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ANNO 2017


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Sotto la nuova guida della Pasticceria La Delizia di Piero D’Alaimo ha ripreso vita un pezzo di storia del centro di Potenza, il Gran Caffè, da sempre più di un bar per i cittadini del capoluogo lucano. La nuova proprietà ha colto questa sfida come un impegno verso la città, con la finalità di restituire alla gente quello che dai più viene considerato uno dei simboli del centro storico. Molto del suo nuovo corso arriverà dall’esperienza nell’arte bianca, dalla gelateria e soprattutto dalla pasticceria, vero motore del nuovo Gran Caffè. Sotto la solida guida del maestro pasticciere Piero, si cercherà di offrire i migliori prodotti, in un’atmosfera di eleganza e tradizione.

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INDICE Lucania, dalla finestra è un bel panorama

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Ti porto la Luna

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A sud di nessun nord

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Domino lucano

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Lucani a bassa voce

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Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per la “lucanità”

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Il disegno si vede alla fine

Sovvertire l’universo simbolico per rigenerare il tempo

Cibo e quieto vivere Il buon cibo è una priorità del buon vivere. Riscopriamo e rielaboriamo antichi sapori lucani

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Aglianico: ebbrezza di Lucania

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Il Semaforo

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Una rubrica che racconta cosa accade sul territorio regionale nel bene, nel male, dal verde al rosso, passando per l'incertezza del giallo

Gran Caffè Riapre il salotto buono di Potenza

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19 Sport - La salvezza è solo l'inizio

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Impianti Sportivi Dal calcio alla pallavolo, dal basket alla pallanuoto, le infrastrutture sportive della città capoluogo denunciano gravi carenze ormai da decenni

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SouthMag in libreria

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Southern Magazine & Imago lucus La collaborazoine tra Southern Magazine e Imago Lucus nasce per caso nella ricerca di soddisfare il bisogno di esprimersi e raccontare

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Lo sversamento resta, la rappresentanza si rinnova

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Lucania Mia

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DIRETTORE Michele Lilla GRAPHIC DESIGN Francesco Vicino EDITING Gianluca Petraglia

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COLLABORATORI Carmensita Bellettieri Ilaria Laurenzana Maria Grazia Morlino Daniele Brancati Michele Cammarota Mariano Marcogiuseppe FOTO Ilaria Laurenzana

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Donato Palumbo Francesco Traficante Michele Lilla Associazione IMAGO LUCUS EDITORE Reload S.r.l. semplificata Via della Tecnica, 18

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_____________________ Anno 1 n.1 Maggio - Giugno 2017 Registrazione Tribunale di Potenza N. 34/2017 R.G.

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Per informazioni, suggerimenti, segnalazioni e richieste varie scriveteci a info@southernmagazine.it Sito Web

www.southernmagazine.it Southern Magazine

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Benvenuto SouthMag Proviamo a nuotare controcorrente, non ci facciamo trascinare, ci alziamo sulla tavola e cavalchiamo l’onda. Fondiamo un giornale, lo facciamo digitale ma anche di carta, ne vogliamo sentire il sapore mentre coltiviamo i nostri sogni. CosÏ nasce Southern Magazine, un mensile incentrato su territorio, cultura, eventi, informazione e lifestyle. Molti saranno gli spazi per l'innovazione e il suo rapporto con un territorio legato fortemente alla terra. Non mancheranno approfondimenti sul buon cibo e pagine dedicate al tessuto economico e culturale del Mezzogiorno, da sempre troppo in ombra rispetto al resto della penisola. Centrale sarà il ruolo della fotografia e del suo essere linguaggio di cronaca ma anche arte, il tutto grazie alla collaborazione con l’associazione Imago Lucus.

Michele Lilla

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Lucania, dalla finestra è un bel panorama

Idi di Marzo

Meno royalty per tutti La politica lucana cambia modello? Cesare muore e Bruto diventa ambientalista. Sarà il calo di popolarità, saranno forse l’inizio di campagna elettorale e la vicinanza alle primarie del PD, o magari sarà solo la sana voglia di tutela della propria terra, ma da qualche tempo le idee del governo regionale hanno virato verso una politica ambientalista. Dalla diga del Pertusillo alle cisterne del Cova di Viggiano, nelle ultime settimane troppi sono stati gli episodi che “puzzano” per non far scattare qualcosa anche nelle parole del governatore Pittella. Serviranno più di 23 pugnalate per scalfire il petto degli imperatori del petrolio? Moliterno Val d’Agri 15 marzo 2016 #Jesuisambientalist

Matera che bella Matera La città dei Sassi, icona di un Sud che vuol essere protagonista, sarà Capitale Europea della Cultura nel 2019 e, come annunciato dal ministro Giancarlo Padoan, tappa di visita della delegazione del prossimo G7 dei ministri finanziari (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada) in programma a Bari dall’11 al 13 maggio di quest’anno. La protagonista del summit sarà Bari, ma la visita turistica del 13 maggio dei delegati dei 7 paesi più industrializzati al mondo rappresenta un vero salto di qualità per Matera, inizialmente ritenuta inadeguata per la candidatura a Capitale Europea della Cultura. Ancora una volta la nostra Matera si accoda al capoluogo pugliese: dalla rete ferroviaria all’aeroporto, fino ai manager in viaggio di lavoro. Così dalla finestra è tutto un bel vedere, ma sembra quasi che la città dei Sassi risponda meglio ai richiami pugliesi e sempre meno a quelli degli uffici di viale Verrastro.

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Via della Tecnica, 18 - POTENZA Tel. 329.8037899 - www.reloadweb.it

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Ti porto la Luna Al planetario di Anzi, il 3 e il 4 giugno, sarà esposto un frammento di roccia lunare. Evento unico per la nostra regione La Luna arriva in Basilicata! Non stiamo parlando del ponte sospeso di Sasso di Castalda ma della Luna in “carne e roccia”: nell’ambito del progetto “Flussi turistici”, l’associazione Teerum Valgemon Aesai ONLUS di Anzi, ente gestore del Planetario Osservatorio Astronomico di Basilicata del Comune di Anzi, darà il via il 3 e il 4 giugno al più grande evento astronomico del Mezzogiorno portando ad Anzi una roccia lunare. L’iniziativa dal nome “TI PORTO LA LUNA 2017” sarà un'occasione unica per osservare un CAMPIONE LUNARE, un frammento di luna raccolto dagli astronauti nelle missioni Apollo. Questa roccia ha un valore inestimabile, perché non si è più in grado di acquisire altri esemplari per via degli elevati costi delle missioni. Le missioni Apollo portarono sulla Terra 382 chilogrammi di campioni lunari. La roccia protagonista dell’evento di Anzi sarà un campione della missione Apollo 15 raccolto dall'astronauta James Irwin alla Stazione 8, adiacente al modulo del primo atterraggio lunare. Il campione, con peso lunare di 109 grammi, è un frammento della roccia originale, che pesava 2.672 grammi una volta tornato sulla Terra. La roccia è un basalto lunare di circa 3,3 miliardi di anni. Questo pezzo

