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www.societadeb o r g. co m Nuova

edizione

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i nf o@soci et adeborg.com Ottobre

2009

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Periodico

edito

dalla

Società

de’

Borg

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Vi a

Padella,

22

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47900

RIMINI

Che ne facciamo di noi stessi?

Discutiamo, pacatamente ma sinceramente, della sorte del Centro Storico (borghi annessi), delle nostre auto (benedette o maledette?), del Ponte (patrimonio dell'umanità), delle vie, dei mercati, dei riminesi di oggi e di domani… (nelle prime tre pagine i contributi a questo dibattito)

Le città sono come organismi: intervenire in un punto influenza tutto il resto Da quando si è deciso di ripristinare il fossato del Castello, di conseguenza si è deciso in un primo tempo di spostare il mercato, poi di spostarne una parte, per spostarla si è chiusa la circonvallazione vecchia, e poi si è chiuso il Ponte di Tiberio, chiudendo il ponte si è fermato il traffico, fermando il traffico si è formato un ingorgo che ha bloccato Borgo San Giuliano e tutta Rimini nord, e questo per fare un fossato che ancora non c’è. Mi piacerebbe che i cittadini si esprimessero su questo fossato. E’ davvero tanto importante da dover ristrutturare tutto il centro? Ed è davvero sensato progettare una cosa alla volta senza ripensare tutta la struttura del centro storico? Il problema del Ponte di Tiberio è drammatico: far passare il traffico su un ponte romano così bello è davvero vergognoso. Ma perché non si è mai voluta veramente cercare un’alternativa? Perché la circonvallazione interna, Via Euterpe, si ferma alla Marecchiese, e non prosegue come era previsto? Perché non si utilizza l’area ex Mercati generali per un vero grande parcheggio di scambio che serva tutta Rimini Nord? Ma con un servizio navetta serio, frequente? Il Borgo San Giuliano oggi non è più un’appendice del vecchio centro storico ma è il centro storico di Rimini Nord. Essendo così difficile entrare in centro, ed essendoci vicino al ponte un piccolo parcheggio, ci si può arrivare con una certa comodità. Credo che tutta la zona nord, anche oltre il deviatore, possa diventare un secondo centro, se non la pensiamo più come una semplice zona di passaggio in mezzo ad aree residenziali isolate. Ci sono molte aree che possono essere riprogettate e portate a una forma urbana. E ci sono due perni fondamentali che sono connessi tra loro: il sistema porto-San Giuliano Mare-Barafonda

e il sistema Borgo-Parco Marecchia. Sono due aree diverse ma entrambe molto suggestive. Il Borgo è il cuore sentimentale di Rimini, la sede dell’affetto semplice e popolare che distingue la nostra identità e che si esprime nella Festa del Borgo, che è straordinaria perché si regge solo sulla gente e non su grandi eventi eccezionali. Siamo ancora gente semplice e cordiale, di parola schietta e anche dispettosa, ma umana. Nessun riminese vuole venire meno all’ospitalità

CHI RICONOSCE CHI

aperta che si esprime nella zona mare, ma abbiamo bisogno di qualcosa di nostro, in cui volentieri accogliamo tutti. E la Barafonda è per me un’altra bellissima area residenziale alla quale va prestata attenzione e cura. Pensare che identità e accoglienza verso l’altro siano opposte, è questo il pensiero reazionario. E’ vero il contrario. Solo se sappiamo chi siamo possiamo essere accoglienti verso gli altri. Ecco, la cura della città è qualcosa che tutti

dobbiamo avere, e la cura richiede sensibilità. Spesso la politica domanda cinismo e pelo sullo stomaco, ma non può guadagnarsi il rispetto dei cittadini senza cura e attenzione. In una parola: umanità. Quando tocchiamo la nostra città, pensiamo che è un organismo delicato, che dobbiamo rendere armonico perché è lì che viviamo, ed è lì che cerchiamo, ognuno come può, di essere felici. Giampaolo Proni

I bambini del Borgo in una giornata al mare, organizzata dalla colonia diurna del Comune e della Parrocchia di San Giuliano. Guardateli bene questi bambini: così magri, un po’ frastornati… Siamo nel 1949 (o giù di lì), e appaiono come segnati, nell’espressione, dalla tragedia immane della seconda guerra mondiale; ci guardano e sembrano chiederci: cosa state facendo per evitare altri disastri? Noi, invece, vogliamo rivolgere ai nostri lettori una domanda più banale: sapreste riconoscere quei bambini? C’è qualcuno che si ritrova nei panni del piccolo bagnante? Aspettiamo le Vostre segnalazioni! Per contattarci: Circolo Acli (nel chiostro di San Giuliano, nelle ore serali, da lunedi al venerdì- tel. 0541 25739); oppure dalla Miriam, presso il negozio Sintende, v.le Tiberio 22a, tel. 0541 57250. Le Vostre informazioni verranno pubblicate sul prossimo foi de Borg. Per facilitare le ricerche, possiamo aggiungere alcuni particolari: i bambini, raccolti davanti alla Chiesa, venivano trasportati su di un autocarro (un Dodge di quelli usati dagli Alleati), attrezzato con delle panche; a guidare il mezzo c’era Amleto Miserocchi e, ad accompagnare i piccoli, due maestre ed una bidella (quest’ultima è la borghigiana Ida Balestra, la prima in alto a sinistra, nella foto).


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La memoria può aiutare il Borgo a progettare il proprio futuro… assieme al coraggio, però, di non essere troppo condizionati dal passato

