Issuu on Google+

20

LUNEDÌ 26 agosto 2013

l’ora della calabria

P I A N A Un “giro di boa” indubbiamente positivo, per il porto di Gioia Tauro. Ad un anno dall’attivazione della cassa integrazione, con 486 esuberi di partenza, l’ultimo mese ha fatto registrare una media mensile di 359 unità in cassa integrazione. Ed anche i volumi sono in linea con le previsoni aziendali fatte dal terminalista Mct a settembre del 2012 in sede di piano di riorganizzazione: o almeno, dovrebbero essere sicuramente raggiunti gli obiettivi dello “scenario base”, quello che prevedeva 3 milioni 300mila teus nell’arco del 2013. Le movimentazioni, oggi, sembrano essersi stabilizzate oltre la soglia delle 40mila a settimana, con molti servizi “spot” che hanno assunto una cadenza ormai regolare. Adesso, però, ci sarà da verificare se il secondo anno di cassintegrazione continuerà a rispettare quel progressivo aumento per cui l’azienda prevedeva, all’attivazione, 380 esuberi a gine procedura, oppure 250 nello “scenario atteso”, quello realizzabile, secondo Mct, solo con alcuni eventuali “benefici” come ad esempio gli sgravi sulle tasse d’ancoraggio. Ma l’azienda citava anche altre due condizioni come in grado di far fare un “salto” importante, e quindi ridurre l’impatto sul futuro del personale e raggiungere i “soli” 250 esuberi. Ecco, dunque, il valore aggiunto dato dai «risultati delle azioni commerciali dell’Azienda e/o dell’efficienza produttiva e della qualità del servizio che il terminal sarà in grado di dimostrare». In questo senso, il porto di Gioia Tauro sembra essersi finalmente messo “in riga”. E un grosso contributo lo sta dando il rendimento

Siamo stati facili profeti, nella calda stagione estiva passata, quando prevedevamo un rapido sviluppo di quello che è l’antico lavoro per antonomasia, lungo la strada provinciale 52 che conduce verso il mare di Nicotera Marina. Una sorta di zona franca, di cui non si percepisce la competenza, a cavallo di più comuni, lungo la strada che diventa ancora più franca tra due province, quella di Reggio Calabria e quella di Vibo Valentia. Ce n’era una, l’anno scorso, giovane donna di colore, non troppo nascosta in un anfratto, nei pressi dell’incrocio con la SS 18, ad esporre la propria merce alle vetture in transito. Se ne contano cinque, oggi, non di colore, ad assemblare quel solito anfratto, non tanto ad esporre ma quasi a gridarne i propri prodotti ai possibili avventori. Alle loro spalle, sul muro di recinzione del podere retrostante, campeggia, a caratteri cubitali, una scritta a vernice che le invita:“ANDATE VIA” forse dettata da sprazzi di anonima moralità o dalla fastidiosa presenza per i proprietari della zona. Zona franca la miseria e la povertà, che diventa ancor più aperta e libera se lontana dagli occhi del perbenismo e dal giardino del proprio campo visivo. Né Stato né Chiesa né civile società è competente della miseria umana, se a debita di-

Porto, “giro di boa” positivo Ora servono nuove compagnie Dopo un anno di Cigs 359 esuberi,ma Msc da sola non basta Rispettato lo “scenario base” previsto dall’azienda per cui gli esuberi dovrebbero essere 380 ad agosto 2014

del personale, più volte tacciato come “assenteista” ed esempio negativo tra i porti nazionali. Oggi, l’assenteismo sul piazzale viaggia attorno al 6%, in linea con la tendenza nazionale oltre che con le stesse previsioni aziendali. Ed anche la produttività rimane alta, tanto che la stessa azienda l’ha più volte ribadito, portando all’evidenza della pubblica opinione “record” di livello mondiale. E poi, sempre nel piano di riorganizzazione di settem-

