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S o t t o b a n c o BOLLETTINO DI INFORMAZIONE PER STUDENTI INTELLIGENTI – NUMERO 2 – MARZO 2009

Ed eccoci qua, sorprendentemente sopravvissuti al primo numero e incredibilmente in orario per il secondo appuntamento. Cosa è cambiato in questo mese? Mah, niente di che, giusto due cosucce: Berlusconi ha tentato di stravolgere le regole costituzionali attaccando Napolitano e la costituzione; nel frattempo è stato indirettamente riconosciuto colpevole di aver violato la legge con l’esito del caso Mills; il governo ascoltando la Chiesa ha decretato che non potremo decidere quando e come morire (e quindi in una certa misura vivere); si è annunciato in maniera trionfale il ritorno al nucleare, tragica soluzione che contraddice evidenze economiche, culturali e democratiche; il Pd (splendida sigla che casualmente viene associata a una ben nota bestemmia) ha cambiato segretario andando a pescare il nuovo tra un cestone di simpatici cinquantenni ex-democristiani; e tra le altre cose succede anche che d’ora in avanti i lavoratori non potranno più scioperare. Davvero? Davvero! Cioè, in realtà potranno scioperare, ma dovranno farlo lavorando, di modo che potranno esprimere il loro dissenso in maniera silenziosa e per niente dannosa per il cittadino. Pensate che sia assurdo o che non vi riguardi? Analizziamo meglio: scioperare è un diritto di ognuno di noi sancito dalla costituzione. I nostri padri, e prima di loro i nostri nonni, e prima di loro i bisnonni, e così via fino a metà ‘800 si sono fatti un mazzo così per avere il diritto di scioperare! Tramite questa preziosa arma loro e in generale il popolo sono riusciti a ottenere di lavorare “solo” otto ore di lavoro al giorno (prima erano anche sedici, perché no!), stipendi migliori, assicurazioni sanitarie e via dicendo. Diritti imprescindibili senza i quali noi oggi non saremmo neanche qui ad annoiarci ciacalando con il cell durante lezioni più o meno noiose. Saremmo invece a lavorare (sì anche voi, più o meno minorenni) a ritmi disumani con contratti precari e malpagati. E già ora in effetti i contratti per noi giovani saranno solo precari salvo raccomandazioni o famiglie particolarmente benestanti (alla faccia della meritocrazia!). In mezzo a tutto ciò noi ci siamo mossi cercando di far levare la nostra voce in mezzo a quella asfissiante delle televisioni. Per questo abbiamo messo su un account facebook (i dati in ultima pagina per chi è interessato) per informare e divertire. Continuiamo a scrivere (qui su Sottobanco ma anche sul web in maniera più approfondita sul giornale online www.asinistraonline.info). Chiudiamo annunciando che è iniziata la campagna di tesseramento del partito e dei gc. Chi fosse interessato non ha che da contattarci. E non pensiate sia una cosa inutile. Oggi tesserarsi è prima di tutto una scelta di resistenza al conformismo dilagante di un mondo sempre più schierato verso la disuguaglianza, l’ingiustizia e l’intollerenza. Un mondo in cui la cultura viene relegata in secondo piano e l’illegalità troneggia al potere. Noi stessi abbiamo capito che non tira aria per slogan come “l’immaginazione al potere”. Siamo costretti a ricordare le regole minime affinchè rimanga un minimo di democrazia. Magari ricordando ogni tanto che un essere umano o una poesia valgono più di una banconota o di una merce… Alessandro Pascale


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Memorie di un vecchio liceale

