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1 Aprile 2011 Anno 1, n°2

REDAZIONE-DIREZIONE: VIA MARCONI 126 GAZOLDO D/IPP. - MAIL: info@infoguc.com

Supertramp: Non solo crisi

Antani: La sfida della fiducia

Guc in Snow: Diario di bordo

Antani L ’ i n f o r m a r i o

del

G U C

Anomia

“Senza Regole” FEDERALISMO Una panoramica sulla nuova Riforma Antani interroga gli esperti www.youGUC.com


Antani

Sommario

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Il CentocinquanteMario

La Sfida della Fiducia Responsabilità e Autonomia di Stefano Bruno Galli riflessioni sul federalismo Quali i vantaggi e quali gli svantaggi del federalismo municipale? di Maurizio Pellizzer riflessioni sul federalismo Il Sindaco Nicola Leoni, Franca Ferretti e Cesare Battistelli dicono la loro sulla nuova La supercazzola riforma federalista L’intervista COSTANZIA: NON CHI COMINCIA, MA QUEL CHE Il GUC incontra gli Anomia. PERSEVERA Una delle band più originali (Leonardo Da Vinci) della provincia di Marco Viviani Supertramp! Notizie, curiosità, riflessioni di gazoldesi e mantovani sparsi per l’Italia e per il mondo Antani racconta La rubrica

Blue Valentines Riflessioni di fine inverno Guc on Snow! Diario di bordo della II gita sulla neve

GUC

gazoldo under construction

Siamo arrivati al secondo numero. Per molti aspetti, grazie al nostro esordio, la strada è già stata tracciata. Spariti i dilemmi degli inizi (Quale formato adottare? Quale sarà il nome del nostro foglio d’informazione?), ci troviamo ad affrontare nuove sfide. La prima, è legata alla continuità: abbiamo scelto uno stile, e abbiamo deciso che ogni numero dovrà annoverare alcune rubriche fondamentali, per rendere subito riconoscibile Antani. Tuttavia, sarà necessario accertarsi, numero dopo numero, se lo stile manterrà inalterato il suo smalto, e se le rubriche che abbiamo stabilito ci aiuteranno a definire la realtà che ci circonda o invece, come un vestito divenuto stretto, dovremo cambiarle secondo le esigenze dei tempi che verranno. Possiamo considerare il primo Antani come un momento di prove generali, l’equivalente giornalistico dell’accordare gli strumenti. In effetti, per molti aspetti è stato così. Conosco chi collabora con me in queste pagine. Tuttavia, ho avuto modo di conoscerli sulla carta. Con un numero alle spalle, e con i loro pezzi già scritti, so cosa aspettarmi da ciascuno di loro. Siamo solo al secondo numero, ma sentiamo già l’esigenza di crescere. Per questo, pur mantenendo il nostro stile scanzonato, abbiamo deciso di metterci in gioco con maggiore convinzione, di parlare di argomenti importanti, e di dare la parola su questi argomenti anche ai nostri collaboratori più stretti . Crisi e Federalismo, argomenti che ormai riempiono ogni prodotto mediatico e conversazione. Tuttavia, come già dal primo numero, abbiamo deciso di mantenere un equilibrio aureo: sebbene parleremo di argomenti di forte impatto, ci dedicheremo anche agli aspetti più leggeri. D’altronde, la realtà possiede un’inclinazione alchemica nel dosare serio e faceto. Se vogliamo descriverla, è necessario comportarci di conseguenza. Comprendo che forse sia un po’ prematuro parlarne, ma invito tutti i lettori a scriverci. Le opinioni sono linfa vitale per le pubblicazioni, tanto per sapere il vostro gradimento, quanto per evitare di instaurare un mero dialogo unilaterale. 3


Antani

La sfida della fiducia di Andrea Pasini

Il primo Antani ha convinto proprio tutti. Un successo. Bene, anzi, benissimo, ma la vera sfida inizia ora. La vera sfida è guardare avanti, è creare una continuità in grado di rendere questa rivista, nel medio termine, un punto di riferimento di informazione micro-territoriale. Una sfida certamente ambiziosa e complicata che il GUC, da solo, non ha nessuna possibilità di vincere. Nel Dicembre scorso, il nostro Antani ha visto la luce e solo due mesi più tardi, è stato selezionato dalla Provincia di Mantova e premiato con un finanziamento. Di certo non ce lo aspettavamo, essere in graduatoria con un progetto come Antani, assoluto outsider, fuori dagli schemi delle classiche tabelle punteggio bandi, è stata una vera soddisfazione. Avremmo potuto decidere di buttare questi soldi per stampare la rivista in una discreta tiratura garantendo per qualche mese la distribuzione di un significativo numero di copie (facendo prevedibilmente felice un buon numero di nostri lettori); non lo abbiamo fatto e non lo faremo, noi investiremo quella somma per acqui4

stare materiale tecnico, per creare un prodotto migliore, più efficiente, più fruibile ed innovativo, in grado di durare nel tempo. Non vogliamo seguire la moda per cui si pianificano progetti a costo, spesso cuciti a misura di bando o dipendenti dalla simpatia dell’ente di turno e per questo destinanti ad implodere in se stessi; noi crediamo fermamente nella possibilità di pensare progetti virtuosi, in grado di radicarsi e durare nel tempo, forti della

loro qualità strutturale e del loro valore intrinseco. Progetti di questo genere risultano necessariamente più complessi da pianificare, perché comportano lo studio di un gran numero di variabili, presentano molte incognite ed, obiettivamente, un elevato rischio di insuccesso. Non basta insomma costruire un buon progetto, serve creare un “prodotto” che abbia un’identità, che sia fruibile: serve poter raggiungere il lettore con i canali giusti, serve soprattutto convincerlo

e serve, infine, fornirgli gli strumenti per poter diventare il principale protagonista e sostenitore del progetto stesso. In tutto questo noi mettiamo sul piatto lavoro, un‘organizzazione e un progetto di qualità, indipendenza intellettuale e tanta passione; tutto il resto dipende da voi lettori e dalla fiducia che saprete concedere ad Antani. Ma perché si parla tanto di fiducia? Non facciamo gli ipocriti, un progetto per funzionare ha bisogno si di idee ma soprattutto di fondi, direte voi; perché fare questa pantomima sugli ideali quando quel che servirebbe è così concreto? La fiducia può essere un concetto concretissimo, è il collante che permette ad ogni tipo di interazione di funzionare: non esiste nessun rapporto di collaborazione sociale o commerciale, nessun network, che si possa creare o mantenere senza fiducia. La fiducia, è quindi un argomento dalla valenza fortissima, ma altrettanto inutile e vuoto, se non traslato concretamente in coerenti applicazioni pratiche. Tempo fa, ho letto con grande interesse un libro di Stephen M. R. Covey - da cui ho attinto il titolo di questo intervento - che pone grande attenzione sul ruolo tangibile che la fiducia riveste nelle dinamiche dei


Antani rapporti commerciali. Egli riconduce il concetto di fiducia ad una elementare quanto efficace equazione matematica: “più fiducia significa meno costi e più velocità, meno fiducia significa più costi e meno velocità”. Cita anche numerosi manager di successo, riporto un passaggio particolarmente significativo, di Pierre Omidyar, fondatore di eBay: “il dato ragguardevole è che 135 milioni di persone hanno scoperto di poter avere fiducia di un completo sconosciuto. Questo ha avuto un impatto incredibile. Le persone hanno più cose in comune di quanto non immaginino.” Il concetto di fiducia, come detto, in sé, può essere del tutto banale se ricondotto ad una sorta di necessaria panacea buonista, non lo è invece questa chiave d’interpretazione che lo pone come strumento concreto capace di creare valore.

