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IL CLIMA STA CAMBIANDO

Cambiamo anche noi.

WWF E SOFIDEL INSIEME A FAVORE DEL CLIMA


Testi: Fabio Converio Revisione Scientifica: Eva Alessi, Rosa Clarino Coordinamento: Giuliana Improta  Coordinamento editoriale: Emanuela Pietrobelli Con la collaborazione di Lorenzo Azzi, Sofidel Group Identity & Communication Manager

Progetto grafico: Letré - Roma Maggio 2012 In copertina: uno dei laghi formatisi sopra la calotta di ghiaccio della Groenlandia. Poche ore dopo la ripresa tutta l’acqua è defluita attraverso i crepacci.


INDICE Lettera dell’Amministratore Delegato Sofidel

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Cosa sta succedendo al clima?

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Perchè la temperatura sale

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Le proiezioni climatiche

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Le incognite del clima

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Cosa si può fare?

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La strategia del WWF

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L’impegno di Sofidel per il clima e l’ambiente

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Cosa può fare ognuno di noi?

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A B C per saperne di più

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Insieme per uno sviluppo sostenibile L’IPCC cos’é? I problemi dei migratori

I ghiacci, un archivio del clima passato Perché alcuni negano che sia l’uomo la causa dei cambiamenti climatici? Una nuova era: l’Antropocene Conviene comunque

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INSIEME PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Nel 2008 il Gruppo Sofidel dando ulteriore sostanza al suo impegno per l’ambiente ha aderito al programma del WWF Internazionale Climate Savers. Scegliere un partner rigoroso e autorevole con il quale condividere su base volontaria obiettivi di miglioramento che oltrepassassero gli obblighi di legge è stato un passo naturale grazie al quale è stato possibile rafforzare quell’approccio orientato alla responsabilità, l’innovazione e la trasparenza che sentiamo appropriato per continuare a essere una realtà industriale competitiva. Nel 1900 nel mondo c’erano due miliardi e mezzo di essere umani. Nel 1975 abbiamo raggiunto i 4 miliardi di individui. Sei miliardi nel 2000. Sette nel 2011. Una progressione rapida che ha comportato un enorme aumento dell’impatto ambientale delle attività umane, accresciuto ancora in questi ultimi anni dagli imponenti tassi di sviluppo registrati in vaste e popolose aree del Pianeta. Cambiamento climatico, deforestazione, crisi idrica, impoverimento della biodiversità, gestione dei rifiuti sono alcune delle facce di un unico, grande problema che riguarda governi, 2

istituzioni, imprese e cittadini: la sostenibilità del nostro modello di sviluppo. Non vi è dubbio che il fine di un’impresa sia realizzare profitti. E non vi è possibilità di garantire benefici sociali duraturi per i beni e i servizi forniti e la ricchezza generata, se non attraverso l’innalzamento della competitività. In questo quadro, il Gruppo Sofidel considera la sostenibilità una leva strategica, sia per incrementare la propria capacità competitiva, che per corrispondere in modo appropriato alla più ampia funzione sociale di migliorare la qualità della vita dei dipendenti, dei clienti, dei partner e delle comunità in cui opera. Così nel lavorare per realizzare prodotti di

qualità, assicurare alti livelli di servizio e soddisfare i bisogni dei clienti e dei consumatori ci concentriamo sempre di più per migliorare gli impatti sociali e ambientali che generiamo, in un dialogo chiaro e trasparente con i nostri stakeholder. Avvalendoci anche di partnership di alto profilo: oltre a quella con il WWF, quella con la Fondazione Sodalitas, impegnata a diffondere in Italia la responsabilità sociale d’impresa e a promuovere il dialogo fra il mondo imprenditoriale e il no profit, e quella con il Global Compact delle Nazioni Unite, un’iniziativa che unisce governi, imprese, organizzazioni sindacali e società civile per promuovere i diritti umani, del lavoro e dell’ambiente, in modo che le imprese


possano essere protagoniste attive della soluzione alle sfide della globalizzazione. Le politiche di sostenibilità ambientale di Sofidel privilegiano in particolare la lotta ai cambiamenti climatici, l’impegno nella salvaguardia dei patrimoni forestali e l’ottimizzazione dell’utilizzo della risorsa idrica. Il Gruppo Sofidel è stata la prima azien-

da italiana, e la prima a livello mondiale del comparto tissue, ad aver aderito al programma Climate Savers, basato sulla definizione volontaria di consistenti piani di riduzione delle emissioni. Questa pubblicazione, realizzata ancora una volta in collaborazione con il WWF Italia, che ringraziamo, si propone di fornire informazioni puntuali e precise per far co-

noscere meglio il senso della sfida in corso e, in prossimità della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, che si terrà a Rio de Janeiro, offrire un piccolo contributo al rilancio di un impegno globale, ampio e partecipato contro il cambiamento climatico. LUIGI LAzzARESChI Amministratore Delegato Gruppo Sofidel


COSA STA SUCCEDENDO AL CLIMA

A partire dall’estate del 2007 nel nord-est della Groenlandia si sono cominciate a registrare diverse scosse telluriche, sebbene quell’area non fosse mai stata interessata da fenomeni sismici. Il mistero è stato presto risolto: a causa dell’aumento della temperatura media terrestre l’acqua di fusione dei ghiacciai aveva formato grandi laghi sulla superficie, le cui acque filtravano per crepacci e GLI ANIMALI E LE PIANTE SONO I TESTIMONI SILENzIOSI DEI VELOCI CAMBIAMENTI ChE STIAMO INFLIGGENDO ALLA TERRA

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e fessure raggiungendo le rocce, accelerando lo scivolamento e quindi la disintegrazione della calotta di ghiaccio, che da sola potrebbe far salire il livello degli oceani di 7 metri. Giganteschi pezzi di ghiaccio, pesanti parecchi miliardi di tonnellate, si staccavano, scivolavano e finivano in mare attivando i sismografi. Ci si trovava di fronte ad un fenomeno nuovo, non ancora preso in considerazione dagli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che solo tre mesi prima avevano diffuso il loro ultimo rapporto, già sufficientemente preoccupante. Da allora sono passati cinque anni, l’umanità ha raggiunto i 7 miliardi di individui, i livelli di anidride carbonica in atmosfera hanno continuato a crescere e la Terra ha continuato a riscaldarsi.

Dalle profondità oceaniche al circolo polare… La temperatura media terrestre sta salendo e lo fa più velocemente che in passato. Dal 1800, ovvero da quando sono iniziate le misurazioni regolari delle temperature terrestri, nove dei dieci anni più caldi sono nel nostro secolo. In Italia l’anno più caldo è stato il 2003. Il maggior aumento delle temperature (quasi un grado) è avvenuto negli ultimi 35 anni. Il riscaldamento riguarda ogni ecosistema: la temperatura media degli oceani è aumentata fino alla profondità di 3.000 metri e dal 1960 la temperatura media dell’Artico è aumentata quasi del doppio rispetto a quella globale.

