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SPECIALE UNIVERSITA' Inchiesta: Giallo al ministero, dov’è sparito il merito? I protagonisti del merito Diritto allo studio alla Statale Cosa faranno i privati in università?

ANNO 1 NUMERO 1 - NOVEMBRE 2009

Rivista universitaria della Statale di Milano


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Giù le mani dalla innse

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UNA LETTURA ECOLOGICA DELL’ECONOMIA

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IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA

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UNA PROSPETTIVA, UN FUTURO, UNA PRESA PER IL CULO

Osservatorio sul lavoro

Rubrica ecologica

Rubrica di arte di strada

Osservatorio sull’Accademia di Brera

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MERITO E DIRITTO ALLO STUDIO Speciale Università

23 L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER GIOVANI Osservatorio sulle politiche giovanili

24 NORMALIZZARE, NARCOTIZZARE, CONSERVARE. QUEGLI ANNI SONO ANCORA TRA NOI Rubrica storica

25 ESSERE POESIA A MILANO Rubrica poetica

27 LO SCAFFALE DEI LIBRI E FUMETTI Recensioni

Collettivo Redazionale Marco Onofri Guido Anselmi Francesca Delcarro Ilaria Villa Umberto Bettarini Anna Giulia Ferrario Alberto Di Monte Michele Biella Fabio Galantucci Fabio Vercilli Davide Schmid Marzio Balzarini Martina Mazzeo Cosimo De Monticelli Dalila Proietto Martino Iniziato Giulia D’Errico Tommaso Pedrazzini Silvia Toti Saverio Romani Alessandro Capelli Carlo Bedoni Chiara Fiocchi Valentina Sturiale

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Stampa BINE EDITORE SRL C.so porta Vittoria, 43 20122 Milano Stampato con il contributo derivante dai fondi previsti dalla Legge n. 429 del 3 Agosto 1985

Nelle facoltà qualcosa si sta muovendo...

sottotraccia

Il progetto di questa rivista è nato dall’iniziativa di un gruppo di studenti delle Facoltà di Scienze Politiche; Scienze MFN; Lettere e Filosofia; Medicina Veterinaria. Alcuni di noi fanno parte di realtà che già da tempo operano nell’ambito universitario promuovendo eventi culturali, iniziative politiche e spazi di inchiesta e informazione. Tessere relazioni e favorire contaminazioni tra studenti di diverse facoltà, che spesso vivono l’università in maniera passiva e isolata, è importante per favorire l’osservazione di una realtà articolata e problematica come quella che viviamo, per stimolare approfondimenti teorici e per imparare a svolgere attività di inchiesta. Sottotraccia presenta sia diverse rubriche di carattere multidisciplinare, sia una parte monografica, lo “speciale”, costituita da un’inchiesta, da alcuni articoli di approfondimento delle problematiche sollevate, e da un editoriale di invito alla riflessione teorica. In questo numero lo speciale è “merito e diritto allo studio”, uno degli aspetti più discussi nell’attuale dibattito sull’università e sulla sua riforma. Le rubriche che abbiamo ideato trattano le tematiche del lavoro, della questione ecologica, delle discriminazioni di genere e etniche, delle politiche giovanili, dell’arte e degli artisti, della storia della prima repubblica e ovviamente dell’università. La rivista è caratterizzata da un approccio aperto alla partecipazione, ponendosi come obbiettivo l’aggregazione di un numero sempre maggiore di studenti. Per partecipare a questo progetto e per contribuire alle rubriche scrivici a sotto-traccia@inventati.org sottotraccia.tk


Se 60 denunciati e 2 sospensioni vi sembrano poco... Il collettivo redazionale

60 studenti universitari milanesi sono stati denunciati per i fatti accaduti durante le mobilitazioni dello scorso autunno contro la legge 133. Gli altri studenti ne sanno poco o nulla, e siamo certi che questo argomento susciterà in molti di voi un freddo disinteresse. Ecco perchè vorremmo cercare di comunicare proprio con chi, per motivi diversi, non ritiene gravi attacchi come questi alla libertá di manifestare e di ribellarsi allo smantellamento dell’istruzione pubblica. Già, perchè 60 denunciati sono un fatto molto serio, sia per i singoli in questione sia per i gruppi, i collettivi e le soggettività che durante l’Onda tutti voi in un modo o nell’altro avete conosciuto. Tuttavia, il pensiero più diffuso è di sano menefreghismo. Perchè allora interessarsi delle vicende giudiziarie di 60 studenti? Proviamo a rispondere. In primo luogo perchè quegli studenti non hanno messo in gioco il proprio tempo perchè si annoiavano in università. Questa potrebbe essere un’accusa tanto banale quanto fuorviante da parte di chi spesso addita le mobilitazioni degli studenti come manifestazioni di fancazzismo. Di fancazzista in tutto questo c’è proprio poco. C’è e c’era in quei mesi, un’indignazione, una profonda carica di rabbia, che in tanti non si è spenta. Rabbia per un’università che, travolta dalla crisi e dalle sue disfunzioni croniche, non trovava di meglio da fare che cambiarsi in peggio, millantando riforme strutturali e meritocratiche che, oltre a

lasciare i baroni al loro posto, spalancano porte, portoni e finestre alle fondazioni e al capitale privato. Ecco allora un primo motivo per non lasciare soli quei 60 studenti. Per esprimere solidarietà e sostegno a chi ha messo in gioco sé stesso con passione per la difesa di un bene comune, cioè di tutti, ricchi, poveri, lavoratori, precari, do-

nei tribunali, polizia nelle piazze e nelle universitá), significa che i politici, i baroni, i burocrati che lavorano alle riforme dell’istruzione si rifiutano di affrontare le rivendicazioni di cambiamento dal basso, e decidono di colpire un gruppo di studenti e fare terra bruciata intorno, additandoli come “pericolosi sovversivi” o “lesivi del docoro dell’Accademia”. Questo per legittimare come interlocutori solo alcuni timorosi e timorati leccapiedi che certamente niente hanno da dire di critico ai potenti dell’università, per non rischiare la carriera nei partiti o in universitá... Ecco allora un altro motivo per non lasciare soli i 60 denunciati per essere scesi in piazza con centinaia di migliaia di persone, genitori, maestri, insegnanti, lavoratori, ricercatori, studenti che in tutta Italia hanno bloccato il traffico delle cittá, hanno occupato i binari delle stazioni ferroviarie per cercare di impedire a Tremonti e Gelmini di distruggere l’istruzione pubblica.

centi e studenti. Ma non si tratta solo di questo. Quelle denunce rappresentano un pericolo per tutti. Perchè spostano sul piano giudiziario il confronto politico sul futuro dell’istruzione e delle ricerca che l’Onda aveva saputo affrontare collettivamente. Cosí come sono un pericolo le 2 sospensioni che il Senato Accademico della Statale ha comminato lo scorso settembre a 2 studenti, rei di aver partecipato a un’iniziativa poltica, la “The Cleva Cup” che denunciava l’ipocrisia dei baroni, a partire dal Rettore Decleva. Quando al dissenso si risponde con gli apparati repressivi (magistratura

Ci rendiamo conto che per chi non si occupa regolarmente di università, per chi non fa politica militante, interessarsi di queste cose è difficile e quasi fastidioso. Ma i denunciati e i sospesi sono studenti come voi, che si sono messi in gioco per un’università migliore. Per questo non possiamo lasciarli soli. E non possiamo permettere che un confronto, anche aspro, su questioni cruciali per il futuro nostro e di questo sciagurato paese, venga ricacciato nelle aule dei tribunali ed eluso e cloroformizzato nelle nostre vetuste e dormienti università.

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Osservatorio sul lavoro

Giu' le mani dalla INNSE! di Michelass

L’immaginario associato alla Innse è quello di 5 operai barricati su una gru nel caldo agosto milanese. Meno conosciuti sono i 16 mesi di lotta che hanno preceduto questo gesto, e la situazione in cui è maturato: la rottura di un assedio poliziesco per impedire lo smantellamento della fabbrica. Se la conclusione della vicenda è nota, per capire la situazione bisogna partire da un po’ più indietro. Negli anni ‘70 nel polo industriale milanese di via Rubattino lavoravano migliaia di operai della Innocenti. Tra i prodotti la Mini e la Lambretta. Progressive chiusure e licenziamenti hanno portato alla situazione attuale: un solo capannone (la Innse – Presse) ancora attivo, per un totale di 49 tra operai e impiegati, su un’area detenuta dalla società immobiliare Aedes, la quale ha ottenuto dal Comune la conversione da industriale a residenziale e commerciale. Negli ultimi 3 anni il proprietario della Innse è stato il torinese Silvano Genta, che la rilevò dall’amministrazione straordinaria con l’impegno di rilanciarla. Impegno non rispettato: dopo due anni (31 maggio 2008) dichiara improvvisamente la cessata attività e spedisce ai dipendenti la lettera di apertura della procedura di mobilità (anticamera del licenziamento). La risposta degli operai, immediata, è l’occupazione del capannone. Per tre mesi riescono a continuare a gestire autonomamente la produzione, fino a che, a metà settembre, la magistratura ordina lo sgombero e il sequestro dell’area. Comincia un estenuante braccio di ferro tra il proprietario che vuole smontare e vendere i macchinari e gli operai che vogliono tutelare i posti di lavoro e il patrimonio

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dell’officina: si tratta di macchine enormi e di precisione, è impensabile spostare in blocco l’impianto produttivo. Si stabilisce quindi un presidio permanente in una ex-portineria di fianco all’ingresso dell’officina. È qui che a fine dicembre nasce il gruppo degli “studenti per la Innse”, che nei mesi successivi organizzerà iniziative dentro e fuori dalle università. È qui che insieme ad altre realtà sociali si crea una rete di solidarietà che nei mesi successivi sarà in grado di mobilitare la società civile. Non sempre comunicare è facile. Si scontrano e si incontrano due linguaggi diversi: quello di chi ha appena vissuto l’autunno caldo dell’Onda studentesca e si è abituato alla vivacità conflittuale dei chiostri universitari, e quello di chi è reduce da un autunno al freddo del presidio e preferisce il pragmatismo della solidarietà di classe. Le difficoltà vengono però facilmente superate, se non nel linguaggio, nella pratica della resistenza: saranno centinaia le persone che a gennaio e febbraio, in due occasioni, si schiereranno davanti ai cancelli per impedire l’ingresso dei camion di Genta, fino a scontrarsi con la polizia. Fatti dopo cui si moltiplicheranno le iniziative di solidarietà e l’attenzione dei media, evitando per mesi nuovi interventi delle forze dell’ordine e lasciando intravedere la possibilità di una risoluzione positiva. La situazione resta immutata fino a domenica 2 agosto, quando la polizia sgombera il presidio e permette l’ingresso nell’officina a una squadra di manovali addetti allo smontaggio. Nonostante la sorpresa, in poco tempo tutta la Milano solidale rimasta in città si raduna davanti all’ingresso principale

in un presidio permanente, per dieci giorni la strada viene chiusa al traffico e tutta l’area militarizzata con centinaia di agenti in tenuta antisommossa. Dopo tre giorni senza trattative, quattro operai e un delegato sindacale eludono la sorveglianza, entrano nell’officina ed occupano un carroponte, obbligando a fermare i lavori. Questo gesto, grazie all’eco dei media e alla dimostrazione che l’officina è tutt’altro che in mano alle forze dell’ordine, risulta determinante per capovolgere la situazione. In soli 8 giorni si trova una soluzione, sancita da un accordo che sarà confermato definitivamente ai primi di ottobre. Forse che fino a quel momento a mancare sia stata la volontà “politica” di salvare la fabbrica, nonostante avesse un mercato anche in tempo di crisi? Il risultato ottenuto dagli operai è straordinario, reso possibile dalla compattezza e determinazione degli operai, e dallo scontro frontale con il proprietario e chi gli garantisce di imporre la sua volontà. È questo che alla Innse tengono a sottolineare: anche se la loro vittoria significa tornare in officina sotto un nuovo “padrone”, hanno dimostrato che è possibile non subirne passivamente la volontà. Ci sono voluti 16 mesi, tutti vissuti con determinazione: forse è questo che è mancato a tante altre lotte, sgonfiatesi a causa della mancanza di risultati sul breve periodo. Ha giocato un ruolo importante anche la presa di posizione unitaria della società civile e la solidarietà attiva di studenti, centri sociali e associazioni. Come a dire: non è vero che un tessuto sociale non esiste, non è vero che si deve perdere sempre. Con la speranza che sia d’esempio per il futuro.


