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L’AMICIZIA RICHIEDE UN PATTO….di chalbi monica I due bambini crescevano insieme…uno grassottello e forte, con qualcosa di buffo e goffo, ma estremamente simpatico, era Luigi; l’altro piu’ esile e piccolo, con dei guizzi di un’intelligenza precoce, era Tommaso. In verità, qualche volta liticavano, come tutti i bambini. Improvvisamente in modo furibondo, scoppiava la lite, proprio nel bel mezzo del piu’ pacifico dei giochi. Le mamme, accorrevano spaventate, sulla soglia della stanza dove i bambini giocavano. Tommaso ! Luigi ! Chi smetteva per primo, perché piu’ rispettoso, era Tommaso, chi invece, cedeva per paura di prendersi una punizione, era Luigi. Facevano a gara attraverso un’ idea di obbedienza, per poter dimostrare di essere il piu’ grande, il piu’ forte, il piu’ capace. Entrambi a dire il vero, avrebbero voluto picchiarsi a vicenda, così di gusto, che le loro madri sarebbero dovute intervenire per dividerli, e ne avrebbero ricevuto, così facendo, una mortificazione che sarebbe stata d’impaccio. Ed invece, ad entrambi gli toccava cedere, e subito riprendeva il gioco tranquillo, gioioso, esente da ogni contrasto. Solo una volta, successe un piccolo guaio. A Tommaso piaceva il latte, ed invece Luigi non lo poteva soffrire, nonostante che non fosse affatto schifiltoso, anzi mangione di tutto, ma quando si trovava di fronte a quel liquido bianco e denso, qualche volta spumeggiante, il bambino indietreggiava, come fanno certi animali di fronte all’odore del sangue. Non c’èra verso di convincerlo. Tommaso e Luigi, andavano qualche volta in giro nei terreni adiacenti le rispettive abitazioni, accompagnati da una sorella maggiore. E allora Luigi aveva la delicatezza, nonostante che l’appezzamento di terra fosse di proprietà dei suoi genitori, di allontanarsi a piluccare qualche chicco d’uva matura, dai grappoli della vigna, e le more lungo i filari, proprio per evitara di vedereTommaso, avvicinarsi alla stalla e chiedere avidamente al contadino, di mungere la mucca per avere il latte. Una volta Luigi, ritorno’ troppo presto, e vedendo Tommaso bere lesto, un bicchiere di quel liquido bavoso, proprio allora munto dalla mammella della bestia, senti’ nascere un’antipatia, un senso d’irritazione sorda, come non aveva mai provato. Al ritorno, infatti, per strada, liticarono. La sorella maggiore di Luigi era rimasta indietro, forse a parlare con un’amica incontrata per strada, per caso, quindi i due bambini si ritrovarono soli: e in un attimo, per una cosa da nulla, si trovarono acciuffatti, a pugni e schiaffi, sul ciglio della strada. Poi all’improvviso, si erano distaccati. Sembrava tutto finito. Ed invece da parte di Luigi, ci fu all’improvviso, il tentativo di colpire Tommaso, con un sasso, proprio a tradimento, dietro alla testa. Allora Tommaso, gli fu addosso, lo carico’ con una scarica di pugni, lo mise contro il muro di un’abitazione posta sulla strada, mentre l’altro, Luigi si difendeva a calci, pugni e morsi. Ad un tratto, un grido squarciò, l’aria tranquilla della campagna. Tommaso, era caduto a terra, bianco come un cencio lavato, senza dare alcun segno di vita. Appena lo vide per terra, Luigi, sentì che l’altro era piu’ piccolo e piu’ debole. Ebbe questa impressione come un lampo: terrore e vergogna, s’impadronirono di lui. Tommaso giaceva a terra, immobile. Luigi, provo’ a toccargli una mano, ma gli parve gelata. Allora, folle di paura, Luigi, lo sollevo’ da terra, e lo prese tra le braccia, lo porto’ per qualche passo sulla strada deserta. Tommaso, ad un certo punto, apri’ gli occhietti, li giro’ intorno a sé, spauriti, poi si vide tra le braccia di Luigi, e siccome la cosa gli sembro’ un po’ buffa, invece di mettersi a piangere, sorrise. A quel sorriso inaspettato, Luigi, ebbe un tuffo di meraviglia, un guizzo di gioia, un bisogno come di gratutidine, di ammirazione, per l’altro al quale lui, gli aveva fatto del male, e adesso invece, gli sorrideva. Non capi’ bene tutte queste emozioni, ma poi si ricordo per sempre, di quel momento. Adesso i due bambini, camminavano uno vicino all’altro, sull’orlo della strada, che già il tramonto faceva il suo ingresso, scandendo la giornata che era stata memorabile: essi si guardavano, senza dirsi una parola. Il bambino piu’ piccolo, Tommaso, ad un tratto, fece un gesto con la mano, con una di quelle mossette buffe tipiche dei bambini, nella quale non si capiva bene quanto ci fosse d’innocenza e, quanto già di furberia: un gesto con l’indice a croce, sulla bocca, come per stabilire un patto...”stiamo zitti”. A quel gesto Luigi, ebbe un nuovo scatto di gioia,di riconoscenza, nei confronti dell’amico. Ma come ? era proprio lui, Tommaso, che raccomandava di tacere, proprio lui, che era stato picchiato, senza motivo, fin quasi a morire ? Luigi, non


poteva credere ai suoi occhi ! Riconoscenza, dedizione, e meraviglia, si mescolarono alla luce calda, del tramonto. I due bambini, a quel punto, furono colti da una frenesia d’allegria, di correre, di saltare, di gridare a squarcia gola. Raccoglievano sassolini, trovati lungo la strada, e poi li gettavano in aria, attraverso scariche di gioia, e iniziavano poi, a rincorrersi di nuovo, primo segnale di rinnovata confidenza, di rinnovata amicizia. Le loro grida di gioia, riecheggiavano nell’aria e si ripercotevano tra i monti. Sulla soglia delle due case vicine, il bambino piu’ piccolo Tommaso, ripetè, in un attimo, a Luigi, il segno dell’indice a croce, sulla bocca…”silenzio: era il patto dell’amicizia”…


L'amicizia richiede un patto  
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