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Siamo ormai alle porte del tanto atteso grande evento della Visita del Santo Padre Benedetto XVI al Santuario della Madonna di Leuca che guarda a tutto il nostro Salento e al vicino Oriente.


Il Papa a Leuca. Realtà. Proprio così. Mancano pochi giorni e tutti i fedeli sono in trepidazione per quanto si sta verificando. Il Vicario di Cristo, il Vescovo di Roma, il Pastore universale della chiesa il successore di Papa Giovanni Paolo II, Joseph Ratzinger, oggi Benedetto XVI, pellegrino e devoto della Madonna, entra nel nostro Santuario di S. Maria di Leuca per pregare “a finibus terrae” , dal suolo delle frontiere e di apertura per tutti i popoli della terra, per la pace nel mondo. Il nostro Vescovo, Mons. Vito De Grisantis, ha fatto per la Diocesi e per l’intero Salento il regalo più bello, un regalo storico, un regalo di amore. Ha dato il suo cuore per incontrare un cuore universale, quello del Papa. In questo ultimo fascicolo l’attenzione è rivolta sempre con più intensità verso il Papa. L’incoraggiamento del nostro Vescovo ci ha dato la possibilità di esprimere sentimenti di ringraziamento, di fiducia e di unione verso il successore di Pietro. Attraversando la cittadina di Leuca, da Punta Ristola al promontorio dove si trova il Santuario, il Papa certamente rivivrà sentimenti di tanti pellegrini. Lo sguardo rivolto ai fedeli osannanti sul lungomare, le eclettiche ville sparse lungo il percorso, il glauco mare con i due bellissimi porti , i tre ponti, il primo dedicato a LUI, la colonna romana la cascata ,la colonna giubilare , quella mariana e il faro rappresentano fotogrammi di una visione paradisiaca. . Gli articoli dei cinque numeri, tutti ricchi di amore per la Madonna e per il Papa, uniti alle testimonianze espresse in questo numero, offrono l’espressione più bella dei cuori ricchi di fede e di speranza. Nel ringraziare tutti coloro che in vario modo hanno collaborato per l’omaggio così bello e sentito verso il Papa, occorre avere un particolare riguardo verso il Parroco, Don Giuseppe Martella e i suoi collaboratori della Parrocchia “ Cristo Re” di Marina di Leuca che con sacrifici e piena disponibilità hanno dimostrato un’amore sincero verso la Madonna. La direzione

N. 5 Maggio 2008 REDAZIONE: - Circolo Culturale La Ristola - Santa Maria di Leuca - Parrocchia Cristo Re - Marina di Leuca - Santuario-Basilica, Santa Maria di Leuca - Amministrazione Comunale - Castrignano del Capo - Responsabile: Antonio Corrado Morciano - Stampa: Editrice Salentina - Galatina (LE)

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Siamo ormai alle porte del tanto atteso grande evento della Visita del Santo Padre Benedetto XVI al Santuario della Madonna di Leuca che guarda a tutto il nostro Salento e al vicino Oriente. I bellissimi fascicoli pubblicati in questi mesi con le varie riflessioni, i vari stralci di storia locale, le varie testimonianze hanno egregiamente preparato tutte le nostre Parrocchie a vivere questo evento non solo come un fatto storico di incommensurabile valore ma anche come appello a ravvivare la devozione autentica alla Vergine Maria, che noi veneriamo sotto il titolo di “Madonna di Leuca” o “Santa Maria de finibus terrae”, a rendere sempre più coerente la nostra vita di discepoli del Signore Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, a riaffermare il nostro attaccamento affettuoso e filiale al successore di Pietro e la nostra piena adesione al Suo Magistero, a rendere più incisivo e concreto da parte di tutte le istituzioni civili l’impegno per uno sviluppo vero, capillare del nostro Sud Salento a vantaggio soprattutto dei giovani e delle famiglie. Questi sono i frutti che attendo e che tutti attendiamo dalla Visita del Papa e che affidiamo alla preghiera alla Vergine Maria che con amore di Madre veglia sul Santo Padre e su tutti noi suoi figli. Desidero infine ringraziare tutti coloro che hanno pensato e attuato la pubblicazione mensile di questi fascicoli intitolati “Il Papa a S.Maria di Leuca”.

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La Croce Giubilare Ogni monumento esprime e testimonia un evento, un’impresa, una storia particolare. Le civiltà antiche, le varie culture, i progressi tecnici e le grandi scoperte ci vengono tramandate, spesso, attraverso opere imponenti, come punti di riferimento per una lettura non solo di conoscenza ma soprattutto di messaggio e di insegnamento. L’area santuariale e la stessa Basilica della Madonna De Finibus Terrae, si presentano come un prezioso Museo da visitare e studiare per comprendere il significato dei monumenti collocati nel corso dei secoli. Sono opere cariche di cultura, di storia e di insegnamento religioso. Tra queste merita un’attenzione specifica la “Croce giubilare” eretta in occasione di un grandioso pellegrinaggio promosso dal Vescovo Luigi Pugliese il 21 ottobre 1901. È un monumento grandioso, in carparo locale, collocato sull’altopiano che domina il panorama della Marina di Leuca. La pietà religiosa volle rappresentare la Croce quale simbolo di vita e di speranza, agli inizi del secolo XX, per ogni fedele che si presenta a venerare la Madre di Dio nel Santuario a Lei dedicato. Le iscrizioni incise sui quattro lati del monumento esaltano la figura di Cristo, Salvatore del genere umano e speranza di salvezza eterna. Lato Nord: In questa estrema rupe d’Italia nel primo anno

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del secolo ventesimo i credenti in Cristo Redentore posero questa croce Lato Sud: Christo Deo Sospitatori humani Generis esto gloria in saecula XII - kal. Novem. MCMI Leo PP. XIII A Cristo Dio Salvatore del genere umano sia gloria nei secoli 24 ottobre 1901 Papa Leone XIII Lato Est: Alla Croce di Cristo gloria dei secoli speranza unica di salvazione ai suoi seguaci terrore agli ostinati nemici Hic mendacii signa superstitio vidit olim videat colatque nunc fides salentinae justitiaeque tropheum Ecce Vexillum venite adoremus Qui un tempo la superstizione vide i segni della menzogna veda ed onori adesso la fede della Gente salentina del XX secolo il trofeo della verità e della giustizia Ecco il vessillo, venite adoriamo In preparazione della visita del Papa Benedetto XVI, questo monumento si ripropone come simbolo di guida di salvezza per coloro che vengono presso il Santuario. Onoriamo il monumento, leggiamo i contenuti, viviamo il messaggio. A.C.M.