Una lettura ecologica dell'economia

Rubrica Ecologica

di Davide Schmid

Nell’ avvicinarmi a una materia complessa come quella dell’ ecologia mi sembra doveroso rubare un po’ di spazio per spiegare quale è il punto di vista da cui il tema verrà affrontato. La vastità degli argomenti e degli approcci che si possono raccogliere sotto l’ombrello dell’ecologia richiede infatti una precisazione. Interesse di questa rubrica è principalmente approfondire i molti livelli della relazione tra l’ecosistema terra nel suo intero e le società umane che ne fanno parte. E’ sicuramente fondamentale studiare queste società attraverso le strutture economiche su cui si basano, ma non bisogna neanche dimenticarsi di considerare il complesso sistema di valori e lo stile di vita che le caratterizzano.

materiale, un maggiore accesso naturali e più in particolare a beni di consumo e un generdalla termodinamica, quella ale avanzamento tecnologico e parte della fisica che studia gli scientifico. Non bisogna tuttavia scambi energetici all’interno di dimenticare anche gli altri costi sistemi chiusi. I principi guida di questi avanzamenti. Costi in dell’entropia ci dicono infatti questo caso socio-economici, che se da un lato nulla si crea e pagati non solo dalle classi nulla si distrugge ma lavoratrici e degli strati tutto si trasforma, considerati meno produtdall’altro ogni tras- “La crisi formazione ha un ambientale và tivi della società, ma soprattutto delle popolazioni costo di energia che letta prima di e dei paesi di altre parti non può più essere tutto come il del globo, le cui vastissime recuperata. Introducendo questi risultato delle risorse vengono impiegate principi nell’analisi contraddizioni per soddisfare le nostre interne del esigenze economiche e economica i risulpolitiche. tati sono immedisistema La questione ambientale si atamente chiari: economico” sovrappone qui con altre la produzione tematiche affini, accomudiventa un processo nate tutte dagli effetti che di trasformazione un sistema di pensiero della natura da parte basato sulla credenza in uno dell’uomo, al termine del quale Superare l’economia conven- una parte della materia-energia sviluppo illimitato ha sulle scelte zionale individuali, sociali e politiche. disponibile sul pianeta è irrimediabilmente persa. La storia Già la considerazione che il Per concludere, lo scopo di dell’uomo, insomma, non può sistema economico non sia un questa breve introduzione è di più essere letta come un conmondo astratto e a se stante, ma tinuo e inarrestabile progresso iniziare a tracciare un percorso piuttosto un sottoinsieme del verso livelli sempre maggiori di che spero verrà continuato nei più ampio sistema ecologico non benessere e prosperità materiprossimi numeri. Se è sicuraè banale come può sembrare. mente vero che la tematica ale. Ancora oggi l’economia continua In questo senso la crisi ambien- ambientale torna sempre più ad essere insegnata e concepita tale và letta prima di tutto come spesso alla ribalta nei media dalla grande maggioranza di e persino nei dibattiti politici, risultato delle contraddizioni docenti ed esperti interne di un sistema economico il difetto dell’analisi che viene come un materia occidentale che considera solo i fatta è di fermarsi sempre a un disciplinata esclusibenefici della produzione di ric- livello superficiale e distorto, vamente dalle chezza, ignorandone comple- in cui il magico antidoto della sue leggi dell’utilità tecnologia funge da deus ex tamente i costi. marginale e delle machina che farà tornare tutto preferenze individuGli altri costi dello come prima. ali, non tenendo miniNon mancano, và detto, neanche sviluppo mamente in considle voci di dissenso, che, a partire erazioni le leggi fisiche E’ indubbio, poi, dagli anni ‘70, hanno comindella che la scelta delle ciato, sia dal lato accademico trasformazione della matesocietà industri- che da quello propriamente di ria e i limiti dello sviluppo. alizzate di puntare azione sociale, a dibattere e a Il nodo teorico più importante sull’accumulazione muoversi su queste tematiche. per dare una lettura alternaeconomica abbia in E’ questa, in sintesi, la direzione tiva qui è l’entropia, concetto effetti prodotto una che mi piacerebbe prendesse preso in prestito dalle scienze questa rubrica. grande ricchezza

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Rubrica di arte di strada

In direzione ostinata e contraria di Marzio Balzarini

rales puntano invece proprio a colpire per la loro stravaganza, che può anche essere dettata dall’estrema semplicità della linea. Alcuni artisti infatti creano disegni quasi infantili, ma che in realtà celano dietro di sé uno studio accurato ed un’abilità non dissimile da quella che veniva nascosta dai corti versi di Ungaretti. Altri invece puntano a risvegliare gli animi creando volutamente reazioni, talvolta anche con disegni di non facile comprensione. Ma soprattutto Il difficile rapporto con la non si pongono mai limiti, né società e le istituzioni nel creare né riguardo dove creare, quasi ogni superficie Il titolo della rubrica, racchiude già in sé molte componenti diventa una tela i cui limiti di spazio sono dati solo dalla di questa arte, che oltre ad un mero lavoro di pittura, ha come mente dell’ “imbratta-muri”. retroterra una mentalità di rot- Tutti questi motivi rendono di difficile comprensione agli occhi tura con la società. Evitando di generalizzare, questi artisti sono dei profani l’operato di questi molto lontani dai soliti schemi e pittori, causando quindi seri problemi anche nel rapportarsi dalla logica del profitto, un po’ con le autorità. D’altra parte come K. Haring che, munito di un gessetto, era capace di dipin- le istituzioni, invece di capire i gere un cartellone pubblicitario meccanismi e le idee che permeano quest’arte, ne fanno un per strada, mentre le sue opere bel fascio e gli danno fuoco in valevano migliaia di dollari. blocco. Ancora una volta quindi L’arte di strada è molto parassistiamo alla repressione ticolare anche per la sua indiscriminata che si sostituisce eterogeneità, che impedisce di delimitarne i confini in maniera ad un eventuale dialogo. Ma univoca, tant’è vero che nessun l’estro degli artisti è, come al gruppo di artisti ha dato vita ad solito, ostinato e contrario a farsi incatenare, è infatti solo un manifesto della Street Art. Questo fatto si ricollega al voler grazie alla loro perseveranza se uscire dagli schemi di una soci- negli anni recenti si sono inauetà come la nostra che, ormai, ti gurate mostre come “Street Art, dice come compiere ogni singola Sweet Art” tenutasi a Milano nella primavera del 2007. Ocazione della tua vita, oltre che come pensare, portando quindi casioni quindi per far nascere un effettivo scambio di idee, ma anall’abbrutimento totale del cora troppo sporadiche perché concetto di originalità. I muTroppe volte si sentono i media o le autorità attaccare gli artisti di strada riempiendosi la bocca di parole come “graffitari” (se va bene) o “imbratta-muri”, “vandali” senza però sapere in realtà di cosa stanno parlando... Questa rubrica si propone di introdurvi al complesso mondo dei graffiti e più in generale dell’arte di strada, focalizzando la vostra attenzione su questi esteti oltremodo bistrattati e sulla loro produzione artistica. Preciso subito che la street art non ha nulla da spartire con le scritte della Lega, anche se non ci si è mai spiegato come mai quelle non siano mai oggetto di critiche né di sanzioni!

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qualcosa cambi. La linea politica tenuta dall’Amministrazione Moratti lo ha ampiamente dimostrato, basandosi sulla tolleranza zero invece che sul dialogo (a parte l’eccezione costituita da Sgarbi, il cui vero intento è forse più cavalcare un’onda che difendere realmente delle opere). Un esempio di questa repressione è costituito dalla rovinosa campagna “I lav Milano”. Rovinosa perché l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nella pulizia di Milano è fallito, mentre la spesa per pagare le ditte appaltatrici delle operazioni di pulizia dei palazzi ha superato la colossale cifra di 25 milioni di euro, senza riuscire peraltro nell’intento. Sorgono quindi delle domande. Perché curare sempre l’aspetto e l’immagine invece della sostanza? Perché non cercare di risolvere i problemi in maniera costruttiva, ma reprimere soltanto? E soprattutto in una città come Milano in cui gli spazi aperti a tutti sono pochi e i mezzi pubblici sempre più inefficienti perché non usare quei soldi per il loro potenziamento con beneficio di tutti?


Osservatorio sull’Accademia di Brera - A cura del collettivo Aut Art

Una prospettiva, un futuro, una presa per il culo di Fabio

Per quanto si possa detestare l’attuale condizione delle accademie italiane, valutandole come una sfera di problematiche liquidate dalla più comune considerazione “tanto sono artisti”, bisognerebbe spolverare i vecchi ammuffiti gessi, ai quali viene assegnata una potenzialità culturale ed espressiva devastante, anacronistica e becera, ma che racchiudono le speranze, purtroppo, di molti studenti. 1999, Bologna process, do you know? Quando tra studenti si vocifera processo di Bologna e 1999 il riferimento più diretto va alla catastrofe 3+2 e a tutte le conseguenze che ne derivano. Ma mentre tutti gli studenti europei fanno questa associazione, per gli studenti delle accademie italiane la questione è diversa, il processo di Bologna non ha solo rappresentato una modifica della struttura, bensì una grandissima illusione. Nel nostro caso si chiama riforma a costo zero e legge n°508. Il 3+2 ha dato la possibilità all’Accademia di Belle Arti di Brera di offrirsi come “illustre accademia pilota”, terreno di

sperimentazione. Il progetto ha consentito l’apertura di corsi importanti, ma ha creato una voragine precaria completamente instabile dove gli studenti ogni anno si devono confrontare con l’incertezza del proseguimento del loro percorso di studio. Una condizione che all’interno di certe istituzioni, oggi come oggi, è diventata la consuetudine. Chi ha diretto l’Accademia fino ad ora non ha perso tempo per sfruttare la situazione, e far diventare questo terreno incerto, barcollante e poco controllato, un campo di sperimentazione per il parentato. “Dividetene e abbiatene tutti” sembrava dicessero, ma è il significato di “tutti” che ancora sfugge. Sono le stesse persone che dividono e si dividono e che appena possono alzano la bandiera al fianco degli studenti per richiedere a gran voce il riconoscimento della nostra classe di laurea. Infatti la l. 508/1999 permetteva l’equiparazione del titolo di studio rilasciato dalle accademie ad un titolo universitario, ma la sua attuazione è stata in pieno stile made in Italy: a metà e incompleta. Attualmente siamo in possesso di un diploma accademico equipollente ad una

laurea generica senza specializzazione. Solo da poco tempo, dopo 10 anni, cinque disegni di legge vengono discussi al senato per il completamento della riforma AFAM. Una prospettiva, un futuro, una presa per il culo Ma le illusioni non finiscono qua, questo è solo il racconto della sfiga più accessibile, gli articolati e complessi castelli di carta sono ben più radicati, acqua e vento non li scalfiscono, le loro fondamenta sono in tutti noi, in una opinione obbrobriosamente condivisa: l’artista è il punto d’arrivo, l’accademia la strada da percorrere, il quadro ed il pennello le armi per interpretare la realtà, la contemplazione lo strumento divino dato all’artista possessore di visioni altre che grazie alla sua mano apre porte verso la verità. Niente di più falso e fuorviante, la sottile linea che divide il patetico dall’irrecuperabile è spesso ben vestita. Ben truccata e tentatrice propone fama e ricchezza. Gli studenti delle accademie carichi di nobili intenti intraprendono il loro percorso di studi certi di affrontare tematiche immortali, intoccabili, apollinee, accessibili solo grazie ad una meticolosa conoscenza dei misteri dell’espressione umana. Studiano così forme, concetti, processi, offrono lavoro in cambio di considerazioni, si danno in pasto alle opinioni incastrandosi così nel mercato finanziario più invisibile ed immateriale. Il tutto è ben mascherato dall’etichetta, marchio prestigioso, e condito da una retorica che vende un’illusione agli studenti che sognano ad occhi aperti di un prestigio senza sostanza.

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Dalla pubblica amministrazione all’università, merito e valutazione sono le parole d’ordine usate per legittimare e costruire consenso attorno a provvedimenti e presunte riforme. E a ragione: in una società ingessata, in cui da un lato le disuguaglianze socioeconomiche si aggravano e dall’altro la mobilità sociale è minima, l’idea che ognuno possa disporre delle opportunità che le proprie capacità gli offrono, sembra condivisibile.

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INCHIESTA

Proviamo a distinguere i provvedimenti adottati dai “valori” usati per legittimarli: l. 1/2009, ripartizione differenziata dei tagli della 133/2008 in base alla classifica ministeriale delle università meritevoli, via libera ai concorsi indetti ormai 2 anni fa e annunciata riforma della governance. Quali sono gli equilibri che hanno portato a questi provvedimenti? La struttura di potere che governa l’università (il cosiddetto baronato) ne è intaccata? C’è una relazione tra il merito e i dispositivi implementati dal ministero? Cercheremo di rispondere a queste domande analizzando la classifica degli atenei virtuosi dello scorso 24 luglio, tracciando i profili dei paladini del merito nell’Universitá, usando le informazioni raccolte dal collettivo Fuori Controllo di Scienze Politiche. GIALLO AL MINISTERO, DOV’E’ SPARITO IL MERITO? LA CRONISTORIA di Martina Mazzeo I PROTAGONISTI DEL MERITO di Umberto Bettarini

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I PRIVATI

Diversi sono stati i provvedimenti legislativi volti a una privatizzazione del sistema università, a partire dalla possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato (l. 133/2008), per arrivare all’annunciata presenza nel Consiglio di Amministrazione di almeno il 40% di membri esterni (ddl di riforma dell’Universitá). Saranno i privati made in Italy a salvarci dai baroni e a instaurare la meritocrazia? Cercheremo di rispondere a partire da esempi concreti. CI SALVERANNO I PRIVATI? di Anna Giulia Ferrario

FFO Il Fondo per il Finanziamento Ordinario delle Università, il “fondo per l’edilizia universitaria e per le grandi attrezzature scientifiche” e il “fondo per la programmazione dello sviluppo del sistema universitario” costituiscono i finanziamenti destinati dallo stato alle università, pubbliche e private. MIUR Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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CIVR Il Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca è un organismo di nomina governativa che ha il compito di promuovere l’attività di valutazione della ricerca attraverso il sostegno alla qualità e alla valorizzazione scientifica. Normativa: D.Lgs. 204/98. Nel 2004 il CIVR ha coordinato il primo e unico esercizio di valutazione nazionale della ricerca riferito al triennio 2001-2003 (civr.cineca.it).

