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Anno 2

N u me r o 1 4

S ka n

Ottobre 2013

La rivista multicanale di narrativa fantastica liofilizzata istantanea

Bright Side Il Festival delle Storie 2103 Intervista a Maurizio Merluzzo L'ultimo di Joe Abercrombie

AMAZING MAGAZINE

L'Ipogeo di Hal Saflieni La diplomazia dell'arte 88 足 Il cacciatore

La donna con il cappello La conosci l'ultima? N ASF 足 L e T re L une 6

I sogni delle crisalidi La Macelleria n.6

Questo 竪 il mio corpo Amazonas Ave Atque Vale Fantasy? No, non leggo letteratura per ragazzi / Slant Le macchine infernali

The Clockwork Rocket E' tempo sprecato uccidere i morti Livello Scarlatto Parole chiave alla "Blue Lacuna"

d i J a c k ie d e R ip p e r

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T足Verion

di Ignazio Piacenti


N o n pe r d e t e i l n u m er o d i N o ve m b r e 2 01 3 E ffe t t i c ol l a t er a l i


Sommario

del

Hanno collaborato L'editoriale ............................. 5

Jackie de Ripper e

Max Gobbo Roberto Bommarito Andrea Viscusi Cristiano R. Luigi Bonaro Mirko Giacchetti Christian Fedele Alessandro Renna willow78 David Galligani Andrea Atzori Massimo Luciani Leonardo Boselli Ignazio Piacenti Roberta Guardascione

di Jackie de Ripper OLTREMONDO Gli Speciali Il Festival delle Storie di Max Gobbo .............. 6 Cartunia Nel mondo del doppiaggio di Max Gobbo .............. 10 Anteprima Joe Abercrombie, "Non prima che siano impiccati" ...... 13 Una voce da Malta "L'Ipogeo di Hal Saflieni".16 di Roberto Bommarito Being Piscu "La diplomazia dell'arte". 19 di Andrea Viscusi Un italiano a Glasgow "88" ..................................... 22 "Il cacciatore" ................... 23 "Futuro prossimo" ............ 25 di Cristiano R. Poscritti di futuro ordinario "La donna con il cappello piumato" ........................ 26 di Luigi Bonaro Guest Star "La conosci quella della madre e del figlio?"........ 35 di Mirko Giacchetti Oltre lo Skannatoio Le Tre Lune 6 "I sogni delle crisalidi"..... 36 di Christian Fedele

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Bright Side

La Macelleria n.6 "Questo è il mio corpo".....38 di Alessandro Renna "Amazonas"........................ 45 di willow78 "Ave Atque Vale"............... 49 di David Galligani Nella pancia del Drago "Fantasy? No, non leggo letteratura per ragazzi" di Andrea Atzori .......... 52 I libri da rileggere G. Bear, "\ Slant" ............. 54 K.W. Jeter, "Macchine infernali" di Massimo Luciani ..... 56 I libri da tradurre G. Egan, "The Clockwork Rocket" di Massimo Luciani ..... 58 Il libro sullo scaffale D. Di Dio, "E' tempo sprecato uccidere i morti" (presentazione) ............. 60 L'eBook nell'eReader A. Tentori, "Livello scarlatto" (presentazione) ............. 61 Narrativa interattiva Le parole chiave alla "Blue Lacuna"................ 62 di Leonardo Boselli Vale più di mille parole "T­Verion" .......................... 65 di Ignazio Piacenti "Lunaris" ............................ 67 (graphic novel completa) di Roberta Guardascione DARK SIDE ........................... 72


Sommario

Hanno collaborato Il Lato Oscuro

Sol Weintraub anark2000 Arianna K. willow78 Slash1588 mother95A Alexandra

del

Dark Side

"L'ultimo pianto del Beato" di Sol Weintraub .......... 72

Skannatoio edizione XXII Un infausto inizio Le specifiche ..................... 79 "Chiaro di luna" di anark2000 ................. 80 "La lucciola di Carola" di Arianna K. ................ 82 "Detenuto H573" di willow78 ................... 85

Speciale ventiquattr'ore nella giungla di cemento "Il gatto bianco e il gatto nero" di Arianna K. ................ 89 "Nella notte" di anark2000 ................. 90 "La CittĂ  Vecchia" di Francesco Fabrocile . 92 "Il creatore di Demoni" di mother95A ................ 95 "Sotto le frecce del Sagittario" di Alexandra ................. 100 Domande retoriche Sol Weintraub intervista anark2000 ........................ 102 Risultati e classifiche Skannatoio 5 e mezzo ...... 104

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S ka n AMAZING MAGAZINE

Un infausto inizio

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S ka n

Gl i

Oltremondo

Speciali di Oltremondo

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S ka n

Oltremondo

Cartunia

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S ka n

Oltremondo

Antepri ma

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Oltremondo

sta leggendo per voi

Joe A bercrombie

Pri ma che siano i mpiccati S k a n M a ga z i n e

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Oltremondo Sarebbe un delitto!

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S ka n

Territori d'oltremare

Una voce da Malta

Ro b e r t o Bo mma r i t o

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S ka n La diplomazia dell'arte

Being Piscu

An d r e a Vi s c u s i

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S ka n

Un italiano a Glasgow

Cr i s t i a n o R .

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S ka n La donna con il cappello piumato sottotitolo

Quella notte fuori dal sexy shop scese la neve «I'm a spy in the house oflove I know the dream, that you're dreamin' of I know the word that you long to hear I know your deepest, secret fear I know everything Everything you do»

James Douglas Morrison

Divina

Fissavo la mia musa, diceva che mi voleva, non mi interessava chi fosse o da dove venisse. Facemmo l'amore appassionati come due ragazzini. Si addormentò. Il suo corpo, simile a marmo levigato, fuoriusciva dalle lenzuola accartocciate. La luce intermittente dell'insegna al neon, Latex Paradise, singhiozzava sparando lampi rossi nell'oscurità del mio tugurio, attraverso i vetri incrostati. Ci eravamo conosciuti

Poscritti di futuro ordinario

Lu i g i Bo n a r o

per caso, al Topa Loca, uno strip bar sul Lungotevere.

vallò le gambe e mi guardò in modo curioso. La scrutai serio cercando la mia migliore espressione da duro. Presi una mug Divina era una ballerina di lap anch'io. Divina sembrava a suo dance. agio nella mia topaia. Giocai sporco, misi sul giradischi Blue Quel giorno, prendemmo un Green . Mi poggiai allo scrittococktail al bar dopo il suo spetta- In io davanti lei, l'impermeabile si colo. Mi sorrideva. C'era qualco- aprì per unaattimo mostrando la sa in me che l'attraeva. semiautomatica, una Beretta M9. Divina l'aveva notata. Mi sentivo La invitai da me. in un libro di Raymond Chandler. Che bambola. Occhi di ghiaccio, capelli castano chiaro, pelle giù un altro poco di caffé eburnea, labbra carnose, da ba- Mandai e accesi una sigaretta a lei e a ciare. Le bianche estremità fuo- me. " Dunque, voi sparate alla riuscivano perfette dallo spacco gente" disse tranquillamente. dell'abito di seta. Si avvicinò e mi "Siete un assassino"». diede un bacio: «Mi vorresti, non è vero?» Decisi di fare la stessa cosa. Avefinito i sigari, feci un sorso Spregiudicata e sensuale, il tipo vo dalla mug e presi dal suo giusto per me. pacchetto due paglie. Diedi fuoco una per lei e una per «Ti chiamerò Mickey » mi apo- ame.entrambe, Accettò grado, si mistrofò con ironia, offrendo al mio se a ridere madiilbuon risultato fu sguardo le spalle scoperte mentre quello sperato: «Michele,non che prendeva un caffé dal bollitore. Il fai con quella scacciacani?» e citirò tatuaggio, la farfalla d'inchiostro, fuori il revolver, nascosto nella così lo chiamava lei, agitava con borsa. Era una Smith & Wesson delicatezza le ali grazie 29, calibro 44. «Dovresti procuall'impercettibile movimento questo giocattolo anche tu» e della candida scapola su cui era rarti la poggiò sulla mia scrivania. Si impressa. La mia circolazione accorse del mio imbarazzo e arteriosa aumentò in vistosacambiò registro: musica, mente. Si sedette di fronte a me però è veramente«Bella troppo poggiando le bionde sull'orlo del qui» e fece per togliersi lacaldo veste tavolo, la tazza in mano, accamentre aggiungeva sorridendo:

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«Com'è ovvio, il ventilatore non funziona, corretto Mike?»

toilette e, salutando cerimonioso, esclamai: «Serve aiuto?» Per fortuna, era solo un cliente. «Come in tutti i racconti noir, ra- L’acqua frizzante dimenticata a fianco a un vecchio iMac cremisi, gazzina» replicai orgoglioso. posto sul lato sinistro della cassa, emise un piccolo sibilo. Il video Il vestito scivolò ai suoi piedi computer mostrava in contiquando si alzò dalla sedia senza del nuazione annunci, messaggi e veli per venirmi incontro. pubblicità: «Mi piaci Mickey». «Ti adoro Divina».