Lo stesso bravo ragazzo d’altri tempi Il “mio” borgo ha 24 anni. La mattina si sveglia presto col rumore delle automobili e i loro gas di scarico, ma, tutto sommato, è contento perché, se si concentra un pochino, riesce ancora a sentire il profumo del pane appena sfornato. È stressato dalle tante aspettative che si fanno su di lui, tormentato dalle sue contraddizioni; è pieno di idee per la testa che a volte lo confondono un po’. Ogni tanto ha paura, perché non vede bene da lontano e non sa cosa arriverà prima o poi da oltre il ponte, ma ora che finalmente hanno fatto sistemare il suo bell’invaso forse è un po’ più tranquillo. Il “mio” borgo agli occhi di tutti è sempre lo stesso bravo ragazzo d’altri tempi, ma lui sente dentro quello slancio inevitabile verso una rinnovata maturità e si dice che, sì, prima o poi se ne accorgeranno tutti, bisogna solo fare un passo alla volta. Io lo guardo, lo respiro tutti i giorni e lo capisco. In una città che forza sé stessa pur di dimostrare di essere al passo con gli altri, una Rimini schizofrenica, “bipolare” come la chiama il cantautore Daniele Maggioli, che si barcamena tra la dolce malinconia dei suoi inverni, quando tutto sembra essersi fermato, e la chiassosa movida più o meno improvvisata dell’estate che ci riporta brutalmente ad un presente instabile, da che parte si sta? Forte della sua memoria storica, ma anche con tanta voglia di continuare a raccontarsi, il “mio” borgo ha da tempo capito che ci si può davvero proiettare in avanti solo quando si hanno le motivazioni giuste per farlo. E lui ha fatto la sua scelta: laddove la frenesia ci spinge verso gorghi di inconsistenti novità senza seguito, ha deciso che costruirà il proprio futuro a partire da quello che è. Scrive Anna Rosa Balducci (scrittrice riminese): “Rimanere nelle situazioni è difficilissimo, non dà il gusto dell’avventura, ingenera spesso frustrazioni e sensazioni mediocri, ma è il gioco della realtà di cui disponiamo. […] Nel tempo che fugge, mentre tutti fuggono, quando ognuno sogna la sua personale fuga, rimanere è l’unica medicina”. Questa è la motivazione dei continui interventi della comunità borghigiana che, dai tempi del Piano De Carlo fino ad ora, ha tenuto i nervi saldi e ha educato sé stessa a preservare l’identità dei suoi luoghi. Tante le proposte elaborate concretamente dalla Società de’Borg che toccano temi come la ristrutturazione dell’invaso, con l’ambizione di trasformarlo in un palcoscenico a cielo aperto, come illustrava nel ’93 il modello commissionato agli architetti Gandolfi e Pezzi; da anni poi si discute sulla necessità di pedonalizzare il ponte Tiberio, supportando questa azione con un progetto di viabilità alternativa e valorizzazione ulteriore della zona direttamente interessata. “Rimanere”, infatti, non vuol dire certo adagiarsi sulle proprie certezze o crogiolarsi nella nostalgia. L’idea di

Massimo, si sa, non ama i voli pindarici, ama muoversi terra terra… possibilmente in auto. E così, Massimo (il nostro editore ed abitante di lunga data nel Borgo), si dichiara senza mezzi termini nemico di ulteriori restrizione nell'uso dell'auto all'interno delle stradine borghigiane. E lo fa con argomentazione e suggerimenti (nonché critiche) di ottima fattura. Tra i fattori che concorrono a determinare la tanto declamata qualità della vita pongo anche quello di poter raggiungere la propria abitazione col proprio mezzo di locomozione, auto o scooter che sia.

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realizzare un percorso lungo le banchine del portocanale, presentata già nel 2007, che racconti il borgo attraverso lo sguardo di Fellini, nasce come progetto didattico e multimediale per aprire i confini del borgo e farlo dialogare con la sua città e non come l’ennesimo spunto per un, pur sempre piacevole, “… am arcord”. Ugualmente si può dire per il percorso di formelle ispirate ai marinai realizzato quest’anno sulle antiche abitazioni di questi personaggi. Se la voglia di andare avanti accogliendo nuovi spunti e aprendosi prospettive più attuali si rivela sempre più come un’urgenza, è vero anche che un’urgenza altrettanto sentita è quella di mantenere una certa continuità con quella memoria così cara ai riminesi. Per garantire al borgo una nuova storia da raccontare, è indispensabile coltivare quella sensibilità nei confronti del passato che renda questo cammino più coerente con quello che siamo. Assicuriamoci di agire nei confronti del nuovo conservando quello stile di vita autentico che abbiamo ereditato da chi, prima di noi, ha creduto nel borgo e ne ha valorizzato le peculiarità.

C’è poi una forma di romanticismo contagioso che alberga negli animi borghigiani e che, nella sua accezione più autentica e meno retorica, darà forse un sapore più rassicurante agli stravolgimenti che anche questo quartiere dovrà, prima o poi, affrontare. Dei passi avanti io li vedo: li vedo tra le strade e gli edifici di un luogo che ha valorizzato la sua conformazione architettonica, sviluppandola in armonia con l’anima della città, senza darla in pasto all’ inarrestabile smania di costruire che ci sta colonizzando; li vedo nel contributo di vecchi e nuovi borghigiani, sinceramente affezionati al loro quartiere e attivi nel tentativo di preservarne la vivibilità. Il futuro si concretizza nella fiducia che il borgo ha concesso ai giovani che stanno imparando a prendersene cura, offrendo loro a piene mani tutto quello che ha: la sua memoria e le sue potenzialità. Marianna Balducci

Dove una volta i bambini giocavano e spesso venivano, all'impronta, lavati dalle madri (vedi fontanina al centro), ora riposano tranquillamente 'mostruosi' oggetti di lamiera venerati come semidei... Per un giorno e mezzo ogni due anni, in occasione della Festa del borgo, tutti possiamo pensare “che bello il Borgo senza auto”. Ma poi ci sono gli altri 728 giorni e mezzo in cui ciascuno di noi ha fretta, è in ritardo, deve accompagnare i figli a scuola o in palestra, torna a casa stanco la sera, piove… e l’auto vicino a casa, senza limitazione d’orario aiuta a vivere meglio. Basterebbe essere tutti un po’ più rispettosi gli uni degli altri, parcheggiando dove non dà fastidio, al di là delle limitazioni – qualche contravvenzione in più agli incivili abituali e ai non residenti indubbiamente aiuterebbe -, e il Borgo potrebbe essere bello anche con le auto. Basterebbe far rispettare il senso vietato per chi proviene da Villa Maria, impedendo così l’attraversamento del Borgo, ma per i nostri vigili urbani è forse troppo faticoso e per la nostra Amministrazione comunale forse troppo poco remunerativo. Più semplice e redditizio arrivare in formazione e rilevare decine di divieti di sosta di fronte

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alla Conad in viale Tiberio: un divieto molto discutibile se non assurdo vista la larghezza della strada e il senso unico. D’altra parte al Borgo, come in più parti della città, i cartelli di divieto sembrano essere messi a caso, se non deliberatamente per costituire pretesto di contravvenzione nei confronti dei “nemici” automobilisti. Che cosa c’entra il percorso pedonale da piazza Padella a piazza degli Evangelici? Qualcuno ha forse confuso via Forzieri con la “vasca” di corso d’Augusto? Non si sa neppure se il divieto per il traffico delle auto ci sia davvero o sia stato il vento a scappucciare degli assurdi cartelli, uno dei quali girato anche in senso inverso. Lo sapremo quando ci giungerà notizia della prima contravvenzione. In definitiva, eviterei di invocare nuove restrizioni e lascerei le urne (elettorali) per cose più importanti. Massimo Panozzo


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e nel centro storico e nei borghi non sopporterebbe altre scelte improvvisate e maldestre!

