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www.societadeborg.com Nuova

edizione

-

Luglio

info@societadeborg.com 2008

-

Periodico

edito

dalla

Società

de’

Borg

-

Vi a

San

Giuliano,

22

-

47900

RIMINI

La prossima Festa, quella del 6 e 7 Settembre 2008, è già dentro il Borgo, nella testa e nel cuore della gente. Sarà dedicata alla comunicazione di una volta, di tanti decenni fa, prima della radio, del cinema e della televisione. I racconti, allora, non si chiamavano fiction, ed erano il filo conduttore delle Veglie, di quegli incontri serali intorno al Fuoco.

Una veglia da vivere tutti assieme, la città ed i suoi ospiti. La Festa di quest’anno - il 6 e il 7 di Settembre - si presenterà diversa e, al tempo stesso, uguale alle precedenti. Sarà guidata da un’idea che si rifà alla caratteristica dominante della nostra manifestazione: la rappresentazione del Passato, della Storia, piccola o grande che sia, borghigiana, riminese o romagnola. Vi ricordate la Festa dedicata alla Rimini del ‘29, quella del nevone? la Festa del 2000 rivolta a raccontare la cronaca della nostra città nel Novecento? oppure quella del ‘94, quando il tema conduttore era il legame con la storia (e le storie) di Fellini? o quando ricordammo il naufragio in cui perirono, alla fine dell’Ottocento, sette borghigiani: quella fu l’occasione per costruire, sotto il Ponte di Tiberio, un mare di plastica e, il giorno dopo, un pezzo di spiaggia popolata di ombrelloni, mosconi e vita, per rappresentare il passaggio dalla Rimini marinara a quella turistica. Tutte le Feste hanno puntato sul Passato della vicenda riminese, lasciando però spazio alla creatività, alla fantasia. Senza essere ossessionati dal rigore storico. Forse questa propensione al racconto del Passato nasce dalla storia a tinte aspre del Borgo, nasce dal suo forte temperamento, nel bene e nel male. Non è mai stata, però, un’operazione nostalgica o sdolcinata: sarebbe stata vissuta dai borghigiani come un tradimento! Anche il tema della Festa 2008 affronterà un modo di vivere in gran parte scomparso: “Le veglie tra misteri e briganti”.

E cosa intendiamo per Le veglie, tra misteri e briganti? Quando il televisore non spadroneggiava nelle case, la veglia rappresentava un prezioso momento di aggregazione sociale, soprattutto nelle campagne. La veglia e i suoi racconti. Il “racconto” per quanto fantastico e misterioso, ripetuto di stagione in stagione, contribuiva a creare rapporti e conoscenza veri tra i partecipanti, una densità di vissuto anche nell’irrazionale e nel fantasioso. I racconti, al limite dell’incredibile, erano continuamente arricchiti, esagerati: lo stupore doveva cogliere gli invitati, poteva divertirli come spaventarli a morte. L’esagerazione e l’esplosione del fiabesco si alimentavano di un materiale ricco di riferimenti alle proprie radici e dove l’immaginazione popolare offriva un’inevitabile testimonianza delle piccole comunità che si riunivano. Le veglie erano anche l’occasione più forte perché nuove coppie di giovani si conoscessero, si innamorassero. E il ballo e il canto erano il tramite e la scusa per allacciare questi nuovi rapporti. Ma le veglie, tra amori e stupore, misteri e paura, erano anche i luoghi dove gli eroi della tradizione popolare venivano beatificati, la legge morale dominante veniva rovesciata lasciando spazio a figure controverse: Stefano Pelloni (il Passatore), o Masôn dla Blona perdevano le loro caratteristiche di sanguinari briganti diventando simboli di una rivolta romantica e popolare nei confronti del potere.

NON C’È NULLA DA FARE, LA DISSOLVENZA AVANZA Non sono scomparse solo le Veglie. Sono spariti anche i nostri murales - e perdonateci l’irriverenza dell’accostamento - come gli affreschi romani a seguito degli scavi della metropolitana (ricordate il film “Roma” del nostro Federico?). Gli originali disegni di Mauro Dall’Onda, nati per la Festa del 1990, riproducevano una galleria di personaggi accomunati dallo spirito ribelle - sui muri della Casa Bianchi: la vecchia palazzina di piazzetta Ortaggi, oggetto attualmente di una ristrutturazione che forse non poteva fare diversamente. E, cosi, i murales spariranno per sempre. Sul balcone dipinto dominava la scena Amilcare Cipriani, un personaggio sopravissuto a prove sovrumane, un nostro concittadino passato dalla Comune di Parigi alle colonie penali, combattente indomito, un po’ avventuriero, un po’ eroe. A destra, con la bandiera rossa, uno dei Tre Martiri, Mario Cappelli, che abitava nel vicolo accanto; infine, a sinistra, l’equilibrista sul filo, un certo Urbinati, muratore emigrato in Spagna durante il fascismo, dove imparò il duro mestiere del circo. Spariti i murales, spetta, ora, anche alla Società de’ Borg tenere in piedi il ricordo di quei personaggi, cercando di approfondirne la storia. Anche oggi viviamo dei momenti dominati dall’irrazionale, dal grottesco, dal fantastico: ma per lo più lo facciamo atomizzati nelle case davanti all’elettrodomestico più invadente della nostra vita: la tv. Bene, con un gesto decisamente anacronistico e impopolare, per due sere spegneremo gli schermi e accenderemo il fantastico, lo stupore, l’orrido e l’incanto per davvero in una veglia da vivere tutti insieme, la città ed i suoi ospiti.

Il programma in sintesi

Il successo del Borgo rischia di naufragare in un bicchier d’acqua. O, peggio ancora, nell’acqua dell’invaso. Ecco un bilancio, luci ed ombre, della nostra borgata. A stilarlo, con il consueto equilibrio e il necessario coraggio, è Moreno Maresi, che nel finale lancia una proposta da mettere in campo subito dopo la Festa: promuovere una “gara“ per individuare un progetto di fattibilità o nuove idee per la soluzione dei problemi borghigiani.

L’estate del nostro scontento, punto per punto

di MORENO MARESI

Il Sabato sera vedrà il Fuoco come protagonista della Veglia: la Festa inizierà con una parata di artisti francesi (“La salamandre”) caratterizzata dalla presenza del Fuoco, in tutte le sue espressioni. Poi, lo stesso gruppo, continua a pag. 8

Segnali di rinnovamento con l’arrivo di nuovi residenti, case in vendita e ristrutturazioni in corso, centinaia di persone (moltissimi i giovani) che si accalcano la sera nei ristoranti/locali del

Borgo di San Giuliano (Lurido, Papille, Marianna, Osteria del Borgo, Angolo di Vino, Empty Space, Pirinela, Fior di Loto… costituiscono il “polo della ristorazione“ del centro storico di Rimini, continua a pag. 8


