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Anno 1

N u me r o 1 0

S ka n

G iu g n o 2 0 1 3

La rivista multicanale di narrativa fantastica liofilizzata istantanea

Bright Side Testa o croce Tradimenti

AMAZING MAGAZINE

Non sono stato io

Il signor Morfeo X n o n è m o r to Gr illi Serial Driver

M in u t i C o n t a t i

A National Acrobat Senza speranza

U n a S t o r ia a l M e s e

Bambole Lo Scrittore, il Lagnoso e l'Innominabile

N ASF: L e T re L une

Un eroe, forse

Sii un bravo cartografo I gialli di Marzia Musneci

The Quantum Thief Protocollo Stonehenge Zombie Press R.E.M. 13 ore di paura La Regola del Santo e del Peccatore L u c io F u lc i Creare enigmi

d i J a c k ie d e R ip p e r

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T oy B ot

d i L u c a Ole a s t r i


N o n pe r d e t e i l n u m er o d i L u g l i o 2 01 3

C h i a m a t em i Is m a e l e


Sommario

del

Hanno collaborato L'editoriale ............................. 5

Jackie de Ripper e

Giorgio Sangiorgi Roberto Bommarito Andrea Viscusi Luigi Bonaro Stefano Pastor Mirko Giacchetti Alberto Della Rossa Marco Lomonaco Polly Russell Maurizio Bertino Andrea Atzori Massimo Luciani Alexia Bianchini Francesco Basso Gordiano Lupi Bob Bates

di Jackie de Ripper Front Story "Testa o croce" .................. 6 di Giorgio Sangiorgi Una voce da Malta "Tradimenti" ......................9 di Roberto Bommarito Being Piscu "Non sono stato io" .......... 10 di Andrea Viscusi Poscritti di futuro ordinario "Il signor Morfeo X non è morto" ................... 12 di Luigi Bonaro Guest Stars "Grilli" ............................... 19 di Stefano Pastor "Serial Driver" .................. 26 di Mirko Giacchetti Oltre lo Skannatoio Minuti Contati "A National Acrobat" ...... 28 di Alberto Della Rossa "Senza speranza" .............. 29 di Marco Lomonaco USAM ­ Una Storia al Mese "Bambole" ......................... 31 di Stefano Pastor "Lo Scrittore, il Lagnoso e l'Innominabile" ............ 36 di Maurizio Bertino NASF ­ Le Tre Lune "Un eroe, forse" ................. 40 di Polly Russell

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Bright Side

Il libro da rileggere "Six Shots" (presentazione) ............. 41 Nella pancia del Drago "Sii un bravo cartografo" di Andrea Atzori .......... 42 Il Giudizio... Di Dio I gialli di Marzia Musneci di Diego Di Dio ............ 44 Il libro da tradurre "The Quantum Thief" di Massimo Luciani ..... 46 L'eBook nell'eReader "Protocollo Stonehenge" (presentazione) ............. 48 "Zombie Press ­ A.Z.A.B." (presentazione) ............. 50 "R.E.M. ­ 13 ore di paura" (presentazione) ............. 51 "La Regola del Santo e del Peccatore" (presentazione) ............. 52 Il saggio sullo scaffale "Lucio Fulci ­ Le radici dell'horror" (presentazione) ............. 53 Narrativa interattiva "Creare enigmi" di Bob Bates .................. 55 Vale più di mille parole "Testa o croce?" ................. 63 di Giorgio Sangiorgi DARK SIDE ........................... 64


Sommario

Hanno collaborato Vale pi첫 di mille parole

TETRACTYS GDN76 Sol Weintraub anark2000 Polly Russell Albertine e Luca Oleastri

del

"Toy Bot" ........................... 64 di Luca Oleastri

Skannatoio edizione XVIII Le specifiche ..................... 65 di TETRACTYS Speciale ventiquattr'ore "Diverso" di GDN76 ...................... 66 "Sanmai" di Sol Weintraub .......... 67 "Senza tregua" di anark2000 ..................73 "Un mare di quiete" di Polly Russell ............ 76 "Leda e lo specchio" di Albertine ................... 77 Il Lato Oscuro "Il vicolo dei fabbri" di TETRACTYS ............. 78 Risultati e classifiche "Skannatoio 5 e mezzo"... 85

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Dark Side


S ka n

AMAZING MAGAZINE

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Nel mezzo del cammin di nostra vita


S ka n Testa o croce

Front Story

Gi o r g i o S a n g i o r g i

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S ka n Tradimenti

Territori d'oltremare

Una voce da Malta

Ro b e r t o Bo mma r i t o

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S ka n Non sono stato io

Being Piscu

An d r e a Vi s c u s i

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S ka n

Il signor Morfeo X non è morto 1 5/8/201 3

Conoscevo bene Teodoro Astropoli. Nel periodo in cui la moglie se ne era andata, portandosi dietro suo figlio, si era appoggiato a casa mia. Faceva discorsi strani su Dio, è anche difficile spiegarlo, ma sembra che Teo fosse convinto che Dio gli parlasse, gli

Poscritti di futuro ordinario

Lu i g i Bo n a r o

dicesse cose, gli mandasse dei messaggi attraverso gli elettrodomestici. Per fare un esempio, aveva letto “REX” sulla porta del frigorifero e nello stesso istante alla TV c’era una pubblicità dove inquadravano una strana Renault4 che passava davanti alla sede della “COELI”, una società d’investimento di Stoccolma. La scritta “Rex” e il nome “Coeli” che troneggiava dallo schermo della tv, data la contiguità temporale, formava nella mente di Teodoro un lapalissiano riferimento a un messaggio segreto, un dispaccio in codice da parte dell’Altissimo, Rex Coeli, appunto. — Eh, Dio ci parla. — Aveva sospirato quel giorno. Era una brava persona, un amico fidato. Certo, era piuttosto strano. La domanda che si poneva era quella che si sono posti tutti, almeno una volta nella vita, “chi sono”, “da dove vengo”. Per lui, però, era diverso. Questo interrogativo, lungi dall'essere solo un interrogativo di natura esistenziale, “chi sono”, si era trasformato — non si sa come — in una domanda che aveva assunto progressivamente connotazioni di una vera e propria ossessione. Tutto per lui aveva un significato differente rispetto all’ordinario, tutto era come in quella canzone di Frank Sinatra, “I've got you under my skin”, dove lui ravvisava indizi, messaggi atti a testimoniare una certezza, c’era in lui qualcosa

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che avrebbe dovuto scoprire. Era convinto, non lo sapeva con certezza, ma Dio gli parlava, gli aveva concesso una conoscenza superiore. Tutto ciò scaturiva da un’osservazione empirica, sapeva molte cose, moltissime, ma era come se avesse eccessive nozioni che non appartenevano alla sua esperienza, ai suoi ricordi, a qualcosa di personale, insomma. Era un uomo di grande sapere ma non riusciva a ricordare da dove gli venisse tutta quella conoscenza. In effetti, anch'io non mi spiego, ancora oggi, come potesse, lui, laureato in economia, impiegato in banca, riparare qualsiasi tipo di dispositivo, programmare la centralina dell’automobile, riparare la TV, telefono, computer, conoscere come modificare un reattore nucleare, fare operazioni con milioni di cifre, tutto a mente, con soluzioni date all’istante, teoremi su cui ricercatori passavano settimane su lavagne piene di calcoli. Se solo mi avesse dato retta, fosse andato in televisione, a quei quiz dove ti danno un sacco di soldi, a quest’ora saremmo almeno diventati ricchi. Ma lui no, diceva che non aveva tempo per quelle “stupidaggini”, stava tutto il tempo in attività febbrile, piegato sui quei libri. Si era fissato con l’esegesi dei testi sacri, riempiva quaderni e quaderni di annotazioni, di strane formule matematiche e scritte in lingue sconosciute. Sul suo diario


trovavo frasi di questo tipo: «ΚΑΤΑ ΜΑΤΘΑΙΟΝ 3:11 — ἐγὼ µὲν ὑµᾶς βαπτίζω ἐν ὕδατι εἰς µετάνοιαν, ὁ δὲ ὀπίσω µου ἐρχόµενος ἰσχυρότερός µού ἐστιν, οὗ οὐκ εἰµὶ ἱκανὸς τὰ ὑποδήµατα βαστάσαι· αὐτὸς ὑµᾶς βαπτίσει ἐν πνεύµατι ἁγίῳ καὶ πυρί-.Vangelo di Matteo 3:11 — Vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco».

