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DICEMBRE 2012 REG. N. 2/2011 DEL 19/01/2011 AL REGISTRO STAMPA DEL TRIBUNALE DI TERNI DIRETTORE RESPONSABILE: MICHELE DI SCHINO SOCIETÀ EDITRICE: SOECO SRL FOTO DI COPERTINA: MAURO AMATI


FOTO: MICHELE DI SCHINO


FOTO: MAURO AMATI

STATI GENERALI DELLA GREEN ECONOMY Otto sezioni strategiche e settanta proposte concrete per uscire dalla crisi. Usando un'unica, semplice, chiave di volta: la green economy. Questi, in cifre, i risultati degli Stati generali della Green economy, che si sono svolti a Rimini il 7 e 8 novembre nell'ambito di Ecomondo. Un percorso che si è concluso con l'elaborazione di un documento cui hanno lavorato 39 associazioni di imprese


MARTA BONUCCI

che rappresentano tutti i settori dell'economia verde italiana, col supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con il ministero dell'Ambiente. Prima di tutto le misure generali, che partono da un presupposto: la green economy può costituire una via per affrontare l'attuale crisi economica e dare il via a una nuova fase di sviluppo. Perché ciò avvenga, è necessario partire da una nuova visione dell'economia a basso impatto ambientale, non solo fra i cittadini, ma anche e soprattuto a livello politico ed economico. Un percorso virtuoso che deve coinvolgere pienamente la comunicazione, in particolare quella rivolta a investitori e mercati. È necessario quindi valorizzare il potenziale green delle imprese italiane, fare un uso sempre più mirato degli strumenti economici a disposizione: fra gli esempi concreti proposti dagli Stati generali, l'adozione di misure di fiscalità ecologica, il rafforzamento delle iniziative di banche e istituti di credito volte a implementare la green economy, il miglioramento degli strumenti di incentivazione economico-finanziaria, dal fund raising al venture capital passando per i fondi pubblici, locali, nazionali ed europei. Fra le altre misure economiche, i bilanci: la proposta, in questo caso, riguarda la possibilità di rendere obbligatoria la pubblicazione degli indicatori chiave di impatto ambientale come 3


Prima di tutto le misure generali, che partono da un presupposto: la green economy può costituire una via per affrontare l'attuale crisi economica e dare il via a una nuova fase di sviluppo.

parte integrante dei bilanci aziendali. E ancora, creare un fondo di garanzia nazionale e supportare la sperimentazione si strumenti finanziari innovativi. E fin qui, siamo al primo degli otto pilastri indicati dagli Stati generali. Il secondo parla di “sviluppo dell'ecoinnovazione”, attraverso la promozione di sistemi di produzione e consumo basati su un uso sostenibile delle risorse e la riduzione degli impatti negativi sull'ambiente. Dall'ecoinnovazione all'ecoffiecienza, parola che fa rima con riduzione e riciclo dei rifiuti e riutilizzo e rinnovabilità dei materiali. La quarta e la quinta sezione del documento programmatico realizzato dagli Stati generali, puntano sull'energia. Il focus è dunque su efficienza e risparmio energetico che, si legge nel documento, “presentano diversi e indiscutibili vantaggi, sia ambientali sia economici”. Questo settore, in effetti, svolge un ruolo determinante, essendo il responsabile di circa due terzi delle emissioni mondiali di gas serra. Quindi, è inevitabile insistere su questo tasto, ancora dolente. Le proposte degli Stati generali, in breve, parlano di: •     Fissare, per gli edifici costruiti dopo il 2014 e per quelli soggetti a ristrutturazioni rilevanti, standard di consumi energetici inferiori del 30% di quelli attuali. •    Introdurre dal 2015 l'obbligo di realizzare edifici pubblici "nearly zero energy". •      Confermare l'Iva al 10% sui lavori di effi4


