Page 1

S o t t o b a n c o

squadrista

BOLLETTINO DI INFORMAZIONE PER STUDENTI INTELLIGENTI – SETTEMBRE 2010

L’estate è finita! Si torna a scuola, e ad accompagnarvi nel triste evento c’è anche Sottobanco, giornalino giunto ormai alla sua terza annata di esistenza. Alcuni di voi si ricorderanno di noi, altri invece ci usano per fare aeroplanini di carta. Non si può entusiasmare tutti purtroppo… Durante la calura estiva ne sono successe di cose… a livello nazionale si è consumata di fatto la scissione tra Berlusconi e Fini, evento che sancisce il fallimento della destra nel governo del paese. Prima di parlare di cose impegnative però vorrei dirvi che a livello regionale e giovanile un grande passo è stato compiuto con la nascita della Rete, una sorta di coordinamento valdostano tra diverse realtà giovanili quali Altra Scuola, Autoinformazione, Collettivo studentesco e Giovani Comunisti. L’obiettivo è quello di mettere insieme “teste pensanti” uscendo dagli steccati ideologici e creando un mezzo che consenta a qualunque giovane di fare iniziative di vario tipo (culturali, artistiche, sociali, economiche, politiche) senza dover entrare in organizzazioni, partiti, robe che richiedono tessere o che sono vincolanti. Chi non vuole rimanere con le mani in mano insomma ha l’occasione di agire, partecipare ed entrare a far parte di un gruppo di persone che si consolida ogni giorno che passa. Vi terremo informati sull’argomento, ma se foste interessati non esitate a contattarci per saperne di più su riunioni e attività. Intanto vi ricordo che per il secondo anno di fila è in piedi il progetto Altra Scuola, che vuole permettervi di scegliere dei rappresentanti d’istituto degni di questo nome (maggiori news all’interno con il manifesto del gruppo). Ora però vorrei approfittare dello spazio restante per parlare di qualche cosetta che forse non è troppo conosciuta: cominciamo dall’ennesima legge ad personam di Berlusconi, che si è appena fatto approvare un provvedimento con cui la Mondadori (azienda di famiglia controllata da Marina Berlusconi) è appena stata “graziata” dallo Stato riguardo ad un debito di 350 milioni di euro. Ne verserà solo il 5% e i suoi problemi con il fisco saranno risolti. L’altro giorno quando abbiamo aderito al No Mondadori Day e volantinato in piazza Chanoux per informare la gente a riguardo (se aspettiamo che lo faccia il tg1 di Minzolini stiamo freschi!) una persona anziana mi ha detto che era un pensionato e non gliene fregava niente. Come dire “penso solo a me stesso, del resto non mi importa”. Un atteggiamento che ho riscontrato anche presso altri giovani, alcuni dei quali ragionano così: “pensa a vivere bene facendo i tuoi interessi, che gli altri faranno uguale”. Bene. Voi tutti che pensate così vi state disinteressando della politica, ma sappiate che la politica gode di questa vostra rinuncia ad un diritto sacrosanto, e approfitta per fare quel che vuole. In questo caso la questione Mondadori costa circa 7 euro ad ogni italiano, voi compresi. Una piccola tassa, niente di più, cosa volete che siano? Con i nuovi prezzi del pub inglese poco più di una birretta media… La risposta che noi suggeriamo è sempre la stessa: lo sdegno che vi colpisce non vi allontani dalla politica, ma vi renda più critici verso le persone e i partiti che fanno queste porcate. Vorrei parlarvi ancora di due cose molto importanti: la prima riguarda la questione dei ROM. In Francia il presidente Sarkozy sta facendo di tutto per cacciarli, sgomberando i campi e dandogli poche centinaia di euro per espatriare assai poco volontariamente. L’Unione Europea ha condannato queste pratiche che mostrano le derive fasciste e razziste del presidente destroide Sarkozy. E mentre il popolo francese è sceso in piazza per protestare con milioni di persone in Italia il ministro dell’Interno Maroni, leghista doc, ha rivendicato l’invenzione del metodo adottato dalla Francia. Complimenti Maroni, vantiamocene pure di essere un paese violento e xenofobo. Vantiamoci di avere i CIE, veri e propri campi di concentramento degni dei gulag e di Auschwitz. Vantiamoci di essere


