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Capitolo 1 – rev. 3

La prima cosa che ho visto nell’aprire gli occhi è stato il soffitto bianco. Io adoro il bianco, mi ricorda l’inverno, la neve e il freddo che vuole a tutti i costi penetrarmi nelle ossa. Anche i doposci che mi ha regalato l’anno scorso Marco sono bianchi. E’ successo a Natale, a Cortina. No aspetta è stato Franco … sì ora ricordo bene, è stato Franco. Pieno di soldi fin sopra i capelli e divorziato, il classico adolescente di mezz’età. Aveva perso la testa per me. Ora non siamo più insieme, l’ho lasciato io, o forse è stato lui, che importanza ha? Tuttavia, il soffitto bianco in camera da letto non lo sopporto. Chi lo dipinge di bianco è senza palle. E’ il mio punto di vista ma so di avere ragione. Sono persone carenti di personalità, le puoi plasmare come vuoi, manipolare a tuo piacere e loro ti seguono come cagnolini. Senza palle e senza gusto. Che sciocchezza il soffitto bianco. Eppure tutte le persone che conosco hanno il soffitto bianco. Il mio invece è rosso scuro, bellissimo e ricco di sfumature sempre sul rosso. L’ho fatto ridipingere tre volte al pittore. Non riusciva a capire come lo volevo. Diceva sempre di sì. Sì ho capito, ah è così che lo vuole? Sì stavolta ci siamo, e lo sbagliava ogni volta. Farebbe bene a cambiare mestiere, non capiva un … lasciamo perdere. Soffitto bianco. Dove mi trovo? La testa mi doleva ancora. Fumo, alcol, cocktail colorati e qualche bottiglia di troppo alla sera, ed ora eccomi qui sdraiata. Cominciai a guardarmi intorno, non era la mia stanza e accanto a me c’era un uomo nudo. Il lenzuolo gli copriva a malapena una gamba. I glutei erano sodi, un bel vedere, la schiena ampia e i capelli quasi neri. In che letto ero finita stavolta? Lui, non lo ricordavo nemmeno. Chi era? Bello, brutto, ricco, squattrinato, single, sposato, intelligente o stupido non poteva fregarmene di meno. Mi alzai lentamente dal letto per non far rumore. Ci mancava solo che lui, si svegliasse con la pretesa di fare l’amore. Sesso. Il pavimento a contatto col piede mi regalò una piacevole quanto inaspettata sensazione di fresco. Guardai la sveglia sul comodino; erano le 06:01. Raccolsi i vestiti e andai in bagno. Sentivo l’esigenza immediata di una doccia calda per togliermi la sensazione di sporco che percepivo. Non si trattava di sporco fisico, volevo purificarmi l’anima. Niente da fare, lo scroscio dell’acqua lo avrebbe svegliato. Feci la pipì e mi pulii con la carta igienica, senza tirare lo sciacquone, anche quel rumore poteva svegliarlo. Ma le mani e il viso dovevo lavarmele, almeno quelle. Mi guardai allo specchio quasi sorpresa. 1


Non sono una puttana, sussurrai. Se un uomo esce con due o tre donne diverse è un playboy, le donne invece sono puttane. E’ una stronzata maschilista, se io esco con più uomini sono una playboy donna. Questa si chiama parità tra i sessi, ed è giusto così. Presi la saponetta verde, strausata e ormai senza profumo, mi scivolò dalle mani. Provai a riprenderla ma scivolò ancora. Mi succedeva spesso con le saponette, per questo motivo a casa uso i dosatori. Nel terzo tentativo l’afferrai con le unghie. Presa, mi lavai velocemente mani e viso e uscii dall’appartamento in punta di piedi. Giù nel parcheggio dovevo cercare l’auto e soprattutto, sperare di essere arrivata con la mia di auto. Ero circondata da quattro enormi palazzi color mattone, avevo capito dove mi trovavo, il parcheggio era sulla strada e con grande sollievo vidi la mia amata auto, una decapottabile nera col tettuccio rosso scuro. Presi le chiavi dalla borsetta ma fu questione di un attimo, anche loro mi scivolarono a terra. “Non è giornata.” Sussurrai. Le raccolsi ed in quel momento un SUV grigio/argento mi sfrecciò