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Monsignore sugli altari. Una sfida che dobbiamo raccogliere Alessandro Anselmo

Nell’anno della beatificazione, l’associazione è chiamata a riflettere sull’insegnamento del nostro fondatore e sulla sua opera a favore degli ammalati. Il lavoro è già cominciato, ecco tre esempi. a Lucera in puglia, al seminario di Betania in piemonte, a Firenze e a Foligno dove il Comune ha dedicato una via a Novarese. Il vescovo di Lucera-Troia, mons. Domenico Cornacchia con alcuni partecipanti al convegno

bbiamo intitolato la copertina di questo numero dell’Ancora, “Novarese l’anno che verrà”. E non a caso. Il 2012, infatti, sarà l’anno in cui il Santo Padre promulgherà il decreto per la beatificazione di monsignor Novarese e rappresenterà un’importante e irripetibile occasione per il CVS e i Silenziosi Operai della Croce. L’occasione per celebrare come merita, insieme al popolo di Dio, il nostro fondatore, in modo da sottolineare l’importanza del suo carisma e nella cura degli ammalati. Un momento importante dunque. Che sarà tanto più prezioso per tutti noi, se saprà trasformarsi anche in un momento di riflessione. Un’occasione di verifica e di discussione per far sì che la nostra associazione sia all’altezza della sfida che le compete: quella di riuscire a trasmettere in modo sempre più incisivo, tutta la ricchezza e la profondità dell’insegnamento di Monsignore. Far conoscere Novarese alla società, comunicare il suo messaggio attraverso i media, sottolineare l’importanza delle sue intuizioni in campo spirituale, medico, teologico, psicologico: questa è l’impresa che dobbiamo affrontare con tutta l’energia di cui siamo capaci. Nel 2012 daremo il via a nuove iniziative editoriali (dalla biografia della mamma di Monsignore, Teresa Sassone, a quella della cofondatrice, Elvira Myriam Psorulla, alla pubblicazione di inediti e nuovi studi sul fondatore), ma il nostro sforzo deve puntare ancora più in alto. Come ha scritto il Segretario di Stato Vaticano cardinale Tarcisio Bertone nella prefazione alla biografia di Novarese, “Brilla sul moggio della Chiesa e di fronte


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I relatori con una visione dei partecipanti al Teatro “Opera San Giuseppe”

alla società civile la sua innovativa opera di valorizzazione della sofferenza e promozione integrale del malato”. Questo è il nostro impegno. Rendere sempre più brillante questa fiaccola per fare in modo che l’insegnamento di Monsignore diventi termine di riferimento e confronto con la cultura del nostro tempo. Così che la luce del suo messaggio cristiano sia sempre più presente lungo gli impervi sentieri della spiritualità contemporanea.

L’anno novaresiano

Dopo gli appuntamenti di settembre e ottobre con i rappresentati del CVS a Re e Valleluogo, a Lumezzane (Brescia), Ascoli Piceno e Foligno, dopo gli incontri con il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, cardinale Gianfranco Ravasi e con il cardinale Tarcisio Bertone – ai quali abbiamo consegnato le copie della biografia Luigi Novarese. Lo spirito che cura il corpo (Edizioni CVS) del giornalista Mauro Anselmo – anche a novembre si sono svolti alcuni importanti appuntamenti inseriti nell’Anno novaresiano. Fra questi spiccano l’incontro-dibattito sul rapporto fra spiritualità e medicina svoltosi con il CVS di Lucera (Foggia) in un teatro gremito di pubblico; la presentazione della biografia di Novarese a Firenze e, soprattutto, il ritiro spirituale tenuto da don Armando Aufiero, sacerdote dei Silenziosi Operai della Croce, agli studenti del seminario interdiocesano di Betania in Piemonte. Tre momenti

che hanno riproposto a tre diverse platee di uditori l’insegnamento e il carisma di Novarese. Tre occasioni per ricordare a coloro che lo conoscevano, ma soprattutto a quanti ne ignoravano l’esistenza, la storia del sacerdote che ha portato la rivoluzione nel mondo degli ammalati.