di Luna è più antico del 98% di tutte le rocce presenti sulla superficie terrestre. La roccia è stata concessa in prestito dalla NASA a Luigi Pizzimenti, storico del Programma Apollo, accreditato presso il Lunar Sample Laboratory Facility (ente custode delle rocce lunari Apollo), presidente di ADAA, Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica, e autore del libro: “Progetto Apollo: Il sogno più grande dell'uomo”. Il progetto può qualificarsi come efficace strumento di marketing territoriale per la promozione e la valorizzazione della cultura della Basilicata tutta e, soprattutto, un’occasione preziosa per il piccolo paese presepe e il suo planetario. Molti sono infatti i partner che hanno reso possibile l’arrivo della roccia lunare: la NASA, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’ADAA (Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica), oltre all’Unione Astrofili Italiani (UAI), all’Associazione Astrofili Planetario Osservatorio di Anzi e al Centro Astronomico Neil Armstrong di Salerno. Redazione

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Foto di Donato Palumbo

A sud di nessun nord Quando mio padre mi mandò a cercare il primo confine, ero ancora un ragazzino. “Domani sul presto vai a trovare l’est”, mi disse, e non aggiunse altro. Camminai per ore nella direzione che mi aveva indicato, ma alla fine l’Est non lo trovai. Intravidi solo l’orlo di una collina e osservai il sole che cominciava a sorgere in lontananza. “Allora?”, domandò mio padre vedendomi tornare sconsolato. “Niente, non l’ho trovato. C’era però il sole che sorgeva in lontananza. Era bello”, risposi. Mio padre sorrise. “Allora più tardi cercherai l’ovest”, mi disse sperando di rincuorarmi. Pranzammo assieme e m’avviai già nel primo pomeriggio. Camminai a lungo in direzione del sole che tramontava e mi soffermai a guardarlo calare dietro i rami tremolanti dei pioppi sul torrente. Era ormai quasi buio e m’incamminai per tornare al più presto verso casa. “Trovato?”, domandò mio padre con un sorriso. “Niente. Però ho visto il sole tramontare dietro i pioppi. Era molto bello”, risposi. “Domani allora andrai alla ricerca del nord”, mi disse e mi augurò la buona notte. Quella notte non dormii, non riuscivo a capire. Quando mi svegliai al mattino presto, mio padre era già in piedi. Mi preparò la colazione e poi m’indicò quello che doveva essere il

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nord. Camminai verso il bosco di faggi che mi aveva indicato e lì cercai per bene il nord. Non lo trovai, ma vidi un muschio verdissimo e umido ricoprire i piedi dei faggi. Lì mi fermai a riposare e a prendere il fresco. Dopo molte ore di cammino rientrai finalmente a casa, stanco della lunghissima camminata e demoralizzato ancor più del giorno prima. “Questa volta l’hai trovato?”, domandò mio padre sorridendomi ancora. “Nemmeno”, risposi sconsolato buttandomi sul divano. “Ma sono sicuro che domani troverai il sud!”, e m’indicò dalla finestra il cammino da intraprendere l’indomani. Neanche quella notte riuscii a dormire. Continuavo a non capire. Mi avviai al mattino presto in direzione delle colline che mio padre mi aveva indicato la sera prima. Camminai per ore cercando il sud senza trovarlo. Mi ritrovai su delle colline brulle e m’inoltrai. Erano secche, rugose, senz’erba. Senz’altro dovevano essere i calanchi, come li chiamava mio padre. Faceva caldissimo, non c’era un filo di vento, ma fortunatamente c’era un fico selvatico sotto il quale ripararsi dal sole. Quando la calura passò, ritornai verso casa, sudato e stremato. “E allora?”, domandò mio padre che mi aspettava sull’uscio di casa. “Neanche questo”, risposi sconsolato, “Sono finite le vacanze e non ho trovato niente!”. Mio padre mi guardò, accarezzò i capelli e poi m’invitò a sedermi insieme a lui sugli scalini dell’ingresso. “Figlio mio, hai camminato per vedere il sole sorgere sulle colline e hai camminato per vederlo tramontare dietro i pioppi. Hai camminato per scoprire il muschio sui faggi e hai camminato sui calanchi che bruciavano sotto il sole. Credi di aver capito?”, mi domandò. No, non avevo capito. Solo oggi, dopo aver immaginato di sapere cosa fosse il sud e il nord del mondo e aver tanto girato a vuoto, ho capito che mio padre voleva in realtà insegnarmi che dovevo camminare per crearli con i miei occhi. Oggi, che devo regolare i miei passi alle luci dei semafori e il mio tempo con le corse delle metropolitane, vorrei dirti questo. Camminare non è la soluzione a tutto, ma quasi. Quando sei chiuso a casa e i pensieri ti assalgono, il presente ti opprime e il futuro si chiude e tu sei ridotto a una palla di polvere senza più volontà, ascolta: metti le scarpe, infila di corsa la strada, non importa sia freddo o caldo, non importa piova o nevichi, non importa che tu non abbia più niente da fare o creda che sia ormai tutto inutile… vai e cammina! Soprattutto scegli le strade che non conosci e, se non ne trovi, inventale!  Così, a un certo punto, stremato, saprai finalmente com’è stare a sud... di nessun nord. Daniele Brancati

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DOMINO LUCANO

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IL DISEGNO SI VEDE ALLA FINE

a Basilicata è la terra dei mille paesaggi nel cuore del sud, un perduto scrigno di montagne e calanchi, di boschi e paesaggi desertici, dove si nascondono segreti antichi. Nei secoli le terre di Lucania hanno visto passare invasori di ogni genere, portatori di promesse di un futuro migliore. Ma la società cambia e diventa liquida, in preda alle onde di un precariato dilagante dove prendere un surf e lottare per domarle diviene dovere generazionale. Cosa fare? Come tutelare la propria indipendenza e la propria visione del mondo?

La carta

Il racconto

Ultimo tassello

Fondare una rivista è l’unica risposta che siamo stati in grado di darci. Il risultato finale magari sarà lo stesso, una vita di stenti e lavoro precario, ma inedito è l’impegno di poter cavalcare l’onda e domarla anche solo per pochi secondi. Così nasce Southern Magazine, e il mondo che ci circonda diventa l’unica consolazione per una rinnovata età dell’oro delle riviste culturali. Affrontando ogni genere di argomento, rinnoviamo l’impegno di illuminare il nostro amato Sud.

