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S o t t o b a n c o

N a t a l e

BOLLETTINO DI INFORMAZIONE PER STUDENTI INTELLIGENTI – DICEMBRE 2009

Poche righe e tante cose da dire, e come al solito la sensazione che la brevità è fondamentale per non essere troppo noiosi e aver la speranza di esser letti. Allora cominciamo con una bella novità: ci hanno privatizzato l’acqua. Puff, così, di punto in bianco. L’acqua, mica le caramelle al miele, che di quelle possiamo anche farne a meno. Privatizzarla vorrà dire che d’ora in poi sarà gestita da privati, e non da enti pubblici come i Comuni. E ovviamente i privati cercheranno di guadagnarci sopra. E se avrete sete prima di aprire il rubinetto ricordate di inserire una moneta da 50 cents… Altra cosina bella: la Lega Nord ha proposta ai suoi elettori un White Christmas, intenso come un natale senza immigrati ed extracomunitari. Natale dovrebbe essere la festa in cui si ricorda la nascita di Gesù, il quale, guarda un po’, era un migrante (come ha ricordato per fino il Papa!), un ebreo e probabilmente pure scuro di pelle. Pare quindi coerente che per la festa di natale si portino avanti politiche razziste no? No? Mah, vedete un po’ voi, sappiate solo che questi qua che portano avanti politiche discriminatorie, razziste e protofasciste sono gli stessi che lottano per tenere nei locali pubblici il crocifisso. Perché a loro non gliene frega niente dei messaggi di carità, solidarietà e uguaglianza cristiani, però il crocifisso ci deve essere, perché come ha detto il presidente del consiglio comunale Favre (dell’Union Valdotaine) “la presenza della croce è una questione di arredo dei pubblici uffici”. Senza parole… Forse avrete sentito parlare di sta cosa dei processi brevi. Funziona così: siccome non sanno più come fermare i processi contro Berlusconi (dato che il Lodo Alfano è stato ritenuto incostituzionale, ovviamente) hanno pensato di rendere nulli tutti i processi che durino più di sei anni fatti contro persone incensurate. Non starò a spiegarvi cose come i tre gradi di giudizio, la prescrizione e via dicendo, basta che sappiate che in questa maniera i furbi e i potenti potranno fare il bello e il cattivo tempo, perché basterà loro prolungare i processi oltre i sei anni (e con un buon avvocato ci riesci facilmente) per renderli nulli. Così resteranno sempre incensurati e non andranno praticamente mai in galera. E tutto per proteggere Berlusconi! Queste sono le riforme cui lavora il governo composto da Popolo delle Libertà (quali libertà? Di delinquere?) e Lega Nord. Tra l’altro ultimamente corrono molte voci che parlano di intrecci sempre più fitti tra Berlusconi e la Mafia. Per chi segue Sottobanco con assiduità e si ricorda di quell’articolo su Dell’Utri non sarà questa gran sorpresa… Intanti migliaia di lavoratori perdono il posto di lavoro, ma il governo è impegnato ad ascoltare la Chiesa per proibire la pillola abortiva (ricordatevelo ragazze). E qui in Valle, regione ricca e ridente? Si taglia anche qua sull’istruzione: prima sul politecnico di Verres, adesso sulla facoltà di Psicologia di Aosta. Dicono che non possono sborsare 100 mila euro all’anno in più per tenerla in piedi. Poi vanno a spendere milioni per un ponte inutile a fianco dell’Arco di Augusto. Sono RIDICOLI e noi ci siamo rotti di sentire queste menate. E allora l’invito che vi faccio è di incazzarvi, protestare, sentire i rappresentanti di AltraScuola e mobilitarvi, organizzare autogestioni e occupazioni per informarvi sugli ultimi scandalosi provvedimenti emanati dalla Gelmini. Bloccate le scuole! Bloccate le città! Bloccate questo fottuto sistema che non prevede un futuro per noi giovani! Alessandro Pascale