2

S o t t o b a n c o

un popolo che rifiuta di accogliere il più povero e meno fortunato, alla faccia della carità e solidarietà che dovrebbero contraddistinguere ogni essere umano degno di questo nome. E pensare che poi questi piccoli Maroni sono i primi ad applaudire quando il Papa parla in pubblico. Bella ipocrisia, bravi! Ma lo sanno questi leghisti ignoranti che da noi l’80 per cento dei Rom sono italiani? Se proprio bisogna cacciare qualche italiano allora preferisco iniziare dai fascisti e dai leghisti che incitano all’odio razziale… Io intanto me ne sto a fare qualche festa gitana con i Rom... È una scelta netta e di parte, che rifiuta la logica del “i Rom sono tutti ladri”. Non è così, questa è ignoranza pura. E comunque gli italiani “non-Rom” sono ancora più ladri... Vi dirò di più: qualche giorno fa Sabi Sadali, tunisino di 26 anni, ha reagito ad uno scippo fatto a Loreta Rizza, 45 anni e “italiana doc”. Ha catturato uno degli aggressori ai carabinieri facendo così giustizia. Sabi però non ha attualmente un lavoro fisso, e per la legge Bossi-Fini (proprio quel Fini che oggi sembra un chissà quale rivoluzionario e invece è semplicemente un post-fascista) è un clandestino che deve essere rimandato in patria. Così si è visto consegnare dai carramba un bel “foglio di via”… Io propongo di spedirci Bossi e Fini in Tunisia, così si abbronzano un po’ (legge del contrappasso), noi invece ci potremmo tenere Sabi trovandogli un impiego in polizia, vista la sua bravura nel catturare i veri delinquenti… Ah già ma non si può fare perché il Governo non ha tagliato fondi solo alla scuola ma anche alla polizia, quindi non ci sono soldi per nuove assunzioni… Ultima cosa: ultimamente va di moda il termine “squadrista”, usato molto soprattutto dai dirigenti del PD per denunciare quelli che vanno a contestare certa gentaglia come Schifani e Bonanni. Tutto ciò è vergognoso. Squadristi erano i fascisti che facevano azioni violente contro singoli, associazioni e organizzazioni operaie o socialiste. Oggi invece squadrista è chi fischia il presidente del Senato Schifani, accusato di avere avuto qualche contatto di troppo con la mafia (il pentito Gaspare Spatuzza sostiene che Schifani, 18 anni fa, è stato uno dei tramite tra i fratelli Graviano, i boss di Brancaccio protagonisti delle stragi di mafia del ‘92-93, e Marcello Dell’Utri. Chi avrà ragione?) o chi contesta il presidente della CISL Bonanni. Ampliamo su quest’ultimo: in Italia ci sono sostanzialmente tre grandi sindacati: CISL, UIL e CGIL. Un sindacato dovrebbe difendere i lavoratori giusto? Bene, ormai da anni CISL e UIL questo non lo fanno più, lasciando la CGIL da sola a fronteggiare gli attacchi del governo di destra e le manovre di Confindustria (l’insieme degli imprenditoripadroni italiani). Praticamente si accusava Bonanni di essersi venduto ai padroni, firmando qualsiasi accordo che limita i diritti dei lavoratori senza problemi. Tutto ciò è purtroppo vero, onde per cui ci si chiede come faccia il PD a dare dello squadrista a chi denuncia queste persone... Ma ormai non ci si aspetta niente dal PD... Per fortuna rimane la CGIL, e soprattutto la FIOM, che garantiscono una ferma resistenza a questi attacchi. Pomigliano e Melfi sono i simboli dell’estate: padroni all’attacco, lavoratori in ferma difesa. Noi ovviamente tifiamo per questi ultimi. Come sempre. Perché siamo contrari alla schiavitù, e pensiamo che non ci debba essere solo una libertà “del” lavoro, ma che la rivoluzione tecnologica e produttiva debba essere messa al servizio della libertà “dal” lavoro, e non soltanto per far aumentare i conti in banca di chi è già ricco sfondato. Lavorare meno, lavorare tutti. Sembra utopia, ma è solo qualcosa di molto concreto di cui i padroni hanno paura. Alessandro Pascale


