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www.societadeborg.it societadeborg@gmail.com Nuova edizione - Dicembre 2013 - Periodico edito dalla Società de’ Borg - BORGO SAN GIULIANO - RIMINI

TEIN BOTA TIBERIO

di Stefano Tonini

� “Tein bota Tiberio” è il nostro augurio di Natale, borghigiano 100%. Anticipa la grande festa del 2014 per il bimillenario del Ponte di Tiberio e nel contempo arricchisce gli eventi pensati per BORGONATALE 2013 con una installazione originale ed unica nel suo genere: la grande vela a filo d’acqua nell’invaso del ponte. E dire che tra gli eventi pensati per BORGONATALE (a cui è dedicato il paginone centrale di questo numero del Foi de’Borg), cronologicamente parlando, è stato l’ultimo progetto ideato e realizzato, ma ha catalizzato, fin da subito, le nostre energie. Nel giro di pochi giorni, con un turbinio di telefonate, sms, email ed incontri, la vela è partita da Genova, ha trovato in Piazzetta Pirinela “improvvisati” marinai per abbellirla con oltre 100 galleggianti ed è stata fatta calare in acqua. Si tratta di una vera e propria vela da regata in fibra di carbonio, lunga 35 m e larga 15 m (con una superficie complessiva di 213 mq), pesante circa 170 kg. Grazie alla collaborazione di Protect Tapes (azienda main sponsor dell’iniziativa) abbiamo trovato quella spinta necessaria a far partire il progetto che non ha tardato a raccogliere attorno a sé la curiosità e l’entusiasmo di residenti, amici, visitatori. Attorno ad una semplice idea si è rivissuto lo spirito borghigiano che ha reso grande questo pezzo di Rimini: il mettersi in gioco con i propri talenti e professioni, la condivisione di un progetto, la goliardica partecipazione. Tutto ciò per dire che “Tein bota Tiberio” non è solo un auspi-

foto fabio gervasoni

UNA VELA SPIEGATA E TANTI EVENTI PER FARCI GLI AUGURI

cio materiale (se crollasse ora, sarebbero guai!) o semplicemente un originale albero di Natale, ma è ancor più un’esortazione per tutti noi ad una maggiore presa di coscienza “civica”. L’ideale completamento dell’esortazione potrebbe quindi essere: Tein bota Tiberio, che ai sem! ovvero: tieni duro Tiberio, che ci siamo, stiamo arrivando… non demordere… siamo qui, nonostante le angherie del

Borgonatale 2013. � Cari borghigiani, anche quest’anno l’associazione dei commercianti è riuscita, nonostante la perdurante crisi, ad illuminare a festa il borgo, cercando di infondere con le festose luci natalizie un po’ di serenità negli animi di tutti. Come avete visto quest’anno

presente, le difficoltà economiche, la crisi sociale. Tiberio non è (solo) il ponte, è un saggio amico che forse sottovalutiamo un po’ troppo, non ricordando la fortuna che abbiamo avuto (specialmente qui nel borgo) ad averlo così vicino. Eron ce ne ha regalato una versione gemella che con discrezione fa capolino ai confini dell’invaso, visibile agli occhi dei passanti più attenti; la Festa

de’Borg lo ha sempre celebrato come porta d’ingresso per dare inizio all’ormai consueto e tradizionale finesettimana di convivialità e spettacolo. Lo abbiamo osservato, vissuto, fotografato, disegnato,… ci abbiamo, a modo nostro, parlato e su questo dialogo non solo stiamo costruendo la prossima festa ma speriamo di riuscire a costruire giorno per giorno un più sano e responsabile rapporto con la nostra città.

La parola all’ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI

abbiamo due alberi, uno tradizionale ed uno nelle acque dell’invaso, realizzato dalla Società de’Borg, che invita il nostro amato ponte a tener bòta. Pur con i suoi 2000 anni di età, il ponte di Tiberio continua ad essere al centro dell’attenzione e chiusura e pedona-

lizzazione rimangono i grandi interrogativi ancora non del tutto risolti. Abbiamo riproposto l’8 dicembre la seconda edizione di Borgosolidale, insieme a 35 organizzazioni no profit coordinate da Volontarimini, uno spaccato del meglio che Rimini può offrire, una marea di volontari e persone di buon cuore cui va il nostro plauso ed un sentito ringraziamento. Sta continuando la vendita dei biglietti della lotteria di Natale in tutti gli esercizi commerciali soci dell’associazione, con festa spettacolo finale al cinema Tiberio il 21 alle 20.30, con la partecipazione del maestro Franco Morri ed

www.ristorantedamarco.com

di Arturo Pane

i consueti giochi e lazzi, alla fine della quale avverrà l’estrazione dei biglietti vincenti. Non è mancata la programmazione culturale con le iniziative della sala 5x10, tra cui una pregevole rassegna di poesia che si concluderà a Febbraio. Insomma abbiamo cercato di darci da fare, perché noi commercianti ci sentiamo e siamo parte integrante del nostro borgo, ribadendo con il rapporto con i nostri clienti l’importanza del piccolo commercio di vicinato, simbolo di una tradizione in altre parti della città ormai perduta. Vi saluto ed auguro a nome di noi tutti un buon Natale e felice anno nuovo!!!