CNVSU Il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario è un organismo di nomina governativa che ha tra i compiti principali quelle di fissare i criteri generali per la valutazione delle attività delle università e di predisporre una relazione annuale sulla valutazione del sistema universitario. Normativa: l. 370/1999, art. 2; D.M. 178/2000; D.M. 101/2004. (cnvsu.it)


LO SAPEVI CHE.... Uno studente su cinque iscritti abbandona dopo il primo anno? La percentuale degli studenti fuori corso è del 40,3%? Il taglio del FFO di 190 milioni di euro deciso per il 2010 dalla l. 133/2008 non é niente in confronto ai 483 milioni di euro che nel 2010 verranno prelevati dal FFO per coprire l’abolizione dell’ICI (ex dl 93/2008)? Mediamente l’85% del FFO, viene utilizzato dalle università per coprire le spese del personale? Va de se quindi, che le università oggi non possono investire in infrastrutture o in offerta formativa, ma devono limitarsi a salvaguardare ciò che già hanno. Nel 2010 il bilancio della Statale sarà in rosso di 33 milioni di euro, nel 2011 di 38 milioni? La figura dell’assistente è stata abolita dal d.P.R. n. 382 del 1980 ?

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DIRITTO ALLO STUDIO

Se i provvedimenti adottati dal governo andassero in una “direzione” meritocratica, vedremmo maggiori opportunità per gli studenti provenienti da backgrounds disagiati e meno abbienti. Vedremmo insomma qualche forma di potenziamento del diritto allo studio capace di garantire paritá di condizioni materiali. Perché solo cosí avrebbe senso ricondurre le differenze nei rendimenti al merito individuale. Se i tagli fossero indirizzati a colpire i baroni e a incrementare il diritto dello studio vedremmo piu’ servizi per gli studenti e regole che cercano di scalfire la corporazione docente. Ci addentreremo nella nostra università, la Statale di Milano, con l’aiuto di uninversi.org : biblioteche, mensa, tasse…. (nel prossimo numero casa e mobilitá). A che punto siamo? DIRITTO ALLO STUDIO E SERVIZI AGLI STUDENTI, A CHE PUNTO SIAMO? di A. UN PRANZO IN STATALE? di L. LE TASSE AUMENTERANNO? di Marco Onofri

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LE PRECONDIZIONI DEL MERITO

Il merito, per poter passare da semplice valore a criterio in base al quale ridistribuire ricchezza, deve poter essere definito, scomposto in indicatori e misurato attraverso indici. Ma quali ne sono le precondizioni? Daremo qualche spunto di riflessione, non abbiamo una risposta pronta. Contribuite alla discussione inviandoci le vostre opinioni a sotto-traccia@inventati.org. Le pubblicheremo sul nostro sito sottotraccia.tk e sul prossimo numero della rivista.

ANVUR L’Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, non ancora esistente, era stata pensata dal Ministro Mussi nel 2007 per valutare “criteri omogenei e standard internazionali su cui basare la valutazione interna delle università”. Il Ministro Gelmini ne ha ripreso il progetto lavorando ad un Regolamento che lo scorso 24 luglio è stato approvato in prima

lettura dal Consiglio dei Ministri. L’intenzione è di differenziare la ripartizione del FFO in base alle rilevazioni dell’Anvur. CRUI La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane è l’associazione delle Università italiane. Nata nel 1963 come associazione privata dei Rettori, ha acquisito nel tempo un riconosciuto ruolo istituzionale e di rappresentanza.

AQUIS L’Associazione per la Qualità delle Università Statali Italiane è stata fondata il 17 marzo 2008 con lo scopo di “proporre al Parlamento e al Governo strategie per la definizione di obiettivi e programmi comuni”. Ne fanno parte le Università fondatrici e possono diventarne socie quelle che rispettano determinati requisiti definiti dall’Assemblea straordinaria dell’associazione. (aquis-universitas.it)

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speciale università - inchiesta

2008: Poca riforma, tanti tagli Nell’autunno del 2008, a pochi mesi dal suo insediamento, il governo si è trovato ad affrontare il primo movimento di protesta. Dalle scuole materne fino all’università, il mondo dell’istruzione é sceso in piazza contro i tagli decisi dalla manovra finanziaria per il 2009 (l.133/2008). Tagli voluti e così illustrati dal potente Ministro Tremonti alla Camera: “dovendo ridurre il deficit e non potendo aumentare le tasse, le alternative che ci si aprivano non erano numerose: si trattava di una politica di serio contenimento delle dinamiche incrementali della spesa pubblica” (17/07/2008) . L’Onda è stato un movimento capace di unire diverse componenti sociali e di riscuotere consenso nell’opinione pubblica. Situazione problematica per la Gelmini, che finiva per essere facile bersaglio dei manifestanti, ma anche dei colleghi di governo, e per giunta a causa di provvedimenti non suoi e che il 31 luglio aveva commentato negativamente: “Per quanto riguarda le risorse, è inutile ripetere cose già dette [..] Il turn over è certamente una misura pesante che, come ho già detto, è stata imposta dalla situazione economica dello Stato. Siamo consapevoli di arrecare un danno ai giovani, soprattutto a coloro che dovrebbero entrare nell’università”. “La filosofia cui intendo uniformare l’azione del ministero [..] si fonda sul trinomio autonomia, valutazione, merito, che è anche quanto l’Italia, oggi, si aspetta da noi”, così il 17 giugno 2008 il Ministro Gelmini si rivol-

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geva già per la seconda volta alla Commissione per spiegare il suo progetto di riforma dell’università. Non sarebbe potuta andare peggio: nel giro di pochi mesi si è trovata non solo senza fondi, ma anche molto impopolare. La Gelmini ha deciso di affrontare le proteste di piazza continuando ad inneggiare alla riforma dell’istruzione, alla necessità di combattere le baronie negli atenei, ai grembiulini nelle scuole.... cosa abbastanza tragicomica visto che l’unico provvedimento di una qualche consistenza era il drastico taglio alla spesa pubblica, dalla scuola materna all’università. Man mano che le proteste crescevano, la Gelmini ha cominciato ad usare l’ufficio stampa del ministero per annunciare, a scadenze brevi e regolari, l’arrivo di un’imminente riforma dell’università che avrebbe introdotto meritocrazia e valutazione contro gli interessi della corporazione docente che,

insieme ai partiti della sinistra, strumentalizzava i poveri ingenui nelle piazze. Poco importa che i partiti della sinistra abbiano avuto scarsissimo peso nel movimento, perlomeno quello universitario, né che nelle piazze, oltre che contro i tagli, si protestasse contro i baroni. Infine arrivò il merito Tra il 10 novembre 2008 e il 28 ottobre 2009 sono infine arrivati i primi provvedimenti che preparano la strada della riforma dell’università: la l. 1/2009; i provvedimenti che ne attuano tutti i punti (tranne il potenziamento del diritto dello studio), tra cui la classifica degli atenei per ripartire quello che rimane del FFO; una bozza del regolamento dell’Anvur; la direttiva n. 160; il ddl di riforma dell’università. Tutto in nome della meritocrazia e contro la corporazione docente. Quali sono gli equilibri che ne hanno resa possibile l’approvazione? La struttura di potere che governa l’università (il cosiddetto baronato) ne è intaccata? Abbiamo cercato di rispondere a queste domande a partire dalla classifica degli atenei meritevoli.

I protagonisti del merito L’ostaggio: Maria Stella Gelmini Dopo aver cambiato diversi licei classici, nel bel mezzo del quinto anno si trasferisce al liceo privato “Arici” di Desenzano, dove consegue il diploma. Laureatasi successivamente in giurisprudenza a Brescia, assieme ad una quarantina di amici, sfiduciati dall’eccessiva selettività dell’esame di stato per la professione di avvocato nella propria città, nel 2001 decide di trasferirsi a Reggio Calabria, dove l’anno seguente, all’età di 29 anni, diviene avvocatessa. La sua carriera politica inizia con le elezioni amministrative del 1998, quando diventa Presidente del Consiglio Comunale di Desenzano del Garda, carica dalla quale viene sfiduciata due anni dopo, con i voti del suo stesso partito, per manifesta incapacità ed improduttività politica ed organizzativa. Nonostante ciò, il suo cursus honorum prosegue inesorabilmente, ricoprendo numerose cariche amministrative, sia a livello provinciale che regionale, ed approdando infine nel 2006 in Parlamento. In tutti i suoi incarichi politici non si è mai occupata di scuola e università, eppure oggi è Ministro della Pubblica Istruzione.


CRONISTORIA

speciale università - inchiesta di Martina Mazzeo

• Il 28 maggio 2008, il Consiglio dei Ministri approva il dl n. 93/2008 (convertito nella legge n. 126/2008), che abolisce i l’ICI. Il mancato gettito viene coperto anche con una riduzione del FFO, a partire dal 2010, di 467 milioni più 16 milioni per ciascuno degli anni 2008-2009-2010 (art. 5, c. 1 e 7). • Il 25 giugno 2008, su proposta del Ministro del Tesoro On. Tremonti, il Consiglio dei Ministri approva , Gelmini compresa, il dl n. 112 concernente: “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. • Il 5 agosto 2008 il suddetto dl viene convertito nella legge n. 133, parte della manovra finanziaria per il 2009. Questi i punti che riguardano l’università: taglio del FFO ( Art.66 c. 13), Riduzione del turn over del personale ( Art. 66 c. 1-11, 14), facoltà per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato (Art. 16 c. 1,2,5,9). • Il 10 novembre 2008 il consiglio dei ministri adotta il dl n. 180, “Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”. E’ un provvedimento integrativo rispetto alla legge 133. I provvedimenti più rilevanti: nuove norme per i concorsi per i professori universitari e i ricercatori (art. 1); dal 2009 più fondi alle università nazionali migliori (art. 2) per risultati didatticoformativi e di ricerca ( se un ateneo è virtuoso lo stabilisce il Miur stilando una classifica); potenziamento del diritto allo studio (art. 3) ricorrendo alle “risorse del fondo per le aree sottoutilizzate”. • Il 9 gennaio 2009 il parlamento converte il dl. 180/2008 nella l. 1/2009. • Il 24 luglio 2009 il Consiglio dei Ministri approva in prima lettura il regolamento dell’Anvur e i provvedimenti adottati attuativi del dl 180/2008 (tranne quelli riguardanti il diritto allo studio): - classifica dei 27 atenei nazionali più meritevoli e delle altrettante università più viziose in base alla quale attribuire il 7% del FFO del 2009, ridotto dalla l.133/2008. - bozza di regolamento dell’Anvur, che sostiuirà Civr e Cnvsu e tra le sue funzioni avrà quella di differenziare la ripartizione del FFO. - sblocco dei concorsi banditi nel 2008 e bloccati dalle nuove norme entrate in vigore con il dl 180/2008. • Il 4 settembre 2009 il Ministro Gelmini interviene con la direttiva n°160. Tra i consigli agli atenei: “si incentiva la possibilità di conferire incarichi, conteggiabili parzialmente per i requisiti, ai docenti in pensione”. Intanto l’assunzione di organico strutturato rimane bloccata al 20%. • Il 28 ottobre 2009 il Consiglio dei Ministri approva il ddl di riforma dell’università. Secondo il ministro la riforma “sarà legge nei primi mesi di febbraio dell’anno prossimo, tra febbraio e marzo. Poi ci vorranno sei mesi per i decreti legislativi. Entro un anno sarà applicata”.

La classifica degli atenei virtuosi 24 luglio 2008. Stando al comunicato del Ministero e alle prime pagine dei quotidiani, è stato il giorno della rivoluzione nel sistema universitario. La Repubblica: “Università, scatta la rivoluzione: più finanziamenti agli atenei migliori”; Il Corriere: “Più fondi agli atenei migliori. La lista dei 27 centri virtuosi che riceveranno € 525 milioni”. Tuttavia il ministro Gelmini ha semplicemente firmato una serie di provvedimenti attuativi della l. 1/2009 (salvo quelli per il potenziamento del diritto allo

studio). Ha sbloccato i concorsi indetti nel 2008 per la felicità dei baroni che già si stanno accordando nei dipartimenti per decidere chi far passare (con quali soldi?). Ha stabilito i criteri per la ripartizione del 7% del FFO per il 2009 (523,5 mil. €), peraltro con mesi di ritardo rispetto al 31 marzo, limite previsto dalla l. 1/2009. Ancora piú in ritardo (il 23 settembre) é arrivato il decreto che ha effettivamente sbloccato i fondi per l’anno in corso. I rettori delle università penalizzate hanno rilasciato dichiarazioni molto critiche, sottolineando

l’arbitrarietà dei criteri utilizzati per valutare il merito e la qualità. Meno critici i rettori degli atenei virtuosi, come il Rettore dell’Università di Trento, prima in classifica: “Lavorare premia: in Italia è una eccezione ma questa volta è successo”, o il Rettore dell’Università di Chieti, tredicesima: “Il 13° posto della d’Annunzio tra le università italiane non mi coglie di sorpresa. In parte lo sapevo già, in parte me lo aspettavo”. La corporazione docente sembra sconfitta: ogni Rettore commenta la classifica a seconda della prestazione del proprio ateneo.