S o t t o b a n c o

3

Morti nelle carceri: uno sguardo al di là delle sbarre «Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.[...] Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento é attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti. » (art. 1 legge sulle carceri 1975.) Nella legislazione il penitenziario è concepito come un luogo in cui vengono reclusi individui giudicati colpevoli di reati per cui è prevista la carcerazione o in attesa di giudizio, come tappa di un percorso di riabilitazione e reinserimento nella società. Come spesso accade in Italia la realtà si allontana molto dalle intenzioni del legislatore. La situazione delle carceri italiane non solo non riflette in alcun modo i principi ispiratori della legge che la disciplina, ma si configura spesso come una violazione dei diritti umani dei detenuti. La politica di rilievo nazionale non ha intenzione di alzare il tappeto sotto cui ha nascosto questa situazione e le poche inchieste giornalistiche non riescono a scalfire il silenzio e l’oblio che avvolge queste problematiche. In Italia ci sono 206 istituti di pena per una capienza massima complessiva di 44.576 posti. I detenuti sono 68.121. Il sovraffollamento è una realtà anche del piccolo carcere di Aosta che, pensato per una capienza massima di 181 persone, ne ospita 270. I problemi però riguardano anche l’assenza di attività di lavoro, formazione e l’assistenza sanitaria insufficiente. I tagli alla spesa si stanno abbattendo anche sul sistema carcerario: nel 2001 (presenza media giornaliera 54.895 detenuti) si spendeva mediamente al giorno 131,90 euro per detenuto; nel 2006 (presenza media giornaliera 51.748 detenuti) si aumenta fino a 154,85 euro; per il 2010 (presenza media 67.156 detenuti) si prevede di scendere a 113,04 euro. Risulta interessante considerare, parallelamente all’andamento della spesa, le variazioni del numero di morti nelle carceri. Dal 2000 a oggi sono morti più di 1700 detenuti di cui 599 per suicidio, gli altri sono stati vittime della disastrata assistenza sanitaria, di overdose o di non meglio precisate cause da chiarire. Dal 2006 al 2008 si osservava una rassicurante diminuzione delle morti e dei suicidi, conseguenza, oltre che della maggiore attenzione, anche del discusso indulto, adottato per ridurre il sovraffolamento in attesa della costruzione di nuovi istituti di pena. Se nel 2008 c’erano stati “solo” 46 suicidi e 142 morti complessivi, nel 2009 71 persone hanno deciso di togliersi la vita in carcere e altre 100 sono morte senza assaporare di nuovo la libertà. Alle fine di agosto del 2010 siamo già a 116 morti, di cui 42 suicidi. Oltre allo sdegno per le condizioni inumane e le sofferenze dei detenuti non si può nascondere la consapevolezza che non c’è nessuna intenzione di integrare queste persone, al contrario le si esclude da qualsiasi speranza od oppurtunità. Guardare alla delinquenza come un semplice esempio di malvagità umana da cui difendersi relegandola in un istituto di pena è talmente riduttivo da impedire la comprensione della realtà. Ci sono senza dubbio persone pericolose, ad esempio capi di organizzazioni criminali internazionali e italiane, serial killer, terroristi che meritano di essere esclusi dalla società di cui hanno minato spesso l’ordine. Non voglio negare inoltre che chi delinque compia un’azione sbagliata. Voglio però ricordare come spesso i soggetti che compiono piccoli reati e affollano le nostre carceri si siano trovati in situazioni di svantaggio, correlate a scelte di una classe politica interessata ad aprire sempre più la forbice tra chi ha avuto la fortuna di avere un’opportunità per costruirsi un futuro onesto e l’ha saputa sfruttare e chi invece, povero, emarginato in periferia, ignorato da una scuola incapace di rispondere ai suoi problemi, non è riuscito a evitare la delinquenza. La riflessione sulle disuguaglianze e sulle disparità nelle opportunità concesse ai cittadini, per non parlare degli immigrati, ancora colpevoli di essere “irregolari”, è forse il primo passo per superare questa situazione nel lungo periodo, iniziando ad attuare davvero l’art. 3 della Costituzione, rimuovendo “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Paolo Guaramonti