Non terminerò questo mio intervento filosofeggiando a vuoto, vi proporrò la soluzione progettuale che tutti insieme, noi del GUC, abbiamo pensato di sottoporre a voi lettori. I partner che fino ad oggi ci hanno permesso di stampare l’esiguo numero di copie cartacee garantite, non ci possono - legittimamente – garantire una tiratura più significativa, per evidenti ragioni di costo. Per questo, avendo deciso di puntare parallelamente ad un implementazione dei contenuti multimediali sulla versione digitale e ad un coerente approvvigionamento di copie cartacee, proponiamo a voi lettori degli abbonamenti annuali ad Antani, comprensivi di stampa, spedizione al domicilio e tessera socio del GUC ( e tutte le agevolazioni ad essa correlate), per una cifra, a sola copertura dei costi naturalmente, che a calcoli definitivi si attesterà tra i 20 e i 25

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euro annui. Definito il “cosa”, ecco il “come”. Per i più avvezzi alla tecnologia, sarà disponibile un modulo online sul nostro sito www.youguc.com; gli altri lettori più affezionati alla carta, potranno abbonarsi spedendo o consegnando a mano, una richiesta in carta libera, riportante nome, cognome, indirizzo del domicilio e indirizzo mail (se presente), all’indirizzo: Sala Gianantonio Ferrari – Via Marconi 126 – 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN). Le modalità di pagamento saranno accordate in base alle varie disponibilità. Noi ci crediamo, abbiamo grande fiducia in Antani e pensiamo che il tempo ci darà ragione; speriamo che anche voi possiate credere in questo nostro progetto concedendoci la vostra fiducia.


Antani

Responsabilità e Autonomia. di Stefano Bruno Galli.

Nel 2009 i favorevoli al federalismo fiscale erano il 65%, adesso sono calati al 44%, con una scomposizione interessante per classi d’età: 18-35 anni, favorevoli 58%; 36-55 anni, 41%; oltre 55 anni, 35%. Secondo un altro sondaggio, la percentuale dei favorevoli è, addirittura, ancora più bassa (27%) ed è calata quasi del dieci per cento in sei anni, dal 2005, con punte attorno al venti per cento nel Meridione. La percentuale si è vertiginosamente abbassata negli ultimi mesi, segno dell’ideologizzazione e della partitizzazione con la quale si è tornati ad affrontare la questione del federalismo. La cultura politica italiana è tornata indietro di almeno un decennio. Per la prima volta (e ci soccorre un altro sondaggio), la rissosità del sistema politico viene infatti percepita come il secondo/terzo elemento di preoccupazione degli italiani, dopo il lavoro (76%) e a pari merito con l’andamento dell’economia (33%) in un momento di crisi quale quello attuale. È evidente che questo approccio negativo — ma c’è da comprenderlo — al dibattito politico s’è abbattuto sul tema del federalismo, che non è più (e forse non lo è mai stata sino in fondo) una riforma condivisa. Anzi, come accaduto anche di recente è esso stesso oggetto di rissa politica. Ma la riforma va avanti. Per fare i conti sino in fondo con questo Stato, burocratico e accentratore, che ha dato vita alla democrazia del debito: si mangia il 53% del Pil per mantenere sé stesso; ha un debito pubblico di oltre 1.850mld di Euro (e una delle ragioni va individuata nella separatezza del centro di prelievo con il centro di spesa); non contiene gli sprechi della Pubblica Amministrazione che, oggi come oggi, ammontano a circa

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80mld di euro l’anno — circa sei manovre finanziarie — e un’evasione di circa 70mld di euro, corrispondenti a circa la metà del reddito imponibile non dichiarato. Da qualche parte bisognerà pur cominciare a riformare questo Stato che, se si va avanti così, crollerà come un castello di sabbia in riva al mare. Una classe politica seria e responsabile avrebbe da tempo superato le ideologizzazioni e le partitizzazioni per cercare di rimetterlo in sesto. Per esempio, il principio dei

costi standard in luogo della spesa storica (che premiava chi spendeva di più e spendeva peggio) qualsiasi sistema politico l’avrebbe adottato ben prima dell’adozione di questa

Zoom Stefano Bruno Galli è docente di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università Statale di Milano e Presidente di Éupolis Lombardia – Istituto Superiore per la Ricerca, la Statistica e la Formazione. legge, almeno una trentina d’anni fa; così come i meccanismi per combattere la piaga dell’evasione fiscale e il necessario ricambio — in alcune aree del Paese — della classe politica attraverso il principio della responsabilità e dell’autonomia. E ciò è quasi paradossale poiché la fiscalità del Paese — con la legge 42 del 2009 — sarà riorganizzata su nuove basi, in senso autenticamente federale, saldando cosi i centri di prelievo ai centri di spesa. Era questa la piu rilevante contraddizione di un sistema che ha generato il rigonfiamento a dismisura del debito pubblico, ormai ben oltre la cifra di milleottocento miliardi di euro, proprio perchè centri di prelievo e centri di spesa erano scollegati. Chi spendeva (in prevalenza l’ente locale) non aveva l’esatta percezione di quanto avrebbe dovuto realmente spendere in base alle entrate dello Stato centrale e al conseguente trasferimento all’ente locale. Per tale ragione di fondo — semplice e quasi banale — il centralismo fiscale ha dimostrato, nel corso degli anni, di essere fortemente diseconomico. A ciò bisogna poi aggiungere la considerazione che l’erogazione dei fondi dal centro agli enti locali avveniva sulla base della spesa storica, cioè in


Antani ragione della continuità dei livelli di spesa raggiunti l’anno precedente. Con l’adozione della spesa standard anche questo problema, connesso ai finanziamenti dello Stato a favore degli enti locali, viene risolto alla radice attraverso la federalizzazione della fiscalità. Coordinamento dei centri di prelievo e centri di spesa da un lato, spesa storica e spesa standard dall’altro: questi sono i due elementi che si oppongono frontalmente agli spaventosi livelli di indebitamento raggiunti dal Paese. Se è vero che gli enti territoriali contribuiscono a determinare circa il cinquanta per cento della spesa pubblica e sinora possono contare sul decentramento di circa il dieci per cento della fiscalità, il segreto del federalismo fiscale consiste nell’innalzare progressivamente questo dieci per cento. Il federalismo fiscale è una dottrina autonoma, non già un derivato — una sorta di corollario — del federalismo istituzionale. Questo provvedimento si inserisce in una linea di perfetta continuità nel quadro del più generale processo di federalizzazione, che ha segnato la cultura politica e istituzionale del Paese nell’ultimo decennio, dopo la costituzionalizzazione del principio di sussidiarietà e il riconoscimento, attraverso gli statuti, dell’autonomia

e dell’autogoverno regionale. Anzi, rappresenta un punto di svolta molto importante. Perchè produce una significativa accelerazione di questo processo, inteso quale metodo di gestione politica del potere amministrativo, come strumento essenziale di gestione della cosa pubblica, come spina dorsale delle politiche pubbliche. Occorre infatti ricordare — anche agli scettici — che il federalismo non è un ordine politico statico, ma impone una continua negoziazione, in ogni circostanza concretamente operativa, tra il centro (sia esso lo Stato o la Regione) e la periferia, allo scopo di rispondere alle istanze differenziate degli interessi organizzati territorialmente. Il federalismo eletto a metodo, a principio ispiratore delle scelte politiche per una gestione efficiente e decentrata delle politiche pubbliche, che soddisfi le istanze organizzate dei territori: questo è il vero senso della rivoluzione in corso. Una rivoluzione che richiama tutti, dagli amministratori ai semplici cittadini, all’assunzione delle proprie responsabilità. Aumenteranno, soprattutto, le responsabilità enerali della classe politica a tutti i livelli. Perchè il centralismo fiscale, oltre a essere diseconomico, alimenta anche una generalizzata deresponsabilità della

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classe politica. Da ora in poi non vi saranno più alibi: l’ente locale dovrà ottenere i risultati migliori e i benefici maggiori. Cioè i conti dovranno tornare. L’ente locale è chiamato altresì a una gestione corretta e trasparente — da parte degli amministratori pubblici — delle risorse. Pena l’erosione del consenso da parte dei cittadini che potranno controllare e giudicare l’operato della classe politica e sanzionarlo con il voto. Aumenteranno, in questo modo, anche le responsabilità dei singoli cittadini che dovranno interpretare in modo attivo, consapevole e critico, la loro appartenenza a una comunità politica territoriale. Perché il federalismo non è solo una soluzione tecnica migliore rispetto al centralismo. È una mentalità collettiva, fondata sui valori civici, e una filosofia politica. Il futuro insomma sarà il tempo della responsabilità e dell’autonomia: questa è la strada — l’unica strada — per risollevare le sorti del Paese, nella circostanza del suo centocinquantesimo compleanno. Perché le fratture che ne scompongono la struttura e il tessuto sociale (da quella Nord/Sud all’evasione, agli sprechi nella pubblica amministrazione) possono essere ricomposte solo con una terapia radicale come quella del federalismo fiscale.

