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9 Giugno 2011 Anno 1, n°3

REDAZIONE-DIREZIONE: VIA MARCONI 126 GAZOLDO D/IPP. - MAIL: info@infoguc.com

Antani L ’ i n f o r m a r i o

www.youGUC.com

del

G U C


Antani

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Sommario

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Ad Referendum

Un’Altra Tessera Del Mosaico Messaggi dall’isola,con la partecipazione del Prof. Nobuhiko Utsumi Antani racconta La rubrica E=MC2 Il Sindaco Nicola Leoni, Franca Ferretti e Cesare Battistelli dicono la loro sul referendum imminente Una messa a fuoco sulla questione “Acqua”

Freak Out!

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Supertramp! Notizie, curiosità, riflessioni di gazoldesi e mantovani sparsi per l’Italia e per il mondo

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The Pinhole Camera Resoconto del Corso di Fotografia organizzato da GUC

GUC

La supercazzola I REFERENDUM ABROGATIVI. DOVE PER DIRE SÌ DEVI VOTARE NO. E PER DIRE NO DEVI VOTARE SÌ. COME UNO CHE VA A SPOSARSI E IL PRETE DICE: “LA VUOI MANDARE A CAGARE?” “NO.” “ALLORA VI DICHIARO MARITO E MOGLIE”. (Beppe Grillo)

di Marco Viviani Benvenuti alla terza puntata della nostra rivista, che procede con orgoglio, affrontando con un ghigno patibolare tanto le difficoltà e le scadenze tipiche di una pubblicazione, quanto il mondo che lo circonda, il cui umorismo, troppo spesso, è di un tipo malato. Il numero in questione è incentrato sul tema del referendum, che il 12 giugno rappresenterà un momento cruciale della nostra vita politica. Ci saranno decisioni importanti cui tutti i singoli cittadini saranno chiamati a decidere. Per questo, i thema decidendi più importanti non possono passare inosservati. Fino all’ultimo, prima della pubblicazione, era in dubbio che venisse posto il quesito sul nucleare, ma la Cassazione, di recente si è pronunciata. Il popolo sarà chiamato a decidere anche su questo, una domanda cruciale, che in qualche misura ricorda lo storico referendum del 1986, all’indomani di Chernobyl. Si parla poi di privatizzazione dell’acqua, altra questione di cui di recente, si è parlato poco ma che non può rimanere inascoltata. Proseguendo nelle tematiche, il numero intende anche toccare altri argomenti, come i flussi migratori, questione che abbiamo deciso di delegare ai nostri contatti sparpagliati nel mondo, che, essendo “migranti” a loro volta, possono quindi fornirci un punto di vista molto personale e “sentito” sulla questione.Comprendo che forse sia un po’ prematuro parlarne, ma invito tutti i lettori a scriverci. Le opinioni sono linfa vitale per le pubblicazioni, tanto per sapere il vostro gradimento, quanto per evitare di instaurare un mero dialogo unilaterale.

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Ad referendum di Marco Viviani e Riccardo Donini

Abbiamo provato a scrivere questa pagina in tutti i modi. Abbiamo cercato, senza successo, un approccio divertente. Sarebbe stato carino, avrebbe aiutato a ricordare l’argomento, ma sarebbe risultato altresì inopportuno. Abbiamo evitato un approccio polemico, ormai appannaggio di programmi televisivi iracondi e sterili. Non ci è rimasto che lasciare le cose come stanno: pure e semplici. In fondo, è una questione seria: il 12 e 13 Giugno, saremo chiamati a votare. Le decisioni che si prenderanno in questo referendum potranno condizionare la vita politica, sociale ed economica del nostro Paese, in modo più o meno profondo. Si tratterà di pronunciarsi in merito ai due punti sulla privatizzazione dell’acqua, alla possibilità di ritornare al nucleare, al legittimo impedimento per quanto riguarda il presidente del

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50% più uno degli aventi diritto al voto.

consiglio e dei ministri. Ricordiamo che il referendum è abrogativo, ciò significa che con il “sì” si abrogano determinate leggi o parti di esse, con il “no” le stesse vengono mantenute tali. Inoltre il referendum sarà valido solo se verrà raggiunto il quorum, cioè se si presenteranno alle urne il

La questione è molto seria, anche per un altro motivo. Il Referendum in Italia è l’unico strumento che possiede il cittadino per esprimersi in maniera diretta nei confronti delle decisioni che prende il Governo. In sostanza è l’opportunità unica per far sentire la nostra voce. Abbiamo la possibilità, una volta tanto, di prenderci la responsabilità delle scelte, di definire una direzione. Che si voti sì oppure no, il risultato sarà nostro, e non ci sarà spazio per nessun alibi. Ciò che accadrà sarà dipeso dalla nostra volontà, così come sarà nostro il merito, o la colpa, di tale decisione. Per questo il Guc invita tutti a non buttare questa occasione, e grida a voce alta “Andate a votare!”


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Un’altra tessera nel mosaico. di Marco Viviani

Questi tempi ci svuotano il portafoglio. In compenso, lo riempiamo di pezzettini di plastica sottile. Basta dargli due scrolloni per sincerarsene: Carta regionale dei servizi, Postepay®, carta fedeltà di questa o quella libreria, tessere socio dei supermercati, tessera del benzinaio, patente, tesserino universitario, codice fiscale... la plastica sta spodestando metallo e carta. Tuttavia, è di un altro pezzo di carta che vogliamo parlare, la tessera del GUC. Ne parliamo a proposito, siccome è cominciata da poco (da metà marzo) la campagna tess e ra m e nto GUC 2011. La tessera, come l’anno scorso, costa dieci euro, e permette di accedere a tutta una serie di benefici, alcuni di natura economica, altri di natura associativa. A questo punto, la domanda che ci si pone è: perché associarsi al GUC? Il primo beneficio che si attiva tesserandosi al GUC è quello più importante: si diventa associati. Essere associati vuol dire essere parte dell’associazione. Significa poter mettere al voto le decisioni importanti, e anche proporre le proprie idee, in modo più attivo che non da meri “spettatori”. (tutti, anche i non tesserati possono partecipare alle riunioni, il GUC non è una loggia!) Significa condividere con gli altri

membri i medesimi diritti e doveri in seno all’associazione, condividerne i progetti e portare avanti idee che, da soli, molto probabilmente rimarrebbero idee. Il secondo vantaggio è di natura economica: il GUC organizza di frequente uscite ed eventi. I tesserati pagano un prezzo minore rispetto agli “esterni”, o comunque hanno accesso ad una serie di agevolazioni, prelazioni e vantaggi. La tessera tende a “ripagarsi” col tempo. Esiste inoltre una seconda forma di “agevolazio-

ne”, che per il momento è work in progress, e di cui parleremo a tempo debito, quando sarà disponibile. Al di là dei meri vantaggi, economici o meno, siamo convinti che il tesseramento GUC sia da considerare anche sotto un altro profilo: quello dell’incoraggiamento e del sostegno. Siamo una piccola associazione con grandi progetti. Le idee, per diventare realtà, richiedono un ampio dispiego di energie e risorse. In quest’ottica, il tesseramento è una fonte di finanziamenti, un modo di-

retto di sostenerci e darci fiducia. Il costo annuale della tessera non è esorbitante, ma, per continuare la metafora del titolo, la tessera del socio non è che un frammento di un mosaico più grande. A voi decidere se volete aiutarci a realizzarlo. Per finire, alcune considerazioni semiserie sulla tessera GUC. In primo luogo, il tesserino di quest’anno ha un aspetto molto più carino dell’anno scorso. Se una tessera GUC sono soldi buttati, sono perlomeno buttati con stile. Inoltre, può essere usata in vari modi: come segnalibro, p u ò pareggiare tavolini traballanti, si può usare per raschiare incrostazioni, se infilata tra i raggi della bicicletta produce un ronzio simile ad un cinquantino, ci si può spacciare per studenti della German University of Cairo (ma questa è un’altra storia), in mancanza di una spatola si può usare per lavori di precisione con lo stucco o persino per spalmare la nutella sulle fette biscottate. Accompagnata con un pezzo di carta velina, può imitare il suono dell’armonica. A voi la decisione finale, e come dissero una volta i Ghostbusters “Siamo pronti a credere in Voi!”

