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Dialogo sul Federalismo A cura di Paolo Bonacchi Penso che molti sarebbero sorpresi di sapere che il federalismo presentato dai partiti di regime è una vera e propria MENZOGNA. Conoscere come stanno le cose è importante in politica, perché il comportamento dipende dalle teorie che usiamo e dalle informazioni che riceviamo, per scegliere ciò che è vantaggioso per ognuno. Per mettere in luce ciò che i media, asserviti e foraggiati dal potere, non diranno mai sul federalismo, mi sono inventato questo dialogo con un amico. *** Se conversando con un ipotetico amico dovessi rispondere ad alcune sue domande su cos’è davvero il Federalismo, penso che dovrei trasformarmi in Mago Merlino, o se preferite nella Fata Turchina, per raggiungere con semplicità e chiarezza lo scopo di eliminare dalla sua mente tutte le incrostazioni basate su informazioni sbagliate ad arte, fornite dai media e sedimentatesi col tempo. Solo così potrei illustrare un concetto rivoluzionario derivato dalla Natura, che riguarda la forma di stato e di governo migliore per i cittadini, di per sé abbastanza semplice da capire. Perciò, dopo i segni magici di rito, toccando l'amico con la bacchetta magica, farei apparire nella sua mente una parola luminosa e densa di significato: “contratto”! Sì: il Federalismo è innanzitutto una Teoria della forma di governo della società le cui leggi sono fatte o legittimate dai Cittadini sovrani mediante “contratti” di natura politica. Ma non sono un mago e non ho la capacità di produrre miracoli, perciò il mio amico immaginario dovrà unicamente far

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conto su ciò che riuscirò a dirgli, per aiutarlo a scoprire il vero significato e le origini del Federalismo, tenendo presente che nulla è più semplice della verità e niente è più arduo da testimoniare. Amico (A): Dunque, Paolo, mi vuoi spiegare da dove diavolo viene il Federalismo? Paolo (P): La chiave del nostro dialogo alla ricerca del significato e delle radici del Federalismo sta tutta in una parola: Contratto! Infatti, sia nelle società animali, sia in quelle dell'uomo i singoli individui, i gruppi le comunità e le più vaste società, regolano i loro rapporti sociali mediante “convenzioni” che, sia dal punto di vista biologico, sia giuridico, sono definite “contratti di società”. Le caratteristiche fondamentali dei contratti (o patti), visti sotto l'aspetto sociale e politico, sono: la spontaneità, la cooperazione e la garanzia del vantaggio reciproco che gli associati (che sono i cittadini) devono ottenere. Proprio come in un contratto di compravendita. In effetti la cultura politica della nostra specie ha prodotto, nei secoli passati, diversi tipi di “contratto sociale”, ma ha trascurato di approfondire le ragioni scientifiche dell’unico che poteva produrre leggi coerenti con gli interessi e le aspettative di tutti i componenti la società: il Contratto politico o di Federazione. A. - Bel discorso, ma un po' difficile da capire. Adesso mi vuoi dire cosa significa la parola “contratto” in politica? P. - L'idea di “contratto”, come dominante dell'ordine politico, significa che le persone responsabili che partecipano con procedimento democratico alle scelte di governo della comunità, devono disporre degli strumenti giuridici che garantiscono a tutti gli associati il diritto inviolabile, inalienabile, imprescrivibile ed illimitato di fare o legittimare la Legge che tutti devono rispettare.

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Per ottenere questo ogni persona responsabile deve poter partecipare direttamente al governo deliberando, abrogando, o modificando a maggioranza le leggi che riguardano tutti (Democrazia diretta) oppure legittimando, o delegittimando, quelle fatte dai “rappresentanti” (Democrazia rappresentativa). In questo senso il Federalismo, in quanto idea del governo contrattuale, è anche un governo popolare in cui la legge, parafrasando Lincoln e come la vera Democrazia presuppone, è governo “del popolo, dal popolo, per il popolo”. A. -E chi sarebbero secondo te “le persone responsabili”? P. - Le “persone responsabili” sono i cittadini attenti ed informati sulla politica, che partecipano direttamente al governo della comunità. Con procedimento democratico mediante Referendum popolari di iniziativa e di revisione delle leggi, essi possono scegliere sui FATTI concreti della vita sociale a qualunque livello delle istituzioni. Ovviamente il Referendum così concepito, non può essere soggetto a “limiti” di sorta come, ad esempio, il Quorum del 50% + 1 della partecipazione degli aventi diritto al voto per la validità del risultato, previsto dall'art. 75 della Costituzione. In Democrazia nessuna legge può “limitare” il diritto del popolo sovrano all'autogoverno. I Referendum popolari legislativi o deliberativi, in sostanza, sono gli strumenti giuridici dei quali i cittadini dispongono per controllare e limitare il potere che discende dalla politica. A. - Ma non ti sembra esagerato attribuire alla gente, al popolo, un simile potere, considerato l'attuale basso grado di cultura della massa e di scarso interesse alla gestione della cosa pubblica da parte della gente? P. - E' una questione di educazione civile e di responsabilità. E' ormai evidente che senza strumenti decisionali, la gente non partecipa alle scelte di governo che riguardano la propria vita

