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reg. n. 2/2011 del 19/01/2011 c/o Tribunale di Terni - direttore responsabile: Michele Di Schino

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marzo 2011

Legambiente per le rinnovabili e contro lo spreco energetico Come ogni anno, per celebrare l'anniversario del Protocollo di Kyoto, Legambiente ha organizzato una serie di iniziative per sottolineare la necessità di ridurre i consumi e investire nelle rinnovabili per contrastare i mutamenti climatici. Dal 16 al 26 febbraio si sono succeduti stand e convegni con esperti, seminari e dossier “per dimostrare – si legge nel comunicato – come si può passare dalle parole ai fatti e contribuire concretamente a ridurre le emissioni di anidride carbonica”. Energie rinnovabili, risparmio, efficienza energetica, responsabilità sociale delle Amministrazioni e dei cittadini: attraverso questi strumenti è possibile ridurre le emissioni climalteranti. Ma ai convegni hanno fatto da necessario complemento le iniziative pubbliche di più vasto respiro, su tutte l’adesione a M’illumino di meno, l’iniziativa della trasmissione di Radio 2 Caterpillar del 18 febbraio, in cui si è prodotto un “silenzio energetico” di grande valore simbolico. Il piccolo gesto del singolo che diventa fondamentale per il benessere del pianeta, se ripetuto da tutti: questo il messaggio veicolato anche attraverso la bella idea di utilizzare delle “turbine tricolore”, biciclette, led, lanterne e turbine che accendessero il tricolore in

di Francesca Leonardi

in questo numero:

Lampi di luce nell’UE

Il futuro energetico dell’Europa nell’intervista al Sole24Ore dal commissario europeo Janez Potocnik

di Simone Teti

Earth Hour, l’ora della terra

una gara di fantasia per dare un significato nuovo e proiettato verso il futuro ai nostri monumenti. In particolar modo, infine, le pubblicazioni di Legambiente, fondamentali per la conoscenza dello stato delle rinnovabili, delle emissioni e del futuro dei nostri territori: Tutti in classe A, il rapporto sull'efficienza energetica in edilizia, che la nostra rivista ha seguito nel numero di febbraio. Il Dossier Clima in Comune, che monitora il comportamento dei Comuni italiani e contiene le buone pratiche nelle politiche locali rivolte alle energie rinnovabili, l'efficienza energetica, la mobilità sostenibile, il minor consumo di risorse. Infine, il Rapporto illuminazione pubblica, approfondimento delle buone pratiche e soluzioni concrete riguarderà i sistemi di illuminazione pubblica innovativi e che permettono di risparmiare notevoli quantità di energia alle città.

Il 26 marzo si spengono le luci in tutto il mondo

di Marta Bonucci

Comuni rinnovabili 2011

Il dossier di Legambiente sulle energie rinnovabili nei Comuni italiani

di Michele Di schino

Il progetto DESERTEC e la tecnologia CSP

Approfondimento dell’analisi del progetto Desertec illustrato nel numero di febbraio

di Riccardo Petrini

19° gionata FAI di primavera

Difesa dell’ambiente e Unità d’Italia, il Fondo Ambiente Italiano festeggia il 26 e 27 marzo i 150 anni della nostra Nazione

di Marta Bonucci


Lampi di luce nell'orizzonte dell'UE

di Simone Teti

Nell'intervista rilasciata al Sole24Ore dal commissario europeo Janez Potocnik emerge netta la strada che a livello comunitario si intende percorrere, ossia rinnovabili e gestione integrata dei rifiuti partendo dalla loro riduzione, dal riuso, al riciclo al recupero energetico, tutto in funzione della conservazione delle materie prime. Primo colpo, dunque, alle prospettive italiane di prossime aperture di centrali nucleari con ulteriore stilettata al governo Berlusconi sul dove e come bisogna investire in ottica di energie pulite: « Il sostegno al settore deve essere, badi bene, prevedibile e a lungo termine. I cittadini, gli investitori e i produttori devono sapere quale evoluzione ci sarà. È questione di avere un progetto».

governo sovranazionale l'ottica di vederli come risorsa, pertanto ogni stato deve trattare questi secondo una gerarchia ben precisa. La strategia è semplice e parte da un presupposto elementare: "primo, il miglior rifiuto è quello non prodotto, poi viene il riutilizzo e quindi il riciclo". L'incenerimento per produrre energia è subordinato comunque ai primi tre e la discarica è vista come l'ultima soluzione quando non ci sono più alternative. Certo ci sarebbe da discutere sull'ultimo passo perché se si procede nella direzione virtuosa di: non produzione, riutilizzo e riciclo la quantità di rifiuto che andrebbe in discarica sarebbe veramente ben poca cosa e no vi sarebbe la necessità dell'incenerimento con il conseguente beneficio sanita-