«Come posso far pace tra il mio amico e il mio fidanzato? Cristina». «Scapolo o zitella? Alla ricerca dell’amore? Cerca tra milioni di sigle adesso!»

nunciato cadeva a strapiombo sulle labbra sorridenti. Avevo una solida corporatura, malgrado non fossi più un ragazzino. Mi resi conto che ero ridicolo, vestito con quei bizzarri abiti di pelle borchiata. Il tipo esclamò: «Mi piacerebbe acquistare il DVD di Biancaneve ed i Sette nani viziosi». « Lo trova là, nell’espositore, quello con l’indicazione, Bedtime Tales»

Risposi cordiale. Mentre indicavo la direzione con il dito, osservai il pornofilo che si dirigeva al ripia1. Ucciderai Carla Merletti « Preparativi per un caldo Merry no, seguendolo dagli specchi applicati sul solaio. Le tubature Roma, ore 21.00. Il mio corpo era Sexmass?». dei riscaldamento, tinte di rosa, ancora dolorante, colpa di quel Il porno-avventore esitò a risinuose il soffitto dannato Kebab. Erano ormai di- spondermi. Osservai una piccola attraversavano muovendosi come gracili e verse ore che ero in seduta su lunghissime gambe sinistre. bolla daria che saliva dal fondo quel cesso bizzarro. Era simile a della bottiglia piena, era il gas L’Mac esibiva freneticamente a una grossa fragola, un aspetto de- che usciva lento dal tappo un po- schermo: cisamente inquietante. La noia si co svitato.L’Mac era intento a era quasi sostituita del tutto agli scarabocchiare comunicati «Scarpe lustrate! Se aspiri a esspasmi. Avevo iniziato a seguire ammiccanti: sere una persona elegante, devi con lo sguardo la linea del tubo dalle tue calzature». «Vita rosa fino allo sciacquone. Mi ero «Popolo della notte? Scaricate partire reale Le risposte dell’esperto soffermato su un punto del muro una foto dei nostri migliori Cosa devo fare per ricostruire la a notare il cromatismo dove, dal Night-club». nostra relazione dopo un sexy fucsia della tinta acrilica che party?» ravvivava il negozio, fuoriusciva «Consulta il tuo oroscopo il verde della muffa. soddisfatto venne verso di All’improvviso, la porta del Sexy giornaliero. Le nostre sensitive Ilmetizio con il film in mano: «Solo sono a tua disposizione». shop di via Cherso, 12, una trasette euro» gli dissi. «C’è una versa di via Collatina, si aprì cipromozione sulla vendita del gegolando. Mi sorpresi a scrutarmi nella nere Fiaba».Dunque, tirò fuori il grande specchiera a cuore dietro portafogli. Da una tasca le spalle del mio silenzioso acqui- cappotto cadde un pezzodel Il campanello, a forma di tetta, di carta: tintinnò, ovattato, su un enorme e rente. Gli occhiali, sull’ovale del «Senta, ha perso...» segnalai sensuale bocca di donna che face- viso, definivano delle circonfe- prontamente. va da bancone. Tolsi la sicura alla renze perfette intorno alle mie pistola. Uscii rapidamente dalla pupille cerulee, il naso pro-

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«Ho atteso tanto per vedere questo film» replicò compiaciuto.«No. senta, vorrei dirle che...» continuai. Il tale, frettoloso, mi interruppe senza possibilità di replica: «Grazie e arrivederci».Rimasi interdetto a guardare la suola delle sue scarpe lucide e il risvolto del pantalone gessato muoversi rapidi nel guadagnare l’uscita. Lo sconosciuto si allontanò, lasciando sul pavimento pezzato il foglio ripiegato. Lo presi. Scoprii che era un messaggio per me da parte dell’agenzia: «Ucciderai Carla Merletti».

L'hostess era appena passata portandosi via gli avanzi. Lo schermo indicava la posizione del velivolo tra Lausame e Montreaux, una linea rossa ne evidenziava la traiettoria. Un fastidioso abito da sera, degli scomodi sandali rossi con il tacco alto e un cappello piumato erano l'abbigliamento per la mia operazione sotto copertura.

scarlatta. Prima di uscire dal bagno, controllai i capelli e il trucco, decisi che lo specchio rovinato di quel gabinetto sarebbe stato sufficiente. Avevo un corpo e un viso perfetti. Certo, con tutti i soldi che avevo speso, cinquemila euro per gli zigomi, settemila per il naso alla francese, seimila per la bocca. Adesso, avrei aggiunto un poco di rossetto sulle labbra perfette e un po' di matita intorno ai formidabili occhi cerulei. Mi specchiai ancora: «Ciao Carla Merletti, sei una bomba sexy».

Il doppio fondo del mio bagaglio nascondeva passaporti contraffatti, carte di credito, false patenti di guida, lasciapassare diplomatici, autorizzazioni internazionali, permessi antiterrorismo, coordinate bancarie, id pubblici e privati, nickname per le chat, 2. La donna con il cappello piu- certificati di cittadinanza. Ero stanca, ritornai a riposare. La mato missione era difficoltosa, sedetti Il video informava i passeggeri: al mio posto, il monitor mostrava 1) Una porzione singola di uova «altitude 11600 m, ground speed l'andatura dell'aereo: «Black Fostrapazzate, funghi e zucchine; 792 km/h / 490 mph, Gstaad: 66 rest 150 km/ 93 Miles». miles». 2) una porzione singola di burro; La mia vera identità era questa: Carla Baroldi, agente segreto nuL'indicazione toilette fu finalmente verde, mi alzai prima mero 234, nome in codice Donna 3) una porzione singola di che divenisse nuovamente occu- Anna. formaggio; pata. Presi una storta. Quelle 4) una porzione singola di pane; calzature con quei tacconi erano Sistemai le cuffie già collegate da suicidio. Ma dovevo stare all'iPod scarlatto, lasciato acceso, attenta. La formula da consegnare in riproduzione casuale: 5) una bustina di sale; era contenuta proprio nella zeppa di una delle mie scarpe. Avrebbe « Notte e giorno a faticar, per chi 6) una bustina di pepe; funzionato solo associata a dei nulla sa gradir, piova e vento a codici presenti in un libro di fiabe sopportar, mangiar male e mal 7) un bicchiere di succo che avrei dovuto sottrarre a un dormir» d'arancia; mediatore che operava a Bruxelles. Ero nervosa. Una pistola, una 8) un bicchiere di caffé americapiccola semiautomatica da tasca, no; Non me lo aspettavo ma la tazza la Titan 25 calibro 6.35, era assiera confortevole, lo spazio rialla gamba con una stu9) una salviettina umidificata mo- stretto, al contrario, mal si adatta- curata penda giarrettiera e predisposta al nouso. va all'ingombro della mia veste suo ufficio. Quella sera, il metal

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detector del terminal B di Fiumi- «Donna folle! Indarno gridi, Chi cino era spento, il personale di son io tu non saprai!» verifica al check-in era tutto composto da nostri agenti. Ero quasi arrivata. Il lettore mp3 continuava a mo- «Gente! Servi! Al traditore!» dulare l'aria: «voglio fare il gentiluomo e non voglio più servir, No! No! No! No! No! No! No! E non voglio più servir».

Il boeing 747 era nei pressi di La Chaux-de-Fonds. Mandai giù una compressa di Tavor per nascondere l'agitazione. Guardai il biglietto che mi aveva dato il mio contatto, Rue du Canal 51, 1000 Bruxelles, l'indirizzo di una casa di piacere, di rimpetto all'hotel Ville, una traversa della Grand Place.

«Taci e trema al mio furore!»

Le informazioni a mia disposizione erano le seguenti. Per le 23.00 del giorno dopo, l'agente sarebbe venuto in possesso delle fiabe ma non rinuncerà al suo consueto appuntamento con il piacere. Andrà in Rue du Canal 51, con il testo, indossando un costume da Babbo Natale. Cercherà la camera 12 del bordello al fine di incontrare la sua lucciola Maggie, ma troverà me. «Scellerato!»

Il video segnalava una località tra Francoforte e Mannheim. Bruxelles era sulla destra, una stella contrassegnava il luogo dell''atterraggio. 3. Michele Corsi

Roma, via Cherso 12, ore 23.30 C'era sempre vento in quel maledetto quartiere. Anche quella notte dovetti controllare gli annunci sul vecchio iMac rosso. Avrei dovuto leggere quelle pubblicità sul computer fino a diversa comunicazione da parte dell'Agenzia. Ero Michele Corsi, classe Gennaio 1960, agente segreto 131L, nome in codice: Leporello.

Ero operativo. Le mie attuali informazioni riguardavano il corriere Carla Merletti, la donna con il cappello piumato. La avrebbe pubblicato un Avevo preso già diversi calmanti, Merletti messaggio criptato su web, su un mi sentivo un rottame. Ma ero tabloid locale. Le mie istruzioni paziente e organizzata. Ero la mi- parlavano chiaro: gliore.

«Oh che caro galantuomo, voi a «Sconsigliata!» star dentro con la bella, e io a far la sentinella la sentinella». Erano due notti che non dormivo.

Le mie istruzioni erano chiare:

mezz'ora di tempo per eliminare l'intermediario e sottrargli il volume di fiabe, ritornare a Roma, portare i codici contenuti nel tacco e il testo con le favole al mio contatto Angelo Borri che mi aspettava a via Cherso, 12. Questo era quanto.

«Come furia disperata Ti saprò perseguitar!» «Questa furia disperata Mi vuol far precipitar!».

1) eliminare l'agente Angelo Borri;

2) intercettare il messaggio di Carla Merletti sull'terminale scarlatto;

L'agenzia mi avrebbe pagato co- 3) incontrare la Merletti al posto me sempre una montagna di euro. di Borri; «Non sperar, se non m'uccidi, Avrei potuto effettuare quel Ch'io ti lasci fuggir mai». piccolo e costosissimo intervento 4) uccidere la Merletti; per gli inestetismi del fondoschieL'airbus volava sopra Strasburgo. na. 5) prendere il libro.

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Punto. Pareva che il volume di fiabe contenesse codici molto preziosi per la realizzazione di un virus letale. La nostra agenzia do-veva assolutamente impossessarsi. Da detta formula dipendevano determinati equilibri internazionali. A noi spie, di più non era dato sapere.