Una luce a Lucera

Diretta televisiva, telecamere, fotografi, il Cinema Teatro dell’«Opera San Giuseppe» preso d’assalto dal pubblico. Alle spalle del palcoscenico un mega schermo sul quale è stato proiettato il filmato intitolato “Lo spirito che cura il corpo” dedicato alla vita di Monsignore, realizzato da Letizia Ferraris del CVS di Vercelli. Sul palco, seduti davanti ai microfoni, il vescovo di Lucera-Troia monsignor Domenico Cornacchia e i due relatori: lo psichiatra Alessandro Meluzzi, fondatore della comunità “Agape, madre dell’accoglienza” ospite ed opinionista di varie trasmissioni televisive, e il giornalista Mauro Anselmo autore della nuova biografia sul fondatore del CVS. Il moderatore del dibattito, don Armando Aufiero, ha dato la parola ai relatori, ringraziando anche gli altri ospiti presenti sul palco: il vicario generale della diocesi, don Ciro Fanelli, la responsabile del CVS di Lucera, Lella Palazzo, e l’assistente ecclesiale del CVS, don Arturo Di Sabato. “Oggi abbiamo a che fare con una scienza medica”, ha esordito Meluzzi, “che pur con tutte le risorse tecnologiche di cui dispone, continua ad essere an-

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QUATTRO DOMANDE A MONS. CORNACCHIA Monsignor Domenico Cornacchia, vescovo della diocesi di Lucera-Troia, è intervenuto al dibattito sul tema “Medicina e spiritualità a confronto. Il contributo di monsignor Novarese”, svoltosi a Lucera.

Eccellenza, è d’accordo con il fondatore del CVS nell’affermare che è anche “lo spirito a curare il corpo”? È evidente: l’uomo è stato creato da Dio come corpo e spirito e con l’incarnazione di Gesù questo legame si è ulteriormente chiarito e approfondito. Del resto è stato lo stesso papa Benedetto XVI a sottolineare più volte che “il corpo non sta accanto allo spirito come qualcosa di esteriore, ma è l’autoespressione dello spirito, la sua immagine”. Che cosa pensa di Luigi Novarese? È l’apostolo del Signore che è venuto a rimettere insieme il corpo e l’anima. L’innovatore che, in anticipo sui tempi, ha ridato dignità e speranza a malati e disabili. Perché “innovatore”? È stato fra i primi a combattere l’emarginazione dei disabili e a sensibilizzare la società e la stessa Chiesa su questi temi. Ha posto il problema delle barriere architettoniche negli anni Quaranta, ha capito e dato importanza alla soggettività e alla vita interiore degli ammalati, ha realizzato i primi corsi professionali per i disabili per favorire il loro reinserimento nella società. Un pioniere della carità che la Chiesa sta per proclamare beato. Sarà un “beato innovatore”, al quale va tutta la nostra ammirazione e il nostro ringraziamento.

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corata ad una sorta di pensiero unico: l’uomo è una semplice macchina da riparare. Questa medicina non è pienamente umana. Ignora che l’uomo non è soltanto corpo, ma un’entità più complessa: è corpo e anima, materia e psiche. E che dunque la cura che porta alla guarigione non può essere che totale e coinvolgere le due sfere. Quando sento il celebre professor Umberto Veronesi dire che la scienza, in futuro, cancellerà dagli uomini la paura della morte, mi viene da sorridere. Se anche riuscisse a far vivere gli uomini fino a 120 anni, potrebbe cancellare in loro la paura della morte? In realtà la scienza e la tecnologia sono diventate uno dei tanti idoli del nostro tempo. Sono capaci di lenire il dolore, ma restano mute davanti alla domanda angosciosa dell’uomo: perché esiste la sofferenza?”. Monsignor Novarese, ha detto Anselmo, ha fatto sua questa domanda. E ha affrontato il discorso sulla sofferenza in modo nuovo. “Che cosa ha fatto, in concreto, Monsignore? È entrato nella soggettività dell’ammalato. E che cosa ha trovato? Un atteggiamento di passività e rassegnazione. Per prima cosa, dunque, è intervenuto su questo atteggiamento. E ha cercato di trasformare l’ammalato da oggetto passivo di pietà da parte di se stesso e degli altri, in soggetto d’azione. In che modo? Spiegandogli che se il corpo è indisposto, lo spirito è attivo e che la sofferenza vissuta dall’ammalato come condizione penosa e inutile, può diventare un’opportunità di crescita interiore. L’occasione per entrare in contatto con il maestro spirituale per eccellenza: Gesù di Nazaret”. Il dibattito è stato concluso dal vescovo. “Nova-