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Messaggi dall’Isola. Vivere nei pressi di un reattore danneggiato a cura del Prof. Nobuhiko Utsumi e di Marco Viviani

“I’m living 270 km away from Fukushima. This is speaking of the Chernobyl experience, I think that a rea-sonable exposure. But I’m not young. What worries us most are the children also young women.” “Abito a 270 km da Fukushima. Paragonandola all’esperienza di Chernobyl, vuol dire che siamo esposti ad una quantità consistente di radiazioni. Ma non sono giovane. Ciò che mi preoccupa di più sono i bambini e le donne ” (Nobuhiko Utsumi, 12 aprile 2011)

Si parla molto del nucleare, e con il referendum alle porte, si prospetta un suo possibile ritorno, dopo l’abbandono nel precedente dell’87. Il sisma avvenuto a marzo in Giappone ha però generato molti interrogativi su questa forma di energia, perlomeno sulla sicurezza in caso di calamità naturali. I suoi sostenitori accesi permangono, non importa cosa accada. Tuttavia, piuttosto che accendere un altro spunto di riflessione in astratto sul nucleare, preferisco portare qualche dato concreto. Alla ricerca di informazioni sul nucleare, in un blog, qualche tempo fa, mi sono imbattuto nei post di un giapponese, il professor Nobuhiko Utsumi. Incuriosito dalle argomentazioni e dalla drammaticità di alcune informazioni, l’ho contattato. Parlare con un orientale, in particolare con un giapponese, è un po’ un’impresa. Il divario nella forma mentis tra una cultura europea ed una orientale sono più che consistenti, si teme sempre che un approccio gentile venga frainteso. A questo si aggiunga l’affettata timidezza che il popolo del sol levante ostenta nelle relazioni 6

interpersonali.

Zoom

Per farla breve, Utsumi-san ha risposto un po’ in ritardo. Ma ha compensato con molto entusiasmo:

di Storia dell’Arte alla Bi-Gakko Art

“Dear Marco,I’m so glad to hear of your mail.If you are satisfied I will write at any time. Thanks for invitation. Now let’s change the world together. Regards, Utsumi” “Caro Marco, sono così contento di ricevere la tua mail. Se ti soddisfa, scriverò appena posso. Grazie per l’invito. Ora, cambiamo il mondo assieme. Saluti, Utsumi” “Ora cambiamo il mondo assieme”. Pensavo simili proclami fossero appannaggio degli eroi degli anime (magari con un crescendo musicale in sottofondo). A quanto pare, invece, quando i giapponesi fanno qualcosa, sia pure una tazza di caffè, ci credono veramente. Lungi da me irriderli, però. Qua in Italia possiamo solo imparare da loro, dal loro entusiasmo in ciò che fanno.

Nobuhiko Utsumi è un professore School, nel distretto di Kanagawa. E’ un fervente blogger anti-nuclearista, e abitando a meno di 300 km da Fukushima, è un testimone diretto della catastrofe. maginabile. Da una parte ci sono i samurai, il bushido, e le arti marziali. Dall’altra, prodotti hi-tech e robot colossali dei cartoni animati. Ed in questa terra “nel futuro”, dopo le vicende di Fukushima, i Giapponesi si stanno prendendo una pausa di riflessione sull’atomo. Una pausa di riflessione pacata ed educata (Ie foto dei cortei antinucleare mostrano una situazione inimmaginabile per la nostra società: folle silenziose ed ordinate, l’esercito che resta solo a guardare), tuttavia una riflessione amara. Sempre Utsumi-san, in uno dei suoi recenti aggiornamenti, si è dimostrato molto amareggiato. Il governo

Il Giappone ha sempre rappresentato l’epit o m e della modernità, nella nostra cultura popolare, è una terra bizzarra, che quando non incarna la trad i zi o ne, è la portavoce di una moderniManifestazione TEPCO 1 tà inim-


Antani giapponese ha cercato in tutti i modi di minimizzare gli eventi di Fukushima. Ma le persone non sono persuase, nell’aria c’è un forte senso di incertezza. Dopo un recente viaggio a Tokio, dove si reca per lavoro, Nobuhiko Utsumi ha commentato: I would go every day from the heart of Tokyo. Tokyo is less than 200 km from the first Fukushima. The day I was in Tokyo, do not change anything in particular. From a young person was said tome to be arranged so the mind. I said I know from Chernobyl in Europe. Young people said so, but Fukushima is not a big accident . Unaware, ignorance and apathy. Pleasure to escape, there are many Japanese who try to have fun and re-laxing. Certainly people scared all the aftershocks. But a month had passed and many people are tired. I think there is a feeling that something unpleasant. But this is dangerous. TV variety show has been broadcast everyday. It would have been deceived. People want to do something quickly. This is a breeding ground of fascism.I think that approaching the time in every moment. Here seems to be toward the worst of times. It’s like before Noah’s ark.

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Breve Cronistoria del Disastro di Fukushima: 11 marzo 2011: Tsunami e terremoto sul Giappone nella zona di Fukushima. Si registra il nono grado della scala Richter. I reattori 4,5 e 6 sono già spenti per ispezioni periodiche, gli altri tre si spengono in virtù del sistema di sicurezza. L’erogazione di corrente elettrica cessa in tutta la regione. Evacuata la popolazione residente entro 3 km dal reattore.

“Non vogliamo un’altra centrale nucleare!”, 300 persone si sono riunite al richiamo dei gruppi civici di fronte alla sede centrale della TEPCO , intorno all’una. Le persone protestano in quanto i partecipanti nel governo con la centrale TEPCO di Fukushima, in merito all’incidente ne hanno ammesso la responsabilità, e chiedono che venga riconsiderata la politica nucleare. Le proteste sono arrivate anche al NISA .

Il prof. Utsumi non è un esperto di nucleare, né un ingegnere. È solo una persona preoccupata, un individuo che si trova vicino, anima (14 aprile 2011) “Now let’s change e corpo, agli eventi che Purtroppo l’inglese di the world togheter. stanno sconvolgendo il Utsumi non è perfetto, Regards, Utsumi” suo paese. Ed è questo ci sono molte costruzioni punto di vista che, in una verbali mutuate dal giapponese che certa misura, stavo cercando. Un rendono la traduzione difficoltosa. tecnico nucleare può parlarci per ore Tuttavia, la preoccupazione è forte dei dettagli tecnici di una centrale, o e palpabile. Nella capitale c’è chi deusare parole come “seconda e terza sidera allontanarsi, chi cerca di non generazione”. Se ho studiato un po’ pensarci e cerca di rilassarsi. C’è moldi fisica, può darsi che alla fine della ta stanchezza, dice. C’è la sensazione conferenza ci abbia pure capito qualche qualcosa di spiacevole e pericocosa. Quello che questa persona mi loso stia accadendo. La televisione ha comunicato è molto più visceratrasmette spettacoli d’evasione, e la le, ma più diretto. È la paura in caso cosa sa molto di inganno. di un simile incidente. È il sentire la forte incertezza, il pensare che sono ‎Un estratto da un articolo fornitomi successe cose orrende, ma il peggio dal mio corrispondente, datato 4 è ben lungi dal passare. È il non acaprile 2011. Non comprendendo il cettare serenamente come prima ciò kanji, ho chiesto una traduzione inche i propri politici stanno dicendo, termedia in inglese: aiutati da una copertura mediatica deliberatamente omertosa. “Le tele-