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Smantellamento dell’istruzione pubblica, secondo atto. Il disegno di legge Gelmini riguardante l’università è approdato poco tempo fa in un mondo universitario già pesantemente vessato dai tagli della precedente legge 133. Tagli che vengono confermati, sia chiaro, dal ddl in questione. Questa volta la spinta verso la privatizzazione e aziendalizzazione dell’università pubblica è più forte che mai. Se nella 133 si parlava “solo” di possibilità di trasformazione in fondazioni private, questa volta sarà obbligatorio per il consiglio d’amministrazione avere tra i suoi membri almeno un 40% di esterni, di privati. A questo seguono le pesanti modifiche in materia di governance. Il principio secondo cui l’università debba funzionare in modo democratico, attraverso la rappresentanza delle varie categorie che in essa operano, viene abbandonato a favore di una struttura non rappresentativa, gerarchica e verticale. Il potere al rettore viene aumentato immensamente, così come quello ai docenti ordinari (ma la Gelmini non era contro i baroni?) e ai privati. Ovviamente a pagarne le conseguenze saranno gli studenti e i precari, grandi esclusi dalla presa delle decisioni in sede scolastica. A confermare la volontà di aziendalizzare il funzionamento dei vari atenei è la scelta di svuotare il Senato accademico di ogni potere decisionale per ampliare il peso del consiglio di amministrazione. Fino ad ora era il Senato, strutturato in modo da tener conto della varie categorie e dal funzionamento assembleare (sorta di Parlamento dell’università), ad avere il potere decisionale. Ora sarà il Cda, organo economico, tecnico, burocratico, ad arrogarsi il diritto di decidere le sorti di didattica, formazione, programmi attivazione dei corsi...


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L’opinione secondo cui l’università non debba essere luogo dove le decisioni siano condivise, dove le scelte debbano derivare dalla discussione e dal confronto, è dunque evidente dalla “ratio” complessiva del ddl, dominato da un campo lessicale dove dominano i termini semplificazione , razionalizzazione e la locuzione senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. Proprio come nelle aziende le scelte che riguarderanno molti saranno prese da pochi senza verificarne il consenso, tenendo conto non degli scopi che un’istituzione come l’università dovrebbe perseguire (quelli del sapere, dell’istruzione, dell’emancipazione sociale, della formazione dell’individuo finalizzata allo sviluppo collettivo) ma basandosi su criteri economici e su logiche di mercato. Il merito. A sentire i media sembra che il disegno di legge Gelmini sia come manna dal cielo a questo proposito. Invece, come ci si può facilmente immaginare, non lo è per niente. La concezione di merito del governo si dimostra altamente classista ed escludente. Non una parola alla parità di accesso agli studi, non una menzione al sostegno al reddito. Solo aiuti a chi ottiene il rendimento maggiore. Il problema è che non si tiene conto del fatto che in Italia esiste un fortissimo legame tra rendimento scolastico e posizione sociale. Chi ottiene i migliori risultati all’università appartiene spesso alle fasce più agiate della popolazione. Non si rimedia dunque al problema che nel nostro paese non si ha un effettivo accesso allo studio per tutti. Si va a favorire chi è già favorito, esplicitando la volontà di creare un’università basata sul censo: altro che merito! Si introducono forme di sostegno allo studente come il famigerato prestito d’onore, ennesimo tentativo di allargare il numero di indebitati anche nei settori dell’istruzione, nel bel mezzo di una crisi economica che ha mostrato in maniera più che palese quanto sia dannosa una società basata sull’indebitamento. Il prestito d’onore andrebbe restituito alla fine degli studi, in una situazione in cui si fa sempre più difficoltà a trovare un lavoro dopo la laurea e in cui si raggiunge l’indipendenza economica sempre più tardi a causa del lavoro precario. Ultima questione rilevante è la partecipazione dei privati al Fondo per il merito, con la possibilità di vincolare i loro versamenti a specifici usi. Questo vuol dire che un’azienda potrà rilasciare una borsa di studio solo a determinate condizioni, solo se lo studente potrà contribuire all’arricchimento e agli interessi dell’azienda stessa. La cultura, il sapere, la conoscenza, saranno sempre più vincolati e dipendenti dalle esigenze del mercato, sempre più funzionali all’ottenimento del profitto. L’università sarà una grande scuola di avviamento al lavoro dove le aziende potranno pescare a piene mani. Sul fronte dei lavoratori precari le cose vanno di male in peggio. La figura del ricercatore scomparirà: questo dovrà obbligatoriamente dedicare un certo ammontare di ore alla didattica. La ricerca pura è quindi cancellata, ritenuta inutile e vista come uno spreco. Il ricercatore inoltre potrà essere assunto solo attraverso contratti a tempo determinato, vedendo così confermata la sua natura precaria ed instabile. Quali progressi possiamo quindi sperare di raggiungere in un paese dove si sacrifica la ricerca, dove si tagliano continuamente fondi all’istruzione, dove non si riconosce l’autonomia e con essa il valore intrinseco del sapere e della formazione? Si sta ritornando prepotentemente al concetto per cui un popolo ignorante è più facile da gestire e da controllare. Non si da speranza alla fasce più importanti per il futuro del paese - i giovani appunto - sacrificando dunque le speranze del paese stesso. Matteo Castello