guito:

detto un giorno. Del resto se non fosse stato così, come Leibeniz - È un tizio strano — ribadiva sempre sosteneva, lui non si sarebbe — ha una Renault4 ricoperta di lustri- spiegato il perché della sua infinita conoscenza, il suo “πνεῦ µα”, coni. Me lo ritrovo quasi ovunque. L’altro giorno ero al supermarket, era me lo chiamava. Il problema vicino al reparto dei surgelati, stava consisteva nel fatto che Teo sapeva tutto tranne la cosa più comprando dei bastoncini di pesce. - Mi vorresti dire che il tizio che ti se- importante, non conosceva se gue si ferma a comprare i bastoncini stesso, non aveva identità di sé. A mio avviso, il suo era solo un di pesce? - Veramente, era con il carrello, stava disperato tentativo di razionalizzare la sua ossessione, la sua giufacendo la spesa. stificazione al carattere aprioristi- Mi sembra strano… - Strano? Dovresti vedere com’è ve- co di tutti quei contenuti presenti nella sua mente. Allo stesso stito. tempo però percepiva che il suo - Perché? Insomma, dopo innumerevoli intelletto era qualcosa di molto più - Indossa una tuta integrale dorata, spiegazioni, che, come avrete sviluppato, infinito, rispetto a degli strani stivali argentati. inteso lui non lesinava, avevo - Adesso mi dirai che è verde e ha le qualsiasi essere che lui avesse capito che il fulcro della sua osmai conosciuto. E per certi versi antenne. sessione era rappresentato da - No, è nero e indossa degli occhiali a era davvero così. Nemmeno io quel termine, “πνεῦ µα”, letteavevo mai conosciuto qualcuno specchio. Non l’ho mai visto senza. ralmente “pneúma”, “spirito”, “soffio”, un sostantivo neutro, che, E a sentir lui, il fatto che quell'indi- così straordinario come Teo. viduo stesse acquistando proprio Un giorno scrisse: come lui faceva notare, aveva lo scopo di indicare il carattere quali- dei bastoncini di pesce era un altro chiaro messaggio del divino. «Oracolo di Delfi, Γνῶθι σεαυτόν, tativo, il principio attivo di natura Sembrava, infatti che il pesce fos- gnôthi seautón ». spirituale, sostantivo che al contempo veniva indicato con un se un simbolo utilizzato dai primi Conosci te stesso, diceva il cristiani, “ἰχϑύς”, letteralmente pronome maschile, a chiarirne commento sul suo diario, pare che l’incarnazione. Diceva che l’idea di “ictiùs”, le cinque lettere che questo “pneúma ” risaliva a prima formavano questa parola erano le fosse una frase attribuita a Soiniziali della frase, “Ιησούς Χριστός crate, era in greco attico, una del cristianesimo, un termine introdotto dagli stoici allo scopo di Θεού Υιός Σώτηρ — Iesous Chri- delle sue tante lingue conosciute stos Theos Uios Soter, Gesù Cri- oltre l'aramaico, li latino, il sanschiarire la conoscenza occulta, crito, per dirne alcune. Quella immediata, il quinto elemento do- sto, Figlio di Dio, Salvatore”. mattina aveva scritto quella frase po i quattro elementi appartenenti Insomma, quel pomeriggio, nel e poi era finito in ospedale. Aveva supermercato, Dio gli aveva alla natura, ciò che poi divenne, letto su di un testo di antropologia parlato attraverso la scatola dei per S. Paolo, gnostici e Origene, che gli Indiani del Nord America bastoncini Findus. Dai continui la parte più alta e spirituale della inducevano, attraverso il “peyote” , discorsi “allucinati”, mi ero fatto natura umana, dando vita all’uodei SAC, Stati Alterati di Coun’idea di ciò che andava mo pneumatico. Insomma, Teo scienza, allo scopo di entrare in cercando. Teo, esperto anche di parlava continuamente con Dio, comunione con la divinità. come in quella canzone di Johnny filosofia, mi ripeteva sempre: —“nihil est in intellectu, quod prius Mi erano ignote le ragioni che Cash del 1 971 , “I Talk To Jesus non fuerit in sensu, nisi intellectus avevano portato la moglie ad Every Day”. Ciò che sospettava era che la sua conoscenza fosse ipse, nulla è nell'intelletto che non andare via, l’unica cosa che mi veniva in mente è ciò che lui dicefu già nei sensi fatta eccezione “promanazione ”, per usare uno dei suoi termini, di questo “pneú- per l'intelletto stesso “. Si definiva va a riguardo, “quella non era la un “innatista pneumatico”: — So- sua vita, non era la sua famiglia”, ma ”. Poi era ossessionato da un era un emulazione. A sentir lui, altro aspetto, diceva di essere se- no come Leibeniz! — Mi aveva

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l’unico che riconosceva come “reale ” nel suo strano mondo fittizio ero io, tutto il resto erano “eidola ”. Non ci avevo capito molto ma, a quanto sembra, “questi eidola sarebbero degli atomi vaganti, sensazioni, immagini ambigue e non veritiere, una sorta di falsi della realtà”. Da cosa avesse tratto questa consapevolezza mi era davvero oscuro. A mie richieste di chiarimenti mi aveva risposto con un’altra frase di Leibeniz: - Parimenti l’intelletto non è una semplice tabula rasa, che deriva passivamente le sue idee dall’esperienza, ma è attività che sa trarre dalle percezioni, o idee confuse ed oscure, le appercezioni o idee chiare e distinte. Un giorno dissi che avrei letto per lui un brano dai Vangeli: —Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». — Hai ragione. — Esclamò Teodoro. Poi, divenne taciturno all'improvviso, non parlò per il resto della serata. Il giorno dopo, lo licenziarono dalla banca. Pare che

avesse preso tutto il contante, accumulato durante la mattinata dalle casse degli sportelli e, durante la pausa pranzo, si fosse messo a fianco al Mac Donalds che era di fronte, a distribuire denaro ai barboni che erano lì nei dintorni. Il ritorno di Teo dall’ospedale, dopo l'incidente del “peyote” fu alquanto grottesco. Quel giorno ero appena tornato dal lavoro, mi stavo preparando una “frittatina” niente male, mi ero aperto anche una birra, la radio suonava un pezzo dei Depeche quando sentii suonare alla porta: Your own personal Jesus Someone to hear your prayers Someone who cares Your own personal Jesus Someone to hear your prayers Someone who's there Era Teo, si poggiò allo stipite della porta e sorridendo disse: — Lo sai cosa ha scritto Ovidio nelle Metamorfosi? «Un uomo vi sarà, che tu porterai negli spazi azzurri del cielo. Quanto dicesti dunque si compia». Da quella frase compresi che le cure non avevano fatto molto effetto, era peggio di prima, logorroico più che mai, insistette per volere una birra garantendomi che fosse tutto a posto, che non gli avevano dato psicofarmaci in ospedale e che non gli avrebbe fatto male. Si sedette sul divano e, dopo aver chiarito il fatto che il suo nome “Θεόδωρος”, “Theodoros ”, era composto dai termini “ Theos (Dio)” e “ doron (dono), iniziò nuovamente con i suoi discorsi strampalati. Insomma, pensavo che fosse davvero scoppiato del tutto ma ero contento di sorbirmi i suoi sermoni, felice che fosse tornato.