12 marzo 2011: Esplosione nel primo reattore, l’edificio presenta danni, ma il contenimento sembra tenere. Nei primi tre (Fukushima 1,2,3) si rilasciano progressivamente i gas per togliere pressione. I restanti tre rimangono spenti. Si registra un livello di radiazioni superiore alla norma. 13 marzo 2011: Evacuazione della popolazione residente entro 20 km dai reattori. 14 marzo 2011: l’edificio del terzo reattore comincia a presentare danni. Continua lo sfogo di gas per ridurre la pressione, che rimane tuttavia accettabile. Si valuta se immettere nei reattori l’acqua marina per raffreddare i noccioli. 15-22 marzo 2011: Il danneggiamento si estende a tutti e quattro i reattori, con gli edifici dei primi tre in diversi gradi di danneggiamento. Le strutture di contenimento vengono forse danneggiate, ma non se ne conoscono le condizioni. Si perde ogni capacità di conoscere lo stato dei reattori, e cessano di funzionare i sistemi di raffreddamento. Viene immessa acqua marina nei reattori. Gli unici reattori che non presentano danni disastrosi sono i 4,5 e 6 (gli ultimi due essendo fermi da prima dello tsunami). Estesa l’area di evacuazione a 30 km dal reattore, oltre a cinque città al di fuori di tale raggio, per un totale, dall’inizio delle evacuazioni, di 170.000 sfollati. In seguito all’immissione di acqua marina nei reattori, si registra un livello di radioattività nel mare presso i reattori di 4400 volte sopra il limite consentito.

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visioni trasmettono solo programmi d’evasione”, ha detto in un’occasione “le reti giapponesi dicono solo una piccola parte della verità”

“Two days after Fukushima accident on March 13, I said to my students that “Level 7”. I am a painter, I have no professional, but it’s found. The government finally admit one months later! Five years after the Chernobyl nuclear accident, the Soviet Union collapsed. It is my opinion that it is a major cause of Soviet collapsed is Chernobyl hidden. Japan will the same fate.”

Utsumi-san, al momento delle prime falle nel reattore di Fukushima, “se lo sentiva”. Aveva detto ai suoi alunni “questo è da livello 7 ”. Per ricevere la conferma, ha dovuto aspettare il cruciale 12 aprile, quando la TEPCO ed il governo non hanno più potuto celare la realtà agli occhi del mondo: “Due giorni dopo l’incidente di Fukula zona intorno a Fukushima è radioshima, il 13 marzo, ho detto ai miei attiva a livelli allarmanstudenti quel “livello 7”. ti. La stessa TEPCO ha “FUK U SHIMA. If Sono un pittore, non ho pubblicato una lette- so FUK means FUCK competenze tecniche, ma ra di pubbliche scuse that is, thi is a reac- ormai è chiaro. Il governo, (disponibile in http:// con un mese di ritardo, tionary” www.tepco.co.jp/en/ finalmente lo ammette! index-e.html, a firma del direttore Cinque anni dopo l’incidente nuclegenerale Masataka Shimizu). Questo are di Chernobyl, l’Unione Sovietica atteggiamento del governo ha getcadde. La mia opinione fu che Chertato uno sconforto ancora maggiore nobyl fu una delle cause della cadunei cittadini. Quello che molto lacota. Temo che il Giappone subirà lo nicamente il mio corrispondente ha stesso fato.” definito “Questo è terreno fertile per È passato un po’ di tempo, ma dopo il fascismo […] ci stiamo avvicinando aver completato la prima stesura del al peggiore dei tempi. È come prima mio articolo, il mio contatto si è fatto dell’Arca di Noè”. Forse, Utsumi sta sentire di nuovo. Ha lasciato un post dipingendo la realtà a tinte molto fomolto interessante, con un diverso sche, ma vivere a meno di trecento tono. È datato 13 maggio. C’è orgochilometri da un reattore devastato glio, ed uno sguardo verso il futuro: non credo sia la migliore cura per l’ottimismo:

Zoom TEPCO: Tokio Electric Power Company, la più grande compagnia elettrica del giappone, situata nel Kanto, il distretto più densamente popolato NISA: Agenzia giapponese per le risorse naturali e l’energia. LIVELLO 7: nella Scala internazionale di Radioattività INES, indica un incidente nucleare delle stesse proporzioni di Chernobyl nel 1986. È il grado più alto della scala. “FUK U SHIMA. If so FUK means Fuck that is, this is a reactionary! From a Japanese perspective. Some of you guys started using the slogan FUK U SHIMA. If so FUK means Fuck that is, this is a reactionary! In Fukushima many people are still living with pride . They are hard to live against difficulties in nuclear accidents and earthquakes . FUCK is not. Early to say. FUK U SHIMA term is discriminatory, hostile to the victims. I support the motion of your.solidarity with respect to Japan. That is why I protest.” -Nobuhiko UtsumiFUK U SHIMA. Se ���������������������� Fuk vuol dire “Fottetevi”, questa è la mia reazione! Dal punto di vista giapponese. Alcuni di voi hanno cominciato ad usare lo slogan FUK U SHIMA (“fanculo Fukushima”). Se vuol dire “fottetevi” questa è la mia reazione! A Fukushima molte persone stanno ancora vivendo con orgoglio. Vivono in enorme difficoltà a causa degli incidenti nucleari e dei terremoti. Altro che “Fanculo”. FUK U SHIMA è discriminatorio e ostile verso le vittime. Io sostengo il vostro moto di solidarietà con rispetto verso il Giappone. È per questo che protesto.

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Antani racconta Terzo numero. Dai due numeri precedenti abbiamo fatto molta esperienza. Come ci è stato detto una volta, “l’esperienza è un mucchio di errori”, mai frase fu più veritiera. Abbiamo infatti imparato molto da tutti gli sbagli, gli errori e il tempo perso in precedenza. Con il numero scorso, di tempo ne abbiamo perso parecchio, tempo inghiottito in un buco nero di cattiva organizzazione e scarsa comunicazione tra i vari collaboratori. A causa di ciò, il numero è uscito in ritardo. Per questo mi scuso con i nostri lettori, non meritavano di pagare anche loro per un nostro errore nell’organizzazione. (Per chi volesse approfondire l’argomento, http://it.wikipedia. org/wiki/Autodaf%C3%A8) Possiamo però notare che il giornale è cresciuto, o perlomeno, mostra di voler maturare. I nostri trampolieri hanno dimostrato di sapersi documentare per scrivere un pezzo, e sono stati preoccupati quanto noi “in redazione” (parola pomposa in quanto una redazione vera non esiste) nel voler fornire un prodotto di qualità. Inoltre, il secondo numero ha portato sulle nostre pagine alcuni esperti di economia e politica, ospiti tanto importanti e preziosi per i loro contributi.

