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A cura di

Con il contributo di

Comune di Montemaggiore al Metauro

SALVA RISORSE

Piccoli gesti per ridurre i rifiuti ed evitare lo spreco


Il Pianeta Terra è in difficoltà. Da una parte soffre per l’eccessivo sfruttamento delle risorse e lo spreco delle materie prime, e dall’altra per la grande produzione di rifiuti, scarti ed emissioni di ogni tipo. Razionalizzare le risorse, evitare gli sprechi, prevenire la produzione di rifiuti e diventare consumatori più attenti e responsabili è un dovere che ogni cittadino dovrebbe compiere per salvaguardare l’ambiente in cui vive. Il Comune di Montemaggiore ha deciso di fare la sua parte e di darsi una vera e propria strategia che persegue il massimo della sostenibilità nella gestione dei rifiuti. Ecco perché, oltre ad avere recentemente avviato il nuovo sistema di raccolta differenziata “porta a porta integrale”, che sta dando ottimi risultati, ha anche avviato una serie di azioni volte alla riduzione della produzione di rifiuti da parte della nostra comunità. Questo opuscolo rappresenta la voce dell’Amministrazione. In esso sono contenute tutta una serie di consigli e di proposte che ciascuno potrà adottare nella propria vita quotidiana. In questo modo, oltre a offrire un concreto contributo per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio, ci si potrà rendere conto di come sia possibile anche risparmiare un po’ di denaro e migliorare la qualità della propria vita. Il presente libretto offre poi l’opportunità di fare il punto sull’impegno dell’Amministrazione, indicando, su ogni tema, quanto è stato già fatto e quanto verrà fatto a breve termine, perché una comunità che vuole crescere in maniera sostenibile deve vedere la partecipazione di tutti. I cittadini e le imprese devono fare la loro parte, ma il Comune è chiamato a dare per primo il buon esempio. Il Sindaco Tarcisio Verdini


PRODUZIONE DI RIFIUTI SPRECO DI RISORSE I rifiuti, già quando sono in casa, cominciano a puzzare, e in più ci rubano spazio prezioso. Per questo ce ne sbarazziamo il più in fretta possibile. Negli ultimi anni molti di noi hanno imparato a fare la raccolta differenziata e un po’ alla volta i nostri Comuni si sono organizzati per migliorarla, anche se molto resta ancora da fare. Così portiamo i nostri contenitori fuori dalla porta nei giorni fissati per la raccolta. Abbiamo fatto il nostro dovere di bravi cittadini, e da quel momento in poi saranno altri ad occuparsi della nostra spazzatura. Ma davvero non ci riguarda? Quei rifiuti, dopo che li abbiamo buttati, partono per un viaggio. Anche quando siamo bravi a differenziare, una parte ancora troppo grande viene conferita come “secco non riciclabile”. Quei sacchetti finiscono in qualche discarica sul territorio o dentro un inceneritore. Ma le discariche sono sempre più piene, molte sono in via di esaurimento e quelle nuove non sappiamo più dove metterle. Nessuno le vuole vicino a casa e il nostro paesaggio è una risorsa troppo preziosa per deturparla con una montagna puzzolente di immondizia. L’inceneritore è ancora peggio. Il fuoco produce solo l’illusione della soluzione del problema mentre il rifiuto si trasforma in gas pericolosissimi per la salute e in cenere altamente inquinante portata in discariche speciali e costosissime. Il forte interesse economico legato al ciclo dello smaltimento dei rifiuti condiziona le scelte politiche. Potenti organizzazioni

criminali gestiscono lo smaltimento illegale dei rifiuti mentre potenti lobbies si accaparrano finanziamenti pubblici con l’incenerimento a scapito delle energie rinnovabili. I 140 inceneritori tra esistenti e progettati proiettano di fatto questo paese nel terzo mondo. Insomma, a ben vedere ci riguarda eccome la fine che fanno i rifiuti dopo che li abbiamo buttati. E non solo di quelli indifferenziati. Il viaggio di quelli riciclabili li porterà in qualche centro di recupero dove riprenderanno vita sotto nuove forme. Sicuramente meglio della discarica e dell’inceneritore, però ricordiamoci che anche il ciclo del riciclaggio consuma energia e altre risorse naturali preziose. Riciclare è bene,

non sprecare è molto meglio.

C’è un altro viaggio che ci riguarda, quello che i rifiuti fanno prima di arrivare in casa nostra. Spesso sono viaggi molto lunghi, di materie prime che arrivano dall’altra parte del mondo e che diventano sempre più rare, tanto che ogni generazione lascia a quella successiva un pianeta sempre più impoverito. Queste materie prime passano attraverso processi produttivi che consumano energia e inquinano aria, acqua e suolo, sono trasportate qua e là generando traffico, scaricando gas e contribuendo ai cambiamenti climatici. Ecco perché non basta differenziare e riciclare. La cosa più importante, come prescrive anche la normativa europea e, in teoria, quella italiana, è ridurre al minimo la

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nostra produzione dei rifiuti, cercando di farne entrare in casa il meno possibile, attraverso tante piccole scelte quotidiane che comportano un minimo sforzo e che ben presto diventeranno abitudini. Un po’ alla volta scopriremo che in questo modo possiamo anche risparmiare soldi, che di questi tempi non guasta. Ormai sappiamo che la nostra amata Terra non ce la fa più. È ammalata, deperita, febbricitante, e ognuno di noi può decidere se essere uno dei batteri che porta la malattia o uno degli anticorpi che la curano. Ridurre i nostri rifiuti e smaltirli nel modo corretto è un piccolo contributo che ognuno di noi può dare per contribuire al cambiamento. Attraverso questo opuscolo, il tuo Comune vuole darti alcuni utili consigli, ma vuole anche dirti che di consigli è pronto a riceverne da te, per fare sempre meglio.