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ed i propri interessi e non si allena all'esercizio della Democrazia, che esige responsabilità e partecipazione. Senza la mannaia della partecipazione popolare alle scelte di governo e senza stabilire la sacralità delle informazioni, non si può fare uno Stato Federale, perché il Federalismo, in quanto “contratto politico” fra Cittadini liberi ed eguali, è un processo istituzionale di autogoverno basato sulla responsabilità personale, sulla libertà di scelta e di iniziativa e sul controllo diretto delle leggi da parte dei Cittadini sovrani. A. - Non ho ancora capito bene. MA IN CHE COSA CONSISTE QUESTO “CONTROLLO” DIRETTO? P. Nel Federalismo i cittadini, col voto, non delegano più “tutta” la loro sovranità ai rappresentanti, ma ne riservano per sé la parte maggiore, in modo da poterli delegittimare a maggioranza mediante Referendum popolari deliberativi o legislativi, quando fanno cose contrarie ai loro interessi o alle loro aspettative. Ebbene: la violazione di questa condizione è la causa per la quale i lavoratori italiani sono costretti a pagare allo stato centralista e sovrano, sotto forma di tasse, imposte e balzelli, oltre il 75% del loro salario. A. - Ma veramente già oggi, col voto, il popolo può cambiare i propri rappresentanti. P. - E' vero; ma in uno Stato sovrano moderno e centralista e statalista quale è l'Italia di oggi, nei quattro o cinque anni di mandato i rappresentanti hanno potere assoluto sulla vita e sugli interessi delle persone e con le loro decisioni (che si traducono in tasse, imposte, obblighi, divieti e doveri, ma anche in privilegi, corruzione e sprechi), possono violare impunemente gli interessi e le aspettative della maggioranza dei cittadini, senza che nessuno sia chiamato a risponderne. In questo modo la Democrazia, limitata al solo giorno delle elezioni, è una farsa perché una volta eletti, i rappresentanti

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diventano i veri "padroni" della vita di ogni cittadino, che in pratica viene semplicemente posto al loro servizio nella più completa impotenza. A. - Alcuni sostengono che le riforme costituzionali presentate dalla sinistra nel 2001 e quelle presentate dal centro destra col Federalismo fiscale, sarebbero il primo piccolo passo verso il Federalismo. Cosa ne pensi in proposito? P. - Il Federalismo, in quanto “contratto” fra cittadini, è un mutuo trasferimento di diritti e non si può introdurre a rate o in percentuali o a piccoli passi. Risponde al principio “Tutto o Niente”, dove il Tutto, risiede sia nella sua nascita dal basso, dalle persone che vivono nei Comuni (Principio di sussidiarietà), sia nella “garanzia” costituzionale dell'equilibrio fra Democrazia diretta e Democrazia rappresentativa offerta dal Contratto politico o di Federazione (Principio di autogoverno); mentre il Niente dipende sia dal mantenimento dell'accentramento statalista dell'ordine sociale e politico, basato sul continuo ed interessato richiamo all'Interesse nazionale, sia dal regionalismo basato sul centralismo democratico di origine marxista, per il quale solo i rappresentanti del popolo possono decidere per tutti. A. - Perché TV, politici e giornalisti, a proposito del Federalismo, parlano di “patto” e mai di “contratto”? P. - Perché la parola “patto”, il Foedus degli antichi romani da cui deriva “Federalismo”, è più elastica ed offre maggiori possibilità di diversa interpretazione rispetto al “contratto”. Questo favorisce i soliti giochi della politica, ovvero le astuzie, le finzioni e le menzogne del teatrino col quale i politici illudono i cittadini di essere liberi mentre sono sudditi. Per gli antichi romani il Foedus era tenuto in considerazione molto diversa rispetto a quella dei politici di oggi, in quanto