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Lo stemma del Papa Lo stemma del Papa Benedetto XVI è sempre più conosciuto dai fedeli che hanno imparato a vederlo riprodotto nei luoghi delegati e presente perciò un po’ dappertutto nell’iconografia religiosa. Non voglio però in questa sede affrontare un discorso di araldica che potrebbe risultare difficile e forse troppo tecnico per i non addetti ai lavori, ma limitarmi ad alcune riflessioni relative al messaggio che, attraverso le immagini presenti, esso ci trasmette. In alto a sinistra ci colpisce subito una testa di moro, che è molto simile a quella che compare nello stemma della Sardegna; anche il Papa Pio VII della famiglia Chiaramonti (18001823) colui cui si deve l’adozione della bandiera bianca e gialla per il Vaticano,si fregiava di uno scudo con tre stelle e tre teste di moro (cfr. Aduino Sabato, Dizionario cronologico illustrato dei Papi, Lecce, 2004). Si tratta del simbolo della diocesi di Frisinga, di cui Joseph Ratzinger è stato Arcivescovo, ed a lui tanto cara. Ma quello che è interessante osservare è che esso appartiene anche ad una famiglia salentina piuttosto nota, i Saraceno, che non solo ebbero i feudi di Andrano, Depressa e

Taurisano (appartenenti alle diocesi di Ugento e Leuca-Alessano) ma dettero due Vescovi di Lecce, Giovanni Michele che rinunziò dopo pochi mesi ed Annibale che restò in carica dal 1560 al 1591. La differenza, per essere precisi, sta nel fatto che il saraceno rappresentato ha nello stemma papale una corona in testa, mentre in quello vescovile una benda che cinge la fronte. Quanta storia poi rievochino i Mori è noto a tutti, specialmente nelle guerre con i cristiani, ed anche nel Capo di Leuca, come vuole una tradizione, un esercito alla guida di Carlo Magno li avrebbe sconfitti nei pressi di Vereto (cfr. Historia della città de Leuche, Padova, 1588). Una incredibile coincidenza poi sta nel fatto che una delle fonti utilizzate dal Tasselli (cfr. Antichità di Leuca, Lecce, 1693) sia il Beato Ottone (1114-1158) vescovo di Frisinga, zio dell’imperatore Federico Barbarossa, storico e cronista attendibilissimo, che il frate di Casarano leggeva probabilmente nell’edizione di Basilea, 1569, presso Pietro Perna, lo stesso editore del de situ Iapygiae del Galateo. In alto a destra, la seconda figura presente è quella di un orso “sellato”: per comprenderne il significato bisogna rievocare la leggenda che vuole che

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Corbiniano, altro famoso vescovo di Frisinga, vissuto fra il 680 ed il 730, divenuto poi Santo, dopo averlo addomesticato, abbia raggiunto Roma facendosi accompagnare dall’animale con il carico dei propri bagagli. Siamo chiaramente in presenza di una metafora, che il Papa ha scelto a simbolo della sua missione e della sua vita stessa. Ma anche qui, a parte le tante dicerie sugli orsi, diffuse a livello popolare – vanno alla ricerca della sofferenza se questa può essere origine di una gioia; amano rallegrarsi della pioggia perché attendono già il sereno, etc.) – sarà il caso di ricordare che una delle più potenti famiglie salentine fiorita alla fine del ‘400, è stata quella degli Orsini, che prendono il nome da questo animale, che essi stessi allevavano nel fossato della torre del Parco, a Lecce, come ricorda anche Paone. Ancora un benemerito frate dell’ordine dei Minimi, Francesco Saverio D’Urso, nato a Ruffano, vescovo di Ugento anche se per poco meno di due anni (1824-1826), discendeva da una nobile famiglia che aveva nello stemma un orso. La parte principale dello stemma è però occupata dalla conchiglia del pellegri-

no, e qui è sin troppo facile comprendere quali siano stati i propositi del Santo Padre nello scegliersi questa figura. Il Papa è un portatore di pace ed è un pellegrino: i suoi viaggi lo dimostrano e lo dimostreranno sempre più. La conchiglia che serviva al viandante per abbeverarsi è una presenza necessaria e ci riporta col pensiero ai più famosi pellegrinaggi d’Europa: prima di tutto, in Italia, Roma, Loreto, il Gargano e poi in Spagna, San Giacomo di Compostella. Santa Maria di Leuca, con il suo celebre Santuario, non poteva che essere per lui una delle prime tappe, anche perché, come tutti sappiamo, a Leuca bisogna venirci almeno una volta, da vivi o da morti, per raggiungere il Paradiso. Questo segno, nello stemma di Sua Santità, è stato come un felice presagio della sua visita che finalmente è una realtà. Se gli altri due rimandano ad un passato carico di storia, quest’ultimo è una lucida profezia del futuro, nella doppia accezione del pellegrinaggio terreno e del pellegrinaggio come missione per un grande Pontefice illuminato. Alessandro Laporta