Il Liceo Scientifico di Aosta è stato il luogo meno culturale che io abbia mai frequentato in vita mia. “Ma come” -direte voi- “e tutti quei libri, quelle verifiche, quelle nozioni che abbiamo imparato? Quelle non sono cultura?” Prima di abbozzare una risposta aggiungo un’altra affermazione, e cioè che il Liceo Scientifico di Aosta è stato anche uno dei luoghi meno democratici da me frequentati. “E le elezioni per i rappresentanti?” mi sembra di sentir dire…Ebbene, ora elencherò le mie ragioni, sperando di stimolare in voi riflessioni e, perché no, un dibattito. “Bisogna smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici…Questo tipo di cultura serve solo a creare degli spostati...” Queste parole le ha pronunciate 80 anni fa Antonio Gramsci, figura importantissima per la cultura italiana, e sembrano essere state scritte ieri. Perché la realtà è che nulla è cambiato: il sistema scolastico si ammanta della volontà di formare lo spirito critico degli studenti mentre invece dal preciso istante in cui mettiamo piede nelle strutture scolastiche non facciamo che essere bombardati da nozioni, nozioni e ancora nozioni! Dove sta lo spirito critico in tutto questo? Come faccio ad essere un cittadino consapevole se la scuola non fa altro che insegnarmi per tre anni La Divina Commedia e il Manzoni, per altrettanto tempo il latino (fidatevi, se vi dicono che serve per affinare la logica è una grande balla) e di storia del ‘900, di attualità, di letteratura moderna, di cinema, di economia, di diritto (ecc. ecc.) non si fa neanche un accenno? La mia esperienza durante i cinque anni è stata quella di un mare di conformismo, di competizione sfrenata (incoraggiata dai professori ovviamente), di completa mancanza di autorevolezza nella maggior parte dei docenti e di tanto, troppo, autoritarismo. Mi ricordo ancora la frase di una professoressa che diceva, in sintesi, che il dovere dello studente è solo ed esclusivamente quello di studiare e prendere voti e non quello di occuparsi dei propri diritti e cose del genere. O ancora meglio: mi ricordo un’interrogazione di matematica dove decisi di spegnere il cervello e studiare tutto a memoria, come un mulo. Potevo anche non aver capito un accidenti di quello che stavo ripetendo alla professoressa…Ma presi un bel voto, unito ai complimenti del docente: “bravo, è così che si studia!”. Insomma la logica è questa: tu non sei un sedicenne con un cervello in formazione, con i propri bisogni di giovane cittadino, con la tua voglia di imparare, di divertirti ecc.ecc., bensì un elemento (così si dice) che deve imparare ad obbedire e a fare il suo dovere. A questo punto si tratta di accettare la cosa oppure no (e in tal caso è bello che pronto il sette in condotta). Per quanto riguarda la democrazia, beh…Rendiamocene conto, qual è il potere effettivo degli organi di rappresentanza studentesca della vostra scuola? Nessuno, bravi. Non vi pare che la scuola pubblica dovrebbe essere gestita, nei limiti del possibile, non solo dalla Preside ma anche dagli stessi studenti? Dovrebbe appartenere anche agli studenti. Perché se è vero che a scuola si forma il futuro cittadino democratico, la scuola dovrebbe essere il luogo dove si applica la democrazia, dove i ragazzi possano imparare a partecipare alle cose che li riguardano. Ragazzi, 40 anni fa i vostri genitori, allora studenti come voi, occuparono il vostro liceo, lottarono per avere più diritti e per ottenere quei momenti di assemblea che oggi sono calpestati e sminuiti. Si tratta oggi, in un periodo in cui la democrazia viene messa in discussione, di riaffermare la propria sovranità sulle strutture pubbliche. Si tratta di rivendicare più spazi per attività alternative, di lottare perché i rappresentanti abbiano molti più poteri, di mettere in discussione dei programmi vecchi e scadenti, di sgretolare la struttura gerarchica che vi tiene tutti al guinzaglio. Si tratta un’altra volta di essere protagonisti, responsabili e, in una parola, liberi. Ci vuole qualche sacrificio, ma i risultati sono soddisfacenti, credetemi! “La cultura è cosa ben diversa. Si tratta di organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri.” Matteo Castello