Rinnovabili quindi e nessun accenno a improbabili alternative come sembra essere per i "dinosauri dell'energia" il pluri decantato "carbone pulito". Non a caso il Consiglio europeo del 24 e 25 marzo, che si è occupato di economia, Libia, Giappone e nucleare ha sottolineato che l'Ue deve "offrire un accesso all'energia efficace in termini di costi e aumentare l'incisività delle politiche di efficienza energetica". Quando poi si parla di rifiuti e materie prime, emerge nelle intenzioni del

rio dei poveri cittadini che hanno la modo da non dover in futuro aggiusventura di vivere in territori stuprati starlo solo in seguito ad altre drammadagli inceneritori. tiche catastrofi. Si può invece obiettare che, come sempre, l'attenzione sembra più rivolta ai rifiuti urbani che agli speciali, nonostante quest'ultimi siano quattro volte tanti, ma il principio e la gerarchia di come si deve affrontare la questione è il medesimo. Aspettiamo invece qualcosa di più e di meglio quando si parla di riciclo si entri di più nel merito. Ovvero su come si

rilancia (meglio sarebbe dire si lancia) il mercato del riciclo stesso per evitare che anche la migliore delle raccolte differenziate, non sia vanificata da un mercato di prodotti derivati da riciclo quasi inesistente, se non per quelli storicamente affermati (acciaio, alluminio, plastiche pregiate, in parte la carta). Inoltre sarebbe anche il momento che, invece di innalzare barriere sistematiche, si incentivassero almeno burocraticamente le aziende che recuperano e riciclano i rifiuti speciali correttamente. Appare dunque evidente che la strada, in Italia, è ancora lunga, ma è già qualcosa aver indicato quella giusta. Serve - lo diciamo ormai da un po' - una nuova idea e una nuova pratica di industria fondate sulla sostenibilità. In


EARTH HOUR, l'ora della terra

Per un'ora le luci delle città si spengono, più di un milione di persone al buio, calano i consumi energetici. Il 26 marzo alle 20 e 30 si spegneranno simbolicamente le luci di monumenti, uffici e case in tutto il mondo. Tutto questo è Ora della Terra. Quello di Ora della Terra è un movimento globale, organizzato da Wwf, che intende promuovere la sostenibilità del pianeta, invitando le istituzioni a trattare seriamente la questione ambientale, trasformandola in uno dei punti principali dell'agenda politica. Earth Hour nasce nel 2007, a Sidney, Australia: per un'ora la città si spegne. Un gesto semplice per fermare un inquinamento palese e allarmante, quello luminoso, un gesto simbolico che ha fatto presto il giro del mondo, trasformando l'Ora della Terra in qualcosa di grande, di mondiale: un anno dopo l'evento si allarga ed arriva a coinvolgere 370 città. Nel 2009 la quota sale a 3929. 88 i paesi coinvolti. In Italia, nel corso delle passate edizioni, si sono spente le luci sui maggiori monumenti: Fontana di Trevi, Torre di

di Marta Bonucci

Pisa, Mole Antonelliana, Valle dei Templi di Agrigento. Più di cento i comuni che hanno premuto l'interruttore della luce. L'edizione 2011 tenterà di superare le precedenti con eventi nelle piazze delle principali città italiane, cene a lume di candela, visite notturne nelle oasi del Wwf, osservazioni guidate delle stelle, concerti e spettacoli. Ma non c'è solo la serata del 26 marzo: gli eventi in favore della Terra, infatti, inizieranno settimane prima, in un conto alla rovescia che vedrà coinvolti, fra gli altri, Gunter Pauli, economista e fondatore di ZERI, Zero Emission Research Inizitiative, una rete internazionale per realizzare nuovi processi produttivi, ad impatto zero. C'è poi Repubblica.it, che ha lanciato l'iniziativa "La mia scuola non divora il pianeta": gli studenti delle scuole medie e superiori sono invitati a sfidarsi a colpi di ambientalismo, per ideare un sistema che renda sostenibile la loro scuola. Earth Hour, dunque, non è solo spegnere la luce. Si tratta di un impegno

