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nuoto

Anno 1| numero 4

tutti pazzi per

lacourt


Sommario

sommario sommario somm 6 12

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in primo piano Tutti pazzi per Camille Lacourt di Alberto Dolfin

Il Team Marsiglia 2012 vince con il sorriso di Alberto Dolfin

spazio azzurro Samuel Pizzetti promette lacrime olimpiche di Luca De Matteis

Una 4x200 alla toscana di Andrea Masini

giovanile

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Federica Meloni ora le suona a tutte

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Azzurrini a caccia della Comen

di Luca De Matteis di Luca De Matteis

salvamento

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Federico Pinotti folgorato dal salvamento

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Elena Prelle, l'ocean woman

di Alberto Dolfin di Alberto Dolfin

32 44 Direttore responsabile Walter Perosino Direttore amministrativo Monica Gini Redazione Corso Mediterraneo 67 Torino Fax 011 500008 info@solomagazine.it

i nostri collaboratori: Gianmario Bonzi, Stefano Carrus, Andrea Ciccone, Valentina Cristiani, Luca De Matteis, Alberto Dolfin, Francesca Galluzzo, Andrea Masini, Alice Mella, Federico Militello, Paola Provenzali e Alessandro Pilati della redazione di nuotoacquelibere.com

18 Contributo fotografico

Archivio FIN, Francesco Alessandro Armillotta, Getty Images, Andrea Masini

Anno I, numero 4 GIUGNO 2011 Autorizzazione del Tribunale di Torino n.ro 8/11 del 25 gennaio 2011

progetto grafico Simone Caltabiano e Claudia Rubiu Realizzazione grafica Claudia Rubiu / Talia Verlato solomagazine Nuoto è una produzione

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master

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Ostia capitale dei master

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Claudia Radice, una donna di ferro

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di Francesca Galluzzo di Francesca Galluzzo

Corazzate di provincia

acque libere Giuglio Travaglio, il pirata di tutti i continenti I 40 anni della Nutata Longa di Alessandro Pilati della redazione di nuotoacquelibere.com

le nostre società I Nuotatori Milanesi investono nel tempo Esperia Cagliari al servizio dello sport Pesaro Nuoto, realtà di provincia Il Gabbiano Napoli, nani sulle spalle di giganti

fuori corsia Gioele Dix e una rana da dimenticare

di Gianmario Bonzi

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60 70

di Francesca Galluzzo

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Sommario

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focus regioni Una finestra sull'attività nazionale attraverso i Comitati regionali

le nostre rubriche

Al cuore del nuoto con Tamas Gyertyanffy

di Andrea Ciccone

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Tutti pazzi per Lacourt Il dorsista francese ha stregato il mondo del nuoto in acqua con i risultati e fuori dalla vasca con un fascino che non passa inosservato di Alberto Dolfin / foto Getty Images


intervista

intervista ı Camille Lacourt

«Mi sono innamorato del dorso perché mi è venuto naturale nuotarlo sin dall’inizio ed è stato lo stile in cui ho ottenuto i risultati migliori»

La sua nuotata lo ha portato a un passo dal record di Aaron Peirsol, la sua bellezza a conquistare i cuori delle sue ammiratrici e della fidanzata, Valerie Begue. Lacourt ha le idee chiare: prima il trono dei 100 dorso, poi magari un futuro nel mondo dei cosmetici.