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Prendendo allegramente a calci Napolitano e la Costituzione… “Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri fissata, non ha una costituzione” (articolo 16 della dichiarazione dei diritti del 1789). In queste poche parole è scolpito il senso più profondo del diritto costituzionale moderno. Viene enunciato che non sono i governi a definire liberamente il grado di tutela dei diritti. Né i rapporti tra i poteri possono variare a seconda delle circostanze. Se non v’è il rispetto di queste semplici regole, non c’è Costituzione. Nel mese passato il caso Englaro ha procurato una forte tensione che ha visto contrapporsi le due massime istituzioni dello Stato (il Presidente del Consiglio Berlusconi e il Presidente della Repubblica Napolitano) su una delicatissima vicenda relativa ai diritti civili e umani. Lo scontro ha fatto temere che questo confine potesse venire superato. Quando infatti un governo cerca di imporre la propria volontà ad un altro potere (in questo caso il Presidente della Repubblica) disattendendo le prerogative che la Costituzione determina espressamente, non c’è da stare tranquilli. Si può discutere sul tipo e l’estensione del controllo che Napolitano effettua in sede di emanazione dei decreti legge. Ma pensare di negare questo controllo è inaudito, pena lo stravolgimento dellla separazione dei poteri che la Costituzione ha fissato. Questo è invece proprio ciò che è avvenuto nel caso del decreto “Englaro”, che il governo ha voluto approvare nonostanteilchiaropronunciamento contrario del Presidente della Repubblica che ne ha sottolineato l’incostituzionalità. Il fatto è di una gravità senza precedenti! Per la prima volta nella storia repubblicana un governo si “ribella”, rivoltandosi contro chi ha il compito di garantire la costituzione e l’equilibrio tra i poteri. Non si tratta di stabilire se Berlusconi ha ragione a voler modificare con un decreto quanto aveva legittimamente disposto la magistratura (ancora un altro potere), oppure se ciò non poteva essere ammesso in base alle motivazioni di Napolitano. Il punto è che il governo ha agito fregandosene bellamente della Costituzione! Ha forzato la mano! Approvando egualmente il decreto ha denunciato l’insussistenza del potere del Capo dello Stato! Ha affermato invece i suoi pieni poteri, minacciando di cambiare la Costituzione (definita in maniera spregiativa “filosovietica”) qualora gli si impedisse di usare liberamente e senza contrappesi costituzionali lo strumento del decreto d’urgenza. C’era una persona che si divertiva a governare per decreti di governo fregandosene del parlamento: Napoleone Bonaparte. Vogliamo agevolare Berlusconi nella sua ricerca di un potere illimitato ed insofferente ad ogni controllo? L’intolleranza mostrata nei confronti delle regole della Costituzione non è una fissazione inconsistente di noi sinistroidi. Infatti basta guardare agli oltre 100 costituzionalisti che si sono esposti denunciando “il tentativo di delegittimazione in atto della vigente Carta costituzionale e del suo spirito democratico”. Tutti comunisti? Andrea Padovani


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B e rl u s c o n i Fo r e v e r