2 PER LA SERIE "I NUOVI RESIDENTI " VI PRESENTIAMO LA FAMIGLIA MARESI

Due chiacchiere da salotto nel cortile del maniscalco Quella casa nel cuore del Borgo - proprio in piazzetta Padella - era di proprietà di una nota famiglia borghigiana: i Barbanti. Poi venne acquistata da Fasuloun, il bagnino, che la utilizzò come magazzino per i suoi sdrai ed ombrelloni; chi non lo ricorda, negli ultimi anni della sua vita, brontolone anche quando gli era rimasto un filo di voce, energico e bonario, intriso di una veemente passione politica? Tanto che nella prima Festa del Borgo lui ci tenne a distinguersi, esponendo, da una sua finestra, un gran ritratto (ben incorniciato) di Giuseppe Stalin! Secondo lui il Borgo non poteva non rendere omaggio al Piccolo Padre… Invitato da qualche organizzatore ad una maggiore prudenza, Fosuloun quel ritratto lo levava e lo rimetteva di continuo. Oggi quella casa, ben ristrutturata, appartiene alla famiglia Maresi, ed è proprio nel cortiletto interno, dove una volta Dante, il maniscalco, usava l’incudine e la forgia, che abbiamo incontrato questi nuovi borghigiani. Martina ha sedici anni, è graziosa e sorridente, e pensa ad un futuro solo in parte simile a quello del padre - Moreno, avvocato ben conosciuto in città -, infatti amerebbe occuparsi di moda e studiare giurisprudenza. “Nel Borgo mi trovo a mio agio, mi sembra di vivere in un paese… dentro la città. Però le amicizie sono quelle di prima, quelle della scuola media. Quattro amiche che si vedono tutto il giorno e tutti i giorni. E gli amici sorridendo ci chiamano ‘le quattro dell’Ave Maria!’ Ma il mio tempo libero è dedicato in buona parte allo sport. E’ una malattia di famiglia. Gioco a pallacanestro, che anche mio padre ha praticato in gioventù, e sono appassionata di calcio: come lui, sono tifosissima dell’Inter. A tutto il resto è presto per pensarci.” La sorella minore, Carlotta, tredicenne, vive di più la realtà borghigiana, frequentando la parrocchia, anche se le amiche, pure per lei, sono quelle della scuola. “La mia grande passione è il nuoto sincronizzato, che pratico a livello agonistico con la società sportiva Gens aquatica di San

Marino, e lì frequento tante ragazze anche più grandi di me. Mi diverto tantissimo, ma le gare sono una cosa molto impegnativa. La musica che preferisco? Quella house, che ascolto volentieri nelle festicciole tra amici. Mentre del Borgo apprezzo in particolare il Parco, indispensabile soprattutto per la mia cagnolina Elly, e gli spazi a disposizione per la vita in comune.” Intanto la madre, Emanuela, le guarda particolarmente compiaciuta. Emanuela, gentile e riservata, conferma i giudizi positivi delle figlie e sottolinea di avere ottimi rapporti con i vicini (che non è poco), e sicuramente apprezza il buon livello, e la comodità, della ‘rete commerciale’ borghigiana. Lei è insegnante d’inglese nelle scuole Medie di Santarcargelo e, sportiva come tutti i componenti della famiglia, continua a frequentare corsi di ginnastica in palestra. “Il mio lavoro mi piace, anche se con i giovani d’oggi devi impegnarti molto… ed avere tanta pazienza. Siamo tutti molto indaffarati, mio marito in particolare, quindi le ferie, purtroppo, sono ridotte: giusto un breve periodo d’inverno in montagna, mentre d’estate ci rifacciamo con il nostro mare”. La parola, per ultimo, a Moreno, che nel Borgo ormai tutti conoscono, grazie alle varie iniziative a cui partecipa, compresa la redazione di questo giornale. “Faccio l’avvocato, in realtà sono un architetto mancato, perché quella volta le sedi universitarie - Venezia e Firenze erano meno accessibili. In realtà non ho alcun rimpianto: la mia è una professione, pur pesante e pressante, di cui sono profondamente innamorato. Mi occupo di processi penali, e non vivo la mia attività con particolari contraddizioni, non a caso rifiuto incarichi in situazioni moralmente insostenibili. Cerco sempre, nei confronti di chi assisto, di fare applicare la legge nel modo più corretto possibile. Ho avuto molti maestri tra i valenti colleghi di Rimini, apprezzando in tutti loro la grande capacità professionale.”

Non ci sono dubbi, a Martina, a Moreno, a Carlotta e ad Emanuela il Borgo calza a pennello. E con il Borgo come va? “Abitare a San Giuliano è stata una sorpresa positiva, per la facilità di instaurare buoni rapporti umani. E mi piacerebbe che la Società de Borg, di cui faccio parte, si dedicasse anche ad individuare problemi concreti e a trovarne le relative soluzioni. Anche a livello di proposta e sollecitazione alle autorità competenti. Impegnarsi non solo nelle attività di intrattenimento. Ad esempio, e per non parlare sempre e solo del Ponte, vorrei lanciare uno slogan: ‘adottiamo il Parco Marecchia!’. Secondo il principio anglosassone del service”. Ci piace quest’idea, vorremo farla nostra, in modo che il Parco sia vissuto in tutte le sue potenzialità (che sono grandi). E che ognuno di noi contribuisca alla manutenzione, alla sua vivibilità, a valorizzarlo… In passato, da soli, riuscimmo a costruirci un campo di calcio aperto a tutti. Ognuno di noi si preoccupava della sua agibilità. Bisogna tornare a questo spirito. E se volete incontrare Moreno, senza calcare le aule del Tribunale (che non è sempre consigliabile, se non si è avvocati), andate nei giorni festivi sulle impervie strade del Montefeltro, dove il nostro, in bici da corsa, sfodera una grinta alla Pantani.

I personaggi della Società de' Borg: Giuliano Maroncelli

Da ogni cosa sa trarre un’immagine piacevole Giuliano ha 65 anni. Sposato, con tre figli, ha lavorato una vita come disegnatore tecnico alle dipendenze dell’Enel di Ravenna. E’ stato un lavoratore-studente, riuscendo a prendere il diploma da geometra mentre faceva il pendolare fra Rimini e la città in cui lavorava. Gli anni li porta bene, se non fosse per i capelli e per il naso, così come è confermato dal suo autoritratto. Anche lui ci tiene a rimarcare che era povero in origine, quasi vantandosi della miseria passata. Oggi, invece, la povertà viene vissuta come una colpa. La sua era una famiglia con quattro figli. Di cui tre - e la cosa è curiosa - pittori molto conosciuti a Rimini. A lui questa passione è nata durante le elementari. “C’era una trasmissione radiofonica rivolta agli scolari La radio nelle Scuole che bandì un concorso; io partecipai inviando la rappresentazione grafica e pittorica di una favola; non vinsi ma fui segnalato per aver realizzato un buon lavoro. Poi da ragazzino ho fatto esperienza nel settore della ceramica; e d’estate mi guadagnavo qualche soldo lavorando alla Stella Alpina, che si trovava nell’attuale piazzale Kennedy. La prima mostra di quadri a cui ho partecipato, assieme a mio fratello Luciano, che allora faceva il postino, venne allestita nel Dopolavoro delle Poste di Rimini, negli anni ‘60. In seguito, vincendo una mia naturale ritrosia a mettermi in vista, sono stato presente in numerose mostre collettive, con affermati pittori riminesi, Poi nel 1996, mio fratello che già si era impegnato nella festa del Borgo, mi ha convinto a decorare e ad allestire lo ‘stand

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delle torte’. Da lì parte il mio coinvolgimento nelle numerose attività borghigiane. Fu Pierino che, apprezzando i miei lavori, mi convinse a presentarmi come candidato per il Consiglio della società, dopo che nel 2000 avevo realizzato il manifesto ufficiale della Festa: Nud e crud. Ho sempre avuto una predilezione per le caricature, partendo dai miei familiari, arrivando ai personaggi riminesi più in vista, con le quali è stata realizzata una mostra nel 2006, allestita nella Sala delle Colonne. Oggi, sempre con nuove caricature, collaboro con Ariminum e con e’ Foi de Borg.” Ballerino accanito (e le donne del Borgo se lo litigano durante le serate danzanti), strimpellatore di chitarra… questo per dire che i tecnici dell’Enel sono capaci di tante cose! “La comunità del Borgo, che io ho conosciuto in ritardo, e che non abbandonerò è, però, destinata a scomparire, come stile di vita. A Rimini è una specie di borgata sopravissuta… “ Maroncelli è un acquisto prezioso per la ‘squadra’ della Società de’ Borg, e gioca nel ruolo di consulente artistico e produttore di ogni tipo di immagine.