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Perché insieme siamo più forti, a te deg mé!

di Katia Policardi

Il confronto costante, anche con difficoltà, genera idee che supportano i cambiamenti, quei cambiamenti che spesso invochiamo dall’esterno. Porsi delle domande rappresenta la via per trovare soluzioni condivise. E più siamo, più domande possiamo porci, più soluzioni troviamo. A te deg mé! � Che nel Borgo ci fosse stata una grande comunità di pescatori lo sapevamo. Che il Borgo fosse stato in passato un esempio di solidarietà, quella tipica della gente di mare, pure. Che la Festa de’Borg avesse contribuito a creare il Borgo così come lo conosciamo oggi, anche… Decidere di diventare consiglieri della Società de’Borg e misurarsi con coloro che la Società de’Borg l’avevano fatta nascere e diventare quello che è oggi, implicava trovare il modo di continuare a farla crescere. Per settimane ci siamo interrogati su cosa significasse per noi essere soci della Società de’Borg e su quale contributo avremmo potuto portare alla comunità di cui facciamo parte. L’ingresso di molti di noi, borghigiani veraci o d’adozione, ci aveva immediatamente posti davanti ad una esigenza, prima di tutte le altre: costruire nuovi legami e relazioni. Il nostro Consiglio rappresentava, fin dai primi incontri, uno spaccato del Borgo dove i residenti erano cambiati – spesso per questioni anagrafiche – e le relazioni affievolite. Io stessa, borghigiana solo da qualche anno, avevo sentito la necessità di comprendere e integrarmi nella nuova realtà in cui vivevo. Occorreva quindi concentrarsi sulla direzione da prendere: ripartire dall’uomo, contribuire a ricostruire le relazioni sociali nel Borgo. L’organizzazione di manifestazioni – prima fra tutte la Festa de’Borg - sarebbero dovute essere funzionali ad una maggiore coesione tra noi. Ma come farlo? Come riuscire a raccogliere le opinioni dei Borghigiani? Durante un Consiglio, Manuel (Pasquinelli) lancia l’idea: e se facessimo un questionario? Tornare ai principi originari dell’associazione, giusto! Le feste fatte nel Borgo avevano lo scopo di esaltare la comunità, di coinvolgere le piazze, di fare festa con i borghigiani. E

noi dovevamo fare altrettanto: innescare il processo di confronto attraverso il nostro questionario: “A te deg mé!” Ci siamo guardati tutti in faccia, comprendendo che quell’idea, in sé così semplice ma al tempo stesso così forte, era ciò che serviva. Forse inizialmente il questionario non sarebbe stato fedelmente rappresentativo delle opinioni della gente del Borgo (le risposte sarebbero state poche), forse le domande avrebbero potuto essere più ragionate, forse qualche argomento più trattato, forse..., ma la voglia di cominciare

“Al di là del Ponte”

di Mario Pasquinelli e Giuliano Ghirardelli

a raccogliere idee, suggerimenti e coinvolgere altri in questo percorso è stata per noi più forte del timore di sbagliare. Eravamo tutti d’accordo: “Dovrà essere un questionario breve e informale, ma efficace; poche domande e distribuito a tutti.” I giorni successivi furono intensi: la definizione delle domande, la stampa del volantino, l’organizzazione della distribuzione nelle case… ma soprattutto quell’incognita di poter ricevere risposte destabilizzanti a domande che dovevamo porre: “La Festa de’ Borg ha ancora un’anima?” “Per la Società de Borg quale futuro si prospetta?” Il questionario è stato distribuito alle 500 famiglie del Borgo l’11 agosto 2013, chiedendone la compilazione e restituzione in occasione delle due serate di “Esco in scarana”, direttamente presso la sede della Società de Borg e online sul sito www.societadeborg.it Circa un mese dopo sono rientrati 46 questionari compilati (di cui 8 compilati direttamente sul sito), che non includono le risposte di noi consiglieri (altrimenti sarebbero 57). Potremmo discutere qui dei risultati, ma quello che emerge prepotentemente è l’attenzione e amore incondizionato verso il nostro Borgo. E anche la Festa, così come la Società de Borg, sono ancora nei pensieri dei borghigiani. Le risposte a tutte le domande sono disponibili su www.societadeborg.it nella sezione “chi siamo”. Noi da parte nostra, ne usciamo rincuorati: guardando le risposte emerge che la Festa de Borg ha un cuore borghigiano e che la Società de Borg deve prima di tutto lavorare al recupero delle relazioni, delle tradizioni e a ricostruire la comunità. Perché insieme siamo più forti, A te deg mé!

Verrà presentato alle 16.30 di venerdì 20 dicembre, all’Osteria de’ Borg, il libro “Al di là del Ponte” Storia del Circolo Primo Maggio, al Borgo San Giuliano � Il libro, ricco di vicende e di immagini, racconta la storia di un gruppo di uomini - riuniti in associazione e partito - che si identifica quasi completamente con le vicende di un Borgo tutto particolare. Un Borgo contraddistinto da tinte e passioni, e non solo politiche, decisamente forti. Questa realtà ha costituito quasi un’eccezione nel panorama cittadino, e la stessa Rimini oggi non ha difficoltà a riconoscerlo: negli anni del dopoguerra, quaranta e cinquanta, il Borgo San Giuliano ospitò una ribellione sociale e politica e degli stili di vita, che si richiamavano, più che al resto della città, ad una Romagna focosa e rivoluzionaria. Ai “vecchi anarchici” subentrano le nuove generazioni, che aderiscono in massa al nuovo soggetto, politico e rivoluzionario: il Partito Comunista. E non si tratta solo di una adesione ideologica: si tratta di una vera e propria esplosione di vita! Irrompono sulla scena uomini e giovani, proletari, spavaldi, senza alcuna soggezione nei confronti di quella città, colta e potente, che aveva sempre emarginato il Borgo. Altrove nascono, un po’ dappertutto, le Sezioni del Partito. Nel Borgo c’è qualcosa di più: nasce, oltre all’organismo di Partito, un grande punto, un grande centro di ritrovo. E’ il Circolo Primo Maggio! E’ un quartiere, che nel nostro caso, si trasforma in una comunità. La necessità di stare insieme, di confrontarsi, di partecipare uniti ad una lotta politica a cui credono fermamente, sfocia nella costituzione di una

