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SneakerS settembre / ottobre 2012

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Stussy NYC x Converse First String Pro Leather WISH ATL x REEBOK PUMP OMNI LITE ‘AMERICAN FUN’ HANON x New Balance M1500 Made In England LaMJC x Undefeated x colette x New Balance MT580 ‘PSG’ LaMJC x Undefeated x colette x New Balance 1500 ‘UCLA’ Patta x KangaROOS PxK Safari Bodega x Saucony Elite ‘G9’ Collection foot patrol x asics gel saga Church’s & adidas Consortium London ‘Olympics’ adidas originals Basket Profi OG adidas originals Basket Profi aw lab Lacoste raggi, halladale e versova Vans Vault Horween Pack CONVERSE PRO LEATHER limited edition New Balance 996 e 1300 Made in USA Saucony Jazz & Jazz Lo Pro PUMA Trinomic Collection champion Varsity Collection adidas originals ZX 750 Le Coq Sportif Arthur Ashe Premium Onitsuka Tiger Tai-Chi Onitsuka Tiger Corsair FALLEN BOMBER POLER X FALLEN RAMBLER Nike sb challenge court adidas Snowboarding Jake Blauvelt Boot Vans Syndicate ‘Local Boyz’ Collection DC SHOES VERSAFLEX Direttore responsabile Antonella Guindani Coordinamento Editoriale Marco Colombo Redazione e testi Andrea Caviggia, Michele R. Serra, Lucia Milvia Maida, Beniamino Bozano Fotografia Andrea Caviggia Grafica ArtK Traduzioni Sergio V. Levi

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Segreteria Daniela Furlan

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Sneakers magazine è una rivista

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è vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale e con qualsiasi mezzo, di fotografie e disegni. I contributi fotografici e di testo sono ben accetti. Testi, illustrazioni, fotografie e disegni, se non espressamente richiesti, non verranno restituiti. L’editore è a disposizione degli interessati quando nonostante le ricerche non sia stato possibile raggiungere il detentore del diritto di riproduzione di eventuale materiale fotografico.


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editoriale editorial

Non si può dire che l’estate chiusa alle nostre spalle sia coincisa con un momento di stanca nell’offerta di nuovi modelli sul mercato... ma la stagione fredda che si sta aprendo promette di essere così ricca, che i collezionisti faranno fatica a seguire il calendario. Da qui a Natale, i veri appassionati rischiano di mettersi nell’armadio almeno una ventina di paia di sneakers nuove: tante sono le uscite che abbiamo catalogato sotto la voce “imperdibili”. Alcune le vedete già presentate fra le pagine di questo numero, che simbolicamente rappresenta un nuovo inizio: primo dopo aver raggiunto e superato la boa dei cinquanta, primo del nostro “nuovo anno”, che si sa, va da settembre a settembre come le scuole e il lavoro. Dunque, andiamo con ordine: fra le uscite imperdibili, tornano prepotentemente i progetti collaborativi, quelli che un tempo erano una vera rarità e oggi vengon via più economici dei mazzi di scarola al mercato rionale. La proliferazione incontrollata delle collabo, dopo aver causato attimi di spaesamento nei collezionisti, sta ora provocando un utile meccanismo di selezione naturale: chiunque si trovi a dover affrontare un progetto di questo genere, sa di dover offrire il massimo, se vuole avere una chance di emergere in questo mare magnum di prodotti. E senza dubbio hanno dato il massimo team creativi composti da sneakerhead navigati come quello di Hanon, o il trio formato da Undefeated, LaMJC e Colette, che hanno lavorato per rinnovare alcuni dei modelli più amati della storia di New Balance, riuscendo a mantenere un difficile equilibrio fra tradizione ed effetti speciali: a partire da pagina 17 potete dare un’occhiata ai risultati. Imperdibili, dicevamo: infatti aggiudicarsi quei modelli sarà un’impresa... Forse più semplice potrebbe essere invece aggiungere alla propria collezione alcuni modelli iper-classici che tornano sugli scaffali nel corso della stagione invernale, in nuove versioni: come le Vans Era che vedete fotografate a pagina 40, con un nuovo abito di pregiato pellame Made in USA. Oppure le immarcescibili Jazz di Saucony, icona del running americano (a pagina 48 ), le Arthur Ashe (a pagina 56) dedicate da Le Coq Sportif a un atleta la cui influenza sulla società è andata ben oltre i ristretti confini dei campi da tennis, o ancora le le Onitsuka Tiger Tai-Chi (a pagina 58), riproposte finalmente nella versione gialla e nera che tanto successo aveva riscosso anni fa. Se il classico “tira” sempre, certamente più complicato - specie in un momento di congiuntura sfavorevole come quello che stiamo attraversando - è lanciare nuovi modelli. Dunque ci fa doppiamente piacere dare spazio a scommesse sul futuro: come quelle firmate Lacoste Sport (a pagina 38), interessantissimi ibridi fra sneakers e calzature hiking da montagna, e adidas Snowboarding (a pagina 68), modello dedicato al rider Jake Blauvelt che tiene a battesimo una linea tutta nuova, pensata e prodotta per chi vorrebbe vivere tutta la vita sulla neve fresca di un inverno perenne.

You probably wouldn’t say that the warm season just gone marked a slack period from the viewpoint of the number of new models reaching the market – but the coming cold season will be so replete with news, that collectors are going to have hard times meeting all the deadlines. Before Christmas the fans are likely to flood their wardrobe with at least a score of pairs of new sneakers – at least given the number of new releases we classified as ‘must-have’ models. You’ll see some of them in this number which is itself a new beginning – it’s our first one after the turning point of no. 50, and it’s the first of the ‘new year’ which always starts in September (just like both school and work years do). But let’s consider one thing at a time. Among the new stuff that we can’t miss, various collaboration projects are back, and they demand our attention – collabs were so rare and expensive a few years ago, but now they have become cheaper than prickly lettuce at your local market. After having disoriented more than one collector, the unrelenting proliferation of collab-projects triggered a natural selection mechanism. Those who have an opportunity to design a collaboration project knows they have to do their utmost, if they are to have a chance to be noticed in this expanse of products. This is no doubt what was done by a number of creative teams of street-wise sneakerheads – including the one from Hanon, and the trio composed of Undefeated, LaMJC and Colette, who worked at the renewal of some of the most beloved models in the history of New Balance, and managed to find a synthesis between tradition and special effects. Starting from p. 17 you can take a look at their results. They can’t be missed, as we were saying – and this means that obtaining those models will be tough. It might prove easier, on the other hand, to enrich one’s collection by adding some ultra-classic models that are going to get back on the shelves (with some remarkable change) in the cold season. One is the Vans Era that you can see in the picture on p. 40, clad in precious leather made in US. But there is also the incorruptible Jazz by Saucony, a symbol of American running (on p. 48); the Arthur Ashe (on p. 56) which Le Coq Sportif decided to dedicate to an athlete whose influence on society went much beyond the narrow limits of tennis fields; and finally the Onitsuka Tiger Tai-Chi (on p. 58) that get rereleased in that yellow and black version that was such a successful model when it first appeared. If classics is always popular, a much more difficult task is launching new models, especially when the economy isn’t doing well. It’s then a real pleasure for us to promote these brave and risky undertakings – like the model released by Lacoste Sport (on p. 38), a very interesting hybrid situated midway between a pair of sneakers and a pair of hikingmountain shoes; or like the adidas Snowboarding (on p. 68), a model dedicated to the rider Jake Blauvert, which starts a brand new line, designed and realized for those who wish they could spend their lives on the fresh snow of a perennial winter.

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Stussy NYC x Converse First String Pro Leather

Vero che agli amanti del classico modello Pro Leather - portato al successo negli anni Ottanta da personaggi come Julius Erving e Larry Bird - Converse ha già offerto migliaia di varianti eccezionali nel corso del tempo. Ma questa... Realizzata dal team creativo della boutique Stussy a New York (176 Spring Street, Soho), diventa un omaggio all’America grazie ai tessuti applicati patchwork sul tallone: flanelle, denim e velluto a coste - elementi tipici del workwear statunitense - insieme a un pannello a stelle e strisce. Scelta dei materiali e qualità della costruzione sono di alto livello, come sempre quando si ha a che fare con la linea First String di Converse. Due colorazioni disponibili (quella a base blu è certamente la più elegante), 125 paia prodotte per ognuna, 128 dollari il prezzo al pubblico: ovviamente solo oltreoceano.

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Although the fans of the classic model Pro Leather (reaching its extreme over the Eighties thanks to people like Julius Erving and Larry Bird) have been offered by Converse thousands of exceptional versions over the years, this time . . . Realized by the creative team of the boutique Stussy in New York (176 Spring Street, Soho), the model becomes now a tribute to America thanks to the tissues patchwork-applied on the heel – flannel, denim and corduroy (fabrics typical of the American workwear) together with a stars and stripes panel. The fabrics and quality of construction are high level, as usual when it comes to the line First String of Converse. Two colorways are available (the one on blue is definitely the most elegant), 125 pairs produced for each, 128 bucks is what they cost to the layman: of course if the he lives in the Us.


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WISH ATL x REEBOK pump OMNI LITE ‘AMERICAN FUN’

Dal punto di vista prettamente sportivo, gli statunitensi non hanno grande tradizione nel tennis tavolo: difficile andare contro lo strapotere cinese, almeno a guardare le classifiche mondiali e i medaglieri olimpici. In compenso - a livello amatoriale il ping pong rimane party game giocatissimo tra gli americani... Un attimo, forse era il beer pong, quello? Quello dove bisogna fare centro nei bicchieri con la pallina, e se sbagli bevi? Hmm. Non sappiamo esattamente quale dei due sia il preferito dei ragazzi che gestiscono Wish, storica sneakers boutique di Atlanta, ma in ogni caso ha fornito l’ispirazione per il loro ultimo progetto, realizzato in collaborazione con Reebok: un paio di Pump Omni Lite vestite di pelle rossa, con inserti vernice tono su tono e logo Wish sul tallone.

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From a strictly sporty point of view, the Americans haven’t really such a tradition of table tennis. Hard to go against the power of the Chinese – at least judging from the world rankings and the Olympic medals. On the other hand, when it comes to amateur table tennis, well, in the US it’s really a much haunted party game. . . But. . . wait a second, are you talking about table or beer tennis? You mean the one where you have to send the ball in the glass otherwise you drink? Well, we don’t know exactly which one is the favorite by the guys from Wish, a historic sneaker boutique in Atlanta, but it gave the inspiration for their latest project, realized in collaboration with Reebok – a pair of Pump Omni Lite clad in red leather, with inserts in tune and a Wish logo over the heel.


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HANON x New Balance M1500

Le chiamano Northern Sole Series. Le collaborazioni fra i rivenditori scozzesi di Hanon Shop – uno dei più importanti siti di e-commerce dell’intera Gran Bretagna – e il marchio americano New Balance non sono certo una novità. Eppure, l’arrivo di un nuovo modello è sempre un piccolo evento: non fanno certo eccezione queste splendide 1500 vestite di toni di blu e prodotte negli stabilimenti inglesi di Flimby, che quest’anno celebrano trent’anni di attività. Per l’occasione, nuovo logo speciale “chosen few” stampato sull’intersuola. Un altro successo per il team creativo di Aberdeen, da archiviare in una bacheca eccezionale a fianco delle precedenti 576, 577, 670 e 990. Il blu è il colore di stagione, ma queste 1500 sono destinate a durare nel tempo. They are called Northern Sole Series. The colabs between the Scottish resellers of Hanon Shop – one of the most important ecommerce sites in the Uk – and the American brand New Balance are definitely no news. But the launch of a new model is always a small event, and these wonderful 1500’s showing blue tones and produced on the English factories of Flimby (this year celebrating their 30th anniversary) are no exception. For the occasion, a new special logo reading “special few” is printed on the intersole. Another success for the creative team from Aberdeen, one deserving a special place in the showcase along with the preceding models: 576, 577, 670 and 990. The blue is the next season’s color, but these 1500’s are destined to remain fashionable for long.