Prime conseguenze Gli scienziati dell’IPCC hanno reso noto nel 2007 il loro ultimo “Rapporto di Valutazione”, la più autorevole e completa analisi degli studi finora effettuati sui mutamenti climatici e sulle loro conseguenze in ogni continente. I ghiacciai montani e la copertura di neve si stanno riducendo. I dati ricavati dalle osservazioni satellitari mostrano come, a partire dal 1980, i ghiacci marini dell’Artico diminuiscano del 12% ogni decade. La fusione delle calotte di ghiaccio e dei ghiacciai e la dilatazione termica dell’acqua hanno causato un innalzamento del livello del mare. A causa dell’aumento di vapore acqueo nell’atmosfera, effetto della maggiore tem-


peratura, è aumentata la frequenza delle piogge eccezionali. Inoltre, più alte temperature hanno portato periodi di siccità più prolungati nelle zone tropicali e subtropicali e nel Mediterraneo. È aumentata la potenza distruttiva dei cicloni tropicali nel nord Atlantico, a causa delle maggiori temperature marine tropicali. Il mondo naturale di fronte al cambiamento Come reagiscono gli esseri viventi al fenomeno del riscaldamento globale? Animali e piante si erano adattati ad un clima che non esiste più e il problema non è solo che fa più caldo: gli animali usano segnali molto precisi per decidere quando uscire dal letargo, riprodursi o intraprendere un viaggio che li porterà dall’altra parte del mondo, ma la primavera si presenta sempre più in anticipo e l’autunno sempre più in ritardo. Come conseguenza, si assiste ad un anticipo delle fioriture primaverili, delle migrazioni degli uccelli e della deposizione delle uova. Numerose specie di piante e animali, inclusi i grandi predatori, si stanno lentamente spostando verso le alte latitudini o a quote mag-

giori, “inseguendo” condizioni climatiche più idonee alla propria sopravvivenza. Negli oceani, così come nel Mar Mediterraneo, si assiste all’insediamento di specie provenienti dalle aree tropicali o sub-tropicali in zone molto più a nord. Si allargano e aumentano di numero i laghi glaciali. Aumenta l’instabilità dei terreni nelle regioni dove il suolo è perennemente ghiacciato e la frequenza di valanghe di tipo roccioso nelle regioni montane. L’aumento della temperatura media di laghi e fiumi provoca un maggiore rilascio di nutrienti che danneggiano la qualità dell’acqua. In definitiva, risulta dalle migliaia di osservazioni condotte negli ultimi decenni come tutti i sistemi naturali, marini, acquatici e terrestri, stiano già risentendo del surriscaldamento globale. Anche noi a rischio Le conseguenze delle temperature più elevate ci riguardano da vicino. Innanzi tutto dobbiamo mettere in conto i rischi diretti, dovuti all’aumento della frequenza di frane, valanghe e inondazioni, soprattutto nelle zone costiere. Vanno poi valutate le difficoltà di interi settori economici come l’agri-

coltura e il turismo. Infine si devono considerare gli effetti diretti e indiretti sulla nostra salute, visto che il riscaldamento della superficie terrestre è causa di una maggiore mortalità dovuta alle ondate di calore in Europa, della maggiore diffusione di malattie infettive in alcune aree e dell’incremento di allergie nell’emisfero settentrionale a causa dell’alterazione della “mappa dei pollini”.

IPCC: cos’è? L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è il comitato scientifico nato nel 1988 per volere dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e del Programma Ambientale dell’ONU (UNEP) con lo scopo di fornire ai politici e alla comunità scientifica mondiale una valutazione della letteratura scientifica disponibile in materia di cambiamenti climatici, impatti, adattamento e mitigazione. Vincitore del premio Nobel per la Pace 2007, è composto da 3.000 scienziati tra climatologi, oceanografi, meteorologi, glaciologi ed economisti. Non svolge ricerca, ma pubblica rapporti speciali, articoli tecnici e, ogni sei anni, i “Rapporti di Valutazione” che raccolgono la summa delle pubblicazioni scientifiche sui mutamenti climatici in atto. Il IV Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici del 2007 ha comportato sei anni di lavoro, coinvolgendo 800 autori, 450 autori responsabili dei capitoli, 2.500 revisori. La sua autorevolezza nasce dal fatto di includere la maggior parte della comunità scientifica mondiale attiva nella ricerca sui vari aspetti dei cambiamenti climatici. L’IPCC è un’organizzazione del tutto indipendente, libera dall’influenza dei singoli Stati.

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SE 0,76 GRADI VI SEMBRANO POCHI Se pensiamo alla temperatura di una qualsiasi giornata e ci aggiungiamo 0,76°C il risultato potrebbe lasciarci indifferenti. Ad essere aumentata, però, è la temperatura media globale, cioè del Pianeta, che è salita da 13,7°C a 14,5°C: un incremento del 6%.

Nell’immagine a destra, Groenlandia, uno dei laghi sulla calotta, nato a causa dello scioglimento del ghiaccio. L’acqua filtra fino alla roccia sottostante. 6

Come scopriamo le temperature del passato Per rilevare la temperatura attuale si ricorre ai satelliti, ai palloni aerostatici e agli osservatori meteorologici. Per scoprire quella del passato, invece, i ricercatori hanno dovuto ingegnarsi per consultare gli archivi lasciati dalla natura. Ad esempio, il tronco degli alberi ogni anno produce un nuovo anello, più o meno spesso a seconda delle migliori o peggiori condizioni climatiche: prelevando un piccolo cilindro di legno, è possibile contare e misurare gli spessori degli anelli. Studiando i vecchi tronchi si è riusciti a ricostruire serie di temperature lunghe oltre 1.000 anni. Anche i coralli formano anelli stagionali, in più la composizione dello scheletro varia al variare della temperatura dell'acqua in cui si forma. La ricostruzione può essere quindi molto precisa. L’archivio più straordinario è, tuttavia, custodito nei ghiacciai (vedi oltre). Il “clima” non è il “tempo” Tempo meteorologico e clima sono due concetti diversi. Il tempo meteorologico è lo stato atmosferico in un certo tempo, in

una certa area geografica. Il clima, invece, è la descrizione statistica delle condizioni medie atmosferiche in ambienti più vasti e per un periodo di tempo più

lungo, almeno 30 anni. Nelle previsioni, i meteorologi hanno il compito di osservare, capire e prevedere l’evoluzione a breve termine di fenomeni meteorologici

L’AUMENTO DEL LIVELLO DEL MARE DAL 1993 AD OGGI

60 50

Global Mean Sea Level Change 10−Day Data 370−Day Running Mean Linear Fit (3.1± 0.4 mm/yr)

40

ΔMSL (mm)

Lo sapevi?

30 20 10 0 −10

Data: University of Colorado 2012 rel1 (Seasonal signals removed) 1994 1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012


I problemi dei migratori In media negli ultimi dieci anni gli uccelli migratori mediterranei hanno anticipato di tre giorni la data del proprio arrivo. Per questi animali è, infatti, necessario arrivare nei territori riproduttivi al momento giusto, poiché la nascita dei pulcini deve essere perfettamente sincronizzata con la massima disponibilità di larve e bruchi. E visto che la primavera è sempre più anticipata, bisogna arrivare prima per non rischiare di trovarsi senza cibo per la prole, cosa che purtroppo sta accadendo ad intere popolazioni di migratori europei.

che, per la dinamicità dell’atmosfera, sono imprevedibili oltre alcuni giorni. I climatologi hanno, invece, il compito di verificare quanto le serie continue di rilevazioni si discostino dai valori medi, facendo in tal modo proiezioni per gli anni a venire. DATI DA RICORDARE + 0,76°C + 3°C + 1,8 mm + 3,2 mm - 3.000 m - 0,1 - 12% + 0,2°C

Aumento della temperatura media globale nell’ultimo secolo Incremento della temperatura media dell’Artico negli ultimi 100 anni Aumento medio annuo del livello medio globale del mare nel XX secolo Aumento medio annuo del livello medio globale del mare nelle ultime due decadi Profondità fino alla quale è percepibile il rialzo delle temperature degli oceani Riduzione del pH e conseguente aumento dell’acidità degli oceani, causato da maggiore concentrazione di CO2 Diminuzione ad oggi dell’estensione dei ghiacci marini artici in estate a decade Prevedibile incremento delle temperature medie globali nei prossimi 20 anni, per decennio

Se un inverno è molto freddo e nevoso… Un singolo evento meteorologico non indica un cambiamento del clima. Gli scienziati, comunque, non escludono che, nonostante l’aumento della temperatura media annua del Pianeta, alcune regioni in alcuni momenti dell’anno possano diventare invece più fredde.