bre 2012, c’era un’altra “condizione” in grado di produrre a fine procedura il minor numero di esuberi possibile. E qui veniamo, forse, all’aspetto decisivo. E cioè «la crescita di traffico collegata allasceltadel cliente Msc odi altre lineedi spostare a Gioia Tauro altri servizi che al momento sono gestiti in altri porti del Mediterraneo». Già, perchè il punto è proprio questo. Con la sola Msc, la compagnia che sta portando a Gioia la stragrande

maggioranza dei volumi complessivi, il porto non ce la può fare. E questo lo ha riconosciuto anche l’azienda che, come già riportato da queste colonne, sarebbe proprio “a caccia” di nuovi clienti. Msc sta già facendo il massimo, in sostanza, portando da sola a una mole di traffici che a Gioia non si vedevano da quando arrivavano anche Maersk e Grand Alliance. Dunque la sfida è appena iniziata... Francesco Russo

Le “invisibili” alla luce del sole... Lungo la strada provinciale 52 cresce il fenomeno della prostituzione E su un muro di recinzione campeggia la scritta “Andate via” stanza. Ma se si evidenzia un tale incremento di offerta, dall’estate scorsa ad oggi, pari al 400% per un solo punto, è chiaro che o il disaggio di queste donne è aumentato e ne costringe sempre più alla strada, tra crisi agrumaria e aumento di presenze, o la richiesta di merce si è fatta consistente. E’ nell’indifferenza di quanti preposti alla tutela pubblica, non tanto morale, quanto sanitaria e d’igiene che si concretizza l’ipocrisia dell’appellarle nel

Il tratto di strada dove sostano le prostitute

Il porto si è messo finalmente “in riga” in termini di efficienza con dati positivi sull’assenteismo e la produttività Per arrivare a 250 esuberi serve un ulteriore incremento dei volumi che difficilmente potranno essere portati da Msc

classico dei sostantivi femminili peggiori, scorgendo una prostituzione unilaterale. Quello che salta agli occhi, però, è una mercificazione della propria miseria, della propria condizione di povertà, attraverso l’unico strumento di proprietà del loro corpo, per un “piacere” che non cercano, cercando di soddisfare, invece, altri bisogni. Questo induce a chiedersi: chi si prostituisce in un tale contesto di precarietà e differenza di bisogni. Non si parla certo di piccanti evasioni, inebriati dai fumi di un raffinato erotismo in cui i ruoli son ben definiti d’accordi in cifre, qui si tratta di miseria, di povertà, di lordume senza acqua, di aperta campagna, nell’illusione di un piacere assente in cui qualcuno prostituisce il suo corpo a basso costo e derise e altri, peggio, la propria testa. Salvatore Larocca

in breve

Scomparso monsignor Crusco, fu vescovo nella Piana negli anni ’90 Anche la comunità pianigiana in lutto, per la morte di monsignor Domenico Crusco. Attualmente vescovo emerito della diocesi di San Marco Argentano-Scalea, aveva ottenuto la sua prima sede vescovile proprio nel territorio della Piana, essendo stato nominato nel 1991 alla guida della diocesi di Oppido Ma-

mertina-Palmi. Crusco è morto ieri mattina dopo una lunga malattia. La salma verrà esposta nella cattedrale di San Marco Argentano questa mattina, dove domani mattina alle ore 10 e 30 saranno celebrate le esequie. Crusco era nato a Grisolia 79 anni fa ed è stato ordinato presbitero nel 1961. Dopo la già citata esperienza alla guida

della diocesi di Oppido-Palmi, a partire dal 1991, Crusco era tornato nella sua diocesi di origine, della quale era rimasto alla guida fino al 2011, quando per raggiunti limiti di età aveva lasciato il posto a monsignor Leonardo Bonanno. Ed è stato proprio lo stesso Bonanno ad annunciarne la scomparsa. Redazione Piana


Le invisibili alla luce del sole