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INDICE Lettera dell’Amministratore Delegato Sofidel

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Introduzione

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Lo Stato delle Foreste

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Le principali minacce al patrimonio forestale

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Il valore delle foreste

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Il ruolo dell’Europa nel mercato mondiale del legname

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La gestione sostenibile delle foreste

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I valori della certificazione

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L’impegno del WWF: Zero Net Deforestation and Forest Degradation

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L’impegno di Sofidel per le foreste del pianeta

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La straordinaria ricchezza di una foresta: l’isola della Nuova Guinea

Il Cuore Verde dell’Africa

Amazzonia, il bioma pulsante di vita del Sudamerica

Il WWF Il Network TRAFFIC per il monitoraggio del mercato del legname

Da dove proviene la cellulosa utilizzata dal gruppo Sofidel Un impegno concreto e duraturo

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PERCHÉ OGNI ANNO POSSA ESSERE UN ANNO DELLE FORESTE

Sofidel è attenta agli impatti ambientali e sociali del suo operare. Non vogliamo infatti realizzare soltanto ottimi prodotti, vogliamo anche farlo in modo sempre più sostenibile, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle persone. In un tempo in cui la salvaguardia delle risorse naturali e i cambiamenti climatici sono questioni pressanti e in cui si vanno affermando nuove priorità, siamo tutti chiamati a un supplemento di consapevolezza e di responsabilità per sviluppare una visione più ampia ed estesa del nostro lavoro. L’unica che nel tempo possa “garantirci” come uomini e come impresa. Lo facciamo in qualità di membri del programma del WWF internazionale Climate Savers perseguendo volontariamente la riduzione delle nostre emissioni di CO2 e, su un altro piano, attraverso una gestione particolarmente virtuosa della risorsa idrica. Come produttori di carta un’attenzione 4

speciale la dedichiamo però ovviamente anche a quella che rappresenta la nostra principale materia prima: la cellulosa. È positivo poterlo affermare in questo 2011, Anno Internazionale delle Foreste: oggi il 94,2% della cellulosa da noi utilizzata proviene da fonti certificate o controllate. Noi di Sofidel, del resto, vogliamo garantire in modo continuo il nostro impegno per la salvaguardia di questa risorsa fondamentale per la vita del pianeta. E un modo significativo per farlo è anche

quello di contribuire a diffondere e far conoscere dati e informazioni. Adoperarci per far sapere e capire. Per questo insieme al WWF Italia, che ringrazio per la collaborazione offerta, abbiamo pensato di realizzare questa piccola pubblicazione. Qualcosa da conservare, da far durare, da portare magari ai nostri ragazzi. Un viatico per gli anni a venire. Perché anche grazie a questo contributo ogni anno possa essere un Anno delle Foreste. LUIGI LAZZARESCHI Amministratore Delegato Gruppo Sofidel


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INTRODUZIONE

Con una apposita risoluzione, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel dicembre del 2006, dichiarò che il 2011 sarebbe stato l’Anno Internazionale delle Foreste, dedicando simbolicamente l’attenzione del mondo intero a questo irrinunciabile patrimonio e richiamando così l’impegno di tutti per tutelarle, conservarle e gestirle responsabilmente. Questa Risoluzione era frutto anche di quello cui si stava assistendo, dell’immagine a tutti nota degli ultimi tre decenni caratterizzati da un incessante processo d’incontrollata deforestazione, con

conseguenze come perdita di biodiversità, conflitti sociali, povertà e cambiamenti climatici senza precedenti. L’impegno richiamato dall’ONU intendeva lanciare un grido di allarme sulla mancanza di adeguate politiche sociali in molte aree forestali del nostro pianeta, sullo sviluppo di economie locali condizionate da fenomeni di corruzione e sempre più spesso assoggettate alle leggi di un mercato globale che ne condiziona le scelte politiche e gestionali, fenomeni che stanno compromettendo la conservazione del patrimonio forestale mondiale ed in particolare di quelle foreste primarie che mantengono i più alti valori di biodiversità. Nell’Anno delle Foreste l’intera comunità internazionale, enti e istituzioni, governi, organizzazioni e imprese sono stati chia-

mati ad impegnarsi per la salvaguardia di questo patrimonio e per trovare e percorrere le possibili strade per coniugare conservazione ed economia, tutela e sviluppo del nostro patrimonio forestale.

Ancora oggi le minacce alle foreste primarie del pianeta sono numerose: in molte aree del mondo interessi economici – spesso di singoli – continuano a sviluppare violenti processi di deforestazione, nonostante da tutti sia riconosciuto il valore e le importanti funzioni connesse alla conservazione delle foreste. È cresciuta però al contempo una nuova consapevolezza e le conoscenze acquisite consentiranno ai diversi attori coinvolti di operare scelte responsabili e intraprendere quei percorsi virtuosi che possano consentire di preservare, gestire e sfruttare responsabilmente questo patrimonio. L’impegno comune di istituzioni, cittadini ed imprese deve essere quello di adottare buone pratiche e soluzioni innovative per percorrere insieme la strada della sostenibilità. 5


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LO STATO DELLE FORESTE

La superficie forestale a livello mondiale è all’incirca pari a 4 miliardi di ettari, il 31% della superficie terrestre. Una estensione che, rapportata alle stime del 2010 sullo stato della popolazione, evidenzia come vi sia una disponibilità di circa 0.6 ha di foresta a persona, considerando le foreste in generale, senza distinguere tra quelle

SOLO IL 36% DELLA SUPERFICIE FORESTALE È CONSIDERATO “FORESTA PRIMARIA” 6

primarie, vergini e non interessate dalla pesante mano dell’uomo e tutte le altre. Se volessimo considerare solo le foreste primarie, quelle mai tagliate dall’uomo, in cui non vi sono segni di degrado, allora la percentuale scenderebbe notevolmente: oggi solo il 36% della superficie forestale è considerato “foresta primaria” e negli ultimi 10 anni se ne sono persi oltre 40 milioni di ettari. Dai dati del Global Forest Resources Assessement del 2010, redatto dalla FAO, tra gli Stati che mantengono ancora oggi le più importanti e maggiori superfici forestali vi sono la Russia con 809 milioni di ettari, il Brasile con 520 milioni di ettari, il Canada con 310 milioni, gli Stati Uniti con 304 milioni, seguiti dalla Cina con 207 milioni di ettari di foreste. La Cina, negli ultimi decenni, pure continuando a perdere foreste primarie per l’avanzata di una agricoltura sempre più