L’impegno del Comune e dei Cittadini Un racconto sudamericano narra che durante un incendio tutti gli animali fuggivano dalla foresta. Solo un colibrì volava in senso contrario verso il fuoco con una goccia d’acqua nel becco. Gli altri animali, vedendolo, lo esortarono a fuggire e si presero gioco di lui perché pensava di spegnere l’incendio con una goccia d’acqua. Il colibrì rispose: “io faccio la mia parte” e riprese il volo.

Ogni italiano produce in media 540 Kg di rifiuti all’anno, per un totale di 32 milioni di tonnellate. La media della raccolta differenziata è del 30,6%, mentre per la normativa europea dovremmo essere almeno al 65% entro il 2012. Questo significa che il nostro Paese, cioè noi tutti, stiamo pagando pesanti sanzioni. Secondo l’”Associazione città e regioni per il riciclo e la gestione sostenibile delle risorse” ai nostri 540 Kg di rifiuti urbani, dovremmo aggiungerne altri 5.300 Kg generati dalle industrie che producono per noi. Insomma, stiamo parlando di quantità enorme di risorse che vanno sprecate e che ci causano problemi di ogni tipo. Occorre che ognuno di noi faccia la propria

parte. Il Comune di Montemaggiore si sta impegnando a fondo per migliorare la propria gestione delle risorse e dei rifiuti. Ma l’impegno del comune da solo non basta, occorre la collaborazione di tutti i cittadini per rendere il nostro territorio più sostenibile, per elevare la qualità della vita, per tutelare la nostra salute, quella dei nostri figli e quella del Pianeta. Questa guida vuole contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza tra i cittadini, illustrando cosa è possibile fare, con proposte semplici e concreti che ognuno potrà mettere in pratica. In blu troverete gli impegni e le azioni dell’amministrazione comunale, in giallo ciò che ogni cittadino può fare.


La raccolta differenziata

Comune

L’amministrazione Comunale di Montemaggiore, da aprile 2012 ha attivato su tutto il territorio la raccolta differenziata “porta a porta”, sia per le famiglie che per le utenze non domestiche. Si tratta del sistema che permette di raggiungere i più alti livelli di raccolta differenziata, e quindi di recuperare la maggior parte dei rifiuti prodotti sul territorio. Grazie alle campagne informative e all’impegno di molti cittadini le percentuali della raccolta differenziata sono assestate intorno al 70 %, è necessario continuare ad impegnarsi e fare ancor di più del proprio meglio.

Cittadino

Ogni cittadino è chiamato, come il colibrì del racconto, a fare la sua parte, per raggiungere, tutti insieme, importanti risultati a beneficio di tutti con un piccolissimo sforzo. I rifiuti vanno conferiti in maniera corretta, seguendo le istruzioni distribuite dal comune. Chi non ha le istruzioni può richiederne copia in Comune.

SERVIZI UTILI Rifiuti ingombranti: non vanno abbandonati. Saranno ritirati gratuitamente e direttamente a domicilio chiamando lo 0721 802518. Centro Ambiente Mobile: molti rifiuti possono essere portati presso il Centro Ambiente Mobile presente ogni primo venerdì del mese dalle ore 8.30 alle ore 12.00 a Calcinelli, presso il parcheggio di via La Barca, lungo via Ponte Metauro antistante la zona industriale in via del Progresso. Centro di Raccolta Differenziata: per tutte quelle tipologie di materiale che non si possono inserire nel sistema di raccolta domiciliare, sarà possibile accedere al Centro di Raccolta Differenziata di ASET di Fano, in via dei Platanai (traversa di via E. Mattei), che è in grado di ricevere tutti i tipi di materiale recuperabile.

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DAL LETAME NASCONO I

Fiori

Ama e ridi se amor risponde piangi forte se non ti sente dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior Fabrizio De Andrè, Via del Campo

I rifiuti organici (scarti alimentari, avanzi di cibo, potature ecc.) rappresentano quasi un terzo di quanto buttiamo nella spazzatura. La raccolta differenziata prevede il loro ritiro a domicilio, il lunedì e il giovedì. In questo modo saranno avviati ad impianti di compostaggio, cioè saranno trattati per diventare humus ed essere impiegati in agricoltura o nel recupero di terreni.

Cittadino

Ma ogni cittadino può fare anche meglio che conferire correttamente il rifiuto organico, infatti è sempre più diffusa la pratica del compostaggio domestico, ossia l’autoproduzione di compost a partire dai propri scarti. Ai cittadini che abbiano uno spazio adatto e vogliano produrre il compost sarà concessa gratuitamente una compostiera che va richiesta in Comune.