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La giornata tipo di Benedetto XVI Piena di impegni ma anche ricca di pause di riflessione, con molti ospiti ma concentrati nei momenti «pubblici» in modo da non intaccare i tempi riservati al lavoro a tavolino: è la giornata del Papa teologo che, rispetto al predecessore, ha ridotto le attività pubbliche e ampliato quelle personali di studio e scrittura. Sveglia Non se ne conosce l’ora esatta ma la possiamo collocare alle 5 o poco dopo. Anche da cardinale Ratzinger è sempre stato mattiniero e metodico, ben determinato a usare al meglio - per la meditazione e la preghiera - le prime ore dopo il risveglio. Messa La concelebra con i due segretari don Georg e don Mietek tra le 7 e le 8 nella cappella privata, che fu già di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. Assistono le quattro «memores Domini» (consacrate di Comunione e Liberazione) che hanno in cura l’appartamento privato e l’«aiutante di camera» Paolo Gabriele. E’ raro che siano presenti visitatori o amici di passaggio. La celebrazione avviene in italiano e l’una o l’altra delle quattro «memores» va al leggio per la prima lettura e il «salmo responsoriale». Non c’è omelia e si fanno lunghe pause, specie dopo le letture e dopo la comunione. Scrivania Sul tavolo dello studio, privato - ricco di libri - ci sono due telefoni, ma il Papa usa anche un cellulare al quale risponde di persona e del cui numero dispongono pochissime persone. Il primo tempo che passa a tavolino va dalle 8.30 alle 11. Uno dei due segretari gli porta un’abbondante selezione della stampa quotidiana e periodica realizzata da un ufficio della Segreteria di Stato, raccolta in una cartella di cuoio verde con la scritta «Rassegna stampa». Un sommario veloce gli permette di dare un’oc-

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chiata a quanto si scrive su di lui in tutto il mondo. Sempre dai segretari riceve la posta del giorno, già da loro selezionata e una puntuale descrizione dell’agenda della giornata, arricchita da schede e dossier sui personaggi da incontrare e sui problemi da affrontare. Udienze pubbliche Dalle li alle 13 il Papa scende - con un ascensore interno - dall’appartamento privato all’appartamento pubblico delle udienze, cioè dal terzo al secondo piano del Palazzo vaticano. Queste udienze sono gestite dalla Prefettura della Casa Pontificia. Il Papa riceve nella Biblioteca privata - o in qualcuna delle sale vicine - capi di Stato e di governo, singoli vescovi o intere conferenze episcopali, gruppi di sacerdoti e laici a vario titolo impegnati nella vita della Chiesa. Il mercoledì invece di queste udienze «speciali» si svolge l’udienza «generale» nella piazza di San Pietro, o nell’Aula Nervi detta anche «delle udienze». Pranzo Il rientro nell’appartamento privato per il pranzo avviene abitualmente alle 13.30. Il Papa è servito a tavola dall’«aiutante di camera» e mangia con i due segretari. E’ raro che abbia ospiti a tavola. Sia per l’assistenza alla messa del mattino sia per gli inviti a pranzo o a cena, l’accesso all’appartamento privato si è fatto raro rispetto agli anni del Papa polacco. Per questo aspetto con il Papa tedesco si è tornati alla riservatezza dei Papi italiani, non quella rigida di Pio XII ma quella flessibile di Paolo VI. Papa Ratzinger è sobrio nel mangiare e nel bere. I cibi sono per lo più italiani. Beve soprattutto spremute d’arancia, ma per fare onore agli ospiti assaggia un dito di vino. Passeggio e riposo Dopo il pranzo il Papa—accompagnato dai segretari — sale sul tetto del palazzo


dove ai tempi di Paolo VI è stato ricavato un giardino di piante in vaso, per lo più mandarini e limoni. Dieci minuti di passeggio all’aria aperta, la veduta ampia di Roma e quella ravvicinata della cupola di Michelangelo e della piazza di San Pietro con le code di attesa per l’ingresso in basilica. Poi un’ora, o un’ora e mezzo di riposo. Dossier e firme Alle 15.30 il Papa è di nuovo al tavolo di lavoro. Prepara omelie e documenti. Alle 17 uno dei segretari gli porta la posta arrivata in mattinata e i documenti da firmare, già decisi in precedenti incontri con i collaboratori. Sono raccolti in una cartella con la scritta «Alla firma del Santo Padre». Udienze «di tabella» Tra le 18 e le 18.45 hanno luogo - sempre nello studio privato - le udienze «di tabella», cioè previste da un severo calendario settimanale e mensile: si alternano il segretario di Stato, il sostituto alla Segreteria di Stato, il segretario per i rapporti con

gli Stati, i prefetti della congregazione dei vescovi e della dottrina della fede, i responsabili di altri organismi. Giardini vaticani Tra le 18.45 e le 19.30 nella stagione calda e dalle 16 alle 16.45 d’inverno, il Papa passeggia nei giardini vaticani, accompagnato dai due segretari. Cammina per vialetti e scalinate chiusi per quel tempo a ogni altro abitante della città leonina. Durante questa passeggiata recita il rosario. Cena e telegiornale La cena ha le stesse modalità del pranzo ed è servita alle 19.30. Alle 20, in un salottino con divani e poltrone verdi, il Papa guarda il Tg1. Segue un ultimo passaggio nello studio, la «compieta» (ultima delle ore canoniche) in cappella e il ritiro in camera da letto. Che non avviene a ora tarda: le luci delle tre finestre di destra dell’ultimo piano del Palazzo vaticano si spengono generalmente intorno alle 23. Luigi Accattoli

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Il Sacro nelle Grotte rupestr Grotta “Civetta”