La casa di appuntamenti era piccola e accogliente. C'era una musica in sottofondo: « The magic carpet waits, for you, So don't you be late »

Andai di sopra, nella camera numero 12, indossai qualcosa di sexy e attesi l'uomo. Avevo tolto la sicura alla pistola. 5. Là, dove si specchiavano, in modo sinistro, quegli insoliti oggetti gommosi

Un albero di Natale, con gli aghi secchi e marroncini, lampeggiava pigro nei pressi della reception. Osservando la sfortunata conifera, pronunciai la parola d'ordine Avevo ucciso Angelo Borri nel Erano diversi giorni che osserva- in modo quasi meccanico: «Po- locale dei sexy toy. Era il precevo il monitor e non mi sembrava trei avere una Duval?» dente finto commesso del Sexy che vi fossero cose rilevanti: shop. Angelo era, però, il vero «È finita». Replicò, da dietro il contatto di «Partecipa anche tu al "2011 Ro- bancone, una graziosa fanciulla me Bikini Fashion Show"» vestita da coniglietta di Playboy. Carla Merletti, era simpatico. Peccato aver dovuto eliminarlo. «Consulta le stelle! Acquario 21 Era la risposta giusta. La raGennaio 18 Febbraio: Il Sole au- gazza-coniglio era il mio contatto E adesso continuavo a visionare i menta la sua influenza e ti dà uno a Bruxelles. Erano le 21.00. Co- messaggi del tabloid sul quel slancio mentale ed energia fisica. me indicato dall'Agenzia, chiesi compu-ter rosso: Un rapporto che ha avuto i suoi un altro tipo di birra. Sul rovescio momenti difficili diventa più faci- del sottobicchiere di carta trovai «Questo mese, interroga gli le. Single? Un ospite atteso pres- delle indicazioni scritte in italia- astri!». so di voi potrebbe essere l'ultimo no: amore della vostra vita». L'agenzia mi aveva procurato «Confermata stanza 12, tutti i documenti falsi con la mia confermato arrivo babbo natale foto e i dati di Angelo Borri. 4. Rue du Canal 51 con libro di fiabe, attendere ed Considerai che l'operazione saeliminare, prendere il testo, volo rebbe stata facilitata dal fatto che ritorno già prenotato, stessa la Merletti non conosceva Borri. Ero arrivata a Bruxelles, in Rue identità e modalità, Good Luck». du Canal 51. Il palazzo era bellis«Christmas Countdown Il conto simo, nell'elegante strada che da- Ringraziai la coniglia per il alla rovescia per il Natale è iniva sulla Gran Place. Il bar del boccale. Mi rispose con un sorri- ziato, e stiamo svendendo a bordello, era deserto. C'erano so fissandomi con uno sguardo fantastici prezzi! It puts Santa to alcuni avventori comodamente d'intesa, mentre alzava la testa, shame!» distesi sui sofà con delle ragazze fingendo di essere intenta a lavama si trovavano più in là, nella re i bicchieri. Le feci un il metallo che urlava, sala dalle pareti di lacca rossa, impercettibile cenno con il capo Ricordavo la puzza di polvere da sparo, il proprio sotto l'arco, dove un per farle capire che avevo recepi- corpo di Angelo, là, nella stanza, cartello, posto sulla volta, recita- to. in una pozza di sangue, lo guardo va: Pompadour's Room . luccicante e la pupilla senza vita,

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dove si specchiavano, in modo si- sesso del libro». nistro, quegli in-soliti oggetti gommosi, schierati minacciosa- Rispose una voce metallica: mente sullo scaffale rosa, proprio «Informazione registrata». di fronte a lui. Riagganciai. «Consulta le nostre sensitive. Servizio disponibile 24h al giorno».

A fianco della cabina a gettoni, arrivò subito un taxi. Ero già in fuga verso l'aeroporto, indosNon mi andava di uccidere anco- sando il vestito da Babbo Natale. ra. Volevo smettere con quella vi- Ci avevo messo una vita a spota. Ma ero una spia, un assassino. gliarlo, pesava un quintale, quel bastardo. Dovevo fare in fretta, di Il terminale era implacabile ma lì a poco li avrei avuti tutti addosdella Merletti nessuna traccia: so. Il maiale non voleva proprio morire. Gli ho dovuto sparare diverse volte. Alla fine, si era deci«Rubrica Lettere tra amiche so ma era caduto all'indietro e, Christmas Gift Sono rimasta un agonizzando, mi si era attaccato po' delusa dal tuo regalo alla gamba strappando tutte le dell'altro anno, una crema per i piedi. Non sono ne-anche riuscita mie costosissime calze. a riciclarla. Comunque, ascolta, visto che insisti, se ti piace molto la fantasia di quel collant, posso dartelo in cambio della pappa reale che ti ha regalato tua suocera per il compleanno».

7. Salve, sono la sensitiva Carla Merletti

Erano le 21.00. il giorno era passato tra le bizzarre richieste di 6. Quel maiale che non voleva strani clienti e un'altra notte samorire rebbe passata in compagnia degli strambi messaggi dell'iMac. Era impietoso. Non la smetteva mai Le undici e cinquantacinque. Era con quegli an-nunci: tardissimo. Dall'altra parte del filo il telefono squillava. Secondo «Consulta le stelle! Acquario 21 le istruzioni, al quinto squillo Gennaio 18 Febbraio. La tua siavrebbe risposto un fax, era il se- tuazione è estremamente chiara. gnale dopo il quale avrei potuto Ebbene Sì! Si può vedere al di là parlare, tre, quattro, cinque, il dei ruoli che le persone ricoprofax. no. Attraverso un sorriso, si può «Sono Donna Anna. Sono in pos-

arrivare all'intimità. Quando si incontra qualcuno che fa un lavo-

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ro duro ma ha un cuore gen-tile può scoppiare l'Amore, è possibile, allora, trovare le parole giuste per discutere di argomenti delicati in questo modo aiuterete i vostri piani per il Natale».

Erano sempre le 21.00 ed ero sempre lì, agente 131L, nome in codice Leporello, operativo. Anzi, ero Angelo Borri. «30 giorni di prova gratuita per pizza Cherso» «Sei in cinta o sei semplicemente grassa? Prova DietaPlus». «Penso che i motivi e le fantasie natalizie sulla biancheria intima o sulle calze siano inutili. Tuttavia, potrei indossare i miei boxer, con Babbo Natale che dice "Ho Ho Ho", anche in altri periodi dell'anno». «Carla Merletti, la sensitiva sta aspettando la vostra chiamata. Chia-mate subito il numero in sovra impressione a soli \ 1. 50/min».

La donna col cappello piumato aveva finalmente pubblicato l'annuncio. Mi diressi, determinato, verso la colonna dorata, con i piccoli cupidi a rilievo. Proprio lì, era attaccato il telefono, rivestito di peluche fucsia. Chiamai. Una voce sensuale mi rispose dall'altro lato del filo: «Ciao, sono la sen-sitiva Carla Merletti, consulta le stelle adesso».


Risposi, deciso, come da istruzioni: «Salve, sono Angelo Borri dal Sexy shop di Roma, in via Cherso e ho bisogno di un consulto, qui nel mio locale». «Signor Borri, visiterò il suo negozio questa notte». 8. Á bout de souffle

guardò fisso e, nel restituirle lo sguardo, restai folgorato. Era Divina, la mia musa noir e, vestita così, era meravigliosa. Portava uno stupendo copricapo con le piume. Mi parlava. Non la capivo. Riuscivo solo a seguire il movimento delle sue labbra seducenti da cui si intravedeva il bianco perlato dei denti. Il suo sguardo era profondo e affascinante.

«Che sorpresa. Ciao Mickey o dovrei dire Angelo? Sono Carla Osservai il quadrante della Merletti, il tuo corriere» mi sorripendola a parete, un orpello di porgendomi il libro. Non sapepeluche oscillava perpendicolare se vo rispondere. Notai il volual di sotto del bizzarro cucù. Le me cosa nella sua mano bianchissima, lancette, modellate su un paio di foderata con un delicato guanto gambe esaltate da vistose calze a di merletto rosso. rete, sembravano essersi fermate sull'una e quaranta di notte. Avrei dovuto ucciderla. Pensai: «Prendi il testo e uccidi. Uccidi. Ero teso. Esegui. Queste, sono le tue istruzioni. Punto». In silenzio ascoltavo il tempo marcato da una goccia che, con Come un programma corrotto da regolarità, cadeva da quel rubi- un virus, ignorai l'istruzione e le netto rotto nella toilette. Guardai rispo-si: «Ciao Divina o dovrei l'albero di Natale nell'angolo del dire Carla?». E lei, sbattendo le Sexy Shop. Le palline natalizie a ciglia lun-ghissime: « L'agenzia forma di tette, lampeggiavano degli agenti molto attraenti» e flebilmente con l'intensità di una ha poggiò il li-bro sul labbro inferiolam-pada da cimitero. re dell'enorme banco-bocca.

hai veramente una strana copertura Mike» E io, sbuffando: «Non ne posso più di questo posto e di questi vestiti ri-dicoli». Lei sorrise dolce e mi rispose: «Sai? Stai veramente bene vestito di pel-le. Sei un perfetto commesso di sexy shop» e si avvicinò baciandomi. «Comunque, anche la tua copertura è piuttosto insolita. Non ho mai co-nosciuto un agente che usasse eleganti vestiti rossi da sera, cappelli piumati e calzature rosse con tacchi vertiginosi». Si turbò guardandomi sconcertata. Visto il cambiamento repentino, le risposi: «Scusami. Ho parlato a sproposito». E lei: «le mie scarpe». «non volevo offenderti. Hai dei bellissimi sandali. Voglio dirti che» E lei con decisione: «stai zitto Mike. C'è uno sgabello?»