associazione che avrebbe occupato gran parte della loro vita, ed interamente il loro tempo libero. Una comunità che esplode in tutta la sua vitalità nell’Italia finalmente liberata, con uno slancio che qui nel Borgo assume caratteristiche fuori dal comune: un pizzico di follia unita ad anticonformismo e spavalderia, che metterà in luce protagonisti strambi e di grande umanità, che vivevano tutto il loro tempo libero in strada e ai tavoli del Circolo, con un’euforia contagiosa e sempre al di sopra delle righe. Quasi un paese, a se stante, dentro la città, con le sue piccole-grandi follie, con un’atmosfera, un ritmo di vita e personaggi che potremmo ritrovare nelle pagine di Tonino Guerra, Giuliana Rocchi e Lello Baldini... Una bella storia, dalle tinte forti, che è durata trent’anni, o poco più. Poi l’Italia cambia, le aspettative politiche si attenuano. Il miracolo economico trasforma la nazione. Neanche il Borgo sarà più quello di prima. I suoi abitanti si trasferiscono nei nuovi quartieri residenziali, a partire dai nuovi villaggi di case popolari. Si perdono, nelle sue vie interne, tutte le attività economiche, i negozi e le botteghe artigiane. Si rafforza solo l’asse di Viale Tiberio, soprattutto con nuovi e vecchi caffè; per frequentarli, la nuova generazione di borghigiani lascerà progressivamente il Circolo, mentre d’estate si tufferà entusiasta nei ritrovi al mare. Arriveranno gli immigrati, prima dall’entroterra e poi dal Sud, diventando i nuovi frequentatori del Circolo. Le case del Borgo appaiono sempre più

Viale Tiberio, 83 Borgo San Giuliano Rimini Tel. 0541 56166

fatiscenti. Siamo nella seconda metà degli anni settanta. Sembrava tutto spento, in un declino definitivo. Invece, quasi miracolosamente, il Borgo ritrova slancio, ricreando le premesse di una vera rinascita. Una nuova vitalità percorre le strade del Borgo: le proposte di un gruppo di giovani - sorto spontaneamente e autonomamente, che si richiamava a quelle radici e a quel passato – riesce a coinvolgere un po’ tutti, dai borghigiani (compresi quelli emigrati in altri quartieri) alla gente del Circolo, ai parrocchiani, per dar vita al risanamento delle case e a tante altre iniziative, a partire dalla prima Festa del Borgo del 1979. Da lì in poi, il Circolo perderà in parte la sua centralità – sia come ritrovo che come fucina di iniziative – mentre la Sezione del PCI svilupperà una certa capacità di proposta, a livello edilizio ed urbanistico, conscia che il risanamento del Borgo rappresenta l’elemento fondamentale per la sopravvivenza della comunità e, quindi, della stessa Sezione. E lo farà affermando la propria autonomia, anche rispetto alle direttive della sua Federazione. Il Circolo, invece, assumerà e svolgerà un ruolo particolare in quegli anni: diventerà un punto di incontro fra nuovi e vecchi borghigiani, tra immigrati dell’entroterra (giunti qui negli anni precedenti) e quelli provenienti dal Sud, che nel Borgo avevano trovato abitazioni a basso costo; mentre i nativi del Borgo, ancora presenti, sono in prevalenza persone anziane in condizione economiche precarie (i giovani e i beneficiati dal boom hanno

lasciato il vecchio quartiere); un luogo di integrazione e di accoglienza anche per chi magari avrebbe, diversamente, rischiato l’emarginazione. Inizia, per il Circolo un periodo di ristrettezze economiche. I locali avrebbero necessità di gravose opere di manutenzione e ristrutturazione. Quindi viene presa la decisione – sofferta ma inevitabile – di concludere l’esperienza di gestione del Circolo. Gran parte dei locali verranno, dapprima affittati e in seguito venduti per l’apertura di una attività di ristorazione che prenderà il nome di Osteria de’ Borg. Anche il Borgo – per giungere ai nostri giorni - ha fatto registrare una grande metamorfosi con l’arrivo di nuovi residenti, nuovi soggetti sociali, abitazioni di prestigio, e con un successo economico e commerciale difficilmente immaginabile in quegli anni duri che abbiamo voluto raccontare.

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“E’ Piop”: uscire dal borgo è ‘magicamente’ impossibile!

di Gloria Allegrucci

Autoprodotto e in parte sostenuto anche dalla Società de’Borg, il cortometraggio “E’Piop” verrà presentato in anteprima al Cinema Tiberio il 5 gennaio 2014 (per maggiori dettagli seguiteci sul sito societadeborg.it). Abbiamo chiesto qualche anticipazione alla giovane regista Gloria Allegrucci, originaria proprio del Borgo San Giuliano.

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Regia e sceneggiatura: Gloria Allegrucci Direttore della fotografia e operatore: Ilaria Scarpa

Attore protagonista e co-autore: Fabio Magnani Per info: c.mos.produzioni@gmail.com

� Il soggetto: È una calda mattina sul finire dell’estate quando un uomo, un turista, attraversa il Ponte di Tiberio di Rimini per addentrarsi in un piccolo Borgo: il Borgo San Giuliano. I colori, i profumi, le case, i dipinti catturano subito il suo interesse: sembra essere piombato in un magico luogo. Dopo aver scattato qualche fotografia e aver percorso le varie viuzze, decide che ormai è ora di tornare verso l’hotel dal quale è venuto per godersi un ricco pranzo. Ecco che però uscire dal Borgo diventa magicamente impossibile …

