

Ce la farò?


Lorenzo Cherubini è un cantante. Ha iniziato molto giovane facendo della musica piuttosto brutta, eppure già nuova. Brutta ma nuova. Si può? Si può. Gli inizi non sono sempre facili. A volte semplicemente ci vuole tempo per capire qual è la propria strada. Lorenzo sapeva che voleva fare rap, ci ha messo un po’ per farlo nel modo che gli assomiglia di più. Innanzi tutto ha cominciato facendo rap in italiano: una cosa che nessuno aveva mai fatto. Poi ha capito che poteva fare un passo in più: ha cominciato a cantare. E un altro passo: la sua musica è diventata sempre più BELLA. E ancora di più: le sue parole sono cresciute. Da bambine sono diventate vecchie e sagge, e pazze. Jovanotti dice cose come: “ho un oceano che scorre nelle vene”. E quando tu le ascolti capisci esattamente cosa intenda. Perché tu che sei bambino sai cosa significhi avere un oceano che scorre nelle vene. E a chi non lo sa, Jovanotti lo ricorda: AVETE UN OCEANO CHE VI SCORRE NELLE VENE! È la magia di una mente che sa molto ma vuole avere l’aria di sapere solo le cose più semplici: fame, sonno, ritmo, energia. Jovanotti è un poeta. Cioè è uno che parla esattamente come te. illustrazione di Lorenzo Palmeri

Puoi cantare

e

ballare


La mattina mi alzo e sono contento. La mamma me lo dice, sei sempre felice. Che dio ti benedica, perché alla fine la vita ti sarà per sempre amica. Ho fatto un patto con le stelle, mi mandano solo parole belle. E io, e io? Cosa farò per loro io? Mi potrei trasformare in un uomo d’oro. So che ci posso riuscire, non ci sono ostacoli, non ci sono noie abbastanza grandi da farmi dormire. Ho tutti i miei giorni davanti, ne farò delle macchine roboanti, rosse scarlatte, che cantano musiche matte. Imparerò tutte le parolacce, trasformerò il mio abito bello in stracci, annuserò ovunque per trovare quel che mi piace, e poi scoprirò anche dove si fa la migliore bisboccia.

E cercherò il segreto che si nasconde sotto le gonne, batterò i piedi e farò innamorare anche le nonne. Dici di no, che non posso farlo? Ma tu lo sai che io sono Lorenzo e della filastrocca ho il tarlo. Le parole per me fanno rima, così come i treni se hanno fame arrivano prima. E poi me l’ha detto la mia mamma: ho una testa, ho un cuore, tutto sta nel metterlo in parole. Sono Lorenzo, ho solo undici anni, ma se aspetti ti faccio vedere cosa succede quando ti senti già un grande. Anzi già che ci sono mi farò chiamare Jovanotti: io sono Jovanotti e sono il capo della banda, se vuoi farne parte devi fare domanda.

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Andrew Hyde è un giovane signore americano. Nel 2010 ha deciso di vendere tutto quello che possiede per poter viaggiare per il mondo con più denaro e meno cose da portare. Al momento Andrew possiede 15 oggetti. Un piccolo elenco di cose: una giacca a vento, un maglione, una camicia, una maglietta, un paio di pantaloni corti, un asciugamano, un paio di jeans, una borsa con quello che serve per lavarsi, un paio di occhiali da sole, un paio di scarpe da tennis, un portafoglio, un computer portatile e un cellulare. Dice di essere molto più felice di quando aveva centinaia di oggetti, perché adesso è libero di andare dove vuole e la sua vita è più semplice, molto più semplice. E fatica a capire come faceva a possedere tante cose, e senza diventare matto. illustrazione di Marissa Morelli

Io guardo il mondo e mi sembra vecchio. È vecchio, lo so, ha milioni di anni. Ed è bello che sia vecchio. In realtà quello che mi dà fastidio è che le MIE cose diventino vecchie. A tutti piace avere delle cose. Ma dura davvero poco, perché dopo qualche ora quello che è nuovo comincia a invecchiare, a essere noioso. Giusto il nonno non è noioso anche se è vecchio. E forse anche casa sua: sì ci sono cose che è bello avere intorno, perché mentre passa il tempo è come se i miei ricordi fossero scritti su di loro. Ma il pokemon di ieri già me lo sto dimenticando… Quasi quasi lo regalo a qualcuno, e poi non chiedo altri giochi, tanto ho capito: è inutile. Mi tengo solo quello di cui non posso fare a meno:

Puoi avere

solo 15 cose e essere felice


la macchinina rossa, i tre cavalieri del dragone, due libri che mi piace leggere, la maglietta che ho dipinto io, l’orso, la trottola che mi ha regalato mio fratello, l’arco e le frecce che ho costruito l’estate scorsa, le costruzioni, la scatola per giocare a tris. Quindici cose, perfetto. Il resto via, a chi lo vuole.