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coinvolgeva la “dignità” e “l'onore” della persona che lo stipulava. Per giustificare il potere dei clan che si sono impossessati dello Stato e che lo gestiscono senza alcuna dignità o scrupolo morale, il “patto” si dimostra più adatto del “contratto”, perché il contratto ha una forma ed un contenuto letto, discusso, approvato (o rifiutato) dai contraenti, che in politica sono i cittadini. In realtà il patto così concepito è poco più che una messinscena per ottenere il consenso elettorale. A. - Di tipi di contratti ce ne sono molti. Quale è la differenza fra un “contratto politico e gli altri? P. E' vero: ci sono contratti commerciali, civili, religiosi, di beneficenza, ecc., ma il “contratto politico” o di Federazione ha un contenuto preciso: deve essere reciproco e commutativo e NON aleatorio. Senza comprendere questa differenza, non si può conoscere il significato del vero Federalismo. Il primo tipo di “contratto politico” è quello commutativo, che si stipula quando la misura delle prestazioni dei contraenti dipende dal verificarsi di un evento certo, con il minimo rischio e la massima certezza che venga onorato dalle parti che lo stipulano. Un esempio di contratto commutativo è la compravendita di un bene, in cui ognuno dei contraenti cerca di realizzare il massimo vantaggio con il minimo rischio. Le condizioni giuridiche del contratto politico che precedono la stipula mediante il voto, devono essere costituzionalmente garantite e sono: a) che i contraenti (i cittadini) abbiano un potere sovrano su quanto oggetto del contratto (la legge); b) che la forma del contratto sia certa e si basi sul procedimento democratico; c) che il contratto politico sia riferito a FATTI limitati della vita sociale e non solo alla scelta dei rappresentanti; d) che quanto oggetto del contratto (legge) possa essere

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sempre deliberato, modificato o abrogato dai cittadini sovrani; e) che i cittadini sovrani possano delegare la parte minore della loro sovranità a dei rappresentanti, ma ne riservino per sé la parte maggiore, in modo che le leggi deliberate dai consigli o dal parlamento, siano sempre subordinate al potere del popolo sovrano. In queste condizioni i contraenti (i cittadini sovrani aventi diritto al voto) conoscono a priori l'entità delle loro obbligazioni corrispettive e, essendo “sovrani” delle loro scelte, sono a conoscenza: a) di poter deliberare le leggi direttamente quando i loro “rappresentati” non vogliono farle; b) di poter legittimare o delegittimare, abrogare o modificare le leggi che fanno i loro “rappresentanti”, in modo che corrispondano sempre agli interessi, alle attese ed alle aspettative della maggioranza dei cittadini sovrani, che partecipano alla stipula del contratto (voto). Tutto ciò riduce al minimo il rischio che il contratto politico non sia rispettato in quanto, essendo il cittadino “sovrano”, il governo della Comunità deve offrirgli la massima garanzia giuridica che la legge corrisponda al mutuo interesse della maggioranza responsabile, e non ad interessi estranei, come nel caso dei partiti, dei sindacati, o delle congreghe di potere che sono in grado di occupare lo stato sovrano, ma molto difficilmente la FEDERAZIONE di cittadini sovrani. Tutto ciò considerato può, il lettore, sostenere in buonafede che in uno stato sovrano ed accentrato, il contratto politico sia uguale e reciproco fra cittadini ed istituzioni, e che sia stabilito sulla base della spontaneità, della cooperazione, della mutualità, o delle aspettative dei cittadini aventi diritto al voto? Il secondo tipo di “contratto politico” è quello aleatorio (da “alea”, rischio legato alla sorte), che si stipula quando, in conseguenza di un avvenimento incerto il vantaggio, per ognuna delle parti che lo stipula, non è garantito. E' il contratto politico tipico dell'Italia di oggi, che è sottoscritto

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con il voto ad una persona, sulla base di promesse o sulla fiducia accordata ai programmi,. Questo tipo di contratto non offre ai contraenti (i cittadini sovrani) alcuna garanzia di certezza né possibilità di controllo che la promessa sia mantenuta, o che il programma presentato sia interamente rispettato. Pertanto il contratto aleatorio espone il contraente al massimo rischio ed alla minima certezza che sia, in seguito, onorato. La causa di ciò deve essere ricercata nel fatto che nel contratto aleatorio la quantità di sovranità che il cittadino CEDE col voto ai rappresentanti per il tempo del mandato, è totale o comunque è di gran lunga superiore a quella che riserva per sé. E' come se una mela mezza marcia (il programma dei partiti), fosse pagata con denaro tutto buono del voto dei cittadini. Ebbene: il contratto politico aleatorio è la condizione della servitù del cittadino nei confronti dello stato sovrano, del parlamento sovrano e dei consigli sovrani. A. - Molti, oggi, parlano di “Federalismo fiscale” indicandolo come riforma dello stato in senso federale. Qual è la tua opinione? P. Ti risponderò con le parole di Gianfranco Miglio che sosteneva che “nessun Federalismo fiscale è possibile senza una vera riforma federale dello Stato”. E' inutile illudere la gente con promesse che creeranno solo confusione. La mia opinione è che il Federalismo fiscale accrescerà le tasse locali mantenendo quasi inalterate quelle centrali a causa dell'assenza di una struttura veramente federale dello stato; stato federale che per sua natura tende sempre verso lo stato minimo che sia in armonia con gli interessi, la libertà, l'iniziativa, la sicurezza, il benessere e le aspettative di tutti. A. - Quali sono, a tuo parere i nemici del Federalismo? P. - A mio parere il più grande nemico del Federalismo è l'ignoranza della massa, dovuta al sistema delle informazioni