i personaggi …è un microcosmo a sé che ti studia, ti stuzzica e ti divora, e quando poi ti lascia andare, se lo fa, ti cambia irrimediabilmente. Così con Fabio Magnani, l’attore protagonista, abbiamo ideato il soggetto poi condiviso con Ilaria Scarpa che si è invece occupata della fotografia. Anche le musiche, gentilmente prestate dal gruppo riminese Gli Orsi che utilizzano sonorità ibride tra musiche popolari e pop, ci accompagnano e ci calano inevitabilmente in questa atmosfera onirica. Le riprese sono state fatte a fine agosto dalla piccola troupe arricchita da Luigi Schiavoni (operatore), Marco Marchetti e Thomas Spada che si sono occupati dell’audio e Nicola Bertolasi della produzione. La pre-produzione è iniziata invece a giugno ed ha visto coinvolgere man mano più persone che sono state fondamentali nel raggiungimento del risultato finale. Partendo da Gnoli che ci ha aiutato a scrivere i dialoghi in dialetto, a Filippo Brambilla che è stato una mano preziosa nel concepire il piano regia, a Graziano Toccafondo che ci ha sostenuto in tutte le fasi facendo per noi il tramite prezioso che ci ha poi permesso di girare nei luoghi che più si addicevano alla nostra storia. Durante le riprese fondamentale è stato anche il supporto di Alcantara Teatro e la partecipazione dei ragazzi provenienti dai laboratori psicosociali. Sarebbero comunque tantissimi i nomi da fare e da ringraziare ma speriamo di aver reso merito ad ognuno nei titoli di coda. Il progetto è poi stato sostenuto economicamente dalla stessa Società de Borg che insieme all’Associazione Commercianti ha finanziato il cortometraggio rendendo possibili le fasi di post produzione e montaggio. Il sostegno economico per progetti a zero budget come questo è sempre importantissimo, sono tante le persone che hanno collaborato gratuitamente mettendoci comunque il massimo impegno e grande professionalità. È per questo che la nostra ricerca fondi continua anche attraverso processi di crowdfounding e chiunque volesse continuare a dare un piccolo contributo può farlo utilizzando il sito www.produzionidalbasso.com e donando anche una quota minima di 5 euro. (link diretto: http://www.produzionidalbasso. com/pdb_3099.html) Questo progetto per noi è stato doppiamente importante anche perché ci ha dato lo stimolo per creare una nuova Associazione Culturale, C- Mos, che sia attiva sul territorio Riminese e promuova la cultura attraverso vari linguaggi espressivi quali il cinema, il teatro, la fotografia, la musica e altre forme d’arte. E’ Piop vedrà la luce per la prima volta il 5 gennaio presso il Cinema Tiberio e non poteva esserci luogo migliore nel quale proiettarlo per la prima volta. Noi ce l’abbiamo messa tutta, ora aspettiamo solo il vostro giudizio! Vi aspettiamo numerosi!

Volevamo raccontare Rimini, qualcosa che fosse nostro. Riuscire a raccontare con le immagini quando un posto ti entra nel cuore e non se ne va più. Per farlo siamo partiti da molto più lontano. Ascoltando storie, navigando su internet siamo incappati nelle notizie incredibili provenienti da tutto il mondo. È così che abbiamo letto la storia di una donna di mezza età malese ed analfabeta che negli anni ottanta si sbaglia a prendere l’autobus per tornare a casa e finisce a più di 2000 kilometri dalla propria città, dove nessuno parla la sua lingua. Rimane così intrappolata in un paese straniero per più di venticinque anni fino a che riuscirà a tornare a casa.

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Verificare se la notizia fosse vera o meno non ci interessava. Ci ha dato il là per costruire una storia con delle componenti assurde e in parte comiche, che dal dramma si esaurisce però in qualcos’altro. Quello di cui eravamo sicuri era che il tutto dovesse essere trasportato ad una dimensione più familiare per noi, doveva essere a Rimini, in un luogo ancestrale, unico e genuino. La risposta già c’era. Una delle zone di Rimini dove ancora si respira autenticità e spontaneità: il borgo San Giuliano. Ho pensato all’effetto che faceva a me il Borgo. Ci sono nata, e ogni volta che torno a Rimini dopo essere stata via settimane o mesi per studio o lavoro, fare un giro in bicicletta per il borgo mi fa tornare a respirare. Entrare in quella bolla di tranquillità mi serve, per sentirmi a casa. Poi non si può ignorare la magia che si respira in ogni vicolo, in ogni portone. Una dimensione interamente cinematografica: era il set perfetto. Trovare una connessione ironica tra la storia che ci ha ispirato e il borgo è stato semplice anche se ha richiesto un piccolo sforzo nell’abbandonare la logica ed abbracciare la fantasia. Oggi, con tutta la tecnologia che c’è, sarebbe difficile immaginare di perdersi soprattutto in un paese come l’Italia. Eppure penso che a volte sentiamo la mancanza della possibilità di smarrirci, di essere irrintracciabili. Il borgo con le sue case, i dipinti, i profumi, gli odori,


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5 � La magia del Natale è unica, è come un aroma che ci circonda ed anche chi è lontano dalla origine cristiana della festa, non può rimanerne estraniato. La proficua collaborazione tra “La Società de Borg” e l’Associazione dei Commercianti Borgo San Giuliano ha reso possibile la definizione di un ricco programma di eventi racchiusi nel progetto BORGONATALE2013. Ricalcando l’animo borghigiano, i fili conduttori che legano i vari eventi sono quelli della solidarietà e della condivisione, quest’anno con maggiore attenzione alle situazioni di difficoltà del nostro territorio.

BORGO SOLIDALE domenica 8 dicembre

la grande festa del volontariato che ha visto la partecipazione di oltre 35 associazioni ed enti del Terzo settore. Lo scopo che ci eravamo prefissati era quello di mettere in evidenza, agli occhi della città, il lato positivo e bello di Rimini, l’anima solidale e civica che rende una società più equa e giusta. Girando tra gli stand questa sensazione era palpabile, anzi ben visibile.

NATALE PER IL BORGO la raccolta fondi, con appositi salvadanai distribuiti negli esercizi commerciali e tra i privati, a sostegno delle famiglie in difficoltà, azione in collaborazione con la Parrocchia di San Giuliano Martire

Auguriamoci

BUON NATALE sabato 21 dicembre spettacolo di varietà borghigiana al Cinema Tiberio durante la quale verranno estratti i premi della Lotteria di Natale.

E’ PIOP domenica 5 gennaio anteprima assoluta del cortometraggio girato interamente nel borgo San Giuliano

LOTTERIA DI NATALE la tradizionale lotteria a sostegno degli eventi BorgoNatale, con premi in buoni spesa da utilizzare presso gli esercizi commerciali della zona.