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Rappresentazione teatrale antifascista ad Aosta.

Volti bianchi tra le vie di Aosta. Maschere che evocano il legame sfortunato tra l’ignoranza del fascismo e la morte. Oggi ci portiamo addosso la memoria. Oggi la nostra identità si mescola a quella del personaggio, del ricordo. Un requiem emozionante di quello che è stato. Per ricordare, ma anche per non permettere che succeda ancora. Diverse reazioni tra i passanti del sabato pomeriggio, gli animi più predisposti e empatici, col cuore gonfio. E la musica che precede e rincorre, che fa compagnia e danza con noi fra un epitaffio e l’altro. Le maschere bianche raccontano le loro storie: una ragazza ebrea alla quale la sorte ha riservato una vita senza la possibilità di sognare, un senza-tetto massacrato dall’odio cieco di chi non tollera la sua umile condizione o la sua assoluta libertà, Abba il ragazzo ucciso per aver rubato una scatola di biscotti, un partigiano ebbro di vita e di lotte, con gli occhi pieni di quelle montagne lassù, un immigrato illuso dalla speranza di una vita migliore che sale su un barcone e incontra la morte nel mare, Dax trafitto da 17 coltellate date dalla violenza di un padre e due figli, ammazzato perché militante antifascista, Carlo Giuliani noto per aver pagato caro quell’estintore tra le braccia, i morti delle stragi fasciste, un pazzo notoriamente visto dal fascismo come uno scarto della società. Fastidioso il destino di questi personaggi, lo stesso sdegno che si prova davanti alle opere del braccio armato dell’ignoranza, davanti alle ingiustizie, davanti alla sopraffazione del forte sul debole, sul diverso, sulla libertà, sulla vita, di fronte all’abuso di un potere che spesso conduce ad una cattiva esercitazione dello stesso. Ogni uomo o donna in grado di provare un sentimento di umanità dovrebbe avere il diritto e il dovere di indignarsi e denunciare le forme fasciste, xenofobe, violente, sessiste, omofobe purtroppo ancora presenti nella nostra realtà. Personalmente credo che questa forma teatrale ci abbia permesso di sradicare la memoria da uno schema cronologico asettico e lontano. Un filo rosso lega queste vite di epoche diverse, in situazioni differenti. Stephania Giacobone


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N o n è u n a Va l l e p e r p s i c o l o g i .