Compostaggio domestico Per fare il compost occorre una piccola area verde. Si può usare una compostiera, di quelle in plastica a campana, o di quelle in legno, ma si può anche realizzare un semplice cilindro di rete metallica oppure, se c’è spazio, fare soltanto un cumulo. Qualunque strumento si scelga è importante che i rifiuti vengano in contatto con il terreno, meglio ancora se precedentemente mosso e inumidito, in una zona ombreggiata. Questo contatto serve a far defluire l’acqua piovana e a permettere ai microrganismi di passare nella materia depositata accelerandone la decomposizione. Per cominciare il processo va preparato un fondo con materiale legnoso che permetta la traspirazione, poi, i primi rifiuti organici depositati andrebbero mescolati con del compost vecchio o del terriccio. Ciò facilita l’avvio del processo e permette il drenaggio dell’acqua. Gli scarti vanno aggiunti regolarmente cercando di alternare sostanze più umide (scarti di cucina, erba) con altre più secche (paglia, legnetti, foglie secche e asciutte); questa alternanza crea il giusto rapporto tra carbonio e azoto. Gli scarti più grossi, come i rami di potatura, dovrebbero essere spezzettati per favorire il processo. Il cumulo deve essere rimescolato periodicamente, o comunque appena si sviluppano cattivi odori. Allo scopo si può usare un forcone, ma senza mai comprimere il materiale, il che impedirebbe la circolazione dell’aria, infatti è l’ossigeno che permette ai microrganismi di agire ed è l’areazione che impedisce la formazione di cattivi odori. Il cumulo non dovrebbe mai essere né troppo umido (l’umidità appesantisce e compatta impedendo il passaggio dell’aria), né troppo secco (il che rallenterebbe molto il processo). In inverno si può coprire il cumulo con una stuoia, con sacchi di juta o altro per impedire che il freddo rallenti troppo il processo e per proteggerlo da piogge eccessive, in estate bisogna invece inumidirlo più spesso per evitare un’eccessiva essiccazione. La durata del processo varia in base alle condizioni atmosferiche (più lunga col freddo, più breve col caldo), al materiale usato (materiale legnoso e grossolano richiede più tempo), dalla frequenza dei rivoltamenti. In ogni caso servono almeno 2 o 3 mesi. Prima dell’utilizzo si può setacciare il compost ed usare le parti più grosse come fondo per il nuovo cumulo. Il compost così ottenuto può essere usato nell’orto, in giardino o nei vasi dei fiori per accrescere la fertilità. Se risulta troppo può essere regalato a chi ne fa uso. Su internet si trovano numerosi manuali, corsi e video su come realizzare al meglio il compostaggio domestico. Ci limitiamo a segnalare: www.compostiamocibene.it

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Disimballo Se un terzo dei nostri rifiuti sono sostanze organiche, circa un altro terzo, oltre 12 milioni di tonnellate, è rappresentato dagli imballaggi, cioè da scatole, scatolette, buste, bottiglie, tubetti, flaconi e vari altri tipi di contenitori che spesso non servono neanche a niente, se non come veicoli pubblicitari. Il moltiplicarsi degli imballaggi è spesso legato agli stili di vita moderni che ci spingono sempre più a cibi pronti, precotti, surgelati, superconfezionati e di frequente in monodose. A questo si aggiunge una eccessiva ossessione sull’igiene che si è andata diffondendo negli ultimi anni. L’igiene degli alimenti è importante, ma molto spesso si esagera: ci sono più pericoli negli additivi, conservanti, coloranti e negli aromi che nei tanto temuti batteri. Per fare un esempio, per produrre un flacone del detersivo si consumano in media 200 litri di acqua e 1,5 kWh di energia, con l’emissione in atmosfera di circa 130g di CO2. Ognuno di noi può fare molto per ridurre la quantità di imballaggi che finiscono nella spazzatura. In primo luogo dobbiamo mettere un po’ più attenzione nelle nostre scelte, preferendo i prodotti con meno quantità di imballaggi, più concentrati, confezionati con materiali più sostenibili, ad esempio la carta e il cartoncino (meglio se riciclati) sono meno dannosi della plastica, e anche il vetro. Come consumatori abbiamo il potere di cambiare le strategie delle aziende. Se mostriamo di preferire certe cose rispetto ad altre loro

ci verranno incontro per non perdere i nostri soldi. Proprio grazie alla crescente sensibilità ecologica qualche commerciante sta ricominciando a proporre prodotti sfusi e alla spina da prelevare con contenitori riutilizzabili, oppure il classico vuoto a rendere. Anche in questo caso, se i cittadini cominciano a chiedere, i commercianti si organizzano. Oppure ci verranno addirittura in aiuto le leggi, come è successo con le sporte di plastica che dal 1 gennaio 2011 sono vietate. Si tratta di un bel successo per le associazioni e i cittadini che si erano impegnati per raggiungere questo risultato. In Italia se ne buttavano circa 20 milioni all’anno, con un consumo di 200.000 tonnellate di petrolio. In pratica, solo per il consumo di sporte, ognuno di noi causava l’emissione di 8 kg di CO2 all’anno. Ora al posto della plastica i negozianti ci danno sacchetti in carta o in bioplastica, che sono riciclabili e compostabili, ma come ogni altro prodotto usa e getta hanno il loro bello zaino ecologico. Molto meglio portarsi da casa le retine o le borse riutilizzabili. C’è anche chi preferisce prodursi in casa i detersivi e gli altri prodotti per l’igiene, eliminando così tante sostanze che sono dannose per la nostra salute e riducendo l’impatto ambientale (meno chimica, meno imballaggi, meno trasporti... e si risparmia). Altre proposte le vedremo nel paragrafo dedicato al “consumo critico” e nel “prontuario”.

Zaino Ecologico

Con l’espressione “Zaino ecologico” si indica l’impatto ambientale provocato da un prodotto durante tutto il ciclo di vita, dal reperimento delle materie prime allo smaltimento finale. RIFERIMENTI www.portalasporta.it - www.ilmiosapone.it - www.biodetersivi.altervista.org


Acqua leggera Tra gli imballaggi le bottiglie di plastica dell’acqua minerale sono le più invasive nei nostri bidoni della spazzatura. Questo perché l’Italia, con un consumo medio pro - capite di 182 litri/anno, è diventato il terzo consumatore di acqua minerale a livello mondiale e il primo in Europa. Nel nostro paese si producono e si buttano 9 miliardi di bottiglie ogni anno, per un totale di 200.000 tonnellate di plastica, con un’emissione in atmosfera di un milione di tonnellate di CO2. Spesso i cittadini comprano l’acqua in bottiglia perché pensano che quella del rubinetto non sia buona, in realtà non è così. Infatti dal punto di vista normativo le acque in bottiglia non danno maggiori garanzie di salubrità rispetto all’acqua di rubinetto, anche perché gli acquedotti sono analizzate quotidianamente. Questa tabella, realizzata dall’ARPAM nel 2009, mette a confronto i dati di alcune acqua minerali in commercio con quelle degli acquedotti della nostra regione. Abbiamo aggiunto una riga che riporta i dati relativi all’acqua di Montemaggiore, rilevati con un’analisi del 31 maggio 2012 su un campione prelevato presso la scuola materna di Vllanova.. Come si vede, molti parametri sono di gran lunga migliori di molte acque minerali in commercio.