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in mano alle lobbie di potere. Da un punto di vista istituzionale, diversamente, il nemico del Federalismo inteso come dottrina dello stato contrattuale è lo Stato sovrano moderno che si basa sull'accentramento, sulla democrazia parlamentare, sull'indefinita ed incerta divisione dei compiti e delle funzioni ai vari livelli delle istituzioni e sulla sovranità del Parlamento e dei Consigli posta sopra i Cittadini. Tutto ciò mentre la Costituzione afferma che: “La sovranità appartiene al popolo” (art.1°, comma 2°). Nelle condizioni sopra dette il disordine, l'arbitrio e l'abuso nell'ordine sociale, generano tassazione inaccettabile in rapporto ai servizi resi, burocrazia smisurata e spesso fannullona, insicurezza, limitazione della libertà e dell'iniziativa imprenditoriale, inefficienza, sprechi, privilegi e finiscono col ridurre i Cittadini a sudditi dei clan di potere e dei partiti che si sono impossessati dello Stato. A. - Ancora una domanda: molti identificano il Federalismo come “secessione” del Nord dal Sud. Qual è la tua opinione in proposito? P. - E' una cosa che neppure io ho mai capito e la considero un grave errore culturale di cui presto pagheremo le conseguenze. Responsabile di questo errore è unicamente la Lega Nord, che ha abbandonato le idee di Gianfranco Miglio per usare il Federalismo come “piede di porco” per scardinare le porte del potere personale e di gruppo che discende dalla politica. In realtà, Il Federalismo è un'idea di UNIONE e non di DIVISIONE. La secessione che vorrebbe la Lega, in un'ottica federale, è un rimedio ESTREMO, che serve solo ad evitare un conflitto armato, una rivolta violenta fra aree e comunità diverse per tradizioni e cultura, oppure soggette ad un diverso trattamento economico e fiscale da parte dello Stato che vuole imporre a tutti l'UNITA', che è un assoluto, un dogma, invece che una libera scelta dei cittadini contrattualmente definita, nel rispetto

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dei reciproci interessi delle comunità e nella libertà dei popoli che intendono federarsi. In condizioni normali Federalismo e secessione sono antitetici, perché la secessione annulla le stesse fondamenta di ricerca spontanea di cooperazione e di mutuo vantaggio sulle quali riposa l'idea di federazione. Tuttavia è facile osservare che oggi nel nostro paese non siamo in condizioni normali e per questa ragione il pericolo della secessione potrebbe essere reale, concreto e sempre più condiviso dai popoli che formano la “nazione”, che sono “costretti” a stare insieme ed a subire governi illegittimi, quale sicuramente sono quelli prodotti dalla Costituzione centralista mai sottoposta ad approvazione o rifiuto delle persone e dei popoli che compongono lo stato italiano. A. - Paolo, ho capito che il Federalismo è cosa molto diversa da quello che pensavo in base a ciò che mi era stato indicato da giornali e televisioni, anche se adesso ho un po' di confusione in testa. Puoi citarmi qualcosa che mi chiarisca ancora le idee? P. - A me è quasi impossibile. Ma se avrai voglia di approfondire quanto ho detto sono sempre a tua disposizione. Ammesso che adesso tu abbia l'idea di cosa è un “contratto politico”, ci provo citandoti una frase del compianto professor Miglio: “Ecco la radice del neofederalismo: La sua vittoria è la vittoria del “contratto” sul “patto” politico, sullo “ius publicum aeuropaeum” dell’Europa statalista.” (intervista rilasciata alla rivista Limes, Sett. 1993). Spero, amico mio, che alla fine tu abbia capito che si tratta di guardare allo Stato ed alla politica con una logica molto diversa da quella che ha prodotto e continua a produrre, aggravandoli, i nostri già gravissimi problemi politici, economici e sociali.