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l re bello del dorso. Ai Mondiali di Shanghai, la Francia è pronta a giocare una carta speciale nella corsa all’oro: Camille Lacourt. Il ventiseienne di Narbona sta calamitando su di sé le attenzioni di tutta una nazione, ma non solo. La sua leggerezza e la sua galleggiabilità sono fenomenali, ma anche al di fuori dalla piscina il dorsista francese sa farsi notare. è successo anche all’ultima tappa del Mare Nostrum, nella cornice dello stadio Louis II di Montecarlo. Nonostante sia arrivato stanco dai carichi di lavoro svolti a Tenerife con la squadra e non sia stato brillantissimo in gara, il campione europeo uscente dei 50 e dei 100 dorso è stato comunque accolto come una star. Persino un’integerrima giornalista giapponese, tra una domanda e l’altra, si è lasciata andare ad un commento sulla sua bellezza, al quale il nuotatore transalpino ha risposto con il suo sorriso abbagliante. Bello e guascone, come dimostra lo scherzo al malcapitato compagno di squadra, Fabien Gilot, all’ultimo Roland Garros di tennis. Ma Camille Lacourt è un’atleta tutto d’un pezzo e quando nuota non si lascia distrarre dalla vita mondana. Lui ha in testa soltanto una cosa: gagner, vincere. Nei 100 dorso in particolare, in cui il francese vuole ottenere la conferma iridata, dopo aver strabiliato tutti la scorsa estate ai Campionati Europei. A Budapest, Lacourt ha conquistato il titolo continentale con il secondo miglior tempo della storia ed il nuovo primato europeo: 52”11. Diciassette centesimi soltanto gli hanno impedito di battere il record mondiale

del leggendario americano Aaron Peirsol, 51”94 nuotato nell'era del poliuretano. Lacourt quei costumi non li ha mai amati, infatti si pone come l’esempio perfetto del nuotatore moderno, con un fisico “asciutto” e longilineo, al contrario dei carri armati supermuscolati del biennio 2008-2009. Una nuova tendenza che piace moltissimo anche alle sue numerose ammiratrici, che lo venerano non solo per le sue abilità natatorie. Queste però dovranno mettersi il cuore in pace. Infatti, la sua bellezza non è passata inosservata neanche in patria, dove Valerie Begue, Miss Francia 2008, è riuscita a conquistarlo ed una nota azienda di cosmetici ha fatto carte false per averlo come testimonial. L’oro mondiale e poi magari quello olimpico: queste le due prossime fermate per Camille Lacourt. Il francese spera di arrivare al top in carriera a Londra, dopo aver perso i Giochi di Pechino a causa di una dermatosi che lo ha colpito durante le selezioni francesi e che ne ha compromesso le prestazioni nel corso di tutta la stagione olimpica. A Shanghai, Lacourt parte dunque favorito nei 50 e nei 100 dorso, in virtù anche del miglior crono mondiale dell’anno realizzato nelle sue due gare, ma non avrà un compito semplice. L’antagonista principale sarà il talentuoso giapponese Ryosuke Irie, specialista dei 200. Il francese non ha paura: il lavoro svolto con Philippe Lucas gli ha dato la giusta sicurezza per raggiungere traguardi ambiziosi ed ora una nuova consapevolezza è arrivata agli ordini di Romain Barnier a Marsiglia. In Cina, lo spettacolo è assicurato ed anche le tifose asiatiche avranno da

rifarsi gli occhi il prossimo luglio, quando sicuramente rimarranno ammaliate dal re bello del dorso. Qual è stato il primo approccio di Camille Lacourt con l’acqua? «Ho cominciato a nuotare da piccolo, quando avevo cinque anni, per seguire mio papà quando andava a pesca. Andavo al fiume ed entravo in acqua per non annoiarmi». Dunque la sua famiglia ha avuto un ruolo fondamentale nella scelta del nuoto? «No, non esattamente. I miei genitori mi hanno solo portato in piscina per imparare a nuotare, poi sono stato io

