Issuu on Google+


(A+D)


Tanti dei temi che tratterò provengono da un’ottica abbastanza personale, nonostante le mie argomentazioni sono frutto di uno scambio molto eterogeneo per la ricchezza e varietà culturale delle persone che mi hanno LQÀXHQ]DWRHWUDVIRUPDWROXQJRJOLXOWLPLWUH anni, senza i quali non avrei potuto confrontarmi ne affrontare le diverse situazione che ogni progetto ha portato con sé, a tutti loro; Grazie!


Sabina Vargas Luque SOUTHDESIGN Design e Cooperazione per una Trasformazione Sociale Sostenibile

Master Internazionale Design per la Cooperazione e lo Sviluppo Sostenibile 2011 /2012

Relatrice: Prof.ssa Paola Gambaro Correlatrice: Dott.ssa Maria Pellerano


Indice


SOUTHDESIGN

8

1.1 Intro D+C = T.S.S. (Design e Cooperazione per una Trasformazione Sociale Sostenibile) 1.2 A+D (Artigianato + Design)

La cooperazione

12

2.1 Panorama attuale della cooperazione 2.2 Cooperazione responsabile vs Cooperazione non responsabile $FTXDFRUUHQWHRFRPXQLFD]LRQHÀXHQWH

Sud/Nord 3.1 3.2 3.3 3.4

16

Sud, le risorse del Nord Che rapporto abbiamo con il denaro Cambiare lo stile di vita, è una scelta L’ananas che sveglia la coscienza

Cooperazione e artigianato nel Sud

20

4.1 Linee guide del progetto 4.2 L’ idee che portiamo al Sud 4.3 Il mercato Il modello economico africano Il mercato degli oggetti (parlanti) 4.4 Le risorse del Sud Le risorse “golose” per l’uomo assettato di potere Le risorse degli “uomini liberi” Le risorse sostenibili 4.5 Piano dell’attività

Missione in Ruanda

30

Missione in Marocco

38

Il prezzo

48

Conclusione?

52


8/9

South_ Design Design + Cooperazione per una Trasformazione Sociale Sostenibile

Nel 2000, le Nazioni Unite stabilisce “Gli 8 obbiettivi del Millennioâ€?, in cui 191 Capi di Stato e di Governo hanno sottoscritto un patto globale di impegno congiunto tra Paesi ricchi e Paesi poveri per costruire un mondo piĂš sicuro, piĂš prospero e piĂš equo per tutti.

www.un.org/millenniumgoals/

1. Sradicare la povertà estrema e la fame 2. Rendere universale l’educazione primaria 3. Uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne 4. Ridurre la mortalità infantile 5. Migliorare la salute materna 6. Combattere l’AIDS, la malaria e le altre malattie 7. Assicurare la sostenibilità ambientale 8. Fomentare una cooperazione mondiale allo sviluppo

Otto obiettivi cruciali da raggiungere entro il 2015. Siamo per entrare nel 2013 e la situazione attuale mette in evidenza quanto manca ancora da fare. L’informe pubblicato nel 2008 per le 1D]LRQL 8QLWH LO VXR DWWXDOH VHJUHWDULR %DQ .L0RRQ GLFKLDUD OD GLIÂżFROWj H LPSRVVLELOLWj GL raggiungere questi obiettivi, è sconfortante che a metĂ  del periodo indicato, 15 anni, si parla della possibilitĂ  di avere un “esitoâ€? parziale in relazione agli 8 obbiettivi del Millennio. Ma è ancora piĂš sconfortante la delusione che si può trovare al scoprire che gli 8 obbiettivi GHOOD 'LFKLDUD]LRQH IDWWD QHO  GDL SROLWLFL DSSDUHQWHPHQWH VLQFHUD H GHFLVD SHU ÂżQLUH FRQ l’ingiustizia mondiale, sono nello stesso punto, piĂš le spesse economiche ricavate dai fondi degli aiuti umanitari. $OORUD PL GRPDQGR GRYH VRQ ÂżQLWL L VROGL VH LO SUREOHPD GHO FDPELR FOLPDWLFR q SHJJLRUDWR H OD IDPH QHO PRQGR q DXPHQWDWD VX FRVD VL q ODYRUDWR ÂżQRUD" 6LFXUDPHQWH OD ULVSRVWD D TXHVWR fallimento va attribuita a motivi d’incompetenza e mancanza di senso civico, ma oltre all’ambito governativo, ci sono tante persone ed organizzazioni che lottano da anni insieme agli abitanti delle parti piĂš svantaggiate del pianeta per migliorare la loro qualitĂ  di vita. Piccole, ma grande mosse che svegliano la coscienza sociale e mostrano che una alternativa diversa al modello di sviluppo economico attuale è possibile.


1.1 Intro D+C = T.S.S. (Design e Cooperazione per una Trasformazione Sociale sostenibile) Design e Cooperazione sono due degli strumenti di cui mi avvalgo per svolgere il presente lavoro, 6287+'(6,*1 ULĂ€HWWHUH PHWWHUH LQ GLVFXVVLRQH L PRGHOOL VRFLRHFRQRPLFL DWWXDOL SHU XQD trasformazione sostenibile della societĂ  a scala globale. Racconto l’esperienze personale che ho avuto come designer insieme all’artigianato nel Sud del PRQGRQHJOLXOWLPLDQQLODULFHUFDFXOWXUDOHVXOODWUDGL]LRQHLQDOWULSDUWLGHOPRQGROHULĂ€HVVLRQL e osservazioni di un saper fare ancora latente capace di tracciare una via alternativa nell’economia futura. Mette in discussione l’approccio con cui si è affrontato il tema della cooperazione, su com’è stata praticata negli ultimi 50 anni cercando di darle un senso piĂš ampio e pratico all’interno della societĂ ; Denuncia gli squilibri e l’insoddisfazione che porta l’ordine socio-globale imposto dal Nord verso il Sud. La terra è divisa in due parti, l’emisfero nord e l’emisfero sud, da una linea immaginaria, l’equatore, del latino DHTXĆ—WÇ€ULV equalizzatore. Nella pratica abbiamo un Sud e un Nord divisi per motivi che non riguardano alla teoria di questa innocua linea immaginaria, sono interessi politici ed economici che dettano questa divisione condannando una parte del pianeta a vivere senza dignitĂ , i cosĂŹ detti “paesi poveriâ€?.

SOUTHDESIGN, 2012 Progetto di Social Design Design + Cooperazione per una transformazione sociale sostenibile (D+C=T.S.S.)

/ÂśHVSUHVVLRQH1RUG6XGQRQUDFFKLXGHXQGDWRGHOODORURSRVL]LRQHJHRJUDÂżFDEHQVuXQD situazione di vantaggio/svantaggio rispettiva. ĂŠRUDGLWUDFFLDUHXQDOWURÂłHTXDWRUH´XQDOLQHDJXLGDEHQGHÂżQLWDFKHDYYLDFRPHSULRULWjOD costruzione di un mondo equo basato su un nuovo ordine socio-economico, dove la parte vantaggiata del mondo possa decidersi per una vita sobria piĂš soddisfacente e la parte svantaggiata possa avere gli strumenti necessari per svilupparsi autonomamente. Sono consapevole di difendere un’idea che interessa soltanto a una minoranza della societĂ , ma anche delle mie responsabilitĂ  sociali e globali, per ciò, sono giunta alla conclusione che per trovare una soddisfazione professionale e personale nel mio mestiere, sia necessario seguire XQDYLDSLHWLFDHQRQVRODPHQWHOHJDWDDOODSURJHWWD]LRQHGLEHQLGLFRQVXPRÂżQLDVHVWHVVL,O design si sviluppa all’interno della societĂ , comprende i suoi bisogni e si mette al servizio di un benessere comunitario. Nello stesso tempo mi rendo conto che l’affrontare una problematica sociale facendola propria non deve essere solamente fonte di soddisfazione personale e professionale, ma anche il principio di una visione piĂš ampia che ha come scopo il raggiungimento di un benessere comunitario. Le iniziative a lungo termine volte alla risoluzione di problematiche contingenti, servono anche a rinforzare i nodi che formano il tessuto sociale, creando una rete di cooperazione fatta dagli stessi cittadini che lottano insieme per un futuro diverso. Grazie alle nuove tecnologie, oggi, possiamo mettere a conoscenza azione individuali o comunitarie che collaborano per la costruzione di un mondo migliore, stabilire contatti diretti e veloci mediante un’ampia scelta di mezzi comunicativi FKHSRVVRQRHVVHUHXVDWLLQDPELWRVRFLDOH5HWLGLFRPXQLFD]LRQHPROWRHIÂżFDFLFKHVLVQRGDVX WXWWDODVXSHUÂżFLHGHOSLDQHWDDOODSRUWDWDGLWXWWL6WRSDUODQGRGHOQHW, chiamata anche “reteâ€? o “rete globaleâ€?, un potente strumento a nostra disposizione per “conquistare il mondoâ€? attraverso la cooperazione tra Nord e Sud del pianeta.

Equatore = Equalizzatore lat. ÂƒÂ‡Â“Â—Â˘Â–Ă›Â”Â‹Â•

Rinforzare il tessuto sociale attraverso una rete di cooperazione fatta dagli stessi cittadini.

_logo SOUTHDESIGN


10 / 11

1.2 A+D (Artigianato + Design) L’artigianato tra le sue funzioni, ha quella di mantenere viva un’identitĂ  territoriale. Ăˆ un saper fare che cela la tradizione manuale di come sfruttare in modo migliore il nostro intorno, parla GHOOH ULFFKH]]H ORFDOL GL FRPH WUDVIRUPDUOH SHUÂżQR GDUOL XQÂśXVR /ÂśDUWLJLDQDWR q OD WUDFFLD QHO tempo di un arte, di una tecnica, WHFQp (in greco antico) l’arte di saper fare. Come designer metto a disposizione dell’artigianato le mie competenze tecnico-progettuali e insieme (A+D) cooperare per un mondo migliore. Artigianato un’identitĂ  territoriale. + Design Cultura del progetto (A+D)

La tradizione e viva quando il suo rapporto si rinnova continuamente. Ripetere un momento del passato della tradizione non è operare secondo la tradizione. LA TRADIZIONE SI FA OGNI GIORNO.

6287+'(6,*1qXQSURJHWWRQRQÂżQLWRQHOVHQVRFKHqDSHUWRDOORVYLOXSSRHDOGHYHQLUHGHOOD formula lavoro (A+D). Come designer mi accorgo di quanto il mio mestiere sia soggetto a repentini cambiamenti, dato il suo forte legame con la societĂ  e la sua trasformazione. Con l’artigianato succede lo stesso, lungo i secoli, prima della rivoluzione industriale, la tradizione artigianale è stata trasformata e rinnovata col tempo, progrediva con la societĂ . Oggi, l’artigianato è un’attivitĂ  di nicchia, e anche se occupa una piccola fetta di mercato mantiene tuttora quella capacitĂ  tecnica e semantica della tradizione da cui, personalmente, sono molto attratta. L’artigianato e il design sono due strade parallele che si muovono all’interno della societĂ , interfacciare OHORURFRPSHWHQ]HVLJQLÂżFKHUHEEHWUDFFLDUHXQÂśDOWHUQDWLYDDTXHOORFKHOÂśLQGXVWULDHLOPHUFDWR di massa offre. Artigianato e design è il binomio di tradizione e modernitĂ  capace di innovare, creare, trasformare la societĂ . Durante il corso dei miei studi ho appreso una conoscenza tecnico-industriale legata a un ambito moderno bastante mancato di tradizione. Attraverso la riscoperta dell’artigianato possiamo riappropriarci di certi valori del passato ormai persi nella nostra societĂ ; questo non implica un ULÂżXWRGHOODWHFQRORJLDHGHOOÂśLQGXVWULDSHUFKpDPLRDYYLVRSRVVRQRSHUIHWWDPHQWHFRQYLYHUHFRQ ODWUDGL]LRQHĂŠTXLFKHYRUUHLVYLOXSSDUHLOPLRUXRORODÂżJXUDGHOGHVLJQHUFDSDFHGLLQWHJUDUH ODPRGHUQLWjFRQODWUDGL]LRQH$'SHUXQEHQHÂżFLRFRPXQLWDULRGLFLzFKHFKLDPDWRSURJUHVVR La tradizione, nella sua apparente rigiditĂ , è un concetto sottomesso a costanti cambiamenti. Bruno Munari nel suo libro Artista e designer, 1971, esprime nella sua totalitĂ  il suo senso: /D WUDGL]LRQH q OD VRPPD GHOOH UHJROH GHJOL XVL GHOOH LQQRYD]LRQL UDFFROWH GXUDQWH OD YLWD GHOOÂśXRPRHWUDVPHVVHGLJHQHUD]LRQHLQJHQHUD]LRQH1HOODWUDGL]LRQHYLVRQRUHJROHFKHVFDGRQR H UHJROH FKH QDVFRQR /D WUDGL]LRQH H YLYD TXDQGR LO VXR UDSSRUWR VL ULQQRYD FRQWLQXDPHQWH 5LSHWHUHXQPRPHQWRGHOSDVVDWRGHOODWUDGL]LRQHQRQqRSHUDUHVHFRQGRODWUDGL]LRQH/DWUDGL]LRQHVLIDRJQLJLRUQR Ci sono diversi tipi di artigianato, dipendendo del contesto dove si svolgano, Sud/Nord, hanno un ruolo diverso, ma in linea di massima, senza entrare nelle sfumature di tutte le tipologie d’artigianato che esistono, nelle zone del pianeta dove i processi di industrializzazione hanno conquistato il territorio sfruttando le risorse mondiale, l’artigianato è rimasto come una attivitĂ  in pericolo di estinzione, isolata, senza poter competere con la concorrenza della produzione seriale industriale. L’artigiano, magari mantenuto per un mercato di nicchia, interessato alla qualitĂ  del SURGRWWRKDGLIÂżFROWjDWURYDUHDFKLODVFLDUHLOVXRSUHJLDWRVDSHUIDUHHUHGLWDWRGDLVXRLDQWHQDWL Mentre in altre parti del mondo, i conosciuti paesi “sottosviluppatiâ€?, dove soffrono direttamente le miserie delle conseguenze del boom economico del primo mondo, l’artigianato è un’attivitĂ  WXWWRUDLQYLJRUHFKHYLHQHWUDPDQGDWDGDJHQLWRULDÂżJOLXQDSURGX]LRQHDXWRQRPDOHJDWDDXQ territorio che sfrutta le proprie risorse naturali e in tanti casi nutre un’economia familiari di sopravvivenza. Giunti a questo punto, è inevitabile porsi tante domande sul futuro dell’artigianato, su come cooperare per la sua salvaguardia e sviluppo senza trascurare i paradossi che si creano attorno. Sono tanti GXEELFKHPLIDQQRULĂ€HWWHUHVXOPLRUXRORFRPHGHVLJQHUVXFKHFDSDFLWjHFRPSHWHQ]HGRYUHL DFTXLVWDUHSHUUHQGHUHHIÂżFDFHTXHVWDIRUPXODGL$'

Al termine del triennio di Industrial Design preso l’ISIA di Firenze, avevo presentato per la tesi un progetto sulla solidarietĂ  e sostenibilitĂ  per lo sviluppo sociale ed economico delle donne tessitrici del Maghreb, “SYBA projectâ€?. Durante la realizzazione del progetto mi sono spostata in Marocco, Marrakech. Per tre mesi ho convissuto con donne berbere, dove ho avuto la possibilitĂ  di imparare a tessere, scoprire tante richezze che racchiude l’arte della tessitura e soprattutto, il privilegio di interlocuire personalmente con le donne che hanno contribuito alla custodia di questo saper fare. 6HQ]ÂśDOWURKRYLVVXWRXQDGHOOÂśHVSHULHQ]HSLHGLÂżFDQWLGHOODPLDYLWDPDqGDOLFKHGHULYDQRWDQWHGHOOHGRPDQGHFKHPL hanno incoraggiato alla partecipazione del master Internazionale in Design per la Cooperazione e lo Sviluppo Sostenibile (2011/2012), rispondere anche al bisogno di entrare in contatto con altre persone sensibilizzate alle cause sociali, guardare la come strumento con cui articolare e sviluppare il ruolo dell’artigianato, per cosĂŹ sviluppare una via alternativa al modello socio-economico attuale che favorisca l’equilibrio tra Sud.e Nord.


Marrakech, 2009

Materia prima: 100% pura lana di pecora.

Dar Si_Said. Quartiere di tintori di Marrakech.

Sidi Yousef Ben Ali, ovvero SYBA è un quartiere della periferia di Marrakech, che da nome al progetto ed è dove si trova la casa di Rkia. Rkia, Nadia, Zaida, Fatima e Rema sono le donne che hanno tessuto SYBA project.

La trama 300 x 210 cm.

Carta modello a scala reale. 200 x 200 cm.

Rito iniziale; mangiare pane e datteri con latte.

Telaio di Rkia, eredità famigliare.

SYBA PROJECT, 2009 Progetto solidario e sostenibile per lo sviluppo socio-economico delle donne tessitrice del Maghreb.

“Weaving for a living world”


12 / 13

La co-operazione Interloquire con il territorio

http://sportelloecoequo. …‘Â?—Â?‡ǤƤ”‡Â?œ‡Ǥ‹–

La cooperazione ha una funzione ben precisa, sia in ambito locale che internazionale. Il termine “cooperazioneâ€? deriva dal latinoFRRSHUDULHLGHQWLÂżFDOÂśD]LRQHGHOOœ³RSHUDUHLQVLHPH´ SHULOUDJJLXQJLPHQWRGLXQÂżQHFRPXQH La cooperazione internazionale rappresenta il tentativo, da parte degli Stati ed altri organismi dotati di maggiori risorse materiali ed economiche, di instaurare con la parte del mondo piĂš svantaggiata rapporti basati sullo scambio reciproco, la collaborazione e la solidarietĂ . 7DOH DSSURFFLR VL FRQFUHWL]]D QHO VRVWHJQR H QHO ÂżQDQ]LDPHQWR GL SURJHWWL GL VYLOXSSR YROWL D migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e fornire loro strumenti di auto sostenibilitĂ .

2.1 Panorama attuale della cooperazione

COOPERAZIONE lat: …‘‘’‡”ƒ”‹l’azione dell’ “operare insiemeâ€? per il ”ƒ‰‰‹—Â?‰‹Â?‡Â?–‘†‹—Â?ƤÂ?‡ COMUNE.

Co-operare: l’unione di due parti. Esclude: qualsiasi atto egoista o interessi individuale.

/DGH¿QL]LRQHGHOWHUPLQHFRRSHUD]LRQHSRUWDFRQVpXQDOWRFRQWHQXWRSRVLWLYRGRYHLOYDORUH della solidarietà è molto presente e necessario per raggiungere quello che i governi dicono di perseguire, un mondo equo con un futuro sostenibile. Nell’arco dell’ultime decade, siamo stati bombardati da ogni sorta d’informazione sulla cooperazione, dell’importanza di fare progetti per lo sviluppo sostenibile in paesi poveri, abbiamo visto crescere come funghi le famose ONG (Organizzazione Non Governative), per non citare quell’immagine del EDPELQRVRIIHUHQWHDIULFDQRFKHLPH]]LGLFRPXQLFD]LRQHKDQQRXWLOL]]DWR¿QGDJOLDQQL¾ come slogan accompagnando un numero di conto bancario, per raggiungere donazioni sempre piÚ alte. Da un altro lato, la cooperazione apre a un’offerta lavorativa dove non sempre le motivazioni di FKLDGHULVFHVRQRLQOLQHDFRQOHSLVWUDWHJLFKH¿QDOLWjVRFLDOL0ROWLWURYDQRQHOODFRRSHUD]LRQH la strada per la propria realizzazione personale, stimolati anche da un riconoscimento pubblico. Come la stessa parola indica, co-operare implica la partecipazione di due parti, quindi esclude qualsiasi atto unilaterale. 6SHVVRTXHVWRDSSURFFLRGLVWRUWRGHOODFRRSHUD]LRQHKDFRPSRUWDWRXQœDWWLYLWjDUWL¿FLRVDYROWD DJLXVWL¿FDUHOœXWLOL]]RGLLIRQGLGHVWLQDWLDSURJHWWLVROLGDOLSHUFLzELVRJQDIDUHGHLSURJHWWLFKH rispondano al concetto di cooperazione /DVWUDGDGHOODFRRSHUD]LRQHQRQqIDFLOHULFKLHGHLPSHJQRHVDFUL¿FLRDQFKHSHUFKpQRQVHPSUH è correttamente remunerata. Le motivazioni personali possono dare una spinta iniziale importante, ma vanno accompagnate da una preparazione e una attitudine attraverso cui poter operare con maggiore consapevolezza e competenza.