Il caso Mills, ossia una delle tante dimostrazioni che il nano è un delinquente Oggi avremmo dovuto portare a compimento il discorso iniziato un mese fa, spiegando come Berlusconi si è arricchito con la politica ai nostri danni. Purtroppo però sono avvenuti gravi fatti che tocca mettere in evidenza. Cos’è successo? E’ successo che si è concluso il caso Mills, con la condanna di tale avvocato inglese a quattro anni e mezzo di carcere. Chi è costui? Che ci frega a noi? Andiamo con ordine: Mills è stato uno dei tanti avvocati al servizio di Berlusconi durante gli anni ’90; difende lui e le sue aziende qua e là tra i processi in cui sono coinvolti. Succede che alcuni di questi si mettono particolarmente male per lo psiconano che si vede obbligato a richiedere al suo stesso avvocato di testimoniare il falso (nel ’97 per un caso di tangenti alla Guardia di Finanza; nel ’98 per un’altra maxi tangente di 23 miliardi di lire versata all’amico Craxi che negli ’80 gli consentì di tenere accese le reti Mediaset) per evitare cataclismi. Berlusconi versa quindi tramite conti svizzeri 600 mila euro all’avvocato perchè questo “dichiarasse il falso, negasse il vero o tacesse in tutto o in parte fatti a sua conoscenza” nei processi in cui fu chiamato a testimoniare. I reati insomma sono corruzione in atti giudiziari del testimone e concorso in falsa testimonianza. Bene, direte voi, ma le prove? Sono talmente evidenti che fa quasi ridere ricostruirle. Succede che dopo tali fatti Mills, come ogni cittadino dabbene, deve pagare le tasse, e incarica del compito il suo commercialista. Questo però non capisce da dove provengano i 600 mila euro e lo chiede al suo cliente, il quale, confidando nella riservatezza del suo fidato commercialista, gli racconta l’origine del denaro in una lettera: “Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. […] sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza avesse tenuto Mr.B fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo”. Il commercialista, che non è un aumma-umma italiano ma una persona seria, fa la sua bella denuncia alle autorità e in breve tempo Mills finisce nei guai, e con lui tale Mr.B. Mills viene immediatamente interrogato da alcuni magistrati italiani e come un bimbo colto con le mani nella marmellata confessa spudoratamente tutto: “Non credo occorrano molte parole. Io sono stato sentito più volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest e, pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere laddove possibile una certa riservatezza sulle operazioni che ho compiuto per lui”. Aggiungiamo ulteriori stralci delle sue dichiarazioni: “Carlo Bernasconi mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui io ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro”. Nessun dubbio insomma che Mr.B sia Berlusconi. Quest’ultimo però sa di avere in mano le tv e di poter deviare le notizie a suo piacimento e gli impone di fare dietrofront, cosa che Mills non esita a fare, inventandosi l’assurda balla di aver parlato di Berlusconi per proteggere un uomo d’affari italiano più in alto. Anche se più in alto di Berlusconi che inizi con la “B” francamente non si sa chi possa essere… Nonostante i penosi dietrofront stavolta lo psiconano è davvero fregato. Le prove sono schiaccianti. Il processo va avanti e tutto lascia presagire una condanna. L’aprile 2008 però Berlusconi torna al potere e in breve tempo (luglio ‘08) si fa approvare quel Lodo Alfano palesemente incostituzionale (viola il principio di uguaglianza giuridica di tutti i cittadini) che gli consente l’immunità giudiziaria finchè resta presidente del consiglio. Così finchè rimarrà in carica se ne può stare tranquillo e nel frattempo potrà pensare con calma quali leggi far approvare per farla franca l’ennesima volta. Intanto però il processo Mills va avanti anche senza il co-imputato Berlusconi. E se qualcuno ancora aveva dubbi sull’esistenza del reato ecco oggi la netta condanna di Mills. Il suo co-imputato invece se la ride dal suo scrigno pregustando il prossimo modo di pigliarci per i fondelli. Questo è solo uno dei tanti motivi per cui Berlusconi e il suo governo attaccano i giudici. Perché sono dei delinquenti che vogliono sottomettere la magistratura per controllarla politicamente, in modo da non doversi più preoccupare delle malefatte passate, presenti e future. Alessandro Pascale