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speciale università - inchiesta C’è qualcosa che non quadra

I protagonisti del merito Il vincitore: Franco Cuccurullo

Nel 1986 diventa professore ordinario di medicina interna presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti, e l’anno seguente diviene Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, incarico che ricoprirà fino al 1997 quando verrà eletto Rettore. Da allora per lui sono trascorsi ben 5 mandati, e potrebbero essercene ancora altri, dato che l’università G. D’Annunzio è una delle poche in Italia a non avere un limite di mandati rettorali consecutivi. Parallelamente all’università, Cuccurullo costituisce una Fondazione di diritto privato, nella quale molte cariche coincidono con le stesse degli organi accademici, e alla quale affida alcuni servizi tra cui la manutenzione dell’università. Promosso e sostenuto dalla Fondazione, nonché da sponsor farmaceutici importanti, viene costituito anche un Ateneo Telematico, Il Leonardo Da Vinci, il quale viene diretto dal presidente della Fondazione, ovvero sempre da Cuccurullo. La G.D’annunzio è considerata da molti un vero e proprio diplomificio. “Oltre il 50% degli iscritti si laurea prima del tempo previsto” ammette lo stesso Rettore. Eppure, nonostante ciò, dal 1999 Cuccurullo diventa membro del Civr e nel 2001 ne Molto discutibili anche gli indicatori scelti per misurare la diviene presidente. Qualche anno dopo, viene nominato in una qualitá della ricerca e la qualitá commissione di sei saggi per definire le regole di una commissione della didattica, come il rapporto per la valutazione degli atenei. Infine, assieme ad altri, viene chiamato dal Ministero a stilare la classifica degli atenei più virtuosi, e tra il numero di insegnamenti magicamente l’università di Chieti da diplomificio si trasforma in per i quali è stato richiesto il parere degli studenti ed il nume- ateneo virtuoso, raggiungendo un riguardevole tredicesimo posto ro totale di insegnamenti attivi, in classifica. o la percentuale di laureati 2004 occupati a tre anni dal consegui- tra il numero di crediti conseguiti mento del titolo. e il numero di La classifica lascia qualche crediti previsti é dubbio... E’ strano vedere cosí distanti la Statale di Milano (11°) uno degli indici della qualitá dele La Sapienza di Roma (42°). la didattica usati Chieti-Pescara come Oxford? dal Ministero. E’ strano che Giavazzi non si sia Qualcos’altro non quadra... L’Universitá di Chieti e Pescara stupito di vedere l’ateneo abruzzé 13°. Dal Rapporto del 2008 ese cosí in alto sullo Stato del Sistema Universitario apprendiamo che la metà nella classifica. Come ha potuto dimenticarsi degli immatricolati all’Ateneo del Consiglio Superiore di Saniil divertente articolo di Stella e non residenti in Abruzzo, tà; é presidente della fondazione Rizzo del 26 ottobre 2008 intito- privata G. D’Annunzio finan“risultano immatricolati dopo lato “Universitá, il business dei sei o più anni di distanza dal ziata generosamente dall’ateneo laureati precoci. La metá negli conseguimento del diploma di ma anche da molte case faratenei di Siena e Chieti”? maturità. Ciò potrebbe essere maceutiche; é presidente per dovuto all’effetto di specifiche Statuto del CdA dell’Universitá convenzioni per il riconoscimen- Il prof. Cuccurullo non ricopre telematica Da Vinci; dal 2001 solo l’incarico di Rettore della to di crediti relativi ad attività é presidente del Civr. NaturalOxford abruzzese dal 1997 (atlavorative pregresse”. La conmente Chieti fa parte dell’Aquis. seguenza? Nel 2007 il 53,3% dei tualmente é al quinto mandato, Non ci stupirebbe scoprire che laureati all’Universitá di Chieti, lo Statuto non pone limiti alla una persona cosí qualificata e ha conseguito la laurea precoce- rielezione): dallo stesso anno è meritevole abbia anche stilato la anche Presidente della II sezione classifica. mente. Ovviamente il rapporto Sembrerebbe una classifica rigorosa e imparziale, che ha premiato chi se lo meritava. Tuttavia qualcosa non quadra... Come mai il ministero non ha mai divulgato le tabelle riassuntive e di confronto per tutte le università? C’è la classifica ma non i dati sulla base dei quali è stata fatta... Quello che sappiamo é poco rassicurante: € 172.76 milioni sono stati assegnati in base a dati raccolti dal Civr piú di sei anni fa, nella valutazione triennale della ricerca 20012003.

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speciale università - inchiesta Come è fatta la classifica?

fondi assegnati a ciascun ateneo rispetto a quelli che avrebbe A metá settembre l’Udu é riusricevuto senza la ripartizione cito a avere i dati del Ministero differenziata. Dall’ammontare e li ha utilizzati per ricalcolare della quota base del FFO viene la classifica in base agli stessi sottratto il 7% (€ 523,5 milioni). criteri. Il risultato é assai diQuesto importo viene riparverso: La Sapienza risulta 2°, tito tra gli atenei in funzione Milano 3°. Trento, la migliore, dell’indice di merito totale. Somrisulta 19°. Come si puó arrivare mando la parte dei €523,5 mila risultati cosí diversi utilizioni ottenuta in base all’indice zando gli stessi dati e facendo di merito totale e la parte della gli stessi calcoli? Semplice: la quota base del FFO, si ottiene il classifica della Gelmini non finanziamento di ogni ateneo. riporta l’indice di merito totale La differenza percentuale tra (“la misura del merito”) di ogni questa somma e quanto ogni ateneo né tantomeno la porateneo avrebbe ricevuto senza zione di quel 7% assegnato in ripartizione differenziata deterbase all’indice. Espone invece mina la posizione in classifica. la variazione percentuale dei Gli “effetti ottici” che ne deriva-

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La classifica della Gelmini (1) TRENTO POLITECNICO TORINO POLITECNICO MILANO BERGAMO

5 6 7 8

GENOVA MILANO-BICOCCA ROMA "Foro Italico" TORINO

9 10

UDINE TUSCIA

42

[…] ROMA "La Sapienza"

-2,11%

43 44 45 46

TERAMO CASSINO MOLISE CAMERINO

-2,17% -2,21% -2,29% -2,42%

47 48 49 50

L'Orientale di NAPOLI Seconda Univ. NAPOLI BASILICATA SASSARI

-2,50% -2,82% -2,90% -2,95%

51 52 53 54

MESSINA PALERMO FOGGIA MACERATA

-3,00% -3,00% -3,00% -3,00%

1 2

% fondi 10,69% 5,22% 4,14% 2,82% 2,52% 2,51% 2,35% 2,18% 1,95% 1,80%

no sono notevoli (vedi tabella). Così La Sapienza, pur essendo la 2° per “merito”, con l’attuale modello di ripartizione del FFO riceve circa € 11 milioni in meno. La Oxford abruzzese invece, nonostante sia stata “aiutata” dalla scelta degli indici di merito, risulta 35°, ma riceve l’1,50% in più. Insomma: si sono scelti dei criteri discutibili, li si é applicati a dati vecchi, i risultati sono stati utilizzati per ripartire un fondo già decurtato e infine pubblicati in una tabella “distorta”. Il risultato? alcune tra le “peggiori” università si trovano in cima alla classifica e premiate, altre, tra le più “meritevoli”, sono invece state punite.

1 2 3

La classifica usando i criteri e i dati minsiteriali (2) BOLOGNA ROMA Sapienza MILANO

Indice di merito totale 6,455 6,429 4,880

4 5 6 7

PADOVA NAPOLI Fed. II TORINO MILANO Politecnico

4,719 4,631 4,432 4,099

8 9 10

GENOVA PISA BARI […]

3,718 3,572 2,733

42 43 44 45

BERGAMO CAMERINO IUAV VENEZIA NAPOLI L'Orientale

0,505 0,441 0,395 0,393

46 47 48 49

MACERATA CASSINO CATANZARO REGGIO CALABRIA

0,365 0,361 0,349 0,341

50 51 52 53

BASILICATA MOLISE FOGGIA NAPOLI Parthenope

0,335 0,328 0,321 0,316

54 55

SANNIO TERAMO

0,290 0,280

(1) Differenza percentuale tra i finanziamenti assegnati ex l. 1/2009 (con ripartizione del 7% del FFO in base ai quozienti nella colonna di destra) e i finanziamenti che sarebbero stati assegnati coi criteri precedentemente in vigore. Essendo stata ricalcolata dall’Udu, le percentuali sono leggermente diverse da quelli diffusi dal Ministero. Fonte: www.pubblica.istruzione.it (2) Qt: Indice di merito totale calcolato dall’Udu in base ai criteri ministeriali consultabili su lavoce.info e usando i dati ministeriali. Fonte: www.udu.it

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speciale università - inchiesta I silenziosi coltelli di casa CRUI

scrivendo al Senato Accademico della Statale. “Si avvicina il dibattito politico sulla riforma Come è possibile che prima della governance degli atenei e che l’Udu pubblicasse i dati cambiare ora la guida della Crui dell’inchiesta, nessuna tra le sarebbe dannoso” ha spiegato università colpite, tranne quella il Rettore Fontanesi (Bicocca) di Parma, si fosse accorta dei a La Repubblica il 29 dicembre “misteri” della classifica? In. Infine, nonostante le iniziatervistato lo scorso 24 luglio tive di protesta dei collettivi, il Frati, Rettore de La Sapienza, 20 marzo il Senato della Statale si è limitato a criticare l’utilizzo ha modificato lo Statuto. Come di dati vecchi, senza mettere in mai la modifica, confermata discussione la classifica stessa. con decreto ministeriale, non Decleva, presidente della Crui e ha suscitato nessuno scalpore al Rettore della Statale di Milano, ministero? Come mai la Gelmnon ha speso una parola a ini ha preferito avere al tavolo riguardo. della riforma un rettore “osForse non tutti sanno del silentile” rispetto a uno “allineato”? zioso conflitto per la presidenza Decleva non ha mai risposto a queste domande I protagonisti del merito rivoltegli dai colletIl perdente: Luigi Frati tivi, ció che é certo Dal 1990 ricopre la carica di Preside della Facoltà di Medicina all’Università La é che La Sapienza Sapienza di Roma, finché nel 2008 viene eletto Rettore. Uomo legato al mondo si é trovata con della case farmaceutiche e dai buoni rapporti con la politica. Fin dall’età di 40 quasi € 11 milioni anni è vicepresidente del Cun (Consiglio Universitario Nazionale) che gestisce in meno. Non ha l’assegnazione dei concorsi. “Ho messo in cattedra più di 200 professori”, dirà risposto nemmeno spesso Frati. Proprio per questo motivo molti gli sono grati e non gli fanno mai all’invito rivoltogli mancare il loro sostegno durante le elezioni per le cariche accademiche. dal Consiglio della Frati è stato spesso citato dalla cronaca durante lo scandalo parentopoli. A fare Facoltá di Scienze maggiormente scalpore è la posizione di sua figlia, la quale pur essendo laureata Politiche di Milano in Giurisprudenza, è docente di Medicina Legale. Oltre alla figlia, anche la moglie lo scorso 10 febe l’altro figlio lavorano nel mondo dell’università. La prima, nonostante abbia braio a illustrare “il incominciato la sua carriera come insegnante di lettere in una scuola superiore, programma che inoggi lavora come docente ordinario di Storia della Medicina presso l’università tende proporre per del marito, mentre il secondo è di recente diventato ricercatore sempre alla il biennio di prolSapienza. Come se non bastasse, nel 2004, Frati ritorna alle cronache per aver ungamento del Suo utilizzato l’aula magna della Facoltà di Medicina per il ricevimento del matrimo- mandato rettorale, nio di sua figlia. nonché i provvedimenti di riforma Il vincente: Enrico Decleva Docente ordinario di Storia Contemporanea, dal 1986 al 1997 ricopre la carica di della governance preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di Milano. Nel dell’Ateneo che 2001 viene eletto per la prima volta Rettore. Dopo la sua rielezione, diviene pres- gli consentano di idente della Crui nel 2008. Ma per presiedere la Crui, occorre essere in carica. Lo svolgere efficaceStatuto della Statale, prevede un tetto di due mandati rettorali consecutivi, così mente entrambi gli impegnativi dopo pochi mesi dalla sua elezione Decleva rischia di perdere il posto appena conquistato. Perciò, poco prima del termine del suo secondo mandato di Rettore, ruoli di Rettore fa modificare lo Statuto dell’ateneo, in modo da poter ottenere una proroga e con- e di Presidente della CRUI”. I servare così la presidenza della Crui. Sua moglie, Ferdinanda Caizzi, anch’essa tagli all’universitá docente della Statale di Milano, è di recente balzata alle cronache per essere stata condannata in secondo grado con l’accusa di aver truccato un concorso per restano e secondo alcune indiscreziprofessore associato bandito dall’università di Siena. Decleva è un personaggio gradito alla politica. Il suo operato ha raccolto consensi bipartisan poiché, invece oni il bilancio della che attaccare il tentativo di smantellamento dell’Università pubblica, è stato più Statale sará in rosattento ai delicati equilibri presenti dentro la Crui. Anche per questo, la proroga so di € 30 milioni giá dal 2010. del suo mandato è stata accolta con favore da tutto il mondo accademico.