GRAFICO DELLE FORESTE DEL PIANETA (Global Forest Resources Assessement del 2010, FAO)

Africa Asia Europa Nord e Centro America Oceania Sud America Mondo

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100

(%)

Foreste primarie

Aree riforestate naturalmente

Aree riforestate artificialmente


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TREND DELLA SUPERFICIE FORESTALE (1990-2010) 1.200 1.000 800 600 400 200 0

Africa

Asia

Europa

1990

spinta, ha intrapreso un processo di riforestazione legato in primo luogo alla grande necessità di risorse forestali, utili alla propria economia. Seguono infine questi paesi: la Repubblica Democratica del Congo con 154 milioni di ettari, l’Australia con 149 milioni di ettari e l’Indonesia con appena, si fa per dire, 94 milioni di ha di foreste. L’Indonesia è però anche uno dei Paesi maggiormente interessati da estesi processi di deforestazione, che stanno compromettendo

Nord e Centro America 2000

Oceania

Sud America

2010

la conservazione di alcune delle foreste primarie più ricche di biodiversità del nostro pianeta. Pur evidenziando un leggero miglioramento nel confronto con i decenni precedenti, la tendenza ci mostra però ancora oggi come i processi di deforestazione, che riguardano la conversione di foreste tropicali in piantagioni, aree a pascolo e terreni agricoli, continuino a ritmi allarmanti, con una perdita di


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La straordinaria ricchezza di una foresta: l’isola della Nuova Guinea L’isola della Nuova Guinea rappresenta meno dello 0,5 per cento dell'intera superficie terrestre, ma mantiene tra il 6 e l’8% delle specie finora scoperte a livello mondiale: e ben due terzi di queste sono uniche, presenti solo qui. Si tratta della più grande isola tropicale, con un territorio suddiviso in due Stati, (ad ovest l'Indonesia, ad est la Papua Nuova Guinea), che ancora oggi mantiene la terza più grande foresta tropicale dopo quelle dell'Amazzonia e del Bacino del Congo. Qui, un team di ricercatori sostenuto dal WWF, ha esplorato e catalogato la biodiversità delle foreste nel periodo tra il 1998 ed il 2008, arrivando in soli dieci anni a scoprire 1.060 specie nuove alla scienza: 218 piante tra le quali 100 orchidee, 43 rettili, 12 mammiferi tra i quali una specie unica di delfino e ancora 580 invertebrati, 134 anfibi, 2 specie di uccelli e 71 pesci, con un raro squalo che vive lungo le rive di alcuni dei fiumi più impenetrabili dell’isola. Dal rapporto del WWF emerge una straordinaria ricchezza e si evince quanta e quale sia la straordinaria varietà che le foreste tropicali, e non sono quelle, riescono ancora a custodire. Nonostante la remota posizione, gli habitat naturali della Nuova Guinea stanno però scomparendo ad una velocità allarmante. Le foreste dell’isola sono esposte a serie minacce: il taglio, lo sfruttamento delle miniere, il commercio delle specie selvatiche e la conversione in aree agricole, specialmente per l’olio di palma.

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OGNI ANNO 13 MILIONI DI ETTARI DI FORESTE TROPICALI VENGONO RICONVERTITI IN PIANTAGIONI, AREE A PASCOLO E TERRENI AGRICOLI circa 13 milioni di ettari di foreste l’anno: un dato inferiore rispetto ai 16 milioni di ettari annuali relativi al decennio 1990/2000, ma sempre troppi. In Europa e Nord America le foreste continuano a crescere o ad occupare le stesse superfici, in molte aree crescono i processi di forestazione o riforestazione, e questi nuovi

boschi (nella maggiore parte dei casi piantagioni produttive) sono arrivati a costituire il 7% dell’area totale forestale, ovvero 264 milioni di ettari. Di contro, aree come il Sud e Centro America, l’Africa equatoriale (con le sue estese foreste del Bacino del Congo), le lussureggianti foreste del Sudest asiatico (come

quelle del Borneo, di Sumatra, del bacino del Mekong o quelle ancora in gran parte inesplorate della Papua Nuova Guinea), sono alcune delle aree maggiormente interessate dai processi di deforestazione. Stiamo parlando delle foreste tropicali del nostro pianeta, delle foreste più ricche di biodiversità, foreste che celano ancora oggi 9


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LA DOMANDA INARRESTABILE DI RISORSE NATURALI E L’AVANZATA DELLE ATTIVITÀ DELL’UOMO MINACCIA FORTEMENTE LE FORESTE PRIMARIE

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ai nostri occhi angoli inesplorati e migliaia di nuove forme di vita. Le foreste primarie rischiano di soccombere davanti all’avanzata di attività umane e di scelte politiche e gestionali poco responsabili e lungimiranti, stimolate da processi economici globali. Una crescente domanda di risorse naturali che minaccia indirettamente anche le aree forestali incluse all’interno di aree protette, che per tali problemi continuano a ridursi in estensione e che sono sempre più frammentate. Se si considera la conversione forestale relativa alla copertura esistente nella regione, l’Asia, con solo un quarto della superficie della foresta Amazzonica, si colloca in cima alla classifica dei peggiori, con circa 1,5 milioni di ettari rimossi ogni anno dalle 4 isole principali dell’Indonesia: Sumatra, Borneo-Kalimantan, Sulawesi e Irian Jaya (il settore indonesiano dell’isola di Papua). Inoltre, anche se la perdita delle foreste sembra oggi rallentare, in America Latina e nel sud-est Asiatico, il tasso continua ad accelerare. A livello globale, foreste tropicali le più estese ed importanti sono concentrate in


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Africa centrale, all’interno del Bacino del Congo e in paesi come il Camerun, il Gabon, la Repubblica Centro Africana, il Congo e la Repubblica Democratica del Congo, nel Sudest asiatico in Laos, Cambogia, Myanmar, Malesia, Indonesia, Tailandia e Vietnam ed in America del Sud nell’area amazzonica e lungo la catena delle Ande fino alle foreste nuvolose della Provincia di Salta e di Tucuman in Argentina. Le profonde modificazioni indotte dall’uomo sulle foreste tropicali compromettono anche il loro ruolo di serbatoi di carbonio. Una delle funzioni delle foreste è infatti quella di assorbire il carbonio dall’atmosfera immagazzinandolo nel legno: una funzione che viene ovviamente compromessa dai processi di deforestazione e degradazione, con il conseguente aumento dell’immissione di gas serra in atmosfera. Se si riuscisse ad arrestare l’attuale deforestazione si eliminerebbero un quinto delle emissioni attuali, e ciò rappresenterebbe un contributo sostanziale alla lotta al fenomeno del cambiamento climatico.