Montemaggiore

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2,3

n.r.

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66 4,2 7,9 519

374 0,18 27,9

Sta di fatto che questa preferenza per l’acqua minerale, oltre a produrre montagne di rifiuti, è responsabile di grandi consumi energetici ed inquinamento legati alla produzione ed ai trasporti, dato che spesso troviamo nei negozi acque che provengono da luoghi lontanissimi. Si calcolo che il consumo di acqua imbottigliata produce circa un milione e mezzo di tonnellate di plastica all’anno; per produrle bisogna bruciare e trasformare una quantità di petrolio almeno doppia.

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Cittadino

Tornando ad usare l’acqua dei nostri acquedotti otterremo tutti grandi benefici: in primo luogo un grande risparmio economico per le famiglie. Un litro di acqua del rubinetto costa circa 0,1 centesimo di euro. Un litro di minerale circa 20 centesimi. E poi tutti i benefici ambientali: riduzione dei rifiuti, dei consumi petroliferi e dell’emissione di gas serra. A qualcuno il sapore dell’acqua di rubinetto non piace. Il sapore è determinato dal cloro, ma eliminarlo è semplice. In generale basta lasciare l’acqua in una brocca per un minuto e il cloro se ne va, ma i palati più fini possono utilizzare una caraffa filtrante o un piccolo impianto di filtraggio da collegare al rubinetto della cucina.

Comune

Il comune di Montemaggiore, da parte sua, ha eliminato l’acqua in bottiglia dalla propria mensa scolastica, installando un filtro e una lampada a luce ultravioletta. Inoltre, è stata installata a Villanova una “casetta dell’acqua”, cioè una moderna fontana che eroga acqua fresca e filtrata, sia liscia che gassata, a disposizione di tutti i cittadini e ad un costo molto basso. RIFERIMENTI: www.altreconomia.it/acqua www.acquadelrubinetto.it

LE ALTRE BEVANDE

Le bottiglie dell’acqua minerale sono un bel problema, ma le altre bevande fanno loro buona compagnie. Restando in tema di plastica, altre 200.000 tonnellate sono le bottiglie delle varie bibite. Evitiamole tutte le volte che è possibile. Quando non possiamo farle a meno, prime di smaltirle nella raccolta della plastica, ricordiamoci di schiacciarle, per ridurre l’ingombro ed evitare di trasportare soprattutto aria. Di lattine, in media, ne consumiamo un miliardo e 700 milioni, cioè 29 a testa. Per produrre un Kg di alluminio da materia prima vergine (bauxite) occorrono 15 kWh di elettricità. Se si producono riciclando alluminio recuperato il consumo si riduce a 0,8 kWh, ma anche in questo secondo caso si tratta di uno spreco che andrebbe evitando cercando di non comprare lattine. Quando non se ne può fare a meno è importante buttarle nella raccolta differenziata dei metalli. Altro materiale per bevande molto diffuso è il Tetrapack. Se ne producono e buttano 5 milioni di pezzi all’anno, il 60% di questi per il latte, il 16% per succhi e spremute di frutta. Di queste enormi quantità solo il 17% viene riciclato, ma con grande fatica e consumo energetico. Anche in questo caso, meglio evitare, e quando ci capita, ricordiamoci che il Terapack va buttato nei contenitori della carta. Per quanto riguarda il vetro sono quasi 3 milioni le tonnellate di bottiglie per uso alimentare prodotte ogni anno. Di queste ne vengono riciclate la metà. Tra i vari materiali per bevande il vetro è il più sostenibile, anche perchè può essere riutilizzato, e sarebbe bene scegliere prodotti e commercianti che lavorano con il vuoto a rendere. Sempre in materia di bevande, un altro problema stanno diventando le capsule e le cialde del caffè. In Italia se ne buttano circa un miliardo all’anno e quasi mai sono riciclabili. Sarebbe meglio usare la vecchia moka, o macchinette che lavorano con il caffè in polvere o in grani.

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Carta canta La carta rappresenta quasi un materiale simbolo della raccolta differenziata e dei processi di riciclaggio. Tra carta e cartone, nel mondo se ne producono oltre 300 milioni di tonnellate. La metà è destinata ad imballaggi, per lo più “usa e getta”, il 20% se ne va per prodotti igienico-sanitari (pensiamo al consumo di carta igienica e di rotoloni vari), e il restante 30% per prodotti editoriali, per ufficio e scolastici. Uno spreco enorme è rappresentato dalla pubblicità. Ogni italiano riceve in media, nella propria cassetta della posta, 16 kg all’anno di pubblicità che non ha richiesto.

Cittadino

Un altro piccolo accorgimento può essere, per i tanti cittadini che utilizzano abitualmente il computer e internet, di farsi mandare in formato elettronico le varie bollette, molti enti e compagnie danno ormai questa possibilità, a volta applicando anche uno sconto. Altre buone prassi per ridurre lo spreco della carta sono riportate nel paragrafo dedicato all’ufficio sostenibile, ma possono essere seguite anche a casa.