2.2 Cooperazione responsabile vs Cooperazione non responsabile complessivamente la cooperazione non sembra aver raggiunto pienamente i propri obiettivi per le GLIÂżFROWjDVWDELOLUHFRQFUHWHHIUXWWXRVHUHOD]LRQLFRQOHUHDOWjORFDOLHDVXSSRUWDUHSURJHWWLFDSDFL di esser compresi e mantenuti attivi autonomamente. Nei casi di successo invece si può parlare di IRUPHGLFRRSHUD]LRQHFKHGHÂżQLUHLÂłUHVSRQVDELOH´ 3HUFRRSHUD]LRQHUHVSRQVDELOHLQWHQGRXQPRGRGLLQWHUYHQLUHFRQVDSHYROHGHOVLJQLÂżFDWRGL cooperazione, che va oltre la buona volontĂ  individuale e non persegue interesse personale. 3HU PHJOLR GHÂżQLUH TXHVWR FRQFHWWR LQWHQGR HVHPSOLÂżFDUH HYLGHQ]LDQGR OH SUREOHPDWLFKH FKH possono emergere da un PRGXVRSHUDQGL mediocre e privo di buon senso. Il problema della dipendenza. Di solito in una situazione di cooperazione ci sono due parti, un’esterna, (che offre un “aiutoâ€?), e un’altra locale, (che riceve l’â€?aiutoâ€?), che soffre di una circostanza di svantaggio. Il problema della dipendenza si presenta quando si perde di vista la necessitĂ  di attuare una effettiva collaborazione, in cui ambedue le parti non sono capaci di intervenire assieme nella risoluzione di una determinata problematica, lasciando alla parte ricevente il ruolo di mero spettatore e rendendola dipendente dagli aiuti umanitari. In questo caso la parte esterna mette in pratica un atto completamente irresponsabile. La cooperazione dovrebbe al contrario essere un ponte per fornire a chi ha bisogno gli elementi necessari per diventare attivo QHOODULFHUFDGLVROX]LRQLSHUSRLGHÂżQLUHLOVXRIXWXURDXWRQRPDPHQWHVHQ]DSHUIRU]DGLSHQGHUH dell’assistenza esterna. Il problema della sostenibilitĂ . La sostenibilitĂ  è un valore presente in qualsiasi progetto di cooperazione, in cui una volta migliorata la situazione di una determinata societĂ  sia a livello economico, sociale, ambientale e istituzionale, cerca di dare una stabilitĂ  a lungo termine, senza dovere intervenire costantemente. Ha come principio base una condizione di benessere in equilibrio con gli aspetti ambientali e sociali dell’intera collettivitĂ , per ciò le componenti socio-ambientale e socio-economiche sono GD WHQHUH LQ VWUHWWD FRQVLGHUD]LRQH SRLFKp FDPELDQR D VHFRQGD GHO OXRJR JHRJUDÂżFR GRYH VL sviluppano i progetti. Lungo la storia della cooperazione si sono sottovalutati molti di questi aspetti, intervenendo senza una conoscenza delle caratteristiche del territorio, causando danni, a volte irreversibili.

Creare un “Sudâ€? dipendente di un “Nordâ€? non è cooperazione.

SOSTENIBILITĂ€ socio-ambientale + socio-economiche

Il problema dello sviluppo. La sostenibilitĂ  presenta ancora un’altra problematica che ha aperto un grandissimo dibattito, legata a quello dello sviluppo, i cosĂŹ detto “sviluppo sostenibileâ€? 1RQFLSRVVRQRHVVHUHPROWLGXEELORVYLOXSSRVRVWHQLELOHqXQDGHOOHULFHWWHSLWRVVLFKH Nicholas Georgescu-Roegen, 1991 L’aggettivo tossico nella citazione, penso che non punta tanto alla parola sostenibilitĂ  come a quella dello sviluppo. Se facciamo conto di tutto ciò che ci ha portato lungo la storia lo sviluppo, innanzitutto vedremo che lo sviluppo non contempla la sostenibilitĂ , ma faremo anche piĂš attenzione a ciò che pensiamo su questo concetto di “sviluppo sostenibileâ€?. Nonostante sono due parole che insieme hanno una connotazione positiva ben riconosciuta socialmente, sono presenti in tutti GLVFRUVL GL HTXLWj H VROLGDULHWj PRQGLDOH SHU ÂżQR LO WLWROR GHO PDWHU LQ FRRSHUD]LRQH FKH KR frequentato durante 2011/2012, contiene quelle due parole: “Design per la Cooperazione e lo Sviluppo Sostenibileâ€?. 0DFRVDGREELDPRVDSHUHROWUHDLVXRLVXSSRVWLEHQHÂżFL6HUJH/DWRXFKHXQRGHLSULQFLSDOLIDXWRUL del movimento della “la decrescitaâ€?, critica l’espressione “sviluppo sostenibileâ€?, che a prima vista suona bene, ma che in realtĂ  è profondamente contraddittoria, â€?rappresenta un tentativo estremo di far sopravvivere lo sviluppo, cioè la crescita economica, facendo credere che da essa dipenda il benessere dei popoliâ€?. 6LDPRDUULYDWLDOWHPDIRUVHSLFRQĂ€LWWXDOHFKHKRULVFRQWUDWRÂżQRUDHELVRJQDDQDOL]]DUHFRQ attenzione e cura. Vorrei, invece, sottolineare la facilitĂ  con cui ci convinciamo di fare la cosa giusta sotto l’enunciato “progetto di sviluppo sostenibileâ€?. Non pretendo di dare un giudizio FDWHJRULFRVHVLDFRUUHWWRXVDUHWDOHGHÂżQL]LRQHRPHQRLOPLRLQWHUHVVHYDULYROWRDOORVYLOXSSRH alla nostra capacitĂ  critica con cui trattare il tema nell’ambito della cooperazione.

Il crescimento non è sostenibile.


14 / 15

Il problema dell’identitĂ . Joan A. MelĂŠ, Vice Direttore Generale della banca etica spagnola, Triodos Bank, sostiene che la massima espressione della libertĂ  dell’essere umano rispetto al denaro è la donazione: “ Quando la donazione è sincera, il denaro acquista un potere positivo che giova al pianeta e all’intera umanitĂ â€?. Questo non presenta alcun inconveniente, al contrario il problema nasce quando il paese donatore pretende di imporre la propria cultura come se fosse un valore universale, trascurando la cultura locale dove opera. Per cultura s’intendono tutti quei caratteri appresi e condivisi dai membri di una societĂ , essi sono alla base della comunicazione e della cooperazione, creando il contesto comune in cui gli individui vivono e si relazionano. In un contesto di cooperazione negare le basi culturali di un popolo è ancora piĂš incoerente ed irresponsabile, perchĂŠ equivale a togliere la loro identitĂ . Un’identitĂ  che comprende sia aspetti materiali come l’artigianato, sia aspetti immateriali come il linguaggio e i valori di una societĂ . Il problema della donazione. Come accennato prima, la donazione non è un problema, ma un privilegio e anche un atto di libertĂ . Tanto chi dona come chi riceve deve essere consapevole dell’intero processo del progetto sviluppato, garantendo piena trasparenza sulla locazione delle risorse e sui risultati conseguiti. Altrimenti si rischia di svalutare ogni ulteriore attivitĂ  di cooperazione ostacolando lo sviluppo di altri progetti magari correttamente orientati. La donazione implica con sĂŠ un alto livello di sensibilizzazione di ambedue parti, rispettose e coscienti dell’importanza che vuol dire gestire in modo responsabile le risorse economiche di ogni progetto.

La benvenuta in Marocco.

La benvenuta in Ruanda.

Cultura / IdentitĂ  sono alla base della comunicazione di un popolo.

Il modello di vita occidentale, è completamente idealizzato frutto della globalizzazione.

Il problema della globalizzazione. Negli ultimi anni, la nostra società si è trasformata in conseguenza al fenomeno della globalizzazione. Il sociologo A. Giddens, tratta la globalizzazione non solamente come un fenomeno di dimensione economico ma anche, tecnologico, politico e socio-culturale che si espande come una macchia d’olio verso altre zone del pianeta. Come VSLHJDQHOVXRPDQXDOHGLVRFLRORJLD  ³&RQODJOREDOL]]D]LRQHXQDTXRWDVLJQL¿FDWLYDGL TXHOOHLQWHUD]LRQLFKHXQWHPSRDYYHQLYDQRDOLYHOORTXDVLHVFOXVLYDPHQWHORFDOH¿QLVFHSHU coinvolgere, direttamente o indirettamente, persone di altri paesi o culture�. Quando la cooperazione opera in un paese sottosviluppato, non può trascurare l’immagine che SURLHWWDGHOPRQGRDYDQ]DWRLGHQWL¿FDWRGDXQPHVVDJJLRGLDEERQGDQ]DHRSXOHQ]D1HJOLXOWLPL decenni, la rivoluzione digitale in Africa ha indotto, soprattutto i giovani, a sognare un modello di vita occidentale completamente idealizzato. Purtroppo questo sogno ha generato situazioni YHUDPHQWHGUDPPDWLFKHDFFUHVFHQGRLOIHQRPHQRGHOO¾LPPLJUD]LRQHFODQGHVWLQD L’approccio del cooperante dovrebbe caratterizzarsi, invece, per uno stile di vita sobrio, rispettoso della cultura che lo accoglie, responsabile dei propri atti, una sorta di ambasciatore capace di interagire creando rapporti di reciprocità con gli attori locali.


2.3$FTXDFRUUHQWHRFRPXQLFD]LRQHÀXHQWH Il tema della cooperazione è stato oggetto di tanti dibattiti, spesso strumentalizzati da governati e RUJDQLVPLLQWHUQD]LRQDOLHFRPXQTXHYROWLDQDOL]]DUHOœHI¿FLHQ]DGHLSURJHWWLHDGHVWLQDUHIRQGL per la realizzazione di nuovi. Non sempre, a questo riguardo, le iniziative hanno comportato un utilizzo adeguato dei fondi in parte anche perchÊ non precedute da approfondimenti e studi appropriati del contesto locale. Progetto per l’acqua potabile. Non ricordo ne l’anno ne il luogo preciso, ma è una storia che ho sentito riferire spesso nell’ambito della cooperazione. In un paese dell’Africa un gruppo di architetti e ingeneri furono inviati a costruire degli impianti idraulici per gli abitanti del villaggio. Sembrerebbe un’idea piÚ che legittima, data la mancanza di acqua corrente nelle case, ma l’errore di fondo, che ha condizionato il progetto, è stato quello di non prendere in considerazione l’usanza tradizionale da parte delle donne di andare alla sorgente. Con questo compito le donne del villaggio infatti avevano l’opportunità ogni giorno GLWURYDUVLDOODVRUJHQWHHJLXVWL¿FDUHODORURXQLFDXVFLWDJLRUQDOLHUDFKHSHUPHWWHYDORURYLWDOL rapporti sociali. Una fatto molto abituale nei paesi africani e quindi molto importante e, in particolar modo nel caso di comunità musulmane, dove la libertà della donna è ancora piÚ ristretta. LÏ potevano parlare, sfogarsi, scambiare informazioni, convenire matrimoni‌. Possiamo immaginare la disperazione di queste donne al avere acqua corrente in casa, sembra ironico, ma queste cose capitano quando si entra in contatto con un’altra realtà trascurando i suoi valori.

Non dimentichiamoci dal fatto che l’acqua è la vita, e senza acqua non c’è vita. I bisogni primari devono essere un diritto globale. Nei paesi svantaggiati ci sono ancora malattie che, grazie all’utilizzo dell’acqua e del sapone, potrebbero debellate, infatti la mancanza d’igiene è uno dei principali problemi che innalza la mortalità infantile. Penso che sia corretto intervenire a favore della povertà, ma la metodologia idonea dovrebbe essere quella di lasciare la possibilità ad ogni popolo di sviluppare il proprio meccanismo per affermare i propri bisogni in modo equilibrato e decidere liberamente secondo la propria cultura. ,QVLVWRTXHVWRQRQVLJQL¿FDVPHWWHUHGLFRRSHUDUHFRQLO6XGWXWWRLOFRQWUDULRqXQLQYLWRD co-operare, a coinvolgere ambedue le parti per l’autonomia del Sud.

Febbraio 2012 Bambini al mercato di Butare, Ruanda.


16 / 17

Sud Nord Non ci sono motivi apparenti ne nascosti per mantenere un Sud e un Nord divisi

I termini Nord /Sud , non sono solo espressione di una posizione geografica,ma esplicitano una condizione di disequilibrio e sfruttamento socio-economico.

COSCIENZA GLOBALE

N/S

www.altreconomia.it

3.1 Sud, le risorse del Nord Il mondo sta sperimentando fortemente il bisogno di cambiare, e una delle principale causa è la mancanza di risorse, gli abbiamo esaurite talmente tanto che bisognerebbe avere come minimo altre tre pianeta per continuare con lo stile di vita che abbiamo nei paesi ricchi, un ritmo marcato dal consumismo che si accelera ogni giorno di piÚ. Ma il fatto sconvolgente è che da diversi secoli, il Sud del mondo è la risorsa da cui traggono sostegno le nostre abitudini consumistiche. E’ il fornitore di tutte le materie prime necessarie ai paesi sviluppati e questo è fonte dello squilibrio globale tra un Nord sempre piÚ ricco e un Sud sempre piÚ povero. La domanda che ci si deve porre non è tanto sul come si è arrivati a questa situazione ma come DQFRUDLQSLHQRVHFROR;;,SHUPDQJDQRTXHVWHLQJLXVWL]LH" 6HQ]DGXEELRqXQDTXHVWLRQHGDFXLQHVVXQRSXzVHQWLUVLHVRQHUDWRJLXVWL¿FDQGRLOSHUVLVWHUH del proprio comportamento per mancanza d’informazione sugli effetti che il nostro stile di provoca in termini di miseria e squilibrio nel pianeta. $YHUH XQD FRVFLHQ]D JOREDOH GL TXHVWL IHQRPHQL q IRQGDPHQWDOH SHU LQL]LDUH D PRGL¿FDUH OD situazione attuale, partendo dalla consapevolezza che il nostro pianeta non è illimitato e pertanto è necessario ri-orientare scelte e strategie di sviluppo.

3.2 Che rapporto abbiamo con il danaro Nonostante la nostra situazione privilegiata, non sembra che il modello di vita occidentale sia in grado di rendere felici. Nella maggioranza dei casi le persone dimostrano di essere insoddisfatte e depresse. Questo è sintomo di una società malata, ossessionata dai beni materiali. 3RLFKpOœDPRUHGHOGDQDURqODUDGLFHGœRJQLVRUWDGLPDOL La Bibbia, I Timoteo 6:10 PoichÊ l’amore del denaro è la radice d’ogni sorta di mali.

L’ansia di potere è un problema che ha dominato l’uomo dall’alba dei tempi, dunque, la situazione che viviamo non è per niente nuova sotto il sole. Forse prima di domandarci perchÊ è cosÏ critica nel presente bisogna chiedersi che rapporto ha ciascuno di noi con il danaro e che cosa rappresenta. Tra gli obiettivi dell’approccio cooperativo, e in particolare tra quelli del master, c’è l’intenzione di favorire condizioni di sviluppo economico attraverso la valorizzazione dell’artigianato locale. 4XHVWRWUDJXDUGRSRQHODQHFHVVLWjGLULÀHWWHUHVXFRPHVLDSLRSSRUWXQRDJLUHVHQ]DDUUHFDUH danni e di assumere piena consapevolezza della propria responsabilità.


Durante il periodo che ho trascorso in Marocco, a causa della cultura locale, ho potuto stabilire piĂš facilmente rapporti con le donne che con gli uomini. L’essere donna in una societĂ  islamica comporta automaticamente l’attribuzione di uno status sociale al di sotto di quello dell’uomo. Una sorta di subordinazione limitante a cui si aggiungono non pochi altri fattori sociali che condizionano la sua vita. Se di famiglia benestante, se sposata o single, se divorziata o ripudiata, VHKDDYXWRÂżJOLRQRFKHODUHQGRQRVXFFXEHGLHWLFKHWWHVRFLDOLUHVWULWWLYHHLQYDVLYHRVWDFRODQGR la sua autonomia, la possibilitĂ  di accesso a condizioni di indipendenza e autogestione, in una parola ad emanciparsi. Questo stato di fatto condanna tante donne ad una vita sottomessa, e viene da chiedersi quale sia il modo per migliorare la loro situazione oltre al sentire empatia nei loro confronti. Quando ci si avvicina ad una societĂ  diversa dalla propria, si scoprono tanti valori e risorse, a prima vista nascosti, che sorprendentemente possono diventare la chiave di volta per avviare un percorso di trasformazione sociale. Nei paesi del Maghreb, ad esempio, si riscontra una importante capacitĂ  produttiva in campo artigianale che può essere una interessante leva da sfruttare per un piĂš opportuno rilancio economico della societĂ  locale, attraverso cui migliorare le condizioni di vita e di benessere delle persone. Nell’ambito dell’occupazione femminile è diffusamente praticata la tessitura, un’arte millenaria custodita dalle donne spesso considerate “analfabeteâ€? nel loro contesto. Sembra paradossale che questa componente economica, bollata come fattore di disuguaglianza sociale, possa diventare il mezzo per favorire sviluppo, e quindi costituire lo strumento di emancipazione delle donne maghrebine.

L’artigianato può essere una interessante leva da sfruttare per un piÚ opportuno rilancio economico della società locale, attraverso cui migliorare le condizioni di vita e di benessere delle persone.

Non possedendo la ricetta in grado di combattere e soprattutto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche presenti nel mondo, dovrebbe essere chiaro per chi intende cooperare, che le soluzioni ricercate e sviluppate anche sul piano economico debbono garantire ad ogni individuo o comunità la possibilità di scegliere le strade e i mezzi con cui soddisfare i propri bisogni, SHUVHJXHQGRFULWHULH¿QDOLWjFRPSDWLELOLFRQLOSURSULRPRGRGLYLYHUHHSHQVDUH(VRSUDWWXWWR occorre fare attenzione che qualsiasi sostegno e stimolo si intenda offrire, non diventi prigioniero di un unico condizionamento posto dalla ricerca di denaro, tralasciando gli altri valori che interagiscono piÚ sul piano umano e ambientale. Tornando all’artigianato tessile maghrebino, si potrebbe ipotizzare la creazione di una cooperativa dedicata alla lavorazione di tappeti, gestita da donne di qualsiasi condizione sociale, in grado di garantire loro la possibilità di far fronte al proprio fabbisogno famigliare. I molti risultati, che un’iniziativa del genere potrebbe conseguire, testimonierebbero la possibilità di affrontare le molteplici problematiche che la realtà magrebina ancora oggi presenta, e come tale quella di tanti altri paesi sottosviluppati, da quella economica a quella sociale per non parlare di quella culturale, con importanti effetti positivi sul piano del superamento delle condizioni di disuguaglianza e dell’estensione di diritti ed equità a chi da troppo tempo ne è rimasto escluso.

ÂŽ„‡Â?‡Ƥ…‹‘‹Ž”‹•—Ž–ƒ–‘†‹ una attivitĂ  economica, non lo scopo.

Progetto comune tra gli studenti del Master Internazionale 2011/12, con la Cooperativa femminile d’artigianato tessile “Chez Essaadia� Skoura (Marocco). “I pupazzi dell’Oasi� DESIGN PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO SOSTENIBILE


18 / 19

3.3 Cambiare stile di vita, è una scelta &œqXQDEXRQDQRWL]LDODULQXQFLDDOQRVWURPRGHOORGLYLWDQRQqDIIDWWRLOVDFUL¿FLRGLTXDOFRVD GLLQWULQVHFDPHQWHEXRQRSHUWLPRUHGLLQFRUUHUHQHLVXRLHIIHWWLFROODWHUDOLQRFLYLXQSRœFRPH TXDQGRFLVLDVWLHQHGDXQDSLHWDQ]DVTXLVLWDSHUHYLWDUHXQœLQGLJHVWLRQH'LIDWWRTXHOODSLHWDQ]D qSHVVLPDGLSHUVpHDYUHPPRWXWWRGDJXDGDJQDUHIDFHQGRQHDPHQRYLYHUHGLYHUVDPHQWHSHU YLYHUHPHJOLR Jean-Pierre Dupuy, Ivan Illich 2XODERQQHQRXYHOOH, Le Monde, 27 dicembre 2002. Condivido quanto affermato da Illich, che attribuisce lo scenario di crisi che ha investito il pianeta al fatto che si continui a perseguire visioni distorte di benessere. Dunque prima si cambia il modello di vita adottato meglio sarà per tutti. Per invertire tale tendenza e renderla visibile la cooperazione tra cittadini può giocare un ruolo fondamentale attraverso cui ribaltare la situazione DWWXDOHDQFKHGLž1RQqQHFHVVDULRWURYDUH¿QDQ]LDPHQWLFRQVLVWHQWLHSUHGLVSRUUHSURJHWWL complessi e farraginosi, in realtà basterebbe che tutti decidessero di cambiare stile di vita.

Le trasformazione sociale sostenibile inizia con noi, nella cooperazione quotiana.