La presenza di grotte nel territorio di S. Maria di Leuca spinge a considerazioni di carattere storico, religioso e sociale. La collocazione, il numero, la diversità strutturale e le raffigurazioni parietali delle stesse, rappresentano, infatti, un quadro di non facile interpretazione. Il fenomeno del “vivere in grotta” nell'area salentina è presente fin da tempi molto remoti. Studi approfonditi, hanno illustrato ampiamente i vari insediamenti soprattutto nell’area del tarantino. Il territorio di Massafra e di Mottola sono esempi significativi. Il riferimento alla località specifica del basso Salento e precisamente nella zona di Leuca è molto scarso e inoltre non esistono studi significativi sull’argomento. Si conosce quindi poco per cui ogni approccio di studio procede sulla linea delle ipotesi. Tenendo presente una ricerca personale sulla presenza nelle grotte nell’area di S.M. di Leuca si possono leggere dei risultati che avrebbero bisogno di una interpretazione più approfondita partendo appunto da confronti e parallelismi con altre strutture similari. Ciò che colpisce lo

studioso nell’affrontare la realtà rupestre del territorio in esame è la presenza del “Sacro” in tutte le abitazioni. Molte sono di tipo monolocale. Non mancano, però, grotte dove appare evidente la presenza di più eremiti adunati per la preghiera in comune e per una ritualità religiosa di vita d’insieme. Sono note le due grotte più significative: la “Camiscia” e la “Croci” descritte dal Tasselli come “laure” . L’eremitaggio semplice e austero, l’ambientazione per una preghiera quasi esclusivamente individuale, trovano, nella “croce” che domina con varietà di grandezza in tutti gli ambienti, il motivo ispiratore per una vita di contemplazione e di continua meditazione. Accanto alle numerosissime croci trovia-mo rare rappresentazioni figurative. Non vi sono immagini di Santi o iscrizioni di particolare rilievo. C’è solo la struttura essenziale per la immersione profonda nella contemplazione di Dio. Possiamo evidenziare, comunque, quanto è stato rilevato. In quasi tutte le grotte si notano croci di varia grandezza e nicchie. - Alcune evidenziano, oltre alle croci e nicchie, “se-

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pestri abitate dagli eremiti dili” e “letti” ricavati con incavi nel rispetto di particolari norme eremitiche (grotte: “Ecce Homo”, “Sedile letto”). Altre danno risalto alla croce. In diverse infatti si nota una grande croce incisa sulla parete centrale della grotta. Non mancano ambienti dove si notano segni e simboli di un certo interesse. Nella “Nascosta” oltre le croci si intravedono simboli vari non ben identificati. Nella “Civetta” accanto alle numerose croci si nota una croce grande scavata nella parete centrale e la figura di un uccello di dimensioni piuttosto grandi rassomigliante ad una civetta. In un’altra si può scorgere accanto alla croce una “figura stilizzata”. Nella grotta “Croci”, la più significativa per la presenza di vari elementi interessanti: croci, riquadri, sedili, nicchie, ci fa supporre che nel riquadro delle nicchie vi siano state delle figure affrescate che col tempo sono andate distrutte. Una testimonianza di particolare valore ci viene offerta dallo scrittore salentino Cosimo De Giorgi. Questi, nel descrivere la grotta “Porcinara” nel suo prezioso volume “La Provincia di Lecce, bozzetti di viaggio”, si esprime

cosi: “V’è però un fatto assai notevole. Sulla parete che divide la prima dalla seconda cripta trovai una nicchia scavata grossolanamente nella roccia, nella quale a colpi di accetta era incisa con poche linee geometriche la figura di Nostro Signore, e nei due lati della faccia i soliti monogrammi X...S Omega di Cristo Signore. Il disegno è ciò che si può immaginare di più arcaico e a prima giunta sfugge all’attenzione del visitatore; e perciò non è stato osservato né scritto da nessuno...” Al di là della valutazione storica degli insediamenti umani nel territorio attraverso il “vivere in grotta”, è certa la presenza di uomini dediti alla contemplazione e alla preghiera dando così all’intero territorio, un’immagine di sacralità e di devozione alla Madonna. Non potevano, d’altra parte, questi uomini di Dio, non attingere dal colle mariano la forza per una vita di grazia e di preghiera. Quasi tutte le grotte,avendo la direzione naturale verso il promontorio japigio, permettevano agli eremiti la visione costante del Tempio della “Madonna de Finibus Terrae”. P. Corrado Morciano

Grotta “Croci”

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Questo Papa vi stupirà Questo Papa sta parlando veramente all’uomo contemporaneo, privilegiando all’esposizione mediatica, la comunicazione razionale; non parla all’immaginazione, ma parla alla radice più profonda dell’essere uomo, la ragione. Il suo è un “obsequium rationale” della fede e invita gli uomini a trovare nella stessa ragione umana le ragioni promotrici e afferenti al processo della fede. Così come hanno fatto i grandi del passato: S. Paolo, S. Agostino, S. Tommaso, S. Anselmo che hanno saputo tradurre la loro esperienza nella fede, nel linguaggio della contemporaneità, parlando prima di tutto all’intelligenza dell’uomo, più che alla loro sensibilità, perché solo quando la volontà vede chiaro l’oggetto del suo desiderio si infiamma e corre spedita verso l’incontro amoroso con il “bonum”. Ed è per questo, per il suo modo proprio di teologo, di dottore della fede, di avvicinarsi al mistero di Dio, di Cristo e dell’uomo interrogando in modo razionale il dato evangelico, che diventa maestro di spiritualità, di una spiritualità, non devozionale e immaginifica, ma declinata e vissuta come interiorità (immanenza) e comunione (trascendenza). Attraverso il processo discorsivo ci conduce in un itinerario che porta l’intelligenza e il cuore a ritrovare un unico oggetto di conoscenza, che diventa una conoscenza amorosa e sapienziale. Nel suo magistero teologico, che viene ripreso poi nella prima espressione del Magistero ordinario rappresentato dalla sua prima Enciclica “Deus caritas est”, egli esprime una concezione integrale della teologia, ri-