Antani sta diventando anche un crocevia. È nel discutere sull’impaginazione e la realizzazione di un numero di Antani che si scambiano idee, si prendono decisioni. Stiamo conoscendo persone nuove che vogliono contribuire alla nostra causa. Per questo numero (ed il prossimo) conteremo sull’appoggio di “nuove leve”. Un risultato superiore alle mie aspettative, avevo pensato che i numeri a venire sarebbero stati fatti con lo stesso team del numero zero… Ho incrociato per strada, qualche settimana fa, un paio di “pionieri”: i nostri primi due abbonati. Si sono dimostrati entusiasti della nostra pubblicazione, e ci hanno dato fiducia, sottoscrivendo un abbonamento. Un sentito ringraziamento da parte di tutti i redattori, prometto che non li deluderò. Né loro, né coloro che in futuro opteranno per la stessa decisione. Li ringrazio soprattutto per avermi fornito la loro opinione sulla rivista, le loro critiche (sensate e costruttive) ma soprattutto per la mole inaspettata di apprezzamenti. Non c’è molto altro da raccontare, come sempre invito chi abbia materiale, critiche, complimenti o insulti a farsi avanti! 9


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eugualeemmecidue Questione di opinioni

“Il 12 e 13 giugno, i cittadini italiani saranno chiamati alle urne in occasione del referendum sul legittimo impedimento e la privatizzazione dell’acqua.Credete che il referendum in Italia, nella forma odierna, sia veramente uno strumento utile al cittadino, o necessiterebbe di modifiche? Ritenete che si possa continuare con il referendum abrogativo o seguire latendenza di altri stati europei che prevedono anche referendum propositivi? Secondo voi, qual è il motivo per cui in genere negli altri Paesi il quorum viene raggiunto mentre in Italia capita spesso il contrario?”

di Cesare Battistelli

Il referendum è uno strumento fondamentale delle vere Democrazie, quelle che tengono realmente conto della cosiddetta, mitizzata ma non troppo rispettata, volontà popolare. E’ un mezzo che in qualche modo rende meno distanti i cittadini comuni da chi detiene il potere, quel potere che - non lo si dimentichi – appartiene a noi tutti, il Popolo. Nessuna altra forma di sovranità è plausibile e accettabile se non quella che, partendo dall’uguaglianza tra gli uomini, arriva a costituire uno stato democratico, dove ognuno di noi nel rispetto degli altri ha il sacro e inalienabile diritto di partecipare alle decisioni fondamentali per la vita sociale, magari per il suo bene e per il bene comune. Democrazia e partecipazione sono le basi della ricerca di Giustizia, che dovrebbe essere, secondo me, il fine del nostro agire politico e permetterci di poter vivere almeno dignitosamente se non felicemente. Per arrivare a ciò servono delle basi sociali che possono fare di una moltitudine passiva un popolo informato e cosciente; cioè cultura e libera informazione. Senza queste precondizioni si rischia di non essere all’altezza della responsabilità che comporta essere dei compiuti cittadini in una vera democrazia. Chi non si informa non riflette, chi non riflette non sa pensare e scegliere autonomamente e resta in balia dei demagoghi illusionisti di turno, passivo e inadeguato alla realtà, vittima inconsapevole ma colpevole degli eventi. Si, credo che il referendum, come strumento di Democrazia diretta, sia da usare anche pro positivamente; come credo che il nostro popolo debba crescere nella responsabilità e nella consapevolezza del reale, per farsi carico di un mondo complesso, molto spesso ingiusto. Credo anche che il vero antidoto al circolo vizioso ignoranza-rassegnazione-disimpegno-non partecipazione sia da trovarsi nel gusto di costruire giustizia, partendo dalle piccole cose di ogni giorno. Dal piacere di contribuire personalmente a qualcosa di valido e grande nasce il gusto della partecipazione, tanti piccoli individui che possono fare qualcosa di grande e giusto per tutti, questo è il sogno di tutti i grandi teorici democratici e progressisti; per sconfiggere l’egoismo e la parte peggiore di noi umani ed esaltarne la parte migliore. Per questo invito ognuno ad andare a votare sabato e domenica prossimi, naturalmente dopo essersi bene informati ed aver ragionato opportunamente. Per quel che mi concerne io voterò quattro si, per l’acqua bene comune, per il no al nucleare e per l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Sperando così di dare il mio minuscolo contributo a migliorare questa nostra perfettibile realtà.

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di Franca Ferretti

Lo strumento del Referendum non è ritenuto in generale rispondente ad una vera utilità; infatti molto spesso non si è raggiunto il quorum di elettori richiesto per la sua validità. Essendo la nostra una democrazia rappresentativa, il cittadino normalmente ritiene corretto e utile che siano i deputati e i senatori eletti dal popolo ad esercitare il loro sacrosanto dovere di fare buone leggi ed eventualmente modificare il necessario. Il ricorso al Referendum dovrebbe essere una via eccezionale, da scegliere per questioni generali/fondamentali: ricordiamo, per esempio, il Referendum Monarchia/Repubblica e quello per la legge sul divorzio.

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Il numero di firme necessario per presentare un quesito referendario abrogativo è ora di 500mila; a mio avviso deve essere aumentato almeno fino a raggiungere una rappresentanza significativa del 4 o 5% dei votanti; questo potrebbe coinvolgere meglio i cittadini sui contenuti della legge da abrogare e dare maggior peso politico ai firmatari del Referendum in questione.Introdurre il Referendum propositivo implica molta difficoltà pratiche di stesura dei vari articoli di legge in una scheda elettorale e non toglie comunque la complessità di una scelta di fondo che attiene necessariamente ad una visione politico/amministrativa più ampia che è propria dell’istituzione deputata a legiferare.L’ “inflazione di referendum” non ha portato un “di più” di democrazia e partecipazione, anzi ha svalutato presso gli elettori lo strumento referendario ed ha provocato disaffezione e un certo rifiuto. di Nicola Leoni - Sindaco

Il referendum è uno strumento di democrazia diretta previsto dalla Costituzione: attualmente può essere abrogativo, costituzionale, di modifica delle circoscrizioni territoriali (regioni, comuni e province). Rappresenta un tassello fondamentale del nostro ordinamento democratico anche se, come tutte le cose “umane”, è sicuramente migliorabile. In uno Stato di Diritto tutto ciò che permette ai cittadini di potersi esprimere liberamente, con senso civico, con responsabilità e consapevolezza, rappresenta un valore irrinunciabile. L’abuso del ricorso ai referendum deve essere considerato un esplicito segnale di contrasto eclatante tra le scelte parlamentari e le reali esigenze di una parte considerevole della popolazione a cui quelle scelte sono rivolte. E’ capitato poi spesso che fossero gli stessi cittadini, sotto la spinta di un referendum, a “proporre” l’ordine del giorno alle Camere: la legge che aboliva i manicomi, per esempio, la cosiddetta “Legge Basaglia”, nacque nel 1978 per evitare il potenziale svolgimento di un referendum, il cui eventuale esito negativo avrebbe blindato una legge precedente considerata “arcaica”. Il Parlamento fu , in quella circostanza “ costretto” a legiferare a tempo di record.