La vela è stata resa possibile grazie alla collaborazione con PROtect tapes, sponsor dell’evento.

solo su prenotazione

tutti i giorni domenica orario continuato dalle 7.30 alle 20.30

Piazzetta Pirinela 12 - Borgo San Giuliano RIMINI - Tel. 347 8201482

Viale Tiberio, 22/b San Giuliano Borgo (RN) Tel./fax 0541 50 387 pluto_elisa@libero.it

RIMINI VIA SAN GIULIANO 43 TEL: 0541 50641

è gradito l'appuntamento

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dalle 8.30 alle 13.00

di Baroni Pier Angelo e C.

Rimini - Viale Tiberio, 32 - Borgo San Giuliano - 0541.52147 - b.piero@conadtiberio.191.it


La Saraghina in gita

di Marianna Balducci

Con un libro-gioco pastrocchiamo la città

forse a volte è più divertente provare a infilarcisi attraverso un finestrino. “La Saraghina in gita” è uno di quei ‘finestrini’ per far sì che i cuccioli riminesi, così come quelli di fuori che si trovano in visita, possano familiarizzare con la città, pastrocchiare con le immagini e muoversi consapevolmente attraverso strade che magari percorrono spesso distrattamente mano nella mano con mamma e babbo. Il pretesto viene da un’esigenza concreta di Enrica Mancini (Trattoria Marianna): la necessità di offrire ai bambini ospiti della Trattoria un passatempo che rendesse l’attesa a tavola più gradevole. Il coinvolgimento di Luca Miserocchi (ex presidente della Società de’Borg e titolare della Linotipia Riminese) viene immediato. Luca è disponibile a ragionare insieme sugli aspetti relativi alla stampa e a collaborare per sostenere il progetto. Enrica e Luca mi danno carta bianca e così propongo loro la Saraghina e l’idea di questa passeggiata in città. Mi divertiva pensare a un personaggio che si trovasse a guardare Rimini per la prima volta, ma che, nello stesso tempo, avesse un forte richiamo territoriale, che fosse buffo e positivo, semplice e fa“La Saraghina in gita. Passeggiando per una Rimini tutta da colorare”. Soggetto, testi, illumiliare. Spesso anche noi stesstrazioni di Marianna Balducci (www.marymarycomics.wordpress.com). Un progetto a cura di si riminesi, che pure abbiamo Enrica Mancini e Luca Miserocchi

foto riccardo gallini

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� Attraverso il disegno mi è sempre piaciuto rimaneggiare, comporre e ricomporre le cose che conosco per esercitarmi a guardarle con occhi diversi, per raccontarle agli altri e condividerle e, magari, per accorgermi che non le conoscevo così bene come pensavo e che hanno ancora in serbo per me segreti e sorprese. Questo è uno dei motivi per cui mi piace prendere spunto dalla mia città, dalle sue tradizioni e dalla familiare quotidianità quando inizio a disegnare; è un po’ come quando Gianni Rodari dice che nella realtà si può entrare, sì, dalla porta principale, ma

“LA [SUP]POSTA DEL CUORE”

sempre sotto gli occhi la nostra città, ci accorgiamo di non riuscire più a guardarla con quella sana e fresca meraviglia di chi si fa una gita in un posto nuovo e piacevole. Il libro-gioco, infatti, si apre così: “È una bella giornata. La Saraghina ha deciso di uscire dal mare e fare una gita. ‘Vediamo un po’ cosa c’è in questa Rimini di cui sento tanto parlare…’ dice, mentre si prepara ad esplorare per la prima volta la città.” E alla fine è semplice e così dovrebbe essere per noi, grandi o piccini: basta imbracciare uno zainetto leggero e alzare il naso per aria. Il libro-gioco “La Saraghina in gita. Passeggiando per una Rimini tutta da colorare” si trova in vendita presso la libreria Viale dei Ciliegi (via Bertola 51-57, Rimini), ma molti locali e aziende del territorio la stanno già “adottando” come gadget personalizzato (per info: Linotipia Riminese, tel. 0541-778205, e-mail: info@linotipia.net).

di Gnoli

Questa volta Gnoli si espone in consigli e giudizi ancor più spregiudicati, coinvolgendo anche il suo entourage

Senza scarpe, né mutande! � Caro Gnoli, mi rivolgo a te, maestro di vita e uomo di grandi esperienze amorose, per dissipare un atroce dubbio che ultimamente mi perseguita e mi affligge. Devi sapere che in tutta la mia esistenza di moglie non ho mai avuto motivo di dubitare della fedeltà di mio marito. Ma ora sono alle prese con episodi e indizi che mi lasciano un po’ perplessa. Ma siccome gli voglio bene, vorrei continuare a credere nella sincerità del suo affetto. Ti espongo in breve i fatti: gli ho trovato dei palloncini di plastica molto sottile nelle tasche della giacca, insieme ad una scatolina di pasticche blu; ed un’amica fidata, a cui ho mostrato quegli oggetti, mi ha detto che si trattava di preservativi e di Viagra... qualcosa che non avevo mai visto e che insieme, io e mio marito, non abbiamo mai usato! Inoltre, ho scoperto nella sua auto alcuni capelli lunghi e biondi (mentre io sono mora) intrisi di un profumo forte e femminile, ed anche le sue abitudini hanno subito notevoli cambiamenti: esce tutte le sere, tornando a notte fonda quando io sono già addormentata, e lui nega di fare le ore piccole. Una sola volta l’ho sorpreso

al suo rientro, alle tre di notte, con le scarpe in mano, mentre furtivamente entrava nella nostra camera da letto... quella volta non sono stata capace di trattenermi e ho preteso immediate spiegazioni; e, lui, con sicurezza mi ha risposto: “ho sentito dei rumori sotto casa e sono uscito; ho pestato in giardino una cacca di cane...” Non solo, ma quando si è tolto i pantaloni mi è sembrato che sotto non avesse le mutande... Da quel giorno i miei dubbi sono aumentati. Mi rodo dentro ma, nonostante tutto, continuo a credere nel nostro matrimonio. Cosa dici, caro Gnoli, faccio male a sperare ancora nel nostro rapporto? Da te mi aspetto un’ultima parola chiarificatrice su tutta la vicenda. Un tuo responso, che tagli la testa al toro... Perché se tu mi facessi capire che mi trovo di fronte ad un bugiardo ed infingardo traditore... allora per me sarebbe giunto il momento della vendetta! Gli vorrei rendere pan per focaccia. Anche se, onestamente, mi rendo conto che non mi sarebbe facile, alla mia età e con una femminilità un po’ appassita, trovare qualcuno disposto ad accontentarmi! Per vuoi uomini tutto è più semplice... al limite fate un salto al