conduce a unità senza confusione i vari aspetti dell’esistenza e dell’essere dell’uomo, del mondo e di Dio. Senza ragione, non c’è fede, anche se la ragione per avverarsi ha bisogno della fede e la fede ha bisogno della ragione per esistenzializzarsi; senza il corpo non c’è spirito, anche se il corpo ha bisogno dello spirito per non confondersi e degradarsi in mero processo chimico-biologico e lo spirito ha bisogno del corpo per personalizzarsi; senza Cristo non si può attingere a Dio e “diventa lecito dubitare che Dio possa esserci vicino, che possa chinarsi tanto verso di noi”, come pure “se Dio non è in Cristo, Dio cessa di essere Dio per l’uomo, é un non-Dio” e Cristo rimane come semplice cifra di un desiderio inappagato, come creatura che vive nell’assurdità di un’ esistenza aperta senza sbocchi. Un esempio di questa visione integrale e unitaria la troviamo in un passo della sua prima Enciclica (ma tutto il suo pensiero teologico è pervaso da questa struttura ermeneutica e metodologica nello stesso tempo, a cominciare dall’Introduzione al cristianesimo), egli scrive: “ Se l’uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come un’eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se d’altra parte egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza...Ma non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare, è l’uomo, la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte anima e corpo” (DCE, n. 5).

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In Benedetto XVI troviamo un Papa che, attraverso l’indagine e la comunicazione razionale, permette una forma alta e profonda dell’inculturazione della fede in un mondo fortemente secolarizzato ma sempre bisognoso di salvezza. E’ un papa teologo che forse non parla tanto alle masse, ma parla alle persone, allo loro intel-

ligenza e alle loro esigenze vitali. E’ qualcosa di nuovo, di cui in Paolo VI avevamo avuto qualche sentore e che il Card. Martini ci fece intravedere quando, a proposito di Benedetto XVI appena eletto, disse: “Questo Papa vi stupirà”.

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La generosità dei pescatori di Leuca Una delle navi “Rubino” affondate a Leuca

Forse pochi sanno che i pescatori di Leuca oltre ad essere dei bravi uomini di mare, sono anche straordinarie persone che con il loro altruismo, generosità e spiccato senso dell’accoglienza hanno permesso di salvare vite umane, accogliere naufraghi e scongiurare tragedie. Nel 1915, grazie al gesto di un gruppo di pescatori di Leuca, l’Italia riuscì a rafforzare il suo legame con la Francia. L’episodio è legato all’affondamento dell’incrociatore corazzato francese, Lèon Gambetta, lungo quasi 150 metri con un dislocamento di 12.550 tonnellate, che fu abbattuto con due siluri da un piccolo sottomarino austriaco, la notte dal 26 al 27 aprile, al largo della marina. In quella stessa data a Londra venne deciso, in gran segreto, l’ingresso italiano nel conflitto al fianco delle potenze dell’Intesa. L’incrociatore affondò in pochi minuti su una scialuppa che poteva ospitare non più di 52 persone, riuscirono a salirne 108. I marinai remarono per tutta

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la notte, fino alle prime luci dell’alba, quando giunsero in loro aiuto tre pescatori di Leuca e il semaforista Sandri, che per primo diede l’allarme. La scialuppa, che rischiava di affondare per le numerose falle, fu rimorchiata fino al porto di Leuca. Giunti nella marina, i superstiti ricevettero le attenzioni e le cure di tutta la gente del posto che si prodigò nel mettere a disposizione cibo e vestiario, in attesa dei soccorsi da Taranto e Brindisi. Nei giorni successivi, alla popolazione di Leuca e alle autorità italiane giunsero gli attestati di stima dei superstiti e delle autorità francesi. I giornali in Francia evidenziarono come l’episodio contribuì a rafforzare maggiormente l’amicizia franco-italiana. Il Pétit Parisien sottolineò: “…Al dolore che tutta la Francia proverà, si unirà il sentimento di viva gratitudine verso il popolo italiano. Non vi è francese che non ringrazi dal profondo del cuore la Nazione sorella pel suo gesto generoso…” Altro episodio, questa volta inerente la

Harem

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seconda guerra mondiale, avvenne il 29 luglio del 1943. Il sommergibile Pietro Micca era nella baia di Leuca, i militari, sul ponte, avevano notato l’unità di superficie designata a scortarlo fino a Taranto quando fu attaccato con sei siluri dal sommergibile britannico Trooper. L’affondamento del Micca fu immediato. Dei 72 uomini di equipaggio 54 rimasero intrappolati tra le lamiere, 18 invece furono salvati da un gruppo di pescatori di Leuca richiamati dalla forte esplosione. La popolazione leuchese si è contraddistinta, per generosità e ospitalità, nell’autunno del 1943 quando giunsero in Puglia migliaia di jugoslavi in fuga dall’altra sponda dell’Adriatico, dopo l’occupazione dell’esercito tedesco. A Leuca, i primi profughi arrivarono l’8 gennaio del 1944 ed in breve tempo divennero circa 4000. Tutte le ville e le abitazioni disponibili venne-

ro trasformate in ricoveri di massa. Furono organizzate le prime scuole per i bimbi e una casa per gli anziani. I profughi erano tenuti nel campo da comandi ora americani ora inglesi. Leuca nel 1945 ospitava profughi ebrei, albanesi, tripolini, maltesi, russi e cinesi circa trenta nazionalità. Ancora una volta la popolazione di Leuca seppe abbracciare uomini, donne e bambini senza distinzione di razza e di colore sfuggiti alla guerra ed alla barbarie. Santità! Benvenuta nella terra dell’accoglienza che nella sua storia ha abbracciato l’umanità intera, e che anche nel giorno della Sua storica visita saprà ospitare, a braccia aperte, le migliaia di pellegrini e fedeli che da ogni parte giungeranno per renderLe un caloroso saluto. Michele Rosafio