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Il Federalismo tradito Breve analisi sulle contraddizioni del “falso federalismo” della Lega nord, rispetto all'idea di una FEDERAZIONE di Comunità di cittadini sovrani proposta dall'Unione Toscana. Pensiamo che un federalista che conosce la materia, abbia poco da condividere con la Lega Nord e con i suoi alleati, sulla bellissima idea della forma di stato e di governo “Federale”, molto diversa d quella dello Stato unitario sovrano dell'Italia di oggi, voluta e protetta dai partiti di regime. Infatti: lo statuto della Lega riporta (art. 1°) che è sorta per l'indipendenza della Padania dall'Italia, il che significa, in ultima istanza, ”secessione”; per Il federalismo l'Italia resta unita sulla base di un contratto politico, in cui ogni Comunità locale (Regione, Provincia e Comune) è padrona a casa sua per le competenze ad essa assegnate in base al Principio di sussidiarietà, ovvero per tutto ciò che può essere fatto bene a livello locale nell'interesse dei cittadini. la Lega ha dimostrato di accettare e di condividere il centralismo statale, regionale e locale, in cui le istituzioni sono poste sopra ai cittadini; il federalismo prevede l'abolizione del centralismo e la sostituzione della parola STATO con la parola “FEDERAZIONE” di cittadini sovrani e di comunità. L'Italia è uno “Stato sovrano accentrato”; la vicina Svizzera è una “Federazione” di Comunità formate da cittadini sovrani. La Lega, esattamente come tutti gli altri partiti di regime, accetta l'idea che con la crocetta posta sulla scheda elettorale preparata dalle segreterie dei partiti, il Cittadino ceda ai rappresentanti, per gli anni del mandato, tutta la sovranità ed

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il potere che gli appartiene per Diritto naturale; per il Federalismo la quantità di potere e di sovranità cui ogni avente diritto al voto rinuncia con la scelta dei rappresentanti (voto), è sempre inferiore a quella che riserva per sé, ed è pertanto in grado di legittimare o delegittimare le leggi fatte dai rappresentanti o di revocar loro il mandato. Per la Lega e per i partiti di regime, i Cittadini sudditi sono chiamati a pagare le imposte e le tasse (oggi siamo oltre il 75% di quanto producono), decise dai rappresentanti senza responsabilità diretta; per il Federalismo le tasse, le imposte ed i balzelli pagati dai Cittadini sovrani non possono essere superiori a quanto ricevono complessivamente dallo stato, dalla regione, dalla provincia e dal Comune sotto forma di benefici e servizi, e sono controllate direttamente dai Cittadini sovrani con i Referendum finanziari legislativi (Questo avviene da decenni in Svizzera ed in California). La Lega condivide il principio che le competenze e funzioni degli organi dello stato possano continuare ad essere concorrenti e sovrapposte ai vari livelli istituzionali; il Federalismo prevede che le competenze di ogni organo della Federazione (stato) a qualsiasi livello delle istituzioni, siano rigidamente divise e fortemente separate, in modo che la responsabilità di ognuno sia facilmente individuabile. La Lega accetta il presidenzialismo con ampi poteri; il vero Federalismo predilige un Direttorio, formato da pochissime persone SAGGE con poteri decisionali limitati a competenze esclusive e ben definite. La Lega, riferendosi al Federalismo, non ha mai parlato di "Contratto politico" che è suo sinonimo. il vero Federalismo è "la Teoria dello stato contrattuale", in cui ogni legge della FEDERAZIONE viene legittimata o deliberata da un "Contratto politico" fra cittadini o fra cittadini ed

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istituzioni. La Lega, in clamorosa contraddizione con il suo Statuto, ha ormai accettato l'assoluto dell'art 5° della Costituzione sull'unità per cui l'Italia è una e indivisibile, che in quanto ASSOLUTO, deve essere IMPOSTO anche con la forza. per il Federalismo lo Stato (la Federazione) è sempre una "scelta" volontaria, condivisa dalla maggioranza responsabile, che vota un "contratto di unione" fra diverse comunità territoriali, basato sulla garanzia del rispetto dei reciproci interessi dei contraenti e che lascia ognuno padrone a casa propria. La Lega approva e condivide la "rappresentanza integrale" e la Democrazia solo parlamentare, difese dal grande capitale, dalla partitocrazia e dai sindacati; il vero federalismo prevede che Democrazia diretta e Democrazia rappresentativa siano equilibrate mediante i Referendum popolari di iniziativa e di revisione delle leggi, senza l'antidemocratico Quorum del 50% + 1 dei partecipanti al voto per la validità del risultato. La Lega rifiuta i Referendum di iniziativa popolare deliberativi a livello comunale e regionale e di conseguenza non li ha mai introdotti negli Statuti dei Comuni, delle province e delle regioni dove è in maggioranza; il Federalismo ritiene che i Referendum deliberativi (Comuni e province) e legislativi (regione e stato) di iniziativa popolare senza quorum, siano il cardine della Democrazia federale e della Legge, e che la modifica degli Statuti comunali con l'introduzione dell'istituto del Referendum deliberativo, sia il primo passo verso il vero Federalismo che parte dal basso. La Lega vuole calare il federalismo dall'alto secondo le direttive di chi lo ha sempre usato unicamente come "piede di porco" (cit. G. Miglio) per aprire le stanze del potere personale o di casta interna al partito;