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Iniziò a raccontare di come Ovidio nel libro quattordicesimo delle Metamorfosi descrivesse la partenza di Romolo che si sarebbe tuffato nello spazio dissolvendosi « negli spazi sottili dell'aria come una palla di piombo, scagliata da una balestra si strugge volando nel cielo». — Capito? Dice proprio così. — Aggiungeva entusiasta sorseggiando la birra. Insomma, secondo lui la palla di piombo altro non era che un'astronave aliena e, questa volta, ahimè, lo aveva confermato anche il dottore dell’ospedale. Caso strano, sembrava che il medico che lo aveva curato fosse identico al tizio di colore, quello con la Renault4 e la tutina dorata, che lo seguiva sempre al supermercato, nella metro e per strada. Quest’ultimo aspetto mi diede conferma del fatto che Teo era proprio “andato”. Quella sera, non sapevo come arginarlo, era un fiume in piena, continuava passando dalla Bibbia, ai testi gnostici, ai manuali di cibernetica, alla Bhagavad Gita, al Corano: — Lo so, non ci credi. Allora senti questa, Verso 11 4 del Corano Gesù figlio di Maria disse: «O Allah nostro Signore, fa scendere su di noi, dal cielo, una tavola imbandita che sia una festa per noi — per il primo di noi come per l'ultimo — e un segno da parte Tua». Lo vedi anche qui c’è l’astronave, c’è la tavola che scende dal cielo, un disco. Insomma, in qualche modo mi venne voglia di riportarlo alla realtà ma avevo visto quanto era stato triste e angosciato nei giorni precedenti. Lo lasciai pontificare. Era chiaro che in ospedale doveva essere successo qualcosa, reale o probabilmente immaginato, che lo aveva portato a esse-


re così spensierato e tranquillo e soprattutto più ardito nelle sue teorie. Nella settimana che seguì cadde in un silenzio misterioso, scriveva continuamente incomprensibili formule matematiche nei suoi quaderni, usciva da solo a notte fonda — Vado a fare una passeggiata — diceva. Poi, all’improvviso una sera sparì per sempre lasciando sui quaderni degli schemi, strane e incomprensibili equazioni, dei ritagli di riviste scientifiche: «Simulando la struttura neurale biologica sarà possibile lo sviluppo di sistemi artificiali che presentino caratteristiche simili a quelle di un comportamento intelligente, tipiche dei sistemi biologici. Lo dice uno studio dell’Università di Morli. Ispirandosi ai sistemi biologici, il nuovo modello degli studiosi considererebbe un numero elevato di processori con capacità computazionale elementare, i neuroni artificiali o nodi, connessi ad altre unità dello stesso tipo. Ciò rappresenterebbe un cambiamento di prospettiva piuttosto radicale rispetto al passato. I nuovi computer sarebbero utilizzati al contrario di oggi come strumento che consente di simulare i fenomeni tipici dei sistemi neurali biologici, come l’elaborazione di immagini visive e processi fisiologici oltre che la capacità di risolvere teoremi o giocare a scacchi, cosa che è già attualmente possibile. Sembra che sarà possibile assegnare a ciascun microprocessore, veri e propri neuroni artificiali, un valore che potrà essere più o intenso a seconda dello stimolo che proviene dal mondo esterno, ciascuno dei neuroni artificiali po-

trà influenzare l’altro connettendosi a esso proprio come agiscono i neuroni biologici. Il comportamento intelligente potrà essere tradotto in diversi algoritmi riprodotti attraverso i computer. Tale approccio metodologico porterà allo sviluppo di sistemi in grado di generare concetti e provare emozioni, acquisire conoscenze e commettere errori attraverso l’esperienza, l’essenza del comportamento intelligente». Il mattino seguente appresi dai giornali la notizia della sua scomparsa in una modalità che aveva dell’assurdo. «Ex-impiegato di banca irrompe nel carcere di Regina Coeli con le armi spianate e rapisce due detenuti tossicodipendenti. I tre sono smaterializzati nel nulla, sotto gli occhi degli altri prigionieri. La polizia sta investigando. Lo sconosciuto è stato identificato, si chiama Teodoro Astropoli. Da tempo, il signor Astropoli soffriva di forti turbe psichiche e allucinazioni». Non mi stupiva affatto il “come avesse fatto” a entrare in un carcere presidiato. Sarà stato esperto di tecnica militare e di guerriglia come era esperto di tutto. Ma il punto non era il “come” ma il “perché”, di punto in bianco Teodoro, quella notte, si era svegliato ed era andato in un carcere a liberare due sconosciuti tossicodipendenti. E soprattutto, che fine avevano fatto tutti e tre? Inutile dire che la polizia era venuta a casa mia, mi aveva letteralmente distrutto l’appartamento per perquisirlo. Si erano portati via l’unico ricordo che mi restava di Teo, tutti i suoi quaderni e gli appunti con le sue teorie strampa-

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late. Insomma, ero rimasto solo, fu difficile abituarmi vivere senza i suoi “sermoni” , tutte quelle disquisizioni filosofiche, quelle teorie fantasiose. Qualche tempo dopo, trovai un dvd nella cassetta della posta, sulla copertina, in corsivo c’era scritto, “la verità ”. Riconobbi la sua grafia. Lo presi e andai felice al lavoro. Ero contento. Decisi di aspettare la sera per vederlo. Il dvd iniziava con lui che si scusava per la sua improvvisa dipartita, si trovava in un altro mondo, stava bene. Nel disco avrei scoperto tutta la verità. Diceva che se avessi voluto sarebbe tornato a prendermi. In ogni modo, avrebbe vegliato su di me. Mi scappò un sorriso mentre una lacrima mi rigava il viso. Non era cambiato, era il Teo di sempre, sempre a pasticciare con queste teorie ardite, storie fantastiche di altri mondi. Chissà cosa si era inventato quella volta. Mi sentii improvvisamente molto solo. — Mi manchi, amico mio — bisbigliai nel buio del mio salotto. 1 5/8/201 3

— Mi ero tanto raccomandato e non ce lo hai messo. — Sbottò Isidoro. Isi e Tony fumavano, passeggiavano avanti e indietro, tiravano calci agli steli secchi. Il sole riscaldava il campo, un odore intenso di fieno si sprigionava dalla distesa. — Al diavolo, il tempo non passa mai. — Esclamò Tony — Ci siamo quasi... — Pronunciò teso Isi dando un'occhiata nervosa all'orologio, la lancetta dei secondi procedeva con un fare incalzante. — Ah ah ah, non ci posso ancora credere Isi... — D'improvviso, To-


ny proruppe in una risata folle. — E adesso che c'è. Sono le tre di pomeriggio e sei già strafatto... —La Caffarella... Siamo vicino al parco della Caffarella. — Quindi? — Be' quindi... Qui, stiamo aspettando un tizio che viene dal buco del culo della galassia e tu dove gli dai appuntamento? — Eh, dove gli do appuntamento? — A fianco al parco della Caffarella... Ah ah ah. Sei un idiota... — Ci vuole spazio, qui abbiamo un'astronave. — Rispose serio Isidoro. — Dai, scherzavo, non fare quella faccia. Ma che hai? — Tony non sono sicuro che funzionerà, ti sei dimenticato il carbonio... — Isi era visibilmente preoccupato. — Ti sei occupato tu di questo coso. Per me è solo un fottuto morto del cazzo, ok? — Rispose Tony lapidario. Isi non replicò. Xeon sarebbe venuto di lì a poco, dal buco del... Ehm, sarebbe venuto dalla colonia stellare di Mento per verificare il loro status update e per portare le app. Isi si accovacciò per terra, iniziò a riordinare gli schemi del progetto che gli aveva mandato Xeon. Era caldo, un alone di sudore era comparso sulla maglietta di Tony, era magro e pelato, gli occhiali con una montatura spessa di plastica nera. Era piuttosto goffo, si accese un'altra sigaretta, non riusciva stare fermo e si toccava continuamente i genitali. —Cazzo quanto fumi, Tony! — Isi era vestito bene, completo estivo di misto-lino acrilico, troppo largo per la sua corporatura esile, scarpe sportive “da running”, da sotto la giacca compariva un tshirt nera che raffigurava “The Vampire Lovers ”, una locandina di un vecchio film della Hammer.