cientamento e sull'esercizio degli impianti. •     Favorire l'utilizzo del green public procurement. •    Rendere obbligatoria la massima efficienza elettrica disponibile nell'illuminazione pubblica. •   Promuovere sistemi di gestione dell'energia e la formazione di energy manager e di esperti in gestione dell'energia. •    Recepire la Direttiva sull'efficienza energetica. •      Spostare gli incentivi per l'efficienza energetica sempre più verso il cliente finale. •   Agevolare l'efficienza energetica nella Pubblica Amministrazione. •    Varare una Strategia energetica nazionale e vigilare sulla sua attuazione. •    Semplificare le procedure e ridurre i costi burocratici per la realizzazione di impianti per le rinnovabili. •    Sostenere gli investimenti per arrivare a un progressivo superamento del sistema degli incentivi. •      Rafforzare ed estendere il Fondo per la ricerca e coinvolgere anche le imprese. •    Varare un programma nazionale di adeguamento delle reti energetiche. •    Prevedere misure a favore della generazione distribuita. •      Definire una roadmap a medio-lungo termine per lo sviluppo delle tecnologie per le fonti rinnovabili. •      Promuovere un'azione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche. •    Predisporre una strategia nazionale per il rilancio della filiera delle biomasse. •    Ridefinire il ruolo del settore termoelettrico in un sistema a for5


Per quanto riguarda la tutela degli ecosistemi, il modello di riferimento è europeo. Nel testo si fa cioè riferimento alla road map Ue per lo sviluppo della green economy, che dedica grande attenzione al ruolo determinante del capitale naturale e dei servizi ecosistemici.

te penetrazione di rinnovabili.Ed eccoci all'ultima parte del documento, alle tre sezioni conclusive: tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi, sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica e di una mobilità sostenibile. Per quanto riguarda la tutela degli ecosistemi, il modello di riferimento è europeo. Nel testo si fa cioè riferimento alla road map Ue per lo sviluppo della green economy, che dedica grande attenzione al ruolo determinante del capitale naturale e dei servizi ecosistemici. Da qui all'agricoltura, settore economico chiave che, come gli altri, deve svilupparsi sempre più in direzione green: e ciò equivale ad arrestare il consumo di suolo, promuovere la multifunzionalità delle aree agricole, favorire l'occupazione giovanile nel settore, insistere sulle agroenergie, migliorare l'utilizzo idrico in agricoltura, promuovere l'agricoltura biologica e di qualità.Infine, l'ultimo settore d'intervento è la mobilità. E anche qui la parola d'ordine è sostenibilità: nella mobilità urbana, in primo luogo. Un traguardo che si raggiunge solo promuovendo la diffusione di veicoli a basse emissioni – ad esempio attraverso pedaggi differenziati e altre forme di incentivazione – sviluppando infrastrutture digitali al servizio del settore, potenziare il trasporto su rotaie, a minor impatto ambientale, puntare su biocarburanti e trasporto marittimo a bassi consumi energetici. Proposte importanti e non tutte semplici da mettere in pratica. Ma che, in effetti, potrebbero cambiarci la vita. 6


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I CONSIGLI DI COMIECO PER RICICLARE A NATALE Un Natale all’insegna del riciclo, non dei regali, ma degli imballaggi di doni e cibarie, partendo proprio dalla tavola. Secondo Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, in occasione delle feste si potrebbero raccogliere circa 120.000 tonnellate di carta e cartone


FRANCESCA LEONARDI

se solo ogni italiano differenziasse correttamente dal resto dei rifiuti: 1 confezione di panettone, 1 confezione di pandoro, 1 confezione di torrone, 2 scatole di pasta, 2 giornali e 2 riviste, 2 sacchetti e la scatola di 1 giocattolo, un elenco che, anche in tempo di crisi, è più che probabile potremo stilare in molti in occasione del Natale. Il vantaggio che ne deriverebbe? Una discarica di medie dimensioni in meno. Comieco parte dalla tavola, dal cenone di Capodanno o dal pranzo di Natale, secondo i gusti, dove non mancherà comunque un piccolo antipasto di affettati e formaggi, poi un primo classico, come le lasagne, cotechino o zampone e, per finire, panettone e pandoro. Cosa e come differenziare? Dall’antipasto, le confezioni oleate o sporche di cibo vanno nell’indif8


Il vantaggio che ne deriverebbe? Una discarica di medie dimensioni in meno. Comieco parte dalla tavola, dal cenone di Capodanno o dal pranzo di Natale, secondo i gusti.

ferenziato, a meno che le confezioni non siano formate da parti separabili carta/plastica. Dalla lasagna del primo, la carta da forno nell’indifferenziata, ma occhio alle confezioni di pasta: tutte nella differenziata, magari ricordandoci di appiattirle. Dal secondo, possiamo separare la confezione in cartone (differenziata) da quella contenente la carne (indifferenziata), e lo stesso discorso varrà per il dolce. Piatti, tovaglioli e bicchieri in plastica nell’indifferenziato: sono sporchi di cibo e oleosi.
 E dopo la cena, arrivano i regali da scartare, una festa per tutti, anche per la raccolta differenziata di carta e cartone, con l’accortezza di separare eventuali parti in plastica delle confezioni, e un’ultima curiosità: la massa di scontrini che ci ritroveremo nelle tasche alla fine delle feste non va con la carta da riciclare, ma nell’indifferenziato: si tratta quasi sempre di carta termica!