Cosa? Non posso? E va bene, vedrai cosa combino fra qualche anno. Vendo tutto e me ne vado per il mondo. Vedrai.

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Conosci Mary Poppins? È una tata immaginaria, perfetta sotto ogni aspetto, la donna ideale, se hai fra i tre e i dodici anni. È capace di insegnare le cose fondamentali della vita, come volare a forza di risate. O saltare dentro a un disegno e ballare sui tetti con una banda di spazzacamini. Mary Poppins è stata inventata da una scrittrice che si chiama Pamela Lyndon Travers, quindi è difficile affermare che esista per davvero. Ma io di Mary Poppins ne ho viste tante, giuro. Davanti alla scuola, per strada con i bimbi per mano, al supermercato. Donne magiche, che insegnano ai piccoli a credere a cose incredibili, che fanno apparire cose dal nulla, che dalla borsa tirano fuori la merenda e il monopattino. Ho persino visto uomini trasformarsi in Mary Poppins. È che stare vicino a te è un regalo grande, che ricorda a noi adulti che la vita è davvero una magia. Basta credere in quello che non si vede. illustrazione di Chiara Moreschi e Biagio Ludovico

puoi

essere Mary

Poppins


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Altro che l’architetto o il calciatore, voglio stare con quelli come me da grande. E non avrò mai poco tempo, non mi sentirò stanco prima delle otto, non avrò pensieri complicati, non avrò nemmeno un telefono su cui scrivere o parlare. Passerò i pomeriggi al parco, e le mattine nei musei o in piscina. Perché sarò uno che non manda i bambini a scuola, ma che li porta a spasso a vedere il mondo. Parlerò piano e con parole semplici. Li guarderò negli occhi e gli dirò che la luna è una mozzarella. Faremo a gara per contare le punte delle stelle. E poi metterò su una musica divertente per ballare sul divano. Inventerò le parole che non esistono, parlerò come mi pare, canterò quando non saprò più cosa dire. Insomma da grande farò quello che i grandi non fanno mai abbastanza. Farò che il mondo è un bel posto dove stare.


Luigi Colani è un vecchio signore che da moltissimi anni disegna oggetti che sembrano usciti dal mondo del futuro. Macchine, aerei, camion; ma anche computer, sci, macchine fotografiche, occhiali. Il motivo per il quale gli oggetti disegnati da Colani sembrano venire dal futuro è che lui crede che sia meglio disegnare cose tonde, piuttosto che oggetti pieni di angoli. Gli angoli sono innaturali, cioè non esistono in natura, non possono esistere felicemente in questo mondo. La prima creatura comparsa

sul nostro pianeta 2,7 miliardi di anni fa era rotonda. E vista la quantità e la qualità di esseri viventi, probabilmente possiamo dire che Colani ha ragione. E così le automobili di Colani sono molto basse e piene di morbide curve, perché in questo modo vanno più veloci e consumano meno benzina. Qualcuno dice che Luigi Colani fa cose che non si possono costuire. È vero, a volte non si può perché non sappiamo ancora farlo. Ma non c’è dubbio: le cose tonde funzionano meglio e sono più interessanti.