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della Crui, che le nostre fonti ci informano essersi consumato tra Decleva e Frati. Il secondo mandato del Rettore della Statale sarebbe dovuto scadere lo scorso 30 settembre e siccome lo Statuto pone il limite di due mandati, Decleva avrebbe dovuto abbandonare anche la presidenza della Crui. A cavallo tra il 2008 e il 2009 a Milano si é discusso se fosse opportuno modificare lo Statuto ad personam. Nel frattempo Luigi Frati, decisamente piú vicino al governo, si stava organizzando per prendere il posto del rivale milanese. Gli undici rettori delle universitá lombarde non hanno esitato a schierarsi col Magnifico


speciale università - inchiesta Chi ha fatto la classifica? Nei mesi precedenti la pubblicazione della classifica, sembrerebbe esserci stato un grande confronto tra le cordate nazionali di rettori per decidere i criteri e i dati da utilizzare. Consideriamo lo sfortunato “caso Macerata”. Il Rettore Roberto Sani in un comunicato dello scorso 12 giugno annunciava il suo Ateneo “terzo tra i 58 atenei italiani statali per virtuosità [...] Con l’applicazione della l. 1/2009 si troverebbe a ricevere una cifra consistente come quota premiale sulla base del merito”. Invece l’Ateneo si scoperto al 48° posto in base al merito, 53° nella classifica della Gelmini, con -3.14% di finanziamenti. Come mai? A spiegarlo il prorettore Luigi Lacchè in un comunicato rilasciato il 24 luglio stesso: il rettore “sulla base dei criteri stabiliti a suo tempo dal ministero, aveva giudicato molto positivamente la posizione dell’ateneo tra le Università italiane. Nel frattempo però sono cambiati i criteri di valutazione per cui il nostro ateneo [..] è tra gli ultimi”. Sicuramente non si tratta del rinomato management made in Italy, “prima ci spartiamo i fondi in base agli equilibri politici, poi penseremo a indire gli appalti o a inventarci i criteri”, tuttavia la classifica non è molto trasparente. Alla giornalista de Il Messaggero che gli chiedeva un commento sulla controinchiesta dell’Udu, Frati ha risposto: “per il futuro voglio [..] che le cose siano fatte per bene [..] E poi nelle commissioni che hanno preparato i dati, tra i valutatori, c’è anche qualche destinatario delle risorse e questo non va” (22/09/2009). Il Rettore Cuccurullo sembra confermare: “Il 13° posto della d’Annunzio tra le università italiane non mi coglie di sorpresa. In parte lo sapevo già, in parte me lo aspettavo [..]

I protagonisti del merito Il dominus: Antonello Masia Burocrate del Ministero dell’Istruzione da ben 38 anni, attualmente ricopre la carica di Capo del Dipartimento per l’Universitá (MIUR). Assieme a Cuccurullo è uno degli autori della classifica degli atenei virtuosi. Fonti ministeriali ce lo descrivono come il dominus del Ministero. Il Masia pensiero si regge su alcuni pilastri fondamentali: la situazione degli atenei italiani non è così disastrosa, le baronie non sono poi così male, ma anzi contribuiscono a dare lustro agli atenei, il nepotismo in università è fenomeno di poco conto. Si è contraddistinto nelle cronache quando alcuni anni fa, trovatosi a giudicare su un concorso truccato di Otorinolaringoiatria, bandito nel 1988, in cui la giustizia ordinaria si era già pronunciata, decise di non procedere per annullarne gli effetti, e così i 16 vincitori raccomandati rimasero in carica. Questi dati io li ho visti nascere in anticipo, dato che conoscevo il meccanismo attraverso il quale si arriva a decidere quale università è di eccellenza e quale no. Tradotto in finanziamenti, questo significa una buona dote premiale in più, il che di questi tempi non guasta proprio” (intervista del 24 luglio pubblicata su primadanoi.it, quotidiano abruzzese on line). Che Franco Cuccurullo abbia stilato la classifica insieme ad Antonello Masia (Capo del Dipartimento per l’Universitá,

MIUR) e Marco Tomasi (Direttore della Direzione Generale per l’Universitá, MIUR)? Se il ministero rendesse pubblici i nomi degli autori avremmo una risposta. Certo è che Marco Tomasi é stato Direttore Amministrativo prima dell’Universitá di Trento (1°) e in seguito del Politecnico di Torino (2°), carica che ha dovuto abbandonare il 14 luglio scorso, data della nomina al Ministero. Antonello Masia, invece, è personaggio tanto illustre da meritare un capitolo a parte (vedi i protagonisti del merito).

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speciale università - inchiesta Povera Gelmini, tre volte in ostaggio

suo dicastero come il Capo del Dipartimento per l’Universitá Antonello Masia e dei potentati “Non si cambia l’università in un di baroni che, in un’estenuante giorno, ma questo è un secondo lotta per spartirsi le briciole segnale forte (il primo fu il derimaste, di fatto scrivono e creto sui concorsi di novembre) decidono i provvedimenti da del quale il ministro Gelmadottare. Ovviamente su indiini porta tutto il merito” così rizzo politico del Ministro: “La l’editoriale del Corriere firmato filosofia cui intendo uniformare Giavazzi del 25 luglio scorso. l’azione del ministero [..] si Assai diverso è il quadro comp- fonda sul trinomio autonomia, lessivo che emerge da questa valutazione, merito, che è anche inchiesta: un ministro incomquanto l’Italia, oggi, si aspetta petente e che conta meno di da noi”. zero. All’interno del governo la E’ su questi presupposti che il Gelmini è ostaggio del potente “Disegno di legge in materia Ministro Tremonti che ha già di organizzazione e qualità del decretato la morte della ricerca sistema universitario, di peruniversitaria e dell’università sonale accademico e di diritto pubblica accollandole i costi allo studio” è stato approvato dell’abolizione dell’ICI e dal Consiglio dei Ministri dello della crisi (dl. 93/2008 e l. scorso 28 ottobre. 133/2008). La Gelmini è anche Lo stiamo analizzando, alla ostaggio delle alte cariche del prossima…

I soldi per la ricerca non ci sono. Per la “Fondazione Tremonti” si. I soldi per coprire il mancato gettito causato dall’abolizione dell’ICI sulla prima casa sono stati presi dall’Università (dl. 93/2008), così come quelli per coprire la crisi economica (l. 133/2008). Morale: la ricerca in Italia é sottofinanziata. Ma c’è un’eccezione, l’Istituto Italiano di Tecnologia, fondazione di diritto privato istituita congiuntamente dal Ministro dell’Economia (Tremonti stesso) e dal Ministro dell’Istruzione (Moratti) con dl 269/2003, dove all’art. 4 comma 10 si legge che “e’ autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per l’anno 2004 e di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2005 al 2014”. Non é finita qui. La contestata l. 133/2008 , se da un lato taglia il FFO, dall’altro dispone la soppressione dell’IRI e la devoluzione delle relative dotazioni patrimoniali alla Fondazione “di Tremonti”.

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speciale università - I PRIVATI

di Anna Giulia Ferrario

Diversi sono stati i provvedimenti legislativi volti a una privatizzazione del sistema università, a partire dalla possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato (l. 133/2008), per arrivare alla presenza nel Consiglio di Amministrazione di almeno il 40% di membri esterni (ddl di riforma dell’Universitá). Come si inseriscono questi provvedimenti nel contesto specifico di un paese che, per tradizione, ha sempre investito poco nell’innovazione e nel sistema formativo? Soprattutto come si collocano in questo periodo di crisi economica? Perchè le imprese private dovrebbero investire proprio ora nelle università e nella ricerca? Come avviene e che conseguenze ha l’ingresso dei capitali privati nei bilanci degli Atenei? Cominciamo con un’interessante esempio di uno dei significati che può assumere la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.

condizioni di mercato; “questa azione [...] comporterà una notevole riduzione dei tempi di approvvigionamento rispetto a quelli richiesti dalle procedure pubblicistiche”. Come mai una riduzione dei tempi? Semplice: evitando le procedure pubbliche di appalto e passando alle chiamate dirette di ditte e tecnici secondo criteri non stabiliti. Finorà però i finanziamenti ricevuti da enti privati sono stati pochissimi. Il fatto è presto spiegabile notando che nel Consiglio d’Amministrazione della Fondazione i posti riservati a membri esterni sono solo 2 su 8... nessun ente dunque vorrà mai investire un’ingente somma sapendo che poi non avrà il potere di controllarla e gestirla. Con quali soldi opera allora la Fondazione? Il Consiglio d’Amministrazione dell’Ateneo ha stabilito una dotazione iniziale di 600.000 euro e un contributo annuo di 500.000 euro a decorrere dal 2004. Da dove arrivano questi soldi? Dall’Ateneo (pubblico). Una strana fondazione Per finire un’ultima domanda: chi sono gli altri 6 facenti parte Accanto all’Università degli del Consiglio di Amministrazistudi Gabriele d’Annunzio di one e che dunque gestiscono Chieti-Pescara, vi è la “Fondazi- questo denaro pubblico? Il one Gabriele d’Annunzio”, Presidente è il Rettore Cuccreata nel 2003 su volere del curullo e gli altri membri sono Rettore Franco Cuccurullo. La gli stessi docenti che siedono Fondazione viene descritta nello già nel Senato e nel Consiglio Statuto come braccio operativo d’Amministrazione dell’Ateneo. dell’Ateneo, avente come scopo La situazione è ben strana: quello di procurare risorse agnon si capisce infatti l’utilità giuntive tramite l’acquisizione del braccio operativo se poi il di beni e servizi alle migliori denaro è sempre quello pubblico

e le persone che lo controllano sono sempre le stesse... Unica risposta che sembra realistica è dunque che la creazione di una Fondazione di diritto privato permette di evadere le regole di garanzia, trasparenza, economicità cui sono tenute le amministrazioni pubbliche e poter gestire così in modo privatistico un denaro che è pubblico. É così che la componente baronale di un’università pubblica può trarre vantaggi, economici e di potere, dalla creazione di una fondazione di diritto privato e foraggiare con denaro pubblico le imprese private che partecipano al sistema clientelare locale. Continuiamo riflettendo su quali vantaggi ci possono invece essere per imprese o enti privati. Da cosa possono essere spinti per decidere di investire nelle università?Per capirlo vediamo come si configura il rapporto tra impresa e università nel... ...Progetto Axia: Nestlè e Crui insieme per la ricerca? Il 27 aprile 2009 viene presentato, presso la sala conferenze della Crui, il progetto Axia, che vede una collaborazione diretta tra le università italiane e la Nestlè (multinazionale nota per violazione dei diritti dei lavoratori e sfruttamento minorile, rinomata per il commercio di latte in polvere, nonché condannata per utilizzo di sostanze tossiche in alcuni imballaggi di alimenti). continua sulla pagina successiva

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speciale università - I PRIVATI Continua dalla pagina precedente

A partire dal marzo 2008 infatti il mondo accademico è stato chiamato all’appello per presentare progetti di ricerca, riconducibili a uno dei tre temi “Alimentazione, sostenibilità e multiculturalità”, che riceveranno poi i fondi dall’impresa. Complessivamente sono pervenuti 117 progetti di ricerca, da parte di 31 atenei e con il coinvolgimento di 500 docenti. Ci racconta Decleva, nella prefazione del libro che raccoglie tutti i progetti, che Axia (in greco valore) si basa sullo spirito di una collaborazione innovativa e sistematica tra attività di ricerca scientifica e mondo produttivo volta a concretizzare la conoscenza per produrre sviluppo economico e sociale. Sarà vero? Fra i 117 progetti Nestlè ne ha scelti quattro, sui temi alimentazione e sostenibilità (casualmente è rimasto rimasto fuori proprio il tema multiculturalità), i quali verranno finanziati nell’arco del biennio 2009/2010 grazie a un investimento già allocato di oltre 1 milione di euro. “Meglio finanziare adeguatamente un numero ristretto di idee piuttosto che finanziamenti a pioggia scarsi per tutti”, dichiara Decleva. E meglio ancora finanziare progetti “incentrati su argomenti coerenti con le priorità strategiche del Gruppo in area scientifica” -come possiamo leggere nella premessa del libro sopra citato. D’altra parte la dichiarazione di Manuel Andrés, Capo Mercato del gruppo Nestlè Italia, “Nestlè avvia un percorso che mi auguro