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PREMIO INNOVAZIONE LEGAMBIENTE Hanno partecipato in 165, hanno vinto in 8. L'edizione 2012 del premio Innovazione amica dell'Ambiente di Legambiente, realizzato in collaborazione con Confindustria, Regione Lombardia, Politecnico di Milano e Università Bocconi può vantare numeri di tutto rispetto. Territorio, imprese, cittadini, web e crowdsourcing sono stati i cardini del premio.


MARTA BONUCCI

Nato nel 2000, il riconoscimento nazionale rivolto all'innovazione di impresa in campo ambientale, giunto alla sua dodicesima edizione, ha visto 8 premiati, diversi per temi e progetti. A partire da Bikedistrict Snc, mappa online del ciclista urbano, che offre cartine personalizzate e continuamente aggiornate dei tragitti da percorrere in bicicletta nella città di Milano. Una mappa che funziona grazie alle segnalazioni degli stessi ciclisti: i dati sulla ciclabilità ottenuti da chi utilizza l’applicazione vengono poi elaborati per attività di analisi e proposte progettuali nel campo della mobilità sostenibile cittadina.Dalle bici alle auto, anzi al car sharing. È il tema di Car2go, il servizio mondiale di car sharing a flusso libero premiato poiché rappresenta il futuro della micromobilità urbana, con un utilizzo diffuso di auto elettriche, facilmente reperibili e riconsegnabili dagli utenti.Punta più sull'efficienza energetica il progetto di Bosch – Tecnologie diesel e sistemi frenante Spa: come si legge nella motivazione del premio, si tratta di un progetto molto strutturato, iniziato nel 2010 con target prefissati di miglioramento delle performance ambientali attraverso più di 200 interventi sui macchinari e sull'efficienza dei processi. I miglioramenti devono essere raggiunti attraverso interventi che assicurano un ritorno di eventuali investimenti nel giro di due anni. E secondo le 11


Nato nel 2000, il riconoscimento nazionale rivolto all'innovazione di impresa in campo ambientale, giunto alla sua dodicesima edizione, ha visto 8 premiati, diversi per temi e progetti.

previsioni, rispetto al 2009 si sarebbe ottenuto un -18% di energia elettrica; -50% di gas naturale; -15 % di olio lubrificante.Ancora risparmio energetico nel caso del progetto DraughtMaster Modular 20 di Carlsberg Italia Spa, che porta innovazione su tutto il proprio sistema di distribuzione in un'ottica di ciclo di vita; per ridurre l'impatto ambientale del prodotto (birra alla spina) è stato necessario intervenire durante le fasi di infustamento, distribuzione e spillatura presso il punto vendita.Grow the Planet è invece una startup italiana che unisce il mondo digitale con quello ambientale, facendoli incontrare in un social network dedicato all'autoproduzione di ortaggi e al servizio della cultura ambientale, degli stili di vita sostenibili: dell'autoproduzione e di un'alimentazione sana. Il progetto è innovativo e di facile utilizzo con diverse finalità gestione evoluta dell'orto, scambio (semi, ortaggi, attrezzi, terreno, lavoro) e cucina dei prodotti della terra.Architettura protagonista di altri due progetti premiati: il Laboratorio di architettura Brennone 21,

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Otto vincitori scelti fra una rosa di 165 candidature. Una scelta non facile, ammette il vicedirettore di Legambiente Andrea Poggio.