4

S o t t o b a n c o

Per il secondo anno consecutivo un gruppo di ragazzi interessati alla vita all’interno dell’istituzione scolastica e al futuro dell’istruzione italiana si sono riuniti per creare un coordinamento che possa dare maggiore voce agli studenti e creare una rete tra i diversi istituti in modo da avere una collaborazione tra scuole. Il coordinamento avverrà attraverso i rappresentanti d’istituto e di Consulta, i quali si riuniscono periodicamente per discutere su iniziative e problemi legati alla scuola italiana. L’idea del coordinamento nasce dalla consapevolezza che “le cose fatte assieme vengono meglio” e che “l’unione fa la forza”! Altra Scuola crede che condividere i problemi sia il modo migliore per risolverli, per uscirne vincenti e ancora più forti. La Lista Altra Scuola vuole proporsi come un contenitore di idee, un luogo di scambio di opinioni ed un progetto di aggregazione. Prendendo atto che negli ultimi anni sempre più quote di potere studentesco sono ritornate in mano alla dirigenza scolastica, vedendo uno svuotamento del senso e del ruolo dei rappresentanti degli studenti, ridotti ad essere semplici “mascotte” dei rispettivi istituti, A.S. si pone l’obiettivo di ridare dignità e importanza alla rappresentanza studentesca. Essendo la scuola luogo primo di formazione democratica deve funzionare in modo democratico, permettendo dunque agli studenti di partecipare in modo attivo alle decisioni della dirigenza e dei professori. Non siamo semplici utenti di un servizio, ma attori capaci di influenzarne il funzionamento. La Lista Altra Scuola è inoltre cosciente del fatto che scuola e società sono tutt’altro che separate, formando invece un’unità costituita da scambi e influenze reciproche. La scuola forma i cittadini, membri della società, ma nello stesso tempo la società dà l’indirizzo su quale tipo di istruzione sia più adatta per formare i membri della società stessa. Volendo quindi un’altra scuola (democratica, meritocratica, solidale, giusta) non possiamo che volere anche un’altra società che risponda alle stesse caratteristiche. Per questo motivo ci uniamo nella condivisione di tre valori comuni e fondamentali: Partecipazione diretta. La scuola è il luogo in cui si forma la coscienza civica dei ragazzi e occorre, perciò, responsabilizzare gli studenti invogliandoli a partecipare attivamente all’organizzazione delle attività scolastiche. “Altra Scuola” ha deciso, pertanto, di porre la propria attenzione su alcuni punti fondamentali. Innanzitutto un utilizzo più responsabile delle assemblee d’istituto, che potrebbero essere il mezzo per informare gli studenti circa scioperi o manifestazioni, ma anche per organizzare sessioni di documentazione riguardo ad argomenti di attualità. In secondo luogo, vorremmo promuovere un confronto e un dialogo tra i rappresentanti di istituto e di classe della stessa istituzione, attraverso una rete che sia avvalga ad esempio di internet. Sarebbe utile per questo istituire un indirizzo e-mail, gestito dal rappresentante d’istituto, a cui tutti gli studenti possano scrivere per proporre attività o per avanzare richieste. Allo stesso modo ci piacerebbe provare a mettere in piedi, come si era tentato l’anno scorso, una cooperazione tra i rappresentanti d’istituto e i gruppi di Altra Scuola delle diverse istituzioni. Infine vorremmo tentare di organizzare almeno un’auto-informazione nel periodo dell’anno scolastico 2010-2011. Antirazzismo. In tutta Europa, Italia compresa, si affermano gravi deviazioni xenofobe. Prendiamo dunque atto che l’intensificarsi di atteggiamenti razzisti (non soltanto in ambito sociale ma anche politico) impedisce il naturale e pacifico sviluppo della comunità. Altra Scuola, al contrario, auspica una società multietnica e multiculturale dove ogni individuo sia mosso da uno spirito tollerante, aperto e solidale. Per questo poniamo il


S o t t o b a n c o

5

principio dell’antirazzismo come cardine fondamentale del pensiero del gruppo, in considerazione soprattutto dell’importanza rivestita dall’istituzione scolastica, determinante nella formazione civica, culturale e morale del futuro cittadino. Laicità. La scuola pubblica di uno stato laico non dovrebbe essere veicolo di verità dogmatiche e assolute ma stimolare il libero pensiero critico. Di fronte al crescente fenomeno della multi-culturalità anche in Valle d’Aosta, la scuola pubblica deve essere il primo strumento di integrazione, confronto, unione, condivisione. La religione insieme agli altri elementi di caratterizzazione culturale delle persone non dovrebbe essere causa di divisione e discriminazione ma uno dei tanti terreni di dialogo e confronto. Sarebbe utile, pertanto, prevedere la possibilità di organizzare corsi di storia delle religioni o attività alternative all’ora canonica di religione, anche auto-organizzate dagli studenti. Riteniamo infine che la presenza del professore di religione all’interno del consiglio di classe possa determinare ingiustizie per quanto riguarda la valutazione complessiva degli studenti: egli, infatti, ha il diritto di esprimere opinioni e di votare come il resto del consiglio di classe, benché non tutti gli alunni frequentino il corso di religione. Altra Scuola vuole essere la voce degli studenti, il cuore di una scuola in pieno movimento in grado di capire il presente per creare un futuro migliore e adatto ad una società in continuo sviluppo. Noi vogliamo essere anche la TUA voce, quindi unisciti a noi e diventa parte del cambiamento!