duraturo, per diffondere uno stile di vita quotidiano all’insegna del risparmio energetico nel pieno rispetto del nostro pianeta. Spegnere la luce è solo il primo passo. Il Wwf si propone infatti di coinvolgere istituzioni, aziende e cittadini ad andare “oltre l'ora”, per assumersi un serio impegno nei confronti della Terra, per cambiare rotta: rinunciare gradualmente ai combustibili fossili, preferendo a questi ultimi energie rinnovabili e green economy, per dar vita finalmente a uno sviluppo consapevole e sostenibile. Questi sono gli obiettivi di Earth Hour. Ma per salvare il pianeta ognuno di noi deve dare una mano. Innanzitutto partecipando attivamente all'iniziativa del 26 marzo: è possibile confermare la propria presenza all'Earth Hour attraverso il sito web del Wwf, invitare amici e parenti a partecipare, ricorrere al più popolare fra i social network per diffondere l'iniziativa, sostenere l'Ora della Terra diventando uno dei partner dell'evento. Anche il cantante Marco Mengoni, vincitore degli MTV Europe Music Awards 2010, ha deciso di dare il proprio contributo diventando testimonial dell'evento e lanciando un video-messaggio per diffondere la notizia. Ma salvare il pianeta significa partire dalla vita di tutti i giorni. Non a caso, una sezione del sito del Wwf http://wwf.it/oradellaterra – è dedicata appositamente agli stili di vita: un decalogo, dieci consigli utili per dare una mano al pianeta, dieci piccole mosse per salvaguardare la terra.


Comuni Rinnovabili 2011

di Michele Di Schino il dossier di Legambiente sulle energie rinnovabili nei Comuni italiani Pubblicato da Legambiente il rapporto che disegna la diffusione delle fonti rinnovabili nei Comuni italiani, curato dall'Ufficio Energia e Clima di Legambiente, un rapporto che conferma come, a discapito di tanti dubbi e polemiche, spesso volutamente strumentali, il nostro Paese sia ormai avviato in maniera irreversibile verso un nuovo modello energetico, pulito e sicuro, proprio grazie alla sua diffusione nei Comuni italiani.

Il Rapporto Comuni Rinnovabili 2011 racconta infatti di un salto impressionante nella crescita degli impianti installati nel territorio italiano. Sono 7.661 i Comuni in Italia dove si trova almeno un impianto. Erano 6.993 lo scorso anno, 5.580 nel 2009. In pratica, le fonti pulite che fino a 10 anni fa interessavano con il grande idroelettrico e la geotermia le aree più interne, e comunque una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nel 94% dei Comuni. Una diffusione, oltretutto, omogenea tra tutte le fonti rinnovabili, segno che alla ricerca esasperata del business, si è definitivamente sostituita una consapevolezza del valore dell'energia pulita per il fabbisogno energetico di una comunità, una differenziazione ed una pluralità di sviluppi che spesso portano all'autosufficienza energetica. Le fonti rinnovabili, infatti, non solo contribuiscono in modo sempre più importante al bilancio energetico del nostro Paese, ma attraverso "nuovi" impianti eolici, geotermici, idroelettrici, da biomasse già oggi rendono al 100% rinnovabili un numero sempre maggiore di Comuni. Sono 221 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico, poiché si produce più energia di quanta ne viene consumata. I numeri descrivono meglio di ogni altro possibile parametro la marcia inarrestabile delle energie rinnovabili in Italia: i Comuni del Solare sono 7.273, rispetto ai 6.801 nel censimento dello scorso anno, e sono 56 i Comuni italiani che hanno già superato il parametro utilizzato dall'Unione Europea per spingere e monitorare i progressi nella diffusione di questa tecnologia, con un obiettivo di 264 mq/1.000 abitanti da raggiungere. I Comuni dell'Eolico sono 374, con una potenza installata in crescita, pari a 5.758 MW, con 610 MW in più rispetto al 2009.


I Comuni del Mini Idroelettrico sono 946. I Comuni della Geotermia 290. I Comuni della Biomassa sono 1.033, e qui è da registrare una forte crescita degli impianti a biomasse e biogas collegati a reti di teleriscaldamento, che permettono alle famiglie un significativo risparmio in bolletta (fino al 30-40% in meno) grazie alla maggiore efficienza degli impianti. Come sostenere questo sviluppo? Come favorire un'energia pulita e rinnovabile che possa andare a coprire una fascia sempre più ampia del fabbisogno nazionale? Nel rapporto lo si dice chiaramente: ci sono oggi tutte le condizioni per costruire una seconda fase dello sviluppo delle fonti rinnovabili nel territorio. La prima è servita a verificare come siano tecnologie affidabili e il boom di questi anni, sostenuto dagli incentivi prelevati in bolletta, ha permesso di creare nuove imprese, spinto la ricerca e creato le condizioni per costruire una filiera industriale anche in Italia.