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LaMJC x Undefeated x colette x New Balance MT580 ‘PSG’

Francesi modaioli, sportivi americani... e perfino sceicchi arabi (?). Una collaborazione così affollata non si vedeva da tempo: sull’asse Los Angeles – Parigi, i team creativi del marchio di ispirazione basket Undefeated e della boutique Colette, insieme all’agenzia LaMJC, ripensano uno dei modelli storici di casa New Balance. Il risultato è una MT580 vestita di suede, con tanti particolari che fanno la differenza: l’inserto in nubuck marrone sulla caviglia, l’etichetta custom, il logo “felpato”. Blu e rosso sulla tomaia, come sulle maglie del Paris Saint Germain: era “solo” la squadra di calcio della capitale francese, oggi è una seria pretendente al tetto d’Europa grazie ai pesanti investimenti dell’emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani, nuovo proprietario della società. Non sappiamo se le vedremo ai piedi (misura 47) di Zlatan Ibrahimovic, ma siamo certi che non rimarranno a lungo sugli scaffali dei pochi, pochissimi negozi che le riceveranno. French fashion victims, American sportsmen and even Arab sheik. We haven’t been witnessing such a crowded collaboration for a long time: on the Los Angeles – Paris axis the creative teams of the basket-inspired brand Undefeated and the boutique Colette, together with the LaMJC agency are rethinking one of the historic models of New Balance. The result is a MT580 covered with suede and by so many details making the difference: a insert in brown nubuck on the ankle, a custom label, a plushy logo. Blue and red on the upper, reminiscent of the shirts of the Paris Saint Germain: it was just the soccer team of the Ville Lumière and today is a serious candidate to the top of Europe thanks to the hard investments by the emir Hamad bin Khalifa Al Thani, from Qatar, the new owner of the society. We don’t know whether we’re going to see Zlatan Ibrahimovic wearing a pair (size 12) of them but we are pretty sure that they won’t remain for long on the shelves of the very few shops where they’ll be available. 18

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LaMJC x Undefeated x colette x New Balance 1500 ‘UCLA’

Ecco il modello gemello di quello che abbiamo visto nelle due pagine precedenti: la seconda parte della collaborazione franco-americana di questo inizio d’autunno è costituita da un paio di 1500 davvero estreme, che ci riportano a tempi in cui il risultato di un progetto collaborativo era molto spesso una colorazione scioccante. In questo caso, all’omaggio ai Bruins dell’Università della California si aggiungono la suola spruzzata di ispirazione outdoor e la soletta interna stampata leopardo. Un bel regalo per i giovani atleti dell’UCLA, capaci di vincere ben 108 titoli nell’arco degli ultimi settant’anni fra basket, atletica, volley, calcio, golf, nuoto, ginnastica, tennis e pallanuoto. Here’s the twin model of the one we admired in the previous pages: the second part of the French-American collaboration of the early fall is represented by a pair of 1500’s really extreme, that reminds us of the times when the result of a collaborative project was quite often a shocking coloring. In this case, the tribute paid to the Bruins of the University of California was enriched by spraying the sole with outdoor tones and printing a leopard pattern on the insole. A beautiful gift for the young athletes of the UCLA who managed to win a cool 108 titles over the last seventy years, all sports considered: basketball, athletics, volleyball, soccer, golf, swimming, gymnastics, tennis, and water polo. 20

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Patta x KangaROOS PxK Safari

Dopo la recente chiusura seguita a otto anni di febbrile attività, Patta sembra destinato a risorgere dalle sue ceneri: la più nota sneakers boutique olandese è in procinto di riaprire i battenti, o almeno così dichiara il sito ufficiale, che nel frattempo continua l’attività di e-commerce. E continuano anche i progetti collaborativi: quello con il marchio americano KangaROOS porta ora alla produzione di queste Safari elegantemente understated, classiche deck shoe beatificate dalla tomaia monocroma in tela chambray e dal rivestimento interno in morbida pelle che occhieggia dietro la caviglia. Tre colorazioni che ci fanno sperare di poter prolungare ancora un po’ la lunga estate che si è ormai chiusa alle nostre spalle. After the recent closing down – culminating eight years of crazy activity – Patta seems destined to flourish again from its ashes: the most renowned sneakers boutique from Nederland is about to re-open the doors or so it’s promised on their official website where in the meanwhile the e-commercial activity goes on as usual. And so do the collab projects: the one with the American brand KangaROOS is leading to the production of these Safari’s smartly understated, classic deck shoes embellished by a monochrome upper in Cambray canvas and a smooth leather lining peeping from behind the ankle. Three colorways that make us dream we can have a longer summer that the one is passing by.

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Bodega x Saucony Elite ‘G9’ Collection

Questo progetto è davvero uno dei più interessanti, tra quelli visti in questa seconda parte del 2012. Stufi delle solite collaborazioni, i ragazzi dello sneakers-shop più noto di Boston, Bodega (Clearway Street al numero 6, se siete da quella parti), hanno provato a remixare i loro modelli preferiti del marchio Saucony per creare nuovi ibridi. Il risultato è davvero entusiasmante: innestate sulla suola delle immarcescibili Grid 9000 le tomaie di Shadow 5000, Shadow 6000 e Master Control 6, ecco tre sneakers (quasi) nuove di zecca. Le colorazioni assai eccentriche e di chiara ispirazione anni Novanta certamente non sembrano fatte per il mercato mainstream: questo è un prodotto creato da amatori per altri amatori, e a noi va bene così. This project is really one of the most interesting things we’ve seen in the second half of 2012. Tired of the same old collabs, the guys from Bodega, the best known sneakershop in Boston (located in 6 Clearway St., if you happen to be around) tried to remix their favorite Saucony models to create new hybrids. The outcome is really thrilling: by applying the uppers of the Shadow 5000, Shadow 6000 and the Master Control 6 on the sole of the evergreen Grid 9000, we get three fresh (almost) new sneakers. The pretty eccentric colorways are in the style of the Nineties and they definitely don’t seem designed for dominating today’s mainstream market – this is a product created by lovers for the sake of other lovers, and we are quite content with this.

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foot patrol x asics gel saga

Il team creativo di Foot Patrol, storica boutique londinese ormai da anni divenuta centro della sneakers culture d’otremanica, non è certo nuovo a progetti collaborativi con i grandi marchi del settore. Questa è però la prima volta insieme ai giapponesi di Asics, e per celebrare degnamente questo nuovo matrimonio Foot Patrol ha preparato una customizzazione davvero speciale per un classico della casa fondata da Kihachiro Onitsuka, le Asics Gel Saga: ispirate alle tecniche di lavorazione di materiali naturali, queste running vengono rinnovate con una tomaia color legno in pelle e con particolari come il logo Asics in materiale riflettente sulla parte interna della tomaia (su quella esterna, invece, il colore è un più classico blu elettrico) e la maschera antigas simbolo di Foot Patrol stampata sul tallone e sulla soletta della scarpa destra. Naturalmente in edizione limitata, disponibile solo sugli scaffali di una trentina di store selezionati in tutto il mondo. The creative team from Foot Patrol, a legendary London’s boutique since long become the centre of American sneaker culture, is definitely no stranger to collaboration projects with the great brands of the field. This, however, is the first collab with the Japanese team from Asics and in order to properly celebrate this new marriage Foot Patrol prepared a customization really special for a classic model of the company founded by Kihachiro Onitsuka, the Asics Gel Saga: inspired to the processing of natural metals, these running shoes were renewed through a wood-colored upper and such details as a logo Asics in reflecting material over the interior part of the upper (the external part exhibits a more classic electric blue) and a gas mask symbolizing the Foot Patrol printed on the heel and the insole of the right shoe. The box includes two pairs of laces and a small anti-dust bag – all in limited edition of course, only available on the shelves of a thirty selected stores over the world.

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Church’s & adidas Consortium London ‘Olympics’

Queste, davvero, era difficile aspettarsele. Eppure le scarpe prodotte in collaborazione dal colosso sportivo tedesco e dal più noto brand di calzature formali d’Inghilterra sono una realtà. La seconda vita della linea adidas Consortium - nata nel 2007 e risorta con una nuova guida creativa l’anno scorso - ha regalato una sorpresa agli appassionati verso la fine dell’estate, con l’uscita di queste London Olympics cobrandizzate, elegantemente vestite di suede e pelle blu o nera e completate da un patriottico Union Jack rosso a contrasto sul tallone. Nonostante la coppia sembrasse a prima vista male assortita, il matrimonio sembra andato a buon fine. Esperimento interessante, da ripetere.

These kicks were really hardly expected by anyone. Yet the shoes produced as a collab by the German sport brand and the best known English brand of formal shoes are now reality. This second life of the line adidas Consortium – born in 2007 and flourished again last year with a new creative lead – offered a big surprise to the fans toward the end of this fleeting summer, when these two-brand London Olympics went out smartly exhibiting suede and (blue or black) leather and a contrasting patriotic red Union Jack over the heel. Although at first they did seem a ill-assorted couple, their marriage was a successful one. An interesting experiment, one that deserves repetition.

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news

jordan Air Jordan VII Retro ‘Raptors’

Apriamo la nostra sezione Jordan con il remake più interessante della stagione, quello della Air Jordan VII nella colorazione OG ‘Raptors’. Un illustre ritorno in occasione del 20esimo anniversario del modello introdotto per l’ottava stagione NBA di Michael Jordan. Il remake è fedele all’originale in ogni dettaglio, dalla raffinata tomaia in nubuk alla mitica linguetta in neoprene. Let’s open our Jordan section by presenting the most interesting remake of the season, the Air Jordan VII in its OG Raptors coloring. On the occasion of its thirtieth anniversary, this is a remarkable comeback of a model introduced in the fall of 1992 for Michael Jordan’s eight season in the NBA. The remake is true to the original on every aspect, from the elegant upper in nubuk to the legendary neoprene tongue.

Air Jordan I Phat Cool Grey/Black

Non si tratta di un remake di una delle colorazioni originali della Air Jordan I ma ci assomiglia molto questo nuovo makeup della versione “aggiornata” Phat. La scarpa esce con tomaia in pelle e suede, nello stesso schema cromatico della versione OG ma con i due colori principali invertiti. The new makeup of the updated Phat version is not really a remake of one of the original colorings of the Air Jordan I, but it’s quite alike. The shoe is characterized by leather and suede upper, in the very same chromatic pattern of the OG version, but with its main colors reversed.

Flight 45 TRK Con l’arrivo dei mesi più freddi il Brand Jordan aggiorna la collezione con nuovi ibridi pensati per l’inverno. In questo caso parliamo di un nuovo makeup per la Jordan Flight 45 TRK, introdotta lo scorso anno dopo il successo delle versioni “winterized” della Spiz’ike, e riproposta ora in due nuove varianti a base di suede, pelle, nubuk e nylon ripstop. With the coming of the coldest months the brand Jordan updates its collection through new winter hybrids. Here we’re talking about a new makeup for the Jordan Flight 45 TRK, introduced last year after the success of the winterized versions of the Spiz’ike, and rereleased now in two new variations characterized by suede, leather, nubuk, and ripstop nylon.

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Phase 23 Trek Olive

Ibrido per l’inverno tutto nuovo è invece la Phase 23 Trek, un mix tra la Air Jordan III, la IV e alcuni classici Nike per il running, Lascarpa esce con tomaia in pelle, nubuk e mesh, strappo centrale stile Air Trainer e suola con carrarmato, e la vediamo qui in questa colorazione “Olive” ispirata all’omonima colorazione OG della Air Jordan IX. An entirely new hybrid for winter is the Phase 23 Trek, a mix between the Air Jordan III, the IV and other classic running shoes by Nike. The model features a upper in leather, nubuk and mesh, the central tear in the style of the Air Trainer, and grip-fast sole – here you can see the Olive coloring inspired to the homonymous OG coloring of the Air Jordan IX.