Centergros o a Ponte Marano! Mai io dove vado? Troverò qualcuno? Gnoli, aiutami. Con stima e riconoscenza, una tua angosciata ammiratrice Cara amica, Osçia st’al trov!! Trop u i né. il primo consiglio: parla chiaramente con tuo marito; e se dovesse negare, come io prevedo (e come fanno tutti gli uomini che hanno qualcosa da nascondere, capaci di negare ad oltranza anche l’evidenza) devi affrontarlo, smascherando le sue bugie. Afferma che non rientra tardi? Allora fai come ha fatto la moglie di un mio amico, che ha cosparso il pavimento del corridoio di foglie di ficus... e il povero marito, rientrato a piedi scalzi, ha dovuto subire il supplizio provocatogli dalle grosse spine che si sono conficcate sotto le palme dei piedi e delle mani (era anche caduto a terra, nella vana impresa di proteggersi le estremità). Ma soprattutto - a mio parere è fin troppo evidente la condotta di tuo marito – devi passare all’offensiva senza farglielo sapere. Ripagandolo con la stessa moneta.

E non ti preoccupare, conosco un ambiente che ti può procurare la materia prima: la cerchia dei frequentatori dei bar del Borgo! Tra di loro è pieno di personaggi dalla ‘fame’ arretrata e repressa, e il loro motto – specialmente durante le scorribande estive – era: “Basta che respiri!” A questo proposito ti voglio raccontare quello che accadde ad una attempata turista oggetto dell’attenzione di uno questi birri di borgata, in quel tempo più giovani; lei, consapevole della evidente differenza di età, lo invitò a lasciarla perdere e a corteggiare ragazze della sua generazione, fra l’altro anche più attraenti. Il nostro birro, non si diede per vinto, e di rimando se ne uscì con una considerazione, poi diventata famosa nel nostro ambiente: “Non si preoccupi signora! Lo sa come mi chiamano? Lo spazzino dell’Adriatico! Perché io non butto via niente... raccolgo tutto!” A parte gli scherzi, io penso che tu sia una signora piacente ed interessante (io ho naso e lo capisco anche da quello che mi racconti nella tua spiritosa e non so quanto sincera lettera), tale da meritare l’attenzione di validi ed occasionali partner... ma se tu non dovessi proprio trovare chi ti asseconda... allora potresti accontentarti di questi sbiaditi ed attempati birri di borgata! Tuo Gnoli

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Ricordando Amedeo Montemaggi UNA TARGA E UNA PASSEGGIATA NEL PASSATO PER RIVIVERE IL “SUO” BORGO � All’inizio dell’autunno (il 21 settembre, in coincidenza con il 69° anniversario della liberazione di Rimini) è stata inaugurata una targa commemorativa dedicata ad Amedeo Montemaggi, nella piazzetta “de’funtanoun” in corrispondenza della sua casa natale. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con la Casa di Cura Villa Maria, attuale proprietaria dell’edificio. A Montemaggi, docente e a lungo direttore del Resto Carlino di Rimini, si devono studi fondamentali sulla Battaglia di Rimini e sulla Linea Gotica e molti interventi e preziose storie legate al nostro Borgo. Ai vari percorsi e alle tracce che il Borgo continua ad accogliere per custodire la sua memoria con rispetto e discrezione, si aggiunge questo segnale e sul Foi de’Borg dedichiamo uno spazio alla ripubblicazione di un articolo che Montemaggi scrisse parlando proprio delle sue origini borghigiane. Da La Gazzetta, cronaca Rimini (8 settembre 1990) “Giolitto, Nin…”. Tanti aspetti e aneddoti del riminese “doc”. L’innovazione del gabinetto Di Amedeo Montemaggi La mia casa natale, sempre uguale a quando fu costruita chissà in quale secolo, sedeva tutt’ora nella piazzetta “de fountanoun” (Forzieri), al termine di via Pozzetto “entro quello scenario favoloso – citiamo la magica prosa del co-borghigiano Luigi Pasquini, di piccole case a un piano, le facciate rosa o turchine, due finestre in alto con le persiane verdi da toccare con mano e sotto i portoncini color marrone e le marlette, sempre aperte: minuscole dimore, dove si raccoglievano tutti quando c’era il morto per darsi reciproco coraggio, o si festeggiava lo sposalizio e la nascita dei figli: quelle minuscole case come sanno disegnarle solo i bambini e i pittori naif non fasulli”. Tra queste antiche case si erano conservate – e tutt’ora si conservano – le caratteristiche più genuine del “riminese doc” che nelle riflessioni musicali del suo dialetto difende ancora le sue origini galliche di circa 3000 anni fa. Nell’antica urbanistica del Borgo mia madre portò un’innovazione piuttosto importante, il “gabinetto in casa”, che 70 anni fa, quando i fascista Balbo vi faceva le sue incursioni terroristiche da Ferrara, cominciò a sostituire la “botte” errante di Bighin, la fognatura ambulante dei poveri che un rassegnato asinello trascinava stancamente per le strade ciottolate in attesa che le donne uscissero dagli usci con i vasi da notte ricolmi. “Bighin, aspittè ca n’ò ancora finì!” gridavano le ritardatarie a quell’ometto timidamente chapliniano – come ricordava gustosamente Mario Macina, il vecchio esponente socialista. Mia madre era nata a Roma da genitori romagnol-abruzzesi ed aveva voluto quel gabinetto pensile, che ancora si vede sul retro della casa verso la clinica, prima di sposarsi

