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Alla storia millenaria del complesso abaziale di San Marco alle Paludi si aggiunge il capitolo del restauro del convento e della cappella dei monaci, grazie alla generosità di molte persone, benedetto da S.E. Mons. Luigi Conti Vescovo Metropolita di Fermo il 25 Settembre 2010. La pubblicazione ripercorre le vicende della vita del Convento “de’ Rivocelli” evidenziando, nei reperti storici, la fede che nel tempo è stata espressa vincolata alla carità che i monaci allora, i cristiani oggi ancora esprimono. Fermo 28.8.2010

don Vinicio Albanesi Abate Parroco


Breve storia dell’Abazia Fondazione, splendore e un lento declino Il complesso abaziale di San Marco alle Paludi (già San Marco e Lazzaro) fu fondato attorno all’anno mille da Canonici Lateranensi sopra strutture murarie di epoca romana. Per la sua vicinanza a scali marittimi strategici come il Porto di Fermo, venne integrato con un ospedale per accogliere i crociati lebbrosi che tornavano dalla Terra Santa.

Fig.1 - Incisione (1920 circa) che illustra l’ipotetico aspetto del complesso abaziale di San Marco alle Paludi nel quattordicesimo secolo, veduta dal lato della attuale corte ovest. Il ritrovamento della cappella absidata nel 2007 a sinistra degli archi ha confutato questa ipotesi.

Il complesso di San Marco de’ Rivocelli, così chiamato per la natura acquitrinosa della zona su cui sorgeva, raggiunse il massimo splendore tra il secolo XI ed il XIV. Dopo il 1400, cessato il pericolo della lebbra, per la presenza nella città di Fermo di ospedali più comodi ed attrezzati, e con l’aumento nella fascia costiera di lotte intestine e scorrerie di pirati, la fortuna di San Marco iniziò a declinare inesorabilmente. 3


La comunità dei regolari lateranensi - che continuò in questo periodo a gestire sia il Convento di San Marco che quello cittadino di S. Caterina in cui i monaci si erano nel frattempo trasferiti fu travolta dalla soppressione degli ordini religiosi nel 1810. I restauri, le ricostruzioni e le trasformazioni tra ‘800 e ‘900 Il 16 Novembre del 1820 i beni rimasti liberi di San Marco passarono in proprietà alla famiglia dei conti Vitali di Fermo. I nuovi, ricchi proprietari non solo conservarono, ma pure gradatamente innescarono nuovi sviluppi per il complesso abbaziale, eseguendo ove necessario riparazioni e migliorie, permettendo a famiglie di mezzadri di abitare parti dell’ex convento, ripristinando la cappella e contribuendo in accordo con la popolazione a perpetuare la funzione del culto. Durante il XIX secolo l’orientamento originario della chiesa viene invertito, portando la parte absidale verso occidente. Lo spazio dapprima occupato dal monastero e dal chiostro (del quale già allora non restavano che i quattro archi romanici ancora visibili) diventa un cortile: su esso affacciano da un lato la stessa chiesa e l’ex convento divenuto casa colonica; dall’altro lato, l’edificio della canonica ed una costruzione a pianta esagonale con funzione di apeario. Negli anni ‘20 la chiesa venne rinnovata secondo un gusto neoromanico che, secondo i proprietari, intendeva restituire valore sto-

Figg. 2, 3 - Veduta del lato est del complesso (1904 circa); la nuova torre campanaria (1915) 4


rico ad un impianto ormai reso irriconoscibile dai successivi rimaneggiamenti. Gradevole, seppure anch’essa espressione di uno stanco revival tardo-eclettico, la decorazione dell’interno. Sono del 1985 gli ultimi lavori di consolidamento e restauro della chiesa, da cui emersero con la rimozione della vecchia pavimenta-

Figg. 4, 5 - Il nuovo aspetto della chiesa, allungata di una campata sul lato est, e la sua nuova facciata in stile neoromanico (1927); l’edificio dell’ex convento allora ricostruito su tre livelli, vista dalla corte ovest (1927)

Figg. 6, 7 - La nuova decorazione interna curata dal prof. Felici (1925-27); la realizzazione dell’abside sul lato ovest (1930 circa) 5


zione imponenti porzioni di fondazioni di epoca medievale. Con l’occasione sono stati valorizzati ed esposti molti reperti già presenti a San Marco (cfr. Capitolo 2). Inoltre, è stato restituito alla luce il vasto pavimento in cocciopesto romano ad una quota ribassata, in corrispondenza dell’abside centrale. I lavori non interessarono il resto del complesso: i resti del convento furono in parte demoliti nel 1982 per pericolo di crolli.