Si guardò in giro e lo vide di lato: Poi mi osservò, quasi incuriosita «Sì». e, con estrema eleganza, si sfilò i Si precipitò verso l'angolo guanti, posandoli delicata di mettendo il piede su uno sgabello fianco al libro, un po' più in là, a forma di maialino. Dallo spacco sulla punta della lingua del del vestito fuoriuscì una gamba bancone. spettacola-re. Restai incantato dal luccichio proveniente dalla cromatura della sua rivoltella, una Presi le fiabe. Lei notò il mio Tolsi la sicura e rapidamente Titan da tasca. Non riuscivo a e rise in modo uscii fuori. Avevo nascosto la pi- imbarazzo garbato: «Dovrai am-mettere che staccare gli occhi da quella stola nel giubbino di pelle. Mi Operativo, andai nel retrobottega a prendere la Beretta. Avrei dovuto uccidere di nuovo. Dal bagno del negozio sentii lo scricchiolio della porta del locale. Un rumore di tacchi risuonava nel sexy shop. La donna con il cappello piumato era lì.

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giarrettiera rossa. La piccola rivoltella fuoriusciva da un vistoso reggi-calze che cingeva il delicato quadricipite del suo incantevole arto infe-riore. Pensai, comunque, che fosse davvero bizzarra. Che cosa avevo potuto mai pronunciare per ottenere da lei una reazione così esagerata? Stava addirittura provando a tirarsi via il sandalo.

La sputa fuoco nel mio giubbino Io le chiesi: «Ma perché diavolo aveva sparato: «All'inferno! stavi provando a toglierti questa Cazzo! Era senza sicura». cavolo di scarpa?» Mi accasciai a terra. Fui subito consapevole che era una ferita mortale. La ragazza balzò su di me e, nel tentativo di tamponare il colpo, mise entrambe le mani sullo squarcio mentre le sue tette, sgusciando fuori della scollatura, ondeggiavano sulla mia faccia:

Mentre le chiedevo spiegazioni, mi resi conto che tenevo ancora stretto il suo fottuto tacco. Fuoriuscì da una piccola cavità della zeppa un biglietto con un testo che recitava:

«In Italia seicento e quaranta, in Allmagna duecento e trentuna, «Sono già in Paradiso!» esclamai cento in Francia, in Turchia nodolorante. vantuna, ma in Espagna son già mille e tre». Provavo a ignorare il dolore. Ero un duro. Lei non prese affatto in «Che stronzata» proruppi. con-siderazione il mio tentativo di umorismo ed esclamò preoccu- Mi rispose pacata, mentre io, E lei scocciata: «Al diavolo. Il pata: «Mio caro. Devi combatte- soffrendo e imprecando, lanciai cinturino si è bloccato. Vieni qui. re!» via la zeppa, che andò a impiAiuta-mi a toglierla. gliarsi nell'albero decorato con le Risposi sofferente e distratto dal tette lampeggianti. Titubante per questa stramberia, movimento ondulatorio delle sue mi piegai sulla sua gamba. abbondanti e ciondolanti «Mio caro, 640, 231, 100, 91 e mammelle, che fluttuavano libere 1003 compongono il codice per Quando le fui vicino, un profumo sopra il mio viso: «Non mi tratta- utilizza-re la formula contenuta di rosa di bosco mi stravolse i re come qualcuno che sta per mo- nel tomo fiabesco». sensi. Sentii ribollirmi il sangue. rire». Come se non avessi sentito una «Non è importante se rompi il «Chiamo un'ambulanza». sola parola di quello che mi stava cinturino» aggiunse. dicen-do, la guardai intensamente «Non puoi. Siamo sotto copertu- e, senza badarci, mi sfuggì: «Sei Impugnai il tacco della scarpa e ra. In ogni caso, mi ucciderebbe- me-ravigliosa. Se non dovessi tirai con decisione il cin-turino, ro e ucciderebbero anche te». morire, ti inviterei a cena». stretto alla sua caviglia, tendendolo con forza verso di Sapevo che stavo morendo. Ma Carla arrossendo mi disse: «Mime. La scarpa venne via imme- ero felice. La mia Divina, la chele, vorrei andare a cena e poi diatamente, cascai all'indietro sul donna con il cappello piumato, stare con te per sempre. Se almepavimento pezzato con il tutto il non sarebbe morta. Provò a no trovassi qualcosa di meglio tacco in mano e tamponare il sangue con l'unica per tamponare l'emorragia, potrei cosa presente nel nego-zio che chiamare almeno un dottore. Se «BANG». potesse servire allo scopo, dei pe- solo potessi fare di più per rizoma tigrati. salvarti!». Felice e con il viso paonazzo affermai: «Quando ho commentato che a-vevi delle calzature particolari, non intendevo dirti che ne volevo una. Non è neces-sario che te la togli. Non ti preoccupare».

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Guardai i suoi occhi, Stava piangendo. Sorrisi: «Puoi fare una cosa per me». E lei: «Cosa?» «Baciami». Una fitta dolorosissima, in prossimità dell'addome, mi colpì mentre lei avvicinava la sua bocca alla mia. Chiusi gli occhi e sentii la sua vorace passione. Le sue avide labbra erano sulle mie. « fino all'ultimo respiro».

9. Quella notte, fuori dal sexy shop, scese la neve.

scarpa sola. Avvertii il freddo cappello per finire sulla coltre dalla pianta del piede sul pavibianca. Quella notte, fuori dal semento a chiazze bovine. Conside- xy shop, scese la neve. rai, per un attimo, che le mie unghie laccate da trecento euro si sarebbero rovinate camminando scalza. Epilogo Non c'era più nulla da fare. La porta scricchiolò un poco quando abbassai la maniglia. Mi voltai indietro, esitando sulla soglia del sexy shop, istupidita come un'oca impacciata. Mickey si trovava proprio là, per terra, con la ferita ricoperta da perizomi tigrati. Aveva la bocca decorata, tutto intorno alle labbra, con il rosso sbavato del mio rossetto.

Venni colta da un'improvvisa tenerezza. Sorrisi affettuosa e poi di nuovo, tirai su col naso Lacrime nere impiastricciavano il piansi alla francese come una ragazzina. peluche della cornetta mentre componevo il numero: «Sono Uscii in via Cherso. Era il 25 diDonna Anna» dissi. cembre. «Operazione completata. righe nere sul viso, L'agente segreto 131L è decedu- Lacrimavo percepivo il dolore di quelle to». Non aggiunsi altro. fottute pietruzze che, fuoriuRiagganciai il telefono sulla co- scendo dall'asfalto, mi si lonna dorata. conficcano nel piede a ogni pasMi fermai, mi voltai davanti Le lacrime scesero impastate di so. al locale, e, poi, rimasi immobile, rimmel sui miei zigomi da con lo sguardo in su, fisso cinquemila euro. Ci saremmo sull'insegna gialla Tits & Boobs amati davvero, se non fosse che lampeggiava alternandosi alle morto. grandi manette fucsia che la soIl vento aveva smesPercorrevo il corridoio chiazzato vrastavano. so di soffiare in via Cherso. Il siverso l'uscita. Mi sentivo uno lenzio era assoluto. Mi avviai straccio. Zoppicavo. Mi resi arrancando nel buio. tutto conto, solo allora, che avevo una ghiacciato. La piumaEra si staccò dal

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Un'ambulanza chiamata dall'Agenzia mi portò in ospedale. Non so come, ma mi salvarono. Non mi uccisero. Mi diedero una nuova identità. Ricominciai. Cercai disperatamente Divina ma di lei nessuna traccia. Qualche tempo fa, tornando a casa dall'ennesima maledetta missione, ho trovato nella mia cassetta della posta un anonimo cd musicale e una piuma: «I'm a spy in the house oflove I know the dream, that you're dreamin' of I know the word that you long to hear I know your deepest, secret fear I know everything


S ka n La conosci quella della madre e del figlio?

Gu e s t S t a r

Gi a c c h e t t i

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S ka n

OLTRE LO skannatoiO

NASF

Le TRE LUNE 6

I sogni delle crisalidi chmf_2002@yahoo.it

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S ka n

OLTRE LO skannatoiO

Macelleria n.6

Questo è il mio corpo

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Amazonas

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Ave Atque Vale

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S ka n

Nella pancia del Drago

http://www.sulromanzo.it/redazione/andrea-atzori

Fantasy? No, non leggo letteratura per ragazzi

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S ka n

I Libri da rileggere / Sl ant

di Greg Bear

/ Slant

di Greg Bear

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S ka n

I Libri da Rileggere Le Macchine Infernali di K.W. Jeter

Le Macchine Infernali di K.W. Jeter

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S ka n

IL libro da tradurre The Clockwork rocket di Greg Egan

The Clockwork Rocket di Greg Egan

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S ka n

Il Libro sullo scaffale

E' tempo sprecato uccidere i morti di Diego Di Dio

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S ka n

L' Book nell' Reader

Livello Scarlatto di Antonio Tentori

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S ka n

Narrativa Interattiva

Questo tutorial, dedicato all’ambiente di sviluppo di avventure testuali noto come Inform7, de­ scrive il supporto alle parole chiave evidenziate (estensione "Keyword Interface"), come sono state utilizzate in "Blue Lacuna", e un sistema di conversazione con gli NPC (estensione "Conversation Package"). I sorgenti, una versio­ ne giocabile on­line e le estensioni a Inform7 per creare avventure in italiano si possono tro­ vare sul sito: http://milleuna.3owl.com

