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primavera

BOLLETTINO DI INFORMAZIONE PER STUDENTI INTELLIGENTI – MARZO 2010

Vi ricordate quella fastidiosa e noiosissima ricerca che la prof vi ha affibbiato per la prossima settimana? Quel lavoro che nessuno di voi ha voglia di fare ma che alla fine farete per non prendere un 2 scritto a caratteri cubici? Bene, ipotizziamo che voi la ricerca non l’abbiate fatta. Perché? Perché la sera prima quando avreste dovuto sbattervi tra enciclopedie, google e tesine rubacchiate alla sorella maggiore vi è venuta invece una gran fame e siete usciti a prendervi un kebab. Il giorno dopo arrivate dalla prof e le dite: “guardi mi spiace, ma non ho potuto svolgere il mio dovere perché avevo fame.” La prof risponderà ovviamente una cosa del tipo “bravo! Ora ti becchi questo 2 e la probabile bocciatura nella materia!”. Sapete bene di essere nel torto marcio. Per quanto sia scocciante, le ricerche s’hanno da fare, così come a scuola ci si deve andare. Poco da discutere. Invece no. Vi inventate che mettendo quel 2 la professoressa limita il vostro diritto allo studio, condannandovi ad una probabile bocciatura. Iniziate a denunciare di faziosità e stronzaggine quella prof imparziale e bastarda, vi appellate agli altri studenti, ai genitori, e infine al preside, tra lo stupore generale dei vostri compagni che vi guardano come un marziano impazzito. I genitori però fanno la voce grossa, incazzati anche loro per quello che gli ha raccontato il figlio, e sfruttando il fatto che un parente è il sindaco scrivono in fretta e furia una legge comunale che consiglia di non interpretare le mancate consegne di ricerca come dei 2 ma come dei motivi di malessere suscitati dai problemi sociali (!). Il preside stretto nella morsa dei parenti furiosi (e importanti) dell’alunno deve prendere una decisione e non potendo sconfessare apertamente la professoressa che ha messo il 2 proclama il diritto di ogni studente a non essere bocciato, in quanto i genitori hanno il diritto di poter vedere i propri figli andar bene a scuola. Intanto i compagni del fancazzista si chiedono perché diamine hanno perso un pomeriggio intero a fare una ricerca sui paesi caucasici (di cui tra l’altro non gliene frega niente) se poi potevano tranquillamente farla senza prendere insufficienze. Ne conseguirà naturalmente che molti rifiuteranno per sempre di fare i “compiti a casa” ricordando l’esempio dello studente fancazzista… Ecco, ora provate a sostituire i nomi di questa paradossale vicenda. Lo studente fancazzista è un rappresentante del Popolo delle Libertà. I suoi genitori sono Berlusconi e Schifani. La professoressa è il tribunale del Lazio. Il preside è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E gli altri studenti sono il popolo italiano che trova ancora la forza di incazzarsi per queste evidenti prese per il culo che legittimano una società in cui da una parte ci sono quelli che fanno tutto quello che gli pare (violando palesemente le regole, tanto poi si cambiano le leggi se qualcosa va storto), dall’altra ci sono quelli che quando fanno cazzate vengono bastonati, e quando invece fanno cose egregie vengono bastonati lo stesso. Il bello è che i personaggi che violano le regole in continuazione sono pure quelli che poi vogliono la vostra bocciatura per un solo 5 in pagella. Il saggio dice: “facile fare i froci col culo degli altri”. Ps: perdonate le numerose scurrilità ma mi è giunta voce che il Governo dei fascisti abbia appena fatto un decreto con cui si eliminano le regole del galateo. Sembra che ciò sia dovuto al fatto che a Berlusconi sia scappata una bestemmia dopo aver letto che un altro dei suoi parlamentari destroidi sia stato beccato in rapporti intimi con la mafia. Altre voci riferiscono che il “porc” gli sia scappato quando hanno beccato le ennesime sue intercettazioni telefoniche in cui chiedeva di chiudere alcuni programmi televisivi e si intratteneva lungamente con il direttore del TG1 Minzolini (altresì detto Scodinzolini da qualche giornalista). Welcome to Italy. Alessandro Pascale


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No ai Giochi Militari!