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Non ci sono fondi per pagare cinque professori. Non ci sono sbocchi nel mondo del lavoro. Non riusciamo a fare degli studenti di psicologia dei possibili elettori. Non ce ne frega niente dellla promozione del sapere e della conoscenza in Valle d’Aosta. Possono essere molteplici le ragioni della decisione di chiudere la specialistica di psicologia in Valle d’Aosta, facoltà che fino ad oggi vedeva aumentare il numero di iscritti e che attirava un numero di studenti non valdostani superiore alla media degli altri indirizzi. Tutto bene sembrerebbe: un’università che funziona, un’offerta didattica attraente. Invece no. Rollandin, il quale tra i numerosi incarichi ricopre anche quello di Presidente dell’Università della Valle d’Aosta (ah, l’autonomie...), ha valutato che ci sono motivi “super validi” per chiudere la facoltà. E alla fine il problema non è quello finanziario (anche perché una regione che ha un avanzo di 30 milioni di euro e che spreca soldi in opere oggettivamente inutili non può venirci a raccontare certe cose), il problema è che l’Università, per Rollandin e i suoi, non è altro che un ufficio di collocamento, un bacino di potenziali occupati in Valle d’Aosta pronti a fornire consensi e sentita gratitudine all’establishment montanaro. Un’università finalizzata a scopi che non hanno nulla a che fare con la formazione del cittadino, con la sua crescita per mezzo dell’acquisizione di competenze e conoscenze, ma ancorati e vincolati a logiche puramente occupazionali. Di questo si tratta, questa è l’UniVda. Purtroppo ovviamente gli studenti che avevano puntato sulla Valle d’Aosta, per vari legittimi motivi, per la loro formazione, si trovano presi in giro a seguito della chiusura del loro corso di laurea e con l’arroganza di chi non ha nessuna intenzione di contrattare con loro. Gli interessi sacri e inviolabili dell’autonomie e dei suoi alfieri non possono essere messi in discussione. Punto. Andate a studiare altrove. Però intanto si è affidata la costruzione del campus universitario al signor Milanesio (personaggio caratteristico e controverso), opera che perde utilità dal momento che si vanno a chiudere le facoltà. Ma l’importante è investire, fare affari, far favori ad amici, vecchi nemici e via dicendo. Bella l’autonomia... Sarebbe però ora di far capire a lor signori che è finito il tempo di abbassare la testa per ricominciare a prendere in mano il nostro futuro, messo seriamente a rischio da logiche che non sono altro che una volgarizzazione e una parodia di quelle in atto a livello nazionale, europeo. Gli interessi sono di portata minore, ma ugualmente biechi. Matteo Castello


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AltraScuola

La lista “AltraScuola” per le elezioni dei rappresentanti di istituto e di Consulta nasce come un coordinamento tra istituti superiori. L’idea è quella di mettere in contatto i candidati di Liceo Scientifico, Liceo Artistico, Liceo Classico, Istituto Magistrale e Linguistico di Verrès, in modo tale da unire forze ed esperienze e dar vita ad un progetto mai sperimentato prima in Valle d’Aosta. Perché un coordinamento? Perché le cose fatte assieme vengono meglio, semplicemente. Condividere i problemi ci pare il modo migliore per risolverli, adottare una lotta collettiva verso problemi collettivi ci sembra il modo migliore per non uscire sconfitti dalle sfide che ci poniamo. Si tratta di un esperimento, di un laboratorio dove chiunque, rappresentanti e studenti, possano confrontarsi in merito alla loro vita all’interno dei rispettivi ambiti scolastici, possano capire che non sono soli e che insieme possono fare ogni cosa. La lista AltraScuola vuole dunque essere questo, un contenitore di idee e proposte, un forum degli studenti, un progetto di aggregazione. AltraScuola si pone poi un altro obiettivo, quello di ridare dignità e forza all’idea di rappresentanza studentesca. Negli ultimi anni sempre più quote di potere studentesco sono ritornate in mano alla dirigenza scolastica, vedendo uno svuotamento del senso e del ruolo dei rappresentanti degli studenti, ridotti ad essere semplici “mascotte” dei rispettivi istituti. Occorre dunque ritornare a pretendere che la scuola, luogo primo di formazione democratica, funzioni in modo sempre più democratico, permettendo dunque agli studenti di partecipare in modo attivo alle decisioni della dirigenza e dei professori. Non semplici utenti di un servizio, ma attori capaci di influenzarne il funzionamento. La lista AltraScuola inoltre è cosciente del fatto che scuola e società sono tutt’altro che separate, formando invece un’unità costituita da scambi e influenze reciproche. La scuola forma i cittadini, membri della società, ma nello stesso tempo la società dà l’indirizzo su quale tipo di istruzione sia più adatta per formare i membri della società stessa.