“Lo sviluppo della civiltà è stato possibile grazie all’insolita stabilità della temperatura e del livello del mare negli ultimi 12.000 anni”. James hansen 7


PERChé LA TEMPERATURA SALE

L’aumento medio della temperatura superficiale terrestre degli ultimi 50 anni “è molto probabilmente dovuto all’aumento della concentrazione atmosferica di gas ad effetto serra causato dalle attività umane”. Così è scritto nell’ultimo rapporto dell’IPCC, a differenza del precedente dove il riscaldamento osservato era “probabilmente dovuto all’aumento della concentrazione di gas ad effetto serra”. La differenza non è lessicale ma sostanziale. Va tenuto, infatti, presente che gli scienziatidanno un “peso” alle proprie affermazioni e ragionano sempre in termini di probabilità: “molto probabilmente” ri-

spetto alla classificazione formulata dall’IPCC vuol dire che il grado di certezza (confidence) dell’evento (ossia che la causa dell’aumento della concentrazione atmosferica di gas ad effetto serra sia di origine

antropica) è tra il 90 ed il 95%, conclusione che rende quasi impossibile affermare che le cause del riscaldamento globale siano le naturali oscillazioni climatiche.


L’AUMENTO DELL’ANIDRIDE CARBONICA NELL’ATMOSFERA DAL 1958

Nel 1958, lo scienziato Charles Keeling iniziò scrupolosamente a misurare e a raccogliere i dati sulla concentrazione di anidride carbonica nella nostra atmosfera presso l’Osservatorio di Mauna Loa sito alle Hawaii: da allora la concentrazione della CO2 è sempre andata aumentando.

Nella pagina accanto: il ghiaccio dove cacciano si riduce e gli orsi polari diminuiscono. In basso, una casa nella Chesapeake Bay, danneggiata dall’innalzamento del mare (Holland Island, a poca distanza da Washington, USA).


“Una piccola quantità di gas serra può cambiare la temperatura dell'intera atmosfera, così come poche gocce d’inchiostro possono cambiare il colore di una vasca colma d’acqua”. Gabrielle Walker e David King Nella pagina accanto, carotaggi profondi effettuati a 2.216 metri nell’Antartide occidentale. Saranno oggetto di numerose analisi per la comprensione del clima degli ultimi 100.000 anni. 10

La radiazione solare è il motore del sistema climatico.

SOLE L’EFFETTO SERRA Una parte delle radiazioni infrarosse attraversa l’atmosfera e viene riassorbita e reinmessa in tutte le direzioni dalle molecole di gas serra e dalle nuvole anche verso la superficie della Terra. Il risultato è il surriscaldamento della superficie terrestre.

Una parte della radiazione solare è riflessa dalla Terra e dall’atmosfera.

ATMOSFERA

TERRA La radiazione infrarossa è emessa dalla Terra Circa la metà della radiazione solare è assorbita dalla superficie della Terra e la scalda

COME FUNZIONA L’EFFETTO SERRA L’effetto serra è un processo naturale fondamentale nella regolazione della temperatura terrestre prodotto dai cosiddetti “gas ad effetto serra” o “gas serra”, che impedisce a una parte della radiazione emessa dalla superficie terrestre, riscaldata dal Sole, di disperdersi nello spazio. È un effetto naturale che ha permesso la vita sul Pianeta Terra consentendo al calore di essere trattenuto dall’atmosfera. Senza l’effetto serra la temperatura media terrestre sarebbe stata intorno ai -18°C, incompatibile con i processi vitali. Dall’Era Industriale ad oggi, le significative immissioni di gas serra nell’atmosfera, connesse con le attività umane, hanno determinato un aumento delle loro concentrazioni atmosferiche con un rafforzamento dell’effetto serra naturale, che ha quindi causato un aumento della temperatura media. Fonte: Quarto Rapporto di Valutazione IPCC 2007


I ghiacci, un archivio del clima passato Tutto ebbe inizio nella stazione russo-americana di Vostok, dove oltre 10 anni fa un gruppo di ricercatori perforò il ghiaccio antartico fino alla profondità di 3.600 metri. Nella carota di ghiaccio estratta, le bolle di gas sono in grado di raccontare 650mila anni di storia dell’atmosfera e del clima terrestre. Nelle calotte polari, infatti, l’accumulo attraverso i millenni di strati di neve, e la loro trasformazione in ghiaccio, è come un immenso archivio di dati sull’atmosfera del Pianeta. L’analisi dei gas contenuti nelle bolle d'aria intrappolate nel ghiaccio (dove l’ossigeno contenuto si presenta in diverse forme atomiche, la cui proporzione indica con precisione la temperatura dell’aria al momento della deposizione) consente ai climatologi di ricostruire le variazioni nella concentrazione di gas serra come l’anidride carbonica e il metano. La conclusione più importante a cui i paleoclimatologi sono giunti è che: non è mai esistito negli ultimi 650mila anni, un solo altro momento in cui la concentrazione di CO 2 risultasse maggiore di quanto rilevato oggi (393 ppm).

Sono aumentate le emissioni di gas serra La concentrazione atmosferica di anidride carbonica (CO2), il più importante gas serra prodotto dalle attività umane, ha superato i valori massimi degli ultimi 800.000 anni e probabilmente degli ultimi 20 milioni di anni: è salita da 280 ppm (parti per milione) nel 1750 a 393 ppm di oggi.

Il tasso di crescita annuale negli ultimi 10 anni (1,9 ppm per anno) e stato il più elevato da quando nel 1958 sono iniziate le misurazioni continue nell’atmosfera. Le emissioni di CO2 causate dall’uso di combustibili fossili sono incrementate, nel 2010, del 5,9%, per un totale di 33,4 miliardi di tonnellate. Questo livello di emissioni è il più alto della storia umana ed è

del 49% più elevato rispetto a quello del 1990. L’utilizzo di carbone è responsabile per il 52% della crescita delle emissioni. Anche la concentrazione globale del metano (Ch4), altro potente gas serra, è cresciuta da un valore di circa 700 dell’era pre-industriale a oltre 1800 parti per miliardo nel 2010, superando abbondantemente la variabilità naturale degli ultimi 800.000 anni. Siamo stati noi Le emissioni antropiche di gas serra e aerosol producono una forzante climatica maggiore della sola variazione dell’attività solare che in passato ha determinato l’inizio o la fine delle ere glaciali. La velocità del riscaldamento medio terrestre conseguente non ha paragoni nei 10.000 anni precedenti. 11


astronomica: la prossima è attesa tra 30.000 anni), poi amplificati da altri fattori, come la variazione dell’albedo alle alte latitudini. In tempi più recenti, negli ultimi 1.000 anni, i periodi più caldi (mai più di oggi) sono stati provocati probabilmente dalle variazioni dell’attività del Sole (ad es. macchie solari), mentre i periodi più freddi sono stati causati da una più intensa attività vulcanica unita ad una minore attività solare.

MAI NEGLI ULTIMI 650.000 ANNI LA CONCENTRAzIONE DI CO2 hA RAGGIUNTO I LIVELLI DI OGGI.