La decrescita è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l’obiettivo di stabilire una nuova relazione di equilibrio ecologico fra l’uomo e la natura, nonchĂŠ di equitĂ  fra gli esseri umani stessi. Un movimento che sollecita a cambiare il nostro PRGXVYLYHQGL. Serge Latouche, nel suo pensiero critico, indica la necessitĂ  e l’urgenza di un “cambio di paradigmaâ€?, di un’inversione di tendenza rispetto al modello dominante della crescita e dell’accumulazione illimitata attraverso l’aumento GHLFRQVXPLHGHOODPDVVLPL]]D]LRQHGHOSURÂżWWRÂł/DVRFLHWjGHOODFUHVFLWDQRQqDXVSLFDELOHSHU almeno tre motivi: perchĂŠ incrementa le disuguaglianze e le ingiustizie; perchĂŠ dispensa un benessere largamente illusorio, e perchĂŠ non offre un tipo di vita conviviale neppure ai ÂŤbenestantiÂť: è un’antisocietĂ Âť malata della propria ricchezzaâ€?. &RPHLOPDQLIHVWRGHOODGHFUHVFLWDIHOLFHGL0DXUL]LR3DOODQWH´ODULGX]LRQHGLVSUHFKLLQHIÂżFLHQze e usi impropri dell’energia, sia con l’eliminazione dei consumi indotti da un’organizzazione HFRQRPLFDHSURGXWWLYDÂżQDOL]]DWDDOODVRVWLWX]LRQHGLEHQLFRQODSURGX]LRQHHODFRPPHUFLDOL]zazione di merciâ€?. Proposte alla mano di tutti, la cooperazione per una trasformazione sociale sostenibile inizia nel nostro quotidiano.

http://www.decrescita.it/joomla/ http://decrescitafelice.it/

3.4 L’ananas che sveglia la coscienza 4XDQGROÂśDQRUPDOHGLYHQWDQRUPDOHSHUFKpORDFFHWWLDPRULVFKLDPRGLSHUGHUHLOVHQVRFULWLFR Sabina Vargas, Ruanda, febbraio 2012 4XHVWDULĂ€HVVLRQHFKHKRDYXWRPRGRGLFRQGXUUHLQ5XDQGDVLqSDOHVDWDQHOODPLDPHQWHGRSR avere scoperto il sapore dell’ananas. A volte, quando si è lontani da casa si possono fare esperienze inusuali attraverso le quali si prende atto di alcune veritĂ  sorprendenti. Per anni sono stata convinta che l’ananas avesse il sapore di una medicina, invece, in quel paese, ho potuto scoprire la dolcezza e la genuinitĂ  del suo sapore con una tale intensitĂ  da svegliare la coscienza e far comprendere come possano essere atroci le regole di mercato che permettono di commercializzare ananas che non sanno di ananas, perchĂŠ provengono da coltivazioni manipolate transgenicamente. I ragionamenti che possono essere sviluppati per contrastare lo stile di vita proposto nei paesi FRVLGGHWWLDYDQ]DWLVRQRWDOPHQWHWDQWLFKHqLQJLXVWLÂżFDWRSHUVLVWHUHFRQWDOLFRPSRUWDPHQWL Cosa occorre ancora fare per “convincereâ€? il mondo che quello che si respira, si mangia e insomma FKHVLYLYHqDQQLOXFHGLVWDQWHGDFLzFKHVLSRWUHEEHFRQVLGHUDUHÂłTXDOLWj´GLYLWD" E’ l’uomo occidentale per primo che dovrebbe desiderare di gustare i veri sapori che la natura è in grado di fornire.


Gennaio 20012 Bancarella di banane al mercato di Kimironko,Kigali, Ruanda.


20 / 21

La cooperazione attraverso l’artigianato nel Sud. 7HPDIRQGDPHQWDOHGHOODWHVLqODYHULÂżFDGLTXDOLRSSRUWXQLWjGLFRRSHUD]LRQHVLSRVVRQRVWDELOLUH nel campo dell’artigianato nel Sud del mondo. Tema a cui sono molto interessata con particolare riferimento a individuare concrete e produttive possibilitĂ  di intervento SUD[LV . Come ho accennato all’inizio, l’artigianato ha la funzione di mantenere viva un’identitĂ  territoriale, e per assicurare un suo mantenimento e rilancio ha bisogno di: innovazione e di essere inserito nel mercato, infatti si può affermare che “La tradizione è viva quando il suo rapporto si rinnova continuamenteâ€?. Con questo orientamento la ricerca si muove riconoscendo all’artigianato dei paesi del Sud un sistema di valori a livello etico, tecnico, semantico, estetico, etnico‌e per questo può essere collocato credibilmente sia sul mercato locale che internazionale.

4.1 Linee guide del progetto

La idea Il mercato Le risorse Il piano dell’attività Il prezzo

Ăˆ di fondamentale importanza sottolineare che le prestazioni di un progetto realizzato dal Nord verso il Sud sono particolarmente impegnative. Bisogna avere un approccio antropologico acuto, DIIURQWDUHWXWWHOHWHPDWLFKHGDXQÂśRWWLFDFXOWXUDOHGLYHUVD1RQRVWDQWHWXWWHOHGLIÂżFROWjFKHOD cooperazione a sostegno di un territorio poco conosciuto presenta, non bisogna scoraggiarsi. I ULVXOWDWLGHOSURJHWWRSHQVRSRVVDQRHVVHUHVSHVVRVRGGLVIDFHQWLLQTXDQWRODVÂżGDVLPLVXUDFRQ realtĂ  drammaticamente carenti di risorse . Trovo utile nella fase iniziale darsi uno schema di linee-guide, per non perdere di vista il lato pratico del progetto, perchĂŠ trascurarne alcune potrebbe alterare il suo corretto andamento. La PDQFDQ]DGLFRHUHQ]DROÂśLQFRPSUHQVLRQHGHOOHSUREOHPDWLFKHSXzFRPSURPHWWHUHOHÂżQDOLWjGHO progetto. Per ciò è opportuno elaborare un percorso istruttorio particolarmente approfondito in PRGRGDDVVLFXUDUHXQDDSSURSULDWDLQGLYLGXD]LRQHGHOOHÂżQDOLWjGHOOHPRGDOLWjGLVYROJLPHQWR della valutazione dei costi e del mercato di riferimento. Lo schema dell’iter progettuale può essere articolato secondo le seguenti voci: la idea iniziale in relazione con il mercato QHO TXDOH VDUj SRVL]LRQDWR LO SURGRWWR ÂżQLWR ULIHUHQGRVL VHPSUH DO contesto da cui proviene, favorendolo e stimolando l’uso delle risorse naturale, in armonia con il piano della attivitĂ , e il prezzo,FXLULFDYRVDUjODFRQVHJXHQ]DQRQODFDXVDLOEHQHÂżFLRVDUj l’indicatore che tutte le parti che si interfacciano nel ciclo economico si gestiscono correttamente.


4.2 Le idee che portiamo al Sud 4XHOORFKHJXLGDHPXRYHLOPRQGRQRQVRQROHPDFFKLQHVRQROHLGHH Victor Hugo. Le idee sono frutto di un processo mentale che scaturisce dall’osservazione dei nuovi bisogni che originati dai cambiamenti della società. Nei paesi del Nord, tante idee progettuali non rispondono a dei bisogni reali, bensÏ sono frutto di processi indotti per mantenere in vita la società dei consumi. Non è da sottovalutare il fatto che partendo da una concezione d’innovazione e benessere basata VXOOœDEERQGDQ]D H VXOOR VSUHFR VLD GLI¿FLOH IRUPXODUH LGHH FRHUHQWL H ORJLFKH D VRVWHJQR GL una società dove i bisogni primari, come il mangiare o l’educare i bambini, non sono ancora soddisfatti. /DQRVWUDPHQWHqSURSHQVDDFDGHUHQHOOœHUURUHGœLGHQWL¿FDUH³TXHOORFKHqEXRQRSHUQRLqEXRQR per tutti�. Siamo lontani da capire cosa possano pensare della vita gli abitanti di un paese del Sud HFRVDSRWUHEEHVLJQL¿FDUHSHUORURDYHUHLPH]]LQHFHVVDULSHUFRVWUXLUVLLOIXWXUR A fronte dei grossi errori commessi nel passato a partire dal colonialismo per arrivare alle piÚ recenti forme di assistenzialismo, l’idee da portare al Sud nell’ambito delle iniziative di cooperazione dovrebbero essere: Libere da pregiudizi, abbondando qualsiasi ragionamento che induca a pensare che senza il nostro supporto non raggiungeranno gli obiettivi di autonomia e sviluppo. Puntare ad una nuova organizzazione sociale che restituisca dignità a tutte le culture calpestate e umiliate nel passato e che purtroppo lo sono ancora nel presente. Puntare quindi, unicamente a restituire il diritto di decidere del proprio futuro.

Quello che guida e muove il mondo non sono le macchine,sono LE IDEE.

Le idee per il Sud non devono dare niente per scontato; fare una lettura territoriale per liberarsi da pregiudizi; restituire la dignità umana; adattarsi al contesto locale e portare dei benefici all’intera comunità. Idee che lottano per il diritto di decidere del proprio futuro.

Adattarsi al contesto locale; il progetto una volta inserito e avviato deve apportare dei EHQHÂżFL all’intera comunitĂ . Garantire risultati positivi, è attraverso una preliminare e attenta lettura del territorio, relativamente agli aspetti culturali, economici e ambientali, alla luce di un disegno di sostenibilitĂ  che FDPELDDVHFRQGDGHOOXRJRJHRJUDÂżFRGRYHVLVYLOXSSDLOSURJHWWR Man a mano che si partecipa a progetti con il Sud mondo, si comprende la necessitĂ  di non dare niente per scontato e di proporre idee comprensibili e aperte allo scambio, in grado di capire il contesto in cui vanno inserite. Maurizio Pallante nel suo libro La decrescita felice, espone una ricerca su che cos’è la povertĂ  e che cos’è la ricchezza: “Secondo la Banca Mondiale, l’Agenzia per lo sviluppo delle Nazione Unite e l’Unicef ‌ Nelle societĂ  ÂŤsottosviluppateÂť è considerato povero chi ha un reddito giornaliero tra 1 e 2 dollari ‌ Una valutazione fatta con criteri in uso presso la societĂ  opulenta dotata GLXQDFXOWXUDHGLXQVLVWHPDHFRQRPLFRHSURGXWWLYREDVDWRVXOODPHUFLÂżFD]LRQHHVXOODFUHVFLWD del PIL (prodotto interno lordo), calcolato con parametri monetariâ€?. 8QD ULĂ€HVVLRQH VHULD GRYUHEEH LQWHUURJDUVL VX FRVD VH QH SRVVDQR IDUH GL XQD GHÂżQL]LRQH GL SRYHUWjFRPHTXHVWDOHVRFLHWjGHLSDHVLSHULIHULFL"'RYUHEEHURUHDJLUHPRULUHIDUVLDLXWDUH"0L sembra di poter dire che in prevalenza queste societĂ  tendono a lavorare sull’autoproduzione per l’autoconsumo, cosa che porta a riconoscere come sia il Sud a vincere sul Nord, direi 1 a 0. Con questo non voglio affermare che non bisogna fare piĂš niente per i paesi del Sud, che sono a posto con l’autoproduzione, che occorre intervenire sui problemi di ingiustizia, di disuguaglianza, di lotta per la dignitĂ .

Il Sud con l’ autoproduzione a vincere sul Nord, direi 1 a 0.


22 / 23

4.3 Il mercato 4XDOqODGHÂżQL]LRQHGLPHUFDWR"4XDQGRSDUOLDPRGLPHUFDWRGLVROLWRqFRPHVHVLSDUODVVH di un’entitĂ  individuale, un essere che esiste al di sopra del bene e del male capace di regolare la nostra attivitĂ  economica. In realtĂ , sappiamo che è qualcosa di astratto, e che quando parliamo GHOPHUFDWRLQÂ?SHUVRQDVLQJRODUHORIDFFLDPRLQVHQVRÂżJXUDWLYRGLPHQWLFDQGRFKHVLDPRVWDWL QRLDFRVWUXLUORHFRQYLQWLGHOODVXDHVLVWHQ]DFLJLXVWLÂżFKLDPRQHOPRPHQWRLQFXLDFTXLVWLDPR prodotti che provengano da una produzione a base di sfruttamento o che generano una quantitĂ  industriale d’inquinamento, dicendo in tono rassegnato: è il mercato! Il mercato, passivamente, non regola niente, tutto il contrario “alteraâ€?.

Il mercato non è onnipotente e penso sia realmente possibile alterarne le dinamiche. Innanzitutto il mercato è composto da persone che interagiscono attraverso un sistema competitivo “domanda HRIIHUWD´GRYHRJQLLQGLYLGXRSHUVHJXHLOSURSULREHQHÂżFLRSHQVDQGRFKHLUDSSRUWLHFRQRPLFL disciplineranno tutto. Il mercato, passivamente, non regola niente, tutto il contrario “alteraâ€? trascinando il mondo verso uno scenario dove la lotta per la sopravvivenza porta allo squilibro socioeconomico mondiale. Un mercato regolato ed equilibrato dipende da noi, dal nostro grado di responsabilitĂ  nel momento di produrre, vendere, consumare‌ A questo punto mi chiedo, se sarĂ  possibile cambiare la situazione DWWXDOHGHOPHUFDWR3HUVRQDOPHQWHFRVFLHQWHGHOOHWDQWHGLIÂżFROWjSHQVRGLVLTXDQGRVLFRQVXPD si vende e si produce‌ i fruitori, sempre piĂš consapevoli e coscienti, possono realmente regolare e riequilibrare il mercato.

Un mercato regolato ed equilibrato dipende da NOI

Sembra facile, ma in pratica, la maggior parte dei consumatori acquista inconsapevolmente senza considerare le proposte alternative al sistema economico attuale. Esistono infatti delle opzioni come quella del commercio equo e solidale, che partendo da una etica economica di giustizia sociale esprimono valori di equità e solidarietà che mettono in discussione i meccanismi commerciali predominanti derivati da correnti economiche neoclassiche per i quali il commercio è una sorta di automatico dispensatore di sviluppo. Senza voler difendere una teoria dello sviluppo, questa corrente riesce a dimostrare che è realmente possibile concepire ed attuare un’economia diversa liberata dal binomio accumulazione-esclusione. Il commercio equo agisce soprattutto su una scala microeconomica che favorisce i piccoli produttori con lo scopo ultimo di sensibilizzare il consumatori sui temi

http://www.agices.org/it/advocacy/index.htm http://www.cofta.org/en/en/partners.asp http://www.wfto.com

Il modello di economia africano. Il modello d’economia africano ha degli aspetti realmente funzionali.

E’ da un lasso di tempo limitato che si sta mettendo in discussione il modello economico odierno, RYYHUR³LOPHUFDWRGHOIDOOLPHQWR´,SUREOHPLDWWXDOPHQWHFRVuYLVLELOLHWDQJLELOLVRQRVWDWL¿QR ad ora sottovalutati, e di conseguenza non è mai stata presa in considerazione l’idea di sviluppare soluzioni alternative. Oggi, il decadimento è arrivato anche nel mondo cosÏ detto sviluppato, la crisi ambientale, sanitaria, sociale ed economica ha iniziato a svegliare le coscienze delle persone. E’ soltanto nell’ultimo periodo che si sta cercando di dare vita a correnti economiche che intereagiscano con il modello di economia attuale. Bene, anche se esiste una fetta di mercato alternativo, il mercato equo, al PLRSDUHUHVDUHEEHVXI¿FLHQWHYLYHUHXQDJLRUQDWDLQFDVDGLXQDIDPLJOLDDIULFDQDFRQXQUHGGLWR che va da 1 a 2 dollari, per rendersi conto che il modello d’economia africano ha degli aspetti realmente funzionali.


'LVROLWRTXDQGRSHQVLDPRDOOÂśHFRQRPLDLPPDJLQLDPRTXDOFRVDGLDVWUDWWRQXPHULHLQÂżQLWH formule matematiche, dominio appartenente ad esperti che si occupano di creare le leggi di PHUFDWR 0D OD GHÂżQL]LRQH GL HFRQRPLD RIIHUWD GD -RDQ$QWRQL 0HOp 'LQHUR \ FRQFLHQFLD: “Economia è il rapporto tra gli esseri umani, il loro lavoro e il pianeta Terra che dona i mezzi di sussistenzaâ€? esprime il contrario. In Africa, l’economia è un’attivitĂ  che si sviluppa all’interno di ogni singola abitazione, a seconda dei propri bisogni si stabiliscono leggi idonee. In greco antico, economia deriva dalla parola RLNRQRPRV RLNRV/casa, QRPRV/ legge, dunque, Oikonomia, economia è le leggi o norme di una casa. Quando parlo del modello d’economia africano mi riferisco principalmente alla dinamica economica basata nel senso etimologico e primitivo di economia. In Africa ci sono 3.000 milioni GLSHUVRQHFKHVHFRQGRODGHÂżQL]LRQHGHOOD:RUOG%DQNULHVFRQRDYLYHUHVRWWRODVRJOLDGHOOD povertĂ  assoluta (chi vive con meno di 1,25 USD al giorno), grazie al sistema di comunitĂ , al baratto, all’autoproduzione e all’autoconsumo, sviluppando un’economia basata su un modello di sussistenza che garantisce un sostentamento primario. Oltre ai dati sulla povertĂ  assoluta, provocata tra l’atro anche dagli eccessi e dallo sfruttamento del Nord verso il Sud, bisogna aggiungere le dinamiche commerciali spietate del nostro modello economico che non hanno permesso al modello economico africano di svilupparsi. Il modello di economia africano non è gestito da norme del governo per la sua modernizzazione, si vale di metodi tradizionali per la loro autonomia e sussistenza. La nostra societĂ  “evolutaâ€? è molto lontana da prendere come modello questa modalitĂ  di approccio che trova ispirazione nell’autoproduzione o nell’acquisto di beni a chilometro zero perchĂŠ succube GHOODOHJJHGHOOÂśRIIHUWDHGHOODGRPDQGD,QQDQ]LWXWWRQRQVLWUDWWDGLXQDOHJJHÂżVLFDLQDPRYLbile come quella della gravitĂ , la legge dell’offerta e la domanda è soprattutto uno imperativo che l’occidente persegue, siamo talmente svincolati dalla nostra attivitĂ  economica che non sappiamo piĂš scegliere cos’è meglio per noi ne per la nostra comunitĂ . /D OHJJH GHOOÂśRIIHUWD H OD GRPDQGD SHUVHJXH FRPH XQLFR VFRSR LO SURÂżWWRQRQ VL SUHRFFXSD VH quello che introduce nel mercato inquinata l’ambiente o proviene da uno sfruttamento infantile o se le generazione future avranno un metro quadrato di verde dove giocare. La “leggeâ€? dell’offerta e la domanda, senza etica, fagocita il pianeta da Sud a Nord. Chi può cambiare questo, solo noi, ma tutti noi.

Economia è il rapporto tra gli esseri umani, il loro lavoro e il pianeta Terra che dona i mezzi di sussistenza.

ƒ Ž‡‰‰‡ Â†Â‡ÂŽÂŽÇŻÂ‘ĆĄÂ‡Â”Â–Âƒ ‡ Žƒ domanda,non è una legge Ć¤Â•Â‹Â…Âƒ ‹Â?ƒÂ?Â‘Â˜Â‹Â„Â‹ÂŽÂ‡ÇĄ ° —Â?‘ imperativo che l’occidente persegue. ƒ DzŽ‡‰‰‡dz †‡ŽŽǯ Â‘ĆĄÂ‡Â”Â–Âƒ ‡ la domanda, senza etica, fagocita il pianeta da Sud a Nord.

OIKONOMOS oikos/casa nomos/ legge Oikonomia = Economia leggi / norme di una casa.

Anziana rurale a Kanombe, Ruanda.


24 / 25

Ceramica batua Ruanda. Porta latte Ruanda.

Il mercato degli oggetti parlanti.

Agaseke Ruanda.