Autoinfor mazione

Mercoledì 8 settembre è iniziato il nuovo ciclo di incontri di autoinformazione. Il primo appuntamento era incentrato sul tema del lavoro. Dal nostro punto di vista, infatti, era assolutamente necessario creare un momento di riflessione su questo problema che, direttamente o indirettamente, tocca tutti noi. ovviamente il dibattito si è sviluppato in particolar modo intorno alla questione del rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro. Un rapporto più che conflittuale, se pensiamo che solo un terzo dei ragazzi possiede un’occupazione stabile, mentre i restanti due terzi sono precari o disoccupati. Le ripercussioni di queste situazioni sono evidenti: a causa della loro difficile condizione economica e lavorativa i giovani non possono più puntare all’acquisto di una casa e alla creazione di una famiglia, due dei temi più abusati dalla propaganda democristiana e berlusconiana (le due fazioni politiche che hanno maggiormente contribuito all’affermarsi del lavoro precario nel nostro Paese). Durante il dibattito non è mancata neanche un’analisi del lavoro nero che s’intreccia, ad esempio con la questione dello sfruttamento degli immigrati (e non solo) da parte della criminalità organizzata. Sono stati frequenti, inoltre, riferimenti a temi di attualità come i rapporti tra i dipendenti della Fiat e il suo amministratore delegato Marchionne e la situazione dei lavoratori di stabilimenti come quello di Melfi o quello di Pomigliano. Tuttavia, per motivi di tempo non abbiamo potuto affrontare questioni fondamentali come le morti bianche e la sicurezza sul posto di lavoro, la delocalizzazione, il lavoro minorile, i diritti dei lavoratori nel terzo mondo. Per questo motivo anche l’incontro del 22 settembre, che si svolgerà nuovamente al parco dello scientifico, sarà dedicato al problema del lavoro. Per restare aggiornati su data, ora e luogo dei futuri appuntamenti vi invitiamo a visitare la bacheca del gruppo facebook “Autoinformazione!!!” oppure il nostro blog all’indirizzo: http://autoinformazione.blogspot.com/. Isma Fayad


6

C.I.E.

S o t t o b a n c o

-Abbiamo i Lager sotto casa-

È appena trascorsa un’estate come tante: vacanze, feste, viaggi esotici. Ma l’estate è anche tempo per altri viaggi. Piccole e miserabili solcano il Mediterraneo le carrette del mare, zeppe di gente che ha affrontato il deserto, le galere libiche, i mercanti di uomini, spendendo i risparmi di intere famiglie, pur di agguantare un’opportunità di vita, un futuro per se e per i propri figli. Tanti non ce la fanno, inghiottiti dal mare. Chi riesce ad arrivare spesso trova ad accoglierlo uomini in armi che gli garantiscono un soggiorno esclusivo in uno di quegli hotel di lusso che chiamano CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati. Sono prigioni. Posti dove vieni privato della libertà in attesa di essere buttato fuori a forza. In queste prigioni per migranti soprusi, pestaggi, violenze, umiliazioni, cure negate, sedativi nel cibo sono pane quotidiano. Ogni giorno, in ogni dove, qualcuno viene caricato a forza su un aereo, su una nave, su un treno. Dicono che li riportano a “casa”. Sono i clandestini, gli stranieri senza documenti. Vengono dai tanti Sud del mondo: sono fuggiti dalla miseria, dalla guerra, dall’oppressione e qui hanno trovato razzismo, caporalato, leggi speciali. In molti paesi europei imbarcano i “clandestini” su voli speciali, gestiti da agenzie specializzate che non vanno troppo per il sottile: spesso gli immigrati sono legati stretti alle mani, alle ginocchia, alle braccia. Qualcuno ogni tanto soffoca per i bavagli troppo stretti o ha un malore per le attenzioni un po’ rudi dei carcerieri. Qualche mese fa un giovane nigeriano è morto per il trattamento subito in aeroporto in Svizzera. In Italia li caricano sulle navi e sugli aerei prima degli altri: così nessuno li può vedere, e, forse, indignarsi. Nelle carte di imbarco i prigionieri sono indicati come “depo” Siedono sempre in fondo all’aereo, circondati da poliziotti in borghese: spesso sono ammanettati. A volte tacciono, rassegnati alla deportazione forzata, altre volte si ribellano, gridano forte, non rinunciano alla speranza. Tra loro c’è anche gente che era qui da anni ed anni, che un giorno ha perso il lavoro e, con il lavoro, anche le carte. Il lavoro che ricatta la vita di noi tutti è una vera catena per gli immigrati. Una legge razzista, una delle tante, sancisce che può vivere nel nostro paese solo chi ha un contratto di lavoro, chi accetta di lavorare per quattro soldi, senza tutele e senza orario. Oggi i migranti, con permesso o in nero, sono i nuovi schiavi di quest’Europa fatta di confini e filo spinato. Quando uno schiavo non serve più lo si butta fuori. Così serve da esempio per gli altri. Lavora e tieni bassa la testa, altrimenti… Pensateci. Oggi tocca agli ultimi arrivati, domani potrebbe toccare a noi. I padroni, se possono, non badano alla nazionalità di quelli che sfruttano. Vi darò notizie su quello che è successo precedentemente e quello che sta succedendo nei CIE italiani. NON possiamo chiudere gli occhi. Link della manifestazione NO CIE a Torino del 10 luglio: http://www.youtube.com/?v=6uXTEywVtKQ