Impugnava un palmare, digitava ossessivamente sullo schermo. — Isi... — Quanto rompi, che vuoi? — — Ti puzzano le ascelle, amico... Ma cosa scrivi sempre su questo coso... — Sto verificando i valori minimi di carbonio per il funzionamento della procedura — replicò Isi. — Comunque, se i miei calcoli sono corretti, dovremmo riuscire comunque ad avviare il fottuto loader direttamente dallo strato biotecnologico nativo. Altrimenti, ci toccherà passare manualmente i parametri di avvio all'applicazione, attraversando lo strato intermedio mediante l'optical true bypass. — Non ti seguo. — Ogni volta la stessa solfa Tony. Te lo rispiego per l'ultima volta. Il cervello di quest'uomo non c'è più — disse Tony indicando con la mano il vano del Lupetto — Al suo posto abbiamo installato quel “biocommutatore”, quel sistema di micro-processori, ti ricordi? Quelli che abbiamo modificato derivandoli dallo “SPARK T3”, il “Rainbow Falls”, con i relativi componenti seguendo il progetto che ci ha dato Xeon. Su questi chipset attualmente gira “BurroghsOS ”, il nostro sistema operativo “bio-nativo”. Sul nostro os vi è uno strato software intermedio, una specie di codificatore universale alieno che è alimentato a carbonio, che ci ha mandato Xeon, su cui adesso faremo il load delle app che ci lui ci porterà. Xeon dice che... — Tony lo guardava come un ebete, Isi decise di rinunciare. — Be' Xeon dice un sacco di cose. — Per me il tizio nel furgone è solo un cadavere, te l'ho detto. — Replicò Tony. — Il signor Morfeo X non è morto, è, diciamo così, addormentato...

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— È morto. — Allora, guarda queste onde vitali. Questo sei tu, Tony, quest'altro sinusoide sono io e questa qui, che ha una frequenza più bassa di chi è secondo te? Vedi altre persone qui in giro? — Comunque Isi, potrebbero vederci, qui all'aperto... — Ma chi vuoi che vada in giro a quest'ora. E poi, dovresti saperlo, Roma a ferragosto è deserta. Al massimo, potrebbe passare qualche turista cinese che ha smarrito la strada per il Colosseo. Un fragore molto intenso interruppe i loro discorsi. I due si guardarono intorno, poi li colpì un bagliore improvviso, davanti a loro si materializzò una vecchia Renault 4 turchese con i vetri oscurati, tutta ricoperta di lustrini. Intorno, simile a un'aura, vi era un forte campo energetico. Era giunto il momento. Una musica fortissima proveniva dall'auto, a Isi parve di riconoscere “Spirals in Hyperspace degli Ozric Tentacles”. Lo sportello si aprì, Riconobbi l’uomo di colore che seguiva sempre Teodoro. Era di fronte a loro. I due rimasero a bocca aperta nel vedere l'alieno. Tony imprecò: — Che mi venga un colpo e tu chi cazzo sei — disse Tony con la bocca aperta. — Salve ragazzi — Esclamò quello che appresi chiamarsi Xeon. Si era tolto gli occhiali, aveva un'aria piuttosto “fatta”. — Isi proruppe con un laconico: — Tutto qui? — Amico, rischio il culo sulla Stardust, braccato dagli sbirri del Governo galattico, mi sparano addosso su Cytrus, mi hanno anche fatto dei graffi alla carrozzeria e tutto per portarvi le app da mettere in quel vostro amico e tu mi dici tutto qui?


— Scusa Xeon, non volevo essere scortese. È che di solito gli alieni vanno in giro con grosse astronavi, hanno eleganti mantelli, spade laser o corazze spaziali, tentacoli, sono verdi, grigi e poi, hanno le antenne, lo sanno tutti. — Senti Isi, la maschera da carnevale non era negli accordi, va bene? — Xeon rispose piccato. — E questo vestito allora? — Perché cos'ha che non va? Non era per la sua diversità, per carità. Al contrario, era identico a un terrestre ma era vestito in modo davvero insolito. Ora, non vi annoierò con tutte quelle storie sull'alterità, sul riconoscimento della propria identità attraverso il diverso, no. Vi parlerò di musica. Vi ricordate quel gruppo di soul-pop inglese, formatosi nei primi anni ottanta? Si chiamavano gli “Imagination”, quelli di “Just an illusion”. Erano tre cantanti di colore, vestiti sempre con delle attillate tutine dorate, bizzarri copricapo. Insomma, adesso potevo vederlo, Xeon, il tipo che seguiva Teodoro, era identico a Lee John, il cantante della band, tuta integrale dorata e calzari alluminio, portava degli occhiali a specchio, di quelli che è facile acquistare dagli ambulanti sulle spiagge di Torvajanica. — E quella cariola? — Esclamò Tony disgustato. — Quale cariola, questa “spacecar” è una bomba, sai “a quanto la fanno” sulla Grande Muraglia una “bestiola" come questa? Io l'ho presa dal mio amico Giacomo Shortleg al Paradiso dell'utilitaria, ha un astrosalone sulla Reticolare. — Shortleg? — Sì, lo chiamiamo così perché è un mutante, ha una gamba più piccola. Che tipo, brontola sempre. Dice che un giorno si comprerà una protesi per prenderci a calci in culo. È un meccanico fantastico, prende carcasse di auto terrestri e le modifi-

ca con motori a curvatura.

- Isi notò una specie di sigaretta elettronica appesa al collo di Xeon - Anche tu con il vaporizzatore eh?

— Quale vaporizzatore? — Questo coso che hai qui sul collo. — Ah, non è un vaporizzatore, è il Blue Spike, roba da sballo. Va molto forte sulla Cintura di Orione. Vuoi provare? Xeon, diede un tiro alla sigaretta, ne uscì una nebbia azzurra — Cazzo che sballo... — Tossì mentre passava l'oggetto a Isi che fece un tiro. — È un poco forte all'inizio ma poi ci si abitua. Bello no? — Eccezionale. — Replicò Isi annebbiato e con gli occhi di fuori. — Ok, passiamo alle app. — Xeon tirò fuori dall'auto una serie di strani transistor. — Allora, questo è per la memoria, questo è per i centri nervosi, questo invece è per le emozioni e questo è per... Insomma, ragazzi, siamo tutti grandi e vaccinati... Questo è per gli stimoli erotici. Il signor... Come lo avete chiamato? — Morfeo X. — Ecco il signor Morfeo X oltre a essere un individuo molto intelligente, sarà anche un vecchio mandrillo — Ghignò Xeon. Isi e Tony rimasero in silenzio, guardandolo preoccupati. — Ehm, Va bene. Allora, avete predisposto gli slot di allocazione dei chip come vi avevo indicato. — Tutto secondo progetto. — Replicò Isi. — Bene, dov'è? — Nel furgone. — Ottimo esemplare di OM, se non erro questo è il Lupetto, devo vedere se Shortleg ne ha uno da... — Xeon, insomma. — Va bene, avete ragione. — Vedete questa parte del terminale? — Disse Xeon indicando i microcircuiti diretti alle cpu, i chip che contengono le app vanno inseriti da