Ancora una volta ci troviamo a parlare del ponte di Tiberio, l’antico monumento è sempre al centro dei dibattiti cittadini ogni qual volta si parli di piani del traffico o viabilità, come in questi giorni. Nell’ambito del previsto ripristino del fossato del castello e conseguente spostamento di parte del mercato ambulante, è stata sperimentata una nuova, e per noi sciagurata, variante della viabilità cittadina, che prevedeva tra l’altro la chiusura del ponte, in concomitanza con i giorni di mercato. Nel primo giorno di sperimentazione dopo poche ore, a città bloccata, il ponte è stato subito riaperto per dare parziale sfogo ai fiumi di macchine incolonnate, e nelle giornate successive di sperimentazione non è più stato chiuso. Si è ancora una volta dimostrato che una sua pur augurabile messa a riposo non è possibile in assenza di soluzioni alternative, come la costruzione di un altro ponte, la messa in opera di parcheggi scambiatori con linee di piccoli e frequenti autobus elettrici, le opere di riqualificazione dell’asse centro-Borgo S.Giuliano, in maniera che non risultino penalizzate ed isolate le attività commerciali del Borgo e non solo. Una cosa è certa, tutte queste giornate hanno contribuito a rendere più difficile raggiungere il centro per i riminesi, oltre a rendere impossibile la vita ai residenti del quartiere Fiorani. Sorge una domanda... cui prodest ? a

Il presidente di Zenta de borg Arturo Pane

Purtroppo, non c'è posto per tutti. A mala pena basta per noi residenti! Tiziana Tamburini e Maria Proietti ci chiedono di pubblicare le loro opinioni, relativamente al “referendum” proposto dalla Lella in merito alla sosta - o meno - di tutte le auto nel Borgo. Tiziana e Maria sostengono che la qualità della vita non può tener conto soltanto del lato estetico, ma deve anche misurarsi con la praticabilità delle scelte, con la sicurezza delle persone e con le comodità. Le persone anziane - loro dicono - come possono fare lunghi percorsi a piedi, specialmente se piove o fa freddo? E chi ha figli (e specialmente figlie giovani), come può stare tranquillo quando sa che, magari di notte, parcheggiando fuori dal Borgo devono fare lunghi percorsi per raggiungere la propria casa? “Anche a noi piacerebbe vedere e vivere il Borgo con meno auto… che è quello che ha progettato l’Amministrazione con la creazione della ZTL (zona a traffico limitato), istituendo anche il vigile elettronico per impedire ai non-residenti l’ingresso da via Marecchia (lato mare)… peccato che non sia stato adottato per tutte le altre vie! Il problema, quindi, è quello di impedire l’accesso a chi non abita qui, conservando, e facendo rispettare, i provvedimenti già adottati dal Comune, che prevedono la sosta e il transito riservati ai soli residenti.” Un giorno come un altro, tra via Marecchia e piazzetta Pirinella.

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chi giova tutta questa confusione? Quanti saranno stati i cittadini che dinanzi alla prospettiva di lunghe attese in macchina per andare al mercato avranno preferito dirottare sui sempre aperti, e facili da raggiungere, centri commerciali? E dal prossimo mese entreranno in vigore anche le limitazioni al traffico del Giovedì, inutili a detta di tutti, ma puntuali ogni anno, che penalizzano unicamente il centro ed i borghi della città. La crisi economica dell’ultimo anno ha già pesantemente attaccato le attività economiche, che avrebbero bisogno del sostegno dell’amministrazione pubblica, che pure ha fatto cose lodevoli, come il restauro dei bastioni e la pulizia dell’invaso del ponte, ma alla quale chiediamo di mettere fine agli esperimenti e di trovarci per discutere e per individuare delle soluzioni condivise al problema della viabilità cittadina, figlio di gravi errori di pianificazione del passato. Concorrono in questo senso le volontà dei tanti comitati cittadini e delle associazioni del commercio. E per una volta vogliamo essere fiduciosi che tante energie portino a qualcosa.

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Quando Rimini entrò nell'Olimpo della Pallacanestro ➡

BORGO SAN GIULIANO… A CANESTRO! Roberto BIagini (Assessore alla polizia municipale), Moreno Maresi con Luca Miserocchi alle prese con il poster della manifestazione riproducente foto delle vecchie squadre del Borgo.

➡ In primo piano Paolone Bianchi, da sempre supporter delle squadre riminesi di pallacanestro, saluta gli indimenticati campioni Gig Sims ed Ernest Wansley.

Qui siamo nel "cortilone", prima della costruzione del Cinema Tiberio. Negli anni '50, il Victoria della Parrocchia di San Giuliano e la Stella di San Giovanni furono i serbatoi da cui si rifornì la Libertas, la squadra che rappresentava la nostra città. Dal Borgo partì Carasso, il dirigente che portò la squadra cittadina ai massimi livelli. Suo alleato il nostro Enzo Corbari, medico sportivo della compagine.

I ragazzi che ripeterono l’impresa

Anche il Borgo di San Giuliano non ha voluto mancare alla celebrazione degli eroi della “ mitica “ promozione in A1 della MARR Basket Rimini avvenuta nel 1984! Come infatti dimenticare la squadra guidata da Piero Pasini, autentico leader di un gruppo di atleti che partiti senza il favore del pronostico (anzi qualche autorevole commentatore ci vedeva tra i candidati alla retrocessione in serie B!) nel corso della stagione seppero trovare uno spirito di squadra che li portò al trionfale traguardo, coinvolgendo tutta la città in un amore per la palla a spicchi che ancora cova sotto la cenere. Ed è per questo che in coincidenza con l’evento organizzato dal comitato MARR Superstar 25 (con la regia impeccabile e lo straordinario impegno messo in campo da Tete Gambetti e Nicola Gambetti) la Società de Borg, confermando la tradizione dell’accoglienza che è propria della nostra città, ha ospitato alcuni dei protagonisti di quella indimenticabile impresa sportiva, nel corso di una simpatica serata presso l’Angolo di Vino. E così gli americani Gig Sims ed Ernest Wansley (espressamente ritornati dagli USA), insieme al capitano Maurizio Benatti e Giorgio Cecchini, accompagnati dall’amico Nicola Gambetti, hanno partecipato all’incontro, che prevedeva tra l’altro la presentazione del libro “I ragazzi che fecero l’impresa”. Quindi dopo aver raggiunto un risultato straordinario per la storia sportiva della città di Rimini i protagonisti al completo sono ritornati nella nostra città, esibendosi poi (dopo tanti festeggiamenti) nella partita disputata al Flaminio davanti ad una splendida cornice di pubblico. Ma la serata nel Borgo ha avuto per così dire un effetto particolare; sarà stata l’atmosfera o i gradi alcolici contenuti nei calici di vino diffusamente versati ai presenti (anche grazie alla cortesia di Enrico che ha messo a disposizione una buona scorta del suo ottimo vino)…. ma le emozioni l’hanno fatta da padrone. L’ex presidente del Basket Rimini Arcangeli, Giove Boldrini, il Dr. Corbari, il grande Adriano Angeli, Patrizia Lanzetti (direttore del Corriere Romagna), Alberto Crescentini (giornalista del Resto del Carlino e firma storica del basket riminese), l’Assessore Roberto Biagini, Enrico Santini alcuni consiglieri del direttivo della Società De Borg... e tantissimi altri… (mi scuso sin d’ora per la mancata citazione di tutti i presenti), tutti hanno partecipato a questo straordinario “Armarcord del basket”, che ha avuto il suo culmine nei divertenti e toccanti racconti del Dr. Corbari e nel ritrovamento di grande interesse “storico” di alcune foto d’annata della squadra di basket del Borgo di San Giuliano. Ma il rapporto tra il Borgo ed il basket non si è esaurito; infatti come una ciliegina sulla torta nella giornata di giovedì 1° ottobre 2009 il Borgo San Giuliano è stato testimone di un grande avvenimento, con la presentazione presso il Bar Pasticceria Vecchi della nuova società proprietaria della Crabs Basket Rimini. Davanti ad una nutrita schiera di giornalisti Adriano Braschi ha presentato la nuova compagine (Riviera Solare di Luca Bergamini) guidata da un entusiasta Alberto Bucci, che dopo l’assemblea di approvazione del bilancio assumerà il ruolo di nuovo Presidente della società. Di grande significato simbolico la scelta del Borgo di San Giuliano quale luogo dove presentare un grande progetto sportivo, che conferma una volta di più l’esistenza di un legame speciale tra il borgo e gli avvenimenti della città. Moreno Maresi

