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Editoriale Il mondo di FUN! è un mondo spontaneo, dove trovi tanta fantasia, divertimento e voglia di stare insieme. Leggendo le nostre storie potrai conoscere nuovi amici, liberare la tua voglia di fare e immergerti in nuove esperienze adatte a grandi e piccini. FUN! colora le tue giornate. Che aspetti? Volta pagina e comincia un viaggio pieno di opportunità .


Gruppo Altivo Bakia Mohammad, Balduzzi Sonia, Bruno Gianluca, Cristaldi Sebastiano, Della Mora Cecilia, Dorcaratto Tommaso Politecnico di Milano Corso di Laurea in Design della Comunicazione Laboratorio di Metaprogetto a.a. 2014/2015

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Contenuti

Personaggi Cosa ci racconti per cena? Una carriera “fantastica” Il disegno del surreale

Approfondimenti 6 30 54

Persone, non pixel Sfida i tuoi sensi Proviamoci gusto Come giocavamo

Tips & Tricks No Plan No Party A lezione di divertimento

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Ispirati dallo spazio Mia nonna è un supereroe

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i t n o c c a r per cena?

Cosa ci

Per ogni genitore educare i propri bambini ad una alimentazione corretta è un arduo compito. Come superare il senso di fastidio di fronte ad un piatto, il disprezzo istintivo verso alcuni cibi sanissimi e i molteplici capricci dei bimbi quando si siedono a tavola?

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FUN! 7

Lee Samantha 7


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amantha Lee, nota instagramer, blogger e food artist, ha ideato un approccio creativo e fantasioso per presentare il cibo ai più piccoli. A spingerla verso la Food Art è stata una necessità: incoraggiare le sue due figlie, Elizabeth e Evana, a mangiare in modo indipendente, senza dover sempre ricorrere al supporto altrui pur di ingerire qualche boccone. Per raggiungere tale obiettivo, Samantha ha cominciato a trasformare ogni pasto in un momento speciale: il cibo diventa visivamente appetibile. Frutta, verdura, carne e pesce prestano le loro forme per creare narrazioni divertenti, riferimenti a fiabe, citazioni di film, omaggio a personaggi iconici dei cartoni animati. “Quando ho preparato il mio primo esperimento”, racconta Samantha, “mi sono stupita nel vedere che le bambine avevano finito il loro pasto più in fretta del solito. Facendo altri tentativi, mi sono accorta che la cosa funzionava. Ciò mi ha dato la spinta a fare di più”. A seguito di questa prova di successo,

Samantha si è impegnata in un’ampia ricerca sul web per cercare di capire in che modo potesse rendere più interessanti i propri piatti. Contemporaneamente, ha iniziato a postare le foto delle sue creazioni su Instagram, attività che, da autodidatta sconosciuta, l’ha trasformata in una star molto seguita dai suoi followers. Sono diventata una food artist per necessità: dovevo trasformare il pasto delle mie figlie in un momento speciale Il segreto di Lee Samantha sta nell’idea base della sua arte. Come dice lei stessa, “l’importante è fare storytelling con il cibo”. Raccontare storie è sempre la migliore tattica per attirare l’attenzione del bambino e per invogliarlo a realizzare qualcosa che può renderlo più felice e stimolato. È in quest’ottica che nascono piatti dedicati alle fiabe più conosciute (Biancaneve, La Sirenetta), ai supereroi (Wonder Woman, Catwoman), a famose pellicole cinematografi-

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getto è la più dura: prima bisogna selezionare le foto dei soggetti che si devono rappresentare e poi bisogna sintetizzarli con il cibo.” “Mi piace fare qualcosa di pratico”, ammette la food artist. È per questo motivo che, per realizzare i buffi personaggi che abitano i piatti di casa sua, non vengono utilizzati strumenti particolari, a parte forbici, coltelli, stuzzicadenti. C’è da dire che, al di là della forma spettacolare, anche il gusto è una caratteristica da non sottovalutare quando si cucina per piccoli consumatori: frutta fresca, ortaggi coloratissimi, riso in grande quantità e legumi sono i must-have della sua cucina creativa. Stupenda come un quadro (troppo bella, a volte, per essere mangiata), progettata con pazienza, coinvolgente come una fiaba, gustosa in ogni suo dettaglio.

che (Star Wars, Harry Potter) e ad una miriade di divertenti figure, specializzandosi persino nella rappresentazione di città (Amsterdam, Parigi, San Francisco) e di personalità famose (Lady Gaga, Robbie Williams). La disarmante bellezza dei suoi progetti risiede appunto nel racconto: “La mia food art ha una storia; per esempio, quando realizzo un coniglio, non realizzo un coniglio anonimo, ma cerco di raffigurarlo in azione, mentre mangia o raccoglie carote”. Se per Samantha “fare food art non è difficile”, la vera difficoltà si nasconde nella preparazione dello sketching, ovvero nell’ideazione e nella progettazione del risultato finale. “Preparare un piatto creativo è impegnativo quanto preparare un pasto quotidiano, s’impiega più o meno lo stesso tempo; ma la parte che riguarda il pro-

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, e n o s r e P non pixel Le tecnologie rischiano di inibire il rapporto naturale che il bambino instaura con la fantasia. Una giusta integrazione tra strumenti innovativi e inclinazioni senza sovrastrutture permette di dare meno peso ai pixel e piĂš valore alla persona.