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destra verso sinistra in quest'ordine, memoria, centri nervosi, emozioni, libido. Ecco fatto. — Il led sulla scheda divenne verde, un piccolo bip contrassegnò l'attivazione. — E adesso dobbiamo fare il boot del sistema? — Chiese Isi in stato confusionale. — Non vi preoccupate, è attivato, potrebbe animarsi da un momento all'altro. — Magari è il caso di richiudere la calotta cranica. Se Morfeo dovesse risvegliarsi così si spaventerebbe a morte. Ecco, questo è un rigeneratore di tessuto. Lo mettiamo intorno all'aperturaO Et voilá, ricrescerà calotta e capelli. Certo, la prima volta ci mette più tempo a ricostruire il tutto. — Se, nel caso, vi dovesse capitare di dover riparare qualcosa all'interno, d'ora in poi, se aprirete nuovamente la calotta di Morfeo, tempo due ore e si ricostituirà il tutto. — Ah, ho predisposto che il vostro Morfeo X abbia nuova identità, nuovo lavoro, gli ho trovato un appartamento in centro e una mogliettina da sballo che lo aspetta. Quando si sveglierà andrà direttamente lì in banca, perché è così che è programmato. — Ma con tutti i lavori che poteva fare... — Teodoro Astropoli, analista contabile. Quanto a voi, i miei analizzatori dicono che l'esperimento è riuscito e i vostri conti mostrano già delle transazioni con cifre oltre i sei zeri, sono pre datate, per non dare nell'occhio. In ogni modo, nessuno ci farà caso a meno che qualcuno non si metta a indagare. Godetevi la vita. Ci rivedremo per verificare che tutto proceda per il meglio. Xeon e la sua Renault si “smaterializzarono” all'istante, in un lampo di luce. Mentre due parlavano, arrivò una pattuglia dei carabinieri a sirene


malato dello sventurato signor Cipolla con un dispositivo artificiale, fornito da un alieno di nome Xeon 1 6/9/201 3 che sarebbe venuto a incontrarvi in un campo a fianco al parco della —Dunque, se ho ben capito, lei mi Caffarella a Ferragosto, a bordo di sta dicendo che lei e il suo amico non avete ucciso il Cipolla ma che lo una Renault4 modificata. avete salvato, era un malato termi- — Esattamente. nale, aveva il cervello devastato dal — E, ironia della sorte, allo stato male. In effetti, qui ho la sua cartella attuale, non è possibile fare l’autopsia del cadavere di Cipolla clinica, era malato. Insomma, voi non lo avete assassinato, al contra- perché il suo corpo è stato sottratto dall’obitorio. Signori, io credo che voi rio, lo avete salvato. Inoltre, lei sostiene che Cipolla non è morto ma è vi stiate prendendo gioco della Corte per farvi dare l’infermità mentale. addormentato. Tuttavia, dalla testiConfessate. Per chi lavorate? Sono i monianza dei carabinieri, leggo tetrafficanti di organi, non è vero? Suoi stuali parole: — Il corpo di Bartolovostri conti abbiamo trovato milioni meo Cipolla giaceva nell’auto-articolato, marca OM, noto di euro. Cifre “predatate” ma con data di transazione esattamente lo come Lupetto, privo di vita, con la calotta cranica aperta con all’interno stesso giorno del vostro arresto. Chi ha rubato il cadavere? Sono stati i dei bizzarri dispositivi elettronici. vostri complici? Anche loro fanno — Sì quello sarebbe stato il suo nuovo cervello. Non era privo di vita, uso di stupefacenti come voi? era in attesa di risvegliarsi. Lo so 1 6/8/201 3 che è difficile da credere, il signor Morfeo X non è morto, è solo Dal diario di Teodoro Astropoli. addormentato. —E sentiamo, come avrebbe fatto a Appunti su Lazzaro. «ἀκούσας δὲ ὁ Ἰησοῦς εἶπεν· αὕτη ἡ ἀσθένεια οὐκ risvegliarsi con la testa tagliata a ἔστιν πρὸς θάνατον ἀλλ᾽ ὑπὲρ τῆς metà? - Grazie alla tecnologia che abbiamo co- δόξης τοῦ θεοῦ, ἵνα δοξασθῇ ὁ υἱὸς τοῦ θεοῦ δι᾽ αὐτῆς . All'udire questo, struito insieme a Xeon. Gesù disse: "Questa malattia non - Xeon? E chi sarebbe? porterà alla morte, ma è per la gloria - Un alieno che è venuto da Mento. di Dio, affinché per mezzo di essa il - Mento? E dove lo avete incontrato? Insomma, qualcuno si sarà pure accorto Figlio di Dio venga glorificato". Giodella cosa. Se l’individuo di cui parlate vanni 11 ,1 ». spiegate. Qualcuno li aveva visti.

pensasse di essere a casa sua, si fece il nodo alla cravatta specchiandosi nel portellone metallico che ospitava i poveri cadaveri e calzò delle bellissime Church nuove di zecca. Dopo aver indossato la giacca, andò verso le scale che lo avrebbero portato in superficie. Dopo i primi gradini, si accorse di aver dimenticato la sua adorata borsa di pelle morbida. Tornando indietro notò dalla radio dell’obitorio, una musica in sottofondo: «I've got you under my skin. / I've got you deep in the heart of me. / So deep in my heart that you're really a part of me ».

La luce di quel mattino era particolarmente forte. Si sentiva un poco confuso ma in ottima forma. Aveva molta fame, come se non avesse mangiato da giorni. Pensò che si sarebbe fermato a far colazione, lì a San Giovanni, al solito bar, prima della fermata Metro. — Un cappuccino e un cornetto — esclamò sorridendo. — Arriva subito signor Teodoro — rispose il barista sorridendo. Era Xeon, nel suo ennesimo travestimento. Sotto il grembiule indossava l’immancabile tuta dorata e i calzari argentati. — Ma ioO Nononò. ScusiO — Che fai, mi dai del lei adesso? Non ti ricordi di me? — No, veramente no. è un alieno è plausibile che sia venuto, come minimo, a bordo di un’astronave. L’obitorio era un posto davvero lugu- — Non ti preoccupare, non lo conoE un’astronave, cari imputati, non passa bre, era terribile la vista di quei corpi sci il detto? di certo inosservata — ironizzò il giudi- nudi, lividi, tutti in fila, tutti uguali, ri- — Quale detto? gidi nella morte, tutti tranne Bartolo- — Dormire è per certi versi un poco ce. - Sì Mento è una colonia stellare. Xeon, meo Cipolla che quella mattina spa- anche morire. l’alieno lo abbiamo incontrato qui a Ro- lancò gli occhi di colpo. Di fianco al — E cosa significherebbe? lettino di acciaio inox, qualcuno gli — Nulla, è che quando succede, ci ma, vicino al parco della Caffarella. aveva fatto trovare un elegante vuole un poco ad abituarsi, prima di Non era venuto con l’astronave, bensì completo grigio e l’occorrente per risvegliarsi, per tornare alla realtà. con una Renault4 modificata. — Realtà? Il tribunale esplose in una fragorosa andare al lavoro. Nella penombra del locale, Cipolla si — Sì, realtà Teo. Ma forse è meglio risata. che prima ti faccia un caffè. — Insomma, per fare un rapido rie- vestì con calma, come se fosse pilogo, voi avete sostituito il cervello nella sua camera da letto, credo

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Guest Stars

Pa s t o r 足 G i a c c h e t t i

Grilli

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S ka n Serial Driver

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Senza speranza

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USAM - una storia al mese

Bambole

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Lo Scrittore, il Lagnoso e l'Innominabile

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Le Tre Lune

Nuovi Autori di Sfi-Fi

Un eroe, forse

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di Alfredo Mogavero

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Nella pancia del Drago

http://www.sulromanzo.it/redazione/andrea-atzori

Sii un bravo cartografo

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Diego Di Dio valuta i Gialli di Marzia Musneci

Il Giudizio... Di Dio Marzia Musneci

la Signora in Giallo Mondadori

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Il Libro da Tradurre The Quantum Thief di Hannu Rajanemi

The Quantum Thief di Hannu Rajanemi

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L' Book nell' Reader

P

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r o to c o llo tonehenge di Danilo Arona e Edoardo Rosati

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L' Book nell' Reader

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a ela vvelenata di Alexia Bianchini & C.