È una lunga sfida quella che ci attende, il cui scopo principe sarà la creazione di una rete culturale capace di unire esperienze e percorsi differenti in progetti sostenibili, soprattutto dal punto di vista economico. Non sarà impresa facile e cercheremo, nel nostro piccolo, di convincere la società civile che il coraggio del racconto giornalistico è l’unica soluzione per una miglior comprensione del nostro futuro.

Il domino lucano è partito, ma l’ultima tessera è ancora lontana. In una caduta continua il procedere del domino rincorre la tessera seguente e tutte cadono per disegnare un’immagine diversa. Ogni tessera che cade colpisce la seguente così come ogni azione presuppone un progetto per rilanciare la nostra terra. Molto non sarà più come prima ma come sempre il futuro è nelle nostre mani. Noi ci proviamo, piano e con calma abbiamo posizionato le tessere e ora, con queste pagine, abbiamo dato il via. L’unica cosa che conta è raccontare, raccontarci affinché si preservino le peculiarità che caratterizzano la nostra amata terra. “Basta guardarsi indietro, non in quella direzione in cui stiamo andando”.

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Michele Lilla


Foto di Donato Palumbo

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Rubrica LUCANI A BASSA VOCE Sovvertire l’universo simbolico per rigenerare il tempo

I carnevali della Basilicata tra fertilità, sovvertimento e turismo

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Il tempo è un gioco (Eraclito) l carnevale è la via d’accesso privilegiata al sovvertimento e al cambiamento dell’universo simbolico. Nel tempo rituale (che è sempre ciclico) la Natura “muore” in inverno, tocca così al tempo festivo assumere su di sé il bisogno di sovvertimento di questo stato di cose, per rigenerare e rigenerarsi. Di questa necessità si fa carico il carnevale, che si rinnova e si costruisce nel linguaggio della corporeità nella sua essenza materiale. Gli attori sociali si trasfigurano negli attori della fertilità, dell’abbondanza e della rinascita per ristabilire il tempo rituale. Un sovvertimento ben programmato che deve negare l’ordine sociale e al contempo riaffermarlo. La fenomenologia del Carnevale in Basilicata si veste di diverse implicazioni teoriche, presenta figure arcaiche protagoniste dei momenti della fertilità o di derivazione greco-romana in opposizione ad alcune figure 18

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peculiari che rappresentano la distruzione. A Tricarico sono esseri antropomorfi che impersonano la Mucca e il Toro nei momenti dell’accoppiamento, a Satriano di Lucania sono degli uomini-albero che vivono nei boschi e a Teana l’orso, simbolo di fertilità. A San Mauro Forte sono protagonisti i campanacci che incarnano il maschile e il femminile, a Lavello i “Domini” che cercano di conquistare le donne, ad Aliano le “Maschere Cornute”, a Cirigliano le maschere dei mesi dell’anno e a Viggianello le maschere di paglia che vengono poi bruciate in un falò. A Montescaglioso, ad Anzi e in altri comuni c’è “Carnevalone”, il vecchio da eliminare per permettere sia la rigenerazione del tempo e sia l’esaltazione della figura di “Carnevalicchio” allo scopo di mantenere la ciclicità rituale. Come ogni tempo di festa c’è la necessità che termini, deve esaurirsi per accedere al nuovo tempo rituale e la Quaresima o “Quaremma” segna la fine del sovvertimento e il ritorno dell’ordine normativo e sociale. Oggi ha

ancora senso il ciclo del tempo rituale? L’eccesso del carnevale e le maschere allegoriche trovano spazio nella liquidità del mondo (citando Baumann, che ci ha lasciato da poco), nella mutevolezza del presente e nell’instabilità, perché le ragioni profonde mostrate attraverso l’universo simbolico svolgono ancora una funzione necessaria, utile a ribadire l’ordine e i ruoli sociali. Il carnevale si classifica come un “revival del tempo identitario” e dell’appartenenza al proprio gruppo. Ciò anche in funzione del turismo. Con lo sviluppo turistico dei territori della Basilicata si è rigenerato il bisogno di narrare un patrimonio e di raccontare la propria identità, di avere un appeal turistico. Un mutamento, questo, che incrementa la funzione propria del carnevale e del tempo ciclico. Una tradizione che si innova per sopravvivere e per acquisire più forza e legittimità, un giocare con il passato e il presente come il tempo di Eraclito che è un eterno divenire. Mariano Marcogiuseppe


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Foto di Francesco Traficante

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Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per la “lucanità” Tra ponti sospesi, voli su dirupi e paesini da riscoprire, la nostra Lucania si rivela una terra d’avventura

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a Basilicata, oggi sempre più terra per avventurieri e cuori impavidi, ha svelato una nuova attrattiva riservata agli amanti della natura. Si tratta di un ponte d’acciaio che taglia il cielo, dove l’anima

della nostra regione resta sospesa tra roccia, natura e piccoli paesini dall’antica identità. Parliamo del “Ponte alla Luna”, un’attrazione capace di trasformare il piccolo borgo di Sasso di Castalda da luogo sconosciuto ai più in una località frequentata da migliaia di visitatori nell’ultimo mese. L’esser sospesi nel vuoto, come accade anche a Castelmezzano con il “Volo dell’Angelo”, sembra esser diventato un nuovo, spettacolare punto di vista per apprezzare la nostra terra inesplorata. Così inizia il nostro viaggio d’avventura…

Foto di Michele Lilla

Il Ponte alla Luna

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l nuovo attrattore Ponte alla Luna, inaugurato a Sasso di Castalda (PZ), riassume in un colpo solo brivido e natura. Un’esperienza incredibile, una passeggiata su due ponti tibetani sospesi nel vuoto rispettivamente a 70m e a 120m di altezza, un paesaggio unico tra gli incontaminati boschi dell’Appenino Lucano. L’opera è dedicata all’ingegnere della NASA Rocco Petrone, originario del luogo e responsabile della missione spaziale Apollo 11 del 1969 che portò Neil Armstrong sulla Luna.

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Foto di Ilaria Laurenzana

Museo dell’Utopia - Campomaggiore

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’utopia sociale e architettonica voluta dalla famiglia Rendina rivive oggi nel Museo Scenografico dell’Utopia. L’allestimento del museo, curato dalla società lucana EES, è un perfetto esempio di prodotto culturale innovativo che, grazie alla commistione di media artistici differenti, immerge il fruitore in un’esperienza unica e memorabile: questo moderno percorso didattico ed emozionale si compone infatti di immagini, filmati, scenografie e installazioni con effetti speciali.

Cascate di San Fele

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e cascate di San Fele rappresentano un’avventura “acquatica” senza pari in Lucania: gli scenografici balzi che le acque del Bradano sono costrette a compiere per attraversare il territorio del piccolo borgo lucano danno infatti vita ad un paesaggio magico, capace di attirare sempre più visitatori ogni anno. Articolandosi lungo le vecchie mulattiere di montagna, i percorsi per le escursioni che serpeggiano attorno alle cascate presentano vari livelli di difficoltà e sono studiati per far apprezzare al meglio la straordinaria bellezza del posto.