Guc Consiglia Esiste un modo rigoroso per distinguere fra il reddito che un territorio produce e quello che riceve? Qual è il credito (o il debito) di ogni regione nei confronti di tutte le altre? A che cosa è dovuto l’eventuale debito? Troppa evasione fiscale? Troppa spesa pubblica? Troppa inefficienza nell’erogazione dei servizi? Se il federalismo dovesse fare sul serio, ossia attuare davvero qualche principio di giustizia territoriale, come cambierebbe la distribuzione delle risorse fra le regioni italiane? Per rispondere a queste e ad altre domande essenziali è necessario ricostruire dalle fondamenta la contabilità nazionale. Servono lenti nuove, per guardare l’Italia senza le lacune e le zone cieche della contabilità ufficiale. Ed è precisamente questo che fa la contabilità nazionale liberale, uno schema di analisi che riprende la distinzione classica tra settore produttivo e settore improduttivo dell’economia. Sulla base di questo schema e di un’immensa quantità di dati, raccolti non solo a livello nazionale ma singolarmente regione per regione, Luca Ricolfi fornisce una prima serie di risposte. E lungo il cammino non scopre solo le dimensioni del “sacco del nord”, oltre 50 miliardi che ogni anno se ne vanno ingiustificatamente dalle regioni settentrionali, ma tanti aspetti dell’Italia che non conoscevamo ancora. Luca Ostilio Ricolfi (Torino, 1950) è un sociologo italiano. Al 2010, è professore ordinario presso l’Università di Torino, responsabile scientifico dell’”Osservatorio del Nord Ovest”, direttore della rivista di analisi elettorale Polena e membro dell’EAS (European Academy of Sociology). Ha scritto testi universitari di statistica e numerose opere di saggistica riguardanti l’analisi della scena politica italiana.

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Antani

Quali i vantaggi e quali gli svantaggi del federalismo municipale?. di Maurizio Pellizzer.

Per comprenderne appieno il peso sulle tasche dei cittadini è necessariamente importante fare una breve premessa per chiarire cosa intendiamo per federalismo fiscale.

zione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio”.

Zoom

Il federalismo fiscale è un sistema economico e politico che prevede un rapporto direttamente proporzionale tra le imposte riscosse in un territorio (comune, provincia, Regione, Stato) e quelle effettivamente impiegate, nel tentativo di promuovere le autonomie locali e creare un coordinamento tra i vari livelli amministrativi e di governo, tagliando gli sprechi e responsabilizzando gli enti.

Il cosiddetto Fisco Federale è attuato nell’Alto Adige, la cui autonomia sancita dallo statuto negli anni settanta, prevede un’ampia autonomia finanziaria e legislativa, le provincie speciali trattengono i nove decimi di tutte le entrate tributarie erariali (anche sui tabacchi, benzina e marche da bollo), particolare autonomia anche sui servizi in genere affidati al potere centrale quali: scuole, viabilità, infrastrutture.

Amm. Pubbliche. E’ presidente del

In Italia il federalismo fiscale, che non era espresso nella Costituzione del 1948, è oggi previsto a seguito della riforma del titolo V operata con la legge costituzionale n. 3/2001, dall’art. 119 della Costituzione, che ne contiene i principi, ed è entrato in funzione a seguito dell’approvazione della Legge n. 42/2009. I primi due commi del nuovo articolo 119 sono: “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costitu8

Anche la Regione Siciliana, ai sensi degli articoli 36 e seguenti del proprio Statuto (Legge Costituzionale n.2 del 26 febbraio 1948), è dotata di completa autonomia finanziaria e fiscale. In diversi Paesi europei vigono sistemi di federalismo fiscale, che spesso sono accompagnati da un ordinamento federale dello Stato: Germania, Svizzera, Austria e Belgio sono

Maurizio Pellizzer è Dottore Commercialista - Partner Studio RA Consulente e Revisore dei Conti di Gruppo Azione Locale delle Colline Moreniche del Garda Stati federali, mentre la Spagna è uno Stato regionale, con forte autonomia fiscale alle singole comunità autonome, ma priva di un ordinamento costituzionale federale. A livello mondiale, alcuni Paesi hanno sia un ordinamento federale riguardo alla forma di Stato sia riguardo al sistema fiscale: è questo il caso di Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, India e Australia. Semplificando si può dire che il federalismo fiscale italiano prevede dei meccanismi di riequilibrio dell’economia locale. Focalizzando la semplificazione a livello di federalismo regionale possiamo dire che: le regioni meno ricche, come possono essere, ad esempio, l’Umbria piuttosto che la Calabria o la Basilicata, che


Antani non possono chiaramente tenere il passo con quelle maggiormente industrializzate e più ricche, diciamo la Lombardia o il Veneto, trovano il loro equilibrio all’interno del meccanismo che viene definito Fondo Perequativo: vale a dire delle riserve che dovrebbero riequilibrare le finanze delle regioni più in difficoltà. La novità del federalismo è rappresentata dall’aumento delle risorse proprie dei comuni, che diventeranno prevalenti rispetto al totale delle entrate, cambiando il sistema dei trasferimento ai comuni basato fino ad ora sulla consistenza del livello di spesa storica (decreti Stammati). Si comincerà a parlare di fabbisogno standard, vale a dire quanto costa fare e produrre un servizio. Sostituisce il concetto di spesa storica che finanziava, con il meccanismo dei trasferimenti, anche l’incapacità territoriale a rendere efficiente ed economico un servizio. Viene eliminato il concetto del: più spendi e più ricevi. I costi standard sono in fase di determinazione ed una volta definiti saranno pubblicati sul sito internet di ogni comune. Ogni cittadino potrà controllare l’efficienza del proprio comune. Obiettivo: determinazione livello di spesa reale = riduzione degli sprechi = meno tasse ai cittadini. Sarà un metro di valutazione di ogni singola amministrazione. La recente approvazione del federalismo municipale comporta il passaggio dalla finanza derivata a quella autonoma, sostituendo i trasferimenti statali con tributi propri e compartecipazioni. Viene totalmente riformata la finanza locale, fino ad oggi basata sui trasferimenti e da

diciotto forme di imposte e tasse, accorpando o eliminando 10 delle 18 forme impositive. Nel triennio 2011 – 2013 le risorse dei comuni saranno rappresentate dalla compartecipazione sul gettito della cedolare secca sugli affitti, dalla compartecipazione all’iva in sostituzione dell’imposta sul valore aggiunto, il 30 per cento del gettito delle imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale, dalla mag-

giore entrata rappresentata dal recupero di evasione immobiliare, dal fondo di riequilibrio e dall’istituzione di imposte già conosciute come l’imposta di soggiorno, per i comuni turistici, e l’imposta di scopo (per realizzare un’opera pubblica. Si riapre la possibilità di applicare l’addizionale irpef se la stessa non ha raggiunto lo 0,4%. Dal 2014 il fondo di riequilibrio sarà sostituito dal fondo perequativo e i comuni istituiranno: l’imposta municipale propria sugli immobili in sostituzione dell’ICI, con esclusione della prima casa. L’aliquota prevista è pari allo 0,76% con possibilità di incremento o diminuzione fino allo