Son Of Mars Bordeaux

Messa per un attimo da parte la Spiz’ike, il Brand Jordan continua a proporre nuove varianti colore della Jordan Son Of Mars, recente novità basata sullo stesso concept ibrido delle Spiz’ike. L’ultima versione è caratterizzata da tomaia in nubuk e suede traforato, con una particolare combinazione di colori ispirata alla Air Jordan V “Grape” e alla VII “Bordeaux”. . Leaving aside the Spiz’ike for a moment, the brand Jordan goes on releasing new chromatic variation of the Jordan Son of Mars, a recent novelty based on the same hybrid concept of the Spiz’ike. The latest version is characterized by a upper in nubuk and perforated suede, with a particular combination of colors inspired by the Air Jordan V ‘Grape’ and the VII ‘Bordeaux’.

Flight TR 97 E chiudiamo con un altro ibrido dalle ispirazioni classiche: la Jordan Flight TR 97, modello introdotto quest’anno e che ritroviamo ora in una nuova combinazione di materiali e colori che strizza l’occhio alle mitiche Air Penny (che tra l’altro sono state da poco riproposte per la prima volta). We close the session with another hybrid exhibiting a classic touch – the Jordan Flight TR 97, a model introduced this year, and that we meet again in a new combination of materials and colors that winks to the legendary Air Penny – which by the way was recently rereleased for the first time.

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Quando avete aperto il vostro negozio? 24 kilates ha aperto i battenti nel 2005. E quando è nata la tua passione per le sneakers? Quando avevo circa 13 o 14 anni, anche se all’epoca non c’era internet, né riviste né comunità europea, ed erano tempi difficili per tutti. Prendere un paio di splendide sneakers come le Jordan 1 che uscivano allora era proibitivo per il portafoglio della mamma. Ciò mi spinse a lavorare durante il fine settimana per comprarmi quelle meraviglie. Cosa ti ha convinto a cominciare a vendere? Il nostro mondo è sempre stato abbastanza vicino all’industria sneaker. All’inizio era più legato al mercato skate e vendevamo all’ingrosso ai negozi. Come consumatori avevamo passato il tempo alla ricerca di sneakers durante i nostri viaggi d’affari in Asia e Stati Uniti. Stufi di non trovare offerte interessanti nel nostro paese e di dover cercare all’estero le cose che ci piacevano, abbiamo deciso di lanciare un progetto concentrato su prodotti non disponibili o difficili da trovare. Parlaci del quartiere in cui avete aperto 24 kilates. Il negozio è situato in “El Borne”, la città vecchia di Barcellona, non lontana dal porto e dalla spiaggia. Quest’area era la zona della città più intensa, dal punto di vista del cibo: per secoli l’antico mercato del Borne era stato l’ortomercato della città. Quando questo chiuse, l’area divenne un luogo dimenticato, pieno di edifici sontuosi e di spazi aperti. Pensammo che di lì a poco sarebbe diventata la nuova area modaiola della città. E di fatto l’area è piena di boutique indipendenti, di bar e ristoranti e di spazi creativi. Quali sono le marche di abbigliamento e di sneaker che vendete? Puoi dirci quale marca preferisci? Da quando abbiamo aperto abbiamo sempre rappresentato le stesse marche di sneakers senza cambiare il nostro focus anche quando cambiavano le mode. Abbiamo sempre cercato di rimanere fedeli al nostro gusto e al nostro stile personale. Attualmente, le marche che vendiamo sono New Balance, Asics, Saucony, Reebok, Kangaroos, Reebok, Adidas, Nike. Per quanto riguarda l’abbigliamento, il concetto iniziale è mutato nel tempo. Le nostre marche di abbigliamento sono Stussy, Patta, Lacoste, Levi´s undefeated. Starter. È difficile dire quale marca di sneakers preferiamo perché ognuno dei marchi che ho citato propone vari stili. Posso dire però che New Balance è il nostro top perché loro riportano in vita le migliori cose retro, e il loro programma di collaborazioni è ben calibrato. Il valore aggiunto di New Balance è che loro producono ancora scarpe in America e in Inghilterra. Avete fatto molte collaborazioni con marchi di sneakers: quali sono state le più divertenti? Hai ragione, ne abbiamo fatte molte negli ultimi anni, e con molte marche. Anche qui è difficile dire quale sia stata la migliore, in tutte abbiamo messo il massimo impegno perché riuscissero, ma desidero ricordare due collaborazioni veramente super. La prima ovviamente è stata la nostra prima collabo, le 1700 New Balance Gaudi. Quando il brand ci ha dato la possibilità di lavorare insieme un sogno si è realizzato: fare il nostro design con un brand al top. Il secondo progetto sono le Asics gel lyte Speed. “Il pacco di San Firmino”: abbiamo creato una splendida confezione presentata al pubblico nel giorno in cui si celebra la famosa corsa dei tori di San Firmino. Il cofanetto di lusso conteneva un paio di sneakers, una bottiglia di vino rosso 24 kilates e una collabo con “tres zzz”, il più antico produttore di otri di Spagna. La risposta è stata sorprendente, un totale successo. Cosa ci puoi dire dell’attuale scena sneaker a Barcellona? Come in molte città d’Europa il dominio delle sneakers è diminuito con l’arrivo di nuove tendenze, come gli scarponi da montagna, le scarpe da barca e le scarpe vulcanizzate, che hanno traviato molti vecchi amici delle sneakers. Noi non abbiamo seguito questa tendenza e abbiamo tenuto il negozio concentrato sulla sua linea senza badare a cosa succedeva nelle strade. Grazie a questo i veri fanatici stanno ancora con noi e rendono la scena molto stabile. POL, fai ancora collezione di sneakers? A dire il vero non ho mai collezionato molte sneakers, preferisco usarle, perché non sono bravo a curarmi di loro. Sai, ne compravo così tante che dopo qualche anno avevo scatole piene di scarpe sporche. Ora uso l’ultimo paio che ho comprato finché non si disintegra. Abbiamo scoperto che ti piace la bmx. È vero? Avevo cominciato a fare le gare di bmx nei lontani anni Ottanta. Era una cosa pazzesca, poter viaggiare da una competizione all’altra ogni fine settimana e trovare materiali che allora nel nostro paese non trovavi. Ultimamente gareggio di nuovo qualche volta, e sto ricostruendo le mie bici da sogno di allora. Adesso che i modelli di sneakers deadstock si possono trovare un po’ dappertutto, questa cosa della riparazione delle biciclette mi ha fatto sentire di nuovo lo spirito eccitante della ricerca.

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When did you open the Store? 24 kilates opened their doors back in 2005. When did you fell in love with sneakers? My passion for sneakers started when I was 13-14 years old; by this time no internet, no magazines, no European community – and it was hard times for everybody. Getting a pair of the dope sneakers like Jordan 1 coming out by then was impossible for my mom’s pocket. That made me start working during the weekends to buy those beauties. What/who inspired you to start retailing? Our background has always been related to the sneaker industry somehow. At the beginning more related to the skate market wholesaling brands to other stores. As consumers we been hunting sneakers long time during our business trips to Asia and the U.S. Tired from not having any good offer in our country and having to search always outside for stuff we liked, we decided to start a project focused in products not available or hard to find. Tell us about the area where 24 kilates is located. 24 kilates is located in “El Borne”, the old city of Barcelona, not far away from the port and the beach. This area was the hottest point of the city in terms of food: for centuries the antique “Mercado del Borne” was the wholesale fruit and vegetable market in town. When this market closed out, it became a forgotten area, full of nice buildings and empty spaces. We thought this could be the next trendy area, Actually the area is full of independent boutiques, bars and restaurants and creative spaces. What are the brands of clothes and sneakers you sell? Can you talk about your favorite? Since we started the store we always carried more or less the same brands of Sneakers without changing our focus even when the trends changed. We always tried to keep it related to our personal taste and style. The actual brands we sell are New Balance, Asics, Sneakersmagazine

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Saucony, Reebok, Kangaroos, Reebok, Adidas, Nike. As for clothing, the initial concept has changed with years. Clothing brands in our store are Stussy, Patta, Lacoste, Levi´s undefeated. Starter. What’s our favorite sneaker brand is hard to say because there is to many good styles from every brand that I mentioned, but I can say New Balance is our top. They are the ones that are bringing back more cool retro styles, their collabs programs are very well executed. The extra value of New Balance is they still make shoes in the US and Uk. You had many collaborations with sneaker brand: can you tell me which one was the most exciting? As you mentioned, we made many collabs in the past with many brands, it’s hard again to say which one was our favorite, with all of them we gave our best to make it successful, but I will mention our top 2 collabs. First one of course has to be our first collab – the 1700 new balance Gaudi. When the brand offered us the possibility to work together a dream came true – making our own design with a top Brand. Second project was the Asics gel lyte Speed. Called “San Fermines Pack” for we created a dope pack with the release at the same day that the world-famous running bulls in San Fermines gets started. The pack consisted in a luxury Box that contained a pair of sneakers, a 24 kilates red wine bottle, and a collab with “tres zzz”, the oldest wineskin maker in Spain. Reaction was amazing, complete party pack. Can you talk about the sneakers scene right now in Barcelona? As with many cities in Europe, also here the sneaker boom went down 34

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as the new trends came in – hiking boots, boat shoes, and vulcanized shoes made the old sneaker followers disappear from the scene. We didn’t follow this trends and we kept our shop with the same focus no matter what happened in the streets. Thanks to this choice, the real fanatics stay with us, and make the scene very stable. Pol, do you still collect sneakers?


C/ Comercio 29 08003 Barcelona

To be honest, I never collected sneakers – I like to wear them, but I´m not good at taking care of them. I once was a heavy buyer, and with all this years just got many boxes full of dirty sneakers. So now I just try to wear the last pair I get until it gets ruined. We know that you like bmx, can you talk about that? I started doing bmx races back in the 80s. This was a magic thing,

going every weekend to a different place for racing, and so being able to look for materials unavailable at this time in our country. Actually I’m racing back again, and rebuilding all my dream bikes back then. Since all the sneaker dead stocks are mostly gone everywhere, the restoration bikes thing is making me feel back again the spirit of hunting. Sneakersmagazine

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adidas originals Basket Profi OG

Un piccolo evento per gli amanti del vintage firmato adidas Originals: la casa tedesca ripropone per la prima volta da quarant’anni a questa parte un modello eccezionale risalente ai lontani Sessanta, e oggi pressoché introvabile. Si tratta delle Basket Profi, fra le prime sneakers da basket della storia dotate di tre accorgimenti costruttivi poi divenuti regola in questo settore: tomaia in resistente nubuck, collare alto e imbottito intorno alla caviglia, suola in gomma vulcanizzata. Oggi è un modello retro, ai tempi del lancio (e stiamo parlando del 1969!) era proiettato nel futuro. Messe a confronto con il modello originale, le Basket Profi versione 2012 sembrano avere una silhouette leggermente più snella - c’era da aspettarselo mentre rimangono invariati il mix di materiali usati per la tomaia e soprattutto le colorazioni, rigorosamente OG. A cozy event for vintage fanatics was signed by adidas: for the first time in forty years the German company is re-releasing an extraordinary model dating back to the Sixties and today almost unobtainable. We are talking about the Basket Profi, among the first basketball sneakers of all times to came equipped with three technical solutions that would later become standard in the sector – a resistant nubuck upper, a high and padded collar around the ankle, and a vulcanized rubber sole. This is a retro model now, but when it was launched (back in 1969!) it was ahead of its time. Compared to the original model, the 2012 version of the Basket Profi exhibits a more shaped silhouette – as one should have expected – while the mix of fabrics used for the upper and the colorways – strictly OG – haven’t changed. 36

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adidas originals Basket Profi AW LAB

Oltre alla versione OG, delle Basket Profi è ora disponibile anche una limited edition in esclusiva presso i rivenditori della catena AW Lab. La pelle martellata bianca usata per la tomaia distingue questa versione da quella classica in suede, con un unico tocco di colore rappresentato dalle tre strisce a contrasto, in rosso o blu. Intorno a questo modello si sviluppa anche un progetto di comunicazione legato a cinque città italiane, nell’ambito della campagna globale all originals represent: tutto quanto all’indirizzo awlab.com/basketprofi.