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possa essere seguito anche da altre aziende desiderose di investire nella ricerca universitaria con l’intento di creare valore per l’uomo e per l’ambiente in cui esso vive” stride leggermente con quello che è il naturale scopo di ogni azienda che si rispetti: generare profitto. Lo slogan “Nestlè e Crui insieme per la ricerca” sembra celare piuttosto un’opportunità per la prima di salvare la propria immagine, fingendosi interessata a un progetto teoricamente rivolto alla collettività, e un’occasione per la seconda di reperire altrove i finanziamenti venuti a mancare da parte dello stato. Il nome Axia dunque come creazione di valore per la collettività-come dicono i loro promotori- o piuttosto come messa a valore sul mercato delle intelligenze dei ricercatori che vengono trasformate in prodotti vendibili e acquistabili? C’è qualcos’ altro che può attirare i privati ad entrare nelle università? Certo, la possibilità di gestire il patrimonio immobiliare degli Atenei, terreno fertile per ogni tipo di speculazione edilizia, si rivela piuttosto allettante. Dopo l’università-azienda arriva l’Università-vetrina Ancora più allettanti sono gli immobili di quegli Atenei che hanno le loro sedi nel centrocittà : offrono una vera e propria passerella e costituiscono un ottimo investimento per l’immagine di un’azienda. Fu così che nell’aprile 2009 il

cortile della sede di via Festa del Perdono si trasformò in una vetrina che metteva in esposizione le avveniristiche installazioni curate da Interni. L’università che ha sede nella capitale italiana della moda, per mantenere il bilancio in attivo, già da tempo ormai concede gli spazi dello studio e della libera ricerca a eventi mondani, esposizioni private, cartelloni pubblicitari. E... Il debito con le banche convertito in capitale degli azionisti ...Quando nel 2010 la Statale di Milano avrá un bilancio in passivo per 30 milioni di euro, come potrá pagare gli stipendi? Ricorrendo a prestiti dalle banche. Su quali garanzie? L’unica garanzia che puó offrire sono gli immobili. Peggiorando ulteriormente il bilancio col passare degli anni, non é fantascienza l’ipotesi della trasformazione della Statale in una fondazione di diritto privato in cui il debito contratto con le banche diventa il capitale degli azionisti (le banche). Se da un lato dunque il cosiddetto baronato continua a gestire il poco denaro pubblico rimasto, dall’altro gli enti privati entrano nelle università solo con finanziamenti mirati e solo per inseguire particolari interessi economici e non certo con un sistema di finanziamento che possa sopperire ai pesanti tagli ai fondi pubblici. All’orizzonte la minaccia delle fondazioni private dove le banche, creditrici, diventano azioniste di maggioranza.


speciale università - DIRITTO ALLO STUDIO

di A. L’apertura di un confronto sul tema, negli anni del merito e del traghettamento delle università pubbliche in fondazioni, è questione di sicura in-attualità. Un bilancio disincantato sull’incompiutezza del diritto allo studio (cavallo di battaglia delle mobilitazioni universitarie degli ultimi venti anni) appare oggi altamente improbabile e gli anni dell’opposizione alla riforma Ruberti e del movimento della Pantera sono lontani più che mai. Se la memoria di quell’esperienza sarà consegnata al rituale ingessamento editoriale, la domanda che offre il titolo a questo contributo rimarrà a lungo inevasa. L’esercizio di sovrapporre questo tema “antico” alla vulgata contemporanea in tema di meritocrazia offre però l’occasione per riproporre in termini inediti questa sfida: un’idea organica di diritto allo studio è irriducibile all’idea di accesso universale all’istruzione (progressione delle tasse, borse di studio..); solo integrando un adeguato sistema di servizi ed agevolazioni per gli studenti sarà possibile lavorare sull’appianamento delle molteplici condizioni socio-economiche di partenza.

ha portato ad elaborare dossier, ad occupare simbolicamente la sala studio più frequentata dell’ateneo, fino a spingere in maniera determinante per la sperimentazione di apertura serale nei tre mesi primaverili. La “Statale” gestisce un patrimonio di una ventina tra grandi biblioteche e sale studio ed oltre 130 biblioteche di dipartimento per un patrimonio non solo librario che sarebbe riduttivo definire inestimabile; tuttavia in “Festa del Perdono” solo la “sala A”, 250 posti, resta aperta fino alle 19.30, a seguire...coprifuoco. Una prima valutazione sullo stato dell’arte del sistema bibliotecario può coerentemente poggiare su questi pochi, peculiari dati: grande potenziale culturale ma anche grande inefficienza e totale incomprensione di contesto metropolitano post-moderno. Fin qui d’accordo ma perché affrontare un tema già vasto a partire da una questione tanto puntuale? Assume qui prioritaria importanza la comprensione delle forme dell’abitare a Milano: quanti di noi sono studenti che condividono stanze in affitto, pendolari, studenti fuori sede o magari equilibristi del doppio e triplo lavoro? E’ una città, Milano, che si fa gran Da queste considerazioni siamo vanto di non conoscere pause partiti un anno fa con una scom- né feste comandate; allo stesso messa: fare breccia nella questempo però le biblioteche rionali tione del “dsu“ giocando su un chiudono la sera (riflettendo punto focale differente da quello perfettamente una patologia delle grandi riforme e vicino alla storica del nostro ateneo) e quotidianità del vivere, oggi, in non esistono, specialmente col Statale. L’esperienza maturata freddo, altri spazi confortevoli in seno al gruppo di studio ci e dotati di servizi dove poter

studiare. Alla luce di questo excursus assume nitidezza l’idea di partenza: individuammo tre vertenze simboliche legate alle biblioteche d’ateneo (apertura serale, fornitura di servizi fotocopie ed accoglienza, apertura del dibattito sull’open access) con l’intento di innescare partecipazione a partire da esigenze quotidiane e riflessioni maturate con l’esperienza dell’essere studenti, individui curiosi e insoddisfatti. Metaforicamente quindi, ci siamo approcciati al tema del “dsu” innanzitutto da una sua possibile declinazione (biblioteche e tutto quanto si dipana da questa bella parola) per poi ampliare la prospettiva d’inchiesta ad altri ambiti: la questione della casa, le mense, quindi la mobilità e così via. Veniamo in chiusura a quella sovrapposizione di campo cui accennavamo introducendo: la metafora della carriera universitaria come “corsa a premi” non ci affascina: la medaglia per il primo arrivato non giova alla crescita collettiva e la squalifica conseguente relega tutti gli altri al ruolo di comparse nel vasto esercito di riserva della formazione universitaria. Come vincere la propria singolare sfida e scommettere sul futuro quando i blocchi di partenza sono sparsi lungo tutta la pista di atletica? Ecco perché dobbiamo riproporre l’attualità del “dsu” quale garanzia di equità di trattamento ed opportunità (sempre nell’era del merito presunto). Ecco perché vogliamo biblioteche aperte, gratuite e ricolme di servizi, dentro e fuori dalle facoltà; è lo stesso motivo per cui ci ostiniamo a non capire perché i testi fuori edizione non siano resi accessibili gratuitamente in rete. Vogliamo qualità, open access ed un posto accogliente dove coltivare il nostro presente singolare e il nostro futuro collettivo.

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speciale università - diritto allo studio

Avete mai pranzato nella mensa di Festa del Perdono? Beh, non vi siete persi nulla. Gli studenti che studiano e vivono nella grande sede storica della Statale sanno che bisogna tenersene alla larga, se non altro per il fatto che, tutto intorno alle mura dell’ateneo, bar, baretti, pizzerie, kebappari, indiani, piadinerie, etc. offrono a costi minori o uguali cibo di qualità migliore: una per tutti la mensa delle ACLI di Via della Signora , a cento metri dalla mensa dell’università, che per 6,50 euro offre pasti completi. In realtà la questione è ben più grave. La possibilità di mangiare un pasto caldo, e buono, ad un prezzo contenuto dovrebbe essere una certezza per gli studenti

universitari; e infatti in gran parte degli altri atenei italiani non capita di spendere 7-8 euro per un pasto. In altre città il CIDIS (ex ISU), o chi per lui, si preoccupa di rimborsare gran parte del costo del pranzo: le mense costano come da noi, ma, se si presenta il tesserino universitario, si paga la metà. E’ troppo pretendere che la mensa sia un posto confortevole e di socializzazione? Non hanno diritto gli studenti a mangiare in tranquillità (senza essere cacciati appena finito il pasto), a fare colazione ripassando gli appunti prima di un esame, a discutere di filosofia, storia o geografia sorseggiando una birra in compagnia? A queste se ne aggiungono

di L. alcune che rivelano aspetti più inquietanti: perché le porte di sicurezza della mensa sono sprangate? Come mai la Statale appalta la ristorazione a una ditta scadente, cara e che fa ampio uso di manodopera precaria? Uninversi ha iniziato il suo percorso sulle mense con una serie di provocatori pranzi sociali a base di cous-cous vegetariano e con un filmato che riprende le uscite di sicurezza bloccate dai lucchetti (primavera scorsa. n.d.r.) che sarà a breve pubblicato sul sito. Ora intende sviscerare il problema con un’indagine approfondita che parta dalle colpe del CIDIS fino al ruolo dell’amministrazione e dell’Aspam (la ditta appaltatrice. n.d.r.).

“La scelta è del ministro dell’ Economia: o rinuncia ai suoi tagli, o ha il coraggio di proporre un innalzamento delle rette pagate dalle famiglie”, scriveva Giavazzi lo scorso 25 luglio sul Corriere. Non vedono alternative Decleva, Ballio e Fontanesi, rettori di Statale, Politecnico e Bicocca che giá a febbraio affermavano di essere pronti a aumentare le tasse universitarie. Quello dei rettori era probabilmente un tentativo, miseramente fallito, di auspicare una revisione dei tagli. A rincarare la dose ci ha pensato Checchi, preside della facoltá di scienze politiche della Statale in un articolo dal titolo molto eloquente: “Piú tasse per gli studenti” (lavoce.info). Sarebbe una brutta sorpesa per gli studenti milanesi che pagano giá le rette piú care d’Italia. Stando alla legge non c’é motivo

di preoccuparsi, anzi: il “Regolamento recante disciplina in materia di Contributi Universitari” (DPR 306/1997) stabilisce che “ la contribuzione studentesca non può eccedere il 20% dell’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato”. Riducendosi il FFO, diminuirebbe anche la contribuzione studentesca! Il dubbio rimane: le università pubbliche rispettano e soprattutto rispetteranno il limite fissato dalla legge? Tasse a parte, rimangono interrogativi ancora più inquietanti: come pagare gli stipendi dei prossimi mesi? Come continuare a fornire servizi già scadenti? Aprendo mutui con le banche offrendo in garanzia gli immobili? Due immobili di proprietà della Statale sarebbero già in vendita, di un terzo il contratto d’affitto potrebbe essere presto disdetto.

di Marco Onofri La l.133/2008 ha previsto per il 2010 un taglio del FFO di € 190 milioni che la finanziaria per il 2010 ha mantenuto. Si prevedono tempi duri per gli atenei: nella relazione al bilancio di previsione per il 2009, il CdA della Statale di Milano ha giá annunciato che dal 2010 l’ateneo non sará in grado di chiudere il bilancio in pareggio. Per il 2010, il taglio al FFO confermato dalla finanziaria per il 2010 ammonta a € 673 milioni: € 190 milioni previsti dalla l.133/2008, altri € 483 milioni per copire l’esenzione dell’ICI (ex l. 93/2008, art. art. 5, c. 1 e 7). Per la Statale questo significherà -21% di fondi (60 mil. €) rispetto al 2009. Secondo indiscrezioni, il bilancio del 2010 sará in rosso di 33 mil. €, che diventeranno 38 nel 2011. Come trovare i soldi necessari?

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speciale università - editoriale

le precondizioni del merito A cura del collettivo redazionale Avete mai provato a chiedere ad un qualsiasi cittadino cosa pensa della meritocrazia? E’ molto probabile che vi risponda che è un valido principio e che rappresenta lo strumento ideale per premiare coloro che se lo meritano. Niente di cui stupirsi, in Italia esiste un atavica fame di merito: una struttura sociale bloccata e nepotistica produce necessariamente, da parte dei giovani, una richiesta di un criterio valutativo “nuovo” in grado di scardinare le attuali gerarchie. Eppure spesso di merito se ne sente parlare troppo ed a sproposito; il merito rappresenta un concetto “giusto a prescindere” e proprio per questo strutturalmente ambiguo, che può essere mobilitato in difesa di qualsiasi posizione: da quella, corretta, di chi vede sminuite le proprie competenze da un sistema iniquo, a quella, profondamente distorta, di coloro che, privi di qualsiasi merito personale, non disdegnano di utilizzare “Il Merito” allo scopo di attaccare ciò che intralcia il loro personalissimo potere: servizio pubblico, scuola, studenti solo per citarne alcuni. A questo punto, per capire il significato di merito, è necessario fare un passo indietro enumerando le precondizioni materiali in grado di rendere reale il concetto. In primo luogo il merito presuppone un’ uguaglianza sostanziale delle posizioni di partenza: perché i nostri risultati finali siano frutto del nostro lavoro personale occorre che a tutti sia concessa la stessa dotazione di partenza. Questo, per quanto riguarda l’università, richiede che si provveda a tutte quelle iniziative che rendono reale il “diritto allo studio”.