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soprattutto, una partita celebrativa è stata giocata con qualche chilo di troppo attorno alla vita, molti capelli in meno sul capo (e tante lacrime di emozione sulle tribune) da un gruppo leggendario di “ex-ragazzi”, oggi uomini di mezza età, magari con meno muscoli... ma sempre con un cuore enorme. E in quel bellissimo istante durato alcuni giorni in attesa della partita di sabato 12 settembre, durante il quale gli ospiti si sono resi disponbili a ricevere gli inevitabili e lusinghieri abbracci (emotivi e fisici) del pubblico, una menzione particolare la merita la serata di mercoledì 9 trascorsa nella squisita e ospitale atmosfera del Borgo con Maurizio Benatti, Giorgio Cecchini, Ernest Wansley e Gig Sims (padroni di casa Luca Miserocchi e l’amico - nonché co-fondatore del nostro Comitato organizzatore - Moreno Maresi). Senza peccare di piaggeria - considerando la destinazione di questa mia testimonianza - posso affermare con emozione che quell’incontro è stato eccezionalmente caloroso e intimo, non formale e per questo particolarmente toccante. I giocatori e il sottoscritto hanno in quel momento percepito la reale passione sportiva popolare vissuta in quella che, si può certamente affermare senza timore di smentite, è per cultura e tradizione la culla della pallacanestro cittadina (l’epica foto raffigurante Enzo Corbari e Gian Maria Carasso nell’inedita veste di giocatori ne è la miglior testimonianza).

Come ho già avuto modo di scrivere, quando ho rivisto i ragazzi tutti assieme ho capito realmente il perché quella squadra vincesse così tanto e avesse trascinato, nel pomeriggio di un sabato settembrino, persone ‘innamorate’ a percorrere in alcuni casi sino ad 800 chilometri in auto solo per vederli scendere i campo nuovamente... o a versare qualche lacrima satura di passione, di affetto e di stima nell’intravedere una maglia, un marchio, un volto, nel sentire pronunciare un cognome o un soprannome, nell’intravedere nello “schema 2”, nell’entrata di Cecco, nell’apertura di Gig il perché battesse forte il cuore per quello che appariva semplicemente come un gesto atletico ma, in realtà, era il ripetersi di un rito collettivo. Luca Ioli ha ragione quando dice che “un contropiede può trascinare con sé migliaia di persone”: questo è lo sport e la forza insondabile che, in rari ma fortunatamente emblematici casi, riesce ad esprimere nella passione popolare. Le emozioni e le manifestazioni di stima espresseci dai tifosi durante e dopo l’evento sono state per noi lusinghiere e decisamente toccanti: ringraziamo tutti per “esserci stati”. E ringraziamo soprattutto quei ragazzi che non solo fecero l’impresa, ma hanno dimostrato di essere ancora talmente speciali da poterla ripetere... semplicemente ritrovandosi. Nicola Gambetti

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Quando, nel maggio scorso, ci balenò per la mente la “folle” idea di rimettere insieme la squadra della Marr 1983/84 protagonista della prima, miracolosa e memorabile promozione in serie A1 nella storia cestistica riminese, per festeggiare il venticinquennale di quel leggendario risultato sportivo, leggevamo negli occhi e nei sorrisi della gente l’incredulità e un velo di sarcasmo. “Beh, sì: qualche giocatore forse verrà...” ci rispondevano tutti, non sapendo in verità che la scaramanzia ci proibiva di palesare la già completa e immediata adesione dei protagonisti, a partire dagli “irraggiungibili” americani Sims e Wansley. “Non ho dubbi sulla partecipazione di tutti: quella era una vera squadra” ci disse con l’istinto del playmaker il mitico Maurizio “Cit” Benatti, preannunciando una sorta d’irrefrenabile entusiasmo che effettivamente si è scatenato tra i giocatori, oggi in molti casi ultracinquantenni ma non per questo demotivati, all’idea di tornare a Rimini per scendere nuovamente sul parquet ad un quarto di secolo di distanza. Così è stato. Come molti riminesi sanno, quasi cinque mesi sono passati dalla genesi di quella idea folle ma affascinante, un libro celebrativo - “I ragazzi che fecero l’impresa. Basket Rimini 1984, la vittoria della volontà” - è stato scritto e pubblicato (e acquistato con ingordigia da un pubblico attento, rendendo il sottoscritto fiero di aver soddisfatto un’evidente passione tuttora radicata e transgenerazionale) ma,

Li riconoscete? Sono i componenti del mitico Victoria. Tra loro anche Enzo Corbari e Gian Maria Carasso.

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Da sinistra: Maurizio Benatti (playmaker della squadra nella gloriosa stagione ricordata dall’evento); l’americano Gig Sims (ala alta), Giorgio Cecchini (guardia); Luca Miserocchi (Presidente della Società de’ Borg); Ernest Wansley (pivot), Piero Arcangeli (Presidente della squadra MARR); Moreno Maresi (uno degli organizzatori della manifestazione) e Nicola Gambetti (giornalista sportivo).