Beside the OG version of the Basket Profi, a limited edition is now available at the AW Lab stores. The white hammered leather used for the upper marks this version from the classic suede model, and the only touch of color is provided by the three – red or blue – contrasting stripes. The communication project surrounding the model relates to five Italian cities, in the context of a global campaign called All originals represent. For info check the website: awlab.com/basketprofi.

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Lacoste sport raggi, hallandale e versova

raggi

Il marchio del coccodrillo sarà pure nato sui campi da tennis, ma nel corso di quasi un secolo di storia ha allargato molto il suo raggio d’azione. E non sembra volersi fermare, almeno a giudicare dalla nuova collezione Sport in arrivo per l’autunno/inverno 2012; infatti, questa volta l’ispirazione è trekking, il risultato tre ibridi davvero interessanti. Le Hallandale sono low top, caratterizzate dal collare scamosciato con laccio che scorre sopra la prima occhiellatura e (soprattutto) dall’intersuola con inserto camouflage. Le Raggi invece sono alte sulla caviglia, uno stivaletto da lavoro travestito da scarponcino, che nasce dalla reinterpretazione di un modello pescato all’interno degli sterminati archivi del marchio Francese . Sulle Versova, infine, torna la midsole stampata: un pattern Jordan-esco che completa il look contemporaneo e geometrico. Although the crocodile brand was born on the tennis fields, over the last two decades it considerably widened its range of action. And it doesn’t seem willing to slow down – at least judging from the new forthcoming fall/winter Sport collection. This time the inspirational source is trekking, and the result are these quite interesting hybrids. The Hallandale is a low top, characterized by a suede collar with a lace running over the first buttonhole and (most importantly) by a midsole with a camouflage insert. The Raggi, on the other hand, is high on the ankle, indeed a ankle-boot disguised as a climbing boot that sprang from a reinterpretation of a historical model picked up from the French brand’s rich archive. Last not least, the Versova regains a printed midsole – a quite Jordan-ish pattern that crowns its geometrical and modern look. 38

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Vans Vault Horween Pack La Horween Company è una delle aziende conciarie più antiche degli Stati Uniti: da oltre un secolo produce alcuni tra i più pregiati pellami d’America nella sua storica fabbrica di Chicago. Dall’Illinois alla California, una fornitura di pelle Horween è arrivata nelle fabbriche di Vans Vault, ed è finita sulle tomaie di alcuni modelli protagonisti della collezione autunno-inverno 2013. Ecco i primi tre: Era LX, Piragua LX (inedita) e Mt. Edition LX; aspetto, com’era prevedibile, estremamente lussuoso (anche grazie ai lacci piatti cerati, vero tocco di classe). E prezzo conseguente. Nonostante le Era siano, com’era prevedibile, le più apprezzate dai fan del marchio della famiglia Van Doren, non possiamo che sottolineare come la reinterpretazione più riuscita appaia quella delle Mt.Edition, davvero beatificate dal trattamento Horween. The Horween Company is one of the oldest tan companies in the United States. For more than a century its historic factory in Chicago has being producing the most precious hides in America. Now a stock of Horween leather travelling from Illinois to California reached the Vans Vault’s factories, where it was utilized to make the upper of some models in the 2013 fall/winter collection. Here you are the first three models – Era LX, Piragua LX (a new entry) and Mt. Edition LX. They all have a sumptuous look – as you should expect – also thanks to their waxed flat laces, really a touch of class. And the price is in keeping with that. Although the Era is – again as expected – most beloved by the brand’s fans, we can’t help noting that the most convincing interpretation is the Mt. Edition, which have really benefited from the Horween treatment. 40

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CONVERSE PRO LEATHER Limited Edition

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focus CONVERSE PRO LEATHER Limited Edition

Converse, traendo ispirazione dalla fortunata collaborazione con lo stilista americano di origine greca John Varvatos, che continua senza interruzioni dal 2001, presenta per la stagione invernale alcuni modelli creati in esclusiva per il solo mercato italiano. Protagoniste alcune Pro Leather Suede, veri pezzi unici frutto del lavoro di artigiani nostrani. E non è un modo di dire: ogni singolo paio è lavorato manualmente, con lavaggi, abrasioni, oliature e altri speciali trattamenti che donano alla scarpa un aspetto vintage. Il fatto che questi modelli siano frutto di creatività 100% Made in Italy non fa che renderci maggiormente orgogliosi…

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For the cold season Converse is presenting some exclusive models that were only intended for the Italian market, being inspired by the successful collaboration – lasting since 2001 – with the American stylist (with Greek origins) John Varvatos. A leading role is played by some Pro Leather Suede’s – real unique pieces stemming from the work of our local craftsmen. This is not bare rhetoric, for every single pair was handmade, and this includes washing, abrasion, oiling and other treatments that give the shoe a vintage look. The fact that these models resulted from a 100% made in Italy process can only make us proud.


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New Balance 1300 e 996 Made in USA

Visto il successo delle ultime proposte con produzione Made in Usa, New Balance continua a far lavorare i suoi stabilimenti su suolo americano: nel corso della stagione invernale arriveranno sugli scaffali diversi modelli a stelle e strisce, fra cui nuove versioni delle classiche runner 996 e 1300. Le prime vestite di suede e mesh, le seconde di nabuck e mesh: colorazioni a dominante grigia con accenti blu e bordeaux per le 1300, grigio totale oppure rosso “sport� per le 996.

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Given the success enjoyed by the latest releases it made in the US, New Balance is going on exploiting its American factories. During the cold season several stars and stripes models will be reaching the shelves – among them some new versions of the classic runner 996 and 1300. The former will be clad in suede and mesh, the latter in nabuck and mesh. The colorings are greydominant with blue and burgundy accents for the 1300; total grey or full sport red for the 996.

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Saucony Jazz & Jazz Lo Pro Nato in Pennsylvania più di un secolo fa, il brand Saucony ha fatto la storia del running americano negli anni settanta: non stupisce dunque che la casa abbia deciso - in questi tempi di passione per il prodotto heritage - di aprire i suoi archivi allo scopo di riproporre sul mercato alcuni modelli classici. Oggi Saucony sta così vivendo una seconda giovinezza, fatta di collaborazioni con le personalità del mondo streetwear e di remake caratterizzata dall’alta qualità costruttiva. Le Jazz, ad esempio, sono un caposaldo della linea Saucony Originals (insieme ad altri classici come le Shadow e le Courageous). Mesh e suede sulla tomaia per una sneaker leggera, ben ammortizzata e dalla silhouette affusolata al punto giusto. Caratteristiche condivise con le Jazz Low Pro, versione evoluta - lanciata originariamente nel 1980 - delle Jazz: anche questo modello tornerà sugli scaffali nel corso della stagione autunnale, con nuove colorazioni classiche, ma sempre accattivanti.

Born in Pennsylvania more than a century ago, the brand Saucony made the history of American running during the Thirties. It’s therefore no surprise that the company has decided – during these times of love for everything that looks like heritage – to open its archives with a view to rerelease on the market some classic models. Today Saucony is experiencing a second youngness, full of collaborations with the protagonists of the streetwear scene and of remakes that are characterized by a high constructive quality. The Jazz, for example, are a bench mark of the Saucony Originals line (together with such classic models as the Shadow and the Courageous). Mesh and suede on the upper for a lightweight runner, a high damping power a moderately shaped silhouette. All features that this model share with the Jazz Low Pro, an evolved version – originally launched in 1980 – of the Jazz. This model too is going to get back on the shelves this winter, in new classic, but always fascinating, colorings.

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PUMA Trinomic Collection

Nell’inverno 2012 Puma offre un’interessante interpretazione di alcuni modelli d’archivio attraverso la Trinomic collection, imbevuta di street culture contemporanea e allo stesso tempo legata a una delle principali innovazioni tecnologiche introdotte dal marchio di Herzogenaurach nella storia recente, più precisamente intorno ai Novanta. Proprio a quegli anni si rifanno colori e grafiche delle Trinomic Trail Lo e Mid, entrambe figlie della classica jogger R698: contraddistinte dalla suola in gomma a esagoni - tipica della calzature outdoor - e dall’innesto nel tallone del sistema di ammortizzazione che garantisce massima stabilità e comfort su tutti i terreni. Davvero notevoli i dettagli: la tomaia in nylon tecnico con profili in pelle, i lacci in Taslan presi in prestito dai classici scarponcini da montagna e la soletta traspirante e antimicrobica OrthoLite. Perfette per la città come per la montagna, le due Trinomic Trail rappresentano un nuovo, interessante sviluppo nel percorso della casa tedesca. Tradizione e innovazione come sempre a braccetto . Fall 2012: Puma offers an interesting reading of some models straight from the archive through its Trinomic collection, imbued with modern street culture and upgraded (at the same time) by one of the major technological innovations introduced by the brand from Herzogenaurach some years ago, to wit, during the Nineties. That epoch played as the inspirational source for both colors and graphics of the Trinomic Trail Lo and Mid, both versions being a fruit of the classic jogger R698. The shoes are characterized by a hexagon-patterned rubber sole – the mark of outdoor models – and by the presence of a damping system on the heel that grants stability and comfort on every terrain. Most remarkable details: a upper in technical nylon with leather profiles, laces in Taslan borrowed from classic climbing boots and a perspiring and antimicrobial OrthoLite sole. Ideal to be used in both urban and mountain contexts, the two versions of the Trinomic Trail mark a interesting new development on the German brand’s philosophy. Heritage and innovation blended together.

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champion Varsity Collection

La Varsity Collection di Champion presenta alcuni nuovi modelli per l’autunno-inverno 2012, seconda stagione sul mercato per questa collezione iconica. Anche questa volta, si tratta di sneakers che uniscono gusto classico e contemporaneo, con un design unico e caratterizzate da particolari come le triple cuciture sulla tomaia (prese direttamente dalle primissime felpe inventate da Champion nel 1919) e i loghi storici che risalgono agli anni Cinquanta. Disponibili presso i rivenditori Champion e Game 7.

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Entering its second season, the Champion Varsity Collection, an iconic footwear line, is showcasing its newest fall-winter 2012 footwear range. Composed of unique design and structural features, such as three-needle stitching (from the earliest sweatshirts of 1919, invented by Champion) as well as logos dating back to the 1950’s, the models seen here are a combination of classic taste from the past and what’s trending now. You can find all styles in both Champion and Game 7 retail stores.


