Issuu on Google+

01_13_02_11 generato 11/02/2011 19:39

A A A A A A A A A A A A A A A A A A A A A A A AA A A A A A A A A A A A

INTOLLERANZA

La superficialità del razzismo di FRANCESCO DI MAJO di essere vento. Così recita il titolo A forza tradotto (Khorakhanè) di una delle can-

Nomadi Foto di FRANCESCO RICCI LOTTERINIGI www.francescoricci.com

LA SPERANZA di ROSSELLA GEMMA dei quattro bambini DI UNA VITA L amortinotizia in un campo nomadi di Roma, ha riaperto vecchie ferite, robabilmente, mai chiuse. MIGLIORE pPerché già a Roma era successo nell’agosto scorso, stessi titoli OLTRE sui giornali, un bambino morto e il ferito grave. E poi a MiIL CAMPO fratellino lano, marzo 2010, vittima un ra-

gazzo di 13 anni, a Livorno nel 2007, anche allora 4 bambini morti. L’elenco può continuare con Milano, gennaio ’95, ancora 4 bambini; Caserta, gennaio 2007, morti due giovanissimi sposi di 14 e 15 anni; e probabilmente altri, dimenticati nei meandri impietosi della cronaca. Gli incendi, nei singoli casi possono anche avvenire per fatalità o disattenzio-

zoni dell’ultimo album che scrisse Fabrizio De Andrè, a quattro mani con Ivano Fossati, ed incentrato tutto sullo studio e la sublimazione della cultura Rom. Accanto agli “zingari felici”, parafrasando un’altra celebre canzone, stavolta di Claudio Lolli, c’è però la percezione, talvolta superficiale e poco attinente all’oggettività dei fatti, dello zingaro inteso come ladro, violento, sporco e poco incline all’integrazione. Ed ecco che, come sempre e ciclicamente nella storia dell’Uomo, contro il diverso si scaglia l’odio e la rabbia di chi si sente migliore, più evoluto, puro. Nazismo, Razzismo, Fascismo sono le facce della stessa medaglia, ovvero quella dell’intolleranza, dell’incapacità di convivere con chi è “diverso”. Il popolo dei nomadi, definizione con cui raccogliamo spesso tutta una serie di realtà umane come i Gitani, i Camminanti, i Sinti, etc etc, sono quelli che comunemente vengono chiamati “zingari”, parola spesso usata nell’accezione negativa che ha assunto il termine. Durante il secondo conflitto furono chiusi nei campi di sterminio nazisti, insieme a ebrei, omosessuali, dissidenti politici. I nomadi in Italia sono molto meno di quelli di cui si ha la percezione. Centosettantamila al massimo, come un rione del centro di Roma, spalmati su tutto il territorio nazionale. Un’inezia. Ma tanto è. Le persone che hanno bisogno di dare una colpa a tutto quello che accade di male nella società, identificano spesso nella popolazione nomade il Male assoluto, l’insicurezza fatta carne ed ossa, non capendo che proprio il razzismo e l’intolleranza sono stati i migliori dei concimi per far crescere la malapianta del nazismo e del fascismo. Le popolazioni nomadi sono anche quelle che, ad Ancona e in altre grandi città dell’Italia come Genova, hanno trovato il “terreno” giusto per diventare stabili e dove creare il centro dei propri affari ed interessi, formando il tessuto più forte dell’economia locale. Forse lo dimentica o, più semplicemente non lo sa, quella parte della popolazione italiana che, in occasione della tragedia dei quattro bimbi rom morti nel rogo della loro baracca (probabilmente, ma è un’altra storia, per negligenza dei genitori e per omissione di soccorso dei vicini) ha addirittura pensato che “meglio quattro in meno che una donna italiana stuprata in futuro” è un buon risultato. Aberrazioni che vorremmo solo immaginare, ma che nella triste realtà dei fatti, hanno trovato ampio spazio anche su social network e sui siti di autocompiacimento razzista di piccoli gruppi di neo-nazisti e negazionisti, che inneggiavano al “pestare gli zingari”. Menti poco allenate alla tolleranza e alla democrazia. Forse solo pigri. Perché vivere in una comunità è faticoso, come faticoso è accettare il diverso e farlo parte di noi e della nostra crescita basata sulla esperienza e sul confronto, positivo o negativo che sia, con gli altri. Continua a pagina 3

ne, ma certo sono un segno che questa difficoltà storica, nell’Italia di oggi non solo permane, ma se possibile è ancora più accentuata. Chi l’ha detto che i nomadi vogliono vivere in un campo abusivo, dentro le baracche tra le fratte? Invece vogliono essere sgomberati. Sperano che arrivino presto i carabinieri e la polizia. Che li portino via, lontani da una

vita di stenti nelle favelas senza luce, acqua, gas e fogne. Parla a “L’Opinione” Massimo Converso, presidente di “Opera Nomadi”, l’associazione nazionale che dal 1965 si fa mediatrice tra i pubblici poteri ed i gruppi di rom e sinti per la tutela dei loro diritti e per favorire interventi specifici atti a sanare le situazioni di svantaggio. Continua a pagina 2


L'opinione