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il Federalismo può nascere solo spontaneamente dal basso, dalle persone "associate" (federate) in comunità e stato. La Lega identifica il "federalismo fiscale" col federalismo; il vero Federalismo prevede che il federalismo fiscale sia la “conseguenza “di una struttura federale dello Stato già in atto, e che non sia possibile introdurlo in un sistema accentrato (l'Italia di oggi). La Lega ritiene che il "federalismo fiscale" porterà vantaggi ad ogni cittadino; per il Federalismo si tratta di una miscela tossica fra due diverse concezioni contrapposte ed antitetiche dello stato, che possono sommariamente essere riassunte in Stato unitario sovrano (quello esistente) e governo Federale, in cui “sovrano” è solo il POPOLO. La Lega, come tutti i partiti di regime, intende la sussidiarietà come principio gerarchico fra organi dello stato partendo dal vertice, ovvero dal "centro"; il Federalismo afferma che la sussidiarietà è sinonimo di Democrazia diretta e di Sovranità popolare, e che l'individuo e la famiglia, e non la gerarchia verticista dei partiti, debba essere il cardine del governo federale. La Lega approva il principio che la Legge, fatta soprattutto dai partiti per i partiti in vista dei vantaggi elettorali, sia legittimata dal Presidente della Repubblica; il Federalismo prevede che la Legge possa essere sempre legittimata o delegittimata, fatta, abrogata o modificata dagli aventi diritto al voto, con lo strumento del Referendum legislativo di iniziativa popolare, senza Quorum per la validità del risultato. La Lega ha mostrato di ritenere che gli unici Referendum possibili siano quello abrogativo, quello consultivo e quello propositivo, in linea con i partiti centralisti ed antidemocratici che vogliono decidere anche contro la sovranità popolare;

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per il Federalismo tutti e tre i tipi di referendum (abrogativo, consultivo e propositivo) sono TRUFFE di Democrazia, in quanto lasciano sempre l'ultima parola ai rappresentanti dei partiti nelle istituzioni. Quelle sopra esposte sono solo alcune delle differenze fra il vero Federalismo e quello proposto dalla Lega nord ed accettato dai partiti di regime. E' opinione dell'Unione Toscana che il Federalismo, in quanto forma di stato e di governo, si possa o meno condividere, ma è necessario che ogni cittadino sia opportunamente informato su come stanno veramente le cose e soprattutto che possa “scegliere”: cosa non consentita dall'ordinamento vigente, che consente solo la scelta dei rappresentanti dei partiti, fatti eleggere dai partiti, per i partiti.

Il federalismo dei partiti e quello della storia Il Federalismo che i partiti si apprestano ad approvare è solo una spudorata finzione, una menzogna messa in essere per uccidere l'idea del vero federalismo: la sola, vera e conveniente alternativa all'attuale regime dei partiti. Il Federalismo fiscale, spacciato dalla Lega per federalismo, in realtà è solo un DECENTRAMENTO mascherato, con il quale i partiti di regime vogliono celebrare le nozze incestuose fra il centralismo statalista, antidemocratico e corrotto e la Democrazia federale. Di questo NESSUN giornale o televisione di regime parla MAI. Ma diamo un brevissimo sguardo alla storia del Contratto sociale e politico nel corso della storia La teoria del Contratto sociale e politico trova le sue origini in Italia da una disputa storica fra i sostenitori del toscano Ildebrando da Soana,

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divenuto papa con il nome di Gregorio VII, ed i sostenitori dell’Imperatore tedesco (Gregoriani ed Antigregoriani), verso l’anno 1080, al tempo in cui nell'Italia del centro e del nord sorgono le prime Autonomie comunali. Il re, sostengono i Gregoriani, non governa i sudditi per diritto divino illimitato, ma per un contratto tacito esistente fra lui e gli individui che si impegna a governare rispettando certi principi e certe regole morali e religiose, violando le quali rimane privo del suo diritto e della sua autorità davanti al popolo. L'idea di sovranità popolare, cardine del Federalismo, agli effetti della formazione della legge della comunità e del necessario controllo e limitazione che il popolo ha il diritto di esercitare nei confronti di chi si occupa del governo della comunità, appare nell'opera di Marsilio da Padova (Il “maledetto Marsilio”1 per i carnefici che accusavano gli eretici di aver attinto le loro idee dalle sue opere). Collegando il suo pensiero con Aristotele (Politica, libro III, capitolo 6), Marsilio afferma che: ... il legislatore o causa efficiente prima e specifica della legge è il popolo, o l'intero corpo dei cittadini, o la sua “parte prevalente” ... dico che le leggi e qualsiasi altra cosa stabilita con un'elezione devono ottenere la necessaria approvazione della stessa prima autorità e non da un'altra.2. Marsilio poneva così l'autorità del popolo (sovranità) come sola fonte di legittimità dell'autorità politica, in grado di stabilire la legge della comunità: una definizione che è alla base delle costituzioni federali, ma non di quelle centraliste dello stato moderno, che in genere conferiscono il potere di deliberare e legittimare la legge ai re ed ai soli “rappresentanti” del popolo. Tuttavia è solo fra il sedicesimo e diciassettesimo secolo, con Althusius, che lo Stato non è più inteso come obbligo unilaterale del popolo nei confronti del principe, ma come obbligo contrattuale tra i due. Althusius riconosce anche il diritto di resistenza dei cittadini contro l'assolutismo della monarchia, e l'esigenza dell'autogoverno 1