davanti a tutta velocità, per poco non centrò la pozza d’acqua poco distante, se l’avesse presa avrei fatto la doccia che tanto desideravo. “Che ti possa schiantare alla prima curva”. Lo maledii. Salita in auto appoggiai le mani sul volante. Le mie, erano mani deformi dalla nascita, aggrovigliate su loro stesse. I pollici erano normali mentre agli indici era bastato un piccolo intervento chirurgico per separarli dalle altre dita. Loro i chirurghi, non so se ringraziarli o maledirli, negli anni mi hanno operato otto volte per modellarmi le mani, per dar loro una parvenza di normalità. Non ci sono riusciti, le altre dita sono esili e deformi. Per me ogni intervento è stato un trauma, a cominciare dal dolore che sentivo, o per via delle mani fasciate, non riuscivo a disegnare o giocare con gli altri bambini, in più a scuola c’erano i bulletti che mi scherzavano. Quante lacrime ho versato, quante urla e quanti litigi, ma ogni giorno che passava diventavo sempre più forte e determinata. Oggi ho ventinove anni, sono bella, intelligente e indipendente. Ambra è mia figlia e ieri sera l’ho lasciata a dormire dai nonni. Ora vado a casa a riposarmi, più tardi passerò a prenderla, oggi è sabato. Rosso. E’ il colore che adoro. Da bambina, mi pitturavo spesso le unghie di quel colore per gioco o forse per vanità. Poi a cinque anni, di colpo ho smesso di farlo, è successo all’asilo quando una maestra mi ha detto: “che belle unghie, anche le dita piccoline sono diventate belle.” In quel preciso istante mi resi conto di non avere le mani come gli altri bambini e ho odiato quella donna. Lo smalto è troppo vistoso e attira l’attenzione, io le mani le nascondo, sono molto brava a farlo, è una tecnica che sviluppi negli anni per non mostrare i loro difetti. Polo bianca, jeans e scarpe da ginnastica, è l’abbigliamento ideale per andare dai genitori. Mia madre diventa isterica quando indosso abiti vistosi, mi dice che è il modo migliore per attirare dei poco di buono. A volte è insopportabile, se poi penso che il difetto alle mani l’ho ereditato da lei dovrei odiarla. Che vogliono tutti da me? Perché non mi capiscono, cosa dovrei fare di più? Lavoro sodo per vivere, come impiegata da Barsana, una piccola fonderia a due passi da casa e il sabato sera servo 2


ai tavoli alla Fiorentina, un agriturismo di paese. Avrò pure il diritto di divertirmi il venerdì e indossare gli abiti che più mi piacciono, o no? Ho un matrimonio sfortunato alle spalle pazienza, ma ora sono libera e voglio godermi la vita, solo due/tre anni, poi deciderò cosa fare, il tempo vola. “Che significa: Ambra non è qui? Mamma?” “E’ passata a prenderla Federico. Questo fine settimana deve stare da lui, ricordi?” “E tu gliel’hai data? Così, come se fosse un pacco postale?” “Vanessa, guarda che Federico è passato a casa tua alle otto e ha suonato più volte il campanello senza ricevere risposta. Allora è venuto qui, pensando di trovarvi. Perché non gli hai aperto, dov’eri?” “Mamma ti prego non cominciare.” “Rimettetevi insieme, Federico è un bravo ragazzo.” “Non ne voglio parlare, torno a casa, ci vediamo un’altra volta.” “Quelle due stanze le chiami casa?” “Hai ragione, ma sai bene che è una sistemazione provvisoria e in affitto, più avanti con calma, cercherò un trilocale da comprare.” “Ah sì? E con quali soldi?” Me ne andai furibonda. In auto non potevo urlare per non sembrare una pazza ma dentro di me stavo esplodendo dalla rabbia. I genitori non dovrebbero aiutarti? Sostenerti nelle scelte e nelle decisioni? Mia madre no, le ti parlava buona e brava, con calma, poi ti lanciava una frecciata dritta al cuore. Voleva punirmi? Di cosa? Federico … torna con Federico, è un ragazzo d’oro ripeteva sempre. Lui ti stabilizza, con lui potrai avere un’esistenza