Per una dimostrazione più precisa vi rimandiamo all’inchiesta, ma se avete mai provato a usufruire di un alloggio o a richiedere una borsa di studio o se anche solo siete fuorisede avete certamente sperimentato sulla vostra pelle la “concretezza” del diritto allo studio. In secondo luogo il merito presuppone una valutazione ed, ovviamente, un valutatore; questo apre tutta un’ altra serie di problemi. Una valutazione strettamente oggettiva è, per definizione, impossibile e, per quanto sia possibile ed auspicabile l’utilizzo di criteri valutativi trasparenti, sperare nell’imparzialità di una classe politico-amministrativa ostaggio di lottizzazioni, quote di partito, feudi e baronie personali ci sembra quantomeno ingenuo. In conseguenza di queste due semplici osservazioni possiamo considerare come del merito si senta solo “il profumo” senza mai poterne assaporare la sostanza. Resta da capire il ruolo concreto dell’ideologia del merito nel

sistema contemporaneo e, per rendercene conto, basta uno sguardo ai dati occupazionali dei laureati. Ad un anno dalla laurea specialistica non lavora il 37,8 % dei laureati; del restante 62% che lavora il 18 % lavora part time, il 42% finisce nel pantano dei contratti “atipici”ed il 3,5% direttamente lavora senza contratto. A rincarare la dose aggiungiamo sia il fatto che esiste una differenza netta di 300 euro fra lo stipendio medio di uomini e donne a vantaggio dei primi (nonostante il voto delle donne sia, in media, più alto di due punti), sia il fatto che il 45,6 % dei “lavoratori” semplicemente prosegue un lavoro che esercitava prima della laurea. Da questi dati possiamo renderci conto che in Italia esiste una massa di individui per cui il titolo di studio e le conoscenze apprese hanno ben poca connessione con il lavoro e la conseguente posizione sociale, tutto questo dà l’idea del fallimento completo della laurea quale mezzo per migliorare le proprie condizioni. continua nella pagina successiva

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speciale università - editoriale

giungano spesso e volentieri da persone che si sono ben guardate dall’utilizzare il merito quale criterio guida per la loro ascesa al potere. Come esempio basti considerare le storie personali del ministro Brunetta e della presidente di confindustria Emma Marcegaglia: il deprimente curriculum accademico del primo è stato oggetto di un numero dell’Espresso e, per quanto riguarda la seconda, visto e considerato che porta lo stesso cognome dell’azienda che dirige, possiamo immaginare quali insormontabili difficoltà debba aver affrontato nell’ottenere cotanta posizione di prestigio da parte di suo padre. Ora, il problema del merito come concetto esiste nella Rincariamo ulteriormente la misura in cui l’ideologia del dose. merito impedisce la discussione E’ cosa accertata, anche senza dei presupposti di una reale citare dati, che in Italia nella meritocrazia; per essere più ricerca di un lavoro decente con- diretti: il problema è costituito tino più le conoscenze personali da quanti, saliti al potere per e familiari che i titoli accademi- ragioni tutt’altro che meritoci, è quasi banale parlarne. Tut- cratiche, utilizzano il paravento tavia, quello che non è banale del merito sia per nascondere è il notare come le richieste l’origine della propria posizione, di una maggiore meritocrazia sia per disciplinare tutta quella Continua dalla pagina precedente

A fronte di questo sfacelo l’ideologia del merito sembra essere utilizzata come procedura di “contenimento dei danni”. In pratica se le cause del fallimento sono e restano strutturali (basta un minimo di memoria storica per ricordare i disastri delle varie riforme e riformine), il merito permette di spostare la colpa dell’insuccesso sul singolo individuo: non ti sei laureato in tempo ? La colpa non è del fatto che non hai potuto usufruire di servizi adeguati, del fatto che magari hai dovuto lavorare per pagarti gli studi o del fatto che non esistono abbastanza appelli d’esame; no il problema è il tuo non esserti impegnato abbastanza.

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massa di studenti e lavoratori scontenti e sottoccupati rendendoli responsabili di colpe non loro, onde evitare che queste stesse persone si rendano conto di quanto la responsabilità della loro condizione risieda altrove. Dunque, considerato questo, rimane sempre la solita domanda “che fare?”: abbandonare totalmente il concetto di merito come ideologico ed irrealistico oppure selezionare alcuni correttivi che permettano di sostituire al “profumo del merito” una meritocrazia fattuale? La risposta è tutt’altro che semplice, travalica lo scopo di questo semplice articolo e, data la sua importanza, nemmeno sarebbe corretto darla in questa sede; in effetti crediamo che la risposta debba emergere dalla discussione fra il giornale ed i suoi lettori, proprio per questo vorremmo che foste anche voi, insieme a noi, a ragionare sul concetto di merito. Fatelo, mandandoci delle email, raccontandoci cosa pensate sul tema. Le proposte , i problemi segnalati e la discussione che ne scaturirà saranno poi pubblicati.


L’Italia non è un paese per giovani Se guardiamo alle politiche di welfare, poco viene fatto per tutelare le nuove generazioni: nessuna forma di tutela contro la precarietà, nessun ammortizzatore sociale, nessuna politica attiva per l’inserimento lavorativo o per scardinare la gerontocrazia. Non esistono, o quasi, neanche politiche abitative, di sostegno alla mobilità e alla cultura, politiche per un reale diritto allo studio. Le politiche giovanili sembrano solo ricalcare forme di repressione e controllo, mentre gli aspetti educativi e promozionali slittano inevitabilmente in fondo

all’agenda politica. I numeri parlano da soli: dai dati emersi dal terzo rapporto dell’Osservatorio giovani della Provincia di Milano in relazione alla quota di bilancio comunale dedicata ai giovani, si evidenzia che la cifra dedicata alle politiche giovanili oscilla tra lo 0,005% e il 2%, collocandosi mediamente attorno allo 0,3%. Nell’ultimo periodo si sta andando anche oltre. I giovani non sono solo dimenticati, ora sono diventati anche un problema. Un problema di ordine pubblico, si direbbe. Milano, purtroppo, non fa eccezione. Non solo i luoghi politicamente attivi come i centri sociali sono sotto attacco

Osservatorio sulle politiche giovanili

di Chiara Fiocchi

ma anche i semplici luoghi di aggregazione, come i circoli Arci, i locali, le piazze, i parchi, le panchine. Qualsiasi luogo diventa potenziale fonte di conflitto, con i vicini, con la cittadinanza, con le autorità comunali. Il messaggio è chiaro: i giovani non devono disturbare, non devono poter vivere. E’ ormai evidente che solo il valore economico delle nuove generazioni conta, nella sua doppia veste: quando i ragazzi sono consumatori, facilmente condizionabili dalla moda e con grosse possibilità di spesa (attingendo dal portafoglio di papà) e quando sono, invece, manodopera gratuita o senza tutela nei vari stage e contratti a tempo determinato. Per il resto, nessuna loro esigenza è presa in considerazione, men che meno quella di trovarsi, socializzare, uscire dalla triste solitudine individuale che a 20 anni neanche la migliore programmazione televisiva può colmare.

Si parte dallo sgombero del Cox18, si passa attraverso le transenne sulla collinetta del Mom, la chiusura di alcuni locali “storici”, per finire con le camionette della celere in Piazza Leonardo per l’ultimo botellon estivo. Recentemente il Comune ha messo all’asta nello stesso lotto gli immobili dove hanno sede il Torchiera, il Cox18, il Ponte della Ghisolfa, la Fai e l’Arci Bellezza. Il tema degli spazi diventa un tema sì politico, ma che travalica ogni schieramento, ogni parte, perché drammaticamente coinvolge tutti, o almeno tutti coloro che non si accontentano della socializzazione che si fa merce, pagata con un biglietto da 25 euro e selezione all’ingresso. La campagna, come prevedibile, ha trovato tra i suoi primi oppositori proprio le autorità cittadine, che preferiscono screditare gli organizzatori come “un gruppo di attivisti dei centri sociali”, tentando così di circoscrivere le rivendicazione a una minoranza organizzata, piuttosto che realmente affronQualcosa però si muove in tare le richieste che vengono città: oltre a tutte le centinaia di poste e provare a proporre delle luoghi che ogni giorno resistono soluzioni. Questa campagna ai continui attacchi, negli ultimi probabilmente non risolverà il mesi è partita una camproblema, ma ha pagna dal nome signifialmeno il merito Il messaggio è cativo: “Milano Movida, di aver puntato un chiaro: i giovani riflettore sul tema, Milano mi vida”. non devono L’obiettivo è quello di e l’aspirazione a disturbare, non riportare alla ribalta voler coinvolgere l’esigenza, che è di tutti, di devono poter tutti i giovani di poter vivere la città, farla vivere. questa città. propria, non vederla moriLa reale efficacia re sotto le politiche repressive della campagna probabilmente dell’Amministrazione Comunale non sta solo nel numero di e sotto le luci dello splendore persone che si riusciranno a consumistico, che a Milano ha coinvolgere, ma nella capacità trovato la sua patria. di risvegliare una città e una Gli episodi di repressione, a generazione, che sembrano Milano, sono molti e variegati, ormai sempre più assuefatte e purtroppo. rassegnate.

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Rubrica di storia contemporanea a cura di Lapsus

Normalizzare, narcotizzare, conservare. Quegli anni sono ancora tra noi di Giulio D’Errico, Fabio Vercilli e Martino Iniziato Milano, 40 anni dopo, non è più la stessa. Noi non c’eravamo, ma lo capiamo che era tutta diversa. Sono i racconti “dei grandi” a farci immaginare Piazza Duomo invasa dalle auto, i capelloni con l’eskimo che si avviano verso la Statale. Anche Piazza Fontana è cambiata: per noi è una tranquilla rotonda con panchine, dove quasi non sembra d’essere a Milano. Ma il 12 dicembre 1969 l’Italia si è svegliata sotto una valanga di morti ed ancora oggi ci si interroga su perché, da quel giorno, si sia dovuto fare i conti con la paura e con la morte. Quel giorno d’autunno si è proiettato, come le schegge assassine di quel pomeriggio, nel presente, lasciando dei segni indelebili: arretratezza economica e sociale, incapacità di analizzare il tempo presente, la sensazione che il Potere costituito sia tramandato immutato e immutabile, la nascita di fenomeni di antipolitica come reazione alla “scomparsa” della politica. E se lontani sono ormai gli anni dell’immaginazione al potere, la sfiducia nel futuro è un elemento caratterizzante delle nuove generazioni di “professionisti del precariato”. Questa fosca situazione ci ha spinto a domandarci dove tutto ciò abbia avuto origine. L’Italia del dopoguerra è un Paese malconcio, ma solo 10 anni dopo si parla di boom economico: aumento dei consumi, vitalità e partecipazione politica, volontà di trasformazione. Tutti sintomi di un Paese che cresce. Le prime battute d’arresto arrivarono verso la metà dei Sessanta, con la fine del boom, il Piano Solo, il fallimento del centrosinistra, e consegnarono ai sessantottini un Paese in

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bilico tra voglia di cambiamento e volontà di conservazione. La contestazione giovanile spaventa e mentre cresce anche il movimento operaio, determinate forze reazionarie e conservatrici si misero in moto per bloccare la spinta dal basso. Il 25 aprile ‘69 esplodono 2 bombe a Milano, una alla Fiera campionaria, l’altra alla Stazione Centrale. Nella notte tra 8 e 9 agosto, ben 10 ordigni deflagrano su altrettanti treni, in tutta Italia. Alla riapertura delle fabbriche, prende avvio un’intensa stagione di vertenze, scioperi, occupazioni: sarà l’autunno caldo, ma nessuno sembrerà accorgersi che si sta tentando di stroncare la grande mobilitazione; tutto ciò finisce, infatti, per appoggiare quanti sostengono che il pericolo comunista non sia più ignorabile, facendo leva su paure e angosce mai sopite. E’ in questo clima che la bomba del 12 dicembre si porta via 16 vite e lascia un solco profondo nell’Italia intera. Se l’obiettivo era fermare lo spirito di trasformazione di quella stagione di grandi lotte sociali, esso in un primo momento fallisce. Durante i funerali delle vittime, Milano risponde con composta fermezza. Quel giorno, così come al funerale di Pinelli, migliaia di persone si ergono, consapevolmente o meno, a difesa della libertà e fanno da monito a qualsiasi tentativo di svolta autoritaria. La strage segna però un progressivo imbarbarimento del modo di far politica, che scivola dal piano del conflitto sociale a quello dello scontro armato, innalzando sempre più la tensione.Già, la strategia della tensione, che passa dalla fase teorica alla fase d’attuazione iniziando un lento

lavoro di logoramento delle coscienze, soprattutto di chi si oppone alla normalizzazione e alla conservazione. Le bombe nelle banche, nelle piazze, sui treni, il golpe strisciante, la guerra civile a bassa intensità. Fino ad arrivare agli anni di piombo durante i quali il mostro terrorista generato dall’odio e dalla violenza si nutre dell’odio e della violenza che ha generato. Prima lo stragismo, poi il terrorismo infergono duri colpi ai movimenti dei Settanta, edulcorandone man mano la capacità e la volontà propositiva, innovativa rispetto una società che non chiedeva altro che normalità. In questo senso la strage di Piazza Fontana avviò una stagione che ha prima arginato (e normalizzato) la situazione; poi ha posto le basi per la conservazione della società grazie ad una graduale narcotizzazione del pensiero collettivo anticonformista e ribelle. Per tutti questi motivi il 12 dicembre ‘69 segna uno spartiacque. Piazza Fontana diviene snodo cruciale tra due stagioni che spaccano la storia recente del Paese. Prima e dopo. Perciò quegli anni sono ancora tra noi. Ora abbiamo la possibilità di analizzare e capire quelle radici che molti si affannano a seppellire, e che fa dire alla maggioranza degli studenti che la strage di Piazza Fontana è opera delle BR. Studiare Piazza Fontana significa capire le ragioni dell’oggi e attrezzarsi diversamente ad affrontare un futuro che, senza le dovute correzioni, potrebbe rivelarsi molto più nero di quello che l’Italia ha affrontato all’indomani della strage. Ecco, questo quarantesimo potrebbe essere l’occasione per cominciare a risalire la china.