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Marsilio fu condannato per eresia da Giovanni XXII e costretto a fuggire a Norimberga) Marsilio da Padova, Il difensore della pace, testo latino a fronte, BUR, Milano, 2001, p. 131.

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della comunità. Grozio, olandese, in De jure belli ac pacis (Il diritto della guerra e della pace), del 1625, fonda il diritto esclusivamente sulla ragione umana. Il punto di partenza del suo discorso sta nell’identificazione di ciò che è naturale con ciò che è razionale e pone il Diritto naturale (giusnaturalismo) in corrispondenza alle cosiddette “leggi della natura” non scritte. Da ciò deriva la sua idea di Contratto sociale essendo gli uomini portati a stabilire rapporti con i propri simili, anche se gli egoismi e gli interessi individuali sono causa di permanenti conflitti. Per tale ragione, afferma Grozio, gli individui istituiscono tra loro dei Patti (contratti), rinunciando ad una parte dei poteri che ciascuno ha in quanto essere libero ed istituiscono un'autorità superiore alla quale ognuno deve obbedire: la legge. Thomas Hobbes afferma che nello stato di natura gli uomini nascono nell'eguaglianza, ma non possono restarci. Dunque è la ricerca dell'eguaglianza che provoca e mantiene lo stato di guerra fra gli individui. Dall'eguaglianza procede la diffidenza e dalla diffidenza la guerra di tutti contro tutti. Tale condizione è caratterizzata dallo scontro perenne delle singole volontà e si risolve in quello che Hobbes definì il “bellum omnium contra omnes”. Questo filosofo politico concepisce i rapporti fra cittadini come il risultato di un contratto: “Il muto trasferimento di diritti si chiama “contratto”3. Il “contratto”, per Hobbes, è inteso a salvaguardare la pace ed a conservare la vita degli individui. Locke nei due Trattati sul governo (1690), attacca la dottrina del diritto divino per la quale il sovrano riceve da Dio il diritto di governare, proponendo un modello contrattuale, già teorizzato da Grozio e da Hobbes, che riconduce l'origine del potere politico e dello Stato a un patto tra individui, cioè ad un contratto. Locke sostiene che i cittadini devono limitarsi a delegare l'esercizio della forza (esercizio del potere) al sovrano, il quale deve garantire a tutti i diritti naturali, ossia il diritto alla vita, il diritto alla libertà, il diritto alla proprietà e il diritto alla difesa di 3

Thomas Hobbes, Il Leviatano, a cura di Tito Magri, Editori Riuniti, Roma, 2005, p. 78.

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questi diritti. Se lo Stato viola o usurpa la sovranità popolare, i cittadini, afferma Locke, hanno il diritto naturale di rimuovere, anche attraverso una rivoluzione, il potere costituito. Nel 1748, a Ginevra, Montesquieu pubblica De l'Esprit des lois (Lo spirito delle leggi), un vasto progetto a cui dedica quasi venti anni di studio. In ogni Stato – afferma - vi sono tre generi di poteri: il potere legislativo; il potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto delle genti, e il potere esecutivo di quelle che dipendono dal diritto civile.4 Le sue definizioni delle tre forme di governo repubblicano che si fonda sulla Virtù, monarchico che si fonda sull'Onore e dispotico che si fonda sulla Paura e la divisione dei poteri dello Stato, Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, furono immediatamente sottoposte a forti critiche, ma le sue idee entrarono nella coscienza del secolo e di quello successivo. Il Contratto sociale è il titolo di un famoso libro concepito da J. J. Rousseau fin dal 1744 e pubblicato nel 1762 ad Amsterdam. In esso l'autore ha il grande merito di riaffermare con vigore l'idea di Patto, Contratto nelle relazioni fra le persone, le persone e le istituzioni, le comunità e lo Stato. Questo autore vedeva gli individui coinvolti idealmente nella deliberazione delle leggi che regolano la loro vita, ma confinava questa possibilità nelle piccole dimensioni della comunità. Rousseau scrive che: Ciascuno mette in comune la sua persona e tutto il suo potere sotto la suprema direzione della volontà generale; e noi, come corpo, riceviamo ciascun membro come parte indivisibile del tutto. E’ questa, purtroppo, l'alienazione totale e perpetua dell'individuo allo Stato inteso come volontà generale, posta esternamente ai cittadini. Questa idea rappresenta, a partire dalla Rivoluzione francese, il consolidamento dell'assolutismo statale settecentesco e la conseguente nascita e sviluppo dell'idea di Stato moderno, sovrano, unitario ed indivisibile, cui ha fatto seguito la sua esaltazione attraverso lo Stato nazionale, che tanti conflitti e guerre disastrose ha determinato nel corso dei secoli diciannovesimo e ventesimo. 4

