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www.societadeborg.it societadeborg@gmail.com Nuova edizione - Luglio 2013 - Periodico edito dalla Società de’ Borg - BORGO SAN GIULIANO - RIMINI

Lezioni di botanica al Borgo

di Stefano Tonini

Il neo Presidente della Società de’ Borg, Stefano Tonini, ci introduce le ultime novità: il Consiglio con la sua nuova conformazione e le linee guida da adottare in vista, soprattutto, della prossima festa, i progetti che, partiti grazie alle suggestioni dei volontari di più lunga esperienza (suggestioni spesso passate proprio da queste pagine), proseguono condivisi anche dai nuovissimi arrivati che con entusiasmo si stanno dedicando alla costruzione di un altro piccolo pezzo della storia del nostro borgo. Cogliamo l’occasione per comunicare che anche il Foi de’ Borg si sta riorganizzando: alla direzione di Giuliano Ghirardelli si affianca per il coordinamento editoriale Marianna Balducci (già da tempo membro del Consiglio e redattrice del nostro giornale); in più si auspica una sempre maggiore contaminazione con i nuovi strumenti del web di cui la Società si sta a poco a poco dotando, a partire dal sito www.societadeborg.it a breve online completamente rinnovato. � Forse non tutti sanno che c’è una pianta un po’ speciale nel borgo San Giuliano. Non la si può acquistare ‘da Ciro’, né dai fiorai della zona. È difficile trovarla, ma vi giuro che c’è ed ha radici profonde. Ogni due anni porta frutto ed in molti ne gustano tutta la bellezza nonché il sapore che soddisfa quasi tutti i palati. Pensando alla Società de’ Borg (e al recente rinnovo delle cariche sociali), non ho potuto fare a meno di paragonarla ad una pianta, che ciclicamente si rinnova nei suoi “getti” stagionali. Una bella pianta con salde “radici” nella storia che fa tesoro delle sue esperienze, ora divenute il suo “busto” principale. Il rinnovo delle cariche sociali, avvenuto lo scorso 14 maggio, rappresenta lo sbocciare di nuove gemme, quelle che porteranno come frutto la prossima Festa de’ Borg nel 2014. C’è quindi una profonda continuità culturale nel passaggio di mano, da un Consiglio all’altro, proprio perché l’evoluzione scaturisce dalla medesima pianta. Questa visione si è già manifestata chiaramente, sin dalle prime riunioni del Consiglio. Benché la provenienza dei singoli membri

sia la più disparata (da borghigiani “doc” ai più recenti “innesti” di nuovi residenti) c’è una comune volontà nel proseguire l’attività dell’associazione, partendo proprio dalle sue origini ovvero dai borghigiani e dalla valorizzazione di questo lembo di città a ridosso del Ponte di Tiberio. È indubbio che, nel giro di pochi lustri, il tessuto sociale che ha caratterizzato il borgo sia profondamente cambiato. Per varie ragioni, non solo legate all’età, si è dissolto il profondo legame che univa i protagonisti e le loro famiglie, che creava quel microcosmo dal quale scaturì la “Società de’ Borg”. Nuovi residenti, nuovi negozi, nuove attività si sono innestate nel borgo, ma benché “esterne” hanno scelto scientemente questo ambiente per vivere, attirati dal modello di vita sociale (oltre che dal fascino del luogo). Da questa semplice analisi il nuovo Consiglio ha iniziato il suo lavoro; non vogliamo un borgo stile “set cinematografico” come citato in un recente articolo sul New York Times. Lo vogliamo vivo, reale, pulsante; solo così può ancora aver senso la Festa de’ Borg - festa dei borghigiani (aperta alla città). Per questo occorre riallacciare i rap-

porti con i residenti, ripartire dalle nostre radici, anche a discapito del diretto coinvolgimento in iniziative concepite principalmente per attrarre pubblico dall’esterno. Nel concreto, avendo come obiettivo di medio periodo l’organizzazione della prossima Festa, abbiamo individuato una serie di piccole iniziative che mirano a irrobustire la nostra “pianta” per farla apprezzare non solo dal visitatore ma soprattutto dai residenti. Agiremo su due livelli: quello delle relazioni tra i soci (e simpatizzanti) e quello divulgativo curando la gestione diretta ed organica delle informazioni relative al borgo (foto, articoli, archivio, video, sito internet ecc.). Fra le prime iniziative approvate dal nuovo Consiglio vi è la Festa del Tesseramento 2013, a cui siete tutti invitati, fissata per venerdì 19 luglio all’Osteria nr.1 paraponziponzipò Via Tonale, 71 che sarà anticipata da due momenti più formali ovvero dall’As-

semblea Ordinaria (nomina nuovo consigliere) e Straordinaria (cambio della sede legale). Sarà l’occasione per rivederci di persona, aggiornare i nostri dati per l’archivio soci e passare una bella serata insieme. Il 22 e 29 agosto esordiamo con una novità, questa volta dentro il borgo: ESCO in SCARANA un nuova idea di condivisione che nasce dalla tradizione delle veglie serali. In una piazza del borgo, libera da macchine e motorini, all’ora del tramonto, ci ritroveremo - ognuno con la propria “scarana” portata da casa, per due chiacchiere e l’aperitivo a cui farà seguito la visione di cortometraggi e/o di un film. Sul fronte delle iniziative divulgative verso l’esterno, entro l’autunno verrà pubblicato il nuovo sito internet che conterrà, non solo le notizie relative agli eventi in programma, ma soprattutto permetterà di accedere al continua a pagina 8

CONSIGLIO SOCIETÀ DE’ BORG 2013 Stefano Tonini, Presidente Katia Policardi, Vice Presidente Marianna Balducci, Segretaria Manuel Pasquinelli, Economo

Alessandro Chierighini Piero Emiliani Roberto Maldini Sara Mancinelli Graziano Toccafondo Raffaella Scalesciani

Giuseppe Bacci si è ritirato per motivi personali. In sua sostituzione verrà eletto un nuovo consigliere durante la cena del tesseramento (vedi pag. 2).

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Ne è passata di acqua sotto il... Ponte! 2000 anni quasi compiuti e ancora il Ponte di Tiberio non riesce a trovare la dignità e la pace che merita. Una piccola raccolta di interventi a più voci ci allarga lo sguardo e ci porta un poco oltre la nostra visione. Potremmo collezionarne parecchie di uscite del Foi de’ Borg dedicate alle riflessioni sul Ponte di Tiberio, sulla sua pedonalizzazione e sulla necessità di riqualificare l’area circostante. Questo è certamente sintomo del fatto che la redazione del giornale, così come la Società de’ Borg, pur nei suoi vari mandati, ha continuato a sostenere nel tempo un discorso caro a molti riminesi e degno di essere rilanciato, integrato, provocato e dibattuto con tutti i mezzi possibili. Questo, però, è anche sintomo di una battaglia che ancora non vede chiaro l’epilogo, di una questione capace di accendere la partecipazione e l’animo di molti cittadini e professionisti, tanto quanto è capace ormai di generare un contraltare di insofferenza e rassegnazione da parte di chi sta iniziando a perdere le speranze in merito alla sua risoluzione. Certamente, come accade per molte altre realtà, anche Rimini ha da tempo le sue questioni irrisolte che necessitano di tempi e risorse adeguate per imboccare la giusta strada e soddisfare le esigenze di una città che, nel frattempo, cambia conformazione e ambizioni. Spesso queste problematiche hanno qualcosa in comune: partono da un luogo, icona e sintesi di una parte di storia più o meno recente percepita come fondamento e sostegno dell’identità del nostro territorio. E allora ci sono luoghi più evanescenti, ma non meno importanti, come i luoghi della memoria felliniana; e ci sono luoghi fisici la cui sola presenza impone attenzione, come il nostro Ponte di Tiberio, a pochi mesi dal suo bimillenario e ancora costretto a subire il peso di tante auto e della mancata realizzazione di un progetto di recupero del bacino che lo circonda e dovrebbe valorizzarlo anzichè mortificarlo. Tante volte, quindi, anche noi ci siamo spesi per avanzare proposte e dare la nostra visione. Oggi ci auguriamo che un compleanno così importante sia l’occasione giusta per sbloccare quei meccanismi che ancora mancavano all’appello, occasione che forse davvero potrà muovere