FERMARE LA DEFORESTAZIONE PERMETTEREBBE LA RIDUZIONE DI UN QUINTO DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA

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LE PRINCIPALI MINACCE AL PATRIMONIO FORESTALE

LA DISTRUZIONE DELLE FORESTE È FAVORITA SPESSO DALLA MANCANZA DI UNA ADEGUATA GOVERNANCE LOCALE ED INTERNAZIONALE

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Sono diverse e molteplici le cause che innescano i processi di deforestazione e degrado delle foreste, spesso strettamente connesse alla estrema povertà e alla crescita demografica proprio in quei paesi che mantengono alcuni degli ecosistemi forestali più grandi ed importanti. L’analisi di questi processi porta ad evidenziare cause dirette, riconducibili alle attività umane e ad interessi economici preminenti, come il taglio non responsabile del legname per il mercato internazionale o per il consumo locale, i processi di ampliamento di terreni da dedicare all’agricoltura e all’allevamento zootecnico, la creazione di infrastrutture, l’esplorazione petrolifera e mineraria, incendi e altro ancora. Spesso non vi è una sola causa all’origine di questi processi, ma una serie di concause che determinano interventi di deforestazione e che sono facilitate da una mancanza di governance locale, fenomeni di corruzione, politiche sociali inadeguate e mancato riconoscimento dei valori ambientali ed economici delle risorse forestali interessate. La comunità internazionale deve e può oggi prioritariamente interve-

AREE CONSIDERATE A RISCHIO DI DEFORESTAZIONE E RELATIVE CAUSE Foreste minacciate (%)

Estrazione del legname

Miniere, Deforestazione strade e per agricoltura infrastrutture

Eccessiva Altro rimozione di vegetazione

Africa Asia

77 60

79 50

12 10

17 20

8 9

41 24

Nord e Centro America Sud America Russia e Europa Oceania Mondo

29 54 19 76 39

83 69 86 42 72

27 53 51 25 38

3 32 4 15 20

1 14 29 38 14

14 6 18 27 13

Nota: l’area totale minacciata può dare una somma superiore al 100% in quanto una stessa area può essere sottoposta a più rischi contemporaneamente. “Deforestazione e processi di degrado delle foreste globali”- ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, 2009

nire e definire sistemi adeguati di governance.

In diversi contesti forestali, come ad esempio le estese foreste del Bacino del Congo,


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lo sviluppo di crescenti reti stradali, permanenti o temporanee, legate allo sfruttamento di queste aree, contribuisce al loro degrado: queste infrastrutture infatti facilitano la penetrazione all’interno delle aree, causando lo sviluppo di fenomeni di caccia intensa e aumentando il rischio di estinzione locale per diverse specie selvatiche cacciate non più soltanto per la sussistenza primaria delle comunità locali, ma anche per essere immesse su un mercato nazionale ed internazionale spesso illegale. Negli ultimi anni in alcuni degli ambienti forestali più delicati del nostro pianeta dalle foreste indonesiane a quelle del Bacino del Congo, i più importanti processi di deforestazione sono stati strettamente collegati all’espansione agricola, con lo sviluppo esponenziale di piantagione di palma da olio o di legname per l’industria. Alcuni gruppi privati irresponsabili, facilitati da relazioni politiche e dalla mancanza di adeguati sistemi normativi e di governance nazionale, hanno infatti potuto acquisire facilmente negli anni diritti di prelievo e concessioni. Come sopra evidenziato, la distruzione delle foreste è favorita spesso dalla mancanza di una adeguata governance locale ed internazionale, problema al quale gli interventi nor-

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Il cuore verde dell’Africa Il Bacino del Congo, cuore verde dell’Africa, è uno dei tre complessi forestali più estesi e meglio conservati ancora oggi esistenti. Nel suo complesso è costituito da 1,8 milioni di km2 di foresta tropicale, circa il 15% del totale di superficie forestale tropicale rimasto al mondo. Oggigiorno la regione del bacino del Congo è minacciata dallo sfruttamento incontrollato, non regolato e insostenibile delle sue risorse naturali, e dallo sviluppo di progetti per grandi infrastrutture come strade, dighe, nuovi villaggi e negli ultimi anni dall’inarrestabile bisogno di nuove terre per piantagioni di olio di palma. Se nei prossimi anni non si sviluppa una politica comune da parte dei diversi stati interessati e non si delinea una politica d’insieme, questa immensa foresta naturale, uno dei più grandi serbatoi di acqua dolce del mondo, potrebbe venire irrimediabilmente compromessa. Ciò potrebbe risultare nella perdita di gran parte della restante foresta (il 70% delle foreste del Bacino del Congo potrebbe scomparire entro il 2040) e nell’irreparabile danneggiamento degli ecosistemi acquatici, mettendo a repentaglio la ricca flora e fauna, così come la sopravvivenza, la salute e il benessere di più di 75 milioni di persone. Una ulteriore conseguenza di tale distruzione sarà che le emissioni di CO2 dovute ad una deforestazione di tale portata avranno un impatto maggiore sul clima sia a livello regionale che globale. Per evitare tutto ciò e garantire uno sviluppo sostenibile che possa coniugare e soddisfare le aspirazioni di crescita degli abitanti che attualmente vivono in povertà, il WWF ha promosso l’iniziativa “Green Heart of Africa”, per promuovere l’impegno da parte dei principali soggetti attivi nella regione, al fine di conciliare la conservazione e lo sviluppo e promuovere opportunità economiche che integrino la sostenibilità sociale e ambientale.