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La visita del Papa vista dalla Comunità ospedaliera di Tricase... Come non gioire dal profondo del cuore per questo dono grande che il Signore ha voluto concedere alla nostra diocesi, per la venuta del Santo Padre Benedetto XVI il prossimo 14 giugno 2008? Ma una domanda nasce spontanea dal cuore: PERCHE’? Perché il Signore ci dona questa grande opportunità? Perché proprio alla nostra diocesi? È difficile dare risposte a queste domande, ma se il Signore ci offre un dono così prezioso, vuole lasciarci un grande messaggio. Il grande messaggio che cogliamo nella venuta del Santo Padre è certamente un messaggio di speranza. Quella Speranza che per noi consacrate è una certezza: siamo chiamate a testimoniare con la nostra vita che quel Gesù crocifisso è Risorto! La visita del Santo Padre ci sollecita a metterci in atteggiamento di ascolto: ascolto della voce di Dio, dei “sogni” che Gesù o oggi ha nei riguardi della nostra Chiesa diocesana e, perché no, delle nostre comunità religiose. La nostra vocazione e il nostro mandato consistono, quindi, nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nelle realtà quotidiane della nostra vita ciò che lo Spirito ha intrapreso in noi col battesimo: SIAMO CHIAMATE A DIVENTARE DONNE NUOVE, PER POTER ESSERE TESTIMONI DEL RISORTO, portatrici della gioia e della speranza cristiana nel mondo, nella nostra chiesa diocesana e nelle nostre comunità. La testimonianza passa attraverso il discernimento, presuppone un umile e forte esame di coscienza e diviene il frutto di una vera e sincera conversione: a Cristo e al-

l’uomo. A Cristo attraverso il quotidiano atteggiamento di ascolto della Sua Parola e la partecipazione sincera al Sacramento del Suo Corpo e del Suo Sangue nell’Eucaristia; ma anche all’uomo, ad ogni uomo che quotidianamente ci sollecita a dare ragione della speranza che è in noi. Abbiamo bisogno di sentire che il Signore Gesù è presente fra noi: sentirLo e viverLo come Risorto; abbiamo bisogno di dire e cantare a tutti, con la gioia che lo Spirito Santo ci mette nel cuore, che è proprio Lui l’unica certezza del mondo. Inserite nel cuore del Salento con il Carisma di Mons. Luigi Biraghi, quest’evento di Chiesa ci sprona a ripensare la nostra presenza come “segno profetico”, a volte scomodo perché incarna ed offre valori alternativi; testimoni dell’Amore di Dio nelle nostre realtà apostoliche, educatrici nelle scuole, nelle missioni e nelle opere sociali quali gli ospedali le RSA e l’Hospice. Anche nei nostri giovani che si preparano a diventare professionisti al servizio della persona, l’imminente visita del Papa suscita desideri di libertà, di verità e di pace, segni caratteristici della speranza evangelica. Lo testimoniano le loro brevi riflessioni raccolte in occasione dell’“agorà” dei giovani presso il nostro Polo Universitario. Gabriele: Per me la venuta del Papa è un appuntamento straordinario, rappresenta il preludio alla giornata mondiale della gioventù che si terrà a Sidney: un’occasione unica che ci invita a leggere la Bibbia e a tenerla sempre con noi perché ci indichi la strada da seguire. Emanuela: Personalmente sono molto contenta di questo evento, perché la fede è un qual-

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cosa che si vive dentro, che ci spinge a credere in Gesù Cristo. La partecipazione dei “giovani di oggi” è importante… significa che c’è ancora speranza! Che ancora esistono valori, magari sopiti, ma vivi e presenti in noi. Angela: La sensazione che provo è di speranza e fiducia: vedere nella persona del Santo Padre, guida spirituale fatta di umanità e semplicità, ma soprattutto di intenso dialogo con noi giovani. Chiara: Vivere questa giornata importante in maniera profonda, offre sicuramente un modo “vibrante” per avvicinare noi giovani alla Parola di Dio … perché il Santo Padre incarnando la presenza stessa di Gesù investe i nostri cuori di un amore “nuovo”, illuminante. Jessica: Spero che la Parola di Dio pronunciata dal Santo Padre arrivi non solo a coloro che credono, ma anche a coloro che sono più scettici, con l’augurio che questa santa Presenza riesca ad aprire i loro cuori. Valentina: La visita del Santo Padre dovrebbe far rinascere in noi la voglia di vivere e di lottare per far si che tali principi costitui-

scano la vera realtà, il fondamento che vivifica e rende fecondo il nostro Battesimo. Federica: Spero che l’arrivo del Papa nella nostra terra avvicini noi giovani alla Parola del Signore, facendoci essere più umili e vicini alla gente. Salvatore: Il Papa porterà speranza e anche forza per continuare la nostra strada nel rispetto del prossimo, chiunque esso sia. Le riflessioni fatte dai nostri giovani hanno un filo conduttore unico: la speranza. Ed è proprio questo desiderio di “valori” più alti che ci aiuta a credere che davvero il sogno di Dio si può realizzare. Prepariamoci con intensa preghiera a questo dono grande, perché quanto lo Spirito suggerisce al Santo Padre durante questa visita sia accolto in tutta la Chiesa diocesana e nel cuore di ciascuno come una particolare grazia per il nostro tempo. Ci accompagni la presenza della Vergine Maria che veneriamo come Santa Maria di Leuca. Saremo il popolo di Dio che in questi giorni s’impegnerà a cantare la gioia di testimoniare Cristo Risorto.