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0,3%; l’imposta municipale secondaria che sostituirà la tosap o il cosap. Tale cambio di sistema genera indubbiamente anche dei vantaggi diretti in capo ai cittadini. Pensiamo alla cedolare secca sui contratti di affitto, sia liberi che concordati. Il contribuente può scegliere se tassare in via ordinaria il suo canone di affitto secondo il suo scaglione di reddito, oppure tassarlo in via definitiva nella misura del 21% per i contratti liberi ed il 19% per quelli agevolati. Altri vantaggi indiretti ai cittadini si potranno avere dalla determinazione dei fabbisogni standard del proprio ente che, se sarà gestito con efficacia, efficienza ed economicità, potrà contenere i costi fissi che dovranno essere coperti dalla tassazione che ogni comune sarà chiamato ad applicare in virtù della propria autonomia impositiva e per la propria autonomia finanziaria. Per comprendere il passaggio prima un Sindaco poteva aumentare una imposta ed il sistema dei trasferimenti basati sul criterio della spesa storica non consentiva alcun controllo al cittadino/ elettore; la nuova impostazione non permetterà più ad un Sindaco spendere più di ciò che serve poiché tutti potranno vedere e valutare le spese sul sito del comune. Sicuramente il nesso cittadino/fisco municipale si farà sempre più stretto, con una particolare attenzione del cittadino alla governance della propria città/comune ed un maggiore controllo del comune, attraverso i propri organi, verso il cittadino e le imprese.

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Antani

eugualeemmecidue Questione di opinioni

Ritenete che il federalismo, così applicato, porterà benefici agli enti locali ed ai cittadini, o c’è il rischio che uno dei due (o entrambi) si ritroveranno danneggiati?

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di Cesare Battistelli e Marco Nicocelli

di Franca Ferretti

di Nicola Leoni - Sindaco

Federalismo significa “unirsi con patto” cioè stare insieme sancito da regole condivise. Ma il federalismo fiscale che il governo Berlusconi e uno dei suoi principali alleati - la Lega nord – cerca di realizzare, non sembra proprio andare verso quell’intenzione. Il partito di Bossi ha sempre dichiarato di voler separare il nord Italia, secondo lui ricco e industriale, dal sud, parassitario e povero, e per far questo ora cerca di arrivare ad un’autonomia finanziaria locale (federalismo fiscale). Ma non si capisce quanta autonomia reale possano avere le amministrazioni locali, in quanto da una parte potranno aumentare le tasse ma dall’altra saranno ancora maggiormente ridotti i finanziamenti del governo centrale verso regioni e comuni. Questa drastica riduzione di fondi sta già adesso obbligando gli enti locali a vendere i propri beni (che sono di tutto il popolo) per poter vivere. Quindi, si continuerà a privatizzare indirettamente i beni pubblici, spesso a prezzi sottostimati, per cercare di trovare quei fondi che lo stato neoliberista più non eroga. Inoltre, visto che le tasse statali non saranno certo abolite, molto probabilmente si arriverà ad un aumento delle tasse (statali, regionali, comunali) per far fronte alle spese di amministrazione. Come faranno poi, nell’Italia campione del mondo dell’evasione e dell’elusione fiscale i poveri enti locali (regioni e comuni) ad imporre il pagamento di imposte a potenti enti economici privati sovranazionali che magari hanno sede nei loro territori, visto che tale ingrato e faticoso compito non riesce nemmeno allo stato italiano? Per la Lega la questione del federalismo è cruciale per la tenuta del proprio elettorato. Di conseguenza si vede un go-

Il federalismo non è una novità nella storia d’Italia: lo affrontarono Gioberti e Cattaneo nell’800, salvo poi lasciarlo cadere, visti i diversi sviluppi della storia dell’unità d’Italia. La proposta federalista era funzionale all’unificazione di un Paese diviso.

Il tema è certamente complesso ed articolato e la domanda richiederebbe spazi di risposta ben più ampi di quelli disponibili. Se parliamo del nascente “federalismo municipale” esso sostituirà, a regime, 11 miliardi di trasferimenti statali ai Comuni con un mix di tributi propri e compartecipazioni, e ridurrà da 18 a 10 i tipi di imposte cui si aggiungerà, dal 2014 l’Imu propria e secondaria. Sempre dal 2014, dopo una fase transitoria, sarà a regime anche il fondo perequativo che garantirà il 100% di copertura delle funzioni fondamentali dei comuni meno ricchi.

Il federalismo di cui ora si sta parlando è diverso: è una proposta che sottende la frantumazione del Paese, l’esaltazione degli egoismi territoriali, l’esclusione di una qualsiasi aspirazione alla solidarietà. Non può essere altrimenti, data la genesi dell’attuale federalismo, escamotage lessicale teso a mascherare un’idea, assurda e suicida, di secessione. Nessuno nega le differenze tra Nord e Sud. Invece di immaginare iniziative tese a superarle, si introducono norme che cristallizzano la situazione, come nel vecchio detto napoletano “chi ha dato ha dato…”. Alcune linee legislative, quali il superamento del finanziamento sulla base della spesa storica, la definizione dei costi standard dei servizi e della Sanità in particolare, la responsabilità degli Amministratori pubblici, nulla hanno a che fare con la necessità di una struttura federale: riguardano invece l’obbligo di contenere un debito pubblico spaventoso, con la necessità, sempre più avvertita, di selezionare una classe politico-amministrativa meno improvvisata, con l’opportunità di introdurre elementi reali di meritocrazia all’interno del pubblico impiego, con la necessità di stabilire norme che tutelino la libertà di scelta amministrativa ma che evitino l’arbitrio. I nodi che il Paese deve sciogliere richiedono il massimo della consapevolezza e della partecipazione, certamente

Nel passaggio alla Camera dei Deputati, il 1° Marzo, presumibilmente verrà chiesta la fiducia e quindi il testo non dovrebbe subire ulteriori modifiche. Testo che ha recepito molte delle modifiche proposte da Anci, l’associazione dei Comuni italiani. C’è sicuramente ancora incertezza e si susseguono quotidianamente simulazioni e proiezioni; molto dipenderà dalle risorse messe realmente a disposizione e dalla possibilità di realizzare sul campo un’impostazione sostenibile dell’impalcatura. Nei prossimi mesi avremo più elementi concreti da analizzare. Ogni riforma può sempre nascondere rischi ed incognite, e anche se oggi esistono strumenti di analisi che possono abbassarne drasticamente l’impatto diventa fondamentale la capacità di pronta


verno che, cercando di accontentare tutti, si barcamena in una riforma che finisce per non accontentare nessuno. Ci viene capziosamente detto che la questione del federalismo è cruciale per una qualche improbabile ripresa economica e che per essere competitivi servono le grandi aziende, ma poi creano le condizioni per la frammentazione economica nazionale.. Le nostre radici culturali sono minacciate da un sistema globale che sta distruggendo tradizioni locali millenarie sull’altare del consumismo e di mode che ci vengono imposte, subdolamente e non, dall’alto. Ciò che Marx chiamava genocidio culturale. E cosa significa quel “padroni in casa nostra”, quando non possedendo come Stato nemmeno la moneta circolante – di proprietà di enti non democratici che non sono eletti dai popoli - siamo vincolati nella spesa pubblica? Solo in un contesto di sovranità monetaria, nella quale lo stato potesse gestire il proprio debito pubblico, sarebbe auspicabile un federalismo realmente utile a preservare le differenti realtà locali. Per strumentalizzare le differenze e racimolare qualche manciata di voti.

non garantiti se ognuno si arrocca nella propria realtà, forse al momento prospera, sperando che si possa mantenere tale a dispetto di ciò che la circonda. Le norme del cosiddetto “federalismo municipale” nascondono la necessità di ridurre i finanziamenti statali, date le difficoltà della spesa pubblica. Non si richiama, però, la gente ad una maggiore sobrietà: si scarica invece il fardello delle scelte impopolari sulle realtà locali, dando agli amministratori la facoltà di aumentare la tassazione. Se a questo si aggiunge qualche imposta, quale la tassa di soggiorno, che ipotecherà negativamente lo sviluppo turistico (punto di forza del nostro Paese) o la recente soppressione dell’ICI (unica consistente imposta locale), si ha il quadro di un modo di legiferare schizofrenico, combattuto fra scelte d’immagine, clientelari, e volontà di addossare ad altri i problemi. Si evita di affrontare il problema: le spese vanno tagliate, anche in modo non uniforme, ma neppure filosofeggiando su quelle cosiddette improduttive che, guarda caso, sono sempre quelle degli altri.