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a fantasia va preservata. Le tecnologie della modernità, gli automatismi dell’industria, le molteplici possibilità del presente e la meccanizzazione di ogni azione possono diventare pericolosi nemici della spontaneità insita nell’essere umano, se non vengono integrati nel modo corretto. La spontaneità naturale insita nel bambino deve, in molti casi, essere salvata da un suo possibile degrado. Essa è la molla dell’intelligenza, la fuga dagli schemi, il motore di un pensiero libero. Molti studi hanno infatti rilevato un segnale d’allarme in questo ambito, soprattutto nelle nuove generazioni. Seguendo queste argomentazioni, negli USA l’American Academy of Pediatrics ha deciso di in-

trodurre, nelle linee guida per i pediatri, anche l’indicazione per i neogenitori a leggere le fiabe ai propri bambini, sin dalla nascita e per almeno i primi tre anni di vita. Di fronte a tablet e smartphone, l’abitudine di  leggere fiabe ai più piccini sembra essere ricaduta in una sorta di educazione “vintage”, in un dimenticatoio del passato. In realtà, le storie per bambini sono ben più di un intrattenimento: lette dai genitori, rappresentano uno step fondamentale per la crescita dei piccoli e per il confronto con sogni e paure infantili. Diventano oggi una vera e propria prescrizione me-

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dica finalizzata allo sviluppo psicofisico ottimale del bimbo. Queste nuove indicazioni sono il risultato dell’abuso delle tecnologie


nell’educazione dei piccoli americani, i quali vengono lasciati troppo spesso soli con questi strumenti tecnologici ad alto tasso di intrattenimento ma privi della corretta e reale interazione genitore-figlio. Un conseguente allontanamento dalla figura genitoriale assicura un estraniamento dal pensiero fantasioso che le storie genererebbero nel bambino, sostituito, invece, da più immediate sensazioni d’indubbia natura. Le fiabe, lette da mamma e papà, stimolano l’area del cervello deputata a comunicazione verbale e socializzazione. Questa importante funzione cerebrale si sviluppa proprio nei primi tre anni di vita ed è responsabile dell’apprendimento di un vocabolario corretto e di modalità sane per lo stare insieme. Perché tutto ciò sia possibile, bisogna andare oltre la tecnologia, ovvero tornare indietro, alla “voce reale” e alla lettura non virtuale.

L’immaginazione può creare mondi anche nel vuoto. È questa l’idea che sta alla base del bizzarro progetto della Bawx, una scatola vuota, piena di possibilità. Partendo dalla constatazione che i bambini di una certa età mostrano l’esigenza di sviluppare la propria creatività  usando oggetti apparentemente inutili, ma che in realtà, nelle loro piccole menti, hanno già un utilizzo chiaro e definito, le agenzie pubblicitarie indipendenti Barton F. Graf 9000 e TDA_Boulder hanno collaborato insieme per dar vita a un business online molto particolare. Una scatola vuota è piena di possibilità

Esso è incentrato tutto sulla vendita online di Bawx, una scatola in cartone riciclato al 100%. Il prodotto è uno solo ma, per come è presentato, sembra avere funzionalità diverse. È una semplice scatola vuo-

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ta, eppure allo stesso tempo è un prodotto diverso da una semplice scatola vuota. Bawx può infatti diventare un robot, un pianeta straniero, un castello, un rifugio, un sottomarino. Tutto quello che l’immaginazione di un bambino può partorire. Da una parte, il prodotto è un giocattolo, dall’altra è il tentativo di dare un segnale in controtendenza con la propaganda che fa dell’hi-tech l’essenza della vita di un bambino. Non sono necessarie batterie, non sono necessari pezzi di ricambio, non è necessario usare la corrente elettrica. Tutto ciò che è richiesto per usare questo giocattolo è la fantasia. Tutti i proventi ricavati dalla vendita sono destinati alla  beneficienza, per sostenere due associazioni: una che aiuta i bambini affetti da leucemia, la Charley Davidson Leukemia Fund, e l’altra per dare un sostegno ai bambini vittime di abusi, la Blue Sky Bridge.


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n a l Pno y t r a P Quante volte organizzare la festa di compleanno per il proprio figlio diventa un incubo per mamma e papà ? Con le giuste dritte, tanta organizzazione ed un po’ di buon senso, tutto ciò potrebbe cambiare.

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Non fare feste di continuo Non c’è una regola che dice che bisogna festeggiare in grande ogni anno. Riunioni di famiglia, tradizioni semplici, pigiama party, o un giorno con dei buoni amici possono essere altrettanto speciali come una grande festa.

leader delle pratiche anti-stress, Christine Koh e Asha Dornfest, hanno stilato, nel loro libro “Minimalist Parenting”, una serie di consigli per pianificare nel modo giusto il compleanno di un bambino, con l’obiettivo finale di eliminare gli sprechi di tempo e di denaro, evitare errori grossolani, aumentare la felicità di tutti i partecipanti e dare un taglio allo stress genitoriale.

Organizza feste separate Se si dispone di una grande famiglia, è preferibile prendere in considerazione la pianificazione di due incontri separati (ma semplici) per mantenere ridotti i numeri degli invitati.