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Il pacchetto insicurezza

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La recente approvazione al Senato del “pacchetto sicurezza” mi ha costretto a pormi una serie di interrogativi riassumibili in uno solo: qual è la differenza tra sicurezza e xenofobia? Perché il problema è che c’è un’enorme differenza tra i due concetti, differenza che però sembra essere completamente ignorata da chi fa le leggi. Sicurezza vuol dire che qualsiasi cittadino (ma sarebbe meglio dire qualsiasi persona) deve essere tutelato e protetto da ogni tipo di minaccia alla sua persona. Detto ciò è necessario punire chi ci arreca un danno, italiano o straniero che sia. Nonostante tutto questo sembri molto ovvio i fatti stanno purtroppo prendendo un’altra piega. I partiti di destra, in un periodo di crisi, di migrazioni globali e di insicurezza diffusa, cercano, riuscendoci, di scaricare tutte le colpe sulla figura dello straniero. Il clandestino diventa così un capro espiatorio colpevole di stuprare le “nostre” donne (quando la maggior parte delle violenze sessuali avviene in famiglia), di rubare il nostro lavoro, di deturpare le nostre città, di mettere in discussione i nostri santissimi valori. In questa operazione i telegiornali sono altrettanto colpevoli, facendoci credere che il crimine sia in aumento (mentre le statistiche dicono il contrario) e convincendoci che la colpa di ciò sia da attribuire esclusivamente agli immigrati. La sottile operazione, resa esplicita dal pacchetto sicurezza del governo, è proprio quella di criminalizzare la figura stessa dello straniero. Pensiamo solo al fatto che i medici d’ora in poi potranno denunciare gli immigrati clandestini…Cosa c’è di più disumano? Un malato è messo nelle condizioni di avere paura di farsi curare! In più viene introdotto il reato di clandestinità: il clandestino è automaticamente un criminale e rischia fino a quattro anni di galera più l’espulsione. E non è che l’inizio… Da oggi in poi infatti sarà sempre più difficile ottenere la cittadinanza italiana: il costo del permesso di soggiorno aumenta a 200 euro, il numero di anni di matrimonio per ottenere la cittadinanza aumenta a tre anni tenendo conto del fatto che non ci si potrà sposare senza permesso di soggiorno. Risultato: ci saranno sempre più stranieri clandestini sul territorio Italiano, quindi più “criminali”, quindi più insicurezza! Ma ecco la soluzione: oltre a schedare i cosiddetti “clochard” vengono istituite le ronde padane (ricordate le squadracce fasciste?), che potranno aiutare la polizia nelle operazioni di sicurezza urbana, legittimando praticamente la “giustizia fai da te”. E tutto questo senza tenere conto del fatto che il governo Berlusconi ha tagliato moltissimi fondi alle forze dell’ordine e che di fronte al problema delle carceri stra-piene, invece di costruirne di nuove, si abbia un aumento vertiginoso delle pene e dei reati. Insomma, non ci sono abbastanza galere ma aumentano i motivi per finirci dentro! Se tutto questo non fosse reale sarebbe davvero spassoso… Per concludere, la mia idea è che in realtà Berlusconi e i suoi abbiano la precisa intenzione di creare maggiore insicurezza e non il contrario. Pensateci: i suoi telegiornali ci bombardano di notizie su stupri, omicidi e rapine commessi da stranieri. A questo punto il suo partito si propone come l’unico in grado di risolvere il flagello della sicurezza. La verità è che ci stanno prendendo in giro! Un’altra volta! La verità è che questo pacchetto sicurezza non è altro che la messa in legge di uno stato diffuso di xenofobia, di paura, rabbia e odio nei confronti di chiunque abbia la pelle più scura di un italiano medio. La verità è che il pacchetto sicurezza puzza tremendamente di “leggi razziali”…A voi la facoltà di verificare e il dovere di resistere di fronte a questo scempio di umanità! Matteo Castello


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C o m e u c c i d e r e i n t e r n e t i n 4 r a p i d e m o s s e.

1) Articolo 50-bis del DDL 733 (il “pacchetto sicurezza”): in caso di istigazione o apologia di reato la polizia può far rimuovere un contenuto internet. Facciamo un esempio, perché in linguaggio legale non si capisce niente. Se su FaceBook qualcuno scrivesse “sto guardando il film che ho scaricato da eMule”, il Ministero degli Interni potrebbe disporre la censura di quella frase. E se FaceBook giustamente gli ridesse in faccia? Sempre per la stessa legge, il Ministro potrebbe far censurare (rendere inaccessibile dall’Italia) l’intero FaceBook. Ho appena provato a cercare “rollare canne” su YouTube: 60 risultati. Che siate a favore o meno della canapa, sono abbastanza video per togliere YouTube agli italiani e lo stesso vale per qualsiasi sito, da Google a Wikipedia. 2) La proposta di legge 2188: l’onorevole Barbareschi ha ripreso un testo di legge preparato dalla SIAE e, anche sotto pressione di Mediaset, lo ha presentato in Parlamento. La scusa è quella della lotta alla pedofilia, su cui Barbareschi tra l’altro ha presentato dati falsi, ma se questa legge diventasse esecutiva sarebbe in pratica un sistema di repressione e censura in stile SIAE per qualsiasi contenuto considerato coperto da diritto d’autore. Una piccola nota divertente: Mediaset ha denunciato YouTube perché infrangerebbe i loro diritti d’autore, ma nel frattempo continua a infilare filmati scaricati dal sito nei suoi “telegiornali” e trasmissioni. 3) Il DDL “Carlucci” 2195: un disegno di legge contro l’anonimato in rete. Qui non si capisce fin dove arrivi l’ignoranza dell’onorevole Carlucci e dove invece inizi la malafede. La proposta in soldoni è che chiunque scriva su internet (blog, chat, FaceBook, commenti su siti...) non possa essere anonimo, cioè debba ogni volta firmarsi con nome e cognome e essere rintracciabile. Ma visto che la Carlucci è generosa, al pacchetto aggiunge anche un omaggio: l’estensione delle leggi su diffamazione a mezzo stampa anche a internet. Se tu sul tuo blog insulti qualcuno, puoi finire in prigione. 4) La Task Force di Maroni contro Skype: quando i gestori di Skype hanno detto al nostro ministro dell’interno che non avevano intenzione di collaborare per intercettazioni skypefoniche, Maroni ha pensato bene di usare la forza. Ha radunato Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Consiglio Nazionale delle Ricerche per creare un gruppo in grado di decifrare le conversazioni che avvengono con il programma – e sulla legalità di una simile procedura ci si potrebbe fare qualche domanda. La cosa positiva è che non ce la faranno perché il sistema di sicurezza Skype è praticamente inattaccabile, ma nel frattempo buttiamo via soldi dello stato, soldi nostri, per cercare di impedire la libera comunicazione. E poi ci si chiede perché l’Italia è uno dei paesi tecnologicamente più arretrati... S. P.