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Volendo quindi un’altra scuola (democratica, meritocratica, solidale, giusta) non possiamo che volere anche un’altra società che risponda alle stesse caratteristiche. È per questo che ci uniamo sulla base di due valori comuni: da una parte la contrarietà alla riforma Gelmini, colpevole di minare le basi della scuola pubblica, svendendola ai privati, privandola di risorse economiche ed umane e impedendole così di adempiere ai suoi più elementari compiti; dall’altra il principio dell’anti-razzismo, capace di far emergere lo spirito tollerante, aperto e solidale che deve essere fondante delle azioni nella scuola come nella società. Ci impegniamo dunque ad essere il vostro punto di riferimento, il vostro strumento e la vostra voce. Ma abbiamo bisogno della vostra partecipazione e della vostra fiducia. Pretendiamo un’altra scuola, costruiamola insieme! Candidati/Rappresentanti SCIENTIFICO: André Aguettaz Giulio Bordon - gbguevara@hotmail.com Alessandro Pasquale - alepasq@hotmail.it MAGISTRALI: Alex Bonin - alexbonin@tiscali.it Michel Dublanc - dublancmichel@libero.it ARTISTICO: Mattia Geraci - matty91a@hotmail.it Federica Ignoti - kurtthebest1@hotmail.it LINGUISTICO (Verrès): Gianluca Favre - tesla@live.it CONSULTA: Federica Pastoret (Magistrali) - coppiacrazy@hotmail.it


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P S I ? P RC ? P D L ? P D ? I DV ? U D C ?

Dato che nessuno di voi a scuola studierà mai la storia degli ultimi cinquant’anni abbiamo deciso di fare un piccolo glossario politico, al fine di aiutarvi a districarvi tra le mille sigle che sentirete senz’altro nei tg e di cui alcuni di voi forse capiscono poco o niente. Cominciamo dai “classici”: DC – sta per “Democrazia Cristiana”. Oggi non esiste più per fortuna, nonostante abbondino i suoi eredi. E’ un partito di centro, perbenista, moralista, moderato, spesso reazionario e autoritario. Nei primi anni di attività ha avuto personaggi di sicuro valore politico come De Gasperi e Dossetti, gente che andava davvero a Messa la domenica e ascoltava il Papa chinando la testa (anche troppo, ma lo ascoltava, sia esso merito o meno). La DC è stato il principale partito di potere in Italia dal 1946 al 1994, anno in cui si è sciolta. Ha governato l’Italia praticamente ininterrottamente per 50 anni, appoggiandosi su coalizioni con partiti di scarsa forza. Ha rappresentato quindi il bastione di protezione per la borghesia, i ceti agiati, destroidi vari e moderati benpensanti. Non ha mai messo in discussione il capitalismo e si è resa responsabile di un sacco di scandali per corruzione, malgoverno, nepotismo, clientelarismo e via dicendo. E’ stato riconosciuto dai giudici che Andreotti (uno dei principali esponenti della DC) ha avuto contatti molto ampi con la Mafia siciliana. Se la Mafia oggi esiste ancora è perché la DC ha sempre avuto contatti assai ampi con essa e non ha mai avuto interesse a distruggerla. Perché? Perché la mafia gli portava voti utili per mantenere il potere in chiave anti-comunista. Voi direte: come mai un partito del genere ha continuato a governare? Semplice: perché per 50 anni in Italia il suo principale oppositore politico (il PCI) non poteva andare al potere. Perché? Lo scopriamo subito. PCI – sta per “Partito Comunista Italiano”. Partito nato nel 1921 con una scissione dal PSI. Nasce con l’obiettivo di pervenire al socialismo tramite rivoluzione, seguendo l’esempio della Russia del 1917. La sua storia è sempre stata all’insegna di una fratellanza con i “compagni” dell’Unione Sovietica, legame che ha impedito al PCI di governare in Italia, per il fatto che il nostro paese durante la guerra fredda era schierata con gli Stati Uniti, quindi non poteva esserci un governo amico della Mosca comunista, alla faccia della democrazia. Ad ogni modo il PCI è sempre stato il partito dei lavoratori, dei proletari, delle classi operaie, degli intellettuali, dei giovani e in generale dei più deboli. L’ideologia di riferimento è sempre stata quella marxista-leninista. Tre personaggi hanno segnato la storia del PCI: Gramsci, Togliatti e Berlinguer. Gramsci è l’ideologo-teorico, colui che ha delineato il “socialismo all’italiana”, assai critico con l’URSS, paese che non seppe coniugare riforme sociali con la democrazia. Togliatti fece sua questa versione del socialismo, criticando spesso duramente il regime sovietico e mantenendo una forte autonomia politica al PCI, partito che non voleva scindere uguaglianza e libertà. I Comunisti sono stati tra i maggiori protagonisti nella Resistenza, il movimento popolare di lotta armata al regime nazifascista presente in Italia settentrionale dal 1943 al 1945. Accettando la democrazia parlamentare della Repubblica Italiana nata nel 1946 il PCI scelse di abbandonare la via della rivoluzione