Ultimamente, durante uno pseudo-dibattito virtuale, è stato scritto che i Giovani Comunisti rompono sempre i coglioni. E questa cosa mi piace. Mi piace meno un altro commento che diceva “i giovani comunisti secondo me, dovrebbero imparare a preoccuparsi di più dei problemi che riguardano il nostro popolo”. Io con molta arroganza credo che quando vai in piazza a manifestare contro la privatizzazione e la depredazione della scuola pubblica, quando vai in piazza contro gli attacchi vergognosi all’articolo 18, quando vai in piazza contro la precarietà, per i diritti, contro il legittimo impedimento (ecc. ecc.) tu STAI occupandoti dei problemi delle persone. Ma non è di questo che voglio parlare...Voglio parlare dell’ennesima “inutile” occasione che i Giovani Comunisti hanno escogitato per rompere i coglioni in modo da far passare anche questo mese. Sto parlando dei Giochi Militari Invernali che la Valle d’Aosta ospiterà dal 20 al 25 marzo. E be’? Ma lo sport è di tutti. Lo sport è pacifico. Lo sport non c’entra nulla con la politica. Perfetto, ma la guerra invece c’entra eccome. Perché lo scopo della manifestazione è “far comprendere il formidabile ruolo delle Forze Armate moderne al mantenimento della pace nel mondo attraverso lo sport”, al che io mi chiedo: le Forze Armate servono a mantenere la pace? Ah, ed io che pensavo che la guerra fosse uno strumento di morte, distruzione e violenza... La prima grande ipocrisia è quella che ci vuole convincere che solo perché si fa fare sport ad uno o due militari ecco che l’esercito diventa uno strumento di pace. Invece io voglio ricordare che il nostro esercito è attualmente impegnato in una guerra, quella in Afghanistan, nella quale da un lato si ammazza, dall’altro si muore. Recentemente sono stati stanziati dal Governo 308 milioni di euro per la continuazione di questa guerra, facendo salire la somma totale spesa in questi anni a più di 2 miliardi di euro! Nel frattempo si tagliano fondi alla scuola, alla sanità e allo stato sociale. Ma queste cose ai valdostani non interessano immagino...solo sterile retorica! Dopodiché, evitando di insistere sul fatto che la nostra Costituzione rifiuti la guerra (tanto pure della Costituzione non gliene frega più niente a nessuno), insistiamo su un’altra ipocrisia. Siamo sempre tutti pronti a condannare l’Iran quando ci fanno vedere le immagini della repressione, dei morti (Neda, la ricordate?)...Siamo tutti pronti a condannare la Cina per il suo autoritarismo, per il suo “invadere” i nostri mercati delle sue merci... Però quando si tratta di ospitare le delegazioni dei loro eserciti allora ci si dimentica di questi “dettagli”, pronti a contribuire a fornir loro una calda accoglienza. Certo, se c’è da far girare l’economia ogni valore lo si butta nel cesso... Questo non è sterile moralismo, questa è etica, è fare le cose in base a determinati valori. Avevamo già avuto un assaggio della mancanza di valori della nostra amministrazione con la questione dell’Isola dei famosi, la quale si poteva riassumere così: “per due soldi siamo disposti a promuovere la mercificazione della Valle d’Aosta”. Ora la questione è più grave: per motivi pubblicitari ci si rende complici di regimi dittatoriali e repressivi. La sostanza è la stessa però: la Valle d’Aosta, ma più in generale ogni territorio in regime capitalista, è considerata come una prostituta da vendere al miglior offerente, il quale se ne serve a suo piacimento in cambio di qualche spicciolo. Ed ecco che non si capisce cosa renda la nostra regione autonoma diversa dalle altre... Matteo Castello


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La Semi-Illustrazione della Rifor ma