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6 Per la serie "I nuovi residenti"

Da Piazza Maggiore a Piazzetta Pirinela Claudio ha scelto il Borgo seguendo la sua passione per il importatori di pregiate imbarcazione a vela (da 9 a 16 fortunatamente riesco a parcheggiare tranquillamente mare: ha individuato nel nostro piccolo quartiere l’ambiente metri), prodotte in Germania dalla Bavaria.” nell’adiacente piazzetta Pirinela”. Poi Claudio, riferendosi più legato al Porto e alla storia marinara della città. E Cosa ti ha portato nel Borgo? al dibattito sull’accesso o meno dell’auto all’interno del pensare che viene da Bologna… ma sembrava come “Era quasi inevitabile: con gli amici del Porto si parlava Borgo, esprime l’opinione “che ai residenti debba essere predestinato a legare il suo destino, il consentito il transito e la sosta, suo lavoro e la sua vita, alla oppure in alternativa - alla sosta navigazione, alla vela, al commercio interna garantire un delle barche. A Bologna, in Piazza parcheggio, a loro riservato, Maggiore, i suoi, babbo e mamma, nelle aree vicine al Borgo”. gestivano una famosa trattoria: Quando non è in viaggio, “daGino”; ma quando Claudio aveva quando non è in mare, i suoi tredici anni decisero di trasferirsi a ritrovi abituali sono il Caffè Rimini, per aprire un albergo annuale, Vecchi, di giorno, e la cantinetta il Lloyd, in via Santa Maria al Mare, a da Dinein, la sera, oltre ai due passi da Piazza Ferrari. E qui proverbiali ‘due passi in scatta la sua scelta di vita - dopo Centro’. l’Istituto tecnico e qualche esame di Ma alle fine il discorso ritorna Scienze Naturali - il nostro decide di inevitabilmente sul mare, con imbarcarsi su navi mercantili, qualche critica all’ambiguità dei addirittura come mozzo; e fatte queste riminesi verso l’Adriatico e alle prime esperienze, passa a comprare scelte operate dalla città, assieme agli amici Matteo De Nittis e ultimamente, in quella direzione. Luigi Ricciotti (il figlio di Machina) “Il mare a Rimini viene una barca a vela da adibire a charter. vissuto… nell’ottica della “A quei tempi, fummo i primi a campagna: non a caso, intraprendere quell’attività, portando contrariamente a quello che in vacanza i clienti, in Croazia o in viene stabilito in tutti i porti, da Grecia, per mini-crociere, anche di noi viene chiamata Destra ciò dieci giorni”. Claudio potrebbe parlare che invece altrove tutti a lungo di tutte le sue esperienze e chiamano Sinistra (guardando, IL DIO DEL MARE avventure di lavoro: “In un cantiere di appunto, la terra dal mare) e Claudio Bacchelli, con quel volto e quell’espressione che riecheggiano le sue origini Pesaro ho costruito, perfino, un viceversa. Solo le luci dei fari bolognesi… dite voi se non ricorda il Nettuno di Piazza Maggiore? modello innovativo di imbarcazione. ci mancherebbe altro! - sono (nella foto, Claudio, sulla sua barca, in un porto della Croazia) Ma la svolta decisiva è avvenuta, nel collocate giustamente: la luce 1984, con l’apertura dell’Agenzia Albatros, assieme a Ivano spesso di questo posto e della sua antica vocazione verde a dritta (a destra) e la luce rossa a sinistra. Inoltre, a Conti: una scuola per patenti nautiche, noleggio charter e portolotta; ma non fu facile, per me, trovare un’abitazione dimostrazione di una certa disattenzione, commercializzazione di natanti. Oggi le società sono qui; finché, tre o quattro anni fa, saltò fuori la casa di Netti, l’Amministrazione comunale spesso sembra dimenticarsi diventate due, con due sedi distinte: una sulla Destra del in via Marecchia. L’ho comprata, facendogli, poi, alcune del Porto… pensate a quale affascinante passeggiata si Porto, all’angolo con via Spica, l’altra sull’altra sponda del modifiche. Mi ci trovo molto bene, anche se è un po’ potrebbe realizzare rendendo praticabili le banchine che canale, accanto al Ristorante Quattro colonne. Siamo anche strettina (come quasi tutte le case del Borgo ndr); e collegano il mare al centro storico, al Ponte di Tiberio!”.

Questa volta la prosa di Corbari ha tutto il sapore di una poesia pascoliana

L'ultimo ardot del Borgo E’ un maestoso e caldo tramonto di questa lunga estate che non vuole morire. Percorro a piedi via Marecchia. A metà strada incontro un gruppo di persone sedute a semicerchio davanti alle loro case. E’ un ardot. ‘Ridotto’ italiano indica un ampio ed elegante salone attiguo alla platea di storici teatri. Frequentato da eleganti spettatori che chiacchierano tra loro, negli intervalli dell’opera. Ardot nel nostro dialetto ha più o meno lo stesso significato, ma cambiano radicalmente i protagonisti e lo scenario. Umili e semplici persone che conversano sulla strada del vecchio borgo. Mi salutano con simpatia ed affetto: sono uno di loro. Poco più avanti mi fermo, nascosto dietro l’angolo di una casa, a spiare. Gli argomenti sono vari: la salute, i problemi della famiglia, della comunità. Il tono è disteso, amabile, conversativo. La lingua non può essere che il dialetto. A poco a poco il presente diventa privo di interesse, si scivola sul passato, anche perché l’età è quella nella quale la memoria del passato non remoto è molto più forte del passato recente. Incominciano. “T’at arcord c’la volta che… “ ognuno ha il suo ricordo da raccontare. “Am arcord sé, ui era…” e riaffiorano e riprendono vita episodi e personaggi di una volta, legati tra loro da catene indistruttibili. Il tempo, così, vola via. Riprendono vita anche le ombre, che piano piano circondano il gruppo, pallide ma ancora vere. Dicono: “sé, l’è proprie vera” Sono gli abitanti del borgo di una volta. Sono i pescatori e i marinai che ritrovano facilmente le loro

vecchie case, perché di fianco alle porte ci sono delle mattonelle con scritti i loro nomi e, soprattutto, i loro soprannomi. Uglion, Barche, Parcioch, Sturioun, Furmighin, Gavagna e tanti altri. Si salutano, si chiamano. Arrivano anche le loro donne, eroiche a sostenere le difficoltà della vita quotidiana, familiare, fatta di fame e di stenti, di povertà, mentre i loro uomini in mare lottavano contro la morte che li minacciava, nelle tempeste della notte buia ed orrenda. Anche i bambini arrivano, scalzi, vestiti di panni vecchi e rammendati mille volte con una fame antica negli occhi. Arriva anche un ragazzo con in mano un filo che lo lega ad una delle conversatrici. E recita una poesia:

annodato in un dito, e sorride felice, trasognata. Uno che la vede potrebbe dire: “E’ l’arteriosclerosi…” Perché non sa… La notte incombe, le voci si fanno pian piano più stanche, gli intervalli di silenzio più lunghi. E’ ora di andare a letto. A riposare. A sognare. “Bonanota”. “Bonanota”. Rientrando nelle loro case, sereni. Rimane la luna con il suo faccione buffo e tondo ad accarezzare le ombre che piano piano si attenuano, scompaiono a gruppi. Resto solo io a guardare la strada deserta. Che spettacolo, il mio Borgo! Enzo Corbari