illustrazione di Giulio Iacchetti


giochi. In Nientoetroppi fig casa non ci sono gioc hi, neanch Siamiamo in c li, dice papà, e uno. asa. Ho i così i g trov le macchinine, i r mparato iochi è me glio se azz ce li fa i per a costru cciamo noi i re c and , con quello che ose b are elliss nell o sp ime: azi o, i s giorni passano cos i e i olda ì, cer I m veloce, ment tini cand r e g ua piùtto ieri. , le b o r u I d a l n arch f vento o gall a f o e per l rma . Mi e g g o stagno. i n a piac u r o e v a i ra nseg e se p o e c r n u n a a u ntir macchinina lo su ita dal v ento l lla f a barca che ho acci aen ei ca p elli. le la , o s n e s a p a a re che disegna l Mi piace a forma del mio n e gonfi ma. ch am e r e d e m iace v p i M . o n i b d a i b m a c c i r i e i a m i i e d am l l onde e d o p il cor e m o c a d n o t a t n e e div h c , a i mic a c mia o che disegna anc È il vent he i m iei gioc t mia tes a, che muove hi? Che le mi una forma nu li soffia nella e dit Lo chiam ova? Io e a me il ve ntre È il m o diseg n t cerco o inv io m no na ond ent o: t turale iamo , Bio ond . des o, m ign. orb ido, velo ce e s ic u r 15 o.


M

M i

volo in deltaplano – un aereo senza motore, praticamente un paio di ali artificiali – in un’arte e in un lavoro. La sua impresa più grande è nata dal bisogno di osservare da vicino le creature più amate: gli uccelli. Con il suo deltaplano ha “accompagnato” e guidato la migrazione di uno stormo di gru siberiane. Ha insegnato a degli uccelli un volo che loro non sapevano più fare! È diventato uno di loro. Angelo D’Arrigo è volato via qualche anno fa. Qualcuno giura di incontrarlo ogni tanto sulle cime delle montagne più alte del mondo, pronto a spiccare il volo.

M iȐ dr ai

Res pir ǫl’ ari a, gua rd ǫl t e Ƈ m i ȓisp A ’ari ƪde a,Ța . A mangiȇ Ț Ƈ r u t e p m e p Ȑt i gu O aȞ ard a a nȐ ttra ilenz ſrs iȇ cƩ ǫ gli e c ƛchi ƪ di Ȣ Ȣ nȂ icc ƨi ss de im l le ǫm Angelo D’Arrigo è un uomo che aveva ali ƻ m en diȢ una grandissima passione per il volo. tǫ n aȓƪ Lui stesso diceva che ogni momento din e passato con i piedi posati a terra era e. ȐiȂ pieno del desiderio di librarsi in volo. uò camŧare direziƪ Come un uccello. Ci sono persone così: uomini che escerò r c sembrano nati nel corpo sbagliato, ǫsȇ Ț are , t a t Ʊ che hanno bisogno di stare in pet s ròȂ a a acqua, in aria, sotto terra. A te i iț m m capita quando stai in acqua e non e lǫ e ǫ i vuoi più uscire, e l’acqua diventa l c cie il tuo elemento e ti chiedi se mai ti Il n are cresceranno le pinne, se imparerai a l Ȟ l ò cu respirare sott’acqua. er ò Angelo D’Arrigo voleva solo volare. cer s a Non avendo ali, ha trasformato il Ț

al ò ir t en rade iȐ eȐt ll e d

illustrazione di Cecilia Negri


dei i ut Ț eȂarlȆ i, c l l a e cc si r Ȣ i l ſ g i de cƪȞ ƈ ia, e r Ț a a ƇteȂarla cƪ iȞn m r e iȐtaț Ȣn’aquila, mi mƲtra cƩeȐ

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ò a Ƈare. ȝȞȱarer ti gentili. dai ſn

ssiȚ’aśracciǫ ſ e c i eȐeȓ iǫpadre dƯǫtantǫte ȱ Ȇ Ʃ c m di

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retǫ g e Ȑ ròȞl i r Ư c ǫețƱseȐ r u c iǫpƲtȇ qualcƲa è Ȑi m and Ȟl Ȃ atǫ è n a Ȣ i ǫ . ƪ a i d’ali c d’ar stƱ e ȝ n nƪ ascer to: ƪȐ a n me rr Ɔ tter e d nea i Ƈ nch are eȂ ƱmireȞ er d uò d n a Ȃ Ʊmi ria Ȱ re. ?ȝ

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Carlo Petrini è un signore a cui piace il buon cibo. Cibo fatto con cose nate vicino a dove vivi. È il cibo che si fa con il grano che cresce nei campi vicino alla tua città, coltivato dai contadini che, a loro modo, vogliono bene alla loro terra. Carlo Petrini, osservando come mangiamo noi di questo secolo ha avuto paura. Come una specie di Barbapapà spaventato da fabbriche sempre più grandi e sempre meno simili all’uomo. Ma è evidente che l’uomo deve mangiare la propria terra, secondo Petrini. I prodotti della propria terra. Per essere libero e sano. Per poter gioire delle cose buone che abbiamo intorno. A volte gli dicono che è impossibile dare da mangiare a tutti cose così buone. Lui invece pensa che sia possibile e ci lavora ormai da anni, con un’associazione che si chiama Slowfood.