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reazione nel caso vi siano correttivi da apportare in corso d’opera. Altrettanto importante è il contesto temporale socio-economico in cui avvengono i cambiamenti: stiamo ancora scontando gli effetti di una crisi storica, che ha messo a dura prova la tenuta del tessuto economico e sociale, e non creare ostacoli per un rilancio dell’economia diventa imperativo. Altrettanto imperativo è che gli Enti non vengano messi nella spiacevole condizione di dover aumentare una pressione fiscale già notevole, per far fronte ai costi di servizi essenziali per una comunità e non più supportati da entrate fino ad oggi certe.

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Un federalismo consapevole e ragionato, che porti il sistema degli Enti Pubblici a ragionare in termini di efficienza, equità, ottimizzazioni, lotta agli sprechi, semplificazione e competitività, è certamente il benvenuto; in caso contrario ci attendono tempi di grande incertezza.

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L’INTERVISTA di Riccardo Donini, Stefano Cerutti, Marco Viviani

Per metterli a loro agio, abbiamo pensato ad un intervista particolarmente informale, obiettivo raggiunto con successo, data anche la naturale esuberanza e spigliatezza dei Ragazzi. Più che un’intervista, è sembrata una chiacchierata tra vecchi amici, di fronte -letteralmente- a pizza e birra. Il tutto ha mantenuto un tono quasi anarchico, con battute e aneddoti a rendere più frizzante il tempo trascorso insieme. Pedro e Leo, il microfono e le sei corde del gruppo, reggevano la discussione. Lusaz e Dada, basso e batteria, ne fornivano il ritmo come avrebbero fatto sul palco. Dada in particolare, dava l’occasionale colpo sui piatti, con interventi esilaranti.

Punk. Noi non vogliamo sentirci legati a nessun genere particolare, e anche se proveniamo dal Rock come influenza, legarsi troppo ad uno stile rischia di diventare una gabbia per la propria libertà creativa. Inoltre, ognuno di noi ha gusti musicali differenti, che talvolta sono confliggenti. Ad esempio nel nostro ultimo album “The Beauty Of Fall” ci sono pezzi nei quali si sentono molte influenze diverse, come Post Rock o Hardcore Melodico; alcuni pezzi sono tirati, altri invece risultano più lenti. Come nascono i testi e gli arrangiamenti?

Non c’è nessuno al di sopra degli altri che porta una canzone già costruita. Generalmente tutto il processo creCiao ragazzi, iniziamo a chiedervi: ativo avviene per gradi, in maniera com’è nato il gruppo? spontanea. Spesso capita che Leo Il gruppo si è costituito nel 1998, arrivi con un giro di chitarra partianche se siamo approdati alla forcolare, a cui poi successivamente si mazione definitiva nel 2003. La noaggiungono i testi del Pedro, e poi stra prima esperienza comunque, è si lavora tutti insieme per rendere avvenuta ai tempi del Liceo, durante la canzone completa. Non è un prouna festa d’Istituto, quasi per caso: cesso lineare, a volte hai in mente un ci siamo trovati assieme a suonare testo, ma non riesci a cantarlo sulla “So Fine” dei Guns’n’Roses. Dopo musica che è stata scelta, poi trovi quell’episodio, abbiamo cominciacerte parole, che si fondono insieme to a suonare come Tribute Band dei quasi per istinto, e ottieni un risultaRed Hot Chili Peppers, to che ti piace molfino al momento in cui è “Suoniamo da tanti to: non hai deciso di arrivato il nuovo bassista anni insieme, perché scrivere una canzone, Pietro (detto Lusaz) nel esiste una sintonia non hai deciso di cosa 2002-. Adesso puntiamo particolare all’interno parlare, tuttavia l’ispia mantenere la formaziorazione ti ha portato del gruppo, come un ne inalterata fino al 2018, in quel punto preciin modo da fregare il pri- capirsi al volo.” so. Probabilmente è mato a Pooh. proprio per questo motivo che suoniamo da tanti anni Il nome della Band da dove viene? insieme, perché esiste una sintonia particolare all’interno del gruppo, Deriva dal greco “Anomòs” che sicome un capirsi al volo avendo una gnifica “Assenza di regole”. Un nome visione comune. che ci rispecchia dal punto di vista compositivo, soprattutto in relazioDi cosa parlano le vostre canzoni? ne all’assenza di un genere musicale vero e proprio: in diverse occasioni Tutti i testi girano principalmente atci hanno etichettato con generi che torno al bisogno di donne del chitarnon ci rispecchiano del tutto, come rista Leo. Scherzi a parte, le canzoni Nu Metal, Punk Rock, Alternative parlano spesso di attualità, intesa

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come ciò che accade attorno a noi. Tendenzialmente i testi sono una finestra aperta sulla realtà politica e sociale del nostro Paese, un quadro

di conformismo e appiattimento culturale che spesso ci troviamo a criticare. Ciò che scriviamo però, non si limita solo all’attualità politica, ma a quella in generale: in “World Looking At You” ad esempio si affronta il mondo dello spettacolo e di come questo influenzi la normale vita delle persone, che cercano disperatamente di scalare la cima senza un percorso particolare, senza un obiettivo da conquistare. Non è importante diventare famosi PER QUALCOSA, l’importante è diventare famosi e basta, cercando la fama senza però volerle


dare qualcosa in cambio. Un altro esempio è dato proprio dal titolo dell’Album e dalla Concept Art: “The Beauty Of Fall”, traducibile sia come “Il Bello Della Caduta” o “Il Bello Dell’autunno”, stagione intesa come periodo di decadimento. E l’Autunno è adesso, dove predomina

ci viene ad ascoltare ripetutamente. Per quanto riguarda il cambiamento però, quello non lo escludiamo, nel senso che non cambiare è impossibile. Mutare può significare anche progredire, fenomeno che per noi avviene in maniera spontanea: ascoltiamo spesso le nostre vecchie demo, e ci rendiamo conto di come gli anni ci abbiano migliorato, e di come la nostra musica si sia evoluta. Vedersi crescere ti spinge a non sacrificare tutto per qualcos’altro. Acquisire notorietà ha portato qualche cambiamento nelle vostre vite?

un vuoto assoluto che viene premiato. La stessa copertina riassume il concetto mostrando un uomo ben vestito che si incammina verso un paesaggio desolato. Sacrifichereste la vostra originalità in favore di una maggiore visibilità? No. Se fosse, l’avremmo già fatto con questo album. Preferiremmo altri dieci anni a questo livello piuttosto che tradire il nostro stile, che ci porta molte soddisfazioni, sopratutto quando vediamo che viene apprezzato dalla gente che ci segue e che

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E’ possibile vivere di musica? Per noi non è una professione, è una passione. Inoltre è un po’ tardi per diventare professionisti. Occorre sapere che chi affronta la carriera di musicista spesso fatica a vivere solo della propria arte. Questo funziona anche per gli artisti considerati “BIG”, dal momento che le case discografiche preferiscono pubblicare album che abbiano un impatto sicuro sul mercato, e che vendano il maggior numero di copie. Per questo si vedono spesso cofanetti, “Best Of”, tirature limitate. Difficilmente insomma, chi produce lascia poco spazio alla sperimentazione, anche a chi ha dato prova del proprio successo e che si è già affermato in questo mondo.