La chesa adubeda 2009

Tieni un capo del filo con l’altro capo in mano io correrò nel mondo e se dovessi perdermi tu, mammina, tira… Il filo mostra nel mezzo un nodo che ricuce una vecchia rottura. Perché il filo era spezzato per un crudele incidente stradale. Adesso, per fortuna, è aggiustato. La vecchia tiene il suo capo

Siamo alla terza edizione dell’iniziativa La chesa adubeda. Ad organizzarla, in prima fila, l’Associazione dei commercianti assieme al Circolo Acli e alla Società de’ Borg. Per l’occasione tutti gli abitanti del Borgo sono invitati a partecipare a questo concorso e questa festa diffusa, creando, così, quell’atmosfera di calda partecipazione al Natale: tutti potranno addobbare le facciate delle proprie case, o un particolare di esse (una finestra, un balcone, un portone…), nella maniera più libera, a proprio gusto e piacimento. Le modalità del concorso e il calendario della manifestazione saranno illustrati, ampiamente, sul prossimo foi de’ Borg. C’è tutto il tempo, intanto, per pensare a qualche originale soluzione.


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Quel suo modo inconfondibile di accogliere e intrattenere gli altri

Per ricordare Ennio Carando okay, re di T e i h c c Un bi tto... o s i r tta, un rzelle sa, a b a un tes ico. re la s semp orriso iron s il tuo nnio o E Artur Ciao

Mille risate, mille discu ssi sbadiglio, un babà, ...pres oni, uno tardi..., un ballo sganghe to che è rat generale con il Liun, un o, un a cena con i Vip, le Feste del Borgo , mille storie vissute da raccontare... il da un buon Moscato Gi tutto bagnato allo. Mi manchi Amico mio!! !!! Luca

. Potrei po stesso veva m te l a e a e difficil nio, che iù facile ho avuto con En ari; oppure p a s o c v la e Ennio è banali ch gli argomenti più le cose da o alcosa su cchierate, mai e u i d q tt a e e z g r n e o Scriv o i pr mpete ria e e chia o a h c v g e n n n o lu o c p le re on alleg nio ro ricordare tà di poter parla iali che Ennio p ssati insieme c E che n uali nvenuto iali pa sso gen e e iv b p nel v s n il la rara q e o è e c rimento enti e … ma re le id f m s a ta o a n it m tr e d n i m a b mio ra à ha ram tavola im l momento del ensibilit re anco s u a p n a p u m o e d a tr ; a s e nti ben a) fare zza dava lla mia famigli ffetto. Infatti con tamente e te ia a d r e ie m s n a spe tà d ior a me lia) im on magg lla Socie ia famig ato (insie mi ha d osa che ricordo c (insieme alla m e soprattutto ne embrava un c o es tire Borgo, la ato di farmi sen lla vita del borg to e disponibil a. Ed anche u e c r n rg e a uovev re rmi subito c oinvolge do di fare semp ura con cui si m i sempre abitato c a d e o accetto disinvolt se avess l suo m con que tale infatti era la el borgo, come … rg o B od a” ell’acqu entito un “pesce n nnio mi sono s oreno dE Maresi M grazie a qui…. nio. Ciao En

nno che ha te i t n a t i ta io e de sono s di Enn tà de’ Borg bbiamo a l l e u me q Socie za. A vita co o nella ta esperien e impegno, s La mia uolo direttiv a que quasi isione un r zate d orte condiv ni, non solo alle n e avuto u l f n f io ente i ifestaz iornate ni di me fortem vissuto an lle altre man atto anche g a o insie e ttr insiem o alla Festa e bero, ma so liari. Abbiam fazioni e i li is nd dedica ostro tempo li affetti fam rprese, sodd cussioni, g o n is s a d l i e e e o i i t tut ession re, emozion e divergenze sse in quegli f o r p anch pre nostre ioie e pau ccade avuto g e che a icizia è sem o l i o b t m a a u t i s i b s ev vi ab ’am e era in ni… e . Ma l delusio contrasti, com coinvolgenti ltimo. Mario e e l’u l i a t a i n b o a b s n a i s r re ef così st mpre, eventi nalterata. Se ai rimast

sco so feri arti ste e r P ord , ric Mix iorno luto. alla nel g o sa ce che l’ultim Pea del

A guard a tirar suar te e il ponte il telone nero nella ser ggio del mura le arzillo e a del borgo s p ig o lo baffetto so il muraleda baracca ti deve a di ZDOT ncora da bere Teresio Troll

Ho co potuto nosciuto E di Bo essere div nnio nel B r e o Mi m go anche l rsamente rgo e non perch ui. anca é era avrebbe cui co perch una p é n d e ivi ra arte semp lice m devo una s una grand la sua e per erenit a inte s à soli o voglia di o nsa. Mi m e voglia ona con d a r g i vive c n o a c niz ng al spegn erà m li amici, zare semp a sua cultu re il re ai nel r mio r suo sorris qualcosa a, da icordo o che . non s i Giuse ppina

ndo, mi sì” bello co richiesto al mo icchiere ra o i c e s n a e u e b iù nq far oe twork p hi, con il . Comu n puoi mio no i lungo corso ok, il social Ne prima da Vecc olive che Orianarda o ic m d A o e u re “ b s g o te e to e c n a h ti a a c e M F d o “ p n il coma sono entrato inavevo lasciato p di salatini e ap vo. Lui era lì. e si “gira” in Quandolto lui, come l’ e la montagna ra dell’aperiti cenato? Com diamo, vieni ha acco ntino in mano arecchiato all’oi tu, dai. Hai giàdritto” “Dai an nche io sono di frizza o avevano app i Ennio che se segui sempre sono pratico. A Disponibile. Massimqua... non dirm destra, poi prohé ancora non o”. Prudente. ” personale. chi c’é biente?” “Vai a on vengo perc tornare indietr sua “graticolaevamo fatto sto’ am , lo esortai” “N agari non so zato recitava la a entrato. Av di se “Penso con me poco. Dopo me pure... fidan chi, era appen . Aveva detto tta la vita”. Il qui da vole. Allegro, ok ancora po entire parecchioell’amicizia tu in Fleurs 2 Amiche i su Facebo assenza si fa s hai creduto n ranco Battiato ato invece la Di amic . Oggi la sua sereno perché er Facebook F . Aveva prov é lì in attesa amicizia o pensiero sia va presentato paveva mai vistahe anche oggi on tutti noi che il tu del 2008 ave l’estate non l’ one preferita c ci conforta. C 28 aprilestate. Ma lui della sua canz il tuo sorriso . Ciao”. Bedetti Romano Era d’Eza e le lacrime ltata. “Ennio giorno, alla sera tenerez re ancora asco mattina, ogni di esse i a vivere ogni continu