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Grazie, grazie, grazie!!! Volevo ringraziare immensamente l’assessore Viérin e la sovrintendente agli studi Bongiovanni per averci illustrato in modo così chiaro e con toni così pacati i punti deboli della Riforma Gelmini. Il 9 marzo al palazzo regionale si è svolta l’illustrazione dell’adeguamento della Riforma Gelmini rispetto alla scuola valdostana. Beh, a dir la verità c’è stata l’illustrazione dell’adeguamento della facciata “carina” della Riforma, perché le parti “tristi” di questa riforma sono state nascoste il più possibile. Chi doveva chiarirci le idee su cosa cambierà nella scuola valdostana a partire dall’ a.s. 2010/2011 ha pensato bene di approfondire (fino alla nausea ed in modo ripetitivo) il riordino dei licei, degli I.P.R. e degli istituti tecnici. Certo è molto importante spiegare anche questa parte, ma a chi era presente è sembrato che si volesse illustrare SOLO questa parte e cavarsela senza nemmeno citare il “D.P.R. 81/2009” e la “legge 133 articolo 64”. Ora vi spiego cosa si cela dietro queste sigle che di per sé non dicono niente. L’ “articolo 64 della legge 133” è la grande forbice del nostro governo, ovvero lo strumento con il quale si sono tagliati fondi, personale docente, personale A.T.A. (bidelli, segretari, …) e di conseguenza si dà meno attenzione ai ragazzi con difficoltà di apprendimento, si hanno classi sovraffollate e si diminuisce la ricerca all’interno delle Università. Il “D.P.R. 81/2009” invece tratta la formazione delle classi. All’ “articolo 16” è stabilito che le classi prime devono essere formate da un minimo di 27 alunni (in Valle d’Aosta 20), per poi mantenere negli anni successivi un numero minimo di 21 allievi (per la scuola valdostana 17). nonostante ci siano stati degli adeguamenti la situazione rimane abbastanza preoccupante perché in una realtà piccola come la nostra si hanno molte difficoltà ad avere classi prime con un minimo di 20 iscrizioni. Questa situazione chiaramente non riguarda Aosta, dove gli studenti non mancano, ma le istituzioni scolastiche della Bassa Valle. Osservando i dati relativi alle iscrizioni degli ultimi 10 anni si è riscontrato che solo una percentuale ridotta di classi avrebbero potuto iniziare il percorso formativo. Questo significa che tutti gli iscritti a classi che non hanno raggiunto il minimo avrebbero dovuto fare una seconda scelta cambiando indirizzo. Il problema maggiore però è che spesso se non viene attivata una classe in Bassa Valle l’unica alternativa per continuare sullo stesso indirizzo è di andare ad Aosta. Quindi oltre che ha creare un grosso disguido alle famiglie si crea anche il problema del convitto, perché le iscrizioni a quest’ultimo devono essere fatte entro metà marzo, quindi prima di sapere se le iscrizioni all’indirizzo scelto sono sufficienti. A questo problema l’assessore ha risposto suggerendo a tutti di iscriversi al convitto anticipatamente e al massimo poi si annulla l’iscrizione (no comment). Il risultato di tutto questo è che si svantaggiano le istituzioni minori (quelle della Bassa Valle), perché non possono garantire la formazione delle classi. Come conseguenza si avrà una lenta scomparsa delle sedi più piccole. Altra conseguenza è il fatto che si incentivano i ragazzi che avrebbero scelto un I.P.R. o un istituto tecnico (dove mantenere un numero minimo di 17 alunni per 5 anni è veramente difficile) a scegliere il mondo del lavoro perché la scuola non garantisce la completezza del percorso formativo. Questo è quello che avrebbero dovuto spiegarci, ma in fondo sono convinto di una cosa, tutto ciò che ci viene tenuto nascosto è fatto solo per il nostro bene, perché si sa: “la verità fa male”. Gianluca Favre


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L’ a u t o n o m i a n e i b i g l i e t t i d e l t r e n o .

L’importanza di una piccola vittoria per gli studenti valdostani.