che punta al recupero di energia zero di un edificio esistente sito in un contesto fortemente urbanizzato, a dimostrazione di come sia possibile intervenire sull'edilizia storica corrente con una valorizzazione energetica e miglioramento del comfort; e Lelli & Associati Architettura e MagazĂŠ Srl, una proposta di abitare collettivo sostenibile in campagna e il recupero di un'area archeologica industriale dismessa.Il progetto RecycleTherm Km0 di Manifattura Maiano Spa propone invece un'innovazione del concetto di filiera, che coinvolge le diverse fasi di produzione, dall'input di processo (tramite l'utilizzo di materiali tessili post-consumo e scarti tessili del distretto) alla realizzazione del prodotto isolante che ha trovato anche applicazioni nell'edilizia locale.Otto vincitori scelti fra una rosa di 165 candidature. Una scelta non facile, ammette il vicedirettore di Legambiente Andrea Poggio: “Scorrendo i premiati si scopre che l’innovazione green, utile, intelligente, spesso economica sta ormai dentro le nuove ristrutturazioni di edifici abitati, il modo di muover-

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si in città, i beni che acquistiamo, le app che possiamo scaricare sui nostri cellulari. Anzi ci accorgiamo di poter partecipare ai processi innovativi, a determinarne il mercato, influenzarne le caratteristiche”. E conclude: “Una rivoluzione è in atto. Dentro la crisi, in risposta alla crisi, nonostante la crisi”.I vincitori del premio hanno diritto all'uso del logo "Innovazione Amica dell'Ambiente", la lam padina dalla foglia verde affiancata al Cigno di Legambiente, sulla comunicazione legata all'innovazione premiata, per la durata di un anno.  

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FOTO: PAOLO BALISTRERI

PENDOLARIA 2012 “Uscire dalla preistoria” quando questa è la realtà quotidiana per chi, ogni giorno, prende il treno o la metro per andare al lavoro. La richiesta di Pendolaria, della campagna di Legambiente dedicata alla mobilità sostenibile e ai diritti dei pendolari, cifre alla mano, non è una provocazione, ma la constatazione di una tragicomica realtà.


FRANCESCA LEONARDI

Per “soddisfare” le esigenze dei 2 milioni 903 mila lavoratori e studenti pendolari del nostro Paese, infatti, la rete di metropolitane delle nostre città si sviluppa per 180 chilometri a fronte dei 621 della Germania, i 568 della Spagna, i 552 del Regno Unito. Le ferrovie suburbane, se possibile, manifestano un ritardo ancora maggiore: 595,7 chilometri di linee, rispetto ai 2.033,7 della Germania e ai 1.782,2 del Regno Unito. E non migliora certo il dato sulla velocità dei nostri treni: i nostri 35,5 chilometri orari sono “sorpassati” dai 51,4 della Spagna, i 48 della Germania, i 46,6 della Francia e i 40,6 del Regno Unito. Il rapporto Pendolaria 2012 parla di cittadini di serie B per i nostri pendolari, non solo a livello di servizi, ma anche di considerazione istituzionale, che no16


Per “soddisfare” le esigenze dei 2 milioni 903 mila lavoratori e studenti pendolari del nostro Paese, infatti, la rete di metropolitane delle nostre città si sviluppa per 180 chilometri a fronte dei 621 della Germania, i 568 della Spagna, i 552 del Regno Unito.

nostante l’80% della domanda di spostamento delle persone in Italia sia concentrato nelle aree urbane, continua a premiare la strada rispetto alla ferrovia. La suddivisione dei finanziamenti della Legge Obiettivo 2002-2012, infatti, destina il 71% delle risorse per strade e autostrade, il 15% per le ferrovie e il 14% per le reti metropolitane, con le Regioni che di fatto hanno risposto con tagli ai servizi e aumento dei costi dei biglietti alla costante crescita del numero di pendolari. Sì, perché il funzionamento del servizio ferroviario regionale è garantito da finanziamenti statali e regionali insieme, e lo Stato ha “contribuito” nel triennio 20102012 con una media delle risorse stanziate diminuita del 22% rispetto al 2007-2009, a fronte dei 4.924,7 milioni di euro stanziati per la strada dal 2000 al 2011, con altri 400 milioni già destinati per il 2013. E le Regioni si adeguano, riservando a strade e autostrade rappresentano il 60% degli stanziamenti complessivi. Stanziamenti inadeguati se, con la sola eccezione della Provincia di Bolzano che ha investito per i pendo-

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Chiare le richieste dei pendolari italiani: più treni, treni nuovi, treni più veloci sulle linee pendolari.

lari il 2,4% del proprio bilancio, tutte le Regioni si attestato al di sotto dell’1%.“Non si venga a dire che i bilanci in questi anni non permettevano investimenti maggiori – commenta Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – Ben altre risorse sono andate a spese come fiere, rappresentanza e comunicazione, mentre nelle Regioni del Sud si sono addirittura persi decine di miliardi di euro di fondi strutturali. Per non parlare poi del funzionamento della politica come ci hanno raccontato le cronache di questi mesi. È una questione di scelte, per migliorare il servizio le regioni dovrebbero investirvi almeno il 5% del proprio bilancio”. Chiare le richieste dei pendolari italiani: più treni, treni nuovi, treni più veloci sulle linee pendolari.