Fig. 8 - I lavori di restauro del 1985

La situazione proprietaria frammentata del complesso è stata risolta solo recentemente: la Parrocchia di San Marco è infatti tornata in possesso dei resti del Convento nel 2000, grazie alla liberalità della famiglia Ramadori di Monte Urano. Dal 2006 è stato intrapreso un robusto intervento di restauro e ricostruzione sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio delle Marche. 6


Le notizie, i riferimenti e i documenti storici1 Le lapidi Sulle origini della Chiesa sono conservate tre lapidi della sua consacrazione (poste nel corridoio di accesso alla sagrestia).

La prima dice [traduzione]: “L’anno del Signore 1053, fu fondata questa Chiesa al tempo di Alessandro Papa e al tempo dell’imperatore Maximano”

Una seconda lapide dice [traduzione]: “Alessandro Sommo Pontefice qui cosacrò questa (Chiesa) e questa casa consacrò nell’anno del Signore 1222”. 1 Le note storiche sono tratte da G. CICCONI, San Marco alle Paludi di Fermo - Il suo antico monastero ed ospedale con Appendice e Documenti, Fermo, 1915.

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La terza lapide infine dice: [traduzione]: “Nel nome del Signore Amen. Questa Chiesa sotto l’invocazione dei beati Marco e Lazaro, fu fondata l’anno 1397, al tempo del Papa Bonifacio nono e al tempo del Signor Stefano Priore della stessa Chiesa.” Gli esperti hanno espresso dubbi sulla veridicità dei riferimenti storici riportati nelle lapidi. Una spiegazione plausibile indicherebbe la ricostruzione, in periodi diversi, della Chiesa annessa al convento. I documenti Più agevole la ricostruzione delle vicende dell’Ospedale e del Convento attraverso documenti storici. Il convento era sotto le dirette dipendenze dei Canonici Regolari Lateranensi, alla cui guida era preposto un Priore. L’ospedale era gestito da un Sindaco e da un Maestro. In una bolla di Alessandro IV del 1256, emanata ad Orvieto, (riportata integralmente dal Pennoni nella sua Storia tripartita dell’Ordine dei Canonici regolari) il convento veniva posto sotto l’immediata protezione della S. Sede. Si concedeva al Priore una serie di “indulti”, con la facoltà di usare i Pontificali vescovili, con diritto di sostituzione del Priore della sede di Fermo, qualora fosse vacante. 8


Il Vescovo di Fermo Filippo, insieme ai canonici del Capitolo della Cattedrale, concede nel 1227 l’esenzione dalle leggi diocesane al personale in servizio presso l’Ospedale. In un manoscritto redatto dal Notaio Rivolta nel 1748, per ordine di P. Giovanni Battista da Ravenna, Abate del convento di S. Caterina a Fermo e conservato nella Biblioteca di Fermo, elenca un Indice di “indulti e di privilegi riguardanti il convento di “S. Marco de’ Rivocelli”. Inizia Papa Eugenio III (1145-1153); così fanno Anastasio IV (1153-1154) e Alessandro III (1159-1181). Innocenzo III chiese ai Frati di San Marco di ricevere nell’Ospedale lebbrosi provenienti da altre parti fuori di Fermo (1198-1216). Onorio III confermò alla Comunità, nel 1222, tutti gli antichi privilegi. La bolla di Alessandro IV allargò i privilegi del Convento. Nicolo IV (1288-1292) prevedette censure e scomuniche contro i detrattori dei beni del convento. Bonifacio VIII nel 1296 e nel 1299 rivolge le sue benedizioni al Convento. Clemente V (1305-1314) conferma le prerogative dei Priori del convento e così Giovanni XXII (1316-1334). Da ultimo Urbano VI (1378-1334) riconobbe l’opera dei Frati di San Marco. Nell’Archivio parrocchiale è conservata una pergamena del 1349 con la quale si immette in possesso di un pezzo di terra Fr. Tommaso di Giovanni, Sindaco del Monastero. La permanenza dei Canonici a San Marco cessa il 27 Dicembre 1463, quando gli stessi, guidati da un Priore Fermano, lasciano la località di Rivocelli per prendere possesso del Convento cittadino delle suore Benedettine di S. Caterina, soppresse con bolla di Pio II, in data 29 Giugno 1463. Da quel momento i Canonici Regolari Lateranensi continuano a gestire il convento di San Marco e quello di S. Caterina. Partiti i Monaci da S. Marco, la sede venne anch’essa abbandonata: il 26 Maggio 1573 nella Visita apostolica di Mons. Maramon9