normale e felice, ti farai una bella famiglia. Quando le ho detto del divorzio è uscita di testa, mi ha gridato frasi irripetibili, frasi che non si dovrebbero dire alla propria figlia. Non posso competere con lei, è troppo forte, mi distrugge psicologicamente. A mio padre invece è scesa una lacrima dallo sconforto. In casa è mia madre che comanda, io non la sopportavo più e Federico è stata la mia via di fuga. Peccato per il matrimonio. Lui è un bel ragazzo ed è comprensivo ma si accontenta della vita che ha, e a me non basta, io voglio di più, voglio tutto. Se non avessi le mani che mi ritrovo, potrei propormi a qualcuno d’importante, farmi notare e diventare famosa. Un’attrice. Ambra è nata dal nostro matrimonio e per fortuna, lei ha le mani normali. Non c’è altro da dire. Alla Fiorentina mi presento sempre alle 18:00, controllo le novità sul menù e aspetto i clienti insieme a Enrica e Michela. Io servo i tavoli pari, Enrica quelli dispari e Michela si occupa delle bevande. I clienti migliori sono le famiglie con figli, mangiano, si divertono e non pensano ad altro. Le coppiette sono altrettanto tranquille, anche se i maschi a volte ti lanciano certi sguardi … se fossi la loro ragazza li fulminerei. I tavoli di sole donne sono una rarità, loro non fanno casino e quando ordinano non ti guardano nemmeno. Si credono emancipate perché sono uscite di casa. Chiacchierano sottovoce, fanno le pettegole e si raccontano cattiverie sulle amiche assenti. Mentre tu, cameriera, non esisti. Dio che nervoso, le strozzerei. 3


Le compagnie di ragazzi sono le più agitate. Alzano la voce, ridono e ti fanno le battutine, a volte pesanti. E’ tra questi tavoli che rimorchio, se c’è un ragazzo che mi piace lo guardo un paio di volte e questo fa scattare il playboy che c’è in lui. T’invita, convinto di essere stato lui a scegliere, convinto che nessuna donna regga il suo fascino. Illuso. Sono io che decido, lo manipolo e gli lascio credere di essere un tipo in gamba. Se non ha soldi lo mollo il giorno dopo, finora è sempre andata così. In questo posto è difficile trovare una persona ricca. Però con Flaviano, qualche speranza ce l’ho. E’ il figlio del titolare della Barsana, dove lavoro come impiegata. Credo di piacergli, lo capisco da come mi guarda e dalle attenzioni che mi rivolge. L’unico ostacolo tra noi è la sua fidanzata. Sono insieme da anni e dovrebbero sposarsi, tuttavia se gioco bene le mie carte posso farlo innamorare di me, devo riuscire a portarmelo a letto, poi tutto diventa possibile. Lunedì è in ufficio, ci proverò. Nero. E’ il colore dell’intimo che indosso quando esco con un uomo la prima volta. Autoreggenti rigate, perizoma piccolissimo e reggiseno trasparente. Gli uomini impazziscono per queste cose. Sono sincera, con Flaviano non credevo di riuscirci, invece è venerdì sera e siamo fuori a cena, io e lui da soli. La scusa ufficiale è: approfondire alcune situazioni di lavoro a me ostiche. Sappiamo entrambi cosa succederà dopo: finiremo a letto. Mi ha confessato che l’anno prossimo si sposerà con Sara, però non è convinto. Dice la verità? A letto sono stata una gran puttana, perché è così che bisogna comportarsi con gli uomini e lui, me ne ha fatte di ogni. Sessualmente c’è, ci siamo divertiti e mi ha promesso che usciremo ancora. Sono certa che le prime volte penserà solo a divertirsi, ma se reggo oltre resterà intrappolato dalla nostra relazione e quando vorrà liberarsene sarà troppo tardi. Lo costringerò a rompere con Sara e a sposare me. E’ bello, ricco e ambizioso e io, sarò sua moglie. Mia madre quella vipera, da giovane è stata a letto col padre lo sa tutto il paese, però non è riuscita a sposarlo, non ne è stata capace. Io invece, posso farcela. Sono tre mesi ormai che usciamo, sempre