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Un mito con le gomme a terra

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Un simbolo del ventesimo secolo: L’automobile. Oggi le tre più grandi aziende automobilistiche lottano per sopravvivere. É la fine di un’era? L’automobile è in assoluto un simbolo. Un simbolo che contraddistingue la svolta economica e culturale dei paesi industrializzati del ventesimo secolo. Un simbolo per le persone che hanno visto la loro vita velocizzarsi, che hanno visto la nuova libertà dello spostamento autonomo. L’auto nel nostro immaginario ha reso il mondo più piccolo. L’auto è diventata però un mezzo sempre meno economico per le tasche dei lavoratori. Da più di un decennio le spese per l’acquisto e la manutenzione di una vettura rappresentano la seconda voce più onerosa (dopo la casa) per il portafogli delle famiglie. E nei centri abitati oggi c’è chi decide di farne a meno. A Parigi e a Tokyo un terzo della popolazione usufruisce dei mezzi pubblici per spostarsi. Nelle città italiane decisamente meno. Ma la crisi sta cambiando letteralmente i consumi e con essi le esigenze dei cittadini. È in atto una rivoluzione che muterà le nostre abitudini. Una rivoluzione necessaria, da cui non si tornerà indietro. Per quale motivo? Perché l’industria automobilistica dei paesi maggiormente industrializzati è al tracollo. Devastata da una crisi che colpisce con minore forza i mercati dei paesi emergenti. Questo sta a indicare che si sta compiendo una conformazione degli stili di vita nel globo. Il modello occidentale della società dei consumi è sbarcato, insieme alle multinazionali, in paesi come la Cina, l’India, il Messico, il Brasile. L’acquisto di autovetture in questi paesi aumenta. Per capire come mai avviene tutto ciò è necessario capire il meccanismo delle leggi del mercato: esiste un compratore e un offerente; quando c’è piu offerta e i compratori sono di meno, il prezzo di un bene sarà basso. Pensate all’aumento della benzina della scorsa estate. Oggi il prezzo è diminuito ma perchè? Perchè i consumatori occidentali (ossia noi), ne acquistiamo di meno, a seguito degli aumenti continui del prezzo del barile. Prezzo troppo elevato per gli standard di vita di una famiglia media. Di conseguenza sono calati i consumi e quindi diminuisce la domanda. Ma da qualche parte rispetto a prima la domanda si è comunque gonfiata! A differenza di dieci anni fa sono aumentati i compratori da tutto il mondo e quindi l’equilibrio del mercato funziona così: minore è l’offerta rispetto ai compratori e maggiore sarà il suo prezzo! La vita che abbiamo fatto nel secolo scorso l’abbiamo fatta alle spalle di altri. Oggi gli altri pretendono di avere il nostro stile di vita e scopriamo che saremo noi occidentali a dover rinunciare a qualcosa: il mondo non ha risorse illimitate, e noi fino ad oggi abbiamo fatto finta di non saperlo. Ora è necessario capire che la rivoluzione deve essere guidata da nuovi obiettivi se vogliamo pensare al bene di tutti. Sappiamo che ci sono un sacco di lavoratori che stanno rischiando il posto di lavoro. Però dobbiamo anche capire che è necessario immaginare un’economia che si occupi davvero delle esigenze della gente. Il messaggio non può piu essere “compra una macchina in più e sarai felice”. Non te lo puoi permettere e ti hanno raccontato balle! La felicità è stata scambiata per il consumo! Il consumo è la malattia moderna della mancanza di rapporti sociali forti. Ma la questione principale è un altra. Le persone hanno bisogno di spostarsi per andare al lavoro, a casa, a scuola, al supermercato, ecc. Se non in macchina come? Una soluzione potrebbe essere quella di aumentare il servizio pubblico dei mezzi di trasporto. In questo modo si possono creare più posti di lavoro trovando una sistemazione a tutti coloro che verranno licenziati dalle grandi industrie, le quali se non chiudono per fallimento, vanno a cercare schiavi da sfruttare in altri paesi; paesi dove il costo della manodopera è inferiore per poter vendere a prezzi competitivi. Questo tristemente è anche conseguenza della mancanza di regole che impera la tanto elogiata globalizzazione economica. Per uscire dalla crisi occorre allora sviluppare i servizi pubblici, ripristinare un forte Welfare State, evitare di regalare soldi alle banche ma piuttosto nazionalizzarle. E se proprio lo stato deve aiutare le aziende private lo si faccia in modo da vincolarle a produzioni alternative. Come il piano di Obama “della rivoluzione verde”. Cosicchè comprare un auto non inquinante avrà maggior senso di comprare un auto e basta, solo per il gusto di farlo o per “far girare l’economia”. Lassù ci urlano: “Spendete! Comprate! Non importa cosa, basta che comprate!”. Il consumismo dovrebbe essere un mezzo per migliorare la nostra vita. Invece è diventato un fine. Come un gigantesco mostro che per vivere ha bisogno del vostro portafogli. Forse è il caso di mettere un guinzaglio a questo mostro. Perché non ha senso vivere per comprare. Ha senso comprare per vivere. Matteo Amatori