In Africa, negli ultimi anni il turismo di massa ha facilitato l’avvio di un nuovo fenomeno legato all’artigianato. Gran parte degli artigiani infatti hanno preferito concentrarsi sulla fabbricazione di manufatti di bassa qualitĂ  per rispondere a necessitĂ  ben precise dando avvio ad una produzione cosĂŹ detta “paccottigliaâ€?. Una tipologia di manufatti che cerca di rispondere a quella fetta di mercato legata principalmente alla produzione di VRXYHQLU, senza alcun valore semantico e senza capacitĂ  di espressione. Secondo me ogni pezzo d’artigianato racconta una storia, contiene un linguaggio FKHSDUODGLXQVDSHUIDUHFRQÂżJXUDWRGDOOHPDQLGLFKLORKDFUHDWRHGDOFRQWHVWRWHUULWRULDOHGDFXL proviene. Per questo motivo durante i miei viaggi in Africa non sono mai riuscita ad apprezzare i prodotti destinati a questo tipo di mercato che si trovano in prossimitĂ  degli alberghi o dei nuclei urbani piĂš visitati dal turismo di massa, ma sono sempre stata spinta verso una realtĂ  piĂš “selvaggiaâ€?, alla ricerca di oggetti contenitori di quella forza linguistica legata all’uomo e alla natura. Nei contesti rurali ho trovato una realtĂ  piĂš “spontaneaâ€? legata alla natura e ai suoi cicli vitali. Con la parola “selvaggiaâ€? intendo parlare di un contesto regolato principalmente dalle leggi della QDWXUDHQRQGHOVXRVLJQLÂżFDWRQHOOÂśDFFH]LRQHPRGHUQDGLDVVHQ]DGLFRQWUROOR La realtĂ  rurale africana sta subendo importanti mutazioni dovute anche all’arrivo del progresso ed immagini come quella di un pastore nomade nordafricano in mezzo al deserto che risponde al telefonino che squilla intonando le note di 7KULOOHU di M. Jackson, sono diventate ormai consuete. /DPRGHUQLWjKDJLjPRGLÂżFDWRDOFXQHDELWXGLQLQHOOH]RQHUXUDOLPDULHVFHDFRQYLYHUHFRQOD tradizione sopratutto dove l’artigianato è ancora un’attivitĂ  quotidiana, dove tutto il ciclo produttivo, GDOOÂśHVWUD]LRQH GHOOD PDWWHULD SULPD ÂżQR DOOÂśHODERUD]LRQH VL VYLOXSSD FRQ OH ULVRUVH ORFDOL H LO sapere tradizionale. La globalizzazione, in queste zone, ha favorito e agevolato lo sviluppo di SURFHVVLSRVLWLYLPDLQWDODOWULKDDQFKHPRGLÂżFDWRLÂłVDSHUIDUH´WUDGL]LRQDOLLQWURGXFHQGRHOHPHQWLQRQDSSDUWHQHQWLDOODFXOWXUDGHOOXRJRHPRGLÂżFDQGRQHOÂśLQWHJULWj(ÂśPROWRIDFLOHWURYDUHLQ qualsiasi mercato o VRXNGHO6XGGHOSLDQHWDSURGRWWLFRPHODWLQWXUDFKLPLFDRÂżEUHVLQWHWLFKHFKH VWDQQRVRSSLDQWDQGRODWLQWXUDQDWXUDOHRODÂżEUDYHJHWDOH 7DOLULĂ€HVVLRQLPLKDQQRSRUWDWRDSHUFHSLUHFKLDUDPHQWHTXDOHSRWUHEEHHVVHUHLOUXRORGHOGHVLJQHU in questo contesto, sono riuscita infatti a decifrare in maniera piĂš evidente quale dovrebbe essere la funzione della la formula A+D. I prodotti d’artigianato a differenza di quelli realizzati industrialmente, hanno la capacitĂ  di comunicare un valore aggiunto trasmesso dal suo creatore, quella “aurea di umanitĂ â€? che li rende unici. Il prodotto seriale non racconta una storia, non avendo nessun legame con il suo creatore, perde la sua “unicitĂ â€? essendo anche progettato e destinato ad avere un ciclo di vita breve.

Porta birra Ruanda.

In Africa il prodotto industriale, soprattutto quello proveniente dalla Cina, sta soppiantando la produzione artigianale locale. Tale fenomeno è generato da leggi di mercato ben precise: l’introduzione di questa categoria di prodotto sul mercato locale ha suscitato l’interesse della popolazione per gli oggetti funzionali industriali, che dati i prezzi sempre piÚ bassi ed una estetica sempre piÚ curata, stanno sostituendo l’utilizzo di prodotti realizzati manualmente per e da la popolazione locale distorcendo cosÏ l’economia autoctona. /HOHJJLGHOPHUFDWRLQWHUQD]LRQDOHRULJLQDWHGDOODFRPSHWLWLYLWjFKHSHUVHJXHLOEHQH¿FLRHFRQRPLFR oltre a ogni cosa ovviamente non si pongono l’obbiettivo di salvaguardare la tradizione e la cultura del posto anzi la destabilizzano alterandone l’ambiente e la società. Personalmente penso che, per avere un mondo equo sia necessario proporre alternative al mercato che non spingano verso una crescita senza controllo. Come designer penso che l’artigianato abbia insito in se stesso le caratteristiche necessarie e funzionali per rispondere alla problematica della produzione senza misura ovviamente solo se distinto e caratterizzato da caratteristiche di qualità tecnica e produttiva.


‡–†‹’‹ƒ––‹Č‹‡‰Â?‘ǥƤ„”‡‡…‡”ƒÂ?Â‹Â…ÂƒČŒ Ruanda.

Portagioielli (pelle di ginocchio di camello) Ouarzaza,Marocco.

La formula A+D è un processo di produzione in cui ambedue le parti collaborano nella ricerca di un artigianato di qualitĂ . Anche se il designer e l’artigiano hanno compiti diversi, l’uno dipende dall’altro, le competenze di uno coprono le mancanze dell’altro, imparano a vicenda, si divertono a creare un codice di linguaggio ibrido e comune che verrĂ  colto in ognuno dei loro manufatti, unici, creati per durare e nutrire un mercato responsabile e alternativo, dove gli oggetti raccontano storie: “il mercato d’oggetti parlantiâ€?. Le idee che ho sopra esposto diventano per me principi da seguire nel momento in cui interagisco con realtĂ  artigianali e penso siano alla base del rispetto per la dignitĂ  umana. Il movimento del commercio equo e solidale attento agli aspetti socio economici dei produttori SXzHVVHUHOÂśHQWHFKHFHUWLÂżFKHUjODÂłERQWj´GHOSURJHWWRHDWWHVWHUjFKHLOSURGRWWRVLDVWDWR realizzato secondo principi ben precisi. Io credo però che il successo del “mercato degli oggetti parlantiâ€?, debba essere lasciato in mano a chi lo progetta, a chi lo fa e a chi lo usa. I protagonisti di questa dinamica diventano quindi il designer, l’artigiano e il consumatore/fruitore. Un’attivitĂ  di mercato gestita direttamente dai suoi attori principali. Per ciò la formula A+D è LQFRPSLXWDVHQ]DSUHQGHUHLOFRQVLGHUD]LRQHLOIUXLWRUHFRQVXPDWRUHXWHQWHÂżQDOHGHOSURGRWWR (A + D) + C. Il target dell’utente modello non ha riferimenti precisi, il mercato degli oggetti non istiga la divisione sociale e non è neanche rivolto ad una nicchia intellettuale, vuole essere un alternativa a quella attuale. Questo modello punta alla ricerca di uno stile di vita piĂš sobrio e libero da bisogni creati dalla societĂ  ricca ed opulenta, proprio come la natura degli oggetti che vuole proporre, elaborati con processi artigianali utilizzando le risorse locali e naturali. I consumatori sono persone che negli oggetti percepiscono il messaggio di sensibilizzazione verso una trasformazione sociale equilibrata tra Nord e Sud, consapevoli che la cooperazione ha voce non solo nel nostro stile di vita ma anche nei nostri abiti di consumo.

Collana di carta Ruanda.

Ogni pezzo d’artigianato racconta una storia, contiene un linguaggio che parla di un saper fare FRQÂżJXUDWRGDOOHPDQLGLFKLORKDFUHDWRHGDOFRQWHVWRWHUULWRULDOHGDFXLSURYLHQH Ceramica batua Ruanda. ‰ƒ•‡Â?‡Č‹Ć¤Â„”ƒ†‹Â’ÂƒÂ’Â‹Â”Â‘ÇĄ‡”„‡†‡Â?ƒ”ƒ‹•‡Â•Â‹Â•ÂƒÂŽČŒ Ruanda.

ƒŽŽ‘Â?‡”—ƒÂ?†‡•‡ǥČ‹Ć¤Â„Â”Âƒ†‹„ƒÂ?ƒÂ?Â‘ČŒ Ruanda.


26 / 27

4.4 Le risorse del Sud

Idir Nomade Tuareg. Idir è un nomade di origine Tuareg, vive spostandosi lungo la Hamada (il deserto di sasso) insieme a la sua moglie FatimaÇĄ‡ƒ‹Ž‘”‘…‹Â?“—‡Ƥ‰Ž‹ǣ Mohamed, Bork, Hadiya, Samir e Mustafa, e con il loro greggio di camelli e capre.

Paradossalmente in tanti paesi del Sud ricchi di risorse naturali e ambientali si riscontrano gravi situazioni di povertĂ  e fame. Parlo ad esempio dei paesi della fascia tropicale, dove all’abbondanza di risorse minerarie e alla favorevoli condizioni climatiche, particolarmente vantaggiose per una coltivazione estensiva dei territori, si contrappongono fenomeni di sfruttamento da parte dei SDHVLRFFLGHQWDOLHFRQĂ€LWWLSROLWLRVRFLDOLFKHROWUHDUHQGHUHGUDPPDWLFKHOHFRQGL]LRQLGLYLWD generano conseguenze disastrose per una possibile ripresa, come quella dei campi disseminati da mine antipersone. Motivi di interesse economico e di equilibri geo-politici sostengono questa situazione, provocando sentimenti di frustrazione e smarrimento in chi si contrappone a questo sistema di ingiustizie e ancora aspetta che l’impegno, preso nel 2000 tra Paesi ricchi e Paesi poveri, per costruire un mondo piĂš sicuro, piĂš prospero e piĂš equo si realizzi. Forse è opportuno smettere di credere in tali promesse e cominciare a intraprendere altre strade di azione capaci di predisporre progetti piĂš FRQFUHWDPHQWHUDSSRUWDWLDLELVRJQLGLVSHFLÂżFKHFRPXQLWjHTXLQGLSLIDFLOPHQWHSHUFRUULELOL Le risorse “goloseâ€? per l’uomo assetato di potere Nel pianeta esistono risorse, particolarmente “goloseâ€? per l’uomo desideroso di potere. Per averne FRQVDSHYROH]]DEDVWDPDSSDUHLFRQĂ€LWWLEHOOLFLDQFKHVRORWUDLSLUHFHQWL*XHUUDGL/LELD paese con la piĂš grande riserva petrolifera del continente africano e nono al mondo; 1998-2003 2ÂŞ Guerra del Congo, paese con la riserva minerale piĂš grande a livello mondiale di cobalto, coltan e uranio, i cosĂŹ detti “minerali strategiciâ€? per la tecnologia avanzata. Le risorse petrolifere e minerarie sono tra le cause di guerra piĂš sanguinose, rispetto alle quali la vita delle persone non conta nulla. Le ricchezze naturali diventano sinonimo di miseria e guerra, colpendo spesso i paesi del Sud cosicchĂŠ la loro fortuna si trasforma in disgrazia.

Le risorse degli “uomini liberiâ€? Esistono, tuttavia, altri tipi di risorse che per fortuna non destano l’attenzione dei governanti ma che muovono interesse nell’ambito della ricerca. Lo stile di vita di alcune popolazioni del paesi del Sud costituiscono un fattore di grande attrattiva nel settore ricerca ambientale ed economica per la capacitĂ  di documentare meccanismi di sfruttamento delle risorse naturali con inquinamento scarso o nullo attraverso l’uso di pratiche agro-pastorali tradizionali. Nel Nord d’Africa esistono ancora tribĂš nomadi, gli DPD]LJK, il cui modo di vivere si basa sulla transumanza, una pratica millenaria che contribuisce a mantenere il ciclo vitale della terra, fertilizzandola con il passaggio delle greggi, e che è esercitata lungo il Maghreb e l’Africa subsahariana, XQDGHOOHSDUWLSLVRJJHWWHDOODGHVHUWLÂżFD]LRQH /D&RQIHUHQ]DGL5LRGHOVXOORVWDWRGLVDOXWHGHOOÂśDPELHQWHKDLQGLFDWRFKHODGHVHUWLÂżFD]LRQH è un problema globale, rappresenta oggi uno dei problemi ambientali piĂš gravi e piĂš urgenti da affrontare e minaccia un quarto delle terre del pianeta. /DGHVHUWLÂżFD]LRQHQRQGLSHQGHVRORGDOFOLPD,OGHJUDGRGHLVXROLHODSHUGLWDGLIHUWLOLWjVRQR dovuti anche allo sfruttamento intensivo dei terreni e delle risorse idriche, alla deforestazione, alle


cattive pratiche di irrigazione e, piĂš genericamente, a pratiche agro-pastorali improprie, cioè all’uso insostenibile delle risorse naturali da parte dell’uomo. Di solito, i luoghi che soffrono di piĂš il GUDPPDGHOODGHVHUWLÂżFD]LRQHFRLQFLGRQRTXDVLVHPSUHFRQLSDHVLSLSRYHULFRQOHSRSROD]LRQL che soffrono la sete e la fame, con i tanti “Sudâ€? del mondo. 1HJOL XOWLPL DQQL OÂśDYDQ]DPHQWR GHOOD GHVHUWLÂżFD]LRQH YHUVR QRUG QHOOD FRQFD PHGLWHUUDQHD KD sottolineato l’importanza dell’attivitĂ  legate alla transumanza dei nomadi nordafricani, rendendone noto il valore a livello nazionale e internazionale. Nella lingua delle tribĂš nomadi, il WDPD]LJKW, DPD]LJKVLJQLÂżFDÂłXRPROLEHUR´PROWRGLYHUVRGDO nome con cui sono conosciuti in Occidente, i berberi, che deriva da barbarus, dal greco “barbaroâ€?, una parola che ha una connotazione xenofoba poichĂŠ designava “chi non parlava il grecoâ€?. questo spiega la mia preferenza ad usare la parola DPD]LJ nel fare riferimento ai discendenti dei primi abitanti del nord d’Africa. 2JQLWULEKDXQSHUFRUVRGLYHUVRXQLWLQHUDULRWUDFFLDWRÂżQGDLWHPSLUHPRWLSULPDFKHLOFRORnialismo dividesse il territorio africano a riga e squadra. Fin dalla loro origine, gli spostamenti avvenivano orientandosi con le stelle e secondo ritmi dettati dal bestiame; La transumanza: â€œĂ¨ un tipo di economia produttiva basata sull’allevamento di animali ruminanti che si nutrono di erbe e arbusti spontanei. In questo modo, gli animali trasformano le sostanze non commestibili in cibo adatto agli uomini e forniscono loro altre materie prime essenziali. La terra da pascolo in genere non si presta ad essere coltivata; cosĂŹ la pastorizia costituisce un adattamento all’ambiente che consente di sfruttare al meglio un territorio desertico o semiarido, montagnoso e accidentato o dal clima gelidoâ€?. I nomadi non hanno mai sentito la parola “sostenibilitĂ â€?, ma sono i principali attori che fermano OÂśDYDQ]DPHQWRGHOODGHVHUWLÂżFD]LRQHQHOSLDQHWDKDQQRQHOORUR'1$OHLVWUX]LRQLSHUVRSUDYYLYHUH nelle terre piĂš ostili, la loro chiave di lettura si basa sul rispetto dei cicli vitali della natura con cui far fronte alle avversitĂ  di un clima estremo, rendendo il loro stile di vita sostenibile.

Luglio 2009, TÂŞ 55 Âş Erfou, Marocco.

I nomadi non hanno mai sentito la parola “sostenibilitĂ â€?, ma sono i principali attori che fermano ÂŽÇŻÂƒÂ˜ÂƒÂ?œƒÂ?‡Â?–‘†‡ŽŽƒÂ†Â‡Â•Â‡Â”Â–Â‹Ć¤Â…ÂƒÂœÂ‹Â‘Â?‡Â?‡Ž’‹ƒÂ?Â‡Â–ÂƒÇĄŠƒÂ?Â?‘Â?‡ŽŽ‘”‘Ž‡‹•–”—œ‹‘Â?‹’‡”•‘’”ƒ˜˜‹˜‡”‡ nelle terre piĂš ostili, la loro chiave di lettura si basa sul rispetto dei cicli vitali della natura con cui far fronte alle avversitĂ  di un clima estremo, rendendo il loro stile di vita sostenibile.

I discendenti dei primi abitanti del nord ’Africa sono le tribĂš nomade, gli ƒÂ?ÂƒÂœÂ‹Â‰ÂŠÇĄ che nella loro lingua, il –ƒÂ?ÂƒÂœÂ‹Â‰ÂŠÂ–ÇĄ•‹‰Â?Â‹Ć¤Â…Âƒ “uomo liberoâ€?


28 / 29

Le risorse sostenibili

Lana 100%

Le popolazioni nomadi nordafricane hanno una grande ricchezza di risorse umane e materiali che VLULĂ€HWWHGLUHWWDPHQWHQHOORURDUWLJLDQDWR La gioielleria insieme alla produzione di tappeti costituiscono il patrimonio culturale di maggiore consistenza DPD]LJK , sia nell’ambito ornamentale che sociale. La tessituraKDXQYDORUHPROWRVLJQLÂżFDWLYRQHOOHVRFLHWjQRPDGHHGqDQFKHOHJDWDGLUHWWDPHQWH alla loro principale attivitĂ  economica, la transumanza. La pratica dell’arte tessile porta con sĂŠ un elenco di effetti positivi che oltre a dilatare il raggio della loro economia contribuisce alla sostenibilitĂ  del pianeta. La cultura DPD]LJKqVRSUDYYLVVXWDQHOWHPSRJUD]LHDOODWHVVLWXUD/DJUDÂżFDGHLWDSSHWWLq inspirata all’identitĂ  delle prime popolazioni nordafricane, racchiudono storie di famiglie, le loro genealogie, i segni delle tribĂš, l’alfabeto WDPD]LJKW‌ I tappeti sono i testimoni di un arte preistorica e protostorica mantenuta viva dalle donne DPD]LJK, uniche depositarie di questo saper fare. La materia prima è ricavata dal pelo delle pecore. La tosatura si fa due volte a l’anno, permettendo alle tessitrici di disporre sempre di lana fresca e di buona qualitĂ  per realizzare tappeti ottimi per ripararsi dalle temperature estreme del deserto. La capacitĂ  artistica ed innovativa delle tessitrici ha consentito una buona creativitĂ  in un ambiente cosĂŹ “scarso di risorseâ€? com’è il deserto. I contrasti e le varietĂ  di colore nei tappeti DPD]LJKsono frutto dalla ricerca di tinture naturali estratte da piante, insetti, sassi, minerali reperiti nell’ambiente locale. L’arte tessile è nata per comunicare, la parola tessere viene dal latino WH[WXV, tessuto o trama. Oltre ai messaggi che contengono i motivi ornamentali dei tappeti, nella propria azione di tessere si PDQLIHVWDQRWXWWDXQDVHULHGLYDORULPRUDOLOHJDWLDOODQDVFLWDGLXQÂżJOLRFKHPHWWRQRLQOXFHLO ruolo di mantenere vivo il tessuto sociale.

La bellezza del tappeto berbero sta soprattutto nella materia, nell’armonia delle figure e dei colori, nella fuga dallo sterile‌ Ma la maggiore bellezza, sta nel •‹‰Â?Â‹Ć¤Â…ÂƒÂ–Â‘Â?ƒ•…‘•–‘‡…”‹’–ƒ–‘…Š‡ fa di questi tappeti piĂš che un tessuto un vero testo. Il tappeto antico uscito dalle mani della tessitrice appare come manoscritto della scrittura del silenzio.

La cultura rurale si manifesta in maniera artistica nei tappeti nordafricani. La bellezza va compresa ricorrendo a codici di lettura diversi dal nostro: “La bellezza del tappeto berbero sta soprattutto QHOODPDWHULDQHOOÂśDUPRQLDGHOOHÂżJXUHHGHLFRORULQHOODIXJDGDOORVWHULOHÂŤ0DODPDJJLRUH EHOOH]]DVWDQHOVLJQLÂżFDWRQDVFRVWRHFULSWDWRFKHIDGLTXHVWLWDSSHWLSLFKHXQWHVVXWRXQYHUR testo. Il tappeto antico uscito dalle mani della tessitrice appare come manoscritto della scrittura del silenzioâ€? (Paul Vandebroeck, AZETTA, /ÂśDUWGHOIHPPHVEHUEqUHV, 1999) I tappeti nordafricani, nella loro diversitĂ , attirano l’interesse di artisti, collezionisti, intenditori della materia‌un mercato che riconosce nella tessitura una vera arte, e che contribuisce al mantenimento di questa pratica artigianale con tutti gli aspetti positivi di carattere socioambientali e socio-economici che comporta all’interno e all’infuori della loro comunitĂ . La tessitura è una risorsa sostenibile in tutti suoi aspetti, sia nel proprio contesto, che fuori. L’integritĂ  dell’artigianato tessile e il mondo che la circonda, stimola l’interesse in tanti ambiti della ricerca: ambientale, antropologica, biologica‌. La sua forza esistenziale parla del luogo a cui appartiene, il deserto, che non è sterile ma ricco in risorse sostenibili.