qualcosa anche solo banalmente con la “scusa” di essere così esposti agli occhi di un pubblico ben più ampio e meno indulgente di quello riminese. Continua il dialogo con le istituzioni e, già da diversi mesi, anche la Società de’ Borg (accanto a tante realtà volontarie e professionali della città) partecipa alle assemblee del Piano Strategico, un piccolo segnale di ulteriore apertura e, forse, di concreta possibilità di fare rete per davvero non solo con l’Amministrazione, ma anche con altre associazioni motivate quanto noi a prendersi cura di Rimini. Anche noi, nel nostro piccolo, vogliamo ricambiare questa apertura e per questo abbiamo deciso di rilanciare, sì, una tematica che continuiamo a sentire molto radicata nel nostro percorso (dalle origini della Festa de’ Borg ad oggi), ma di arricchire anche il dibattito inserendo qualche voce in più che introduca un punto di vista di nuovo, che rafforzi quelli già esposti, che ricordi comunque

a che punto siamo e come ci siamo arrivati. Abbiamo allora la voce “familiare” e interna alla nostra realtà, quella di Rossano Lambertini, residente nel borgo e attivo volontario della festa; abbiamo la visione di Fabio Isman, giornalista di fama internazionale, a dimostrazione di quanto questa tematica non riguardi soltanto noi riminesi; abbiamo una voce istituzionale, quella di Massimo Pulini, Assessore alla Cultura di Rimini, una delle voci con cui ci siamo trovati a confronto specialmente in questi ultimi tempi, proprio in occasione degli incontri dedicati al Piano Strategico. Ci è sembrato giusto dedicare dello spazio anche ad alcuni dei lavori presentati al concorso indetto dal Rotary Club per giovani progettisti, introdotti dalle parole dell’Architetto Piero Emiliani, proposte che arricchiscono lo scenario di soluzioni (più o meno facilmente attuabili) e che ci mostrano come i giovani professionisti interpretano questo territorio.

La “battaglia” del Ponte libero sta nel nostro Dna 1982 - Terza Festa del Borgo. Per la prima volta, l’invaso diviene la sede per la rappresentazione dello spettacolo centrale della nostra manifestazione. In un invaso ancora in fase di costruzione, privo di acqua, illuminato da 2000 lumini, il Ponte di Tiberio ammalia e stupisce i borghigiani e i riminesi. Il suo fascino conferisce una magia particolare all’evento. La città scopre le grandi opportunità di quella arena particolare. E da allora in poi la festa utilizzerà sempre l’invaso (con e senza acqua) per la realizzazione del suo spettacolo principale.

relazione l’arena con il Borgo. 2010 - Un recente “concorso di idee” realizzato da giovani architetti in collaborazione con il Rotary Riviera Club ha prodotto progetti con connessioni alternative per gli spazi urbani gravitanti sia sull’invaso che sulle banchine. Tutti riprendono, in qualche modo, il concetto di uso sociale dell’intera area. Quella piazza, quell’agorà sono oggi ancora più necessarie ad un Borgo che ha perso i suoi tradizionali luoghi d’incontro: le piazzette invase dalle auto, le cantine ora trasformate in trattorie e ristoranti, i bar frequentati da clienti non stanziali. Quei luoghi avevano in passato cementato lo spirito identitario che contraddistingueva la nostra comunità.

1987 - La sezione del PCI del borgo presenta il progetto, elaborato dall’architetto Stefano Piccioli, per la pedonalizzazione del Ponte di Tiberio e propone una soluzione alternativa per evitare l’isolamento del borgo: un tunnel automobilistico subito a monte dell’invaso, un grande parcheggio interrato sotto il Piazzale Tiberio. 1992 - La Società de’ Borg incarica gli architetti Carlo Gandolfi e Pietro Pezzi per elaborare una nuova proposta per la completa ristrutturazione dell’invaso, trasformato in arena. Quel progetto prevede anche la creazione di un parcheggio sotterraneo (a servizio anche dei residenti) e la trasformazione del parcheggio di Piazzale Tiberio in una piazza che metta in

Abbiamo detto tante volte che il Borgo, assieme alla pelle, sta cambiando anche abitudini. E tra abitudini che vanno e abitudini che vengono, secondo noi è giunta l’ora di parlarne. Attività commerciali stanno dando una nuova connotazione alle sere del Borgo, nuovi abitanti stanno prendendo possesso di antiche case, ci sono legami che vanno sedimentandosi e altri che vanno sparendo. E anche la nuova Villa Maria sta ridisegnando il panorama del versante “matteottiano” del borgo. Abbiamo citato qui sopra una stringata scansione temporale di progetti e relative connessioni con il borgo. Ora è tempo che quei progetti ormai da molti anni

� Facciamo così: ripassiamo un attimo di storia recente del Borgo e vediamo dove andiamo a parare:

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condivisi e anelati, nonostante le vacche evidentemente magre che viviamo, trovino la via per la loro realizzazione: le banchine, la piazza, la chiusura del ponte, quel parcheggio alternativo ed interrato che aprirebbe le porte alla pedonalizzazione di quel gioiello architettonico a cielo aperto che è il borgo. Sicuramente non sappiamo in quanti sia-

di Rossano Lambertini

mo d’accordo, in quanti ne hanno parlato, che aspettative ci sono, o come rincorrere gli obiettivi che ci possiamo dare. Cercheremo nella condivisione di dare forza a questi progetti. Se abbiamo iniziato a condividere anche come cambiare l’illuminazione, tanto più sarà necessario farlo per i progetti di cui sopra. Stiamo collegati.

CENA DI TESSERAMENTO SOCIETÀ DE’ BORG Ti aspettiamo VENERDI 19 LUGLIO 2013 ORE 19.30 all’ OSTERIA N. 1 PARAPONZIPO Via Tonale, 71 – Rimini - www.allosterianumero1.it

per la cena di tesseramento della Società de’Borg Durante la serata, rinnoveremo le tessere agli iscritti e registreremo quelle per i nuovi soci. In tale occasione si svolgerà anche l’Assemblea dei Soci: il Consiglio della Società de’ Borg vi darà il benvenuto presentandovi le linee guida della Festa de’ Borg edizione 2014 ed eleggeremo insieme il nuovo Consigliere (a seguito della rinuncia di uno dei Consiglieri già eletti). La cena ha un costo di Euro 20 (tessera compresa) e il saldo verrà effettuato al momento della prenotazione che è OBBLIGATORIA e si può effettuare presso il Circolo Acli (apertura del Circolo dal martedì al venerdì dalle ore 20.30 alle ore 23.30) e, negli orari di apertura, presso il negozio Sintende (Miriam Semprini).

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La serata sarà allietata da musica anni ‘80 e ballo liscio.