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adidas originals ZX 750

Icona del running eighties, le ZX 750 di adidas sono state lanciate sul mercato nel 1984, anno delle olimpiadi celebrate sulla west coast americana, a Los Angeles. La linea ZX era stata progettata per andare incontro alle specifiche esigenze dei singoli atleti, con molti modelli diversi, adatti a ogni uso: le ZX 750 in particolare erano studiate per la corsa a media e lunga distanza, leggere e traspiranti, dotate di intersuola in etilene vinil acetato dall’alto potere ammortizzante. Non stupisce che siano diventate un instant classic, nÊ che la casa del Trifoglio le riproponga a ogni stagione con nuove colorazioni: in queste pagine potete ammirare quelle in arrivo sugli scaffali a cavallo tra 2012 e 2013, fortemente contrastate e quintessenzialmente urbane. Le nostre preferite del mazzo? Senza dubbio quelle a base marrone, con accenti baby blue e arancione. 54

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A symbol of Eighties running, the ZX 750 by adidas were launched on the market in 1984, the year of the Olympics that took place in Los Angeles, American west coast. The ZX line was designed to deal satisfactorily with the needs of every single athlete, through various different models, each suited for a different purpose: the ZX 750 were particularly fit for mid and long di-


stance running – they were lightweight and enabled perspiration, being equipped with midsole in ethylene vinyl acetate granting high damping power. No wonder that they become an instant classic, nor that the Trefoil has being presenting them with new colorings every season. In these pages you’ll be able to admire the new versions due out by the end of 2012 and the start of 2013 – sharply contrasted and essentially urban. Our favorite ones? By all means the brown with baby blue and orange accents. Sneakersmagazine

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Le Coq Sportif Arthur Ashe Premium

Tornano nel corso della stagione invernale, in una nuova versione fedele in ogni dettaglio all’originale (tomaia e interno in pelle, occhielli metallici tono su tono e colorazioni basic classiche), le sneakers dedicate da Le Coq Sportif nel 1973 al tennista americano, primo atleta statunitense a vincere gli US Open: nel settembre 1968 Arthur sconfisse il tennista olandese Tom Okker nella finale del debuttante torneo che riuniva i sei più importanti degli Stati Uniti. E il fatto che Arthur fosse nero, dunque non solo il primo americano, ma anche il primo afroamericano a vincere il maggior torneo nazionale, rende l’evento ancora più importante dal punto di vista storico. Conscio del fatto che lo sport lo aveva trasformato anche in un simbolo per la società americana dei primi Settanta, Arthur non si tirò indietro: divenne esempio dell’impegno sociale e politico di quegli anni, combattendo lotte civili contro la segregazione razziale, e poi a favore del diritto alla salute, nel corso di quegli anni Ottanta che lo videro infettato dal virus HIV, a cui si arrese nel 1993. La retorica da giornalismo sportivo tipo “grande atleta, grande uomo”, a uno così gli sta stretta: Arthur era semplicemente un rivoluzionario - nel senso migliore del termine - con la racchetta. For the coming cold season the sneakers dedicated by Le Coq Sportif (back in 1973) to the American tennis player Ashe – the first to win the US Open (on September 1968 he beat Tom Okker from Nederland in the final of the then new tournament designed to unify the six major American tournaments – are back in a new version that is true to the original on every single detail (leather upper and lining, metal buttonholes in tune, and classically basic colorways). And the fact that Arthur was black – so not only the first American, but the first afro-American to win the main tournament – makes the event even more important from an historical viewpoint. Being aware of the fact that sport had made him into a symbol for the early Seventies American society at large, Arthur didn’t draw back. He became an exemplar of social and political commitment, by fighting several civil battles against racial apartheid and later for the people’s right to health, during the Eighties when he became infected by Hiv – that in the end killed him in 1993. Such rhetorical expressions as “a great athlete, the great man” are a bit too tight on such a man – Arthur was simply a revolutionary (in the word’s best sense) tennis player. 56

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Onitsuka Tiger Tai - Chi

Nel 2003 cadeva il trentesimo anniversario della tragica morte di Bruce Lee, l’attore cinoamericano simbolo imprescindibile delle pellicole di arti marziali dei Sessanta: i creativi di Onitsuka Tiger decisero di rendere omaggio a quell’icona del cinema mondiale lanciando un nuovo modello ispirato alle arti marziali. Lo chiamarono Tai-Chi, come la disciplina che aveva costituito una delle basi del Jeet Kune Do, lo “stile senza stile” creato proprio da Lee: fu un successo immediato, soprattutto per la versione in giallo e nero, andata esaurita in breve tempo. Proprio quella colorazione sta per tornare sugli scaffali, e siamo certi che non ci rimarrà per molto. Anche perché il reparto ricerca e sviluppo della casa giapponese ha apportato alcune lievi modifiche alle Tai-Chi, migliorandone il comfort - con un piccolo supporto ammortizzante sul tallone - senza sacrificarne l’incredibile silhouette leggerissima e affusolata. The 2003 was the thirtieth anniversary of the sad death of Bruce Lee, the Sino-American actor who became a symbol of martial arts during the Sixties – the creative guys from Onitsuka Tiger decided to pay tribute to the icon of world cinema by launching a new model inspired to the martial arts. They called it Tai-Chi, like the discipline that was a basis of the Jeet Kune Do, the “style without style” invented by Bruce Lee: it enjoyed sudden success, particularly the yellow and black version, which was sold-out quite soon. Right this coloring is going to get back on the shelves and we are confident that it won’t remain there for long. Also because the research and development department of the Japanese company has made some minor changes to the Tai-Chi, which will enhance comfort – through a small damping support on the heel – without disrupting their incredibly light and shaped silhouette. 58

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Onitsuka Tiger Corsair

Le Corsair versione 2013 sono un’interessante rivisitazione delle scarpe che fecero salire in tutto il mondo la febbre del jogging negli anni Settanta. Linea attualizzata pur tenendo salde tutte le caratteristiche che hanno decretato il successo di queste sneakers - come la suola in gomma e l’intersuola in etilene vinil acetato - e soprattutto più ammortizzazione: cuscinetti a supporto dell’arco plantare, intersuola lungo tutta la lunghezza del piede e maggior spessore del tallone. Tutto per migliorare l’assorbimento degli impatti sul terreno. Particolarmente interessanti le tre colorazioni vintage, con suola ingiallita ad arte e aspetto davvero d’altri tempi. The 2013 version of the Corsair is an interesting remake of the shoes that during the Seventies caused the jogging fever to arise all over the world. While the line was updated, the features that made it a successful model were kept unchanged – such things as the rubber sole and the midsole in vinyl acetate. Damping power was also augmented through the introduction of small cushions supporting the arch, a midsole running along the whole foot, and more thick below the heel. All this purports to enhance the absorption of impacts on the ground. Particularly interesting are the three vintage colorways, with yellowed sole and a really old-fashioned look. Sneakersmagazine

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cartoline da tokio Anni fa, il Giappone era la Mecca. Ogni anno, migliaia di appassionati provenienti dai quattro angoli del globo si recavano in pellegrinaggio (via aerea, of course) a Tokyo, per visitare i luoghi del culto sneakers: tornavano carichi di scarpe vintage e di modelli introvabili Asia exclusive, da sfoggiare in occidente per l’invidia degli amici. Oggi il moderno commercio elettronico e la conseguente abitudine a spedire prodotti da un capo all’altro del mondo hanno forse ridotto le distanze e ampliato le possibilità di trovare modelli che prima si potevano solo sognare.

Eppure, un viaggio a Tokyo rappresenta ancora un’irripetibile occasione di ricerca, capace di riservare sorprese anche al più scafato collezionista.

Shibuya, Shinjuku, Harajuku, Shimokitazawa, Ueno, Ebisu, Koenji: le zone della capitale giapponese sono punteggiate di negozi che vendono scarpe vecchie e nuove, usate o perfettamente conservate - sottovuoto - in pellicole di cellophane. Vale ancora la pena di consumare le suole (e costosissimi biglietti della metropolitana), di perdersi fra gli scaffali e gli espositori. Noi lo abbiamo fatto, nell’afosa estate appena trascorsa. E abbiamo verificato le seguenti affermazioni, utili consigli per chiunque voglia passare qualche tempo in caccia di sneakers da quelle parti:

1) I giapponesi parlano (quasi) solo giapponese

Comunicare è piuttosto difficile. Ci è capitato di passare lunghi minuti cercando di far passare semplici concetti in lingua inglese, senza ottenere reazioni diverse da uno sguardo interrogativo. Meglio portarsi dietro qualche fotografia stampata, o magari disegnare. In compenso, i negozianti sono generalmente molto gentili, addirittura disposti ad abbandonare il proprio tavolo e ad accompagnarvi personalmente là dove, dicono loro (a gesti), potrete trovare proprio quelle baby Jordan che cercavate da anni.

2) Il cambio è sfavorevole

Nessuno ha voglia di parlare della crisi economica globale, si sa. Però è un fatto: a metà del 2008, un euro valeva quasi 160 yen, oggi intorno ai 100. Come dire: le stesse scarpe che avreste pagato 100 euro solo 4 anni fa, oggi le pagate 160. Non siamo analisti finanziari, ma pare che le cose non miglioreranno. Quindi, ancora per un po’, sarebbe meglio vendere. Ma si sa che noi collezionisti non vogliamo mai davvero vendere i nostri gioielli...

3) Ogni negozio è specializzato in un settore preciso

Non crediate di poter sperare nella fortuna: se cercate qualcosa di preciso, dovrete trovare il suo luogo d’elezione. Chi vende Vans degli anni Ottanta non vi aiuterà a trovare Reebok Pump a tiratura limitata; chi squaderna davanti ai vostri occhi la più incredibile collezione di Air Force 1 che abbiate mai visto, non vi fornirà le Sperry seventies che potrebbero completare perfettamente il vostro look estivo. Fra migliaia di vetrine apparentemente interessanti, solo una o due vi daranno davvero la possibilità di mettere le mani sul vostro oggetto del desiderio.

4) Le limited edition asiatiche sono diventate prevedibili

Ammettiamolo, ormai è impossibile stupirci. Abbiamo capito che i progetti asia exclusive vanno in due direzioni: da una parte il minimalismo, dall’altra i fuochi d’artificio. Però ci sembra di non vedere più niente di nuovo: non ci impressionano le tomaie monocrome costruite con materiali ricercati, non ci emozionano i pattern animalier che brillano nel buio. Forse la sneakers culture ha raggiunto il punto di saturazione? Forse. O forse bisogna solo aspettare il lancio delle prossime adidas in collaborazione con Bape, per smentirci. In ogni caso, prima di spendere duecento euro per quelle Vans glow-in-the-dark, meglio pensarci su un paio di volte.

5) I prezzi sono giusti. Tranne in alcuni casi

Tutto sommato, i cartellini esposti sulle scarpe vintage che abbiamo visto sugli scaffali dei negozi di Tokyo erano in linea con le nostre previsioni, appena superiori alle quotazioni che siamo abituati a vedere sui siti di aste online. Però ci sono alcune caratteristiche che possono fare impennare i prezzi: la presenza di simboli della cultura popolare americana, le stampe camouflage (particolarmente se si tratta di frogskin camo), i richiami allo stile outdoor. Dunque, che fare in questi casi? Non resta che trattare. Ma non aspettatevi grande disponibilità da parte dei collezionisti giapponesi... 60

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Years ago Japan was the Mecca. Every year thousands of fans coming from the four corners of the earth would go on a pilgrimage (by airplane, of course) to Tokio with a view to visiting the main sneaker shrines. They would get back home full of vintage shoes and unobtainable “exclusive Asia” models – those you show off to make your western friends envious. Today the various e-commerce platforms and the habit of sending products throughout the world have caused distance to shrink and widened the chances to find models that previously one could only dream of.

B

Yet a journey to Tokio is still a rare hunting opportunity – most apt to amaze and surprise even the most street-wise collectors.