Sii onesto sulle motivazioni Arrivare al cuore delle intenzioni intorno alle celebrazioni aiuta ad identificare le priorità e le aspettative. Bisogna chiedersi: si sta organizzando una festa perché fare party è una passione, perché si sente la necessità di compensare mancanze infantili o perché altri l’hanno fatto prima, invitando tantissima gente?

Gioca sui punti di forza Se si è pianificatori incalliti di party, meraviglioso! Ma se non si è capaci di intrattenere, l’idea di ospitare bambini e genitori in casa può spaventare. Una grande soluzione è quella di esternalizzare la festa, magari in giardino o in luoghi adeguati.

Considera la personalità del festeggiato Una volta che chiarite le motivazioni, si è in grado di vedere ciò che è più importante: cosa il bambino potrebbe volere.

Richiedi risposta agli inviti È sempre utile sapere quante persone stanno per presentarsi al party. Per precauzione è meglio preparare cibo extra.

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Decidi un numero ragionevole di ospiti Non è sempre possibile invitare una mandria di bimbi affamati di cibo. Se non si posseggono le energie per ospitare una festa di classe, è sufficiente distribuire inviti al di fuori della scuola e di parlare con il bambino circa l’importanza della discrezione.

Semplifica le decorazioni Per creare un’atmosfera di festa in pochi minuti, basta scegliere piatti, tovaglioli, una tovaglia usa e getta, e palloncini degli stessi colori o comunque simili e coerenti. Ordina le varie attività È importante assegnare ruolo maggiore ad attività divertenti, il resto verrà dopo. Anche quando i piani sono semplici, a volte i compiti possono ancora impilare. Priorità alle cose che mettono più gioia e lasciar andare il resto.

Semplifica gli inviti Scritti manualmente e decorati son molto belli, ma anche impegnativi. Sono preferibili inviti elettronici tramite email, perché veloci, sicuri, personalizzabili con poco.

Non regalare bomboniere Eliminare giochini che non servono a nulla è una buona scelta, anche per ridurre i costi complessivi del party: sono più utili dei piccoli oggetti artigianali, che possono far felice anche i genitori, oppure una foto di gruppo.

Imposta l’ora di fine La maggior parte dei genitori si aspetta di lasciare i loro figli nella casa del festeggiato e di riprenderli alla fine della festa. Per evitare fastidi, è bene indicare un orario preciso, dopo il quale ogni invitato sarà congedato.

Organizza feste in comune Se ci sono compleanni vicini da festeggiare, è bene dividere le spese con un’altra famiglia. La collaborazione riduce anche lo stress.

Riduci il cibo Basta una selezione di snack e bevande, oltre a torta di compleanno. Meglio tra pranzo e cena.

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Ispirati dallo spazio

Stelle, pianeti e mondi sconosciuti da conquistare. Magari incontri con extraterrestri. La fantasia di un bambino esplode quando si parla di spazio. Le immagini di un ‘esploratore’ spaziale come il telescopio Hubble accendono la creativitĂ per immaginare, attraverso il disegno, viaggi interplanetari e orizzonti alieni.

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L’Esa ha aperto uno spazio su Flickr dove raccogliere i disegni ispirati proprio dalle quelle visioni. Your Hubble pictures, inizialmente contentente opere di alunni delle scuole romane, ora si arricchirà con il contributo di chiunque voglia condividere la sua personale interpretazione, dal collage all’astrattismo, per quello che c’è là fuori.

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a r e i r r a c Una

” a c i t s a t n a “f Il fondatore dello Studio Ghibli è un ottimo esempio di come l’uso dell’immaginazione possa diventare uno strumento produttivo e creativo, in uno splendido ambito come quello dell’animazione.

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Miyazaki Hayao 31


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di esprimere tutta la loro inesauribile creatività. Il nome dello Studio viene suggerito dai “Ghibli”, aerei italiani usati durante la Seconda Guerra Mondiale per le ricognizioni sopra il deserto del Sahara, e perciò chiamati così dal Ghibli, vento caldo del deserto. Questo particolare nome è scelto da Miyazaki, appassionatissimo di aviazione, e simboleggia la volontà, l’entusiasmo e la determinazione nel voler creare qualcosa di nuovo e sorprendente nel mondo dell’animazione giapponese. Lo Studio Ghibli resiste alle trasformazioni della società e dell’arte e continua a costruire la sua produzione sul dettaglio, sulla sfumatura: non viene mai tralasciato alcun particolare, né mai si arriva alla semplificazione grafica o narrativa. Ogni personaggio conserva saldamente la sostanza psicologica, ed è cosa rara in questo genere di produzioni. Sin dai primi film, per esempio dal drammatico “Una tomba per le lucciole” di Takahata, fino a “Si alza il vento”, ultima opera di Miyazaki, sono stati creati prodotti originali, di una qualità elevatissima.