di venerdì sera. E’il giorno libero per eccellenza e la sua ragazza, crede che vada con gli amici a divertirsi o a giocare a calcetto, si sbaglia, esce con me. La situazione del nostro rapporto che m’infastidisce è il motel in cui ci nascondiamo, devo convincerlo a trovare un posto migliore, solo per noi, uno dei suoi appartamenti andrebbe bene, o lo chalet dei genitori a Ponte di Legno, è bellissimo e una volta l’ho visto in foto, aveva il tetto ricoperto di neve. Perché non ho mai pensato a Flaviano prima d’ora? Che stupida che sono. Lavoro alla Barsana da dieci anni e l’ho sempre considerato intoccabile, lui è il figlio del capo. E’ stata mia mamma a trovarmi il posto, grazie alla sua approfondita conoscenza col padre. Quando non è isterica e non urla, è anche d’aiuto. Il vecchio mi guarda da sempre in modo strano e non ne ho mai capito la ragione. 4


Forse pensa a mia madre, se l’avesse sposata, ora avrebbe una figlia con le mani deformi come le mie. Sì, pensa sicuramente così, mi disprezza e mi vede come un mostro ne sono sicura. Lo odio e se riuscirò a sposare Flaviano gli farò ingoiare la bile. Venerdì scorso è accaduto un fatto inaspettato. Eravamo a cena a Desenzano, in un ristorante molto bello, con camerieri in giacca beige e farfallino bordò, un posto di classe. Stavamo tranquillamente mangiando il piatto consigliato dallo chef, quando all’improvviso mi sono sentita osservata. E’ stata una sensazione extrasensoriale, non mi era mai capitata prima. Mi guardo in giro e scopro due coppie del nostro paese sedute poco distante da noi. Non avevo mai parlato con loro tuttavia, li conoscevo di vista e loro sicuramente si domandavano cosa ci facevamo noi lì, insieme. E’ inutile dire che avevano capito la situazione e a me stava bene. Avrebbero fatto circolare le voci della nostra relazione e per Falviano sarebbe stato più facile rompere con Sara, oppure a quel punto sarebbe stata lei a chiudere il rapporto. Continuammo a mangiare e chiacchierare come se nulla fosse, lui aveva le coppie di spalle e quindi non poteva vederle, chissà come avrebbero reagito altrimenti. Solo al termine della cena, quando andarono a pagare il conto gliele feci notare. “Ehi, ma quelli non sono del nostro paese? Li conosci?” “No. Ci hanno visto?” “Non saprei.” La discussione finì lì, però notai un’impercettibile insofferenza per quell’imprevisto. Anche dopo a letto, la situazione era cambiata, mi prese da dietro con forza,dicendomi un sacco di parolacce. Sei la mia schiava, la mia puttana, sei nata per questo, per quello, bla, bla, bla… Io lo lasciavo parlare perché sono convinta che durante il rapporto sessuale si possa fare e dire tutto, poi al di fuori, si torna alla normalità e al reciproco rispetto. Quella notte l’ho fatto morire quattro volte, è tornato a casa svuotato e sono sicura che il giorno dopo con Sara, non ha fatto nulla. A lei qualche sospetto sarà venuto. E’ passato un mese da Desenzano, e la relazione con Flaviano non decolla, non va oltre la cena e la camera da letto. Anzi mi sembra insofferente, forse non vuole illudermi, oppure non sa come lasciare Sara. Devo forzare il destino facendo aumentare le voci su di noi, poi chiederò chiarimenti. E’ sabato, sono alla Fiorentina e porto lo spiedo alla tavolata di alcuni ragazzi apparentemente tranquilli. “Ciao Vanessa, non sapevo che lavorassi qui.” Disse uno di loro. Era Enzo, un bel ragazzo più giovane di me di tre anni. Era simpatico e faceva il camionista col padre. Camicia azzurra, capelli pieni di gel, orologio e anello d’oro e cellulare in bella vista sul tavolo. Sfoggiava quanto aveva per evidenziare il suo status sociale, mostrava un certo benessere, tuttavia non aveva nemmeno lontanamente i soldi di Flaviano. “Fai ancora il camionista?” Gli chiesi. “Veramente ho sette camion e sono io a gestire sia i viaggi che i clienti.” Replicò subito per chiarirmi che lui era il capo. 5