con il borghigiano Agide Montemaggi, figlio di Giuseppe, un pensionato della “Società del Gaz“, privilegiato perché sicuro dell’assegno mensile. “Abbiamo portato il progresso nel Borgo!” – soleva ripetere mia madre con una certa affettuosa ironia. Mia madre era venuta a Rimini, nel 1911, giovanissima. Un medico romano le aveva pronosticato alcuni mesi di vita (vivrà invece fino a 88 anni!) consigliando un po’ di aria di mare. Mio nonno, vedovo, l’aveva mandata a Rimini affidandola alla sorella più grande, una strepitosa bionda naturale alla Marylin Monroe che attirò gli occhi di tutti i riminesi (e che finirà per sposare, addirittura, uno dei famosi Manfredi di Roma). Le due romane misero su un negozio di modisteria in Corso Umberto, l’attuale Corso Giovanni XIII, negozio che divenne ben presto di moda finché le cannonate delle navi austriache che il 24 maggio 1915 colpirono il Borgo Marina non ne provocarono la chiusura irrevocabile. Mio padre era ferroviere, di idee socialiste e umanitarie, macchinista di prima classe, con la carriera bloccata per la sua partecipazione Settimana Rossa. Era un fabbro abilissimo. A 15 anni si era costruito un fucile da caccia con il quale era stato sorpreso ed arrestato dai finanzieri per caccia di frodo nel Marecchia. Entrato nei cantieri navali Gentili era stato soprannominato “Michelanzul” per la sua bravura. Vinto il concorso nelle ferrovie, in seguito aiuterà molti compagni ad entrare in quell’impiego assai ambito, facendo di nascosto per loro il difficile “capolavoro”, cioè quel lavoro in ferro che ogni concorrente doveva presentare come prova d’esame. Nel mio stesso fabbricato, che divide la piazzetta dalla Villa Maria le abitazioni del Giolitto e di “Pipoun” Ghinelli sono state da tempo rimodernate e solo nella memoria rivivono quegli antichi muri e la figura bonaria del vecchio patriarca Giolitto, dalla lunga barba bianca, che negli anni ’20 mi faceva ballonzolare sulle ginocchia sotto gli occhi divertiti della sua Nunzieda (la sposerà nel dopoguerra, poco prima di morire quasi centenario). Nella piazzetta miei amici erano i Viret, destinati ad una tragica fine per annegamento nei gorghi del Marecchia (un episodio che sconvolse e commosse tutta Rimini), il fiaccheraio Paroun (Zavattini) ed i Cocchi, uno dei quali Ettore (“Turin”) era mio coetaneo e compagno di scuola. Poi nella via Pozzetto, che risuonava dei nostri gridi quando giocavamo alla “lippa” o alle figurine con la palla di ferro o la piastra di sasso, ricordo Parcioc e mariner (Magrini) con la figlia Zvanina, gli Scalesciani, la madre Madaleina con i figli Lino e Angiolina. Attigua a loro abitava la famiglia di mia zia Adele Menghi (la “Lena”) con i tre figli nella casa ora del tipografo Gnoli, e più in là, all’inizio della salita, Achille Barbanti. Voltando l’angolo di via Ortaggi, la prima casa era quella del mio coetaneo Sergio Giorgi, che prenderà il soprannome del padre, “Amazzaset”.

Il sangiulianese che deciderà la mia vita fu mio cugino Elio Menghi. Ero partito giovanissimo dal Borgo ma la sua biblioteca di attualità mi riportò poi, quasi settimanalmente, in via Pozzetto. Elio era impiegato in Comune. Dotato di squisito savoir faire, dedito agli amici, aveva il dono ineguagliabile di essere sempre all’altezza di qualsiasi situazione per cui era diventato praticamente l’uomo delle Pubbliche Relazioni comunali, a cui venivano affidate le varie personalità in visita alla città. Alla morte di mio padre egli mi inserì in Comune e quando ebbe sentore che alcune mie frasi, giovanilmente incaute, mi stavano mettendo nella pericolosa situazione di essere denunciato di disfattismo antifascista da parte di qualche funzionario cui non ero simpatico, provvide a farmi dare tempestivamente le dimissioni ed a trovarmi un altro impiego presso il locale corrispondente de “Il Resto del Carlino”. Fu così che iniziai la carriera del giornalistacronista di Rimini fino al 1975. Ma il licenziamento per antifascismo era stato solo procrastinato. Me lo imporrà Giorgio Pini, direttore del Carlino nell’ottobre ’43 e poi Ministro degli Interni di Mussolini. Ma questa è un’altra storia e non c’entra col Borgo San Giuliano. C’entra invece il mio ritorno a capo della redazione riminese nel dopoguerra, quando il Borgo ritornò al centro della pagina locale con i due Pasquini, lo scrittore Luigi ed il nipote, Elio, il fantasmagorico “Nin”, che noi chiamavamo “il mago delle luci”. Luigi, scrittore e pittore, era la penna più fine e forbita che Rimini abbia mai avuto. Il suo più grande elogio me lo telefonò un giorno il Capo Province del giornale: “Pasquini scrive troppo bene e qui c’è qualcuno troppo geloso che non lo vuole in “nazionale”. Rifiutare Pasquini è una vergogna per qualsiasi giornale. Non puoi prenderlo tu nella tua pagina?”. Disporre della penna di Luigi Pasquini era

Gruppo di famiglia: da sinistra Rosa Menghi, Angiolina Scalesciani e Adele (Lena) Menghi. Foto Montemaggi.

un onore ed una crescita di prestigio per la mia Cronaca. E così cominciò il nostro sodalizio destinato a protrarsi per anni al punto che nell’agosto 1966, quand’egli fu ricoverato alla Villa Maria per un attacco al cuore, chiamai col suo nome il mio secondogenito che stava allora nascendo presso la sua camera. “C’è chi muore, ma c’è chi nasce!” – mi disse. Quel sodalizio era cementato dalla presenza del “Nin” che frequentava quasi quotidianamente la redazione, apportandovi la ricchezza delle sue idee, dei suoi commenti e dei suoi racconti, che accendevano l’interesse di noi giornalisti e la fantasia dei miei figli. Ma anche questa è un’altra storia.