Ora è il momento delle sfide più ambiziose: raggiungere gli obiettivi europei di sviluppo al 2020 per poi continuare in una direzione di progressiva innovazione energetica e di uscita dalle fonti fossili. Per questo, si propone come esempio la prospettiva a medio-lungo termine della Germania, dove sono stati rivisti al rialzo gli obiettivi al 2020 e ora l'ambizione è di raggiungere il 47% di contributo delle fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici, per arrivare all'80% nel 2050.


Il progetto DESERTEC e la tecnologia CSP Nell’articolo dello scorso numero, si è tralasciata un’analisi della tecnologia CSP, vale a dire la tecnologia solare per la produzione di energia elettrica con la termodinamica a concentrazione (Concentrating Solar Thermal Power, CSP). In tale tecnologia è previsto l'uso di specchi parabolici per concentrare la radiazione solare su dei tubi detti "ricevitori" e creare così del calore utilizzato per produrre il vapore necessario per il funzionamento delle turbine e dei generatori. Quantità di calore in eccesso rispetto alla domanda possono essere immagazzinate in serbatoi di accumulo termico e utilizzate per azionare le turbine nelle ore notturne o in corrispondenza di un picco della domanda. Per garantire la continuità del servizio in caso di cielo nuvoloso, è possibile alimentare le turbine anche con combustibili fossili o derivati dalle biomasse, senza bisogno quindi di costosi impianti di backup. Il calore residuo del processo di generazione dell'energia può essere utilizzato (in cogenerazione) per desalinizzare l'acqua marina e produrre termico di raffreddamento, sottoprodotti preziosi per il benessere delle popolazioni locali. Le centrali solari a concentrazione sono in grado di produrre energia nell'arco di tutte le 24 ore. L'immissione nella rete europea di corrente fotovoltaica fluttuante dai paesi dell'area MENA richiederebbe sistemi di pompaggio in Europa per l'immagazzinamento e quindi una maggiore quantità di linee elettriche a fronte di un numero minore di ore giornaliere d'uso. Mediante l'uso di corrente continua ad alta tensione (HVDC), è possibile limitare le perdite di potenza legate alla trasmissione a circa 3% per 1000 km. L'intensa radiazione solare nei deserti dell'area MENA (pari al doppio di quella nell'Europa del Sud), supera ampiamente il 10-15% di perdite di trasmissione tra l'Europa e i paesi dell'area MENA. Ciò significa che le centrali

solari nei deserti dell'area MENA sarebbero più economiche di quelle eventualmente costruite nell'Europa meridionale. Le fluttuazioni stagionali dell'insolazione sono inoltre sensibilmente minori nei paesi del MENA rispetto all'Europa. Benché in passato sia stato proposto l'idrogeno come vettore energetico, questa forma di trasmissione è molto meno efficiente delle linee HVDC. Le centrali solari a tecnologia CSP sono già sfruttate commercialmente a Kramer Junction in California dal 1985. Altre centrali solari termodinamiche con una capacità totale di oltre 2000 MW sono già in fase di pianificazione, di costruzione o già operative. La Spagna ha creato adeguate condizioni normative, assicurando una remunerazione di circa 0,26 Euro/kWh immessa nella rete. Grazie alla più intensa insolazione, è possibile, nei paesi del MENA e negli USA, produrre energia già oggi in maniera ancora più vantaggiosa. Il DLR ha calcolato che se le centrali solari termodinamiche venissero costruite in numero elevato nei prossimi anni, il costo dell'energia solare scenderebbe a circa 0,4-0,5 Euro/kWh. Poiché i prezzi delle materie prime necessarie per la costruzione delle centrali solari cresce attualmente in misura inferiore a quello dei combustibili fossili, esse potrebbero diventare competitive prima del previsto. Attualmente le limitate capacità produttive limitano, in presenza di una crescente domanda internazionale, la riduzione dei prezzi. Oltre a questo, TREC propone due ambiziosi progetti in grado di portare sollievo alle popolazioni interessate, di condurre alla risoluzione di conflitti politici e, allo stesso tempo, di contribuire alla riduzione dei costi di centrali a concentrazione solare. Entrambi i progetti sono tecnicamente fattibili, ma necessitano di un sostegno economico e politico:

di Riccardo Petrini 1. Gaza Solar Power & Water Project: Questo progetto prevede la costruzione di impianti a concentrazione solare (per complessivi 1 GW) per la produzione di elettricità e la desalinizzazione dell'acqua marina. Tali centrali, parte di un programma internazionale di aiuti per Gaza, potrebbero essere localizzate nella regione costiera del Sinai egiziano. Mediante un adeguato sistema di trasmissione idraulica ed elettrica, sarebbe così possibile rifornire 2-3 milioni di persone nella striscia di Gaza. Questo progetto potrebbe contribuire a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e a diminuire le tensioni, riducendo i conflitti regionali per l'uso dell'acqua e porre le basi per un sano sviluppo economico. L'intero investimento ammonterebbe a circa 5 miliardi di Euro. 2. Sana'a Solar Water Project: Questo progetto prevede la costruzione di centrali elettriche per la desalinizzazione dell'acqua marina in prossimità del Mar Rosso e di condotte idriche per la capitale dello Yemen, Sana'a, che dovrà fronteggiare l'esaurimento delle riserve idriche della falda del sottosuolo entro quindici anni circa. Questo progetto eviterebbe un disastro umanitario, permettendo inoltre di salvare un'eredità culturale di significato mondiale. Entro la metà del ventunesimo secolo, quindi, i paesi dell'area potrebbero aver trasformato i loro deserti in fonti inesauribili di energia pulita. Vendendo parte di tale energia ai paesi europei, essi potrebbero contribuire alla riduzione delle emissioni europee di gas serra. Nello scenario descritto nelle relazioni del DLR appare chiara la concreta possibilità di ridurre del 70% le emissioni di CO2 riconducibili alla produzione di elettricità, rinunciando altresì all'opzione nucleare, con la prospettiva di costi decrescenti per la produzione di elettricità nel lungo periodo.


19° giornata FAI di primavera

di Marta Bonucci

Difesa dell'ambiente e Unità d'Italia Anche il FAI - Fondo Ambiente Italiano - ha deciso di festeggiare i 150 anni dell'unità d'Italia. Sabato 26 e domenica 27 marzo, in occasione della diciannovesima Giornata FAI di Primavera, 150 monumenti legati al risorgimento italiano e ai suoi personaggi più importanti, rimarranno aperti al pubblico. In tutte le regioni sarà possibile ammirare, con un contributo libero, le bellezze artistiche e architettoniche dedicate o connesse agli eroi, unici e indimenticabili, che hanno fatto l'Italia: “Mai come oggi l'Italia ha bisogno del loro esempio per ritrovare un'identità e riconquistare quel ruolo di faro di cultura, stile e civiltà svolto per secoli”, si legge sulla homepage del FAI. In Umbria, aperte alcune sale del teatro Nuovo “Gian Carlo Menotti” di Spoleto, la Villa Paolina di Porano, l'ex Fabbrica d'armi di Terni e vari luoghi del comune di Umbertide, mentre Collescipoli ospiterà una serie di eventi per festeggiare l'anniversario dell'unità d'Italia. Nella capitale, aperti al pubblico il Palazzo del Quirinale, il Museo Agrario Geologico e il Casale storico Cairoli, dedicato al gruppo di volontari guidati da Enrico e Giovanni Cairoli che penetrò nel territorio pontificio per tentare un atto insurrezionale a Roma. Ma non ci sono soltanto i festeggiamenti in stile “risorgimentale”. Giunta alla diciannovesima edizione, la Giornata FAI di Primavera mette in

mostra l'Italia e le sue bellezze nascoste, per avvicinare e coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini, affinché partecipino in prima persona alla difesa e alla condivisione delle nostre ricchezze, sempre più minacciate dalla crisi economica e dall’indifferenza. Anche in questo caso, i partecipanti potranno lasciare un'offerta, ricevendo in cambio un distintivo con il logo della Fondazione: sarà quello, per tutta la Giornata, il segno di riconoscimento speciale che ci farà sentire protagonisti di questa grande mobilitazione. Per un giorno, ci si potrà sentire “militanti” nella difesa del bello. Chi volesse iscriversi al FAI riceverà ulteriori incentivi, come la possibilità di partecipare a una serie di appuntamenti riservati sparsi per tutto lo stivale.

SoluzioniEcosostenibili.it sede: Corso Tacito, 93 - 05100 Terni www.soluzioniecosostenibili.it redazione@soluzioniecosostenibili.it direttore responsabile: Michele Di Schino direttore di redazione: Francesca Leonardi redazione: Riccardo Petrini, Marta Bonucci, Agnese Cimini, Simone Teti foto: Mauro Amati, Valeria Di Schino



Marzo2011