Mina non si è fatta più vedere ed è diventata un mito, manda solo video [a Sanremo] come Bin Laden. Silvio, non ti devi far più vedere. Ogni tanto manda una canzone con Apicella. La canto io. Silvio, ti prego, diventa un mito. Come Dio, che non si vede mai. Roberto Benigni al Festival di Sanremo - 17 febbraio 2009 Davanti a tutti i pericoli, davanti a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i seminatori di discordia, davanti a tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, ancora una volta, la capacità del popolo di costruire la sua storia. Ernesto Che Guevara - Opere Omaggio al 1989 Vent’anni fa cadeva uno dei muri più famosi della storia, quello che per quarant’anni divise Berlino in due città (est e ovest). La sua caduta innesca il crollo di tutti i regimi comunisti dell’Est Europa fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica (1991). Contrariamente alle apparenze, chi crede nel socialismo e nel comunismo, non può che ricordare con gioia l’evento che segna la fine di una serie di regimi opprimenti e totalitari. Perché il vero comunismo cui ci orientiamo idealmente non è quello sovietico ma quello che coniuga uguaglianza e libertà, democrazia e socialismo, merito e solidarietà. Quello di Marx, Gramsci, Berlinguer e dei nostri partigiani. Non quello di Stalin, Pol Pot e compagnia bella. Da qui vogliamo ripartire per rifondare il comunismo. Ragazzi, prima di tutto occorre fare un appello fondamentale: abbiamo bisogno di voi per distribuire questo giornalino nella scuola che frequentate! Non vi chiediamo soldi, tessere o un impegno militante, ma la vostra disponibilità a distribuire Sottobanco la mattina prima di andare a lezione davanti alla scuola. Senza questo vostro aiuto rischiamo di non poter proseguire questa esperienza. Per questo e qualunque altro motivo ci puoi contattare su internet a queste mail: Alessandro Pascale – peasyfloyd@hotmail.com, Matteo Castello – cascas87@tele2.it, Matteo Amatori – amatriciano@gmail.com, Giovani Comunisti Valle d’Aosta – giovanicomunistivda@ live.it. Ma ci trovi anche su FaceBook: richiedi l’amicizia di Rifondazione Comunista Vda, e entra a far parte del gruppo Sinistra Valdostana. Altri link utili per chi è interessato al nostro mondo sono: Rifondazione Comunista Valle d’Aosta: www.rifondazionesevda.org Giornale della Sinistra Valdostana: www.asinistraonline.info CICL.IN.PROP.VIA MOCHET,7 PRC


Sottobanco 2