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Una bella e vivace parrocchia – San Bartolomeo nella Badia a Ripoli – due sacerdoti dinamici e spiritosi – don Antonino e don Fabio – un pranzo coi fiocchi. L’incontro con il CVS di Firenze guidato dall’instancabile responsabile Milvia Tenti Ferro è stato al centro di una giornata scandita in tre momenti. Messa al mattino, menù toscano innaffiato da vini superbi a mezzogiorno, presentazione della nuova biografia di monsignor Novarese e dibattito il pomeriggio. Nell’accogliente teatro parrocchiale è stato proiettato il dvd Luigi Noverese apostolo dei malati, quindi alcuni ammalati hanno raccontato la loro storia. Testimonianze di vita, l’insegnamento di monsignor Novarese che diventa consolazione, accettazione del proprio stato e lode al Signore. Da Firenze a Foligno (Perugia). Sabato 26 novembre il fondatore del CVS è stato al centro di un’iniziativa che ha coinvolto la città. Il Comune gli ha dedicato una strada, “Via Mons. Luigi Novarese”, il tratto che unisce la chiesa di San Paolo al nuovo ospedale San Giovanni Battista. Alla presenza del sindaco, Nando Mismetti, del vescovo, monsignor Gualtiero Sigismondi, delle altre autorità e dei cittadini, è stata scoperta la piccola targa che indica la via con il nome del sacerdote. Una via che unisce una chiesa a un ospedale. Il tragitto più indicato per sottolineare il significato dell’opera e dell’insegnamento di Novarese. Il luogo dello spirito e quello del corpo. Indissolubilmente legati l’uno all’altro. n

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Da Firenze a Foligno

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anni presso gli uffici della Santa Sede agli ordini del Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana, monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, monsignor Novarese non si è mai separato dalla sua diocesi d’origine alla quale, per tutta la vita, è rimasto ‘incardinato’ (questo il termine usato dal linguaggio ecclesiastico) come sacerdote”. L’incontro con gli studenti del seminario di Betania è stato caloroso e importante. “Un’esperienza splendida”, conclude don Armando, “per la quale, a nome della nostra Associazione voglio ringraziare don Carlo e don Marco non solo per l’affettuosa accoglienza, ma per l’indimenticabile testimonianza di amore al Signore che hanno saputo trasmetterci insieme ai loro studenti”.

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“Al seminario interdiocesano di Betania, abbiamo vissuto un’intensa esperienza di preghiera”, racconta don Aufiero, che nelle scorse settimane ha preso parte al ritiro spirituale dei futuri sacerdoti tenendo una meditazione dedicata all’apostolo Pietro. Il seminario di Betania, è frequentato dagli studenti di cinque diocesi: Alessandria, Asti, Acqui, Tortona e Casale Monferrato. Non a caso, dunque, nell’Anno novaresiano l’incontro con i seminaristi (il direttore del seminario, don Marco Daniele e il direttore spirituale, don Carlo Grattarola, che ha voluto donare la biografia di monsignor Novarese agli studenti) si è anche trasformato in un momento di confronto con la figura e l’insegnamento di monsignor Novarese. “A Casale era nato il fondatore del CVS, nella stessa città aveva frequentato il Seminario Minore ed era maturata la sua adesione al sacerdozio”, ha spiegato agli studenti l’autore della biografia, Mauro Anselmo. “Pur avendo studiato all’Almo Collegio Capranica a Roma e avendo lavorato parecchi

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Nel seminario di Betania

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rese è un lampo di luce per i tempi cupi che la nostra società sta vivendo”, ha detto monsignor Cornacchia. “La fede non elude la sofferenza, ma la riempie di significato. Nella sua vita e nella sua esperienza di ammalato, il fondatore del Centro Volontari della Sofferenza ha saputo cogliere in pieno questo significato e trasmetterlo ai malati e ai medici. Oggi negli ospedali c’è molta tecnologia, ma anche una solitudine da far paura. Nell’insegnare agli ammalati a incontrare dentro di sé il Cristo risorto, Monsignore ha trasmesso loro la capacità di vincere la solitudine e la paura”.

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Da sinistra a destra: Al centro il Vescovo di Lucera-Troia, mons. Domenico Cornacchia, coi relatori; Lella Palazzo, responsabile del CVS di Lucera-Troia; Alessandro Meluzzi

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NON agIVa Da sOLO:

I relatori del Convegno con il CVS di Lucera

Novarese

Maria era sempre con lui

Intervista a padre Francesco ricci, il vice-postulatore dei Domenicani che ha seguito l’iter della beatificazione. “Che cosa ho scoperto nella biografia dell’uomo che ha portato la rivoluzione fra i sofferenti. Che cosa mi hanno insegnato il suo esempio e i suoi scritti”. a cura della Redazione

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adre Francesco Ricci, vice postulatore generale dei Domenicani, ha seguito da vicino tutto l’iter del processo di beatificazione di monsignor Novarese. A lui abbiamo chiesto un’intervista e il sacerdote ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande.

padre ricci, lei ha seguito i percorsi di numerose cause di beatificazione. Che idea si è fatto di monsignor Novarese?