Le parole chiave alla 'blue lacuna' (Il Dr. Jeremy Home) di Leonardo Boselli

Questi termini chiave sono scritti secondo parti­ colari stili, ad esempio: oggetto, direzione, argomento. Nel primo caso salta subito all'occhio il nome di un oggetto con cui si può interagire (e scrivendone il nome lo si esamina 1. Introduzione direttamente, senza scrivere ESAMINA o X); nel Per chi ha giocato a "Blue Lacuna" di Aaron secondo viene evidenziata una direzione o un Reed, le parole chiave evidenziate sono ormai di­ luogo accessibile; nel terzo caso, infine, si indi­ ventate familiari. Per chi non le conoscesse, dico vidua immediatamente un possibile argomento di solamente che costituiscono un buon metodo per conversazione con l'NPC incontrato. mostrare al giocatore alcuni termini chiave tra Il metodo delle parole chiave è particolarmente cui può scegliere per consentire alla narrazione utile, almeno per come lo utilizzo io, proprio in di procedere. quest'ultimo caso, poiché le conversazioni, con la sola digitazione dell'argomento richiesto, vengo­ no estremamente facilitate. Io ho ampliato il sistema distinguendo tra oggetti con cui interagire e scenari solo da esaminare, ma per il resto l'estensione Keyword Interface è praticamente identica a quella ideata da Aaron Reed. Come prima impressione, ritengo, che la chia­ rezza e l'immediatezza dell'esperienza di gioco siano migliorate grazie all'uso delle parole chia­ ve... provare per credere! 2. L’avventura

L'avventura è, come spesso capita nei tutorial, estremamente semplificata:

Indotto a chiedere il consulto di uno specialista da alcuni sintomi preoccupanti, il nostro eroe si reca dal dottor Jeremy Home e si scontra con la personalità del medico, liberamente ispirata ad un altro famoso dottore delle fiction televisive.

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3. Un possibile sviluppo

Purtroppo nel testo che segue non sono mo­ strate le evidenziazioni, si rimanda perciò alla versione giocabile on­line per sperimentare effettivamente le parole chiave all'opera. Il Dr Home un semplice dimostrativo by Leonardo Boselli Release 1 / Serial number 090509 / Inform 7 build 5Z71 (I6/v6.31 lib 6/12N)

sala d'attesa La sala d'attesa dell'ambulatorio è una stanza spoglia con poche sedie e un tavolino centrale. La porta dell'ambulatoio è proprio di fronte all'uscita e su di essa campeggia a grandi lettere la scritta "Dr Jeremy Home MD". Sopra il tavolino c'è una rivista.

proprio agio il paziente.

Sopra la scrivania ci sono un bastone e un palla da baseball.

Il dottor Jeremy Home è seduto dietro la sua scrivania e ti osserva con l'aria di un uomo la cui pratica della misantropia, ormai esercitata da una vita, è prossima al conseguimento della massima perfezione. >poltrona Il Dr Home ti dice: "Siediti sulla poltrona." >siedi sulla poltrona Siedi sopra la poltrona per il paziente.

>poltrona Dopo esserti seduto, ti rendi conto che la poltro­ na è ancora più scomoda di quello che sembra­ va. >bastone Il bastone del Dr Home... lo userà anche per cacciare i pazienti molesti?

>sedie Non c'è nessuno seduto in attesa. >siedi sulla sedia E' inutile sedersi. Non c'è coda!

>tavolino Un tavolino con spigoli acuminati... basso abbastanza per attentare all'integrità delle gi­ nocchia dei pazienti.

>rivista Una rivista molto consumata. Guardi la co­ pertina e pensi: "Uh! E' un Playboy dell'85. Niente male la coniglietta del mese... ora però avrà quasi sessant'anni!" >porta (prima apri la porta dell'ambulatorio) Entri nell'ambulatorio.

ambulatorio L'ambulatorio della clinica è una stanza dalle pareti dipinte di bianco. Da un lato puoi vedere lo schermo per le visite oculistiche e sotto un televisore.

Vedi anche un lettino per le visite, ma da come è disfatto sembra che qualcuno ci abbia appe­ na dormito sopra.

C'è pure una poltrona molto scomoda, come se il Dr Home non volesse mettere a

>prendi bastone Tenti di prendere il bastone, ma il Dr Home ti precede e lo fa roteare in modo minaccioso. Poi, soddisfatto, lo posa nuovamente sulla scrivania. >palla Una palla da baseball con le firme della squadra dei Red Socks (anno 1974). >prendi palla Tenti di prendere la palla da baseball, ma il Dr Home ti precede e la fa rimbalzare un paio di volte contro la parete. Poi, soddisfatto, la posa nuovamente sulla scrivania.

>televisore Il dottore ti dice: "Invece di gurdare il televisore spento, faresti meglio ad accenderlo!" >accendi televisore Accendi il televisore e sullo schermo compare immediatamente la telenovela preferita del Dr Home. Il dottore ti dice: "Bene, ora puoi andare." >chiedi di essere visitato (rivolgendoti al Dr Jeremy Home) "Buongiorno dottore!" esordisci.

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Il Dr Home ti osserva e dice: "Cosa vuoi? Sei malato?"

queste?" chiedi.

"Il dolore è un toccasana per l'anima. Così la morte. Ritieniti fortunato," replica.

"Forza, ti ho fatto una domanda abbastanza semplice," replica, "Sei malato, sì o no?"

(Potresti dire sì o no; o parlare al Dr Jeremy Home dei sintomi.)

>sintomi "Facciamo un passo alla volta," ti interrompe, "Ora dimmi, sei malato, sì o no?" >sì "Sì, ecco perché sono qui, dottore," gli ri­ spondi.

"Ma qual è il problema esattamente?" chiede il dottore. (Potresti parlare al Dr Jeremy Home dei sinto­ mi.)

>sintomi "Bene, dottore, ho questo terribile mal di te­ sta, la mia schiena mi sta uccidendo, ho pro­ blemi nel camminare ed è comparso questo grosso bubbone sotto l'ascella destra," gli dici. "Non ti preoccupare," replica, "sarai morto entro la settimana e poi non ti farà mai più male. Ora, c'è nient'altro che posso fare per te?"

>sintomi "Mi permetta di parlarle degli altri miei sintomi," cominci a dire. "Non farlo," ti interrompe, "sono sicuramente molto noiosi; il tuo non è un caso interessante dal punto di vista medico."

>parla di medicine "Sono un uomo molto occupato," dice lanciando la palla da baseball verso il soffitto, "non farmi perdere altro tempo," conclude riafferrandola al volo: "Addio!" >addio "Allora la saluto!" concludi.

Il Dr Home dice solo: "Chiudi la porta prima di andartene" e ricomincia a far rimbalzare la palla contro la parete. >porta (prima lascia la poltrona per il paziente) Entri nella sala d'attesa.

sala d'attesa La sala d'attesa dell'ambulatorio è una stanza spoglia con poche sedie e un tavolino centrale. La porta dell'ambulatorio è proprio di fronte all'uscita e su di essa campeggia a grandi lettere la scritta "Dr Jeremy Home MD".

>sì "Beh, sì, speravo in qualcosa di più ottimisti­ co," rispondi.

"Non lavoro nel ramo della speranza," replica seccamente. (Potresti chiedere al Dr Jeremy Home del tempo e dei consigli; o parlare al Dr Jeremy Home dei sintomi.)

>tempo "E' piuttosto freddo in questo periodo dell'anno; potrebbe influire sulla mia salute?" chiedi.

Sopra il tavolino c'è una rivista.

>chiudi porta (la porta dell'ambulatorio) Chiudi la porta dell'ambulatorio. >uscita

*** Hai vinto! ***

"E' possibile," risponde.

>consigli "Mi può dare un suggerimento su come ridurre il dolore ­ o rimanere in vita ­ o cose utili come

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S ka n

VALE PIU' di mille parole

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S ka n

VALE PIU' di mille parole

La guerriera della Terra dell'Erba Perenne

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S ka n

VALE PIU' di mille parole

Lunaris

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S ka n L'ultimo pianto del Beato

Il Lato Oscuro

Sol Weintraub

“In verità, mai vi fu tempo in cui io non fossi, né tu, né questi capi di popoli; e, in seguito, non verrà quello in cui noi non saremo.” [Bhagavad Gītā II;12-13]

Le cortine del cosmo si aprirono. Il bagliore azzurro sferzava l'oscurità infinita con il fulgore di mille soli. Oltre il velo di lacrime, Nirvana sembrava risplendere di luce propria. Vyāsa distese davanti a se le mani tremanti, come a voler stringere quella sfera tra i palmi, per proteggerla. - La fine di tutto. L'inizio di ogni cosa.