4.4 Piano dell’attivitĂ  A conclusione dell’attivitĂ  di osservazione condotta sulla produzione artigianale nel Sud del mondo mi sembra necessario esplicitare in poche note alcune criteri guida a supporto di un intervento nel settore: bisogna avere un progetto con un’idea coerente e legittima a livello ambientale ed HFRQRPLFRFRQLOFRQWHVWRGRYHVLVYLOXSSHUjHFROORFDUODÂżQGDOOÂśLQL]LRQHOPHUFDWRGRSRGLFKH occorre tracciare il piano di attivitĂ  e decidere la natura dell’attivitĂ  imprenditoriale. Le cooperative nel Sud del mondo hanno una funzione di carattere sociale e sono formate sulla base di principi generali: un’associazione di persone che si uniscono volontariamente per perseguire ÂżQDOLWjHFRQRPLFKHVRFLDOLHFXOWXUDOLDWWUDYHUVRODFUHD]LRQHGLXQÂśLPSUHVDDSURSULHWjFRPXQH FRQWUROODWDGHPRFUDWLFDPHQWH$XWRVXIÂżFLHQ]DDXWRUHVSRQVDELOLWjGHPRFUD]LDHJXDJOLDQ]DHTXLWjH solidarietĂ  sono i valori sui quali si fondano le cooperative. Le cooperative sono organizzazioni autonome, basate sull’auto-aiuto e gestite dai soci. In caso di accordi con altre organizzazioni, compresi i governi, o di raccolta di capitali da fonti esterne, le condizioni di gestione devono assicurare comunque il controllo democratico da parte dei soci e mantenere inalterata la “autonomia cooperativaâ€?. /HFRRSHUDWLYHYHQJRQRGHÂżQLWHVRFLHWjDFDSLWDOHYDULDELOHFRQVFRSRPXWXDOLVWLFRRYYHURFRQ scopo sociale in comune, da due o piĂš persone. Il tessuto associativo è l’unione di varie cooperative, si basa sulla cooperazione tra cooperative. 2JQLFRRSHUDWLYDDOÂżQHGLVRGGLVIDUHSLHIÂżFDFHPHQWHLSURSULVRFLHGLULQIRU]DUHOÂśLQWHURWHVVXWR associativo tra le cooperative, deve operare attivamente ed in modo coordinato assieme alle altre cooperative su scala locale, nazionale ed internazionale. /ÂśLPSUHVHQRQSURÂżW sono organizzazioni dedicate alla produzione di beni sociali o di welfare FRQXQÂśHWLFDLQWHUQDVRFLDOH/ÂśRUJDQL]]D]LRQHGHOQRQSURÂżWqDQFRUDWDLQÂżUPHEDVHDSULQFLSL HDXQFRGLFHHWLFRGLDXWRUHJRODPHQWD]LRQHFRQORVFRSRGLUHQGHUHEHQHÂżFLDLPHPEULFKHOD compongono. L’autoproduzione artigianale nel sud del mondo è un tema da approfondire, ma in sintesi, oltre DGHVVHUHXQDJUDQGHVÂżGDVHPEUDHVVHUHTXHOODFKHVLDGDWWDPHJOLRDGXQFRQWHVWRSHULIHULFR I progetti di cooperazione per lo sviluppo sostenibile dovrebbero puntare a rendere autonoma la ÂżJXUDGHOSURGXWWRUHHWXWWHOHIDVLGHOODVXDSURGX]LRQHÂżQRDOODYHQGLWD L’autoproduzione è, senz’altro, la vittoria della lotta della cooperazione per lo sviluppo sostenibile, perchĂŠ l’unica in grado di garantire la sostenibilitĂ .


30 / 31

Missione in Ruanda 28 Gennaio/ 25 Febbraio 2012 Kigali


Il contesto Il 28 gennaio siamo arrivati alla capitale del Ruanda, Kigali, personalmente mi portavo dietro tanti interrogativi su come sarebbe la situazione lĂŹ, cercavo di non concentrare l’attenzione in idee preconcepite che avevo grazie ai mezzi di comunicazione. Per fortuna mi bastò la prima gita per la cittĂ  per rendermi conto che stavo nella “Svizzera DIULFDQD´WXWWHOHVWUDGHHUDQRSXOLWLVVLPHLJLDUGLQLEHQFXUDWLXQWUDIÂżFRDEEDVWDQ]DQRUPDOHD prima vista tutto molto ordinato. Ci alloggiavamo nel centro San Marco a Kanombe, un villaggio popolare vicino all’aeroporto, dove siamo rimasti un mese, da cui due settimane abbiamo convissuti con 14 artigiani della cooperativa &RSDEX di Butare. Ăˆ stato una bellissima esperienza di vita, ma il tempo trascorreva senza accorgermi e anche se eravamo sempre impegnati con diverse attivitĂ  non è stato abbastanza per conoscere di piĂš la grandiositĂ  di quel meraviglioso paese e della sua gente. La prima settimana era programmata per conoscere alcune cooperative di artigiani e aziende degli intorni. Un itinerario molto costruttivo e interessante, non solo ci ha dato uno sguardo panoramico di tanti tipi d’attivitĂ  che giravano a Kigali, (ognuna completamente diversa dell’altra, con un modello economico proprio), ma anche ci ha dato la possibilitĂ  di stabilire un contatto immediato con le persone del posto, (l’operai delle diverse attivitĂ ), aiutando a sciogliere tante tensioni e a contagiarci della tranquillitĂ  abituale nel carattere ruandese. Mille Collines è un brand di fashion design composta da due soci di Barcellona e un atelier di sarti ruandesi, insieme lavorano ed esperimentano nel campo dell’abbigliamento artigianale di alta qualitĂ . “La vallata del legnoâ€?, ovvero il “Leroy Merlin ruandeseâ€?, (non ricordo nome), si tratta di una enorme falegnameria all’area aperta dove potevi comprare legno o incaricare mobili. Cooperativa di saldatori Copst, si trova anche nella pendenza di una collina della cittĂ , lavorano il ferro usando tutti tipi di scarti riuscendo ad avere pezzi molto interessanti, alcuni erano delle vere e proprie sculture. KFCqXQDFRRSHUDWLYDFKHIDÂżOWULLQFHUDPLFDSHUSRWDELOL]]DUHOÂśDFTXD$EELDPRSRWXWRDSSUH]]DUH XQDÂżOLHUDGLSURGX]LRQHPROWRHIÂżFDFHFRQWXWWRXQVLVWHPDVHPLDUWLJLDQDOH$OODÂżQHGHOODYLVLWDFL hanno premiato con una danza tradizionale molto carina, dove prof e compagni del master hanno potuto partecipare ballando insieme a loro.

Utexrwa, è una azienda di stoffe creata e portata avanti da un indiano residente in Ruanda. Aveva XQDQDYHLQGXVWULDOHDWWUH]]DWDFRQWXWWLWLSLGLPDFFKLQDULRSHUODÂżODWXUDGLGLYHUVHÂżEUHSHUOD tessitura in telaio meccanico, per la cucitura di divise. La cosa che mi colpĂŹ di piĂš fu l’allevamento di baco di seta che aveva e la catena di lavoro per l’estrazione della seta. Dopo pochi giorni del nostro arrivo abbiamo conosciuto a Muriel, una donna belga sposata con un ruandese che vive in Ruanda da piĂš di venti anni, aveva iniziato una cooperativa con artigiani locali che producevano maggiormente oggetti d’arredamento, la cooperativa Umutako Iwacu, con cui alcuni dei miei compagni lavorerebbero. Glo Creation è un marchio di stoffe ed abbigliamento fatta con la tecnica del batik, anche se non è una tecnica del posto, Gloria, l’artigiana e donna d’affari che da nome all’attivitĂ , l’aveva importato dal Senegal per aprirsi un spazio nel mercato locale. Indego Africa q XQÂśD]LHQGD QRQSURÂżW DSHUWD GDO  FROODERUD FRQ FRRSHUDWLYH IHPPLQLOH ruandese sulla base del fair trade; vendono i prodotti d’artigianato di piĂš o meno 400 donne nel mercato all’estero o a grande marchi americani come Anthropologie. Per favorire lo sviluppo socio-economico delle donne. Agatako è una cooperativa con sede nel centro San Marco, dove ci alloggiavamo, composta da GRQQHFKHHODERUDQRJLRLHOOLLQÂżEUDYHJHWDOH

IL CONTESTO Gennaio 2012 Kigali, capitale del Ruanda.


32 / 33

Imigongo Cooperativa Kakira, Kibungo, Ruanda.

La cooperativa Kakira si trova all’est del paese, nella provincia di Kibungo, si dedica alla produzione di LPLJRQJR, un tipo d’artigianato molto particolare e genuino, utilizzato ià nell’antichità per la decorazione della casa ruandese. Si realizza con l’escremento di mucca; VXXQDVXSHU¿FLHSLDQDVLYDPRGHOODQGRFRQOHGLWWD¿QRDGDYHUHULOLHYLGLPRWLYLJHRPHWULFL Di solito sono dipinti in bianco, nero e rosso. I colori si possono estrarre da una processo con degli elementi naturali, il nero si ottiene mischiando le cenere delle foglie di banano con il succo d’agave e l’orina della mucca, invece il bianco e il rosso da terre naturali. Butare, la seconda città ruandese piÚ importante, abbiamo visitato il Museo Nazionale di Ruanda, 1989, disegnato dall’architetto e antropologo belga Lode Van Pee. Il museo racchiude tutta l’essenza del paese da un punto di vista storico-culturale, folklorico, artistico‌ è una fermata obbligatoria per capire la tradizione e cultura di Ruanda. Un’altra visita, sempre a Butare, è stata la casa del re, un’impressionante villa fatta interamente GLGLYHUVLWLSLGL¿EUDPRVWUDOœDUFKLWHWWXUDYHUQDFXODUHODJUDQGHDELOLWjGHOODYDQQHULHUXDQGHVH Copabu è la cooperativa con sede a Butare , da cui 14 artigiani hanno partecipato insieme a noi al workshop al centro San Marco. Là abbiamo potuto conoscere a quasi tutti i membri e vedere FRPHODYRUDQRSURGXFRQRRJJHWWLLQ¿EUDQDWXUDOHVLVDOEDQDQRHGLYHUVHHUEHSDOXVWULFRPHLO papiro. In legno: eucalitto e jacaranda. A Butare si trova anche un’importante cooperativa che lavora l’alluminio, produce anche pezzi a committenza per altre aziende rimanendo sempre in ambito nazionale come la Mile Collines e la cooperativa Agatako. http://www.millecollines.es/ http://www.utexrwa.com/ http://glocreations.wordpress.com/ http://www.indegoafrica.org/ http://www.copabu.co.rw/eeaboutus.html


Centro San Marco, kigali, Ruanda.

KIST, Kigali institute of science and technology.

Master + Copabu.


34 / 35

WORKSHOP I Professore: Ricardo Blumer. Per il primo workshop, i 14 studenti ci siamo divisi in due gruppi di 7 ognuno. Un gruppo è stato a mano del designer italiano Edoardo Perri e l’altro, siamo stati con l’architetto svizzero Ricardo Blumer, che pur troppo non è stata l’occasione di sfruttarlo di piÚ. Il prof Blumer è un uomo ricco in conoscenza ed esperienza, molto sensibile con il mondo che li FLUFRQGDHVRSUDWWXWWRSHUFKpQRQGLUOR"FLKDIDWWRVFKLDQWDUHFRQVXJUDQGHVHQVRGHOOœXPRULVPR Prima di avere un’idea concreta su quale sarebbe la dinamica del workshop, abbiamo avuto un’ottima lezione sulla bellezza nell’imprecisione nel campo dell’artigianato.

…Š‡†ƒÂ‰Â”ÂƒĆ¤Â…Âƒ†‡Ž’”‘‰‡––‘ǣ Mobile “fai da teâ€?

Prima di avere un’idea concreta su quale sarebbe la dinamica del workshop, abbiamo avuto un’ottima lezione sulla bellezza nell’imprecisione nel campo dell’artigianato. L’imprecisione è una qualitĂ  che avevamo osservato da vicino nella vallata del legno. Io sostengo che la mancanza di precisione nel taglio e fabbricazione dei mobili sia in parte legato al fatto che lavorano in una collina, è impossibile fare un taglio diritto avendo il banco di lavoro collocato in una dicessa. Per capire in fondo la questione, il prof Blumer ci fecce fare una prima esercitazione, la proiezione e costruzione di un mobile, un “fai da teâ€? allo stile Enzo Mari, con dei moduli di legno incaricati nella falegnameria ruandese. /DIDVHLQL]LDOHHUDSURFXUDUDVLXQDVFKHGDJUDÂżFDFRQOHPLVXUHHLQXPHULGLSH]]LFKHFLYROHYDPR GLFLDVFXQD6SRVWDUFLÂżQRLQOjWURYDUHXQIDOHJQDPHGLVSRQLELOHWUDWWDUHLOSUH]]RHÂżVVDUHXQD scadenza per ritirare la merce. Dopo un paio di giorni siamo ripassati per prendere i nostri pezzi di legno che come si era anticipato tra noi, quasi nessun pezzo tornava. Un fatto che durante il montaggio abbiamo notato di piĂš e di conseguenza abbiamo dovuto improvvisare alcuni cambiamenti. All’inizio il mio progetto era una panchina di 100 x 51 cm. con due quadrati parallelepipedi che A rreggevano tre travi per sedersi con una controventatura in diagonale da lato a lato. La lunghezza ddei pezzi andava bene, ma la larghezza era tutta la metĂ  della misura originale, quindi, nella seduta aal posto di tre travi ho messo cinque lasciando 1 cm di spazio tra l’una e l’altra. La struttura, (due qquadrati ai laterali) è rimasta meno larga ma reggeva lo stesso grazie alla controventatura. D Dopo il montaggio senza colla, solo a base di chiodi e martellate, ci siamo passati ad una seconda eesercitazione, sottolineare l’imprecisione del nostro mobile e insieme ad un artigiano della Copabu tr trovare la maniera di intervenire nel mobile, trasformarlo in modo che se quello che avevo fatto era uuna panchina in origine passasse ad essere qualcosa d’altro, senza avere una utilitĂ  per forza, piĂš ttosto che diventassi un oggetto portante di una gran carica comunicativa, una spezie di manifesto. A Avevamo cinque giorni per individuare che tipo d’intervenzione fare, con che tipo d’artigianato, OOHJQRRÂżEUHHFRQFKpDUWLJLDQRIDUOR

Il montaggio: Senza colla, solo a base di chiodi e martellate.

Test di resistenza.


'RSRXQSDLRGLPDWWLQHULÀHWWHQGRQHOSUDWLQRGHOFHQWUR6DQ0DUFRLQVLHPHDJOLDUWLJLDQLPLVRQRPHVVDDODYRUDUHLQVLHPHDOO¶DUWLJLDQD /LEHUDWD0XNDPXUHQ]LLQXQDVSLUDOHGL¿EUDGLEDQDQRFRQVHLQDVWUL'LVROLWRODVSLUDOHVLIDFRQXQQDVWURFKHVLDUURWRODSDUDOOHODPHQWH DGXQDVVHFHQWUDOHPDO¶LGHDHUDIDUHVHLQDVWULFLOLQGULFLFLUFDFPGLGLDPHWURLPERWWLWLHDYYROWLFRQOD¿EUDGLEDQDQRSHUFRSULUH TXHOFHQWLPHWURFKHDYHYRODVFLDWRWUDWUDYHHWUDYHQHOODVXSHU¿FLHGHOODVHGXWD2JQXQRLQL]LDYDGDXQRVWUHPRODVFLDQGROLEHURXQFLXIIR GHOO¶LPERWWLWXUDFKHHUDIDWWRFRQO¶DVVHGHOODIRJOLDGHOEDQDQRFRQFRUUHYDQRQHOODSDUWHFHQWUDOHFUHDQGRXQLQWUHFFLRODELULQWLFRSHU¿QR dare forma ad un cestino. È stato un bel esercizio, molto dinamico, senza avere un’idea concreta della forma, abbiamo risolto i problemi seguendo un metodo molto spontaneo.


36 / 37

WORKSHOP II Professore: Gaddo Morpurgo Asistenti: Maria Pellerano e Alice Cappelli.

Tecnica: ƒ�‡”‹‡‰ƒ•‡�‡ Materiali: Papiro, erbe di marais e sisal.

Il secondo workshop si sviluppò con i 14 studenti insieme ai 14 artigiani al centro San Marco. Tramite un sorteggio, ci siamo divisi in copie, un artigiano insieme a un studente. Per le successive due settimane, ciascuno di noi ha lavorato insieme al “suoâ€? artigiano corrispondente. Io facevo copia con Viviana Nyiramisago, la sua specialitĂ  era l’ DJDVHNH, un cestino fatto con l’intreccio GLÂżEUDFKHFRVWLWXLVFHOÂśRJJHWWRHPEOHPDGHO5XDQGD3RVVRQRHVVHUHHODERUDWHFRQGLYHUVHWHFQLFKHD VSLUDOHHFXFLWDDLQWUHFFLRGLÂżEUHDUURWRODWHDLQWUHFFLRGLÂżEUHFXFLWHHVRYUDSSRVWL Viviana, per farmi vedere la procedura di unÂśDJDVHNH, aveva una giĂ  iniziata, tessuta intorno a una dima FRQIH]LRQDWD FRQ XQD ÂżEUD OXQJD H SLDWWD LQJDJD (Cyperus dives), con la tecnica a spirale e cucita. 1HOODVXSHUÂżFLHDYHYDFROORFDWRXQVFKHOHWURGLVWHFFKHGLÂżEUDGLSDSLURXUXIXQ]X(Cyperus papyrus), IRUPDQGRXQDEDVHGRYHVLWHVVHYDXQDÂżEUDFKLDPDWDXUXWDUDWDUH (Cyperus papyrus), formando una base GRYHVLWHVVHYDXQDÂżEUDFKLDPDWDXUXWDUDWDUH (Cyperus dereilema), ovvero erbe di marais, insieme al VLVDO LPLJZHJZH (Agave), si aiutava di un ago particolare, XUXKLQGX, una spezie di mini lancetta, da una SDUWHSLDWDLQIRUPDGLODPHWWDXWLOHSHUSUHSDUDUHOHÂżEUHHGDOOÂśDOWUDÂżQLWDLQSXQWDSHULQWUHFFLDUHLÂżOL di sisal tra le erbe di marais e il papiro. Per il coperchio del cestino si fa nello stesso modo ma la dima è un cono piccolo in legno. La chiusura dell’DJDVHNH è una cosa spettacolare, in ambe due parti si cuce con VLVDO e un ago normale, XQDÂżEUDXUXWDUDWDUH, imbottita con un paio erbe di marais, si fa tutto intorno all’orlo, lasciando la parte superiore leggermente piĂš larga, permettendo un incastro praticamente ermetico tra cestino e coperchio. Un dettaglio che è stato il nocciolo intorno al quale ho costruito il progetto.

Dima, cono intagliato in legno.

Bracciali componibili, dima conica.

Volevo sperimentare con la forma, creare una famiglia di oggetti componibile incastrandosi tra di loro con il sistema di chiusura dell’DJDVHNH Abbiamo iniziato a esperimentare con dei bracciali, fare diversi in forma di tronco conico alternando erbe di marais di colore naturale con altre tinte di nero. Prima mi sono procurata una dima di legno, un corpo conico fatto dall’artiggiano Emmanuel Nsabimana, da cui mi sono procurata altre dime posteriormente. I bracciali non erano complicati, era come tessere una mini DJDVHNH, ma l’chiusura non tornava, dopo diversi tentativi ci avviciniamo ma non faceva il “plaffâ€? il suono caratteristico della chiusura ermetica. Dopo abbiamo fatto prove per una collana contenitore, due coni che facevano di chiusura e d’ornamenta, questa volta, la chiusura è venuta meglio, piĂš riuscita, anche qui si era alternato i due colori di prima.

collana e chiusura


Passati dei mesi, ancora ho un ricordo molto vicino del Ruanda, un viaggio che mi è colpito molto ODVFLDQGRXQDWUDFFLDPROWRSRVLWLYDVLDQHOOÂśDPELWRSHUVRQDOHFKHODYRUDWLYR5LĂ€HWWHQGRVXTXHVWD esperienza mi porta a mettere in discussione il mio ruolo come designer, quale sarebbe il mio compito in questa metodologia di lavoro, artigiano + designer, che competenze dovrei esigermi per ciascuna delle fasi del progetto anche per risolvere le problematiche corrispondenti. Durante il secondo workshop la mia attenzione si era concentrata di piĂš verso l’artigiano che per l’artigianato, cioè, valermi del progetto che si stava realizzando insieme come istrumento per analizzare il contesto che mi circondava, avvicinarmi, anche solo un po’ ai pensieri degli artigiani, cercare di capire se avevamo dei punti in comune. Infatti, gran parte del tempo ero aderita agli artigiani, per alcuni del master sono diventata una spezie di “sfruttatrice bacchettonaâ€?‌. Ma cosĂŹ ho avuto l’opportunitĂ  di rapportarmi con altri artigiani mediante la realizzazione di tre oggetti, WUHSLDWWLXQRIDWRLQÂżEUDXQDOWURLQOHJQRHOÂśXOWLPRLQFHUDPLFDLWUHPDWHULDOHFRQFXLVLq lavorato. Il risultato non è stato niente di particolare in quanto alla forma, lo scopo era avere un oggetto che parlassi dell’esperienza di averlo fatto insieme, dell’opportunitĂ  di aver discusso, cantato, ridere‌ mentre si lavorava.