La vita e l’opera di monsignor Novarese rappresentano il cammino di un’idea. Che comincia dalla propria esperienza di malattia e sofferenza, quando, a soli nove anni, Luigi scopre di avere un male che lo porta da un ospedale all’altro, fino al mo-

mento in cui i medici escludono ogni possibile guarigione dalla sua coxite tubercolare. Ma il ragazzo guarisce per intercessione di Maria e nasce in lui il desiderio di dedicare la vita agli ammalati.

Una vita come dono, dunque.

Una vita ispirata da un grande amore per il Signore, costantemente orientata alla ricerca della volontà di Dio e alla fedeltà alla Chiesa. Anche se, nel vivere questa vita, Monsignore aveva un segreto.

Quale segreto?

Sentiva in ogni momento accanto a sé la presenza costante di “qualcuno”: la Vergine Maria. Che ha esaudito Monsignore ben al di là di quello che lui aveva previsto.

C’è un aspetto, nella biografia di Monsignore, che l’ha colpita in modo particolare?

Come ho letto nella nuova biografia


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ori del Convegno il CVS di Lucera

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Luigi Novarese, lo spirito che cura il corpo scritta dal giornalista Mauro Anselmo, la sua vita è ricca di episodi poco noti ma importanti per conoscere veramente chi era, com’era, come ha agito e vissuto questo “apostolo dei sofferenti”. Personalmente, a me che sono domenicano, ha fatto piacere leggere che il piccolo Luigi, all’età di cinque anni, accompagnava mamma Teresa ogni mattina a Casale nella chiesa di San Domenico. Qui aveva imparato a servire la Messa e ancora qui, con un atto di astuzia e disobbedendo a mamma Teresa, aveva fatto la sua prima comunione senza avere l’età idonea e senza avere frequentato le lezioni di catechismo, anche se lo conosceva alla perfezione.

Un atto di disobbedienza?

Un atto che delinea il temperamento del giovane Novarese. Un ragazzo che, pur di ricevere Gesù nell’ostia consacrata, non esita a sfidare la mamma, alla quale è legatissimo, e a disubbidirle per amore del Signore.

L’attenzione di Novarese alla sofferenza, lo rende un interlocutore scomodo per la società di oggi. Che cosa può comunicare e insegnare, Monsignore al nostro tempo? Oggi la società cerca di cancellare e nascondere ogni forma di sofferenza. Non solo. Fa di tutto per

dimenticarla e cerca ragioni logiche per risolvere il problema come se esso riguardasse più il mondo dei sani che quello dei malati. Monsignore con la sua complessa Opera, grazie all’aiuto di sorella Elvira Psorulla, mette in movimento un cantiere di apostolato che anche oggi continua a portare buoni frutti. Dalla prima intuizione evangelica della “promozione integrale della persona sofferente” nascono associazioni che hanno il compito di sostenere spiritualmente, umanamente e materialmente le persone sofferenti: la Lega Sacerdotale Mariana nel 1943, il Centro Volontari della Sofferenza nel 1947, i Silenziosi Operai della Croce nel 1950, i Fratelli degli Ammalati nel 1952.

e l’apostolato che continua...

Certo, in mille forme, con un entusiasmo coinvolgente. Basta frequentare qualche Silenzioso Operaio della Croce o qualche aderente al Centro Volontari della Sofferenza per vedere di persona come sia rimasta intatta la passione che Monsignore comunicava a tutti coloro che lo avvicinavano. Era un fuoco, l’amore per gli ammalati che si esprimeva nel raggiungimento di un obiettivo trascinante: ridare ai sofferenti il senso della vita e il gusto di vivere.

In alto: Padre Francesco Ricci presenta a sorella Elvira Myriam Psorulla il cammino della causa di Beatificazione; in basso: Padre Francesco Ricci con don Arturo Di Sabato assistente spirituale del CVS di Lucera

Il fondatore del CVs è stato definito “un esploratore dello spirito nei limiti del corpo sofferente”. Qual è, secondo lei, il tratto principale del suo insegnamento agli ammalati?

A questa domanda faccio rispondere Monsignore. È lui che rivolgendosi agli ammalati dice: “Esci dal tuo isolamento, dai senso al tuo soffrire, valorizza il tuo dolore, il mondo ha bisogno di te, non essere un disertore”. Il genio evangelico di Monsignore è di avere dato il coraggio della missione all’ammalato e di averlo reso “soggetto attivo” liberandolo dalla rassegnazione e dall’autocommiserazione per fargli vedere nella stessa malattia e nella sofferenza una chiamata di Dio. Novarese intuisce la forza evangelica di annuncio e testimonianza della sofferenza e chiama gli ammalati ad essere strumenti e protagonisti per la propria conversione e per quella degli altri.

Qual è stato, secondo lei, il più grande miracolo di Monsignore?

Riaccendere la vita a tutti coloro ai quali la malattia e la sofferenza l’avevano spenta. n

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