Montesquieu, Lo spirito delle leggi, Rizzoli, Milano, 1989, p. 309.

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E' il filosofo Immanuel Kant che per primo indica il federalismo come dottrina sociale a carattere globale e la guerra come il più grande ostacolo alla moralità, la più grande nemica del progresso. Se gli individui - afferma Kant - sono costretti ad adattare il loro comportamento ad un ordine politico modellato su principi autoritari o di eccessiva libertà, o se la loro coscienza è informata all'etica della conflittualità e della violenza, lo sviluppo delle loro capacità resta mutilato ed il loro progresso morale è limitato. Il grande filosofo definisce profeticamente una chimera l'idea di stabilire la pace universale sulla base dell'equilibrio delle potenze ed afferma che l'accordo della politica con la morale è possibile solo in un'unione federativa universale. Bisogna giungere a Pierre Joseph Proudhon perché i principi su cui si regge la teoria del contratto sociale siano chiariti definitivamente e che appaia l'idea di contratto politico o di FEDERAZIONE, come Religione civile dell'Umanità futura.. Nel periodo compreso fra la fine del Settecento e le rivoluzioni sociali del 1848, si realizza in Europa un enorme sforzo di elaborazione ideologica, che costituisce la base per ogni successiva critica e costruzione sociale. Si ridefiniscono i vecchi termini come proletariato, sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, classi sociali, capitalismo, associazione di produttori, emancipazione, socializzazione dei mezzi di produzione, proprietà privata, concorrenza, ecc.. Questo periodo, caratterizzato da brutali e violente trasformazioni, segna il passaggio dalla vecchia società contadina alla società capitalistica ed industriale. In pochissimi anni vengono evidenziati i grandi problemi che successivamente determineranno la storia delle lotte sociali del XIX e del XX secolo. E' soprattutto dopo il 1830 che si comprende in modo sempre più chiaro che la grande Rivoluzione del 1793, con la quale si erano spossessate le classi feudali, non aveva apportato evidenti benefici al popolo, mentre erano enormemente cresciuti i vantaggi ottenuti da diversi settori economici come il fondiario, il bancario e l'industriale. E' il periodo in cui le promesse egalitarie dei rivoluzionari

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dell'ottocento, si risolvono nella grande miseria delle squallide periferie delle città industriali, nelle condizioni di incertezza e di sfruttamento delle classi operaie e dei bambini e nella rapidissima accumulazione di ricchezze da parte delle classi già privilegiate e senza scrupoli. E' questa l'epoca in cui Proudhon, di origini popolari e sempre difensore della classe operaia, si trova in concorrenza con le idee di altri esponenti del movimento rivoluzionario come Saint-Simon, Fourier, Luis Blanc, Marx, Engels, Bakunin, ecc.. A P. J. Proudhon, considerato come caposcuola della moderna teoria del governo federale o contrattuale, successivamente indicata da altri autori come Federalismo integrale5, o “della Persona” o “del Nuovo umanesimo”, oppure come 6 Neofederalismo , si deve soprattutto l’aver delineato la moderna dimensione culturale della contrattualità politica delle LEGGE. Ebbene: gli esponenti dei partiti italiani attuali, con l'appoggio dei giornali e della televisione di regime, tradiscono e cercano di uccidere ogni giorno lo spirito e la lettera del pensiero di questi grandi studiosi dei sistemi sociali, che attraverso un sforzo comune durato secoli, ci hanno permesso di giungere all'idea di FEDERAZIONE, ovvero di CONTRATTO POLITICO come dominante dell'ordine sociale repubblicano e democratico.

Aderisci all'UNIONE TOSCANA per sconfiggere questo tentativo socialmente CRIMINALE 5

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Il federalismo integrale o della persona, o del nuovo umanesimo, di Alexandre Marc e Robert Aron che fecero parte fece parte del gruppo dei “non-conformisti” degli anni '30. La teoria del neofederalismo è di Gianfranco Miglio.

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Dialogo sul Federalismo