“E’ il boss, fa tutto lui, dirige tutto lui.” Intervennero prontamente gli amici, alcuni per sostenerlo, altri per sfottò. “Ma che bravo, l’ho sempre saputo che sei in gamba.” Gli risposi quello che voleva sentirsi dire. Se pensava di conquistarmi sfoggiando un orologio d’oro si illudeva. Gli feci ancora un paio di complimenti per averlo in pugno, poteva essere un buon piano di riserva se avessi rotto con Flaviano, nel frattempo dovevo informarmi su di lui per sapere se era un bluff o no. A fine serata ci scambiammo i rispettivi numeri di cellulare, in settimana mi avrebbe chiamato. E’ troppo facile con gli uomini, pensai. “Vanessa, deve schiarirsi le idee e prendere una decisione ponderata.” Ravelli è la mia psicologa, la prima volta che sono andata da lei ero accompagnata dai genitori e avevo quattordici anni. Per sei anni ho frequentato regolarmente il suo studio di martedì, poi ho smesso. Mi ero rotta di ascoltare le sue prediche sotto forma di consigli, sembrava Gesù Cristo in versione femminile. Ogni sua parola era una verità assoluta mentre i miei atteggiamenti e comportamenti erano spesso sbagliati, non la sopportavo più. Quando ho conosciuto Federico sono tornata ma solo per sbatterle in faccia la mia relazione, la mia capacità di conquistare gli uomini e il matrimonio che stavo costruendo. Lei parla, parla ma non è sposata, non ha nessuno, non ha un uomo, è magra, acida di carattere e credo che sia anche frigida. Però, a pensarci bene devo essere costata un patrimonio ai miei genitori, tuttavia sono stati loro ad insistere perché ci andassi, loro e i professori di scuola, dicevano che era per il mio bene. Il mio bene? Cosa ne sanno loro delle mie necessità, delle mie esigenze, di cosa ho bisogno? Io non ho niente che non va, di questo sono sicura. In realtà, anche se nessuno me l’ha confessato apertamente, sono convinti che non abbia superato il trauma delle mani. Ma non è vero, io rido, canto, ballo, sono felice e questo trauma l’ho superato da molto tempo. Invece loro … gli altri, non mi accettano e quando mi guardano vedo il loro sguardo di commiserazione, sono loro che non riescono a superare il mio trauma, questa è la verità. La Ravelli poi, mi racconta che nessuno bada ad un lieve difetto fisico, perché nelle persone è il carattere e il comportamento che conta. Vorrei vedere lei con le mie mani, anche solo per un giorno, cambierebbe idea. Mi guarda, mi parla e intanto gioca con la matita, la fa girare tra le dita, ha le mani perfette e ben curate, di sicuro fa la manicure e ha le unghie lunghe smaltate di rosso, Dio come vorrei avere le sue mani. Lei è contraria alla relazione con un uomo “quasi sposato” dice che l’averlo agganciato, non le ho parlato di Flaviano, è un comportamento scorretto, soprattutto nei confronti dell’altra donna. Al termine della seduta mi suggerisce come dovrei comportarmi, mi sembra di sentire mia madre. Che si mettano d’accordo prima? Conoscendo mia madre, tutto è possibile. Come mai torno sempre da lei allora? Forse perché la conosco da una vita e per me rappresenta uno sfogo, non può raccontare a nessuno le mie storie. I suoi consigli, 6