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Ma le auto su quel ponte, sono vere e proprie onte

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Fabio Isman (nato a Monza da famiglia triestina, vive e lavora principalmente a Roma) è responsabile della rubrica “La pagina nera” su “Art e Dossier” (www.artonline.it) dove è stato pubblicato questo articolo dedicato a Rimini e al Ponte di Tiberio, che riportiamo. Giornalista e scrittore (molte le pubblicazioni dedicate, per esempio, all’archeologia clandestina italiana), ha collaborato con testate come “Il Messaggero”, “Bell’Italia” e altri periodici d’arte e cultura. � In principio era Ariminum, colonia romana dal 286 a.C.; Gaio Plinio Secondo detto il Vecchio (23 - 79 d.C.) spiega che «l’Ottava Regione è compresa» tra quella città, il Po e l’Appennino. Fiorisce soprattutto in età imperiale, e declina già dal III secolo. Augusto la dota di un Arco, il più antico conservato nell’Italia Settentrionale: alto oltre 17 metri, in buona parte esiste ancora; ed inizia la costruzione di un ponte a quattro arcate sul fiume Marecchia (anticamente si chiamava Ariminus, dal che il nome della città), che Tiberio conclude nel 21 d.C., e per questo gli è intitolato. Era fornita di un anfiteatro in pietra, case di abitazione abbastanza ricche; una, usata da un chirurgo, è stata trovata, ed è visitabile, in una piazza del centro: i locali sono oggi ricostruiti nel Museo della Città, che conserva anche i circa 150 arnesi, usati da quel “tagliabudella”

Deviare il traffico non sarebbe impresa improba: «Se ne parla da anni», dice Maresi; «è abbastanza semplice, e varrebbe anche a decongestionarlo: il ponte, tutto sommato, è una strettoia; e poco lontano, gettandone un altro, si potrebbe creare un passaggio alternativo sul fiume; le proposte e i progetti per pedonalizzare il reperto, e mandarlo in pensione dal traffico, risalgono già agli Anni 80; nel 2009, il Rotary ha promosso un concorso d’idee; però poi tutto è rimasto lì». Una vecchia litografia ce lo mostra, in pietra d’Istria, che terminava con due torri per lato, dove «si legavano le navi» che «vi passavano»: ora, alle macchine, le torri non servirebbero; semmai, un altro semaforo. Allora, il porto sul Marecchia fu la fortuna della città, cresciuta anche in virtù del suo ruolo di scambio, e in un secolo unita a tre grandi strade

antico. Ariminum si chiama ormai Rimini: è certamente più famosa per il mare, i bagnini proverbialmente “machi”, per Fellini e il Grand Hotel nato nel 1908, ricordi di una stagione che è stata, per il turismo di massa. I più colti hanno, almeno, anche il Tempio Malatestiano (di Leon Battista Alberti, 1450), e la locale scuola di pittura del Trecento, i cui autori - Neri, Giuliano, Giovanni, Pietro da Rimini - erano assai cari a Federico Zeri.

consolari: la Flaminia per Roma (220 a.C), l’Emilia (187 a.C.), e la Popilia fino ad Aquileia. Non sono riusciti a distruggerlo nemmeno i barbari: la prima arcata mostra ancora il vano tentativo di abbatterlo, nella guerra greco-gotica del 553 d.C.; e perché ora provarci noi, invece che con gli arieti, con le tonnellate mosse dai motori a scoppio, o diesel? Al concorso, per architetti locali di nemmeno 35 anni, un vincitore (Claudio Masini, Roberta Pari e Alessandra Franca), e gli altri otto tutti giudicati “meritevoli”; ma di che cosa: che le loro proposte rimangano soltanto delle idee e le auto continuino a transitarvi sopra? Ma qualcuno non parla tantissimo di “valorizzare” i beni culturali?

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Ma di quella remota stagione resta ancora molto; anche Porta Montanara, un arco di blocchi d’arenaria (ma in origine erano due, e la collocazione non è originale), che costituiva uno dei quattro accessi alla città, circondata di mura; anche un nuovo settore del museo, ricco di testimonianze notevoli e ricostruzioni davvero ben fatte. Ma se in antico Ariminum era al centro di una Regione, oggi vive invece una grave mancanza di ragione. Che riguarda proprio il Ponte di Tiberio. Un tempo, gli ingressi più importanti in città erano le sue arcate e, dalla parte opposta, l’Arco d’Augusto, sulla Via Flaminia: più o meno, è rimasto così. Solo che sul ponte non transitano più i carri, oppure i legionari; ma i veicoli e le automobili. «Ho fatto un calcolo: in media, dieci al minuto», racconta l’avvocato Moreno Maresi, presidente del Lions Club e animatore di tante battaglie per la qualità della vita locale: in particolare, si spende parecchio per il Borgo di San Giuliano che è ai piedi del ponte, dalla parte opposta rispetto alla città, e di cui diremo. Il ponte di duemila anni fa sostiene l’intero traffico veicolare per chi dal mare va a monte del centro; o lo attraversi, nella direttrice tra Bologna ed Ancona. E poco importa che, come spiega Pierluigi Foschi, per 25 anni direttore del Museo cittadino, «le analisi sulla struttura ne abbiano dimostrato la robustezza e l’integrità»: un ponte così non sarebbe degno di ben altre attenzioni e cure? La struttura si fonda su pali di legno, profondamente interrati; tra un’arcata e l’altra, vi sono delle edicole-tempietto, e non mancano simboli di carattere civico e religioso; infine, i grossi piloni sono provvisti di speroni per rompere i flutti, obliqui perché orientati secondo l’antico corso del fiume, in modo tale da resistere meglio: un’opera di alta ingegneria, quasi miracolosamente giunta intatta fino a noi.

In quanto alle idee, accanto al ponte, gli abitanti del Borgo hanno già mostrato di averne delle buone. Nel 1860, su duemila abitanti, qui ne vivevano 400, di cui 228 naviganti e pescatori; nel 1918, appena 150 si dedicavano al mare; e nel dopoguerra, ne erano rimasti un’ottantina. Oggi, più nessuno. Il Borgo era decaduto. È stato fatto rinascere, e ora è tra le location residenziali più ambite. Due anni fa, chi ci vive ha censito chi ci viveva: i marinai e i pescatori che vi avevano casa ancora negli Anni 50; e all’ingresso delle loro abitazioni, ha posto una formella a ricordo, con nome, soprattutto il soprannome, e l’effige stilizzata di una barca, che ne rammenti il lavoro. Così, Luigi Luzzi, detto Chendeicantinein (e non occorre tradurre il dialetto), nato nel 1880 e morto nel 1952, con Alessandro Mancini Dimel (1871 - 1959), Giovanni Colonna Pidonn (1881 - 1953), Virgilio Ceccarelli Picioci (1886 - 1951), Giuseppe Diotalevi Luvis (1922 - 1962) e altri ancora, sono tornati, almeno idealmente, a popolare gli edifici che erano i loro; vicino, anche qualche orribile abuso edilizio, si intende ormai sanato, ma pazienza. Mentre, a un passo di distanza, tanti signor Rossi, sulle proprie automobili più o meno cromate, continuano, e purtroppo nemmeno idealmente, a passare ogni giorno su quel ponte: costruito in modo mirabile, ma per ben altro traffico, ben altri pesi, ben altro uso. Scusate: ma fino a quando?