ella maggior parte dei casi, l’adulto, durante la crescita, perde progressivamente la sua propensione, tipicamente infantile, alla fantasia e trascura nel tempo questa componente. Esistono, tuttavia, personalità che sanno far tesoro delle inclinazioni che li contraddistinguevano da bambini per incanalarle in attività lavorative di successo. L’immaginazione, se supportata da aspetti tecnici e progettuali, si tramuta in un’eccezionale guida per le carriere artistiche. Una figura rappresentativa, che ha fatto della fantasia uno splendido elemento costruttivo, è Hayao Miyazaki, il fondatore dello Studio Ghibli, centro di produzione cinematografica di capolavori d’animazione giapponese. Fin dai tempi del liceo nutre un particolare interesse per il disegno. Non volendo iscriversi all’Accademia di Belle Arti, ripiega sulla facoltà di Economia. Entra così alla Gakushuin University, la quale gli offre l’opportunità di frequentare il circolo dedicato alla letteratura per l’infanzia, concentrandosi sulla lettura di testi di narrativa e di fumetti sia giapponesi che occidentali. Nel 1963 consegue la laurea in Scienze Politiche ed Economiche e finalmente può scegliere di dedicarsi esclusivamente all’animazione, la sua vera passione. Viene poi assunto alla Toei Doga, dopo tre mesi di tirocinio. A seguito di diversi progetti e collaborazioni, nel 1982 viene contattato dalla rivista Animage che gli propone di realizzare un manga con uscite mensili. “Nausicaä Della Valle Del Vento” riscuote un successo tale da essere trasportato quasi immediatamente in un film d’animazione: gli apprezzamenti, anche a livello di incassi, sono unanimi e permettono a Miyazaki, assieme all’animatore e regista IsaoTakahata, di fondare una propria casa di produzione. Nasce così lo Studio Ghibli: da quel momento i due maestri dell’animazione sono in grado

Le storie dello Studio Ghibli raggiungono il cuore degli spettatori perché tramandano valori in cui tutti si possono riconoscere. All’interno delle pellicole sono rappresentati universi peculiari e magici, in cui lo spettatore è invitato a entrare per riflettere sulla precarietà della vita e su temi di forte impatto attuale. Miyazaki, ispirandosi alle straordinarie, e talvolta contrastanti, tradizioni dell’arte del disegno, è stato in grado di raffigurare quell’Oriente, che con la sua vita quotidiana, magicamente intessuta di sogni e di drammi, di delicatezza e di durezza, ha ispirato scrittori e pittori dell’Occidente. Le storie dello Studio Ghibli riescono a raggiungere il cuore degli

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spettatori perché tramandano valori in cui tutti si possono riconoscere. Sono storie universali, coraggiosamente costruite sulla potenza dell’immaginazione. La capacità di mettere in scena le complessità e le più ambigue sfumature dell’esistenza ha creato capolavori come: “La città incantata”, “La principessa Mononoke”, “I sospiri del mio cuore”, “Il castello errante di Howl”, “La storia della principessa splendente”, “Ponyo sulla scogliera”. I due registi hanno imparato dal più grande dei registi giapponesi, Akira Kurosawa, a riflettere sulla capacità propria solo dei bambini di cogliere idee e concetti al primo colpo, senza bisogno di troppe spiegazioni. In tal modo, grazie al “fancullino” che è presente in ognuno di noi, anche gli adulti s’immedesimano nei personaggi ghibliani, ora in una bambina che si prende cura della sorella malata in assenza della madre, ora in un ragazzino che sogna di progettare aerei o in una fanciulla che non ha bisogno di ali per volare : è l’esortazione ad affrontare le sofferenze della vita con lo spirito di un bambino. Queste fiabe, che in primo luogo sono opere d’arte, trasmettono un messaggio: anche chi ha perso fiducia nel mondo e negli esseri umani non deve smettere mai di usare l’immaginazione per costruirsi un mondo all’altezza dei propri sogni, perché, quando meno ce l’aspettiamo, questi sogni potrebbero realizzarsi.

Una vita da Oscar L’8 novembre 2014 il regista, sceneggiatore e produttore giapponese di anime, Hayao Miyazaki, è stato premiato dall’Accademia americana di Motion Picture Arts and Science con l’Oscar alla carriera. Nel suo discorso, il maestro giapponese si è detto fortunato per aver potuto lavorare 50 anni con le tecniche di animazione tradizionali, basate sull’uso di carta, matite e pellicola. Miyazaki, che aveva già vinto un Oscar nel 2003 con “La città incantata”, è il secondo artista nipponico a vincere l’Oscar alla carriera, dopo il regista Akira Kurosawa.

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a d fi S i tuoi i s n e s Per ogni genitore educare i propri bambini ad una alimentazione corretta è un arduo compito. Come superare il senso di fastidio di fronte ad un piatto, il disprezzo istintivo verso alcuni cibi sanissimi e i molteplici capricci dei bimbi quando si siedono a tavola?

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e stimolare la manualità è importante per i bambini, ancora più importante diventa costruire un percorso che permetta loro di conoscere tutte le potenzialità della percezione, imparando a distinguere e utilizzare non solo gli stimoli visivi, più comunemente presenti nella vita quotidiana, ma anche quelli uditivi, olfattivi, tattili e gustativi. Solo in questo modo si può effettivamente arricchire il bagaglio culturale del bambino, offrendogli nuove opportunità per esprimersi. Cosciente di ciò, l’azienda leader nella produzione di arredi per ragazzi Doimo City Line  promuove, presso la Fiera di Vicenza, La came-

retta multisensoriale, ideata dal Centro Studi sull’Infanzia. Protagonisti assoluti sono i bambini, impegnati sia nella decorazione delle camerette che nelle attività proposte durante i laboratori dedicati alla sensorialità. L’idea di trasformare la cameretta in un ambiente unico, dinamico, stimolante dove lasciare pieno spazio alla manualità, alla sperimentazione e alla scoperta, nasce dalla convinzione che la creatività sia per i bambini strumento fondamentale per la crescita e l’apprendimento, oltre che per la scoperta e l’esplorazione di sé e del mondo esterno. Rilanciare la manualità e la sperimentazione come strumenti di formazione efficaci