mativi e regolamentari degli ultimi anni stanno cercando di porre rimedio, anche su di un piano internazionale. Invertire questa tendenza è infatti possibile. Tagli e commerci di materiale illegale possono, senza alcun dubbio, essere contrastati, garantendo per le foreste i diritti di proprietà e legislazioni efficaci, sostenute da politiche concrete in tema di sostenibilità ambientale, e da un coinvolgimento attivo delle comunità locali, fondamentali per approvare attività che interessano i loro territori e che possono rappresentare per loro una buona

fonte di reddito e una possibilità di migliorare le loro condizioni di vita. Allo stesso tempo i mercati possono giocare un ruolo fondamentale per favorire una migliore gestione delle foreste, con l’adozione di misure che comprendano acquisti responsabili, politiche di investimento che ricompensino i produttori rispettosi degli standard fissati dalle direttive e degli standard di certificazione volontaria, incentivi per i consumatori che scelgono beni realizzati in modo sostenibile, e il divieto di commerciare legname di origine illegale. 13


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IL VALORE DELLE FORESTE

Le foreste ospitano l’80% della diversità di specie presenti sulla Terra, e le loro vite sono indissolubilmente connesse, poiché la conservazione di queste specie dipende dalla conservazione delle loro foreste. Le foreste, tropicali o temperate, di conifere o a latifoglie, sono la casa – l’unica casa – per specie carismatiche

1,6 MILIARDI DI PERSONE VIVONO DELLE FORESTE E DEI LORO PRODOTTI

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quali la tigre e il cervo sardo, l’orango e il wapiti, il giaguaro e il gaur, i gibboni ed i gorilla, gli scimpanzé e il leopardo nebuloso, l’Okapi ed i langur, l’ippopotamo pigmeo e i cacatua, solo per citare alcuni esempi di diversità animale del nostro pianeta. Oltre a ospitare questa incredibile biodiversità, almeno 1,6 miliardi di persone vivono delle foreste e dei loro prodotti, di questi 300 milioni vivono nelle foreste e 60 sono i milioni di indigeni che non potrebbero mai concepire un mondo senza foreste. In molti paesi in via di sviluppo le foreste forniscono alle comunità locali i beni essenziali, le risorse utili alla vita quotidiana, il cibo di cui hanno bisogno; frutti, tuberi, foglie, funghi e piccoli mammiferi, antilopi, scimmie, serpenti, tartarughe d’acqua, da cui traggono le proteine essenziali alla loro vita. In Congo, circa un terzo della popolazione dipende direttamente dalle foreste, per il

cibo ma anche per le medicine, utensili, fibre, legno da ardere etc. Le foreste garantiscono una incredibile quantità di servizi eco sistemici essenziali a noi tutti: ci proteggono dalle inondazioni, dalle valanghe, dalla desertificazione, dal dissesto idrogeologico e inoltre garantiscono acqua pura, aria pura, insieme ad una incredibile varietà di prodotti utili per la nostra agricoltura, per la ricerca medica, per la vita sul nostro pianeta. E non da ultimo, le foreste sono luoghi di ispirazione, di svago, di preghiera, sono i luoghi ideali per ritrovare la nostra dimensione più umana, in contatto con la natura di cui facciamo parte. Infine, i più recenti studi sulle foreste e i cambiamenti climatici stanno oramai evidenziando come anche le foreste mature e non solo quelle giovani contribuiscano e continuino negli anni a sequestrare carbonio dall’atmosfera, immagazzinandolo nel

legno che producono. Sono i polmoni verdi di cui non possiamo fare a meno: che dobbiamo conservare per noi stessi, per il futuro del pianeta.


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Amazzonia, il bioma pulsante di vita del Sud America Con il termine di bioma amazzonico, si definisce quell’area coperta prevalentemente da dense foreste umide tropicali con presenze relativamente minori di numerose altre tipologie di vegetazione come le savane, le foreste alluvionali, le praterie, le paludi, i boschi di bambù e le foreste di palme. Il bioma si estende su 6,70 milioni di km2 ed è condiviso da 8 stati (Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana e Suriname), oltre ai territori d’oltremare della Guyana francese. Il grande patrimonio di risorse naturali dell’Amazzonia garantisce una fonte di sopravvivenza a un grande numero di persone all’interno e al di fuori della regione. La regione amazzonica comprende il più grande sistema di foreste pluviali e fiumi della Terra. L’area ospita più di 600 diverse tipologie di habitat terrestri e di acqua dolce, dalle paludi alle praterie, per arrivare fino alle foreste planiziali e di montagna, ed ospita ben il 10% delle specie conosciute sulla Terra, comprese specie di flora e fauna endemiche e a rischio. La sua arteria principale è il Rio delle Amazzoni, di gran lunga il fiume più grande del mondo in termini di volume d’acqua scaricato in mare. Appena due ore del suo flusso basterebbero a soddisfare le esigenze idriche di New York, con i suoi 7,5 milioni di abitanti, per un anno intero. La portata media di acqua dolce, pari a 219.000 m3/s, che il Rio delle Amazzoni scarica nell’Oceano, è superiore alla somma delle portate dei fiumi Congo, Gange, Orinoco, Yangtze, Parana/Plata, Mississippi e Mekong. L’Amazzonia ospita più di 30 milioni di persone che dipendono dalle risorse e dai servizi di quest’area – e anche molti milioni di persone che vivono lontano da qui, nel Nordamerica e addirittura in Europa, risentono dell’ampia area di influenza climatica dell’Amazzonia. Circa il 9% della popolazione amazzonica (2,7 milioni di unità) è ancora composto da popolazione indigena, 350 diversi gruppi etnici, più di 60 dei quali sono ancora oggi prevalentemente isolati. Le popolazioni locali dell’Amazzonia dipendono spesso direttamente dall’ecosistema circostante per la loro sopravvivenza. In sostanza, un ecosistema più sano garantisce migliori condizioni di vita alle popolazioni locali. Pertanto, il degrado di tali ecosistemi (derivante dalle attività della popolazione stessa o da influssi esterni) contribuisce a ridurre la qualità della vita per gli abitanti. Una gestione responsabile dell’Amazzonia è un fattore cruciale, in quanto garantirebbe servizi ambientali alla popolazione umana anche al di là dei propri confini, non ultimo per via del ruolo che questa area svolge nell’ambito della battaglia contro i cambiamenti climatici globali. In questo senso, è nell’interesse di lungo periodo per le persone e le società di tutto il mondo mantenere un’Amazzonia ecologicamente sana che possa a sua volta conservare invariato il suo contributo ambientale e culturale alle popolazioni locali, ai paesi della regione e al pianeta.