Nei primi venti giorni di Gennaio, grazie più ad un “simpatico” telefono senza fili che ad una comunicazione ufficiale da parte degli uffici regionali, se non con una e-mail che non a tutti è arrivata, gli studenti universitari sono venuti a conoscenza di un assurdo cambiamento. L’episodio in questione è la nuova modalità di erogazione ticket treno/autobus agevolati per studenti fuori sede. Questo nuovo procedimento è risultato macchinoso, eccessivamente burocratico e soprattutto nessuno ha percepito un’utilità od un motivo sufficientemente valido per aderirvi. Prendendo come spunto di riflessione questo piccolissimo avvenimento vissuto in prima persona da noi ragazzi, è giusto notare l’approccio alla questione condiviso da molti. Spesso, in qualche discorso sul tema, si sono sentite frasi come : ”siamo sempre a lamentarci”, ”non vi va mai bene niente” ed infine la più ricorrente ma non la meno importante “E’ GIA BELLO CHE CE LI DIANO!”. Questo non è il giusto approccio al problema, per tutta una serie di ragioni che tenterò brevemente di esporvi. E’ vero, viviamo in Valle d’Aosta, regione autonoma, lo Statuto Speciale, i 9/10 delle nostre tasse rientra nelle casse regionali, si spendono quasi 12000 € per abitante (Lombardia: 2000) e molti altri privilegi. Diciamolo, guardando il resto d’Italia non possiamo certo lamentarci! Non bisogna però ridurre sempre tutto ad un semplice “siamo fortunati” optando per un più adeguato “ce li siamo guadagnati”. Il problema infatti si fa sentire nel momento in cui questo relativismo superficiale su una piccolezza si espande a questioni socialmente più importanti. Quando, per esempio, a causa di questo approccio vediamo sottrarci a piccoli spicchi i nostri diritti e pensiamo che essi siano solo dei generosi regali che la Regione Valle d’Aosta e su più larga scala lo Stato Italiano ci offrono. Purtroppo non è così, la nostra condizione di “privilegiati” deriva da un passato spesso non troppo conosciuto dai noi giovani valdostani. Solamente a sentir parlare di “Civilisation” viene un abbiocco post pranzo, eppure bisognerebbe ricredersi e provare almeno in linea generale a conoscere la nostra storia. Tutto ciò che oggi ci sembra scontato e normale è invece frutto di un forte sentimento d’identità comunitaria, esercitata con tenacia dai nostri avi. Già nel 1032, con Umberto Biancamano, la Valle d’Aosta entra a far parte della dinastia Sabauda; nel 1302 viene trasformata in ducato e le viene concessa ampia autonomia; qualche secolo dopo (15361537) minacciata da Francesco I di Francia, viene istituito il Conseil des Commis, istituzione che fu cruciale per rendere neutrale il nostro territorio dalle guerre incalzanti in quel periodo. Tra il 1630 e il 1770 la valle è oggetto di tragici avvenimenti (peste, invasioni, carestie...)


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che rafforzano sempre più l’identità dei suoi abitanti. Durante la seconda guerra mondiale la Valle d’Aosta viene investita da una politica totalizzante mirata a “Italianizzare” completamente il territorio, eliminando tutte le peculiarità sociali, culturali e di autogoverno maturate sino a quel punto. Si forma subito una cellula di resistenza. la “Ligue Valdôtaine”, e nel giro di poco tempo se ne aggiungono molte altre. La resistenza valdostana sfocia nella dichiarazione di Chivasso per la difesa del particolarismo delle comunità alpine francoprovenzali. Molti persero la vita per difendere l’autonomia valdostana, tra cui il noto Emile Chanoux, che morì in prigione il 19 maggio 1944. Soltanto un anno dopo, a guerra finita, la Valle diviene circoscrizione autonoma e nel 1948 Federico Chabod, primo presidente della regione, ottiene dalla Repubblica Italiana lo Statuto Speciale garantito dalla nostra Costituzione. Oggi la qualità della vita in valle è elevata: grazie alla nostra autonomia conquistata nel corso dei secoli possiamo permetterci dei lussi invidiabili. Non voglio ridurre anni di storia e conquiste importanti per la nostra identità a dei futili ticket treno, però se la Regione si può permettere questa spesa extra per noi fortunati giovani valdostani forse una relazione esiste. Il problema non sono i biglietti, che di per sé sono una “piccolezza “, ma è l’atteggiamento generale verso la nostra autonomia, che, non dimentichiamolo mai, è un diritto/privilegio che dobbiamo difendere e non sottovalutare! Sia adesso da studenti per i nostri “biglietti” sia in futuro per problematiche più importanti. Questa volta ci siamo fatti sentire, abbiamo fatto percepire uno stato di consapevolezza su quello che ci circonda che non è di poco conto. Ringraziamo chi si è mosso per primo, ringraziamo chi ci ha ascoltato, ringraziamo anche chi ha solo mandato una mail di protesta ma soprattutto ringraziamo noi stessi perché, ancora una volta, la volontà del singolo è stata resa possibile solo con la collaborazione di tutti. Umberto Martelli