Il referendum propositivo è stato preso in considerazione in passato anche dalla Commissione Parlamentare per le Riforme Costituzionali ( la cosiddetta Bicamerale ) con l’art. 97 del Progetto di Revisione della Parte II della Costituzione. Pur non essendo attualmente previsto dalla nostra Costituzione, è stato tuttavia istituito in alcune regioni italiane, partendo dalla proposta del suddetto articolo, ed è entrato a far parte dei rispettivi statuti senza che fossero riscontrati contrasti con la stessa Costituzione. E’ quindi già presente ed utilizzabile ( ad esempio in Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige, Lazio, ... ) e può contribuire a rendere il cittadino sempre più partecipe e responsabile. Altro importante ed attivabile istituto legislativo di democrazia diretta è la “Legge di iniziativa popolare”, mediante la quale i cittadini possono, con la raccolta di almeno 50.000 firme, presentare al Parlamento (o a un ente amministrativo locale come la Regione) un progetto di legge, affinché questo sia poi discusso e votato. Il mancato raggiungimento del quorum può avere più cause o fattori determinanti. Sicuramente diventa fondamentale una corretta e chiara informazione sui quesiti oggetto del referendum che deve essere motivato non da interessi troppo corporativi o da accentuati particolarismi soprattutto di tipo economico, ma dal comune benessere sociale, umano e civile. Una più diffusa educazione civica potrebbe scoraggiare il crescente assenteismo dalle urne, spesso espressione di colpevole indifferenza. Esistono tematiche certamente più “sentite” ed emotivamente più coinvolgenti di altre, ma oggi esistono utili strumenti attraverso i quali i cittadini, se vogliono, possono approfondire i temi e sviluppare un’opinione consapevole ed autonoma che, comunque, deve essere sempre rispettosa dei principi fondamentali della nostra Costituzione.

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Una messa a fuoco sulla questione “Acqua” Pensieri, parole, opere, omissioni e precedenti Europei in vista del referendum del 12 giugno. di Matteo “Rocko” Mantelli

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I mass media hanno trattato l’argomento, come si suol dire, con il contagocce; della sua trattazione se ne sono occupati soprattutto associazioni locali, utenti del web e partiti politici, più o meno competentemente ed onestamente, perciò non basta parlare della questione in sé, bisogna, prima, correggere le incorrettezze, o le scorrettezze, che possono aver inquinato le, forse poche, informazioni che ci sono giunte. Nel novembre del 2009 viene convertito in legge, con voto di fiducia, il decreto “Ronchi”, erroneamente soprannominato “anti-infrazioni”: in realtà non sono corretti nemmeno i titoli della legge e dell’ art.15, che si occupa della questione idrica ( “Adeguamento

i governi nazionali a privatizzarla. Il succitato art.15 modifica l’art.23 bis della legge n. 133 del 6 agosto 2008 stabilendo che la gestione dell’acqua debba essere affidata, in via ordinaria, a società private o a società a partecipazione mista pubblica e privata a condizione che in esse il socio privato partecipi almeno per il 40%, mentre “per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento puo’ avvenire a favore di societa’ a capitale interamente pubblico, partecipata dall’ente locale”. Attualmente la gestione sul territorio nazionale è completamente pubblica per circa il 60%, mista pubblica e privata per circa il 30% e totalmente privata per poco meno del 10%, teniamo presente che la liberizzazione è iniziata nel 1994.

alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica”), nei quali viene inteso che la privatizzazione della gestione dell’acqua è necessaria per uniformarsi alle direttive europee, chiariamoci: non è così. Era stato proprio il Parlamento Europeo a stabilire che l’acqua non è un semplice bene economico, ma un diritto dell’umanità e non esistono direttive che obblighino

Conseguentemente al decreto, quel 60% di gestione pubblica scomparirebbe quasi totalmente e verrebbe divisa tra le restanti due soluzioni. Rimarrebbero statali, cioè nostre, la proprietà della rete idrica e le spese per la sua manutenzione. E’ come se ad una società di taxi lo Stato fornisse: auto, carburante, lavaggi, ricambi di olio, gomme e profumati Arbre Magique. La rete idrica italiana, secondo le

statistiche, perde il 30% circa d’acqua, quantità che se fosse invece venduta frutterebbe circa 230 milioni di Euro ( per dare un’idea di quanto valgono 230 milioni, se il governo avesse accorpato il referendum del 12 giugno alle elezioni amministrative, ne avremmo risparmiati circa 350 di milioni, n.d.r). Le aziende private avrebbero tutto l’interesse di ridurre le perdite, rendere più efficiente la rete ed incassare i guadagni dell’acqua recuperata, quindi ci sarebbe un minore spreco di un bene così prezioso e, avendo un maggiore ricavo, l’azienda privata potrebbe diminuire le tariffe. Ma quel 30% verrebbe realmente venduto? Il consumo di acqua pro capite è fisso e in un Paese come l’Italia è già fin troppo alto, al comunque ideale recupero dell’acqua attualmente persa non corrisponderebbe un consumo direttamente proporzionale. Per chi avesse ancora qualche speranza, sono eloquenti le parole del presidente di Iren, società di distribuzione di energia, gas, acqua e di trattamento dei rifiuti che opera in Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna ( società che fornisce acqua anche al sottoscritto, n.d.r.), il quale ha dichiarato che “le tariffe italiane sono tra le più basse d’Europa” e, quindi, “ l’acqua ha un grande potenziale di crescita”: visto che il resto d’Europa paga di più, noi ci possiamo tranquillamente adeguare a tariffe ovviamente più alte, accrescendo gli introiti di quel settore di impresa, ancora poco sfruttato. A proposito di Europa: la Francia in ambito di privatizzazione dell’acqua ci ha preceduto di una decina di anni, due aziende si divisero l’80% del servizio nazionale: Veolia e


Antani Suez, entrambe francesi, entrambe multinazionali leader nel settore, entrambe già oggi partecipi in varie società di gestione dell’acqua in Italia. Dal 2008 in centinaia di città, a partire da Parigi con i suoi 11 milioni di abitanti, reduce da 25 anni di gestione privata, si è deciso di rendere di nuovo pubblica la gestione idrica a causa dell’innalzamento delle tariffe (stimato attorno al 200% ) e della scarsa qualità dell’acqua stessa, dovuta alla corsa al risparmio delle società nella scelta dei materiali e nella realizzazione degli impianti. Per avere un esempio italiano di questo genere basta citare il caso dell’arsenico nell’acqua di Latina. Se entrasse in vigore la legge Ronchi, sarebbe un enorme affare per le società che si aggiudicherebbero gli appalti: avrebbero in gestione il servizio idrico per trent’anni e se per loro disgrazia noi ci ripensassimo e rendessimo di nuovo pubblica la

gestione anzitempo (cosa possibile perché prevista dalla Costituzione) le stesse società dovrebbero essere adeguatamente risarcite: per loro il guadagno sarebbe comunque

assicurato. Un interessante punto di vista sulla questione lo offre “ Water makes money”, un documentario nelle sale tedesche e francesi da fine 2010, in Italia dal 29 aprile, che

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descrive proprio il mondo delle grandi società dell’acqua, i casi di Francia e Germania e, inoltre, sfata il mito della liberalizzazione del mercato: al mondo non esistono due società concorrenti nel settore della gestione idrica, anche in Italia quelle che vincerebbero le gare d’appalto ( presumibilmente, come in Francia, poche e per la maggior parte multinazionali ) sarebbero ognuna monopolista nella zona aggiudicatasi, per trent’anni. L’utente sarebbe ineludibilmente vincolato ad un solo gestore, non potrebbe optare per un altro perché più conveniente ( a meno che non si trasferisca), tutto il contario di un mercato libero regolato dalla concorrenza. Si passerebbe da un monopolio pubblico, che comunque non esiste più dal 1994, ad un monopolio privato: difficile vederne i vantaggi per la cittadinanza.

UN MOMENTO, PREGO. di Riccardo Donini.