Braccialetto fatto con una dima scomponibile.

Dopo l’esperienza, mi sono confermata nell’idea che per fare un intervento di cooperazione non bisogna portare un progetto d’ingegneria, o portarsi un “bisognoâ€? personale, o al meno non come primo approccio. Prima bisogna stabilire un contatto con la gente e con il posto, trovare un linguaggio comune. La formula Artigiano + Designer funziona bene, dopo ore di lavoro si stabilisce un vocabolario comune attraverso il linguaggio del corpo, la complicitĂ , un glossario di parole inventate incrociando due o piĂš lingue‌. Ăˆ una formula che precisa spontaneitĂ , creativitĂ , pazienza, capacitĂ  GÂľRVVHUYD]LRQHÂŤ$O GL Oj GHOOH QRVWUH GLIIHUHQ]H FXOWXUDOL VRQR DUULYDWD DOOD FRQFOXVLRQH FKH sostanzialmente, condividiamo la voglia di scoprire altri mondi e realtĂ , noi siamo attirati dalla loro cultura e loro dalla nostra, ed è qui dove si alberga il bisogno comune di comunicare che non ci fa tanto diversi. La posizione di privilegiato che ti concede il passaporto europeo, è possibile per che ce una parte del mondo priva di privilegi. Una situazione che non posso condividere e che faccio fatica ad DFFHWWDUHPDVRQRFRVFLHQWHGLTXDQWRVLDGLIÂżFLOHFDPELDUOD/HGLYLVLRQLGHLFRQÂżQLVRQRDVVXUGH fuori dal senso comune, non ascoltano a quel bisogno comune di viaggiare e comunicare, o al meno sentirsi con la libertĂ  di poter farlo. )RUVHqTXLLQXQDPELWRVRFLDOHGRYHLOGHVLJQHUSXzVYROJHUHPHJOLRLOVXRUXRORHÂłWUDIÂżFDUH´ con oggetti contenitori di messaggi, oggetti che parlano di storie e vivenze di una parte del mondo meno favorevole, oggetti belli provenienti da un contesto apparente “mancato di risorseâ€?, capace di dettare le diritte per un futuro equo e sostenibile.

PROGETTO GIOIELLI COMPONIBILI lo scopo era fare un oggetto che parlassi dell’esperienza di averlo fatto insieme.


38 / 39

Missione in Marocco 28 23 Maggio / 23 Giugno, Marrakech-Skoura

Il contesto Il Marocco è situato nel Nord Africa, soltanto 14 km separano l’Andalusia, dove sono nata, dal SRUWRGL7DQJHUL2FFLGHQWHH2ULHQWHWDQWRYLFLQLSHUPRWLYLJHRJUDÂżFLHWDQWRORQWDQLDOORVWHVVR tempo a causa di una barriera umana fatta di pregiudizi ed ignoranza. Il Marocco è diviso da una catena montuosa, l’Atlante, composta dal Medio Atlante (il Rif), il Grande Atlante e l’Anti Atlante dove comincia il deserto del Sahara. La popolazione conta all’incirca 30 milioni, gran parte si concentra nei nuclei urbani delle grandi cittĂ  come Casablanca, Fez, Marrakech... Fuori dalle cittĂ  troviamo uno stile di vita sostanzialmente rurale. La nostra missione marocchina si è svolta nel sud del paese. I primi quattro giorni siamo stati nella cittĂ  imperiale di Marrakech, entrando in contatto con la realtĂ  marocchina, per poi passare 23 giorni nel duar Der Arabia, nell’oasi di Skoura, che si trova nelle valli pre-sahariane dove abbiamo avuto l’opportunitĂ  di visitare altre cittĂ  come Ouarzaza e la Kasba de Ait Ben Hadu; il deserto di Merzuga; il Ksar El Khorbat. Kasba; Ksar; Duar‌ sono diversi tipi di architettura autoctona costruita in terra, si trovano lungo la hamada (il deserto di sasso), dove tuttora si possono apprezzare gruppi di popolazioni sedentarie e nomade; due opposti stili di vita che convivono, necessari l’uno all’altro per mantenere l’equilibrio ambientale e la conseguente sopravvivenza in una terra “ostileâ€?, dove le condizioni di vita sono estreme a causa dell’ariditĂ  del clima desertico. I nomadi provengono delle prime popolazioni che arrivarono nel Nord Africa, i berberi, ovvero amazigh, che nella loro lingua, il WLÂżQDJ VLJQLÂżFD ÂłXRPR OLEHUR´ 1HOOD FXOWXUD DPD]LJK KD origine quasi tutto l’artigianato che oggi si trova nel Maghreb. In particolare i tappeti e la gioieOOHULDFKHROWUHODORURIXQ]LRQHRUQDPHQWDOHQHKDQQRXQÂśDOWUDDQFRUDSLVLJQLÂżFDWLYDTXHOODGL mantenere viva l’identitĂ  di questa cultura millenaria. Durante il nostro periodo a Skoura ci siamo rapportati maggiormente con una realtĂ  rurale strettamente femminile, sia per motivi pratici, perchĂŠ sono le donne che formano la maggior parte del tessuto associativo delle cooperative con cui abbiamo lavorato, che per motivi culturali, a causa della separazione dei sessi che è tuttora attuale in Marocco, dove non è ben visto che uomini e donne intrattengano rapporti all’infuori dell’ambito coniugale e famigliare, quindi essendo ospiti dovevamo rispettare questa gerarchia di genere che colloca l’uomo al di sopra della donna, generando un evidente disequilibrio sociale. do un evidente disequilibrio sociale.


una disuguaglianza ancor piÚ marcata nel settore educativo, infatti è un paese in cui il tasso di analfabetismo femminile si aggira intorno al 70%, di conseguenza le donne non hanno una piena coscienza dei loro diritti nÊ i mezzi economici necessari ad emanciparsi. Anche se la Mudawana (il codice dei diritti della famiglia musulmana), è stata riformata dal re attuale, Mohamed VI, migliorando leggermente i diritti delle donne, gran parte della società marocchina non riconosce l’individualità femminile, ostacolando le donne single o ripudiate a trovare un proprio ruolo riconosciuto all’interno della società. Curiosamente, anche se la condizione della donna è di evidente inferiorità rispetto a quella dell’uomo, agli effetti pratici sono le donne che lavorano i campi e provvedono al fabbisogno famigliare. 3HUQRLRFFLGHQWDOLDQFKHVHVRQRHYLGHQWLOHSUREOHPDWLFKHVRFLDOLqGDYYHURPROWRGLI¿FLOHFDSLUH tutte le sfumature che racchiude la cultura marocchina e i suoi perchÊ. Nonostante questo, ritengo che la nostra collaborazione con le donne di Skoura per migliorare la loro situazione socio-economica, sia una buona ragione per continuare ad avvicinarci e stabilire XQDFRPXQLFD]LRQHÀXLGDWUDQRLHGqTXHVWRLOSXQWRGLSDUWHQ]DHGLIRU]DDFXLYRUUHLDIIHUUDUPL per altri possibili interventi: cercare un codice di comprensione comune, per poi avere dei risultati soddisfacenti per ambedue le parti, dotando di un senso piÚ profondo e concreto i nostri interventi. Un secondo punto di forza sono convinta siano le capacità artigiane che hanno le donne con le quali abbiamo lavorato. Esse non sono molto coscienti delle proprie risorse, sicuramente la causa deriva dalle pessime condizioni lavorative in cui si trovano, scarsamente remunerate e di conseguenza indegne, rese ignoranti delle proprie capacità di cambiare con poco il loro intorno per migliorarlo. 3HUVRQDOPHQWHJLjGDOSULPRFRQWDWWRqVWDWRVXI¿FLHQWHSHUDFFRUJHUVLFKHEDVWDSRFRSHU³DSULUH il vaso di pandora�; restituire loro la dignità nel lavoro è sinonimo di potenziarne incredibilmente le risorse. Tra i punti di debolezza, non ci sono dubbi sul fatto di quanto può frenare l’esito di un progetto la non conoscenza del territorio e dei suoi costumi. Per chiarire questo punto farò accenno all’intervento di una collega del master, che aveva come obiettivo la progettazione di contenitori fatti con la tecnica d’intreccio di palma. Dopo aver presentato il progetto, individuato il team di lavoro e avviato il processo, ci siamo accorti che l’artigiana con cui lavorava non conosceva quella tecnica, nÊ lei nÊ OHDOWUHGRQQHGHOODFRRSHUDWLYDVDSHYDQRYHUDPHQWHLQWUHFFLDUHOH¿EUHGLSDOPDSHUFKpqXQWLSR d’artigianato che si sviluppa in un ambiente maschile. Un’esperienza che ci serve non soltanto come dato informativo, ma anche come esempio per l’importanza di documentarsi sulle tecniche con cui si lavora e la cultura che ognuna racchiude con sÊ. Un inconveniente molto comune è il reperimento della materia prima. La globalizzazione è arrivata anche nel VRXNpiÚ recondito. Si trovano facilmente tintura chimica e lana industriale proveniente della Cina, un vero disastro per quanto riguarda la loro cultura ed economia. La maggioranza delle tribÚ nomade nordafricane vive della transumanza, una pratica millenaria che contribuisce a mantenere il ciclo vitale della terra, fertilizzandola con il passaggio delle loro greggi (di solito pecore e cammelli). Perciò non usare le loro risorse naturali, come la lana di pecora, genera una perdita economica notevole, e anche una perdita d’identità al momento di realizzare uno dei manufatti piÚ tradizionali della loro cultura, il tappeto, che nelle sue molteplici varietà lungo il Maghreb è caratteristico per l’uso e qualità della lana locale. Per avvicinarmi a un’ipotesi d’intervento è interessante mettere a fuoco tutti i punti appena visti, che possono essere usati come punti cardinali per orientarci senza perdere il nord per i futuri interventi a Skoura: Fomentare la cultura e il savoir fare mediante corsi di alfabetizzazione e laboratori che permettano una conoscenza migliore dell’artigianato locale. Organizzare eventuali workshop dove diverse discipline e culture aprano uno spazio al dialogo sulla possibile trasformazione negli oggetti con lo scopo di migliorarli, per esempio: la tecnica di produzione, la semantica dell’oggetto, la vendita, facilitare la comunicazione tra chi lo progetta, chi lo fa e chi lo compra. Rendere indipendente l’estrazione della materia prima, in modo di creare una¿OLHUDGLSURGX]LRQH che possa sfruttare le proprie risorse naturali. 6WDELOLUHXQFRGLFHGLFRPXQLFD]LRQHWUDOœDUWLJLDQRHLOGHVLJQHUGXH¿JXUHFKHVHQVLELOL]]DWHFRQ la società cercano vie alternative per una economia solidaria e che abbia un futuro. Nutrire quella piccola fetta di mercato del commercio solidale con oggetti contenitori di un messaggio equosostenibile.

IL CONTESTO Maggio 2012 Marrakech, Skoura Marocco.


40 / 41

Zedane. Maestro ceramista di SafĂŹ.

ƒ‰‰‹‘ÍšÍ˜Í™ÍšÇĄÂƒĆ¤ Marocco.

Aziz. Ceramista a Skoura, Marocco.

Tecniche di artigianato. La ceramica nel Marocco è molto diffuso il savoir fare della ceramica, esistono due grandi VFXROH XQD q 6D¿ H OœDOWUD q )H] /D FHUDPLFD q PROWR YLQFRODWD DOOD TXRWLGLDQLWj GL TXHVWR paese, le pentole, come i suoi famosi WDMLQH, i forni, contenitori, ecc. Una grande varietà di RJJHWWLGHFRUDWLFRQPRWLYLJHRPHWULFLYHJHWDOLRFDOOLJUD¿FLFKHVRQRULSURGRWWLVXRJQLSH]]R TXDVL ¿QR DOOœLQ¿QLWR /D GHFRUD]LRQH QHOOD FHUDPLFD q OD FRPSRQHQWH FKH  HVWUDSROD TXHVWL manufatti da un mero contesto casalingo ad uno ornamentale. Dall’antichità la ceramica nella zona del Maghreb aveva una funzione molto rappresentativa GHOOœLGHQWLWjQRUGDIULFDQDFRQHOHPHQWLJUD¿FLFKHWXWWRUDYHGLDPRDWDWXDWLVXIDFFHPDQLH piedi delle sue donne. La sua simbologia ci trasporta in un passato remoto molto legato alla vita coniugale e alla fertilità‌ Un codice di valori sociali e culturali tramandati da semplici oggetti d’uso quotidiano. L’argilla è la materia prima base per la produzione in ceramica, poi ci sono i pigmenti e lo VPDOWRFKHVRQRDJJLXQWLQHOODIDVHGL¿QLWXUDGHOSH]]R,Q0DURFFRQRQqIDFLOHWURYDUHDUJLOOD UDI¿QDWD OH JUDQGL FRRSHUDWLYH LQIDWWL OD LPSRUWDQR GDOOœHVWHUR IRUVH OD FDXVD GHULYD GD XQD mancanza di conoscenza e ricerca sui processi di produzione della materia prima. /DWHFQLFDGHOWRUQLRqXQDGHOOHSLDQWLFKHHODSLFRPXQHGDWURYDUH$6D¿LQVLHPHDOOH mie compagne del master Giulia Martello e Giovanna Zanghellini, abbiamo avuto il piacere di conoscere un maestro ceramista, Zedane, che molto volentieri ci ha dato una dimostrazione del suo lavoro rendendocene direttamente e personalmente partecipi. Seduto davanti al tornio ha preso una palla d’argilla con la quantità necessaria per la realizzazione del pezzo e lo ha messo sul disco del tornio; poi ha cominciato a girare velocemente il tornio, modellando la palla d’argilla con le sue mani e con attrezzi tipo una stecca di ferro, un tappo di ERWWLJOLDFRVuKDODYRUDWR¿QRDUDJJLXQJHUHODIRUPDYROXWD Poi, per questioni di tempistica, ci siamo perse il resto del processo, ma ci ha spiegato che lo DYUHEEHODVFLDWRHVVLFFDUHSDU]LDOPHQWHLQPDQLHUDGDSRWHUODYRUDUHOHUL¿QLWXUHGHOSH]]RVXO tornio, decorarlo e lasciarlo ancora un altro paio di giorni ad asciugare. La particolarità della ceramica di Zedane era nella decorazione, dopo la prima essiccazione immergeva il pezzo in una collatura bianca, che di solito si mette prima dello smalto, poi, con una ODQFHWWDIDFHYDGHOOHLQFLVLRQLDPRœGLWULDQJROLQHOODVXSHU¿FLHODVFLDQGRODELFURPDWLFDELDQFDH colore terra. I triangoli, uno accanto l’altro, formavano una sequenza numerica, la quale era scritta VRWWRLOYDVRDFFDQWRDOOD¿UPDGL=LGDQQH,VXRLSH]]LVRQRYHQGXWLWUDPLWHXQIUDQFHVHDOOœHVWHUR A Skoura invece abbiamo trovato Aziz, un artigiano molto indipendente, si auto-procurava la materia prima, terra e legna per la cottura dei pezzi nel forno, in piÚ, autogestiva la vendita dei suoi prodotti nel mercato locale. La terra che utilizzava era molto grezza e non essendo munito di una macchina per comprimere OœDUJLOODGRYHYDEDWWHUODIRUWHPHQWHFRQXQSH]]RGLOHJQRVXOODVDEELDSHUVFLRJOLHUOD¿QRDG RWWHQHUHXQDWHUUDQRQWURSSRUL¿QDWDEXRQDSHUODVXDVSHFLDOLWjODSURGX]LRQHGLIRUQLFDsalinghi per il pane; in questo è il migliore nella zona, e ha ereditato il suo savoir fare dal padre. Non aveva un tornio, ma si avvaleva di un vecchio cerchione di una macchina che usava come tornio per modellare i suoi grandi pezzi. Per conservare la forma e dimensione adatte per la cottura del pane si era procurato una dima fatta a base di escremento di mucca. Cuoceva una volta la settimana,il sabato, mentre dedicava gli altri giorni ognuno ad una fase del lavoro; estrazione della materia prima, preparazione di questa,modellazione, essiccazione e, una volta cotti, il trasporto della merce e la vendita nel souk i lunedÏ. La sorella de Aziz, Amina, si occupava dei lavori casalinghi, ma aiutava sempre al suo fratello, soprattutto nei lavori piÚ pesanti e duri. Il macramè qXQDWHFQLFDRULHQWDOHPROWRDQWLFDFRVWLWXLWDDEDVHGL¿OLDQQRGDWLFKHFUHDQRXQD rete molto resistente per sviluppare diverse attività. Originariamente si utilizzava esclusivamente per la pesca, con il passare del tempo si è diffuso come un’arte che si può adattare ad altri ambiti, come per esempio all’arredamento per fare diversi tipi di sedute; amache, sedie... In Marocco sono le donne che hanno cominciato a diffondere questa tecnica nella decorazione casalinga, soprattutto è molto presente in una festività nuziale come corredo della sposa. Ha uno stile molto kitch, colori stridenti e forme senza senso, come una teiera fatta interamente di macramè ad uso esclusivamente ornamentale, o una cornice in forma di cuore per gli esposi. ,QWHRULDODPDWHULDSULPDSRWUHEEHHVVHUHTXDOVLDVL¿ORVFLYRODQWHFKHSHUPHWWDOœDQQRGDWXUD1HL ORURPHUFDWLDUULYDVROWDQWRXQWLSRGL¿ORGLSODVWLFDFRQFXLSRVVRQRIDUHRJJHWWLGLYHQGLWDHXVR locale.