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significa anche rivalorizzare la sensorialità, aumentando nei bambini la sensibilità e la consapevolezza nel riconoscere e utilizzare i diversi stimoli sensoriali, fornendo così nuovi mezzi per la loro espressione artistico-creativa. La creatività è strumento essenziale per la crescita Questa fantastica occasione permette ai bambini di esprimersi liberamente, trasformando le camerette in ambienti fortemente personalizzati e originali, utilizzando materiali di diverso genere, da quelli più semplici e tradizionali, come la stoffa e il cartone, a quelli più nuovi e moderni come i colori “at-


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tacca e stacca” e le paste modellanti. Il percorso alla scoperta della sensorialità parte dal laboratorio sulla vista, “I colori: decorare con la vista”, durante il quale è messa alla prova l’abilità dei bambini nel riconoscere le diverse tonalità di colore e soprattutto di inventare nomi originali e non-convenzionali per classificarli. Per questo vengono mostrati diversi campionari di colore, puntando soprattutto alle tonalità meno conosciute o alle varianti simili fra loro, stimolando i piccoli utenti ad inventare nomi nuovi per definirli, magari prendendo spunto da oggetti dello stesso colore o semplicemente da pensieri o ricordi associati a quella specifica tonalità. La sfida con i sensi continua con il laboratorio sull’olfatto, “I profumi: decorare con l’olfatto”, che ha come obiettivo principale quello di esplorare la sensibilità olfattiva attraverso il riconoscimento di odori e profumi diversi. Il laboratorio inizia proprio con la visita all’ “angolo dei profumi”, creato appositamente all’interno dello stand, usando piantine profumate, come il ciclamino, la menta, il timo, la salvia e il rosmarino, provette e ciotoline contenenti spezie e essenze di ogni tipo, dalla cannella e i chiodi di garofano, agli incensi e i pout-pourri di vario genere. I bambini sono poi messi alla prova nel riconoscere essenze e profumi diversi, cercan-

do di dare un nome a ciascuna fragranza. Il percorso alla scoperta dei profumi termina con una fase ideativa, al fine di creare un profumo personalizzato per la cameretta. Il laboratorio sull’udito, “Suoni e rumori: decorare con l’udito”, ha invece l’obiettivo di far capire ai bambini quali e quante informazioni vengono veicolate in continuazione dalle orecchie. La camera è un micromondo Così, come per il laboratorio precedente, un piccolo “angolo dei suoni” è seguito alla prova del riconoscimento di alcuni suoni pre-registrati, cercando di dare loro anche una collocazione. Durante la fase ideativa i bambini disegnano cercando di farsi trasportare dal ritmo delle canzoni proposte. Il viaggio alla scoperta della multisensoriliatà ha fine con  “I materiali: decorare con il tatto”, incentrato sulla manualità e sulla capacità di riconoscere i differenti materiali. Vengono presentati materiali di tipo diverso chiedendo di descrivere le sensazioni provocate da ciascuno di questi. Infine viene realizzato un paesaggio tattile usando i diversi materiali e cercando di combinarli tra loro in modo armonico. Cartone, forbici, pennarelli colorati e ritagli di stoffa sono bastati per sbizzarrire la fantasia dei piccoli protagonisti. Lo scopo dell’evento è stato

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proprio quello di dimostrare come sia possibile, non solo presentare la cameretta in modo non convenzionale, facendo intervenire direttamente i bambini e lasciandoli liberi di allestire l’ambiente a loro piacimento, ma anche come sia possibile rivalutare e riconsiderare questo spazio in maniera semplice e divertente. La cameretta per il bambino non è più intesa solo come lo spazio in cui riporre giochi e pupazzi, ma come luogo per manipolare, costruire, divertirsi “facendo” e, ancora, come luogo che rispecchia i suoi gusti, le sue preferenze, i suoi sogni e tutto quello che sente di voler manifestare e condividere con il mondo esterno.

Lo sviluppo dei sensi Già nel pancione della mamma, il bambino inizia ad entrare in relazione con sé e con il mondo che lo circonda. I sensi permettono di sentire la vita dal primo istante e di formare la memoria corporea. Dopo la nascita, la vista, l’olfatto, il gusto, il tatto e l’udito si perfezionano con il passare del tempo.


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i d e n o i A lez

o t n e m i t r e v di Ci si può divertire, anche quando non si è più in tenera età? Si può riscoprire quel divertimento che per qualsiasi bambino è naturale e piacevole, ma per un adulto è ormai irraggiungibile? Se anche tu te lo sei mai chiesto, esiste una guida apposta per te.

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Sii dove sei. Impara: il posto in cui ti trovi è il posto in cui c’è il divertimento. In nessun altro luogo lo troverai.

Scopri qualcosa di nuovo. I bambini sono costantemente abituati a padroneggiare nuove abilità. L’apprendimento di ciò che non è conosciuto può essere divertente anche per un adulto.