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Foto di Ilaria Laurenzana

Il Volo dell’Aquila

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n molti ricorderanno il film con Richard Burton e Clint Eastwood, Dove osano le aquile (1969), con un gruppo di agenti anglosassoni impegnati nella liberazione di un ufficiale, prigioniero in un castello sito sulla punta di un monte impervio. Ebbene, nel piccolo comune lucano di San Costantino Albanese (PZ), il richiamo alle aquile si realizza in un’esperienza esaltante: un volo tramite un cavo traente che trasporta il veicolo denominato Aquila tra due stazioni poste a valle e a monte, il tutto nel meraviglioso Parco del Pollino.

Il Volo dell’Angelo

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ell’incantevole scenario delle Dolomiti lucane, e più precisamente tra i comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa in provincia di Potenza, è possibile sperimentare la gioia di volare. Senza nessun deltaplano ma semplicemente grazie ad apposite imbracature e ad una fune metallica, che collega le alture dei due paesi, in molti si concedono il piacere di ammirare panorami mozzafiato, tra il verde e le rocce, sospesi nel cielo, come gli angeli.

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Rubrica CIBO E QUIETO VIVERE Il buon cibo è una priorità del buon vivere. Riscopriamo e rielaboriamo antichi sapori lucani Brownie alla lucana Avete fatto buoni propositi per il nuovo anno? E, arrivata la primavera, scoprite di averli completamente disattesi? Bene, per il 2017 io ho scelto di prendere un impegno con me stessa: mangiare sano per soddisfare sia il corpo che il palato. Dopotutto, siamo o non siamo quello che mangiamo? Ecco quindi che nasce l’esigenza di creare una nuova routine alimentare, il meno industriale possibile, più naturale e magari a km zero. Ho scoperto che mangiare salutare non solo fa bene, ma è anche molto buono e stimolante dal punto di vista del gusto e della creatività. Il primo passo è stato guardarmi intorno e pensare al mio territorio, la Basilicata, cercando di riscoprire e rielaborare quello che offre la mia regione. Avete mai provato i fagioli di Sarconi? Ciò che rende li rende unici è la straordinaria fertilità dei terreni e il fresco clima estivo della zona, mix perfetto che permette agli zuccheri contenuti nel legume di trasformarsi in amido molto più lentamente rispetto alle altre varietà. Ho deciso di provare la varietà chiamata “Duce”: fagioli piccoli e neri. Nonostante il loro aspetto cupo, questi fagioli si sono rivelati, un po’ inaspettatamente, l’ingrediente perfetto per una ricetta alternativa: un dolce. Un’idea golosa che appaga, con un profilo

Un'idea golosa che appaga e nutre... un connubbio perfetto con il cioccolato

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nutrizionale nettamente migliore rispetto a un dolce comune e praticamente perfetto per una cena romantica! Può sembrare strano l’uso dei fagioli in un dolce, ma noi lucani non siamo nuovi all’impiego dei legumi nei dolci: ricordate i famosi calzoncelli di Natale? In origine erano preparati solo con i ceci e non con le castagne come invece si fa oggi. Allo stesso modo, il mio brownie offre un gusto pieno, voluttuoso e denso grazie al connubio tra fagioli e cioccolato. Maria Grazia Morlino

I fagioli di sarconi sono prodotti tipici lucani a Indicazione Geografica Protetta


BROWNIE AI FAGIOLI DI SARCONI IGP Ingredienti Preparazione - 400 g di fagioli di Sarconi IGP (varietà “Duce” già lessati e scolati) - 3 uova - 30 ml di olio (meglio se di riso perché completamente insapore) - 1 bacca di vaniglia - 140 g di zucchero di canna - 25 g di cacao amaro - 100 g di cioccolato fondente al 70% ridotto a pezzetti - 1 cucchiaino di lievito per dolci - 1 cucchiaino di caffè in polvere Brownie

1) Preriscaldare il forno a 180°C. 2) In un food processor (o anche un comune frullatore) versare i fagioli con l’olio e frullare bene fino ad ottenere una crema, quindi unire le uova, lo zucchero, il cacao, il lievito, il caffè, il sale e i semini ottenuti dalla bacca di vaniglia. 3) Lavorare bene fino ad avere un composto omogeneo e cremoso, quindi unire a mano i pezzetti di cioccolato. 4) Versare il tutto in uno stampo quadrato di circa 20 x 20 già imburrato e cosparso di cacao e cuocere per circa 30 minuti (la durata dipende molto dal forno). Controllare dopo 30 minuti, infilando uno stecchino di legno che deve uscirne asciutto. Non cadete nella tentazione di farlo cuocere troppo perché rischiereste di trovarvi con un dolce troppo secco piuttosto che leggermente umido. Otterrete un dolce buono, “cioccolatoso” e godurioso ma bilanciato dal punto di vista nutrizionale, in quanto ricco di proteine vegetali e antiossidanti (forniti dal cioccolato fondente), privo di glutine e senza il latte e i suoi derivati, in caso decideste di utilizzare sullo stampo l’olio d’oliva al posto del burro… Cosa volere di più? Usate uno stampo a forma di cuore ed otterrete un dolce perfetto per il vostro San Valentino! Maria Grazia Morlino

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AGLIANICO: EBBREZZA DI LUCANIA La Basilicata è in fermento, in bilico tra un bisogno compulsivo di voler attrarre e la rottura con i tradizionali schemi di programmazione turistica. L’agricoltura e questo bisogno di ripulire l’immagine di terra di solo petrolio mettono al centro del progetto il vino. L’Aglianico del Vulture è simbolo della vite lucana, storico compagno della tavola contadina e dei sapori genuini. La sua qualità non è in discussione, ma per popolarità non riesce a raggiungere i livelli dei migliori vitigni del Belpaese. Esso non rappresenta, infatti, quello che il Chianti è per la Toscana, il Barolo per il Piemonte, il Sagrantino per l’Umbria, le bollicine per il Triveneto, il Primitivo per il Salento e così via, scorrendo la penisola dal Trentino fino alla Sicilia. Per simbologia e storia, il vino rappresenta un elemento identitario e, da solo, può essere la locomotiva trainante per la comunicazione e il turismo. Aspetto produttivo a parte, negli ultimi anni l’industria del vino ha infatti acquisito un ruolo fondamentale nella realizzazione di programmi d’attrattiva turistica. Indispensabile diventa quindi puntare sull’Aglianico, che resta il nostro unico vitigno escludendo le nuove tendenze del materano e altre qualità che nel tempo sono andate perse, come i vini della Val D’Agri risucchiati dal viscido petrolio. È l’arma in più da cui non possiamo prescindere; dobbiamo forgiarci nel suo carattere, assaporare la sua corposità e prendere spunto dal suo essere antico e deciso. Rendendo ogni volontà d’innovazione una scelta in più, la nostra nuova tavolozza di possibilità si manifesterà nella voglia di