a volere approfondire questa passione per il nuoto. Loro sono stati importanti semplicemente nell’aiutarmi ad intraprendere la mia carriera in piscina». Perché il dorso? «È una scelta che ho preso da solo. È un po’ come tornare a scuola: c’è chi preferisce la matematica, chi il francese, chi la geografia. Io mi sono innamorato del dorso nel nuoto, anche perché mi è venuto naturale nuotarlo sin dall’inizio ed è sempre stato lo stile in cui ho ottenuto i risultati migliori». Che importanza ha avuto una figura come quella del tecnico Philippe Lucas nella sua crescita natatoria? «Ho nuotato per due anni sotto la guida di Philippe e questo periodo è stato davvero cruciale per me. Ho fatto molti progressi con lui e credo che questo sia sotto gli occhi di tutti. Purtroppo, ho avuto una dermatosi virale che mi ha causato anche problemi alla schiena e per questo ho dovuto fermarmi per tre mesi, perdendo così l’occasione di andare all’Olimpiade di Pechino. Dopo i Giochi, le nostre strade si sono divise, ma gli devo tantissimo e, comunque, io e Philippe ci siamo lasciati in buoni rapporti».

E che cosa ne pensa della scelta di Federica Pellegrini di affidarsi, come ha fatto lei, proprio a Lucas? Pensa sia stata la scelta giusta? «Vedremo quest’estate, sarà l’acqua a parlare. Io non la conosco personalmente, so soltanto che Philippe è un ottimo allenatore. Ora lei sta seguendo il percorso proposto da Lucas e soltanto i risultati diranno se ha fatto la scelta giusta». Tornando alla sua carriera, quanto è stata importante la decisione di trasferirsi a Marsiglia e di entrare nella scuderia di Romain Barnier? «È stata la scelta migliore per proseguire la mia carriera. È una squadra formidabile con Fabien (Gilot, ndr), Fred (Bousquet, ndr) e William (Meynard, ndr), per citare i più noti. Poi ci sono molti altri nuotatori francesi che ancora non sono conosciuti a livello internazionale, ma che sicuramente hanno un grandissimo potenziale. In aggiunta, siamo seguiti da un allenatore straordinario come Romain Barnier, aiutato da un altro tecnico come Mathieu Burban. Siamo un gruppo magnifico e con questa preparazione possiamo ottenere la perfezione ed essere sempre al top. Gli atleti che militano nel Team Marseille 2012 possono vincere potenzialmente cinque o sei medaglie ai Giochi Olimpici: credo che non ci sia nulla di simile

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intervista

intervista ı Camille Lacourt per il nuoto è smisurato e mi piace davvero anche come persona. Dunque, mi ispiro a lui, seguo la traccia che lui ha lasciato in questo stile e spero di poterlo emulare con i risultati». Visto il ritiro del fuoriclasse americano, chi pensa che saranno gli avversari più temibili al Mondiale di Shanghai? «Penso che i due giapponesi, Ryosuke Irie e Junya Koga, siano davvero due dor-

sisti eccezionali. Al momento, loro sono in uno stato di forma migliore del mio e l’hanno dimostrato anche qui a Montecarlo, ma farò di tutto per raggiungerli e possibilmente batterli. Ma attenzione anche al britannico Liam Tanckock, che penso arriverà in forma per allora». Le è capitato di parlare con Rysuke Irie, in particolare? «Sì, un pochino. Ho una grandissima

stima di lui e si vede che anche lui è molto rispettoso dei suoi avversari. È una cosa che mi fa davvero piacere, sarà entusiasmante sfidarci ai prossimi Mondiali. Che vinca il migliore». Che tipo è Camille Lacourt lontano dalla piscina? «Penso di essere un ragazzo come tanti. Vado al ristorante con il mio gruppo di amici, al cinema o a bere una o due birre con loro (sorride, ndr). Cerco di rilassarmi nella maniera più assoluta quando non sono immerso in acqua». E cosa pensa che farà Camille Lacourt “da grande”, quando smetterà di fare il nuotatore? «Grazie ai miei successi nel nuoto, ho la fortuna di avere uno sponsor, Clarins (nota azienda parigina di cosmetici, ndr), che mi lascia l’opportunità di avere una carriera anche quando smetterò di nuotare. Sono tranquillo perché ho la garanzia che, se lo vorrò, potrò far parte del consiglio direttivo dell’azienda. Altrimenti, posso sempre intraprendere la carriera di allenatore, non ho ancora deciso. Se devo dirla tutta però, l’idea di essere parte dell’organigramma della Clarins mi affascina maggiormente».