Esci fuori dalla tua zona di comfort. I più piccoli rischiano ogni giorno nel provare esperienze. Fallo anche tu. Prova a cambiare colore dei pantaloni con cui vai al lavoro e scopri cosa succede.

Trova il ritmo. Se l’adulto percepisce il rumore, il bambino balla seguendo il suono del suo battito. Cerca la sinfonia nel rumore di fondo.

Sorridi ventisette volte in più rispetto al solito. Secondo alcuni, i bambini sorridono 400 volte al giorno. Gli adulti? Solo 15. Sorridere è l’arma per divertirsi.

Osserva la natura. I bambini rimangono incantati di fronte alle formiche, agli uccelli, ai denti di leone. L’adulto non pensa più alla natura, la sfrutta senza considerarla. Lasciati affascinare da Madre Natura.

Arrampicati. Il bambino scala gli alberi del giardino, salta su ogni cosa, tende ad un miglioramento di se stesso. Arrampicati anche tu, ti sentirai il padrone dell’universo.

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Abbraccia i difetti. Il bambino non riflette sui difetti, non se ne cura o li prende come dati di fatto. Prendi atto della realtà, ma non farti intristire da essa. Altrimenti come ti divertirai?

Usa l’immaginazione. Immaginare non vuol dire fuggire, ma regalarsi un momento di fantasia. Immagina di salire sulla groppa di un elefante thailandese. Questa fantasia potrebbe divertirti così tanto da farti pensare ad un biglietto da prenotare. Sii imprevedibile. L’organizzazione del lavoro, le bollette e l’orario dei treni. Tirati fuori da questa routine, sottraiti dalla previsione ed entra nel mondo della libertà, ogni tanto. Batti il cinque. Appena riceverai una buona notizia, batti il cinque a qualcuno. Il rumore del contatto sarà un suono dolce per le tue orecchie.

Rallenta. L’adulto corre per prendere il tram, per salire su un aereo, per non far ritardo al lavoro. Trova dei momenti da gustare con lentezza, perché, se vai piano, sei sano e ti diverti. Crea. Disegna, dipingi, scrivi. I bambini fanno tutte e tre le cose. Divertimento è creatività.

Sporcati le mani. Un bambino non può fare a meno di interagire col mondo. Sperimenta, non essere asettico.

Infrangi le regole. Divertimento non è seguire le regole. Se non arreca danni, segui l’istinto e realizza ciò che credi sia possibile.

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i c o m a i v Pro

o t s u g

Per ogni genitore educare i propri bambini ad una alimentazione corretta è un arduo compito. Come superare il senso di fastidio di fronte ad un piatto, il disprezzo istintivo verso alcuni cibi sanissimi e i molteplici capricci dei bimbi quando si siedono a tavola?

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e fino a qualche anno fa l’immagine di un bambino in cucina richiamava alla mente scene poetiche del mondo rurale, oggi si è compreso che l’educazione alimentare e ambientale saranno competenze di base per gli adulti di domani. Esse sono infatti essenziali per potersi prendere

cura della propria salute e del proprio benessere; le fondamenta di queste competenze si costruiscono lungo tutto l’arco dell’infanzia, legando la scoperta del cibo di qualità a esperienze emotive e affettive gioiose e profonde. È proprio a partire da queste premesse che nasce Ci provo gusto, una nuova collana

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di Editoriale Scienza. I primi due volumi, scritti dalle milanesi Emanuela Bussolati (premio Andersen 2013 come miglior autrice completa) e Federica Buglioni (redattrice e autrice), affrontano infatti questi argomenti con un  approccio giocoso e piacevole.  ‘Giochiamo che ti invitavo a merenda?’  invita


a giocare in cucina con fiori, sassi, carta crespa, scatoloni, tappi e tutto ciò che rende il gioco imitativo un gioco creativo da condividere con gli amici e con i grandi. I libri sono un invito al gioco creativo da condividere con gli altri ‘Il club dei cuochi segreti’ è  in equilibrio fra il leggere e il fare e racconta il piacere della scoperta e dell’avventura, dei legami di amicizia e della convivialità. Alla storia si alternano ricette legate all’attività all’aria aperta e alla raccolta degli ingredienti, per trasmettere ai bambini l’i-

dea che il rapporto tra noi e il buon cibo è prima di tutto un rapporto tra noi e la natura.  Ci sono anche dei video tutorial on line sul canale Youtube. L’attenzione riguardo i temi della nutrizione e della  sicurezza alimentare sta crescendo per effetto di Expo 2015,  ma anche per  il crescente allarme su obesità e malnutrizione dei bambini  in Europa e in Italia.  La crisi degli ultimi anni ha dato un ulteriore impulso a questi temi, stimolando la diffusione delle competenze legate all’autoproduzione, dall’orticoltura alla cucina.  Queste attività, che molti  hanno abbracciato inizialmente per

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motivi di cura della salute o di risparmio economico, hanno poi  conquistato le famiglie per il loro straordinario potenziale educativo e di stimolo alla relazione. 