Ho dovuto rubare questo spazio al giornale perchè era necessario fare un ringraziamento speciale. Noi di Antani e del Guc possiamo dire di avere tutto ciò che si possa desiderare: prestanza fisica, schiere di amanti, la capacità di vedere al buio, e il potere di trasformare il metallo in oro tramite l’anello magico del Macho. Nonostante tutto, ci è sempre mancato qualcosa, da quando abbiamo cominciato questa avventura, ovvero la capacità di dare una forma disegnata alle nostre idee. Per questo abbiamo dovuto cercare all’esterno un talento che potesse sopperire a questa nostra carenza. Come avrete notato, tre splendide caricature appaiono per la prima volta in E= MC2 (pag.10 e 11). Tutto merito di Matteo Cremona. Un fumettista di professione, già autore di diverse opere come “David Murphy 911” (vignetta a fianco) e alcuni numeri di “John Doe”. Un professionista, come ho già detto, ma anche persona gentile e disponibile, sopratutto nel venire incontro alle esigenze di una piccola associazione e di un piccolo giornale come il nostro. Per questo i nostri ringraziamenti vanno tutti a te, Matteo, e invitiamo tutti i nostri lettori a seguire il tuo blog all’indirizzo web:

http://matteocremona.blogspot.com

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di Riccardo Donini

Scrivere qualcosa di divertente sta diventando sempre più difficile. Quasi tutto è già autoreferenzialmente ridicolo in origine, e di fatto, paradossalmente tollerato. Mi spiego meglio: uno prende una notizia seria, cerca di estrapolarne il contenuto comico e infine prova a metterlo in risalto, allo scopo di provocare ilarità nel lettore. Considerando il livello di serietà che raggiungono le notizie dei fatti odierni, fare tutto questo è dannatamente complicato. Ad esempio, non è una notizia recente, ma prendiamo l’argomento dell’Unità d’Italia: è stata una commedia eccezionale. I leghisti arrabbiati, i senatori in protesta, Renzo Bossi (A.K.A. il Trota) che diserta l’Inno di Mameli nei Palazzi della Regione per scappare al bar. Come se la questione fosse problematica perchè il Trota non è presente in Ufficio quando dovrebbe, e non che non dovrebbe essere in quell’Ufficio e basta. Tutta questa polemica sulla festa della ricorrenza poi, io mica l’ho capita. Voglio dire, una data è una data. E’ come se a casa vostra, durante i festeggiamenti per il vostro compleanno, un cugino al quale state sui Maroni sostenga di non riconoscere la vostra nascita, e si rifiuti di farvi gli auguri. Immaginatevelo seduto sul divano, col broncio, con un cappellino verde in testa. Triste, come un tubetto di dentifricio quasi finito che al posto della faccia del Capitano ha quella di Calderoli. E’ un sabotaggio autoinflitto, allo scopo di disarmarti ed impedirti di estrapolare della comicità da una notizia che è già evidentemente comica. Sto parlando di maledetti kamikaze mediatici. Ecco, gli stessi kamikaze che devono aver fatto da consulenti a Ratzinger per il

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Big Show della beatificazione della Grande Meringa (cit. Benni). Non so se avete notato l’enorme arazzo scoperto a San Pietro. Hanno preso una fotografia di Wojtyla sorridente e molto giovane, hanno piazzato sullo sfondo una luce azzurra psichedelica, e l’hanno trasformata in una perfetta etichetta per detersivi. Queste sono le conseguenze, se un giovane si iscrive a teologia e marketing.

Al supermercato un sacerdote ferma una signora accompagnata dal proprio pargoletto: “Signora, mi scusi, le offro due fustini di sottomarca per uno di Giovanni Paolo Secondo.” “Ma, padre, non potrei mai farlo! Con Giovanni Paolo Secondo, più bianco del papa non si può!” “Allora le offro un secondo fustino di Giovanni Paolo Secondo in cambio di 15 minuti con suo figlio.” “E perchè mai?” “...devo...assolverlo...dai suoi peccati.” Ho trovato parecchio esilaranti anche gli ultras cattolici con gli striscioni “Santo Subito”. Splendidi, con i loro cappellini e le divise giallo-bianche, a lanciare fumogeni in campo San Pie-

tro e caricare le guardie svizzere. E’ divertente tutta la fretta che hanno questi individui nel voler accelerare il processo di santificazione. Come se non ci fosse, che ne so...un’eternità, per farlo santo. Diciamo inoltre che una santificazione richiede tempo e necessita di un procedimento lunghissimo e molto articolato. Servono svariati e utilissimi accertamenti, come controllare i miracoli, verificare la purezza dello spirito del santificabile e in questo

caso preciso, attendere il rimborso delle note spese di tutti i viaggi del papapolacco, per non parlare degli ski-pass a Cortina, dei bombardini, del noleggio scarponi, che l’8 per mille non basta, che in Italia funziona tutto lentamente, che il vecchio è morto da sei anni e non s’è ancora visto un centesimo, che è una vergognaenonsipuòandareavanticosì. Aspettate, rileggo da capo che non mi ricordo cosa volevo scrivere. Uno parla di religione e si dimentica delle cose importanti. Ah, ecco. IL REFERENDUM SUL NUCLEARE. BOOM. Una barzelletta radioattiva. Tra l’altro, per questo argomento ho dovuto riscrivere l’articolo più volte. Ciò che mi ha messo in difficoltà è stato il susseguirsi a ritmo incalzante di continui e sempre più spettacolari colpi di scena, peggio di un qualsiasi film di Michael Bay.

l’ intervista

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FREAK OUT!


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Seguirà una breve cronistoria. Partito in sordina, il referendum pareva avrebbe avuto luogo durante le elezioni amministrative, poi è stato spostato a giugno, si dice per approfittare dell’iniziale esodo estivo della popolazione verso i lidi marittimi e quindi evitare il raggiungimento del quorum. Un’altra intelligente e raffinata mossa strategica del Governo, una delle tante alle quali ci ha abituato in questi anni. D’altronde è risaputo: la gente preferisce di gran lunga rischiare di vedersi costruita una centrale atomica in giardino, piuttosto che rinunciare all’inarrestabile movida della bassa stagione estiva in riviera. Esponenti più o meno importanti della maggioranza e finti esperti con la professionalità e la conoscenza dell’argomento tipiche di un barbagianni esprimevano il totale appoggio all’investimento e alla costruzione di centrali di questa e quella generazione. “Io sono a favore dell’energia atomica GIOVANNI PAOLO SECONDO: Il Detersivo che elimina lo sporco ostico di qualsiasi bagno di sangue, compreso quello cileno. anche perché il verde fluorescente è un colore che mi dona molto.” ha mutazioni orribili a tutti, e infine in del Cuoco” interrotta perché la Cledichiarato Stefania Prestigiacomo, Cassazione, dove viene approvata e rici usa acqua non privatizzata del Ministro dell’Ambiente. sigillata, riportando il quesito uffirubinetto per cuocere le tagliatelle Evento epocale l’episodio de “L’Arena”, il programma condotto (e ideato?) da Giletti, (personaggio noto alle masse per il proprio impegno civile e politico, dotato di una spiccata e lacerante libertà di pensiero, scomoda al Potere almeno tanto quanto quella di Luca Sardella), che contro ogni pronostico, aveva in quell’occasione come ospiti in studio degli scienziati con competenze specifiche (e non oncologi o nuclearisti con interessi nel commercio dell’uranio... non sto parlando della Parietti) e che per l’alto contenuto informativo è stato bruscamente tagliato dalla Rai, il tutto in diretta. Questo è l’ovvio tentativo di dar lavoro agli organi di censura, i quali, non essendoci più trasmissioni televisive serie da tagliare, si rifanno sui programmi più patetici. Già m’immagino “La prova

di quella stronza di nonna Pina. D’altronde hanno già fatto fuori Bigazzi perché si mangiava i gatti, ma questa è un’altra storia (e comunque gli stivali gli sono rimasti indigesti). Tsunami in Giappone, Fukushima rasa al suolo, Centrale esplosa, sushi radioattivo. Il Governo Italiano chiamava la ritirata. Il punto sul nucleare veniva annullato perché, parafrasando Silvio, “se andassimo al voto oggi potremmo non avere il nucleare per tanti anni”. Che stile. Fine della storia, giungiamo ai fatti odierni: il punto sul nucleare viene inserito in un altro decreto, nominato “Omnibus”,(che tra i suoi punti, ne ha uno intitolato “Cinema e Benzina”...) Questa palla radioattiva, passa prima alla Camera, restando in ballo per settimane provocando

cialmente alla votazione tramite referendum.