quando coincidono con i miei li considero validi, sono le critiche che non accetto e alla fine decido sempre e comunque io. Questa settimana Enzo, mi ha telefonato tre volte per dirmi dov’era col camion, Ancona, Firenze e Latina. Ci siamo organizzati per domenica pomeriggio, alle due passerà a penderci e faremo una gita sul lago. Ci sarà anche Ambra, ha insistito perché portassi anche lei. Alla sera non ha voluto sentir ragioni: ci ha offerto la pizza. Io ho preso una margherita e ho bevuto birra mista gazzosa. E’ ambizioso, punta ad avere dieci camion ed è un gran lavoratore, mi ha raccontato che si alza sempre alle tre o quattro di notte per i viaggi, a volte parte addirittura a mezzanotte. Non ha la ragazza e questo fatto è strano, perché è giovane, carino e ha due soldi in tasca. Potrebbe avere tutte le ragazze che vuole, invece è qui con me, una donna dalle mani deformi, divorziata e con una figlia. Vuole solo scoparmi? Se pensa che io sia una preda facile si sbaglia, non ci andrò a letto finché non avrò preso una decisione con Flaviano. La Ravelli dice che sono confusa ma io ho le idee chiarissime. Preferisco Flaviano per via dei soldi e per via dello stile di vita che condurrei se sposata con lui, tuttavia mi divertirei anche con Enzo, questo è sicuro. Chi dei due è più innamorato di me? Mercoledì sera Enzo è passato a trovarmi col camion, prima di partire per Lucca e ci siamo baciati, quindi è sicuramente innamorato di me. Gli ho ricordato che venerdì non potrò uscire con lui perché ho un impegno, ed è la verità, sarò con Flaviano, mentre domenica sarà lui a non poter venire da me, è stato invitato a una festa dallo zio. Ci saranno i suoi genitori e altri parenti. So dove abita e se avrò tempo farò un giro in macchia davanti alla casa, così, tanto per vedere chi c’è alla festa, se ci sarà il sole di sicuro saranno fuori in giardino. Lo zio e i genitori di Enzo li conosco di vista e magari vedrò altre persone che non sapevo fossero imparentate col lui. Sarebbe bello se lo incrociassi e m’invitasse ad entrare, conoscerei tutti e sarei accolta sicuramente bene. Calma Vanessa, calma, tieni i piedi per terra e non lavorare di fantasia, non abbiamo ancora fatto l’amore e già ti vedi sposata e con un suo bambino. Sarebbe bello ma prima c’è Flaviano. Siamo rimasti per troppo tempo nell’incertezza, io l’ho lasciato fare sperando che arrivasse a una decisione da solo ma si sa, gli uomini sono monotoni e se non forzi loro la mano, rimangono tranquilli senza far niente. Devo metterlo di fronte alle sue responsabilità e costringerlo ad una scelta, o me o l’altra. E’ chiaro che non posso tenere i piedi in due scarpe per troppo tempo, corro il rischio di rovinare entrambe le relazioni. Cristo Santo ha ragione la mia psicologa, devo prendere una decisione. Gli eventi si sono susseguiti rapidamente. Venerdì sera Flaviano non mi ha dato nessuna sicurezza sul nostro futuro ed io comincio a credere che sia un codardo, anzi un pappamolle. 7


Enzo invece mi telefona ogni giorno per dirmi in quale città d’Italia si trova. A me fa molto piacere e non siamo ancora finiti a letto, non ne abbiamo avuto l’occasione. Domenica sono passata con l’auto davanti alla casa dello zio, andavo piano ed ho visto parecchia gente in giardino ma non potevo di certo fermarmi a spiare, non è educazione. L’ho sentito la sera stessa al cellulare e mi ha invitato di nuovo per venerdì, gli ho promesso che gli avrei fatto sapere in settimana, perché mentendo, mi sono inventata un mezzo appuntamento con una mia amica, non gli ho certo parlato di Flaviano. Ci sono rimasta davvero male mercoledì in ufficio, Flaviano è venuto da me e come se nulla fosse, mi ha detto: “Venerdì sera non posso, sono a cena con mio padre e un nuovo cliente, ci vediamo un’altra volta.” Benissimo mi sono detta, dopo mesi che usciamo insieme non m’invita nemmeno a una banale cena di lavoro e non ha le palle per lasciare Sara, il suo tempo è scaduto, mi spiace per lui ma lo mollo. Stasera chiamerò Enzo e venerdì uscirò con lui. Non ho ancora pensato al vestito che indosserò per l’occasione ma all’intimo sì e naturalmente sarà nero.

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Mostro o Puttana?  

Parte prima - Vanessa