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IL RUOLO DELL’EUROPA NEL MERCATO MONDIALE DEL LEGNAME

Il mercato mondiale del legname è oggi stimato in almeno 104 miliardi di dollari all’anno, con un forte sbilanciamento in termini di guadagni sulla risorsa commerciata tra i paesi produttori, in particolar modo i paesi dell’area centrafricana e sudamericana, e quelli consumatori, dove la risorsa viene esportata principalmente non lavorata e dove vi è sul prodotto finito un forte valore aggiunto. In tale contesto l’Europa si presenta come uno tra i maggiori mercati, uno dei grandi consumatori di legname, polpa e carta, un grande ed unico mercato saldamente posizionato nel panorama mondiale come primo attore nella lavorazione e trasformazione di queste risorse. I legnami tropicali rappresentano una porzione importante di quel legname importato in questo unico grande mercato, fatto oggi di 27 attori tra i quali come importatori e trasformatori spiccano paesi come la Francia, l’Italia, la Germania, il Belgio, l’Olanda. Ciò fa dell’Europa un fondamentale contesto nel quale operare per ricercare soluzioni adeguate allo sviluppo di un mercato so-

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stenibile e legale, che faccia si che l’industria di trasformazione, da quella del mobile, al parquet e non solo, tra le più apprezzate al mondo, si trasformi da semplice consumatore di tale risorsa ad interlocutore fondamentale per la pianificazione di una politica comune di conservazione e gestione sostenibile, in particolar modo di quelle foreste tropicali, quali quelle del Bacino del Congo, del sudest asiatico e il polmone amazzonico, da cui traiamo materie prime essenziali. Per alcuni legnami tropicali, quali l’Afromosia, il Ramino ed il Merbau, l’Europa per anni ha rappresentato nel mondo il mercato più impor-

tante, e in quegli stessi anni l’eccessivo sfruttamento ha evidenziato un declino di queste specie e un’innegabile alterazione e frammentazione dei loro habitat. Questi dati evidenziano chiaramente quanto il nostro serio impegno come Unione Europea e come mercato possa fare la differenza. Una delle priorità per la salvaguardia delle foreste è che il mercato si doti di regole, che escludano prodotti di non chiara origine, che mettano alla porta il legno tagliato e commerciato illegalmente, che valorizzino il prodotto sostenibile. L’Europa ha un ruolo importante nel controllo e nelle attività


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di contrasto al fenomeno dell’illegalità del mercato, proprio grazie alle differenti tipologie di prodotto importato e la diversità delle aree geografiche interessate dai diversi approvvigionamenti. Consapevole di tale sua responsabilità, l’Unione Europea ha intrapreso, negli ultimi anni, una serie di iniziative per favorire un mercato sostenibile e legale e per assistere molti dei paesi in via di sviluppo in un percorso di crescita virtuosa verso una governance della gestione forestale che potesse garantire anche il mercato europeo. Il processo FLEGT - Forest Law Enforcement, Governance and Trade, ed in ultimo la promulgazione della “Due Diligence”, non sono altro che meccanismi per facilitare la promozione di adeguati rapporti bilaterali ad hoc con i principali partner commerciali e per fare un passo avanti concreto verso la corretta gestione ed un vero uso sostenibile delle risorse forestali. Questo è oggi lo stesso impegno che alcuni attori del mercato privato stanno assumendo, l’impegno per favorire e promuovere un mercato legale, sostenibile e sempre più certificato, che garantisca l’utilizzatore finale con un processo virtuoso che vada dalla foresta al prodotto finito.

IL RUOLO DELL’EUROPA È FONDAMENTALE NEL CONTROLLO E NELLE ATTIVITÀ DI CONTRASTO AL FENOMENO DELL’ILLEGALITÀ DEL MERCATO

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LA GESTIONE SOSTENIBILE DELLE FORESTE

Una delle principali minacce alla conservazione delle foreste, come detto, è l’ illegal logging , termine con il quale ci si riferisce al legno tagliato, trasportato, lavorato, comprato e/o venduto violando o aggirando le leggi nazionali e regionali. Oggi, al livello mondiale, il commercio di legname prelevato illegalmente alimenta un giro d’affari multimiliardario e anche se questa problematica è generalmente attribuita alle foreste tropicali, l’illegalità si riscontra anche nei paesi sviluppati e in quelli in pieno sviluppo economico. In molti paesi l’illegal logging si riscontra in piccola scala, e in generale ha un impatto limitato sull’ambiente o la società. Tuttavia, in altri paesi, per lo più quelli tropicali e con una incerta stabilità economica e politica, questo fenomeno è di portata maggiore, rappresentando una seria minaccia per le foreste, le comunità locali e le specie selvatiche. Tutto questo può produrre effetti negativi e devastanti sulla biodiversità e gli ecosistemi più delicati, ad esempio foreste ad alto valore per la conservazione, incluse le aree

protette, che mantengono oggi rilevanti quantità di legname per ettaro e in cui si trovano specie di notevole pregio, che in altre parti del mondo sono state già eccessivamente sfruttate. Questi crimini forestali hanno rilevanti ripercussioni anche sulle comunità umane che perdono risorse e beni forestali naturali utili al loro sostentamento e sviluppo. Questo fenomeno ha anche un notevole impatto sociale per le centinaia di milioni di dollari di tasse evase, risorse sottratte agli stati, alle comunità, ai servizi essenziali. Alla base dell’illegal logging vi sono, ad esempio, problematiche di governance forestale e rilevanti fenomeni di corruzione, problematiche che vanno ben oltre il singolo indi-

viduo che viola le leggi. Una governance e una gestione forestale debole facilitano i processi di degradazione e distruzione delle foreste, facilitando un uso non sostenibile e un incremento di attività quali l’estrazione mineraria illegale, il bracconaggio, bonifiche e insediamento di nuove coltivazioni non autorizzate. Per far fronte a tali rischi, nella filiera del legno/carta, molte aziende hanno scelto di impegnarsi adottando politiche di approvvigionamento responsabile nelle materie prime, con specifici programmi d’acquisto in grado di escludere un possibile commercio di prodotti forestali illegali. Spesso difatti non tutto è conosciuto dell’origine delle materie prime e le stesse aziende, se non at-