Un autoritratto di Giuliano Maroncelli, mentre esegue una delle sue innumerevoli caricature. Oggetto delle sue attenzioni questa volta è Mario Pasquinelli. E la calvizia che li accomuna detta "alla Berlusconi" - sembra volutamente procurata. La Lella ha avuto un’idea. Tornando da una vacanza negli Stati Uniti (mica era stata a Viserbella lei!), ha pensato di dedicarsi ad una piccolissima ed originale (nonché utile) attività. Ed ecco come, la stessa Lella, la presenta:

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Piscaglia tra di noi

Alessandro Piscaglia, noto medico riminese ora in pensione (è stato anche consigliere comunale), è un amante della letteratura (di Dante in particolare, ma anche di Tombari) e si diletta a scrivere. E' da poco abitante del Borgo, in Via San Candido. E pensa di scrivere per il nostro giornale. Cosa vogliamo di più?!

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ADOLFO

C’è a Rimini una attrattiva turistica che viene goduta da turisti e riminesi senza clamori e senza pubblicità. Eppure si tratta di un fenomeno coloratissimo, vistoso e sonoro. Parlo di Adolfo, il pavone che da tanto tempo sta costantemente sul secondo pino, a volte sul terzo, a sinistra, uscendo verso nord, dal ponte di Tiberio. Dalla sua guardiola osserva silenzioso tutti e vede tutto e ricorda più di una fotocamera. Quando scende per il pasto fa un po’ di scaramazzo perché il suo volo non è elegante e neppure è silenzioso come quello dei pipistrelli. Si nutre con solennità, incurante dei curiosi che stanno lì a guardare come se a Rimini a mangiare ci fosse solo lui. Lo si sa che a Rimini sono molti che ci mangiano; indigeni e forestieri, banchieri e politici, uomini da poco e pesci grossi. Oh, voglio precisare che sono solo voci, meglio chiacchere e pettegolezzi che ha raccolto Adolfo, io poi, non ci credo proprio. Quando mangia non vuol essere disturbato e se qualcuno rompe l’uccello fa sentire, rauca e stridula come un ingranaggio incrostato, la sua vociaccia che spaventa i bambini piccoli. Molti lo fotografano e lui è incurante. E’ capitato che l’abbiano fotografato donne bellissime ed elegantissime ed anche elegantoni maschi. In quei casi si è comportato in modo che farebbe pensare che abbia bisogno di qualche seduta psicanalitica. Prima si fa ritroso, si accuccia verso il muretto di mattoni dove qualche volta è poco pulito per i residui del pasto e si ritrae schivo con atteggiamenti poco fotogenici. Quando i fotografi, delusi, ripongono le loro costose cameras e s’allontanano li richiama con un fil di voce, par che strisci un coltello sul vetro, e quando quelli si girano lui s’apre, s’apre tutto, fa la ruota e gira e rigira solenne, splendente più del sole, se il sole c’è; quando quelli estraggono le macchine fotografiche s’accuccia di nuovo contro il muretto. Non è dispettoso Adolfo perché se vede che quelli si mettono, pazienti, ad aspettare non fa loro perdere tempo e con uno zompo, uno strido e uno svolazzo salta sul suo pino e mostra soltanto la coda richiusa e le zampe rugose. I più si domandano, anche se la risposta pare ovvia, cosa stia a fare lì quella bestia. Poverini, si sa che oggi sono tempi poco belli e bisogna far la guardia al ponte; bisogna tener gli occhi bene aperti se no, bello com’è, il ponte, e antico, un’attrattiva turistica come quella te la rubano. Siamo, qui a Rimini, così pieni di extracomunitari ! Che Adolfo il suo dovere lo faccia bene si vede; anche quelli che vivono a Rimini da molte generazioni si accorgono che il ponte non l’han rubato ed è sempre quello. Ma questa storia io non l’ho mica scritta per dire queste cose ovvie, ma per un motivo di tenerezza e sentimentale. Dopo la tragedia di parecchi anni fa, quando ad Adolfo han rapito la moglie, Adolfo è triste. Dicono che se la siano consumata i Rom mentre la sola cosa sicura è che un testimonio oculare che li ha visti, in una notte buia, commettere il reato li ha sentiti parlare in chiaro accento romanesco. In questi strani e caldi lampi d’estate in primavera, Adolfo

soffre di più, soffre la solitudine e patisce un gran calore del sangue. L’ho veduto più volte implorare con impeto felliniano: ”a voi una dona, a voi una dona!” Ricordando che il cavalier Benito ebbe un giorno a definire i riminesi come i più grandi, i massimi ruffiani della Terra, non dovrebbe essere difficile trovare la bellissima pavonessa. E ho sentito, nella tarda sera, nel rosso tramonto, una vocina che dal Borgo volava a sud del Marecchia che ammoniva: “Riminesi, riminesi non deludete il Cavaliere!” Sandro Piscaglia

UN TIPOGRAFO, ANZI, IL TIPOGRAFO. UN MUSICOFILO, ANZI, IL MUSICOFILO. Il padre fondatore della Sagra Musicale Malatestiana, ma anche l’interprete di una Rimini borghigiana, nato proprio nel Borgo San Giuliano. Glauco Cosmi, perché di lui si tratta, interpretò la “riminesità” ai massimi livelli. I suoi versi in dialetto possono considerarsi una sorta di testamento spirituale: “A vòj ragnè s’e mand (vorrei litigare con il mondo)”. Un titolo, questo, del suo libretto postumo, che lo definisce in pieno. Dal volumetto, eccovi due strofe quanto mai caratteristiche.

Il ritratto è opera di Ennio Zangheri.

A sò andè t la staziòun per impustè, ò vést un treno, e’ stèva per partì per la Germagna, a m sò farmè un muméint. Un’òm da un finistrèin e’ m’à dmandè che staziòun ch’l’èra an gn’ò gnènca rispòst perché, cridìm, òz a n n’ò vòja ad gnint! Niente traduzione: non renderebbe né l’originale né il carattere del personaggio!

Il film della Festa L’idea è venuta a Cico, e la commissione cultura della Festa l’ha fatta propria: con l’obiettivo di coinvolgere gli scolari della Scuola Decio Raggi. Quindi in previsione di contatti che ci saranno nel nuovo anno scolastico, la Società de’ Borg lancia un invito ai cineamatori per realizzare un filmato, dedicato alle fasi sia di preparazione che di svolgimento della prossima Festa di settembre. Questo film sarà poi proiettato al Cinema Tiberio o alla Decio Raggi, e commentato assieme agli insegnanti e agli alunni. Lo scopo è quello di approfondire e conservare lo ‘spirito’ e il dialetto (una lingua in via di estinzione) della comunità borghigiana. Gli amici cineamatori potranno contattare (anche per fornire eventuali vecchi filmati) lo stesso Cico (0541 27395), oppure la Lella (0541 26983) o Sergio (0541 784634).

C’eravamo anche noi! Nella foto apparsa nell’ultimo numero del nostro giornale - la scolaresca nel Cortilone - l’elenco degli alunni era incompleto; e gli interessati (… gli assenti ingiustificati!) hanno chiesto di apparire pure loro. Chi sono? Orlando Gasperoni (il primo a segnalare la svista), Arnaldo Doria (alias Whisky), Carlo Alessandri (il figlio della Filomena, nota per aver gestito l’osteria la Montagnola), Pinuccio Cavalli e suo fratello.