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5 a cura di Marianna Balducci

Assessore alla Cultura, Identità dei luoghi e degli spazi, Istituto superiore di studi musicali G. Lettimi

� Tra gli strumenti messi in campo dall’Amministrazione per riqualificare la città c’è il Piano Strategico, con una serie di proposte (alcune già passate alla fase operativa di realizzazione) portate avanti anche all’insegna della progettazione partecipata. Si sono aperte le

cato di un manufatto possente che non può essere nato solo per far transitare qualche carretto da una riva all’altra, ma per incarnare una apertura emblematica della città, per divenire un simbolo la cui piena portata forse è ancora da interpretare.. Allora continuare a studiare il Ponte di Tiberio serve a Rimini per comprendersi meglio. Si parla spesso di “riminesità” (quella più autentica, negli ultimi tempi, sembra essere attribuita proprio al Borgo San Giuliano). Si parla dell’esuberanza di una città che ha fatto nascere l’espressione “riminesizzare”. In cosa consiste la specificità riminese oggi e in che modo si manifesta? Sinceramente non mi piacciono nessuno dei due termini. “Riminesità” e “Riminizzazione” i cui usi potrebbero considerarsi quasi opposti. La pretesa di una autenticità tradizionale, da una parte, e la tendenza ad uno sfruttamento selvaggio della costa, dall’altra, rischiano di produrre una contrapposizione

Sognare di chiudere il Ponte

“ QUARTA PIAZZA”

� Parlare del progetto della pedonalizzazione del Ponte di Tiberio in un momento come questo può sembrare utopico e qualcuno potrebbe sostenere non essere prioritario. Ma non si può negare che l’utilizzo del Ponte per la viabilità ordinaria sia un fatto unico e, purtroppo, eccezionale, data l’età e l’importanza dell’antica infrastruttura. Il Ponte di Tiberio è ancora oggi nodo strategico e fondamentale per i collegamenti cittadini, ma, di certo, non gli viene riservato il rispetto che meriterebbe un’opera così carica di storia. Dall’esigenza di restituirgli la sua dignità di monumento storico, è nato il concorso di idee del Rotary Club, “Abitare Rimini – Idee per i 2000 anni del Ponte di Tiberio” (i cui progetti sono stati esposti anche nell’ultima edizione della Festa de’ Borg)

porte delle assemblee a molti piccoli e grandi soggetti del territorio, tra i quali la Società de’Borg. Cosa ci si auspica da questi incontri? Per comprendere le necessità e le potenzialità di un territorio, di una città, credo sia fondamentale allargare lo sguardo, ma anche moltiplicarlo. È importante unire le osservazioni oggettive a quelle soggettive. La panoramica assieme al dettaglio. Recepire i tanti punti di osservazione, di chi abita il luogo e confrontarli con visioni urbanistiche lungimiranti. Quasi 2000 anni fa si posava la prima pietra del Ponte di Tiberio inaugurando la costruzione di quello che sarebbe stato uno dei simboli per eccellenza della nostra città. Cosa vuol dire oggi per Rimini celebrare un compleanno così importante? La punteggiatura della storia aiuta a formare frasi che cercano un senso compiuto. Due millenni di vita e di onorato lavoro festeggiati da un ponte, invitano a riflettere sul signifi-

e proprio partendo dai lavori prodotti dai giovani architetti partecipanti vorrei cercare di mettere in luce le idee, a mio avviso, più interessanti. In fondo, ritengo sia proprio questo lo scopo di un concorso di idee: fornire alle amministrazioni e alla cittadinanza un ventaglio di proposte creative e libere. Come sistema di attraversamento, la soluzione più interessante è quella del tunnel seminterrato che scenda all’inizio dell’attuale piazzale lato nord e fuoriesca nel piazzale a sud (prima dell’ edificio attuale sede della mutua). Collegato a questo, dovrebbe essere realizzato l’ingresso sotterraneo al parcheggio interrato. Una soluzione del genere ri-

solverebbe molte delle criticità relative a viabilità e parcheggi. Si libererebbe, inoltre, la piazza, elemento che gli architetti partecipanti hanno interpretato in più modi. La visione che mi affascina di più è quella di una piazza/giardino, uno spazio multifunzionale per eventi, abbinata, sul lato nord-est, ad una serie di costruzioni a basso impatto ambientale, sia visivo sia energetico. In questi spazi recuperati si può pensare di esporre eventuali e probabili ritrovamenti archeologici che emergano durante i lavori. Un altro punto di intervento è l’apertura regolata del canale del Marecchia nell’invaso a monte, riattivando così lo scorrere

di Piero Emiliani

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del Ponte di Tiberio attraverso la riqualificazione del suo intorno basato sul tema della “Quarta Piazza per Augusto”. Particolare attenzione viene data anche allo spec-

Viale Tiberio, 22/b San Giuliano Borgo (RN) Tel./fax 0541 50 387 pluto_elisa@libero.it

chio d’acqua della darsena: l’invaso utilizzato per la pulizia del Ponte non è più solo un elemento tecnico ma si eleva a nuovo scenario sulle cui acque far accadere nuo-

vi eventi. Tutti gli interventi sono pensati per essere eseguiti adottando tecnologie sostenibili e modalità di intervento rispettose dell’ambiente.

Vengono individuate le aree strategiche nelle quali pianicare quegli interventi urbani in grado di innescare le traformazioni necessarie per la riqualicazione dell’ambiente urbano. In questo modo il territorio si completa in linea con lo scenario pianicato preliminariamente perseguendo gli obiettivi del progetto generale.

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ai margini del parco, già destinata a parcheggio dal PRG vigente). A questo

si unisce la valorizzazione del Ponte di Tiberio come elemento di connessione

fra spazi pubblici, scena per il teatro sull’acqua.

con cui non entrano in relazione diretta. Il ponte di Tiberio rimane una costante nella storia di Rimini e viene semplicemente ripulito dal traffico veicolare, in modo da offrirgli un più ampio respiro. Il nostro segno in questa zona non è sul

ponte ma sul suo indotto, ovvero abbiamo agito per potenziare l’area adiacente in modo che cittadini e turisti possano essere accompagnati ed assecondati nella loro volontà di poter fruire della vista diretta del ponte. Verde, verde, verde, ma

attrezzato, ricco di sedute e di dislivelli segnati volutamente sul terreno in modo da poter addirittura ricreare un anfiteatro da dove si possa decidere l’altezza da cui godere del paesaggio.

versa nel sottosuolo il parco XXV Aprile. Questo intervento a ridosso delle mura medievali, permette il collegamento della città nord ed il mare tramite via Matteotti, sulla quale il tunnel si innesta. La modifica della viabilità in questo senso consente la totale pedonalizzazione del ponte di

Tiberio, dei bastioni occidentali e settentrionali, quest’ultimi da poco restaurati. 3. Realizzazione di un nuovo parcheggio su tre piani, di cui due interrati (nell’area già individuata dal PRG) che permette la sosta dei veicoli subito a ridosso dell’area pedonale.

Al livello inferiore il parco si protende verso lo specchio d’acqua prospiciente e diviene elemento costruito leggermente sospeso, che elimina la rigida separazione tra parco ed acqua, favorendo una graduale compenetrazione dei due elementi.

Annamaria Fabbri

Il progetto, grazie all’analisi della viabilità centra l’attenzione sulla rivalutazione del Ponte di Tiberio rendendolo pedonale e attraverso la riqualicazione del suo intorno, si individua l’estenzione della nuova piazza. Quest’ultima vero continuum spaziale con il corso d’Augusto in successione all’arco di Augusto, alla piazza tre Martiri ed a piazza Cavur. In questa nova piazza d differenti ifferen nti quote pavime pavimentate entate ridisegnano ridisegn nano i conni conni dell dell’area arrea esistente esistente ad oggi parcheggio parcheggio a raso, distinguendo disti tinguend ti do in modo o chiaro le aree destinate destinatee alla mobilita mob bilita lenta lentta (persone), dalla viaabilità carraabile la quale rim mane estena. Questi livelli innesccano differenti ti aree di incontro e soccializzaziione urbaana creando allo stesso tem mpo uno sgu uardo o priivilegiato sul parco o e sulla citta storica. particollare attenzionee viene dato allo sp pecchio d’acqua della darsena trasforman ndolo da elemento tecn nico per la puliziaa del ponte ma elevand dolo a nuovo sch henario, spazio o visivo di tutt ttaa l’area, sullee cuii acque fare accaderre nuovi eveenti tt ti.. Gli edici proposti identi ti cano spazi ad uso citt ttaadino come un Auditorium, il museo tt o per la città, locali com mmerciali di vario genere e uffici direziionali e nello o stesso tempo o rappresentan no un ltro tra l’aarea pubblica antistante e l’abitato co ostruiito posto sul retro. Qui la nuova viabiilità carrabile peermetteerà di collegare i parcheggi ricavati ti al piano interratto permettendo un na netta separaziione tra i vari livelli di mo obilità evitaandonee le interferen nze.