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8 I racconti di Dino

Un Circolo sopra le righe… che mescolava politica, sangiovese e scherzi irriverenti. E Petroncini era il padrone di casa C’erano trovate anche più triviali: ad esempio, Fitti-fiiti-fittulein che poi, un altro ancora provvedeva a chiamarlo al tavolo: era una specie Chi era Petroncini? Intanto un nome che era tutto un programma: cantava seduto al tavolo (nel bar della Teresina, così si chiamava allora di attentato, con botto fragoroso e spargimento di tutto il contenuto a l’assonanza con Petrolini la diceva già lunga sulla comicità del il bar Auto), tutto preso nella parte, non si accorse di avere i calzoni terra! L’odore pesante dell’anice rimaneva nell’aria per ore e ore! personaggio. Piccolino e robusto, connotato da uno strabismo evidente abbondantemente rotti, proprio all’altezza del cavallo, con gli attributi Ma il finale di serata era il momento migliore della giornata, il più e da un’espressione paciosa ed estroversa. Fu il primo gestore del sporgenti… e Masnein strisciando sotto le sedie, quasi in un percorso creativo e il più coinvolgente. E tutte le sere si finiva così. Petroncini Circolo 1° Maggio, di un’osteria squinternata, che poco o niente aveva di guerra, giunse fino a lui per legargli delicatamente una cordella dava il via: “Tira fora i atrez!” (intendeva dire: tira fuori gli a che fare con un’associazione culturale (sa tot chi rot e cal scurezi…). attorno… (e voi capite dove), collegandola alla gamba del tavolo; strumenti!). Allora, un’orchestrina improvvisata diventava la grande Per canzonarlo, l’abbiamo sempre paragonato a Cipriani dell’Harris dopo di che, come al solito, un altro avventore lo chiamò “vein i què!”. attrazione del Circolo. Petroncini si sedeva dietro una vecchia batteria, bar di Venezia! Fitti-fitti non riuscì neppure ad alzarsi completamente: urlò dal dolore, Mario dla Benda prendeva il suo mandolino, la Cioca abbracciava un Il circolo, sorto nell’immediato dopoguerra, l’avevamo aperto noi accasciandosi con le mani fra le gambe. E non mancò l’immediato contrabbasso, Purcherà, invece, si adattava a suonare una raspa si cui giovani e vecchi comunisti: in origine aveva due entrate, una sua via commento: strisciava un bastone (a volte, da grande percussionista quale era, gli San Giuliano, e l’altra su piazzetta Forzieri; pagavamo l’affitto - si fa “ l’à la borsa intramurtida!!!”. bastavano due cucchiai), Gastoun batteva le nocche sul tavolo, mentre per dire! - a Bucci, l’elettricista di Corso Umberto I (oggi Corso Lo stile del Circolo era un po’ greve, come si può ben capire, e non Ricuccio, I fratelli Tiberi, Pistola (detto Fitti-fitti fittulein, per quel suo Giovanni XXIII); e se il pagamento dell’affitto era incerto… solida, risparmiava neppure gli avventori occasionali. Un giorno entrò un tipo tipico intercalare durante gli accompagnamenti) cantavano un invece, era la nebbia che, a causa del fumo, regnava sovrana in quei che non tradiva le sue origini: era vestito a festa, tutto compunto, come repertorio alquanto originale, a metà strada fra le operette e le canzoni piccoli e sovraffollati ambienti! sapevano essere i contadini quando venivano in città, e guardandosi popolari (ma anche anarchiche o a sfondo sociale). Il pezzo forte, però, Quell’immobile registrò, fra varie peripezie, numerosi passaggi di attorno chiese educatamente… un the! era quello interpretato dal nostro Petroncini che imitava il suono della proprietà: anch’io e Pierino, quando il Circolo si era già trasferito in Petroncino lo scrutò ben bene, con l’occhio che guardava storto, e tromba, alternandolo con vigorosi e interminabili sordini! via Forzieri, ne siamo diventati proprietari (funzionò anche come quasi volesse fulminarlo disse di rimando: “Un deposito delle rimanenze della disciolta Cooperativa the?! Un the?!”. Si fermò un attimo, poi aprì il Libraria di San Giuliano). cassetto del banco, per tirar fuori un oggetto Negli anni Cinquanta, Bruno Paganelli ne era particolare che custodiva gelosamente. Lo prese l’amministratore e Achille Barbanti l’esponente di spicco e lo sbatté violentemente sotto il naso del PCI nel Borgo. dell’esterefatto cliente: “Ecco il the!!” . Ma ritorniamo al nostro Petroncini, il personaggio che noi L’oggetto era una scultura in pietra che giovani, immancabilmente, facevamo dannare, ma anche riproduceva al naturale un membro virile, con i soci anziani non scherzavano… con un repertorio tutti i particolari ben delineati… Il povero diverso dal nostro. Ordinavano, ad esempio, un quartino malcapitato non riuscì nemmeno a capire di cosa di vino, che costava 35 lire, e quando era ora di pagare gli si trattasse. Prese e se ne andò via, imbarazzato. intimavano: “Dai, dammi 15 lire di resto e segnane 50, C’è da aggiungere che lo stesso oggetto era esposto, che te le darò più avanti!” ben in vista, da un noto pittore riminese, proprio sul Tutto ruotava - se vogliamo capirci - attorno al vino! E la davanzale della finestra del suo atelier. Accanto a scelta di questo indispensabile bene di consumo (e che questa scultura si poteva leggere un cartello con la consumo!!) non doveva essere presa sottogamba. Fra gli seguente scritta: “Questo lo dedico ai Capi e ai avventori esisteva una piccola schiera di “esperti”, di Vip”. E da lì erano costretti a passare, per entrare in “consulenti”, che giravano le campagne e le cantine alla Comune, i nostri Amministratori. ricerca del sangiovese migliore… anche se spesso si finiva La storia del vecchio Circolo è ormai alla sua con l’acquistare botti e damigiane da Faggioli, il cui vino fine. Nel 1958 si trasferisce in via Forzieri (dove aveva un pregio insuperabile: veniva ceduto a credito! Va oggi c’è l’Osteria de’ Borg): lo costruimmo dove detto, per inciso, che il vino bianco era malvisto, quasi c’erano le macerie di un fabbricato distrutto disprezzato, e chi lo avesse bevuto veniva scambiato per dalla guerra. Tutti prestammo gratuitamente la un soggetto effeminato (era una bevanda da finocchi, così Personaggi e interpreti della vita del Circolo 1° Maggio nostra opera, essendo impegnati come artigiani si diceva). Tra gli intenditori patentati c’erano: mio babbo, Armando Da sinistra: Giorgetti la Paca (con la chitarra), poi in alto, e dietro di lui, il giovane Gilberto Vannoni nell’edilizia (idraulici, muratori, piastrellisti, ad Bighin, Guido Baldisserra (e questo soprannome il Gobbo, a fianco Secondo Damicelli (con due soprannomi: Condo quando faceva il marinaio e S- lattonieri, elettricisti, plastichini…); dotammo il nuovo circolo, molto più ampio del precedente, derivava dall’omonimo generale che, con il pari grado ciafuleina, allorché divenne bagnino), ancora più indietro un sorridente Antonio Bianchi (e’ dutor), di una sala biliardo, di una cantina sotterranea e Barattieri, guidò le campagne d’Africa)… Il Circolo era frequentato da tutto il Borgo, in particolare semicoperto Ado Gasparoun, poi Matteo Pecci (... con i soli e inconfondibili denti), Gasperino perfino di una biblioteca (i cui libri, però, da comunisti e da vecchi anarchici; tra i primi ricordiamo: Orecchioni; al centro Petroncini (alle prese con la batteria) e, appoggiato alle sue spalle, Nino Tiberi, sparirono in fretta)… e ancora più velocemente Purchera, Gamellino, Ravegnani, Libero, i fratelli Tiberi, mentre, in primo piano sulla destra, Berba (tassista e cognato de’ Necc) e, dietro di lui, Pizzinelli scomparvero le lampadine, addirittura il giorno stesso dell’inaugurazione! Gastoun, Bisinia… mentre fra gli anarchici ricordo: (presidente del Circolo negli anni ‘80). Quello che non mancò mai fu il bicarbonato: c’era Garulla, Fagnani, Gino Ciacareina, Ado, Hombre, l’abitudine di far seguire ad ogni bicchiere di vino una presa Nonostante la loro bravura, unanimemente riconosciuta e ricambiata Bocasciotta… abbondante di bicarbonato, che veniva preso da un grosso vaso di con una partecipazione entusiasta, noi giovani non potevamo A noi giovani spettava il compito di escogitare gli scherzi più originali. vetro, appoggiato sul palmo e trangugiato. Al bicarbonato si affidava, trattenerci dall’organizzare qualche scherzo a loro spese, e la cosa era Petroncini per pulire il bancone o i tavoli, costantemente impregnati di così voleva la leggenda borghigiana, il compito di sopportare più facilitata dalla mancanza di lucidità dovuta alle abbondanti bevute: i vino, usava una vecchia spugna di mare e noi, periodicamente, la facilmente il vino bevuto in abbondanza. più pesanti riguardavano la Cioca - detto anche Scozzoli - il cui riempivamo di spilli invisibili, e quando lui andava per prenderla… ma Il bicarbonato, forse, consentiva anche piccoli falsi in bilancio, se è contrabbasso era oggetto di attenzioni particolari; come quella volta appena la strizzava se ne accorgeva, i moccoli incendiavano l’aria. vero che per il suo acquisto vennero contabilizzate cifre esorbitanti per che uno di noi gli pisciò dentro mentre lui suonava… e il suono usciva, Un altro scherzo riguardava la pignatta, che Petroncini teneva sempre l’epoca: con quegli importi si sarebbero acquistati interi camion a piano piano, sempre più distorto; oppure, quella volta che Lampo sul fornello acceso, ripiena di caffè corretto con l’anice; dalla cuccuma rimorchio di bicarbonato. (Montanari) gli allentò un po’ alla volta, le chiavi di corda, in modo ricavava il caffè da aggiungere nella pentola, man mano che veniva che il suonatore si ritrovasse fra le dita una specie di elastico sempre consumato dagli avventori; e, senza che lui se ne accorgesse, qualcuno Dino Spadoni più lungo… di noi provvedeva a legare il manico della pignatta alla sua parananza;