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Il marinaio-ricercatore e le sue scoperte

IL BORGO GIÀ DAL 1902 AVEVA MESSO IN PIEDI UN COMITATO DI PROTESTA Il personaggio Valeriano Moroni un ricercatore fai da te presso il grande Ammiragliato... della Storia La sua storia è ricca di insegnamenti. Con una morale di chiunque voglia fare qualcosa di positivo per ricordare la di una volta!) di tutti gli uffici, di tutte le associazioni, fondo, sicuramente. Stiamo parlando di Valeriano storia della nostra Marineria, a partire dal suo di tutti gli ambienti culturali pur di raggiungere lo Moroni, che si presenta con un biglietto da visita in cui personaggio più illustre: il Capitan Giulietti, riminese di scopo. Che verrà raggiunto, eccome. Con gentilezza, con modestia, con quell’aria di chi appare in bell’evidenza il titolo di debba sempre chiedere scusa… ma con Cavaliere e, come sottotitolo, la qualifica tenacia, il nostro ricercatore finirà con di Ricercatore Storico. E, così, di prima l’obbligare chiunque a fornire il proprio acchito, sapendo che è un pensionato del contributo, la propria opera. Consorzio Agrario e che da ragazzino In Valeriano c’è una qualità, così rara ai frequentò, oltre alle elementari, soltanto nostri tempi, che merita anch’essa di le tre classi dell’avviamento industriale, essere segnalata: la disponibilità. Lui è può apparire personaggio velleitario, un sempre pronto a dare fiducia agli altri, e tantino ingenuo… In realtà basterebbe non ha nessun imbarazzo a mettersi al vedere come si muove all’interno della loro servizio, quando la causa riguarda Biblioteca Gambalunga, con quanta la storia della nostra marineria. cortesia e stima venga accolto dai Ma quel suo bel modo di fare - che gli dirigenti di quella istituzione, per capire apre tutte le strade - da dove viene che Valeriano è un personaggio fuori? Per capirlo, ecco in sintesi la sua autentico, di tutto rispetto. Lì, in vita, come ce l’ha raccontata lui: quell’ambiente consacrato alla ricerca, “La mia famiglia è originaria di Pesaro. dove appunto la cultura è così solida… Armatori e costruttori di barche, che si che si può tagliare con il coltello, e dove Valeriano Moroni sulla plancia dell’Associazione Marinai d’Italia, nel trasferirono già nell’800 a Rimini, nel il personale con tanto di laurea non è piazzale del porto, a Rimini. Si tratta della sede dell’organizzazione che Borgo Marino, dove io sono nato nel abituato a fare sconti a nessuno, il nostro riunisce i marinai, in congedo, della Marina Militare. 1936.Ho lavorato 35 anni al Consorzio Cavaliere si muove da un ambiente Agrario Provinciale di Forlì, e per il mio all’altro come se fosse a casa sua. impegno sono stato insignito del titolo di Praticamente ci passa la mattinata, tutti i Cavaliere della Repubblica, un giorni, da cinque anni. Lo puoi trovare riconoscimento a cui tengo molto. Ho quasi sempre nella sala riservata ai prestato servizio come marinaio di leva ricercatori, in quella stanza esclusiva, presso l’Ammiragliato di Cagliari, in oppure nel reparto dove vengono raccolti qualità di Maestro di casa (cioè addetto i giornali e le riviste (“l’emeroteca”), all’organizzazione dei ricevimenti), dal ‘56 dell’800 e del ‘900, con particolare al ‘58. Fin da quegli anni ho iniziato a riguardo alla pubblicistica locale. La sua ritagliare articoli di stampa dedicati alla ricerca ha avuto finora un unico nostra marineria. Poi, andando in obiettivo: tutti gli avvenimenti di mare, pensione, mi sono impegnato in un lavoro tutte le vicende della Marina militare e di ricerca, sistematico, presso la Biblioteca mercantile della nostra zona. Ha iniziato, Gambalunga. In casa, nonostante le appunto, cinque anni fa a sfogliare le titubanze di mia moglie, ho un vero e vecchie edizioni del Carlino, e a proprio centro di documentazione dedicato fotocopiare tutto quello che riguardava la alle nostre vicende di mare. In questi anni nostra marineria. Passando, poi, a ho consultato un’enormità di materiale, consultare e a riprodurre tutto ciò che è Moroni nella sala del consiglio della sua Associazione, all’interno della quale ha scoprendo tanti aspetti inediti: dalla storia stato pubblicato sull’argomento, esposto foto, immagini e documenti dedicati a Capitan Giulietti. Al grande del nostro Istituto Nautico, sorto nel 1827 spaziando in lungo ed in largo, fra vecchi riminese verrà, ora, intestato il Molo di levante: un’altra piccola-grande all’interno dello Stato Pontificio (con tutta libri, giornali o documenti. Ma detto probabilità, grazie a questo materiale, questo non abbiamo detto niente. conquista del nostro Valeriano! verrà organizzata una conferenza in Valeriano è un “mastino”, uno che non molla la presa. Di una tenacia e di una modestia, allo nascita, famoso in Italia e nel mondo. C’è da apporre una Biblioteca) alla biografia riminese di Giuseppe Giulietti”. stesso tempo, uniche, eccezionali. Raggiunge sempre targa, che lo ricordi, sulle vecchie Scuole marittime? c’è l’obiettivo che si propone: nella città, in molti ambienti, da sistemare quel malandato, e dimenticato, monumento Sarà un’impressione… ma Valeriano non ha mai è conosciuto - e riconosciuto - per l’insistenza con la sul porto? O realizzare una mostra, appunto dedicata a smesso i panni del marinaio di leva. Continuerà sempre a sentirsi un cerimoniere dell’Ammiragliato, devoto alla quale persegue e sostiene certe iniziative, per giunta lui? promosse quasi sempre da altri. E’ pronto ad assecondare Allora Valeriano si muove e, puntuale, farà il giro (più Storia degli uomini di mare.

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Periodico edito dalla Società de’ Borg Reg. Tribunale di Rimini n° 9/2004 del 25/10/2004 Redazione e pubblicità Via Padella - Rimini Tel. 339 8962397 Direttore responsabile: Giuliano Ghirardelli ghirardelli@infotel.it

Valeriano Moroni ha scoperto per noi una serie di articoli del 1902, apparsi su “La Cronaca”, un periodico riminese di quei tempi. Riportiamo di seguito l’intervento di apertura. Tacere non è più possibile. Oggi se anche si facesse prova di resistere e di tenerci lontani dalla penna per dire tutta la verità non lo potremmo. E’ un sentimento di dovere che c’impone quest’ufficio. Il silenzio oggi sarebbe una grave colpa e potrebbe addossarci delle

tecnico ma tutto ciò rimane lettera morta, rimangono macchine addormentate a cui manca il vapore per metterle in movimento. Chi è oggi che non conosce il nostro Borgo S.Giuliano, chi non lo ha visitato in tutti i suoi angoli metifici? Nessuno eccetto i signori della Giunta, nessuno eccetto chi deve provvedere. E bene si comprende la ragione di questa completa assenza da quella infelice località. I nostri amministratori vogliono togliersi il disturbo di sentire le lagnanze, le imprecazioni le preghiere dei cittadini che abitano quel rione. Da 20 anni non un sasso è stato battuto, non un lavoro nuovo è stato eseguito, il rione di S. Giuliano rimane esiliato alla punta estrema della città, schiavo delle acque del Marecchia e dei miasmi e delle infezioni pericolose che si sprigionano dalle stradicciuole strette e tortuose che per forza di cose debbono essere depositarie nella notte e in parte del giorno di escrementi umani, di porcherie e di acque pestilenziali. Le case quasi tutte non hanno latrine, le strade eccetto pochissime non hanno fogne quelle pochissime non funzionano più, le vie presentano in alcuni punti degli orribili avvallamenti nei quali le acque marce fanno domicilio perpetuo nelle abitazioni; l’umidità ricopre le pareti di muffa, in alcune sorge anche l’acqua e oltre a ciò il Marecchia implacabile che di tratto in tratto si solleva impetuosamente dal suo letto e allaga questa punta estrema di città portandovi la desolazione e la miseria. Queste sono le condizioni del Borgo S. Giuliano esposte sommariamente e rapidamente. (…)

Da questo articolo, opera del direttore di quel periodico, scaturiranno inchieste, polemiche, interventi dei lettori, ma, soprattutto, nascerà un battagliero Comita-

responsabilità morali che noi non vogliamo. Rimini al forestiero che non la conosce nelle sue arterie secondarie appare una cittadina moderna salubre munita di difese igieniche, colle quali far fronte alle infezioni quotidiane e agli assalti improvvisi dei mali che ci possono venire importati; se però il forestiero si prendesse la briga di fare un giro fuori dalle vecchie mura e gettare uno sguardo in qualche angolo interno della città raccoglierebbe la prova delle nostre cattive condizioni che ci tengono quotidianamente alla balia dei pericoli, contro i quali non si fa nulla neppure ciò che è alla portata di mano, ciò che viene imposto dalle leggi di conservazione ciò che è codificato nei volumi della legge. Abbiamo i pompieri, il medico sanitario, l’ufficio igienico, l’ufficio