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Santo Padre ti aspett La sua visita ci riempie di gioia Sua Santità, da alcuni anni per motivi di studio, sono costretto a trascorrere poco tempo a Leuca, mio paese natale. È sempre un po’ triste per me rientrare a Casa solo per pochi giorni di vacanza. Quest’anno ho fatto di tutto per essere presente nella mia terra in occasione della Sua venuta, per unirmi anch’io alla felicità dei miei conterranei, privilegiati da questo invito che Sua Santità ha accolto di buon grado. Questo è un grande momento storico per Leuca e per i suoi abitanti. Come già sa, Leuca è una piccola cittadina ai confini della terra, un tempo baricentro del mediterraneo, oggi estrema terra, fine dell’Italia, terra bella e incontaminata dove, l’innovazione e il progresso fanno fatica ad arrivare, insomma una terra ai confini, veramente ai confini. Leuca rappresenta il Sud, le difficoltà ed anche la forza e la voglia di riscossa, un Sud che cerca di crescere, che ha bisogno di fiducia, un Sud pieno di valori, dove ha sede la cultura, motore e chiave di tutto. Spero che il messaggio cristiano di Forza interiore e di Serenità, che Sua Santità ci porterà attraverso la Parola del Vangelo siano per noi uno stimolo per fare di più per il prossimo e per noi stessi. Leuca da Terra di fine deve diventare terra d’inizio, trampolino per la rinascita dei valori molto spesso ignorati da una società dispersa e affannata dai ritmi frenetici della vita, dimentica delle tradizioni e della storia, costretta a seguire modelli che sono distanti dai valori, con cui chiunque, non sbandato e trascinato dalla diseducazione, è cresciuto. Dobbiamo fare di tutto per cambiare le inclinazioni del viver male, protendere il nostro sguardo verso una visione della vita più

conscia e libera da ogni pregiudizio. Spero che, nelle poche ore, in cui Sua Santità sarà con noi, riusciremo a dimostrarLe pienamente tutto il calore e l’entusiasmo di noi leuchesi, che se pur non potendo starle vicini sul piazzale della Basilica, lo faremo seguendola dai maxi schermi, presenti nel paese per l’occasione. Siamo gente semplice e onesta e, faremo di tutto per dimostrarle il grande affetto e l’ospitalità, che ci ha sempre caratterizzato. La Sua visita ci riempie di gioia; è una grande occasione per noi del posto: conferma, che Sua Santità è con noi e ci vuole bene. Santo Padre, noi Leuchesi, La aspettiamo con ansia, a braccia aperte. Giuseppe De Carlo

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pettiamo con ansia... Benvenuto tra noi

Santo Padre, siamo dei ragazzi di undici anni e vorremmo darLe il benvenuto a nome di tutta la nostra comunità, sia cristiana che laica. Appena giunta la notizia della Sua visita a Leuca, tutti noi abbiamo avuto un sussulto di gioia e in ogni parrocchia ci siamo preparati spiritualmente, perché questa è un’esperienza che ci ha toccato nell’intimo del nostro cuore. Per noi è un evento storico quello della Sua visita, rappresenta la dimostrazione che la nostra fede è stata premiata. Il Capo di Leuca infatti è stato da sempre considerato un territorio a vocazione religiosa sin dai tempi antichi. Le nostre genti l’attendevano da tempo. La nostra felicità è condivisa da tutte le persone che incontriamo: le autorità civili, le autorità religiose e la gente comune, tutti impegnati a prepararLe un’ accoglienza calorosa ed affettuosa. L’olio, il vino ed il pane della nostra terra

degnamente rappresentano i simboli cristiani e lo stesso si può dire del pesce che vive in abbondanza nel nostro mare e simboleggia il primo e il più importante miracolo compiuto da Gesù per i suoi discepoli. Santo Padre, il Suo intrattenimento Pastorale al Santuario di Santa Maria di Leuca è il segno della Grazia Divina rivolta ad una terra che, con la costante preghiera alla Vergine Maria, ha aperto l’orizzonte alla nuova cristianizzazione di questo territorio. Ma noi ragazzi cose Le possiamo offrire? I nostri buoni propositi, le nostre azioni migliori, il nostro aiuto a chi si adopera per migliorare il territorio in attesa della Sua venuta. Grazie a Lei avremo nuova energia e gioia nel cammino della vita. Benvenuto tra di noi Santo Padre! La classe IB Scuola Secondaria Istituto Comprensivo di Castrignano del Capo

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Benvenuto in Terra di Puglia e a Santa Maria di Leuca -Arriva il Papa! Santo Padre, quando lo abbiamo saputo, ci è sembrato un vero dono della Divina Provvidenza! -Il cuore dell’intera comunità ha accelerato i suoi battiti: Sua Santità Benedetto XVI, pellegrino tra i pellegrini, sarebbe giunto sino alla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca nella Basilica de Finibus Terrae! -Santo Padre, noi vogliamo comunicarLe tutta la nostra affettuosità e la nostra gioia per averci “scelti” secondo lo spirito evangelico, per aver voluto stare con noi anche se per poche ore. -Noi sentiamo veramente col cuore che Lei ci porta lo Spirito di vita che sospinge verso il futuro, lo Spirito consolatore, lo Spirito d’amore, quello con la “A” maiuscola, quello che si incammina per le strade del mondo e le inonda della Sua presenza. - Questo Spirito che ci unisce non è statico, non sa stare fermo, ma si muove perennemente come le onde del mare che, anche quando è in tempesta, abbraccia amorevolmente e protegge la nostra terra.

-Questo è quello che Lei ci testimonia con la Sua venuta: grazie, ne avevamo bisogno! -Siamo consapevoli che il Suo desiderio di incontrarci, passare tra di noi, conoscere i posti dove viviamo e lavoriamo, dove gioiamo e speriamo e dove, forse non a caso, i frutti della terra sono da secoli il grano e l'uva, fa parte della Resurrezione di Cristo testimonianza e messaggio per tutti quelli che illuminati e con “buona volontà” lo sanno capire ed apprezzare. -E’ per questo, Santo Padre, che Le saremo sempre grati, anche in futuro, per questa scelta di Padre che viene a trovare “proprio noi” figli tutti “prediletti” in un abbraccio di comunione e di amore. -Sì “prediletti” perché, Santo Padre, ce lo lasci dire, in questa circostanza ci sentiamo “prediletti”: prediletti da Dio, prediletti dal suo pastore che viene a trovarci, prediletti a 360 gradi dalla Sua sensibilità di uomo e di fratello, certi che lo Spirito Paraclito comunitario che Lei così “semplicemente” rende vivo, abbia voluto con la Sua presenza manifestarsi ancor più limpidamente e gioiosamente a tutti.