Shibuya, Shinjuku, Harajuku, Shimokitazawa, Ueno, Ebisu, Koenji – the neighborhoods of the Japanese capital are interspersed with stores selling new and old shoes, second hand and perfect-shape models, wrapped in (vacuumpack) cellophane. It’s still worth wearing out one’s shoes (and paying the expensive underground tickets), getting lost among the shelves and the stands. That’s what we made during the sultry summer just gone. So we checked the following claims, with a view to giving advice to those of you who want to spend some good time hunting for sneakers there: 1) The Japanese can only speak Japanese Communication may prove tough. We happened to have hard times trying to convey quite simple concepts in English, getting almost no result besides a perplexed gaze. You’d better bring some picture with you, or make use of drawings. On the other hand, the storekeepers are usually very kind, even ready to interrupt their occupations to drive you to the exact place (as they explain with gestures) where you will be able to find the baby Jordan you’ve been dreaming of for years. 2) The exchange is unfavorable No one is willing to talk about the global economic crisis – and that’s no news. The fact is, in 2008 a euro was worth almost 160 yen, today is around 100. That is to say, the shoes that you could have paid 100 euro four years ago, will cost you 160 now. We aren’t financial analysts, but the things doesn’t seem to get better. So it’s still safer to sell than to buy, although it’s true that we fellow collectors don’t like to give away our gems. 3) Every store specializes in one sector Don’t depend on fortune: if you look for something in particular, you’ll need to find its proper store. The shops dealing with Vans from the Eighties cannot help you to find some limited-edition Reebok Pump’s. Those who can show off in front of you the most incredible collection of Air Force 1 will not be able to provide the Sperry Seventies that might be perfectly suited to you summer look. There’s only a couple of stores – among thousands of windows that look interesting – which will be able to let you grab your most desired pair of sneakers. 4) The Asian limited editions have become trivial Let’s be honest, it’s very hard to amaze us anymore. We have learned that all the Asia exclusive projects tend to take two directions – either they go minimalist, or they make fireworks. But we have come to conclude we aren’t witnessing anything new – we aren’t impressed by the monochrome upper implementing some sough-after materials, we aren’t moved by animalier patterns that gleam in the dark. Does this mean that our beloved sneaker culture has reached saturation point? Maybe. But maybe we only have to wait the launch of the new adidas collab with Bape. At any rate, we’d better think twice before investing 200 euro into the that pair of glow-in-the-dark Vans. 5) Prices are correct. Except for some cases. All things considered, the price tags on the vintage models we saw on the shelves in Tokio were in keeping with our expectations, and lightly above the quotations we are used to find on the online auction websites. There are some features, however, that have the power to raise the prices – the presence of symbols relating to American pop culture, the camouflage prints (especially if you find a frogskin camo), or traces of outdoor style. So what shall we do in these cases? Just negotiate. But don’t expect the Japanese will be willing to discount their prices too easily. Sneakersmagazine

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news

skate Lakai Linden Riley Hawk, il giovane e talentuoso figlio di Tony Hawk, non ha ancora la sua signature-shoe Lakai e, nell’attesa, skatea con la Linden, uno dei più apprezzati “team models” del brand di Mike Carroll. Design essenziale, costruzione XLK™ con inserti in EVA, la Linden torna questa stagione in nuove opzioni basiche e classiche come la versione black/gum in suede che vi mostriamo qua. Riley Hawk, the young and talented son of Tony Hawk, has not yet got his own signature shoe by Lakai, and in the meantime he goes on skating with the Linden, one of the most appreciated team models released by Mike Carroll’s brand. An essential design, a XLK™ construction with Eva inserts, the Linden comes back this time in new basic and classic options like the black/gum suede version that we show here.

Huf Cooper Tra le poche novità footwear proposte da HUF per questa stagione troviamo la Cooper, high-top che riprende il design super basico e classico della Hufnagel Pro. La nuova scarpa di Mr. HUF, Keith Hufnagel, debutta in questa versione caratterizzata da tomaia in nubuk nero con suola gum, con paio di calzette HUF in omaggio. Among the few footwear novelties presented by HUF for the coming season we find the Cooper, a high-top that borrows a hyper basic and classic design from the Hufnagel Pro. The new shoes by Mr. HUF, Keith Hufnagel, makes its debut in this version characterized by upper in black nubuk with gum sole – and a pair of socks by HUF included.

adidas Skateboarding Bunesitz Leather Con il 2013 dovrebbe uscire il nuovo pro-model adidas dedicato all’uomo di punta del team a tre strisce, Dennis Busenitz, ma per il momento la mitica Busenitz Pro continua ad essere riproposta in tante nuove varianti per materiali e colori. L’ultima versione è caratterizzata da tomaia – per la prima volta – a tutta pelle, per un look leggermente più classico ma che è coerente al background calcistico della scarpa. By 2013 the new pro-model by adidas dedicated to the leader of three stripe’s team, Dennis Busenitz, should be coming out, but for the moment the legendary Busenitz Pro keeps beings rereleased in many new versions relating to materials and colors. The latest version is characterized – for the first time – by a 100% leather upper, which means a slightly more classic look but still in keeping with the soccer origin of the shoe. 62

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Emerica Hsu 2 La Hsu 2 è la nuova versione del pro-model del buon Jerry Hsu. La scarpa è stata rivista attraverso un nuovo design mid-top e un bel mix di materiali e dettagli, con il solito pacchetto di sistemi e tecnologie Emerica (by Sole-Technology)a garantire leggerezza, comfort e durata alla scarpa. Davvero niente male anche le colorazioni proposte per questa prima stagione. The Hsu 2 is the new version of the pro-model by the good Jerry Hsu. The kick was revised through a new mid-top design and a nice mix of materials and details, with the well known enclosure of Emerica systems (by Sole-Technology) to enhance lightness, comfort, and durability. Definitely not bad the colorings proposed for the coming season.

Etnies RTC La componente estetica di una scarpa rimane una delle caratteristiche più importanti anche per chi skatea, ma spesso l’estetica deve fare i conti con la funzionalità che richiede la performance. La Etnies RTC cerca di essere un buon compromesso tra i più avanzati e performanti sistemi Sole-Technology e un look classico e semplice, facendo della comodità il suo primo asset. The aesthetic dimension of a shoe is one of the most important features even for skaters, but this aspect must often come to terms with the usability that’s needed by the athlete. The Etnies RTC is intended to be a good compromise between the most avant-garde and performing systems by Sole-Technology and a classic and simple look – and comfort already is a major asset.

Nike SB Janoski Camo La sbornia di texture camouflage che ha investito il mercato street nelle ultime stagioni ha contagiato un po’ tutto, arrivando spesso anche su scarpe e scarponi. Nike SB dice la sua presentando questa stagione una versione mimetica del suo più popolare e più “trasversale” modello, la Janoski, che esce ora come Quikstrike con tomaia in canvas texturizzato “italian-camo”. The overload of texture camouflage that flooded the street market over the last seasons has infected everything, contaminating shoes and boots. This year Nike SB has its say by releasing a camouflage version of its most popular and most universal model, the Janoski, which will come out as Quickstrike with a upper in Italian-camo texturized canvas. Sneakersmagazine

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FALLEN BOMBER

Non c’è affatto da stupirsi, se il marchio Fallen sta conquistando sempre nuove quote di mercato nel settore skate: i modelli proposti dal brand fondato da Jamie Thomas (uno che di skate se ne intende...) sono sempre dotati di caratteristiche capaci di fare la felicità di ogni skater. Prendiamo le Bomber: suede ultra-resistente per la tomaia, rinforzi con cuciture triple sul toebox e sugli altri punti maggiormente stressati durante l’esecuzione dei trick, imbottitura perfetta sulla linguetta e sul collare, né troppo spessa né troppo sottile. Basterebbe questo, invece c’è di più: una silhouette pulita ed elegante, e il logo di casa - due F intrecciate, forse a formare le ali di un angelo caduto It’s really no surprise that the brand Fallen is winning more and more market shares in the skate sector: the models released by the brand founded by Jamie Thomas (one who knows quite a lot the field) always come equipped with features that can satisfy every kind of skater. Take the Bomber – and its upper in hyper-resistant suede, reinforcements with triple sewing on the toebox and all the other parts that get more stressed by the trick’s execution, a perfect padding (not too thick nor too thin) on the tongue and the collar. This might be enough, but there is more to be said: a neat and elegant silhouette, and a logo – the two F’s are entwined to form the wings of a fallen angel – which isn’t too intrusive on the upper’s side. 64

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POLER X FALLEN RAMBLER

Diverso, più semplice, il logo visto invece sulle Rambler frutto della prima collaborazione del marchio con gli specialisti dell’outdoor di Poler. Il brand di Portland, Oregon, da qualche anno propone equipaggiamento, accessori e abbigliamento per la vita all’aria aperta, dunque non stupisce che abbia trasformato le Rambler con tocchi di stile “montanaro”: tomaia in suede color ocra, dettagli in nylon ripstop, accenti arancio e classica allacciatura tipo hiking boot.

Different, and more simple, is the logo that adorns the Rambler, a model released as a first collab between the brand and the outdoor specialists from Poler. The brand from Portland, Oregon, has been releasing equipment, accessories, and clothes for open air activities, so it’s no surprise that it transformed the Rambler by adding touches of mountain style – a ochre suede for the upper, details in ripstop nylon, orange accents and classic lacing in a hiking boot. Sneakersmagazine

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Nike sb CHALLENGE COURT SB

Un progetto entusiasmante, che parla di guardare al passato per inventare il futuro, remixare l’esistente, creare sinergie tra uomini e prodotto. Al di là degli slogan e dei significati secondi, c’è qualcosa di molto concreto in questa nuova proposta della linea Nike SB: un paio di Challenge Court trasformate in credibilissime skate shoe, per quanto l’idea possa sembrare sorprendente. Com’è riuscita la casa di Beaverton a riprogettare lo storico modello pensato per il tennis - e reso celebre da un mito della racchetta come John McEnroe - per renderlo adatto a ollie, flip e grind? Certo, da McEnroe a Gino Iannucci, pro skater punta di diamante del team Nike, il passo non è breve. Eppure il gap (...) è stato colmato grazie a pochi, mirati interventi tecnici: suola snellita, soletta in Lunarlon e collare maggiorato sono quelli più evidenti. Lo stile, però, rimane esattamente quello che ci ha fatto innamorare di queste sneakers storiche al tempo della loro prima uscita, nel lontano 1984.

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A thrilling project about looking back in your past to re-invent a future, about remixing what now exists, and about creating synergy between men and products. Besides catchwords and lateral meanings, there is something very concrete to this new release from the Nike SB line – a pair of Challenge Court’s that were transformed into very plausible skate shoes, although the idea might sound surprising at first. How did the company from Beaverton re-design the historic model originally designed for tennis (and made into a hit by the tennis icon John McEnroe) in order to make it fit for ollies, flips, and grinds? Although from McEnroe to Gino Iannucci (a leading pro skater of the Nike team) is a short step, the gap was filled by adding a few technical tricks – a slenderized sole, a Lunarlon insole and a reinforced collar are among them. The style, however, is exactly the same with which we fell in love when this model first came out back in 1984.


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adidas Snowboarding Jake Blauvelt Boot

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Le voci al riguardo giravano fra gli addetti ai lavori già da un pezzo, ma adesso abbiamo la conferma ufficiale (e che conferma): adidas sbarca nel mondo dello snowboard, action sport invernale sinora mai frequentato dalla casa tedesca. Un passo in avanti che il marchio del Trifoglio compie in grande stile, come era lecito aspettarsi, proponendo al mercato uno scarponcino dopo-sci classico eppure quintessenzialmente adidas. Il modello porta il nome del giovane (e bravissimo) prorider originario del Vermont Jake Blauvelt, che ha collaborato attivamente alla sua progettazione. Il risultato non lascia certo a desiderare: il design retro esalta il mix di materiali scelti per la tomaia, e la silhouette non troppo pesante rende le Blauvelt adatte anche per un uso più casual, in città, nel corso dei rigidi mesi invernali. Quattro le varianti di colore disponibili, tutte piuttosto accativanti.