Dal 1902 molta acqua è passata sotto il Ponte, ma il vecchio letto del Marecchia non ha mai smesso di tribolare. Le foto di questa pagina documentano la situazione negli anni Settanta, alla vigilia degli imponenti lavori di costruzione delle banchine e dell'invaso: due realizzazioni dimostratesi, alla prova dei fatti, carenti, se non del tutto sbagliate. to formato (e firmato) da numerosi borghigiani. Riportiamo qui un breve elenco dei personaggi più attivi di quella vicenda: Giovanni Monaldi, Nicola Pericoli, Ciro Ravegnani, Pasquale Carlini, Lorenzo Pericoli, Luigi Pericoli, Lorenzo Aldini, Paolo Tosi, Giuseppe Tassani, Salvatore Renzi, Gaspare Orecchioni, Giuseppe Caroni, Luigi Perazzini, Luigi Giolito… Dal prossimo numero, le geste, i proclami, le battaglie del primo Comitato del Borgo… e, naturalmente, anche i risultati conseguiti.

NOTIZIE DALLA BARAFONDA Il Lungofiume degli Artisti è già una realtà. Passeggiando si possono ammirare i pittori all’opera L’Infezna va avanti… al via i lavori del Lungofiume degli Artisti: murales e versi dei poeti per trasformare una pista ciclabile in uno scenario suggestivo sospeso tra mare ed arte. I pittori (Maroncelli, Eron, Minarini, Paolizzi, Coppola, Modula, Quadrelli, Maneglia, Beraradi, Filippi, Berlini, Carghini, Ceschi, Caselli, Domeniconi, Moscatelli, Morigi, Vannini, Zavatta, Urbinati, Pasculli, Domeniconi, Frisoni…stanno affilando i pennelli; i poeti Lucchini, Fabbri… i versi sul tema del mare e della Barafonda… Aldo (detto Cassio) ha preparato le pareti mentre Romano (già protagonista della festa de’ borg) ha realizzato la piattaforma di legno per appoggiare i ponteggi… Sono già pronti gli affreschi di Maroncelli, Minarini mentre è al via Maneglia. Mercoledì 28 maggio all’Hotel Ricchi c’è stata una iniziativa di autofinanziamento, cui hanno preso parte gli artisti, tanti cittadini e operatori di San Giuliano mare ed alcuni rappresentanti della Società de’ Borg… in segno d’interesse per un un’iniziativa che dà continuità al recupero d’identità di San Giuliano.

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OMENICA D A L E H C N APERTO A 12.30 E L L A 0 3 . 8 DALLE ORE NO TUTTO L’AN

In redazione: Ennio Carando, Enzo Cicchetti, Lella Coccia, Maurizio Lazzarini, Moreno Maresi, Giuliano Maroncelli, Luca Miserocchi, Grazia Nardi, Massimo Panozzo, Mario Pasquinelli, Verter Polverelli, Sergio Serafini, Dino Spadoni. Impianti e Fotolito: Linotipia Riminese info@linotipia.net Stampa: Tipografia VALMARECCHIA S.Ermete di Santarcangelo - Tel. 0541 758814

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6 Grazia Nardi, dopo aver evocato e rievocato gli anni Cinquanta a Rimini, è passata al decennio successivo, quello che si conclude con un periodo, ed un fenomeno, tra i più difficili da interpretare: il '68. Ci parla, soprattutto, dei giovani comunisti (leggi FGCI), che finirono per trovarsi fra l'incudine e il martello…

A sorpresa eravamo stati scavalcati! Vorrei spiegare perché il passaggio del ’68 ebbe effetti diversi sui giovani comunisti rispetto ai politici di professione che, ancorché in difficoltà, ricorrevano ad analisi sul medio e lungo tempo, gestivano rapporti a livelli più alti e, certamente, affilavano gli strumenti culturali, penso agli articoli di Rinascita, per attrezzarsi ad una nuova resistenza e, soprattutto, ad elaborare una nuova strategia. Noi giovani della FGCI, avevamo due campi di battaglia: convincere i Figli dei fiori nostrani che non eravamo meno moderni solo perché i ragazzi portavano un taglio “corto” di capelli e i baffetti orizzontali anziché arcuati (escluso Nando Piccari) mentre le ragazze si facevano la “messa in piega” in casa utilizzando un elettrodomestico simbolo del nuovo consumismo, il fon!!!... e, nello stesso tempo, dovevamo subire le battute tra ironiche e severe dei compagni del Pci, autorevoli detentori della Linea Politica, del rigor storico-formale che bollavano i “capelloni” e le ragazze con la frangia sugli occhi e l’eyeliner marcato… i primi come deficienti e le seconde non da meno, anzi con qualche aggettivo in più… Mi rendo conto che possa, il mio, apparire giudizio frettoloso e schematico ma quella fu l’impressione. Del resto, allora, i giovani della FGCI non è che fossero coinvolti, per saperne di più, nelle elaborazioni del PCI. L’unico consapevole ed “aperto” al nuovo era Loris Soldati, Segretario della FGCI, con un fascino misto ad inquietudine, un ansia di dire e di fare, rivelatasi poi triste presagio. Ma questo, se proseguiremo, merita un capitolo a sé. Discorso a parte anche per Nando Piccari, tutt’oggi un amico, che rivelò una sua capacità di attrazione di cui probabilmente non era, almeno agli inizi, neppure consapevole. Il 68 gli liberò le energie politiche e non solo….. Frequentavamo la Scuola di Partito, organizzata il sabato pomeriggio (sic!!!), nei locali della Sez. Tre Martiri, davanti al Caffè Giovannini, per impadronirci della nozione base del comunismo ovvero il plus valore, quasi un rito simile alla messa vespertina… ma ci vergognavamo di dire e di dirci tra ragazze che, in piena era di liberalizzazione dei costumi, non avevamo ancora avuto rapporti sessuali. Ho riletto con tenerezza un mio articolo sull’Ordine Futuro, giornale della FGCI, che inneggiava all’uso della pillola prendendo le distanza dall’enciclica papale, quando la mia sfera delle relazioni sessuali era inesistente. Naturalmente sto riportando sensazioni flash per rifarmi al vissuto di quel periodo e non solo al pensato, su cui, peraltro, tanti più autorevoli di me si sono espressi. Anche se persiste l’incredulità di Giuliano, i miei sono racconti che scaturiscono dalle

UN DECENNIO IN BIANCO E NERO Anni Settanta. Prova generale di festa. Il clima (se guardate attentamente la foto, i volti, l’abbigliamento, i muri…) è quello del decennio in cui tutti, o quasi, erano convinti che di lì a poco il mondo dovesse cambiare radicalmente. Si esibisce in piazzetta Pirinela un gruppo, anch’esso ‘impegnato’, con tanto di trampoli e bandiere rosse. (L’immagine si riferisce ad uno spettacolo che anticipava di un anno, o due, la prima Festa de’ Borg del 1979) sensazioni e non già dall’ideologia. Perché al di là di questo o quel incarico, sono sempre stata profondamente ancorata alla vita “di fuori”, alle prese coi problemi quotidiani, una che faceva la fila allo sportello dell’anagrafe per avere un certificato, come i più ma non come tutti, c’era chi (compresi i dirigenti di partito ) poteva risolvere il problema con una telefonata dal proprio ufficio….di quelle che usavano le ferie, come tanti compagni, per impegnarsi nelle Feste dell’Unità: nella propria sezione, in quella centrale ed in quelle di altre sezioni, in uno scambio di mutuo soccorso. Leggere l’Unità, per il funzionario, era lavoro. Personalmente, compravo l’Unità, che allora costava 25/30 lire coi soldi della merenda (sarebbe stata la spianata, quella tonda, stantia, del mitico Pippo), ne facevo bella mostra tra i libri come fosse un distintivo e la sera, il primo (a volte l’unico) articolo che leggevo era il corsivo di Fortebraccio, il più incisivo ma anche il più facile. Sempre coi risparmi, a fine settimana, potevo avere uno libro della collana “I Pocket di Longanesi” non erano un gran ché… ma erano quelli più a buon mercato… conservo ancora la “Storia della filosofia occidentale” di Bertrand Russell…