Rifiuti pericolosi Ci sono alcuni rifiuti che possono avere un impatto minore in termini di quantità, ma che provocano danni ambientali gravissimi se non smaltiti correttamente, perchè necessitano di trattamenti particolari. FARMACI: Il consumo di farmaci è molto cresciuto negli ultimi anni. Dal 2000 ad oggi è praticamente raddoppiato, raggiungendo una spesa complessiva di 25miliardi di euro (il 75% dei quali pagati dal sistema sanitario nazionale). Purtroppo sappiamo che questo aumento dipende più da campagne pubblicitarie aggressive che da reali esigenze di salute, per questo dovremmo fare sempre più attenzione e, quando possibile, ricorrere a rimedi alternativi, meno dannosi per noi e per l’ambiente.

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Una grande quantità di farmaci scade prima di essere utilizzata. Non vanno assolutamente buttati con il resto della spazzatura, dove provocherebbero gravi danni ecologici, vanno invece consegnati presso le farmacie del territorio.

PILE: contengono elementi pericolosi e velenosi, quindi non vanno assolutamente buttate nella spazzatura comune, ma conferite presso gli appositi contenitori collocati all’interno delle attività aderenti. Ma molto più importante ed ecologico è limitarne l’uso, preferendo quegli apparecchi che possono essere collegati alla rete elettrica, e se proprio servono le pile, vanno scelte quelle ricaricabili. Si cominciano a trovare in commercio alcuni apparecchi che funzionano a carica, come pile e radio a manovella, oppure come gli orologi cinetici, che si ricaricano con il movimento del polso. Ci fanno anche risparmiare e non ci lasciano mai “a piedi”.

TOSSICI E PERICOLOSI: Ci sono poi tutti quei prodotti di cui già le confezioni ci fanno capire la pericolosità, riportando i simboli indicati in tabella.

Di questi prodotti, sia il contenuto avanzato che i contenitori vanno conferiti a parte presso il Centro di Raccolta Differenziata. Ma anche in questo caso c’è una scelta più ecologica e salutare. Molti di questi prodotti hanno equivalenti alternativi di origine naturale che non presentano le stesse problematiche.

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Solo per fare un esempio si pensi alle vernici ecologiche. Proprio nella nostra regione, ad Osimo, ha sede una delle più importanti fabbriche di vernici ed altri prodotti per l’edilizia di origine totalmente naturale. RIFERIMENTI www.springcolor.it Uno studio condotto in Gran Bretagna ha rilevato che ogni anno ci sono 56 milioni di litri di vernici avanzate che vengono buttate o restano a seccare nei garage. Così si sono inventati il Community Re-paint, un’iniziativa che mette le vernici avanzate a disposizione di chi ne ha bisogno.

OLI: Qualunque olio, sia di origine minerale che vegetale, se raggiunge l’acqua, anche passando per le falde acquifere sotterranee o le fogne, può creare una pellicola sottile che impedisce l’ossigenazione e quindi la vita di flora e fauna acquatiche. Quindi gli oli non vanno dispersi, buttati nel lavandino, nelle fogne, nel terreno o assieme agli altri rifiuti, ma consegnati presso il Centro di Raccolta Differenziata.

Rifiuti elettronici: Una frazione dei nostri rifiuti che è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni è quella della apparecchiature elettroniche, dove si è diffuso un consumismo feroce. I produttori basano le proprie politiche aziendali sull’obsolescenza programmata e tecnologica (vedi Box), e i consumatori sembrano più propensi a fare i loro interessi piuttosto che i propri, correndo sempre a comprare l’ultimo modello di ogni apparecchio e buttando aggeggi ancora perfettamente funzionanti. Ne consegue che ogni europeo produce in media 17/20 Kg di RAEE (rifiuti elettronici) a testa. Solo di cellulari, ogni anni se ne producono 1,2 milioni e se ne buttano 100 milioni nel mondo.

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Obsolescenza programmata e tecnologica Con il termine obsolescenza programmata si indica la prassi ormai consolidata nel nostro sistema economico di progettare i beni, soprattutto quelli tecnologici, in modo che abbiano una vita abbastanza breve, costringendo i consumatori a ricomprarli dopo poco tempo. Manufatti che un tempo avevano lunga durata ed erano costruiti in modo da poter essere riparati molte volte, oggi sono fatti in modo da rompersi presto e da essere irreparabili, alimentando in questo modo il consumismo, lo spreco di risorse e la produzione di rifiuti. A questo si aggiunge l’obsolescenza tecnologica, che riguarda soprattutto gli apparecchi informatici ed elettronici in genere. La prassi è quella di mettere in commercio modelli sempre nuovi con funzioni che sono incompatibili con le versioni precedenti. Così, in breve tempo, anche se gli apparecchi sono ancora perfettamente funzionanti, occorre comprarne di nuovi per “restare al passo con i tempi”.

Cittadino

La legge prescrive che ai venditori dai quali si compra un nuovo apparecchio elettronico se ne possa consegnare almeno uno vecchio o rotto. Ma spesso non ci pensiamo, compriamo il nuovo e alla fine il vecchio non sappiamo dove metterlo. Questi rifiuti possono essere conferiti presso il Centro di Raccolta Differenziata.