Puoi mangiare

terra la tua

illustrazione di Marissa Morelli


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Ho delle idee in testa. Idee belle: di essere buoni, di condividere i giochi, di scambiarsi i libri. Però ho anche una fame… una fame che mi mangerei un filone intero di pane. Pane e marmellata delle more che la Tina raccoglie nel bosco e poi ci fa questa cosa deliziosa e viola, che mi macchia la faccia e le dita per ore. Oppure il salame nuovo che ha portato ieri il papà: è buonissimo, si sente che i maiali hanno grufolato nel bosco l’estate scorsa. Oppure vado a far merenda da Agnese, qui a fianco. Prepara la torta con la farina, le uova, lo zucchero e poi ci mette le mele della campagna. Sono buone, succose, dolci… Mmmhhhh. Avevo quest’idea… com’era? Essere buoni, condividere le cose… magari anche i funghi che sono venuti su stanotte e che hanno profumato la cucina tutto il giorno. Li ha raccolti papà uscendo stamane per andare a vedere come stava l’orto. Dunque, com’era? Condividere i giochi. E anche queste cose buonissime che nascono proprio intorno a casa mia. Ce n’è per tutti, mi sembra. No? Bisogna dare agli altri il pane fatto nella fabbrica, quello gommoso? No dài, non scherziamo: ce n’è per tutti. E se non c’è, è un problema da risolvere. Ci penso io. Condividiamo dài!


Con il sostegno di


foto di Max Rommel


Un gigante in comune Succede, a volte: un gigante nel consiglio comunale, a governare la città. Un gigante buono, però, di quelli che sorridono con tutta la faccia, che sembrano capaci di sollevarti a mezzo metro da terra con una mano sola, solo per il gusto di vederti ridere. Un gigante che nella vita fa il maestro alle elementari e passa le sue giornate coi bimbi appesi alle braccia, come se fosse un grande albero. Paolo Limonta, questo il nome del gigante/maestro, non smetterà di insegnare per lavorare al governo della città. Dice che sarebbe come morire, perché sono i suoi bambini a tenerlo ancorato alla vita di ogni giorno, a fargli capire quali sono le cose che contano davvero. E ascoltando le sue parole capiamo che, in una città come Milano, dove non ci sono molti alberi, molti animali, prati grandi e aria pulita, la vera ricchezza sono le persone: grandi e piccole.

“Milano è bella perché, se guardi con attenzione, se guardi da vicino, scopri che è fatta di amicizie, di parole, di gesti d’aiuto. Lo vedo tutti i giorni, davanti alle scuole: i genitori che si fermano a parlare, i bambini che giocano, un quartiere che vive attraverso il grande impegno del crescere e dell’aiutare a crescere. Per questo il mio sogno, adesso che è possibile fare qualcosa di concreto, è rendere più sicure le zone intorno alle scuole e aprire gli edifici scolastici anche alle attività del quartiere. I bambini uniscono, non hanno barriere sociali o culturali. Davanti a una scuola siamo tutti genitori: anche se parliamo lingue diverse. Anche se facciamo lavori diversi. L’altro mio desiderio è rimettere a posto gli edifici delle scuole. Renderli belli e sicuri, dei palazzi di cui tutti, bambini e adulti, possiamo andare fieri. Dei palazzi che mostrino quanto la città tiene ai suoi bambini”.