Analisi del campione di ghiaccio di Vostok: temperatura e CO2 hanno avuto sempre un andamento straordinariamente simile, quando è aumentata la temperatura è aumentata anche la concentrazione di CO2 e viceversa. Altri dati mostrano come anche il metano e il livello del mare presentino lo stesso andamento. Fonte: http://www.ornl.gov

Lo sapevi? Cosa ha causato i cambiamenti climatici dei secoli passati? Molto prima che l’uomo l’alterasse profondamente, il Pianeta ha già subito sconvolgimenti climatici: ad esempio, 12

nell’ultimo milione d’anni si sono succedute diverse ere glaciali. Molto probabilmente sono state causate da variazioni dei parametri dell’orbita della Terra attorno al Sole, che hanno ridotto la quantità di radiazione solare ricevuta dal suolo terrestre (sono fenomeni calcolabili con precisione

Perché carbone e petrolio sono un problema Il carbonio è l’elemento chimico alla base di ogni essere vivente. Carboidrati, proteine, grassi, cellulosa sono quasi interamente formati da atomi di carbonio. Quando si brucia qualcosa che un tempo era vivo si rilascia nell’aria il carbonio che conteneva. È questo che succede quando bruciamo carbone, petrolio, gas naturale, noti appunto come combustibili fossili perché sono i resti di piante e animali vissuti circa 300 milioni di anni fa. In pochi attimi liberiamo nell’atmosfera quel carbonio che era stato assorbito dalle piante e che era rimasto confinato nella crosta terrestre per intere Ere.


Anche le foreste contribuiscono al riscaldamento globale? Le foreste in buona salute assorbono anidride carbonica e la “sequestrano” nella biomassa (legno) e nel suolo (foglie e legno morti), risultando fondamentali nell’equilibrio del clima. La distruzione delle foreste è responsabile di circa un quinto delle emissioni globali di gas serra, per il cessato assorbimento di CO2 e il rilascio proveniente dagli incendi e dal suolo. In una foresta gestita in modo sostenibile, invece, c’è un giusto equilibrio tra la quantità di legname tagliato e la quantità che cresce e quindi l’assorbimento di CO2 si mantiene costante. Le foreste tropicali, che purtroppo continuano ad essere distrutte, oltre ad essere ricchissime di specie sono molto più efficienti nel fissare CO2: sei volte più della foresta di conifere boreale, una volta e mezza più della foresta temperata di latifoglie.

Foresta pluviale tropicale nel Korup National Park, Cameroon. 13


ANIDRIDE CARBONICA E COMBUSTIBILI FOSSILI

Perchè le mucche riscaldano il clima La seconda causa di cambiamento climatico, dopo la produzione di energia, è l’emissione di gas serra derivante dall’allevamento di animali, in particolare di bovini. Alla produzione di carne è difatti imputato quasi un quinto delle emissioni globali di gas serra. I principali gas serra associati alle attività di allevamento sono il metano e il protossido di azoto. 14

Aumento della quantità di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera bruciando combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale) o gas indesiderato (“gas flaring”), oppure producendo cemento, dall’inizio della rivoluzione industriale ad oggi. Fonte: Carbon Dioxide Information Analysis Center (http://cdiac.ornl.gov) A determinare queste emissioni ci sono i processi digestivi dovuti alle caratteristiche intestinali degli animali allevati, la gestione del letame e la produzione del mangime somministrato. Per esempio, le diverse preparazioni a base

di carne, maiale, manzo e pollame, producono un riscaldamento globale, per ogni kg di carne fresca, variabile da 3,2 o 4,6 kg di anidride carbonica equivalente (kg CO2e) per il pollo e il filetto di maiale, fino agli oltre 60 kg CO2e per il filetto di manzo.


QUALI ATTIVITĂ€ UMANE EMETTONO GAS SERRA?

Edilizia residenziale e commerciale 7,9% Trasporti 13,1%

Rifiuti e trattamento delle acque reflue 2,8% Fornitura di energia 25,9%

Agricoltura 13,5%

Industria 19,4%

Foreste 17,4%

Le emissioni di gas serra prodotte dalle attivitĂ umane, tra il 1970 e il 2004. Fonte: Quarto rapporto di valutazione IPCC 2007

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LE PROIEzIONI CLIMATIChE

Per prepararsi al futuro che ci aspetta è necessario innanzi tutto conoscerlo. È per questo che, ipotizzando diversi possibili scenari globali di emissione di gas serra, scienziati ed economisti dell’IPCC hanno elaborato diverse proiezioni climatiche. Nello scenario peggiore, caratterizzato dal continuo prevalente uso di combustibili fossili e da una popolazione in rapida crescita, la temperatura media globale potrebbe crescere molto (fino a +4,0°C nel 2100), con gravi conseguenze tra cui un aumento del livello del mare di 60 cm o forse più. Nello scenario più ottimistico, basato su una crescita economica pur sempre rapida, ma con un forte ricorso alle fonti rinnovabili, l’aumento medio di temperatura risulterebbe, nel 2100, superiore di +1,8°C rispetto ad oggi. Nel medio termine (nei prossimi 20 anni), indipendentemente dallo scenario, si prevede un ulteriore aumento delle temperature di 0,2°C per decennio. La buona notizia è che le cose possono ancora cambiare e sta a noi costruire il futuro che vogliamo.

Cosa succede in Italia Nel Mediterraneo potrebbero aumentare frequenza e durata dei periodi di siccità. Ad una riduzione dei giorni di pioggia potrebbe corrispondere un aumento dell’intensità dei singoli eventi, con incremento del rischio di alluvioni in diverse aree del Paese. La qualità dei suoli tenderà verso un peggioramento, in particolare nelle aree meridionali e non solo per problemi di carattere climatico ma anche per cambiamenti d’utilizzo, sovrasfruttamento, incendi, erosione e perdita di sostanza organica. Le aree aride e semi-aride che si trasformano in aree degradate interessano già ora


In futuro la qualità dei suoli italiani, specialmente nelle aree meridionali, tenderà ad impoverirsi a causa della siccità.

il 47% della Sicilia, il 31,2% della Sardegna, il 60% della Puglia e il 54% della Basilicata.

Perché alcuni negano che sia l’uomo la causa dei cambiamenti climatici? La comunità scientifica, ampiamente rappresentata nell’IPCC e da altri prestigiosi istituti di ricerca, ha espresso la convinzione che le attività umane siano la causa principale del riscaldamento globale con un grado di certezza molto elevato (“very high confidence”): questo significa che vi sono 9 possibilità su 10 che l’affermazione sia corretta, il massimo ipotizzabile! Esiste però una vera e propria corrente negazionista, che nega il cambiamento climatico in atto o il ruolo antropico in questo fenomeno. La disseminazionema di dubbi circa le oggettive conoscenze scientifiche rischia di creare confusione nei cittadini, distorcendo la percezione sui rischi climatici cui tutti siamo esposti e minando la consapevolezza della necessità e urgenza di un’efficace azione comune.