l’ intervista

Antani

Il nostro stile di vita non è cambiato. Facciamo le prove ancora nel garage, spostando ogni volta la falciatrice per fare spazio alla batteria. Abbiamo acquisito un certo rilievo all’interno del panorama musicale mantovano Siamo alla fine, avete qualche consiche ci porta molte soddisfazioni. Per glio per chi fosse interessato a fare questo ci riteniamo formusica? “L’arroganza non è tunati nell’avere sempre più spesso l’opportunità contemplata dalla Un consiglio per tutti, anche per chi non ha di venire chiamati a suo- musica” mai pensato alla musica: nare in locali e feste. Un prendete uno strumento ed imparariconoscimento per noi importante te a suonarlo. Questo perchè è un è stato entrare nel mercato musicabel passatempo, fai qualcosa che ti le internazionale con il nostro primo diverte, e ti ragala soddisfazioni. Per Album “Closing Up The Basement”. chi invece sta già suonando ed è agli E’ stata una soddisfazione ancora inizi, consigliamo di passare oltre le maggiore venir pubblicati in Inghilcover - sia ben chiaro, tutti ci passaterra, un paese notoriamente molto no ,superarle è una tappa necessaesigente dal punto di vista musicale ria per poter vedere cosa puoi fare e molto geloso dei propri generi. di “tuo”. Nel caso poi si riesca a veder pubblicato un proprio disco con Cosa pensate della realtà musicale i propri testi e arrangiamenti, magaitaliana? Non trovate un po’ parari anche all’estero, bè quella è una dossale venir pubblicati all’estero, soddisfazione ancora più grande. Esprima di aver ancora acquisito una senziale è però l’UMILTA’, che siamo certa notorietà nel vostro paese sinceri, vediamo poco nelle nuove d’origine? leve. Abbiamo visto troppi ragazzini Bè, in Italia la musica alternativa atteggiarsi a grandi rockstar quanfatica ad imporsi sulla musica tradido nemmeno sapevano accordare i zionale. Siamo il paese di San Remo, propri strumenti. L’arroganza non è delle canzoni d’autore melodiche e contemplata dalla musica. Un’altra della musica leggera. Per questo è cosa: ascoltarsi spesso. Se si ascoltacomprensibile venire notati in altre no i propri pezzi registrati, magari a realtà come quelle straniere, tendistanza di tempo, si nota quanto si denzialmente più portate a puntare è cresciuti in qualità, musicalmente sulla sperimentazione e sull’originaparlando, e questo è utile per renlità. E’ sopratutto una questione di dersi conto di come ci si è evoluti e gusti e di abitudine del pubblico. dove si può migliorare ancora.

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Antani

Supertramp!

Notizie, curiosità, riflessioni di gazoldesi e mantovani sparsi per l’italia e per il mondo. Si parla tanto di crisi. C’è chi la deplora addossandole la colpa di tutto, chi dice che non esiste, invitando al più sfrenato ottimismo. Alcuni pensano che il nostro paese ne sia colpito in maniera più grave, altri ritengono invece che il nostro paese sappia gestirla al meglio, alla luce di un motivo o di un altro. Trampolieri vicini e lontani, a voi la parola! Come si sente la crisi nelle città italiane ed estere? Le persone sono caute o prodighe? le amministrazioni comunali, o anche nazionali hanno istituito particolari misure? C’è timore nell’aria o speranza? Ho dato un argomento abbastanza serio ai miei trampolieri, per questo numero. Mi sono anche accertato che lo affrontassero con zelo, senza però frustrare in eccesso la loro creatività. Può sembrare banale, un argomento da “bar sport”, considerando che tutti ne parlano, e non sempre con cognizione di causa. Tuttavia, se c’è una cosa che Supertramp ci può offrire, è la Prospettiva. Ed è proprio questa che ci serve, che ci può aiutare ad inquadrare meglio un fenomeno globale. Dalle loro postazioni privilegiate in Italia ed all’estero, le loro riflessioni.

“Non solo crisi” di Sandra Buzzago Milano

A Milano l’importante è apparire! Nella città della settimana della Moda e della movida notturna la crisi sembra non esistere perché nessuno ne parla; ma non per questo non c’è. Esempio: uscendo alla sera per il tipico aperitivo si vedono locali gremiti di yuppies in giacca e cravatta che raccontano quanti milioni hanno investito durante la giornata o viziate ragazzine che decidono dove andare a ballare. Quello che nessuno dice è che si fa l’aperitivo perché con 8/10 euro non solo si beve un cocktail ma si cena anche, grazie ai buffet ricchi di ogni leccornia, con un risparmio di 20/25 euro rispetto a una cena al ristorante. Insomma, il trucco c’è ma non si vede. Basta infatti parlare un po’ con la gente “normale” per scoprire che dal 2009 a oggi molte aziende dell’hinterland hanno chiuso e grandi multinazionali hanno tagliato gli esuberi; traduzione: hanno lasciato a casa un sacco di gente! Anche nel mondo accademico le conseguenze si sono fatte sentite grazie alla combinazione letale di riforma e crisi: al Politecnico, che conta molto sulla collaborazione delle aziende esterne, ho visto ricercatori controllare preoccupati gli scontrini del negozio di elettronica dove alcuni tesisti avevano comprato il materiale per il loro lavoro (totale dell’operazione: 50 euro). In Olanda, almeno fino a un paio di anni fa, i tesisti venivano pagati per il loro contributo alla ricerca. Il comune dal canto suo non sembra particolarmente preoccupato e continua a sperperare allegramente nell’expo 2015, ma temo che l’Italia non avrà nulla di tanto innovativo da esporre se oggi la priorità è ovviamente aiutare chi non ha più un lavoro ma una famiglia ce l’ha, e nel frattempo i ricercatori devono fare le pulci anche sulla carta igienica usata in laboratorio.

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di Simone Cani Barcelona (Spagna)

“Crisi” è una parola che fino a pochi anni fa faceva parte solo della nostra memoria storica ma che ora è ritornata prepotentemente alla ribalta, soprattutto nel vecchio continente. Se in Italia incute ancora timore in Spagna è avvertita come una realtà tangibile; in questa terra l’impatto subito è stato davvero pesante, soprattutto a causa della bolla immobiliare che fu voluta e creata all’inizio del nuovo millennio sotto la spinta di un’economia ai tempi florida ma che, col senno di poi, si è rivelata un’arma a doppio taglio (causando il fallimento di numerose agenzie immobiliari e la perdita di posti di lavoro).

Supertramp!

Antani

Il governo impone politiche fiscali rigide ma necessarie che però alimentano il dissenso popolare, soprattutto nelle comunità autonome. Anche il mondo dell’università e della ricerca subisce le conseguenze del cataclisma finanziario, soprattutto per quanto riguarda l’assegnazione di borse di studio agli studenti stranieri in quanto, in tempi di crisi, vengono privilegiati i candidati “autoctoni”. Il tasso di disoccupazione è elevato (specialmente tra i giovani), tuttavia se si possiedono alcuni requisiti si ha diritto a un sussidio di disoccupazione, il che, combinato con il costo relativamente basso della vita, fornisce a molta gente la chance di vivere dignitosamente. Le aziende tuttavia sembrano non arrendersi nel cercare di assumere personale altamente qualificato tanto che spesso incoraggiano gli studenti a inviare loro il CV e a sollecitare colloqui di lavoro.

di Francesca Scuttari Canton (Cina)