Sentì il peso della sua esistenza rovinargli addosso, travolgente come l'onda, immenso più delle montagne; il laccio del suo tempo senza tempo stringersi un'ultima volta, prima di spezzarsi. Crollò in ginocchio, coprendosi il volto. Il silenzio rispose con l'eco del suo pianto. Quanto aveva dormito non avrebbe saputo dirlo ma, al suo risveglio, Ganesha era al suo fianco. Camminava per la sala, come danzando al suono di una musica muta; a ogni passo fiori di loto multicolori sbocciavano nell'aria,

subito dissolti in evanescenti strisce di dati. Oltre le vetrate il pianeta appariva ora più grande, appena sporcato dalle sagome dei continenti. - Il tempo è giunto, immortale. È l'ora della scelta - la voce dell'IA giunse da ogni angolo, un coro androgino, più canto che parole. Il vecchio rishi non rispose, lo sguardo perso oltre le nubi di quel mondo lontano. Quando infine parlò lo fece con suoni strozzati, strappati a forza da una gola stretta da millenni di solitudine. - Da sempre l'uomo ha alzato gli occhi al cielo, cercando la propria origine, una via per il ritorno a

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casa. Ma a noi cosa rimane? Di fronte a quale immensità possiamo sentirci smarriti? Dimmi ganapathi, potrà mai un creatore provare lo smarrimento di sentirsi creatura? L'interfaccia, ora immobile, si limitò a osservarlo. - Mi dispiace, - riprese il vecchio - non ho la risposta che cerchi. - Allora tutto è perduto, tutto sarà stato inutile: i secoli di attesa, questo viaggio, la nostra stessa esistenza. Vyāsa sentiva le parole sferzarlo come un flagello, affondandogli nella carne. L'impotenza e la frustrazione esplosero come un tuono, squassandogli l'anima. Si gettò contro


la figura, afferrandone l'inconsistenza. - Non puoi chiedermi di scegliere! - Non sono io a farlo, ma tu stesso. Il mio scopo è solo quello di farti ricordare. La nebbia binaria lo sfiorò per alcuni istanti, avviluppandolo in tentacoli numerici; poi, così com'era scomparso, Ganesha riprese forma e tornò a danzare. - Un tempo tu mi narrasti una storia, affinché la custodissi. Non volevi fosse perduta, solo dimenticata. Siediti dunque, figlio di Sathyavati, e lascia che io canti per te.

vecchio è la Parola. Il Supremo Brahman, fin dall'inizio della creazione, non generò figlio più bello che la Parola. La Parola che è, come lo spirito, immacolata, è la tesoriera dello scrigno del mondo invisibile; essa conosce storie mai udite, essa legge libri mai scritti; guarda bene e vedrai che, di tutto ciò che è stato creato, nulla resta saldo come la Parola. Scegli dunque con cura, Vyāsa, ciò che deciderai di cantare dei potenti Kaurava e dei Pandava, orgoglio degli uomini. Leva alta la voce, deponi il tuo spirito alla corte dell'Unico, e che tu possa trovare felicità.

trasse ritornando alla sua dimora, nel ventre amabile di Brahma, ma non prima di aver posto sulle donne il marchio del suo sdegno. Dhritarashta e Pandu nacquero da quell'unione tra cielo e terra: l'uno cieco, l'altro offeso nel corpo, monito imperituro dell'affronto al padre. La terra di Hastinapura venne così divisa tra i due fratelli ed il trono di Bharata² affidato alla loro discendenza fino alla fine del tempo. Dhritarashta aveva ereditato dal padre la forma divina e, con essa, il potere sulla sorte e i destini, prerogativa degli eterni; Pandu, “Sai scrivere?” al contrario, pur costretto in un “No, perché?” corpo mortale, possedeva la “Ho immaginato un grande poe- Vi fu un tempo prima del tempo, saggezza e il discernimento che ma. L'ho ideato da cima a fondo un'epoca d'oro ormai dimenticata, gli consentirono di prosperare in ma non ne ho fissato neppure una in cui gli dei discesero tra gli uo- pace fino alla fine dei suoi giorni. riga. mini, e ad alcuni uomini fu Alla sua morte il figlio maggiore, Cerco qualcuno che scriva quello concesso di sedere tra gli dei; in Yudhisthira, gli succedette al troche so. ” cui la sapienza del passato veniva no. “Come ti chiami?” custodita e quella del futuro non “Vyāsa. ” era ancora dimenticata. Oh, Dhritarashta dal cuore nero, “E di cosa parla il tuo racconto?” In quei giorni colmi di benevose tu potessi udire il mio canto. Se “Di te?” lenza, uno dei Creatori discese su le mie parole fossero giunte fino a “Di me?” una terra di campi e fiumi, come te. “Si. È la storia della tua stirpe, una rete nel mare impetuoso. Tra Che cosa avevi dapprima, quando delle origini dei tuoi antenati. Di quei banchi di pesci multicolori, venisti al mondo, delle cose che come crebbero, di come ci fu una come erano gli uomini all'eternità possiedi ora? Dalle strettoie del grande guerra. dei suoi occhi, scelse coloro sulle tuo tempo porterai via solo ciò È la storia poetica dell'umanità. quali avrebbe steso il suo favore. che stringevi il primo giorno. Se mi ascolterai bene alla fine sa- Ambika e Ambalika del colore Con al collo il greve debito dei rai diverso. ”¹ dell'ambra, del miele colato, gio- mari e dei monti come si può ielli di Hastinapura, accolsero in danzare col cielo? loro quel dono immortale. “La conoscenza è velata da que- Ma nel coito celeste il velo cadde Il vento caldo del sud gli sferzava sto eterno nemico dell'anima co- e il dio apparve loro nella sua ve- il volto, asciugando il sudore con noscente, ra forma: alla vista dell'inconorefoli ardenti. fuoco insaziabile che prende la scibile Ambika urlò di orrore, Dhritarashta alzò il capo verso il forma del desiderio.” chiudendo gli occhi, mentre la so- cielo, gli occhi vuoti a scrutare [Bhagavad Gītā III;39-40] rella, pallida in volto, rimase quell'immensità della quale non immobile, senza proferire parola. gli era concesso neppure il riCiò che è nuovo e al contempo A quella reazione il divino si ricordo.

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- Osserva Shakuni, - disse, rivolto alla figura al suo fianco - e dimmi ciò che vedi. L'uomo, di corporatura minuta, appariva insignificante al cospetto del semidio; all'udire la voce chiamarlo per nome si strinse nell'achkan, scosso da brividi di freddo a dispetto del sole cocente. - Il giorno risplende svāmī, la valle sembra immersa nelle acque di un lago - si affrettò a rispondere in tono ampolloso. - Il grano appare come un mare dorato in cui il popolo nuota, colmo di riconoscenza. - Riconoscenza? - la parola uscì come un sibilo. Staccando le quattro braccia dal corpo, Dhritarashta sollevò le mani verso il cielo nel mudra di benedizione, per poi vibrare un suono nell'aria immobile. - Raag³! Il mantra rimase per un attimo sospeso, per poi esplodere e rimbombare tra i monti. In pochi istanti il cielo si fece nero: nubi cariche di pioggia avanzavano serrate, come una flotta pronta alla battaglia; i primi scrosci di grandine già sferzavano i raccolti. Una falce di ghiaccio si abbatté sulle spighe, schiantandole nel fango, mentre dai villaggi si alzava un unico, disperato pianto disperso nel vento. Dhritarashta abbandonò la terrazza e si incamminò verso il palazzo. - Ecco la mia benevolenza, Shakuni: ricordare agli uomini quanto effimera sia l'esistenza. - Il ricordo di ciò che ho visto mi fa impazzire - la voce del principe Duryodhana era flebile, stretta in

una morsa di dolore. - Il loro palazzo è impareggiabile. Maya, il sommo architetto, è disceso dal cielo per fargliene dono. Gli occhi chiusi, il capo chino sul grembo della madre, riviveva ogni cosa attimo per attimo. I ricordi di quanto aveva visto riaffioravano come spine dalla carne, straziandolo ancora con lo scudiscio della vergogna. - È il palazzo delle illusioni, dove i pensieri diventano realtà. Ricordo Arjuna condurmi per le stanze. - Guarda i muri di cristallo esclama raggiante. - Quei raggi di luce sono fasci d'oro.

Seduto sul trono, Dhritarashta ascoltava in silenzio. - E io ho visto - riprese il giovane. - A un tratto urtai un muro invisibile. - È il capolavoro di Maya! - alza le braccia, pieno di gioia. - Pensi ad un muro, ed eccolo.

- Proseguo e qualcuno mi grida: attento! C'è una vasca davanti a te. Una vasca? Ma dove? E ho già i piedi bagnati. Corro, apro un porta, ma questa scompare e sbatto contro un muro.

La bella Draupadi scoppia a ridere. - È cieco. Cieco il padre, cieco il figlio. Il suo disprezzo mi ferisce il cuore.

A ogni parola del figlio Gandhari gli carezzava il volto, come a voler tergere quella sofferenza, prendendola su di sé. - La tua discendenza soffre, Immortale - disse infine, volgendo sullo sposo le orbite vuote, pegno di amore eterno. - Non mangia, non dorme più. - Padre, - esclamò Duryodhana

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scattando in piedi, l'animo ora ardente di sdegno - ho visto tutti i re della terra circondare Yudhisthira. Ho visto il suo popolo felice. Il figlio di Pandu è rispettato, è amato, mentre io non amo niente... non sono niente. - Mio signore, - Shakuni emerse dalle ombre, prostrandosi ai piedi del padrone - esiste un modo per rovinare vostro nipote, e io lo conosco. - Non leverò la mano contro il mio sangue - fu la secca risposta. - Non sarà necessario - si schermì l'uomo con falsa condiscendenza e, estratto qualcosa dalla veste, lo mostrò sul palmo aperto. Erano tre semplici dadi da gioco di lucido avorio; alla luce dei fuochi apparivano vivi, simili a tizzoni di brace. Le lunghe dita del sovrano ne sfiorarono la superficie, saggiandone la forma. Shakuni riprese. - Yudhisthira ha un punto debole: adora il gioco d'azzardo. Due volte debole, perché ama giocare senza esserne in grado. Sfidalo ai dadi. Non potrà rifiutare ed eccomi qua. Conosco ogni lancio, ogni mossa pericolosa. Nessuno può vincermi. Lasciami giocare per te. Il semidio si sollevò dal trono, lasciando cadere il manto reale. - La posta dovrà essere alta, - disse, quasi a se stesso - l'intero regno. - E sia! - esclamò il principe, afferrando il braccio del padre. C'è chi dice: ho da mangiare, da vestirmi. Mi basta. Ma io rispondo: vergogna! Dice: non conosco l'ira. Vergogna! No, io sono come un torrente prosciugato, un elefante di legno. Un uomo nasce, cresce, e tutti si rallegrano. Ma


intanto il suo desiderio cresce, la sua brama di potere. Ho dei dubbi su me stesso; a volte persino sul mio valore. - Gli dei crearono il mondo come un gioco - sussurrò Shakuni all'orecchio di Dhritarashta. - Gli insetti giocano con i fiori. Le stelle intrecciano i loro segreti motivi nel cielo. La sorte, mio re, appartiene agli immortali... e gli uomini sono chiamati a ricordare quanto effimera sia l'esistenza.