LE INCOGNITE DEL CLIMA

Non tutto è chiaro nella dinamica del clima e man mano che vengono resi pubblici i risultati di nuovi studi quasi sempre il quadro diviene più complesso. Esistono peraltro alcuni fattori in grado di amplificare gli effetti del riscaldamento, in termini scientifici “feedback”. La fusione dei ghiacci marini artici è uno di questi e sta avvenendo più in fretta del previsto. Un Pianeta che un tempo aveva due poli ghiacciati, ne avrà soltanto uno. Se l’estensione dei ghiacci marini artici si riduce, il livello del mare non sale, ma la scura superficie del mare artico prende il posto della superficie riflettente ghiacciata e la quantità d’energia solare assorbita cresce, provocando un aumento delle temperature. Tanti altri fattori (come l’aumento del vapore acqueo, lo scioglimento del permafrost) possono generare circoli viziosi tanto potenti da incrementare l’effetto serra. È quindi evidente come il clima della Terra abbia diversi modi a disposizione per prenderci di sorpresa. Non possiamo perdere altro tempo, bisogna agire ora. E ognuno di noi può farlo in prima persona! 18

Ecosistemi a rischio Gli ecosistemi hanno una certa capacità di resistere a fattori perturbanti (es. capacità di un fiume di resistere all’inquinamento). Ma la capacità di reagire ritornando allo stato iniziale dopo una perturbazione (la resilienza) ha dei limiti (es. la capacità depurativa di un lago dopo una forte immissione d’inquinanti). Oggi sappiamo che molti ecosistemi sono sottoposti a continue pressioni e questo ne indebolisce la vitalità. Se sottoposti ad un ulteriore impatto, come il riscaldamento climatico, potrebbero collassare, trasformandosi in qualcosa di molto diverso e di minor valore: un

pascolo può diventare una sterpaglia arida, un lago pescoso un bacino putrido senza vita. La velocità di questi cambiamenti determina che le specie in grado di adattarsi sono quelle più rapide da un punto di vista evolutivo, come piccoli roditori, mosche, zanzare e altri insetti dai cicli riproduttivi brevi. Animali più grandi e longevi non avranno letteralmente il tempo di adattarsi. Gli ecosistemi ci servono I cambiamenti climatici interferiscono con la capacità degli ecosistemi di fornire beni e servizi. Ad esempio, nel corso della torrida


estate 2003, boschi, foreste e suoli europei invece di funzionare come assorbitori della CO 2 atmosferica, hanno funzionato come sorgenti di emissione. Tutti i giorni usufruiamo in maniera inconsapevole e gratuita dei benefici offerti dagli ecosistemi naturali, i cosiddetti “servizi ecosistemici”: si tratta di servizi di supporto, come la formazione del suolo, la fotosintesi clorofilliana, il riciclo dei nutrienti; d’approvvigionamento, come il cibo, l’acqua, il legno; di regolazione, come il sequestro del carbonio e la stabilizzazione del clima, la qualità dell’acqua, l’assesto idrogeologico; culturali, come l’attrattività del paesaggio naturale e delle attività ricreative all’aperto. Beni e servizi ecosistemici sono sfruttati dagli esseri umani per muoversi, scaldarsi, nutrirsi, abitare. Nel 2000 le Nazioni Unite hanno evidenziato come due terzi dei servizi ecosistemici della Terra siano in calo o a rischio a causa delle attività umane e al contempo si prevede un aumento della popolazione mondiale a 9 miliardi entro il 2050: questo potrebbe comportare gravi carenze di cibo, acqua ed energia.

Una nuova era: l’Antropocene Secondo il Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, il 1750 (inizio della rivoluzione industriale) può essere considerato l’anno d’inizio di una nuova epoca, l’“Antropocene”, caratterizzata da un dominio delle attività umane tale da modificare le caratteristiche naturali del nostro Pianeta, come solo le grandi forze della natura erano precedentemente riuscite a fare. I cambiamenti indotti dalle attività umane nel suolo, negli oceani, nell’atmosfera, nella biodiversità, nel ciclo dell’acqua sono oggi chiaramente identificabili. Ma attenzione, Crutzen ci mette in guardia: la dinamica del Pianeta è caratterizzata da soglie critiche e cambiamenti improvvisi. Le attività dell’uomo possono attivare questi cambiamenti con conseguenze dannose e imprevedibili per l’ambiente e le specie viventi.


COSA SI PUÒ FARE?

Che aumento della temperatura possiamo permetterci prima che le cose diventino davvero catastrofiche? È, infatti, impossibile arrestare del tutto l’aumento delle emissioni o far scendere la temperatura. Lo possiamo però rallentare, dandoci un obiettivo. Ci sono molti buoni motivi per ritenere che non dovremmo andare oltre gli 1,5-2°C d’aumento rispetto al livello pre-industriale. “Scommetterei sul sole e l’energia solare. Che fonte di potenza!”. Thomas Edison

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Mitigare e adattarsi Per mitigare il cambiamento climatico c’è l’assoluta necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica e andare verso una gestione sostenibile delle risorse naturali per evitare che presto si giunga al loro deperimento ed esaurimento. Il rapporto dell’IPCC mostra che le possibilità tecnologiche per stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera a un livello tale da prevenire dannose interferenze umane con il sistema climatico sono già disponibili e altre lo saranno nei prossimi 30 anni, purché siano attuati incentivi adeguati. È altresì necessario un piano di azione di adattamento ai cambiamenti climatici ormai in atto.

Le tecnologie per mitigare ci sono già Il settore energetico è il principale imputato dell’attuale situazione e gioca quindi un ruolo decisivo nel successo della strategia anti-cambiamento climatico. Le soluzioni spaziano dal miglioramento dell’efficienza energetica, all’utilizzo di fonti rinnovabili con tecnologie già esistenti (es. energia idroelettrica, solare, eolica, geotermica), a quelle prossime come la produzione d’energia dalle onde e dalle maree. Nel settore dei trasporti le speranze future sono riposte nel maggior ricorso a treni e biciclette, nei biocarburanti di seconda generazione, in aerei ad alta efficienza, in veicoli elettrici e ibridi più avanzati. Nel settore delle costruzioni si punta all’efficienza energetica e ai sistemi di raffreddamento solare attivo e

passivo. Nel settore forestale la principale soluzione è arrestare la distruzione delle foreste tropicali, principali “divoratrici” di CO2. L’adattamento al cambiamento Nel frattempo dobbiamo prepararci ai cambiamenti, con misure d’adattamento che permettano di ridurre la vulnerabilità agli impatti climatici più severi. Ad esempio, con politiche di gestione dell’acqua potabile, misure preventive di difesa dalle ondate di calore, coltivazione di varietà più resistenti alla siccità ma anche con riforestazioni e opere d’ingegneria, come le strutture di difesa della costa. Da non trascurare, la salute degli ecosistemi: boschi e corsi d’acqua in buona salute sono il miglior presidio.


RIDURRE LE EMISSIONI SI PUÒ Tecnologie e pratiche disponibili

Conviene comunque

SETTORE

DISPONIBILI GIÀ OGGI

ENTRO IL 2030

Energia

Risparmio energetico; fornitura e distribuzione d’energia più efficienti; passaggio da carbone a gas; calore ed energia rinnovabili (es. idroelettrica, solare, eolica, geotermica e bioenergia).

Energie rinnovabili ancora più avanzate (es. energia da moto ondoso e maree, solare concentrato, solare fotovoltaico); cattura e immagazzinamento dell’anidride carbonica nel sottosuolo.

Trasporti

Veicoli alimentati da carburanti più efficienti; veicoli ibridi; veicoli diesel più puliti; biocarburanti; trasporti da ruota a rotaia; trasporti non motorizzati (bicicletta, a piedi).

Biocarburanti di seconda generazione; maggiore efficienza degli aeroplani; veicoli elettrici ed ibridi più avanzati con batterie più potenti e affidabili.

Edilizia

Lampadine efficienti, cucine intelligenti, impianti di riscaldamento e raffreddamento (es. frigoriferi) ad alta efficienza; isolamento termico; raffreddamento e riscaldamento solare attivo e passivo; recupero e riciclo gas inquinanti (es. fluorogenati).

Progettazione integrata di edifici: contatori intelligenti, pannelli fotovoltaici integrati nelle costruzioni.

Industria

Riciclo e sostituzione dei materiali; tecniche di recupero d’energia e calore; controllo dell’emissione di gas diversi da CO2.

Efficienza energetica più avanzata; cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica per la manifattura di cemento e ferro.

Agricoltura

Miglioramento delle tecniche d’allevamento del bestiame, produzione del riso, gestione di concimi e fertilizzanti; aumento delle riserve di carbonio nel suolo.