riscoprire le nostre peculiarità e offrirle ai visitatori. Non trattandosi di mera questione di attrazione verso l’esterno, resta fondamentale costruire una consapevolezza interna da parte degli stessi lucani: se non lo apprezziamo in primis noi, come potremmo convincere chi non lo conosce che l’Aglianico merita di più? Proprio per questo si è adoperato un gruppo di giovani produttori del Vulture nell’annuale appuntamento del 52esimo Vinitaly, svoltosi a Verona dal 9 al 12 aprile scorso. Giovani della nostra terra, qualificati e guidati da una passione sfrenata, che hanno puntato sull’unicità del nostro vitigno con percorsi e consapevolezze di respiro moderno. “Una nuova generazione dell’Aglianico del Vulture si affaccia al comando”. Al PalaExpo di Verona, il nuovo corso si è materializzato durante l’importante degustazione curata dal direttore scientifico della Vinitaly International Academy, Ian D’Agata, un’occasione che “resterà negli annali della storia vitivinicola del Vulture come il primo grande passo compiuto da una generazione di giovani che oggi si ritrova alla guida delle aziende di famiglia”. Queste le etichette in degustazione (tutti Aglianico dell’annata 2012): Guadarrà di Bisceglia, Stupor Mundi di Carbone Vini, Oraziano della Casa Vinicola Armando Martino, Carpe Diem del Consorzio Viticoltori Associati del Vulture, Titolo di Elena Fucci, Damaschito dell’Azienda Grifalco, Bauccio di Madonna delle Grazie, Pian del Moro di Musto Carmelitano, Kamai di San Martino, Likos di Vigne Matrodomenico. Michele Lilla

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Il Semaforo "Oro nero" nelle acque lucane

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i ripropone l’annoso problema legato alle estrazioni petrolifere nella nostra regione. Eni ha recentemente divulgato le cifre di quello che potrebbe essere un vero e proprio disastro ambientale: da agosto a novembre 2016 il sottosuolo è stato contaminato con circa 400 tonnellate di greggio, fuoriuscite dal serbatoio D del Cova (Centro oli della Val d’Agri) di Viggiano. In attesa della fine di maggio per il termine della messa in sicurezza dell’area e nonostante le rassicurazioni di Eni – il colosso energetico ha precisato che delle 400 tonnellate ne sarebbero già state recuperate 210 – il caso è ormai diventato d’interesse nazionale. Tardiva, a parere di molti, la divulgazione da parte di Eni di questi orribili dati. E a preoccupare ancor di più è stata l’assenza di controlli…

Quella lumaca del Frecciarossa

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all’11 dicembre dello scorso anno transita ufficialmente sui binari della nostra regione il Frecciarossa di Trenitalia. La velocità non è pero il suo forte, in quanto la “via ferrata” che attraversa il nostro territorio non permette al treno di viaggiare alla velocità che gli si confà. Ne vale pertanto l’esborso economico della Regione Basilicata nelle casse di Trenitalia a fronte di un’alta velocità a mezzo servizio?

Matera Start up

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l 26 e il 27 aprile alla Casa Cava di Matera sono iniziati ufficialmente i lavori di costruzione del programma per Matera 2019 Capitale Europea della Cultura. La due giorni nei Sassi è stata utile per fornire un quadro più chiaro sulla situazione dei lavori e sui dossier in programma. Oltre allo “Start up” è stato evidenziato l’ottimo operato della Fondazione e delle istituzioni nella costruzione della piattaforma culturale che porrà la Basilicata e Matera in primis al centro della cultura europea tra meno di due anni. In bocca al lupo!

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Gran Caffè

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Riapre il salotto buono di Potenza el continuo ricostruire il prop r i o vestito urbano, la città di Potenza ha da sempre visto l’antico e il nuovo convivere, specialmente nel suo centro storico in continua trasformazione. I grandi palazzi e gli edifici in pietra coesistono da sempre costretti nella morsa del crinale appenninico del nostro centro, riciclando su se stessi ogni nuova costruzione. In questo mara-

sma urbano, anche gli abituali punti di aggregazione sono mutati. Nel corso del ‘900 uno dei ritrovi più frequentati dall’intera comunità intellettuale della città è stato da sempre un caffè nel cuore dello “struscio” cittadino, il Gran Caffè Italia, che divenne punto focale per via della centrale posizione sotto i portici del palazzo delle Generali, di fronte alla Prefettura. Anche la storia del celebre caffè è stata condizionata della follia urbanistica della città, tante sono state le chiusure e tante le ripartenze, fino all’ultima a firma della pasticceria La Delizia di Piero D’Alaimo, accetturese di nascita come il commenda-

tore Antonio De Luca, primo proprietario nel dopoguerra e padre dello storico nome “Gran Caffè Italia”. La nuova proprietà ha colto questa sfida come un impegno civico, in quanto la chiusura di questo storico locale è stata l’ultima coltellata ad un centro città sempre più vuoto. Averlo ripristinato non può che essere un segnale diretto alle istituzioni, che un tempo lo frequentavano assiduamente per la colazione e che, senza batter ciglio, avevano trovato nuove abitudini. Il nuovo Gran Caffè La Delizia non ha perso lo spirito di una volta e, in vesti nuove e scintillanti, non lascia nulla al caso,

Gran Caffè La Delizia Sotto la nuova guida della Pasticceria La Delizia di Piero D’Alaimo ha ripreso vita un pezzo di storia del centro di Potenza. telefono: (+39) 0971/36783 email: info@ladeliziapotenza.it www.ladeliziapotenza.it indirizzo: Piazza Mario Pagano, Potenza 30

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tornando a riprendere quelle iniziative culturali fulcro di un’agenda dall’antico sapore: libri, pittura, musica e poesia rivivranno tra i tavolini e le tazze profumate di caffè. Se la rinascita del nuovo “salotto” potentino segna un’inversione di tendenza, lo stesso non si può dire per l’interesse della politica nella riscoperta della cultura come forza trainante di una ripresa. È forse nella memoria, in quei posti capaci di lasciare un segno nel cuore di tante generazioni che risiede la soluzione, il ritrovare quegli ideali ormai segnati da abitudini di consumismo sfrenato. E se, come scrive Erri De Luca, “a riempire una stanza basterebbe una caffettiera sul fuoco”, così a riempire una piazza basterà un Gran Caffè con il suo nuovo aspetto moderno e il suo animo da vecchio saggio. Redazione

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SPORT

La salvezza è solo l'inizio

Il Potenza di mister Biagioni centra la matematica salvezza in serie D, senza dover ricorrere alla pericolosa lotteria dei play-out. La permanenza con una giornata d’anticipo, arrivata dopo la vittoria al Viviani contro il Gravina, ha tutti i tratti dell’impresa, considerata la tribolata stagione a cui la squadra rossoblù ha dovuto

La società sta lavorando alacremente per favorire l’ingresso di nuovi imprenditori lucani e non, desiderosi di entrare a far parte di un progetto serio, solido e di lunga durata.