Gli States subirono un bello scossone dopo aver visto alzarsi al 7,5% il debito pubblico in mano cinese (2010). Colpo di stato economico? Vorranno governare il mondo? Si è discusso molto sulle possibili ripercussioni che questa tendenza avrebbe potuto provocare, tutti gli economisti hanno espresso un’opinione. Dallo scoppio della bolla, mentre la maggioranza dei paesi annaspava tra crescita zero, taglio dei posti di lavoro e riallocazioni, il dragone ci sbeffeggiava con una crescita economica media annuale del 10% e un mercato del lusso che sfila sulla muraglia cinese, come letteralmente fece l’italiana Fendi all’aurora della crisi. Le tv cinesi non trasmettono ancora nessuna Giulia di Pisa fare appello all’autenticità delle cose semplici come alternativa alla sfiducia ed alla frustrazione dal non poter più possedere, ancora nessun Eminem rivendicare l’orgoglio di una città lacerata nella sua natura produttiva e degenerata nel suo tessuto sociale. Quando vedrò uno spot in cui Yao Ming fà pubblicità di vestiti su misura, sarà il segnale che la crisi è arrivata tra la gente. Per ora, si lascia spazio alle prime avvisaglie. Inflazione galoppante, prezzi degli immobili impazziti nelle maggiori città, e il governo che ne fissa regolamentazioni pesanti sull’acquisto. Le prime proteste contro le banche si fanno sentire ad Hong Kong (in Cina dubito se ne vedranno), in cui una decina di persone rivendica a suon di tamburi e vignette satiriche “Ridateci i nostri soldi, per favore siamo cinesi”. Per il resto sfiducia e malumore non si respirano ancora. La gente spende, gli investimenti stranieri aumentano e il maggiore colosso bancario cinese sbarca in Galleria Vittorio Emanuele.

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di Filippo Gorni Sevilla (Spagna)

Tutti sanno che la Spagna sta vivendo una situazione economia molto critica: la rivoluzione socialista di Zapatero sta miseramente fallendo e lo stato spagnolo rientra a pieno regime nei paesi a rischio insolvenza del debito. La disoccupazione a fine 2010 ha toccato il record dal 1997, con 4,7 milioni di persone senza lavoro (circa il 20,3% della popolazione attiva) con un aumento di ben 370 mila rispetto a dicembre 2009. Un dato persino peggiore rispetto alle previsioni, considerando che l’economia continua a non girare e la diminuzione del Pil dell’0,3% non offre opportunità di crescita e di nuova occupazione. La situazione a dir poco critica si riflette sul calo dei consumi e sull’erosione della capacità di risparmio delle famiglie spagnole. I più colpiti sono come al solito i giovani, tra i minori di 25 anni la disoccupazione supera il 40% (il doppio rispetto a due anni fa), mentre nella fascia 25-29 anni il tasso tocca il 25%. Tra le regioni più colpite è presente l’Andalusia ma cosa ha fatto il socialista Zapatero per fronteggiare questa emergenza? Governo e sindacati si sono impegnati a promuovere diverse riforme, tra queste c’è quella previdenziale, con la finalità di alzare gradualmente (dal 2013 al 2027) l’età pensionabile dai 65 ai 67 anni con 37 anni di contributi minimi. In questo modo il Governo garantirà la sopravvivenza del sistema pensionistico anche nei prossimi decenni ma se la pensione è ancora salva, parlando con le persone per strada si nota una certa incertezza sulla possibilità che il paese si riprenda economicamente. di Paola Tellaroli Padova

La crisi nel mitico nord-est si nota prima per strada dai negozi vuoti nonostante i saldi, dall’aumento delle persone che vanno al mercato a fine giornata per chiedere la verdura che domani non si vende e dalla comparsa, accanto alla cara vecchia statua umana di Charlie Chaplin in Via Roma, anche dell’esotica statua egizia e dall’uomo che modella palloncini. La si vede dagli addobbi natalizi riciclati dallo scorso anno, dal fatto che per Capodanno non c’è stato il solito concerto dal vivo e lo spettacolo pirotecnico non poteva durare più di un quarto d’ora per la riduzione del budget. La si riconosce nel fenomeno di rimpicciolimento della brioche al bar o dalla quantità di feste di partenza di amici per l’estero. Ma la crisi si legge soprattutto sui giornali, che parlano di 130 mila veneti senza lavoro e raccontano storie come quella dell’arciprete di Cittadella che durante la messa chiese aiuto per i debiti della parrocchia, del ragazzo disoccupato che tappezza la città con annunci da gigolò o dell’ex parrucchiera che vive sotto un albero. Si è letto tanto anche dei suicidi dei piccoli imprenditori che hanno spinto la Camera di Commercio ad attivare un numero verde. Ma l’aspetto della crisi che più sta facendo parlare ultimamente, e che riempie i giornali di articoli tragicomici è sicuramente l’introduzione del piatto unico nelle mense scolastiche. Le mamme si lamentano perché il bis è vietato e sono sparite bresaola e frutta biologica. I titoli degli articoli che ogni giorno allietano la mia pausa caffé sono sempre più apocalittici: “Rivolta contro il piatto unico. I genitori: blitz a sorpresa”, “I genitori serrano le fila: il piatto unico è una follia”, “Più frutta e meno halibut”, “Risotto di zucca e spezzatino di manzo: ecco cosa vogliono i bimbi nelle mense”, “Piatto unico: la politica resti fuori”, “Tacchino arrosto e purè di patate: un fiasco”, “Il pane è precotto, stile autogrill” ma non tutti i mali vengono per nuocere: “Abolito il tortino di patate”!

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di Giulia Maestrini Parma

Crisi. E’ dal 2008 che se ne parla. Discutendo, litigando, protestando, facendo previsioni. Eppure io non ne so candidamente nulla. So quello che si dice, certo. So come è nata, quali abitudini l’hanno alimentata, i “colpevoli” che l’hanno pasciuta. Ma non l’ho vissuta. 23 anni e ancora altri 5, 6, 7 prima di fare il mio glorioso ingresso nel mondo del lavoro. Bambocciona? Forse. Fortunata? Sicuramente. La mia quotidianità universitaria, fatta di concretezze da studenti e burocrazie amministrative, mi mette di fronte ad una spiazzante verità: l’inadeguatezza degli strumenti offerti, l’indifferenza per la meritocrazia e la mancanza di passione nei nostri mentori sono le armi a disposizione del futuro per esorcizzare la recessione.

Supertramp!

Antani

Le esperienze dirette all’annuale Banco Alimentare mi hanno però sorpreso per l’interesse suscitato, gratificato per la voglia di partecipare che quasi tutti hanno manifestato, riempiendoci di sportine e sorrisi e permettendoci, con la loro generosità, di fare ancora meglio rispetto agli anni precedenti, quando ancora la gravità della crisi poteva essere dissimulata dai gruzzoletti sotto al materasso, dall’ottimismo e, perché no?, dall’incoscienza.

Antani racconta

Ho aspettato per un po’ di tempo che arrivasse del Feedback, per Antani. Il problema è che l’ho aspettato sui canali sbagliati. Il GUC, sotto molti aspetti, si serve delle mail, e ho dato per scontato che i nostri lettori avrebbero fatto altrettanto. Supposizione errata, corroborata dalla mia esperienza personale: si scrive una lettera od una mail solo quando si hanno motivi profondi per instaurare una comunicazione, o quando esiste uno spazio apposito per poter contribuire con il proprio punto di vista (ribadisco: Antani è anche vostro, sentitevi liberi di contribuire alla causa con i vostri articoli, racconti ed altro). Il tanto atteso Feedback è arrivato direttamente. Non di rado ho incrociato persone che hanno voluto parlare di Antani, sia solo per elogiare il risultato. In questo spazio, cercherò di fornire una risposta coerente. In primis, ringraziamo chi ha fatto complimenti al lavoro. Dal simpatico commento del signor Rossi “Questo gaglioffo scrive davvero bene!” (Adoro essere chiamato “gaglioffo”. Fa così tanto sedicesimo secolo!) ai vari “Bravo!” e “Complimenti” sentiti in giro, forse non molto articolati, ma detti con vero entusiasmo. Un altro modo di apprezzare il nostro lavoro lo posso interpretare nella

celerità con cui sono spariti i nostri numeri, e alle continue richieste per nuove copie. Ancora grazie.