«Devo tantissimo a Lucas, ho vissuto con lui due anni cruciali. La Pellegrini? Solo i risultati diranno se ha fatto la scelta giusta»

Il Lacourt segreto tra allenamenti e scherzi ci saranno le qualificazioni per determinare la squadra che andrà a Londra. I Trials francesi non sono mai una passeggiata, dunque dovrò dare il mio meglio per qualificarmi, ma per ora c’è ancora tempo: è ancora presto per pensarci».

al mondo e tanto i ragazzi quanto le ragazze che fanno parte di questo progetto sono consapevoli di far parte di una squadra unica». Per quanto riguarda il suo caso nello specifico, lavora molto anche sull’aspetto tecnico del dorso? «Certo, credo che sia un aspetto molto importante e ci lavoro sempre. Nei miei programmi di allenamenti non c’è mai una sessione in cui tralascio la tecnica, per tutto l’anno e con più ripetizioni possibili. In questo modo, cerco di trovare lo stile più giusto tecnicamente. Ogni settimana dedico almeno mezz’ora al perfezionamento di questi aspetti con Mathieu Burban, per essere perfetto in acqua e affinché la mia nuotata sia efficace al 100%». Dopo aver dovuto rinunciare ai Giochi di Pechino 2008, che cosa chiede all’appuntamento olimpico di Londra 2012?

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I Mondiali di Shanghai sono soltanto un obiettivo intermedio per lei in vista dei Giochi Olimpici? «Si, però sono pur sempre una manifestazione internazionale ed è straordinario poter nuotare in un evento di questo calibro. Anche se devo ammettere che i Mondiali sono un passaggio obbligatorio per arrivare preparato all’appuntamento di Londra 2012».

«Il mio obiettivo è vincere. La vittoria olimpica è al centro dei miei pensieri, mi alleno tutti i giorni per raggiungere questo traguardo. Prima ci saranno i Campionati del Mondo a Shanghai, poi

Ha qualche modello a cui si ispira per il dorso? «Aaron Peirsol. La sua classe è sopraffina, è davvero un esempio da seguire. Poi è molto simpatico e disponibile nel prodigare consigli a tutti. Il suo amore

Insieme a Camille Lacourt nel dorso, la Francia a Shanghai potrà contare su Fabien Gilot nella gara regina dello stile libero. Tra questi due campioni, che nuotano assieme nel Team Marseille 2012, c’è una collaborazione per raggiungere il successo rispettivamente nei 100 dorso e nei 100 stile libero. «Ogni stile ha una sua caratteristica e nella nostra squadra cerchiamo di aiutarci reciprocamente per sistemare le imperfezioni sfruttando la possibilità di chiedere consiglio ad altri campioni. Ad esempio, talvolta aiuto Camille a sistemare il suo bilanciamento del tronco in acqua: questo perché noi velocisti abbiamo addominali molto sviluppati grazie alla mole di lavoro che svolgiamo in palestra ed abbiamo un’ottima stabilità durante la gara», commenta Gilot. Ma anche Lacourt rappresenta un prezioso consigliere per la batteria di stileliberisti della squadra marsigliese: «Lui e gli altri dorsisti ci aiutano a potenziare la gambata a delfino nella fase subacquea della

partenza e della virata». L’intesa tra i due campioni transalpini supera le barriere della piscina e talvolta sfocia anche nello scherzo. Celebre è l’aneddoto occorso durante la finale parigina di tennis tra Nadal e Federer, lo scorso maggio: il compagno di squadra Maxime Bussier, seduto affianco a Lacourt, ha mostrato un numero di cellulare durante un collegamento con la tv francese, spacciandolo per quello del dorsista di Narbona. Peccato però che il numero non appartenesse a lui, bensì all’ignaro Fabien Gilot. Ma non finisce qui, perché lo stileliberista, dopo essersi trovato il cellulare intasato dalle migliaia di messaggi e chiamate delle fan di Lacourt, ha già in mente la controffensiva. Ma la vendetta è un piatto che va servito freddo, quindi Gilot prende tempo: «Certo che mi vendicherò, sto solo studiando in che modo. Mi raccomando però, voi sintonizzatevi sulla tv francese durante i Mondiali di Shanghai». E chi se li perde?

