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GIOVEDÌ 21 febbraio 2008

calabria

ora

P I A N A

Vinci primo candidato a succedere a De Marco Serrata, scelto per alzata di mano dopo un dibattito SERRATA E’ il giovane ingegnere Salvatore Vinci, il candidato a sindaco dell’amministrazione uscente guidata da Rocco De Marco. La scelta è arrivata dopo una singolare iniziativa. Il primo cittadino, infatti, giunto al termine del suo secondo mandato e quindi non più candidabile, come prescrive la legge, ha proposto con un manifesto, un incontro aperto a tutti per la scelta dei criteri di individuazione del candidato alla carica di sindaco, per le ormai prossime consultazioni elettorali. Una sorta di “primarie”, quindi, una scelta che vuole dare il senso di una partecipazione attiva della cittadinanza, al contrario di una designazione in seno alla maggioranza stessa che, comunque, sarebbe sempre una scelta di pochi. Demarco, sentito prima dell’incontro, ha voluto farci un resoconto, sommario, di quello che è stata la sua attività amministrativa negli ultimi dieci anni in questa periferica zona della Piana, che il poeta Francesco Fiumara indicava, in uno dei suoi ultimi lavori, come lo Spoon River delle Serre. «Lascio un Comune di Serrata discretamente in salute, viste le ristrettezze economiche imposte dall’alto - ha dichiarato il primo cittadino - ma posso ritenermi soddisfatto, sia

Rocco De Marco e Salvatore Vinci per la completa realizza- bile. Abbiamo risolto il prozione del passato programma elettorale, certamente blema idrico e realizzato piccole ma non imnecessarie prontato DeMarco: «lascio opere di arsulle grande un comune in redo urbano opere pubche rendono bliche, imbuono stato. ancor più pensabili Spero che si vivibile il per i piccoli continui così» nostro piccentri, ma colo cenrivolto alla realizzazione di piccoli ma tro». Il sindaco uscente tiene a concrete opere che danno alla gente servizi reali, frui- ricordare quando, invitato bili da tutti cercando di dalla Comunità Montana, darli al minor costo possi- Veronelli è stato a Serrata e

precisazione Abbiamo ricevuto, nella giornata di ieri, una precisazione dal sindaco di Rizziconi Michele Bello, riguardo un articolo apparso sulle pagine della Piana del nostro giornale. L’articolo in questione riguardava una struttura

incompiuta che si trova sul territorio comunale rizziconese. Il sindaco Bello ha tenuto a precisare che il manufatto non è di proprietà dall’amministrazione comunale bensì dall’ex Azienda sanitaria 10 di Palmi. red. piana

non avevamo un posto dove tenere una conferenza, un incontro, un momento culturale. «Abbiamo organizzato tutto con grande difficoltà - ha detto De Marco - ora è in via di ultimazione sia il palazzotto Gagliardi, sia l’oratorio. Strutture che ci consentiranno di proporci in modo diverso ed avere maggiore e giusta conoscibilità». E, auspicando che il cammino tracciato sia seguito anche in futuro, ha invitato i presenti ad indicare in tutta libertà dei nomi che, secondo le proprie idee, potessero rappresentare la comunità per i prossimo cinque anni. Per non influenzare le scelte dei presenti, Demarco non ha voluto fare nomi, lasciando libera scelta e, dichiarando che il gruppo da lui finora capeggiato avrebbe accettato il nominativo naturalmente indicato all’unanimità. L’indugi sono stati rotti dal noto esponente locale del Movimento per la difesa del territorio, Lino Trungadi, che ha indicato come possibile prossimo candidato a sindaco Salvatore Vinci, giovane ingegnere di Serrata. L’assemblea, coordinata da Nicola Cuccomarino ha colto ed approvato, in una spontanea e entusiastica alzata di mano, la designazione a capogruppo del professionista per le prossime elezioni comunali. SALVATORE LAROCCA piana@calabriaora.it

LA COMMEMORAZIONE

Cittanova ricorda le vittime delle bombe del settembre ‘43 «La memoria è ormai - ed è triste dover dire “ormai” - meno che un ricordo, solo il flusso del sentito dire all’ombra della storia, è passato. Tutti i giorni udiamo di morti e di bombardamenti, anche mentre siamo seduti a tavola e continuiamo a mangiare, pensando che non ci riguardi da vicino». Queste le toccanti parole che l’arciprete don Giuseppe Borelli, parroco di Cittanova, ha pronunciato durante la santa messa in memoria delle vittime del bombardamento che il 20 febbraio del 1943 privò la cittadina di 106 anime, rendendole il triste primato tra i paesi della Calabria per numero Martino e Cannatà durante la cerimonia di morti. In quella chiesa, quella di S. Rocco, una folla di persone, cittadini, autorità, studenti. Moltissimi i giovani, a smentire il disinteresse che gli si imputa per la storia del proprio Paese, una presenza compatta e sentitamente composta, piena di riguardo per quelle orme bianche poste nel corridoio della navata centrale, tra le due file di banchi, ogni orma un nome, una donna, un uomo, un bambino. Civili, persone estranee alle armi e all’idea del fronte, ignare del fatto che avrebbero pagato con la vita lo scotto di un conflitto che sembrava così lontano e piovve loro addosso dallo stesso cielo a cui spesso avevano rivolto una preghiera per chi era al fronte, inatteso, fulmineo e violento. Le prime tre file dei banchi vuote, vestite soltanto degli statini in cui sono datate 106 storie diverse, date di nascita svariate, unica per tutti quella di morte. Al termine della celebrazione religiosa, la folla, molti, parenti delle vittime, con in mano dei lumini votivi, si è diretta in processione verso la chiesa della Sacra Famiglia, situata proprio nella zona del paese che allora fu colpita dallo scempio, dove è stata deposta dalle forze dell’ordine la corona di fiori rituale in onore dei caduti, alla presenza del sindaco Alessandro Cannatà e del generale di Brigata dell’Esercito “Calabria” Pasquale Martinello. Entrambi hanno poi pronunciato un breve discorso commemorativo. Le cerimonia si è conclusa con l’esibizione del Corpo Bandistico dell’Esercito. CARMEN IERACITANO piana@calabriaora.it