Ringraziamo anche le (poche) critiche che ci sono arrivate, critiche costruttive che ci hanno aiutato a correggere qualche errore. D’altronde, provengono da un professionista che ha preso in simpatia la nostra iniziativa e che parla con cognizione di causa. A chi si domandasse, come uno dei nostri Supertramp, se si può contribuire al giornale, io dico che è il benvenuto. Non è necessario aver fatto corsi o aver letto manuali di scrittura creativa (che ahimè in Italia si fatica a trovare), basta aver qualcosa da raccontare o descrivere, il desiderio di impegnarsi e un po’ di attenzione per la grammatica. Al resto pensiamo noi. Ribadisco: scriveteci! Siete voi lettori il motore di questa rubrica! Per il momento non ho altro da aggiungere, vi auguro una splendida giornata.

-Antani-

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Antani

Blue Valentines di Macho Viviani

San Valentino è un giorno triste, se sei single. Un po’ come il giorno dei morti se sei vivo. Non è il primo San Valentino che passo da solo, e quando il trend si ripete con una certa frequenza si diventa edotti nell’arte dello sdrammatizzare. Affiorano sempre bellissimi pensieri per tirarsi su, del tipo: “in fondo, cos’hanno loro che tu non hai?” “Una ragazza” risponde una voce interiore, riportandoti al dunque. Arte di sdrammatizzare un bel paio di balle. Ora, è con i single là fuori che voglio parlare. Mi rivolgo sia a quelli che escono trascinandosi, su gomiti e ginocchia, da una storia che prima li ha accesi, poi infiammati, poi lasciati a bruciare finchè del poveretto non è rimasto nulla. Mi rivolgo anche a quei disgraziati che si sono lasciati macerare, dopo una storia, il cui ricordo gli impedisce di vivere il presente. E anche a quelli che non hanno ancora trovato una tipa che prima li ami e poi li riduca a pezzettini come i due poveretti elencati in precedenza. Perché non c’è giorno migliore di San Valentino per ricordarci della nostra condizione. Non parlerò del 14 febbraio, che non merita particolari attenzioni (pensate quel che volete, dai profitti della Perugina ai post melensi su Facebook, non ho deciso di gettarmi nella mischia per parlare di San Valentino in sé, o di fare una critica al gusto aria fritta, che qualunque scribacchino 18

con il vezzo del mugugno o dal corsivo facile sarebbe capace di fare).

“Guarda, te lo assicuro, tempo pochi giorni e la trovi. Aspetta e vedrai!”

Parliamo invece della condizione del single. In parte uno stile di vita, in parte una scelta (altrui). Tutti noi single, nella nostra esistenza, ci saremo sentiti dire, allorquando deploriamo la nostra condizione, le seguenti frasi:

Questa è una frase della mia amica scema (chi non ha un amico scemo, gli ottimisti che vedono rosa persino le deiezioni canine?). Sono quattro anni che me la ripete. Ho il sospetto che come frase porti parecchio sfiga.

“Non preoccuparti, prima o poi trovi quella giusta!” ovvero: prima o poi dovrebbe passare. Come la cometa di Hubble, ma-

“Non è colpa tua, non hai fatto nulla di sbagliato.” Allora perché io sono da solo e quelle che mi hanno dato picche no? C’è qualcosa che mi sfugge. “Chi non ti vuole non ti merita” Sì, certo. E non esistono più mezze stagioni. E i negri hanno il ritmo nel sangue. Chi disprezza compera ed il vecchietto dei western ha sempre la voce stridula. “Mi domando davvero come fai ad essere ancora da solo… sei (inserire complimento)”

gari tra settant’anni passa. Intanto ti ringrazio per il conforto in pregevole cartongesso, che lascerà il tempo che trova, ed il tuo aiuto concreto, che mi aiuterà a ripetere di volta in volta tutti gli errori già commessi. “Ma sei un così bravo ragazzo” Ma no? Perché di solito nella vita rubo auto per rivenderne pezzi di ricambio. Comunque, la commedia umana a questo punto ha raggiunto livelli barocchi. Sappiamo tutti il velato messaggio tra le righe, pari per offensività al clichè “Ma noi siamo solo amici”.

Eh già, me lo domando anche io. Non c’è molto altro da aggiungere, o meglio, sull’argomento viene versato quotidianamente un fiume di inchiostro, ma non vale la pena dilungarsi. Non pensiate che vivo questa condizione in modo particolarmente fastidioso. Tuttavia, capitano a tutti i momenti bassi. Quelle giornate, come San Valentino, nelle quali desidereresti riservare a quella personificazione allegorica di Cupido una cura medievale, un lavoretto a base di pinze ed un buon saldatore.


Antani

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GUC on Snow = YOOO!!! di Marco “Gallo” Gallesi

Decisamente non c’è termine migliore per rappresentare quanto è stata divertente questa fantastica domenica sulla neve. Del resto non poteva essere altrimenti, viste le premesse: meta in uno dei comprensori più belli delle Dolomiti, corriere al completo e previsioni meteo che promettevano sole pieno con temperature a dir poco primaverili. Arrivati sulle piste la smania di sciare era davvero tanta che in pochi minuti eravamo già pronti: i novizi con gli istruttori dello Sport Time mentre gli snowboarder e gli sciatori in giro tra le tante piste e lo snowpark. Non sono mancate ovviamente le soste per foto (vedi FusoLab) e per le ottime grappette servite nelle tipiche baite. Una volta conclusa la giornata sulle piste cosa poteva esserci di meglio se non una abbondante merenda in compagnia? Ed ecco che “per magia” dalle nostre corriere compaiono tavoli con pane, salame, torte, vino, birre e bibite! Inutile dire che tutti sono rimasti piacevolmente colpiti.. non è

avanzato nulla! Il viaggi di ritorno è stato reso ancora più piacevole grazie al goliardico e folcroristico intrattenimento del nostro Alex Galli e del suo iCellulare. In poche parole una giornata davvero intensa all’insegna della compagnia, del divertimento e dello sport. Un grande ringraziamento ai ragazzi

dello Sport Time e a tutti i partecipanti con la promessa di organizzare ancora uscite in montagna. Traccia consigliata: The Offspring – I Choose [Ixnay on the Hombre]

CREDITI Tutti i diritti riservati a GUC - Associazione giovanile Sede: Sala Gianantonio Ferrari, Via Marconi 126 46040 Gazoldo Degli Ippoliti (Mn) Codice Fiscale: 93058680203 - Web: www.youguc.com Info: info@infoguc.com

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Direttore: Marco Viviani In questo numero hanno scritto e collaborato: Cesare Battistelli, Sandra Buzzago, Simone Cani, Stefano Cerutti, Riccardo Donini, Franca Ferretti, Marika Gavarini, Filippo Gorni, Giulia Maestrini, Sindaco Nicola Leoni, Matteo Mantelli, Andrea Pasini, Francesca Scuttari, Paola Tellaroli, Marco Viviani. Impaginazione e grafica:

Foto, vignette e Immagini:

Per stampa su carta e collaborazione:

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Quest’opera è stata rilasciata sotto la licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.5 Italy. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http:// creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/ o spedisci una lettera a Creative Commons, 171 Second Street, Suite 300, San Francisco, California, 94105, USA.

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REDAZIONE-DIREZIONE: VIA MARCONI 126 GAZOLDO D/IPP. - MAIL: info@infoguc.com

Supertramp: Non solo crisi

Antani: La sfida della fiducia

1 Aprile 2011 Anno 1, n°2

Guc in Snow: Diario di bordo

Antani L ’ i n f o r m a r i o

del

G U C

Anomia

“Senza Regole” FEDERALISMO Una panoramica sulla nuova Riforma Antani interroga gli esperti www.youGUC.com

Antani II  

Secondo numero della rivista Antani

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