Rumors have long been circulating among experts, but now we have the official confirmation (and what a confirmation) – adidas will join the world of snowboard, a winter action sport so far overlooked by the German brand. Another step beyond which the Trefoil has accomplished in grand style, as everyone would surmise, since they released on the market an after-ski boot which is both classic and essentially adidas. The model bears the name of a young (and soo good) pro-rider from Vermont, Jake Blauvelt, who actively collaborated in designing it. The outcome is all that one could wish for – the retro design emphasizes the mix of fabrics making up the upper, and a relatively slim silhouette makes the Blauvelt fit for the more casual and urban situations, during the cold winter months. Four colorways are available, all pretty fashionable. Sneakersmagazine

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Vans Syndicate ‘Local Boyz’ Collection

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Quasi vent’anni di differenza, la stessa divorante passione per lo skate: Tony Alva, californiano, e Geoff Rowley, inglese, rappresentano due generazioni di incredibili artisti della tavola, padroni di due stili antitetici che hanno fatto storia e scuola. Senza dubbio si tratta di due fra i nomi più noti che abbiano mai fatto parte del team Vans, e meritano una degna celebrazione: l’azienda della famiglia Van Doren provvede con una collezione-capsula di soli due modelli - intitolata “Local Boyz” e parte della linea Syndicate - con tomaie trattate “effetto vintage” e vestite di colorazioni retrò. Se la presenza della Rowley all’interno del pack era tutto sommato prevedibile, stupisce positivamente la linea rinnovata della classica Mid Skool. Almost twenty years separate them, but they share the same consuming passion for skate. Tony Alva, from California, and the English Geoff Rowley represent two generations of incredible artists of the board, the sources of two different styles that made the history and an exemplar for many. They are by all means two of the best known names that ever were part of the Vans team, and they deserve being celebrated. The Van Doren’s company fill the bill by releasing a capsule-collection with only two models – it’s called “Local Boyz” and belongs with the Syndicate line – exhibiting vintage-treated upper and retro colorings. If the presence of the Rowley within the pack was to be expected, one is positively amazed by the renewed line of the classic Mid Skool. Sneakersmagazine

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DC SHOES VERSAFLEX

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Le Versaflex sono probabilmente le sneakers più avanzate dal punto di vista tecnologico mai viste nel catalogo DC Shoes, un vero salto nel futuro per il marchio fondato da Ken Block e Damon Way. Implementano infatti tutte le soluzioni tecniche studiate dal reparto ricerca e sviluppo della casa americana negli ultimi anni, a iniziare dal sistema PerformaLite per l’intersuola, che a sua volta nasconde ImpactFX, un airbag ammortizzante dotato di più livelli di pressione che dona al modello un look simil-running: ma non fatevi ingannare dalle apparenze, queste sono scarpe pensate e costruite per lo skate, come confermato dalla linguetta super imbottita e dai pannelli che rinforzano la tomaia nei punti di maggiore stress. Ovviamente, questo alto livello performance sarebbe inutile se pregiudicasse lo stile, invece le Versaflex - proprio per il loro aspetto ibrido - rimangono ottime sneakers anche per la vita di tutti i giorni.

When it comes to technology, the Versaflex are probably the most cutting-edge sneakers ever seen in the DC Shoes catalogue, a true quantum leap for the brand founded by Ken Block and Damon Way. They implement all technical tricks concocted over the last few years by the research and development department of the American company – such as the PerformaLite system for the midsole, which in turn includes ImpactFX, a damping airbag allowing various pressure levels, and which confers the model a running-like look – but don’t be fooled by appearances, these sneakers are designed and made for skating, as testified by the ultra-padded tongue and the panels reinforcing the upper where needed. Clearly, this high standard of performance would be useless if it undermined style, but the Versaflex – due to their hybrid look – are also perfectly good for everyday life.

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Vintage&Deadstock Sneakers

Cosa ci riserva il futuro? Ogni volta che questa domanda esistenziale ci giunge alla mente, regiamo cercando risposte nel passato. Un’operazione di scavo utile, e spesso assai affascinante. Hmm, stiamo parlando di psicologia o di scarpe? Non ne siamo più certi, però abbiamo la certezza di essere rimasti affascinati dalle scoperte fatte in questi mesi estivi, nuovi modelli vintage che riuscivano a fotografare perfettamente l’epoca a cui appartenevano. Salite ancora una volta sulla nostra macchina del tempo fatta di pelle, gomma e nylon, per un viaggio che ci porterà in Europa, America e Giappone. Ci fermeremo nel vecchio continente, per osservare l’evoluzione dello stile tedesco - adidas, per la precisione - tra gli anni Ottanta e Novanta: a pagina 80 le Universal Spezial, a pagina 84 le Tech Trainer, fra le prime figlie di una linea che gli appassionati del Trifoglio si ricordano molto bene. Poi tappa oltreoceano, negli Stati Uniti, per un’immersione nei favolosi eighties con i giganti Nike e Vans: la casa dello Swoosh produceva in quel periodo modelli dalla tecnologia incredibilmente avanzata e dallo stile insuperato nel corso successivo della storia (se non ci credete, date un’occhiata alle Air Liner a pagina 92 e soprattutto alle mirabolanti Aqua Sock a pagina 76); quella fondata dalla famiglia Van Doren invece - con tutt’altra visione del mondo - cavalcava l’onda della passione custom (a pagina 90 trovate la storia di un paio di Authentic davvero uniche). Infine un giro nel lontano oriente, là dove nei Novanta un marchio - nato un secolo prima da un piccolo negozio di Osaka, Giappone - si apprestava a prendere il controllo del settore running performance, che domina ancora oggi: le Mizuno Mondo Control originali di vent’anni fa sono a pagina 82.

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E allora, cosa ci riserva il futuro? Non lo sappiamo ancora. Per intanto, ci godiamo il viaggio.

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What has the future in store for us? Every time we ask ourselves this fundamental question, we are led to look in our past for an answer. A useful and often intriguing practice of unearthing memories. Well, are we talking about psychology or shoes? We aren’t quite clear about this, but we’re pretty sure that we were fascinated by the discoveries we made during this summer – new vintage models that perfectly represent the epochs they come from. So, once again, come with us aboard our time machine – made with leather, rubber, and nylon – and let’s share a journey through Europe, America and Japan. We’ll dwell in the old continent to observe the evolution of the German style – adidas, to be more explicit – between the Eighties and the Nineties: on p. 80 the Universal Spezial, while on p. 84 the Tech Trainer, that were among the early offspring of a line that all Trefoil’s fans can’t forget. Second leg of the journey will be in the States, where we’ll have a dip in the marvelous Eighties, from the viewpoint of Nike and Vans. Back then the Swoosh company would release models that were marked by cutting-edge technology and a style that’s still unequalled (if you don’t believe us, just take a look at the Air Liner on p. 92 and the amazing Aqua Sock on p. 76). The company founded by the Van Doren’s, on the other hand, would go with the growing love for customization (on p. 90 you’ll find the history of a really unique pair of Authentic). Last not least, we’ll make a trip to the far East, where during the Nineties a brand (born a century before, from a small shop in Osaka, Japan) was ready to master the performance running sector, that they still rule today – and an original 20-year-old pair of Mizuno Mondo Control is on p. 82. So what has the future in store for us? We still don’t know. Meanwhile, let’s enjoy our journey.


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Vintage&Deadstock Sneakers

Nike

AQUA SOCK II HIGH BOOT Made in korea, 1989

Fine anni Ottanta: Nike può contare su due dei suoi testimonial più noti, che si danno il cambio nel rappresentare il marchio all’interno dell’immaginario collettivo degli americani. Andre Agassi è il re dello stile sui campi da tennis ormai da qualche anno; Michael Jordan ha appena iniziato a calcare i parquet, ma il suo nome è già sulla bocca di tutti. Intanto, dal tennis al basket, dal running al training, il marchio di Beaverton continua a introdurre sul mercato modelli molto apprezzati dal pubblico. Ogni sport ha le sue Nike. O quasi: perché non mettere lo Swoosh anche ai piedi di chi fa windsurf? Detto fatto, ecco le Aqua Sock II High Boot, versione alta sulla caviglia delle arcinote Aqua Sock. Ebbero notevole successo negli Stati Uniti, assai meno in Europa, e oggi sono un modello pressoché dimenticato: pochi collezionisti le cercano, e il valore sul mercato del vintage è sceso fino ad attestarsi intorno ai 150 dollari per un paio deadstock. Rimangono un modello molto particolare, forse degno di un remake migliore rispetto a quello, pessimo, visto sugli scaffali solo poche stagioni fa. 76

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The late Eighties: a epoch when Nike could rely upon two of its best known testimonials, who took turns in representing the brand within the American collective imagery. For years Andre Agassi was being deemed the king of style on tennis fields; while Michael Jordan was just beginning to tread the boards, though his name was already on everyone’s lips. Meanwhile, the brand from Beaverton was going on launching on the market highly appreciated models – from tennis to basketball, from running to training. Every discipline had its dedicate Nike model. A question arose: why don’t put a Swoosh over the feet of windsurfers too? No sooner said than done – here’s the Aqua Sock II High Boot’s, a high version of the very well known Aqua Sock. After being really successful in the Us, and a bit less in Europe, today they’re an almost forgotten model: few collectors go hunting for them, and their worth on the vintage market fell to 150 bucks for a deadstock pair. They remain a special model, though, surely deserving a better remake than the ugly one we saw on the shelves a few seasons ago.


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Nike

AIR club FLIGHT Made in korea, 1989 La concorrenza delle Air Jordan IV - uscite nello stesso anno non era certo un problema da poco, ma queste sneakers dal design davvero avanti sui tempi riuscirono ugualmente a conquistare il cuore di molti appassionati (magari anche grazie al fatto che si trovavano ai piedi di motli atlei dell’NBA, non ultimi Scottie Pippen e Charles Barkley). Molti i particolari che rendono davvero uniche queste Air Club Flight, dalla linguetta alle aprture laterali per l’aerazione, giù fino all’allacciatura capace di molte diverse configurazioni. La versione bassa è stata riproposta diverse volte da Nike, questa alta del lontano 1989 resiste solo nei nostri ricordi. Poche paia deadstock sono ancora in circolazione, pressoché inservibili (se non per fini collezionistici) a causa del naturaole deperimento dei materiali usati per costruirle. Valore? Sui 350 dollari. Del resto, non sono mica Jordan... Having the Air Jordan IV’s as a competitor – they went out that same year – was no easy trick, but these sneakers really in the forefront managed nonetheless to win the hearts of so many fans (perhaps also because they were being used by so many NBA athletes, among them the great Scottie Pippen and Charles Barkley). Many details conspire to make these Air Club Flight’s a really unique model, from the tongue to the lateral openings (designed to enable perspiration) to the lacing system allowing many different combinations. The low version was re-released by Nike several times – this hi version dating back to 1989 just lives in our memories. Few deadstock pairs are still around, although almost unusable (unless for collection purposes) due to the natural deterioration of the fabrics that were used to make them. Their worth? About 350 dollars. They ain’t no Jordan after all…

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ADIDAS

universal SPEZIAL Made in West Germany, 1980

Buona parte della redazione di Sneakers non era neppure venuta alla luce, nel 1980. Eppure anche chi ancora non era nato, potrebbe indossare oggi un paio di adidas Universal Spezial: questo modello della casa tedesca è ancora perfettamente utilizzabile, grazie a materiali che non risentono del passare del tempo. La suola è quella delle Samba, la silohuette inconfondibile: quintessenza dello stile casual, le Universal Spezial stanno bene di fianco ad altri modelli storici di quel periodo del Trifoglio, come le Rom che vi abbiamo presentato nello scorso numero (ricordate?). Si trovano spesso su eBay o nei negozi di vintage inglesi: non troppo rare, ma sempre molto ricercate. Quotazione conseguente, poco sotto ai 300 euro.

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In 1980 most of our editorial stuff at Sneakers wasn’t yet born. But even those who were born after that year may still use a pair of adidas Universal Spezial today: this model of the German company is still in perfect shape, mainly thanks to its longdurability materials. The sole is that of the Samba’s, the silhouette is still unequalled since then: the essence of casual style, the Universal Spezial’s go hand in hand with other models released by the Trefoil on those days, like the Rom’s we presented in the past issue – do you remember them? You can find them on eBay or other English vintage shops: not too rare, but always very much sought-after. As a consequence their quotation rests lightly below 300 euro.