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbe meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale,corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

Elsa Morante. 1945 (a proposito di Mussolini), consigliato da Bianca Bragalenti


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Timbra che ti passa

Cavalcando l’attualissima onda della razionalizzazione spinta e dell’aziendalizzazione dell’istruzione pubblica tanto osannate dalle riforme degli ultimi mesi, finalmente anche le scuole della nostra piccola Regione si stanno adeguando al modello nazionale: efficienza, ordine, disciplina! Per la gioia di studenti, genitori e insegnanti, tecnologia d’avanguardia e modernità giungono per migliorare la nostra vita scolastica. Sistemi informatici avanzati per le aule computer? Meglio, molto meglio! Attrezzature di nuova generazione e materiali innovativi per i laboratori? Di più, molto di più! Signore e signori, tenetevi forte, ecco a voi il BADGE!! Mi pare di avvertire una certa perplessità nell’aria... Vado a illustrare le caratteristiche strutturali di questa rivoluzionaria genialata: il badge è una tessera a banda magnetica, rigorosamente nominativa, il cui corretto utilizzo permette di registrare in modo scientificamente preciso l’ora, i minuti e, perché no, anche i secondi relativi all’orario di entrata e/o uscita da scuola di ciascun alunno. Questo in vista di eliminare la laboriosa pratica della compilazione del registro da parte degli insegnanti ogni mattina alle 8.00. Ho detto in vista perché la suddetta pratica rimane in vigore, pressoché invariata: si fa l’appello, vengono segnalate assenze, giustifiche, ecc... A seconda dei regolamenti stabiliti dalle singole istituzioni scolastiche (per ora questo sistema è stato adottato dal Liceo Scientifico E. Bérard e dall’Istituto Magistrale Regina M. Adelaide... per ora) la timbratura dovrà essere effettuata solo in caso di entrata posticipata o uscita anticipata (Bérard) oppure ad ogni entrata, puntuali alle 8.00 (Adelaide). Tralasciando gli inconvenienti più comuni, ovvero guasti, errori, ecc., usando un po’ di immaginazione ecco che si prospettano scenari apocalittici: crisi isteriche di studenti trovati sprovvisti del badge, ore e ore di interminabili code all’entrata di scuola, esaurimenti nervosi di bidelle/presidi che tentano invano di tenere a bada folle di timbratori inferociti... Sì, sto esagerando, ma effettivamente questi incidenti di percorso, su scala ridotta, sono quasi all’ordine del giorno. Ora, andiamo avanti... Le obiezioni non riguardano soltanto il lato pratico, ma anche quello teorico. Vogliamo alzare leggermente il tono di questo articolo? Bene, è quindi giunto il momento della “citazione”. File ordinate di bambini che procedono a passi regolari, lo sguardo fisso, il volto anonimo. Sto parlando del video “The Wall” dei Pink Floyd. Avete presente? “We don’t need no education / We don’t need no thought control”... Una cosa del genere insomma... Tutto ciò per dire cosa? Semplicemente per ricordare che noi studenti non siamo una mandria da addomesticare, siamo cittadini da formare. L’imposizione di meccanismi da fabbrica, da catena di montaggio, sono davvero ciò di cui abbiamo bisogno? L’adozione di tali sistemi porta ad un reale beneficio? Stiamo parlando di semplici formalità oppure analizzando a fondo la questione vediamo emergere risvolti più profondi? Che cosa sta succedendo alla scuola italiana, alla nostra scuola? Lo si può notare anche da questi piccoli-grandi cambiamenti. E allora risvegliamo i nostri cervelli sonnacchiosi, aguzziamo la vista, osserviamo, riflettiamo, critichiamo! È questo l’unico modo per non diventare pedine passive di un sistema forzatamente imposto! Alice Fazzari

P.S. Non vorrei giungere a conclusioni sproporzionate, ma, nel caso non lo sapeste, alla fine i bambini di “The Wall” finiscono in un tritacarne...