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Franco Bolelli è l’allenatore di vita e di basket che tutti sognano, quello che ti spiega la cose complicate mentre palleggia sotto canestro. Se hai più di sedici anni ti dirà che fa il filosofo. Se ne hai meno invece ti dirà molto serio che si guadagna da vivere occupandosi di tutto ciò che è vivo e nuovo. Che tu abbia 4 anni o 62, ti racconterà che ha una bellissima nipote di due anni e mezzo e che gli piace il basket. La vera notizia è che ha appena scritto un libro che si intitola Giocate! E qui diventa interessante…

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Qualcuno direbbe che sei un filosofo… Diciamo che mi sono costruito un modo di fare questo lavoro che mi somiglia moltissimo. È questo quello che conta: la possibilità di fare le cose in modo serio, responsabile, lavorando molto. E nello stesso tempo giocare, divertirsi, metterci molto sforzo ma anche il sorriso. Ci sono parole che usi molto e che, secondo me, somigliano ai bambini. Assoluto, vita, entusiasmo. Perché sono importanti per te? Perché mi hanno aiutato a capire che dovevo fare quello che volevo, trovare dei desideri dentro di me. Per farlo sono stato costretto a contare soprattutto sulla mia forza, e sul mio entusiasmo.

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Cosa dici in questo libro? Ad esempio che stare vicino ai bambini è far capire loro, in ogni modo, che per noi sono importanti, che li amiamo, che ci fanno felici, che in loro riponiamo molta fiducia. Perché un bambino che cresce sentendo di essere importante, è un bambino buono, che vive nel mondo da persona forte e generosa, senza paura, senza bisogno di essere violento. Il che non vuol dire che non debba sapere come si tira un pugno! Anche i pugni hai messo nel libro? Sapere che si è forti, che le mani sanno fare delle cose belle, che le gambe ci fanno correre veloci, è veramente importante per sentirsi degli esseri umani potenti e intelligenti, capaci di vivere felici in mezzo agli altri.

In un altro tuo libro, che si intitola Viva tutto! e che hai scritto con Lorenzo Cherubini, hai detto: “Guai chi non risponde al richiamo della foresta”. Cosa significa? Significa che ognuno deve trovare il proprio talento e seguirlo. E che un talento non è per forza qualcosa di artistico o di difficile, non significa solo fare il pittore o lo scienziato. Può anche essere fare bene il pompiere: quello che conta è che sia ciò che ci fa stare bene. E tutti hanno una voce da seguire dentro di sé. Anche se a volte dice cose strane… I bambini sono in grado di riconoscere quello di cui hanno bisogno. Meglio un po’ di noia, un po’ di spazio per ascoltarsi che anni di lezioni di pianoforte non richieste. Quindi? Come fa un bambino a difendersi dalle buone intenzioni di noi adulti? Che non si lasci dissuadere o convincere che una cosa non può essere fatta. Che ascolti chi dice: Provaci! Vai! Conta molto più il fare di tanti pensieri o tante paure. Fatelo e basta!

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Perché hai scritto Giocate! ? Come sempre per parlare di come le cose cambiano, o di come potrebbero cambiare. E questo libro, che parla di bambini agli adulti, mi sembrava il modo più onesto e diretto di farlo, perché crescere bambini liberi e forti è l’unica vera speranza di un cambiamento sano.

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Franco, qual è il tuo lavoro? Mi occupo di tutto quello che è vivo. E lo faccio scrivendo e parlando molto, perché adoro fare queste due cose.

illustrazioni di Francesco Dondina


COSA

SUCCEDE

SE MI

METTO

A VOLARE?

una storia scritta da Patrizia Coggiola e da suo figlio Sebastian Kust illustrata dai quadri di Akira Zakamoto

Ti può succedere come a quel bimbo, che aveva deciso di andare a volare nel cielo per vedere come sono gli uccelli da vicino. CosÏ ha scoperto anche che gli alberi visti da sopra sono fatti come mani di marziano. 28


Un’altra volta, quando la Luna si era rotta sbattendo contro un altro pianeta, un bimbo curioso aveva chiesto al papà se poteva farne cadere dei pezzetti dentro l’acqua del mare.


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Un bimbo pensava di arrampicarsi su un alto ponte per raggiungere la prima stella della sera. Ma stava arrivando la notte e allora chiese al papĂ di dargli una luce. Preziosa.


Oppure ti succede come a quella la bimba che voleva scoprire di cosa era fatto il Sole. E siccome era l’unica ad esserci arrivata, era diventata amica con il fuoco del vulcano.


Una volta, infine, arrivò una pioggia di piccoli semini dorati, per magia una bimba divenne invisibile, ma anche bella come il cielo.

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testo di Elisa Massoni illustrazione di Joyce Bonafini


#1. Quelli che cambiano il mondo  

Un numero dedicato alle storie di persone che ispirano, con gesti e parole, un cambiamento semplice, possibile, quotidiano.

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