ti, il visitatore trova a San Marco il solo custode residente, monaco converso e le rendite ridotte a 100 salme di grano.2 La comunità dei Regolari Lateranensi fu travolta dalla soppressione degli ordini nel 1810. L’ultimo dei prelati fu un Savini-Toppi, patrizio fermano. Il 16 Novembre 1830, i beni rimasti liberi di San Marco passarono in proprietà alla Famiglia Vitali di Fermo. Nel 1900, anno giubilare, venne ripristinata la cappellina che, con l’aggiunta della navata sinistra, divenne a croce latina. Francesco Vitali fece in modo che nella Chiesa sorgesse la Parrocchia. Fu inviato un delegato Arcivescovile che, il 12 Agosto 1911, si stabiliva permanentemente a San Marco. I lavori di ampliamento della casa e della Chiesa iniziarono nel Marzo del 1913 e nell’Agosto del 1914 furono gettate le fondamenta del nuovo campanile. Con Bolla del 27 Febbraio 1915 l’Arcivescovo di Fermo Mons. C. Castelli istituiva la nuova Parrocchia. Mons. Augusto Curi, poi Vescovo di Cagli e Pergola e Arciv. di Bari presiedeva al solenne possesso del nuovo Parroco, don Giuseppe Cipriani, il 6 Aprile 1915. Con decreto del 10 Febbraio 1918 la Parrocchia assumeva anche la personalità giuridica.

2 La quantità di 3 salme di grano corrispondeva alle sementi che potevano coprire un ettaro di terreno. 100 salme significa che al convento erano rimasti circa 30 ettari di terra.

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La chiesa

Fig. 9 - Facciata della Chiesa di San Marco (1925-27) 11


Fig. 10 - Chiesa di San Marco alle Paludi, interno, navata centrale

Le strutture murarie Le strutture ed il perimetro della Chiesa hanno subito vari rifacimenti nel corso dei secoli. Il nucleo originale, comprendente la navata centrale, senza absidi e senza l’arcata di ingresso, mantiene in alto due rozzi capitelli dell’originale Chiesina del monastero (gli altri due sono copie realizzate in occasione del prolungamento dell’aula negli anni ‘20). PiĂš visibili le fondamenta, soprattutto nella parte destra della Chiesa che i lavori di sistemazione (1985) hanno portato alla luce. Si evidenziano alcuni percorsi e soglie, un ambiente con una sorta di camino (probabilmente la sagrestia), due porticine originali che comunicavano con il convento annesso. 12


Fig. 11 - Abside centrale

Fig. 12 - Mosaico del Cristo Benedicente, con ai lati S. Marco e S. Lazzaro, nella volta dell’abside centrale 13