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- Santo Padre perciò noi La preghiamo: consideri il nostro cuore, il cuore della gente della diocesi, il cuore della gente del Salento e di Puglia, un vero “Tabernacolo vivente” come a suo tempo ha illuminatamente detto il nostro santo di adozione San Pio da Pietrelcina. Noi lo mettiamo nelle Sua mani, certi che Lei sappia vedere oltre e leggere in tra-

sparenza secondo il desiderio del nostro grande maestro Gesù Cristo. -Benvenuto in terra di Puglia e a Santa Maria di Leuca, benvenuto Santo Padre Benedetto XVII, Joseph! Tina Inguscio (per la comunità della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca)

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Sul Santuario 1 - Palco centrale dove il Papa concelebrerà con i Cardinali, Vescovi e Sacerdoti. 2 - Il piazzale ospiterà 4500 fedeli. I posti saranno riservati ai diversamente abili, autorità civili e militari e ai fedeli delle Parrocchie della Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca muniti d’invito fornito dal proprio parroco.

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Aree di Sistemazione dei pellegrini Al Porto Turistico Il Porto può ospitare 7310 fedeli a sedere provenienti dalle Diocesi Salentine anche per questi posti occorre prenotarsi presso i rispetti parroci. Il Porto sarà dotato di bagni e di maxischermi

Si ringraziano le diverse Amministrazioni comunali di Alessano, Acquarica del Capo, Castrignano del Capo, Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano, Presicce, Ruffano, Supersano per il contributo versato a favore dell’iniziativa del giornale “Il Papa a Santa Maria Leuca”.

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Benedetto XVI Testimone di Speranza «La vera, grande speranza dell’uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio” (Spe Salvi p.53). Il Pontefice della speranza viene nel nostro amato Salento, rendendo così “visibile” il messaggio della sua ultima Enciclica, «SPE SALVI». Il messaggio di Sua Santità, fondato sull’amore, incoraggia tutti a guardare al domani con fiducioso abbandono. Stare alla presenza di Benedetto XVI è come affacciarsi da una finestra da cui si può guardare il panorama misterioso e luminoso della speranza, la virtù teologale che invita gli uomini a non farsi travolgere dall’ondata di pragmatismo e di scientismo imperante. Il popolo salentino accoglie con gioia la visita di Benedetto XVI. Accoglie il gradito dono con l’entusiasmo di chi è consapevole che la linfa benefica porterà un’ondata di crescita morale e spirituale e cambiamenti tangibili nelle realtà sociali. La coerente testimonianza del Pontefice è una esplicita esortazione a guardare alla vita di tutti e di ciascuno come a un dono che si rinnova e, prendendo nutrimento dalla stessa vita, diviene fonte inesauribile di speranza. La stessa speranza che fiorisce alla vista del filo d’erba che continua a crescere anche nelle campagne rese aride dal vento di scirocco, dalla brezza marina e dall’abbandono dei giovani…spesso attratti da falsi miraggi… Ma, nonostante tutto ciò, la natura che si risveglia continua a portare all’uomo il profumo e il sapore della speranza. Benedetto XVI, nella sua splendida Enciclica, sottolinea: «l’amore esige sempre espropriazione del mio io… L’amore non può affatto esistere senza questa rinuncia…» (Spe Salvi p. 75), e, da testimone coraggioso della Parola, invita a fare della propria vita una offerta d’amore che è rifiuto a tutto ciò che toglie agli altri la speranza.

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Quell’amore che è rinuncia al proprio io, è abnegazione e, quindi, rinuncia a se stessi. Infatti, solo facendo questo percorso si può raggiungere l’ideale dell’ accettazione dell’altro e della condivisione della sofferenza con i fratelli: Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla (Spe Salvi p.70). Il Pontefice esorta a guardare alla Verità per stare nella verità e nella giustizia. <<La verità e la giustizia devono stare al di sopra della mia condotta ed incolumità fisica, altrimenti la mia stessa vita diventa menzogna>> (Spe Salvi p. 75 ) E’ proprio la menzogna, infatti, che toglie luce e forza alla speranza ed è la verità, invece, che ridona gioia e respiro alla vita dell’uomo, riaccendendo così i cuori spenti e gli spiriti affranti di rinnovata speranza. Solo così anche la più triste esperienza e degradante condotta di vita, riacquista la giusta dignità dell’essere creatura. Perché la speranza è vita che si rinnova, è certezza che apre al mare infinito della salvezza, dove ogni cosa trova il suo giusto posto, e ogni sentimento viene vissuto alla luce della misericordia di Dio. Sua Santità Benedetto XI, con il suo essere Vicario di Cristo, invita l’uomo a non fare della propria vita un modello pensato dall’uomo, con la presunzione di fondarla su certezze derivanti dalle correnti di pensiero che fluttuano nel vento del tempo, ma di restare ancorato al vento dello Spirito, l’unico che non cambia in quanto proviene dall’Eterno. Grazie, Benedetto XVI, perché ci doni il gusto della Speranza, così sarà meno buio anche <<quando si fa sera>>. Nella sera, infatti, i discepoli di Emmaus riconobbero nel viandante Colui che - spezzando il pane - rese visibile l’Eterno che si dona ad ogni uomo. Grazie, Benedetto XVI, che oggi spezzi il pane con noi. Aurora Guerrieri Romano

Filiale di Santa Maria di Leuca Via Cristoforo Colombo, 35 - tel. 0833 758 931 - fax 0833 758 000


Papa Benedetto XVI a S. Maria di Leuca - Numero 1  

Maggio 2008 - Numero 5

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