dagli dei? Essi parlano, e si innalzano gli edifici. Essi parlano, e gli eserciti si radunano. Essi parlano, e le scienze e le conoscenze si trasmettono nello spirito di coloro che li ascoltano. La loro parola è motore di necessità assoluta; cos'altro possono essere le opere che l'uomo compie nell'universo intero se non il frutto di quella parola? Ragione umana, funesto strumento di cui abusiamo, servi Cosa importa ai doni della natura dunque a riavvicinare l'uomo alla o ai disegni dei suoi autori che le vita, dopo averlo tanto servito ad pietre preziose siano accumulate allontanarsi da essa. sulla testa dei re, o sepolte nelle viscere della terra? La pioggia batteva nel giorno Non tenere un tesoro sul capo co- della rovina. me la nuvola bianca, ma sta Dalle terrazze di Indraprashta piuttosto con i piedi sul tesoro, co- l'acqua scorreva in fiumi e came il sole, affinché la terra che scate, quasi il palazzo dei sogni s'inumidisce d'acqua di nube, si piangesse la caduta dei figli di trasformi, dopo il tuo umile bacio, Pandu. in oro. “Ho una collana d'oro e delle Ascolta e medita, figlio di Ambika, perle impareggiabili, levigate dai sulla tua follia. vortici dell'oceano” diceva Yudhisthira impilando conchiglie4 sulla tavola. “La gioco contro di te. ” “È la cupidigia, è la collera, nate Il suono dei dadi rimbombava per dal fattore passionale, il Grande le sale dorate, più forte del fragoVorace, il Grande Malfattore. re del tuono. Sappi che, in questo caso, il ne- “Ho vinto” rispondeva Shakuni, mico è lui.” raggiante. [Bhagavad Gītā III; 37-38] “Ho centomila schiave, giovani, bellissime, allenate nei sessantaquattro giochi d'amore. ” Oh Yudhisthira, orgoglio di Yama, “Ho vinto. ” quanto debole è il tuo cuore. Tu, a E già le ombre della notte si cui venne data la saggezza delle allungavano sui giardini e sui cose, manchi dunque di potere cuori. sulle tue pulsioni? “Ho altrettanti schiavi, ubbiUomo, fino a quando resterai pie- dienti, abili, vestiti delle sete più gato sotto il peso delle passioni e belle. ” dei tuoi giudizi precipitosi? “Ho vinto. ” Come puoi pensare di sfidare la Shakuni dalle dita agili, tessitore sorte, quando essa stessa è retta dei destini, maestro della sorte,

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quanto sale hai sparso sulla tua anima per tramutarla in un pozzo così oscuro? Nella sala ormai buia, tra i fuochi danzanti, non era più Dhritarashta a essere cieco: Yudhisthira, persa ogni saggezza, continuava il suo gioco mentre i dadi rotolavano ignari, abbattendo il suo regno. Sedicimila carri dalle stanghe d'oro, vacche, tori, capre, bianchi elefanti; e ancora le foreste, i campi, lo stesso palazzo, tutto si tramutava in gusci multicolori tra le mani dei Kaurava. Infine fu Dhritarashta a parlare: “Abbiamo vinto. Abbiamo vinto ogni cosa. ” Ma il figlio di Pandu volle tentare ancora, e ancora, mentre la disperazione sopiva la saggezza, come il sonno ci illude di sopire il dolore. “I miei fratelli, Nakula e Sahadeva. Li gioco contro di te. ” Ma come può un uomo vincere al gioco degli dei? E dopo i gemelli dagli occhi d'oro venne Arjuna, l'uomo che non poteva perdere, l'amico di Krishna, e Bhima, forte come il leone; infine Yudhisthira pose sul tavolo se stesso. I dadi rotolarono un'ultima volta. “Ho vinto” decretò Shakuni. E venne la notte. Con chi potrò ancora gioire sulla terra? Con colui che avrò potuto rendere testimone dei miei pianti, e che avrà potuto affliggersi con me sui mali dell'uomo. Ferma il tuo stilo, Ganesha, dammi tregua, che queste lacrime non strozzino il canto. Uomini fatui, se venissi a prender parte alle vostre gioie, credereste


ancor meno di avere delle lacrime il giusto, santo tra gli uomini. da versare. Sarei complice dei vostri disinganni, e vi darei la mano Il ponte di comando della Brahma per discendere ancora più proera immerso nell'oscurità. Vishnu fondamente nell'abisso. entrò, fendendo il buio con il baVenite, uomini afflitti, venite, voi gliore del suo corpo. tutti che gemete per l'enormità del Giunto sulla piattaforma centrale male. Piangiamo insieme, non spalancò l'ajna luminoso e prodiamoci alcun riposo, finché il iettò nell'aria i mandala di pungiglione della verità non sia controllo; le figure iniziarono a penetrato sino alle sorgenti della vorticargli intorno, emanando una nostra vita. vibrazione armonica crescente

“Infatti, ogni volta che l'ordine viene meno, o discendente di Bharata, e che il disordine prevale, allora appunto, io stesso produco me stesso. Per la protezione dei buoni e la distruzione dei malvagi, per ristabilire l'ordine, di età in età, io vengo all'esistenza.” [Bhagavad Gītā IV;7-9] Ogni uomo deve attraversare una volta la grande solitudine, per svilupparvi il suo ingegno, il suo coraggio e la sua pazienza. È qui che il vero diviene la sua attrattiva, essendo esso il principio ed il solo alimento del nostro essere. Esso è la miniera inesauribile per coloro che lo cercano nell'umiltà dello spirito e nella meditazione delle sue leggi. Guarda con benevolenza, oh Primo Principio, all'esilio dei figli di Pandu. Strappati allo splendore di Indraprashta, allontanati dai fiumi di Hastinapura, si rifugiarono sui monti tra i rishi, orgoglio degli dei, per espiare la colpa di aver giocato con la sorte, o forse solo quella di essere nati uomini. Ma dal ventre di Brahma, il Beato vegliava sul suo prediletto: Arjuna

man mano che la sua voce modulava il mantra di attivazione. - Oṃ bhūr buvaḥ svaḥ, tat savitur vareṇyaṃ, bhargo devasya dhīmahi, dhiyo yo naḥ pracodayāt.5 Tutte le interfacce dell'arcamondo si attivarono, inondando la sala di luce. - Viṣṇornu kaṃ vīryāṇi pra vocaṃ yaḥ pārthivāni6 - la voce alle sue spalle lo colse alla sprovvista. - Ti saluto padre. Krishna procedeva verso di lui, splendente nell'armatura dorata, le mani giunte sul cuore in segno di saluto. Il volto del dio si irrigidì. - Non blandirmi Krishna, non sono disposto ad ascoltarti ancora - rispose secco, tornando a operare sui glifi lucenti. - E invece devi ascoltarmi! - la voce rimbombò nell'aria col fragore del tuono, distorcendo i delicati suoni; per alcuni istanti i mandala sembrarono avvampare di un rosso acceso, per poi spegnersi. Vishnu rimase immobile, impietrito dallo sdegno; sotto la pelle scura i muscoli erano contratti dalla furia. - Come osi... - No padre, tu come osi. Come osi lasciare che la sorte, dono di Dharma a noi, suoi eletti, sia pie-

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gata alla cupidigia del nostro seme impuro! L'Eterno scattò in avanti, sollevando Krishna come il vento una foglia morta; le sei braccia strinsero quel corpo inerte, facendo stridere le ossa. - Cosa vuoi sapere tu di Dharma, infante. Non nominare ciò che non puoi neppure concepire! - Né le schiere degli dei, né i grandi veggenti conoscono la mia origine, - la voce del giovane immortale era rotta dal dolore poiché sono io a essere, sotto tutti gli aspetti, la loro stessa origine. Colui che mi conosce come non nato e non avente principio, come il grande Signore dell'universo, quegli, fra tutti i mortali, libero da ogni smarrimento, è sbarazzato da tutti suoi errori. Vishnu sgranò gli occhi e lasciò cadere a terra il figlio. - Io sono il principio di tutte le cose - proseguì Krishna, riprendendo fiato - è da me che tutto procede. Coloro che con tale convinzioni mi adorano sono saggi e dotati di pensiero profondo. - Con la mente fissa in me, il loro soffio vitale fuso in me, illuminandosi reciprocamente, raccontando di me senza sosta, sono soddisfatti e beati - la voce dell'immortale era poco più che un soffio, mentre precedeva il figlio nel declamare l'antico mistero. - Per manifestare la mia compassione verso di loro, io che risiedo nel loro stesso essere, scaccio, con la fiaccola della conoscenza, le tenebre nate dall'ignoranza.7 terminò il Beato, rialzandosi. Attorno a loro regnava il silenzio e l'oscurità profonda. La reciproca shakti li avvolgeva come in un uovo, una tiepida culla


di luce e calore. - Come puoi conoscere queste parole? - la voce di Vishnu era ora dolce, colma di tristezza o, forse, nostalgia. Krishna si avvicinò al padre, posandogli il capo sul petto. - Dharma mi ha parlato, nel sonno è venuto per mostrarmi la via. Siamo giunti dalle stelle per mostrare loro il cammino verso l'elevazione ma credimi, padre, non è solo insegnamento quello che possiamo dare all'uomo. L'Assoluto ha scrutato nel loro cuore, ha visto, e io con lui, una forza che va al di là delle catene del fato; l'uomo possiede in sé una forza superiore a noi sconosciuta ma che, senza saperlo, deriva dal nostro stesso padre rendendoci non creatori, ma fratelli. Padre, la loro caduta non è stata una libera scelta, ma la parte di un disegno più grande che opera per il loro risveglio: si comportano come bambini alla vista delle cose frivole che li legano e li divertono. Ma questo shock violento li ha fatti rotolare fino al fondo del precipizio affinché possano rientrare sul sentiero del risveglio. Lascia che guidi Arjuna, padre, affinché sia pastore di questo gregge non nuovo, ma rinnovato, attraverso lo sbocciare di quest'epoca che, con la sua opera, troverà compimento. “È detto luce delle luci, al di là delle tenebre; esso è la conoscenza, l'oggetto della conoscenza e il fine della conoscenza. Dimora nel cuore di ciascuno in particolare.” [Bhagavad Gītā XII;17-18]