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MIZUNO

MONDO CONTROL Made in china, 1994

Ci siamo resi conto di aver parlato poco di quello che è uno dei marchi leader al mondo nel settore delle scarpe sportive, e tanta strada ha fatto da quando Rihachi Mizuno ha aperto un piccolo negozio in quel di Osaka, nel lontano 1906. Ma avremo altre occasioni di raccontare questa storia: ora è meglio fare un salto di novant’anni, e parliamo di queste splendide running quintessenzialmente nineties, di produzione cinese. Nel 1994 Mizuno si stava preparando a conquistare il mercato del running performance, che oggi domina insieme a pochi altri brand. Ed ecco un tassello importante di quell’avanzata: le Mondo Control contenevano già tutti gli accorgimenti tecnici necessari a un paio di running performance di alto livello, dai materiali al tipo di suola al sistema ISIF che migliorava il comfort dell’allacciatura. Studiate per atleti dalla corporatura pesante, sono amate anche dai pesi leggeri... Chi le trovasse in giro, può acquistarle senza patemi d’animo: sono ancora perfettamente utilizzabili, anche per la corsa. Quotazione intorno ai 200 euro, ma con un po’ di fortuna si riescono anche a strappare prezzi migliori. 82

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We have to admit we haven’t been talking enough about what is by now one of the world leading brands in the sector of sport shoes, and which made so much fortune since the late Rihachi Mizuno opened up a small shop in Osaka back in 1906. But we promise we’ll have other opportunities to fill the gap: now we’d better skip some 90 years and talk about these wonderful and typically Nineties running shoes, a Chinese product. In 1994 Mizuno was ready to conquer the market of performance running, which is today dominated by the brand, together with few others. And here is a crucial step in that story: the Mondo Control’s already had all the technical devices that are requisite for a pair of high quality performance running – from the fabrics to the sole to the ISIF system which enhanced the comfort of the lacing system. Designed for heavy built athletes, they are much beloved by the lightweight too. Whoever were to find a pair of them could buy it usefully: they are still perfectly ok for being utilized, even for running. Their quotes revolve around 200 euro, but with a bit of luck you’ll be able to fetch a better price.


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ADIDAS

TECH TRAINER Made in korea, 1990 Disegnate in Francia, ma di produzione asiatica, le Tech Trainer rappresentavano la risposta tedesca allo strapotere delle coeve Nike Air Mariah, Nike Air Pegasus, New Balance 595 e Reebok GL6000: furono infatti lanciate sul mercato vestite degli stessi colori fluo delle rivali e ottennero un buon successo dal punto di vista delle vendite, soprattutto grazie agli amanti dello stile “casual” che spopolava in Inghilterra in quegli anni, che furono attirati dagli evidenti richiami alle più note Boston Super nel design della tomaia. Le Tech Trainer fanno parte - insieme alle Tech Lite, ad esempio - del primo gruppo di modelli “Tech” lanciati sul mercato da adidas, ancora privi della tecnologia Torsion (l’intersuola era, semplicemente, in EVA) che avrebbe caratterizzato ogni modello running della casa tedesca dalla metà della decade in poi. Quotazione intorno ai 200 dollari: destinata a scendere, visto che le voci di un possibile remake si fanno sempre più insistenti...

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Designed in France, but an Asian production, the Tech Trainer’s embodied the German answer to the great power of the coeval Nike Air Mariah’s, Nike Air Pegasus’s, New Balance 595’s and Reebok GL6000’s. Indeed they were launched on the market with the very same fluorescent colors exhibited by the rivals and proved to be successful from a commercial point of view, mainly thanks to the fans of casual style (back then in full swing in England) for they were attracted by the clear borrowing of the upper’s design from the better known Boston Super’s. The Tech Trainer’s belong – together with the Tech Lite’s, for example – in the first group of “Tech” models launched on the market by adidas – a series still lacking the famous Torsion technology (the intersole was in EVA) that would later characterize all running models of the German maison since the mid Eighties. Quotation reaching 200 bucks, but doomed to fall, given the rumors of a possible remake are growing more and more persistent.


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vans

MID SKOOL Made in usa, 1988

Pressoché impossibili da trovare deadstock, le Mid Skool sono una vera rarità: ci è capitato che alcuni collezionisti giapponesi ci abbiano (gentilmente, per carità...) impedito anche solo di scattare una fotografia a queste gemme Vans. Dunque vale la pena di mostrarvi quelle che vedete in queste pagine, pur se non si può dire siano in ottime condizioni: rimane il piacere di osservarne la silhouette perfetta, esaltata dal taglio a tre quarti. Il colore, invece, è un classico che abbiamo già visto su molte varianti delle Skate High. 86

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Almost impossible to find a deadstock pair of these Mid Skool for they are so rare. We happened to run into a few Japanese collectors who (very kindly, needless to say) prohibited us even to take a picture of these jewels by Vans. So it’s really worth our while to show you the kicks you see on these pages, even if you wouldn’t say they are in perfect shape; it’s still a pleasure to watch their perfect silhouette, emphasized by the angle. The coloring, on the other hand, is a classic we already saw on several versions of the Skate High.


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Vintage&Deadstock Sneakers

ASICS

GEL TRAIL LYTE Made in korea, 1992

Super colorate, e c’era da aspettarselo: nei primi anni Novanta Andre Agassi dettava legge sui campi da tennis, e imponeva al mercato il suo abbigliamento, ehm, estroso. Questo modello da cross training che abbiamo scovato nel corso di un recente viaggio in Canada rappresentava una risposta alla linea ACG di Nike da parte del colosso giapponese, e veniva prodotto utilizzando materiali di alta qualità. Non è l’unico motivo per cui le Gel Trail Lyte ci piacciono tanto: ci sono anche l’utilizzo di un logo minimale e il design davvero originale. Tuttavia non si tratta di un modello particolarmente ricercato, e di conseguenza la quotazione dovrebbe essere relativamente bassa. Difficile però individuarne una, vista la scarsa quantità di transazioni di cui sono oggetto queste sneakers. Siamo certi che un remake di questo gioiello dei nostri nineties potrebbe riaccendere l’attenzione degli appassionati. Quanto lo dobbiamo aspettare?

Ultra colored, as one should expect: over the early Nineties Andre Agassi was ruling over all tennis fields, and he would impose on the market his (well) whimsical way of dressing. This cross training model we exhumed in the course of a recent trip to Canada embodied the Japanese brand’s answer to the line ACG by Nike and was produced using high quality materials. That’s not the only reason why we like the Gel Trail Lyte’s so much – we should also mention their minimal logo and their very original design. Being not an extremely sought-after model, the quotation should be relatively low. It’s hard, on the other hand, to tell a stable price given the huge amount of transactions involving these sneakers. We are pretty sure that a remake of this jewel, reminiscent of our beloved Nineties, would revive the feelings of all fans. How long should we wait for them to come back again?

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Vintage&Deadstock Sneakers

vans

AUTHENTIC CUSTOM Made in usa, 1973

Quando abbiamo acqusitato queste sneakers su eBay, la prima cosa che ci ha colpito è stata la tela custom usata per la tomaia: mai vista prima. Com’era possibile? La risposta ce l’ha fornita il venditore stesso: “Nel 1973, il negozio Vans di Manhattan Beach, California, ti permetteva di portare da casa un qualsiasi pezzo di tessuto per fati fare esattamente le scarpe che desideravi. Io e tutti i miei compagni di scuola, quell’anno, ci facemmo produrre il nostro personale paio di Vans.” Verrebbe da dire: altro che ID e progetti vari di personalizzazione, in casa Van Doren le scarpe erano uniche già nei Settanta. Impossibile non essere d’accordo con chi, nel metterle all’asta, scriveva che sarebbero state bene in un museo dedicato alla cultura surf californiana di quegli anni. When we bought these sneakers on eBay the first thing impressing us was the custom canvas used for the upper, something we’ve never seen before. How was that possible? The answer was given by the reseller: “In 1973 the shop Vans in Manhattan Beach, California, would let you bring home whatever piece of tissue you wanted to build exactly the shoes you had in mind. That year I – with my pals at school – decided to have our personal pair of Vans produced on demand”. Forget about – one would say – the ID and all those projects of customizing everything! When it comes to Van Doren the kicks were conceived of as unique samples already back in the Seventies. How couldn’t you agree with those people who – while putting them to auction – used to write that one day they would fare well within a museum consecrated to south Californian culture of the times.

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Vintage&Deadstock Sneakers

nike

air liner windward ac Made in korea, 1987

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L’anno è lo stesso delle mitiche Nike Air Max 1. Nel catalogo della casa di Beaverton però, quelle rivoluzionarie running - disegnate dall’ormai ex-architetto Tinker Hatfield, divenuto designer a tempo pieno - non sono l’unica novità: c’è anche un altro paio di sneakers da corsa (in pieno stile eighties e simili alle Roadrunner viste nel 1985) dotate di unità air nell’intersuola, pur se non visibile all’esterno. Le molte colorazioni basic, non troppo contrastate, furono assai apprezzate dal pubblico dell’epoca, e suona dunque strano che Nike non abbia ancora deciso di renderle protagoniste di un’operazione di remake. Nell’attesa di un’eventuale decisione in questo senso da parte degli strateghi del marketing dello Swoosh, le quotazioni rimangono piuttosto alte: circa 300 dollari per un paio deadstock. Sono piuttosto difficili da trovare, ma se ci riuscite ci sono buone probabilità che siano ancora utilizzabili, fatto certo non comune per un paio di Nike vecchie di un quarto di secolo.

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Vintage&Deadstock Sneakers

nike air liner windward ac

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The same year of the legendary Nike Air Max 1. Within Beaverton’s catalogue, however, the revolutionary running shoes – designed by the now former architect Tinker Hatfield, later become a full-time designer – aren’t the only news. There is another pair of running sneakers (exhibiting a typically Eighty style and reminiscent of the Roadrunner appeared in 1985) which are equipped with a air unity within the midsole, although not visible from the outside. The various basic colorings, not too contrasting, were much appreciated by the public of the time; it’s therefore quite strange that Nike hasn’t yet decided to make them the protagonist of a remaking. While we hope for a potential decision to this effect by the marketing leaders from the Swoosh, the quotes remain quite high: about 300 dollars for a pair of deadstock. It’s quite difficult to find, but if you get one pair, chances are that they will be wearable, something which would be quite uncommon for a 25 year old pair of Nike.

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Vintage&Deadstock Sneakers

new balance H710

Made inusa , 1984

Da alcuni anni New Balance ha riportato sugli scaffali questo classico del 1984, con un remake apparentemente molto simile al modello originale: i materiali però sono cambiati, come è facile dedurre osservando queste foto della prima edizione (completa di etichetta) che abbiamo scovato - ovviamente - negli Stati Uniti, a Boston. Già a un primo sguardo si nota infatti la migliore qualità di pelle e nylon tecnico, aguzzando la vista anche la presenza di qualche piccolo dettaglio in più. Difficili da trovare nella loro versione originale, le H710 sono ancora perfettamente utilizzabili, visto che sono dotate di una suola indistruttibile e super performante: non stupisce che il loro successo continui ancora oggi. Nei Novanta vendette infatti molto negli Stati Uniti, mentre sul mercato del vecchio continente soffrì - e non poco - la concorrenza degli scarponcini prodotti da brand specializzati e italianissimi come Tecnica e Dolomiti.

For some years New Balance has been re-launching on the shelf this classic shoe dating from 1984, through a remake apparently faithful to the original model. The fabrics have changed a lot, however, as you can infer by observing these pictures of the first edition (complete to the label) that we found – needless to say – in Boston, United States. At first sight you will notice indeed the high quality of both leather and technical nylon, and on closer inspection you’ll also appreciate some other thin details. Although hard to find in their original version, the H710’s are still perfectly wearable, given that they are equipped with an indestructible and super-performing sole. No wonder if they’re still so successful. During the Nineties they sold very much in the States, while in Europe they suffered (quite much) the competition of boots produced by specialized Italian brands such as Tecnica and Dolomiti. 96

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SNEAKERS magazine Issue 51 – Digital Edition