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RACCOLTA DIFFERENZIATA 2011 Il “2° Rapporto Raccolta Differenziata 2011 - La Banca Dati” fotografa la situazione della raccolta differenziata nel nostro Paese.Secondo la Banca Dati Anci, nel 2011 in Italia la raccolta differenziata, è passata infatti dal 33,26% del 2010 al 35,53% del 2011, per un totale di 9.959.179,44 tonnellate di rifiuti, con un incremento di oltre due punti percentuali, anche a fronte di una riduzione della produzione di rifiuti urbani pro capite dell’1,88% (525,70 kg annui per abitante).


FRANCESCA LEONARDI

Il Rapporto, realizzato dal gruppo di lavoro di ANCI e ANCITEL Energia e Ambiente coordinato da Filippo Bernocchi, Delegato ANCI a Energia e Rifiuti, nasce sulla base degli accordi sottoscritti dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) con il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), con il Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), nonché il del protocollo d'intesa con il Consorzio Nazionale Abiti Usati (CONAU), e rappresenta oggi un elemento di confronto e analisi del settore secondo le differenti realtà del territorio. Ed è proprio dall’analisi delle quantità conferite ai Consorzi di Filiera CONAI, che emerge il valore economico del recupero, con un totale degli importi fatturati nel 2011, nell’ambito del sistema consortile, pari a 330.852.323 euro, cioè + 6,35% rispetto al 2010 (311.105.847 euro), incremento dovuto, oltre che all’aumento corrispettivi, al miglioramento della qualità del materiale conferito ai Consorzi.A seguito della presentazione del Rapporto, i commenti sono incentrati alla valutazione positiva dei risultati, unitamente al richiamo a migliorare ancora la qualità della raccolta. In una serie di interviste, il portale Eco dalle Città ha sentito i rappresentanti dei vari Consorzi in merito a risultati e prospettive che vengono delineate nel Rapporto.Secondo Gianpaolo Caccini, presidente del CoReVe, Consorzio Recupero 20


Vetro, che registra nel 2011 rifiuti d'imballaggio in vetro riciclati pari a 1 milione 570 mila tonnellate (68,1% dell'immesso al consumo), con un incremento del 6,8% rispetto al 2010, “Questo rappresenta ancora un anno di miglioramento quantitativo del riciclo mediante CoReVe dopo un periodo che ha visto comunque ogni anno aumentare le quantità. La qualità è rimasta stabile. Ribadiamo quindi quanto già detto: deve essere migliorata perché aumentando la qualità della raccolta noi miglioreremo le quantità riciclate”.Anche il Corepla canta vittoria, con una crescita importante per quanto riguarda la raccolta della plastica monomateriale domestica nel 2011: un 36,28% di materiale in fascia di qualità A1 (frazione estranea < 5%) rispetto al 31,67% del 2010 indice di aumento della qualità del materiale raccolto, dovuta anche alla ridefinizione e al restringimento delle fasce di qualità a seguito degli accordi Anci-Conai. “Questo ha portato, inevitabilmente, commenta Gianluca Bertazzoli, responsabile comunicazione Corepla – da un lato maggiore attenzione alla qualità ma anche un aumento degli interventi di pre-pulizia del materiale”. 
 Discorso a parte merita la raccolta di carta e cartone, in un anno sostanzialmente di “tenuta” (-0,9%), con il dato ormai acquisito di nove imballaggi di materiale cartaceo su dieci che vengono rici21