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lacrime olimpiche Samuel Pizzetti è la più grande sorpresa del nuoto italiano e ora si proietta verso i Mondiali con i Giochi in testa: «Londra 2012 sarà la mia Olimpiade, se andrò sul podio sarà la volta buona che mi vedrete piangere»

di Luca De Matteis / foto Getty Images e Francesco Alessandro Armillotta


spazio azzurro

intervista ı Samuel Pizzetti

Gli inizi, la crescita e l'esplosione anche con l'aiuto del mental coach e una preparazione che ha incluso la bicicletta e le immersioni

L’importanza di essere temuti dagli avversari. Se anche Niccolò Machiavelli, nel “Principe”, la vedeva come una proprietà alla base del successo, la strada di Samuel Pizzetti sembra quella giusta.

I

ntanto, per lui, ci sono due certezze per il prossimo mese: la prima è il viaggio verso Shanghai per i Mondiali, la seconda sarà quella di giungervi come uno dei primattori. Infatti, mentre due anni fa, durante i Campionati a Roma, i nuotatori cinesi, con Zhang Lin in testa, e il tunisino Mellouli dominavano il mezzofondo maschile, Pizzetti ha saggiato cosa significasse lottare tra i migliori al mondo. Nella finale dei 1500 stile libero c’era anche lui e giunse ottavo, mentre negli 800 si fermò in batteria. Gli asiatici, nello Stadio Olimpico del Nuoto, misero in mostra anche il giovanissimo Sun Yang, che due anni dopo si presenta ai Mondiali di casa con l’etichetta di favorito negli 800 e nei 1500, le gare su cui Pizzetti punta in alto. La sorte vuole che ci sia l’opportunità di festeggiare proprio in Cina. Un’occasione da non lasciarsi scappare. Pizzetti è attualmente il candidato ideale per cambiare i pronostici. Il ventiquattrenne lodigiano ha ottenuto, al primo colpo, ben tre tempi sotto il limite che gli consentiranno di partecipare alla rassegna iridata. L’atleta in forza ai Nuotatori Milanesi e allenato dal tecnico tedesco Arnd Ginter, ha strabiliato la concorrenza realizzando un poker di pass nello stile libero e vincendo altrettanti titoli nei Campionati Italiani dello scorso aprile: nei 400, con il settimo tempo annuale al mondo, negli 800 (con 7’49”79) e nei 1500 (con 14’56”47), segnando addirittura la seconda prestazione in entrambe le distanze. Inoltre, Pizzetti si è prenotato un posto per la staffetta 4x200 stile libero. E non si è fermato qui. Ha anche conquistato il titolo nella 5 km in vasca. Un lavoro perfetto nei tempi e nelle prestazioni. Il che testimonia la crescita dell’at-

leta lombardo, sia fisicamente sia a livello mentale. Samuel Pizzetti, ha in tasca tre pass mondiali tra 400, 800 e 1500 stile libero. Si può dire che lei sia stato il protagonista dei Campionati Italiani dello scorso aprile. Si aspettava questo exploit ? «Sì, perché da gennaio in poi ho lavorato molto bene tanto da aspettarmi risultati e tempi ottimi. Dopo il buon Europeo di Budapest della scorsa estate, il lavoro svolto da gennaio ha virato sugli Assoluti di Riccione, trascurando di proposito le competizioni in vasca corta di quest’inverno. Avendo dei buonissimi riscontri cronometrici in allenamento, è stata una giusta scelta». Com’è arrivato a preparare gli Assoluti, dal lavoro svolto dall’inizio dell’anno fino ad aprile? È vero che non lascia nulla al caso: dalla preparazione a secco, alla bicicletta? E si è concesso anche delle immersioni subacquee? «Le basi per il 2011 sono iniziate a gennaio, durante il collegiale di Potsdam. Poi abbiamo proseguito facendo tre settimane negli Stati Uniti, a Flagstaff, assieme ad Arnd Ginter, e lì abbiamo poggiato il vertice della preparazione. A marzo ho affinato i carichi di lavoro qui a Milano e poi a Cremona, in collegiale. Diciamo che il vero periodo di carico è stato tra gennaio e febbraio. Calando per il mese di marzo, per raggiungere il massimo per gli Assoluti di aprile. Il lavoro in bicicletta l’ho svolto all’inizio di questa stagione. Mi è servito per preparare le basi aerobiche sotto il consiglio del mio allenatore.