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L av o r o n o m a d e

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E’ possibile riscontrare due modi per analizzare la dinamica odierna del viaggio, e dei suoi protagonisti: i viaggiatori. C’è il mito del viaggiatore occidentale, ovvero quelli che partono alla ricerca di nuove dimensioni di libertà, identificata appunto con il viaggio, e cioè il viaggio è il mezzo con cui si va alla scoperta di mondi sconosciuti; ormai completamente disincantati dalla quotidianità del presente e impavidi sognatori, noi tutti cerchiamo di superare i ristretti confini territoriali e culturali di casa nostra. Avete presente Fabio Volo? Ecco quello è l’esempio del ragazzo che non si è fatto incatenare dalla opprimente realtà di tutti i giorni. Lui ce l’ha fatta. Lui è flessibile, in giro per il mondo a beneficiare delle libertà di una vita in continuo movimento, da una grande città all’altra; lui, inconsciamente, regala a noi il disagio di chi non ce la fa, cioè al 95% dei giovani, a chi si spegne tra un lavoro ed un altro in una vita poco emozionante, dove il desiderio e la voglia di libertà si accontenterebbe di molto meno. Poi c’è invece, sempre oggi, colui che viaggia per sopravvivere, colui che vive la dimensione del viaggio come mezzo con cui rincorrere un benessere, vista solo tra gli schermi di una televisione. Il viaggiatore, in questo caso, viaggia per poter far fronte a bisogni essenziali. Essi sperano ogni giorno di raggiungere, come sogno di libertà, una semplice vita dignitosa. Il clandestino è un individuo mal visto ma che è il prodotto, su grande scala, di quello che la cultura del viaggio porta con sé; è la caratteristica principale, un po’ oscura, che non viene mai esplicitamente detta, della meravigliosa società flessibile. Per il clandestino non è assolutamente una cosa piacevole lasciare la propria famiglia, la propria comunità e la propria cultura, così come, e oggi inizia ad essere visibile a tutti, a noi non piace tanto inseguire le possibilità di lavoro che ci vengono tolte da sotto i piedi. Ecco che la dimensione del viaggio diviene meno piacevole. Ad esempio non ci fa piacere sapere che l’azienda in cui stiamo lavorando si sta spostando in Polonia. A noi viene chiesto semplicemente altrettanto. Non vi sembra normale? Ma che problema c’è? È incredibile che lavaggio del cervello ci sia stato fatto per anni sulle bellezze del mondo flessibile del lavoro che avevano in mente di progettare. Si sono fatti ringraziare in anticipo, ancora prima di esportare a vele spiegate un modello di società da viaggiatori cronici, con la testa e con il fisico. Chi non sta al gioco o non lavora o stagna nella povertà e nella paura cronica, invece chi ce la fa e accetta la sfida, prova a vivere e costruirsi la sua esistenza con sicurezze momentanee. Ma a una persona che decide, un giorno, di mettere su famiglia, di fare dei figli e di comprare una casa, che sicurezze può avere di reddito e di stabilità? Come può sapere con chi vivrà la sua esistenza tra dieci anni? È una domanda che viene fatta ricorrentemente durante i colloqui di lavoro: Come si vede tra dieci anni? Che lavoro le piacerebbe fare? … Ci prendono per il culo?! Tutto questo per cosa? Semplice.. per mantenere un regime di competitività al passo della globalizzazione! Ma a chi serve? Alla mia felicità e a quella di tutti i giovani studenti che avranno l’opportunità di gioire nel sapere che faranno un sacco di lavori nella vita, magari sottopagati, magari con orari assurdi, magari con la pressione di essere sempre in cerca di un nuovo lavoro, magari non potendosi mai immaginare o costruirsi materialmente una vita al di fuori del lavoro. Il premio previsto e che riceveremo tutti sarà quello di sentirci completamente liberi, senza odiosi vincoli di un posto fisso come quello dei nostri genitori, costretti a far lo stesso lavoro per quarant’anni, nello stesso luogo e con quella stessa idea vetera di famiglia. Magari non avremo neppure una pensione ma a noi spetta l’opportunità del viaggio, come pendolare nei treni, oppure propriamente come quel clandestino che tanto odiamo e non capiamo. Che fortunati che siamo, non ce ne rendiamo proprio conto perché, forse, non abbiamo ancora acquisito la mentalità giusta. Io non riesco proprio ancora a ringraziare i nostri cari ideatori di mondi liberi, che nel nome di questa becera economia stanno distruggendo tutte le sicurezze del lavoro. Gli stessi che alla fermata del bus si schifano di quei sporchi mettici che lavorano in nero in qualche azienda di uomini rispettabilissimi. Tutti i giorni, insieme allo spirito santo, dobbiamo dire grazie a chi ti “dona” un lavoro momentaneamente, in affitto. Ci comprano una prestazione lavorativa e ci chiedono di essere partecipi a questo universo economico con il sorriso. Siamo ottimi perché consumatori, e questo è il nostro ruolo nella società. Non c’è disuguaglianza per il mercato. Il sovversivo è colui che, rimasto fuori dal mondo del lavoro, perché troppo vecchio, perché privo di nuove competenze, perché in attesa di un figlio, perché un po’ troppo malaticcio... Insomma, sono sovversivi tutti quelli che non hanno voglia di lavorare e quindi di consumare. E allora grazie di tutto. Anche voi cari studenti delle superiori ricordatevi di cominciare già da subito a dire grazie e non arrabbiatevi. Ricordatevi però che dopo il”grazie” dovete piegarvi a novanta! Matteo Amatori