Il progetto Childrenshare per EXPO 2015 Expo, l’evento mondiale sull’alimentazione, è una grande opportunità educativa per tutti e in modo speciale per i bambini di tutto il mondo perché possano capire, giocando, l’importanza della condivisione. Childrenshare è un progetto di inclusione di Expo 2015 attivato in collaborazione con Fondazione MUBA, Museo dei Bambini di Milano: un programma culturale a cui partecipare e un gioco per divertirsi con le culture del mondo. Childrenshare è un invito a partecipare attivamente: un gioco, una call for ideas, e un’attività social, che invita tutti a contribuire. Chidrenshare è un programma ludico ed educativo. Due le fasi del progetto. La prima è “Prepariamo la tavola”: presso MUBA, si può trovare un grande tavolo interattivo a uso gratuito che permette di giocare con i piatti e gli utensili da cucina, per prepararsi ad accogliere e a essere accolti nello scambio e nella convivialità. La seconda si svolge durante i sei mesi di Expo, sempre presso MUBA, dove vengono proposte mostre e attività per dare spazio e forma ai temi che sono alla base di Expo, quali il nutrimento come valore e risorsa e l’alimentazione come educazione e cultura. Nel frattempo, oltre agli appuntamenti di gioco dal vivo, ogni settimana MUBA lancia sui social network un tema, con l’hashtag #childrenshare, che può essere raccolto dalle famiglie, dalle organizzazioni educative e dalle associazioni che vorranno giocare: immagini, disegni e racconti della tavola e dalla tavola, da vivere e condividere.

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l e d o n g Il dise

e l a e r r u s I fumetti di Jacovitti non si dimenticano, hanno segnato la storia del genere. Il suo stile eccentrico e surreale è impossibile da imitare, perchÊ frutto di un talento straordinario.

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Franco Jacovitti 55


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enito Franco Jacovitti è un fumettista dallo stile unico e creatore di alcuni dei personaggi più amati in Italia. Nella vita è stato un gran lavoratore, a volte al centro di critiche e controversie, ma capace fino all’ultimo di andare dritto per la sua strada facendo quello che sapeva fare meglio: disegnare. Nato nella cittadina molisana il 9 marzo 1923, non ha ancora dieci anni, non legge i fumetti, non conosce “Topolino”, eppure già disegna delle storie di sua invenzione. Jacovitti disegna, armato di carboncino, sui lastroni di pietra bianca delle strade locali: ogni pietra un disegno, una lunga teoria di immagini, che magari ha una piazza per inizio e un cortile per conclusione. Storie più effimere dei già effimeri fumetti stampati, ma che gli consentono di liberare la fertilissima fantasia. Essa non lo abbandonerà mai. È a Firenze, dove si trasferisce per frequentare il liceo artistico, che inizia ad appena 16 anni la sua prima collaborazione come fumettista, con la rivista Il Vittorioso dell’editrice cattolica AVE.

1968, fino ad arrivare al Giornalino dal 1978. In mezzo, tanti altri lavori, dal  Travaso delle Idee a Linus, passando per campagne pubblicitarie e illustrazioni per Pinocchio. Ma cosa rende lo stile di Jacovitti così unico? Ad un primo sguardo, una sua tipica vignetta ricorda la panoramica di una folla dall’alto, con una miriade di personaggi, oggetti, dettagli, che riempiono ogni angolo dello spazio disponibile componendo un quadro ricco e ordinato al tempo stesso. I suoi personaggi erano estremamente esagerati e cartooneschi, con le caratteristiche fisiche accentuate fino all’estremo.  Ogni situazione disegnata era surreale e assurda, e le barriere delle leggi fisiche erano spinte fino al limite. Non dimentichiamo poi il suo marchio

Divertimento ed esagerazione sono i punti di forza dei suoi lavori Nel giro di pochi anni, la sua fama si consolida, e Jacovitti inizia diverse collaborazioni con le riviste più svariate che alimentano il suo successo. Prima Il Giorno dei Ragazzi, nel 1955, per cui crea il suo personaggio più famoso, Cocco Bill; poi il Corriere dei Piccoli  nel

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di fabbrica, i salami e le lische di pesce  con cui riempiva gli angoli vuoti. Lisca era anche il soprannome di Jacovitti, nato ai tempi del liceo per la sua eccessiva magrezza. Il risultato finale era estremamente spassoso. Jacovitti amava definirsi un clown, e i suoi fumetti erano un concentrato di gag fisiche inverosimili, che riuscivano a sdrammatizzare anche i temi più macabri. Anche nella vita privata Jacovitti non smentisce mai la sua giocosità: per conquistare Floriana Jodice fa sfoggio del suo gusto del paradosso e le spedisce 1.550 lettere d’amore in cinque anni. Jacovitti muore il 3 dicembre 1997, seguito a breve distanza dalla moglie.

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Come

o m a v a c o i g Il gioco tradizionale è un insieme di attività ludiche passate, quando ancora i videogiochi o le piattaforme digitali erano un sogno impossibile da sognare.