il prosieguo stagione. Ora lavoro molto di più sulla qualità e meno sull’intensità. Fino alla partenza per i Mondiali, manterremo questo standard».

Tre volte al giorno, per un totale di 150 chilometri a settimana. Ho iniziato a fare immersioni quest’estate in Egitto, per mia passione. Sott’acqua sembra di essere in un’altra dimensione, soprattutto quando sono sceso di notte. Ti dà un contatto con l’acqua incredibile. Mi è piaciuto talmente tanto che poi ho riprovato a Pasqua all’isola d’Elba. Non è funzionale all’allenamento in piscina. Forse l’unico aspetto che mi ha aiutato riguarda il controllo del consumo dell’ossigeno. Per quel che riguarda l’allenamento in vasca, ora percorro circa 16 chilometri al giorno, con due sedute da 8, per dieci volte a settimana. All’inizio dell’anno arrivavo a percorrerne 18 e per mettere le basi per

Soprattutto nei 1500 e negli 800, è migliorato molto nei tempi e ha raggiunto una regolarità che forse prima non aveva. Quanto ha influito la gestione della gara e in questo senso anche una consapevolezza maggiore? «Più che altro, direi di aver trovato una buona progressione col passare del tempo che mi ha permesso di essere costante nei risultati. I tempi sono migliorati dopo la transizione dall’era dei costumoni. Devo molto al mio staff che da quest’anno mi segue tantissimo. Oltre ad Arnd Ginter, la “mente” di tutto, ci sono un preparatore atletico, Marco Lancissi, un dottore, Lorenzo Marugo e un nutrizionista, Stefano Mattiotti. Loro mi seguono sempre perché sono parte dello staff della Nazionale. Inoltre lavoro assieme a un mental coach, Roberto Civitarese, da due anni». Dunque lei è uno dei pochi atleti che si serve di un aiuto del genere. Com’è nata l’idea di affidarsi alle “cure” di un mental coach? «È iniziata due anni fa come “esperimento”, anche perché Roberto era un mio grande amico da tempo. Sapevo che questi metodi venivano usati molto di più all’estero. Qua c’è l’idea diffusa di accostare il ruolo del mental coach a

quello dello psicologo, ma sono figure diverse: il primo allena la mente a visualizzare meglio gli obiettivi. Se questi sono inizialmente un po’ confusi, serve semplicemente per crederci e mettere bene in chiaro le cose. Devo ammettere che, per carattere, sono sempre stato determinato. Anche nelle piccole gare voglio sempre mettere la mano davanti agli altri! Ma ora questa voglia è aumentata. L’idea del mental coach non è molto adottata in Italia, qualche volta agli sportivi si affianca uno psicologo, ma è visto come sinonimo di un esperto che assiste per di più i matti! Molti rifiutano questo tipo d’aiuto “mentale”. Sono soddisfatto del lavoro con Civitarese, e pensare che prima era un consulente finanziario e ora si è buttato in questa nuova avventura in cui segue anche alcuni calciatori. Si sente realizzato al massimo. E i risultati gratificano entrambi». Si può dire che il suo obiettivo era quello di caricare molto nei primi mesi per essere più tranquillo prima dei Mondiali? Ora può permettersi di salire di condizione fino a fine luglio per chiudere il ciclo? «Devo dire che solo nel 2008, in vista dell’Olimpiade di Pechino, mi sono trovato nella situazione di dover preparare le gare del Sette Colli in funzione di una qualificazione importante. E ci ero riuscito. Fare i tempi ottimi fin da aprile ti permette di lavorare per l’estate senza avere troppi grattacapi e non preoccupandoti di