mentre con gli “Oscar” Mondadori sono entrata nel mondo della letteratura americana e russa. Una cultura popolana più che popolare! Non ero figlia di funzionari del PCI e a casa non si respirava la dottrina. Il voto al PCI era una scelta di classe, ritenuta inevitabile, in una realtà dove il datore di lavoro era il padrone che, per definizione, poteva fare solo i propri d’interessi. E proseguire negli studi, dopo le elementari (non esisteva la scuola media unificata) era privilegio della classe, appunto, dei padroni. Per gli l’altri l’avviamento al lavoro o ad una scuola professionale. Chi si ostinava, magari perché “intelligente” (l’ha da studiè perché l’ha giudizie!), a scegliere un indirizzo umanistico, liceale… qualche scotto lo pagava! Chi ha avuto la costanza di leggermi ne ha trovato tracce nelle puntate precedenti.

politica “non professionale”, quelli legati alle abitudini, ai cambiamenti nello stile di vita, alle certezze, ai dubbi in politica che si sommavano a quelli delle scelte nella vita personale. Dettagli, particolarità ovvero approcci diversi che ci dicono della storia ma anche della psicologia di un periodo che dovremmo riprendere come un film dove gli attori non siano solo i divi ( i dirigenti) riconosciuti ma anche i cosiddetti attori “presi dalla strada”: i compagni e le compagne con le loro sensazioni, le aspirazioni, le aspettative, le contraddizioni vissute e non risolte. Le stesse che la politica si porta dietro ancor’oggi. Grazia Nardi

Figuriamoci la mia reazione nel sentirmi scavalcata a sinistra da quelli che, nei banchi di scuola, stavano alla mia destra! Sono solo banali esempi ma, a pensarci bene, significativi, aspetti di una vita

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7 Corbari ha avuto un'idea a cui nessuno aveva ancora pensato: quella di far parlare il Ponte di Tiberio! Il manufatto se ne sta lì da duemila anni, sopportando di tutto. Ora basta, però. E il suo sfogo ammantato di ironia non ci sorprende. Sono, né più né meno, le cose che abbiamo sempre lamentato su questo giornale. Quello che ci meraviglia - perché nessuno ne aveva mai parlato - è che il Ponte non voglia essere accostato al Grattacielo, neppure nelle foto! E' mai possibile che quella imponente costruzione, così alta, con quel bel colore grigio-topo, non piaccia al Ponte? E pensare che anch'essa è antica, anzi è già un rudere…

SILENZIO, PARLA IL PONTE Carissimi borghigiani, cari riminesi, chi vi parla oggi è il vostro Ponte. Ma come quale? L’unico, il più bello, il più antico: il Ponte di Tiberio. La ragione per cui mi faccio vivo è perché ultimamente si parla e si scrive molto di me sui giornali. Io li leggo tutti i giorni, una volta c’era anche un’edicola al mio imbocco. Mi sono stufato che tutti dicano la loro senza chiedere il mio parere. Sono antico… non vecchio invornito! E’ poi c’è la democrazia adesso, non come alla mia nascita che c’era l’impero (i ponti però li sapevano fare, eccome!)

mano il “Ponte del diavolo”… sembra un film dell’orrore. Un mio amico dottore, discendente di quel chirurgo famoso di Piazza Ferrari, di cui oggi si parla tanto (sembra che di cognome facesse Eutiches), mi ha confessato che, essendo in pensione, sarebbe disposto a mantenere un servizio di illuminazione a base di torce. Come nell’antichità, così la sovrintendenza dei monumenti non potrebbe fare obiezioni. A me non dispiacerebbe, dato che un lumino non si nega neanche a un morto del cimitero. Vi immaginate? Una botta di vita come a Marina Centro!

Mi vogliono “pedonalizzare” (che brutte parole inventano oggi, molto meglio il mio latino). Sono secoli che carretti, bighe, convogli militari, carri armati, TIR passano su di me. Mi sono mai ‘incriccato’? Neanche una crepa. Solo quegli antipatici dei Goti in guerra con i Greci, millecinquecento anni fa, hanno tagliato una mia arcata. Questa fu però riparata utilizzando il materiale del mio collega di San Vito (mors tua vita mea). Adesso le studiano tutte per fare passare il traffico - escludendomi - sotto, sopra, accanto, a monte, a valle. Prima che si mettano d’accordo passerà ancora qualche secolo… E io vi dico, pedonalizziamo invece subito, seriamente, il nostro Borgo. Basta con auto e motorini che sfrecciano per le vostre incantevoli stradine, rischiando di tagliare i piedi ai borghigiani che, come una volta, si godono il fresco a sedere sulla porta delle loro casette.

I turisti mi fotografano da tutte le posizioni, magari evitando quelle nelle quali compare nello sfondo il grattacielo. Accostamento blasfemo. Che diamine! Un po’ di buon gusto!

Che, poi, per me non è che hanno molto rispetto: mi hanno sbafiato mesi fa con della vernice nera e non mi hanno ancora pulito. Dicono che è troppo complicato. Ci vogliono gli specialisti! Di fuori. Pensa te… Ho i piedi a mollo in una superficie d’acqua stagnante, non proprio ben odorante. Un lago (chi ride?). Ho sentito qualcuno di voi dire “palude”. Disfattista! Si chiama “invaso”. Questa parola mi risveglia ricordi poco piacevoli (le invasioni barbariche, eccetera eccetera). Quasi quasi rimpiango il mio Marecchia (o Arimino) che passando sot-

to le mie arcate mi raccontava storie meravigliose di monti e vallate. Purtroppo a volte si incazzava e vontava impetuoso, inondando anche le vie del Borgo. Nei laghi ci sono i cigni, nell’invaso sguazzano le oche, che da quando salvarono il Campidoglio mi sono anche simpatiche. Ma sempre oche sono, e fanno molto campagna. Ogni tanto all’invaso gli somministrano anche l’ossigeno, come ai moribondi. Quello che passa la mutua. Di notte sono immerso nel buio più totale. Sembra di piombare all’inferno… già mi chia-

Adesso basta con le chiacchiere, comincia il traffico dell’ora di punta. Carretti, et bighe? No, biciclette, motorini, auto, bambini in carrozzina, cittadini e borghigiani che si sorpassano, si salutano, si incrociano. Io unisco il Borgo alla città, e viceversa. Mi hanno fatto apposta. Dopo duemila anni, godo di ottima salute. Alla faccia della pensione… Il Vostro Ponte di nome e cognome TIBERIO Con la collaborazione di Enzo Corbari. P.S. Se qualcuno non è d’accordo, mi scriva. A me piace il dialogo, se no che ponte sono?

LE RADICI SONO SEMPRE LI’ Nonna Elsa, abitava di fronte al Borgo, dall'altra parte del fiume. Nella Castellaccia. Ma si sentiva un tutt'uno coi borghigiani, ai quali ora dedica una piccola dichiarazione di amore… la stessa che riserva al mondo della propria infanzia.

