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DI RIMINI di Paolo Bissaro

Le facce sono un segno distintivo del nostro essere, ci autocondizionano, si modellano, si rovinano, si sporcano, migliorano. Scrivere di facce a Rimini è come parlare dei suoi scogli che si concedono al mare, levigati dalla marea e plasmati dalla vita. Le facce sono come quelle pietre coraggiose lontane dalla terra, si sfregiano alla volontà della natura che procede con il corso inesorabile del tempo. Di facce a Rimini ne abbiamo tante sulle quali soffermarsi per osservare e per capire la follia che ci accomuna. Per trovarle lo sforzo non è enorme, è la fatica culturale necessaria che ci porta oltre al solito vedere, ci obbliga ad abbassare la difesa visiva che si incunea tra i nostri occhi, il benpensare e la volontà di verità di cui la nostra vita ha bisogno. Vedo i “patacca” di Rimini, in via d’estinzione data l’enorme gelatina che ci sta sommergendo, che sfidano il mare aperto con i loro tratti semantici coraggiosi di chi non nega il proprio essere lasciandosi in balia degli schiaffi del mare, del sole che li culla e dei curiosi che li toccano come razza oramai arresa al massificarsi del pensiero. Le facce diventano personaggi, storie di cui parlare con gli amici, si fa a gara a chi ne conosce di più, ma nessuno credo conosca profondamente questi baluardi di civiltà. Queste facce scomode sono proiettate verso i confini delle nostre più segrete paure, stuzzicano gli ultimi residui di decenza, lavorano per generare l’opinione diffusa di quello che non vorremmo essere. Riflettere sulle facce è interrogarsi sul nostro tempo che scorre, è capire il futuro della nostra identità, è l’atto ultimo che ci discosta dalla massificazione dei comportamenti portandoci alla presa di coscienza della nostra faccia. Proporre in questa rubrica gastroumorale un piatto legato alle facce vi garantisco è cosa difficile ed estremamente sfaccettata, non per fare giri di parole, ma credo che per poter essere coerenti su quello di cui ho scritto sopra la ricetta migliore sia quella legata ai vostri sforzi di crescita e di autodeterminazione umana. Non me ne vogliate ma penso che ognuno di noi guardandosi allo specchio debba cascare di fronte all’io più intimo, pulito da sporcizie convenzionali, con la volontà di riconoscersi, migliorarsi e raggiungere un livello umano che ci porta a diventare comprensivi, saggi e accoglienti. Il ruolo storico che ognuno di noi ha con la propria faccia è di rappresentare al meglio l’evoluzione genetica di chi lo ha voluto, creato e fidato nel miglioramento della specie.

Gastronomica

LE FACCE

Ricetta della faccia Ingredienti per 1 persona: Tu Uno specchio Una consapevolezza Signori non si compra più nulla, si fa il bilancio dei vari percorsi. Non esistono né mercati né mercenari che vendano a buon prezzo la faccia. La sintesi la trovate in ogni persona che di fronte a voi vi guarda con occhi trasparenti e volenterosi di capire chi siete. I contadini non ci forniranno né ricette né consigli, diranno solamente ‘osserva il tempo che ho accettato, scandito dalle stagioni, dai colori e dalle relazioni antiche’. Sarebbe comodo comprare una faccia tanto al chilo, ma sarebbe anche tanto frustrante non poter essere padroni di sé e della propria faccia. Lo chef a questo punto si ritira con il suo specchio, e credetemi non chiede nulla per avere risposte, si flette sul suo tempo che scorre e che gli sussurra i consigli della storia.

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Smiting Festival è il Festival nazionale della Cultura non convenzionale, con una predilezione verso la Creatività surreale, l’Ironia, il No...

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