Page 15

AINAS MAGAZINE

La duchessa di Windsor, nel 1937, suscitò scalpore per aver indossato, prima del suo matrimonio, un vestito in seta bianca con la stampa di aragosta e ciuffetti di prezzemolo. Salvator Dalì era l’autore insieme a Elsa Schiapparelli. La provocazione di un oggetto conosciuto e sistemato in un contesto inusuale rivelava i bisogni dell’inconscio, in questo caso sessuali. La ripetizione di queste provocazioni la ritroviamo in “Xipòfagas Capilares”, nel 1985, nell’arte di Tunga che fa del corpo un territorio espressivo e ripropone la stranezza del confronto simile alle strategie surrealiste. Due adolescenti unite per i capelli che vagolano per la stanza, tenendosi per mano, sono l’immagine animata tridimensionale per riflettere sulla condizione umana. Il tema del doppio non è letterale, lo shock della costruzione bipolare genera un’atmosfera inquieta. La fusione di oggetti sconnessi crea un corpo simbolico, un feticcio. “Teresa” fa la sua comparsa a Buenos Aires nel 1999 con il coinvolgimenti di cento disoccupati e nel 2012 a Inothim. Si tratta di una performance, un feticcio collettivo, in apertura del Padiglione dedicato a Tunga, che ha utilizzato i corpi di cento giardinieri impegnati a intrecciare foglie. Ripetono all’infinito le azioni e creano una corda lunga abbastanza per fuggire simbolicamente dalla prigione. “Teresa” è la perdita, l’incertezza, l’inefficacia delle istituzioni, è la libertà. L’artista brasiliano è scomparso lasciando all’arte contemporanea l’eredità di un segno radicale dove la sperimentazione convive con l’integrazione senza accettare compromessi. Del vestito di seta bianca con il dipinto dell’aragosta rimane la forma disintegrata che fluttua in una rete mobile: “True Rouge”, installazione del 1998 di dimensioni variabili. Rosso autentico, è la vita d’artista, un esercizio sperimentale di libertà dell’arte casuale di Tunga.

– 15 –

AINASMAGAZINE Nº1 . 07/2016  
AINASMAGAZINE Nº1 . 07/2016  
Advertisement