Nel corridoio della sagrestia sono conservati i capitelli facenti parte della costruzione più antica e un ampio portale, venuto alla luce nei lavori del 1913. Probabilmente l’altare era rivolto a oriente (la pietra dell’altare maggiore é quella originaria): negli scavi infatti si é evidenziata una porzione di abside semicircolare, in corrispondenza della attuale campata di ingresso aggiunta nei lavori del 1925-27. Il piano di costruzione della Chiesa é situato al di sotto dell’attuale pavimento: si rivelano in molti punti chiare tracce di insediamento romano: è ben visibile la pavimentazione caratteristica in cocciopesto, come pure la particolare fattura delle pareti. Sulla navata sinistra è stato portato alla luce una sorta di pozzo, probabilmente adibito alla conservazione di anfore per derrate alimentari. Nella stessa abside, all’altezza dell’inizio dell’ultima arcata è stato rinvenuto uno scheletro intatto, probabilmente di monaco, di cui si é conservato il ricordo. Nelle murature esterne, dallo stesso lato, è certamente presente il cimitero. Recenti lavori in corrispondenza delle fondazioni ne hanno portato alla luce i resti, come erano venuti alla luce al momento della costruzione della torre campanaria del 1933. Sulle pareti esterne nel lato sud della Chiesa sono stati murati reperti archeologici di origine romana, ritrovati negli scavi del 1946. Due reperti sono stati utilizzati per l’altare laterale della navata di destra (pietra tombale) e per l’acquasantiera. I lavori di ripristino sono stati eseguiti in epoche diverse. I primi iniziati nel 1913 hanno ampliato la Chiesa a tre navate, aggiungendo praticamente quella di sinistra. Nel 1922 i lavori di ampliamento della Chiesa hanno aggiunto le tre absidi e la campata di ingresso della Chiesa, su disegno dell’Arch. Ciuccarelli-Colvanni. Sono di quest’epoca la pittura odierna della Chiesa su disegno del Prof. Felici di Grotte di Castro, esegui14


ta da F. Morettini di Fermo. La figura del Cristo benedicente, con a lato S.Marco e S. Lazzaro sono del prof. Felici. L’inaugurazione dell’impianto rinnovato secondo il gusto neoromanico avvenne il 26 Novembre del 1927. I lavori di restauro del 1985 sono stati eseguiti sotto la direzione di D. ScibÊ di Grottazzolina. Le suppellettili

Fig. 13 - Acquasantiera ricavata da un frammento di fregio marmoreo

Abbondanti e preziose sono le suppellettili presenti nella Chiesa. Primi fra tutti due capitelli di origine bizantina, provenienti probabilmente da altra Chiesa. Un capitello originale del XIII sec. che sottostĂ  al Battistero, opera in terracotta del Prof. Felici.

Figg. 14, 15 - I capitelli bizantini in mostra su piedistallo nella navata centrale 15


Le statue: S. Apollonio (rozza figura della fine dei ‘400) nell’abside di sinistra. La statua di Madonna con Bambino, della fine del ‘600 (nella nicchia a destra vicino l’entrata). Sul corridoio della sagrestia, la statua di S. Ubaldo Vescovo del ‘400 insieme alla figura di S. Antonio da Padova della fine del ‘600. Un ginocchino anche se non di pregevole fattura (uno simile ne esisteva nella Chiesa di S. Filippo a Fermo) è del ‘600. Una serie di candelieri (azzurro e oro) di origine veneziana e un tabernacolo a forma di forziere, sono del ‘700 (navata sinistra), più recente il tabernacolo igneo con decorazioni di oro e argento, attualmente posto sull’altare dell’eucarestia, nell’abside di destra. Esiste poi una raccolta di reliquari con busti di Santi: sistemati recentemente e restaurati, sono una rarità nelle nostre zone; sono di origine napoletana, opera di Suore di clausura, composte quasi sempre

Figg. 16, 17 - Sant’Apollonio (fine ‘400); Madonna con bambino (fine ‘600) 16


Figg. 18, 19 - Tabernacolo con apertura a ribalta (XVIIIsec); tabernacolo ligneo con decorazioni in oro ed argento

con carta dorata o stagnola. Degno di attenzione, per la pregevole fattura, é il busto di S. Filippo Neri nella penultima credenza di destra. Nella sagrestia è conservato l’altare di origine settecentesca con una tela centrale di Egidio Coppola e una credenza dorata, anch’essa del ‘700. Le tele raffiguranti la Sacra famiglia e la Madonna del Suffragio, conservate in sagrestia, sono di Giuseppe Rinaldi di Intra. Il paliotto

Figg. 20, 21, 22 - Reliquiari con busti di santi 17


nel corridoio della sagrestia è del Prof. Maggi di Lecce, opera dello stesso è il crocifisso posto sopra l’acquasantiera, in fondo alla Chiesa. Tre statue giacenti sono conservate ancora nella Chiesa: sotto l’altare di sinistra S. Limeno martire, sotto l’abside della Chiesa quelle di S. Bertramo e di S. Felice.