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far fronte. L’amaro ciclo presidenziale della coppia Vertolomo-Vangone era ormai giunto al capolinea, con la piazza letteralmente in subbuglio e i calciatori lasciati allo sbando. Sull’orlo del fallimento, la società è riuscita a rialzarsi grazie all’avvento della cordata irpino-lucana capeggiata dal prof. Napolitano. L’abile regia del direttore Nicola Dionisio e del presidente Michele Saponara ha riportato fiducia e credibilità a tutto l’ambiente, restituendo dignità e voglia di non far morire il calcio a Potenza. In pochi ci avrebbero scommesso, ma il tra-


guardo della doppia salvezza a livello sportivo e societario è stato raggiunto, grazie alla dedizione e alla professionalità di calciatori e addetti ai lavori. La caparbietà dei nuovi dirigenti, unita a quella dell’allenatore romano, sono state le armi decisive per realizzare positivamente un compito così arduo. Sicuramente questo deve essere il punto di partenza per programmare un futuro finalmente roseo. La società sta lavorando alacremente per favorire l’ingresso di nuovi imprenditori lucani e non, desiderosi di entrare a far parte di un progetto serio, solido e di lunga durata. Un’intera tifoseria si augura che il prossimo sia l’anno della svolta. I presupposti per costruire qualcosa di importante ci sono tutti, in una realtà dove il calcio professionistico manca da ormai trop-

po tempo. Potenza, città capoluogo, merita palcoscenici ben più prestigiosi rispetto a quelli anonimi della serie D. Michele Cammarota

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IL BILANCIO DEL CALCIO LUCANO

Stagione positiva solo per il Picerno, il Matera si gioca tutto ai play-off e il Potenza è pronto a ripartire

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ncora una stagione mediocre per il calcio lucano. Luci e ombre in Lega Pro per il Matera di mister Auteri, che deve accontentarsi di disputare l’ardua roulette dei play-off dopo l’illusione di una promozione diretta in Serie B e la vittoria sfiorata della Coppa Italia di categoria contro il Venezia di Filippo Inzaghi. Il Melfi del presidente Maglione ha navigato in cattive acque per tutto il corso della stagione ed è riuscito solo in extremis ad evitare l’ultima posizione in classifica, garantendosi la possibilità di centrare la salvezza attraverso i play-out. Per quanto riguarda la Serie D, la travagliata stagione del Potenza si conclude con una doppia e

insperata salvezza: l’undici di mister Biagioni ha ottenuto la permanenza in Serie D sul campo e la nuova dirigenza sembra aver intrapreso la strada giusta ripianando i debiti e ponendo le basi per un futuro a tinte rosee. Alla luce dei risultati altalenanti dell’undici di Ranko Lazic, il campionato del Francavilla è stato tutt’altro che esaltante considerate le eccessive aspettative della vigilia. Nonostante una brillante partenza, la Vultur Rionero del “pampa” Sosa sarà costretto a lottare fino all’ultimo ai play-out per evitare la retrocessione in Eccellenza. Le note liete provengono soltanto dal Picerno: la squadra di mister Arleo si è ben comportata e ha stupito tutti gli addetti ai lavori per la salvezza ottenuta con largo anticipo. Redazione

VOTI Matera

6,5*

In attesa dei play-off

Melfi

5*

In attesa dei play-out

Potenza

6,5

D’incoraggiamento alla nuova dirigenza

5

Obiettivi disattesi

Vultur Rionero

5*

In attesa dei play-out

Picerno

7

Salvezza in scioltezza

PUBBLICITA' Francavilla

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Impianti Sportivi Dal calcio alla pallavolo, dal basket alla pallanuoto, le infrastrutture sportive della città capoluogo denunciano gravi carenze ormai da decenni

È di alcune settimane fa la nota del consigliere comunale del PD Gianpaolo Carretta, in cui l’esponente politico torna a rimarcare l’assoluta carenza degli impianti sportivi nella città di Potenza. Il problema è atavico e continua purtroppo a persistere, creando non pochi disagi a tutta la comunità potentina. Carretta sottolinea come la mancanza di squadre di livello medio-alto nelle varie discipline sportive sia in un certo senso da mettere in relazione con l’assenza di strutture degne di tal nome. Lo storico stadio Viviani, nonostante la recente adozione di un ottimo manto sintetico di ultima generazione, versa in condizioni non certo 36

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ottimali con le tribune alquanto fatiscenti. Se si sommano le incertezze di carattere societario a cui la squadra di calcio del Potenza va incontro ormai da tempo per la mancanza di un progetto serio di rilancio, il quadro che ne risulta è abbastanza deprimente, con i leoni rossoblù costretti ad arrancare nell’inferno della Serie D. La piscina di Montereale, non omologata per tutte le competizioni a causa delle dimensioni

Lo storico stadio Viviani versa in condizioni non certo ottimali con le tribune alquanto fatiscenti. non idonee, costringe la Basilicata Nuoto 2000 a disputare le gare interne del campionato di Serie B di pallanuoto alla piscina Scandone di Napoli da parecchi anni. Il CUS Potenza Rugby si è ritrovato quest’anno a non poter disporre del Campo Scuola di Macchia Romana per i ritardi occorsi nei lavori all’impianto, trovandosi obbligato a richiedere ospitalità al Comune di Oppido Lucano. Il parquet del PalaPergola, casa


Pala Basento, della società di pallavolo maschile un'occasione persa per Giocoleria Virtus Potenza, non ecla città, molti anni per costruirlo e pochi mesi celle di certo quanto a servizi quali spogliatoi, parcheggi e illuminazione. Le altre civettuole palestre cittadine, Caizzo e Vito Lepore, riescono nei limiti a permettere lo svolgimento degli incontri delle altre squadre di basket e pallavolo. Un’amara considerazione spetta poi al PalaBasento di C.da Lavangone, vera e propria “cattedrale nel deserto” abbandonata ad incuria e degrado. La capienza di circa 3.000 posti per gli spettatori e l'ampia disponibilità di parcheggio consentono al palazzetto di ospitare concerti e manifestazioni sportive e religiose. L’opera, attesa da tutti come vero esempio di riscatto, si è ritrovata in breve tempo a dover fare i conti con smisurati costi di gestione, non adeguati ad un’utenza di piccole dimensioni.