Una raza clan sbaja! Vi racconto di quando ero bambina, prima della guerra, avevo circa 9 anni (adesso ne ho 83) ed abitavo vicino al lavatoio, di lato al fiume Marecchia. Lo sapevate che il Borgo lo chiamavano, quelli con la puzza sotto il naso, il Borgo della Merda? E proprio quelli lì hanno poi comprato tutte le case lasciate dai borghigiani doc, hanno costruito i palazzi, tentando di cambiare o rovinare un Borgo che è sempre stato il più bello di tutti i borghi di Rimini. Tutti lo invidiano, tutti lo vogliono imitare ma non c’è niente da fare, i borghigiani sono gelosi della loro “ricetta” ed hanno ragione! Il borgo era l’ombelico del mondo! Per andare alla Barafonda, al Cimitero, a Viserba, alla Sacramora… per forza si doveva passare dal Borgo! Di lì si passava, la domenica d’estate quando con le nostra mamme si andava a fare il bagno nel fiume Marecchia. Ci bagnavamo col “sottabito” che, bagnato, diventava trasparente, mentre le mamme scaldavano “il mangiare” col fuoco tra i sassi… le più fortunate avevano i costumi di lana che si mettevano ad asciugare a sole.

Nel Borgo c’era tutto un mondo, i borghigiani erano e sono grandi lavoratori: marinai della pesca, fornai, calzolai, idraulici, fiaccheristi, carrettieri, persone di gran cuore…se qualche famiglia aveva bisogno tutti aiutavano… ed anche partigiani e giovani soldati morti in guerra. Io avevo lì le mie più care compagne di scuola, che allora si chiavano per cognome: la Sartini, la Muccini, la Vanucci, la Tosi, la Bianchini, la Giulietti. E una bidella di nome Caterina, vedova di guerra, una donna speciale, buona soprattutto con noi poveri. D’inverno ci dava la doppia razione di refezione (le mensa di allora). Una grande borghigiana, bisnonna di Roberto Maldini che tanto sta facendo per il Borgo��� una raza clan sbaja! Le donne del Borgo erano molto belle, mi ricordo in particolare di tre sorelle, sembravano tre “artiste”. Ma il ricordo più forte è per la Trattoria Colombo. Questo tale era vestito metà uomo e metà donna, con una giacca, una gonna corta, i “calzettoni”, la sigaretta sempre in bocca e

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Elsa PS. Sto preparando una canzone da dedicare al Borgo…

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girava con una bicicletta da donna. Mai vista una cosa simile! E dove adesso ci sono bar, negozi, conad… era tutto verde. D’estate arrivava un piccolo circo che si chiamava Cirillo, mentre le donne stavano fuori dalle porte, nelle piazzette, a cucire, lavorare coi ferri, impagliare le sedie e cantavano, cantavano… Biloz suonava la fisarmonica mentre la Ciceta cantava… E gli uomini avevano dei sopranomi curiosi, ognuno con la sua storia: Fazenda, Uglion, Tranquillo, Zirel, Mazaset, Fasulon, Pipon, Parcioc, Birel, Gob, Americhen, Sgadez, Cadinon e tanti altri… Ma c’è un nome che un tutt’uno col Borgo: Arsa… tanti ne hanno parlato ma, se mi sarà consentito, vorrei dire anch’io la mia, la prossima volta…

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8 I racconti di Dino

L'americano non arrivò e gli indiani scapparono Tamagnini abitava dalle parti di Pici, in fondo a via Padella, in quel piccolo androne che sfocia, dopo una curva, proprio su quello che rimane delle vecchie mura malatestiane. Gig, così lo chiamavano, faceva il ferroviere, e nel tempo libero riparava ombrelli e tegami di coccio, girando per le case del Borgo. Era uno dei clienti assidui della Montagnola, l’osteria che si trovava di fianco alla Chiesa, in quel piccolo rialzo che ancora resiste. Per riparare i tegami di coccio usava un piccolo trapanino - a mano - per fare i buchi intorno alle crepe, e poi con la spranga ricuciva il tutto. Allora non si buttava via niente, e il suo lavoro di chirurgo dei tegami era molto prezioso. Noi ragazzi ce lo tenevamo buono, perché con le stecche dismesse degli ombrelli costruivamo della frecce per i nostri archi (cosa che faceva arrabbiare i nostri genitori!). Tutti lo conoscevano anche per i suoi scherzi, giocati agli amici dell’osteria. Uno è rimasto memorabile. Quella volta si cambiò da cima a fondo, mettendo un vestito elegante, con tanto di panama, bastone da passeggio e orologio al taschino. Vestito, così, da signore, si presentò in quell’ambiente buio e fumoso della Montagnola. Nessuno, naturalmente, lo riconobbe… tra l’altro parlò soltanto in italiano. Cosa questa inusuale, e segno di distinzione. Disse alla Filomena, all’ostessa: “Sono il fratello di Luigi Tamagnini, vengo dall’America. A casa non c’era, e mi hanno detto che potevo trovarlo qui in osteria…”. Stupore generale. Tutta l’attenzione degli avventori si accentrò su quel signore, che era apparso come un miraggio. “A ne savemie cl’aves un fradel in America!!” Poi, tutti in coro, gli confermarono che da lì a poco Gig sarebbe arrivato, come faceva tutti i giorni. Più o meno viveva sempre lì, fra casa e osteria. Il fratello americano con fare sbrigativo si accomiatò dicendo “Allora torno dopo!”

QUANDO IL BORGO AVEVA UN’ORCHESTRA. Un’immagi-

Tamagnini corse subito a casa, dismise i panni da “signore”, e si vestì come era abituato a fare tutti i giorni. E dopo pochi minuti rimise piede, tutto trafelato, nella sua osteria, esordendo così: “ L’è vera che l’è vnù e’ mi fradel da l’America, a zarchem?” Gli amici, anche questa volta tutti coinvolti e in coro, gli confermarono che era vero e che: “L’è andé via proprie ades! Ma l’a det cl’artorna!” Il clima era festoso, speranzoso, per quella sorpresa che avrebbe portato sicuramente soldi e bevute per tutti: Gig aveva confermato di aver un fratello in America, partito da bambino, ed era la prima volta che tornava e, a quanto pare, pieno di soldi! Dopo una breve attesa, ricca di commenti positivi, Gig fece sapere che voleva verificare se il fratello fosse andato, nel frattempo, a casa sua, e si raccomandò: “Amaracmand, burdel, sl’artorna nu mandel via…” Passarono dieci minuti e Tamagnini si ripresentò nei panni del fratello americano. La curiosità nell’ambiente, e nel borgo, era aumentata, facendo confluire nell’osteria altre persone.

ne che richiama alla mente le Osterie borghigiane; Mario dla Benda, con il mandolino, la Paca, con la chitarra e Petroncini alla batteria. Manca Purchera, che accompagnava gli altri con il battito delle nocche sui tavoli (oppure si improvvisava con una grattugia o con cucchiaio… un percussionista ante litteram), come mancano pure le voci soliste: Nino e Fredo Tiberi… Il murales è di Mario Dall’Onda, ed è destinato a sparire nella ristrutturazione di Casa Bianchi; stessa fine rischia di farla anche il muro dei soprannomi).

“ Lo andiamo a chiamare! E’ andato via proprio adesso…” Ma, colpo di scena, Tamagnini, l’americano, decise di interrompere la commedia, svelando la sua vera identità: “A si proprie di pataca… an vidì ca so mé”. La delusione fu pari alla rabbia. L’incantesimo di quel pomeriggio, quel sogno ad occhi aperti si era spezzato. E non tutti la presero bene. Non tutti si accontentarono della bevuta. Qualcuno portò il muso per un po’ di tempo.