Il dorso lucente del Gange era oro puro alla luce del tramonto. Il fuoco di sandalo ardeva,

spandendo un fumo denso tra gli alti giunchi. Arjuna, il petto nudo, fuoriuscì dalle acque placide camminando verso le fiamme. - Io canto Agni, il cappellano, il Dio del sacrificio, il sacerdote, l'oblatore che riempie di doni disse, levando le mani verso il sole. - Lui cantato dai profeti, lo canteremo anche noi; possa egli guidare gli dei verso questi figli. Si chinò a raccogliere la ciotola del soma, pronto a versare il nettare sacro tra le fiamme ma, nell'alzarsi, vide una figura avanzare verso di lui, come camminando sui raggi morenti. Quell'essere meraviglioso e terribile parve fermarsi davanti al rogo ardente e, distese le mani, cominciò a cantare. - Là dove brilla la luce perpetua, là dove brucia il Sole, conducimi affinché io divenga Immortale! Là dove regna il Sole, nel Dominio Celeste dove abbondano le Acque della luce, fa che io sia un Immortale. Il giovane principe crollò in ginocchio, premendo le mani sul viso. - Alzati, figlio di Kuntī, non tremare alla mia vista. Guardami in volto e dimmi: conosci il mio nome? L'uomo scostò le mani tremanti senza osare sollevare gli occhi. - Io vedo in te Krishna, - mormorò - l'Essere Supremo, indistruttibile, che ha in se tutto l'universo. Tu non hai né inizio, né meta, né fine; la tua forza è senza limite e tu riempi di fuoco il mondo, te di cui la luna e il sole sono gli occhi e la fiamma la bocca. - E allora non tremare al mio cospetto, discendente di Bharata, perché io conobbi tuo padre; io fui Indra del tuono, che giacque con tua madre, perché tutti gli dei sono in me e io sono nel Padre che mi ha emanato.

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Non un solo suono fendeva l'aria, anche il fiume aveva smesso di scorrere; attorno a loro le canne e l'erba si erano piegate sfiorando il terreno, indegne al cospetto del principe immortale. - Perché onori questo penitente, oh Beato? - domandò infine Arjuna. Krishna sorrise, e fu di nuovo l'alba, e il mezzogiorno, e poi la notte. Gli astri scorrevano nel cielo come sassi nella corrente. - Sono qui per benedirti, per restituirti ciò che la sorte ti ha tolto. Per darti la possibilità della vendetta e della vittoria. Il dio aprì la mano, posando nell'aria tre dadi dorati. - Gioca con me, saggio tra i Pandava, e io ti renderò ciò che ti appartiene. Anzi, farò di più, schiaccerò i nemici ai tuoi piedi, rendendoli tuoi schiavi o esuli da queste terre, fino alla fine dei giorni. Il fuoco ardeva di fronte al volto dell'uomo, asciugando sul nascere le lacrime. Infine alzò gli occhi sul volto del Beato e sorrise. - Tu mi onori, madhava, ma non sfiderò ciò che appartiene agli immortali. Ma se nel tuo cuore c'è amore per me allora, ti prego, prendi la mia vita e in cambio solo questo ti chiedo, perdona mio fratello. Gli occhi di Krishna si velarono di lacrime mentre attorno a loro il mondo pareva dissolversi in una sensazione di pace infinita. - Colui che mi offre con devozione una foglia, un fiore, un frutto o dell'acqua con cuore puro, il suo dono mi è grato. Grazie, Arjuna, per aver insegnato agli dei ciò di cui erano mancanti: il sacrificio. Verrà un giorno in cui cento puri germogli saranno gettati a terra dalla polvere dell'invidia, ma io


che, come rosa, ho gettato le armi, mi sono anche liberato da questa spina, nella speranza che la povera veste del mio corpo versi talco sul fuoco del desiderio. Così soltanto si può percorrere la strada in questo luogo di terrori, fino alla morte; e quando avrò passato questo vecchio posto di tappa, faccia pure il cielo ciò che vuole. Ricorda, Vyāsa, le lacrime del Beato nel giorno in cui un uomo insegnò a un dio l'umiltà.

del principe con il palmo aperto. - Cosa vedi? - Niente. - E allora ricorda, Arjuna, che tutto è illusione. Tu non puoi uccidere chi in me è già morto.

“Colui che, libero da smarrimento, mi conosce così come la Persona Suprema, quegli, onniscente, mi adora con tutto il suo essere.” [Bhagavad Gītā XV;19-20]

Davanti ai suo occhi Nirvana appariva immenso. Poteva vedere gli oceani e le terre verdeggianti. Le nuvole lo abbracciavano come un manto, seguendo la sua danza nel vuoto. - Vyāsa, l'energia è al limite - la voce di Ganesha era ora asettica, priva di ogni musicalità, tutte le energie convogliate a mantenere attivi gli scudi dell'arcamondo. Non ho potenza sufficiente a proteggere l'intera nave, è l'ora. Il vecchio rishi chiuse gli occhi, pensò ai corpi dei suoi fratelli, mantenuti immortali nel loro sogno eterno da quelle macchine antiche, irreplicabili e a quelle prigioni di vetro dove, nel brodo primordiale, giaceva il seme che avrebbe riportato in vita l'uomo, su quel mondo promesso. Finalmente, al termine di quel viaggio infinito, si sentiva in pace. Sicuro della sua scelta.

Nella valle di Kuruksetra gli stendardi garrivano al vento. Le truppe dei Kaurava, all'orizzonte, erano un mare d'argento al sole di mezzogiorno. Arjuna tese l'arco, saggiandone la corda. - Sei pronto alla battaglia, figlio di Kunti? Al suo fianco, sul carro dorato, Krishna reggeva le briglie, guardando lontano. Il principe volse lo sguardo verso il campo e sentì il cuore stringersi nel petto. - Laggiù, tra quegli uomini, c'è Bhima, che mi protesse dai briganti e Drona l'invincibile, che mi insegnò a colpire lontano. Ci sono uomini, e fratelli. Come posso scontrarmi con loro. Il Beato posò la mano sulla sua spalla, indicando lontano. - Cosa vedi? - La mia famiglia. - Guarda meglio, cosa vedi? - Il sangue del mio sangue. Il dio sorrise, coprendo gli occhi

“Il mio sviamento si è dileguato; grazie a te ho ritrovato la mia presenza di spirito. Eccomi in piedi, liberato da ogni dubbio. Eseguirò il tuo comando.” [Bhagavad Gītā XVIII;73-74]

GLOSSARIO E NOTE: 1: Parafrasato dall'incipit del Mahabharata. 2: Mitico sovrano dell'India arcaica e, per estensione, l'India intera. 3: In sanscrito uno dei termini per definire la pioggia.

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4: Nel gioco di dadi del chaupar,

variante del più noto pachisi, le puntate erano fatte usando delle conchiglie. 5: “Sfera terrestre, sfera dello spazio, sfera celeste! Contempliamo lo splendore dello spirito solare, il creatore divino. Possa egli guidare i nostri spiriti verso la realizzazione dei quattro scopi della vita." Uno tra i gāyatrī mantra tratto dalle Upanishad. 6: “Io celebro le gesta eroiche di Visnu , che misurò le regioni terrene.” Saluto al dio Vishnu, tratto dal Rgveda. 7: Krishna rivela la natura del Dharma, dal Canto X della Bhagavad Gītā (2-11). Rishi: un saggio, un eremita o un asceta. I rishi erano i “veggenti” o gli “ispirati” della tradizione vedica. Ganapathi: in sanscrito “guida del cielo”, uno degli attributi di Ganesha. Achkan: lunga giacca di origine indiana, tradizionalmente indossata da aristocratici o dignitari di rango elevato. Svāmī: titolo onorifico sanscrito corrispondente a “padrone”. Mudra: in sanscrito “sigillo” è un gesto simbolico, praticato dalla quasi totalità delle scuole yoga. Mantra: letteralmente “strumento del pensiero”, si tratta di una formula sacra modulata su una particolare vibrazione. Ajna: terzo chakra, tradizionalmente posizionato in posizione leggermente superiore al centro degli occhi. Viene spesso assimilato al “terzo occhio”. Shakti: letteralmente “energia”, “potenza”. È la capacità del divino di operare sul reale in maniera cosciente. Madhava: “colui che distrugge l'illusione”, uno degli appellativi di Krishna.


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Il numero 14 si Skan Magazine (ottobre 2013)

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