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tuano corretti sistemi di Due Diligence, potrebbero trovarsi ad acquisire materia prima di non chiara origine. Pertanto per escludere legno illegale dalla propria catena di custodia, il primo passo da intraprendere è senza dubbio la definizione di una politica generale relativa all’acquisto di legname. Oggi gli strumenti e le informazioni dispo-

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nibili consentono di definire un serio programma per l’acquisto responsabile dei prodotti forestali, ponendosi obiettivi ambiziosi di miglioramento e di esclusione dalle proprie filiere di prodotti di dubbia provenienza, e favorendo l’acquisto di prodotti da foreste con certificazione attendibile L’obiettivo generale da prefissarsi dunque è

di premiare, con le politiche aziendali, una gestione forestale responsabile, che consenta di coniugare conservazione e gestione, di mantenere nel tempo integri i valori della risorsa. Il modo più semplice per evitare il commercio di legno illegale è, infatti, comprare e vendere legno certificato.

VANNO DEFINITE E ATTUATE POLITICHE PER L’ACQUISTO RESPONSABILE DEL LEGNAME 19


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I VALORI DELLA CERTIFICAZIONE

La Certificazione forestale prende origine dal concetto di Sviluppo Sostenibile portato all’attenzione del mondo scientifico dall’IUCN Unione Internazionale per la Conservazione della Natura - negli anni Ottanta. Sistema di “etichettatura”, la certificazione forestale mira a promuovere una gestione responsabile valorizzando quei prodotti ottenuti da foreste ben gestite,

Lo sviluppo del processo di certificazione prevede la messa a punto di quegli elementi fondamentali che ne delineano le caratteristiche e che potremmo riassumere in:

ganismo di Certificazione, o “Parte terza indipendente”. c. L’Accreditamento: è un meccanismo che permette di garantire la competenza degli Enti di Certificazione, la loro credibilità e la loro coerenza nei processi di certificazione. È un “controllo dei controllori”.

a. Gli standard o norme: fissano le condizioni (requisiti) che devono essere rispettate e sulle quali gli audit, o le verifiche ispettive, saranno effettuate. b. La certificazione: è il processo che permette di stabilire se gli standard sono applicati in modo corretto o meno. Quest’attività è effettuata da un Ente/Or-

Questi sono gli elementi essenziali per lo sviluppo della certificazione della gestione di una foresta, di una concessione, di un ambiente naturale. Qualora poi lo schema di certificazione debba anche servire all’identificazione e alla promozione di prodotti derivati dalle foreste certificate, diventa necessario che siano sviluppati ulteriori mec-

ossia con una gestione ecologicamente appropriata, socialmente utile ed economicamente valida.

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canismi di controllo che ne siano garanzia e valore, come: - La tracciabilità dei prodotti: si deve “mettere in piedi” un meccanismo che permetta di seguire/tracciare i prodotti in ogni tappa della catena, cioè dalla foresta d’origine fino all’ultima tappa di trasformazione e produzione. Questo meccanismo dovrà garantire che il prodotto finale proviene realmente da foreste certificate e questo processo è definito “Certificazione della catena di tracciabilità o di controllo”. - La promozione e l’etichettatura: è fondamentale che quanto indicato in riferimento a prodotti e foreste certificate, sia chiaro e credibile.


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IL PROCESSO DI CERTIFICAZIONE PREVEDE REQUISITI DA RISPETTARE, CERTIFICAZIONE DA UN ENTE INDIPENDENTE E SUCCESSIVO CONTROLLO

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Per questo sono state definite procedure e regole che descrivono i prodotti e le etichette da associare loro. Esistono diversi schemi di certificazione, tra quelli maggiormente riconosciuti vi sono l’FSC - Forest Stewardship Council e il PEFC - Programme for the Endorsement of Forest Certification. Obiettivo è promuovere una “gestione forestale ecologicamente/ambientalmente appropriata, socialmente benefica ed economicamente valida”.

Una gestione forestale “Ecologicamente/ambientalmente appropriata” presuppone delle pratiche tecniche che garantiscano e salvaguardino la conservazione della biodiversità, della produttività e di tutti quei processi ecologici propri delle foreste. Il termine “Socialmente benefico” significa che sia le popolazioni locali che la società stessa si impegnano, sul lungo periodo, a gestire la foresta in modo che tutti possano godere dei benifici che ne derivano. “Economicamente valida” significa che da una buona gestione si può realizzare un profitto utile senza pregiudicare in alcun modo le risorse forestali, l’ecosistema e le popolazioni che dipendono dal bosco stesso. La certificazione può essere adeguatamente applicata a tutti gli ecosistemi forestali del mondo (dalle foreste di dimensioni limitate, alle foreste tropicali, a quelle demaniali o regionali, a quelle date in concessione, alle piantagioni, ecc). In particolare, tali Schemi di certificazione, quali sistemi di identificazione e di etichettatura dei prodotti forestali: a. sono certificazioni internazionali b. sono funzionali secondo la dimensione del-

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l’unità forestale c. definiscono in modo chiaro gli obiettivi minimi attesi da chi gestisce il bosco d. esigono la partecipazione delle parti interessate a livello ambientale, economico e sociale e. si basano, quindi, su criteri ambientali ed economici per una gestione forestale responsabile f. si basano sul principio della trasparenza: le procedure, i documenti e i rapporti di certificazione sono pubblici e aperti a qualsiasi commento g. si basano sul principio d’indipendenza, in quanto gli Audit di terza parte sono effettuati da Enti di certificazione accreditati h. prevedono l’esistenza di un logo e di una catena di custodia ben definiti. WWF condivide in particolare lo schema di certificazione FSC, per la gestione delle risorse forestali tropicali, per i suoi elevati standard ambientali e sociali. Per le Aziende e Industrie del settore Legno e Carta, la certificazione diventa così uno strumento per dimostrare il loro impegno concreto nella salvaguardia dell’ambiente e la volontà di promuovere un uso corretto delle risorse forestali.