Michele Cammarota

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SouthMag in libreria VelEni Fabio Amendolara Il Castello Editore

VelEni è uno strano intrigo energetico che coinvolge uno dei personaggi chiave nella storia lucana del dopoguerra. È un’indagine giornalistica che forniscepprofondimento inedito sulla questione energetica di un’Italia sempre meno padrona della propria sovranità, intrigo che coinvolge quel presidente del consiglio Emilio Colombo tanto caro ai suoi paesani lucani. Il libro del giornalista Fabio Amendolara resta però una verità sospesa, un segreto "portato nella tomba" che l’autore intreccia con maestria ma che si conforma come un autentico mistero italiano, dove l’ombra dello Stato si manifesta in figure sempre meno care.

L’Alchimia dell’inganno Peppe Cugno UniversoSud Editore

È il laboratorio UMACA di uno degli ospedali più grandi del sud Italia il luogo cardine da cui si dipanano intrighi e misteri, amore e malaffare, vita e morte del racconto noir di Peppe Cugno, L’Alchimia dell’Inganno. L’accuratezza dei dettagli consente al lettore di penetrare nel contesto descritto dall’autore, seguendo un ritmo avvincente senza pause di sorta. Lo scenario è quello inquietante e fitto di trame della più remota provincia italiana, che fotografa in maniera disarmante quanto di più subdolo possa insinuarsi dietro semplici apparenze. Solo un'attenta indagine sarà in grado di scovare le relazioni pericolose e pertanto la verità, nascosta negli oscuri meandri di una piccola città del Mezzogiorno.

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Southern Magazine & Imago Lucus La collaborazione tra Southern Magazine e Imago Lucus nasce per caso con lo scopo di soddisfare il bisogno di esprimersi e raccontare

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ostituita nel mag­ gio del 2 0 1 2 , l’Associazione Imago Lucus di Potenza è un centro di vita culturale che muove il suo obiettivo associativo nella pratica fo­tografica, nel suo essere pen­siero e azione in rapporto alla capacità di creare immagini concretizzandole nella luce. La forte appartenenza al ter­ritorio dell’associazione è una volontà primaria che si evince anche dal nome: 40

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Imago Lucus, dal latino immagine e bosco sacro. Nome indicativo per quell’identità lucana rappre­ sentata dal suo essere terra an­ cestrale dalle origini mitiche e legate al suo ambiente. Imago Lucus è soprattutto un luogo di creatività legato all’arte, alla fotografia, allo sviluppo di progetti di valorizzazione del territo­rio lucano e alla promozione di ogni iniziativa atta ad incre­mentare e diffondere la cultura e l’arte fotografica in tutte le sue forme. Proprio questa vo­lontà di rinnovarsi ha portato Imago

Lucus a dar vita a Imago Hub, i cui propositi fondamentali sono quelli di incubare progetti e di con­dividere, attraverso corsi e work­shop, conoscenze preziose allo scopo di diffondere e stimolare l’interesse nei confronti della fo­tografia. Redazione


Di seguito c’è una prima selezione di fotografie del collet­tivo di Imago Lucus. Oltre alle foto che corredano i nostri ar­ticoli, in ogni uscita ci saranno delle pagine che racconteranno una storia o un ter­ritorio, che daranno vita ad una provoca­ zione o che proporranno semplice­mente una visione diversa dei nostri luoghi d’appartenenza.

Foto tratta dal sito http://www.imagolucus.it

La fotografia suscita emozioni attraverso le immagini e un progetto editoriale come il nostro non poteva prescindere da un laboratorio di immagini.

Foto tratta dal sito http://www.imagolucus.it

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Lo sversamento resta, la rappresentanza si rinnova Paura e preoccupazione hanno contraddistinto le ultime settimane dei lucani in relazione alle questioni ambientali. Finalmente la politica sembra aver reagito, seppur in superficie, in una primavera di lotte interne per le primarie PD. A giochi fatti hanno vinto quasi tutti e il risultato più significativo arriva dalla lista degli ingressi nella direzione nazionale del partito. Ben fatto? Ci auguriamo più rappresentanza concreta, questo l’unico auspicio. Vi faranno infatti parte i renziani Maria Antezza, Vito De Filippo (in quota Boschi), Salvatore Margiotta e i fratelli Marcello e Gianni Pittella e, infine, Piero Lacorazza, eletto in quota Emiliano. La realtà però guarda a tutt’altro argomento e al centro delle preoccupazioni dei lucani resta, come una macchia che non vuole andare via, la questione energetica: petrolio e rinnovabile fuori controllo sono i veri “must” dei discorsi di piazza. Non dimentichiamo poi il cambio di rotta nei rapporti con Eni e le sue sorelle del petrolio. L’ultima voce in capitolo per una nuova rotta anti-Oil è stata indicata ora dal comandante in capo, il governatore Pittella che, con il tweet di inizio marzo (vedi pagina 7 ndr), ha dato il via alla politica dell’attacco frontale nei confronti del cane a sei zampe. Un modus operandi mai registrato prima dagli amministratori di casa nostra, sempre pronti ad assecondare i bisogni dei grandi gruppi. Niente da obiettare su questo cambio di rotta e sugli elogi che ha scaturito. Significativo, sempre via Twitter, lo chapeau al governatore del “brigante”

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Bolognetti, in occasione dell’incontro sulle questioni ambientali tenutosi a Montemurro, una delle prime uscite del nuovo Pittella. Il radicale non ha perso l’occasione per esortare ancora una volta Pittella ad un nuovo inizio. Gli incoraggiamenti sono arrivati da più parti, anche se non sempre di pari enfasi politica, come quando si è trattato di discutere le mozioni delle primarie. All’interno della maggioranza stessa, la nuova politica non convince del tutto: il consigliere Lacorazza, da sempre il più agguerrito nei confronti delle criticità sulla gestione della questione petrolio, ha parlato di un nuovo inizio ergendosi a paladino di una sinistra rinnovatrice.