FLASH – KATMANDU IL GRANDE VIAGGIO – Charles Duchaussois (1962) L’autore racconta attraverso un romanzo autobiografico il suo viaggio ‘’on the road’’ che lo vede partire dalla Francia e arrivare fino in Nepal. Ogni tappa di questa lunga spedizione è un passo in avanti verso la tossicodipendenza totale in cui cade il protagonista. Duchaussois descrive obiettivamente il mondo delle droghe e la sua relativa esperienza senza volersi discolpare, ma anche senza alcun desiderio di autocondanna, un pregio, che non lascia spazio a futili moralismi. Aldilà del fondamentale tema degli stupefacenti quest’opera cattura per le ambientazioni mediorientali e asiatiche particolarmente inusuali e per lo sviluppo dei rapporti d’amiciza, d’odio e d’amore dell’uomo che affonda consapevolmente. LA 25a ORA – David Benioff (2001) A Monty rimane un giorno prima di doversi presentare alla prigione di Otisville a New York dove passerà i prossimi 7 anni della sua vita. Un giorno e una notte che passa tra chiudere conti e tagliare ponti, soprattutto una notte lunghissima tra locali e strade newyorkesi con i suoi ‘’migliori’’ amici : un professore di liceo e un broker. Assieme a loro anche la sua donna che probabilmente è colpevole di averlo consegnato alla polizia. La 25a ora è quella di cui Monty non dispone, ma che lui immagina come in un sogno: la fuga e la possibilità di rifarsi una vita, di non commettere più gli stessi errori che lo hanno portato alle porte del carcere. LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI – Joseph Roth (1938) La cripta dei cappuccini è la cripta dove furono sepolti i sovrani dell’impero austro-ungarico, lì Francesco von Trotta, giovane erede di una nobile famiglia viennese, al ritorno dalla 1a guerra mondiale ci porta a riflettere su ciò che rappresentava per lui e per un intero popolo l’Impero, ormai soppiantato da una disorganica ed effimera repubblica rapidamente travolta dai sentimenti nazionalistici tedeschi. Il racconto vero e proprio però è collocato prima della guerra, quando ancora l’Impero c’era e la nobiltà frequentava i palazzi di governo, le caserme, i salotti e i caffè: Roth dipinge con malinconia e mestizia l’atmosfera di questi ambienti dove inconsciamente il declino dell’Austria Imperiale è già evidente. Scrivici via e-mail, oppure raggiungici su facebook iscrivendoti al gruppo Sottobanco - Bollettino di informazione per studenti intelligenti. Altri gruppi su facebook per gli interessati sono Giovani Comunisti amatriciano@gmail.com Matteo Amatori Valle d’Aosta e Sinistra Valdostana. cascas87@tele2.it Matteo Castello Un sito interessante è stephygiac@alice.it Stephania Giacobone http://www.rifondazionesevda.org padand@libero.it Andrea Padovani Trovi tutti i Sottobanco già usciti su Alessandro Pascale peasyfloyd@hotmail.com http://sinistravaldostana.org CICL.IN.PROP.VIA MOCHET,7 PRC

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