Una veglia da vivere segue da pag. 1 presenterà, nell’invaso, uno spettacolo sempre incentrato su questo aspetto. Il perimetro del Borgo subirà come una sorta di ampliamento: il Parco, la Scuola Decio Raggi, la parte finale di Viale Tiberio, la piazzetta dietro la Villa Maria e il giardino dell’Empty Space, ospiteranno rappresentazioni di Veglie (es. la veglia dei canti, dei balli, del racconto fantastico, delle storie dei briganti, delle favole… ). Come sempre, la gastronomia, l’allegria e la convivialità occuperanno sette grandi spazi, nelle piazzette, negli slarghi o nel piazzale Tiberio, appositamente allestiti con richiami al tema; ognuno di questi stand, gestiti come al solito dai volontari della Società de’ Borg, avrà al suo fianco il palco musicale. Nelle altre piazzette gli artisti di strada presenteranno le loro performance. Inoltre, verranno inaugurate quattro Mostre: quella fotografica, dedicata ai volti e ai luoghi della Festa, con le immagine fornite da sei valenti fotografi; quella, a cielo aperto, legata al personaggio di Cagliostro (preso come emblema del mistero che si intreccia con la vita da ribelle e da brigante); la terza si rifà direttamente alle Veglie (con pannelli che, lungo una via, riprodurranno immagini e racconti tipici di quelle serate popolari); l’ultima sarà chiamata ‘la piazza dei briganti’ (vi troveranno spazio delle sagome liberamente ispirate ai più famosi briganti o ribelli romagnoli). Il Fuoco, questa volta quello artificiale, ritornerà ad essere protagonista del grande finale, con lo spettacolo pirotecnico nel Parco Marecchia, simulando una sorta di incendio del bosco.

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Dino Spadoni

Guido Lucchini

L’estate del nostro scontento contribuendo nel contempo a connotare il borgo come luogo di incontro e del buon vivere …), forte senso di appartenenza alla comunità borghigiana, centro di elaborazione culturale e ludica … Festa del borgo (di cui meglio si parlerà in altra parte del Foi de borg ) che incombe. Insomma il quadro appare positivo; tutto bene quindi? Si potrebbe dire (o si dovrebbe dire) di sì ... in fondo “quelli del Borgo” di che cosa si devono lamentare? E invece … Qualche giorno fa l’amico Cico, mi raccontava di alcuni anziani che sono caduti a terra a causa del precario stato della pavimentazione stradale; il problema buche è presente in tutta la città (chiedere ai ciclisti per la conferma) ... ed il borgo in questo non fa certo eccezione; Traffico: … va dato atto degli sforzi compiuti dall’Amministrazione Comunale (a tale proposito va segnalato - ad onor del vero - che la polizia municipale è costantemente presente nel borgo)... ma il risultato è incompleto. Ad esempio la costante violazione del senso unico di marcia del tratto di strada adiacente la Villa Maria costituisce – anche in ragione della stretta conformazione della strada – un pericolo costante ed ormai non si contano più le segnalazioni di collisioni mancate per un soffio. Allora che fare? Visto che non è pensabile far “presidiare“ il luogo giorno e notte, perché non installare una telecamera (collegata se possibile con il sistema già in funzione in Via Marecchia)... che sicuramente farebbe la “fortuna“ delle casse comunali? Altro aspetto su cui occorrerebbe un tempestivo intervento è quello di impedire gli eccessi di velocità. La Via Forzieri viene spesso utilizzata come “scorciatoia“ con direzione di marcia mare/monte, ed è attraversata da auto che sfrecciano nella stretta via (peraltro caratterizzata da abitazioni con l’ingresso a filo della strada) con conseguente e prevedibile situazione di pericolo. Che dire poi delle incredibili velocità con cui auto, moto, camion ed altro ancora, affrontano Via Tiberio prima dello storico Ponte? (chiedere alla Pasticceria Vecchi per conferma ). Cre-

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Quella volta gliela facemmo noi la bella sorpresa! Ma gli scherzi Tamagnini era costretto anche a subirli. In un bombardamento della seconda guerra mondiale, insieme al vicino stallatico una bomba aveva demolito il tetto della sua casa. Nonostante tutto Gig lavorava, a cielo aperto, dentro la sua abitazione. Noi ragazzi invece ci dedicavamo ai giochi, anche a quelli pericolosi. Non avevamo paura di niente. Prendevamo dei barattoli vuoti (quella da conserva o da vernice) li riempivamo con la polvere da sparo sottoforma di spaghetti, li pressavamo, poi li coprivamo con il loro coperchio lasciando un piccolo buco per la miccia. Quando si dava fuoco, il bidoncino prendeva il volo come se fosse un elicottero in miniatura, fra botti e fumo. Quella volta demmo fuoco ad un bidone più grosso del solito, che partì come un razzo, infilandosi proprio nella casa già scoperchiata di Tamagnini. Gig, che stava lavorando ai suoi tegami, si vide arrivare quasi addosso questo missile, incominciò a imprecare, ad urlare, come se la guerra non fosse ancora finita. I nostri razzi a forma di bidone partivano in tutte le direzioni. Una volta incontrammo, fra i mucchi di macerie, dalle parti dello stallatico, quattro militari indiani che stavano mangiando le scatolette dell’esercito alleato, di cui disponevano in abbondanza. Per noi, abitualmente affamati, una vera provocazione! Gli chiedemmo di darci qualcosa. Ci risposero… tirandoci delle pietre! Allora scattò la nostra vendetta: trovammo un grosso bidone, lo riempimmo come al solito, L’era znina, e da dietro le maal sutèni langhi fina i pid, cerie lo accendemsa du s-ciafulini mo, di soppiatto. cumè quèli d’una bambula. Loro non ci videLa paranenza lighèda da strètt ro… ma ci sentiAd ch’la su vita stila stila, rono. La botta e il un fazulèt ner sla testa fumo erano come du ch’ui scapèva fòra sòra j’òcc quelli di una bomdi ciòff ad caval biench, ba. I quattro inche pu ji fèva da curnisa diani, impauriti, m’un su surisin sempre stampèd scapparono absa ch’la su fazina bienca. bandonando… “Biribugia u t’piès Filizie?” tutto quel ben di J’urlèva drè chi burdlàz dio! Carne in scabirichin ad nascita, tola, latte in polvee lia ch’la s’arabièva un po’…Ma pòc, re, marmellata, galla s cavèva una s-ciafula che la l’alzèva sòra la testa, lette… Fu festa per che pu sicur la n’avria speventè qualche giorno.

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do che installare uno o più “rallentatori “ ( o altri rimedi ) nei luoghi indicati, sia cosa facile e di poca spesa, ed avrebbe una immediata incidenza sulla tutela della sicurezza della viabilità. Ponte di Tiberio … discorso trito e ritrito ... ormai parlarne sembra inutile o peggio ancora tempo perso. Invece ancora una volta dobbiamo occuparci del problema ponte... per senso di civiltà. L’invaso come è facilmente visibile da chiunque... versa in stato di abbandono e le alghe stanno proliferando (e ancora non è arrivato il caldo); lo stato del canale che attraversa il parco come una ferita e “muore“ poco prima dell’invaso è impresentabile; la “diga sommersa“ nei pressi del ponte di Tiberio continua stoicamente a fare bella mostra di sé ai turisti; si continua a mantenere il ponte senza alcun tipo di illuminazione; le “pietre“del ponte di Tiberio che giacciono recintate già da qualche tempo, sono ormai ricoperte di erbacce… a quando un progetto per il futuro ? (viabilità sul ponte, bonifica invaso, interventi idraulici, etc ). I beni informati sostengono che a breve ci sarà un intervento di riqualificazione della zona … e di questo (se sarà effettivamente realizzato) ne siamo ovviamente lieti. Ma in ogni caso se fossero i borghigiani (e la Società de Borg in particolare) a prendere l’iniziativa, promuovendo una “gara“ per individuare un progetto di fattibilità o nuove idee per la soluzione dei problemi sopra elencati? Solo da un contributo di idee e di intelligenze, può nascere quella necessaria determinazione per la realizzazione di opere necessarie alla collettività. Fare questo per il borgo significa fare questo per Rimini; scriveva Massimo Pulini (artista e storico dell’arte) sul Corriere Romagna del 04.09.2005 “A nessuno però sembra nemmeno saltato in mente che l’opera d’arte in questione è il Borgo, una delle più elevate che possieda Rimini; un insieme di architetture, di misure e di forme che si sono accordate nei secoli in una armonia tra necessità e bellezza, un coro di case e di vicoli, orchestrato dalle allora famiglie di pescatori e dal tempo “…

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2008_luglio_E foi de' Borg