A.Z.A.B. A B

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R.E.M. 1 O P

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L' Book nell' Reader La regola del santo e del peccatore di Mirko Giacchetti

L'autore

Mirko Giacchetti è uno dei tanti nomi con cui è indicato il paziente della stanza 333. Rinvenuto presso la città di *** mentre deambulava in stato confusionale senza documenti. Attualmente ospitato presso il manicomio di ***. Il paziente è spesso in stato catatonico. Questa condizione è interrotta da brevi momenti di lucidità e il soggetto impiega questo tempo online, cercando news, in maniera ossessiva, sul cinema e sui libri di genere thriller, horror e noir. Sostiene di essere William Munny e con lo stesso nome scrive anche brevi racconti che, stando a quanto dichiara il paziente, sono ricordi della sua vita fuori da queste mura. Soggetto da non avvicinare senza le dovute precauzioni. (Estratto dalla cartella clinica del paziente ospitato nella stanza 333).

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L OF H

Il Saggio sullo Scaffale u c io le

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u lc i rigini dell'

orror

di Francesco Basso


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Narrativa Interattiva Creare enigmi di Bob Bates

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VALE PIU' di mille parole

T e s ta o c r o c e ?

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VALE PIU' di mille parole Toy B o t

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AMAZING MAGAZINE

S k a n n a t o i o e d i z i o n e XV I I I N e l m e zzo d e l c a m m i n d i n o s tr a v i ta . . .

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S k a n n a t o i o s p e c i a l e XV I I I V e n t i qu a t t r ' o r e s e n z a t r e gu a

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senza tregua Ventiquattr'ore

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S ka n Diverso

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Sanmai

SANMAI L'ISTANTE Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro.

[Yukio Mishima]

Con un fruscio d'ali il vento giunse e se ne andò, scuotendo appena i rami dei ciliegi in fiore. Poi tornò il silenzio, rotto appena dal sottile fischio del kama. Senza aprire gli occhi l'assassino allungò le mani, avvolgendo con movimenti misurati la chawan bollente nella kobukusa. - Signor Masao... - la voce del giornalista, di solito caparbia, quasi sprezzante, esitava. Anche i suoi movimenti erano misurati, timoroso di spezzare il ritmo di gesti antichi dei quali, senza conoscere il significato, percepiva la profonda sacralità. O forse era semplice paura? Kato richiamò alla mente ciò che sapeva dell'uomo: Mark Dane, freelancer, vent'anni in prima linea, sul filo del rasoio. Aveva ini-

ziato in Cecenia e da lì in Kosovo; nel 2003, in Giordania, la foto della stretta di mano tra Sharon e Abbas gli era valsa il Pulitzer. Aveva assistito a massacri di ogni genere, perpetrati davanti all'occhio immobile della sua macchina fotografica. Non si era mai voltato indietro. Eppure in quel momento, seduto nel portico della casa da tè alla periferia di Kyoto, percepiva in lui il desiderio, quasi la necessità, di trovarsi altrove. Gli sorrise, il viso nascosto tra le volute di vapore profumato. - Sei. Nella cerimonia del tè la purezza non è altro che consapevolezza di come puro e impuro partecipino entrambi alla realtà ultima. Vede? Questo petalo, che il vento ha gentilmente posato

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nella mia tazza, non ne inquina il contenuto ma, al contrario, ne esalta la perfezione. L'ordine perfetto esiste solo accanto al disordine, l'ordine totale in un giardino, uccide il giardino. Chiuse gli occhi, assaporando l'aroma del matcha: all'odore deciso, vagamente speziato, dell'infuso se ne mescolava uno più lieve e fresco; acqua che scorre, foglie dopo un temporale, il volo delle gru lontane. Qualcuno aveva portato delle lanterne nel roji, avvampando i rami in fiore del rosso acceso delle nuvole al tramonto. - Si dice che un tempo i petali dei ciliegi fossero bianchi, - riprese, nel posare la tazza - e divennero rosa a seguito dell'ordine dell'Imperatore di seppellire tra le


loro radici le spoglie dei samurai caduti in battaglia. Lo shomen della sua tazza è scorretto. - Come? Con un rapido gesto della mano Kato corresse la direzione del manico, orientandolo secondo i canoni della cerimonia. Il giornalista osservò con attenzione. - Ordine e caos, non è ciò che diceva poco fa? - Non confonda caos e disordine, la loro diversità è così grande da incarnare una delle profonde differenze tra oriente e occidente. Il crepuscolo aveva lasciato spazio al fresco della sera e alle voci dei suoi spiriti inquieti. L'attrezzatura del cha-kai era stata pulita e riordinata con cura; in mezzo a loro, al centro del tatami, si trovava ora una goban di legno. - Siete un giocatore? - Conosco il gioco - Mark osservava la scacchiera incuriosito. - Una risposta saggia. Vedete, per voi gaijin il caos è qualcosa di molto simile a questa goban vuota: un principio di sviluppo, una creazione in potenza. In essa, e nelle goishi non ancora posizionate, vi è già la totalità del gioco finito, in tutte le sue possibilità, in ogni sua variante. Il disordine, al contrario, è qualcosa di impensabile in principio, ma può essere creato solo nel corso di una partita. Per un vero maestro sarebbe follia pensare a geometrie ordinate, linee armoniche, conquiste

bilanciate dei territori: sarebbe un suicidio, e nel Go questo è proibito. Al contrario, ciò che agli occhi può apparire come un insieme casuale di scelte racchiude in realtà il seme dell'ordine finale che giunge al suo compimento. È quello che viene chiamato shibumi, eleganza nascosta. Le fiamme tra i rami danzavano come kami inquieti sul lucido legno della tavola da gioco. In lontananza veniva un suono di tamburi e di pifferi che riscaldava il cuore. La festa di Hanami salutava i ciliegi in fiore. Le pietre nella goke di Kato erano piccole conchiglie di fiume, gasteropodi di un bianco perlaceo screziato di azzurro. Ne afferrò una tra le dita, lo sguardo perso in quella spirale perfetta. - La vita è una partita di Go le cui regole sono state inutilmente complicate¹, ed è per questo che voi siete qui stasera, per conoscere la mia vita. L'uomo si limitò ad annuire. Il timoroso silenzio del suo interlocutore gli riportò alla mente l'ammonimento di un maestro del passato: la comune concezione di coraggio, intesa come non avere paura di vedere o sentire cose spaventose, non è vero coraggio. Quando la mente e l'umore non subiscono turbamenti e non escono dallo stato di quiete: questo è chiamato essere valorosi².

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- Quindi parleremo e giocheremo; starà a lei decidere infine quale delle due cose sarà stata più utile. La brezza aveva lasciato spazio ad un'immobilità ultraterrena permettendo a una sottile nebbia, discesa silenziosa dai monti, di avvolgere ogni cosa in vapori di seta. Un tempo per malie da volpi, avrebbero sussurrato le vecchie sbarrando le finestre. L'odore dei fiori riempiva l'aria. Mark allungò la mano verso la sua goke sfiorando le pietre nere, la sua espressione appariva ora più sicura. La luna splendeva nel cielo, tingendo d'argento le chiome dei ciliegi. - Cosa l'ha spinta a diventare un killer? Kato rimase per lunghi istanti a osservare la il gioco, quasi gli incroci vuoti potessero suggerirgli una risposta. - Sarebbe più corretto chiedermi perché uccido. Assassino è una definizione riduttiva, una conseguenza delle mie azioni. A ogni modo non è mai esistita altra causa che la mia consapevole volontà, una libera scelta. - E non ha mai avuto un ripensamento, dei rimorsi? Il sicario rimosse dal gioco la goishi dell'avversario. - Uccidere è come privare questa pietra della sua libertà: un atto perfettamente naturale, anzi, essenziale.