Claudio Masini

solo su prenotazione

La soluzione progettuale prevede la realizzazione di una nuova strada che colleghi via Circonvallazione Occidentale con viale Tiberio. Il progetto sceglie di stare dalla parte della mobilità più debole (anziani, pedoni, cicli) liberando non solo il Ponte ma anche altri spazi, creando un sistema di spazi urbani da abitare. La fattibilità e la realizzabilità sono due elementi chiave del progetto, che è concreto ed attuabile anche per la relativa economicità delle scelte fatte. La volontà di contenere il traffico per avere una città più a misura d’uomo trova la realizzazione concreta nella predisposizione di due parcheggi scambiatori agli estremi della nuova strada proposta (uno già esistente, l’altro in un’area del Borgo San Giuliano

Idee per i 2000 anni del ponte di Tiberio o

del fiume e ossigenando l’acqua (ora quasi stagnante). Migliorando lo stato dell’acqua dell’invaso si può intervenire con pontili da utilizzare per attraccare piccole imbarcazioni (in parte questo piccolo ma graditissimo servizio è già attivo) per visitare il Ponte da una diversa prospettiva o per dedicarsi a sport e hobbies come la canoa, per esempio. Speriamo che alcune delle tante idee proposte da questi giovani architetti possano essere realizzate. Qui ne riportiamo una selezione e una sintetica panoramica.

I progetti “Abitare Rimini - Idee per i 2000 anni del Ponte di Tiberio” Elementi essenziali del progetto risultano: - Attraversamento del fiume Marecchia attraverso l’interposizione di un ponte carrabile. - Il proseguimento della strada “via Aldo Moro” lungo il deviatore Ausa. - La pedonalizzazione del Ponte di Tiberio. - Una nuova viabilità che si snoda trasversalmente ai quartieri posti ai margini del parco della Marecchia. - L’identificazione di aree a parcheggio sia in superficie che interrati. - Razionalizzare e valorizzare gli accessi all’area verde. Il progetto procede alla riqualificazione

Lauro Antolini

statica. Lo spirito di Rimini forse va cercato nelle parti genuine che possono trovarsi anche tra gli alberghi del lungomare, senza dimenticare che anche tra i muri di un borgo si annidano gli errori. Come molte città italiane, anche Rimini è fatta di micro-luoghi che, per conformazione fisica e per tessuto sociale, sono parte fondante dell’identità del territorio (ma, a volte, anche motivo di frammentazione). Il Borgo è certamente uno di questi. Come si può valorizzare al meglio queste realtà anche in relazione alle rispettive “comunità” che le vivono quotidianamente? Solo qualche decennio fa un importante, ma ottuso urbanista, aveva immaginato l’abbattimento del Borgo San Giuliano. Fortunatamente non si è dato ascolto a quell’architetto e quelle casupole fatiscenti, un poco alla volta, sono state restaurate e recuperate da singoli proprietari che hanno creduto nella voce corale della storia. A mio parere il miglior futuro di San Giuliano sarà nella sua pedonalizzazione totale. Vedere i suv parcheggiati davanti alle case di un piano procura incongruenze che dovrebbero essere evitate. Quelle vie sono un’opera d’arte da conservare senza troppe contaminazioni.

IT TARE RIMINI

Intervista a Massimo Pulini

Il Ponte sotterraneo: il progetto prende forma dalla scelta di interrare completamente la nuova grande viabilità veloce, punto di unione tra piazza Malatesta e il borgo San Giuliano. Il nostro tunnel si sviluppa sul tracciato già segnato dal Benevolo nel PRG del 94, scelta da noi maturata già durante la prima fase di studio sul territorio. Il segno urbanistico è quindi un tunnel che scende lentamente e percorre ipogeo un tracciato parallelo al ponte risalendo dolcemente in prossimità dell’imbocco del borgo San Giuliano verso Nord. Il segno architettonico (che accompagna e segue fedelmente la scelta urbanistica) è rappresentato da una dolce collina verde il cui accesso è però evidenziato e protetto da grandi arcate, elemento fortemente voluto per sottolineare il collegamento stilistico con il ponte. Il ponte di Tiberio è sorretto da 5 grandi archi, il nostro tunnel è coperto e abbracciato da 5 grandi archi. Due culture a confronto, 2000 anni di storia per rifondere i concetti, mischiarli e alla fine specchiarli in un sistema architettonico contemporaneo, efficace e pratico. I due imbocchi del tunnel rimangono relativamente lontani dal ponte di Tiberio

Luca Foschi A livello superiore il progetto per la pedonalizzazione prevede tre interventi specifici sulla viabilità: 1. Completamento dell’anello di distribuzione della viabilità, prolungando l’attuale via Caduti di Marzabotto (già previsto da P.R.G.) fino all’immissione su via Tonale, realizzando un nuovo ponte sul parco, per poi sfociare tramite una rotonda di nuova progettazione (già prevista da P.R.G.) in via XXIII Settembre. Questo primo intervento permette la riduzione del traffico su via Circonvallazione Occidentale e consente di arrivare al mare e alla parte nord della città, senza dover lambire il centro storico. 2. Realizzazione del collegamento, nei due sensi di marcia, tra il Borgo San Giuliano e via Circonvallazione tramite l’introduzione di un tunnel che attra-

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La Marianna, cent’anni di storia

di Marianna Balducci

� Quando ero bambina non ero sicura che il mio nome mi piacesse sul serio: era diverso da quello delle mie compagne di scuola (che avevano, nella maggior parte dei casi, nomi brevi e meno stravaganti), lo trovavo un nome antiquato, lunghissimo. Alla mamma era piaciuto tanto e l’aveva scelto per me con entusiasmo (anche se, fino all’ultimo, se l’era giocata con il nome “Alice”) e la nonna Aldina, vedendo la nuora dare alla cucciola di casa il nome della sua mamma (Marianna, la mia bisnonna, appunto), si era certo inorgo-

glita. Ho incominciato ad apprezzarlo quando, nelle passeggiate per il borgo, mano nella mano con la nonna, gli incontri con i vari conoscenti e amici di famiglia rivelavano, aneddoto dopo aneddoto, ricordo dopo ricordo, la sua piccola grande storia: quella di una donna che con tanta fatica aveva saputo valorizzare il suo lavoro e quello dei suoi cari, tanto che la vecchia cantina che gestiva si era trasformata in trattoria, poi locanda, poi ristorante, proprio col suo nome sull’insegna, nome che ancora oggi occupa un posticino nella memoria di tanti riminesi. “La Marianna” non era certo una personalità di spicco o una grande eroina del suo tempo, ma forse un bell’esempio lo è stato e il ricordo che molti continuano ad avere di lei e di chi ne ha seguito il percorso, avendo cura di quanto aveva costruito, mi ha colpito e fatto sentire orgogliosa di portare il suo nome. La trattoria Marianna nel 2013 ha compiuto più di 100 anni (ai 100 si sommano i 5 anni della nuova gestione) ed è stata questa l’occasione che ha portato Enrica Mancini (l’attuale responsabile della trattoria) a chiedermi di mettere mano agli archivi di famiglia e ai ricordi legati alla Marianna per provare a raccontare, a modo mio, una storia che la riguardasse. Ne abbiamo fatto una pubblicazione illustrata che ripercorre, in sintesi, la storia della trattoria, della Marianna e di alcuni dei personaggi borghigiani che le hanno gravitato attorno. I testi, scritti grazie al prezioso aiuto del mio babbo (Roberto Balducci, nipote della Marianna), accompagnano le mie visioni disegnate sulla carta gialla, quella che serviva per apparecchiare i tavoli della vecchia cantina, ma anche per segnare i conti dei tanti che venivano e non potevano pagare; la carta segnata dall’olio, dal vino degli amici riuniti a raccontarsi conquiste e miserie, segnata dalle mani dei bimbi a cui la Marianna apriva le porte, la domenica, per offrire la merenda. La carta si straccia, si sfoglia e ospita queste piccole porzioni stratificate di ricordi passati di voce in voce e arrivati fino a me che, china alla mano, mi sono ritrovata a “metterli in scena”.