Miglioramento delle rese e della dislocazione delle coltivazioni che in molti luoghi non sono più adatte alle nuove condizioni climatiche.

Foreste

Riforestazione; migliore gestione delle foreste; riduzione deforestazione; gestione dei prodotti derivanti dalla raccolta del legname; produzione d’energia da biomassa.

Mappatura satellitare della trasformazione dei suoli (es. asfaltatura terreni agricoli); forestazione con alberi più efficaci nell’assorbire il carbonio.

Rifiuti

Recupero del gas metano, compostaggio dei rifiuti organici, riciclo e riduzione dei rifiuti.

Biocoperture e biofiltri.

Diversificare la produzione di energia e ridurre le emissioni di gas serra sono operazioni comunque vantaggiose. L’approvvigionamento d’energia da fonte rinnovabile ha meno rischi rispetto al petrolio, la cui disponibilità è destinata inevitabilmente a scendere e il prezzo a salire, e che non di rado è stato causa di gravi tensioni internazionali. I benefici per la salute, grazie al minore inquinamento compensano una parte sostanziale dei costi di mitigazione. Edifici efficienti dal punto di vista energetico, oltre a limitare la crescita delle emissioni d'anidride carbonica e permettere un risparmio economico, migliorerebbero la qualità dell’aria dentro e fuori casa. Avremmo una minore incidenza di malattie cardio-respiratorie, per le minori concentrazioni d'ozono al suolo, il contenimento delle malattie infettive, della mortalità, dei rischi all'incolumità personale per la frequenza minore di ondate di calore, inondazioni, tempeste, incendi e siccità… Gli investimenti nelle nuove tecnologie, infine, potrebbero creare decine di migliaia di posti di lavoro “sostenibile”.

Fonte: Quarto Rapporto di Valutazione, IPCC 2007, Gruppo di lavoro III 21


Quanto costerà? Senza sufficienti investimenti verso le energie pulite sarà molto difficile raggiungere gli obiettivi. Per trovare le risorse è stato proposto di attribuire un costo sociale al carbonio così da rimborsare la collettività per il suo impatto sul clima. Una possibilità è spostare le tasse dal lavoro all’energia: la “carbon tax” potrebbe partire da 20 dollari per tonnellata

per arrivare gradualmente a circa 240 dollari. Società energetiche, imprese e cittadini pagherebbero così tasse commisurate alle proprie emissioni e sarebbero fortemente incentivati a ridurle. Gli Stati userebbero gli introiti per sostenere anche le energie pulite e le politiche di adattamento al cambiamento climatico. Non fare nulla ci costerebbe molto di più Contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C di aumento (rispetto al 1750), riducendo così i rischi di ulteriori mutamenti climatici, farebbe risparmiare non poco grazie ai disastri evitati. In sintesi: meno persone sarebbero colpite da inondazioni, meno infrastrutture danneggiate, meno foreste bruciate, avremmo meno danni all’agricoltura e agli ecosistemi, meno estinzioni di specie, meno tensioni internazionali e conflitti… È sufficiente? Non fare nulla costerà decisamente di più! Ma è necessario agire subito perché siamo l’ultima generazione che può farlo.

Lo sapevi? Quando sparirà l’eccesso di gas serra? Se azzerassimo oggi le emissioni, alcuni gas 22

sparirebbero dall’atmosfera quasi immediatamente. Altri, come l’anidride carbonica, il principale gas serra (il 77% del totale) impiegherebbero millenni. Se, per esempio, dice l’IPCC, si riuscissero ad azzerare tutte le emissioni entro il prossimo secolo, il 20% rimarrebbe nell’atmosfera per molti millenni ancora. Molto più breve, in confronto, il tempo di vita del protossido di azoto (110 anni), degli idrofluorocarburi (22 anni) e del metano (12 anni). Cinesi e americani Recentemente la Cina è diventata il principale Paese per l’emissione di gas serra, superando gli Stati Uniti. Tuttavia i livelli di emissione pro-capite dei cinesi e delle altre economie emergenti sono ancora più bassi, con forti disparità interne. Inoltre, gran parte della responsabilità dell’attuale effetto serra è da attribuire alle emissioni storiche dei Paesi sviluppati, che da più tempo usano combustibili fossili. È per questo che finora i trattati internazionali non avevano imposto obblighi di riduzione ai Paesi in via di sviluppo. Questi ultimi si dichiarano pronti a fare la loro parte, non appena i Paesi sviluppati faranno seriamente la loro.


LA STRATEGIA DEL WWF

Le nuove ricerche sul clima mostrano che le emissioni di gas serra stanno crescendo più rapidamente del previsto. Obiettivo del WWF è scongiurare i cambiamenti del clima catastrofici, salvaguardando la Natura e le persone: per far questo, occorre da subito creare un'economia equa a bassa emissione di carbonio e arrivare ad azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050. Si dovrebbe fare tutto il possibile per mantenere il riscaldamento sotto 1,5-2 °C (rispetto al 1750). Il WWF lavora per uno sviluppo a basse emissioni di carbonio e per una politica sul clima, perché il mondo risparmi e usi l’energia in modo efficiente, perché tutta l’energia venga prodotta da fonti pulite e rinnovabili, perché sia fermata la deforestazione che ci priva di preziosi serbatoi naturali di carbonio e provoca altissimi livelli di emissioni, perché i Paesi ricchi finanzino gli sforzi di sviluppo decar- bonizzato e di adattamento al cambiamento del clima ormai inevitabile dei Paesi più poveri e vulnerabili, perché le imprese divengano attori della

Il suolo ghiacciato delle alte latitudini (permafrost) sta sciogliendosi, liberando metano e CO2. 23


soluzione e non causa del problema. Il nostro lavoro per ottenere un futuro “climate-safe” comprende: • Promuovere un nuovo accordo internazionale sul clima equo e giuridicamente vincolante; • Promuovere l’efficienza energetica, il modo più rapido e conveniente per ridurre le emissioni di CO2; • Promuovere le fonti d’energia rinnovabile; • Prevenire le emissioni di gas ad effetto serra causate dalla deforestazione (oggi produce il 20% di tutte le emissioni); • Sviluppare e promuovere strategie d’adattamento ai cambiamenti climatici, per salvaguardare le persone più vulnerabili e gli ecosistemi più minacciati. Come parte del lavoro per proteggere gli ecosistemi e promuovere l’uso sostenibile delle risorse naturali, i programmi WWF per le foreste, le acque dolci, il mare, le specie, stanno sviluppando strategie d’adattamento ai cambiamenti climatici. Il WWF ha inoltre avviato da alcuni anni un’attività di confronto e dialogo con le imprese sul tema della low carbon economy. 24

La crescente attenzione della comunità internazionale per la problematica dei cambiamenti climatici ha spinto infatti il mondo delle imprese ad adottare metodi e strumenti per il calcolo e la gestione delle emissioni di gas climalteranti. La comunità scientifica ha prodotto diversi standard per determinare l’impatto di un’azienda sul cambiamento climatico, come ad esempio la Carbon Footprint - impronta di carbonio - e il GHG Protocol, metodologia per il monitoraggio volontario delle emissioni redatto dal World Resource Institute. Questi strumenti, se integrati nella strategia delle aziende, possono portare notevoli miglioramenti delle performance non solo ambientali ma economiche di un’organizzazione. In questo scenario, il WWF incoraggia e supporta lo sviluppo di politiche aziendali orientate alla riduzione dei consumi energetici e alla promozione di efficienza energetica e energie rinnovabili, con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità dei processi produttivi e ridurre l’impatto sull’ambiente.