- Si spieghi? - Nel momento stesso in cui viene posizionata sulla goban, la pietra sa di essere parte di un gioco retto da regole ineluttabili. Allo stesso modo ogni uomo, al momento della nascita, sceglie di morire. Io sono solo il mezzo. - Non le pare un modo di lavarsi la coscienza? - Questo presupporrebbe un senso di colpa. Vede, se io provassi qualcosa per gli obbiettivi la mia azione non risulterebbe perfetta. Il giornalista appariva calmo, professionale, eppure agli occhi esperti di Kato il suo gioco vacillava. Le mosse lente, imprecise, ne rivelavano la tensione. - Obbiettivi? - È quello che sono. - Molti le definirebbero vittime. - Lo sono infatti. Vittime della vita, del destino. Anzi, le dirò che la perfezione della mia arte sta proprio nel fare in modo che lascino questo mondo senza accorgersene. Io detesto il dolore. - Quindi si considera misericordioso? L'ombra di una falena si allungò su di loro, abbracciandoli in grandi ali scure. Il lato destro della scacchiera era dominato da un complicato intreccio in stallo perfetto. - Le mie azioni si pongono al confine tra misericordia e rigore. Non hanno morale. - Questo non contraddice quello

che ha detto prima? - Aspetti, c'è differenza tra amoralità e immoralità. La moralità è figlia del suo tempo, la giustizia, al contrario, è un assoluto. - È strano sentirla parlare di giustizia. - Quando lei parla di giustizia la confonde con la legge degli uomini. Per me esiste una sola legge, una sola giustizia, immutabile: la natura. Tutto il resto è una maschera, un alibi per celare l'ipocrisia, uno strumento da utilizzare a proprio piacimento e, peggio, da poter modificare quando più fa comodo. - Lei parla di natura, ma personalmente non trovo molto naturale morire per mano di un altro uomo. Un sottile filo di fumo si alzava da una lanterna, spandendo nell'aria un odore acre. La falena era scomparsa. Oltre le alte siepi l'eco della festa era ormai lontano. - Cambi il suo punto di vista. Lei è stato in guerra, in prima linea; in un simile contesto trova più naturale essere uccisi da un avversario o, che so, morire d'infarto? Per un istante Mark sembrò voler ribattere, invece tacque concentrandosi sul gioco. Una distrazione lo aveva intrappolato in uno shico dal quale ora non riusciva a districarsi. - Cambiamo argomento - riprese con noncuranza. - Ha famiglia,

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degli affetti? - Certamente. - E non la spaventa pensare che un giorno anche loro potrebbero essere vittime, cioè obbiettivi, per usare le sue parole? - Questo accadrà sicuramente. Ma il loro assassino potrebbe essere un virus, un autista distratto, un cancro. - E se invece fosse un uomo, un killer come lei? - Non cambierebbe le cose. Soffrirei immensamente per la loro perdita, non per il modo in cui essa è avvenuta. Anzi, potendo scegliere preferirei questa eventualità, a patto che il professionista sia serio e coscienzioso come lo sono io. Il mio modo di uccidere è sicuramente meno doloroso di qualsiasi malattia. - Quindi anche lei prova dei sentimenti: amore, dolore, tristezza. - Non ho mai detto il contrario. - Come può convivere con tutto il dolore che ha provocato? - Lo stesso dolore lo avrebbe inflitto la morte per altre cause. La sofferenza non sarebbe stata minore, né diversa. Il suo problema è che si sofferma sulle modalità della morte più che sulla morte in se, sulla sua reale essenza. - Che sarebbe? Con un gesto Kato indicò la goban. - L'atto finale. La meta scelta in


precedenza per essere poi dimenticata. - Perché dimenticata? - Non è ovvio? Se l'uomo ricordasse, tutta la sua vita sarebbe in funzione di quell'attimo. - Prima ha parlato della perfezione del suo lavoro, può spiegarsi meglio? - Quando pianifico un lavoro ho cura di scegliere un momento in cui l'obbiettivo sia felice, un luogo piacevole, e opero in maniera rapida e indolore. - Come mai tutta questa premura? - La morte può cogliere gli esseri umani in momenti diversi, se l'individuo è triste non è una soluzione, se è preoccupato nemmeno, così per il luogo. Io cerco di dare a quell'essere la continuità del suo momento felice. - Non credo possa esistere felicità nella morte. Per la prima volta la voce dell'uomo si incrinò in maniera evidente, sopraffatta da una profonda tristezza. Da qualche parte, nascosto tra i rami bui, un usignolo aveva iniziato a cantare. Mark osservava la scacchiera immobile, smarrito, come fosse un qualcosa di estraneo e spaventoso. - Lasci che le racconti una storia, signor Dane. «Giunto al termine della sua vita, un anziano monaco attendeva placidamente la morte. Un discepolo gli si avvicinò egli disse: - Dimmi le tue ultime paro-

le! Dammi il tuo testamento spirituale. Per tutta risposta il maestro scoppiò in un pianto disperato. - Non voglio morire. Ecco il mio testamento spirituale: non voglio morire.» - Questo mi dà ragione. - Al contrario. Ci pensi: il monaco era sereno fino all'intervento del discepolo. Pur essendo in punto di morte continuava a vivere in un istante di presente eterno, al di fuori del tempo ed in perfetta quiete. Esiste una parola per definire questo stato di elevazione: satori, che voi tradurreste erroneamente come illuminazione. - Erroneamente? - L'illuminazione è presa di coscienza del trascendente, satori al contrario è l'intuizione del nulla. Prima di venire al mondo non provavamo alcuna paura, perché quindi dovremmo temere il ritorno a quel principio? Il concetto di morte che abbiamo costruito ci pone in attesa costante: attendiamo il momento in cui saremo talmente soddisfatti di noi stessi da poter accettare l'idea di abbandonare la vita, senza ammettere che questo non arriverà mai, lasciandoci nell'illusione di un'apoteosi finale. Anche satori è attesa, ma attesa del nulla. - Quindi qual'è stato l'errore del discepolo? - Il restituire una forma al nulla. E' in questo che risiede la perfe-

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zione della mia arte: io non uccido, dono istantanee di eternità. Il gioco aveva ripreso il suo ritmo: le pietre nere si infrangevano sui confini come onde, ritraendosi per tornare ancora. Nel ro le braci si erano ormai spente. Kato sentiva il freddo della notte penetrargli tra le pieghe del keikogi. La fronte dell'avversario, al contrario, era imperlata di sudore. - Ha mai ucciso per vendetta, per odio o per salvaguardare in qualche modo se stesso? - No, mai. Le mosse dell'uomo di susseguivano ormai frenetiche, ben lontane dalle eleganti strategie del fuseki; era come se, con l'avanzare del gioco, il timore iniziale fosse avvampato, trasformandosi in rabbia. Per quanto l'uomo cercasse di nascondere le emozioni, le sue pietre parlavano per lui. - Conosce Masahiro Adachi, signor Dane? - No. - Fu tra i fondatori della scuola del Guerriero Divino, proprio qui a Kyoto. Scrisse pochissimo, eppure i suoi insegnamenti sono tra i più profondi del bushido. In uno di essi racconta come il servo di un certo sensei della Spada Unica fu convocato da un altro personaggio importante, al quale aveva fatto uno sgarro. Venuto a saperlo il maestro fece chiamare