“LA [SUP]POSTA DEL CUORE” � Dalla nuova redazione ho ottenuto carta bianca: il primo risultato lo potete cogliere dal cambiamento del titolo di questa rubrica, che è diventato quello che io avevo proposto fin dall’inizio, ma che quei due “bacchettoni” di Mario e Giuliano avevano ritenuto troppo sbragato, se non volgare. Posso, finalmente, rispondere ad una lettera arrivata un paio di anni fa che quei due avevano accantonato. Chi mi scriveva era un giovane che più che avere un problema di cuore, aveva, come dire, un problema di misura! “Egregio Dottor Gnoli, le sottopongo una preoccupazione che un mio amico, che ha compiuto come me 18 anni da poco, ha per la sua virilità. Al contrario di me, che ho un fisico atletico in tutti i sensi, lui ha dimensioni ridotte: piccolino e magro, dappertutto, anche nel suo attributo sessuale, al di sotto della misura vantata da tutti i suoi amici (a sentir loro sarebbero dotati anche più di Rocco Siffredi). Questo lo porta ad isolarsi, ha

paura di avvicinarsi alle ragazze; cosa può fare? C’è qualche prodotto che possa aiutarlo a rimediare? Può ancora crescere, con l’avanzare dell’età? Solo tu con la tua grande sapienza puoi risolvere questo problema. Saluti, un amico in pene angosciose.” “Caro ragazzo, è chiaro che il problema ti riguarda direttamente ed hai usato il tipico escamotage di attribuirlo ad un altro. Ma la tua ingenua preoccupazione non ha motivo di esistere. La virilità non dipende dalle misure (e tra l’altro non credere alle vanterie dei tuoi amici). La misura giusta è quella che si ha, perché è la testa che fa funzionare tutto, anche in questo ambito. C’è un detto sul tema che mi piace sottoporti: non lungo che sfondi, non grosso che turi, ma duro che duri, ecco rimettiti a questa sana saggezza popolare. Inoltre non esiste alcun rapporto fra altezza e lunghezza. Vorrei ricordarti una famosa canzone di Fabrizio De Andrè, che parla di un giudice molto basso di statura, e così recita: Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura ve lo rivela la curiosità di una ragazza impertinente che

A visitarli, ci sono piccoli fantasmi in cerca di storie con cui riempirsi gli occhi, pesci dallo sguardo ipnotico e barchette inzuppate di Sangiovese. Potete portarveli a casa con una copia della pubblicazione (“La Marianna, cent’anni di storia”) disponibile proprio alla trattoria. Questo lavoro ha inaugurato un piacevole, faticoso ma importante viaggio nella storia della mia famiglia che, a partire da questo primo esperimento, inizia ad arricchirsi di storie recuperate, di testimonianze e di contributi, patrimonio prezioso che ciascuna famiglia dovrebbe prendersi l’impegno di coltivare, per sé stessa ma anche un po’ per gli altri. La “Trattoria della Marianna” fa parte dell’immaginario riminese, rappresenta un luogo concreto della tradizione e della memoria del borgo S.Giuliano [ ]. Al centro “de’ borg”, “su la streda maestra”, ha visto passare e sostare ai suoi tavoli tante generazioni di riminesi, romagnoli, emiliani e stranieri, dai camionisti alla borghesia, da leggende dello sport come Cavicchi, campione d’Europa dei pesi massimi, a icone della musica come Fred Buscaglione e Beyoncé in tempi più recenti. Di fronte alle sue “vetrine” passava la mitica Mille Miglia e la carovana colorata del Giro d’Italia. [ ] Dal 1908 al 2013, il viaggio che la Marianna ha intrapreso continua ad annoverare episodi e ricordi nel suo diario di bordo e questo grazie a tutti coloro che, con rispetto e affetto, ne hanno fatto l’esperienza: da chi popolava le cucine lavorando senza sosta, alla clientela che in tanti anni è stata anche solo di passaggio. In questo viaggio si sono incrociate le piccole storie di tante persone e queste sono le tracce che ancora parlano a distanza di tanti anni: ciascuna storia è importante, così come un ristorante a volte non è solo un ristorante e l’identità può costruirsi proprio sulle briciole, sulle macchie, sugli strappi lasciati sul tavolo, sulla “carta gialla”. [“La Marianna, cent’anni di storia”, testi a cura di Roberto Balducci]

di Gnoli

vuol vedere quanto sia vero quel che si dice intorno ai nani, che siano i più forniti della virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente Anche io sono piccolino e magro e mi ritrovo nei versi di De Andrè, ma non ne faccio un vanto ci ha pensato madre natura. (Nota della redazione: quella canzone sostiene anche che i nani sono carogne di sicuro perché hanno il cuore troppo vicino al buco del culo). Per quanto riguarda i rimedi per la crescita, lascia perdere una volta Federico aveva consigliato ad un ingenuo amico di spalmare su questa parte del corpo del “latte di fico” per farne aumentare il volume: fu una tragedia per il malcapitato visto che quel rimedio, oltre ad una assonanza semantica con l’organo riproduttivo femminile, aveva anche una forte proprietà urticante. E per farti sorridere ti trascrivo una serie di paragoni fra gli animali e la valenza o le virtù degli attributi maschili; nello stile del giornale satirico toscano “Il Vernacoliere”di cui sono appassionato lettore:

- ha la voglia dell’agnello: su la pancia e giù il birello; - ha la voglia della lumaca: non gli piace la pataca; versione dialettale: l’à la voia d’la lumega, un va so’ gnenca su una sega; - ha la voglia del moscone: piace molto alle tardone; - ha la voglia del canguro: che lo sbatte contro il muro; - romanesco: ha la voja der somaro: se ne tromba almeno un paro. - ha la voglia della cornacchia: si fa fuori anche una racchia; - ha la voglia del coniglio: ogni botta nasce un figlio. (Nota di redazione: per carità di patria abbiamo eliminato alcuni altri paragoni: quelli del mulo, della civetta, della formica, dell’uccello padulo, del pidocchio, del cammello, del pinguino con le relative rime). Caro amico, spero che nel frattempo tu abbia avuto delle esperienze che abbiano cancellato questo dubbio. Ti saluto caramente, Gnoli