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a sempre il gioco tradizionale dimostra di non avere solo un valore ludico e ricreativo, ma anche un valore emotivo e soprattutto comunicativo. In quanto linguaggio ricco di sfumature e applicazioni pratiche, permette di parlare alla persona nella sua globalità: al corpo, attraverso stimolazioni sensoriali;  al mondo affettivo, poiché evoca sentimenti, ricordi ed emozioni; al mondo intellettivo, in quanto attiva memoria, attenzione e giudizi; e al mondo relazionale, perché giocare è un’esperienza da condividere con altri. Tante sono le differenze sostanziali con i giochi di oggi. In primis, la vera vita del gio-

co sono i giocatori: ad essere importanti sono le emozioni che si scambiano, non le caratteristiche mirabolanti di una console tecnologica. Il disinteresse di alcuni giochi moderni per lo spazio fisico si contrappone nettamente con il legame ancestrale che il gioco antico ha col territorio dove viene praticato: la salvaguardia del gioco è anche salvaguardia  del territorio, le due cose non si possono scindere. Le attività ludiche di un tempo nascevano da desiderio e consapevolezza, due ingredienti che non sempre oggi stanno alla base della scelta del gioco, spesso considerata evasione e fonte di isolamento. Tutt’altro era ieri, quando si puntava es-

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senzialmente sull’interazione sociale e sulla coesione. L’individualismo odierno è quindi lontano anni luce dalla comunità che si creava attorno ad un mazzo di carte. La vera vita del gioco sono i giocatori Da non sottovalutare, nel confronto, è di certo il costo del gioco: praticamente nullo in quello di tradizione, prepotentemente alto in quello moderno, rispondente ad un mondo consumistico e commerciale. Per tutti questi motivi, il gioco tradizionale viene sostenuto da molteplici organizzazioni, una delle quali è l’AGA, Associazione Giochi Antichi.


Facente parte di AEJST  (Association Européenne des Jeux et Sports Traditionnels) e della  Rete Italiana di Cultura Popolare, essa ricerca, studia e sostiene il gioco sul territorio italiano e mondiale.  Realizza un progetto culturale  che pone l’attenzione sulle comunità e sul territorio e s’interessa di quei giochi tradizionali, spesso tramandati da secoli, molto legati a specifiche  aree culturali  e alla locale  realtà geografica. Tali attività ludiche vengono abitualmente praticate da adulti che hanno saputo difendere e mantenere nella propria vita uno spazio dedicato al gioco, andando contro quel conformismo diffuso di chi vorrebbe relegare il gioco ad attività esclusivamente infantile. Perché il gioco non è prerogativa esclusiva del bambino, ma sana convivialità tra generazioni.

Le carte da gioco Le carte sono uno degli strumenti di gioco più utilizzati al mondo, e sono tra gli oggetti più versatili, lo stesso mazzo si può usare per differenti giochi. Sono cinesi i primi esempi di carte che si possono riscontrare: i Ching non erano strumenti ludici ma carte che avevano valenza rituale e divinatoria. Le prime testimonianze di giochi di carte che possiamo ritrovare, provengono dall’Asia Minore e dall’Egitto. Grazie al costo molto basso dei materiali e alla loro versatilità, le carte si diffusero presto tra gli strati sociali più umili, mentre nelle corti si continuava a giocare con i giochi da tavolo, più costosi e raffinati. Solo in seguito si ha la diffusione della moda di giocare alle carte tra gli strati più alti della popolazione, tanto che nelle corti del tempo non era usanza rara quella di farsi disegnare il proprio mazzo di carte dagli artisti più quotati. Oggi in Europa si possono riconoscere due diverse tipologie di carte: le carte cosiddette francesi (cuori, quadri, picche, fiori) e le italiane o spagnole (bastoni, spade, coppe, ori). In passato erano anche molto diffusi i giochi con i Tarocchi, ma a partire dal ‘700 questi furono usati soprattutto come carte divinatorie, e pochi sono i giochi ancora praticati con questo particolare mazzo. Ci sono però altre tipologie di carte locali, con semi e figure molto diverse a seconda della tradizione di appartenenza.

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Mia nonna è un supereroe Super Mamika è pronta a ribaltare lo stereotipo classico del supereroe: al posto di un fusto pieno di muscoli e di forza arriva lei, una nonnina che sa il fatto suo.

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Quando un legame d’affetto si trasforma in un’idea geniale e divertente il successo è garantito. Sacha Goldberger, fotografo francese, trova un nuovo modo per tenere occupata la nonna novantunenne Frederika. Una tuta di spandex ed un mantello bastano a cambiare tutto: Frederika diventa Super Mamika, una supereroina che si lascia fotografare. “Abbiamo cominciato solo per trascorrere del tempo insieme”, dichiara Goldberger, “e lei era un po’ riluttante all’inizio; ma quando le ho scattato la prima foto, mentre indossava un elmetto rosso, le ho detto che era fantastica”. Le prime opinioni sul web sono sorprendenti: i primi scatti entusiasmano la gente. “Molti ammettevano di volere una nonna come Mamika”. Sbalordida dalle risposte online, Frederika inizia a posare per il nipote con maggiore sicurezza di sé e tanta voglia di divertirsi. Da quel momento in poi si fa immortalare mentre scala edifici, vola facendo sport e sfreccia a bordo della sua rossa Grandma Mobile. La “nonnina” – significato di “mamika” in ungherese, lingua madre di Frederika – ha accumulato oltre 2.000 seguaci su MySpace ed è diventata un personaggio molto seguito su Internet. Frederika è un eroe anche nella vita reale: a Budapest, sua città d’origine, ha contribuito a salvare la vita di undici persone durante la seconda guerra mondiale, quando l’Ungheria è stata invasa dai nazisti. Il suo passato la avvicina ancor più alla figura di una supereroina della quotidianità: le sue foto hanno fatto così tanto il giro del mondo, che alcuni registi hollywoodiani l’hanno contattata per discutere su un possibile film dedicato a “Super Mamika”.

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