Figg. 23, 24 - Statue lignee di S. Ubaldo e S. Antonio

Fig. 25 - Altare con tela di Egidio Coppola e credenza dorata, sagrestia della Chiesa 18


I lavori di restauro e ricostruzione del Convento Il rudere L’edificio colonico in cui erano stati trasformati a più riprese i volumi del convento abaziale di San Marco venne in larga parte demolito per pericolo di crolli nel 1982. La demolizione lasciò in piedi buona parte delle pareti del piano terreno e gli archi nella parete sud-ovest che affaccia verso il cortile interno.

Fig. 26 - Stato del rudere prima dell’inizio dei lavori (2007)

Fino all’inizio dei lavori nel 2007, per oltre 25 anni questo rudere restava immobile in balìa degli elementi. Le porzioni più recenti dell’edificio, frutto dei riadattamenti necessari per il riutilizzo della struttura per le nuove funzioni dopo l’abbandono dei monaci tra 16° e 17° secolo (residenze dei coloni, stalle, rimesse per gli attrezzi agricoli), erano realizzate in economia, con materiali di recupero e con molta terra o leganti poveri di calce. Fortunatamente era del tutto intatta e in buono stato la parete sudovest residuo dell’antico portico, caratterizzata dai quattro archi in laterizio, sostenuti da pilastri cilindrici anch’essi in mattoni. 19


Fig. 27 - Rilievo fotogrammetrico della facciata sud-ovest

Con l’aiuto di alcuni sondaggi geologici preliminari si capì che coerentemente con quanto era stato verificato nella chiesa nei lavori di restauro del 1985 - il piano del terreno risultava essere sopraelevato di circa 80cm rispetto a quello originario: la base dei pilastri era interrata mediamente di 78cm. L’innalzamento del piano del terreno era presumibilmente avvenuto con la trasformazione del convento in casa colonica. La probabile ragione è da attribuirsi a problemi di umidità di risalita dal terreno dovuti alla presenza di falde superficiali. Il primo progetto di restauro e ricostruzione Il ripristino del Convento si rendeva necessario - oltre che per non far definitivamente deteriorare quanto restava delle porzioni storiche e per ovvi motivi di sicurezza - allo scopo di dotare la Parrocchia di San Marco di un centro polivalente capace di integrare aule per il catechismo e spazi flessibili per assemblee di più largo respiro, oltre che un archivio e studio per il parroco, e una accogliente casa parrocchiale; in più, era previsto uno spazio da convenzionare con il Comune di Fermo per il Centro Sociale di quartiere. Il progetto di restauro e ricostruzione, curato fin dal 1999 dagli architetti fermani Zoè Ch. Monterubbiano e Luca Silenzi, intendeva ripristinare il volume originario della struttura, come riscontrabile dai documenti fotografici e dalle tracce delle teste dei solai sugli edifici vicini. 20


Una scelta-chiave del progetto è stata quella di ristabilire l’integrità visiva dei quattro archi che affacciano verso la corte ovest, abbassando la quota del pavimento della zona da essi interessata all’altezza originaria (-80cm) e riportando alla luce l’effettiva proporzione e i basamenti dei pilastri cilindrici in muratura, oltre che eventuali resti di pavimentazione originale.