Il gigante italiano del petrolio ha sempre avuto campo libero


 E dopo i risultati arriva la prova del nove, ci si aspetta infatti una battaglia ancor più aspra proprio all’indomani della sua promozione nella direzione nazionale in quota Emiliano. L’opposizione regionale che dice? Al netto dei grillini lucani, poche sono le parti politiche che hanno fatto sentire la propria voce: Rosa di Fratelli d’Italia prende parola attraverso giornali e televisioni senza avere grande seguito e dalla nuova sinistra di Articolo 1 arrivano solo segnali deboli che ne rimarcano la sua debolezza genetica di partito embrionale, forse una criticità troppo sottovalutata prima della scissione. I veri amministratori in trincea sono rimasti i sindaci delle valli che combattono e denunciano l’Eni, solo quelli però non distratti dalle elezioni di metà giugno. Il punto focale resta lo stesso, ossia riconsiderare l’approccio generale nei rapporti con Roma ed Eni, la chiave è nel reale potere di rappresentanza della politica lucana, per ora limitata da quei “paletti” imposti nello Sblocca Italia, subìto senza batter ciglio. Finora, nonostante una buona rappresentanza, non si è mai riusciti a strappare qualcosa in più. Ora, con più seggi, si riuscirà a fare maggiore pressione? Il gigante italiano del petrolio ha

http://www.ansa.it

sempre avuto campo libero per le proprie azioni e, in una regione distratta, ha fatto il bello e il cattivo tempo senza grande controllo. C’è però uno spiraglio di luce: il cambio di rotta della politica potrebbe evidenziare le inefficienze di Eni e porre fine al manifesto lassismo delle parti politiche nei confronti dei petrolieri. Ora diventa fin troppo facile trovare falle nel sistema “petrolio”, dagli sversamenti alle vasche senza doppio fondo, dalla diga del Pertusillo fino alle 400 tonnellate finite intorno al Cova. Sarebbe meglio allora uscire dalle incertezze e dalle contraddizioni che ci hanno guidato finora e magari, anche grazie all’esercizio democratico delle prossime elezioni comunali, considerare una nuova strategia che ponga al centro del discorso politico il rispetto e la tutela di quello che resta della nostra terra. Michele Lilla

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Rubrica LUCANIA MIA

a cura di foodfilebasilicata.blogspot.it

Di che pasta sei? Pasta lucana! Si avvicina S. Gerardo e con Lui arriva anche il pranzo dei "Portatori". Il 29 maggio, lungo i vicoli di Via Pretoria, si propaga un'invocazione culinaria al Santo, che sembrerebbe quasi un rito di fertilità. Tra tutte le delizie e le tipicità non può mancare la pasta, quella "di casa" ovvero fatta a mano. L'inno della gastronomia del potentino in tema di pasta e tradizione sono gli "strascinat": un formato di pasta di semola di grano duro, appartenente alla famiglia delle orecchiette, che si ottiene "strisciando" con le dita i piccoli pezzi di pasta su una tavoletta di legno incisa con varie forme geometriche chiamata "cafaruoccl" (prende il nome da un altro formato di pasta simile a uno gnocco detto "ruoccl") e frutto della maestria di artigiani che, da sempre, hanno contribuito alla costruzione del "mito" della pasta fresca lucana. I falegnami sono indispensabili, in quanto creano: "laganatur", matterelli per stendere la pasta; "tavuliedd", per lavorarla e "setiedd", setacci per la farina. Il potere di questi utensili nel conservare la vita spesso li ha resi anche magici: è proprio il caso del setaccio che, quanto più antico e tramandato di nonna in nonna, tanto più acquisiva potere, così da essere utilizzato anche come strumento divinatorio. Gli si creava un foro nella parte lignea e vi si introduceva una forbice, sugli indici si lasciava ruotare il setaccio dopo aver posto una domanda: in base alla direzione (destra o sinistra) si ot-

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teneva un sì o un no all'interrogativo posto. Se l'utensile che serve a creare la pasta è magico, figuriamoci la pasta! Carmela Gerardi, delegata del Club del Fornello di Potenza, associazione che cerca, cura e tramanda tutta la gastronomia lucana, racconta di come alcune nonnine si attengano ancora al vecchio rituale di indovinare il sesso dei nipoti tramite la pasta di casa. L'antropologo Giovanni Battista Bronzini scrive: "al genere dei metodi fondati sulla posizione che assumono certi oggetti appartiene quello, riferito dal Pasquarelli, per cui oggetto dell'osservazione è la pasta ri casa, che ha grande importanza ne la vita economica della famiglia e dovea pure altra acquistarne, perché serve ad indovinare il sesso: così quando si mettono a bollire nella caldaia li maccaruni a lu fusidde, se proprio nel momento dell'ebollizione uno solo vien su, s'avrà maschio". Le donne d'un tempo, quasi sacerdotesse di un fuoco sacro, filavano pasta come si fila la vita, così nascono i "Ferretti, Fusilli, Minnicchi, Minuich, Firricieddi, Firzuli" ovvero dei fusilli fatti originariamente con fili di giunco e in un secondo momento con un filo di ferro. Utensile quest'ultimo che si aggiunge all'altra parte dell'artigianato lucano nato intorno alla pasta, quello del ferro: abbiamo la "rasulecchia", la spatola, la "rutella" per tagliare la pasta a zigzag e la "grattabilbant" ovvero una grattugia per creare una speciale pasta


fresca dal formato molto piccolo e irregolare, i "bilbant" appunto. Un'altra specie di filatura magica si ha con le "Manate": un tipo di pasta non forata per la quale bisogna saper arrotolare lunghi e corposi "vermicelli" e schiacciarli tra le mani, in una specie di filatura tra le dita il cui segreto è la sottile polvere bianca che permette di non farli attaccare gli uni agli altri. Tra i primati della pasta lucana non possono mancare le "Lagane", forse il nome che indica meglio l'antichissima origine della pasta lucana. Laganum e Laganon erano le lasagne del mondo greco e latino: i chicchi dei cereali venivano frantumati e poi macinati; la farina così ottenuta veniva impastata con acqua per ottenere sottili sfoglie da cuocere su pietre roventi. La tradizione lucana della pasta ha conservato integralmente la ricetta originaria che prevede solo semola di grano duro, acqua e sale per fare qualunque formato. Le aggiunte praticate nel Settentrione d'Italia, in particolare le uova, sono diventate poi le lasagne di oggi, le pappardelle, le fettuccine e affini. Il più particolare formato di pasta luca-

na per storia e ingredienti è il Mischiglio, la "summa" della tradizione firmata Basilicata. È tipico di quattro comuni del Parco del Pollino, Calvera, Fardella, Teana e Chiaromonte, che si possono percorrere proprio come una "via del mischiglio". Lungo queste strade l'impasto della pasta fresca è fatto con un misto di farine di cereali e legumi, ceci, orzo e fave mischiata alla farina “Carosella”, grano tenero e alla farina “Senatore Cappelli”, grano duro. Questa ricchezza di varietà di frumenti e qualità di grani lo rendeva un piatto esclusivo per ricchi o nobili, non adatto per la maggioranza di contadini, braccianti e pastori lucani. Il mischiglio ha avuto così un processo inverso alla tradizionale gastronomia lucana: da piatto borghese è diventato "piatto povero" per poi tornare, in base alle tendenze attuali, piatto ricercato da palati che assieme al sapore vogliono gustare l'autenticità storico-culturale del territorio che lo ha generato. Carmensita Bellettieri

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