il giovane e gli disse: «Hai offeso un uomo molto importante ed ora mi è stato chiesto di mandarti da lui. Mi dispiace, ma non posso fare altrimenti. Non ho dubbi che ti ucciderà. La tua vita è ormai finita, quindi ti darò la mia spada e, se mi ucciderai, sarai libero di andartene.» Il servo rispose: «Come può uno come me, senza alcuna destrezza, vincere contro uno come te, padrone? Ti prego di scusarmi.» «Non ho mai affrontato una persona furibonda,» disse il maestro «mi servirà come prova. Quindi, visto che sei comunque un uomo morto, ti prendo come avversario per un esperimento. Combatti con tutte le tue forze!» Mentre duellavano, il maestro indietreggiò inaspettatamente e alla fine si trovò con le spalle al muro. Vistosi in pericolo cacciò un urlo e abbatté il servo con un solo fendente. Voltandosi verso gli allievi che assistevano dichiarò: «Bene, un avversario infuriato è pericoloso! Non fate mai esperimenti del genere. Se un servo senza alcuna abilità si comporta così, chissà cosa farebbe chi ha un po' di addestramento: se combattesse quando è adirato, nessuno gli potrebbe resistere.» I discepoli chiesero: «Quando sei indietreggiato, eri davvero incalzato o fingevi di esserlo?» «Ero davvero incalzato» rispose il

maestro. «La sua lama era affilata e sono indietreggiato senza alcuna premeditazione.³» Attorno a loro la quiete della notte, in attesa. - Perché è qui signor Dane? - Emanuelle Guibert. Il giornalista scattò in piedi, la voce strozzata, i pugni chiusi, come a stringere brandelli di quel nome strappato a forza dal cuore. Kato annuì appena. - Capisco. - Ti ricordi di lei? Era una giornalista del France Soir. - Non saprei con certezza. - Tre anni fa, a Vladivostok, stava indagando sul traffico di armi tra Russia e Cina, sulle operazioni congiunte della Bratva con le Tong di confine e sugli interessi di Sergueï Pougatchev. Era convinta di riuscire a provare il coinvolgimento degli oligarchi industriali, dello stesso Putin. - Si, ora ricordo con precisione, una donna molto coraggiosa. Il sicario era ancora seduto quando Mark estrasse la pistola. - Quanto ti hanno pagato, Masao, quanto è costata la tua perfezione? O forse il vostro incontro era scritto nel destino? Era stata lei a scegliere di morire? - Non credo lei voglia davvero una risposta. Anni di lacrime scendevano sul viso dell'uomo divenendo sangue alla luce delle lanterne, eppure sul suo volto non vi era dolore,

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piuttosto sollievo. - Ho passato gli ultimi tre anni a cercare: nomi, date, contatti, tutto mi riportava a te, al Kisei. Non è stato facile trovarti, a quanto pare di te hanno tutti una fottuta paura. Ho perso tutto: amici, soldi, reputazione! Mi sono immischiato con persone orribili, le stesse che ho sempre condannato! - Ne è valsa la pena? - Dovevo guardarti in faccia, dovevo essere sicuro che fossi stato tu. Sono arrivato a pensare di assoldarti pur di poterti incontrare, di compiere azioni terribili per farmi notare. Non avrei mai pensato che alla fine avresti accettato un'intervista. Cazzo, ho anche imparato il tuo gioco di merda! - E ora è soddisfatto? - Quello non era un obbiettivo, figlio di puttana! Era mia moglie! E tu l'hai uccisa proprio nel suo momento più felice. Era al telefono con me quando le hai sparato, per dirmi che aspettava nostro figlio! Kato chiuse gli occhi. - Mi dispiace immensamente. Lo sparo ruppe il silenzio. La vera risolutezza è quando, nel mezzo delle alte fiamme che ti circondano, ti rendi conto che non hai vie d'uscita e ti siedi tranquillamente, come se stessi fumando del tabacco, considerando un ricordo nell'imminenza


della morte; rinunci a te stesso, plachi il pensiero e affronti l'avversario immemore del nemico davanti a te. Il fato è in paradiso, l'armatura sul torace, il risultato è nei piedi; combatti sempre tenendo in pugno l'avversario e non verrai mai ferito. Se combattendo sei pronto a morire sopravviverai; se combatti cercando di sopravvivere, morirai. Se pensi di non fare più ritorno a casa, ci tornerai; se speri di ritornare a casa, non la rivedrai. Anche se non è sbagliato pensare che al mondo tutto è incerto, un guerriero non dovrebbe considerarlo incerto ma come totalmente certo. Quando è totale, questa rinuncia di se diventa la mente imperturbabile. La mente imperturbabile è il segreto della guerra.

Le parole gli balenarono nella mente mentre, con un gesto rapido, affondava la lama nel bulbo oculare dell'uomo e deviava al contempo la traiettoria del colpo. Il corpo di Mark si afflosciò tra le sue braccia e lui lo strinse a sé, a lungo. Voci concitate si erano riversate in cortile, alcune gridavano il suo nome; a Kato non importava, ci sarebbe stato tempo per spiegare e comunque, come al solito, nessuno avrebbe parlato. Sentì la tristezza fiorirgli nel petto: quel trambusto avrebbe

fatto scappare gli usignoli. Mark Dane. Nel momento stesso in cui aveva accettato di incontrarlo sapeva già che quell'uomo, divorato dal dolore e dall'odio, avrebbe cercato di ucciderlo, senza riuscirci. Ma il vero motivo era stato il gioco a svelarlo, mossa dopo mossa. Fin dal principio non aveva mirato alla conquista, o alla vittoria, ma all'annientamento, sia dell'avversario che di sé stesso. In una partita di Go l'anima non può fare a meno di parlare: quella di Mark era pronta alla morte, anzi, la desiderava. Le stelle punteggiavano il cielo, petali bianchi sul pelo dell'acqua. Pensò alla sua casa lontana, ad Asuka, sola, nel letto vuoto e Saeko che sorrideda nel sonno, sognando Kyrin al galoppo tra le nuvole. Aveva giurato di non uccidere mai per passione, né per vendetta, ma se avessero fatto del male a sua figlia ne sarebbe davvero stato capace? Strappato dal vento un petalo cadde, solcando il silenzio. Sulla goban le pietre narravano ricordi di vite vissute a chi, in quella notte di spiriti e volpi, avesse aperto il cuore per ascoltare. Kato aveva viaggiato molto, ma non era mai stato a Vladivostok, né aveva mai sentito il nome di Emanuelle. Eppure, guardando il

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sorriso immobile sul volto dell'uomo, capì di aver fatto la scelta giusta. La luce di una lanterna tremolò e si spense. Da lontano i gong del Tempio D'Oro cominciarono a suonare. Kato alzò una mano, leggera, lasciando posare il petalo sul palmo aperto. Satori. Nota dell'autore: il dialogo tra Mark e Kato, per quanto inverosimile, è ispirato a un'intervista reale concessa nel 1994 a uno psicoterapeuta e giornalista italiano da un killer, il cui nome è ovviamente ignoto. Durante il dialogo l'assassino fa più volte riferimento agli insegnamenti della chiesa Essena e, tra le righe, rivela di esserne un sacerdote. In due casi ho riportato letteralmente la frase di risposta, per non falsarne il pensiero. Il protagonista, Kato Masao, prende il nome da un IX Dan di Go realmente esistente, soprannominato appunto "l'Assassino" nei circuiti professionisti. Note: 1: antico proverbio cinese. 2: l'autore e Hojo Ujinaga 3: parafrasato dall'Ashitaka di Masashiro Adachi


S ka n Senza tregua

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S ka n

Un mare di quiete

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S ka n

Leda e lo specchio

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S ka n

Jl Lato Oscuro

Karl Vogel

Il vicolo dei fabbri

d i T E T RA CT Y S

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Skan Magazine n.10