Fig. 28 - Gli archi consolidati e liberati delle aggiunte (ottobre 2007)

Ulteriore vantaggio di questa soluzione: gli archi vengono scaricati di tutti i pesi, mentre assume funzione portante la nuova parete arretrata. Le parti ricostruite, visivamente isolate dal rudere, sono caratterizzate da uno stile sobrio e dichiaratamente ascetico, un richiamo voluto alla chiarezza funzionale e all’essenzialità formale da sempre tipiche degli edifici con questa destinazione, evitando riproposizioni per analogia di parti che non esistevano più. 21


Sempre in accordo con la Soprintendenza si è messa a punto la soluzione strutturale, che prevede orizzontamenti in struttura di legno lamellare e pareti portanti in laterizio Poroton sismico, oltre che speciali trattenimenti metallici - quasi invisibili - per rendere resistente ai sismi anche la parete medievale del portico. L’inizio dei lavori e lo scavo archeologico Il permesso di costruire è del giugno 2007, si dà inizio ai lavori nel settembre dello stesso anno. Prima di intraprendere le opere di scavo, si procede con il consolidamento ed il restauro delle pareti storiche da salvaguardare: gli archi vengono completamente isolati, puntellati e restaurati.

Fig. 29 - Lo scavo stratigrafico per la realizzazione delle opere di fondazione (novembre 2007)

Il passo successivo, verso la fine di ottobre del 2007, è l’inizio dello scavo per le opere di fondazione. Le operazioni di scavo sono eseguite con piccoli mezzi o a mano, con la supervisione scientifi22


ca della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche nelle persone della Dott.ssa Maria Cecilia Profumo e dell’archeologa accreditata dott.ssa Laura Foglini. Emergono via via interessantissime stratificazioni di reperti, che denotano la ricchezza di testimonianze presenti all’interno della struttura e del suo perimetro originario: si rinvengono le fondazioni delle pareti che definivano gli spazi dell’impianto abbaziale; inoltre, tracce di pavimentazione in laterizio posata a secco sulla terra battuta, a ricordare che l’ultimo periodo di presenza dei monaci nella struttura, assai lontano dallo splendore del 11001300, era caratterizzato da grande semplicità di mezzi. Il ritrovamento di grandi soglie monolitiche in pietra murate insieme al laterizio, di cui una in marmo rosso di Verona, indica chiaramente il reimpiego di materiali romani. Un frammento di anfora romana in cotto affiora dal conglomerato nello spessore di un importante muro di fondazione. La cappella ritrovata e i monaci sepolti Il pomeriggio del 16 novembre 2007, durante l’ennesimo sondaggio di scavo, emerge a poche decine di centimetri dalla superficie del terreno una parete in curva che si chiude a semicerchio oltre il perimetro noto del Convento, fino al centro della ex strada di accesso alla corte interna. Si capisce fin da subito che si tratta dell’abside di una cappella. L’importante rinvenimento di questo spazio sacro, di cui non si conservava memoria e fino ad allora sconosciuto agli studiosi, ha comportato una serie di riflessioni per la messa a punto di una variante al progetto di ricostruzione originario. L’esatto perimetro della cappella è stato definito nel corso della campagna di scavo stratigrafico, avvenuta fino al giugno del 2009: il suo ingombro risulta essere piuttosto allungato all’interno del cortile, arrivando con la facciata opposta all’abside fuori dall’area 23


di pertinenza della Parrocchia, quasi al centro dell’area di proprietà condominiale.

Fig. 30 - Veduta aerea della cappella nel suo intero sviluppo (© Soprintendenza Archeologica delle Marche, settembre 2008)

A questa presenza silenziosa si aggiungono, durante lo scavo stratigrafico, le tombe dei monaci rinvenute tra il 2008 ed il 2009, databili forse, così come la cappella, come anteriori alla costruzione degli archi. Sono sepolture povere, spesso riutilizzate più volte: in cinque tombe rinvenute, vengono recuperati otto individui, di cui alcuni in ottimo stato di conservazione. In tutto il sito sono stati inoltre rinvenuti frammenti di suppellettili, piatti e vasellame appartenuti certamente al corredo dell’Abazia.