I tappeti. La tessitura in telaio verticale, da secoli la tessitura è l’attivitĂ  artigianale piĂš comune nelle regioni del Maghreb, soprattutto negli insediamenti rurali di origine berbera, ovvero gli amazigh, dove la tradizione tessile affonda le radici del suo linguaggio strettamente femminile. Normalmente per tappeto s’intende un tessuto decorato, eseguito a mano con la tecnica GHOOÂśDQQRGDWXUDHGHOOÂśLQWUHFFLRGLÂżOLODQD ODWUDPD LQPRGRGDRWWHQHUHXQWHORFKHQDVFRQGD la struttura portante (l’ordito). ,O WHODLR YHUWLFDOH q XQ SDUDOOHOHSLSHGR DO TXDOH VRQR ÂżVVDWH GXH WUDYL WUDVYHUVDOL XQD LQ DOWR H XQÂśDOWUDLQEDVVRFKHXQDYROWDFKHqSURQWROÂśRUGLWRGLYLVRLQOLFFL FRSLDGLÂżOLGRYHVLDOWHUQDQRL ÂżOLGHOODWUDPD VLDUURWROD/DVXDJUDQGH]]DVLSXzUHJRODUHDVHFRQGDGHOODODUJKH]]DGHOWDSSHWR /DWHVVLWULFHLQL]LDDWHVVHUHGDOEDVVRFRQOHVXHPDQLYDLQWUHFFLDQGRHDQQRGDQGRLÂżOLQHOOÂśRUGLWR per ribattere il pezzo che sta tessendo e dare corpo al tappeto si serve di una specie di pettine, tazout, in genere di metallo e legno di fabbricazione casalinga. La tecnica dell’annodatura, conosciuta come bulli nella loro lingua, lascia un rilievo nel tappeto. /ÂśHVHFX]LRQHGLTXHVWDWHFQLFDODVFLDXQDÂżODRUL]]RQWDOHGLQRGLQRUPDOPHQWHIDWWLVXGXHFDWHQH GLÂżOLGHOOÂśRUGLWRDOWHUQDWDDWUHRSLFRUVHGLWUDPD4XHVWRLQWUHFFLRGLÂżOLFRVWLWXLVFHODWUDPD una tecnica che è detta kilim. Ogni nodo è tagliato in modo da ottenere quel caratteristico “ciuffoâ€? che unito a tanti altri costituisce la parte in rilievo del tappeto. Per fare un disegno a base di nodi, VLDQQRGDQRÂżOLGLFRORULGLYHUVLSURFHGHQGRFRPHVHDFLDVFXQQRGRFRUULVSRQGHVVHODWHVVHUDGL un mosaico da comporre. Le materie prime sono lana, cotone e in alcuni esemplari seta. Esistono principalmente due tipi di lana, di cammello e di pecora. Nella tessitura nordafricana la lana ovina è quella che abbonda di piĂš, dovuto sia alla ricrescita annuale del pelo della pecora, sia alla cultura pastorizia che accompagna questo popolo che alla sua adattabilitĂ  per ripararsi delle temperature estreme tipiche delle zone desertiche. Originariamente, il tappeto era tutto fatto in lana, ma oggi le tessitrici preferiscono fare l’ordito LQFRWRQHSHUHYLWDUHFKHVLURPSDDOPRPHQWRGLWHVVHUHLÂżOLFRVDFKHQRQVXFFHGHUHEEHVHOD ODQDIRVVHÂżODWDJURVVRODQDPHQWHFRPHYHQLYDIDWWRXQDYROWDFRQIHUHQGRJOLPDJJLRUUHVLVWHQ]D La qualitĂ  della lana dipende da fattori diversi, come la razza e l’etĂ  della pecora, il tipo d’allevamento, la stagione dell’anno in cui si è fatta la tosatura (ad esempio quella primaverile dona la lana migliore), l’animale stesso, infatti le varie parti del corpo danno una lana di qualitĂ , colore e consistenza diversa. La lana naturale ha un colore bianco, grigio e marrone scuro. La sua tintura non è complicata, prende bene il colore e lo conserva. Ha un’alta capacitĂ  d’isolamento climatico, protegge sia dal caldo che dal freddo. Forse l’unico svantaggio è costituito dal fatto che attira molti insetti, i quali facilitano il suo deterioramento e non favoriscono il benessere delle persone allergiche. /Âś,QWUHFFLRGLÂżEUDGLSDOPD è un tipo d’artigianato sviluppato per gli uomini, anche se sicuramente ci sono donne che conoscono il mestiere per averlo ereditato dai loro padri. Un fatto curioso è la sua estrazione, proviene dall’albero della palma maschio, e sono gli uomini chi si arrampicano per raccoglierle. Non è un dato rilevante, ma sorprendente perchĂŠ tutto, dalla produzione alla lavorazione rimane in ambito maschile, (la palma femmina si riserva per la produzione di datteri). Nel Marocco si possono vedere vari tipi di oggetti fatti con l’intreccio di palma, un artigianato molto caratteristico del luogo. Si trovano tanti souvenir inutili, ma la vera funzione per cui è indiFDWRqLOWUDVSRUWRXQDOXQJDWUHFFLDFKHVLYDXQHQGRLQVSLUDOHÂżQRDIRUPDUHXQFHVWRFRVWLWXLVFH un’armatura molto solida che permette il trasporto di frutta e merce pesante. Di solito si fanno due cesti con la stessa capacitĂ , uniti da un laterale e si collocano sulle spalle di un asino: dicono che hanno una durata di due anni usandoli a diario, e a mio avviso, costituiscono uno degli oggetti piĂš emblematici del paese per l’usanza locale, e per la materia prima impiegata che rende tributo all’albero caratteristico delle oasi. Per conoscere la tecnica abbiamo avuto la visita di un artigiano del luogo, che aveva imparato la tecnica da suo padre. Per iniziare bisogna fare una treccia con diverse foglie di palma che sia un poco verde o bagnarla per evitare che si spacchi. La cucitura della spirale si comincia quando la WUHFFLDqDEEDVWDQ]DOXQJDHVLIDFRQÂżOLGHOODVWHVVDIRJOLDUHQGHQGRLO PDQXIDWWRPRQRPDWHULFRUHVLVWHQWHHĂ€HVVLELOH Il ricamo è, insieme ai tappeti, l’artigianato tessile piĂš diffuso tra le donne. In Marocco c’è XQÂśDPSLDYDULHWjGL ULFDPLLO SL ULQRPDWRq TXHOOR GL )H] KD XQD UDIÂżQDWH]]DXQLFD H OD VXD complessitĂ  lo rende ancora piĂš pregiato. Lavoravano con tecniche importate come il punto croce, il tufting, conosciuto come il punto a spugna molto veloce e facile di fare, piuttosto che utilizzare tecniche autoctone come la fasĂ­ che richiede molto tempo.

Â?–”‡……‹‘†‹Ć¤Â„”ƒ†‹’ƒŽÂ?ƒǤ

Maestro artigiano a Skoura


42 / 43

Marrakech, dove la tradizione si fonde con la modernitĂ . 26-30 maggio 2012

http://www.hassan-hajjaj.com/

http://younesdesign.com/

La prima fermata della missione fu a Marrakech. Il quartiere dove abbiamo alloggiato si chiama (O0RXNHILQDUDERVLJQLÂżFDÂłJOLRSHUDL´VLWXDWRDGHVWGHOODPHGLQDHFRQRVFLXWRDQFKHFRPHLO quartiere dei conciatori di pelle e per il suo odore caratteristico. Durante quattro giorni abbiamo vissuto con intensitĂ  i ritmi frenetici della cittĂ  piĂš visitata del Marocco. Marrakech vive prevalentemente del turismo e dell’artigianato, ha 1.460.000 abitanti, tra cui tanti europei residenti che portano avanti un’attivitĂ  commerciale relazionata alle due risorse appena citate. Nei suoi vicoli si respira una contaminazione culturale viva e avanguardista, in trasformazione. Uno spazio dove la modernitĂ  e la tradizione si fondono, come ha ben rappresentato l’artista e fotografo d’origine anglo-marocchino Hassan Hajjaj; in ognuna delle sue opere infatti la quotidianitĂ  e la tradizione maghrebina diventano un atto di celebrazione tutta colorata seguendo uno stile “allo warholâ€? QRQDFDVRqFRQRVFLXWRFRPHOÂś$QG\:DUKROGL0DUUDNHFK3HUVRQDOPHQWHFRQRVFHYRJLjLVXRLODYRUL frutto di una societĂ  multiculturale, che riescono ad esprimere al massimo il concetto di melting pot e contengono un linguaggio ibrido capace di rielaborare i modelli culturali esistenti senza trascurare la tradizione e l’identitĂ  del suo autore. Durante la seconda visita siamo stati in una villa di lusso nel palmeto Marrakech, dove abita e lavora Younes Duret. E’ un giovane designer d’origine franco-marocchino che ha saputo sfruttare la sua biculturalitĂ  per sperimentare le varie fasi di progettazione e i processi di produzione, FXUDQGRWXWWLJOLDVSHWWLGLJUDÂżFDSDFNDJLQJÂŤ'XUDQWHOÂśLQWHUYLVWDFLKDPRVWUDWRDOFXQLSURWRWLSL e modellini fatti con processi puramente industriali propri della cultura high tech mischiati con altri strettamente artigianali, come la lampada Dow, dove secondo il suo progettista l’industria e artigianato convivono in un unico prodotto: l’industria è rappresentata dallo scheletro in plastica dell’oggetto e l’artigianato appare attorno come l’aspetto decorativo. Anche se credo che Duret abbia un concetto di sĂŠ stesso e delle sue opere un po’ eccessivo, trovo che in ognuna delle sue creazioni ci sia la traccia del tentativo di riconciliare l’industria con l’artigianato, anche se a volte in maniera un po’ forzata (come nel caso della lampada Dow);in fondo sono due mondi ormai lontani l’uno dall’altro ma capaci di entrare in sintonia per creare nuove sinergie di lavoro che si adeguino alle esigenze moderne. Sembra quasi una trasposizione SURJHWWXDOHGHOODSURSULDFRQGL]LRQHGLYLWDÂżJOLRGLPDPPDIUDQFHVHHGLSDSjPDURFFKLQRGXH realtĂ  a confronto, Occidente e Oriente, che questo designer cerca continuamente di riconciliare nella sua opera. La terza visita è stata, a mio parere, una delle piĂš interessanti, siamo andati nell’atelier di una designer svizzera, Brigitte Perkins, che provvisoriamente si era dovuta spostare dalla Medina ad un quartiere di periferia, Sidi Youssef Ben Ali, perciò aveva con sĂŠ soltanto una piccola parte della


sua opera, ma era abbastanza per apprezzare la alta qualitĂ  del suo lavoro. In collaborazione con donne artigiane del luogo ha realizzato diverse collezioni di tessuti ricamati. Di solito i suoi lavori sono frutto di una grande ricerca personale e sono realizzate anche per una committenza, alberghi, arredatori..Ăˆ una produzione artigianale molto particolare perchĂŠ si ispira alla EURGHULH tradizionale nordafricana, innovativa perchĂŠ recupera tecniche quasi dimenticate per la sua comSOHVVLWj DOOH TXDOL PLVFKLD VFRPSRQHQGR H WUDVIRUPDQGR JOL HOHPHQWL JUDÂżFL GL XQ ULFDPR q bella per quanto riguarda la forma e la padronanza che ha nell’uso dei colori, è unica perchĂŠ si tratta di un prodotto strettamente artigianale che si distingue per l’alta qualitĂ  del manufatto e del suo design. Sono rimasta molto soddisfatta di questo incontro, vedendo la complessitĂ , il tempo e la dedizione che c’è dietro ad ogni lavoro, reso possibile soltanto grazie ad una vera passione. Ed qFRVuFKHRJQLVLQJRORSH]]RWUDVPHWWHODSDVVLRQHFKHODVXDDUWHÂżFHKDSHUODWUDGL]LRQHWHVVLOH nordafricana e per le artigiane che la mantengono viva. L’ultima visita è stata a Sidi Ghanem, il quartiere industriale, il quale racchiude a grande scala http://www.sidighanem.net/ questa caratteristica identitaria piena di contrasti che si trova in Marocco, l’urbano con il rurale, il moderno con il tradizionale, l’ artigianale con l’ industriale. Un punto d’incontro tra professionisti, progettisti, designer, artisti, arredatori‌ che fanno di questo posto un enorme showroom dove anche giovani creativi possono esporre le loro opere. La prima fermata è stata nell’azienda Zid Zid Kid, nata nel 2003 da una coppia mista, lei norhttp://zidzid.tumblr.com/ damericana e lui d’origine marocchina, ma cresciuto nel Nordamerica, dedicati alla produzione artigianale in serie di pupazzetti per bambini, prodotta in Marocco per il mercato internazionale, sensibilizzato con il medio ambiente e per temi sociali come la solidarietĂ  e la sostenibilitĂ , valori che sono alla base della ditta e, secondo me, la chiave del loro successo. Anche se seguono la linea di uno style naive, molto gradevole, piacevole e simpatico, il motivo per cui hanno uno spazio nel mercato è dovuta al rispetto del fair trade insieme a un duro lavoro di marketing. Un altro incontro, sempre nella zona industriale, è stato con gli artigiani dell’ Atelier du Ceramique http://www.madein-marrakech. com/ Loun. Un piccolo laboratorio di ceramica aperto dal 2000, che produce una quantitĂ  importante di pezzi in ceramica distribuiti in Europa. Aprire un’attivitĂ  commerciale all’estero è stato possibile grazie a un contatto francese con cui lavorava giĂ  da anni, il quale si è preso l’incarico di trovare i canali di distribuzione e vendita. $OOÂśLQWHUQRGHOODFRRSHUDWLYDJOLDUWLJLDQLVWDYDQRODYRUDQGRVHJXHQGRXQDÂżOLHUDGLSURGX]LRQH DEEDVWDQ]DRUGLQDWDHGHIÂżFDFH/DPDWHULDSULPDLQYHFHQRQHUDORFDOHOÂśDUWLJLDQRFKHFLKD DFFRPSDJQDWLGXUDQWHODYLVLWDFLVSLHJDYDFKHOÂśDUJLOODGHO0DURFFRQRQqÂżQHQRQDGDWWDSHU fare pezzi di ceramica, soprattutto di piccole dimensioni, e cosĂŹ se la importano dall’Andalusia. Il fatto di non sfruttare la materia prima autoctona è un problema frequente che abbiamo vissuto, anche in modo personale, nelle cooperative a Skoura.

Skoura, ricerca e sperimentazione con il tessuto associativo di Skoura. 26-30 maggio 2012 Appena arrivati a Skoura ci siamo immersi in una realtà completamente diversa da quella di Marrakech. Con la sensazione di essere isolati dal mondo, insieme ai professori e accompagnati dai nostri inseparabili moto taxi, ci addentravamo nell’oasi scoprendo la bellezza incantevole di questo posto e le numerose cooperative femminile che spuntavano al nostro passaggio. ,O SULPR LQFRQWUR XI¿FLDOH q VWDWR QHO FRPSOHVVR GHO WHVVXWR DVVRFLDWLYR GHOOH FRRSHUDWLYH d’artigianato a Skoura, lÏ ci aspettava il signor Kassbaw che aveva organizzato un incontro tra noi e due donne come rappresentanti della cooperativa dove lavoravano. Subito è stato evidente che il primo problema fosse la barriera linguistica, anche se Kassbaw parlava il francese, non poteva tradurre quello che trenta donne cercavano di dire nello stesso tempo. Senza poter arrivare a un accordo, ci siamo messi a visitare ognuna delle cooperative per conoscere personalmente ai suoi membri e vedere che tipo d’artigianato facevano. All’inizio sembrava quasi impossibile organizzarci con le donne, a parte l’ostacolo della lingua, c’erano altre cose che non capivamo, regole stabilite all’interno della loro società che impedivano di stabilire una logica di lavoro tra noi e loro. Ad esempio, se c’era una artigiana che era brava con i tappeti e le piaceva l’idea di lavorare con i progetti di tessitura al telaio, non poteva dirlo liberamente per non offendere le altre e cosÏ tante altre situazioni. La gerarchia sociale insieme a tante altre VIXPDWXUHFKHVIXJJRQRDOODQRVWUDSHUFH]LRQHKDQQRFUHDWRPROWHGLI¿FROWjGDDPEHGXHOHSDUWL al momento di esprimersi nel tipo d’artigianato che poteva essere il punto forte di ognuna. Penso che lo shock culturale era un problema che davamo per scontato, e anticiperò una delle conclusioni a cui sono arrivata, progetti come quelli che abbiamo fatto servono a scavalcare le barriere culturale e sostituirle con uno spazio fertile dove concepire idee nuove capaci d’ascoltare i bisogni sociali.

Il “moto-topo� (nostro mezzo di trasporto a Skoura)

Lo shock culturale era un “problema� che davamo per scontato.


44 / 45

Dinamica e fasi del progetto. Tappeto beldi La dinamica del mio lavoro si è svolta praticamente di fronte a un telaio e circondata di tessitrici. Per me è stato un immenso piacere, ho una passione per questa arte e per le persone che la custodiscono. 1RQqVWDWRGLI¿FLOHGHFLGHUPLVXOWLSRGœDUWLJLDQDWRHVXOOœRJJHWWRGDIDUHDQFKHVHFRPHKRGHWWR prima, ho una passione per la tessitura, la ragione che mi spinge di piÚ a lavorare con i tappeti è la cultura e le persone che la celano. Ci troviamo in una delle regioni del Maghreb dove l’attività femminile piÚ comune è la tessitura di tappeti, una vera e propria arte che affonda le sue radici in una tradizione molto antica, che se fosse riconosciuta come tale, non solo cesserebbe di essere considerata un semplice mestiere, ma sarebbe persino in grado di elevare la condizione socioeconomica delle donne che la sviluppano, in quanto uniche depositarie di questo sapere.

Centro d’artigianato Haskouri, Skoura.

Zoubida tessendo con sua madre.

Le problematiche riscontrate gravano maggiormente intorno a un discorso culturale che persoQDOPHQWHWURYRGLIÂżFLOHGDDFFHWWDUH,O0DURFFRqXQSDHVHGLQRUPHHOHJJLVFULWWHGDJOLXRPLQL FKHULĂ€HWWRQRXQOLQJXDJJLRPDVFKLOHWRWDOLWDULRPHQWUHTXHOORIHPPLQLOHFRQVLGHUDWRLQIHULRUH opera silenziosamente nella vita quotidiana. L’attivitĂ  tessile ha una simbologia molto legata alla YLWDTXRWLGLDQDIHPPLQLOH/HGRQQHSDUWRULVFRQRVLRFFXSDQRGHOODFUHVFLWDGHLORURÂżJOLGHLODYRUL casalinghi, di fare la spesa, coltivare la terra se appartengono a un ambito rurale‌ in sintesi hanno la responsabilitĂ  di nutrire il tessuto sociale. Non è un caso che Zoubida, una delle tessitrice con cui ho lavorato a Skoura, quando mancava lana diceva che il tappeto aveva bisogno di mangiare GLSL4XHVWRSDUDOOHOLVPRqPROWRVLJQLÂżFDWLYRHPXRYHQGRL³¿OL´DGHJXDWLSRWUHEEHFDXVDUHXQ cambiamento nel tessuto sociale. Una volta in contatto con queste donne è impossibile non sviluppare empatia con loro, è ingiusto il ritratto di persona ignorante che ricevono le tessitrici, e il basso valore che viene attribuito al loro lavoro, soprattutto perchĂŠ grazie ad esso hanno mantenuto viva l’identitĂ  della culturaDPD]LJK /HGRQQHFKHWHVVRQRLPSDUDQRDIDUORÂżQGDSLFFROHRVVHUYDQRODPDGUHFKHLQWUHFFLDQHOWHODLR LVLPEROLLGHQWLÂżFDWLYLGHOODVXDOLQJXDHIDPLJOLDWUDVPHWWHQGRDOOHJHQHUD]LRQHIXWXUHLOQRPH e l’identitĂ  della tribĂš cui appartengono. Infatti trovo paradossale che l’identitĂ  di un popolo si possa trovare proprio nei tappeti tessuti da “donne ignorantiâ€?. 8QGDWRFKHUHQGHOÂśDWWLYLWjWHVVLOHSLULOHYDQWHqLOVLJQLÂżFDWRHWLPRORJLFRGHOODSDURODWHVWROD sua radice viene dal latino, WH[WXV, tessuto o trama, da cui a sua volta deriva il verbo WH[HUH, ovvero tessere. I risultati sono stati proprio quelli che speravo di ottenere, grazie alla bravura e alla velocitĂ  delle mani di Hayatt e Zoubida. All’inizio loro due non erano convinte del tappeto nĂŠ della scelta dei FRORULVLFXUDPHQWHWURYDYDQRRUUHQGDOÂśLGHDPDSHQVRFKHLQIRQGRDYHYDQRXQSRÂśGLÂżGXFLDLQ PHVXIÂżFLHQWHSHUDQGDUHDYDQWL2JQLYROWDFKHFKLHGHYRODORURRSLQLRQHULGHYDQRQRQVDSHYR VHSUHQGHUORFRPHTXDOFRVDGLSHUVRQDOHPDDOODÂżQHVRQRDUULYDWDDOODFRQFOXVLRQHFKHLVRUULVL erano il loro modo di esprimersi, che sicuramente per problemi di linguistica non trovavano altro modo migliore per trasmettere l’entusiasmo con cui abbiamo passato le giornate. Bisogna sottolineare che non tutto è stato tessere e cantare,KRDYXWRJUDQGHGLIÂżFROWjQHOWURYDUH lana EHOGLRYYHURGHOSRVWRGLEXRQDTXDOLWjHSLGLIÂżFLOHDQFRUDqVWDWRWURYDUHTXHOODÂżODWDD due capi. Zoubida è riuscita a trovare un chilo di lana marrone, mentre io, cercando da un’altra parte, sono arrivata a casa della mamma di una ragazza che lavorava nella cooperativa accanto a noi, si potrebbe dire che è stata una ricerca porta a porta, fatto che io lo collego al fatto che sia la produzione e elaborazione di materia prima che la tessitura dei tappeti, sono bassamente rimunerati HOHGRQQHVLULÂżXWDQRDIDUOL,OUHVWRGHOODODQDORDEELDPRFRPSUDWRGDXQFRPPHUFLDQWHGHO duar di Zoubida, lana non autocotona, ma acquistata a Marrakech e della quale non si conosceva la provenienza originaria. Un disastro per quanto riguarda all’economia locale e la qualitĂ  del prodotto.

Centro d’artigianato Haskouri. Skoura,Marocco.

Le diverse fasi del progetto sono state eseguite con abbastanza precisione e senza molti problemi di comprensione. La misura del tappeto si è dovuta cambiare per questioni di tempistica, la larghezza era la stabilita, ma la lunghezza è stata accorciata, rimanendo un tappeto di 70 x 125 cm. Il colore è stato un grande dilemma. Non volendo usare lana con tintura chimica, se non con dei pigmenti estratti dalle risorse naturali e autoctone ho scelto di fare il tappeto utilizzando unicamente lana con colori naturali della pecora, bianco, grigio, e marrone scuro.