Stephania Giacobone

IC IE in It al ia


S o t t o b a n c o

C a r o a s s e s s o r e. . .

7

Questi gli obiettivi di «Giovani in moto» Rispetto all’articolo apparso su «La Stampa» dell’8 agosto 2010, «Noi, censurati dalla Regione», l’assessorato Sanità, Salute e Politiche sociali ritiene opportuno fornire ai lettori alcune precisazioni. Il Piano di intervento per l’attuazione di progetti a favore dei giovani, denominato «Giovani in moto», giunto quest’anno alla sua quinta edizione, si propone di promuovere un tipo di protagonismo giovanile capace di esprimere idee innovative, di creare cultura, ricreazione e insieme solidarietà, sostenendo le persone in situazione di disagio e isolamento. Come ogni anno, i progetti presentati alla data di scadenza del bando di finanziamento sono stati valutati da una commissione sulla base di criteri definiti e resi pubblici da apposita deliberazione della giunta regionale, che ha anche approvato il Piano di intervento. I criteri scelti premiano la buona qualità dell’impianto progettuale, gli elementi di innovazione, le modalità di promozione e di sviluppo delle relazioni di rete con enti e associazioni operanti sul territorio di riferimento. Tra i criteri utilizzati per la valutazione non vi è il «merito» dei temi trattati e contenuti nei progetti: l’Amministrazione regionale, infatti, fissa come assunto che i giovani siano capaci di assumersi le proprie responsabilità, in quanto soggetti attivi, presenti e partecipi della vita pubblica e sociale del territorio valdostano. Appaiono, di conseguenza, prive di motivazione le parole del giovane studente del Liceo Linguistico in merito alla bocciatura di un progetto presentato nell’ambito del bando «Giovani in moto 2010», «… perché affrontava temi spinosi». La Regione chiede, invece, ai giovani di non utilizzare il proprio progetto per fini di propaganda politica, commerciale o di proselitismo religioso e non vincola in nessun modo i contenuti a soggetti propri della tradizione valdostana (allevamento, montagne o artigianato). Tutto ciò è facilmente verificabile da una semplice scorsa ai finanziamenti erogati negli anni passati: sono stati realizzati, infatti, progetti che hanno previsto l’organizzazione di spettacoli teatrali, eventi musicali di vario genere, serate di sensibilizzazione su temi di attualità, manifestazioni sportive e avvenimenti legati alle forme della comunicazione giovanile nell’età contemporanea. Rattrista, per concludere, costatare che l’impegno profuso dall’Amministrazione regionale per sostenere anche economicamente iniziative concepite e realizzate esclusivamente da giovani e che gli sforzi per garantire trasparenza alle valutazioni e all’apertura pluralistica verso le idee provochino reazioni, per fortuna rare, come quelle descritte dall’articolo in questione. ALBERT LANIÈCE Assessore regionale alla Sanità Salute e Politiche sociali. (da La Stampa) I Giovani Comunisti della Valle d’Aosta sono rimasti inorriditi dalla lettera dell’assessore regionale Albert Lanièce, apparsa su La Stampa in data 19 agosto. Al di là della modalità aristocratica e snobistica con cui si è deciso di rispondere ad un malcontento giovanile motivato dalla voglia di fare qualcosa di concreto e utile per la società, non possiamo non accusare la natura violenta e scomposta delle parole dell’assessore, che in definitiva taccia dei giovani interessati al settore del sociale di voler praticare «propaganda politica», cosa gravissima in quanto l’interesse per il sociale NON è propaganda politica, ma semplice coscienza civica ed espressione del desiderio di vivere in un mondo migliore. Precisiamo subito che noi Giovani Comunisti non abbiamo nulla a che fare né con quel progetto né con i giovani che l’hanno presentato, eppure non possiamo non essere positivamente colpiti da questi ragazzi valdostani che si interessano a temi seri e fondamentali nella nostra vita quotidiana. Vorremmo ricordare all’Assessore che il disagio – anche conseguenza delle scelte dell’amministrazione regionale – è diffuso e tutt’altro che raro (si vedano in esempio i risultati di una nostra ricerca sulla Cittadella dei Giovani, la quale di fatto scontenta il 90% di un campione oggettivo di 300 giovani). Ciò accade quando «si sostengono economicamente le iniziative concepite e realizzate esclusivamente da giovani» solo a parole e non a fatti, come questo piccolo “caso” di Giovani in Moto testimonia. Per rendere vere le affermazioni dell’assessore Lanièce, occorrerebbe innanzi tutto un bagno di umiltà da parte dell’intera amministrazione regionale, abbandonando la presunzione di imporre soluzioni (inadeguate) dall’alto e iniziando a tenere in considerazione le effettive realtà giovanili locali aprendosi all’ascolto e al dialogo verso i diretti interessati. Matteo Castello (coordinatore regionale Giovani Comunisti)