Rubrica poetica “Do it Yourself”, ovvero come la Poesia possa tranquillamente andare oltre l’endecasillabo

Essere poesia a Milano #0

di Francesca Delcarro “C’era una volta un Uomo Comune che camminava sul mondo con una sensazione lieve in tasca; non riuscendo ad esprimerla, si ritrovò soltanto più pesante di prima, come incapace di usare una moneta d’oro pur sentendola tintinnare nei pantaloni.” Questa rubrica è nuova-nuova, Ditemi voi: come posso spiegare l’onomatopea e l’esametro. Facciamo finta che non esistano è la numero zero, si fa pomin poche righe che il poeta non e sentiamoci semplicemente posamente chiamare “Rubrica di ha bisogno di nessuna divinpoeti col nostro paio di emozioni Poesia”. ità perché gli basta vedere la in tasca e il vuoto sotto lo sterno. In teoria sarebbe mio dovere in- nebbia alzarsi dalla campagna, trodurvi le linee guida di questo due amanti su una panchina o spazio, presentarvi i suoi limiti l’autunno degli alberi per sentire Questa rubrica è uno spazio aperto, autogestito ed auto-evole i suoi confini e le sue finalità la sua anima colmarsi e divenvente, senza odiose pretese di quasi fossero i lati di un rettare cielo e primavera e sole e torto o ragione, senza i presunti tangolo, ben definiti ed asettici luna e farfalle e nuvole e terra dettami della scrittura creativa, come un’incisione sul campo e fiori tutto insieme e allora senza critiche e senza nomi operatorio. deve scrivere, scrivere, e scrialtisonanti, perché è proprio In pratica, però, non vi spieghvere ancora perché altrimenti erò nulla, perché per farlo dovrei gli sembra di aver le vene tanto così che mi piace immaginare la libera espressione di quei senenunciarvi il concetto di piene da non poterci far stare timenti resi musica dalle lettere Poesia, nello stesso modo sterile nemmeno il sangue che scorre e dalla punteggiatura e dall’aria e brutale con cui la definiscono nel suo corpo? i dizionari: “l’arte di comporre Per essere Poeti basta così poco, che corre in gola di chi li legge versi”. un foglio, una penna e una Sen- ad alta voce. Assurdo. Assurdo ed inconcepi- sazione Lieve. bile come il senso di quei fiori Dimentichiamoci gli endecasilla- Questa rubrica appartiene a chi ci scrive, gialli che crescono tra i binari bi e le rime baciate, AABBCC, le perciò inviate le vostre opere a: del treno. quartine e le terzine, la metrica, tappetoletterario@libero.it Aut-umn. Stridono le tapparelle mentre vengono abbassate e languiscono le marmitte sbriciolandosi nella ruggine dell’usura; percorrono i viali dove piovono le foglie come riso sul capo fiorito di sposa. L’autunno, ospite sgradito, preme il viso sui vetri delle finestre macchiando di sebo e unto la pulizia recente; facendosi schermo dal riverbero con la mano a coppa tenta di penetrare le intimità domestiche, raffreddando le ossa e calcificando le preoccupazioni. Si cammina calpestando l’estate che geme sotto i tacchi dei primi stivali pesanti; la detestabile intransigenza così poco primaverile fa capolino dalle agende colme di impegni e doveri. E corrono i bambini nei cortili delle scuole evitando le madri con i maglioni nelle mani e bevono avidi le ultime tiepide brezze catturando con le dita le farfalle inebetite. Tra i precoci densi fumi di fiato si consuma violenta la mia gioia; mai sono stata così coerente con il tutto: già marcia dentro, mentre fuori ingialliscono le piante.

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Lo scaffale dei libri e fumetti - Recensioni

Manuel Castells: Il potere della comunicazione Di Guido Anselmi Trovarsi a recensire un libro che parla di potere, comunicazione e democrazia, devo ammettere, fa un certo effetto, non solo per l’ anomalia della situazione italiana, ma anche per il fatto che quella stessa anomalia è discussa senza tutte quelle cortesie e quelle occhiute censure che in Italia hanno addomesticato il dibattito relativo alla questione. Nella sua più intima essenza il libro di Castells è un analisi ferocemente impietosa dei meccanismi di produzione della politica nell’era della comunicazione: tratta di soldi, potere e di come, per ciascuno di noi, sia molto più facile credere a tutti quei discorsi che non mettono in questione la miseria delle nostre comode verità preconcette. Il potere della comunicazione non è tanto la possibilità di far passare notizie più o meno “false” ma quello di creare un contesto, un frame emotivo entro cui poi le notizie verranno interpretate. E’ una questione di parole, non di sostanza: un’ invasione diventa una guerra al terrorismo e, per ritornare alle vicende di casa nostra, un

criminale conclamato diventa un perseguitato politico. L’ importante non è tanto che la notizia sia ritenuta vera in sé, l’ importante è che la notizia produca, tramite il gioco dei contesti e dei frame, una popolazione che vuol credere a quel tipo di notizia, e che intrecci le proprie vite con la narrazione proposta al punto di arrivare a diventare un tutt’uno con la finzione. Se tutto questo vi sembra familiare è perché lo è: è la descrizione scientifica della “bolla di realtà” italiana dove pur in mancanza di una costrizione formale il potere berlusconiano viene riprodotto da quanti scelgono di nascondere le miserie della propria esistenza dietro alla narrazione di un mondo scintillante. Ancora più rivelatore è il capitolo che parla della politica degli scandali, in questo ambito la teoria di Castells è molto semplice. Lo scandalo, oltre a servire come consolidata arma di lotta politica, per alcuni produce un beneficio aggiunto molto semplice: l’erosione della fiducia nel sistema politico in

toto non implica l’erosione della fiducia in ciascun uomo politico, alla prova dei fatti determinate persone possono anche costruire la propria credibilità su un mare di fango...sono appunto quelle persone che sono state in grado di attivare su se stessi dei frame comunicativi efficaci, in grado di regalargli la ragione a prescindere. A questo punto ci tengo a precisare che il libro non parla, se non di sfuggita, di Berlusconi, bensì si limita a delineare una teoria di potere e comunicazione nell’era neoliberista, e da questa analisi emerge per contrasto il carattere esemplare dell’autoritarismo comunicativo italiano. In questo senso, molte delle riflessioni che ronzano nella testa di chiunque abbia ancora conservato padronanza del proprio cervello, troveranno in questo libro pane per i loro denti assieme ad alcune soluzioni proposte per uscire dall’impasse che, anche se esistono quasi esclusivamente a livello virtuale, meritano di essere indagate ed approfondite.

Simone Sarasso e Daniele Rudoni: United We Stand Di Fabio Vercilli e Giulio D’Errico

Fantapolitica: un modo diverso di immaginare il futuro e contemporaneamente di riflettere sul passato. Tra storia e fantascienza, dove l’esigenza non è né quella di raccontare o reinventare fatti già accaduti, né quella di mostrare la nave stellare di sorta, ma quella di rendere credibile una guerra civile.

Anno 2013, il conflitto nucleare, scongiurato durante la guerra fredda, esplode tra Cina e Stati Uniti. Italia, vittoria delle sinistre e del primo presidente donna alle elezioni. Colpo di stato militare delle milizie di Ultor, retaggio di certi apparati mai soppressi in passato. Così si apre la graphic novel United We Stand, firmata Simone Sarasso e Daniele Rudoni. Questo lo scenario, così apocalittico, ma allo stesso tempo così verosimile, del thriller

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fantapolitico in cui si sviluppano le storie dei 4 personaggi principali: Stella Ferrari, neoeletta presidente del consiglio, la figlia Giada, Andrea Sterling, comandante dei golpisti e Ettore Brivido, rapinatore pluri-ergastolano, che quasi quasi ci ricorda Vallanzasca.

“presente”, cioè la resistenza al golpe militare, fino all’ultima inaspettata svolta.

Opera che mescola sapientemente cinema, letteratura e fumetto, sfruttando a pieno la libertà narrativa che quest’ultima forma consente, ricollegandosi al mondo parallelo creato da La narrazione si snoda tra flash- Sarasso nei suoi romanzi Conback che toccano snodi cruciali fine di Stato e Settanta, in cui della storia italiana (lo scoppio racconta una storia parallela del della bomba in Piazza Fontana, nostro paese tra servizi segreti, la scoperta di Gladio), omaggi stragi, terrorismo e politici basai poliziotteschi dei Settanta, il tardi (vi suona familiare?).


Indirizzario delle realtà della Statale di Milano Scienze Politiche

Mediazione Culturale

Via Conservatorio 7 Collettivo di Scienze Politiche attività: iniziative per l’università, autoformazione e questione degli spazi. Attivo anche in ambito metropolitano. ritrovo: martedì alle 12.30 in cortile blog: scipolmilano.noblogs.org mail: collettivodiscienzepolitiche@ gmail.com

Polo di Sesto S.G. Collettivo No Pasaran attività: antirazzismo, autoformazione. ritrovo: ogni martedì 10.30 in auletta blog: collettivonopasaran.blogspot. com mail: collettivonopasaran@gmail. com

Uninversi attività: osservatorio sulle patologie delle università milanesi ritrovo: ogni giovedì alle 12.30 in atrio alla bacheca sito: uninversi.org mail: retazione@libero.it

Laboratorio Progettuale degli Studenti Universitari di Storia (LAPSUS) attività: iniziative di approfondimento di storia contemporanea con l’ausilio delle nuove tecnologie ritrovo: ogni giovedì alle 14.30 in auletta A sito: laboratorio lapsus.it mail: info@laboratoriolapsus.it

GayStatale attivitá: aggregazione e socializzazione della comunità Glbt universitaria, promozione di attività culturali e politiche per sensibilizzare l'ambito universitario sulle tematiche Glbt ritrovo: settimanale blog: gaystatale.blogspot.com, it.groups.yahoo.com/group/gaystatale

Collettivo di Città Studi attività: sociale - politica -culturale, autoformazione, serate, mobilitazioni ritrovo: ogni martedì ore 17:30 in patio di Architettura blog: cittastudi.noblogs.org mail: retazione@libero.it I Chimici Reagiscono attività: rappresentanza studentesca, partecipa alle mobilitazioni in difesa dell'universitá e della ricerca sito e forum: unimichimica.com mail: chimicireagiscono@gmail.com

Le cellule compagne attività: Festa di Primavera, rappresentanza studentesca, progetto di una Copisteria degli Studenti e bike sharing ad Agraria. blog: lecellulecompagne.splinder. com mail: lecellulecompagne@autistici. org S-tralci, periodico autoprodotto di Agraria ritrovo: tutti i giovedi` alle 15 in Auletta 3, Facolta` di Agraria mail: redazionestralci@gmail.com

Veterinaria Con-Testa attività : rappresentanza studentesca, si preoccupa di fornire trasparenza d’informazione tra le parti, in modo tale da permettere a ciascuno studente di essere “parte attiva” nella vita accademica, per avere diritto di giudizio e di opinione sull’utilizzo delle risorse da parte della facoltà. ritrovo : ora di pranzo, quasi tutti i giorni, ai gazebos della facoltà, via Celoria 10 forum : veterinariacontesta.4rumer. com

Collettivo Fuori Controllo attività: osservatorio sull’università, sindacalismo studentesco, antifascismo, iniziative su questioni di genere, tematiche del lavoro ed ecologia. ritrovo: mercoledì alle 12.30 in cortile blog: fuoricontrollo.tk fuori controllo.spo@gmail.com

Sede di via Festa del Perdono

Citta Studi

La ciclofficina Ruota Libera Nasce nel maggio 2004 nel cuore di Città Studi, sull’onda lunga delle mobilitazioni contro la guerra in Iraq promosse dagli studenti del collettivo “Sveglia Città Studi”, attenti alle tematiche del risparmio energetico e della mobilità sostenibile. La ciclofficina è uno spazio autogestito, in cui si sperimenta la condivisione dei saperi seguendo il motto “LO VEDI, LO FAI, LO INSEGNI”, che si

traduce in un’assistenza gratuita all’autoriparazione della bicicletta (gli strumenti sono a disposizione). È inoltre un luogo di aggregazione, scambio culturale, socialità all’interno dell’ateneo. apertura: ogni venerdì h 16:00 – 19:30 blog: ciclofficinaruotalibera. wordpress.com mail: sveglia_cittastudi@inventati.org

Locazione: Facoltà di Agraria, via Celoria 2

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Da

UNITED WE STAND

di Simone Sarasso e Daniele Rudoni Marsilio, 2009

sottotraccia  

Inchiesta: Giallo al ministero, dov’è sparito il merito? Diritto allo studio alla Statale I protagonisti del merito Cosa faranno i privati i...

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