Prova di tintura naturale della lana. Nel mentre abbiamo avviato insieme alle mie colleghe di master, Ottavia Molatore ed Elisa Polidori, una campionatura di lana colorata a base di tintura naturale del posto. Un’attivitĂ  che all’inizio non aveva l’approvazione delle nostre colleghe marocchine, perchĂŠ non sapevano farla e sembrava loro una perdita di tempo. Dopo il risultato, abbastanza soddisfacente, hanno cambiato opinione e volevano continuare nelle proprie case a sperimentare la tintura naturale. Le tecniche del tappeto. Le tecniche impiegate sono state il NLOLP l’annodatura ovvero EXOOL, e il FKDGZL la tecnica protagonista del tappeto. Intendo per protagonista il modo in cui ho messo in relazione tutte e tre tecniche, quella del NLOLP e del EXOOLsono le piĂš frequenti, ma il FKDGZL è stato una scoperta per PHVLXVDQHOOD]RQDGHOOÂśDOWR$WODQWHQHFHVVLWDGLXQDODQDIRUWHÂżODWDDGXHFDSLSHUHYLWDUQHOD URWWXUDODVXDJUDÂżFDqPROWRDQJRODUH]LJ]DJURPELÂŤELVRJQDDYHUHGXHFRORULRSSRVWLRPROWR contrastati, di solito si usano il bianco e il nero, per riuscire ad avere quell’ effetto di movimento che la caratterizza. /DWHFQLFDVLVYLOXSSDJLUDQGRHDOWHUQDQGRLGXHÂżOLDYYROJHQGRWXWWROÂśRUGLWRFRSUHQGRORLQWHUDPHQWH IURQWHHUHWUR,ÂżOLELDQFKLHQHULVLYDQQRLQFURFLDQGRXQRVRSUDOÂśDOWURLQFRQWLQXD]LRQHDVHFRQGD GHOOÂśHOHPHQWRJUDÂżFRFKHVLYXROHDGHVHPSLRSHUDYHUHXQURPERTXDQGRVLDUULYDDOODSDUWH FHQWUDOHELVRJQDVSHFFKLDUHODIRUPDHTXHVWRVLULHVFHIDFHQGRXQJLURGHLÂżOLVHSULPDHUDLOQHUR che andava a capo, si cambia per il bianco,e il risultato assomiglia al WZHHGVcozzese. Sono rimasta molto affascinata dal&KDGZL una scoperta che è stata l’ispirazione del disegno del tappeto, volevo cercare il modo di rappresentare l’antichitĂ  di questa tecnica, avevo pensato di DSSURÂżWWDUHGHOOHGLYHUVHVIXPDWXUHGHOODODQDQDWXUDOHSHUGDUHXQDVSHWWRGLYLVVXWRDOWDSSHWR una base di nodi che “col passare del tempoâ€? si era strappata in alcuni punti, lasciando vedere un estratto sotto ancora piĂš antico, il&KDGZL Zoubida era l’unica tessitrice che veramente padroneggiava la tecnica, diceva che la sua simbologia era legata alla natura, il zigzag piĂš gravi erano relazionati con le montagne del Atlante e quelli piĂš OLHYLFRQLÂżXPLFKHOHDWWUDYHUVDQR1RQPLVDSHYDGLUHGLSLHVLVHQWLYDXQSRÂśLQLPEDUD]]R FKHOHDOWUHSRWHVVHURULGHUHGHLVXRLGLVFRUVLÂżORVRÂżFLVXOODVHPLRWLFDGHO &KDGZL TXLQGLÂżQLYDLO discorso che la sua mamma glielo aveva insegnato, e a sua volta questa aveva imparato della sua, HFRVuÂżQRDFRVWUXLUHXQÂśHQRUPHFDWHQDGLPDPPDHÂżJOLDFKHOXQJRLOWHPSRKDQQRWUDPDQGDWR il sapere delle sue mani.

Tessitrici: Hayatt e Zoubida.


46 / 47

‡š–—•Ǣ–‡š‡”‡

Tessere textures, trasformare l’immaginario dal telaio è un atto di amore verso l’umanità.


70 x 125 cm. Tecnica: Šƒ†™‹Ǧ—ŽŽ‹ Materiali: Lana „‡Ž†‹


48 / 49

Il prezzo Per un mondo equo bisogna trasformare le regole del mercato

,OSUH]]RqLOULVXOWDWRGHOOœLGHDGHOSURJHWWRLQL]LDOHHYDLQUHOD]LRQHFRQLOPHUFDWRQHOTXDOHVDUjSRVL]LRQDWRLOSURGRWWR¿QLWR riferendosi sempre al contesto da cui proviene, favorendolo e stimolando l’uso delle risorse naturale, in armonia con il piano della DWWLYLWj,OULFDYRVDUjODFRQVHJXHQ]DQRQODFDXVDFHUFDUHLOEHQH¿FLRDWXWWLFRVWLVHQ]DDQDOL]]DUHHSULYLOHJLDUHLOOHJDPHFRQLO WHUULWRULRQRQJXLGHUjYHUVRLOEHQHFROOHWWLYRHGHOOœDPELHQWH8QDYROWDFRQVLGHUDWLWXWWLJOLDVSHWWLVRFLRDPELHQWDOLLOEHQH¿FLR sarà l’indicatore che tutte le parti che si interfacciano nel ciclo economico si gestiscono correttamente.


Il Prezzo &RVWUXLUHLOSUH]]RGHOSURGRWWRDUWLJLDQDOHUHDOL]]DWRQHO6XGqXQFRPSLWRPROWRGLIÂżFLOHqOR stesso artigiano che deve riuscire ad attribuire al manufatto il valore corretto. All’interno della societĂ  rurale marocchina, l’economia è un’attivitĂ  principalmente gestita dalle donne, oltre a fare i lavori domestici si occupano del lavoro del campo. Sono invece gli uomini FKHÂżVLFDPHQWHPDQLSRODQRLFRQWDQWLDQFKHLQTXHVWRFDVRYLJHXQDJHUDUFKLDGLSRWHUHDFFHWWDWD socialmente, che non può essere stravolta da un giorno all’altro. Ad esempio in una cooperativa tessile, composta dal 99% di donne tessitrici e dal 1% di uomini, automaticamente sarĂ  l’uomo a JHVWLUHODSDUWHHFRQRPLFDGLFHQGRLOSUH]]RÂżQDOHGLRJQLPDQXIDWWRHODSHUFHQWXDOHGLULFDYR destinata alla donna artigiana. Come ho accennato prima non è possibile capovolgere una situazione legata alla cultura locale in un breve lasso di tempo. Penso però che sia possibile attivare metodologie, che senza eliminare la ÂżJXUDPDVFKLOHGLDQRDYYLRDGDWWLYLWjHFRQRPLFKHFRQXQUDSSRUWRHTXR Muhammad Yunus, economista a Bangladesh e premio Nobel per la Pace nel 2006, è stato il principale precursore del concetto di microcredito (ideato per il pakistano Akhter Hammed Khan): i microcrediti sono dei piccoli prestiti concessi a persone umili che non hanno le risorse economiche per richiedere un prestito bancario normale. Crediti solidali senza garanzia per le persone indigenti che permettono loro di realizzare un’attivitĂ  independente e creativa. Nel 1976 riuscĂŹ a fondare la Banca Grameen (banca rurale), denominata anche “la banca dei poveriâ€?, sette milione di persone sono riuscite ad accedere e ricevere un prestito. Principalmente i richiedenti sono donne, che riunite in gruppi di cinque o piĂš, riescono a rimborsare totalmente i loro prestiti, La Grameen bank è una delle banche con il minore tasso di debiti al mondo. La proposta del microcredito ha originato diverse controversie all’interno del mondo bancario tradizionale, che lo sosteneva un progetto perdente, è infatti comprensibile il disaggio degli alti capi dell’economia mondiale essendo questa un’idea rivoluzionaria che trasforma le regole del mercato e ha dato un importante impulso per uscire dalla povertĂ . Tornando all’ambito rurale nordafricano, il microcredito è un principio che si può adattare perfettamente alla forma di vita di una donna del posto senza risorse economiche dato che con le loro scarse risorse riescono a sostenere il fabbisogno familiare. Un altro fattore interessante è la biodiversitĂ  che si trova nella catena montuosa dell’atlante, permette al binomio nomadismo/sedentarismo di convivere serenamente e di integrarsi, essendo basato sullo scambio mutuo dei loro beni “il barattoâ€? una pratica economica che da origine ai loro mercati conosciuti anche come VRXN. In questa biodiversitĂ  trovo tanti spunti per dare avvio ad una attivitĂ  imprenditoriale che favorisca il loro rilancio economico autonomo. La lana è un elemento da considerare come una materia prima di vitale importanza nella loro economia, grazie alla mia personale esperienza sono riuscita a capire che la globalizzazione è arrivata anche nel piĂš recondito VRXN, mettendo in concorrenza la lana del posto, ovvero EHOGL, con lana industriale proveniente dalla Cina. I costi della mano d’opera delle diverse fasi di elaboUD]LRQHGHOODODQDFRPHODWRVDWXUDODFDUGDWXUDODÂżODWXUDHQWUDQGRLQFRQFRUUHQ]DFRQXQDGL produzione industriale si devono essere abbassati. Questo ha aumentato il disinteresse da parte di FKLVLqVHPSUHRFFXSDWRGLTXHVWRPHVWLHUHÂżQRDOSXQWRGLWURYDUHQHO0DJKUHEPROWLSLWDSSHWL UHDOL]]DWLFRQODQDLQGXVWULDOHFKHFRQODQDDXWRFWRQDSHUFKpGLIÂżFLOHGDWURYDUHHVVHQGRVHPSUH PHQROHSHUVRQHFKHVLRFFXSDQRGHOODÂżOLHUDSURGXWWLYDGHOODODQDORFDOH ,FRVWLGHOODODQDSRVVRQRYDULDUHDVHFRQGDGDOODTXDOLWjGHOODODQDHGHOODÂżODWXUD3DUWHQGRGDO fatto che lo stipendio minimo in Marocco è di 2000 dh. (200 euro apro.) Provo a illustrare i costi di una ÂżOLHUDGLSURGX]LRQHGLODQDbeldi, ovvero autoctona. /DÂżOLHUDGHOODSURGX]LRQHGHOODPDWHULDSULPDRYLQDLQVLHPHDOOÂśDUWHGHOODWHVVLWXUDVRQRHOHPHQWL LQWULQVHFLGHLWDSSHWLQRUGDIULFDQLVRVWLWXLUHHQWUDPEHFRQOHSURFHGXUHLQGXVWULDOLVLJQLÂżFKHUHEEH togliere forza e senso a questo manufatto. Per ciò sostengo che attribuire un prezzo adeguato attraverso anche lo studio del contesto territoriale da cui proviene la produzione di lana beldi, SRVVD IDYRULUH LO PDQWHQLPHQWR GHOOD FXOWXUD ORFDOH H UHQGHUHEEH LO SURGRWWR ÂżQLWR DQFRU SL descrittivo della cultura del paese di origine. La tosatura richiede una buona dose di esperienza, oltre all’utilizzo di appositi ed idonei strumenti di lavoro. Un tempo, e parzialmente ancora oggi, si utilizzava le forbice, una sorta di cesoia costituita da un unico pezzo di ferro piegato a forma di “Uâ€? con le estremitĂ  dotate di lame WULDQJRODULEHQDIÂżODWH/DPHWRGRORJLDXWLOL]]DWDSHUODWRVDWXUDqODVHJXHQWHLPPRELOL]]DUH la pecora, mediante la legatura delle quattro zampe, tramite una semplice cordicella, in questo

IDENTITĂ€ RURALE VS IDENTITĂ€ GLOBALE


50 / 51

modo l’animale non potrĂ  ribellarsi ed il tosatore potrĂ  lavorare senza alcun rischio. Il tempo dell’operazione di tosatura, è generalmente intorno ai cinque minuti.Stima del costo per la tosatura di una pecora: all’ora vengono tosate 6 pecore ed il costo di tosatura di una singola pecora è di 5 dh. Il costo di un’ora di lavoro è quindi equivalente a 30 dh. Ăˆ inoltre interessante annotare che la tosatura dell’animale viene effettuata due volte all’anno. Dopo il lavoro del pastore inizia quello della tessitrice che si incarica della lavatura, cardatura e ÂżODWXUDĂŠODIDVHGLHODERUD]LRQHGHOODPDWHULDSULPDSHUODWHVVLWXUDDWHODLRYHUWLFDOH La lavatura della lana consiste nel rimuovere le numerose particelle estranee. Non sempre il lavaggio avviene in maniera omogenea, infatti in alcune parti la lana mantiene i propri grassi naturali, rimanendo di conseguenza piĂš lucida, questo riduce il potere di assorbimento delle tinture. Dopo essere stata posta al sole ad asciugare la lana viene selezionata. Molteplici sono le peculiaritĂ  GLXQEXRQÂżODWRROWUHDOODOXFHQWH]]DDOOÂśHODVWLFLWjDOODPRUELGH]]DHDOFRORUHLOSHORGHYHHVVHUH arricciato, tutte caratteristiche proprie di una pecora giovane, dato che col tempo il vello tende a SHUGHUHODWLSLFDDUULFFLDWXUDDFDYDWDSSL3LODSHOXULDqDUULFFLDWDHVRWWLOHSLqIDFLOHGDÂżODUHLQ TXDQWRODFRHVLRQHWUDOHÂżEUHULVXOWDDJHYRODWD Dopo la prima suddivisione realizzata in base alla qualitĂ , la lana viene ulteriormente ripulita dalle particelle impure e in un secondo tempo cardata, cioè pettinata con una spazzola speciale di forma quadrata a denti sottili di ferro, chiamata TRUĂŁHQLQPRGRGDGLVWULFDUHOHÂżEUHDJJURYLJOLDWH

LANA BELDI vs LANA INDUSTRIALE


Dopo la cardatura si procede allaÂżODWXUD/DODQDYLHQHDYYROWDDWWRUQRDOODFRQRFFKLDHÂżODWD LQPRGRGDXQLUHOHÂżEUHWRUFHQGROHHULGXFHQGROHDGXQÂżODWRLOSLVRWWLOHSRVVLELOH&LzDYYLHQH per mezzo di un arcolaio, uno strumento che ruota su un perno, detto PRĆĽ]HQ $QFRUDRJJLODÂżODWXUDYLHQHHVHJXLWDDPDQRHTXHVWRSURFHGLPHQWRJLRYDDOOHÂżEUHFKHUHVWDQR LQWHJUHHOXQJKHHODVWLFKHHUHVLVWHQWL4XHVWRSHUzLQFLGHVXOORVSHVVRUHGHOÂżORFKHGLIÂżFLOPHQWH si conserva costante: questo ĂŠ uno dei fattori che caratterizza i tappeti nordafricani. $QFKHVHDFTXLVWDUHODQDLQGXVWULDOHKDDEEUHYLDWRLWHPSLHKDUHVRFRVWDQWHLOSDVVRGHOÂżORFRVu ULWRUWROÂśLQWHUYHQWRGHOODÂżODWXUDDPDFFKLQDKDLQSDUWHULGRWWRODTXDOLWjHLOSUHJLRGHOSURGRWWR ÂżQDOHRIIUHQGRPLQRUHUHVLVWHQ]DHJDUDQ]LDGLGXUDWD Partendo dal riconoscimento del grandissimo valore artistico e culturale racchiuso in tutti i processi della produzione tradizionale tessile ancora diffusa nel Marocco, il prezzo del processo di elaborazione della lana, potrebbe essere stimato in funzione della quantitĂ , cioè per ogni kg. Ăˆ importante sapere che il suo valore dipenderĂ  da diversi parametri: l’etĂ  della pecora (ovvero se proviene dalla SULPDRGDOODVHFRQGDWRVDWXUDDQQXDOH ODÂżODWXUD TXHOODÂżODWDDXQFDSRKDPLQRUHUHVLVWHQ]D TXHOODULVSHWWRDTXHOODÂżODWDDGXHFDSL  Lana naturale di media qualitĂ  per la trama: 30 dh. Kg. Lana naturale di alta qualitĂ  per l’annodatura: 40 dh. Kg. /DQDQDWXUDOHÂżODWDDGXHFDSLSHUODWHFQLFDFKDGZL: 50 dh. Kg.


52 / 53

Conclusione


Conclusione?

$OODOXFHGHOOHHVSHULHQ]HFRQGRWWHHGHOOHULĂ€HVVLRQLVYLOXSSDWHGLYHQWDVSRQWDQHDODGRPDQGD su quale possa essere il contributo o il ruolo che, a partire dalla mia formazione di designer, potrei offrire o ricoprire in tema di cooperazione, pur vivendo all’interno di una societĂ  moderna e opulenta dove il pensiero piĂš rivoluzionario e trasgressivo ma anche piĂš discriminante è quello di “essere feliceâ€?. Per felicitĂ  intendo: se l’intera comunitĂ  è felice, di conseguenza lo sono anche io. In tale quadro la prospettiva che ho preso in esame per individuare possibili strade da SHUFRUUHUHqTXHOODGLFRQVLGHUDUHFRPHFHQWUDOHSHUXQDPLDDWWLYLWjODÂżQDOLWjGLSHUVHJXLUHOR sviluppo sociale delle collettivitĂ , avendo cura a intervenire nel pieno rispetto delle persone e delle loro identitĂ . Questo comporta la necessitĂ  di essere costantemente attivi nell’osservazione, nella ricerca, nella riflessione, per trovare vie alternative nei confronti della situazione critica economica, ovvero “oikonomicaâ€?, ma anche nei confronti delle regole con cui si attuano le iniziative per evitare che vengano trascurati i valori della tradizione da sempre rispettosa degli aspetti ambientali, produttivi, economici, e quindi per limitare conseguenze dannose alla collettivitĂ . La forza dell’azione si moltiplica quando questa è condotta su una base comunitaria, cioè quando si traduce in una appropriate pratica di co-operazione e diventa capace di potenziare e trasformare il tessuto sociale, non solo a livello locale ma anche in grado di generare effetti di reciprocitĂ  a scala globale, cioè, Sud + Nord. Nella mia circoscritta esperienza conoscitiva, in relazione a situazioni molto diverse e lontane tra di loro, ho potuto conoscere numerose donne che riescono a trasformare e migliorare il loro intorno con poco e in modo silenzioso tessendo da un telaio. E sono rimasta affascinata dalle DQWLFKH WHFQLFKH GL FRVWUX]LRQH GHOOH FDVH GLIÂżFLOPHQWH LPPDJLQDELOL LQ JUDGR GL UHDOL]]DUH DUFKLWHWWXUHIDWWHLQWHUDPHQWHLQÂżEUDYHJHWDOHFRQLQWUHFFLFDSDFLGLUHJJHUHXQDELWDFRORHQRGL che parlano di un stretto legame dell’uomo con la natura. Un PRGXVYLYHQGL e RSHUDQGL in perfetta armonia con l’intorno, un mondo rurale da cui ci siamo allontanati e mi sembra opportuno seguire la sua traccia per ri-stabilire una conciliazione. $WDOHULIHULPHQWRVLUHOD]LRQDLO6XGGHOPRQGRQRQVRORFRPHOXRJRJHRJUDÂżFRPDDQFKHFRPH espressione di una identitĂ  importante per la tradizione locale e artgianale che ancora rappresenta. 1RQRVWDQWHOÂśLQDUUHVWDELOHSURFHVVRGLJOREDOL]]D]LRQHKRSRWXWRULFRQRVFHUHQHOOÂľDUWLJLDQDWRGHO Sud chiari segni identitari di un saper fare ancora vivo, la cui consistenza stimola a ricercare nuove strategie di rivalutazione, valorizzando una importante rete di cooperazione tra gli essere umani. Una risorsa da ri-organizzare e ri-tessere, adottando strumenti nuovi e antichi, che possono essere tratti metaforicamente dall’armamentario della tradizione come l’DVWDFKHVLJQLÂżFD telaio nella lingua dei nomadi nordafricani, o l’XUXKLQGX che è l’ago ruandese usato nella vanerie R QHOOÂśLQWUHFFLR GL ÂżEUD$OOD FRVWUX]LRQH GL TXHVWD UHWH VRFLDOH H VRVWHQLELOH DVSHWWD D QRL D collaborare e fare i primi nodi!

Sabina Vargas.


(A+D)+C


5LIHULPHQWL%LEOLRJUDÂżFL

MelĂŠ J. A. (2009), 'LQHUR\FRQFLHQFLD Ed. Plataforma Actual. Noris M. (2007),,PHUFDWLGHOOÂśDOWHUQDWLYD Edizione Punto Rosso. Pallante M. (2009), /DGHFUHVFLWDIHOLFH Edizioni per la decrescita felice. Bonaiuti M. (2005), 2ELHWWLYR'HVFUHVFLWD Editrice Missionaria Italiana. Baranes A. (2009), &RPHGHSUHGDUHLO6XGGHOPRQGR Terredimezzo Editore. Gesualdi F. (1999), 0DQXDOHSHUXQFRQVXPRUHVSRQVDELOH, Ed. Feltrinelli. Maldonado T. (2008), 'LVHxR,QGXVWULDOHXQULHVDPH Ed. Feltrinelli. Muhammad Y. (2000), ,OEDQFKLHUHGHLSRYHUL Ed. Feltrinelli. Missago K. Van Pee L. (2000). 58$1'$, Institut des MusĂŠes Nationaux du Ruanda. Vandebroeck P. (1999) ,$=(77$/ÂśDUWGHVIHPPHVEHUEqUHV, Ed. Flammarion. Ramirez F. Rolot C. (1995) 7DSLHWWLVVDJHVGX0DURF ACR Edition. Mernissi F. (2000), 0DUUXHFRVDWUDYpVGHVXVPXMHUHV Ediciones Oriente y Mediterraneo. Mernissi F. (2005), (OKLORGH3HQHORSH, Ed. Barcelona. Giddens A. (2006),)RQGDPHQWLGL6RFLRORJLD Edizioni Il Mulino.


SouthDesign. Design e Cooperazione per una Trasformazione Sociale sostenibile (2013)