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violenta, contribuì a costruire la nostra Costituzione e la democrazia nel nostro paese, condannando duramente fenomeni terroristi ed eversivi come le Brigate Rosse degli anni ‘70. Dopo un distacco assai meditato e lento Berlinguer ruppe ufficialmente ogni rapporto ideale con l’Unione Sovietica nel 1981. Il PCI si è sciolto nel 1991 con la cosiddetta “svolta della Bolognina” e si è trasformato nel PDS. Il PCI raggiunge l’apice alle elezioni del 1976 con il 34 % dei voti. PSI – sta per “Partito Socialista Italiano”. Nasce nella seconda metà dell’800 come il partito marxista dei lavoratori, degli operai, dei contadini e in generale dei ceti più umili. Nonostante la scissione avvenuta nel 1921 rimane in stretti rapporti con il PCI fino al 1956, anno in cui aumenta il distacco col PCI per le sue logiche troppo filosovietiche. Il PSI negli anni ’60 riesce ad entrare nel governo e a condizionare un po’ la DC ma la sua forza elettorale è scarsa (10-15 % circa) e per di più il PSI è condizionato da continue scissioni, volte ora a destra ora a sinistra. Piano piano il PSI perde la sua caratteristica originaria marxista e quando nel 1976 Craxi prende il potere il partito si apre di fatto sempre più ad una gestione burocratica e affaristica sempre più priva di ideali socialisti. MSI – sta per “Movimento Sociale Italiano”. Di fatto è il partito di destra fascista nostalgico di Mussolini. Una vergogna per l’Italia insomma. Ufficialmente comunque non era un partito fascista (vietato per costituzione ricreare un partito fascista) ma un partito composto da fascisti (a vanto dei loro stessi membri, di cui Almirante era il leader storico). Nel 1960 l’MSI tenta di fare un congresso a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, e la popolazione intera si riversa in piazza a protestare, in una rivolta popolare sedata a suon di manganelli da una polizia non certo tenera o democratica. Da questo partito viene Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera. Nel 1994 l’MSI diventa Alleanza Nazionale, e si candida con la nascente Forza Italia di Berlusconi. Tangentopoli – questo non è un partito, ma un termine con cui si è soliti riferirsi ad una stagione politica iniziata nel 1992 e finita nel 1994 che rivoluzionò il sistema politico italiano. Alcuni giudici (tra cui Di Pietro) scoprirono un filone enorme di tangenti, atti di corruzione e irregolarità finanziarie varie di cui erano responsabili soprattutto i partiti di governo. Lo scandalo fu così grosso che Craxi fu costretto a scappare in Tunisia per evitare il carcere, mentre partiti come il PSI e la DC si sciolsero per essersi compromessa per sempre l’immagine popolare. A questo punto i tre maggiori partiti che avevano dominato la scena politica fin dalla proclamazione della Repubblica (1946) erano scomparsi e nel 1994 si affacciava un nuovo personaggio di dubbia moralità come Silvio Berlusconi che si ergeva a successore della DC fondando Forza Italia. Nel 1994 di fatto nasce la Seconda Repubblica. Ne vedremo i protagonisti nella prossima puntata. La cosa divertente è che nonostante all’epoca tutti (e intendo proprio tutti: dai partiti rimasti indenni alla popolazionei n massa) fossero dalla parte dei giudici nella loro azione legalitaria oggi si cerchi in tutti i modi di screditare quel periodo, rivalutando il ladrone Craxi e delegittimando la magistratura, accusata di aver rovesciato un sistema politico allora e di volerlo fare tuttora. Indovinate un po’ chi porta avanti in prima istanza questa politica contro i giudici? E’ necessario dirlo? Incomincia per “B” e finisce per “i”, in mezzo c’è “erluscon”. Alessandro Pascale