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ÂŤOra le suono a tuttiÂť Alla scoperta di Federica Meloni, una delle stelle della Nazionale agli Europei Juniores di Belgrado, che non ama faticare ed ha la passione per il pianoforte di Luca de Matteis / foto Francesco Alessandro Armillotta


Folgorato dal salvamento Federico Pinotti è pronto a stupire ancora. Dopo le sette medaglie iridate, ora vuole guidare la Nazionale a nuovi trionfi

di Alberto Dolfin / foto Francesco Alessandro Armillotta


Prelle, l'ocean woman Dopo il ritiro ora la missione della plurimedagliata nuotatrice piemontese è quella di creare in Italia una tradizione nel salvamento oceanico

di Alberto Dolfin / foto Francesco Alessandro Armillotta


Ostia

capitale dei Master

Sono in corso i Campionati Italiani, ospitati per la seconda stagione consecutiva dal centro laziale, un'occasione di incontro ma soprattutto una sfida da vivere con il sorriso di Francesca Galluzzo


Il Pirata

di tutti i continenti

Il napoletano Giulio Travaglio ha segnato la storia del nuoto in acque libere raccogliendo vittorie nelle pi첫 prestigiose gare in Italia e all'estero di alessandro pilati della redazione di N.A.l.


fuori corsia di Gianmario Bonzi

«Mi ha fregato la rana» Gioele Dix e un passato da agonista: «Nel dorso andavo forte, ma il mio tecnico mi massacrava per il mio scarso rendimento nell'altro stile»

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elle note biografiche sul suo sito ufficiale, al secondo capoverso, troverete quanto segue: “A partire dall’età di sette anni mi misi in testa che da grande avrei fatto l’attore. Questo me lo ricordo bene anch’io. Capivo di esserci portato, perché sapevo spesso cavarmi d’impaccio recitando. Il mio cavallo di battaglia era la finta emicrania per saltare gli allenamenti di nuoto (ho fatto nuoto per otto anni e il mio allenatore mi massacrava per il mio scarso rendimento nella rana, che cavolo gli importasse non so, nelle gare di dorso prendevo le medaglie, ma lui niente, sei sotto i tempi! devi migliorare la rana! gli sportivi sono fatti così)”. Il protagonista del quarto appuntamento “Fuori corsia”, dopo Sergio Sgrilli, Hellen Hidding e Vincenzo Salemme è un altro comico/attore, David Ottolenghi in arte Gioele Dix, diventato una celebrità grazie alla sua straordinaria imitazione di Alberto Tomba negli anni di Mai dire gol (1997-2001). Ha fatto molto altro, naturalmente, prima e dopo. A noi interessa il nuoto. Che David-Gioele scopre nella mitica piscina Cozzi di viale Tunisia, a Milano, mitica perché poteva contare su due vasche (nessuna olimpionica, però) e addirittura due piattaforme per i tuffi, manna dal cielo per chi conosce la storia degli impianti sotto la Madonnina, non certo edificante. Il nostro protagonista si ricorda molto bene della diatriba ranadorso: «Iniziai a sette anni, arrivando poi fino all’agonistica. All’epoca, non so se sia ancora così, si andava avanti per brevetti, da cavalluccio marino a squalo agonistica, passando per pesce volante, pesce spada, delfino e squalo semplice. Divertente, no? Comunque, sì, ero fortissimo a dorso e ugualmente scarso a