Considerando tali vicende, ammetto di provare una certa preoccupazione. Perché se questi uomini continuano a lacerare il sipario dell’accecante show che è diventata la politica, agendo in questo modo e rilasciando dichiarazioni come queste, presto non ci sarà più posto per me. Come farò infatti, a continuare a sparare cagate, se questi si ostinano a rubarmi il lavoro? Dovrò limitarmi a parlare di William e Kate. A proposito, sono state scattate alcune foto della loro prima notte di nozze in camera da letto. Erano così forti, che hanno dovuto gettare i loro corpi in mare...

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Supertramp!

Notizie, curiosità, riflessioni di gazoldesi e mantovani sparsi per l’italia e per il mondo. È stato un punto focale delle notizie delle ultime settimane, sebbene la cosa si sia affievolita: i rifugiati politici della Libia. Chi li ha chiamati rifugiati, chi migranti, chi clandestini, tuttavia la loro presenza ci ha ricordato una cosa: i flussi migratori stanno diventando una realtà sempre più consistente, con cui i paesi del mondo si stanno misurando; c’è chi scende a patti con questa realtà, chi cerca di arginarla e chi se ne disinteressa. La parola a voi, trampolieri! Nel posto dove vi trovate ora, come si vive la realtà migratoria? Vi sono migranti (che si insediano o che se ne vanno)? Come vivono la situazione gli autoctoni? E le rappresentanze politiche (sindaci, provincie, regioni, stati) cosa dicono e fanno? Prevale l’integrazione, l’attrito o l’aperta ostilità? Domanda bonus per i trampolieri all’estero: come vivete la vostra situazione di “migranti”? Qual è l’atteggiamento (delle persone, o genericamente “della società”) nei vostri confronti? Esistono o sono esistite misure speciali per “aiutare” il vostro inserimento in una società straniera? I cambiamenti drastici che stanno avvenendo nelle regioni nordafricane hanno reso ancora più massiccio il flusso migratorio, già consistente, tanto da essere un punto costante nell’agenda politica italiana. Ed è di fronte a queste “ondate” di migranti che abbiamo voluto rivolgere un interrogativo ai trampolieri. In parte, perché possano documentare questi “flussi”, accertare se è vero che siano diventati più costanti negli ultimi tempi, come questi stiano cambiando la nostra vita e se c’è qualcosa di consolidato. In secondo luogo, la domanda è più che pertinente, siccome molti dei nostri supertramp, ancorchè entro i confini dell’Unione Europea, si trovano comunque ad essere “stranieri in terra straniera”, per citare Heinlein.

“Migrazione e Adattamento” di

Sandra Buzzago Milano

Circa cinque anni fa, ancora liceale, sono venuta a Milano per un workshop che si svolgeva in un palazzo situato nella famigerata China Town meneghina e i miei genitori mi hanno scortato fino al portone come un testimone sotto protezione, terrorizzati dalle recenti immagini della faida avvenuta in quella zona. Oggi in via Sarpi ci vado tre volte alla settimana: ci sono molte aiuole, il pavè è nuovo, bandierine tricolore sventolano allegre ovunque ma soprattutto lì c’è la palestra più multietnica del mondo. Indovinate: per ora non ho rischiato la vita neanche una volta! Sicuramente questa è una strada in cui le misure adottate dal Comune hanno funzionato bene e alcuni isolati come via Padova (Nord-Africa) e Lorenteggio (gang sudamericane) sono ancora off_limits, ma resta il fatto che Milano è la metà prediletta da moltissime persone in cerca di lavoro sin dagli anni 50’ quando siciliani e calabresi approdavano alla stazione centrale con le valigie di cartone, fino alle storie dei giorni nostri in cui migranti da tutto il mondo arrivano non si sa bene come. Gli sciüri fanno i burberi finti-leghisti perché devono difendere il territorio ma in fondo sono abituati al via vai migratorio e ne approfittano: non è difficile vedere anziani chiacchierare col portinaio filippino, studenti universitari scambiarsi saluti da gangsta con i senegalesi che vendono gli accendini in piazza e sentire i giovani cinesi di seconda generazione parlare un dialetto fluente (“u signür di puarét”).

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di Francesca Scuttari Canton (Cina)

L’identikit del migrante che arriva in Cina è generalmente in cerca di opportunità di lavoro migliori. Ha acquisito una buona educazione, è di razza caucasica e conosce le lingue. Per problemi linguistici, difficoltà ad adattarsi ad una cultura così differente e per molti irritante, bassi salari per personale poco qualificato, i migranti occidentali che arrivano in Cina mirano a posizioni lavorative medio alte. Grazie all’esplosione economica, negli ultimi anni la Cina ha assistito ad un forte aumento di migranti. Appena arrivata mi stupii dell’atteggiamento cinese verso gli stranieri. Preparata ad una certa diffidenza, ho invece sperimentato grande curiosità, cordialità e gentilezza. Nonostante appartengano ad un passato che esalta la loro grandezza, le persone dimostrano una certa apertura culturale. Si realizza velocemente che questa cordialità non è affatto frutto di ingenua curiosità: la loro eredità storica non soccombe allo straniero ma ne trae vantaggio. Lo straniero è una risorsa. Porta ricchezza, opportunità, e conoscenza. Le relazioni di fiducia in Cina si costruiscono in anni di studio o di lavoro insieme. È interessante notare, in conclusione, come l’approccio cinese verso il migrante sia caratterizzato dall’umiltà di non ritenersi superiori e dalla ricerca di un contatto finalizzato al miglioramento personale, all’apprendimento ed al vantaggio economico. Per ora, si lascia spazio alle prime avvisaglie. Inflazione galoppante, prezzi degli immobili impazziti nelle maggiori città, e il governo che ne fissa regolamentazioni pesanti sull’acquisto. Le prime proteste contro le banche si fanno sentire ad Hong Kong (in Cina dubito se ne vedranno), in cui una decina di persone rivendica a suon di tamburi e vignette satiriche “Ridateci i nostri soldi, per favore siamo cinesi”. Per il resto sfiducia e malumore non si respirano ancora. La gente spende, gli investimenti stranieri aumentano e il maggiore colosso bancario cinese sbarca in Galleria Vittorio Emanuele.