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Fig. 31 - Una delle sepolture rinvenute a ridosso della cappella

Il nuovo progetto È stata quindi studiata in accordo con le due Soprintendenze (Archeologica e ai Monumenti) delle Marche una differente soluzione progettuale capace di integrare e valorizzare nell’edifico ricostruito quanto rinvenuto nelle campagne di scavo archeologico. L’obiettivo di stabilire una gerarchia tra le parti e mettere in evidenza il “nuovo” (ma antico) corpo della cappella è stato perseguito con la creazione di uno spazio autonomo e caratterizzato, che intende evocare il “peso” originario di questa struttura rispetto alle altre parti dell’edificio. L’impossibilità di intervenire fuori dalla proprietà, sull’intero perimetro della cappella, anziché essere un limite è stata utilizzata come elemento generatore della soluzione progettuale: il lato ovest del volume della cappella è fatto emergere rispetto all’allineamento del prospetto porticato nei limiti della proprietà della Parrocchia, ed è lasciato volutamente aperto, una sorta di sezione tridimensionale. 25


Fig. 32 - Progetto: lato ovest. A sinistra, la facciata-sezione della cappella

Sul lato del cortile ovest si viene quindi a creare un voluto dualismo, una assonanza visuale tra la facciata che identifica la cappella e la facciata posteriore in corrispondenza dell’abside della chiesa, identificando immediatamente le parti principali del complesso. Come per il progetto originario, di cui questo rappresenta una coerente evoluzione, l’intera composizione è caratterizzata dal taglio terso dei volumi ricostruiti in muratura, con rivestimento esterno in mattone facciavista realizzato a mano da una fornace locale.

Fig. 33 - Progetto: dettaglio della soluzione di facciata 26


Fig. 34 - Progetto: spaccato prospettico

Il convento ricostruito sarà adibito a centro parrocchiale per entrambi i livelli del volume principale: al piano terreno sono previste le aule modulari per il catechismo, l’ufficio del parroco ed i servizi, mentre il piano superiore sarà adibito a sala per riunioni e conferenze, accessibile dal cortile interno; la porzione più occidentale è occupata al piano terreno dallo spazio mistico della cappella absidata, accessibile direttamente dal portico. Sempre al Piano Terreno, il blocco est (ad un solo piano) verrà utilizzato in convenzione trentennale dal Comune di Fermo come Centro Sociale per il quartiere di San Marco alle Paludi. Il livello superiore ospita inoltre, sul lato nord, la nuova casa parrocchiale.

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Fig. 35 - Fronte ovest: dettaglio della soluzione di facciata

Fig. 36 - Lo spazio della cappella dei monaci, in cui saranno evidenziate tutte le stratificazioni storiche che hanno trasformato l’edificio nel corso dei secoli 28


Fig. 37 - Il portico restaurato 29


Riferimenti Capitolo 1 - Breve storia dell’Abazia Vinicio Albanesi, Luca Silenzi, Zoè Chantall Monterubbiano Immagini: archivio parrocchiale Capitolo 2 - Le notizie, i riferimenti, i documenti storici Vinicio Albanesi Immagini: Luca Silenzi Capitolo 3 - La chiesa Vinicio Albanesi Immagini: Luca Silenzi Capitolo 4 - I lavori di restauro e ricostruzione del Convento Zoè Chantall Monterubbiano, Luca Silenzi Immagini: Zoè Chantall Monterubbiano, Luca Silenzi

Bibliografia - G. Pennotti, Tripartita Historia clericorum Canonicorum, etc., Romae 1624 - M. Catalani, De Ecclesia Firmana eiusque episcopis et archiepiscopis commentarius, Firmi, 1783 - G. Cicconi, San Marco alle Paludi di Fermo, il suo antico monastero ed ospedale, Tip. f.lli Boni, Fermo, 1915 - G. Ciuccarelli Colvanni, Ricostruzione storica della Abbazia di S. Marco e Lazzaro alle Paludi di Fermo, Fermo, 1927 - L. Pupilli, Il territorio del piceno centrale in età romana, Maroni Editore, 1994, Ripatransone - V. Albanesi, San Marco alle Paludi - 25 anni di Parrocchia 1984-2009, Capodarco di Fermo, 2009

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Indice

pag.

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Capitolo 1 Breve storia dell’Abazia

�

7

Capitolo 2 Le notizie, i riferimenti e i documenti storici

11

Capitolo 3 La chiesa

19

Capitolo 4 I lavori di restauro e ricostruzione del Convento

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Riferimenti e Bibliografia


Finito di stampare nel mese di settembre 2010 presso la Litografica COM soc. coop.


Il complesso abaziale di San Marco alle Paludi