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I pannolini di Gaia A guardare i neonati, così piccoli e fragili, non si direbbe che anche loro contribuiscono a far crescer di un bel po’ la montagnola di rifiuti prodotta da ogni famiglia. Infatti, dalla nascita a quando smette di usarli, per ogni bambino vengono usati e smaltiti pannolini per oltre una tonnellata, con un impatto ambientale analogo a quello di un’automobile che percorra 3 mila chilometri. Ogni giorno in Italia vengono utilizzati almeno sei milioni di pannolini usa e getta, che in un anno corrispondono a 2 miliardi e 190 milioni. I pannolini prodotti in Europa ogni anno corrisponderebbero a un edificio alto 800 metri per una superficie di un ettaro. Stiamo parlando di circa il 4% del totale dei rifiuti domestici. Anche in questo caso la crescente coscienza ecologica ha prodotto valide alternative, come i pannolini lavabili. Non si tratta di un ritorno al passato, infatti i nuovi pannolini riutilizzabili sono prodotti innovativi, facili da usare e funzionali. Se confrontiamo i due tipi di pannolini riscontriamo già nella fase produttiva impatti ambientali molto diversi: il pannolino usa e getta richiede 3,5 volte più energia, 8 volte più materie prime non rinnovabili, 90 volte più risorse rinnovabili, 2,3 volte più acque di scarico, 30 volte più di rifiuti solidi. Per produrne 500 occorre abbattere un albero di medie dimensioni. Vengono inoltre abitualmente sbiancati al cloro. Al momento dello smaltimento i pannolini usa e getta necessitano di 500 anni per degradarsi.

Se bruciati, essendo di plastica, liberano diossina. Anche in questo caso i benefici non sono solo ambientali. Per acquistare i pannolini lavabili una famiglia può sostenere un costo che varia dai 200 agli 800 euro (a seconda del modello che si sceglie) dalla nascita al vasino, contro i 2.500-3.000 euro spesi nello stesso periodo di riferimento (due anni e mezzo circa) per pannolini usa e getta. Anche considerando il costo del sapone e dei lavaggi (che possono essere effettuati insieme al resto del bucato) il risparmio è comunque considerevole. Inoltre, con i pannolini lavabili, la pelle del bambino viene a contatto con tessuti naturali e traspiranti, a differenza dei pannolini tradizionali composti da sostanze chimiche, spesso sbiancati al cloro e cosparsi di prodotti chimici che li rendono ultra assorbenti e anti-arrossamento.

Comune

Il Comune di Montemaggiore ha dato vita ad una campagna di sensibilizzazione per promuovere tra i propri cittadini l’uso di pannolini lavabili. Oltre a fornire informazioni il Comune mette a disposizione delle famiglie interessate un kit di prova gratuito, rendendo ancora più economica la scelta. Per maggiori informazioni contattare il Comune RIFERIMENTI: www.nonsolociripa.it

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RACCOLTA VESTITI I vestiti non dovrebbero essere un prodotto “usa e getta”, eppure spesso ci lasciamo convincere dalle mode: abiti seminuovi, indossati poche volte, rischiano di diventare un rifiuto. La cosa più intelligente sarebbe sfuggire al turbine delle mode decise da altri e “coltivare” un proprio stile personale, che ci rende unici e originali, anziché copie ripetute in serie. Magari frequentare qualche corso di sartoria creativa e imparare, oltre a fare piccole riparazioni, a modificare e personalizzare gli indumenti. Se proprio un vestito dobbiamo buttarlo, usiamo gli appositi contenitori stradali.

Feste sostenibili

Feste, sagre, manifestazioni ed eventi in generale possono avere un forte impatto ambientale in termine di produzione di rifiuti, di consumi energetici e di altri parametri ambientali e sociali.

Comune

Per ridurre questo impatto il Comune di Montemaggiore ha aderito al progetto “Festa Sostenibile”, che propone una serie di accorgimenti ecologici. Le feste coinvolte, oltre ad adottare la raccolta differenziata, dovranno eliminare le stoviglie in plastica, sostituendole con quelle biodegradabili, che anziché finire nel rifiuto indifferenziato possono essere smaltite nell’organico. Inoltre dovranno eliminare la distribuzione di acqua in bottiglia, utilizzando un’apposita spinatrice che distribuisce acqua filtrata, sia liscia che gasata, prelevandola direttamente dall’acquedotto. Il progetto prevede anche di trasforma questo tipo di eventi in una grande occasione di sensibilizzazione verso i cittadini che vi partecipano, diffondendo buone prassi e comunicando valori che dovranno sempre di più diventare patrimonio comune.

Cittadino

Ad esempio, ognuno può, nel suo piccolo replicare le buone pratiche delle feste sostenibili, anche per un semplice compleanno o per una festa tra amici.

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RIFERIMENTI: www.festasostenibile.it


Il buon riuso Abbiamo già detto che il riutilizzo rappresenta una delle forme della prevenzione. Infatti esso consente di dare una seconda vita a beni che altrimenti diventerebbero rifiuto, di ritardare cioè la loro fase di smaltimento. Le varie forme di riutilizzo sono da sempre ben presenti nell’Economia Popolare dell’Usato. I soli rigattieri rom di Roma permettono ogni anno il riuso di almeno 10 milioni di oggetti. Una vera e propria montagna di potenziali rifiuti, senza l’intervento dei rigattieri sarebbe finita in discarica con tutte le conseguenze ambientali che sappiamo.

Cittadino

Molte pratiche di riutilizzo informale sono ancora vive e attive, si pensi alla buona abitudine di passare vestiti, giocattoli e altre attrezzature per bambini da una mamma all’altra. Ognuno quindi può fare la sua parte anche in questo modo: se abbiamo cose che a noi non servono più, ma che per altri potrebbero ancora essere funzionali, prima di buttarle, spargiamo la voce che siamo disponibili a cederle. Esistano anche alcune organizzazioni di solidarietà che si occupano di recuperare beni usati per distribuirli a famiglie bisognose o per rivenderli per finanziare progetti sociali. Esistono anche comunità virtuali per il baratto e lo scambio di beni. Una delle più importanti d’Italia è nata a Pesaro e si chiama Zerorelativo.it RIFERIMENTI: www.zerorelativo.it

Comune Allo scopo di rimettere in circolo beni ancora funzionanti, per evitare che diventino rifiuti, il Comune di Montemaggiore aprirà nei prossimi mesi un “Centro del Riuso” a servizio di tutta la vallata, presso il quale ognuno potrà consegnare beni in buono stato di cui non ha più bisogno, e presso il quale ciascuno potrà prelevare ciò di cui ha bisogno.