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di Paola Tellaroli Padova

Il Veneto, si sa, è una regione nella quale la Lega ha grandi consensi e Padova è ancora additata come la città dove è stato eretto il “muro dei clandestini”. Inutile dire che si sente parlare continuamente di razzismo e di immigrati. Addirittura Al Jazeera ha definito Padova “una città razzista e aggressiva, che disprezza gli immigrati”. In effetti, di fatti da raccontare ce ne sarebbero molti: dai messaggi contro i rom su Facebook del consigliere comunale Aliprandi, alla raccolta di mille firme in un giorno contro la Moschea di Piazzola. Passando per i recenti cartelli comparsi dalla stazione fino a Parco dell’Arena che vietano il consumo di alcool proprio nella zona più frequentata dagli stranieri, mentre in centro gli studenti fanno festa ogni mercoledì. Poi ci sono alcuni casi particolari, come quello del capotreno che fece scendere i nigeriani dal treno, o Pittarello che piuttosto di affittare a stranieri tiene il negozio vuoto, o la bambina di seconda media che dopo l’ennesima offesa s’è buttata dalla finestra. Ma gli stranieri a Padova continuano a farsi sentire, non cedono, cercano di smuovere la situazione. Hanno organizzato lo sciopero degli stranieri, sono saliti sulla Basilica del Santo per chiedere di essere ascoltati, hanno occupato in cinquanta con le tende lo spazio sotto alla Prefettura e c’è stata una rivolta di africani sull’autobus 12 perché esigevano che i biglietti fossero controllati a tutti. Fortunatamente ci sono anche dei movimenti positivi che partono dalla popolazione, forse grazie anche alla forte presenza di studenti in città o alla giovane consigliera rumena. Ad esempio M.A.P. (Musica A Padova) che cerca di integrare gli immigrati grazie alla musica; Zattera Urbana, che aiuta gli immigrati di seconda generazione seguendo i ragazzi nei compiti, organizzando corsi di italiano per stranieri, e, last but not least, la festa delle badanti; o la Festa dei Popoli, bellissima iniziativa del Comune che promuove il dialogo fra le culture e prevede anche un momento di preghiera interreligiosa. E infine ci sono spunti, come quello lanciato da Matar che - avendo capito come la causa del razzismo sia l’ignoranza – porterà in Senegal alcuni amici con qualche preconcetto per fargli conoscere la sua cultura e la situazione della sua gente. Forse Matar ha trovato l’unico metodo efficace per combattere questa ostilità.

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di Filippo Gorni Sevilla (Spagna)

La Spagna come l’Italia è sempre stata una delle mete finali di flussi migratori. La differenza base sta però nei numeri di questa immigrazione: i dati del ministero dell’interno spagnolo rispetto all’anno 2010 (pubblicati su “El Pais” il 19 – 01 – 2011) parlano chiaro: l’anno scorso gli arrivi si sono dimezzati rispetto al 2009 (3.632 contro 7.285) con un calo ancora più evidente rispetto al 2006, quando gli accessi erano stati 39.180. Nello stesso periodo, le Isole Canarie hanno visto gli accessi dei migranti ridursi a solamente 196, rispetto ai 31.678 di appena tre anni prima. Documentandomi più approfonditamente, ho cercato una risposta a questo calo incredibile di migranti che il governo Zapatero attribuisce alla grande crisi economica che affligge la Spagna; dalle testimonianze dei vari immigrati ed osservando le numerose denuncie di alcune ONG si può però notare come le forze dell’ordine utilizzino tutti gli strumenti in loro possesso per controllare a fondo ogni singolo migrante che vive nelle città andaluse, mantenendo così il tasso di controlli ad un livello piuttosto elevato. Risulta altresì evidente l’impossibilità da parte mia di poter raccontare episodi di questo ambito che mi abbiano riguardato personalmente ma posso però senza ogni dubbio confermare di aver assistito più di una volta a controlli e investigazioni delle forze dell’ordine nei riguardi di immigrati, spacciati per semplici controlli di routine. In conclusione, mi sento di dover soldati spagnoli presidiano la frontiera di Ceuta a nord del Marocco sfatare il mito di una Spagna pronta ad accogliere a braccia aperte chiunque le si presenti alla porta, ma è necessario documentare la fortunata scelta delle amministrazioni locali spagnole, indirizzata a controllare il fenomeno immigrazione attraverso l’utilizzo di qualsiasi mezzo a loro disposizioni, pur rimanendo all’interno di quei canoni stabiliti dalle convenzioni e dagli accordi internazionali.

di Giulia Maestrini Parma

Io, ai flussi migratori, bado sui treni. Sistemo la valigia, siedo al mio posto e guardo fuori dal finestrino. Mi piace osservare chi sta sulle banchine, chi cerca il proprio binario, chi arranca con valige enormi. E’ allora che noto gesti, sguardi, fissazioni, smarrimenti, arroganze, gentilezze tutte uguali, solo addobbate da colori, veli e copricapi diversi. Fuori dalla stazione, però, ognuno di noi torna ad essere definito solo da ciò che fa. Qui, a Parma, di immigrati ce ne sono di più, ma si notano meno, forse perchè non lo trovi solo nei parcheggi a vendere ombrelli, ma soprattutto al tuo fianco in facoltà. Noi siamo quel che facciamo. E forse per questo vorrei che, insieme allo stupratore romeno, a varcar la frontiera, ci mandassero anche il pedofilo ligure, il picchiatore romano, il padre che sotterra la figlia in giardino. Noi siamo quel che facciamo. E non dovremmo lasciare che siano le apparenze a condizionarci, a renderci terreno fertile per chi sparge il seme della paura intollerante.

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The Pinhole Camera di Stefano Cerutti

Una giornata trascorsa all’insegna del divertimento grazie a Noris, che ci ha permesso di scoprire una tecnica primitiva, l’essenza e la nascita della fotografia stessa. I risultati non sono quelli di un immagine scattata con una REFLEX, ma quello che è certo, è che le fotografie fatte con questa tecnica riescono a raccontare e trasmettere emozioni. Un esperienza indimenticabile, alla portata di tutti, una di quelle che ti lasciano qualcosa dentro: ecco cos’è stata per noi la giornata conclusiva del primo corso di fotografia marchiato GUC.

tola, ottengo un negativo di carta poiché i granuli d’argento presenti sul foglio si anneriscono punto per punto-tutto quello che nella realtà è scuro risulta bianco e viceversa. Faccio poi il positivo a contatto con un altro foglio di carta fotografica che consegno a tutti coloro che partecipano all’esperienza . Nel mio lavoro itinerante incontro le persone più diverse e spesso vengo richiamata dallestesse per portare la mia esperienza nella loro realtà. Così è capitato anche per ………….dove

“Durante un viaggio in Colombia nel 1995 sono stata derubata da tutte le macchine fotografiche in un colposolo. Rimasta con il solo cavalletto professionale ho iniziato a costruire camerae obscurae, le primordialimacchine fotografiche e da allora fotografo solo con queste. Dal 2001 viaggio con un vecchio camperattrezzato a laboratorio mobile e a grande macchina fotografica per spiegare nell’era digitale a grandi epiccini come nasce una fotografia da una semplice scatola. Oggi ho scatole di diverse forme e grandezze che uso come obiettivi. Prediligo quelle rotonde nel cui interno avvolgo della carta fotografica b/n . Aperto il piccolo buco, praticato sulla sca-

sono statainvitata come chiusura di un corso di fotografia digitale. Per me è sempre molto interessante potermiconfrontare con realtà diverse, persone di differenti età e poter condividere la passione della fotografia .Daun punto di vista spoglio di tecnologia, come la fotografia stenopeica , io trovo sempre nuove idee e spunticreativi. Spero così anche per gli altri.” Noris Lazzarini

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Direttore: Marco Viviani In questo numero hanno scritto e collaborato: Cesare Battistelli, Sandra Buzzago, Giacomo Cavicchia, Stefano Cerutti, Matteo Cremona, Riccardo Donini, Franca Ferretti, Marika Gavarini, Filippo Gorni, Noris Lazzarini, Sindaco Nicola Leoni, Giulia Maestrini, Matteo Mantelli, Andrea Pasini, Francesca Scuttari, Paola Tellaroli, Marco Viviani. Impaginazione e grafica:

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REDAZIONE-DIREZIONE: VIA MARCONI 126 GAZOLDO D/IPP. - MAIL: info@infoguc.com

9 Giugno 2011 Anno 1, n°3

Antani L ’ i n f o r m a r i o

del

G U C

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Antani III