l’intervento

Gioseta: un caso nazionale che rende urgente un chiarimento È’ inquietante lo senario disegnato nell’inchiesta di Roberto Galullo (Il Sole 24 ore del 15 febbraio scorso), «Gioia Tauro, la Piana anti-Stato». Un complesso strategico dove non viene risparmiato nessuno e che allo stesso tempo rimarca decisamente le condizioni di vivibilità e di gestione delle attività del territorio della Piana. «La Piana e il porto di Gioia Tauro sono il paradosso della Calabria: lo Stato arriva con il fragore ma se ne va, spesso, in silenzio. La ‘ndrangheta controlla il territorio senza far rumore e con tecniche sempre più raffinate». Sono queste le considerazioni che il giornalista fa nella sua analisi meticolosa e, nello stesso tempo, preoccupante. La criminalità organizzata ha avuto sempre terreno fertile nella Piana di Gioia Tauro per quel che concerne la possibilità di fare “affari”, soprattutto da quando il porto è entrato in funzione, permettendo alle cosche di avere un mercato internazionale a cui affacciarsi. E Galullo, nella sua analisi, a proposito di questo descrive un passaggio molto particolare di alcuni “atti processuali e testimonianze” osservando come il porto nasca dall’accordo tra un industriale d’ingegno e una no-

ta famiglia mafiosa. Viene riportata anche un passo di un rapporto del neo-capolista al Senato del Pd ed ex superprefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena «nel porto l’assenza di attentati o danneggiamenti è un chiaro segnale di controllo che non ha bisogno di prove di forza per continuare ad alimentare e consolidare Concetta Polifrone ulteriormente il proprio potere – e che era necessario – l’apporto dei servizi segreti con una vera infiltrazione nell’ambito delle attività (…) al fine di attingere informazioni anche sull’attuale contesto sindacale che potrebbe essere strumentalizzato dalle ‘ndrine». Un’altra cosa di estrema importanza che viene messa in evidenza, e che questo giornale ha contribuito a dare puntualmente notizia, è la questione della Gioseta, la società di riscossione tributi nei comuni di Gioia

Tauro, Seminara e Taurianova, oggetto «di studio della Magistratura per quanto concerne il suo operato». Precisiamo che dei tre comuni, uno è commissariato, Seminara, perché il sindaco ed il suo vice sono ancora agli in carcere per associazione mafiosa; mentre il sindaco di Gioia Tauro è indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso insieme ai sindaci di San Ferdinando e Rosarno. A Taurianova invece c’è una nuova amministrazione comunale guidata da Domenico Romeo il quale si è trovato la Gioseta già operativa. Negli ultimi giorni si è provveduto all’azzeramento del CdA facendo decadere il presidente Alfredo Giovinazzo e nominando al suo posto l’avv. Concetta Polifrone. Quest’ultima, appunto, espressione del comune di Taurianova. La società Goseta è stata al centro di molte polemiche e dibattiti durante le ultime tornate elettorali.

Dai palchi e da più voci si gridava allo scandalo perché tale società non rispettava i canoni di trasparenza. La stessa dott.ssa Luisa Latella, già commissario prefettizio di Taurianova, scriveva di una “rimodulazione” degli accordi dell’ente comunale con la concessionaria d riscossione tributi citata. Tutto questo apre degli scenari particolarmente delicati riguardante la Gioseta e che tali in primis dovrebbero essere all’ordine del giorno del neo presidente ossia, la condizione di legalità mediante un’operazione cosiddetta di trasparenza. L’onere è imponente ed allo stesso tempo molto ambizioso, il che dovrebbe presagire ad una rivoluzione sul modo di gestire la società. Ma la cosa che più colpisce, è che, finiti i clamori dei palchi elettorali, nessuno dei protagonisti della politica (soprattutto dal centrosinistra), ha mai pronunciato una parola, o messo in atto tutto quello che aveva “gridato” nei comizi. Siamo in una nuova fase elettorale e qualcosa comincia a muoversi. Rimane, però, il mistero di quel silenzio assordante registrato fino ad oggi. Silenzio assolutamente ingiustificabile. Giuseppe Larosa


primarie serrata