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Ufficio sostenibile Molti di noi passano più tempo sul luogo di lavoro che a casa, quindi è importante adottare anche lì alcuni comportamenti sostenibili. In certi casi basta la nostra buona volontà individuale, in altri, occorre coinvolgere chi lavora con noi e i titolari.

Cittadino

In primo luogo è doveroso effettuare anche al lavoro la raccolta differenziata, predisponendo apposti spazi con raccoglitori per i diversi tipi di rifiuto che si producono. Avviata la raccolta differenziata molto probabilmente ci si accorgerà che la frazione principale è rappresentata dalla carta. In effetti a volte se ne spreca davvero tanta, e oltre che sull’ambiente incide anche sui bilanci aziendali. Per ridurre al minimo questo spreco si possono adottare diversi accorgimenti: • stampare solo ciò che è davvero necessario stampare, per tutto il resto privilegiare le versioni digitali; • prima di avviare una stampa, controllare a monitor l’anteprima di stampa per evitare errori; • stampare ogni volta che sia possibile con la modalità fronte-retro; • scegliere carta riciclata; • i fogli da buttare stampati solo su un lato vanno usati per realizzare blocchi per appunti. Toner e cartucce vanno conferiti ad apposite aziende che si occupano del ritiro e della rigenerazione. All’acquisto è opportuno scegliere quelle recuperate. Per la pausa caffè, invece dei bicchierini e delle palette usa e getta in plastica, si possono utilizzare tazzine e cucchiaini lavabili, o almeno biodegradabili. Inoltre, se possibile, preferire i prodotti del commercio equo e solidale. Per bere, ovviamente, acqua di rete in bicchieri lavabili o biodegradabili. Anche il bagno può diventare più ecologico scegliendo carta igienica riciclata, asciugamani a rullo in tessuto lavabile, saponi ecologici ricaricabili. E anche per le pulizie vanno preferiti prodotti sostenibili. Al di là dei rifiuti è possibile fare molto anche per il risparmio energetico, ad esempio ricordandosi di spegnere luci ed apparecchiature quando non servono, regolando bene il riscaldamento, usare il condizionatore solo se serve davvero. Verificare se, dal punto di vista strutturale, è opportuno rimettere mano all’impianto, agli infissi ecc. E per quanto riguarda gli spostamenti, sarebbe bene preferire la bici o i mezzi pubblici, o almeno mettersi d’accordo con i colleghi per condividere l’auto.

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PROGETTO AZIENDA SOSTENIBILE: risparmiare soldi e l’ambiente Le imprese, anche quelle più piccole, sono sempre più attente agli aspetti ambientali, sia per una maggiore sensibilità dei titolari e della clientela, che per il fatto che ormai, adottando soluzioni ecologiche, si possono risparmiare diversi soldi. Spesso però non si sa da dove cominciare e a chi rivolgersi. Da questa esigenza è nato il progetto Azienda Sostenibile promosso da Eticare, una organizzazione sociale che promuove la sostenibilità in vari ambiti. Contattando Eticare è possibile valutare tutta una serie di interventi che possono rendere un’azienda più ecologica ed economica allo stesso tempo. Ecco solo alcune delle proposte:

• Pagine verdi: intervento su fotocopiatrici, macchine da stampa e fax al fine di ridurre al minimo i consumi di carta ed energetici, rendere più efficiente il lavoro, risparmiare sui costi di acquisto e manutenzione delle macchine. • Pausa caffè equo solidali e sistemi per l’utilizzo di acqua di rete • Prodotti ecologici in genere: stoviglie biodegradabili, prodotti per l’igiene e la pulizia, carta, cancelleria • soluzioni informatiche con software libero e recupero di apparecchiature usate • arredamenti ecologici e solidali • riqualificazione energetica degli edifici con soluzioni Esco (cioè senza costi per l’azienda • impianti di energie rinnovabili • mezzi elettrici • stampa e grafica sostenibile Tra l’altro Eticare fa tutto questo creando occasioni di lavoro per persone svantaggiate. Michele Altomeni m.altomeni@eticare.org 335 7312544

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Il consumatore attento Ogni consumatore, con le proprie scelte, può orientare il mercato e le aziende in una direzione piuttosto che un’altra. Da questa consapevolezza sono nate tutte quelle esperienze che rientrano nel circuito del consumo critico.

Il consumatore critico è quello che quando compra un bene o un servizio, oltre a valutare il prezzo e la qualità del prodotto, fa attenzione anche al suo peso ambientale e sociale, mettendoli sul piatto della bilancia della sua scelta. È grazie a questo impegno individuale e collettivo al tempo stesso che si sono diffuse esperienze di grande importanza come il commercio equo e solidale, la finanza etica, il turismo responsabile, e più in generale tutti quei prodotti e servizi che fanno attenzione all’impatto ambientale e ai diritti umani.

Cittadino

Abbiamo già detto della necessità di scegliere prodotti senza o con pochi imballaggi. Allo stesso modo è importante preferire materiali il meno inquinanti possibile, magari realizzati con materiale riciclato. Beni il più possibile durevoli evitando ogni prodotto usa e getta o comunque destinato a durare poco. Spesso il prezzo più basso non indica il prodotto più economico perchè è meglio spendere un po’ di più, ma una volta sola, che meno ma due volte. Nell’alimentazione sono preferibili i prodotti biologici, che oltre ad inquinare meno non fanno male alla salute. Ancora meglio se provenienti dal territorio, cioè da produttori che magari conosciamo di persona, e senza avere bruciato grandi quantità di gasolio sulle autostrade. Altra regola è evitare i prodotti che sono stati realizzati sfruttando i lavoratori, magari in qualche paese del sud del mondo, e magari di qualche bambino schiavizzato. A volte fare tutte questa scelte da soli non è facile. Ecco perchè sono nati e si stanno diffondendo a macchia d’olio i Gruppi di Acquisto Solidale. Sono composti da persone che si organizzazione insieme per spostare i propri consumi verso scelte etiche e sostenibili. Ce ne sono tanti anche dalle nostre parti. Possiamo contattarli per farci raccontare la loro esperienza e magari organizzarci allo stesso modo. Si fa del bene, si vive e meglio e si risparmia.