clati, ma con almeno 1 milione di tonnellate di materiale cellulosico che finisce ancora nell’indifferenziato, che se differenziato incrementerebbe il dato di un ulteriore 3%. In termini assoluti, in Italia sono state raccolte 3,04 milioni di tonnellate di carta e cartone pari a 50,6 kg di media procapite, con un tasso di riciclo, ovvero la quantità percentuale di imballaggi immessi al consumo che vengono recuperati e riciclati, pari al 79,6% (più 0,9% sul 2010), un dato che ci posiziona sopra la media europea. I dati del Rapporto, in questo caso, sono divisi tra la quantità percentuale di carta e cartone in 1° fascia di qualità per quanto riguarda la raccolta congiunta (frazione estranea < 3%), attestata all’87,64% (in lieve calo rispetto all’88,90% nel 2010) e la raccolta selettiva, la cui quantità percentuale in 1° fascia di qualità (frazione estranea < 1,5%) è stata del 95,44% (era il 92,42% nel 2010). “L'accorpamento dei dati non è possibile – ha spiegato Davide Migliavacca, Responsabile Area Audit, Controlli e Certificazione di Comieco, – Quella che definiamo raccolta congiunta, è la raccolta presso le utenze domestiche (le famiglie): si chiama congiunta perché è una raccolta sia di imballaggi sia di carta grafica o similari. La raccolta selettiva riguarda invece solo gli imballaggi e intercetta altre utenze, ad esempio commerciali”. 
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Dall’analisi delle quantità conferite ai Consorzi di Filiera CONAI, che emerge il valore economico del recupero, con un totale degli importi fatturati nel 2011, nell’ambito del sistema consortile, pari a 330.852.323 euro.

migliorare la raccolta, anche in questo caso, risulta comunque sempre prioritario, perché le frazioni estranee sono spesso conseguenza diretta di errori nel conferimento. “Come aveva rilevato uno studio Ipsos-Comieco – ha ricordato ancora Migliavacca – 1 italiano su 2 getta nella differenziata gli scontrini, mentre il 27%, sbagliando, manda alla differenziata la carta sporca di cibo (31% nel 2009), i giornali ancora avvolti nel cellophane (25%) e i fazzoletti di carta (17%). Piccoli errori che, se opportunamente modificati, garantirebbero comunque un incremento della qualità della raccolta”. 


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TAPPOACHI? Rilegno, il Consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno e sughero, promuove la campagna Tappoachi? per la raccolta differenziata dei tappi di sughero e l’avvio al recupero di un materiale naturale al 100%. E lo fa in occasione delle festività natalizie, quando oltre il 15% del miliardo e 200 milioni di tappi di sughero immessi al consumo in Italia in un anno, vengono “stappati”.


FRANCESCA LEONARDI

Le regioni in cui è presente l’iniziativa sono 5, tutte con una consistente tradizione vinicola: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Trentino Alto Adige.I tappi raccolti vengono conferiti da Rilegno alla cooperativa, che li lavora e, attraverso passaggi di pulitura, asciugatura, sminuzzatura, li trasforma in un materiale isolante per la bioedilizia totalmente naturale e rinnovabile: un sughero biondo granulare chiamato "Risughero", un materiale utilizzabile nell'edilizia (pannelli isolanti e fonoassorbenti, granulati) e nel comparto calzaturiero (tacchi e solette).“L'imballaggio di legno è da sempre il più nobile dei ‘contenitori’, ed è anche quello che ha il minore impatto ambientale in termini di inquinamento. Il suo recupero è importante, e dà sostegno all'industria produtti25


va italiana – è la dichiarazione del direttore di Rilegno, Marco Gasperoni – Il sughero, corteccia delle querce, è una materia duttile e prezioso, riciclabile al 100%. Per questo suo importante valore negli ultimi anni abbiamo dato vita a ‘Tappoachi?’, un progetto che ci ha consentito di aggiungere un nuovo tassello nel più grande mosaico della raccolta e del riciclo del legno. Grazie a Rilegno, infatti, ogni anno su tutta la Penisola circa 1 milione e 800 mila tonnellate di rifiuti di legno evitano la discarica: è in questo modo che il legno si trasforma da rifiuto in risorsa”.

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FOTO: MAURO AMATI

RICORSO SULLE PM10 BOCCIATO Non si configura alcun caso di forza maggiore, tra gli argomenti portati dallâ&#x20AC;&#x2122;Italia, che possano giustificare il mancato rispetto dei valori limite indicati nella direttiva UE 99/30 sui valori limite di qualitĂ dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo.