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Come Scilla e Cariddi

Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. “In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.  La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell’Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un’affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra “Astri e Particelle”, allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi.  Un’esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all’energia oscura che domina nell’universo, c’è l’energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.  Cosa ne pensa?  “Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”.  Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?  “Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea,  a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle


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nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”.  Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola...  “Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo”.  La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?  “Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l’estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo”. da Repubblica.it


Il socialismo non è nato per innalzare muri. Socialismo significa tendere la mano agli altri e insieme ad essi convivere pacificamente. Non è il sogno di un visionario ma un preciso progetto politico. (dal film Goodbye Lenin) Lungi dall’essere esaurito, il marxismo è ancora giovanissimo, quasi nell’infanzia: ha appena cominciato a svilupparsi. Esso rimane dunque la filosofia del nostro tempo: è insuperabile perché le circostanze che l’hanno generato non sono ancora superate. (JeanPaul Sartre) I comunisti possono riassumere le loro teorie in questa proposta: abolizione della proprietà privata. Voi siete spaventati perché vogliamo abolire la proprietà privata. Ma nella vostra società attuale, la proprietà privata è abolita per nove decimi dei suoi membri. Ed è precisamente perché essa non esiste per nove decimi, che esiste per voi. (Karl Marx) Capitalismo è convertire lussi in necessità. (Andrew Carnegie) Il problema è che, con il trascorrere delle generazioni, noi occidentali ci siamo convinti che il benessere e la tecnologia siano “naturali”: ovvi come il sorgere del sole, gratuiti come lo scorrere dei fiumi. E su questa credenza, che è scientificamente assurda, irrazionale come la più arcaica delle superstizioni, si poggia tutto o quasi il nostro quotidiano, tutta o quasi la nostra politica. Siamo riusciti (scelleratamente) a rendere occulti i costi, i guasti, i rischi di un sviluppo che poggia, invece, su un prelievo sempre più massiccio e scriteriato di risorse limitate. (Michele Serra) Si legge quasi ovunque [...] che “il capitalismo non c’entra niente” con crac e banche chiuse e manager felloni. Che siano stati dunque il comunismo o il socialismo o il pensiero greco o il giusnaturalismo, in forme subdole, a spingere metà del mondo a indebitarsi fino al midollo? (Michele Serra)

Matteo Amatori Matteo Castello Stephania Giacobone Andrea Padovani Alessandro Pascale

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CICL.IN.PROP.VIA MOCHET,7 PRC


Sottobanco Natale