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IL WWF

L’IMPEGNO DEL WWF: ZERO NET DEFORESTATION AND FOREST DEGRADATION Dopo cinquant’anni di campagne per la salvaguardia del patrimonio forestale mondiale, il WWF nel 2011 Anno Internazionale delle Foreste rilancia con maggiore vigore, entusiasmo e determinazione il suo messaggio d’amore verso il Pianeta Terra. La nuova Campagna WWF Living Forests delinea un futuro più sostenibile, un impegno per lo sviluppo di un futuro possibile dove l’impronta globale dell’umanità rientri nei limiti ecologici della terra e dove le risorse di questo nostro pianeta siano equamente distribuite. Ciò affinché la popolazione umana riesca a vivere in equilibrio con la natura gestendo sostenibilmente le risorse disponibili e lasciando spazio alle altre specie selvatiche e a quegli habitat che milioni di anni di evoluzione ci hanno donato. La sfida è arrivare a un giusto equilibrio nel

Fondato in Svizzera nel 1961, il WWF è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. Con oltre 5 milioni di sostenitori, il WWF è presente in 40 paesi del mondo. 380 milioni di dollari vengono investiti ogni anno per conservare i sistemi naturali, per presidiare e tutelare il territorio a livello locale e globale, per ottenere una legislazione efficace a tutela dell’ambiente, per sensibilizzare ed attivare ampie fasce di popolazione. Il Fondo Mondiale per la Natura realizza nel mondo oltre 1200 progetti di tutela della biodiversità e opera concretamente per attivare modelli efficaci di sostenibilità dello sviluppo umano. Un programma di lavoro tracciato sulla migliore conoscenza scientifica disponibile e realizzato coinvolgendo i più autorevoli esperti nazionali ed internazionali. Il “filo rosso” del Programma WWF è la volontà di aggregare intorno agli obiettivi di conservazione e di gestione sostenibile delle risorse naturali tutti gli attori e portatori di interesse che possono dare un valido contributo al raggiungimento della nostra missione per il benessere dell’umanità e la tutela degli equilibri naturali. Il WWF Italia partecipa e completa le azioni di conservazione a livello internazionale e mantiene la sua capacità di far fronte alle urgenze del contesto italiano, attraverso attività progettuali coordinate e realizzate in sede locale e regionale. In Italia il WWF esiste dal 1966 e oggi può contare sul sostegno di 300.000 tra Soci e Sostenitori. Il marchio del panda è uno più conosciuti e stimati al mondo: un simbolo di impegno, concretezza e positività per la tutela degli ecosistemi naturali e per il futuro dell’uomo. La missione del WWF è costruire un mondo in cui l’Uomo possa vivere in armonia con la Natura. Per informazioni e per sostenere le attività del WWF Italia www.wwf.it


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Il Network TRAFFIC per il monitoraggio del mercato del legname Il TRAFFIC (Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce) è una rete internazionale di monitoraggio del commercio internazionale di specie selvatiche, il cui scopo è garantire che il commercio di piante e animali selvatici non rappresenti una minaccia per la conservazione della natura. In accordo con i principi delle Strategie Mondiali di Conservazione, il Traffic è un programma congiunto del IUCN - l’Unione Mondiale per la Conservazione - e del WWF Internazionale. Fin dalla sua fondazione nel 1976 il TRAFFIC ha giocato un ruolo fondamentale nel far capire alla comunità mondiale che il commercio indiscriminato di animali e piante selvatiche può minacciare seriamente la sopravvivenza di queste specie in natura. Il Traffic ha avviato un numero considerevole di progetti per investigare e monitorare il commercio di legname in Africa, Asia, Nord e Sud America e in Europa, dal momento che il legno rappresenta uno dei prodotti naturali con il maggior valore commerciale. Lo scopo dei progetti è di investigare in modo dettagliato l’entità del commercio internazionale della specie presa in esame, fornendo allo stesso tempo una valutazione scientifica dello status della popolazione e del tipo di gestione della risorsa. Altri progetti, invece, sono focalizzati sull’analisi della governance e/o degli aspetti normativi che regolano il settore forestale, e delle possibili conseguenze che questi aspetti possono avere sullo sviluppo economico di un paese. Non ultime le svariate collaborazioni con i governi locali dei paesi produttori per monitorare il commercio di legname con i paesi limitrofi: dalla capacity building, al training nel riconoscimento delle specie, all’assistenza per migliorare l’enforcement e i controlli del commercio.

quale vi sia una ripartizione di una quota maggiore di cibo, energia e risorse (materiali) della terra per soddisfare i bisogni dei più poveri consci che le nazioni ricche dovranno adottare soluzioni per pesare meno sulla bilancia dei consumi globali. Dal24

l’analisi dell’attuale Impronta Ecologica emerge come stiamo attualmente eccedendo del 50% la capacità biologica del pianeta, oltrepassando la sua capacità di rigenerazione, la possibilità di produrre risorse rinnovabili e assorbire CO2. Mantenendo l’attuale tasso di sfruttamento delle risorse naturali, entro il 2030 avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti. Per eliminare questa quota eccedente, dobbiamo bilanciare la domanda umana con la capacità rigenerativa del pianeta, modificare gli usi e consumi delle vecchie economie e fare in modo che le economie emergenti accettino la sfida di promuovere nuovi modelli per una crescita sostenibile, che consenta di migliorare il benessere dei cittadini ma in modo sostenibile per il Pianeta. Le foreste sono un grande serbatoio di vita, fonte di cibo e di quei servizi essenziali al nostro sviluppo ed è per questo, che WWF ha deciso di sostenere l’impegno Zero Net Deforestation and Forest Degradation entro il 2020 come obiettivo unico e irrinunciabile, che fa emergere la portata e l’urgenza con cui è necessario affrontare le minacce al clima e alle foreste del mondo. Per il WWF raggiungere il “tasso zero di de-

forestazione e degradazione delle foreste” significa arrivare ad ottenere che non vi sia più “alcuna perdita netta di area forestale dovuta a deforestazione e nessun declino della qualità delle foreste, dovuto a degradazione (ZNDD)”. WWF è ben consapevole che l’impegno per la ZNDD ha la sua forza in un approccio flessibile: ambizioso ma realistico, l’obiettivo non può essere lo stesso ovunque e in qualsiasi circostanza. Deve essere riconosciuto il diritto delle persone di tagliare alcune aree forestali per l’agricoltura, per attività zootecniche e produttive, ma ciò può e deve essere pianificato e sviluppato facendo si che i valori di biodiversità, la quantità e qualità delle foreste siano mantenute. Nell’aspirare al tasso zero entro il 2020, il WWF sottolinea che: a) la maggior parte delle foreste naturali dovrebbe essere conservata - il tasso annuale di perdita di foreste naturali o semi naturali dovrebbe essere ridotto quasi a zero; b) che qualsiasi grave perdita o degradazione delle foreste naturali incontaminate dovrebbe essere compensata dal ripristino di un’area forestale equivalente affinché non ne siano degradati i valori di biodiversità (tenendo conto che le piantagioni non sono equivalenti alle foreste natu-