MICHELE DI SCHINO

Pertanto, “la Repubblica italiana, avendo omesso di provvedere, per gli anni 2006 e 2007, affinché le concentrazioni di Pm10 nell'aria ambiente non superassero, nelle 55 zone e agglomerati italiani i valori limite fissati dall'articolo 5 della direttiva 1999/30/CE è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tale disposizione. Il ricorso è respinto quanto al resto (per il 2005 e il periodo successivo al 2007)”. Con queste parole la Corte Europea, su richiesta della Commissione, boccia il ricorso presentato dall’Italia contro la procedura di inadempienza riguardo le direttive europee emanate in merito al controllo dell’inquinamento e la gestione della qualità dell’aria. La Commissione ha rilevato “il superamento dei valori limite per un lungo periodo ed in numerose zone” inviando all’Italia una lettera di diffida nel 2009 che indicava 55 zone e agglomerati italiani nei quali i limiti giornalieri e/o annui erano stati superati nel 2006 e 2007, non accogliendo la richiesta italiana di deroga per 62 zone tra Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Umbria, Piemonte, Toscana, Veneto e Provincia autonoma di Trento e ulteriori undici zone situate in Campan i a , P u g l i a e S i c i l i a .
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La Commissione ha rilevato “il superamento dei valori limite per un lungo periodo ed in numerose zone”.

L’Italia ha motivato i superamenti sostenendo come “il rispetto dei valori limite avrebbe implicato l’adozione di misure drastiche sul piano economico e sociale, nonché la violazione di diritti e libertà fondamentali (libera circolazione delle merci e delle persone, l’iniziativa economica privata e il diritto dei cittadini ai servizi di pubblica utilità)”, motivazioni comunque non sufficienti ad annullare il procedimento di inadempienza, visto che, si legge nella sentenza della Corte, risulta “irrilevante che l’inadempimento derivi dalla volontà o dalla negligenza dello Stato membro, oppure dalle difficoltà tecniche. Se uno Stato membro si confronta con difficoltà momentaneamente insormontabili, può appellarsi alla forza maggiore, solo per il periodo necessario a porre rimedio a tali difficoltà”.

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CGIA MESTRE: COSTI DEI SERVIZI AUMENTATI IN10 ANNI DI 600 EURO Negli ultimi dieci anni, i costi dei servizi pubblici sono aumentati di 601 euro all’anno per ogni nucleo. È quanto stima la Cgia di Mestre, nel monitoraggio dei costi delle tariffe in merito ai servizi pubblici. Un incremento che ha riguardato ogni indifferentemente tutti i beni e servizi, con il vertice rappresentato dall’acqua, il cui costo è cresciuto del 71,8% in dieci anni.


MICHELE DI SCHINO

Acqua, gas, rifiuti e trasporti, nel 2002 totalizzavano un costo medio annuo di 1.385 euro per nucleo, che nel 2012 arrivato a 1.986 euro, con un aumento del 43,4 per cento. Oltre all’aumento esponenziale dell’acqua, i rincari si sono estesi in maniera omogenea su tutti gli altri beni e servizi, + 59,% il gas, + 41,8% l’energia elettrica, +28,1% i servizi postali. Non è andata meglio con la mobilità, con i costi dei trasporti ferroviari cresciuti del 47,8%, i pedaggi autostradali del 47,6 e i trasporti urbani del 46,2. Unico dato in controtendenza i costi dei servizi telefonici, calati in un decennio del 7,5%.“In generale – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – molti di questi aumenti sono riconducibili all’aggravio fiscale che molte voci hanno subito in maniera ingiu31


Acqua, gas, rifiuti e trasporti, nel 2002 totalizzavano un costo medio annuo di 1.385 euro per nucleo, che nel 2012 arrivato a 1.986 euro, con un aumento del 43,4 per cento.

stificata. Non va nemmeno dimenticato che i processi di liberalizzazione che hanno interessato gran parte di questi settori non hanno dato luogo agli effetti sperati. Inoltre, a fronte dell’impennata delle bollette dell’acqua, dei rifiuti o dei biglietti ferroviari non è seguito un corrispondente aumento della qualità del servizio offerto ai cittadini. Anzi, in molte parti del Paese è addirittura peggiorato. In pratica il ritocco all’insù delle tariffe è servito a far cassa, compensando, solo in parte, il taglio dei trasferimenti imposti in questi ultimi anni dallo Stato centrale”. 

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FOTO: MICHELE DI SCHINO

dicembre2012  

rivista soluzioniecosostenibili.it numero di dicembre 2012

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