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Quando serviva un nuovo Borgo per nuovi borghigiani... IL PIANO DE CARLO FA ANCORA PARLARE DI SE’ colpito. La soluzione da lui prospettata era più sociale che urbanistica dove il piano non era il fine ma il mezzo. Sempre al M.I.T. era entrato in contatto con i teorici dell’autocostruzione Turner e altri, cercando di applicarle nel borgo, ma ahimè i tempi non erano maturi per una esperienza del genere. Effettivamente le soluzioni erano impraticabili. Io modestamente rimasi affascinato dal piano. Mi piacque subito il suo spirito razionale attraversato da fremiti sociali veramente eccitanti. Nel suo piano Architettura-urbanistica gli aspetti sociali si fondavano in un unico progetto organico ed organizzato. Il borgo rappresentava la minima parte del piano e su di esso erano puntati i riflettori della socialità, da non confondere assolutamente con la filosofia di Cervellati di mantenere viva la popolazione del centro storico combattendo il degrado ”terziarizzante” di tante realtà urbane. Il centro di Bologna non era degradato, il borgo in fase di decomposizione. Il centro storico di Bologna è una vasta area circondata dai viali, il borgo è un piccolo agglomerato di case circondato più o meno dal fiume e dalle mura malatestiane. Il borgo non correva il rischio della “terziarizzazione”, ma rischiava di diventare un luogo come è attualmente Borgo Marina. Il confronto operato da Lambertini mi è sembrato assolutamente improprio e improponibile. Solo un accenno faccio sul pensiero di Cervellati che ruotava attorno al restauro conservativo (filologico) delle case e delle persone: è come se una fotografia del passato venisse restaurata, colorata e continuasse a rappresentare il presente. Il concetto di restauro filologico nasconde la paura del futuro, del cambiamento come se ciò che è attuale non sia in grado di esprimere fatti e

concetti di valore ma solo il passato abbia questa prerogativa. Come promotore delle iniziative del borgo forse dovrei sentirmi deluso, ma non è così. Primo: la possibilità di restauro abitativo poteva passare solo con l’utilizzo di capitali privati, sia perché l’intervento pubblico era improponibile sia inopportuno e penso ingessante. Secondo: la Festa del Borgo ha attivato un interesse di tutta la città verso questa realtà assolutamente interna. Rimini, in quegli anni a forte vocazione turistica, si era persa nella lunga catena di attività alberghiere che hanno spaccato il tessuto

urbano in una città dell’estate e in una città dell’inverno. Anche le relazioni sociali erano condizionate dal dualismo estate-inverno. La festa ha come per incanto idealmente ricucito tale frattura ponendo il borgo come anima della città. Forse è vero che Rimini ha un’anima anarchica, nel senso culturale del termine. Il borgo con la sua tradizione ne è diventato l’interprete. Sono sicuro che Bologna consideri Rimini e i riminesi inaffidabile secondo i parametri emiliani, ma questo è un bene. L’identità radicata fa vivere un corpo sociale e gli conferisce profondità e futuro. Terzo: i nuovi abitanti, pur con disponibilità diverse, mantengono tratti della personalità dei vecchi borghigiani perché vivere nel borgo senza garage, in case con poca luce, con poco spazio, comporta uno stile di vita diverso e un po’ particolare.

Giacomo Frena

� Stavo scorrendo l’ultimo numero del “Foi”, mi imbatto nell’articolo di Rossano Lambertini che non conosco ma mi è sembrato abbastanza addentro alle problematiche urbanistiche. Mi sono sentito tirato per la giacca, soprattutto perché l’idea di far rivivere la realtà sociale del Borgo è partita dal sottoscritto, e anche da alcune inesattezze storiche dell’autore che non permettono di capire le intenzioni vere del piano De Carlo. L’Arch. Giancarlo De Carlo, uomo di spirito libertario, quando formulò il suo piano era docente di architettura al M.I.T. di Boston dove respiravano le teorie più avanzate nel campo architettonico-urbanistico. A Rimini nel dopoguerra si era cimentato nella progettazione della Betulla al CEIS in quanto amico di Margherita Zoebeli. Nel’64 era stato chiamato a Urbino a redigere il piano regolatore che ha messo le sicure basi dell’attuale urbanistica urbinate. Era intimo di Carlo Bo, rettore dell’università dove conduceva il campus di architettura. Uno spirito libero che mal si conciliava con gli architetti di regime che allora imperversavano a Venezia, pur appartenendo all’area culturale della sinistra. Se volessimo fare un’analisi storica seria del suo piano andrebbe ristudiato nel suo complesso. Monorotaia, centri sociali, riorganizzazione funzionale degli spazi urbani, riordino della viabilità. Il borgo nell’armonia del piano era qualcosa di anomalo rispetto al resto. Infatti l’idea che ebbe, come successivamente mi ha personalmente raccontato, gli era venuta dai racconti sulla gente del borgo che gli venivano riportati da tante persone e dagli amministratori di Rimini. Ne fu affascinato e cercò di escogitare una concreta metodologia per mantenere vivo quello SPIRITO borghigiano che tanto l’aveva

di Maurizio Lazzarini

Il Borgo non è il Bronx RIFLESSIONI E CONSIGLI PER UN BORGO PIÙ SICURO E CONSAPEVOLE di Moreno Maresi

� In questi ultimi mesi il Borgo è stato teatro di alcuni furti e tentati furti; in alcuni casi i ladri hanno fatto visita ad alcuni commercianti già in passato oggetto di “ visite sgradite “. Tali fenomeni (purtroppo in continuo aumento nella casistica nazionale) hanno giustamente preoccupato ed allarmato i borghigiani e scosso la tranquillità del Borgo San Giuliano. Va subito detto che in data 30.04.2013 (dopo pochissimi giorni dai fatti) i Carabinieri di Rimini, hanno tempestivamente tratto in arresto tre individui,ritenuti i responsabili di alcuni furti nel Borgo; ora, fermo restando il plauso per il rapido intervento dei militari dell’Arma, quella che ha destato maggior apprezzamento è stata la condotta successiva da parte dei Carabinieri, che oltre ad effettuare alcuni sopralluoghi presso i locali ed appartamenti

oggetto delle visite dei ladri, hanno istituito una postazione mobile all’interno del Borgo. È inutile evidenziare come la presenza in loco dei militari, oltre a consentire funzioni di controllo, costituisce un idoneo ed efficace (in quanto visibile) deterrente. Altrettanto utile è stato poi l’incontro svoltosi nel Borgo con i militari dell’Arma (a cui va espresso un pubblico ringraziamento), nel corso del quale sono stati forniti preziosi consigli su come prevenire (ovviamente nel limite del possibile) o rendere più ardua l’azione dei ladri. Quello che, comunque, appare l’aspetto più significativo è stato registrare l’immediata mobilitazione di tutti i borghigiani, che si sono organizzati sia per fornire alle forze di polizia ogni necessario ausilio ed informazione, sia per aumentare il “senso” di vigilanza e di attenzione

all’interno del Borgo. Il Borgo non è il Bronx, anche se da qualche parte è stata ventilata tale ipotesi; il Borgo di San Giuliano soffre, come ogni altra zona d’Italia, di fenomeni legati alla microcriminalità; ma il Borgo possiede anche al suo interno i mezzi per cercare di contrastare tali fenomeni, facendo ricorso alla qualità (umana) dei suoi abitanti. Infatti, commercianti (con Pier e l’Enrica in testa) e residenti, si sono immediatamente ritrovati ed organizzati, esprimendo una precisa e concreta volontà di affrontare il problema. Il Borgo come microentità urbana è e rimane un avamposto di modernità e cultura, di umanità e solidarietà (pur con vizi e difetti), luogo di accoglienza e di incontro, pronto ad unire le forze quando è il momento di rimboccarsi le maniche.