L’IMPEGNO DI SOFIDEL PER IL CLIMA E L’AMBIENTE

Sofidel è la prima grande azienda italiana ad aver aderito al programma internazionale WWF Climate Savers. WWF propone alle grandi aziende di adottare volontariamente piani di riduzione delle emissioni di gas serra, attraverso strategie e tecnologie innovative che consentono loro di assumere il ruolo di leader nella riduzione delle emissioni di CO 2 in un determinato settore. In collaborazione con un istituto di ricerca, WWF ha analizzato le performance energetiche di Sofidel ed è stato definito congiuntamente un piano d’azione. Il Gruppo si è impegnato a ridurre le emissioni di CO2 dell’11% entro il 2012 e del 26% entro il 2020, rispetto al livello del 2007 (che ammontava a 531.315 tonnellate). Un obiettivo per il quale, fra il 2008 e il 2011, sono già stati investiti oltre 18 milioni di euro. Gli interventi hanno riguardato l’incremento dell’utilizzo delle fonti rinnovabili (es. coperture fotovoltaiche per stabilimenti), il miglioramento dell’efficienza d’impianti e attrezzature (es.

lampade a LED), l’investimento in impianti di cogenerazione. Nello specifico, le azioni di riduzione riguardano le emissioni dirette causate dai processi produttivi e dal consumo di energia elettrica.

agiscono a favore del clima riescano a cogliere anche notevoli opportunità di sviluppo: la lotta al cambiamento climatico, infatti, si può tradurre in efficienza e risparmio energetico, innovazione e competitività.

Sono state inoltre analizzate le emissioni indirette, associate alla produzione delle materie prime e alla distribuzione dei prodotti finiti, per valutare prossimi progetti anche in quest’ambito.

Le politiche di sostenibilità di Sofidel in campo ambientale riguardano anche altri aspetti globali oltre al clima, quali l’impegno nella salvaguardia dei patrimoni forestali e l’ottimizzazione dell’utilizzo della risorsa idrica.

L’accordo tra WWF e Sofidel prevede un sistema di monitoraggio periodico e di verifica dei risultati raggiunti. Climate Savers è la dimostrazione di come le aziende che

SOFIDEL È STATA LA PRIMA GRANDE AzIENDA DEL SETTORE TISSUE AD ADERIRE AL PROGRAMMA INTERNAzIONALE WWF CLIMATE SAVERS.

Il tema dell’approvvigionamento responsabile delle materie prime di origine forestale è uno dei più rilevanti per il Gruppo. 25


Il Gruppo Sofidel

Più di 40 anni di storia, 28 realtà societarie e 25 siti produttivi presenti in 12 Paesi – Italia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Belgio, Francia, Croazia, Germania, Polonia, Romania, Grecia e Turchia – oltre 4461 dipendenti, un fatturato consolidato di 1456 milioni di euro (2011), Sofidel, a capitale italiano, occupa in Europa la seconda posizione per capacità produttiva nel settore del tissue, carta per uso igienico e domestico. Regina, il brand più noto, è presente su tutti i mercati di riferimento. Altri brand sono SuperSoft Softis, Le Trèfle, Sopalin, Yumy, Soft & Easy, Volare, Onda e Papernet.

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Nel 2011, il 99,3% dell’approvvigionamento di cellulosa è avvenuto da fonti certificate o controllate secondo i principali schemi di certificazione (42,6% FSC; 35,7% PEFC; 21% FSC-CW). Il restante 0,7% è certificato secondo altri schemi di certificazione forestale. Sofidel, che ha all’attivo un confronto con WWF Italia anche sul tema dell’approvvigionamento responsabile, opera per consolidare nel tempo questo impegno verso le fonti certificate. Environmental Paper Company Index L’impegno di Sofidel sul tema della sostenibilità ambientale è stato di recente premiato: nell’Environmental Paper Company Index, la classifica internazionale sulle performance ecologiche delle aziende della carta, Sofidel è risultato al primo posto nella categoria Clean Production (settore Tissue), per il ridotto impatto ambientale dei processi produttivi (energia e emissioni di CO 2 , utilizzo di acqua, gestione dei rifiuti, sostanze chimiche). Info su: www.panda.org/papercompanyindex


COSA PUÒ FARE OGNUNO DI NOI?

Il cambiamento climatico è il problema più grave che il mondo debba affrontare. È facile illudersi che sia un problema di qualcun altro, che altri subiscono e che altri debbano risolvere. Eppure non è così, lo dice il nome stesso: il riscaldamento globale è un problema “globale”. Nessuno è al riparo dalle sue conseguenze, tutti siamo parte del problema, ognuno deve far parte della soluzione. Nulla di quello che avete letto nelle pagine precedenti sarà attuato se tutti noi non cambieremo i nostri comportamenti, agendo in prima persona attraverso le scelte della vita quotidiana e contribuendo ognuno secondo il proprio ruolo: istituzioni, imprese e cittadini. È importante creare un “movimento” per il clima, sensibilizzando amici e colleghi, sostenendo attivamente le organizzazioni che se ne fanno carico. Ognuno di noi, inoltre, può cercare di cambiare, riducendo, quando possibile, la propria impronta di carbonio: non è difficile! Ecco alcuni suggerimenti.

Abitazione Ogni volta che utilizziamo energia per riscaldare e raffreddare la casa, per scaldare l’acqua, per accendere le luci e alimentare elettrodomestici e dispositivi elettronici, da qualche parte viene rilasciata una certa quantità di CO2: 1. D’inverno non esageriamo con il riscaldamento, non superiamo i 18-20°C. D’estate, se usiamo l’aria condizionata, non teniamola a meno di 26-28°C. Oltre al clima, fa bene alla salute. 2. Usiamo lampadine a basso consumo. 3. Non lasciamo in stand-by gli apparecchi che non usiamo, spegniamoli bene (o stacchiamo la spina).

Trasporti Il trasporto su gomma è responsabile dell’emissione di milioni di tonnellate di CO2, nella quotidianità cerchiamo di spostarci in modo più efficiente:

IL CLIMA CAMBIA, CAMBIAMO ANChE NOI!

4. Usiamo la bicicletta per gli spostamenti brevi, oppure andiamo a piedi. 5. Utilizziamo mezzi pubblici e car-pooling, la condivisione di un mezzo di trasporto privato da parte di più persone. Alimentazione Quando pensiamo al nostro pasto, oltre all’apporto energetico in calorie consideriamo anche la quantità di energia necessaria a produrlo e per farlo arrivare 27


sulle nostre tavole. Quindi: 6. Scegliamo prodotti di stagione e che non vengano da lontano. 7. Compriamo il necessario, evitando sprechi. 8. Riduciamo il consumo di carne, evitando soprattutto quella bovina.

TUTTI SIAMO PARTE DEL PROBLEMA, OGNUNO DEVE FAR PARTE DELLA SOLUzIONE.

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Beni e servizi È necessaria energia per produrre, trasportare e gestire le merci in vendita. Oggi la maggior parte dell’energia è prodotta bruciando combustibili fossili, con grandi emissioni di CO2: 9. Ripariamo, ricicliamo e riusiamo. Prima di buttare un oggetto, chiediamoci a chi potrebbe essere utile ancora. Prima di acquistare qualcosa di nuovo, consideriamo l’idea di trovarla da chi non ne ha più necessità e magari se ne vorrebbe disfare. 10. Quando compriamo un elettrodomestico, controlliamo sempre l’etichetta energetica: scegliamo apparecchi efficienti, di classe almeno A+. Costeranno forse un po’ di più, ma ogni anno risparmieremo sulla bolletta!