In Piazza de’ Fountanoun, Rimini 1926. Borgo San Giuliano, Via Pozzetto, sul portone di casa dove è nato Amedeo. Nella foto ritratto con i genitori, Agide Montemaggi e Settimia Magnani.

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INTERVISTA A a cura di Marianna Balducci

Massimo Modula

� In occasione della Festa de’Borg 2012, alcuni cantautori riminesi hanno composto appositamente per noi delle canzoni che ora fanno parte di un disco (“FREEBORG, ARTORNE ME FUTUR: UNA COLONNA SONORA PER UN NUOVO INIZIO”), prodotto dalla Società de’ Borg, distribuito nei giorni della Festa e ancora disponibile presso il Circolo Acli per chi volesse acquistarlo (apertura del Circolo dal martedì al venerdì dalle ore 20.30 alle ore 23.30). Sulle pagine del Foi de’ Borg, “adotteremo” ciascuna canzone dedicando uno spazio al testo e al suo autore con un rapido “botta e risposta” che, ci auguriamo, ve li farà conoscere e apprezzare di più. Il disco comprende i brani “Dove si va?” di Daniele Maggioli, “In bilico” di Massimo Modula, “Al saviva me” di Vincenzo Vasi, “Il pavone” di Antonio Ramberti, “Ballata di San Giuliano” di Dany Greggio. Questa volta facciamo due chiacchiere con Massimo Modula (www. massimomodula.com), cantautore e disegnatore, autore della seconda traccia del disco, “In bilico”. Come nasce una tua canzone? Prima le parole o prima la melodia? Non succede mai nello stesso modo. Puoi scrivere un testo, un pensiero e poi trovarci una melodia oppure viceversa, hai in testa un motivo che gira, oppure un ritmo, così provi a buttare qualche parola apparentemente casuale e insensata. In qualche modo una melodia nasce da un sentimento e suggerisce anche se in forma inconscia qualche parola attinente che apre uno scorcio e il testo prende a svilupparsi fino a rivelarti quello che nemmeno pensavi di voler dire. Può capitarti mentre sei al volante o in fila alla cassa del supermercato, il più delle volte quando pensi a tutt’altro che scrivere una canzone, però perchè questo accada, devi almeno averci sbattuto la testa precedentemente, magari buttando via ore del tuo prezioso tempo a illuderti di scrivere una canzone e senza cavarci nulla di buono. L’ultima che ho scritto è arrivata da un vicolo di Lisbona in un sogno di un mese fa, appena sveglio, anche se controvoglia (erano le 6 del mattino) ho registrato con la chitarra e voce il tema e subito dopo il testo è uscito magicamente per intero. Ma questo è come si dice: “culo”. La musica per te pesa quanto... Più che di peso parlerei di bisogno, vizio, dipendenza, e così via… allora è droga, dirai tu, ma come la vuoi giustificare un’attitudine verso una cosa che spesso viene brutalmente paragonata a un passatempo momentaneo che soddisfa la voglia di evasione ma non produce nulla di concreto, anzi ti porta ovunque ma non in questa realtà? Non vorrai mica venirmi a dire che può essere anche un lavoro? Ispirazioni e compagni di viaggio: chi ti ispira e chi ti ha accompagnato nel tuo percorso da cantautore? Adesso vado in panico perchè non so mai da dove cominciare e perchè ogni volta cambierei i nomi della lista o ne modificherei l’ordine di importanza. Direi la canzone italiana, napoletana e afro americana, non per ultimi i cori russi, la musica fintorock, il freejazz punk inglese ecc… Ma chi mi ha davvero accompagnato supportato e insegnato sono i miei amici musici e artisti più vicini che con me hanno condiviso progetti, sogni, “viaggi e intemperie” (citando il titolo di un album di Ivan Graziani). Un verso che hai scritto e che parla molto di te. Non è l’estate che muore, sono io che non so cambiare Uno dei tuoi ultimi progetti in corso.

L’esperienza musicale avviata dal 2012 con il trio Beati Precari, con cui stanno nascendo nuove idee, si porta avanti l’idea di concerto performance con brani inediti, improv-

visazione musicale e immagini disegnate in scena. Orientamento del gruppo è esibirsi nei club, festival ed eventi di musica e teatro.

IN BILICO Ma dimmi che hai Che non vuoi più uscire e nemmeno restare? Non ti stanchi mai di essere stanco e di viverti accanto? A cosa stai pensando? Le immagini ti abbagliano Con il telecomando Si posano sull’aritmia Il mondo sta cambiando E tu rimani immobile Né pace né sgomento È statico, in bilico No, non sopporto più Le tue apologie Miti anni ‘60 e ‘80 No, io non mi nascondo più Nei salotti e nei privet E nei ghetti social culturali

Ma cosa stai cercando? Le luci ti confondono Davanti a un mare stanco Che ansima e rotola Qualcosa sta morendo Tra i network che fibrillano Né amore né tormenti Siam naufraghi di spirito

No, non distinguo più Quante realtà E tutto scivola di dosso No, non riesco neanche più A guardare dentro me Per paura di precipitare Nel fondo di una bottiglia O in un frammento di stelle In queste spiagge affollate di sguardi disillusi

Caffè Il Borgo di Andrea Furlini Periodico edito dalla Società de’ Borg Reg. Tribunale di Rimini n° 9/2004 del 25/10/2004 Redazione e pubblicità: Via Padella 22 - Rimini - societadeborg@gmail.com Direttore resp. Giuliano Ghirardelli A cura di Mario Pasquinelli e Marianna Balducci Impianti e fotolito Linotipia Riminese info@linotipia.net - Tel. 0541.778205 Stampa Tip. Valmarecchia S. Ermete di Santarcangelo - Tel. 0541.758814

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2013_dicembre_E foi de'Borg