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I NUOVI CANTASTORIE DEL BORGO a cura di Marianna Balducci � In occasione della Festa de’Borg 2012, alcuni cantautori riminesi hanno composto appositamente per noi delle canzoni che ora fanno parte di un disco (“FREEBORG, ARTORNE ME FUTUR: UNA COLONNA SONORA PER UN NUOVO INIZIO”), prodotto dalla Società de’ Borg, distribuito nei giorni della Festa e ancora disponibile presso il Circolo Acli per chi volesse acquistarlo (apertura del Circolo dal martedì al venerdì dalle ore 20.30 alle ore 23.30). Sulle pagine del Foi de’ Borg, “adotteremo” ciascuna canzone dedicando uno spazio al testo e al suo autore con un rapido “botta e risposta” che, ci auguriamo, ve li farà conoscere e apprezzare di più. Il disco comprende i brani “Dove si va?” di Daniele Maggioli, “In bilico” di Massimo Modula, “Al saviva me” di Vincenzo Vasi, “Il pavone” di Antonio Ramberti, “Ballata di San Giuliano” di Dany Greggio. Come tracklist vuole, partiamo con Daniele Maggioli (www.danielemaggioli.com), responsabile anche della produzione artistica del progetto assieme a Marco Mantovani e Daniele Marzi. Il borgo visto da Daniele Maggioli. Cosa c’è dietro a “Dove si va”, il brano composto in occasione dell’ultima Festa de’ Borg? Ci sono tutte le passeggiate che ho fatto nei borghi italiani, c’è l’odore della pietra, della nebbia e del porto. C’è la sospensione del flaneur, del vagabondo. Quando ho incominciato a scrivere la canzone, ho pensato che non potevo avere la pretesa di capire, nè di intrepretare il borgo. È un luogo talmente forte, con un’identità storica e umana così precisa, che non potevo permettermi uno sguardo onnisciente. Per questo ho pensato ad un personaggio straniero, che si avventurasse nelle nebbie e nei vicoli e venisse in qualche modo rapito - quasi fisicamente - da quel luogo. Come nasce una tua canzone? Nasce da materiali molto concreti. Un giro di accordi, una melodia, un libro che sto leggendo. Non nasce da nessuna ispirazione. Mi ritengo molto più artigiano che artista. La musica per te pesa quanto... Quanto l’esistenza. Ossia molto, o poco. Dipende dai giorni. Io vedo, leggo il mondo attraverso le canzoni. Quelle di altri, le mie, quelle che non ho ancora scritto. La musica è uno sguardo sul mondo. Ho abituato i miei occhi a guardare il mondo così.

Ispirazioni e compagni di viaggio: chi ti ispira e chi ti ha accompagnato nel tuo percorso da cantautore? È sempre difficile dirlo, anche perchè ascolto tanta musica diversa e leggo molte cose che confluiscono nelle mie canzoni. Un cantautore classico che continuo a studiare è Bob Dylan, o Leonard Cohen. Tra gli italiani il primissimo De Gregori. E poi tanti colleghi amici che stimo come Giacomo Toni, Dany Greggio, o Mario Ponce Enrile, jazzista esule a Parigi, con cui ho fatto i primi passi. E poi Massimo Modula, che per primo a Rimini - inspiegabilmente - mi ha trattato come un autore. Un altro è il caro amico Bubana (anche lui di San Giuliano), che mi ha fatto suonare nella sua osteria quando facevo brani inascoltabili e la gente lasciava il locale. Lui mi diceva: “Fregatene, stiamo noi qui ad ascoltarti”. E da quell’osteria ho poi preso spunto per un certo immaginario narrativo. La letteratura, però, è il più dominante tra i materiali da cui traggo suggestioni. Un verso che hai scritto e che parla molto di te. Nei giorni del crepuscolo / guardo le rovine della città / e ballo sopra il baratro il tip tap. Uno dei tuoi ultimi progetti in corso. È appena uscito il mio terzo disco solista SENZATITOLO (Cinedelic Records). Ho tanta voglia di suonarlo in giro per l’Italia

DOVE SI VA Perso tra i muri di pietra Nell’estasi muta del borgo Nella nebbia riuscivo a sentire i segreti del porto E una vecchia mi tira la giacca Riesco a vederle la faccia La sua voce è piena di rabbia e di dolcezza Lo sai che assomigli a mio figlio Sai che assomigli a mio figlio Dove si va Dove si va Vecchia che parli perdute parole Dove si va Dove si va Ora che tempo non c’è

Lezioni di botanica al Borgo ricco archivio di foto, storie, personaggi, eventi che la Società de’ Borg è riuscita a raccogliere ed organizzare nei primi intensi 34 anni di vita. L’archivio è in fase di costruzione, metterlo in piedi è impresa titanica e certamente avremo bisogno del contributo di voi lettori; vi invitiamo perciò a partecipare a questa operazione di recupero ed esplorazione, anche partendo da immagini del vostro archivio personale che vorrete condividere con noi. La nostra casella e-mail è pronta a ricevere consigli, suggestioni, materiali: societadeborg@gmail.com Sempre nel campo della divulgazione, entro Natale contiamo di pubblicare il cofanetto con il documentario affidato alla regista Alessandra Gori (alcune immagini erano già state presentate in anteprima alla Festa de’ Borg 2012). Altre idee per aiutare i visitatori a comprendere la realtà del borgo sono in cantiere e contiamo di poterle presentare a breve, in una delle prossime edizioni del nostro notiziario. E veniamo alla Festa de’ Borg 2014. Il tema è imposto dalla storia: ricorrono infatti i 2.000 anni del Ponte di Tiberio. Tutta la festa ruoterà su questo indiscusso protagonista della

Daniele Maggioli

con la mia band. A settembre incomincerò il tour da Parigi. Per il prossimo inverno invece sto pensando ad un ep più sperimentale, totalmente (o quasi) svincolato dall’idea di cantautorato. Un progetto con poche parole e molta contaminazione che vorrei sviluppare insieme al maestro Marco Mantovani. Ho capito che il cielo è di tutti Nei vicoli della memoria Le mie scarpe prendevano a calci resti di storia Qui dimorano tutti i colori E il domani è un’eco di ieri Poi una giovane donna Mi strappa di dosso i pensieri Vieni che ti faccio vedere Dove si abbevera il sole Dove si va Dove si va Donna che porti nel borgo la luce Dove si va Dove si va Ora che tempo non c’è Dove si va Dove si va Ora che tempo non c’è

continua da pagina 1

storia della nostra città, tutt’ora indispensabile nodo viario. Ripercorreremo i fatti storici di cui il ponte è stato silente testimone: chi sarà passato sul suo dorso in tutti questi anni? Sveliamo fin da subito che per questo millenario compleanno, vorremmo preparare un bellissimo regalo. Non

pensiamo ad un “vestito nuovo”, né a qualche trattamento di bellezza: puntiamo dritto alla definitiva pedonalizzazione. Vorremmo donare il ponte alla gente, percorrerlo lentamente, a piedi; poterlo accarezzare senza rischiare di essere travolti da una macchina ne disturbati dal rombo di un motorino. È un regalo per lui ma in fondo lo è per tutti noi.

COMUNICAZIONE AI SOCI La Società de’ Borg comunica a tutti i soci che l’automobile messa in palio dalla concessionaria Ruggeri come premio per la lotteria della Festa de’ Borg 2012, non essendo stata reclamata dal possessore del biglietto vincente, è stata convertita in sponsorizzazione in accordo con il titolare dell’azienda, rinnovando la positiva partnership anche per la prossima edizione della Festa.

Caffè Il Borgo di Andrea Furlini Periodico edito dalla Società de’ Borg Reg. Tribunale di Rimini n° 9/2004 del 25/10/2004 Redazione e pubblicità: Via Padella 22 - Rimini - societadeborg@gmail.com Direttore resp. Giuliano Ghirardelli A cura di Mario Pasquinelli e Marianna Balducci Impianti e fotolito Linotipia Riminese info@linotipia.net - Tel. 0541.778205 Stampa Tip. Valmarecchia S. Ermete di Santarcangelo - Tel. 0541.758814

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