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rali dal momento che molti valori si riducono quando un’area forestale viene sostituita da una piantagione). Raggiungendo il tasso zero di deforestazione (ZNDD) argineremo la perdita di biodiversità, di quell’incredibile ricchezza di vita che è irrinunciabilmente legata alle foreste, e potremo inoltre garantire tutti quei servizi degli ecosistemi e la riduzione delle emissioni di gas serra che sono associate ai processi di deforestazione. WWF è ben consapevole che raggiungere l’obiettivo del “tasso zero” implica grandi sfide, una notevole volontà politica e il rispetto di principi come equità e sostenibilità, assumendo la volontà di un impegno puntuale per il sostentamento delle popolazioni che vivono in stretta dipendenza dalle foreste. Lavorare per questo obiettivo richiederà muoversi su diversi piani e a diversi livelli, per facilitare e promuovere lo sviluppo di strategie appropriate ai contesti nazionali e locali, sia sotto il profilo sociale che quello ambientale, coinvolgendo governi e imprenditori, popoli e culture diverse tra loro, uniti per salvare i polmoni verdi del pianeta.

OBIETTIVO 2020: TASSO ZERO DI DEFORESTAZIONE E DEGRADAZIONE DELLE FORESTE

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L’IMPEGNO DI SOFIDEL PER LE FORESTE DEL PIANETA Il prevalente utilizzo di materia prima di origine forestale (cellulosa) per la realizzazione dei propri prodotti rende il Gruppo Sofidel particolarmente attento al tema della gestione delle foreste e dell’approvvigionamento responsabile. I l G r u p p o S o f i d e l c o n d a n n a l e p r a t i c h e d i t a g l i o i l l e ga l e , l a c o n v e r s i o n e d i fo r e s te n a t u r a l i i n p i a n ta g i o n i e s i a d o p e r a a ff i n c h é i p r o p r i fo r n i to r i s i a n o i n g r a d o d i m o s t r a r e l a p r o v e n i e n z a d e l l eg n a m e u t i l i z z a t o p e r l a p r o d u z io n e d e ll a c e l l u l o s a . S o f i d e l s i i m p e g n a a v e r i f i c a r e , p e r q u a n to p o s s i b i l e , l ’ e s i s te n z a d i c o n f l i t t i s o c i a l i n e i l u o g h i d i o r i g i n e d e l l eg n a m e , e v i t a n d o l ’ a c q u i s t o d a t a l i a r e e , d a z o n e p r o t e t t e o d a o rg a n i s m i c h e s i a n o s ta t i o gg e t to d i m o d i f ic h e g en e t i ch e. S o f i d e l c r e d e n e i s i s t e m i d i g e s t i o n e s o s te n i b i l e d e l l e fo r e s te , c e r t i f i c at i sec on d o sc h e mi r i c on o sc iu t i, c r ed i b il i e b asa t i su l l a v er if i c a d i en t i ter z i i nd i pe nde nti . S o f i d e l i n c o r a gg i a i p r o p r i fo r n i to r i a c e r t i f i c a r e l a fo n t e d e l l e p r o p r i e r i s o r s e fo r e s ta l i e p r i v i l eg i a i fo r n i t o r i i n g r a d o d i e s i b i r e c e r t i f i c a t i d i b u o n a g e s t i o n e fo r e s t a l e . L e a t t i v i tà d i v a lu ta z i o n e e s e le z i o n e d e l le fo r n i t u r e d i c e l l u l o s a , d a te m p o i m p l e m e n ta te d a l G r u p p o S o f i d e l a l l o s c o p o d i r i d u r r e i l r i s c h i o d i a p p r o vv ig i o na m e nto d a fo n ti i llega li o co n tr o ve r s e, s i è di m o s t ra to u no s tr u m e n to u t i l e e d e ff i c a c e p e r i n d i r i z z a r e i p r o d u t to r i d i c e l l u l o s a a d a d o tt a r e m i s u r e d i ge s t i o n e s o s te n i b i l e d e l l e l o r o r i s o r s e fo r e s t a l i . N e l l ’ a m b i to d e l l a p r o p r i a p o l i t i c a d i s o s t e n i b i l i tà a m b i e n t a l e i l te m a d e l l ’ a p p r o v v i g i o n a m e n to r e s p o n s a b i l e d e l l e m a t e r i e p r i m e d i o r i g i n e fo r e s ta l e è u n o d e i p i ù r i l e v a n t i p e r i l G r u p p o S o f i d e l . N e l 2 0 1 0 i l 9 4 , 2 % d e l l ’ a p p r o v v i g i o n a m e n to d i c e l lu l o s a è a v ve n u to d a fo n t i c e r t i f i c a te o c o n t r o l l a t e s e c o n d o i p r i n c i p a l i s c h e m i d i c e r t i f i c a z i o n e ( 3 8 , 9 % F S C ; 3 0 , 6 % P E F C ; 2 4 , 7 % F S C- C W ) . I l r e s t a n t e 5 , 8 % è c e r t i f i c a t o s e c o n d o a l t r i s c he m i d i c e r t i f i c a z i o n e fo r e s t a l e .

DA DOVE PROVIENE LA CELLULOSA UTILIZZATA DAL GRUPPO SOFIDEL Secondo il World Resource Institute le aree forestali indonesiane e di Sumatra hanno subito una riduzione del 40% del proprio patrimonio forestale negli ultimi 50 anni, con una percentuale di taglio illegale che arriva al 70%. Per questi motivi il Gruppo Sofidel non utilizza materia prima derivata da legno proveniente da tali aree.


L'anno delle foreste - IT - 2011  

Gruppo Sofidel - L'anno delle foreste

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