RIFERIMENTI:

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www.reesmarche.it www.cnms.it

www.retegas.org www.retecosol.org


PRONTUARIO DEL CONSUMATORE CRITICO • Ricordarsi di portare da casa la sporta, o al limiti prelevare dei cartoni. • Preferire prodotti concentrati, possibilmente alla spina e sfusi. • Preferire prodotti con meno imballaggi possibile, con materiali sostenibili (biodegradabili, riciclati, facilmente riciclabili). In generale evitare la plastica ogni volta che sia possibile. • Ogni volta che siamo di fronte ad un prodotto usa e getta, valutare se esiste un’alternativa durevole (fazzoletti e tovaglioli in stoffa anziché in carta, rasoi e spazzolini con parti sostituibili anziché totalmente usa e getta, contenitori in vetro per conservare invece che in plastica o alluminio, stoviglie lavabili o biodegradabili invece che in plastica...) • Preferire frutta e verdura sfuse, evitando quelle in vaschette. Salumi, carne, formaggi, meglio prenderli al banco perchè solitamente sono meno imballati. I prodotti da forno: meglio sfusi incartati che imballati nel cellophane o, peggio ancora, nel polistirolo. Per tutto ciò che possiamo, meglio se riusciamo a comprare direttamente dal produttore, magari tramite un GAS. • In genere, meglio le “confezioni famiglia” che quelle più piccole. In proporzione producono meno rifiuti. Evitare le monodose. • Preferire prodotti di origine biologica, di stagione e locale. Per i prodotti che vengono dal sud del mondo, scegliere quelli del commercio equo e solidale. • Evitare i prodotti e le aziende che hanno comportamenti scorretti verso l’ambiente e le persone. • Preferire prodotti che provengono dal territorio, perchè hanno percorso meno strada per arrivare, e quindi hanno inquinato meno. • Preferire prodotti e aziende che si impegnano per la tutela dell’ambiente e dei diritti umani.

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ALCUNI MARCHI UTILI Ci sono alcuni marchi utili che è bene conoscere, perché possono aiutarci a scegliere i prodotti più sostenibili e ad usare al meglio il nostro potere di consumatori.

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Ecolabel È un marchio di qualità ecologica creato dall’Unione Europea che viene assegnato a prodotti e servizi che rispettano determinati criteri ambientali lungo tutto il loro ciclo di vita (dalle materie prime allo smaltimento).

Agricoltura biologica

(http://ec.europa.eu/agriculture/organic/home_it) È un marchio che si basa su un regolamento dell’Unione Europea ed identifica i prodotti agricoli ottenuti senza uso di prodotti chimici, conservando la sostanza organica del suolo, escludendo gli organismi geneticamente modificati (OGM). Ci sono diversi agricoltori che, pur basandosi sulle stesse regole dell’agricoltura biologica, per vari motivi scelgono di non utilizzare il marchio.

Fairtrade Identifica i prodotti provenienti dal circuito del commercio equo e solidale, rispondenti a criteri quali l’acquisto diretto dai produttori del Sud del Mondo raggruppati in strutture cooperative, democratiche e trasparenti, prive di discriminazioni. Ai produttori deve essere pagato un prezzo equo e un valore aggiuntivo per progetti sociali. L’importatore si impegna a mantenere le relazioni commerciali nel lungo periodo e a prefinanziare gli acquisti. Tiene in considerazione anche aspetti ambientali, in quanto favorisce le produzioni locali tipiche a discapito delle monocolture finalizzate alla massimizzazione della produzione, e molto spesso si tratta di produzioni biologiche.


FSC (Forest Stewardship Council - www.fsc-italia.it) PEFC (Programme for Endorsement of Forest - www. pefc.it) Sono due marchi riconosciuto a livello internazionale, che garantisce che i prodotti di origine forestale (legno, carta ecc.) sono stati realizzato con materie prime derivanti da foreste gestite in maniera sostenibile, ad esempio ripiantando tutti gli alberi che vengono abbattuti. FSC è legato ad una organizzazione non governativa senza scopo di lucro, mentre PEFC è stato creato da organizzazioni economiche.

EMAS Diversamente dalle precedenti, la certificazione EMAS non riguarda i prodotti e i servizi, ma le organizzazioni che li producono. È stato istituito e regolamentato dall’Unione Europea. Identifica che sono stati messi in atto azioni e procedure che consentono all’azienda o all’ente di migliorare le proprie prestazioni ambientali. Un sistema simile, ma meno impegnativo, è quello della certificazione ISO 14001 che opera a livello internazionale ed è di emanazione privata.

Festa sostenibile (www.festasostenibile.it) La “effe” con i colori della pace identifica feste, sagre, manifestazioni che si impegnano a ridurre il proprio impatto ambientale con una maggiore attenzione ai diversi aspetti della sostenibilità.

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Stampato su carta riciclata

SalvaRisorse. Piccoli gesti per ridurre i rifiuti ed evitare lo spreco  

Opuscolo realizzato per il comune di Montemaggiore al Metauro per sensibilizzare la cittadinanza alla prevenzione dei rifiuti

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