In che scuola torniamo? L’inizio del nuovo anno scolastico conferma drammaticamente la gravissima situazione in cui versa la scuola della Repubblica, colpita da tagli e controriforme che priveranno milioni di giovani del diritto ad una istruzione qualificata. Decine di migliaia di docenti e di personale ATA, inoltre, sono espulsi dalla scuola dopo anni di precariato. Siamo di fronte ad un’emergenza sociale senza precedenti, per le dimensioni dell’attacco all’occupazione in questo settore e per le conseguenze sul futuro delle giovani generazioni. Perfino le analisi internazionali ormai dimostrano il grave arretramento cui è sottoposto il sistema scolastico italiano. Tutto questo richiede una mobilitazione attiva dell’intera società civile, insieme con le realtà scolastiche in lotta per la difesa della scuola della Costituzione. Le iniziative che in questi giorni si stanno diffondendo in tutto il territorio nazionale costituiscono occasioni di aggregazione ed espressione del conflitto che possono coinvolgere anche altri settori della conoscenza, come si è già verificato nello scorso autunno. Può nascere un grande movimento di massa capace di sconfiggere il governo e imporre il ritiro di tagli e delle controriforme. Sostegno alle lotte in corso, organizzazione di manifestazioni e di controinformazione, partecipazione alle mobilitazioni e a tutto ciò che sarà individuato come utile a fronteggiare l’emergenza “diritto allo studio”, rappresentano l’impegno della Federazione della Sinistra per difendere l’accesso al bene comune della conoscenza. FERMIAMO LA DISTRUZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA! LA GELMINI SI DEVE DIMETTERE!!!

Su

http://ilfilorosso.org

puoi

trovare

tutti

i

numeri

di

Sottobanco

Scrivici via e-mail, oppure raggiungici su facebook iscrivendoti al gruppo Sottobanco - Bollettino di informazione per studenti intelligenti. Altri gruppi su facebook per gli interessati sono Giovani Comunisti amatriciano@gmail.com Matteo Amatori Valle d’Aosta e Federazione della cascas87@tele2.it Matteo Castello Sinistra Valdostana. padand@libero.it Andrea Padovani Un sito interessante è peasyfloyd@hotmail.com Alessandro Pascale http://www.rifondazionesevda.org CICL.IN.PROP.VIA MOCHET,7 PRC

Sottobanco squadrista  

settembre 2010

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you