Nel numero natalizio di questo giornale, ospiteremo, in una sintesi, i risultati più importanti delle ricerche storiche di Amedeo Montemaggi

Dai vicoli del Borgo ai grandi meandri della Storia T

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TENDE DA SOLE PERGOLATI TENDE PER INTERNI PORTE SPECIALI IN LEGNO PORTE A BATTENTE VENEZIANE ZANZARIERE COPRICALORIFERI

Amedeo Montemaggi, è lui il borghigiano che non dovremmo più perdere di vista, che dovremmo ascoltare sempre più attentamente. Anzi dovremmo pretendere che la città gli dedichi un convegno, per festeggiare i suoi ottanta e passa anni, ben portati, pieni di lucidità… ma soprattutto di esperienze. E che esperienze! Amedeo si è laureato in lettere con una tesi su Italo Svevo, è stato cronista, giornalista e responsabile delle pagine locali del “Resto del Carlino” fino al 1975. E’ diventato ben presto uno studioso ed un ricercatore di un capitolo importantissimo della Seconda Guerra Mondiale; e non ci sono dubbi: è il più documentato ed autorevole storico della Linea Gotica e, soprattutto, della “battaglia di Rimini”. Per arricchire la sua documentazione ha girato il mondo, visitato istituti storici e militari, ha incontrato ufficiali e soldati che combatterono, in entrambi gli schieramenti, quella guerra infernale, a cavallo di Marche, Emilia Romagna e Toscana. Ha conosciuto tutti, ha parlato con tutti, ha riempito la sua casa - a tre piani - di libri, documenti, foto, piantine, mappe… Ha pubblicato sull’argomento una trentina di volumi (ed una parte di questi con altri autori di prestigio). Travolgente il suo impegno, anche di professore e di organizzatori di convegni storici. Una miniera di conoscenze e di incontri, a partire dalle grandi firme del giornalismo nazionale, da Giovanni Spadolini a Enzo Biagi (suoi direttori). Affascinanti i racconti di Montemaggi sui personaggi e sui retroscena della vita locale; ma quello che assolutamente bisogna leggere sono i suoi studi sulla “partita” che si giocò in Italia, non solo tra gli eserciti anglo-americani e quelli nazi-fascisti, ma, molto più sotterraneamente, tra Churchill e Stalin, con il primo ministro inglese che aveva capito, prima degli altri, cosa avrebbe provocato nel tempo la rapida avanzata dell’alleato sovietico: Montemaggi sostiene che Roosvelt fosse d’accordo con Stalin per ‘sovietizzare’ l’Italia! Ed ad opporsi strenuamente rimase - in una certa fase, la prima - solo Winston Churchill! Il nostro autorevole borghigiano ha impiegato tanti anni della sua vita per indagare su questi aspetti politici e strategici, che stanno dietro le grandi operazioni della Linea Gotica.

Druma S.r.l. Via Emilia, 124 - 47900 Rimini Tel. 0541 742818 - Fax 0541 742835 E-mail: druma@druma.it www.druma.it

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Periodico edito dalla Società de’ Borg Reg. Tribunale di Rimini n° 9/2004 del 25/10/2004 Redazione e pubblicità Via Padella - Rimini - Tel. 339 8962397 Direttore responsabile: Giuliano Ghirardelli ghirardelli@infotel.it Impianti e Fotolito: Linotipia Riminese info@linotipia.net Stampa: Tipografia VALMARECCHIA S.Ermete di Santarcangelo - Tel. 0541 758814


2009_ottobre_E foi de' Borg  
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