ABC PER SAPERNE DI PIù AEROSOL Particelle solide o liquide sospese nell’aria, minuscole (da 0,01 a 10 milionesimi di metro), di origine naturale o antropogenica. Possono influenzare il clima in diversi modi: sia direttamente, disperdendo e assorbendo la radiazione, sia indirettamente, agendo da nucleo di condensazione delle nuvole attorno al quale si addensano polvere, fumo e composti di zolfo (solfati). ALBEDO L’albedo (dal latino albédo, “bianchezza”, da album, bianco) è la frazione di radiazione solare riflessa dalla superficie o da un oggetto, spesso espressa in percentuale. L’albedo massima è 100% quando tutta la luce incidente viene riflessa, quella minima è 0% quando nessuna frazione della luce viene riflessa. Le superfici coperte da neve hanno un albedo alta (fino a 80-90%), i suoli hanno

un albedo medio-bassa, le superfici coperte da vegetazione (20%) e gli oceani (3,5%) hanno un albedo bassa. L’albedo del Pianeta Terra, che influenza la temperatura globale, varia principalmente con i cambiamenti nella copertura di nubi, neve, ghiaccio. ATMOSFERA TERRESTRE È l’involucro gassoso che circonda la Terra. Composta principalmente da azoto (N2), ossigeno (O2), e in misura minore da gas come argon, anidride carbonica e metano. È costituita da strati successivi di densità diverse: la troposfera (fino a 10-15 km di quota); la stratosfera (15-45 km di quota), dove è massima la concentrazione di ozono (20-25 km di quota); la mesosfera (45-80 km) e la termosfera (>80 km). CAMBIAMENTI CLIMATICI I tre principali fattori, in grado di alterare il

clima sulla Terra, sono: 1) variazioni nella radiazione solare (es. dovute ad una variazione dell’orbita della Terra attorno al sole); 2) variazioni dell’albedo, cioè della frazione di radiazione solare che viene riflessa in varie parti della terra (es. copertura nevosa e del ghiaccio); 3) immissione di gas serra in atmosfera. CICLO DEL CARBONIO Il carbonio viene scambiato ininterrottamente tra i quattro “serbatoi” terrestri: atmosfera, biosfera, oceani e litosfera. Grazie alla fotosintesi delle piante, entra nei composti organici e quindi nella catena alimentare, ritorna infine all’atmosfera attraverso la respirazione. In natura il bilancio è sempre in pareggio. Parte del carbonio è assorbito poi dagli oceani, mentre nuovo carbonio torna in circolo grazie ai vulcani e

“Sono le piccole cose che fanno la differenza. La mia piccola cosa è piantare alberi”. Wangari Maathai

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all’erosione delle rocce. Le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo, invece, alterano l’equilibrio del sistema: l’anidride carbonica si accumula nell’atmosfera, in quanto i processi di assorbimento naturale non riescono a compensare del tutto il flusso di carbonio. FEEDBACK CLIMATICO Un meccanismo d’interazione reciproca all’interno del sistema climatico è chiamato “feedback climatico” (o retroazione) quando il risultato di un primo processo determina cambiamenti in un secondo processo che a sua volta influenzano anche quello iniziale. Il feedback può essere positivo, se amplifica il processo originario, negativo se lo riduce. FORzANTE CLIMATICA O radiative forcing, forzante radiativo. È una perturbazione imposta all’equilibrio energetico del Pianeta che tende ad alterare la temperatura globale. Può essere causata da un fattore sia naturale (es. vulcani, radiazione solare) che umano (es. deforestazione, quantità di gas e aerosol ad effetto serra). Le forzanti positive riscaldano la superficie, quelle negative la raffreddano. Anche piccole forzanti protratte nel tempo possono 30

causare grandi cambiamenti nel clima. Si misura in W/m2: watts per metro quadro di superficie terrestre. Per avere un’idea: la forzante (negativa) che innescava periodicamente le glaciazioni misurava 1 W/m2, mentre la forzante dovuta alle attività umane vale oggi circa 1.6 W/m2: una forzante notevole. GAS SERRA Sono quei gas presenti in atmosfera, sia di origine naturale sia antropica (prodotti dall’azione umana), che assorbono ed emettono radiazione a specifiche lunghezze d’onda nella radiazione infrarossa, emessa dalla superficie della Terra, dalla stessa atmosfera e dalle nuvole. Questa loro proprietà causa il fenomeno noto come effetto serra. I principali gas serra sono: il vapore acqueo, l’anidride carbonica (CO2), il protossido di azoto (N2O), il metano (Ch4) e l’ozono (O3). Oltre a questi gas di origine anche naturale, esiste un’ampia gamma di gas serra di origine esclusivamente antropica, come i gas alogenati (che hanno un tempo di vita lungo e un forzante radiativo molto superiore a quello dell’anidride carbonica), tra i quali i più conosciuti sono i clorofluorocarburi (CFC).


OzONO Gas componente naturale dell’atmosfera, e che ha un ruolo fondamentale nella vita sulla Terra. Nella stratosfera, lo strato di ozono (a 20-25 km sopra la superficie terrestre) ripara da parte delle radiazioni ultraviolette, che possono danneggiare o uccidere le cellule umane. Per la loro azione distruttiva verso l’ozono sono stati banditi dal protocollo di Montreal alcuni gas, tra cui i CFC (clorofuorocarburi), utilizzati come solventi, propellenti per aerosol e pulizie industriali e liquidi refrigeranti per condizionatori d’aria. PERMAFROST Strato di terreno permanentemente gelato che si trova, a profondità non minori di qualche metro, nel sottosuolo di varie zone, specialmente ad alta latitudine e ad alta quota. PROTOCOLLO DI KYOTO Sottoscritto a Kyoto da più di 160 nazioni nel 1997, ed entrato in vigore nel 2005 dopo la ratifica da parte della Russia, è il primo trattato globale che fissa un tetto massimo alle emissioni di gas serra da parte dei paesi industrializzati. I paesi aderenti hanno accettato infatti di ri-

durre le emissioni di sei gas (anidride carbonica, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) del 5,2% rispetto ai valori del 1990, nel periodo 2008-2012. Per assolvere il compito al minor costo possibile, il trattato introduce alcune novità: • i “Meccanismi di sviluppo” che consentono ai paesi industrializzati di realizzare progetti nei paesi in via di sviluppo beneficiando di crediti di emissione; • l’“Implementazione congiunta” che permette a due paesi di condividere i tagli dei gas serra insieme ai crediti derivanti;

• e il “Mercato delle emissioni” che consente la vendita/acquisto di crediti di emissione tra paesi industrializzati. SVILUPPO SOSTENIBILE È il percorso di sviluppo verso una società sostenibile, in grado di rispondere ai bisogni umani fondamentali senza minacciare la sopravvivenza dell’ambiente naturale e le prospettive di vita delle generazioni future. La sostenibilità mira a migliorare la qualità della vita umana mantenendola entro i limiti della capacità di carico degli ecosistemi che ci sostengono. 31


VUOI SAPERNE DI PIÙ? Vai su wwf.it/clima Potrai anche calcolare la tua impronta di carbonio!

CREDITI FOTOGRAFICI Arch. fotografico WWF Italia; Arch. WWF-Canon (K. Holt WWF-UK, M. Gunther, M. Roggo, I. Vega, M. Depraz, M. Edwards, M. Rautkari, National Geographic Stock/M. Thiessen, S. Kinnerød, T. Haugersveen WWF Norway, Wim van Passel); Arch. Sofidel (A. Puccinelli); www.flickr.com/baldeaglebluff; www.flickr.com/travfotos; Polar Science Center, Applied Physics Lab, University of Washington.

Nella pagina accanto: Groenlandia, un grande lago si è appena formato sul ghiacciaio.


www.sofidel.it

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Via Di Lucia, 23 55016 Porcari (LU) Tel + 39 0583 26 81

Il clima sta cambiando - IT - 2012  

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