rana, lo stile che preferivo e dove proprio non riuscivo a essere competitivo. Ma ho una mia teoria sul perché: il dorso lo odiavo e quindi, pur di finirla il prima possibile, evidentemente non mi restava altra chance che andare come un razzo. Non sto scherzando, la penso veramente così. Qualche garetta alla stessa Cozzi, poi pure a Varese. A 11 anni, comunque verso la fine dei ’60, dopo un glorioso secondo posto, ovviamente a dorso, non ricordo però in quale competizione, dissero ai miei genitori che sì, potevano iscrivermi all’agonistica, a patto che nuotassi solo… con la faccia rivolta verso il tetto, o il sole. Io in realtà non ero particolarmente entusiasta all’idea, sai, a quell’età lì non sei molto razionale. Preferivo giocare con gli ami-

chetti in cortile, a calcio, su un campetto di sassi. Fatto sta che intavolai una lunga “trattativa” con mio padre, barattando il nuoto serio con qualche… partitella svagante. Andai avanti per un po’, poi mi dissero che per continuare avrei dovuto cambiare piscina e a quel punto lasciai perdere. L’agonistica ti prosciuga, c’è poco da fare: cinque giorni su sette o anche sei se non sbaglio, gare al sabato dopo la scuola. Arrivederci e grazie. Ma non abbandonai lo sport, feci ancora atletica e poi tennis». Anche Gioele Dix, comunque, come Hellen Hidding, spende parole solo positive per la disciplina che l’ha impegnato a fondo per più di un lustro: «Forse ho avuto una crisi di rigetto dovuta al fatto

paradossale che ero veloce nello stile che amavo di meno. Ma oggi dico senza problemi che sono felicissimo di averlo fatto. Il nuoto è molto formativo fisicamente, mi ha dato una bella struttura; e poi ero forte, determinato, mi piaceva vincere, a chi non piace? Diciamoci la verità: nei villaggi turistici, d’estate, per esempio, appena c’era una garetta mi iscrivevo e ovviamente vincevo, perché gli altri erano nuotatori improvvisati. E mi sentivo un gran… figo, ovvio no? Per altro non è che fossi un maestro di stile, anzi. Ero da sistemare, nuotavo in una tensione fortissima, con il collo non teso, guardavo molto… davanti, perché appunto non vedevo l’ora di arrivare. L’età ha giocato un ruolo fondamentale per la decisione di smettere, perché

E' famosa la sua parodia dell'automobilista Al secolo David Ottolenghi, Gioele Dix è tornato nuovamente a Zelig con i suoi esilaranti, cinici e geniali monologhi che iniziano sempre con «Io sono un automobilista. Ed essendo un automobilista sono sempre, costantemente, in…..ato come una bestia». Un ritorno di grandissimo successo. Stesso successo che ha riscosso in teatro con il suo “E’ tutta colpa di Garibaldi?”, un dissacrante spettacolo, scritto nel bicentenario della nascita dell’Eroe dei Due Mondi, sull’incoerenza e la contraddizione dell’italiano medio e che sta riscuotendo con lo spettacolo Dixplay, un immaginario display antologico di stili e personalità in cui Gioele Dix propone una serie di monologhi comici ambientati nella realtà italiana contemporanea, per descrivere vizi e manie che ci coinvolgono e cor-

rispondono. Gioele è un interprete di grande versatilità, attore di geniale forza, artista e autore eclettico che nella sua straordinaria carriera ha saputo alternare repertori tra i più classici a ruoli di solista comico, a parti da protagonista sul grande e piccolo schermo. Attore, affabulatore, cabarettista, artista del recitare, attraverso una personale tecnica comica e una singolare capacità interpretativa, Gioele traduce i piccoli grandi drammi della realtà quotidiana in sottili e acuti monologhi adattabili e personalizzabili alle esigenze di particolari o specifici temi legati al settore aziendale o professionale. La sua voce profonda e il suo tono impostato completano e amplificano il burbero e pungente racconto di paradossali, ma tanto comuni situazioni d’ogni giorno.


solomagazine Nuoto giugno 2011